Occorre guarire dalla Prostituzione Mentale

Innanzi tutto che cos’è la Prostituzione Mentale? La prostituzione Mentale è quel metodo bislacco di cui usufruiamo molto spesso nel tentativo di ottenere “cose” o non perdere “cose”. Ci prostituiamo al fine di assicurarci ciò di cui abbiamo bisogno. Può essere un sentimento, un lavoro, un po’ di soldi, un complimento, uno status, una compagnia, etc…

Cadere in compromessi spregevoli e offensivi nei confronti della meraviglia che siamo, laddove, anziché riconoscerci potenti, immensi e splendidi Esseri ci sentiamo formichine micragnose. Ogni compromesso implica una rinuncia.

Prostituirsi mentalmente è quando attraverso la mente, convinti di non essere abbastanza, reagiamo in modo totalmente ignobile per la nostra natura e soprattutto per la nostra Coscienza (importantissimo “ente” al quale non badiamo mai ma è invece il nostro Giudice Supremo, sempre al lavoro, molto severo, il quale condiziona la nostra vita).

La Prostituzione Mentale svaluta ciò che sei e ti fa svendere, a poco prezzo, pur di avere in cambio ciò che brami.

Fare un qualcosa che non ci va di fare, magari per il quieto vivere, significa prostituirsi ma ancor di più significa prostituirsi nel momento in cui cerchiamo di smuovere compassione nel cuore di chi ci sta davanti per portarlo a darci ciò che vogliamo.

Con questo non significa recitare un teatrino strappalacrime per farsi compatire ma si va più in profondità. Non si parla solo della donna che si spoglia su FaceBook per ottenere molti like perché in sé ha una mancanza che deve colmare, si tratta di evitare la ricerca dell’abbondanza non credendola esistente per noi. Si rinuncia alla propria felicità, quella sacra e profonda e duratura, per un qualcosa di assai banale. L’accontentarsi. L’abbassarsi a scegliere piccoli granellini di sabbia piuttosto che una stella. Perché sono più facili e sicuri.

Perché si chiama Prostituzione Mentale? Immagina per un attimo il valore simbolico della prostituta. E’ una schiava. Con tutto il rispetto per questa donna ma è l’emblema della “serva”. Accetta di fare un qualcosa di assolutamente irrispettoso nei confronti di se stessa per un’altra persona, schiavizzata esageratamente. Ma questo le consente un pasto, un letto e una protezione. Ecco, prova a proiettare il senso di questo messaggio verso di te.

Non limitarti ad agire come un automa. Ad accontentare un cliente senza nessun tipo di entusiasmo. A rispondere positivamente ad un parente senza nessuna energia creativa. A provare un vestito senza la minima gioia ma solo pieno di povera e inutile speranza che possa aiutarti a fare colpo su qualcuno o a stare bene. Mettici vita in quello che fai visto che sei vivo!

Se il tuo capo ti chiede di fare una cosa per lui, non farla solo per prendere lo stipendio o non essere licenziato. Falla al meglio, con tutte le capacità che hai, come se la stessi facendo per te o per tuo padre. Anche se il tuo datore di lavoro è una brutta persona, uno sfruttatore, non puntare l’occhio su di lui, puntalo solo su di te e dentro di te. Lui deve smettere di esistere nelle tue valutazioni. Stai facendo quel qualcosa per te, per una tua forma di ricchezza.

Uno degli esempi più significativi è quello del commerciante che si lascia maltrattare dal cliente pur di non perderlo e non perdere i suoi soldi. Ma questa formula la applichiamo anche se non abbiamo un negozio. Quindi bisogna osservarsi dentro attentamente.

Se non farai così, cadendo nella Prostituzione Mentale, questa ti tirerà ancora più giù emozionalmente e anche fisicamente. Ti sentirai sempre come se fossi oppresso. Schiavo di qualcosa. E lo sei. Sei schiavo del mondo. Il mondo può fare di te quello che vuole. Il suo giudizio è più forte e significativo del tuo. Se un mattino il mondo si alza col piede giusto e ti fa un complimento, allora tu stai bene ma se si alza con il piede sbagliato e ti denigra, allora tu piangi tutte le tue lacrime.

Cambia i ruoli. Prova a pensare di essere tu quello che valuta e non gli altri. Anche se ti danno soldi, una casa, belle parole, affetto, amicizia, etc… ricordati che anche tu dai qualcosa per ricevere questo, non serve a nulla arrivare a prostituirsi.

Se metti vita e entusiasmo in ogni tua azione non hai bisogno di prostituirti. Se ti riconosci come scintilla divina non hai bisogno di prostituirti. Se riconosci coscientemente il tuo potere non hai bisogno di prostituirti.

La Prostituzione Mentale è un vizio. Spesso non ti accorgi neanche di effettuarla. Ad accorgersene sempre è la tua Coscienza, che nominavo prima, e ti ritrovi a vivere con un dito puntato quotidianamente contro di te che ti opprime come una spada di Damocle.

Attraverso la Prostituzione Mentale ti ritrovi persino a sostenere attività immorali e illecite ma soprattutto totalmente stonate con il tuo cuore e il tuo sentire. Come la manipolazione, la corruzione, l’autosvalutazione, l’onestà… non guardare questi termini solo per quello che sono o per quello in cui siamo abituati ad esprimerli. Rivolgili a te stesso dando loro un significato più ampio. Ti fai manipolare? Corrompere? Permetti di autosvalutarti? Sei disonesto con te stesso?

Rispettati. Non vendere il tuo Essere e la tua essenza per un gradino superiore solo ed esclusivamente materiale. Ogni volta che una nota stona con la tua melodia interiore, la tua Coscienza ti opprime ulteriormente e questo ti fa vivere compresso, attanagliato nel rimorso e nel senso di colpa. E’ nocivo e dannoso per la tua salute.

Tu possiedi ogni diritto. Non lo vedi concretizzarsi nella realtà solo perché non ci credi. E ci crederai sempre meno se sarai obnubilato dalla Prostituzione.

Se riuscirai ad eliminare da te la Prostituzione e a guarire da essa non potrà che giungere nella tua vita ciò che meriti, grande tanto quanto è ora grande il tuo Essere. E’ una legge. Forse non ti arriverà questo dalle persone che frequenti ora ma esse cambieranno o verranno sostituite da altre pronte a darti quello che meriti. Non aver paura quindi se perdi dei contatti. Bisogna creare spazio nella propria vita per accogliere il nuovo.

Devi cercare di fare spazio dentro di te e, di conseguenza, fuori.

Ci vuole coraggio per non prostituirsi mentalmente perché questa è la strada della libertà e per essere liberi bisogna essere coraggiosi e forti.

Ma, oggi, se rifletti un attimo su tutto questo, se ti guardi dentro e comprendi quante volte ti sei prostituito o continui a farlo, allora forse puoi cambiare le cose. E credimi, il “premio” che otterrai in cambio è enorme. Non sopportare più. Non tollerare cose che la tua voce interiore non accetta. E’ una sofferenza incredibile.

Ti auguro un buon lavoro!

Prosit!

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Puoi ricevere solo l’amore che sei in grado di contenere

Quante volte abbiamo sentito dire da diverse persone, o abbiamo pronunciato noi stessi, la triste frase – Io non mi sento amato -. Molto spesso la si esprime in momenti di puro sconforto, quando sembra che tutto il mondo abbia deciso di rifiutarci ma, in realtà, non la pensiamo davvero. Ci sono casi però in cui veramente non si è amati e questo è uno dei più brutti “sentire” che può capitare ad un essere umano, il quale vive d’amore e ne ha bisogno come l’aria che respira.

Arrivare a riconoscere di non essere amati significa mettersi di fronte ad una realtà cruda, dolorosa che fa male e ci annienta.

E’ in questo momento però che occorre agire, nonostante la sofferenza, e creare una nuova realtà, più piacevole per noi. Rendendoci responsabili.

Quando si riesce a riconoscere come stanno le cose e a trarre determinate somme, siamo sempre troppo predisposti a dare la colpa e la responsabilità agli altri, al mondo che ci circonda. Il nostro pensiero, oltre a comunicare – Io non sono amato –, e oltre a suggerire – Io sono sbagliato e quindi non sono amato –, tenta sempre di caricare l’altro della responsabilità di quell’amore. – Sono gli altri che non mi amano -. I motivi possono essere mille, possiamo dare sciocche colpe deleterie a noi stessi, possiamo dire che il mondo è cattivo, possiamo pensarla in tanti modi ma, alla fine, sono sempre gli altri che non ci amano.

Ma le cose, in verità, non stanno così. Gli altri non hanno potere su di noi, gli altri possono soltanto riflettere ciò che noi abbiamo dentro.

Se, per assurdo, misurassimo l’amore che possediamo in quantità e se potessimo dire, per esempio, che dentro di me c’è amore solo al 20% non potrò essere amata al 60% ma soltanto al 20%. Una cifra ridicola, povera, ma è semplicemente la quantità che possiedo io e gli altri non possono darmene di più e neanche di meno.

Per questo, quando qualcuno dice – Nessuno mi ama –, nonostante la tenerezza che questa frase può fare, in quanto tale concetto fa realmente soffrire, occorre insegnare a quella persona a nutrire l’amore dentro di sé anziché restare a piangere incolpando l’esterno.

Se tu non ti ami o non ami il mondo, non puoi pretendere che sia il mondo ad amarti.

Non puoi contenere l’80% d’amore se dentro di te c’è spazio solo per il 20% perché l’altro spazio è già pieno di altro. Ad esempio di altre emozioni come: fastidio, paura, rabbia, svalutazione, tristezza, biasimo, invidia, insopportazione, preoccupazione, bisogno di riconoscimento, etc…

Bisogna svuotarsi di tutta questa “spazzatura”, di queste emozioni negative e fare spazio all’amore. L’amore prenderà immediatamente il sopravvento anche se, arrivare a questo momento è un lavoro arduo ma quando si giunge a questo punto l’amore non permetterà a nient’altro di occupare il suo spazio. Quello spazio che è stato preparato appositamente per lui e, senza bisogno che tu faccia nulla, in quell’istante sarà lui a fare tutto. Riempiendoti di se stesso.

Immancabilmente noterai che anche gli altri inizieranno ad amarti di più. Tu vedrai e comprenderai più amore da parte loro perché vedi solo quello che hai dentro. Nel bene e nel male. Alcune persone se ne andranno dalla tua vita e ne arriveranno altre che ti ameranno moltissimo oppure, dalle solite persone, come ho detto, noterai fuoriuscire più amore nei tuoi confronti.

Con questo discorso, se sei un individuo che non si sente amato, non intendo dire che sei una brutta persona. Intendo consigliarti di guardare dentro di te e notare che non ti ami e non nutri sufficiente amore perché sei troppo preso da altre emozioni che sono tutte meccanismi di difesa che hai mantenuto vivi per sopravvivere. Ora però, forse, è arrivato il momento di vivere anziché sopravvivere e quindi, visto che non hai colpa alcuna e sei un essere perfetto essendo una scintilla di Dio, cioè del Cosmo, dovresti provare a preoccuparti di te stesso da un punto di vista più intrinseco e non della tua esistenza materiale.

Non passare più il tuo tempo a fare del vittimismo o a soffrire realmente, cerca di costruire in te tutto l’amore che meriti. Sii il protagonista della tua vita. Permetti a quella fonte divina che ti nutre di invadere ogni centimetro del tuo corpo e permetti poi a quelle vibrazioni amorevoli di spargersi per il Creato. Sarà allora che vedrai arrivare da ogni dove amore per te. Provaci. Ti sembrerà di vivere un miracolo.

Non è vero che gli altri non ti amano. Sei tu che non riesci a vedere più amore da parte loro e non puoi ricevere più amore da parte loro.

All’inverso…. E qui arriva il brutto… una persona non può essere aggressiva con me, o egoista, o invidiosa, o rabbiosa, più di quello che io sono dentro, quindi, se io ricevo una grande dose di rabbia da parte di qualcuno, quel qualcuno mi sta solo mostrando (riflettendo) la grande dose di rabbia, magari celata, che io nutro dentro di me e che probabilmente nemmeno io so di avere ma, grazie a questa particolare lettura delle pagine della mia vita e di chi sono realmente nel mio subconscio, lo posso vedere. E, ATTENZIONE, lo posso MODIFICARE.

Quindi anziché soffermarti ora ad arrabbiarti e chiedermi la solita e ritrita domanda – Ma allora se uno mi maltratta è colpa mia? – preoccupati di arricchire la tua vita, eliminando questa collera ora che hai potuto vederla e riempiendoti di altre emozioni più sane. Te l’ho già detto: non è colpa tua. Quella rabbia che nutri ti ha difeso in qualche modo da quando sei venuto al mondo per tutti gli eventi che hai vissuto e che ti hanno fatto male. Ma la tua Anima, gradisce tu veda di cosa sei fatto e gradisce anche che tu ti renda libero, come individuo, e non schiavo dei comportamenti degli altri. Questo significa essere padroni della propria vita. Cioè evitare che altri possano farci ciò che non vorremmo vivere e ricevere invece solo quello che riconosciamo esistere in noi e nutriamo.

Punta la tua attenzione, la tua preoccupazione, il tuo impegno, le tue forze solo ed esclusivamente su di te e crea la vita che meriti perché di amore ne meriti tanto.

Prosit!

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Se hai paura di dare fastidio, darai fastidio

TU NON VALI ABBASTANZA

Quante volte abbiamo paura di disturbare, di infastidire con la nostra presenza (non per forza fisica); magari anche solo con un messaggio o una telefonata. Ebbene, secondo la grande legge dell’Universo, tutto quello che noi crediamo e del quale siamo profondamente convinti, si avvera.

Se ad esempio una ragazza sta con un ragazzo e ha paura di risultare pesante, troppo appiccicosa, immancabilmente quel ragazzo sarà un po’ stanco di lei e, in qualche modo, prima o poi, le mostrerà che preferisce altro. Lo farà lasciandola, o andando con altre donne, o magari rispondendo a un messaggio dopo molto ore.

Tutte cose che fanno passare il significato “Tu non vali abbastanza per me”.

Infatti, chi pensa di dare fastidio è una persona che non si reputa all’altezza, una persona che si crede di essere sbagliata e non si ama.

E’ ovvio che non bisogna esagerare. Le “cozze” non piacciono a nessuno. Se si esagera si arriva anche a mancare di rispetto all’altro ma, in questo articolo, mi riferisco a chi, pur credendolo, non dà fastidio in realtà.

Anzi, non tiene conto che probabilmente all’altro fa piacere ricevere notizie da parte sua. Fa piacere sentirsi importante per qualcuno.

LE DONNE TRITOLA CIUNFIA

Continuiamo a parlare di donne. Hai presente quelle scassa-trifola- ciunfia che spesso esistono? Quelle realmente fastidiose. O paranoiche, o brontolone, o ansiose, o autoritarie, o etc… fatto sta che sono veramente pedanti.

Ebbene, lo sono per chi riceve il loro comportamento ma, al loro interno, non si reputano fastidiose o, se lo sanno, se ne fregano. Si sentono persino in diritto di comportarsi così. E, infatti, anche se possono apparire come delle rompipalle di prima categoria, ricevono quello che pretendono. Si sbuffa, ci si arrabbia, si alzano gli occhi al cielo ma, fosse anche per non sentirle più, gli si dà quello che vogliono.

Nessuno fa capire loro “non vali niente” se loro non credono questo di loro stesse. Le eccezioni poi ci sono sempre.

Immagina uno che entra in una stanza e, con un modo di fare prepotente, esige qualcosa. Lo si potrà anche considerare antipatico, arrogante e tutto quello che vuoi ma intanto gli si dà attenzione perché è quello che lui vuole e non si fa problemi nell’ottenerla. Pensa di averne diritto. L’essere o il risultare antipatici è un’altra storia.

Se in una stanza entra invece una persona titubante che ha paura di interrompere qualcosa, nessuno le darà ascolto. Beh, mi sembra anche ovvio.

MERITO DI ESISTERE?

La cosa meno ovvia è che questo comportamento ce lo portiamo dietro ogni giorno della nostra vita e nasconde un palcoscenico molto più profondo ed inquietante. Nasconde un messaggio che, come la goccia cinese, ci dice: – Tu sei sbagliato, tu non sei degno di essere al mondo, dai fastidio, se non ci fossi sarebbe meglio -. Lo so che ti può sembrare drastico ma questo è proprio quello che pensa, senza rendersene conto, a livello di subconscio, chi si comporta così. Sono più di quelli che credi coloro che pensano di non meritare il dono della vita. Che pensano di essere nati per sbaglio o di essere un impiccio, soprattutto i molto giovani.

C’è anche un’altra cosa che si cela dietro a tutto questo. La seccatura che pensiamo di regalare agli altri, può manifestare un fastidio nei confronti di noi stessi. Cosa di noi ci infastidisce? Cosa non ci permette di ritenerci persone magnifiche, adatte a vivere questa esistenza e a stare in questo mondo?

Quante volte abbiamo pensato di essere per i nostri genitori un problema? Tantissimi bambini hanno questo pensiero. E quanto volte abbiamo pensato invece  – Dovrebbero ringraziare per avermi avuto! Io sono più che degno di stare qui! Non potevo non nascere! Io merito questa vita! -?

Le malattie spesso ci indicano che il nostro più grande problema è quello di crederci non meritevoli di questo grande dono che è la vita. Non abbiamo amore per noi stessi e il nostro corpo vuole farcelo capire, in un modo o nell’altro, al fine di farci stare bene anche se il suo linguaggio è molto difficile da comprendere e da tradurre.

Il non amore inaridisce e fa ammalare.

Trovo utili alcuni esercizi che forse è meglio definire vere e proprie esercitazioni.

Se per caso vuoi mandare un messaggio ma non lo fai per non risultare troppo invadente mandalo apposta. Proprio per esercitarti. Dovresti dire a te stesso – Ok, proprio perché sento la preoccupazione dell’infastidire lo manderò apposta! -.

IL RETROSCENA

La cosa più grave che può succederti è che quella persona ti dica – Mi hai rotto le balle! -. Ma non accadrà, vedrai. E poi, che male ci sarebbe? E’ un problema suo, non sa quello che si perde dal momento che non sei una “cozza”.

So a cosa stai pensando. Dentro di te si sta accendendo quel meccanismo che, con voce sibilante, ti suggerisce – Anche se non ti manda a stendere per educazione e sopporta, non significa che tu non gli stia rompendo le balle. Evita -. E qui, per mettere a tacere questa voce luciferina, non devi fare altro che insistere e mandare quel messaggio.

Quella voce potrebbe aver ragione. Avrà ragione una volta, forse due, ma credimi, arriverà il momento in cui potrai risponderle – Ti sei sbagliata vocina del ciufolo! – perché dall’altra parte ti sarà donato molto piacere nel sentirti e, chi risponde a quel tuo messaggio, lo farà con gioia. Una gioia che percepirai e che ti farà sentire giusto, bello, potente. Amato.

Ma se non provi, se non rischi, non potrai mai godere di questa soddisfazione. Se non pensi – Io ho diritto a mandare quel messaggio perché, semplicemente, lo voglio fare – non potrai mai essere felice in questo campo.

Tu hai diritto a vivere e ad essere presente.

Non ti consiglierei mai di fare una cosa pur sapendo essere un buco nell’acqua ma, come sai, il crederci e l’impegno devi metterceli tu. Provaci e potrai finalmente capire che non sei quell’essere seccante che credi di essere.

Prosit!

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Dovresti fare come dico io: promuovere la sofferenza!

Mi è stato chiesto, in modo abbastanza imperativo, da diverse persone, di pubblicare LA VITA VERA. Mi è stato chiesto di postare foto cruente di violenza e tristezza visto che in parecchi mi leggono (grazie). Di far vedere a tutti com’è realmente il mondo. Mi è stato, in pratica, chiesto di non parlare del mio mondo ma del loro, forse perché da soli non riescono e hanno bisogno di complici, laddove non ne vedo l’utilità. Io riesco benissimo ad andare avanti da sola, senza chiedere ad altri di parlare di ciò che vivo. Ma, a questa richiesta, ho deciso di rispondere con un articolo intero. Accade raramente.

Non ditemi che non vi ho considerato. “Mi avete” fatto scrivere per un’ora… ma ci siete riusciti solo perché, ancora una volta, vi contrasto con con-passione.

SE SEI FELICE NON PUOI STARE QUI

Molto spesso le persone felici e portatrici di messaggi positivi vengono accusate d’insensibilità e, ancor più grave, vengono scambiate per perbenisti.

Trovando queste frettolose soluzioni completamente errate, mi è barlumato per la testa di buttare giù due righe a tal proposito.

Forse, secondo te, alcuni esseri non hanno un cuore o non hanno un cervello, non vedono, non capiscono, non soffrono. Si preoccupano esclusivamente di fare voli pindarici in mondi irreali ai quali tu non hai accesso e per questo sbagliati. Forse pecchi di superficialità. Qui non si parla di farfalline che vivono su una nuvoletta rosa in un’esistenza di pura finzione. Qui si parla di chi fa una scelta e opera. Il fatto che della sua azione, ne vedi solo una parte, non ti permette di giudicare. Non ti è MAI permesso di giudicare a dire il vero.

Dare amore, perché se si è felici, nel senso di gioia plena, se ne è colmi e non si può dare altro (che ti piaccia o meno) e cercare d’infondere gioia piuttosto che negatività, non significa essere conformisti e ipocriti affidandosi alle norme convenzionali del vivere.

Credere, volere e agire dal profondo del proprio cuore per la pace, verso tutto quello che porta alla serenità dell’animo, piuttosto che alla guerra, non ha niente a che vedere con il falso moralismo di chi vuole farsi figo propinando teorie che nemmeno è in grado di dimostrare, capire e soprattutto sostenere alla prova dei fatti. Questo vorrei tu capissi: ti parlo di cose che so fare, faccio e potrei fare qualora ce ne fosse bisogno.

Non sono in grado di ammazzare un cane dopo averlo torturato, non sono in grado di dichiarare guerra alla Siria e uccidere vittime innocenti, non sono in grado di fare sommosse, commettere atti truci, distruggere il pianeta. Non sono in grado perché non voglio.

E meritare di sentirsi dire, com’è capitato a qualcuno di mia conoscenza – Vorrei vedere se succedesse a te… – è un’affermazione a mio avviso davvero molto piccola e misera, più distruttiva che costruttiva e nettamente fuori questione dal momento che “un felice”, non perbenista e non cinico, sta semplicemente cercando d’infondere vibrazioni positive anziché negatività e angoscia come fai tu.

Osserva attentamente la tua vita. Dimmi cosa vedi. E poi dimmi cosa vedi nella vita di quello che vorresti veder soffrire. Ti ergi a giudice invidioso assumendo una posizione che non meriti e non ti è stata chiesta da nessuno. Ti sei auto-nominato paladino del “vi faccio vedere io” ma non hai minimamente pensato che se tutti gli esseri viventi si comportassero esattamente nella tua maniera, lo stesso pianeta che tanto dici di amare ci avrebbe già scrollati di dosso come fossimo acari di rogna.

Ma un’intelligenza più potente della tua sa che dobbiamo esistere entrambi. Sa che tu a tuo modo servi così come servo io che non ho il rantolante tuo bisogno di chiederti d’essere come me.

Scusa se mi permetto, ma questa frase poco ti scosta da un terrorista che crede di fare il meglio per sé e il proprio popolo. Lui agisce nella materia, chi pensa come te agisce con l’immaginazione. E grazie a Dio è disarmato.

Il fanatico è soltanto un figlio della paura. La fierezza nobile non ha necessità di fanatismo alcuno. Quel chiasso insopportabile che nessun essere al mondo, tolto uomini come te, si permette di fare.

Cos’hai risolto nell’augurare, ad esempio, la morte di un caro? Dimmi, o bieco. Hai forse realizzato il tuo volere? Sei ora stracolmo di ricchezza e meraviglia? Ti senti divinamente bene? Non credo.

La citazione che sta girando in questi giorni e che afferma – C’è gente che ammazza altra gente per insegnare che ammazzare la gente è sbagliato – mi sembra riesca bene a spiegarsi da sola ma c’è ancora chi esige che tutti quanti parlino in modo aggressivo e bellicoso nei confronti di un’epoca che stiamo vivendo, senza rendersi conto che quell’ira è soltanto lo sfociare delle proprie paure.

Come diceva qualcuno, molto più saggio di me, dall’inizio dell’umanità non si è mai vista spegnersi una violenza con altrettanta violenza. (Il fuoco non lo spegni con il fuoco).

In caso di bisogno sono la prima ad agire ma perché promuovere e nutrire la collera?

Mi chiedo perché mi viene suggerito di postare immagini cruente, vista la mia attività sui social e i miei diversi (amatissimi) followers che mai vorrebbero quello che mi stai chiedendo tu. Mi chiedo perché tu pensi male di me se continuo a pubblicare belle notizie nel mondo che stiamo vivendo e dal momento che, probabilmente, nemmeno tu hai una risposta valida a tal proposito che non sia: “bisogna fare come IO dico”, la spiegazione te la do io:

Sei un insofferente. Un infelice. E non ti ami.

Mi chiedi, con disgusto dipinto sul viso, di amalgamarmi al tuo realismo divulgando brutture perchè la gente – deve vedere! -.

Sai cosa penso? Che se tu ammazzi un uomo, è come se uccidessi l’intera umanità. Cento saranno le persone che soffriranno per quella morte. Hai ferito la Terra, sua madre, ma non mi permetti di aiutarla, mentre tu vorresti sorpassare tutti al Pronto Soccorso per ricevere le giuste cure in caso di bisogno. Se io sottolineo la tragedia che tu hai compiuto, non solo alimento il male che è in te, ma soprattutto alimento l’energia negativa che il tuo gesto ha scaturito andando così ad uccidere (perché credimi che di sofferenza si muore di morte lenta) altre mille persone. Perché ingrandisco la paura. Che cosa abbiamo ottenuto alla fine? Che 1.101 persone sono morte. Che 1.101 persone hanno prevalentemente perso un diritto sacro, quello della LIBERTA’, perché saranno state manipolate e angosciate dal tuo gesto e dal mio post. Post costanti che vorresti quotidiani come gocce cinesi. Allora, se di manipolazione vuoi parlare, mi scelgo lo strumento.

Stai facendo la stessa cosa che fanno le multinazionali ogni giorno per venderti dei prodotti spazzatura andando a lavorare costantemente nel tuo inconscio, ma non sono normale nel dire queste cose vero?

Stai facendo quello che fa la religione che ti inietta ogni giorno dosi di peccati nel sangue. Stai facendo quello che fa il Governo quando ti insegna a reputarti povero e meschino. Uno schiavo.

Lasciamo l’immenso dolore a chi ne è stato toccato da vicino pregando per lui (e il mio non è un discorso cattolico) affinché si possa quanto meno sperare di alleviare la sua silenziosa devastazione d’animo. Condividiamo il suo dramma con l’amore “la forza più potente del mondo”, almeno ad Einstein mi auguro crederai.

Anziché condividere uccisioni guardati dentro e prova a comprendere che quella morte è avvenuta per gente come te che ha soltanto esaltato all’ennesima potenza i tuoi stessi sensi. Preoccupati del fatto che la tua infelicità, per qualcun altro è arrivata a livelli tali da fargli commettere un omicidio. Perché mi duole immensamente dirtelo ma una persona pregna d’amore non uccide.

Ora, bisogna quindi tacere davanti a tanti drammi e vivere come se tali cose non accadessero? No.

Non ti chiedo questo. Non ti chiedo un àut àut perché io non sono come te. Non sempre vige l’espressione tertium non datur.  Non sono imperativa, non nel tuo stile per lo meno.

Ti chiedo la trasformazione. La curiosità. Sei nato scopritore di cose nuove, tanti tanti anni fa, continua ad esserlo. Pensa alla tua di vita e non alla mia. Cerca di migliorarla. Impegnati a diventare una fotocopiatrice di sorrisi se vuoi veder ridere il mondo.

Ogni messaggio può essere mandato in diversi modi differenti e ottenere addirittura ancora più potenza. Non esiste solo il bianco o il nero. Sono mille i colori che puoi utilizzare e altri mille che puoi creare. Fallo. Non disperdere energia a giudicare me che non ho scritto quello che volevi tu. Accetta che entrambi dobbiamo vivere ma se mai ti venisse la voglia di divenire come me quell’energia usala per prendere dalla tua tavolozza la sfumatura giusta a riportare ciò che vuoi riportare, facendo stare bene il mondo. Fallo stare bene questo mondo. Fai di tutto per riuscirci. Ci vivi anche tu.

E’ dura, è difficile ma non impossibile. E se proprio non riesci, almeno non giudicare. Ricordati che quell’omicidio, che tanto ti fa arrabbiare, è nato proprio dal seme del giudizio.

Mostra, realizza e diffondi ciò che sogni non ciò che dici di odiare. Abbassa la testa e chiedi permesso per entrare in quella tanta bellezza che c’è e non vuoi conoscere, privando anche gli altri di tanta maestosità.

Sei un essere incredibilmente potente e potresti fare molto, prova a farlo per favore. Le cose prova a cambiarle davvero.

Ti ringrazio.

Crea. Trova soluzioni nuove se vuoi mostrare che esistono certe brutture ma che a te non stanno bene e non le vorresti. Spreca un attimo del tuo tempo a trovare nuovi sistemi. Inventa. Si fa presto a fare “click” da un cellulare.

Ricorda che ad ogni tua immagine feroce rispondono due tipi di persone: quelle che mai commetterebbero una cosa del genere e alle quali stai provocando DOLORE (assumiti la responsabilità di questo) e quelle felici di vedere tanta crudeltà e che stai aiutando a nutrire, le stai facendo diventare belle pasciute (assumiti la responsabilità di questo).

Infine, se la cosa ti fa sogghignare posso anche concludere con un – Amen! – ma preferisco dirti – Prosit! -.

Elimina i Compromessi e conquista la tua Libertà

CHIUNQUE HA UN RAPPORTO CON NOI

So bene che nella vita c’è compromesso e compromesso, alcuni hanno un prezzo che paghiamo volentieri soprattutto se il ritorno è ottimo per noi ma quelli di cui voglio parlarti oggi sono mani che ti tengono attanagliato, stretto tra le loro dita aguzze.

Nel momento in cui impari davvero a stare bene con te stesso non sei più dipendente da niente e nessuno.

Non ce ne accorgiamo ma molto spesso, più spesso di quello che crediamo, abbozziamo e accettiamo da altri comportamenti che non ci piacciono per timore di perdere quella relazione che sia sentimentale, di amicizia o di parentela.

Ci sottoponiamo continuamente ad una sorta di ricatti che ci auto infliggiamo la maggior parte, delle volte per paura della solitudine ma non solo: “Che brutto vizio che ha! Lo detesto ma devo sopportarlo altrimenti se gli dico qualcosa si arrabbia e poi non mi fa più questo e quello…

Questo e quello – possono essere appagamenti di diversa natura ma che ovviamente appagamenti non sono. Sono COMPROMESSI.

IMPARIAMO A DISTINGUERE BENE LE COSE

Il compromesso è deleterio. Una sorta di espediente carico di ipocrisia e omertà al fine di ottenere il famoso Quieto Vivere, laddove, come Quieto Vivere, si intende una parvenza di star bene. Tutto questo però è un’illusione. Una sciocca, tossica, distruttiva illusione.

E’ un piacere totalmente effimero al quale ci appendiamo con le unghie e con i denti e ci sembra chissà che.

Questo o quello – possono essere esibiti da: prestiti in denaro, accompagnamenti comodi in auto, compagnia, promesse di matrimonio, viaggi, condivisione di passioni, risparmio, babysitteraggio, posto di rilievo, orario lavorativo ridotto e potrei andare avanti all’infinito.

Per ottenere ognuna di queste cose e molto di più, ogni volta, mandiamo giù bocconi amarissimi in quanto ci sembra più salato il prezzo da pagare nell’arrangiarci o nello stare da soli che non quello da spendere nel sopportare determinati atteggiamenti. Erroraccio!

Ebbene questa è un’idea totalmente distorta e fasulla. E’ una credenza. Uno schema mentale falso.

LE ABITUDINI

Innanzi tutto bisogna comprendere che siamo abitudinari in ogni cosa che facciamo pertanto anche nei pensieri. Ossia, è come se nel nostro cervello ci fossero delle strade, tipo canali (e ci sono davvero, sono quelli utilizzati dalle sinapsi) e i pensieri passano sempre di lì. Siamo abitudinari nell’agire, nel reagire, nelle emozioni, nel comportamento, in tutto. Questo perché siamo dei “dormienti”, cioè utilizziamo soltanto una piccola parte delle nostre capacità sia cognitive che spirituali.

Detto questo va quindi detto anche che ci basta cambiare abitudine per abituarci all’altra (perdonatemi il gioco di parole) e l’affare è fatto. In pratica, se preferisci andare da quel Macellaio antipatico solo perché è più vicino a casa tua (ecco il compromesso) dopo un po’ di tempo non ti peserà più andare da un altro Macellaio che, anche se sarà più distante e ti farà camminare di più, è gentile e affabile. Immagina se il Macellaio antipatico dal quale vai chiudesse, cosa fai? Diventi vegetariano? Ok, puoi anche farlo se vuoi ma se di vegetarianismo non ne vuoi sapere sei obbligato a fare qualche metro in più.

La domanda che voglio porti è: Perché non inizi fin d’ora a fare quei metri in più mettendola in barba al commerciante sgradevole e ti liberi di un trattamento poco rispettoso? Questo cambio del meccanismo oltre ad appagarti molto perché conoscerai un venditore fantastico, suggerisce alla tua mente una cosa bellissima – Io posso! Io non dipendo da nessuno! Se voglio posso! Se non amo il tuo trattamento lo cambio! E sono più felice! -. Oh già! Questo perché “modi di fare” e “mente” si parlano.

Il Macellaio è soltanto un leggero esempio che può essere utile come inizio per poi cominciare ad andare a toccare i tasti più dolenti e cioè le persone alle quali teniamo di più e che di più ci tengono in pugno. Fino ad arrivare alle considerazioni più grandi.

VOLERE E’ POTERE… DAVVERO!

Devi convincerti che c’è sempre una soluzione. Se non la trovi la puoi inventare ma c’è. Non è impossibile è solo che tu non hai voglia di metterla in pratica. Non voglio essere offensiva dicendo che sei un fannullone, non mi permetterei mai. Voglio solo convincerti che volere è potere e lo è davvero.

Una donna che conosco, alla meravigliosa età di 58 anni, ha preso la patente pur di non farsi più scorrazzare dal figlio che bestemmiava in turco ogni volta che doveva accompagnarla da qualche parte. Non crederai a quello che sto per dirti ma dopo qualche tempo, di sua massima indipendenza, è stato proprio il figlio ad offrirsi per accompagnarla! Ho vissuto questa cosa con i miei occhi!

Un’altra mia conoscente, invece, era davvero stanca di sottostare ai ricatti della madre per poter sistemare il bambino quando voleva uscire qualche sera con gli amici (di giorno il bimbo andava all’asilo e lei andava a lavorare). Ebbene, si è messa d’accordo con una sua amica e hanno iniziato a scambiarsi i favori; una teneva il cane all’altra quando questa voleva andare in vacanza e l’altra teneva il bimbo a una quando questa voleva uscire. Inoltre ha iniziato a lavorare la lana cardata realizzando diversi gadgets che ha iniziato a vendere e, con i soldi ricavati, si pagava una ragazza che le teneva il figlio una sera alla settimana. Anche qui, non mi crederai, ma la nonna, tra lo sbigottimento e la solitudine, ha iniziato ad implorare la figlia di lasciarle di nuovo il nipote. Non ti sto prendendo in giro!

LA VERA LIBERTA’

So bene che ci sono situazioni più gravi che dobbiamo patire e tollerare ma è altrettanto vero che possiamo, se vogliamo, modificare la nostra vita o comunque renderla di gran lunga migliore e respirare più libertà. Perché sì, questa è la vera libertà.

Cerchi compromessi con tutti. Con i tuoi figli, con il tuo partner, con i tuoi genitori, con gli amici, con i colleghi… cerca di limitare il più possibile la quantità di queste false convenzioni.

Vorrei farti capire che la ragazza di cui ti ho appena parlato, che ha iniziato a lavorare la lana cardata (tu puoi trovare altre soluzioni, alcune possono costarti più fatica altre meno) ha in pratica messo sulla bilancia due cose: il comportamento della madre su un piatto che le causava un’oppressione indescrivibile e, sull’altro, la stanchezza e l’impegno di restare a volte fino a tarda notte con l’ago in mano per finire le sue opere. Ebbene non c’è stato paragone per lei. Nonostante lo sforzo dei suoi occhi attenti sul lavoro, nonostante il sonno, nonostante tutto, è decisamente più felice perché crea molte cose, riceve complimenti e apprezzamenti, si sente più libera ma anche brava, capace di fare, vede gli altri felici quando regalano un suo pezzo, dà sfogo alla sua fantasia e ora sì che è davvero appagata.

Quando arrivi a non dover più dipendere da nessuno e stai bene con te stesso qualsiasi cosa accada tu non hai da temere nulla. Non hai paura di perdere qualcuno perché se anche quel qualcuno va via (o non ti fa più quel favore, cioè si stacca da te da quel lato) tu vivi comunque sereno. Lo lasci andare liberando anche lui da quella specie di “favore” che ogni giorno ti fa. Fosse anche solo – compagnia -. Quando non senti più la paura di perdere “quella cosa” o “quella persona” allora sì, sei davvero libero. Quando non sei più servo di nessuno. Perché vedi, ci sono casi semplici in cui si tollerano cose semplici ma ci sono situazioni anche più gravi nelle quali ci si riduce davvero ad essere schiavi. E’ come costruirsi una gabbia attorno senza uscita e questo è dolorosissimo. E’ un peso abnorme da sopportare giorno dopo giorno.

Questa è la vera libertà. Essere e sentirsi pienamente liberi non significa fare solo il lavoro che ci piace, avere la casa che ci piace, andare in vacanza quando vogliamo, poterci comprare l’auto che preferiamo e avere un partner che ci ama tanto. Essere liberi vuol dire soprattutto uscire da questi schemi quotidiani. Eliminare dalla nostra vita tutto ciò che è nocivo e negativo. Non usare espedienti. Non farsi assoggettare.

Non restare sotto la tirannia della pigrizia, della menzogna, del bisogno, dell’avarizia, della lussuria, del biasimo, della manipolazione… questi sono tutti demoni che portano a subire le voglie di altri demoni come quello dell’invidia, della gelosia, del giudizio, dell’opportunismo, dell’ipocrisia… Via, via tutto questo! Guarda quanto male c’è e te lo stai mangiando ogni giorno! Ti stai nutrendo di questo.

Liberandoti da ciò, crei spazio alla felicità. Alla serenità. A quella gioia piena che nessuno può portarti via e ti riempie.

Allora sì sarai davvero felice e potrai vibrare in frequenze positive sentendoti veramente bene. Questa è la vera libertà.

Prosit!

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Una risata vi seppellirà

UN GRAMMO O UN CHILO DI “PRESA IN GIRO”?

Capisco che dal titolo questo articolo possa sembrare a sfondo politico ma posso assicurarvi che non ha nulla a che vedere con movimenti politici o quant’altro.

Ho preso in prestito questo motto anarchico dalla dubbia paternità (che al completo sarebbe: La fantasia distruggerà il potere e una risata vi seppellirà!) per parlare di un fenomeno esistente da sempre e che, da sempre, miete vittime a non finire.

Si tratta della classica e conosciutissima: presa in giro.

Chi non è mai stato preso in giro? Nessuno. Chi più, chi meno, tutti quanti siamo passati sotto le grinfie di questo meccanismo. E per il cognome, e per l’altezza, e per i vestiti, e per i difetti fisici… ognuno di noi ha avuto la sua bella dose di – presa per i fondelli – soprattutto durante l’infanzia. Ognuno nella nostra quantità. E, questa frase, che può sembrar banale, ha la sua importanza.

Infatti… chi decide la quantità della presa in giro che ci viene rivolta?

Non certo il salumiere che già lo sento chiedere – Che faccio? Lascio? -.

IL FAMOSISSIMO – QUELL’ ALTRO –

Proviamo a rispondere:

Il nostro difetto? No, non può essere perché quell’altro ha un difetto molto più grande o ridicolo del mio ma non viene schernito quanto me!

I nostri “aggressori”? No, non può essere perché cambio situazione, ambiente, persone ma vengo preso in giro lo stesso.

Il nostro modo di fare? Ma no, non può essere… sono sempre gentile, onesto, mi comporto bene… se io vengo preso in giro allora a quell’altro, che si comporta in quel modo assurdo, cosa dovrebbero dire?

Le mie scelte? No, neanche questo può essere. E’ vero che spesso scelgo cose bislacche ma allora a quell’altro, che decide sempre in quel modo sbagliato e strampalato, cosa dovrebbero dire?

E allora? Cos’è che fa sì che quel tot di scherno sia dedicato a noi?

Tu che hai solo un piccolo ciuffo di capelli fuori posto vieni scanzonato dal mattino alla sera, in modo pesante e offensivo, ma a quell’altro che ha tutti i capelli arruffati e sparati come se avesse preso una scossa elettrica non viene detto nulla, anzi… viene persino trattato con rispetto! Perché?!

IL RISPETTO, QUESTO SCONOSCIUTO

Beh, è molto semplice! Perché si rispetta lui. Lui si rispetta, nel vero senso della parola e la realtà che lo circonda non può che rispecchiare ciò che lui prova dentro. Ti vedo che stai storcendo il naso e non mi credi ma prova a ragionare e trova alcuni esempi. Puoi provare ad osservare te stesso oppure ricordare quel tuo povero compagno di scuola preso in giro da tutti. Dimmi, lui si rispettava? Provava per se stesso una sana autostima (da non confondere ovviamente con stupida boria)?

Ti sei mai chiesto perché tu che sei fisicamente “normale”, così ci giudicano, che hai un buon lavoro, che ti reputi simpatico e intelligente non riesci a trovare una donna mentre quell’altro che è considerato dalla società non normodotato e pare persino che se la tiri ha un mucchio di ragazze al seguito? Ha un lavoro decisamente migliore del tuo che lo rende felice. Ha una bella casa e una famiglia amorevole. Ha sempre il sorriso sulle labbra, lui è felice!

Al contrario poi c’è chi par d’essere d’acciaio. Non si vanta ma ha un modo di fare granitico. Di massimo rispetto verso la sua persona. Neanche lui viene preso in giro. Anche se a te pare supponente, perché evita le smancerie che la nostra morale ci obbliga spesso a mettere in pratica, in realtà non è alterigia la sua ma fierezza. E’ fiero di sé. E, di conseguenza, lo sono anche gli altri.

Se ti convinci che chi ti prende in giro sta soltanto riflettendo ciò che tu stesso pensi di te ti verrà più facile il lavoro per far finire questa brutta situazione che stai vivendo.

Le prese in giro maggiori nascono a scuola è risaputo ma purtroppo alcune e forse ancora più dolorose, travestite da altro, continuano anche in età adulta. Fanno male, le viviamo come ingiustizie, come inganni ma non capiamo che siamo noi i primi ad essere ingiusti nel considerare ciò che siamo.

LA MODA DEI RAGAZZI

Ti voglio raccontare un fatto che riguarda un giovane ragazzo adolescente.

Saprai bene anche tu che oggi, i ragazzi di una certa età, vanno tutti in giro vestiti alla stessa maniera. Lo abbiamo fatto anche noi. Ci sono le mode e bisogna seguirle altrimenti guai, veniamo esclusi dal gruppo. L’essere vittime di una tendenza ci sta, anche se la trovo una cosa sbagliatissima ma il problema è che pochi hanno il coraggio di uscire dal coro. Ebbene, nella compagnia di questo ragazzo bisognava assolutamente portare i pantaloni attillati e con il risvoltino e un berretto con visiera. Era una tragedia vestirsi in modo differente.

L’animo di questo ragazzo andava totalmente contro a questa moda ma non poteva far diversamente se non voleva perdere gli unici amici che aveva. Guai a cambiare cappello o a mettere dei jeans più larghi e più lunghi sulle scarpe!

Quando era a casa da solo e lontano da occhi indiscreti, passava diverse ore davanti allo specchio provando abiti che stavano prendendo la muffa a forza di rimanere chiusi nell’armadio. Indossava cappelli strani che, tra l’altro, gli donavano moltissimo! Si piaceva ma la paura dell’esclusione era più forte del piacere che sentiva rimirandosi allo specchio.

Ogni tanto faceva qualche debole tentativo per poi tornare a casa svilito e promettendo a se stesso che non avrebbe mai più tentato un tale azzardo ma più passava il tempo e più la sua vera natura scalpitava con forza in quel cuore che voleva palpitare libero.

NELLA MORSA DEL GIUDIZIO

Il giudizio lo teneva in pugno come una tigre tiene un topolino tra le fauci. Era naturale che accadesse questo perché lui per primo giudicava. Giudicava molto, giudicava tutto e giudicava se stesso. Non poteva che ricevere giudizio da parte degli altri, un giudizio negativo in quanto negativo era lui per primo quando giudicava il resto del mondo. Il suo stesso demone gli si stava girando contro e non era per niente piacevole avere a che fare con lui.

Arrivato al limite della sopportazione, ma questo lo condusse a soffrire prima per diversi anni, decise di prendere una decisione: o gli amici o la propria libertà evitando, come esercizio, di giudicare se stesso e gli altri.

Decise per la seconda. Si presentò in compagnia vestito come voleva e per tutti fu quasi uno shock ma non poterono far altro che accettarlo.

Lui si era accettato per ciò che era e aveva avuto il coraggio di mostrare al mondo intero chi era davvero quindi, gli altri, hanno risposto di conseguenza. Non solo, ma dopo poco tempo fu egli stesso promotore di nuove tendenze e i suoi amici iniziarono ad indossare i suoi stessi bizzarri cappelli. Se dapprima fu guardato in modo storto e ben poco si desiderava parlare con lui, ora era diventato quello che tutti volevano. Il primo ad essere invitato da qualche parte e il più corteggiato dalle ragazzine. Se prima era un mostriciattolo che non seguiva la moda ora era un gran figo!

FERMARSI E AGIRE

Rivoltarsi verso gli altri reagendo alle loro provocazioni con urla, pianti, brutte parole o altro non serve a niente. Serve solo a subire ulteriori prese in giro. Fermarsi e concentrarsi su quello che c’è da fare, su quello che davvero serve trasmutare, allora sì che è di grande aiuto.

Agire e non re-agire. Agire significa creare un qualcosa di nuovo (e con amore possibilmente, amore verso di noi stessi ad esempio). Re-agire significa invece agire in base a quello che fanno gli altri, essere cioè dipendenti delle azioni degli altri, la nostra azione sarà in pratica un’appendice del gesto altrui pertanto il “ceppo madre” è dell’altro e non nostro. E, se è dell’altro, non è piacevole visto che è contro di noi, visto che ci sta deridendo.

Solo in questo modo si blocca la presa in giro da parte degli altri. Chi nasce con questa dote, o la nutre dentro di sé in base all’educazione che ha ricevuto in famiglia, è sicuramente più avvantaggiato; per gli altri sarà invece una prova da imparare e superare ma tutti, chiunque, ha prove da superare. Chi ti prende in giro, ad esempio, troverà altri tipi di ostacoli nella vita e non saranno facili, credimi. Ma non preoccuparti degli altri. Preoccupati solo di te e cerca di far smettere questo logorio.

Rispettati, sii te stesso. Mostrati senza vergogna o accadranno cose che ti faranno vergognare sempre. Più ti vergogni, più gli altri ti faranno vergognare. Più ti reputi un non degno e più gli altri ti svaluteranno. Più prendi in giro te stesso e più gli altri ti tratterranno da zimbello. Se inizi anche solo a riconoscere che la responsabilità di tutto questo è tua e non degli altri (anche se può sembrarti impossibile o difficile da accettare) sei già a metà dell’opera.

Provaci soltanto e vedrai, fin dai primi tempi, dei cambiamenti. Potrai subire burla ancora più grandi, tieni duro, è soltanto la tua vecchia identità che si arrabbia e si ribella, ma vedrai che con il tempo tutto si modificherà e in meglio per te. E allora sarai tu a ridere.

Potrai così seppellire quel vecchio demone che ti amministrava, potrai seppellire il lato negativo dei tuoi amici e le loro sciocche risate denigratorie. Potrai anche, volendo, seppellire molte cose del tuo passato e fare nuove amicizie perché, indubbiamente, arriveranno a te persone che dovranno riflettere la bellezza che sei ora.

Prosit!

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