Il Significato delle Punture d’Insetto

ZZZZZZZZZZZ……… ZZZZZZZZZ……..

Quando veniamo punti da un insetto siamo soliti pensare di averlo infastidito o spaventato e lui, per reazione, ci ha punto. C’è poi chi considera quell’esserino un “maledetto disgraziato” e gliene dice di ogni e c’è anche chi invece non se la prende e perdona.

Tutto giusto e ovvio ma, andando oltre, aggiungendo una ulteriore riflessione a questo comportamento degli animali si può notare come il “pungere”, in se’, ci voglia mostrare il nostro “impuntarsi e pungere”, a nostra volta, su determinati fatti della vita che però, in realtà, sono INEZIE.

La puntura d’insetto indica proprio il senso di colpa, la condanna, il fastidio, la preoccupazione che ci infliggiamo per cose fondamentalmente irrisorie.

Vedete… l’Universo guarda la vita in un’altra ottica e quello che per noi è fondamentale e quasi alla base della vita, per lui sono soltanto frivolezze delle quali puoi farne a meno. Litighi con un collega? Tu te ne fai un cruccio, non lo sopporti, non vuoi che sia così ma, l’Universo, ti risponde – Bof! E che sarà mai?! Non dargli peso! Tu sei luce! Di che ti preoccupi! -. Ecco, più o meno funziona così. Molte volte, davvero, ci facciamo il sangue marcio per cose che sono sinceramente poco importanti, se ci riflettiamo sopra, non trovate anche voi?

ESSERINI DI OGNI TIPO

Quando non si tratta di puntura ma di morso (come nel caso di zecche o pulci) significa che, a condire tutto ciò, c’è anche una buona dose di rabbia, magari celata. La cosa curiosa, da notare in quest’ultima tipologia di animali, è il loro essere parassiti e anche dipendenti. Ciò potrebbe mostrarci la nostra dipendenza verso quella determinata cosa che ci infastidisce ossia essere dipendenti e non riuscire ad accettare che quell’evento possa esistere. Si è anche parassiti perché senza agire si è schiavi degli eventi succhiando magari l’energia da altri affinché si trovi la serenità.

Mi spiego meglio. Se io sono dipendente dell’ordine cioè non sopporto lo sporco e il disordine, e me ne faccio un cruccio che mi fa stare male, ne sono schiava. Se inoltre pretendo che gli altri mantengano l’ordine che piace a me, affinché io possa vivere nel pulito oppure semplicemente regalo energia negativa agli altri a causa del caos che vivo, divento una parassita arrabbiata e succhio positività, senza rendermene conto, a chi invece vibra in alte frequenze o può aiutarmi. È tutta una questione emozionale ovviamente. Non vi sto dicendo che non dovete essere ordinati ma è come vivete il fatto che conta. Quale emozione scaturisce.

Mi rendo conto che, a questo punto, dopo aver parlato di pungere e succhiare devo fare un accenno anche alle zanzare che sono un fenomeno, in estate, assai presente. Come dico sempre non bisogna mai essere assolutisti ed estremisti ed è ben ovvio che la natura faccia il suo corso. Com’è ovvio che l’immondizia, l’umido, il territorio, il caldo, etc… attirano più zanzare, ma è anche vero che ci sono persone che vengono punte maggiormente da questi fastidiosi insetti rispetto ad altre e non è solo una questione di sangue “buono” o meno. Non hanno il palato così fine, devono sopravvivere. Oppure ancora, ci sono momenti della nostra vita in cui veniamo punti di più e altri meno. Potrebbero naturalmente esserci meno zanzare, come potrebbe anche essere che abbiamo permesso a meno seghe mentali di ristagnare in noi, sono abitudini inconsce che nemmeno vediamo.

MA PER QUALE MOTIVO?

Detto questo occorre osservare il motivo del perché quell’insetto ci ha punto. La zanzara infatti lo fa a prescindere, per sfamarsi, così come altri e, come dicevo prima, altri ancora invece, molte volte siamo noi, anche involontariamente, a spaventarli e a infastidirli.

Capita però che veniamo punti in modo strano e del tutto inaspettato pur non avendo magari fatto gesti poco simpatici agli animaletti in questione e senza la minima intenzione di recare loro un danno. Eppure, nonostante tutto, ecco che dobbiamo subire una bella e dolorosa puntura. Ma perché? Il perché risiede, oltre a tutte le altre varie motivazioni naturali, proprio in quello che vi ho scritto, quindi, dopo esserci lamentati, disinfettati e arrabbiati proviamo anche a ragionare su cosa, quella creatura, a voluto farci focalizzare l’attenzione. Dove stiamo “battendo” in continuazione? Cosa, in noi, è come una specie di “goccia cinese”?

Il discorso è complicato e non finisce qui. Le cose da osservare sono diverse, ad esempio è utile notare anche dove ci ha punto l’insetto. In testa? Troppi pensieri e rimuginii… In una gamba? Paura del futuro e dell’avanzare… Su un braccio? Non essere sicuri di farcela… Su una mano? Temere che quella situazione ci scappi di mano… È curioso non trovate?

ELENCO CREATURINE

E poi, gli insetti, non sono tutti uguali! Oh no! Che significato portano con sé?

APE: Ti dice che devi avere cura di te, che non stai dando valore alla divinità che risiede in te e che non ascolti la voce della tua anima.

VESPA: Ti mostra la paura che hai nell’essere danneggiato e che non stai facendo divampare il tuo fuoco interiore troppo trattenuto e soffocato.

ZECCA: Ti dice che hai paura che qualcuno possa rovinare i tuoi sogni e i tuoi obiettivi, sei arrabbiato nei confronti di qualcuno o qualcosa che, seconde te, si sta approfittando di te.

PULCE: Ti dice che non hai un buon rapporto con il denaro e ti preoccupi troppo, sei esageratamente guardingo e diffidente, temi la manipolazione.

ZANZARA: Ti mostra il fastidio che serbi al tuo interno e anche un’eventuale inquietudine di fondo. Troppe cose non tolleri dentro di te. Temi gli attacchi improvvisi.

TAFANO: Ti senti minacciato e sei convinto che anche chi ti vuol bene possa farti del male. Non ti fidi mai del tutto degli altri.

Ecco qui, spero possa esservi utile!

Prosit!

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Non hai bisogno del nostro Aiuto

I MIEI STRANI AMICI

Sono seguita e aiutata costantemente da un branco di… di… beh, ecco, potete chiamarli come volete, non è un discorso religioso il mio: angeli, eggregore, guide spirituali, energie, corpi sottili, forze universali… io li chiamo semplicemente – parti di me – e li considero amici. Sono amici fighi. Potenti, disponibili, generosi e coraggiosi. Avendoli, mi sento sempre nella bambagia. Sono dei duri e io, ovviamente, li adoro.

Con loro parlo, condivido cose e litigo. Sì, ci litigo anche. Ci litigo quando non fanno quello che chiedo. Che supponente che sono vero?

Vedete, il fatto è che da quando ho iniziato a nutrire profondamente il rapporto con loro, essi sono divenuti particolarmente presenti. Così presenti da essere presenti sempre e da concretizzarsi persino. Ad esempio… vi è mai capitato di mettere in dubbio la loro presenza e l’indomani passare una giornata chiusi all’interno di un locale protetti da due Agenti dei Corpi Speciali di Polizia? Ecco a me sì. Per esempio. Solo per fare un esempio eh? Ma non posso dare informazioni. Posso solo dirvi che è stata una giornata surreale e ringraziare con tutto il cuore quei due uomini che mi hanno protetta per dodici ore, costantemente al mio fianco e inaspettatamente. Non per niente, i miei amici fatti di energia sono infatti due. I preferiti diciamo. I più collaboratori. Quelli ai quali mi rivolgo maggiormente e che immagino ne abbiano anche le balle piene di sentirmi.

E insomma che come vi dicevo ci litigo, o meglio, ci litigavo. Ogni tanto mi fanno ancora innervosire ma prendermela seriamente con loro non lo faccio più e, in questo articolo, voglio proprio parlarvi di questo punto. Abituata al loro intervento ad ogni mia richiesta (bisogna pero’ saper chiedere ma non ne parlerò adesso) è capitato che, qualche volta, non hanno esaudito il mio “desiderio”.

NON CAPENDO NON SI ACCETTA

Le prime volte, mi sono sentita tradita e abbandonata. Mi struggevo nei – Perché? -, sapevo che loro valutavano tutto, non solo quello che pensavo e domandavo, ma anche cosa avevo dentro e magari non conoscevo ma finivo sempre con l’arrabbiarmi perché, almeno la loro presenza, in caso di bisogno, avrebbero dovuto farmela percepire. Invece il nulla. Non solo mi stava capitando quel fattaccio ma dovevo anche sbrigarmela da sola nonostante mostrassi a loro, di continuo, amore e gratitudine per quello che erano e facevano.

Fu col passare del tempo e degli eventi che capii meglio.

Un giorno, a causa di una situazione che mi rattristava parecchio cercai dieci minuti di silenzio per sfogarmi e rimanere tra me e me al fine di lavorare sulla sofferenza che provavo e parlare con loro. Venni disturbata da una persona che mai passava di lì, in quel luogo che vivevo quotidianamente e conoscevo bene. Mi girarono le scatole. Quando voglio sfogarmi e non posso farlo mi irrito. Quando non mi viene permesso di svolgere quel tempo, a trasmutare dentro di me, mi infastidisco. Cercai di portare pazienza e, dopo un’ora, decidendo di cambiare posto, mi rimetto alla ricerca dei miei dieci minuti preziosi di solitudine e introspezione. Di nuovo venni disturbata da un’altra persona mai vista prima che, completamente inconsapevole di ciò che stavo provando, iniziò a parlarmi del più e del meno pretendendo da me delle risposte. Che rabbia! “Ma perché non te ne vai?” pensavo.

Meno riuscivo a calarmi in me e più la sofferenza aumentava. Questa cosa mi stava davvero facendo arrabbiare. Non accettavo. E qui viene il bello. Infatti, io avrei invece dovuto accettare senza dubbio e con fede. Partendo dal presupposto che ne’ la vita, ne’ l’Universo e nemmeno questi miei amici vogliono il mio male, bensì desiderano per me soltanto il meglio, perché allora mi stavano impedendo di compiere un’azione che a me avrebbe fatto stare bene?

SE NON ESISTE IL PROBLEMA NON ESISTE NEMMENO LA SUA SOLUZIONE

La risposta è semplice ma ci misi parecchio a comprenderla e dovetti arrabbiarmi diverse volte prima ma poi fu chiara e lampante: non ne avevo bisogno. Non avevo bisogno di togliermi dalla sofferenza perché quella sofferenza in realtà non c’era.

Provo a spiegarmi. Io ero schiava di un’abitudine. Ossia, supponiamo ch’io sia dipendente dai dolci. Inizio a star male, mi viene il diabete, ingrasso, etc… decido allora di combattere la mia dipendenza anche attraverso un duro e faticoso lavoro di introspezione e modifica delle sinapsi. In fondo, siamo tutti schiavi della mente. Bene. Io riesco a guarire ma, sotto un certo punto di vista, non me ne accorgo, o addirittura mi sembra impossibile, oppure ancora non credo sia possibile stare bene. Come se fosse troppo bello per essere vero. Non me lo godo neanche.

E allora cosa succede? Succede che posso credere di riuscire a rinunciare al dolcetto ma se quel dolcetto i miei occhi non lo vedono io automaticamente sono convinta di dover soffrire. È chiaro? In realtà non sto soffrendo per niente per quella mancanza di glucosio, il mio corpo non ne sente più alcun bisogno, ma la mente mi dice – Guarda che se non vedi o non mangi il dolce stai male. È ovvio che stai male. Hai SEMPRE fatto così -.

Ricordate i percorsi facilitati che prendono i nostri pensieri e che vi raccontai in questo articolo https://prositvita.wordpress.com/2018/04/20/erezione-maschile-e-cervello-in-vasca/ ? Ecco. Succede esattamente così.  Siamo vittime dell’abitudine in tutti i sensi. Il nostro cervello va avanti con cose che già conosce. Non è in grado, da solo, di scorgere novità.  Lui non possiede suoi sensori personali. Pertanto, io non ricevetti l’aiuto chiesto perché in realtà non mi serviva e me ne accorsi benissimo alla sera e l’indomani, oppure vissi addirittura quella meraviglia che era già pronta ad apparire nella mia vita ma io non la credevo e continuavo a chiedere aiuto rimanendo aggrappata al vecchio.

SEMPRE AL MIO FIANCO

Se i miei amici mi avessero aiutata non mi avrebbero fatto del bene. Avrebbero solo avvallato il progetto della mente continuando a farmi soffrire in un circolo vizioso e continuando a farmi chiedere aiuto. Dovevo accorgermene. Dovevo accorgermi che qualcosa era drasticamente cambiato. Fu liberatorio e di gran sollievo scoprire e toccare con mano tutto ciò.

Questo per dirvi che occorre sempre “guardare oltre” e tradurre bene i messaggi non solo come viene comodo a noi (alla mente che ci tiene dipendenti). Questo per dirvi anche che ho dovuto ammettere che i miei amici sono sempre ganzi e mi vogliono proprio un gran bene. Se vi va, provate anche voi ad alimentare con queste energie un rapporto amichevole. Sono convinta che non ve ne pentirete ma sappiate anche che: non vi lasciano soli mai; quando non li sentite è solo perché siete riusciti da soli a svolgere un meraviglioso percorso da veri Guerrieri e loro vi stando ammirando sorridendo.

Prosit!

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Le Memorie non Rimosse – la Cristallizzazione delle Emozioni

Quando ero piccola, i miei genitori non potevano permettersi di comprarmi un paio di scarpe ad ogni cambio di stagione.

Finiva così che le suole si consumavano talmente tanto da spaccarsi in tagli orizzontali che lasciavano entrare aria e acqua contro la pianta del mio piede e, d’inverno, la cosa non era per nulla piacevole.

Oggi, ho un lavoro che mi consente di acquistare le scarpe che desidero e quando lo voglio.

Amo passare nelle pozzanghere, cosa che da bambina non ho mai potuto fare per non rimanere poi tutto il giorno, magari a scuola, con i piedi freddi e bagnati.

Nonostante siano passati molti anni da quel tempo però, ogni volta che piove e sto per mettere un piede in acqua, qualche secondo prima, una sola frazione d’attimo prima, il mio corpo si indurisce, lo stomaco si strizza, una lieve torsione delle viscere mi ricorda il freddo che da piccola sentivo penetrare attraverso le suole lacerate.

I miei occhi, oggi adulti, vedono la pozzanghera e, senza il comando, il mio corpo si prepara a ricevere il gelo.

Poi, il sollievo, i passi attraversano il bagnato senza ch’io ne subisca le conseguenze, perchè ora le mie suole sono intatte e perfette“.

Ma le memorie rimangono dentro e fanno reagire sempre allo stesso modo anche se quel pericolo in realtà non c’è più. Sono tracce antiche, ossidate, ferme in quel punto a fare da scudo. E oggi condizionano i nostri comportamenti.

Dei meccanismi si azionano, pronti a difendersi/ci dal trauma, al di là del nostro volere e percepiamo la stessa situazione seppur inesistente.

Questo accade in ogni frangente della nostra vita. Accade nella vita di coppia, al lavoro, in auto, ad un’interrogazione a scuola, nei confronti di uno sconosciuto…

Molto spesso, ciò che per noi è reale e ne percepiamo esattamente i sintomi, in realtà, non esiste.

Non più per lo meno.

Avviene la cosiddetta CRISTALLIZZAZIONE delle emozioni.

Nasco. Accade l’evento. Provo l’emozione. Reagisco. Cresco. Riprovo la stessa emozione, al di là che riaccada o meno il medesimo evento. Reagisco. E avanti così… per tutta la vita come un cane che si morde la coda.

Quelle emozioni sono le mie e sono soltanto mie. Il freddo che io provavo, per un altro poteva essere piacevole.

Un cane che abbaia può far nascere diverse emozioni negli stati d’animo di diverse persone. Ci sarà quello al quale farà tenerezza, quello al quale darà fastidio, quello che neanche lo sentirà… eppure, è sempre lo stesso cane ed è sempre lo stesso abbaiare ma è a seconda delle proprie memorie che si reagisce (si prova emozione) verso la determinata situazione.

Le emozioni sono dentro di noi e non fuori. Non è l’evento il soggetto da analizzare ma noi stessi. L’evento è soltanto un mezzo. Se non capiamo questo ci porteremo sempre dietro la nostra emozione incolpando l’esterno.

Può sembrare impossibile ma il cane che abbaia, e che mi infastidisce, non lo eliminerò dalla mia vita cambiando casa o cambiando città. Arriverà qualcosa d’altro ad infastidirmi e forse ancora più del cane. Il cane in realtà… è come se non esistesse. Non esiste più come non esiste più la suola tagliata ma ci muoviamo e reagiamo in base a dei ricordi. A dei meccanismi inconsci. E’ il fastidio che invece continua ad esistere e si manifesta in tanti altri modi.

La cristallizzazione delle emozioni avviene durante gli anni e diventa una massa vera e propria, sempre più grande, all’interno di noi. Grande e potente. Così potente da divenire il nostro padrone. Colui che governa le nostre azioni ossia la nostra vita. E’ questo che non dobbiamo permettere accada. E’ da lì che dobbiamo uscire. Da questo circolo vizioso e diventare noi i padroni della nostra vita e quindi AGIRE anziché REAGIRE in base agli eventi. Disegnando la nostra strada, il nostro cammino, la nostra esistenza.

– Quando REAGISCI sei schiavo di ciò che hai subito. Se hai subito qualcosa da qualcun altro sei suo schiavo, un suo servo.
– Quando AGISCI sei padrone di te, hai sempre l’Amore a guidarti (il che non significa sopportare e farsi calpestare) e non agisci in base a ciò che hai subito bensì in base a ciò che sei e vuoi continuare ad essere.
Ed è solo attraverso l’AZIONE che potrai essere Superiore e padrone virtuoso e integro della tua vita.

Sii GUERRIERO e non SCHIAVO.

Non permettere a sensazioni nate solo per un’apparenza di governare ciò che sei. Non odiarle, sono state per molto tempo i tuoi scudi migliori ma, ora, osserva. Probabilmente non servono più. Probabilmente devi fare un passo avanti. Le tue suole ora, sono integre e puoi.

Prosit!

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Io non ho mai approfittato di niente e di nessuno – nemmeno di una zanzara…

Hai appena visto un uomo picchiare violentemente e ingiustamente un cane solo per il piacere di farlo, per sfogarsi con qualcuno, per collera, per qualsiasi motivo e, questa situazione, ti ha fatto crescere dentro rabbia, voglia di ribellione, fastidio, angoscia. Che cos’hai visto? Non hai solo visto un animale che veniva maltrattato, hai visto anche un’azione alla quale possiamo collegare dei termini: aggressività, abuso, sfogo, violenza, approfittamento* (*brutta creazione del sostantivo di un verbo ma legittimata da altre creazioni simili)…

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Sicuramente lo stomaco ti si chiude e pensi che vorresti prendere quell’uomo a calci ma ti sei mai soffermato a chiederti perché, proprio tu, da solo o anche insieme ad altri, sei stato testimone di un atto simile?

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Per poter leggere nel tuo inconscio, cosa praticamente impossibile da fare, l’Universo ti mostra le pagine dei tuoi lati nascosti, scritti durante un’intera esistenza, attraverso le altre persone, le situazioni, gli avvenimenti ed è quindi come se tu ti stessi rispecchiando in quel momento. Ebbene si, dentro di te ci sono quei sostantivi che ho elencato prima oppure ci sono stati. Lo so che può sembrarti impossibile ma vedi, tra tutte quelle parole, che possiamo anche definire sensazioni, sottolineando l’APPROFITTARSI di qualcuno o di qualcosa, vorrei farti ragionare su una conclusione mia personale.

Ho sempre pensato di non avere mai approfittato di nulla e di nessuno nella mia vita. Tant’è che, anche quando avrei potuto farlo, non l’ho fatto pur di dimostrarmi onesta nei confronti della mia coscienza soprattutto. Eppure, nonostante questo, i miei occhi o le mie orecchie mi hanno diverse volte messo davanti visioni e suoni inerenti all’approfittarsi degli altri. – Impossibile! – era il mio resoconto – non l’ho mai fatto! – a costo di non prendermi un merito, a costo di beccarmi una sgridata, a costo di perdere o di dover rinunciare a qualcosa.

Poi, ripensandoci, mi sono fatta delle domande:

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– Hai mai tenuto un canarino in gabbia o un pesciolino rosso in una boccia di vetro?

– Hai mai tirato una sberla a tuo figlio che te le aveva particolarmente fatte girare?

– Hai mai tirato il tuo cane al guinzaglio perché da troppo tempo si era fermato ad annusare la pipì di una cagnetta?

– Hai mai parlato male di una persona mentre questa non era presente?

………. – Hai mai ammazzato una zanzara? –

Ah! Sulla zanzara c’è da dire molto.

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Allora, innanzi tutto non cadiamo nell’estremismo che non serve a niente, parlare di zanzare è quasi assurdo anche perché potresti dirmi che lei per prima ha approfittato di te venendo a succhiarti il sangue. Bhè, in realtà, non è proprio così. Lei non sa assolutamente di farti del male e che ti farà prudere il braccio per un giorno intero. Lei non sa neanche chi sei. Che cosa sei. Forse ti crede una montagna di cibo, lei realizza solo quello al quale la sua necessità la obbliga ma, che sia chiaro, ho ammazzato anch’io delle zanzare. Non solo, alcune le lasciavo spiaccicate al muro in modo che le amiche vedessero e capissero a cosa sarebbero andate incontro…

Il concetto era per me molto chiaro: prima ti parlo, ti spiego, ti ordino di andartene “cara zanzara” (in teoria con la nostra energia dovremmo riuscirci ma… l’è dura). Se non lo capisci, sono cavoli tuoi. Io non vengo nella tana tua e tu non devi venire nella tana mia.

Molto bene, dopo un’ora di “Zzzzzz….Zzzzz….” nell’orecchio, partiva la ciabattata.

Finalmente potevo dormire soddisfatta ma mi ero comunque approfittata della piccolezza di un essere vivente che, senza volerlo, mi aveva dato fastidio. Questo dev’essere chiaro.

Non dev’essere chiaro per far nascere in te dei sensi di colpa ma semplicemente per insegnarti ad osservare quella sensazione. Innanzi tutto la sensazione del FASTIDIO che hai provato (attenzione… è la medesima cosa che vedere un uomo che picchia un cane! Se hai provato fastidio è perché il fastidio è dentro di te!) dovresti eliminarla dalla tua parte intrinseca. Cosa ti da fastidio nella vita? Il/la partner? Il lavoro? Il traffico? Il vicino di casa? I politici?

E, in secondo luogo, riconoscere il tuo approfittare, degli altri o… di te stesso. Non sono solo le altre persone ad approfittare di te, tu per primo “sfrutti” il tuo essere e non sempre in maniera positiva. Hai mai ragionato su questo fatto?

Amarti e perdonarti. Lo fai? No. Ami quella zanzara che hai appena ucciso? No. Anzi…

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Ora qualcuno potrebbe dire – Certo, la amo tantissimo e intanto l’ammazzo! Bello! -. Allora posso anche uccidere il mio collega, però lo amo tanto, tanto. No, le cose non stanno così. Le cose partono dall’incontrario.

Ragiona, quando ti APPROFITTI? Quando devi combattere un FASTIDIO o un BISOGNO.

Approfittarsi è sempre correlato all’appagamento di una nostra necessità. Può essere legata all’estetica, all’umore, all’educazione, economica, di qualche meccanismo strampalato della nostra personalità… ma sempre una necessità è. Ci sono coppie che stanno insieme una vita dicendo di amarsi e invece il loro è solo un silente approfittarsi l’uno dell’altro per non rimanere soli, per avere i bisogni appagati, per avere un ruolo nella vita… etc, etc… ci approfittiamo anche dei nostri genitori, dei nostri figli persino. E mica lo facciamo apposta, sono dinamiche dettate dall’inconscio molto spesso.

Quindi quello che dobbiamo eliminare sono i FASTIDI  e i BISOGNI. Automaticamente non dovrai più approfittarti di nessuno e non ti servirà nemmeno più ammazzare il collega di lavoro. Che ci credi o no nessuna zanzara t’infastidirà più, nessuna formica realizzerà una colonia in casa tua, tuo figlio non ti farà perdere le staffe, il vicino di casa si calmerà, quello che ieri ti ha mandato a quel paese ti chiederà scusa, perché sarà modificando te stesso che modificherai la realtà intorno.

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Quando pensi di non avere dentro di te certe sensazioni, e senti che davvero non ti appartengono, impara a credere all’Universo e abbi fiducia nella vita che invece te le sta mostrando. Purtroppo nel nostro inconscio non possiamo guardare, non siamo capaci, ma possiamo utilizzare questo strumento, questa specie di diario che abbiamo scritto negli anni, e cioè la nostra esistenza, la nostra quotidianità, sapendola ora guardare e comprendendone i messaggi.

Morale della favola: la risposta alle domande che mi sono fatta sul canarino in gabbia, sul pesciolino rosso, sul figlio e sul cane è – Si! -. Ho approfittato di questi esseri per un piacere personale, perché dovevo far veloce per andare a compiere il mio dovere, perché ero stufa ma… nulla di male. L’importante è rimediare nella vita.

Ora però, la prossima domanda che devo pormi è: ho ancora di questi bisogni?

Se la risposta questa volta sarà – No! – avrò capito che posso vivere una vita basandomi su altri piaceri e nessuna situazione dovrà più insegnarmelo.

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Di una cosa sola possiamo approfittare. Delle esperienze. Perché ci insegnano, perché sono occasioni di crescita. Quindi, anziché perdere energia nel giudicarle, impariamo a porci delle domande e a darci delle risposte.

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Voglio aggiungere ancora una cosa: tutto questo naturalmente vale anche per gli avvenimenti belli e amorevoli che vediamo o viviamo. Se in noi c’è amore, gioia, serenità e appagamento, ci capiterà sicuramente di essere partecipi di qualche lieto episodio fosse anche solo una mamma che bacia il suo bambino. Un momento mai banale.

Prosit!

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I Gabbiani mi parlano, così sento il mio Chiacchiericcio Mentale

Vivo in un paese bagnato dal mare e i Gabbiani sono praticamente miei concittadini. Ce ne sono tantissimi e sono molto grandi, bianchi e affascinanti. Volteggiano liberi nell’aria, non si preoccupano di nulla, osservano e, ogni giorno, si posano sui tetti e sui terrazzi vicini a casa mia.

Qualche mese fa, durante un periodo per me faticoso e insopportabile, mi resi conto di quanto questi Gabbiani, in particolar modo due di loro, sempre appollaiati sul balcone di fronte a me, facevano tanto di quel fracasso da non permettermi nemmeno di lavorare. Con quelle loro urla e starnazzate m’impedivano di pensare, di ideare e di concentrarmi. Un casino incredibile, sembravano in cinquanta!

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I loro discorsi parevano quelli di due comari incavolate contro chissà cosa, vogliose di litigare col mondo intero.

Mi chiesi perché quei Gabbiani dovevano venire a garrire e stridere proprio vicino alle mie orecchie ma, dal momento che ciò che vediamo e sentiamo altro non è che il film inconscio della nostra vita, messo in mostra per noi dall’Universo, che altrimenti non potremmo vedere, iniziai a cercare risposte per quelle domande.

Queste , per lo meno, sono le mie convinzioni.

Cosa stavano realizzando in me quei Gabbiani? Fastidio.

Cosa stavano facendo quei Gabbiani? Blateravano stizziti.

Che modo di fare avevano quei Gabbiani? Irritato, nervoso, inquieto.

Ero io. Ero proprio io! Mi stavano rappresentando. O meglio, stavano rappresentando quello che avevo dentro in quel momento.

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La mia mente in quei giorni lavorava all’impazzata, senza sosta, a causa di quello che stavo attraversando, nemmeno me ne accorgevo ma, a fine giornata, mi sentivo spossata.

Grazie ai due uccelli, la mia attenzione si raffinò ulteriormente.

Al mattino e al pomeriggio passavano, sotto casa mia, i bimbi che dovevano andare a scuola accompagnati dai genitori.

Quei bambini piangevano, urlavano, le mamme innervosite gli tiravano pacche sul sedere, i padri stanchi li sgridavano.

Come se non bastasse clacson e sirene di ambulanze, o vigili del fuoco, completavano giornalmente un quadretto per nulla rilassante che frastornava, inaspriva e faceva perdere la pazienza.

Come ho detto prima, l’emozione maggiore che provavo e che regnava sopra tutte, era il Fastidio contornato da Confusione e Nervosismo.

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Non potevo certo cambiare il modo di fare dei Gabbiani, o quello dei genitori adirati, men che meno potevo modificare il traffico sotto casa.

Ma potevo modificare un’altra cosa per giungere alla pace ossia: me stessa.

Se fossi cambiata io la realtà circostante di sarebbe trasformata di conseguenza, solo così potevo ottenere ciò che desideravo: la quiete.

Una quiete che prima di tutto avrebbe fatto bene a me. Una quiete che mi avrebbe permesso di passare le giornate diversamente, che mi avrebbe fatto dormire la notte, che avrebbe rilassato i miei muscoli e la mia mente. I miei pensieri.

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Già solo per il fatto che avevo riconosciuto questo riflesso e queste sensazioni del mio essere mi ritenevo a buon punto. E’ una cosa alla quale nessuno pensa invece è fondamentale.

La natura è perfetta, il Cosmo che ci ha creato è perfetto, il nostro corpo è una macchina perfetta. Pensate che queste tre cose ci avrebbero dotato di un inconscio incomprensibile senza darci modo di saperlo decifrare? Assolutamente no. Ed è per questo che ci rispecchiano lui, escogitando come strategia quella di mostrarci ciò che ci circonda e che viviamo. Le persone che frequentiamo, le situazioni che ci accadono, le sensazioni che proviamo. Noi, abituati ad usare solo i nostri cinque sensi, senza mai tenere conto dell’energia. Bene, e allora ci fanno vedere, ci fanno sentire, ci fanno toccare, annusare, quello che sta accadendo fuori di noi ma che in realtà vive nella nostra parte più intrinseca.

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Tutto è perfetto.

Lavorai su questo. Lavorai su di me. Su ciò che m’infastidiva riconoscendo che avrei potuto prendere le cose in modo diverso e, vi assicuro che tutto cambiò. E no, a infastidirmi non erano i volatili, non erano i bambini, non erano gli automezzi, tutti loro erano solo una conseguenza, o meglio l’immagine, di ciò che precedentemente aveva causato del Fastidio in me. Qualcosa al quale avevo permesso di sottomettermi, di piegare il mio Mago interiore e trasformarmi in Schiava, rovinando l’armonia del mio essere.

I giorni passarono e i Gabbiani, nonostante continuassero a venire ad appollaiarsi vicino, avevano un altro atteggiamento, più tranquillo, più sereno. In silenzio, se ne stavano appallottolati sul ciglio del terrazzo a prendere il sole, scrutando di tanto in tanto le persone che passavano sotto al loro enorme becco.

I bambini andavano a scuola ma ora cantavano canzoncine divertenti assieme ai genitori che, spesso e volentieri, se le inventavano sul momento per distrarre i figli dall’entrata in aula.

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Ricordo addirittura il passaggio di un’intera scolaresca che, assieme alle maestre e ordinatamente in fila per due, si allenava divertita a cercare con lo sguardo il colore che l’insegnante pronunciava.

Clacson non ne sentii più se non raramente e, finalmente, le sirene dei mezzi di soccorso si zittirono.

Tutto era cambiato perché io ero cambiata. Tutto si era rasserenato perché io avevo iniziato a prendere la vita con più serenità. E’ stato bello, toccante. Emozionante. Ho potuto constatare che realmente la realtà risponde, vibra delle nostre stesse frequenze, rimanda ciò che noi emaniamo. Sembra incredibile ma è proprio così.

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Una mia amica, alla quale raccontai l’episodio, mi chiese – Ma allora chi vive ad esempio nel centro di Milano? – domanda lecita. Pensai che, a dire il vero, conosco gente che vive nel centro di Milano ed è serena e felice ma non la maggior parte. La mia amica continuò – …Il traffico, lo smog, il rombo dei motori, altro che clacson! – era vero. Infatti penso sia difficile vivere con la piena serenità nel cuore se non si prende il sole, se non si può godere di spazi aperti che la natura offre, come il mare o un grande prato incontaminato, se si deve condurre una vita frenetica. Stress sopra stress che viene emesso nell’energia cosmica e di rimando offre il medesimo logorio dell’anima. Per chi vive nel centro di una metropoli sovente è così. E’ uno stile di vita. Conosco diverse persone che vivono in grandi città. Mi dicono di avere, si e no, due ore circa alla settimana da concedere a loro stesse. La maggior parte del tempo la passano sui mezzi pubblici per andare e venire dal lavoro. Cavoli!

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La realtà attorno a noi va osservata e ascoltata attentamente. In ogni momento ci mostra quello che abbiamo dentro e ci consiglia eventualmente cosa cambiare per vivere meglio, per elevarci e condurre un’esistenza più felice. Senza sopprimere nulla o trattenere ma prendendo in modo diverso alcuni aspetti della vita che ci riguardano.

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Prosit!

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Guardare le Allergie e le Intolleranze da un altro punto di vista

Le allergie e le intolleranze alimentari e no, se guardate da un punto di vista prettamente psicosomatico, fanno capire come possono essere reazioni del tutto naturali per il nostro organismo nei confronti di qualcosa che appunto non si tollera o che infastidisce. Sto parlando di una qualsiasi cosa o situazione che a livello morale e sociale accettiamo mal volentieri. Molto spesso, ma non è assoluto, le persone che soffrono di allergie hanno anche difficoltà a digerire bene. Da qui, la famosa metafora che ci insegna come, un avvenimento “mal digerito”, rechi fastidio e disagio. Si rivelano però poi fisicamente, così fastidiose e sovente anche pericolose, da doverci far assumere farmaci o ricorrere a diete ferree o ancora, proibizioni di ogni tipo come il non poter stare a contatto con animali, con determinate piante, con il mondo in generale ricco di polvere e acari che dovrebbero invece convivere con noi quotidianamente. Il nostro corpo, nasce con tutte le capacità atte a poter convivere con questi esserini microscopici. Alcune cose non si accettano se i nostri anticorpi non le riconoscono. A volte infatti basta gradualmente avvicinare quello che viene considerato agente patogeno che, ben presto, può diventare amico invece dei nostri difensori. E’ successo. Ha funzionato. allergies+coverA volte invece basterebbe accettare di più quelle cose della vita che si bloccano lì, sullo stomaco, come un peso e non vanno ne su e ne giù. Meglio ancora sarebbe evitarle. Siamo obbligati quotidianamente a circostanze che in realtà detestiamo, ma dobbiamo viverle per educazione ad esempio, o per la cultura di cui facciamo parte o per la società che ci circonda. Perché spesso sono proprio i bambini i più soggetti a tali fastidi? Perché sono esseri senza filtri. No, non intendo che non hanno sufficienti protezioni anche se è reale il fatto che ci vuole qualche anno prima di formare tutti gli anticorpi adatti. Ma parlo del fatto che i bambini vivono e vorrebbero vivere in modo naturale, viscerale, come l’istinto crede. Senza inquinamenti dall’alto, senza ipocrisia (perdonatemi il termine ma spesso è così), senza troppi orpelli. C’è il bambino che non vuole salutare o baciare chiunque s’incontri. C’è il bambino che non vorrebbe dover mangiare a quella determinata ora. C’è il bambino che ha dei timori, delle paure al quale non gli va di affrontare determinate situazioni. Ma dobbiamo obbligarlo. Per forza. Come farà altrimenti a mangiare durante la mensa scolastica?. Si mangia a mezzogiorno. Tutti insieme. Non quando vuole lui. E un domani, a seconda del lavoro che farà, avrà un’ora disponibile per la mensa, scelta da chi per lui. Non ne avrà altre. E’ bene quindi abituarlo già da piccolo. Non possiamo fare diversamente. Cerchiamo però qualche volta, dove possiamo, di evitargli e di evitare anche a noi stessi, adulti, situazioni che fan stare meglio gli altri ma peggio noi. Rischiate di essere definiti magari più maleducati ogni tanto, più scontrosi, ma starete meglio. Sarete più sani. Non fate del giudizio della gente la vostra guida. La vostra regola di vita. Non indossate un bell’abito scomodo solo per fare bella figura. Solo per non farvi sparlare dietro durante quel dato evento. Ne riporterete le conseguenze e imparate anche ad equilibrare la vostra igiene. Il nostro corpo è composto da difese naturali in grado di combattere alcuni germi e alcune sostanze tossiche. Questo esercito di batteri buoni, definiamoli così, che ci aiutano nel nostro quotidiano, devono battagliare e alimentarsi di questi agenti nocivi per essere sempre più forti. E’ il loro scopo.allergia-al-braccio-di-un-bambino Non uccidiamo, con prodotti chimici, le nostre barriere. Detergersi, pulirsi, avere cura del nostro corpo è importantissimo. Ma l’esagerazione è sempre un male. Questo articolo è solo un piccolo accenno su questi fastidi che ogni giorno ci portiamo appresso e sicuramente ne svilupperò altri ma per aprirvi il mondo delle allergie e delle intolleranze presumo basti. Fate caso anche al fatto che la maggior parte di esse si manifesta tramite starnuti o problemi di pelle. Lo starnuto sempre ad eliminare infatti “ciò che ci infastidisce”, la pelle invece è corrispondente ai reni e ai polmoni come già vi ho spiegato che, a loro volta, sono le sedi rispettivamente della aura e della tristezza. Un qualcosa non ben accetto infatti, rende triste e alcune cose che siamo obbligati a fare, possono spaventarci. Per cui, potete notare come tutto è annesso. Lasciatevi andare, rilassatevi e cercate di comportarvi di più, ove è possibile, come vorreste voi, il vostro istinto, non come vorrebbero gli altri. Non soffocate le vostre intenzioni. E come sempre aggiungo, altrimenti potrebbero farmi chiudere il blog, non sottovalutate le vostre allergie. A parte gli scherzi, alcune sono davvero pericolose e vanno trattate con le giuste cure. Quello che voglio suggerirvi è semplicemente di aggiungere anche questi consigli ai vari medicinali.

Prosit!

photo: salute.pourfemme.com – tantasalute.com