PERCHE’ CREDERE NELLA METAMEDICINA – METAMEDICINA post 2

Ho sempre voluto andare abbastanza a fondo alle cose. Non mi sono mai accontentata davanti a quello che mi diceva – E’ così punto e basta -. No, dovevo capire il motivo. Forse ho poca spiritualità dentro di me e la mia parte scientifica mi ha sovente convinta a comportarmi un po’ come San Tommaso. Questo va contro ciò che scrivo, dove la fede totale dev’essere alla base e non sempre è obbligatorio comprendere. Ma proprio non potevo farne a meno. Sto infatti cambiando ma, un tempo, come dicevo, dovevo avere le prove. Inoltre, non mi piace essere assolutista o estremista. Non mi piace escludere una cosa a priori o ficcarmi a capofitto in un’altra senza tener conto di tutte le sfere presenti.

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Appassionandomi così alla METAMEDICINA, per tanti e svariati motivi, per il suo fascino, perché provata direttamente sulla mia pelle, perché di grande aiuto, ho iniziato a pormi delle domande. Ok, io creo attraverso una mia emozione il malessere fisico ma come? Miseria, ci dovrà pur essere una spiegazione tangibile visto che poi il disturbo è concreto, reale, fisico appunto! Lo sento, fa male davvero, mica per finta. Quindi?

Mumble… mumble…

Partendo dal presupposto che l’uomo non è solo corpo ma anche mente, emozioni, spirito, etc… ognuna di queste parti, consistente o meno, ha comunque la sua importanza. Troppo comodo prendere solo la porzione che ci conviene no?

Possiamo comunque suddividere l’essere umano in due grandi settori principali: uno fisico concreto e uno psicologico (psiche) astratto.

Perfetto. Ora, come possono esistere questi due settori? Ogni cosa esiste in quanto nutrita. Cosa nutre quindi questi due campi? La parte fisica è nutrita principalmente dal sangue, mentre la parte non fisica dall’energia.

In noi sappiamo esistere un sistema, a mio avviso importantissimo ma spesso sottovalutato, che è il SISTEMA ENDOCRINO. Il sistema endocrino è un insieme di ghiandole che secernono degli ormoni. Gli ormoni (alcuni sono più esattamente chiamati neurotrasmettitori ma non serve entrare così in profondità) sono – fisicamente – delle sostanze che vengono riversate nel sangue (perciò in tutto il corpo) a seconda della necessità. Sono come messaggeri che lanciano segnali di SOS e vanno nelle cellule per modificare eventualmente, o momentaneamente, il lavoro di quelle cellule.

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Qualche esempio? L’Adrenalina, il Testosterone, la Serotonina, la Calcitonina, la Prolattina, l’Ossitocina, il Cortisolo, etc… tutte sostanze formate da atomi * i quali sono le parti più piccole della materia.

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Allo stesso modo conosciamo le filosofie che parlano invece di meridiani, chakra, canali di energia e flussi di energia.

Essendo che non escludo nulla e che anzi, secondo me, le medicine occidentali e quelle orientali farebbe una gran cosa a lavorare assieme anziché farsi guerra le une contro le altre, parliamo di questi flussi energetici a volte bloccati, a volte troppo impetuosi, che io assocerei appunto ai nostri ormoni. Si tratta di mie teorie, siete liberi di crederci come no.

Facciamo un esempio pratico.

Si dice che l’emozione della Paura abbia sede nei Reni. Perché nei Reni?

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Ebbene, quando noi proviamo Paura secerniamo ormoni come Adrenalina, Cortisolo, Ossitocina… che, per la maggior parte vengono prodotti dalle ghiandole surrenali (l’Ossitocina nella neuroipofisi : testa – mente – messaggio inerente alla Paura – ricordo – concretizzazione della Paura – reazione). Quindi già abbiamo trovato un motivo del perché le emozioni hanno una sede in un determinato organo del nostro corpo fatta eccezione per il cervello che le comprende tutte.

Dopodiché osserviamo alcuni passaggi.

Una piccola parte che forma il nostro cervello è chiamata Amigdala, ha una forma tondeggiante e invia impulsi all’Ipotalamo situato tra i due emisferi cerebrali. L’Amigdala è considerata il centro di sviluppo della memoria emozionale, dei processi neurologici delle emozioni e soprattutto risponde agli impulsi delle emozioni basandosi sulle esperienze passate. Le reazioni che abbiamo “oggi” nascono infatti da avvenimenti vissuti nel nostro “ieri”.

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L’Ipotalamo invece ha, tra le sue tante funzioni, quella di controllare l’attività endocrina.

Questo per dire che non ci sono bacchette magiche che… oplà fanno accadere le cose ma si tratta di fisiologia.

Ora, come tutto il nostro corpo, anche l’ormone avrà una sua parte energetica (detta in questo modo è un po’ banale ma la rendo semplice). Così come ce l’abbiamo noi, come ce l’ha il nostro cuore (emozioni – Passione), come ce l’ha il nostro cervello (pensieri – reminiscenze), come ce l’ha la nostra milza (Ansia – rimuginare sulle cose) che potremmo appunto chiamare, o meglio associare, al flusso energetico.

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Se io ho Paura e secerno l’ormone che va a girare in determinate parti del mio corpo, allo stesso modo l’energia della Paura andrà a girare in determinate parti del mio corpo. E’ vero che quell’ormone tenta una risoluzione del problema ma ha comunque dovuto entrare in azione a causa dell’emozione (negativa) della Paura. Secernere troppa quantità di quell’ormone non è salutare e se io ho troppa Paura, o costantemente Paura nella vita, accade proprio questo. Anche perché la secrezione di troppo ormone1 causa la secrezione esagerata, o il blocco, dell’ormone2 e così via. Giungendo ad un disequilibrio totale.

Da qui… per un insieme di processi, ma anche di mancanze o eccessi, e dopo un certo tot di tempo (occorre prendere in considerazione il trauma, lo shock e diversi altri fattori) ecco il presentarsi della malattia.

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A voi sembra un discorso così assurdo?

Fatto sta che mi è parso di trovare la soluzione a ciò che cercavo e, vuoi per un motivo, vuoi per un altro, funziona. La reputo soddisfacente. E’ troppo semplice affermare – L’emozione si concretizza in malattia – bisogna capire come avviene questa trasformazione e con l’aiuto degli ormoni penso di averci azzeccato. Se così fosse sicuramente qualche medico molto più istruito di me mi direbbe che “ho scoperto l’acqua calda” ma sinceramente ne sarei lieta. Avrei l’ulteriore conferma dettata da un luminare, il che non è poco. A questo punto però direi anche che, se le cose stanno realmente così è davvero possibile “curare” a monte anziché a valle. Ossia, è possibile curare anche attraverso dei cambiamenti di pensiero e di azione/reazione oltre che con dei medicinali. Quadra?

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Il medicinale sacrosanto, e grazie a chi l’ha inventato in quanto con il dolore e con la malattia non si vive per niente bene, è comunque un elemento che elimina il malessere ma non elimina la causa del malessere. Esso quindi può tornare. Oppure, essendo un farmaco, può far del bene da una parte e allo stesso tempo risultare nocivo dall’altra. Suppongo così che, dal 100% dell’utilizzo di medicinali, si possa scendere al 50%, eventualmente, e sarebbe già un gran bel risultato. L’altro 50% verrà elaborato (curato) attraverso la nostra responsabilità (vedi post 1 https://prositvita.wordpress.com/2017/02/06/la-responsabilita-nella-malattia-metamedicina-post-1/ ).

Per concludere elenco le ghiandole (e organi) principali del nostro sistema endocrino (quindi si parla di scienza, di medicina occidentale, di fisicità) e i chakra principali (perciò medicina e filosofia orientale, energia, nessuna fisicità).

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Ghiandole: ipofisi ghiandola pituitaria – epifisi ghiandola pineale – tiroide ghiandola a farfalla – paratiroidi – timo – isolotti pancreatici – surrenali – ghiandole riproduttive

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Chakra: Sahasrara corona della testa – Ajna plesso cavernoso – Visuddha plesso laringeo – Anahata plesso cardiaco – Manipura plesso epigastrico – Svadhisthana plesso sacrale – Muladhara plesso coccigeo

 

Prosit!

* E’ possibile banalmente dire, senza fare un trattato di fisica quantistica, che gli atomi sono la parte più piccola della materia mentre i quanti sono la parte più piccola dell’energia.

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Gotta? Consiglia di meno e rasserenati di più.

Chiamata un tempo la “malattia dei ricchi”, in quanto si colpevolizzava per la sua manifestazione un eccessivo consumo di carne, la Gotta è un disturbo molto fastidioso e doloroso.

Oggi sono parecchie le persone che ne soffrono e infatti l’alimentazione è differente rispetto a diversi anni fa. Mio padre stesso, poco più che sessantenne, mi racconta che quand’era bambino mangiava carne solo una volta alla settimana, quando andava bene, oppure ogni quindici giorni, mentre oggi tra pollo, bistecche, sughi, ripieni e salumi vari, il consumo di questo alimento, è quasi quotidiano per alcune persone.

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In realtà la colpevole non è solo la carne in sé ma l’eccessivo consumo di derivati animali quindi anche formaggi, latte, uova… prodotti che, se ingeriti troppo spesso, provocano diversi disturbi nel nostro organismo tra i quali appunto la Gotta. Un insieme esagerato di grassi e proteine che da utile diventa pericoloso.

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Fisiologicamente questa è un’infiammazione chiamata anche Artrite Gottosa dovuta da un sovraccarico degli acidi urici nel sangue e nei tessuti. I Reni non riescono ad espellerli del tutto, attraverso le urine, ed essi si depositano all’interno del nostro corpo. Solitamente la Gotta colpisce in principio l’alluce che simboleggia la nostra testa e la nostra mente ma è comunque un disturbo che, dal punto di vista psicosomatico rappresenta la Rabbia (infiammazione, dolore, rossore, calore), la Preoccupazione – Ansia (depositi che rimangono lì senza fluire come quando si rimugina troppo sulle cose, gonfiore) e il credere di essere gli unici a poter risolvere le situazioni… anche degli altri.

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Chi soffre di Gotta è infatti solitamente una persona che elargisce consigli a tutto andare con anche un modo di fare abbastanza imperativo. No, non è un dittatore ma qualsiasi motivo è un’ottima occasione per dire la propria e consigliare al meglio senza riflettere che chi sta davanti a lui ha già una sua vita e sicuramente anche un’età per poter decidere. Anche quando il consiglio non viene chiesto viene comunque offerto come se fosse la strada migliore da percorrere.

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Fondamentalmente tale parere lo si dice perché si cerca di evitare il male a quella persona, lo scopo è buono, ma non ci si accorge di essere sovente un po’ eccessivi. In qualsiasi discorso troverà modo di insegnare al meglio.

Esempio:

Oggi vado in quel negozio là a comprare quella cosa lì

La risposta da parte di una di queste persone sarà – Mi raccomando passa da sotto perché se passi dalla strada di sopra ci metti due ore! -.

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Vi torna? Conoscete per caso qualcuno che soffre di questa malattia?

Sono tutte risposte dovute da un’insicurezza personale di fondo. E’ la persona stessa ad essere insicura e a ponderare bene che tutto vada per il meglio perché – …se non fai così chissà cosa potrebbe accadere e io poi mi preoccupo… -. Questo è il costante messaggio celato dalle loro parole. Il vivere in questo modo, inconsciamente, fa nascere e crescere la Rabbia (collegata al Fegato). Qualcosa dentro suggerisce che non si sta vivendo bene, non si sta vivendo appieno la vita godendo di serenità e libertà. Si è schiavi dei propri timori e questo fa arrabbiare perché ci si sente impotenti. Inoltre, visto che ho citato i Reni, i quali devono espellere tali urati, c’è di mezzo proprio la Paura che trova sede appunto in questi organi.

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Chi soffre di Gotta dovrebbe quindi tranquillizzarsi e prendere la vita un po’ più come viene senza tanti problemi e tante paranoie. Questo non è più altruismo, è quasi uno schiavismo nel quale ci si infila senza nemmeno rendersene conto.

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Bisognerebbe imparare a capire che non esiste solo il male ma soprattutto che gli altri non sono sempre sciocchi e sanno fare anch’essi le scelte migliori per il loro bene. Bisognerebbe tagliare un po’ con i moralismi e quei sermoni noiosi che durano ore e si ripetono in continuazione sullo stesso argomento.

Sciò…! Sciò…! – lasciamo spazio al “come viene, viene” e si vivrà decisamente meglio.

Prosit!

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Calcoli Renali – la Paura si è concretizzata

Se si soffre di Calcoli ai Reni il motivo potrebbe essere che nella vita si ha paura di qualcosa e precisamente di perdere qualcosa: soldi, incarichi importanti, persone care…

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Solitamente è un disturbo correlato anche alla responsabilità che l’individuo sente di avere, vista in diversi ambiti, e quando questo status, per un motivo o per l’altro viene meno, possono appunto iniziare a formarsi queste cristallizzazioni all’interno dei Reni o nelle vie urinarie.

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I Calcoli Renali, o meglio la Calcolosi Renale chiamata anche Nefrolitiasi (da Nefrone la parte che governa la funzionalità del Rene) giunge affinchè ci si possa porre la domanda: di cosa ho paura? Cosa ho paura di perdere?

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Per chi sta strabuzzando gli occhi mi affretto a spiegare che, anche questa volta, si parla di psicosomatica e filosofie che osservano altri punti di vista rispetto alla Medicina Tradizionale.

Come ho già detto tante volte i Reni sono proprio la sede dell’emozione “Paura” e anche della “vitalità” e di conseguenza dell’”attività sessuale”, entrambe funzioni che possono essere bloccate, o diminuiscono notevolmente in noi, a causa della Paura così come molte altre. Inoltre, questi importanti organi del nostro sistema urinario sono in forte correlazione con il Cuore (se ci tenete al vostro Cuore mantenete sani i Reni) che a sua volta è la sede della Passione.

La Paura purtroppo riesce a spegnere anche quella.

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I Reni sono organi davvero affascinanti che fanno molto nel nostro corpo, eseguono tante funzioni, e bisognerebbe mantenerli vivi e sani, nel migliore dei modi innanzi tutto con l’alimentazione.

Collegando il cibo a quello che pensiamo si può notare come una dieta prevalentemente proteica, poco idratata e parecchio saporita possa causare la Calcolosi Renale come pensieri troppo “spessi”, troppo “asciutti” e poco fluidi… bloccati appunto dai timori. Stagnanti e non liberati a causa delle nostre stesse preoccupazioni. Rendo l’idea? Non esiste serenità.

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E’ per tanto sbagliato dare sempre la colpa all’ereditarietà. Ho già detto anche questo, lo so, ma voglio ripeterlo. Se nella vostra famiglia si mangia prevalentemente in modo proteico o vi vengono inculcate paure belle toste da vostro padre e da vostro nonno sarà normale che anche voi, come vostro padre o vostro nonno, potreste soffrire di problemi ai Reni.

In questo caso si tratta di grumi di Paura e di Rabbia non dissolti. Certo, forse non ve ne accorgete nemmeno, ma provare paura fa provare anche Rabbia; la Rabbia del non vivere bene in piena serenità. Ma la Rabbia ha principalmente sede nel Fegato (attenzione ai Calcoli Biliari) quindi di lei ho già parlato. Non dimentichiamoci però che i Reni hanno un rapporto molto stretto con il Fegato, sono filtri, entrambi si occupano della rimozione delle tossine dal nostro corpo e, anche se si tratta di sostanze nocive diverse, provengono sempre da ciò che mangiamo e da ciò che sintetizziamo con i nostri pensieri. Elementi di scarto che vanno poi nel sangue e nelle urine.

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Se le sostanze di rifiuto sono troppe i Reni non riescono a filtrare tutto e quindi possono appunto formarsi i Calcoli.

La cosa migliore da fare, dopo aver ascoltato il vostro medico di fiducia (ciò devo dirlo) sarebbe quella di ridurre la quantità di cibo che si ingerisce (potreste concedervi anche un giorno di digiuno, che non farebbe male, salute permettendo) e scegliere meno cibi animali e più vegetali. Più idratanti, meno salati e il più naturale e biologico possibile.

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Allo stesso modo dovreste permettervi di “non pensare” o provare a costruire pensieri belli, cercare di prendervi una pausa proprio per svuotare la mente da tutte le vostre preoccupazioni. Fatele uscire, liberatevene e concentratevi sul fatto che, fondamentalmente, sono solo illusioni.

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Non sono reali, sono vostre pre-occupazioni, esistono solo nella vostra mente ma non nella realtà.

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E’ vero che – prevenire è meglio di curare – ma è anche vero che – fasciarsi la testa prima di rompersela – non è certo il metodo migliore per affrontare la vita.

Prosit!

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La Psoriasi – uno scudo che protegge

Sulla Psoriasi penso di averne sentite di tutti i colori perciò penso anche di poter dire la mia… dal punto di vista psicosomatico s’intende.

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Innanzi tutto la Psoriasi è una malattia della pelle e compare presentandosi con chiazze rossastre ricoperte da squame bianche o grigie. Colpisce prevalentemente alcune zone del corpo ma può sopraggiungere ovunque, in qualsiasi parte, persino sulle unghie, a qualsiasi età e in entrambi i sessi. La comparsa della Psoriasi può avvenire per diversi fattori a livello fisiologico e scientifico ma, dietro la sua apparizione, secondo alcune filosofie, c’è sempre, nell’inconscio, una vissuta situazione di abbandono o di separazione che ha fatto male e che ancora non si è dimenticata pur non rendendosene conto.

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Secondo i meccanismi mentali di un individuo, anche la semplice disattenzione di un genitore nei propri confronti, o del proprio partner, può essere vista come distacco e può far soffrire molto.

La Psoriasi infatti, riguardando la pelle (che sappiamo essere strettamente collegata ai Reni e ai Polmoni), è l’insieme di due grandi emozioni negative: la Paura (che ha sede nei Reni) e la Tristezza (che ha sede nei Polmoni).

Non per niente provare Paura, con l’andar del tempo, rende tristi.

Nei Polmoni s’introduce l’aria nuova, l’ossigeno fonte di vita, mentre dai Reni si espelle tutto ciò che non serve più, gli scarti, le tossine e, ad avvolgere questo ciclo vitale e quotidiano, c’è appunto la nostra cute che si nutre delle emozioni provate nei due determinati organi e se ne fa carico.

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Come i Polmoni e come i Reni la pelle infatti è in grado di assorbire sostanze dall’esterno o eliminare sostanze interne e aiuta questi organi, quando sono troppi gli elementi da annullare, rovinandosi o ammalandosi essa stessa.

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Da bambini, l’essere messi da parte e presi in giro dai compagni è una situazione bruttissima da vivere, così come spiacevole è assistere alle continue e violente litigate dei genitori alle quali non si prende parte ma si vivono assumendosi una sorta di colpa che allontana. Memorie che rimangono purtroppo indelebili e questi sono solo banali esempi.

Quando da adulti, un qualsiasi fattore risveglia quel ricordo, ecco che in noi si rivive la stessa medesima situazione e questa volta ancora più insopportabile sempre, ovviamente, senza mai rendersene conto.

Molte persone, affette da Psoriasi, quando iniziano a ragionare su questi avvenimenti, non ricordano di aver vissuto vicende del genere anzi, si sono sempre sentiti amati da mamma e papà, sempre cercati dagli amici e sempre gioiosi nelle loro attività sociali.

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E’ naturale, un padre che parte per lavoro ma chiama ogni giorno facendo sentire il proprio figlio importante per lui e ogni volta che torna a casa non dimentica mai una sorpresa, lascia ovviamente un bel ricordo, amorevole e affettuoso ma, seduto a tavola, durante il pasto serale, non c’è o non c’è più. Quella sedia è vuota e gli occhi del bambino la osservano, la notano fredda, inanime, lontana, distaccata dal dolce focolare domestico che ora condivide solo con la madre.

Il fratello maggiore che si sposa e va a vivere in un’altra casa, la sorellina più piccola che può restare con la mamma mentre noi invece si va a scuola… potrei continuare con mille esempi ma la cosa più giusta da fare è lavorare sulla propria frustrazione al di là del motivo.

La comparsa della Psoriasi, come tutti gli altri malesseri e disturbi che ci colpiscono, è un messaggio. Un messaggio che il nostro corpo ci offre per elevarci, guarire e stare meglio nel nostro più profondo. Il suo consiglio è proprio questo: liberati dalla delusione di essere stato in qualche modo respinto, abbandonato, messo da parte. Ragiona sul fatto che chiunque ti abbia fatto vivere quest’esperienza è, o è stato, vittima anch’essa della vita quanto te. Non deve interessarti chi ti ha regalato queste brutte sensazioni, la cosa principale è liberarti dall’attaccamento e rilassarti accettando che qualsiasi episodio, avvenuto nella tua vita, è accaduto per una motivazione. Prova a sentirti amato e accettato, impara ad amarti e accettarti tu per primo, nutri il tuo organismo d’amore e dalla tua pelle traboccherà solo amore. Approvati!

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La Psoriasi subentra come scudo. L’ispessimento della pelle che si denota è proprio una forte barriera (anche se in realtà forte non è) che la nostra cute prova ad attuare per difenderci, per farci sentire protetti. Questo accade perché inconsciamente abbiamo paura di soffrire di nuovo nella vita ed è proprio su questa paura che si deve lavorare. Il nostro corpo non ha mai intenzione di farci del male, prova ad attuare sempre meccanismi di risoluzione.

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Ogni giorno si disegna la propria esistenza in base agli avvenimenti subiti o goduti in passato e, dove c’è stata una falla, si cerca in tutti i modi di porre rimedio. La prima sensazione che nasce, anche se non si avverte, è quella della preoccupazione per non rivivere certi momenti e per non far riaprire determinate ferite. Obblighiamo la nostra pelle, un organo meraviglioso che abbiamo e prezioso rivestimento che collega il nostro mondo interiore a quello esterno, a vivere in uno stato di attenzione perenne come una sentinella in accampamento che, concentrata e sempre vigile, si aspetta l’arrivo del nemico da un momento all’altro.

Rilassati e anche la tua pelle si rilasserà.

Prosit!

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Acufene – un messaggio che devi tradurre

Mi è capitato di scoprire ultimamente che numerose persone soffrono di un disturbo davvero sgradevole all’orecchio chiamato Acufene. Un disturbo conosciuto ma un tempo se ne sentiva parlare di meno.

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Innanzi tutto, in medicina, cos’è l’Acufene (chiamato anche, dal latino, Tinnitus)? Questa disfunzione, se così si può dire, in quanto sarebbe meglio definirla “condizione”, non è propriamente considerata una malattia e si tratta dell’udire, abbastanza costantemente all’interno dell’orecchio, dei rumori come fischi, o ronzii, o brusii che infastidiscono molto e causano una sorta di stress e una conduzione spiacevole della propria quotidianità.

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Le cause possono essere diverse e purtroppo, a volte, non si trova una cura efficace.

Come già sai però, in questo blog, si parla in modo diverso, prettamente psicosomatico, dei disturbi che ci colpiscono e quindi andiamo a capire il significato del messaggio che questa fastidiosa condizione ci vuole comunicare.

Pare infatti essere, per gli esperti di Medicine Alternative, un avvertimento che indica l’essere troppo sotto pressione nei confronti di quello che ci siamo obbligati o ci hanno obbligato a fare.

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Come vedi, si capisce subito che, anche qui dietro, c’è la paura.

La paura di non riuscire a raggiungere gli obiettivi che ti sei prefissato, la paura di non farcela, o di fallire. Il peso della responsabilità che senti. La preoccupazione di non risultare il migliore, di non arrivare a fine mese con lo stipendio, di non sentirti libero. Le motivazioni possono essere infinite. Devi andare avanti, contro tutto e tutti pur di riuscire nella vita, nel lavoro, e spesso ti ritrovi anche a soffocare emozioni e sensazioni pur di non cedere. Ecco che ciò che hai deciso di occultare e reprimere dentro di te, in correlazione con l’inconscio (parte della nostra mente), si immette in un canale interno (quello uditivo) e ci parla con la sua vocina (Acufene) a modo suo.

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Cosa ti sta dicendo la tua vera natura? In quel – bzzzzzz… bzzz… bzzz… fiiii…. fiiii… fiiii…. sshssshsssssh…. –  che percepisci, la traduzione è: – Ehi! Guarda che tu hai provato a sopprimermi ma io ci sono! Esisto! Faccio parte di te! Sono la natura che ti ha creato e alla quale appartieni! – si, perché non sono i soldi, il lavoro, le preoccupazioni familiari, la fama, le responsabilità manageriali che alla nostra natura interessano, a lei non può fregargliene di meno di tutto questo, lei vede solo che ti stai “ammazzando” per un qualcosa che è importante per la società in cui vivi, per una tua dignità, per una tua ambizione, per un tuo dovere morale, ma non per lei, ne’ per il tuo benessere.

E così ti parla, nella sua lingua incomprensibile e tu, non capendo, vai avanti per la tua strada.

I rumori che senti ti impediscono di udire altre cose molto importanti e addirittura, quando l’Acufene si aggrava, può persino portare alla sordità. Quasi come avere la testa nell’ovatta e non sentire più. Dovresti infatti chiederti cosa in realtà non vorresti più sentire, o meglio, cosa il tuo benessere non vorrebbe più sentire e cosa invece non stai ascoltando tu.

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Tu purtroppo, non stai dando ascolto alla tua stanchezza, allo spossamento che hai dentro. Le persone che soffrono di Acufene infatti, difficilmente si sentono l’animo libero e leggero e possono soffrire anche di altri disturbi connessi come: l’insonnia, l’ansia, bruciori di stomaco, mal di gola, respiro irregolare, labirintite. Assieme all’Acufene possono presentarsi anche le vertigini, in casi gravi, e il disturbo prende così il nome di “Sindrome di Ménière”.

Tutto ciò che è collegato al nostro orecchio, inoltre, è collegato al nostro equilibrio, un equilibrio sia fisico che mentale e, se la nostra bilancia pende più da una parte che dall’altra, si vive in assoluto disequilibrio tant’è che si dà importanza più a determinate cose che ad altre a nostro discapito.

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Le orecchie, come ti avevo riferito in questo post qui https://prositvita.wordpress.com/2015/08/10/parliamo-ancora-della-connessione-tra-reni-e-orecchie-ma-oggi-di-mezzo-ce-anche-il-cuore/ (ti chiedo scusa ma wordpress da qualche mese si rifiuta di farmi linkare in modo diverso) sono collegate anche al cuore (sede della Passione e di come si affronta la vita) ma soprattutto sono collegate ai reni sede della nostra vitalità e dell’emozione Paura.

Come afferma la Dott.ssa Claudia Rainville, studiosa di Metamedicina che spesso ti ho nominato, chi soffre di Acufene è però anche molto coraggioso e, attraverso i miei studi, ho potuto appurare che è vero. Ci vuole infatti coraggio per affrontare la vita in questo modo e per trattenere, pur sbagliando, determinate emozioni. Chi soffre di questo disturbo è di solito molto responsabile e si fa carico di pesi insopportabili per molti. Riesce a dirigere grandi aziende, o grandi famiglie, senza chiedere mai aiuto a nessuno anzi, è sempre circondato da persone che si appoggiano molto a lui/lei. Non conosce la pigrizia in certi settori e non manifesta il suo dolore o lo fa molto poco. Autolesionandosi però.

L’Acufene ti sta dicendo tutto questo in quel baccano che senti. L’Acufene ti sta consigliando di lasciar andare, di “sbattertene di più le balle” come si dice.

Di pensare meno all’apparenza o a quello che gli altri possono pensare di te. Fregatene di essere il migliore in quel campo, cerca di essere il migliore per te stesso. Cerca la leggerezza, la beatitudine. Affidati alla vita, all’Universo, con fede. Staccati dalle responsabilità e dalle questioni che ti opprimono e non trattenere ne’ i sentimenti, ne’ le emozioni. Non aver paura di scoprirti, di renderti vulnerabile, abbassa lo scudo.

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Dissetati di serenità e non mentire a te stesso. Se soffri di Acufene, non sei sereno. Non fare il sordo che non vuol sentire!

Ti auguro una buona traduzione.

Prosit!

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Manualità e Cognizione – Le strane richieste che non comprendiamo

Come spesso vi ho detto il nostro corpo e la nostra mente sono un tutt’uno assieme alla nostra parte spirituale nella quale risiedono anche emozioni e sensazioni.

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La parola psiche, che oggi intendiamo come l’insieme delle funzioni cerebrali ed emotive dell’individuo, deriva in realtà dal termine greco psyché che sta a significare anima, spirito o, ancor meglio, quel soffio vitale che ci permette di esistere. Teorizzato più avanti da Aristotele, questo termine, prese il senso di “forma” inteso come forma vitale prettamente corporea mentre, più avanti ancora, con Cartesio, assunse il nuovo significato, più ampio, di Divinità all’interno dell’uomo. Parte Divina di esso. Tutto questo per spiegarvi come si è sempre andati alla ricerca di una definizione che illuminasse sulla totalità dell’essere umano, come tale parola sia stata da sempre molto considerata cercando di fornire per essa una valida spiegazione che rappresentasse l’individuo, nel suo più ampio concetto, attraverso mutamenti dello stesso significato, per arrivare comunque ad un’unica conclusione, in un modo o nell’altro, ossia: il tutto. L’uomo. Il suo insieme. Anima – Corpo – Mente. E oggi, questo insieme, lo chiamo all’appello per spiegarvi un criterio che ritengo molto importante. L’ Anima, è la nostra fonte d’energia e, anche se spesso bloccata dal nostro pensiero, sa già, meglio di noi stessi, cosa deve fare, come deve agire, come deve sentire. Percepisce e non sbaglia mai. Parlerò quindi sicuramente di lei in futuro ma, per questo articolo, mi servono gli altri due componenti del triangolo perfetto cioè la Mente e il Corpo. Vi spiego subito il perché. Essi devono andare di pari passo. Costantemente. Mi riferisco al fatto che, se non li facciamo “vivere”, in senso olistico, ambedue alla stessa maniera, con la stessa intensità, potremmo avere scompensi, anche seri, che ci regaleranno malesseri di varia origine. Ci sono due tipologie di persone che ben rappresentano ciò che intendo dire:

quelle che svolgono un mestiere manuale ma in modo contenuto devono utilizzare il loro lato cognitivo

quelle invece che eseguono una professione prevalentemente mentale nella quale non viene mai richiesto uno sforzo fisico

Pare impossibile ma molte persone svolgono la loro esistenza, giorno dopo giorno, solo ed esclusivamente verso uno dei due modelli di vita, senza preoccuparsi assolutamente dell’altro. Conosco individui, bravissimi muratori ad esempio, che finite le loro ore lavorative, come a non essere contenti, si dedicano ulteriormente all’attività fisica. Questo è un bene, fare sport è molto salutare soprattutto se svolto all’aria aperta e, apre le menti. Aggiungerei però a tutto questo anche un po’ di sana e istruttiva teoria. Non perché essi siano ignoranti, intendiamoci subito ma, un passatempo come ad esempio la lettura, o la pittura, o il canto, o la scrittura (lavorando esclusivamente di fantasia), permetterebbe loro di evadere dalla quotidianità e dall’eventuale essere troppo fissati dall’aspetto materiale e concreto.

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Una meccanicità che, andando avanti, chiude le frontiere anziché abbatterle. Soffoca il lato spirituale, creativo, emotivo. Opprime la scintilla della sana follia. Far lavorare anche la mente non potrà che giovare. Al contrario, e questo penso sia ancora peggio, ci sono persone che, dal mattino quando si alzano alla sera quando vanno a dormire, fanno lavorare (e stancare) solo la mente, mentre il fisico, rimane lì, tutto il giorno raggomitolato su se stesso, magari davanti al monitor di un computer, senza mai potersi esibire in tutte le sue performances.

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Sbagliatissimo. Dopo un po’ di tempo inizierà sicuramente a lamentarsi. I vostri organi, i vostri tessuti, i vostri arti, richiederanno ciò che spetta loro di diritto. Tempo fa conobbi un uomo che svolgeva appunto un lavoro completamente sedentario. Essendo in proprio, faceva il massimo per poter rendere la sua professione redditizia e spesso, si ritrovava al telefono con qualche cliente anche a tarda sera. Ad un certo punto della sua vita, il cuore iniziò a presentargli davanti quelli che lui definì “dei problemi”. Secondo quest’uomo, il suo cuore non funzionava più bene. Ogni tanto perdeva un colpo, altre volte invece, batteva acceleratamente causandogli una fastidiosa tachicardia. Spaventato quest’uomo andò immediatamente a fare tutti i controlli necessari ma, ogni medico che lo visitava non riscontrava nulla di anomalo e come terapia si sentiva sempre ripetere la stessa solfa – Si rilassi, si diverta, faccia dello sport -. Visite, prove di sforzo, analisi, esami, tutto diceva che il suo cuore era in perfetta forma. Ma allora perché danzava nel petto in quel modo così sconfusionato? “Come faccio a fare sport se il mio cuore non palpita nel modo giusto! Potrebbe venirmi un infarto! Come faccio a tranquillizzarmi quando forse ho una malformazione al muscolo cardiaco!” si diceva il signore. I medici invece, non avevano per niente sbagliato diagnosi, avevano ragione e quel cuore stava semplicemente implorando a modo suo che avrebbe voluto ballare! Avrebbe voluto muoversi, scoppiare, saltare fuori dal quel petto che lo opprimeva immobile ogni giorno! Quel cuore stava fremendo! Non ce la faceva più a passare le ore seduto ad una scrivania e poi coricato in un letto e poi di nuovo seduto alla stessa scrivania e di nuovo coricato nello stesso letto. Ogni dì. “Io sono il Cuore! Ti rendi conto?! Sono il Re di tutta questa struttura, come puoi permetterti di tenermi imprigionato così! Adesso ti faccio vedere io!” urlava quel magico organo grande quanto un pugno ma, tutto quello che l’uomo sentiva era solo un “Tum, tutum… tu, tu, tum… tuuuuum….” disordinato e fuori tempo.

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Non riusciva a decodificare quel messaggio. E ancor grazie che almeno comunque lo sentiva! Ebbene si cari amici, perché vedete, il cuore palpita ma gli altri organi, non emettono alcun rumore invece. Soffrono in silenzio e, il momento in cui riuscite a “sentirli” e assumono una certa importanza nella vostra vita, è quando il problema è già sorto. Il disturbo principale dell’uomo infatti non era collegato solo al cuore ma anche ai reni che sono strettamente correlati all’organo propulsore come già vi avevo spiegato QUI. Nulla di grave fortunatamente ma, anche i suoi reni, stavano soffrendo. Erano spenti, tristi… sovraccaricati dalla paura della quale ne sono la sede. La paura di non avere abbastanza soldi a fine mese. La paura che lo faceva stare anche dopo cena attaccato al telefono con la speranza di accaparrare qualche nuovo cliente o di soddisfarlo al meglio per non perderlo e regalarlo alla concorrenza. La paura di non riuscire a soddisfare economicamente tutti gli eventuali bisogni. I reni inoltre, sono il contenitore della vitalità che, nel caso di quest’uomo, era pari allo zero. Oggi, questo signore, continua a fare il suo lavoro di sempre avendo ridotto però le ore di attività. Si concede una passeggiata sulla spiaggia all’alba due volte alla settimana assieme ad un cagnetto che è andato a prendersi al canile del suo paese e, ogni tre giorni, in casa, fa esercizio fisico per mezz’ora.

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In più, tutte le mattine e tutte le sere, sul suo terrazzo, esegue una particolare respirazione che è alla base del benessere. Durante il week end infine, mentre prima lavorava, ora si dirige alla scoperta di sentieri montani, camminando per molto tempo a contatto della natura. Il suo cuore non si è più fatto sentire con toni sgradevoli, tranne una volta, quando, a causa di problemi di salute del padre egli non ha potuto svolgere per parecchi giorni le sue nuove attività dinamiche. Il suo cuore, che si era abituato bene, si è subito risentito, ma è bastata una promessa, in seguito mantenuta, a riportare il tutto alla normalità. Ora, quell’uomo è un uomo nuovo. Non possiamo pensare che solo una parte di noi debba lavorare, stancarsi, divertirsi, soffrire ogni giorno. Tutto ciò di cui siamo fatti deve vivere. Deve avere il suo spazio. Così come nutriamo ogni giorno il nostro organismo con alimenti che cuciniamo e poi mangiamo, allo stesso modo dobbiamo saziare la nostra mente, i nostri sentimenti, i nostri pensieri, le nostre emozioni con l’evasione, la creatività, l’attività fisica, la meditazione, la respirazione, il prendersi cura di noi stessi. Persino con lo sforzo, con la fatica, che vengono definiti così solo dalle nostre barriere e dai nostri limiti in realtà inesistenti. Il corpo deve muoversi così come la mente, viaggiando in luoghi sconosciuti e immensi. Lasciamo che ogni tanto, una nostra parte, possa riposare e facciamo lavorare l’altra che non deve intorpidirsi, rattrappirsi, indebolirsi. Se una parte di noi non viene usata, il sangue che passa al suo interno sarà pochissimo e il sangue si sa, è fonte di vita, di nutrimento, di rinnovamento! Solo così ci sarà armonia e benessere in noi.

Prosit!

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Tutto quello che volevi sapere sulla tua… Pipì

La pipì, o per meglio dire l’urina, è un liquido lavorato ed eliminato dai reni che fuoriuscendo dal nostro corpo, attraverso la minzione, porta via con sé le tossine e le sostanze di scarto del nostro organismo. Essa inoltre è formata da acqua, ammoniaca, urea, acidi e sali minerali. Un individuo adulto e in salute dovrebbe avere un’urina color giallo dorato, paglierino,  simile alla birra, ossia contenente la giusta quantità di tossine e soprattutto, queste tossine, riescono ad essere espulse. In certi casi infatti, ci capita di sentire di persone che urinano il liquido trasparente come l’acqua. Questo non è un bene se la cosa si prolunga, in quanto potrebbe essere indice di un’assunzione troppo alta di zuccheri oppure non si stanno espellendo le sostanze di rifiuto nella giusta quantità che rimangono così nel nostro corpo intasando l’organismo. Al contrario, avere una pipì troppo scura, per molto tempo, non è positivo comunque. Significa che probabilmente si hanno troppe tossine da espellere, si fa forse uso di troppe proteine e di troppo sale. Il colore della pipì, determina anche l’idratazione (importantissima) o la disidratazione del nostro organismo. bellearti.net

Solitamente più è chiara e più c’è quantità maggiore di liquidi mentre, all’inverso, c’è scarsità di acqua. Oltre ad essere chiara o scura però, la pipì, può anche tendere ad altre tonalità: sul verde, sul rosa, sul blu… ognuna di queste sfumature ha il suo significato e può spiegare che sostanza in eccesso ci sta disturbando. Un dato importante da osservare è anche la quantità di urina espulsa durante l’arco di una giornata tipo.

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Ovviamente mi riferisco sempre ad una persona adulta in quanto i bimbi orinano più spesso avendo una vescica poco capiente. La vescica di un individuo ormai cresciuto invece, può arrivare, grazie alla sua dilatazione e la sua elasticità, a contenere fino a 2lt. di urina. Quindi, anche nel caso delle volte in cui si va in bagno, non bisognerebbe eccedere ne’ da una parte ne’ dall’altra. 4/5 volte al giorno sono più che sufficienti! Evacuando solo 2 volte significherebbe trattenere troppo le sostanze di scarto oppure che i reni, contratti, non riescono ad eseguire bene il loro filtraggio ma, chi invece ne produce una quantità eccessiva sta probabilmente assumendo troppi liquidi e, se andrete a leggere questo mio post QUI  capirete che il troppo stroppia sempre. Fare tanta pipì significa anche che il corpo sta – piangendo -. Potrebbe esserci una tristezza di fondo data da una paura della quale ci si vorrebbe liberare. Gli animali urinano sovente (anche se in realtà hanno la capacità di suddividere in diverse scariche la stessa minzione) per segnare il territorio. Più urinano e più è come se avessero bisogno di affermare – Questo posto è mio! Chi ha osato usurparlo? -. Accade più o meno la stessa cosa in noi. Chi urina in modo esagerato è come se non fosse tranquillo nel territorio/ambiente/circostanza che sta vivendo. Forse ha paura che qualcuno possa appropriarsi di ciò che è suo, oppure teme di essere allontanato da quel che gli è caro. Ha magari paura dell’ignoto che lo intimorisce e che potrebbe entrare nei suoi spazi, oppure ancora c’è qualcuno che, quel suo territorio, non lo sta rispettando. I motivi possono essere molteplici naturalmente. Secondo le leggi della salute, un essere umano non dovrebbe mangiare troppo. Perciò non dovrebbe nemmeno urinare troppo. Purtroppo, spesso è come se vivessimo per mangiare più che mangiare per vivere! Come vi ho spiegato prima, parlando di reni troppi contratti e quindi poco agili nel lavorare, ho praticamente indicato i reni di una persona nervosa, iperattiva e che potrebbe essere irascibile. Nel caso contrario invece, spiegando di reni dilatati, s’intenderà una persona con poca vitalità, pigra e probabilmente ansiosa ammorbata da un’insoddisfazione generale. In casi un po’ più particolari inoltre, si potranno notare nell’urina, tracce di sangue o di sabbia. Anche per questi due elementi c’è una spiegazione. Perdere del sangue dove non si dovrebbe, come vi ho già spiegato più volte, significa perdere un po’ di felicità. Il sangue, simboleggia la gioia della vita che scorre dentro di noi mentre, la sabbia, alias renella, non comporta la presenza di veri e propri calcoli ma trattasi di cristallizzazioni più piccole, espulse dai reni nelle vie urinarie. La renella, appartiene comunque alla famiglia dei dolorosi calcoli e sta a significare il provare dell’amarezza. Subire una condanna, magari persino autoinflitta. Significa essere anche un po’ troppo orgogliosi e non volersi smuovere dalle proprie idee. Quando si dice che si è un pò granitici… ecco lì. Non resta che parlare dell’odore di questo liquido ricco di segreti. In realtà, tolti alcuni alimenti che emettono un odore particolare come gli asparagi (che contengono sostanze che a contatto della nostra urina, per via di un processo metabolico, rilasciano la loro essenza), la pipì non dovrebbe avere un odore parecchio sgradevole. Certo, come ripeto, è carica di scorie per cui non potrà profumare, ovvio. Ma queste scorie, se eliminate nella giusta quantità, sono scorie nuove, non ancora giunte alla degradazione totale. L’urina infatti è un ottimo elemento che ci permette un’analisi giornaliera e del presente. Il nostro stato di salute com’è ora, al contrario delle feci che invece possono riportare ad un passato di qualche giorno. Se sentite quindi, quello che si può definire un “odoraccio”, state, anche in questo caso, scaricando troppe tossine. Il che significa che ne avete tante, che rimangono nel vostro corpo per diverso tempo ed escono poco per volta ormai putrefatte; questo è un termine bruttino ma rende bene l’idea. style.it

Quante cose insomma ci dice la nostra pipì! Sarà un argomento di cui parlerò ancora sicuramente. E’ davvero uno strumento fantastico per fare subito un esamino di conoscenza verso il nostro organismo. Basta conoscerla. Basta pensare che, se esce dal nostro corpo, nonostante la naturalezza del meccanismo, è stata creata da noi e, porta in sè, un piccolo pezzettino da leggere di ciò che siamo.

Prosit!

photo andimabe.blogspot.it – style.it – bellearti.net