Se stai bene te ne accorgi dalla Gente

Ho fatto questa prova più volte e mi ha sempre dato la conferma di quello che sto per dirvi.

Se si sta bene, spiritualmente intendo, se si è felice davvero e di buon umore, la gente, nei nostri confronti, è diversa. Appare più solare, più gioviale, più ridente.

Ci sono stati periodi, fortunatamente brevi, di pochi giorni, in cui mi sentivo svogliata e giù di tono. La gente che incontravo per strada, mi salutava ovviamente, ma con ben poca enfasi nonostante io, salutando per prima o rispondendo al saluto, mostrassi tutti i miei denti in un sorriso gioioso. Il loro, appariva più come un – Ciao – di cortesia che altro.

Quando invece ero o sono veramente in forma, sentendomi appagata dalla vita, gaia e serena, non solo mi salutano tutti in modo nettamente diverso e con molto più calore, ma si fermano anche volentieri a parlare con me e lo fanno con voglia, con interesse e con entusiasmo dipinto sul viso.

Accorgendomi di questo, nelle giornate in cui ero down, ho provato a mascherare il tutto come una vera attrice. Volevo vedere se era davvero una questione energetica o se traspariva dalla mia espressione che c’era qualcosa che non andava ed ero abbacchiata.

Come a recitare un ruolo, sfoderavo così sorrisi a destra e a manca mostrando attenzione a chi incontravo e voglia di scambiare quattro chiacchiere. Si, come sempre, per educazione si fermavano e parlavano con me, di certo non mi mandavano a spigolare, ma erano diversi. Erano svogliati, stanchi o di fretta, poco dilettati e attratti dalla mia persona.

Capii presto che avrei potuto fare tutte le finte che volevo, come su un vero palcoscenico, ma l’energia non la si può fregare. O meglio, non la si può trasformare. L’energia è energia e parte da dentro di noi, dalla parte più intrinseca verso la quale, non abbiamo alcuna possibilità di governo. E’ lo stato emozionale ed è ciò che in quel momento siamo.

La mia energia veniva percepita dall’energia dell’altra persona che rispondeva così di conseguenza. La stessa persona che magari il giorno prima era divertita e contenta di vedermi. Ovviamente capita anche all’inverso ossia da me verso loro. Sembra una banalità tutto questo ma non lo è. Quest’energia esiste in ogni frangente della nostra vita.

Siamo collegati e connessi. E’ come quando un animale sente la nostra paura. E’ la stessa cosa, solo che tra noi e su di noi non ce ne accorgiamo.

Non siamo dotati soltanto dei cinque sensi fisiologici che abbiamo imparato a scuola durante l’ora di scienze: il gusto, l’olfatto, la vista, il tatto e l’udito. Ce n’è un altro, ancora più preciso, ancora più sensibile, ancora più viscerale ed è quello energetico il quale comprende anche il nostro intuito.

Quest’ultimo senso, non solo sensibilizza tutti gli altri che ho elencato poc’anzi, ma accende dei campanelli all’interno di noi i quali sviluppano sensazioni che, nonostante spesso non riusciamo a tradurre, ci fanno vivere quella determinata situazione in un determinato modo.

Mi sento oggi di dire, e oserei anche di confermare, che se vogliamo sapere davvero come stiamo nel nostro interno e nel nostro inconscio, possiamo tranquillamente specchiarci nella gente che è un nostro riflesso ed emana a noi le stesse frequenze che noi emaniamo. Molto spesso, crediamo di essere felici ma in realtà non lo siamo. Abbiamo mille paure che nemmeno conosciamo e, allo stesso modo, molte volte, pensiamo di essere più angosciati o sfortunati di quello che in realtà il nostro cuore sente di essere. Le persone che incontriamo per la strada ci possono dare la conferma di tutto questo.

Basta il – Buongiorno! – del postino, o il – Mi dica? – del negoziante, o ancora, il saluto amichevole di un conoscente dall’altra parte della strada. Osserviamo i suoi occhi, l’espressione del suo volto. Proviamo a capire se ci sorride per circostanza o se gli ride anche il cuore. Che gesti fa con la mano? Quanto calore mette in quel saluto o quanto è piacevolmente sorpreso di vederci? Anziché camminare guardando il marciapiede, alziamo la testa e osserviamo i passanti, ci guardano a loro volta? Attiriamo il loro interesse? Siamo “belli” (energeticamente)?

Quando diciamo “nessuno mi considera”, chiediamoci anche il perché. E credetemi, non serve essere sensuali o appariscenti. E’, come ripeto, una questione energetica. Sarà la nostra energia a far girare i volti degli altri, sarà lei a mandare uno sconosciuto da noi per chiedere un’informazione, perché lo attiriamo.

Incontrare persone che sorridono, che si abbracciano tra loro, che mostrano al nostro sguardo il loro lato bello e positivo deve farci capire che, quel giorno, in noi, c’è bellezza e positività nei confronti della vita. A volte invece potremmo vedere mummie che ci camminano intorno come zombie. Perché, quegli zombi, in realtà, siamo noi.

Provateci, se non altro, è divertente.

Prosit!

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Ama e ama e ama…

E’ davvero difficile amare. Amare in modo vero, sincero, puro, quando…. non si è corrisposti.

Quando ad ogni nostro slancio di entusiasmo si riceve una mazzata sulle orecchie che ci rintrona per un attimo moooolto lungo.

Poi ti ripigli, sbatti un po’ le palpebre e ti dici – Ama, non fa niente, tu ama, continua ad amare, ama, oltre qualsiasi cosa, sopra il tutto, ama, spingiti oltre… – e intanto lo stomaco si lacera, il cuore si vena, gli occhi si riempiono di lacrime e vorresti urlare.

Ok, dopo questa introduzione penso sia giusto scrivere anche una premessa al fine di comprendere questo post al meglio anche perché già sento che mi verrà fuori confuso….

Si, mi sto riferendo a quando si decide di amare incondizionatamente. A prescindere. Che già il termine “decidere” è sbagliato perché è una cosa che non la si determina anticipatamente, ma ci sono avvenimenti nella vita che ci accadono, al fine di insegnarci qualcosa, e spesso dovremmo prenderli, nonostante forse la sofferenza che ci regalano e, anziché tenerli come una spada di Damocle puntata sulla nostra testa per tutta la vita, quasi fieri di avere un melodramma triste da raccontare, trasformarli in qualcosa di positivo. In una specie di allenamento, per cercare di riuscire a vivere meglio. In modo più felice. Per evolversi si potrebbe dire.

Il tema che ho scelto, quello dell’amare in tale maniera, è sicuramente il più difficile tra tutti a mio avviso. E’ collegato ad un milione di altre cose.

Detto questo, non intendo affermare che è giusto farsi maltrattare da qualcun altro o permettere a chi ci sta di fronte di mancarci di rispetto, ma vorrei sottolineare quanto è dura accettare i comportamenti dell’altro quando non sono come i nostri, quando non ci appartengono, quando ci fanno più male che bene, quando non rispondono alle nostre aspettative provocano malessere. Mi riferisco ad un altro che non la pensa come noi e che si, è vero che ci reca dolore, ma non lo fa apposta. Non ci pensa. E’ innocente. Ma noi sentiamo male. Questo è il dramma. Un male tremendo e… vorremmo concluderla lì. Certo, sto naturalmente parlando prevalentemente di un rapporto di coppia, ma potrebbe non essere l’unico tipo di legame al quale correlare tali affermazioni. Quando si è in Amore, in modo totale, non c’è sofferenza di alcun tipo e quindi nemmeno le mazzate sulle orecchie esistono, ma arrivare all’amore incondizionato è un percorso di scalini, duri e faticosi, ci sono degli step e, prima di giungere al traguardo, purtroppo, si sta anche male.

Ora, mettendoci tutto il nostro impegno, credetemi che ce ne vuole parecchio, si potrebbe anche riuscire a sorpassare il dolore della fitta nel fianco che subiamo, ma la cosa più importante da fare è chiedersi – Ma sono davvero felice? -.

Riuscendo ad ascoltarsi attentamente, nel più profondo, e producendo una buona dote di sincerità, vedrete che si può rispondere tranquillamente – No -. Perché è difficile dare amore mentre si viene feriti. Perché è difficile essere felici quando per la prima volta, dopo sette mesi di relazione, lui ti chiama “Amore”, tu fai i salti di gioia e poi scopri che è stato solo uno scherzetto del correttore automatico. Sul serio! E’ difficile essere felici dopo che da due giorni si aspetta di sentire la sua voce, poi finalmente riesci a chiamarlo e lui ti risponde di corsa salutandoti di fretta perchè sta iniziando la partita di calcio. E’ difficile essere felici quando lei ha organizzato di andare a fare un viaggio, prospettandolo come uno dei più belli della sua vita, e non ti chiede di accompagnarla. E’ difficile… accettare. L’accettazione è qualcosa che può rodere, che graffia forte come artigli possenti.

A questo punto, tante persone potrebbero iniziare a parlare di mancanza di rispetto ma altre invece potrebbero rispondere che il rispetto nasce proprio nel lasciar libera, al 100%, quella persona che sta assieme a noi. Senza interferire nella sua vita, senza costringerla, senza amputare nulla della sua libertà. Permettergli persino di andare a letto con un’altra. Certamente. L’amore è amore, il sesso è sesso. Due cose completamente differenti.

Nella savana, un leone che si tromba dieci leonesse, mica subisce le angherie della leonessa precedente una volta rientrato in tana. La natura vuole che si prolifichi, noi non prolifichiamo, godiamo solamente, appaghiamo un nostro bisogno, un piacere, ma è comunque sempre un bisogno intrinseco. Ancestrale. Senza nominare gli animali che hanno sicuramente una mente meno sviluppata della nostra e non hanno una morale o una ragione, potremmo prendere popoli di altri Paesi che non temono assolutamente, nè rifiutano, il fatto di andare a letto con più persone contemporaneamente. Quindi, i nostri, sono solo schemi mentali. Quindi siamo praticamente vittime, e soffriamo per questo, di una nostra educazione ricevuta.

Altri ancora invece pensano che se davvero ami una persona non ti viene lontanamente in mente di fare sesso con un’altra. Ma io mi chiedo se questo criterio può continuare per molti anni, anche dopo la famosa “abitudine” o se ha modo di esistere anche in caso di rapporti a distanza. Quei rapporti in cui ti vedi magari solo una volta al mese.

E quindi insomma che, detta così, sembra davvero facile ma non lo è per niente. Non è facile dare a qualcuno un “buongiorno”, al mattino, pieno di gioia e caloroso affetto e ricevere un freddo – ‘giorno – semplicemente perché quella persona non è calda come noi, o non ha mai ricevuto affetto e non sa come offrirlo. Penso altrettanto però che, molte cose, non si debbano imparare. Le abbiamo dentro e nascono spontaneamente. Se si ama davvero.

Il discorso alla fine è un altro. Si ha voglia di continuare così o è meglio andarsi a cercare una persona più simile a noi che ci saluta affettuosamente al mattino o che se va a fare un viaggio ci invita perché ha piacere a stare con noi? Direi la due. Ma, dopo aver detto la due, sorgono i primi dubbi: è allora davvero amore incondizionato, a questo punto, o soltanto l’appagamento inconscio di alcune nostre umane necessità? Umane e più che comprensibili.

Non voglio estremizzare. Ci sono coppie che stanno insieme solo per un vero e proprio ritorno, io non parlo di questo tipo di legame che davvero non mi piace e lo trovo abietto. Mi si perdoni il giudizio. Mi riferisco alla via di mezzo, a quei bisogni umili e che hanno modo di esistere proprio perché… dove sta il limite? E c’è un limite? Quanto posso accettare? Fin dove posso spingermi? Per quanto tempo ancora posso provare quella puntura forte nelle viscere che non mi fa stare bene?

Basta, vaffanculo, non lo sopporto più. Vorrei che facesse… vorrei che dicesse… -. Alt! Dov’è l’Amore in tutti questi “vorrei”?

E quel “basta”, che in verità non riusciamo a dare, è davvero amore o è paura della solitudine? Perché in realtà si può amare comunque anche lontani. Si può amare anche una persona che non è con noi o non lo è più, anche se il vero amore, presumo, riesca a far andare tutto a pennello e il puzzle si crea. Si crea perché l’amore è alla base di tutto. Non c’è niente di più forte dell’amore. Perché se è vero che l’amore move il sole e l’altre stelle pensate davvero non riesca a far combaciare due esseri umani se la loro unione è vita? E’ creazione di qualcosa di meraviglioso? (Non parlo di figli). Se sei amore sei luce e quella luce la si vede. Abbaglia. L’amore è il nutrimento primario della creatività. Quando si è pieni d’amore si crea, deve uscire in qualche modo o scoppieremmo. Se c’è apatia, non c’è amore. O per lo meno ce n’è molto poco. Se c’è paura, insofferenza, tristezza, de-pressione, non c’è amore.

E insomma, sapete bene ormai, se mi conoscete, che io sono quella delle sfumature di grigio e per me ce ne sono ben più di 50 e con meno erotismo.

E allora che si deve fare? Mollare tutto e quindi perdere la possibilità di capire, di provare un qualcosa di nuovo grande come l’amore?

O bisogna continuare rodendosi l’anima perché a tutti i costi occorre spingerci oltre il limite se vogliamo capire qual è, il vero amore di cui parla l’Universo?

Solitamente, in questo mio blog, sono io quella che offre il risultato bell’è pronto su un vassoio d’argento. Lieta oggi di mostrarvi la mia umanità. Non potrei mai, perdonatemi, competere con la maestosa, potente, complessa, o forse semplicissima, forza dell’amore.

Ma qualche riflessione probabilmente avviene.

Prosit!

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L’Ottimismo di Rob

Su slide player.it http://slideplayer.it/slide/957509/

^Presentazione sul tema: “ROB E’ IL TIPO DI PERSONA CHE TI FA PIACERE ODIARE”

– Rob è sempre di buon umore e ha sempre qualcosa di positivo da dire.

– A Rob, quando gli chiedi come va, lui risponde: “se andasse meglio di così, sarei due persone!”

– Rob è un ottimista riesce sempre a far vedere il lato positivo della situazione.

Un giorno chiesi a Rob: “Io non capisco, non è possibile essere ottimisti ogni giorno, come fai?” 

Rob mi rispose “Ogni giorno mi sveglio e mi dico, oggi avrò due possibilità. Posso scegliere di essere di buon umore o posso scegliere di essere di cattivo umore. E scelgo di essere di buon umore. Quando qualcosa di brutto mi succede io posso scegliere di essere una vittima o di imparare da ciò. Ed io scelgo di imparare. Ogni volta che qualcuno viene da me a lamentarsi per qualcosa, io posso scegliere di accettare le lamentele, o posso scegliere di aiutarlo a vedere il lato positivo della vita. Ed io scelgo il lato positivo della vita. 

“Ma non è sempre così facile Rob!” gli dissi.

“Si, lo è ” disse Rob, “la vita è tutta una questione di scelte. Sta a te scegliere come reagire alle situazioni, sta a te decidere come lasciare che gli altri influenzino il tuo umore. Tu scegli se essere di buon umore o di cattivo umore. Alla fine sei tu a decidere come vivere la tua vita”. 

Dopo quella conversazione ci perdemmo di vista, ma spesso mi ritrovai a pensare alle sue parole quando dovevo fare una scelta nella mia vita. Ho saputo che Rob aveva avuto un brutto incidente sul lavoro, era caduto da 18 metri di altezza, gli misero una piastra d’acciaio nella schiena. Sono andato a trovarlo e gli ho chiesto come si sentisse.

“Se stessi meglio sarei due persone” mi rispose. 

“Ma come fai ad essere così positivo dopo quello che ti è successo?”

“Mentre stavo cadendo, la prima cosa che mi è venuta in mente è stata la mia bimba. Poi mentre giacevo per terra, mi sono detto che potevo scegliere di vivere o di morire. Ed ho scelto di vivere”. 

“Ma non hai mai avuto paura?”

“Si, quando mi hanno portato in ospedale ed ho visto l’espressione sul viso dei medici. Perché era come se guardassero ad un uomo morto. Dissi: operatemi da uomo vivo, non come se fossi già morto! Ho avuto paura, perché era come se guardassero ad un uomo morto.” 

Rob insegna che ogni giorno abbiamo la possibilità di scegliere di vivere la vita pienamente. Quindi è inutile preoccuparsi sempre per il domani, perché ogni giorno ha i suoi problemi su cui scegliere di vivere, dopo tutto, oggi è il domani di cui ti preoccupavi ieri.

Vivi pienamente ogni giorno, ogni respiro, e soprattutto, ogni amico.

Buona Giornata! Suono e “accorgimenti” by Soraya^.

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Ho trovato questo scritto sul Web e nonostante (forse) l’enfatizzazione del contenuto, due frasi che ho sottolineato, mi hanno molto colpito:

– Operatemi da uomo vivo!

– Oggi è il domani di cui ti preoccupavi ieri.

Quando un medico deve operare, difficilmente, secondo me, lo fa senza speranza. Ce la mette tutta e molto spesso è convinto di riuscire utilizzando tutti i mezzi di cui dispone. Ma il discorso non voglio rivolgerlo al medico, voglio rivolgerlo alla sensazione di Rob che sottolinea l’essere vivo. L’essere ancora vivo.

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Non importa cos’ho, non importa quanto grave sia il danno, io ADESSO sono vivo!

E’ strabiliante se si pensa a quante persone si danno per spacciate pur avendo ancora un cuore che batte in quel mentre, dell’aria che entra nelle nari, del sangue che viaggia all’interno dei capillari.

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La condizione. Ciò che ci spaventa è ciò che abbiamo visto e vissuto da altri. E’ normale morire per quella determinata malattia, per quel particolare incidente, in quelle determinate condizioni. E’ successo a tutti. Invece no, non è successo a tutti. C’è chi si è salvato, ma è come se ci venisse comodo pensare che in quel caso si è trattata di straordinaria fortuna o qualche santo che a noi non è concesso avere come amico.

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E’ la paura che ci fa ragionare così, sono le esperienze, i ricordi delle esperienze, ma in realtà è, in quel momento, un qualcosa di ancora finto. E’ finzione. Perché no… non si è ancora morti.

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Vi ricordate quella storiella, non mia, che vi raccontai tempo fa? Ve la ripropongo:

Un giorno un saggio che stava recandosi in pellegrinaggio in un piccolo villaggio dell’India, incontrò sulla sua strada il signor Colera. Il saggio gli chiese dove stesse andando così di buon’ora e il signor Colera gli spiegò di aver ricevuto il mandato di prelevare 500 anime dalla Terra.

– Dal momento che il pellegrinaggio è molto affollato e le condizioni igieniche lasceranno a desiderare è il posto ideale per compiere la mia missione! -.

Quando il saggio fu di ritorno dal pellegrinaggio, pensò tuttavia che il signor Colera gli avesse mentito giacchè invece di 500 anime, come gli aveva detto, ne aveva prelevato 1.500. Pensò – Ah! Se lo rivedo quello là! -.

Fu in quell’istante che incontrò nuovamente il signor Colera. Gli chiese allora – Ebbene, e gli altri 1.000? -. Il signor Colera si affrettò a rispondere – C’era, al pellegrinaggio, anche il signor Paura: gli altri 1.000 se li è portati via lui –“.

tratto da “Metamedicina – Ogni Sintomo è un Messaggio” di Claudia Rainville.

Di colera si muore. Punto. Questo è quanto. Perciò così è.

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Ecco perché tanti filosofi, tanti studiosi di medicine alternative si preoccupano sempre di sottolineare come la paura, la preoccupazione, siano in realtà le nostre più grandi nemiche. Siano in realtà la causa principale di malattie e morti. Ecco perché vogliono convincerci a vivere pensando in modo positivo e vogliono insegnarci che possiamo governare il nostro corpo anche nel senso opposto. All’incontrario.

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E’ un tema sempre molto difficile da comprendere e soprattutto da svolgere, ma penso sia bene piantare dei semini che sicuramente germoglieranno, con il tempo, con la fatica, con la voglia.

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Rob è un altro dei tanti che non si stanca nel dire di essere ottimisti, di emanare frequenze positive per correlarci alle energie buone che ci circondano, per essere protetti, per stare bene. Per essere vivi finchè si è vivi. Per rimanere vivi.

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E’ anche questione di allenamento. Io ci sto provando e devo dire che funziona. La vita la trascorro diversamente. E’ più appagante. Non posso stabilire quando arriverà la mia fine ma quello che mi è dato di vivere ora, lo conduco in modo migliore, in un modo che mi fa stare meglio.

E se sono viva, con tutto quello che può succedermi, voglio comunque sentirmi viva.

Prosit!

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Riflessioni di una Madre che non ama manipolare

A volte li guardo mentre dormono con quell’espressione serena sul viso. Li guardo e penso che soffrirei tantissimo se non li avessi ora che ci sono, se non fossero con me e che non potevano non far parte della mia vita. Mi riferisco ai miei figli, anche se la piccola, come già sapete, non è biologicamente mia bensì di mio marito, e una sua mamma ce l’ha, per me è come una figlia a tutti gli effetti. E’ ovvio quindi che questi pensieri ho modo di rivolgerli molto di più al ragazzo, quello che ho portato nove mesi dentro di me e ho tenuto tra le braccia da quando è venuto al mondo. Lui, quando decide di non andare dai nonni, si addormenta nella sua camera, in questa casa dalla quale scrivo, e io posso osservarlo e accarezzarlo, sprigionando verso di lui tutto il mio amore, mentre la bimba, la maggior parte delle sere, è a casa della madre.

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Spontaneamente il pensiero va al futuro. Io che cerco sempre di vivere il presente, il rinomato “qui e ora”. Lo guardo, lo vedo uomo. Lo vedo grande. Provo a immaginarlo con la barba che già sta facendo capolino vicino alle orecchie. Provo a immaginare come porterà i capelli e se avrà ancora il vizio di lisciarsi il ciuffo ogni minuto. E sorrido. E naturalmente penso a dove sarà. Sarà ancora qui? Sempre qui? Sarà con me? Continuerò a vederlo ogni giorno o vivrà in un’altra città? Non penso di essere una madre particolarmente ansiosa. Quando esce ho imparato a non preoccuparmi e ovviamente non per menefreghismo ma semplicemente per una miriade di sani motivi. Qualche raccomandazione, come insegnamento, e basta. Però è normale, ogni tanto mi faccio cullare da quello che prevedo essere il nostro futuro rapporto. Vederlo adulto che viene a portarmi i suoi figli, oppure strampalato che ancora mi farà impazzire perché, come adesso, per fargli fare una cosa, devi ripetergliela venti volte. Sinceramente quello che mi interessa di più è immaginarlo sempre con il suo splendido sorriso sul volto. Con quelle sue labbra carnose tese e quei suoi denti grandi e dritti in bella mostra. Gli occhi strizzati, nascosti dai ciuffi ribelli e la testa che si inclina verso il basso come a vergognarsi del proprio ridere. Non m’interessa il mestiere che sceglierà, purchè sia per lui una passione e vorrei che lo svolgesse credendo di essere il migliore in quel settore, qualsiasi esso sia. L’importante è che voglia creare sempre, anche solo con l’immaginazione e che ogni giornata sia per lui vita pura. “Crea figlio mio, crea. Non stancarti mai di creare”. Non m’interessa se non avrà una professione di quelle che la società ha deciso di eleggere come “notevole”, ogni lavoro è nobile ma quello che vorrei è che lui si possa sentire un LIBERO, nonostante il mestiere, e non uno schiavo. Che coltivasse la gioia. Quotidianamente. E cosa ne sarà di me nei suoi confronti? Sinceramente? Non mi attorciglio le budella convincendomi che di me non gliene fregherà più nulla. Non ho intenzione di regalare a mio figlio, o meglio, ai miei figli, frasi che riempiono di sensi di colpa sul fatto che non mi hanno chiamata o non sono venuti a trovarmi. Penso che il loro amore posso annaffiarlo e concimarlo ogni giorno e, come ogni cosa, mi darà i suoi frutti. Non sarà per delle mie personali paure che nutrirò in loro l’attanagliante senso di oppressione e vergogna verso di me. Quando penseranno a me non dovranno sentire il peso di essersi comportati male, di avermi mancato di rispetto ma la bellezza del poter scegliere che quel giorno avranno modo di sentire la mia voce se vorranno. Questo vorrei. Non verranno esclusi dalla mia vita perché non sono diventati cosa io avrei voluto, perché non voglio nulla in quel senso, non ho aspettative. L’unica che ho è che siano felici e che sappiano nutrire amore per se stessi e per il Cosmo. Perciò, non potrò abbandonarli dal momento che una madre è sempre una madre e per tutta la vita può aiutare e rimanere accanto. E io li aiuterò, se loro lo desidereranno.

Tre anni fa, mio figlio è andato con la scuola una settimana a Londra a fare uno stage. Non aveva nemmeno dodici anni all’epoca ma, a tutti i costi, voleva andare in quel College convinto di divertirsi come non mai. Decidemmo con mio marito che poteva avverare il suo sogno, eravamo fiduciosi che tutto sarebbe andato per il meglio, lui si sarebbe divertito e avrebbe anche imparato tante cose nuove. E così fu. Partì di buon mattino, un lunedì di settembre, assieme a compagni e professori. Dopo avermi avvisata di essere atterrato sano e salvo non si fece praticamente più sentire. Ai tempi non aveva ancora un suo cellulare, eravamo un po’ contrari a dargli in mano un telefonino vista la giovane età ma avrebbe comunque avuto la possibilità di contattarci attraverso il telefono pubblico o quello dei professori come da accordo. Niente. E io nemmeno potevo mandargli un messaggio se non sul cellulare di qualche suo amico. La mente mi condusse, come un’amica fidata, vestita in modo un po’ kitsch, verso le cose più impensabili: prima di tutto che era uno stronzo perché avrebbe almeno potuto dirmi che era vivo o, meglio ancora, che gli stavo mancando (naturalmente!) e poi a qualche tragedia sicuramente accaduta che gli impediva di telefonare. Il mio cervello era una locomotiva che viaggiava carburata da preoccupazione mista ad incazzatura. Era la prima volta che si allontanava da casa per così tanti giorni senza di noi o senza i nonni quantomeno. Dovevo far qualcosa ma, quel qualcosa, non avrei dovuto farlo nei suoi confronti bensì nei miei. Me lo disse una vocina che riuscii ad ascoltare in mezzo a quel trambusto di emozioni e pensieri. Andai in bagno e mi chiusi dentro. Avevo bisogno di tranquillità e di uno specchio. Dovevo vedere con chi stavo parlando. Quel giorno capii che tutto era nato dentro di me, che quel tutto l’avevo creato e plasmato solo io. Mie erano le preoccupazioni, miei i giudizi nei suoi confronti, mie le idee che germogliavano. No, mio figlio non era uno stronzo, mio figlio si stava divertendo, io gli avevo insegnato che poteva sentirsi libero. Io gli avevo inculcato di non pensare ai problemi inventati dagli altri, nel limite del loro rispetto, e lui stava semplicemente vivendo ciò che io gli avevo sempre dato. Magari stava sbagliando la misura, quella andava perfezionata, o forse no, ma lui stava mettendo in pratica il senso: si stava godendo quelle giornate che mai più sarebbero tornate. La telefonata sarebbe stata una MIA gioia non una SUA felicità. L’attenuazione della preoccupazione sarebbe stato un MIO desiderio non un SUO sogno. Ma se era vero che io desideravo per lui l’armonia e il benessere perché dovevo uscirne io contenta e non lui? E poi, diciamocelo, quando accade qualcosa di davvero brutto… quello si… che si viene a sapere. Invece tutto taceva. Segno che tutto stava andando per il meglio. L’unica “preoccupazione” che potevo concedermi era quella che avrebbe desiderato raccontarmi tutto una volta tornato a casa e condividere con me la sua brillante vacanza. Evviva! Uscii dal bagno e, da quel momento, iniziai a pensare a lui in modo diverso ma soprattutto a quel suo sorriso. Il giovedì sera, si “degnò” di chiamarmi. Era come impazzito, nemmeno riusciva a parlare tra i suoi amici che facevano casino intorno e lui che rideva con loro anziché girarsi verso la cornetta. Un sorriso dipinse anche il mio volto e quando alla fine mi disse, nonostante il pubblico, – Ciao mà, mi sto divertendo un mondo, ti amo tanto – bhè…, piezz ‘e core, mi sciolsi all’istante.

L’anno dopo, capitò invece un qualcosa da non credere. Stessa gita ma con altri professori e qualche compagno diverso. E probabilmente l’assenza totale della novità dell’anno prima. Mi avvisò che era giunto a destinazione e, strano a dirsi, mi richiamò anche il giorno successivo. Aveva un tono di voce strano, non era triste ma nemmeno dei più felici. Dal terzo giorno in poi il dramma. Mio figlio stava soffrendo. Si, mi stava chiamando tutti i giorni ma con l’angoscia nel cuore. Non ci voleva stare, voleva tornare a casa, i prof li sgridavano in continuazione, il College era un altro… insomma, uno sfacelo. Riuscii con la calma e la fantasia a tranquillizzarlo un po’ e, gli ultimi giorni, mi vennero in aiuto alcuni eventi che avevano programmato ma fu dura. Quanto avrei voluto rivivere l’anno precedente! Quei due viaggi m’insegnarono molto.

Non pretendo che mio figlio mi dica che quella ricetta che ho preparato è buona, anche se lo fa in quanto è molto gentile, a me basta che dica – Mamma, mi rifai quella cosa che è tanto che non prepari? -. Non dirò a mio figlio – Con tutto quello che ho fatto per te! – perché mi sembra stupido, cos’altro avrei dovuto fare? E poi per me, ogni cosa fatta a lui è stata un immenso piacere, che frase sarebbe? Quello che mi preme di chiedergli quando arriva a casa è se sta bene e se è sereno molto prima di domandargli com’è andata a scuola. Oggi, così facendo, ho un figlio che quando si alza al mattino mi chiede se ho fatto bei sogni alla notte e se per caso ho male alla schiena. Mi basta. Mi auguro con tutto il cuore di non essere una madre manipolatrice. Purtroppo è difficile rendersene conto. Chi manipola solitamente lo fa per bisogni suoi personali, magari sa di fare del male ma non sa quanto. Bisogna cercare di formulare le frasi sempre rivolte alla gioia degli altri più che a noi stessi se pensiamo di poter cadere nel vizio del manipolare il prossimo e riempirlo di sensi di colpa. Probabilmente come madre, e come donna, ho fatto tanti e diversi errori, almeno dove me ne rendo conto cerco di correggermi. E sono convinta che quando le cose si fanno con il cuore e con l’amore, anche l’errore più grave, se così vogliamo chiamarlo, può essere sostituito dalla pace e dall’armonia.

Prosit!

 

Cosa avrò e cosa non avrò

Le regole del chiedere

Ancora non vi ho detto perché dovremmo chiedere, ma intanto le butto lì:

  1. Non avrai ciò di cui credi di aver bisogno.
  2. Non avrai ciò che vuoi, avrai ciò di cui hai bisogno.
  3. Avrai ciò che sei non ciò che chiedi.
  4. Avrai ciò che vuoi devi solo crederci.

Avere, ottenere e leggi a contorno

Che macello! Chi ci capisce qualcosa?

Insomma… cosa avrò e cosa non avrò?

Vediamo di fare un po’ di ordine pur essendo un discorso molto difficile da spiegare. Partiamo dal presupposto che potremmo, in teoria, avere tutto ciò che vogliamo.

Così dicono le leggi dell’Universo e così dicono le Leggi dell’Attrazione che si stanno facendo conoscere sempre più ma… in teoria appunto. In pratica la cosa è molto più incasinata. Oppure, di una semplicità così assurda da risultare inconcepibile.

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Chi ci governa?

Siamo governati dall’Universo (siamo anche composti dalle sue stesse sostanze), dalle sue energie, dalle sue forze e da tutto ciò che gli appartiene come anche, in piccola/grande parte, da quello che noi emaniamo.

Credo a questa cosa; credo che viviamo in base alle nostre scelte e che diventiamo, in forma concreta, la trasformazione fisica dei nostri pensieri e delle nostre emozioni. Se sviluppiamo pensieri positivi o emozioni positive, la nostra giornata sarà positiva. Sembra semplice.

Eraclito diceva – Ogni giorno, ciò che pensi, ciò che fai e ciò che scegli, è quello che diventerai -.

Sta quindi di fatto che ci formiamo, ci modifichiamo ogni giorno, ogni momento, in base a quello che mandiamo nell’atmosfera intorno a noi, che si mescola col tutto e ci ritorna come in un cerchio perfetto.

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A questo punto, se io desidero un qualcosa, se mando in questa atmosfera un mio sogno, l’Universo dovrebbe cogliere la mia richiesta e accontentarmi eppure, non sempre accade così.
Perché? Per prima cosa desiderare è un po’ come sperare che ciò avvenga e, come vi avevo già spiegato in passato, finché continuiamo ad emanare “speranza” ci ritorna solo… speranza. Cioè attesa.

Dovremmo essere più certi, più sicuri. Dovremmo cambiare l’Attesa in Azione. Dovremmo volere anziché desiderare. Senza paura di andare contro le regole dell’uomo e del bon-ton che ci hanno sempre insegnato a dire – vorrei – e non – voglio -.

Avere più fiducia nell’Universo, nella vita, e convincerci che tale cosa è già fatta, è già accaduta. Esiste già. La cosa più importante però, ed è quella sulla quale voglio basare oggi il mio post, è il senso di bisogno che si prova al momento della richiesta. È naturale. Uno chiede ciò che non ha e che gli serve, mica chiede qualcosa che sa già come ottenere o che già possiede. Ebbene, è da sapere che l’Universo, considerandoci parte di esso (e non possiamo dire di non esserlo), ossia suoi figli, ci considera di conseguenza Esseri Divini. Composti della sua stessa perfetta materia. Vale a dire, una divinità, e una divinità, non ha bisogno di nulla. Una divinità vive senza bisogni.

La domanda quindi che viene espressa non troverà nessuna risposta finché è vissuta come un – bisogno -. Vedete, nel momento stesso in cui noi esplichiamo all’Universo che vorremmo la tale cosa, degli strani ed invisibili meccanismi iniziano a muoversi come le rotelle di un marchingegno affinché la possiamo ottenere, ma essa arriverà soltanto quando capiremo che la vorremmo come un di più (come cosa già realizzata) e non come una necessità. Purtroppo è così. L’Universo non concepisce i nostri stessi bisogni.

Facciamo un esempio: Pincopallino ha paura dei cani. Chiede fortemente sempre di non incontrare mai un cane sul suo cammino. L’Universo lo accontenterà ma prima, a modo suo, gli risponderà – E’ bene che tu non abbia paura. La paura non è un’emozione che può farti del bene quando diventa terrore perciò non è concepibile da me -. Sarà così che a Pincopallino può capitare di avere a che fare proprio con dei cani. Solo quando la sua paura cesserà egli non avrà più a che fare con i cani. In realtà non è l’Universo a punirlo ma è proprio Pincopallino che materializza l’incontro con il cane continuando a pensare a lui e giudicandolo (averne paura significa anche giudicare).

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Proprio come dice la terza regola che vi ho scritto all’inizio – avrai ciò che sei (cioè un essere divino che ha paura dei cani quindi come tale deve superare questo timore) non ciò che vuoi (cioè non: incontrare mai un cane) –.

Ci sono persone che, a causa delle loro paure, diventano ansiose, stressate, malvagie, creano dentro malesseri veri e propri. Tutto questo l’Universo non lo accetta assolutamente. La paura dei cani comporta l’aver paura del morso (cinofobia), dell’aggressività quindi, dell’imprevedibilità, paura di non saper gestire una situazione, credere di meritare il male, tutte situazioni non consone alla natura dalla quale siamo stati creati e che non le vuole. L’Universo vuole solo la nostra felicità e usa qualsiasi mezzo per darcela. Ecco perché a Pincopallino prima quindi darà quello di cui secondo Lui “ha bisogno” (seconda regola); lo renderà forte, lo renderà invincibile, lo renderà divino come già è e, solo dopo, darà lui ciò che chiede, si, proprio quando a Pincopallino non servirà più. Non avrà più paura dei cani.

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I mezzi che l’Universo userà per rendere “sano” (felice) Pincopallino sono infiniti e spesso possono essere letti da noi anche come sconvolgenti. In realtà, è un perfetto sblocco della situazione. Una sorta di purificazione che prepara ad una nuova rinascita. Quante volte si è sentita la frase, inerente alla fecondazione di una donna che già ai tempi dei nostri nonni, recitava – Rimarrai incinta quando non ci penserai più! -. E’ successo a tantissime donne, davvero molte. Per loro, avere un bambino era una sorta di bisogno. Per carità, un bisogno buono, positivo, ma pur sempre un’esigenza, fosse anche solo quella di poter amare un’altra creatura e l’Universo questo non lo condivide. Non vuole si sentano mancanze. Nel momento stesso in cui esse si stancavano di quella inutile attesa, che per giunta le faceva anche soffrire, zack… ecco che rimanevano incinte. Ad un signore che conosco è persin capitato che hanno dichiarato sterile la moglie dopo aver provato a diventare genitori per ben dieci anni. Alla fine, quando ormai l’orologio biologico stava avanzando senza pietà, hanno adottato una bellissima bimba dell’Ecuador e sapete cos’è successo dopo un anno e mezzo? Che la sterile signora è rimasta incinta. Grazie all’arrivo della vivace ecuadoregna, i due appagati, non sentivano più il bisogno della genitorialità. Ecco perché è arrivata la figlia biologica.

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– Un miracolo! – si è detto al loro paese. Si. Miracoli. Così si possono chiamare. In realtà, qualcosa accade affinchè avvengano, nonostante ci lascino poi senza fiato. Provare il senso del bisogno, quando di vero o vitale bisogno non si tratta (anche se lo si sente tale), per un qualcosa che appagherebbe semplicemente delle nostre paure, o delle nostre voglie, non è contemplato dall’Universo. – Non avrai ciò che cerchi, avrai ciò che sei – perché è quello che sei dentro che otterrai. Perché solo se sei gioia otterrai gioia, solo se sei ricchezza otterrai prosperità. Al di là di quello che chiedi. Se cerchi un compagno/a, ma in te c’è solo attesa, o peggio ancora la convinzione di non trovarlo/a perché ti consideri brutto/a, sarà inutile che continui a chiederlo.

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C’è tutto per tutti in abbondanza. Bisogna solo volerlo. Senza porsi dei limiti. I limiti sono architetture astratte create dal nostro senso della vita in realtà barcollanti e senza fondamenta. Maschere che ci fanno apparire perfetti. Spesso, per ottenere ciò che si vuole, si soffre parecchio ma poi tutto arriva, ogni cosa a suo tempo. E ricordate, ogni cosa giunge nel momento giusto in cui doveva arrivare a noi, né prima né dopo. Molte volte, quando ormai non ne abbiamo più bisogno.

PICCOLO RIASSUNTO DELLE QUATTRO REGOLE

1- Non avrai ciò di cui credi di aver bisogno = Pensi di aver bisogno di non incontrare cani invece hai bisogno di sconfiggere paure molto intrinseche

2- Non avrai ciò che vuoi, avrai ciò di cui hai bisogno = Vuoi non incontrare cani invece li incontrerai perché hai bisogno di guarire da delle paura

3- Avrai ciò che sei non ciò che chiedi = Otterrai la tua stessa paura, ciò che sei, che provi, e non la tua richiesta.

4- Avrai ciò che vuoi devi solo crederci = Credendo fortemente a ciò che vuoi, dopo esserti purificato, otterrai sicuramente quello che hai deciso di volere.

E ORA CONCENTRATI SU COSA VUOI E NON SU QUELLO CHE NON VUOI.

Prosit!

p.s. = un ringraziamento a Do per alcune correzioni che mi ha suggerito

photo rimescelte.com – plus.google.com – mahadevaevoluzione.it –  pinterest.com – mammaebambino.pianetadonna.it – tuseiluce.altervista.com

Sono praticamente diventata Mamma!

Penso di aver ricevuto per San Valentino, quindi da marito, uno dei regali più belli ch’io potessi ricevere. E’ un regalo davvero particolare e che ho aspettato a descrivervi per poter avere più materiale da mostrare. Oh già! Ta-na-na-nàààà...

…un bigliettino colorato si trovava nelle mie mani, cosa poteva significare?

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Lo capii abbastanza in fretta.

Bene, il mio regalo oggi è addirittura… in Kenya! Ed è Wirio che lo accudisce. Allora, stop alla suspance (ma come cavolo si scrive “suspance”??? è giusto così???), ciò che ho avuto in dono è: un albero. Una bellissima pianta di Mango.

Vedete, il fatto è che questa pianta è stata interrata da Wirio per me, grazie alla donazione che ha fatto marito, ed essa porta il mio nome. Si chiama “Meg”.

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A Febbraio era solo un piccolo germoglio assieme a tutti i suoi fratelli ma ora è già diventato alto una ventina di centimetri circa e, man mano che passa il tempo, mi manderanno le immagini per assicurarmi la sua crescita come queste che vi sto postando.

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Qui www.treedom.net/it/ infatti, posso tenerlo d’occhio.

Come potete vedere, nel sito si possono scegliere diversi tipi di piante come: l’Ulivo, il Cacao, l’Avocado, il Lime e si gioca poi anche con “la cattura della CO2”. Il mio Mango ad esempio, una volta cresciuto, potrà catturare in un solo dì, la CO2 prodotta da un uomo in 52 giorni e si parla quindi di circa 700 Kg di Anidride Carbonica all’anno. Si, perché il Mango diventa molto grande e può raggiungere altezze di 45 mt.

Il suo significato poi è davvero speciale. Significa: FELICITA’. E, anche per questo, non potevo certo non citarlo in questo mio blog. Per il suo colore, il suo profumo e il suo gusto, il frutto è considerato il Frutto del Sole e della Gioia. Il Mango infatti è reputato sacro dagli Indù perché, secondo la credenza, in questo frutto si incarnò la Figlia del Sole.

Può produrre fino a 6 tonnellate di frutta all’anno e questa è la sua principale virtù perché viene piantato proprio per offrire frutti alla popolazione locale, sia da consumare che da commerciare. I kenioti potranno quindi cibarsi o guadagnare allo stesso tempo. Insomma, marito, oltre che rendere felice me ha fatto del bene anche a questo popolo.

treedominvestments.wordpress.com

Ma come ha potuto realizzare tutto questo? Semplice, andando nel sito di Treedom che vi ho linkato, attraverso il quale, volendo, una persona può creare un’intera foresta. Lui per me ha scelto il Kenya perché sa che è una Terra che adoro. Gli alberi non si piantano da soli in certe circostanze e noi siamo contenti di aver dato una mano.

Questo progetto unisce tante persone che, in ogni parte del mondo, possono piantare il loro albero, possono fare conoscenza attraverso il social dell’associazione e appartenere a questo meraviglioso programma.

Praticamente… sono diventata mamma!

C’è un eschimese in mezzo ai ghiacci, un beduino in pieno deserto e un polinesiano in alto mare. Tutti e tre stanno piantando un albero. La missione di Treedom è far sì che questa non sia una barzelletta -.

Prosit!

photo treedominvestments.wordpress.com

Non-Immagini shock sui pacchetti di sigarette

Il mio umile pensiero su questa trovata… scioccante. Potrei anche dire: “elucubrazioni di una mente insana” così almeno, alle mie parole, non ci darete peso.

Innanzi tutto ho intitolato questo articolo “Non – Immagini…” in quanto mi rifiuto categoricamente di postare nel mio angolino così sereno tali visioni e poi, come accennato, vorrei dire la mia riguardo al fatto che ora si sono inventati l’apporre foto tragiche e devastanti, terribilmente devastanti, sui pacchetti di sigarette per far notare i danni della nicotina.

Io fumo. Lo dico subito così darò modo a qualcuno di poter proferire la classica frase – Eeeh… certo, certo, visto che fumi non accetti certe cose… – bene, ora che questo “qualcuno” ha pensato quello che doveva pensare tocca a me.

Non le accetto no! Ma scherziamo? Ma voi vi rendete anche solo minimamente conto di quanto sia deleteria una visione di questo tipo per il vostro inconscio se niente niente entrate in un tabaccaio anche solo per acquistare un biglietto del bus? Non parlo di me. Cosa cavolo me ne frega a me se vengono impressi drammi su un pacchetto di sigarette, sono un chirurgo, ho visto di peggio (potrei dire), se voglio fumo lo stesso, se non voglio, oggi, i mezzi per smettere ci sono tutti, ma mi riferisco a quelli che di fumo non ne vogliono sapere, bambini compresi, costretti a immagazzinare nel loro cervello illustrazioni di questo tipo. Ma le avete almeno viste?

Certo, se fumo in compagnia di un bambino farò respirare anche a lui il mio fumo passivo e mostrerò lui un gesto che non dovrebbe vedere, sta a me educatamente e nel suo rispetto, evitare che ciò accada ma, evitare che un giovane non veda quel pacchetto in un bidone dell’immondizia o buttato per strada, non veda quel pacchetto in casa, non veda quel pacchetto dal Sali&Tabacchi, non veda quel pacchetto nelle mani di mille altre persone… è dura. E a me sembra di infierire vivamente su di lui.

Ma lo Stato ha detto che questo “contro-marketing” risulterà utile e così tutti quelli contrari al fumo urlano vittoria. E vi siete chiesti come mai lo Stato ha deciso questo? Esso ci guadagna dal nostro acquistare sigarette, perché allora cerca di tutelarci? E’ davvero così premuroso nei confronti della nostra salute? Se così fosse, le stesse immagini dovrebbe metterle anche sulla Coca-Cola (se avete stomaci forti andate a vedere anche quelle) somministrata a bambini di tutte le età (!), dovrebbe metterle sull’acido muriatico acquistato da donne che ogni giorno sgobbano a pulire la sporcizia degli altri per due soldi, dovrebbero metterle sull’alcool che causa incidenti stradali fuori misura, dovrebbero metterle su tutte le porcate che ci fanno mangiare e ci fanno respirare ogni giorno, non siete d’accordo? O sui detersivi che uccidono milioni di pesci ogni anno ma… se vengono rovinate le opere dell’uomo è vandalismo, se vengono distrutte quelle della Natura è progresso.

Sarò io che penso male. Al nostro Stato probabilmente costa di più guarire un tumore che guadagnare dalle sigarette acquistate ma sono sicura che non rinuncerà a questo introito. Da dove li prenderà quei soldi quindi? Aumenterà la bolletta della luce? Del gas? O del caro, tenero e divertente canone RAI? (Vi ricordo di guardate la data di quando ho scritto questo post e di controllare poi quando è stato obbligatorio per legge pagare il canone RAI tramite bolletta della luce).

Vedete, quello che mi fa rabbia è questa esigenza da parte del Governo di doverci sempre tenere sotto ad una campana di tristezza e depressione, soffocati da un peso di angoscia da qualsiasi parte guardiamo. Televisione, internet, immagini, istituzioni, potere, ignoranza…. Vogliono da ogni lato ammorbarci con avvilimento, inquietudine e soprattutto PAURA.

Le uniche immagine – BELLE – in stile FAMIGLIA DEL MULINO BIANCO le trovi sai dove?….. In Banca! Ma tu pensa! Con loro sì che non ti accadrà mai nulla di male, e infatti, non si deve curare nessuna grave patologia a causa di esse, ci si suicida e si fa prima, si pesa poco sulla spesa pubblica.

Questo mi fa arrabbiare. Fumare fa male. Ok? Ed è vero. Penso lo sappiano anche i neonati perché immagino che, al giorno d’oggi, sia la prima cosa che si sentono dire una volta usciti dalla pancia della loro madre. Ed è così. Ma porca miseria perché non riusciamo anche a vedere che non è tutto? Che la nostra vita non dipende solo dalle sigarette? Ma lo sapete quanta gente c’è, e c’è stata a questo mondo, che ha fumato e ha vissuto per più di cent’anni? E secondo voi sono solo casi? Sono solo coincidenze? Allora scusate, ma è anche una coincidenza il fatto ch’io muoia di tumore per il fumo no? Volete sapere quanti casi di tumore all’intestino vengono curati, spesso senza riuscita, ogni anno in Italia? Non posso dirvelo perché nessuno può saperlo, le statistiche ce le fanno credere come vogliono loro a seconda dell’annata ma posso dirvi che con i miei occhi e con le mie orecchie ho visto e ho sentito medici stravolti operare in un solo giorno in interventi intestinali e, a detta loro, negli ultimi anni, davvero eccessivi. Su NON fumatori. (Nei commenti di questo articolo però potete trovare dati interessanti).

Ma il fumo, in effetti, non provoca solo cancri. Ictus, ipertensione, malattie cardiovascolari, etc… perché va nel sangue… il cibo spazzatura no invece, va solo nello stomaco, rimane lì qualche ora, poi si fa un giro nell’intestino e poi esce. Siamo nutriti dall’aria o da chissà cosa. Ma dai… Il discorso è semplicemente che, a mio avviso, nella vita, ci si può permettere di avere un vizio senza eccessi oltre misura. Il danno avviene quando tutto il nostro organismo è maltrattato. Ovviamente dopo un po’ non ce la fa più e perisce in quello che può essere il punto più debole. I centenari che hanno fumato una vita intera conducevano un’esistenza diversa. Dal punto di vista alimentare, lavorativo, morale. Noi non ci vogliamo più bene, non ci vogliono bene. E nei polmoni risiede l’emozione della tristezza e anche lei può uccidere. Siamo schiavi e non ce ne rendiamo conto. Non abbiamo più dignità. Non lavoriamo più per metterci via qualche soldo o per costruire qualcosa di bello, lavoriamo per sopravvivere o per essere i migliori. Non mangiamo più per alimentarci, per nutrirci. Mangiamo perchè dobbiamo arrivare fino a sera e non abbiamo più possibilità di toccare cibo durante la giornata. Beviamo multivitaminici senza neanche sapere cosa stiamo ingurgitando perché sentiamo di non farcela più, ma diamo colpa ai cambiamenti climatici. Come se l’essere umano non fosse stato programmato per poterli superare brillantemente. Un’offesa per la macchina perfetta quale siamo.

Se qualcuno, da tutto ciò, ha capito che sono favorevole al fumo e la mia intenzione è quella di incentivare il tabacco mi lasci dire che non ha capito nulla di questo mio discorso o forse sono io che mi sono spiegata veramente male ma non era questa la mia intenzione. Penso solo che dietro ci sia una manipolazione che induce alla negatività e questo mi dà fastidio. Penso solo che sia una brutta presa in giro. E penso che stiamo un po’ esagerando. Sigarette e gay. Non si parla d’altro. (E non è mia intenzione paragonare le due cose. A mio avviso tra un eterosessuale e un omosessuale non c’è alcuna differenza, così almeno sapete anche come la penso in questo altro tema). Come se non ci fossero altre questioni nella vita. Ai nostri “potenti” fategli vedere l’immagine di un bambino che muore di fame mentre loro si lavano i denti col dentifricio al caviale, anziché far vedere a noi immagini di devastazione. Le sigarette e i gay ci son sempre stati e mai abbiamo vissuto male come ora, tolte le guerre che oggi, miseramente, ci rendiamo conto che non sono servite a nulla nonostante il sacrificio dei nostri vecchi. E di guerre ne stiamo combattendo altre, forse persino più infime. Sigarette e gay come se fossero demoni. E tra dieci anni magari lo saranno i vini e i biondi, come lo sono stati i cani e gli ebrei. Negli anni ’80 c’era l’HIV, poi i tumori, adesso stiamo entrando nell’epoca dei virus. E’ così. Prima ci vietano di vivere, ci conducono allo stress più estremo poi ci aboliscono la sigaretta, il bicchiere di vino e mille altre cose nelle quali si cerca l’illusione della soddisfazione. Solo l’illusione che sia chiaro. Hanno tolto i fumatori dai film lasciando violenza, prostituzione, sesso spregevole, alcool, droghe, incidenti mortali, armi, omicidi, morte, e quindi dov’è il senso? Scusatemi ma proprio non lo capisco.

Obesi, diabetici, evasori, tossicodipendenti, disabili siamo tutti zavorre delle spese pubbliche mentre c’è chi ha esami gratis e cliniche che gli harem a confronto sono il nulla. Non è così che si aggiustano le cose ma, questo, ripeto è il mio umile punto di vista.

Come in tutte le cose la parsimonia mi sembra la cosa più coerente. Datemi retta, non guardate quelle immagini se potete, rimarranno impresse nella vostra memoria e creeranno in voi sofferenza. Lavoreranno sulla vostra fiducia e sulla vostra autostima, abbassandole. I neuroni assorbono come spugne.

E tu fumatore, se proprio il vizio non riesci a togliertelo, abbi per lo meno cura di te in altri argomenti. Dona al tuo fisico la possibilità di farcela e se ti fumi una sigaretta fa ch’essa sia il piccolo idillio di un piacevole momento, o possa essere per te il misero aiuto in uno stato d’ansia. Non fumare per noia, o perché non sai cosa fare, o per abitudine, o perché sei davanti a un pc. Inspira anche gioia ed energia positiva in quel mentre oltre che nicotina e catrame. Sii solo mentre lo fai, abbi rispetto per gli altri e per l’ambiente che ti circonda.

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Questo che vedete in foto è un piccolo e praticissimo posacenere da passeggio. Per non inquinare. Il mio piccolo e praticissimo posacenere da passeggio.

Prosit!