Per Ammalarsi sovente basta Voler Avere sempre Ragione

PURE SECONDO ME E’ COME DICO IO

Se molto spesso ti ammali, o stai poco bene, o ti capitano incidenti, o noie, o tutto ti va storto pensa a quante volte ammetti di aver sbagliato o hai chiesto scusa. Probabilmente poche.

Voler avere sempre ragione è un meccanismo che tocca diversi punti nel nostro profondo. E sono punti tanto importanti quanto… spaventosi. Oh sì!

È un bisogno, l’appagamento di una mancanza. Se siamo in realtà insicuri e abbiamo una bassa autostima, l’apparire saggi ci permette di crederci un tantino sopra agli altri ma questo, purtroppo, lo crede solo la nostra mente. Il nostro cuore sa benissimo che non è così e sa perfettamente che stiamo usando una strategia sbagliata, la quale, inconsciamente, fa nascere in noi sensi di colpa (che causano gli incidenti) offuscati sì dal nostro Ego ma che esistono.

Così come il nostro cuore, anche gli altri sentiranno nel loro stomaco uno stridere ogni volta che si confronteranno con noi, pertanto, non possiamo regalare al prossimo amorevolezza e sincerità.

Forse desideriamo cambiare il mondo e donare luce per equilibrare il buio nel quale viviamo ma, così facendo, scendiamo sempre più in basso trascinando con noi anche chi, per affetto, vuole starci accanto. Rimaniamo chiusi in un cubo di acciaio e precludiamo ogni sorta di scambio emozionale lasciando libero l’accesso solo al mentale e alla logica, arma che abbiamo imparato a maneggiare con destrezza.

O IL CONTROLLO O L’AMORE

Voler aver sempre ragione inoltre ci fa vivere in modo esageratamente attento, tenendo sempre tutto sotto controllo e, se riusciamo, cerchiamo di istruirci parecchio. Anche tutto questo lo facciamo come guidati da un burattinaio credendo persino di fare un qualcosa che ci piace molto. Ma questo modo di esistere ci fa stressare più del doppio a lungo andare (che causa malesseri) e, molto spesso ci sentiamo affaticati, stanchi, apatici o intolleranti. Si vive costantemente con la paura che qualcun altro possa scoprire una nostra debolezza attraverso un torto che ammettiamo e si vive, ovviamente, nell’orgoglio (che causa fastidi).

Il più grande ostacolo nel comunicare ce lo portiamo dentro, è il nostro orgoglio – (A. Gasparino).

Stiamo bloccando completamente il flusso vitale e universale colmo di amore, gioia e abbondanza perché non riusciamo a lasciare andare. Non riusciamo ad ammettere serenamente di aver sbagliato e che a ciò, come conseguenza, non c’è nessun problema.

Stiamo valutando con il nostro metro, con il nostro giudizio, senza tener conto che quello degli altri potrebbe essere molto meno severo del nostro.

Le persone diventano così ostacoli e più ci tengono testa più le contraddiciamo per non mostrare loro chi siamo veramente. Più le riteniamo sapienti e più ci spaventano perché ancor meglio potrebbero valutarci.

Siamo cioè delle persone che non si amano, che non hanno ricevuto amore, che non lo sanno dare e non lo riconoscono quando giunge dal prossimo.

L’AMOR PERDUTO 

Ammettere un errore è dannatamente doloroso. Ci si aspetta che l’altro possa prendersi gioco di noi perché gli abbiamo confessato una nostra debolezza attraverso quello sbaglio.

Non possiamo fidarci di nessuno perché siamo stati traditi fin dalla più tenera età. Genitori anaffettivi, non presenti, frettolosi, egoisti, sordi ai nostri richiami, affettuosi ma poco responsabili… Non si tratta di genitori “cattivi” ma di persone che per ics motivi non sono riuscite a dare al bambino quello che lui desiderava.

Questo tradimento, il più grande e inaspettato, ora viene vissuto ogni qualvolta si presenta la situazione del rinnegare se stessi.

L’individuo ha dovuto imparare ad amarsi a modo suo, per sopravvivere, e magari anche sgarbatamente ma ha faticato molto. Oggi, non permetterà a nessuno di intaccare la sua persona neanche ammettendo uno sbaglio. Si è fatto da solo e con sofferenza. E si è fatto perfetto. O almeno così ha bisogno di apparire. Chi lo ama, presto si stancherà di ricevere da lui sempre “colpi in faccia”, metaforicamente parlando, e di passare costantemente dalla ragione al torto, ma chi vuole sempre avere ragione, quando si sente amato, collega quell’amore all’amore genitoriale che gli è venuto a mancare e quindi, inconsciamente, si convincerà che anche quell’amore nuovo è sicuramente fasullo e deve cavarsela da solo.

In parole povere sarete più stimati e rispettati se più “distanti”, come colleghi o amici, invece che come partner o parenti. Sembra assurdo vero? Eppure questi sono i giochi della mente che, ferrea, non molla e dalla quale non si riesce a liberarsi. Tutta colpa della paura alla fine. Si diventa avidi. Avidi nel dare affetto o tenerezza, non si è empatici ne sensibili, si sta dietro la propria barricata e da lì non ci si muove. È un dramma vivere così. È come avere un mostro dentro che rosicchia ogni giorno un pezzo di noi. Per questo la salute viene sempre meno o la nostra vita appare vuota, o insoddisfacente, o spiacevole. Lo stress si nutre di tutte quelle sostanze che servono all’organismo per vivere sano e la mancanza di umiltà favorisce l’avvenire di sgradevoli situazioni nelle quali incappiamo sovente.

USCIRNE RIMANENDO IN PIEDI

Purtroppo, in certi casi, non si può fare nulla per far capire a queste persone che il nostro amore è sincero. Non lo vedono, oppure ne sono persino invidiosi essendo che non riescono a provarlo. Oppure ancora, ci portano allo stremo come a dire – Vediamo fin dove arriva il tuo sentimento! Quanto è reale?! -. Ognuno ha il suo percorso e, in fondo, ognuno è responsabile di se stesso. Ma è vero anche che amor vincit omnia e quindi vi auguro di riuscire. Badate solo che ne valga la pena, non trasformatevi in infermieri.

Chi vuole sempre avere ragione e non chiede mai scusa, o lo fa raramente, soffre di un serio problema, non è solo un’abitudine o un carattere di quelli etichettati: “è fatto così”. Dietro a queste sbarre, perché di prigione si tratta, si nasconde un mondo che ha il terrore di mostrarsi e non lo riconosce. Si indossano maschere anche solo per affacciarsi da quelle barriere e ogni gesto, ogni parola, ogni modo di fare sarà mentale e mai di cuore. Tutto volgerà all’appagamento dell’Ego che è diventato forte, ha dovuto trasformarsi in granito e oggi ci governa come un padrone. Non importa se ci si arrampica sui vetri, se si nega l’evidenza, se si raccontano bugie, non importante, l’importante è – uscirne in piedi -.

Si pensi che alcuni addirittura non danno mai ragione agli altri proprio per creare una sorta di sfida continua attraverso la quale possono riconoscersi e riconoscere di esistere.

“Sto sfidando, sto colpendo, sto incassando, ho un nemico davanti ma comunque ho QUALCUNO CHE MI STA VEDENDO”. Ecco. Qualcuno che li veda. Perché poche volte si sono sentiti visti e, di conseguenza, amati.

Ricordo che anni fa tenevo un bambino il quale mi faceva disperare apposta pur di attirare la mia attenzione. Preferiva la sgridata all’indifferenza e quando me ne accordi si quietò ma questa è una cosa che saprete tutti e tutti avrete vissuto. Sembra banale ma è meno banale se la si prende e la si trasporta su un soggetto adulto al quale questa fase non è ultimata e non deve ultimare.

Non ce la fanno ad essere visti scegliendo l’amore come strumento perché proprio l’amore è stata quella cosa che più ha fatto male loro senza pietà.

Non vi sto dicendo che dovete sopportare chi si comporta così, ne giustificarlo, ma forse ora potrete farvi meno rabbia voi. Parlo di collera intrinseca. Quella esterna, che riescono a smuovervi, fatela pure uscire se vi serve ma dentro, non odiate – c’è bisogno d’amore per Dio – (Sugar Fornaciari).

Prosit!

photo funnypicturesplus.com – aforismario.net – psicoadvisor.com – donnamoderna.com – italiamagazineonline.it – wisgoon.com – moststylish.wordpress.com – it.aliexpress.com

Ehi! Bel bambino, lo sai che moriremo tutti?

Tra me e la professoressa di Religione delle superiori c’era probabilmente un odio profondo, in quanto, come metteva piede in classe, iniziavano le feroci discussioni.

Non le perdonavo praticamente nulla di quello che diceva. Sbagliavo lo so. Chi ero poi per accusarla? Ma ero un po’ ribelle, oggi mi sono calmata.

Oggi ho un mio credo, accetto qualsiasi religione e qualsiasi opinione ma, un tempo, quando intuivo che il discorso volgeva al cercar di mettere paura e tenere la gente schiava e succube m’inalberavo.

Le religioni sono nate proprio per questo! – direte voi ma, da brava adolescente, con la voglia di cambiare il mondo, mi focalizzavo solo sull’ingiustizia ricevuta.

Col passar degli anni, modificai il mio atteggiamento ma devo ammettere che ci sono cose che ancora oggi m’infastidiscono; mia personale sensazione.

Tra queste, ce n’è una che, oltre a infastidirmi, mi lascia davvero attonita in quanto sto cercando da tempo una valida motivazione, soprattutto utile, riguardo il suo esistere.

Ripeto: sto cercando una motivazione che sia valida e utile al suo esistere.

Si tratta del dire a bambini, perciò a creature di una certa età, che…. avverrà la fine del mondo.

So che questa frasona va ancora di moda ma non so se ora viene ripetuta con le stesse parole con le quali veniva detta a me e ai miei compagni s’intende. Ognuno la riceveva in qualche ambiente da lui frequentato: a catechismo, a scuola, in famiglia… aleggiava, di tanto in tanto, questa minaccia incredibilmente potente.

Praticamente Dio, che è buono e perdona sempre tutti, un bel giorno ci tradisce, perché fondamentalmente è cattivo. Si arrabbia, distrugge il Pianeta e tutti gli esseri viventi, nessuno avrà scampo, perché i maledetti peccatori, non hanno rispettato la sua parola.

Allora, in pratica, al bambino passava (uso l’imperfetto ma, ahimè, mi sono resa conto essere un tema ancora attuale) il seguente messaggio:

Tu morirai, la tua mamma morirà, il tuo papà pure, forse non sai ancora bene cosa sia la morte ma non è una bella cosa e, comunque, tu non vedrai più nessuna delle persone alle quali vuoi bene -.

E mica si muore così, serenamente, senza rendersene conto! No! Facendo appello al già esistito e famosissimo Diluvio Universale, tra strazi e agonie, si è vittime di maremoti, uragani, terremoti, tifoni, asteroidi che colpiscono Madre Terra, il Pianeta che si spacca in due, quattro, otto parti… vulcani che eruttano l’impossibile, la tua casa, bel bambino, e anche la tua cameretta crolleranno e… insomma, un casino, perché Dio è infuriato (sentiti colpevole) molto, molto infuriato.

Ma io non ho fatto niente! – viene subito da pensare nell’affanno più totale  – non può prendersela solo con chi se lo merita se proprio deve?!

Ecco, se ho capito e tradotto bene (ehm… io c’ero!) la situazione sarebbe questa e vorrei che qualcuno mi delucidasse sulla sua utilità. Chiedo: è cosa buona e giusta (e sana) per la crescita prospera di un individuo?

La sera del giorno in cui sentii, per la prima volta, che il mondo poteva finire, in maniera terribile ovviamente, non chiusi occhio per tutta la notte.

Quel mondo immenso, agli occhi di un bimbo, che lo sorregge, che permette alla sua palla di rimbalzare, che sostiene quei palazzi altissimi… non sarebbe più esistito. Sarebbe sparito nel nulla (che non si sa bene cosa sia ‘sto nulla) portandosi via le persone più amate. Amate avidamente. I pilastri della vita.

Volevo esserci. Volevo avere gli occhi aperti. Avrei potuto schivare i tralicci che volevano rovinarmi addosso e forse una speranza c’era anche se tutti dicevano di no.

Volevo vedere in faccia quel Dio, rappresentato da tutta la sua terribile magnificenza, che stava per togliermi ogni cosa senza nessun diritto (…poi accusiamo certi individui che da adulti diventano possessivi…).

La muscolatura era rigida. Fissavo un punto, tra la finestra e il soffitto della camera da letto, concentrandomi sui rumori della notte al di fuori delle pareti. Il vento, il silenzio, le auto… “come poteva quella gente che guidava essere in giro a quell’ora… non lo sapeva che il mondo stava per finire?”.

Non riuscirono più a farmi credere in un Dio cattivo. Ad essere cattivo era l’uomo. L’uomo era l’unico essere capace di distruggere tutto ciò che non gli andava bene. L’uomo che mi aveva tradito, insozzando l’immensità di un qualcosa che neanche conosceva. L’uomo che si vantava di sapere. L’uomo che voleva Dio a sua immagine e somiglianza e non viceversa. L’uomo pavido, menzognero che non sa guardare oltre. Come poteva Dio amare, nonostante tutto, quell’essere così spregevole? Quell’essere del quale ne esistevano miliardi di copie? Quella creazione che sarebbe dovuta essere invisa ai suoi occhi? Eppure lui riusciva.

Anche l’astio verso l’essere umano terminò con la crescita ma la protezione verso chi è più innocente no. Perciò, magari, evitiamole certe ingiustizie. Certe cose che non servono a niente. Che forse non possiamo nulla contro guerre e carestie ma evitiamo le violenze, almeno tra le quattro mura che frequentiamo, almeno dove possiamo se non possiamo evitare situazioni ben peggiori. I traumi inutili e gratuiti, portatori di dolore e paura, creeranno solo altro dolore e altra paura che si spargeranno ovunque. Seminiamo gioia, buoni propositi, ricche ambizioni.

Nutriamo individui sani, forti, prodigiosi. Mostriamo loro come sentire Dio dentro anziché temere di avere la distruzione in grembo. Diciamo che il mondo lo possono salvare, sempre, e nessuno può permettersi di creare catastrofi al posto loro. Che sono e possono essere potenti proprio come il Dio che nutrono in sé. Creiamo aperture di cuore affinché nella vita si possa incontrare prosperità. Permettiamo di assorbire le sensazioni del benessere. Forse questo vorrebbero i bambini.

Prosit!

P.S.= Questo blog, mi ha permesso di conoscere persone splendide che, lavorando assieme ai bambini, cercano di inculcare in loro la Divinità che gli appartiene andando a disinnescare vecchie credenze passate. Queste persone le adoro, raggiungono ogni giorno ottimi traguardi e fanno capire che il bello c’è. Da qualche parte il bello c’è. Le ringrazio.

photo lallavealmisterio.com – czeshop.it – hogarmania.com – ilrestodelcarlino.it – pinterest.se – adimessina.it – intemirifugio.it – frasi celebri.net

L’Imbarazzo – spesso un Diavolo travestito da Angelo

Ma che carina! E’ proprio una bella persona, è timida, si imbarazza subito! Tenera…. -. Quante volte avete sentito dire frasi come questa? Un tempo le dicevo anch’io, anzi, io per prima mi imbarazzavo sovente, poi… ho detto basta.

Se da una parte l’Imbarazzo è un qualcosa di carino e che viene visto come una sorta di fragilità da trattare con cura, dall’altra parte, occorre rendersi conto che è anche uno dei nostri peggiori nemici. Un’ombra che ci appartiene e offusca la nostra luce come avrebbe detto Jung. Credetemi, non esagero se lo considero: un Demone (chi mi segue sa che considero demoni le emozioni negative che ci fanno del male).

Non dobbiamo confondere l’imbarazzo con l’emozione, la commozione, l’empatia e chi più ne ha più ne metta, anche se sono tutti cugini. Non dobbiamo confondere l’imbarazzo innocente dei bambini, che tastano e assaggiano le relazioni sociali, con le nostre fortificazioni difensive. Sì, l’imbarazzo appare delicato, frangibile, in realtà, è un muro di cemento armato.

Ci mostra timidi, veniamo addirittura scambiati per sensibili, se ci poniamo imbarazzati davanti ad una persona o una situazione.

Tutto molto grazioso superficialmente, non lo nego. Persino piacevole da vivere.

Le gote iniziano a tingersi di rosso divenendo sempre più rubizze, gli occhi si stringono in un sorriso teso, il cuore palpita più velocemente e quasi lo si può vedere nonostante sia rinchiuso in una gabbia toracica.

In realtà, a padroneggiare su tutto ciò, mi spiace disilludere, è il Giudizio.

Non cadiamo però nell’estremismo. Alcuni eventi imbarazzanti sono sinceramente buffi e gradevoli, addirittura lusinghieri ma, come sempre, quando si scavalca il filo sottile, poi si cade.

Chi si imbarazza troppo, provando anche disagio attraverso quella sua stessa manifestazione, è vittima del giudizio degli altri e, di conseguenza, se è vittima del giudizio degli altri è perché essa stessa è una persona che troppo giudica.

E’ risaputo che chi mente in continuazione, diffida da chiunque. E’ alla costante ricerca del marcio anche all’interno di una cosa bella.

L’ingenuo, che non conosce menzogna, si apre al mondo anche esageratamente, senza difese, e altrettanto crolla miseramente in trappole posizionate appositamente per lui non riuscendo a considerare il tradimento.

Il giudizio funziona allo stesso modo.

Ciò che ci fa imbarazzare è quello che crediamo gli altri possono pensare di noi e, peggio ancora, è quello che noi stessi siamo abituati a pensare riflettendo la medesima situazione che stiamo vivendo su qualcun altro.

Se accuso un individuo perché mi ha mentito, l’individuo in questione, aberrando la bugia, si arrabbierà moltissimo nell’essere considerato esattamente come chi disprezza e, fino a qui, la questione non fa una piega. La morale ci insegna che le falsità non si dicono, che l’onestà regna su tutto, perciò sarà normale la sua reazione.

Se allo stesso individuo però, io do un bacio davanti a mezzo paese (naturalmente non fugace), egli si vergognerà per il mio gesto, in quanto considera (giudica) sciocco chi si atteggia a tale maniera.

E’ sempre il giudizio verso gli altri che dirige e, quando esce dai limiti, da soddisfacente diventa deleterio. Più si giudica, meno si ama… la vita, in generale.

La cosa più grave è che, giudicando (e imbarazzandoci), impediamo persino a noi stessi di comprendere il messaggio che ci arriva dall’esterno. Se mi soffermo a giudicare l’azione, o la frase di quella persona, mi precludo dal focalizzarmi solo ed esclusivamente sulla sua bellezza o sulla sua eventuale utilità. La barriera oscura la mia vista e ostruisco di conseguenza anche la mia risposta, vale a dire l’intera comunicazione che viene bloccata dal mio limite.

L’imbarazzo è un impiccio. Non ci permette di essere liberi, di fluire in modo naturale. E’ uno sbarramento. Blocca. E si usa quel momento di fermo per riflettere come meglio agire o reagire. Da qui si evince come sia la mente, alla fine, a farci muovere e non il cuore.

Mille domande in un secondo:

Qual’è l’atteggiamento migliore per me con il quale ora rispondere?

Che cosa penserà/anno di me?

Che cosa sto provando? Cosa sono questi brividi e queste punture allo stomaco che mi confondono? Che non mi fanno sentire a mio agio?

Ma è piacevole! No, forse non è piacevole, fa un po’ male, ma non tantissimo… cos’è?

Il cervello inizia a frullare, siamo abituati, non ce ne accorgiamo nemmeno, ma è un vero stress per il nostro Essere in realtà. Tutto perché non riusciamo a lasciarci andare, rimaniamo aggrovigliati come in una sostanza vischiosa che ci trattiene. Quella collosità percepibile, è la risposta tangibile del giudizio.

Non per niente, il termine Imbarazzo lo si usa anche per definire un – ostacolo – che intralcia. E, il suo contrario, sottoforma di verbo, è proprio “sbarazzarsi di…”. Ecco, bisognerebbe davvero “sbarazzarsi di…”, in ogni senso.

L’essere umano può provare infinite sensazioni e mi ripeto dicendo che è giusto e doveroso percepirle. Sono anche appaganti. Toccano in noi tasti che altrimenti non si riuscirebbe ad accendere ma occorre fermarsi alla loro bellezza, a volte, senza andare oltre. Occorre non aver paura di quella bellezza e permettere allo stupore di invaderci. Senza timore.

Prosit!

photo aforisticamente.com – milanopost.info – net4market.com – slideshare.net – boorp.com – cosmopolitan.it – wired.it

Quello sporco che adoro

Vorrei spezzare una lancia a favore di Madre Natura… (-Ti piace vincere facile – direte voi, invece così facile non è).

Andiamo nel bosco e pretendiamo che il sentiero sia pulito, andiamo al mare e pretendiamo che l’acqua sia pulita (non parlo d’inquinamento parlo di limpidezza), andiamo al lago e pretendiamo acqua cristallina e di poter vedere il fondale. Voglio dire, avrete sentito anche voi frasi tipo – Bleah! Quell’acqua è verde! -. Ohibò! Certo che è verde!

acquaverde

Ma è così difficile da capire che la pulizia che intendiamo noi non è la stessa che intende Madre Terra? Per molti si.

c3ecc-img_4973

Le foglie esistono e cadono e “sporcano” con il loro humus, prezioso per il suolo che senza morirebbe, le alghe esistono e galleggiano e “sporcano”, la sabbia si unisce all’acqua in una danza sinuosa, spinta dalle correnti, e rende quell’acqua torbida.

img154

Si, perché l’una è dentro l’altra. Perché è come se facessero l’amore. Perchè in Natura, tutto è amore.

fare-lamore

Quanti batteri vi scambiate voi facendo l’amore? E liquidi organici, mucose vaginali, sperma, saliva… Cosa dovrebbe dire l’acaro che fino a cinque minuti prima se ne stava tranquillo nella polvere del suo materasso e ora si trova un devasto davanti?

Cosa accade durante un parto? Il più bell’evento della vita. Quali sono gli elementi che lo accompagnano? Feci, urina, sangue, liquido amniotico… che schifo vero?

Bisognerebbe ragionare un po’.

Non ce ne accorgiamo nemmeno di quanto bene quelle alghe stiano facendo a noi e a quell’habitat. Possono dar fastidio, non piacere, ma è assurdo, a parer mio, affermare che quell’acqua è sporca. Non è bello nuotare tra quelle piante (si lo so alcune vengono definite tossiche ma non è questo l’argomento di oggi). Non si vede nulla, e chissà cosa ci si nasconde sotto, probabilmente un mostro marino che non si riesce a vedere.

alghe-mare

Le alghe non appartengono all’inquinamento ma purtroppo, ahimè, mi è toccato sentire anche questo.

Il fatto che ne vengano prodotte di più proprio per un equilibrio bio-marino che il mare cerca di ottenere a causa dei devasti prodotti dall’uomo può anche essere ma, le alghe, non inquinano. E’ offensivo a mio avviso stabilire che quell’acqua – fa schifo -.

Noi fondamentalmente facciamo la stessa cosa. Se il nostro organismo, o la nostra pelle, non hanno buoni equilibri, automaticamente si formano colonie di batteri o una grande quantità di sebo in più per cercare di rimediare ad eventuali carenze. Ma non li vediamo e quindi pensiamo di essere sempre lindi e immacolati. Oh no! Sapeste che di “schifezze” e che esseri mostruosi ci sono sopra di noi se si potessero osservare da vicino. Ma sono cose nostre… nostri amici, e li accettiamo.

escherichia-coli-batterio-umano-ceppo-patogeno-o157-h7_thumb12

Le mucillagini invece proprio non ci vanno giù. Compriamo le creme con i loro principi attivi e, se fa tendenza ci cacciamo anche nel fango (azione molto salutare se non si esagera) ma di fare un bagno dentro a quegli organismi che creano ossigeno e sono ricchi di sali minerali e importantissimi oligoelementi, e persino a gratis, proprio no!

Il troppo stroppia e ne sono consapevole, ma vivo in un paese che si affaccia sul mare e le mie orecchie, ogni anno, in estate, ne sentono di ogni.

1215

Non parliamo poi dell’erba alta che, come le alghe, può nascondere insidie e pericoli. Pretendere che quell’erba non cresca mi sembra davvero eccessivo. Crescono i vostri figli, i vostri capelli, il vostro cane, le vostre piante sul terrazzo ma quell’erba lì, proprio dove io devo andare a camminare, dovrebbe rimanere al massimo alta dieci centimetri. E quelle vacche poi, che vengono a fare i loro bisogni proprio qui, a 1.500 metri s.l.m., dove io ho deciso di soffermarmi a mangiare un panino… Una maleducazione fuori misura.

mucca_al_pascolo

Si ok, sembro intollerante e indisponente, qualità che solitamente non mi appartengono ma, abbiate pazienza se mi giustifico rispondendo che certe esclamazioni alcune persone te le tirano proprio fuori dalla bocca con la forza. Non dovrei cedere, lo so, ma una sola volta concedetemela.

La Natura è anche questo. E tutto questo è sacro. Osserviamola con altri occhi. Proviamo a cercare in noi uno sguardo non edulcorato quando ammiriamo. La Natura non ci vuole male ed è amica dei bambini. Non abbiate paura che i vostri figli giochino con quello che lei offre, che si sporchino della sua materia.

Lo “sporco” della Natura deve esserci. Senza di lui, il nostro pianeta, non sopravviverebbe e nemmeno noi.

Prosit!

photo simonabalmelli.blogspot.it – photobucket.com – olmo.elet.polimi.it – benessereblog.it – montagnesottosopra.blogspot.com – boorp.com – chedonna.it – nicovalerio.blogspot.it

I Gabbiani mi parlano, così sento il mio Chiacchiericcio Mentale

Vivo in un paese bagnato dal mare e i Gabbiani sono praticamente miei concittadini. Ce ne sono tantissimi e sono molto grandi, bianchi e affascinanti. Volteggiano liberi nell’aria, non si preoccupano di nulla, osservano e, ogni giorno, si posano sui tetti e sui terrazzi vicini a casa mia.

Qualche mese fa, durante un periodo per me faticoso e insopportabile, mi resi conto di quanto questi Gabbiani, in particolar modo due di loro, sempre appollaiati sul balcone di fronte a me, facevano tanto di quel fracasso da non permettermi nemmeno di lavorare. Con quelle loro urla e starnazzate m’impedivano di pensare, di ideare e di concentrarmi. Un casino incredibile, sembravano in cinquanta!

tempiodi

I loro discorsi parevano quelli di due comari incavolate contro chissà cosa, vogliose di litigare col mondo intero.

Mi chiesi perché quei Gabbiani dovevano venire a garrire e stridere proprio vicino alle mie orecchie ma, dal momento che ciò che vediamo e sentiamo altro non è che il film inconscio della nostra vita, messo in mostra per noi dall’Universo, che altrimenti non potremmo vedere, iniziai a cercare risposte per quelle domande.

Queste , per lo meno, sono le mie convinzioni.

Cosa stavano realizzando in me quei Gabbiani? Fastidio.

Cosa stavano facendo quei Gabbiani? Blateravano stizziti.

Che modo di fare avevano quei Gabbiani? Irritato, nervoso, inquieto.

Ero io. Ero proprio io! Mi stavano rappresentando. O meglio, stavano rappresentando quello che avevo dentro in quel momento.

mind-woman-confusion-640x520

La mia mente in quei giorni lavorava all’impazzata, senza sosta, a causa di quello che stavo attraversando, nemmeno me ne accorgevo ma, a fine giornata, mi sentivo spossata.

Grazie ai due uccelli, la mia attenzione si raffinò ulteriormente.

Al mattino e al pomeriggio passavano, sotto casa mia, i bimbi che dovevano andare a scuola accompagnati dai genitori.

Quei bambini piangevano, urlavano, le mamme innervosite gli tiravano pacche sul sedere, i padri stanchi li sgridavano.

Come se non bastasse clacson e sirene di ambulanze, o vigili del fuoco, completavano giornalmente un quadretto per nulla rilassante che frastornava, inaspriva e faceva perdere la pazienza.

Come ho detto prima, l’emozione maggiore che provavo e che regnava sopra tutte, era il Fastidio contornato da Confusione e Nervosismo.

sinonimi-di-fastidio

Non potevo certo cambiare il modo di fare dei Gabbiani, o quello dei genitori adirati, men che meno potevo modificare il traffico sotto casa.

Ma potevo modificare un’altra cosa per giungere alla pace ossia: me stessa.

Se fossi cambiata io la realtà circostante di sarebbe trasformata di conseguenza, solo così potevo ottenere ciò che desideravo: la quiete.

Una quiete che prima di tutto avrebbe fatto bene a me. Una quiete che mi avrebbe permesso di passare le giornate diversamente, che mi avrebbe fatto dormire la notte, che avrebbe rilassato i miei muscoli e la mia mente. I miei pensieri.

il-vaso-dei-sogni-di-stefania-bruno

Già solo per il fatto che avevo riconosciuto questo riflesso e queste sensazioni del mio essere mi ritenevo a buon punto. E’ una cosa alla quale nessuno pensa invece è fondamentale.

La natura è perfetta, il Cosmo che ci ha creato è perfetto, il nostro corpo è una macchina perfetta. Pensate che queste tre cose ci avrebbero dotato di un inconscio incomprensibile senza darci modo di saperlo decifrare? Assolutamente no. Ed è per questo che ci rispecchiano lui, escogitando come strategia quella di mostrarci ciò che ci circonda e che viviamo. Le persone che frequentiamo, le situazioni che ci accadono, le sensazioni che proviamo. Noi, abituati ad usare solo i nostri cinque sensi, senza mai tenere conto dell’energia. Bene, e allora ci fanno vedere, ci fanno sentire, ci fanno toccare, annusare, quello che sta accadendo fuori di noi ma che in realtà vive nella nostra parte più intrinseca.

2015-47545-354506_33809_11453_t

Tutto è perfetto.

Lavorai su questo. Lavorai su di me. Su ciò che m’infastidiva riconoscendo che avrei potuto prendere le cose in modo diverso e, vi assicuro che tutto cambiò. E no, a infastidirmi non erano i volatili, non erano i bambini, non erano gli automezzi, tutti loro erano solo una conseguenza, o meglio l’immagine, di ciò che precedentemente aveva causato del Fastidio in me. Qualcosa al quale avevo permesso di sottomettermi, di piegare il mio Mago interiore e trasformarmi in Schiava, rovinando l’armonia del mio essere.

I giorni passarono e i Gabbiani, nonostante continuassero a venire ad appollaiarsi vicino, avevano un altro atteggiamento, più tranquillo, più sereno. In silenzio, se ne stavano appallottolati sul ciglio del terrazzo a prendere il sole, scrutando di tanto in tanto le persone che passavano sotto al loro enorme becco.

I bambini andavano a scuola ma ora cantavano canzoncine divertenti assieme ai genitori che, spesso e volentieri, se le inventavano sul momento per distrarre i figli dall’entrata in aula.

genitori-scuola

Ricordo addirittura il passaggio di un’intera scolaresca che, assieme alle maestre e ordinatamente in fila per due, si allenava divertita a cercare con lo sguardo il colore che l’insegnante pronunciava.

Clacson non ne sentii più se non raramente e, finalmente, le sirene dei mezzi di soccorso si zittirono.

Tutto era cambiato perché io ero cambiata. Tutto si era rasserenato perché io avevo iniziato a prendere la vita con più serenità. E’ stato bello, toccante. Emozionante. Ho potuto constatare che realmente la realtà risponde, vibra delle nostre stesse frequenze, rimanda ciò che noi emaniamo. Sembra incredibile ma è proprio così.

3372chiseitu

Una mia amica, alla quale raccontai l’episodio, mi chiese – Ma allora chi vive ad esempio nel centro di Milano? – domanda lecita. Pensai che, a dire il vero, conosco gente che vive nel centro di Milano ed è serena e felice ma non la maggior parte. La mia amica continuò – …Il traffico, lo smog, il rombo dei motori, altro che clacson! – era vero. Infatti penso sia difficile vivere con la piena serenità nel cuore se non si prende il sole, se non si può godere di spazi aperti che la natura offre, come il mare o un grande prato incontaminato, se si deve condurre una vita frenetica. Stress sopra stress che viene emesso nell’energia cosmica e di rimando offre il medesimo logorio dell’anima. Per chi vive nel centro di una metropoli sovente è così. E’ uno stile di vita. Conosco diverse persone che vivono in grandi città. Mi dicono di avere, si e no, due ore circa alla settimana da concedere a loro stesse. La maggior parte del tempo la passano sui mezzi pubblici per andare e venire dal lavoro. Cavoli!

inquinamento_milano_polveri_sottili_stop_auto

La realtà attorno a noi va osservata e ascoltata attentamente. In ogni momento ci mostra quello che abbiamo dentro e ci consiglia eventualmente cosa cambiare per vivere meglio, per elevarci e condurre un’esistenza più felice. Senza sopprimere nulla o trattenere ma prendendo in modo diverso alcuni aspetti della vita che ci riguardano.

buddh

Prosit!

photo fulminiesaette.it – scuolamagazine.it – isha.sadhguru.org – sinonimiecontrari – aoristicamente.com – successivamente – celeste – pensierivagantioltreiltempo – ecoo

Il grande potere dell’Ingenuità

L’ingenuità non è più ammessa.

Pensano di te che sei una persona buona, una persona di cuore ma appena provi ad esternare un umile pensiero vieni scanzonato, deriso, considerato un poverino.

Appena speri e manifesti la tua fiducia diventi un fesso.

– L’ Universo non lascerebbe mai senza cibo una bocca che lui stesso ha creato – (proverbio africano)

Non cedere. Non permettere che questo freni la tua purezza.

agrinido-agriscuola-bambini-natura-orto-1

L’ingenuità appartiene ai bambini, ad esseri incontaminati che non conoscono il male.

Segui il tuo istinto per evitare i pericoli, ascolta lui, ma non eliminare l’ingenuità dalla tua vita.

La sagacità, la furbizia, la scaltrezza, le hai già. Ti basta non aver paura e tirarle fuori al momento del bisogno.

Questo non significa che devi soffocare la tua innocenza, la tua meravigliosa semplicità perchè è proprio la più grande ricchezza che ti appartiene, della quale tutto il mondo ha bisogno.

Educazione-green

Non sentirti deriso. Devi riuscire a sentirti unico per questo. Speciale.

Non sentirti impotente, non vergognarti. Appartieni alla freschezza di questa terra. Sei il suo frutto migliore.

Continua a proclamare le tue stupide frasi a gran voce, continua ad essere tu.

Continua a compiere quelle sciocche azioni, sono figlie tue.

Non c’è giudice che possa valutare.

Solo tu puoi dare a qualcun altro tale potere.

Non farlo. Il potere è tuo ed è proprio nella tua autenticità.

Sei nato goffo ma poco t’importava. Per te era molto più importante muoverti con passi incerti, ma scoprire.

Sei nato scienziato, scopritore e non eri attento alle tue movenze e ai tuoi pensieri.

Andavi avanti utilizzando solo i sentimenti. Eri focalizzato solo su di loro.

10

E’ l’ingenuità che permette a questi ultimi di uscire e traboccare. Di riempire la tua vita. Un’ingenuità che devi lasciare libera in qualsiasi quantità, altrimenti soffocandola, soffocherai anche le tue emozioni.

E pensa… l’unico motivo per il quale ti ritrovi ad doverla chiudere stretta in un imballaggio è il giudizio degli altri. Può essere questa una motivazione tanto importante da uccidere la tua natura?

Sii ingenuo. Sii te stesso. Non dimenticarti mai chi sei. Non dimenticarti mai chi eri.

L’ingenuità è potere, è fatta di energia.

E’ la tua bacchetta magica che vibra. Non spegnerla.

I bambini sono senza passato ed è questo tutto il mistero dell’innocenza magica del loro sorriso – (Milan Kundera)

L’ingenuità ti permette automaticamente di comportarti come meglio credi senza mai mancare di rispetto a nessuno. Ti permette di fare ciò che ti fa stare bene. Ti permette di essere libero.

L’ingenuo non tradisce. L’ingenuità non si affianca alla malignità. L’ingenuità è piena d’amore.

Prosit!

photo nonsprecare.it – bachguthof.it – donnaclick.it

Piccoli Incidenti – Punizioni del Senso di Colpa

Ti è mai capitato di muoverti e prendere un colpo? Sbattere da qualche parte con la testa, i piedi, i gomiti? Sicuramente si. Succede a tutti e ci sono periodi della nostra vita in cui ogni giorno ci facciamo male anche due o tre volte. Alcune botte sono davvero insopportabili come quelle al quinto dito del piede contro lo spigolo del letto, hai presente? Che dolore…. Solo al pensarci…

maxresdefault

Ebbene, le filosofie che seguo da tempo, sono tutte concordi nel dire che questi piccoli traumi sono delle punizioni verso noi stessi che nascono dal nostro senso di colpa.

In realtà anche i grandi incidenti sono figli delle medesime teorie ma i classici urti, che viviamo quotidianamente, sono molteplici e non diamo loro tale significato. E oggi è di loro che voglio parlarti.

Ad esserne vittime sono maggiormente le persone che hanno una bassa autostima, sensibili, empatici e che, nel loro inconscio, si sentono responsabili delle cose che accadono all’interno della loro vita in qualsiasi ambito. Tendono a volersi sentire utili e hanno paura di perdere quello che hanno. Non se ne rendono conto ma è così. E, di conseguenza, decidono di punirsi quando qualcosa non va come loro desidererebbero.

C’è da dire inoltre che ogni zona del nostro corpo che subisce l’offesa può tradurre il malessere che ha causato l’incidente.

Ad esempio, mi è successo un po’ di tempo fa di prendere diversi colpi alla testa per circa un mesetto. Non dico tutti i giorni ma, sovente, pigliavo botte davvero fastidiose e doloranti alla nuca, soprattutto alla zona frontale. Le prime volte non ci diedi importanza, “capita” pensai, ma quando notai che non potevano solo essere coincidenze iniziai a farmi un esame di coscienza.

senso-di-colpa-462x234

Gli urti aumentarono e aumentarono proprio perché in realtà io avrei dovuto pensare di meno. L’esame di coscienza in quel momento non era quello che la mia parte intrinseca voleva. Essa desiderava leggerezza, libertà, meno riflessioni stancanti e morbose e più senso del – Affidati all’Universo, tutto è perfetto – .

Fortunatamente lo capii altrimenti mi avrebbero dovuto ricoverare in traumatologia dopo un po’!

Si mise a dirmelo persino uno gnomo.

NX-MAM-ARTvls_369080_gnomi

Sì, era uno gnomo in ceramica sopra ad un’altalena che io tenevo appeso al soffitto dell’antibagno. C’era sempre stato e mi era stato regalato da una persona a me molto cara. Passavo mille volte al giorno da lì per andare nelle camere o alla toilette ma, quella sera, la punta del suo stivaletto blu mi prese in pieno sopra l’occhio sinistro. Una botta tremenda che ricordo ancora oggi. Vidi nero per qualche secondo e dovetti appoggiarmi al muro con la testa tra le mani. Immediatamente il pensiero andò a mia madre, immagino sia stata anche una traccia mnestica che richiedeva una coccola visto il male subito, ma pensai a mia mamma anche per un altro motivo.

fronte

La parte della fronte era quella sinistra, che ci ricollega alla madre e al nostro lato femminile ( vedi art. la Destra e la Sinistra – il Padre e la Madre ) e lo gnomo me lo aveva regalato mio zio, suo fratello. In effetti dovetti riconoscere che mia mamma, essendo stata poco bene di salute, mi aveva dato da pensare e sicuramente anche da preoccuparmi. Mio zio poi è uno che si inquieta sempre molto per la salute della sorella. La fronte inoltre, nello specifico, è una zona del viso con la quale facciamo capire le nostre emozioni, è protagonista delle nostre espressioni ed è collegata all’intestino (ansia) alla vescica (paura) e al cuore (passione-vita). Eh già, di sicuro non stavo vivendo in quel momento tranquilla e felice e, probabilmente, avrei voluto fare qualcosa per migliorare la situazione (senso di colpa).

41236152808188579_jmwyhR2I_f1-300x200

La testa poi, è la parte con la quale “pensiamo”, ragioniamo (la nostra pentola di fagioli che sempre borbotta) e sovente è proprio lì che si formano le nostre paure. Insomma, capii che dovevo fermarmi e lasciar fare all’Universo ciò che per mia mamma aveva disegnato, o meglio, ch’ella stessa si era richiesta per ricevere eventuali messaggi da comprendere che l’avrebbero sicuramente aiutata e così fu infatti.

craniata

I bambini sono quelli che tra tutti prendono maggior quantità di colpi, a volte anche violenti e fortunatamente hanno una soglia del dolore diversa dalla nostra. Si sa, i bimbi sono impacciati, sono incoscienti, sono alla scoperta del mondo e soprattutto non hanno ancora il senso della misura o un’intelligenza e un’abilità spazio-temporali ben sviluppate. E’ ovvio quindi che prendono botte ogni momento. Ma è anche vero che i nostri piccoli si sentono molto più in colpa di quello che possiamo immaginare.

Anche se a noi possono sembrare cose di poco conto, un’espressione arrabbiata sul viso di un genitore, una litigata tra mamma e papà, una sgridata direttamente a loro, uno spavento…. Sono situazioni che involontariamente li rendono colpevoli nel loro essere più intimo e, pur essendo molto più forti di noi adulti, in tutti i sensi, sono anche spesso pieni di lividi con i quali crescono e si irrobustiscono.

Prendere qualche bottarella è più che normale ma se dovesse capitarti di esagerare prova a pensare che qualcosa, dentro di te, vuole vivere in maggior tranquillità e quello che vuole se lo piglia in un modo o nell’altro pur di farti capire. Rasserenati e lascia fluire la vita così com’è. Non sentirti sempre in colpa per gli altri, ognuno di noi ha un suo cammino ben stabilito e dobbiamo superare diverse prove per crescere ed elevarci. Se non fai del male a qualcuno volontariamente convinciti che la responsabilità può essere tua solo dal punto di vista di “mezzo di trasporto” del messaggio universale ma non una tua colpa.

Prosit!

photo justhinkitblog.wordpress.com – gushmag.it – benessere4u.it – frasi aforismi.com – lastampa.it – inspagnolo.it