Fotoni e DNA: la loro Comunicazione

Di alcune importanti scoperte scientifiche ne abbiamo sentito parlare ben poco, mentre, a mio parere, dovrebbero essere decisamente più conosciute.

Solo per riflettere un po’, quando avrai finito di leggere questo articolo, chiediti come sarebbe la vita di tutti noi se, ciò che ora sai, fosse per l’essere umano una cosa ovvia come: – se decido di scrivere prendo una penna e scrivo -. Semplice.

AMORE A PRIMA VISTA

Innanzi tutto vediamo cos’è un Fotone e cos’è il DNA umano.

Il fotone è una particella di luce e cioè, per la fisica quantistica, materia.

Il DNA (o acido desossiribonucleico) invece è una struttura che porta l’informazione genetica. Umana, in questo caso.

Come ci fa sapere Gregg Braden, scienziato e scrittore, il quale, con premura, tenta di aprire e risvegliare le menti, alcuni suoi colleghi tra i quali Vladimir Poponin e Peter Garaiev, decisero di immettere in un piccolo tubo trasparente alcuni Fotoni. Tali Fotoni si muovevano all’interno di questo cilindro senza un senso logico, semplicemente fluttuando nello spazio a loro disposizione.

Decisero, in seguito, di aggiungere a queste particelle delle altre particelle di un’altra sostanza ossia di DNA umano. In breve tempo poterono assistere ad un fenomeno assai curioso e cioè che, i Fotoni, non rimasero indifferenti alla presenza del DNA ma anzi si affiancarono ad esso e soprattutto ne assunsero la stessa forma. In pratica, lo imitarono, agganciandosi a quello che per loro era divenuto una sorta di “comandante”. Togliendo a questo punto il DNA, e lasciando nuovamente i Fotoni da soli, accadde che l’influenza antecedente del DNA sui Fotoni rimase, come se per i Fotoni fosse una memoria.

Bene, questo esperimento ci fa capire innanzi tutto cosa si intende quando si dice: che qualcosa di quella persona rimane anche dopo la sua morte (detto in termini molto spicci) ma soprattutto ci aiuta a comprendere come l’Universo intero si muove in base al nostro volere.

CREDERE SOLO A QUELLO CHE SI VEDE

Le minuscole particelle di DNA che ci rappresentano e ci compongono non le vediamo a occhio nudo, eppure, tutto intorno a noi è ricco del nostro DNA. Anche la nostra auto, o il luogo nel quale lavoriamo. L’energia risponde a queste microscopiche parti così come la materia. Noi, però, non vedendo nulla di tutto questo non lo diamo per scontato, anzi, nemmeno ci crediamo.

Il non riuscire a vedere con i nostri occhi particelle così piccole è per noi un vantaggio in realtà, una difesa stessa dell’organismo, ma noi ne abbiamo fatto un limite. Immaginatevi cosa potrebbe significare riuscire a vedere come un microscopio. Andare in giro e avere davanti ai nostri occhi, ogni secondo della nostra vita, milioni e milioni di microbi, cellule, pulviscolo e quant’altro. Sarebbe insopportabile. Si parla di numeri infiniti di cose nello sguardo.

Questo però non significa che, i fatti, nel microcosmo e poi anche nel macrocosmo, non avvengano.

L’UNIVERSO E’ LUCE

I Fotoni si trovano ovunque e quindi ovunque il nostro DNA può modificarne la forma. Tra loro avviene una vera e propria comunicazione e questo penso sia l’indizio più importante da ricordare. COMUNICANO! Non è fantastico? In pratica, ciò che noi siamo prende forma attorno a noi. Due mondi, apparentemente differenti tra loro, parlano lo stesso linguaggio.

Per sottolineare ancor meglio questo importante evento, occorre però osservare un altro grande esperimento e cioè quello che ha scoperto che il DNA si modifica in base alle nostre emozioni.

Ebbene sì, come è stato visto dagli scienziati dell’Institute of HeartMath (letteralmente Istituto di Matematica del Cuore) quando proviamo emozioni negative come la paura, o la rabbia, o la frustrazione, il nostro DNA assume una forma contrita e più accorciata, mentre, durante il sentire emozioni positive come l’affetto, la compassione o la gratitudine esso si distende e si allunga.

E’ risaputo infatti che provare spesso “brutte” emozioni fa ammalare di più perché indebolisce il nostro sistema immunitario e adesso sapete il perché anche dal punto di vista scientifico e fisiologico.

Rispondendo a questa eco, quando i Fotoni si modificano in base al DNA, non si può che avere un riflesso reale dello specchio nel quale ci stiamo specchiando.

Tutto questo è bellissimo. Stabilisce che esiste realmente una connessione tra le nostre emozioni e la nostra realtà. Noi siamo convinti che le emozioni che proviamo possono disturbare soltanto noi o far star bene solo noi. Siamo convinti che possono influire sugli altri nel momento in cui le palesiamo e, invece, dobbiamo metterci in testa che trasformano anche il nostro futuro.

La fisica quantistica sta scoprendo, o sta rivelando, un mare di cose interessanti. Mi sa che è giunta l’ora in cui dobbiamo uscire dal guscio e diventare realmente co-creatori con l’Universo.

Prosit!

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Pelle Grassa – il bisogno di piacere al mondo

DAI! DAI! LAVORIAMO!

Diverse persone hanno la pelle grassa sul viso. Le ghiandole sebacee secernono più sebo rispetto al normale e questo fenomeno rende la pelle lucida, unta e antiestetica. In realtà, anche se può sembrare strano, si parla di mancanza di idratazione. La nostra pelle è formata da acqua e grasso, due elementi che la compongono, la difendono e la nutrono. Quando l’acqua viene a mancare, capita, a volte, che le ghiandole del sebo iniziano a lavorare di più cercando di provvedere alla mancanza del prezioso liquido e quindi emettono più grasso rendendo il nostro viso più sgradevole al tatto e alla vista.

Tutto questo, in psicosomatica, significa avere il bisogno di piacere a più persone possibili. Significa desiderare di piacere al mondo intero e, per fare questo, si fa… si fa… si fa… di tutto. Oppure si impara… si impara… si impara… di tutto. O ancora si dice… si dice… si dice… di tutto. Si esagera in pratica. Esagerazione – proprio come esagerano le nostre ghiandole nel secernere.

ACCENDIAMO CHE CI VEDIAMO MEGLIO

Inoltre, la lucidità che si forma proprio sul viso, la parte che più esponiamo al mondo, che il mondo vede come prima cosa di noi, è come se ci rendesse più “luminescenti”. Vi ricordate Edi? La lampadina di Archimede? Ecco.

Il che significa tradurre il seguente messaggio – Ehi! Non mi vedi? Aspetta che mi illumino così puoi vedermi meglio! -.

Altri messaggi possono essere – Ti stupirò con la mia istruzione! -, – Ti stupirò con la mia generosità! -, – Ti stupirò con il mio umorismo! -. Ognuno sceglierà la sua – esagerazione -, tutte messe in atto per ricevere.

Questi individui, peraltro, hanno anche il grande desiderio di illuminare il mondo confermando così, a loro stessi, la certezza di brillare e quindi essere visti/essere amati.

Ovviamente è solo un desiderio. Non si può illuminare il mondo senza essere amore e bramando l’amore degli altri, significa che poco amore si ha dentro. È brutto da dire ma è la realtà, ed è la cosa di cui, con pelle grassa o altri tipi di manifestazioni, la maggior parte di noi mostra la sua estrema necessità.

NESSUNO MI VEDE

Si desidera la certezza di esistere. Non basta la nostra stessa conferma, abbiamo bisogno di quella degli altri e abbiamo bisogno di piacere ed essere ben accettati.

Passiamo ore e ore davanti allo specchio, o dall’estetista, facendo di tutto per “guarire” la nostra pelle grassa quando il trattamento migliore sarebbe quello di riconoscersi come persone speciali, uniche, meravigliose e pensare che dovrebbe essere il mondo ad inchinarsi al nostro cospetto e non noi dover mendicare l’essere riconosciuti. È però un passaggio molto difficile questo e che raramente si riesce ad oltrepassare e modificare.

TRASFORMA IL TUO BUIO IN LUCE

Osservati, guardati, riconosciti. Convinciti del fatto che basta la tua visione, che basta il tuo riconoscimento. Riempiti e trabocca d’amore senza bisogno di amore esterno e ulteriore. In questo modo migliorerà anche la tua pelle, imbibendosi di belle emozioni e sarà bellissima mostrando al di fuori la bellezza che c’è in te.

Non avrai bisogno di illuminare il tuo viso attraverso l’”untuosita’” (mi si passi il termine) ma attorno ad esso apparirà un alone luminoso che ti renderà un magnifico magnete per tutti quelli che incontrerai.

Ricorda inoltre che il fatto di – non essere visto – è una tua credenza. In realtà non è così. Gli altri ti vedono eccome, ma a te non basta perché ne hai bisogno come se fosse una dose di droga. Prova a guardarti dentro e potrai vivere decisamente meglio.

Prosit!

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L’Invidia del Modus Vivendi – un’Ossessione

L’INVIDIA, UN VERO ROMPICAPO

Invidia – dal latino “invidere” e cioè “guardare di traverso” significa osservare in modo malevolo qualcuno provando rabbia e risentimento verso ciò che possiede, o ciò che è, bramando quelle sue ricchezze e detestando il fatto che lui le abbia e noi ne siamo privi. L’invidioso infatti è colui che anziché procacciare il proprio bene desidera che gli altri non abbiano quel bene. Possiede questo astio verso chi detiene “l’oggetto del suo desiderio” ma la parola “oggetto” va vista in senso vago; può trattarsi di una dote, di una storia d’amore, di un’auto, di una casa, di una professione, etc…

Questa spiegazione sull’Invidia è molto semplice e alla buona perché in realtà l’Invidia è un male molto potente, molto presente e molto profondo. Paolo de Nardis, ad esempio, parlando dell’Invidia, ha infatti intitolato il suo libro “l’Invidia – Un rompicapo per le scienze sociali“, questo proprio perché l’Invidia, uno dei sette peccati capitali, tocca tante ramificazioni dell’essere umano: dall’impotenza all’importanza del giudizio degli altri, dalla svalutazione alle comparazioni, dalla paura alla valutazione e così via.

IL MODUS VIVENDI

C’è un’Invidia però, se è possibile suddividere le Invidie (permettetemelo un attimo) forse ancora più grave di tutte le altre che subito potrà sembrare senza differenze rispetto a queste ultime ma io personalmente una differenza la vedo. E poco mi piace.

Naturalmente questa Invidia nasce nello stesso nido delle altre ma poi si dipana verso un risultato differente: quello dell’ossessione. Si tratta dell’invidia verso il modus vivendi di una persona ed è davvero interessante. Modus vivendi, dal latino, significa letteralmente “modo di vivere – prendere la vita in un certo modo”. Ebbene osservate ora il complesso e deleterio meccanismo che si mette in funzione.

Innanzi tutto non stiamo parlando di invidiare un qualcosa posseduto da un altro. Stiamo parlando di una situazione assai più complicata.

La persona che si svaluta, insicura e poco amata (che assume in questo articolo il ruolo dell’invidioso) conosce ad un certo punto della sua vita un qualcuno che gli piace particolarmente e che diventa per lei un punto di luce nel suo tunnel buio. Come ad innamorarsi, vede in lei il suo raggio di sole. La meraviglia. E, pur godendo di quello che tale persona è, si chiede come mai anche lei non possa essere così. Quella persona, da punto di luce, inizia a diventare senza saperlo l’oggetto del desiderio del soggetto debole e insicuro ma non nel senso che lui vuole possederla ma nel senso che vuole avere la sua stessa vita. Ne invidia ogni cosa – il modu vivendi. Attenzione però, ossia, non importa se questa persona è brutta, è povera, è ignorante (caratteristiche ben poco invidiate solitamente) ma è come si muove nel mondo, come sorride, come gli altri l’apprezzano, come riesce a fare le cose, che riscontri ha, come guarda la vita, come riflette… insomma… tutto. Ignara, questa “bella persona invidiata”, inizia a diventare un’ossessione per l’invidioso che non trova pace in quanto essa vive e, vivendo, ogni giorno, ogni ora, ogni attimo, crea qualcosa da invidiare: una parola, un gesto, una situazione, un messaggio, una realizzazione, un rapporto…

IO TI SPENGO

L’invidioso getta su questa persona, che diventa il suo fulcro e il suo cestino dell’immondizia, tutta la sua frustrazione, la sua rabbia, la sua incomprensione, la sua sottovalutazione; vuole sporcarla affinché non possa più brillare proprio come lui. L’Invidia viene solitamente divisa tra – Invidia d’essere – e – Invidia d’avere -. In questo caso le abbiamo entrambe in un unico individuo ed entrambe sono costanti. Come qualsiasi altra ossessione tende a crescere e a non placarsi e allora l’invidioso si ribellera’ sempre di più al suo stesso male ma non rivolgerà la visione al suo interno bensì, anche in questo frangente, riserverà le attenzioni a chi è fonte di tanta angoscia, sempre la stessa persona: l’invidiata.

E allora diventerà sempre più intollerante, sempre più arrabbiato, sempre più invidioso. Cercherà di schernire la sua vittima, cercherà di svalutarla, non le darà soddisfazione, diventerà aggressivo, gelido, supponente, ogni qualità che può nuocere all’altro verrà usata.

Ogni qualità che può spegnere quella luce e quel sorriso (cioè quella felicità) diventa un’arma perfetta. Perché é questo il solito punto: la felicità. Vorrebbe smorzargli quel sorriso, vorrebbe appannargli quegli occhi che brillano, vorrebbe togliere il volume a quella voce così gaia e così dolce.

C’E’ SOLO UN PICCOLO PROBLEMA

C’è solo un piccolo fattore che l’invidioso, in questo caso, non tiene da conto: quella luce, che tanto vuole spegnere, è la cosa più importante che ha. Da qui, se l’invidiata non se ne accorge, si può accendere anche il meccanismo della manipolazione. Ciò che lei farà non andrà mai bene, ciò che dirà sarà sempre sbagliato, ciò che penserà sarà sempre fuori contesto. Il messaggio che l’invidioso vuole mandare è: “sei sbagliata”, “non vai bene”, “togliti da questo mondo”.

Ricordatevi, non esiste un’invidia “buona” e un’invidia “cattiva” al di là delle battute che si possono fare tra amici senza sentimenti rancorosi dentro. Esistono l’invidia e l’ammirazione. E quando si ammira qualcuno non si tenta di spegnerlo anzi si cerca di illuminarlo sempre di più, si tratta di difendere quella sua luce dagli altri, si tratta di essere grati per aver conosciuto la sua luce, si tratta di amare quel suo brillio. Amarlo nel più profondo di noi stessi.

L’Invidioso è insoddisfatto della sua vita e divorato da questo sentimento. Ma non ve lo dirà mai. È bello, sotto certi punti di vista, avere qualcuno che pende dalle nostre labbra, ma facciamo attenzione al motivo per il quale siamo diventati la sua ossessione.

Prosit!

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Missione Alchemica – Al Servizio degli Altri

EVOLUZIONE E INVOLUZIONE

Verso la strada della spiritualità, della consapevolezza e delle emozioni, gli individui si possono suddividere in due categorie: gli involuti e gli evoluti. Con questi due termini non si vuole intendere uno più bello o più cattivo dell’altro, o più intelligente o meno, ma semplicemente descrivere, con una sola parola, chi ancora è vittima delle proprie sensazioni/pulsioni/emozioni e chi invece è un essere libero. Libero anche da schemi mentali, libero dallo stato di sonno permanente nel quale si esiste, libero dalle reazioni automatiche e dalle catene che ci opprimono. Entrambi i tipi però, anche se in modo diverso, sono al servizio dell’umanità volenti o nolenti e ora vi spiego che cosa intendo.

La missione di ciascuno di noi, su questo pianeta e in questa vita, è quella di rendersi utile per l’altro in un perpetuo e meraviglioso scambio di dare e avere che mantiene l’equilibrio del creato. Possiamo offrire il nostro talento, la nostra conoscenza, la nostra manodopera, il nostro appoggio ma possiamo donare anche qualcosa di molto più importante.

LUCI E RIFLESSI

Chi è involuto si dona all’altro divenendo il suo specchio ossia mostrando ad esso ciò che si nasconde in lui. Non si riesce a vedere cosa abbiamo dentro ma, la realtà che ci circonda, e quindi anche le persone, è il nostro riflesso perciò possiamo notare attraverso il comportamento degli altri cosa c’è dentro di noi. Cosa significa? Significa che se una persona si mostra nei miei confronti aggressiva e arrabbiata mi sta mostrando la rabbia e la collera che io serbo in cuor mio ma che forse neanche riconosco. Con questo non vuol dire ch’io debba sentirmi in colpa o lasciare che quell’individuo mi maltratti, semplicemente mi basta prendere cognizione di quello che celo affinché, vedendolo, posso liberarmene. In un certo modo si potrebbe affermare che dovrei “ringraziare” colui che mi ha mostrato cosa mi sta facendo male nella mia parte intrinseca ma… prima che vi si scaldino gli animi verso queste parole e mostrate a me la mia probabile collera, mi premuro di spiegarvi che non intendo dirvi di andare da tizio e ringraziare e osannare e prostrarvi ai suoi piedi.

Come più volte ho raccontato dovete farvi sempre rispettare ma, in cuor vostro, cercate di osservare e capire. Cercate di comprendere che, quella persona, vi ha mostrato un qualcosa che non sapevate di avere e che dentro vi rosicchiava distruggendovi mentre, ora, l’avete veduta e solo adesso potete sbarazzarvene ripulendovi il corpo e l’anima. Divenendo LIBERI.

È quindi anche questo un servizio in quanto, nel momento in cui si riflette come specchi, si è obbligati a perdere il libero arbitrio per mostrare all’altro le pagine più nascoste della sua vita. Così come gli altri fanno con noi naturalmente.

FREQUENZE POSITIVE E FREQUENZE NEGATIVE

Nell’involuzione ci sono i demoni a regnare dentro, emozioni negative che ci governano come marionette, le quali, ricche di frequenze negative, non potranno che agganciarsi ad altre frequenze negative, loro simili, pertanto, ciò che poi ne esce e si palesa non sarà simpaticissimo. Ma provate ad andare oltre, a non soffermarvi sul fatto in sé. Provate a prendere questo avvenimento come una lezione di crescita personale. Senza abbassare la testa ma riconoscendo con umiltà privata e solo vostra di avere, nel cuore, anche quelle vibrazioni lì. Facendo questo si è già compiuto un grandissimo passo in avanti verso l’ascesa e verso il benessere, un luogo nel quale le frequenze saranno sempre più positive e gli scontri antipatici sempre più rari.

Nell’evoluzione invece (pur essendo anche qui lo specchio dell’altro ma vibrando in frequenze positive) si dona la propria luce interiore che, credetemi, è un grande regalo. Si spande attorno a noi la nostra armonia. A quel punto, non solo proviamo amore ma siamo amore ed emaniamo amore. Diventiamo quindi un toccasana, un elisir, un medicinale molto potente che regala, a chi ci sta vicino e a tutto il pianeta, una grande quantità di energia positiva.

Vi renderete conto infatti che, arrivati a tale livello, pieni di agape (amore puro e incondizionato) molte persone tendono a venirvi accanto. Vi toccano, vi parlano, vi baciano, vi abbracciano, vi si avvicinano, a volte sconfinando persino nell’intimo spazio vitale di ognuno di noi. Ciò accade perché queste persone hanno estremo bisogno della vostra luce. Hanno bisogno di essere nutriti dalla vostra energia. Diventano come dei vampiri energetici, senza farlo apposta ovviamente, come un nomade che dopo aver camminato a lungo nel deserto trova acqua con la quale ristorarsi. Voi siete, per quell’individuo l’acqua, pertanto siete anche in questo caso al servizio degli altri. Non fatevi però succhiare tutta la linfa vitale! Proteggetevi ma soprattutto siate coscienti di ciò che sta accadendo. Essere presenti emozionalmente a tale fatto permette di non “dormire” e non farsi succhiare via tutto ma se siete evoluti questo già sicuramente lo fate e sapete anche come, non serve ch’io lo dica.

VOCE DEL VERBO: AIUTARE

Come dicevo prima, a questo, poi si aggiunge tutto il resto anche le azioni e le parole che possiamo esprimere quotidianamente per essere d’aiuto agli altri ma queste non saranno più reazioni automatiche bensì metodi ben ponderati in totale coscienza e senza ombra di aspettativa. Di nessun genere. Fare del bene senza aspettarsi nulla in cambio, promulgare il proprio sapere al solo ed unico scopo di aiutare, offrire senza l’obiettivo di ricevere denaro, etc… e sapete perché? Perché quando si è in agape e non si attendono o si pretendono riscontri essi arrivano invece moltiplicati. Davvero! Arriveranno soldi, fama, gloria, complimenti, ringraziamenti, aiuti da ogni dove, sentimenti, ne sarete sommersi perché è un’ovvia risposta di frequenze universali. Proprio come un magnete.

Detto questo comunque, che siate involuti o meno, date. Date sempre. Preoccupatevi di essere generosi e non solo in ambito materiale. Non intendo dare voi stessi esageratamente ma intendo suggerirvi di dare al solo scopo di vedere sull’altro un sorriso spuntare. E questo dovrà rendervi profondamente felici. Focalizzatevi su quell’espressione gioiosa di chi vi sta di fronte che è venuta a crearsi sul suo viso grazie a voi.
Prosit!

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Il mio Amico Vigile del Fuoco

Voglio molto bene a questa persona, provo per lei un affetto sincero e viscerale. Fa il Vigile del Fuoco e conosce tante cose. Ha sempre una risposta ad ogni domanda. La sua istruzione affascina ma ciò che trovo in lui, capace di stregare, è il saper mischiare tanta cultura ad una tenerezza e una bontà sincere, di fondo. Sa dare valore ai sentimenti e non solo alle riflessioni mentali. Non si preoccupa di quello che è inutile, di quello che è solo un banale orpello ma dà un significato profondo a quello che conta. I sentimenti, per lui, hanno sempre un occhio di riguardo. Non conosce l’orgoglio e questo mi piace tantissimo. E’ con persone come lui che ci si perde, ci si ritrova, ci si riperde ma la consapevolezza delle emozioni non si consuma mai. Rimane. E di conseguenza rimangono le persone, senza fuggire, senza abbandonare. Ci sono, in qualche modo, sempre. Come vuole la sua dignità. Come vuole la sua professione.

E’ un Pompiere e non può abbandonare. Deve esserci sempre. E il suo stare, lo sparge anche nella sfera della vita. E’ un Maestro per me.

E’ stato proprio durante un suo esserci che mi raccontò quello che dapprima mi sembrava assurdo pur avendo sempre avuto molta fiducia in quello che diceva perché non sbagliava mai. Fu un buon insegnante. Sempre. In ogni argomento dell’esistenza.

Un giorno mi disse – Quando accade un grave incidente, di qualsiasi tipo, e che coinvolge numerose persone, occorre preoccuparsi prima di chi può essere salvato. Di chi “sta meglio” degli altri, per così dire -.

Trovai all’inizio questa cosa sconvolgente e assurda. Com’era possibile? Quella persona ha già più probabilità di salvarsi rispetto ad un’altra e i soccorritori si preoccupano più di lei che di uno in fin di vita?

Ovviamente ci sono squadre adatte a tutti e ognuna si occupa di chi deve. Si cerca ovviamente di non tralasciare nulla e nessuno. Ma non si può nemmeno tralasciare una sola possibilità di salvezza

Appunto! – rispondevo io.

Non capivo. Lo trovavo un controsenso quello che mi stava dicendo. Possibile? Possibile che proprio lui, che mi aveva sempre illuminata attraverso il suo sapere e le sue giuste riflessioni, oggi, mi stava dicendo una cosa per me così incomprensibile?

Perché se io ho più bisogno di un altro vengo “messa da parte”?

Preoccupandoci esageratamente e ponendo tutta la nostra energia e il nostro tempo verso chi, ormai, purtroppo, ha davvero pochissime probabilità di sopravvivere, rischiamo di perdere anche chi ce l’avrebbe fatta attraverso il nostro intervento. Alla fine non si risolve nulla. Si perdono troppe vite, mentre così facendo, hai la certezza di riuscire a salvare almeno chi può salvarsi -.

Mi ci volle tempo per comprendere e accettare questa visione. Ma era giusta. Non faceva una piega. Non per altro, era stata studiata e messa in pratica da ogni tipo di Corpo di Soccorso del pianeta. Un motivo ci sarà pur stato.

Oggi, mi occupo di condurre le persone verso un nuovo modo di vedere la vita che io definisco una sorta di “salvezza”. Senza innalzarmi al di sopra di nessuno, sono semplicemente venuta a conoscenza di diverse filosofie che, prima di tutto, hanno fatto bene a me e ora voglio condividerle con altri affinchè anch’essi possano trovare un po’ di serenità e benessere. Si tratta soltanto di vedere la vita e le situazioni in un altro modo, da un’altra prospettiva e, questo cammino, lo faccio ancora io stessa e assieme a chi divide con me questa strada.

Quando incontro qualcuno che non conosce o mi chiede aiuto io divento insegnante ma, all’incontrario, sono allo stesso tempo un’alunna curiosa che può e vuole imparare. E sono ancora io, molte volte, a chiedere aiuto.

Nei momenti in cui mi si chiede di essere “Maestro”, noto le risposte e l’approcciarsi di chi mi è di fronte e, sovente, mi trovo davanti a quelli che, in gergo, vengono malamente considerati “muri”. Alcuni potrebbero dire “ottusi”. Io no. Non mi permetterei mai di giudicarli così.

Penso ci sia solamente un tempo. Un tempo per ognuno. E’ ovvio che ho estrema fiducia nelle filosofie che pratico e insegno e sono convinta riescano davvero a portare benessere ma questo non significa che se non vengono promosse, accolte o capite da un altro, quell’altro sia tonto o abbia i paraocchi come i cavalli. Davanti a queste persone provo ad impegnarmi di più ma quando mi rendo conto che non è arrivata la loro ora, oppure sono ancora loro che devono mostrare a me, oggi, mi fermo.

Un tempo insistevo di più. Era così forte la voglia di aiutare e fare del bene proprio a chi secondo me (superba) ne aveva bisogno. Ma… chi sono io per giudicare se quella persona deve o non deve ricevere il mio aiuto? Chi sono io per giudicare il suo malessere anche se reale ed esistente e ben visibile? Chi sono io per dire – Affidati a me, a quello che ti dico! Esci dal tuo percorso, cambia strada! -. E se quel percorso era stato fatto apposta per lei, affinchè imparasse cose che io mai avrei potuto insegnarle? E se doveva per forza combattere contro i suoi demoni senza la mia intromissione?

Fu così che ripensai alle parole del mio amico.

Quella persona ora, non può essere salvata.

Il discorso è che, all’interno di un gruppo, ci sono persone più propense a certe discorsi e altre no.

Non intendo con questo articolo passare per offensiva, non riuscendo forse a spiegarmi bene, credetemi se dico che nel mio cuore c’è molta umiltà. Quello che voglio dire è che dando troppa importanza e troppa dedizione a chi proprio non vuol vedere si rischia di “perdere” anche chi invece è pronto.

E’ come se si desse forza e importanza (potenza) ai demoni di quel qualcuno, che riescono davvero a ribellarsi di più e con maggiore veemenza andando ad intaccare anche le coscienze degli altri che, piano piano, si perdono. Si sentono meno sereni, meno pronti, meno volenterosi. Basta un solo membro, in un gruppo intero, a portare un’energia negativa sufficiente a tutti e, se questa energia, in qualche modo, viene avvallata, anche gli altri ne patiscono le conseguenze.

Gesù diceva – Non date perle ai porci -. Vedete, non sempre la persona non pronta è un debole che ha bisogno di cure solo perché non comprende. Molto spesso ci si trova davanti persone (sempre deboli per carità) convinte di sapere tutto e che scalciano come muli pur di allontanare la tua visione. Tu diventi uno stupido che non conosce, uno sciocco visionario e diventano persino offensive. Sono molto convinte dei loro pensieri e di essere già dei consapevoli e allora… deve andare bene così.

Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi -. Non è tanto questione di essere poi sbranati è questione che, anche se di perle possono essercene in abbondanza, tutte quelle che vengono date ai “porci” non possono venir raccolte da chi invece ne avrebbe bisogno per andare avanti. Queste parole sono state dette da chi conosceva davvero l’Amore e il Sacrificio. Ciò che diamo con il cuore è prezioso. Ha un valore inestimabile. Non possiamo accettare che venga gettato nel fango obbligando anche altri a rimanerne senza. Significherebbe buttarsi via. Il Sacrificio non è una resa, un qualcosa di scadente da calpestare. La parola “Sacrificio” deriva da “sacrum” e “ficum” e significa FARE QUALCOSA DI SACRO.

Dando “perle ai porci” si sta mettendo sul podio persone di un tipo tralasciandone altre. E’ come se non ci fosse neanche coscienza di noi stessi, è come voler far regnare il disordine, andando un po’ contro le linee universali.

Con questo, ripeto, non significa non dover aiutare anche certi soggetti ma, su 100 individui, è meglio avere la certezza di poterne “salvare” 50 piuttosto che 0.

Le perle vanno gettate e basta, chi le raccoglie le raccoglie, indipendentemente da chi è. Ma chi usa quelle perle unicamente come arma per attaccarti e si focalizza solo su questo, non merita la tua energia. Inoltre, è come dire loro – Prendetene pure tanto di perle ce ne sono finchè ne volete – mentre invece, di perle, ad un certo punto, è bene se ne sentono la mancanza. Solo così potranno smuoversi nella curiosità di giungere anche ad un altro sapere. Solo così si muoveranno al fine di trovare ciò che hanno perduto. E solo così facendo potranno trovare la luce (perché io ci credo) dentro di loro.

Prosit!

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I Tramonti che regala la mia Valle

E’ durante le mie passeggiate, con amici o in solitaria, che mi capita di fotografare i meravigliosi tramonti della mia valle. Sono tramonti che si adagiano sulle montagne belli quanto quelli che regala il mare. Una luce accesa, infuocata, che colora boschi e panorami meravigliosi. A volte la loro luminosità è più fievole ma sempre seducente. Non mi stancherei mai di immortalarli in immagini che mi piace sovente riguardare.

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Salite su una collina al tramonto. Tutti hanno bisogno ogni tanto di una prospettiva e lì la troverete – (Rob Sagendorph).

I tramonti della mia valle sono momento di quiete e di unione con lei. Si percepisce la complicità che ci lega e la fiducia che ci permette di amarci e rispettarci l’una con l’altra.

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Sono momenti di bellezza straordinaria nei quali mi sento cullata come un bambino in fasce tra le braccia di un genitore. Abbandonato e nutrito da quella speciale fiducia, da quell’amore.

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Mi piace soffermarmi a pensare, a riflettere, osservandoli. Mi piace ricordare la meraviglia del Creato, la purezza della sua magia e la sua immensità. Dove sta andando il sole? E cosa andrà ad illuminare ora? Quali magnifici paesaggi? Cosa esiste laggiù, oltre quei monti che per me sono già tutto?

Le falesie splendenti sotto a quella luce dorata e il crepuscolo che arriva a creare un’atmosfera ineguagliabile. La linea tra le ombre e la luminosità. Netta, ben delineata. Il Tutto. Il buio e la luce, il giorno e la notte, il male e il bene, il bianco e il nero. Il Tutto nella sua perfezione. Perché tutto deve esserci affinché possa essere considerato tale.

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Sono bagliori. Preludio di pace e sonno durante i quali la natura va a riposo. Durante i quali il bosco si zittisce e lascia spazio al silenzio. Un silenzio vivo, che palpita, che chiama se si sa ascoltare. Che vuole essere osservato. Perché è in quegli attimi che si può andare oltre e non solo con lo sguardo.

L’energia di Gaia si presenta diversa. E’ come se in quel mentre danzasse con il cielo. E’ come se giocasse con gli altri elementi offrendo spettacoli di rara bellezza.

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Soprattutto qui, nella mia valle, dove ogni giorno questo palcoscenico si trasforma in un tripudio che sottolinea la meraviglia. Dove raggi colorati colpiscono alberi e massi come saette. Dove guizzi di chiarore scintillante fanno socchiudere gli occhi e respirare. Dove l’infinito, cambiando tinta ad ogni minuto, si prepara a lasciar intraveder le stelle. Di lì a poco, nella limpida oscurità.

Dove mi sembra di esserci io soltanto mentre, insieme a me e intorno a me, c’è la vita, quella più piena, quella più intensa, quella da vivere.

Corroborante, appagante, mia.

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I tramonti nella mia valle, che mi fanno rincasare con la gioia di attendere l’aurora. Un nuovo giorno, nuovi istanti, un nuovo evento indescrivibile che aspetta soltanto di essere ammirato. Che ha tanto da dire. Che si rinnova di nuova luce e nuovi suoni. Il risveglio.

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Sono i tramonti a consigliare. Mi rendono completa e piena di felicità. Mi fanno ricordare cosa ho fatto quel giorno e che ora posso soffermarmi. Posso quindi capire se l’indomani sarebbe bene fare di più, ancora meglio, o essere soddisfatta della mia giornata appena vissuta. Splendidi resoconti.

Questo è un altro aspetto rasserenante della natura: la sua immensa bellezza è lì per tutti. Nessuno può pensare di portarsi a casa un’alba o un tramonto – (Tiziano Terzani).

Prosit!

Alcune di queste foto sono state scattate da e con Valerio Vivaldi in vallata.

Valle Argentina – IM – 2016/17

Anastase Tabaro – La Buona Notizia è… Elettrizzante

Questa mattina mi sono alzata e (non lo faccio mai ma volendo scrivere questo articolo sono andata a colpo sicuro) apro, in un sito qualsiasi, la pagina delle notizie. Il “buongiorno” che ho ricevuto è stato questo, in ordine di apparenza:

ATTUALITA’ (“attualità” l’hanno chiamata…, vabbè)

– Arrestata infermiera killer ha ucciso 13 pazienti (e pronti via una toccatina ce la diamo -‘un se sa mai- )

– Bruxelles choc dopo gli attentati terroristici – stati di ebbrezza e la strage (di bene in meglio)

– Trifone e Teresa, spunta un’altra persona dietro il duplice delitto (dispiaciutissima ma è la terza volta che appare la parola OMICIDIO –pam! pam! pam!-)

– Stipendi (sempre in attualità ovviamente perché, in fondo, anche questa notizia è un po’ una tragedia) gli stipendi aumenteranno fino a 2.000,00 euro al mese ma…. (attenzione) solo in Parlamento.

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Molto bene, vado avanti.

Passiamo a POLITICA….. no, no, scusate…. Andiamo avanti, andiamo avanti

ITALIA (il nuovo paragrafo si chiama così, completamente dedicato al nostro Bel Paese)

– Azzannato da rottweiler bimbo resta in prognosi riservata (mi sembra di sentire il suo stesso dolore, prima ero come schifata da tutte quelle brutali uccisioni ora sono anche leggermente inclinata da una parte come a volermi proteggere dalla belva feroce)

– Ricoverata per un malore muore a 18 anni in ospedale (oh ma ve lo giuro! Andiamo avanti)

– Napoli, aggrediti due clochard, sono in gravi condizioni (dovrei farvi la foto del mio viso arrivata a questo punto)

– Migranti 2.370 minori a rischio di sfruttamento (rendiamoci conto che qui non si parla di assassinio, pestaggio, morte, etc… ma naturalmente non si può esultare comunque)

Cambiamo sezione, giunge quella dedicata alla CRONACA (no, cioè… evito, abbiate pazienza… si chiama “cronaca”, ho già detto tutto)

A questo punto penso che forse sia quel portale ad avere qualche problema. Forse è un po’ triste ultimamente, è negativo, e così decido di voltare pagina. Oh! Ecco, questo è famoso, lo leggono tutti. Ricominciamo:

ATTUALITA’

– Pesta a sangue giovane donna conosciuta su Facebook (questa la diceva anche l’altro ma… vabbè, sarà un caso)

– Uccise brutalmente la compagna e la nascose nel freezer: condannato a 30 anni (…azz…)

– Il carrello di un SUV travolge un’auto, muore bimba di 8 anni

– Roma, travolti da auto pirata, muore un ciclista

… vedete che non ho più commentato. Sono affranta.

Insomma, non potendone più, vado alla ricerca di quelle più gioiose, insomma, dovranno pur esserci! Spulcio bene e, alla fine, eccole! Evviva! Finalmente ora mi faccio due risate, vi riporto anche queste poi giuro che la smetto. Le ho beccate qua e là in vari paragrafi eh!

– Vive in una tenda: Equitalia gli chiede di pagare la Tares (uaaaahaaahaaa!!! Che ridere!!!)

– George Clooney afferma: posso svelarvi i segreti di un matrimonio felice (ri-uaaahaaahaaa!!! E io che sto da otto anni con mio marito chi sono? Sandra Mondaini? Finalmente un po’ di sano umorismo)

– Stefano De Martino piange in TV ma Belen non c’entra (questo ci solleva del tutto il morale che era andato a finire sotto alla sedia)

– Canone Rai: chi lo evade rischia davvero grosso (si rischia??? Ma perché? L’hanno legalizzato? Ecco che partono puntuali come orologi con il mobbing psicologico ovviamente dopo averti dato il falso cioccolatino che la luce e il gas verranno ribassati, come a dire “non ti lamentare, vedi che ti vogliamo bene”, quindi anche qui, diciamolo nasce il sorriso spontaneo)

– Egyptair, la resa del dirottatore: voleva parlare con l’ex moglie (eeeh… oh, voleva solo colloquiare amorevolmente con la gentil donzella che non se lo fila più)

Insomma, adesso basta scherzare sulle tragedie, ma davvero di buone notizie non ce ne sono? Di notizie che non siano manipolatrici, alienanti, angoscianti, deprimenti, terrificanti, amare, etc… etc…

Ogni santo giorno.

Poi mi chiedono dove vivo? Si, io non guardo la televisione, ne’ leggo i giornali e nemmeno le notizie on-line. Ma, abbiate pazienza, a me è passato il sorriso. Il mio non è menefreghismo sia chiaro è conservazione della mia persona. Sicuro! (Che poi, anche fossi menefreghista…. Voglio dire…). Ma vi pare possibile? Finito di leggere tutto quel popò di roba ero stanca, i miei addominali contorti, il mio cuore spossato ed ero pervasa da una tristezza infinita.

Quella tristezza che fa dire a tutti – Ma dove andremo a finire? -, – Si stava meglio quando si stava peggio! -, – Il mondo è ammalato -, e chi più ne ha più ne metta! Inquietudine su inquietudine e non se ne esce.

Allora io sapete cosa faccio? Vado sui miei siti preferiti che si chiamano “solobuonenotizie”, “buonenotizieebasta”, nomi così, che potete, e ve lo consiglio, cercare anche voi.

Poi mi dicono – Ma come non hai saputo? Ma dove vivi? -. E vivo qui! Mangio, dormo, pago le bollette, mi lavo, cammino, lavoro, ho marito, figli, genitori, amici, giuro… vivo anch’io! Vivo lo stesso eh!

Sembra quasi che l’informazione voglia tenerci sotto ad una coltre di sconforto… sembra solo eh, ci mancherebbe. Ma un pò di responsabilità ce l’abbiamo anche noi a mio parere che l’andiamo a prendere tutti i giorni come se fosse un medicinale, che diamine!

Cavoli! A questo mondo c’è gente che compie grandi imprese! Che crea cose bellissime! Ma peste che se ne legga una volta la notizia su uno di questi… come si chiamano? Portali?

Ogni giorno accadono e senza neanche andar troppo lontano nonostante quella che vi riporto oggi è accaduta in Africa. E ve la riporto per un motivo.

Jacopo Fo afferma che è scientificamente dimostrato che una buona notizia fa bene alla salute ma leggete cosa scrive qui, in una delle sue “belle notizie” su ilfattoquotidiano nella sezione delle news positive; ponete attenzione a ciò che sottolineo:

“…Un’altra storia diversa, ma anche molto simile per certi versi, arriva invece dal distretto di Ngororero, in Ruanda. Qui Anastase Tabaro ha portato la luce (l’energia elettrica!). Cinquantanovenne, ingegnere autodidatta, cioè non ha studiato, costruisce mini-impianti idroelettrici artigianali con materiali di recupero. Su di lui in rete non c’è molto ma abbiamo trovato un interessante articolo in inglese…”.

epa03428416 (06/16) Anastase Tabaro, a self-taught Rwandan engineer, stands next to a barrage he constructed to control the amount of water passing the dam, in Rutare, 45km north of the capital Kigali, Rwanda, 15 May 2012. Tabaro, aged 59, who only had six years of primary level education as a child, has built hydroelectric systems in several villages, providing electricity to some 700 households. He started his research in 1990 to build an electrical generation system with the aim to sell it to the villagers around his home where nobody had electricity. He built a turbine and constructed a barrage dam where he channels water from to power the generator. EPA/DAI KUROKAWA PLEASE REFER TO ADVISORY NOTICE epa03428410 FOR FULL FEATURE TEXT +++(c) dpa - Bildfunk+++

Ecco, lo dice anche Jacopo Fo.

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Nella scheda dedicata ad Anastase, del quale vi posto le immagini che vedete si legge, sempre grazie allo scrittore, questo: “Disoccupato, ma impegnato a non morire di fame, questo inventore, che è sulla cinquantina, ha trascorso molto tempo a fare ricerca su come generare elettricità da rivendere agli abitanti del villaggio (che vanno a ricaricare batterie e telefoni)”.

Un’impresa eccezionale!

Un comunicato che fa dire – Wow! -. Che apre il cuore anzichè chiuderlo, che fa immaginare di poter fare anche noi qualcosa di bello, che stupisce positivamente. Che rilassa il diaframma e non lo rende duro come il marmo, che fa esultare, ben sperare, sognare, essere lieti per quel popolo.

Perciò, cari Prositiani, datemi retta, ogni giorno, se potete, andatevi a cercare una bella notizia. Perché questo fa bene alla vostra salute. Rimanete pure informati se lo desiderate ma equilibrate al vostro interno gli ingredienti. Come con il cibo. Mangereste solo roba che vi fa del male?

Non credo. La notizia negativa ha lo stesso effetto di un alimento tossico. Uguale. Fa ammalare le vostre cellule. E se per caso siete un po’ depressi fate la prova, eliminate per qualche giorno i mass-media e noterete in voi un cambiamento. Invece il mondo, ahimè, non cambia se voi state ad assorbirvi tutte queste brutture. Il mondo cambia se volete cambiarlo. Dico questo perchè tante persone ascoltano le brutte notizie come a voler prendersi un pò di male anche loro e si sentono così appagati di aver fatto un’opera di bene. “Non posso fare altro, almeno dimostro di non essermene lavato le mani”. No, non serve a nulla, mi spiace. Ci sono tante opere di bene che potete fare ma non è questo interessamento che modificherà la situazione. Vi fate solo violenza in questo modo. Il mondo, volendo, potete cambiarlo ma con l’azione, fosse anche solo quella di sognare. Sognare davvero.

Proprio come ha fatto Anastase, che ha fatto notizia, quantomeno nella sua terra, e l’ha fatta dopo aver sognato. Per l’informazione queste non sono notizie meritevoli di fare il giro del mondo. Per me si. Capisco che sono tantissime, troppe, ma bisognerebbe privilegiarle davanti a molte altre.

epa03428411 (01/16) Anastase Tabaro, a self-taught Rwandan engineer, smiles as he talks to his friends at his friend's home in Rutare, 45km north of the capital Kigali, Rwanda, 15 May 2012. Tabaro, aged 59, who only had six years of primary level education as a child, has built hydroelectric systems in several villages, providing electricity to some 700 households. He started his research in 1990 to build an electrical generation system with the aim to sell it to the villagers around his home where nobody had electricity. He built a turbine and constructed a barrage dam where he channels water from to power the generator. EPA/DAI KUROKAWA PLEASE REFER TO ADVISORY NOTICE epa03428410 FOR FULL FEATURE TEXT

P.S. = Questo articolo l’ho preparato qualche giorno fa per cui certe notizie non corrisponderanno con quelle odierne ma… mi sa che tanta differenza non ci sarà con gli annunci di oggi. Non oso andare a controllare…

Prosit!

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