Le Piume della mia Vita

COMUNICAZIONI… NATURALI

Mentre molta gente rinviene piume senza badare a questo ritrovamento, altre persone invece danno a tale fatto molta importanza. Io sono tra quest’ultime. Sono convinta che la natura, vista come una specie di madre, comunichi con me in modo totalmente ovvio, facendo parte di me come io di lei. Mi chiedo inoltre perché non dovrebbe essere così? Perché mai dovrebbe esserci un distacco tra noi due. Composte allo stesso modo, dagli stessi elementi chimici e nate nella stessa maniera, soltanto in varie forme, non comprendo perché io e lei non si possa avere un rapporto. E poi comunque lo si sente dentro, lo si percepisce in un modo che è assai difficile da spiegare ma lo si sente. Detto questo, e senza voler convincere nessuno, oggi voglio raccontarvi del mio vivere “assieme alle piume”.

Senza dimenticare che gli uccelli cambiano e perdono le loro piume biologicamente (sarà quindi ovvio in alcuni periodi dell’anno trovarne di più) e senza dimenticare che esiste il vento, il quale può portarle a noi, vi racconto come io vivo il mio rapporto con loro. Anche i gatti ci si mettono, o le automobili. Quando uccidono un volatile le sue piume volano ovunque e a noi sembrerà di essere circondati da penne più del solito. Per questo bisogna tenere un piede nella materia ma, con l’altro, senza dare responsabilità unicamente al mondo materiale in quanto non è l’unico, si può viaggiare per mondi sconosciuti che si mostrano ai nostri occhi e diventano via via sempre più concreti anche nell’esistenza reale, la sola che siamo abituati a considerare.

C’E’ UN MESSAGGIO PER TE

Le piume non giungono a me ogni giorno e nemmeno in determinati periodi dell’anno ma arrivano sempre e soltanto dopo (ho 40 anni e da 40 anni accade questo) un lavoro interiore svolto in me: che sia estate o inverno.

Per esagerare, in questa che molti potranno credere soltanto una fiaba o il delirio di una pazza, aggiungo che sono costantemente aiutata da fonti energetiche (egregore) che vivono con me ogni giorno e ogni giorno mi mostrano la loro presenza; a volte anche attraverso le piume. Le piume però arrivano solo quando il mio lavoro interiore riguarda l’ascesa verso la spiritualità, l’avere più connessione con la mia anima, il riuscire a vedere la perfezione anche là dove sembra esserci solo dolore e trasmutare, così come si dice – il piombo nel prezioso oro -. Elevarsi di un gradino verso la consapevolezza. La crescita interiore sale.

Detta così sembra un procedimento molto semplice invece è tutt’altro. In poche parole potrei dirvi che per raggiungere la resurrezione occorre prima passare dalla crocifissione ma non voglio riferirmi alla religione o a qualcosa di particolarmente traumatico. Si parla molto semplicemente di cambiamento e ogni cambiamento si sa, può produrre dolore, resistenza, spavento, sgomento, preoccupazione.

Ed é proprio durante questo subbuglio che le piume giungono a me. La piuma: qualcosa di tangibile (materia) collegato a qualcosa di astratto come: il volo, la libertà, il mondo dell’invisibile, del non palpabile, il mondo vicino al cielo. L’innalzamento. L’innalzarsi verso l’alto (come dice la parola stessa). E, se vogliamo, un qualcosa anche di aleatorio.

Ce la stai facendo Meg. Siamo qui. Ti stai avvicinando. Stai salendo il gradino. Tranquilla, va tutto bene. È tutto ok, noi siamo con te -.

Questo è il loro messaggio. Ma fatemi finire prima di volermi rinchiudere in qualche casa di Igiene Mentale.

É molto facile trovare piume per strada, o comunque in mezzo alla natura, più raro è trovare piume in casa a meno che non appartengano al piumone d’oca che abbiamo in camera sul letto. Ma quando si trovano piume assai originali in sala, dopo aver pulito, e con finestre e persiane chiuse tutto il giorno, e soprattutto PER DIVERSI GIORNI DI SEGUITO, inizi anche ad osservare altro. E meno male forse! Aprire la mente è sempre positivo, vere o false che siano queste teorie.

SACRI REGALI

Piume di cosa? Boh? Non sono un ornitologo ma di certo non appartengono solo ai comuni uccelli che vivono la mia zona. La maggior parte di esse le riconosco ma non proprio tutte.

E’ vero anche che alcune sono state trovate nei boschi, ma sempre in modo assai particolare e suggestivo. Ho piume di Pavone, di Gufo, di Tortora, di Corvo, di Gabbiano, di Ghiandaia, di Merlo, di Piccione, di Allocco, di Cinciallegra, di Gazza e di molti altri… che conservo più che gelosamente. Oltre ad essere cari doni, mi ricordano anche quel determinato periodo della vita in cui ho battagliato ma ne sono uscita vincitrice. Posso rivivere le stesse emozioni grazie all’energia delle piume. Posso ricordare che no, non ero sola. Non lo sono e non lo sono stata mai.

A livello di Animali Totem sarebbe carino conoscerle ma, comunque, quello che hanno da dire è sempre la stessa cosa attraverso la loro presenza.

Trovare piume sull’auto, ogni giorno, per diversi giorni, nonostante il vento e nonostante luoghi diversi e paesi diversi nel quale si parcheggia è effettivamente intrigante. Trovare piume sul luogo di lavoro, nello stesso strano modo in cui si trovano a casa, è intrigante. Essere seduti su una panchina e una piuma, lentamente, cadendo dal cielo, viene a posarsi sul tuo grembo (sempre per diversi giorni) è intrigante. Avere piume tra i capelli, per circa dieci giorni di fila (vi giuro che mi lavo) è intrigante. Voglio dire… a voi capita con queste dinamiche? E vi capita solo quando decidete di compiere un lavoro di crescita personale su di voi? Al di là della stagione, o del luogo in cui vivete, o della presenza o meno di uccelli attorno a voi?

Ma la cosa più importante è in realtà un’altra. Vedete, che questo sia vero o sia solo una mia suggestione, a poco serve. Il fatto è che questa mia credenza mi porta a convincermi, sempre di più, che ci sia un’affinita’ e una comunicazione maggiore tra me e quei nuovi mondi di cui vi parlavo e, alla fine, questa immaginazione diventa realtà.

Lo si può affermare in quanto si sviluppa poi con risultati che non hanno nulla a che vedere con gli uccelli ma che dimostrano come la mia sensibilità e il mio potere siano cresciuti. A quel punto si inizia a co-operare notevolmente con le forze della natura tutta e si realizzano cose mai riuscite prima. Insomma, proprio questo mi premeva spiegarvi. È come se fossero un mezzo che ci insegna ad affinare capacità intrinseche che tutti abbiamo ma non nutriamo, non coltiviamo.

Le piume sono ovviamente solo un esempio. Infinite sono le manifestazioni che forze a noi sconosciute utilizzano per comunicare ma ognuna di esse reca un messaggio. Un messaggio che nessuno può dirvi, nemmeno io, lo si sente dentro. Il cuore lo legge e lo traduce e quello è, perché la nostra intuizione, la voce della nostra anima, anche se non sappiamo ascoltarla, non sbaglia mai.

Il trovare una sola piuma può già voler dire qualcosa, il trovarne molte può intendere che qualcosa desidera comunicare con te, recarti messaggi importanti. Prova ad ascoltarli… in fondo che ti costa?

SEI PROTETTO

Attraverso le piume qualcosa ti sta dicendo che sei protetto, che non devi aver paura e che il tuo lavoro si sta svolgendo alla perfezione. Ce la stai facendo, ti stai avvicinando sempre di più alla tua parte Divina. All’Entusiasmo. Stai combattendo i tuoi demoni al meglio e stai acquisendo sempre un po’ più di magia.

Per concludere vi lascio alla lettura di questo articolo che parla invece dei – colori delle piume – perché, anche loro sono importanti da valutare e, avendo provato sulla mia pelle che non sono cincischie, voglio farveli leggere:

https://www.cavernacosmica.com/trovare-piume-significato/

Mi raccomando, badate d’ora in poi a come il Cosmo decide di comunicare con voi. C’è tanta tanta vita attorno alla vostra.

Prosit!

Il Significato delle Punture d’Insetto

ZZZZZZZZZZZ……… ZZZZZZZZZ……..

Quando veniamo punti da un insetto siamo soliti pensare di averlo infastidito o spaventato e lui, per reazione, ci ha punto. C’è poi chi considera quell’esserino un “maledetto disgraziato” e gliene dice di ogni e c’è anche chi invece non se la prende e perdona.

Tutto giusto e ovvio ma, andando oltre, aggiungendo una ulteriore riflessione a questo comportamento degli animali si può notare come il “pungere”, in se’, ci voglia mostrare il nostro “impuntarsi e pungere”, a nostra volta, su determinati fatti della vita che però, in realtà, sono INEZIE.

La puntura d’insetto indica proprio il senso di colpa, la condanna, il fastidio, la preoccupazione che ci infliggiamo per cose fondamentalmente irrisorie.

Vedete… l’Universo guarda la vita in un’altra ottica e quello che per noi è fondamentale e quasi alla base della vita, per lui sono soltanto frivolezze delle quali puoi farne a meno. Litighi con un collega? Tu te ne fai un cruccio, non lo sopporti, non vuoi che sia così ma, l’Universo, ti risponde – Bof! E che sarà mai?! Non dargli peso! Tu sei luce! Di che ti preoccupi! -. Ecco, più o meno funziona così. Molte volte, davvero, ci facciamo il sangue marcio per cose che sono sinceramente poco importanti, se ci riflettiamo sopra, non trovate anche voi?

ESSERINI DI OGNI TIPO

Quando non si tratta di puntura ma di morso (come nel caso di zecche o pulci) significa che, a condire tutto ciò, c’è anche una buona dose di rabbia, magari celata. La cosa curiosa, da notare in quest’ultima tipologia di animali, è il loro essere parassiti e anche dipendenti. Ciò potrebbe mostrarci la nostra dipendenza verso quella determinata cosa che ci infastidisce ossia essere dipendenti e non riuscire ad accettare che quell’evento possa esistere. Si è anche parassiti perché senza agire si è schiavi degli eventi succhiando magari l’energia da altri affinché si trovi la serenità.

Mi spiego meglio. Se io sono dipendente dell’ordine cioè non sopporto lo sporco e il disordine, e me ne faccio un cruccio che mi fa stare male, ne sono schiava. Se inoltre pretendo che gli altri mantengano l’ordine che piace a me, affinché io possa vivere nel pulito oppure semplicemente regalo energia negativa agli altri a causa del caos che vivo, divento una parassita arrabbiata e succhio positività, senza rendermene conto, a chi invece vibra in alte frequenze o può aiutarmi. È tutta una questione emozionale ovviamente. Non vi sto dicendo che non dovete essere ordinati ma è come vivete il fatto che conta. Quale emozione scaturisce.

Mi rendo conto che, a questo punto, dopo aver parlato di pungere e succhiare devo fare un accenno anche alle zanzare che sono un fenomeno, in estate, assai presente. Come dico sempre non bisogna mai essere assolutisti ed estremisti ed è ben ovvio che la natura faccia il suo corso. Com’è ovvio che l’immondizia, l’umido, il territorio, il caldo, etc… attirano più zanzare, ma è anche vero che ci sono persone che vengono punte maggiormente da questi fastidiosi insetti rispetto ad altre e non è solo una questione di sangue “buono” o meno. Non hanno il palato così fine, devono sopravvivere. Oppure ancora, ci sono momenti della nostra vita in cui veniamo punti di più e altri meno. Potrebbero naturalmente esserci meno zanzare, come potrebbe anche essere che abbiamo permesso a meno seghe mentali di ristagnare in noi, sono abitudini inconsce che nemmeno vediamo.

MA PER QUALE MOTIVO?

Detto questo occorre osservare il motivo del perché quell’insetto ci ha punto. La zanzara infatti lo fa a prescindere, per sfamarsi, così come altri e, come dicevo prima, altri ancora invece, molte volte siamo noi, anche involontariamente, a spaventarli e a infastidirli.

Capita però che veniamo punti in modo strano e del tutto inaspettato pur non avendo magari fatto gesti poco simpatici agli animaletti in questione e senza la minima intenzione di recare loro un danno. Eppure, nonostante tutto, ecco che dobbiamo subire una bella e dolorosa puntura. Ma perché? Il perché risiede, oltre a tutte le altre varie motivazioni naturali, proprio in quello che vi ho scritto, quindi, dopo esserci lamentati, disinfettati e arrabbiati proviamo anche a ragionare su cosa, quella creatura, a voluto farci focalizzare l’attenzione. Dove stiamo “battendo” in continuazione? Cosa, in noi, è come una specie di “goccia cinese”?

Il discorso è complicato e non finisce qui. Le cose da osservare sono diverse, ad esempio è utile notare anche dove ci ha punto l’insetto. In testa? Troppi pensieri e rimuginii… In una gamba? Paura del futuro e dell’avanzare… Su un braccio? Non essere sicuri di farcela… Su una mano? Temere che quella situazione ci scappi di mano… È curioso non trovate?

ELENCO CREATURINE

E poi, gli insetti, non sono tutti uguali! Oh no! Che significato portano con sé?

APE: Ti dice che devi avere cura di te, che non stai dando valore alla divinità che risiede in te e che non ascolti la voce della tua anima.

VESPA: Ti mostra la paura che hai nell’essere danneggiato e che non stai facendo divampare il tuo fuoco interiore troppo trattenuto e soffocato.

ZECCA: Ti dice che hai paura che qualcuno possa rovinare i tuoi sogni e i tuoi obiettivi, sei arrabbiato nei confronti di qualcuno o qualcosa che, seconde te, si sta approfittando di te.

PULCE: Ti dice che non hai un buon rapporto con il denaro e ti preoccupi troppo, sei esageratamente guardingo e diffidente, temi la manipolazione.

ZANZARA: Ti mostra il fastidio che serbi al tuo interno e anche un’eventuale inquietudine di fondo. Troppe cose non tolleri dentro di te. Temi gli attacchi improvvisi.

TAFANO: Ti senti minacciato e sei convinto che anche chi ti vuol bene possa farti del male. Non ti fidi mai del tutto degli altri.

Ecco qui, spero possa esservi utile!

Prosit!

photo  hampton.it – pixabay.com – montagnenostre.net – binomania.it – foxlife.it – bouty.it

Si può entrare in una Favola?

Direi proprio di sì.

Soprattutto si può entrare in una favola con le persone giuste e nei luoghi giusti che, spesso, sono molto più vicini di quello che può sembrarci.

Guardate queste immagini ad esempio. Esistono davvero questi posti, mica li ho inventati io, e sono accanto a casa mia.

Una scoperta anche per me. Per me e la mia amica Mel.

Travestendoci da brave archeo/speleologhe, siamo andate in giro per la nostra Valle, alla ricerca di sentieri sperduti e fantastici; e siamo state ampiamente accontentate direi!

Il bosco di faggi e castagni era magnifico, a tratti offriva zone che ricordavano l’Irlanda e i Celti, con ciuffi d’erba verde che spiccavano tra i colori spenti delle foglie già cadute a terra. Alcuni gradini, formati dalle radici delle piante, o dalle pietre, rendevano il percorso ancora più originale ma per nulla faticoso. Diversi ruscelli accompagnavano il nostro cammino con il loro scrosciare perpetuo e, la limpidezza della loro acqua, dava un senso di fresco.

In alcuni punti, si formavano delle pozze. Certe nere – Come l’inchiostro – (a detta di Mel), altre verdi, all’inverso del film “Laguna Blu” (a detta mia). Sembrava infatti di essere sul set di… Green Lagoon.

Il torrente principale che abbiamo incontrato, e attraversato grazie ad un piccolo ma splendido ponte di pietra, è il Carpasina ma, ovviamente noi, mica lo si poteva solo attraversare senza sostare qualche attimo proprio vicino alla sua acqua?

Un’enorme pozza colma di muschio e mucillaggini ma comunque tremendamente affascinante. Chissà quante bestioline nascondeva dentro a tutto quel verde quasi fosforescente. Poco più in là, accanto a dei massi bianchi, molti gerridi si muovevano frenetici e indaffarati. Sono i ragni d’acqua per chi non li conoscesse.

E lì si parlava di progetti e natura. Poi beh… poi c’era lei che tutta intenta cercava e studiava nuove mappe e io che cazzeggiavo facendo foto e selfie ma questo è solo un piccolo dettaglio… D’altronde, ci vogliono entrambe le cose per stare bene assieme.

Ma chi l’avrebbe mai detto che, proprio appena sotto il paese di Carpasio (Valle Argentina – IM -), si poteva scoprire un Eden come quello?

Continuando a camminare si arriva a Costa, piccolo borgo incastonato nella montagna di fronte a quella di Carpasio e, volendo, si può salire fino ad Arzene, toccare il cielo con un dito e ritornare. Noi però, ci siamo fermate al ruscello che ci ha letteralmente rapite dopo aver fatto solo qualche chilometro.

In fondo, si doveva parlare, progettare e cercare. Cercare cose nuove, nuove bellezze da raccontare. E ci siamo riuscite. Siamo riuscite anche a godere della pace regnante. Solo qualche uccelletto e qualche insetto osava farsi sentire. Un rumoreggiare vivo e simpatico.

Abbiamo trovato ghiande e piume, regali splendidi, che Madre Terra ha voluto donarci.

La natura è incontaminata e si mostra attraverso diverse e molte meraviglie: more, tarassaco, uva, edera, pinoli… ci è sembrato di vedere persino la pianta dei… Ceci Rosa!

Sono diversi i sentieri che dal paese si diramano verso i boschi e i monti circostanti quindi, molto presto, si andrà alla scoperta di nuove zone. Fiduciose che comunque, qualsiasi strada intraprenderemo, la nostra Valle non ci deluderà, permettendoci sempre di rinfrancarci e rasserenarci al suo contatto.

La natura è da vivere con grazia, sensibilità e spiritualità. Solo così si può davvero godere dei suoi innumerevoli effetti terapeutici oltre all’appagamento che regala agli occhi e agli animi. Solo così ci si può davvero emozionare.

Prosit!

Pizzo d’Evigno: la Pace, i Segreti delle Piante e i Cavalli Selvatici

Deglio Faraldi è un piccolo borgo sopra a San Bartolomeo al Mare (Im) e sarà proprio da qui che partiremo per questo particolare trekking nel quale vi racconterò anche di atmosfere e piante spontanee di questa zona.

Partiremo da qui per raggiungere Pizzo d’Evigno, conosciuto anche con il nome di Monte Torre, 988 mt s.l.m.

Si cammina sui crinali, talvolta aspri, talvolta verdi, sui quali, cavalli selvatici, pascolano in tutta tranquillità.

Strada facendo si possono incontrare anche antiche costruzioni, tipiche della Liguria, chiamate Caselle, piccoli e resistenti ripari che permettono un salto nel passato. Nelle Caselle si trovava protezione dagli eventuali temporali che non davano possibilità di ritorno al paese e si potevano custodire in loro le riserve per tutto l’anno. Si tratta di strutture simili ai Nuraghi sardi, o ai Trulli pugliesi, o ancora alle Casite dell’Istria. Il blocco principale, in tempi ancora più antichi, era denominato Tholos e la più celebre costruzione in questa architettura particolare si dica sia la tomba di Agamennone edificata nel XIII secolo a.C. presso Micene, in Grecia. Il loro diametro può variare e se ne possono trovare modelli con stanze seminterrate. Rare sono invece quelle a due piani. Se la Casella doveva accogliere e proteggere gli animali, era opportuno costruirla con larghe aperture, le stesse che però, impedivano il riscaldamento. Per questo motivo, quando si poteva, la si costruiva con un’unica apertura d’entrata e nient’altro.

Il tetto in terra, in argilla o in ciappe, tipiche lastre di ardesia della mia zona, era realizzato in modo che l’acqua piovana potesse scorrere via e nominato così a semicupola ma, se all’interno della Casella, si riteneva opportuno accendere fuochi, bisognava creare una finestrella anche nel soffitto della casetta per farne fuoriuscire i fumi. Finestrelle alle quali i Celti, anch’essi abitatori di queste dimore, appendevano i teschi dei nemici uccisi, un pò per avvertimento, un pò per scaramanzia: un messaggio per gli ospiti, un’abitudine apotropaica, un simbolo di potere. La Casella è quindi oggi considerata parte integrante del valore architettonico del “paesaggio a fascia” e caratterizzante la geografia, anche umana, del Ponente Ligure.

Talvolta semi nascosta dalla selva appartenente al luogo, la Casella spunta solitamente tra Brughi resistenti e Pruni selvatici che, in questa stagione, con le loro tonde bacche blu, colorano un paesaggio ruvido costituito da roccia e da una vegetazione brusca di rovi e piante aromatiche.

Il Brugo, saggio e impavido, limita le zone silvestri, avvisando il bosco di non spingersi oltre – potrebbe essere pericoloso -. Il Pruno invece, simbolo di speranza e resistenza alle difficoltà della vita, non si fa problemi, e cresce quasi spocchioso senza darsi un freno.

Salendo attraverso un sentiero abbastanza erto a gradini, si lascia infatti il verde argenteo degli Ulivi che popolano le terrazze e s’incontra quello più spento, quasi grigio, del Timo e della Lavanda che profumano in modo persistente l’aria circostante. Un ottimo disinfettante e un grande digestivo. Queste le caratteristiche principali di tali piante, ma posseggono anche molte altre virtù.

Gli occhi però saranno appagati ugualmente dal verde intenso del Prato dei Coppetti e la macchia che lo circonda. Un verde che, a salire, si staglierà contro l’azzurro intenso del mare e del cielo.

Da qui infatti si possono vedere, in un magnifico panorama di 180°, il golfo di Imperia e quello di Savona con, al centro, una splendida Isola Gallinara che si propone mostrando un lato diverso rispetto a quello che si può notare percorrendo abitualmente la via Aurelia, la principale Strada Statale della Liguria a picco sul mare.

Abituandosi al pungente profumo delle spezie nominate prima, ci si accorge abbastanza difficilmente della presenza della Mentuccia selvatica, dalle foglioline molto più piccole rispetto a quella coltivata o che nasce più vicino alla costa ma, una volta giunti quasi in cima al crinale, un naso ben sviluppato, non potrà non rendersi conto di questo aroma ricco di proprietà benefiche. Sto infatti parlando di una pianta dalle grandi caratteristiche terapeutiche oltre che le sue intonazioni perfette in cucina.

Rinfresca, disinfiamma, rilassa i tessuti degli organi interni, purifica, tonifica la pelle, restringe i pori in caso di seborrea oleosa e aiuta in molti altri modi. Ora, è proprio il suo profumo a riempire le narici di fresco e ci fa dimenticare quello del Finocchietto selvatico incontrato più in basso che cresce voluminoso su tutto il bordo strada adatto ai neonati, in caso di coliche, e alle donne in caso di amenorrea.

More, Fichi e Asparagi selvatici sono altri gustosi prodotti offerti da questa particolare natura che occorre saper apprezzare. Una volta giunti sul crinale e potendo così godere di una vista mozzafiato, ci si ritrova circondati da erbetta fresca e massi bianchi. I monti sembrano pettinati e il sentiero si fa ancora più ripido ma dobbiamo raggiungere la vetta quindi, con passo deciso e la meraviglia negli occhi, si prosegue.

Ai piedi avremo ovviamente scarponi adatti, altrimenti sarà davvero impossibile partecipare ad un trekking come questo senza la giusta attrezzatura. Si consiglia infatti di essere un po’ preparati e abituati a camminare prima di avventurarsi in questo cammino.

Dall’altra parte dei monti si prospettano vallate immense, ricche di piccoli borghi che le colorano.

Se ne vedono tantissimi ma lo sguardo viene presto distolto dalla presenza dei cavalli selvatici, esemplari stupendi, i quali, in tutta la loro bellezza, brucano e si riposano all’ombra dei pochi arbusti presenti.

Da qui si inizia a vedere l’arrivo. La meta finale. Pizzo d’Evigno che, essendo alto come ho detto 988 mt., è stato segnalato con la costruzione di una croce di 12 mt di altezza per raggiungere così i 1000 mt.

Un po’ di fatica ma tanta soddisfazione. A regnare è la pace assoluta. Lo sguardo si perde lontano. La brezza a volte è fredda e colpisce con impeto. Gli insetti, in prevalenza grilli, accompagnano senza disturbare e qui si possono incontrare molte persone che hanno deciso di passeggiare come noi o di scalare la cima in mountain bike o con moto da trial. Il divertimento è comunque assicurato e dentro rimane una ricchezza decisamente rasserenante che riempie l’animo.

La discesa, come la salita, risulta leggermente faticosa in alcuni tratti ma ci si annoia di meno cercando di mettere i piedi nei punti giusti aiutandosi con il bastone o i bastoncini da trekking, molto utili per un percorso così.

Stanchi e soddisfatti si ritorna a casa. Abbiamo fatto circa 17 km e, un po’ di riposo adesso, è più che meritato.

Alcune foto mi sono state gentilmente concesse dal mio compagno d’avventura Do ( lucidido.wordpress.com ) mentre, la foto in cui siamo tutti insieme, sopra ad una Casella, è stata scattata dalla Guida Marina. Entrambi li ringrazio per la splendida giornata.

Prosit!

Amare gli Oggetti? Che idiozia… – i miei adorati Scarponi

E’ con loro che vado, che cammino, che tasto il terreno. Qualsiasi terreno. E’ attraverso loro che sento la neve, le pietre, l’erba, il fango. Sono loro che mi tengono, che mi permettono di non scivolare, di non prendere storte alle caviglie, di percorrere tanti chilometri nei luoghi a me più cari. Sono i miei scarponi.

Sono i miei scarponi ai quali voglio molto bene. I miei primi scarponi, con i quali ho potuto e posso svolgere al meglio una passione. Camminare in montagna e fare escursioni che, ogni volta, appagano gli occhi e l’animo.

Quando li conobbi, in una bottega dell’entroterra ligure, non li considerai esteticamente i più belli ma erano i più comodi, quelli che meglio mi avvolgevano il piede senza farmi male da nessuna parte. Ora invece li trovo anche bellissimi. Un po’ rustici, un po’ semplici, un po’ umili e, zitti zitti, vanno ovunque.

Prima ne provai un paio veramente fighi, moderni, colorati anche un po’ presuntuosi, oserei dire, ma potevano permetterselo. Stringevano troppo il mio metatarso però, e sentivo una rigidità innaturale nonostante tenni conto il loro essere nuovi di pacca. Qualcosa mi diceva che non andavano bene.

Ne provai un altro paio che invece, al contrario, larghissimo, mi scappava senza minimamente tenermi il piede. Ciò è anche pericoloso, soprattutto su terreni pietrosi dove la caviglia patisce di più, e si possono prendere distorsioni. E poi erano così duri che sembravano di cemento. Dopo diversi modelli indossai loro. Quelli che, alla fine, comprai. Erano perfetti. La sensazione era quella del piacere e sentii subito che sarebbero stati loro ad accompagnarmi nelle mie avventure.

Li acquistai e iniziai a indossarli. Le prime volte, visto che “dovevano farsi”, un po’ di male al tallone e all’alluce non me lo tolse nessuno. Poca roba, ma non dovevo esagerare, dovevo aspettare di ammorbidirli un poco… spero si dica così, non sono una tecnica del trekking, solo un’appassionata. Alla fine comunque accadde. Divennero ancora più comodi e dolore zero. E allora iniziammo ad andare.

Finora il trekking più lungo che ho fatto è stato di 17 km (per alcuni forse è poca roba) 8,5 km in salita (dislivello 1000 mt) e 8,5 km in discesa e, i miei scarponi, si sono comportati egregiamente, permettendomi di ammirare un luogo spettacolare della mia valle con una vista mozzafiato sui monti. Hanno, come me, conosciuto tante simpatiche persone e hanno sopportato allegramente la fatica, appagati anch’essi, dalla meraviglia.

Grazie a loro i miei piedi non si bagnano e stanno al caldo anche durante le passeggiate invernali e, per una come me, che patisce il freddo, soprattutto quello ai piedi, è tanta manna.

Adoro i miei scarponi. Sono simpatici, mi sorreggono; dei veri amici.

Nei pezzi più duri, visto che non sono un’esperta, li guardo e dico loro – Dai, andiamo! Forza, aiutatemi! – e loro obbediscono felici sostenendomi ancora di più. Ed è bello guardarli riposare quando arriviamo a casa e li metto sulla mensolina a rinfrescarsi. Hanno un’aria così beata. Soddisfatta e serena. Proprio come me, grazie a loro.

E mi piacciono quando sono tutti sporchi, luridi di terra e fango. Tutto ciò è la testimonianza della passeggiata che ci siamo fatti assieme. Vi sembro ammattita a parlare così dei miei scarponi vero? Ebbene, non credo di esserlo. Voler bene anche alle cose che chiamiamo “oggetti” è, a parer mio, di fondamentale importanza. Alla fine, sono fatti di atomi come noi e, al di là della materia, c’è un’energia che unisce tutto, qualsiasi cosa, in tutto il Cosmo.

Ad esempio… vi è mai capitato di parlare teneramente al vostro cellulare che si è impallato e lui, dopo le vostre belle parole, ricomincia così a funzionare di nuovo? No? Peccato, a me si, è successo. E’ una bellissima esperienza e vi auguro di viverla. E mi spiace, non posso considerarla una coincidenza, in quanto, troppe volte è accaduta con diverse “cose”. Sono convinta che trattando bene anche ciò che di materiale ci circonda emaniamo comunque un’energia buona che ritorna, come un boomerang, e non potremmo che fare felici esperienze.

Avete mai provato a parlare con la vostra auto credendo fermamente che lei vi stia ascoltando in un momento in cui si sente poco bene e magari sta per abbandonarvi? Vi consiglio di farlo. E’ un’ottima terapia per lei e potrebbe guarire all’istante. Ma, anziché aspettare che quell’oggetto si ammali, bisognerebbe provare a trattarlo bene, e ad amarlo, a prescindere.

Io lo faccio con qualsiasi cosa e, ovviamente, anche con i miei scarponi con i quali condivido una delle mie più grandi passioni. E poi se lo meritano assolutamente.

Possiamo trasformare le molecole. Ne abbiamo il potere anche se non ci crediamo e ci sembra impossibile. Possiamo modificare un qualcosa da negativo a positivo, basta volerlo, con tutto il cuore. Non ci resta che farlo e tutto, nel nostro quotidiano, andrà per il meglio.

La prossima volta vi farò conoscere il mio bastone, anche lui, naturalmente, merita molta considerazione da parte mia.

Prosit!

I Tramonti che regala la mia Valle

E’ durante le mie passeggiate, con amici o in solitaria, che mi capita di fotografare i meravigliosi tramonti della mia valle. Sono tramonti che si adagiano sulle montagne belli quanto quelli che regala il mare. Una luce accesa, infuocata, che colora boschi e panorami meravigliosi. A volte la loro luminosità è più fievole ma sempre seducente. Non mi stancherei mai di immortalarli in immagini che mi piace sovente riguardare.

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Salite su una collina al tramonto. Tutti hanno bisogno ogni tanto di una prospettiva e lì la troverete – (Rob Sagendorph).

I tramonti della mia valle sono momento di quiete e di unione con lei. Si percepisce la complicità che ci lega e la fiducia che ci permette di amarci e rispettarci l’una con l’altra.

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Sono momenti di bellezza straordinaria nei quali mi sento cullata come un bambino in fasce tra le braccia di un genitore. Abbandonato e nutrito da quella speciale fiducia, da quell’amore.

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Mi piace soffermarmi a pensare, a riflettere, osservandoli. Mi piace ricordare la meraviglia del Creato, la purezza della sua magia e la sua immensità. Dove sta andando il sole? E cosa andrà ad illuminare ora? Quali magnifici paesaggi? Cosa esiste laggiù, oltre quei monti che per me sono già tutto?

Le falesie splendenti sotto a quella luce dorata e il crepuscolo che arriva a creare un’atmosfera ineguagliabile. La linea tra le ombre e la luminosità. Netta, ben delineata. Il Tutto. Il buio e la luce, il giorno e la notte, il male e il bene, il bianco e il nero. Il Tutto nella sua perfezione. Perché tutto deve esserci affinché possa essere considerato tale.

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Sono bagliori. Preludio di pace e sonno durante i quali la natura va a riposo. Durante i quali il bosco si zittisce e lascia spazio al silenzio. Un silenzio vivo, che palpita, che chiama se si sa ascoltare. Che vuole essere osservato. Perché è in quegli attimi che si può andare oltre e non solo con lo sguardo.

L’energia di Gaia si presenta diversa. E’ come se in quel mentre danzasse con il cielo. E’ come se giocasse con gli altri elementi offrendo spettacoli di rara bellezza.

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Soprattutto qui, nella mia valle, dove ogni giorno questo palcoscenico si trasforma in un tripudio che sottolinea la meraviglia. Dove raggi colorati colpiscono alberi e massi come saette. Dove guizzi di chiarore scintillante fanno socchiudere gli occhi e respirare. Dove l’infinito, cambiando tinta ad ogni minuto, si prepara a lasciar intraveder le stelle. Di lì a poco, nella limpida oscurità.

Dove mi sembra di esserci io soltanto mentre, insieme a me e intorno a me, c’è la vita, quella più piena, quella più intensa, quella da vivere.

Corroborante, appagante, mia.

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I tramonti nella mia valle, che mi fanno rincasare con la gioia di attendere l’aurora. Un nuovo giorno, nuovi istanti, un nuovo evento indescrivibile che aspetta soltanto di essere ammirato. Che ha tanto da dire. Che si rinnova di nuova luce e nuovi suoni. Il risveglio.

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Sono i tramonti a consigliare. Mi rendono completa e piena di felicità. Mi fanno ricordare cosa ho fatto quel giorno e che ora posso soffermarmi. Posso quindi capire se l’indomani sarebbe bene fare di più, ancora meglio, o essere soddisfatta della mia giornata appena vissuta. Splendidi resoconti.

Questo è un altro aspetto rasserenante della natura: la sua immensa bellezza è lì per tutti. Nessuno può pensare di portarsi a casa un’alba o un tramonto – (Tiziano Terzani).

Prosit!

Alcune di queste foto sono state scattate da e con Valerio Vivaldi in vallata.

Valle Argentina – IM – 2016/17

Cercando il Lago Degno dove le Fate stanno in attesa

E’ proprio come se ci fossero delle fate che, nonostante la loro vivacità e le loro tante cose da fare, stanno ad aspettare l’arrivo di qualche anima sensibile che con esse possa connettersi. Si percepisce la loro presenza.

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Nella valle che vivo, la Valle Argentina, c’è un luogo che si può definire magico vista l’atmosfera che regala. E non è l’unico ma, poco tempo fa, ho avuto modo di conoscerlo e volevo assolutamente descriverlo.

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Questo luogo si trova sul sentiero che porta al Lago Degno ed essendoci stata una frana, anni fa, che ha distrutto la stradina principale, al Lago Degno, io e la mia amica Milly, non siamo riuscite ad arrivare perciò ancora dobbiamo scoprire se il meraviglioso punto nel quale poi ci siamo fermate si trova prima o dopo il famoso Lago arricchito da cascatelle impetuose che trasformano quella zona in un angolo di paradiso.

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Ci ritorneremo quindi, in perlustrazione, ma quella mattina invece ci siamo limitate ad ascoltare la natura e a dissetarci dell’energia potente che ci regalava. Un’energia che penetrava in ogni poro della nostra pelle.

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Posso tranquillamente parlare al plurale perché so che lei, come me, vive la natura nel mio stesso modo e con le mie stesse emozioni ed è molto bello poterle condividere con qualcuno che sa come comportarsi in quei momenti permettendoti di vivere il tuo rapporto con Madre Terra come più desideri.

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In quel momento ci siamo rese conto come null’altro ci sarebbe servito. Avevamo tutto quello di cui potevamo aver bisogno. Com’era possibile? Non c’era nulla di ciò che quotidianamente utilizziamo e viviamo, eppure era proprio così. L’appagamento era totale.

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La natura ci stava regalando la possibilità di non essere giudicate, la meraviglia delle piccole cose, la pienezza del Creato e niente poteva essere più grande.

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Sentivamo la forza universale scorrerci nei più piccoli capillari e tutta questa potenza ci ha reso più energiche, più serene, più vivaci.

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Il verde di questo posto è abbagliante, riempie la vista e l’acqua che scorre sotto di esso riflette sagome luminescenti sulle rocce accompagnando i tuoi pensieri con il suo scrosciare.

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Le foglie si muovono appena, giusto il tempo di dimostrarti che esistono, che vivono, come tutto d’altronde lì è pieno di vita, una vita che trabocca da ogni dove. Ogni tanto, il canto di un uccello, persino assai strano, si alterna attorno a te al ronzio di qualche insetto ma a prevalere sono i silenziosissimi battiti d’ali delle farfalle. A milioni. Di ogni colore, di ogni forma e grandezza. Riempiono gli occhi.

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Anche i raggi del sole giocano ad un andirivieni che incuriosisce e ti chiedi come possa essere tutto così perfetto come in una splendida orchestra proprio dove la perfezione non serve e non è richiesta.

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La pelle vibra come i fili d’erba accanto. Tutto vibra, il cuore, il respiro. Lo strato più superficiale del torrente creando delle mezze lune tremolanti che incorniciano gli scogli.

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E’ la meraviglia. E’ la voglia di vita. Alberi fiabeschi sono ricoperti da un muschio che parla di Celti, di gnomi e folletti, che li nasconde e gli fa da moquette. Quei minuscoli fiori rosa saranno sicuramente per loro come per noi grandi sequoie colorate.

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Il sottobosco è da ammirare, cela una vita tutta sua, un mondo in miniatura dove piccoli esseri tinti annusano, zampettano, si rotolano. Non si è soli. Quell’essenza abbraccia, culla, ti fa suo. Diventi parte di lei, una parte così fondamentale dalla quale percepisci quanto sei un tutt’uno con il pianeta, quanto bisogno hai di tutto questo e quanto lui abbia bisogno di te.

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Sarà per questo che ci ritorneremo, è una promessa, ora, non possiamo più farne a meno. Fa un gran bene. La miglior medicina per tutti i mali, una panacea, qualora se ne avesse bisogno. E se ne ha sempre bisogno.

E le fate ci aspetteranno ancora.

Prosit!