Il Demone di Mezzanotte

IL TRILLO DEL TELEFONO

Era all’incirca mezzanotte quando, qualche notte fa, una mia cara amica mi scrisse un messaggio che riportava le seguenti parole – Meg aiutami -.

Possono esserci casi, rari e con tanto di varie motivazioni complicate, in cui il soccorso può non avvenire ma, altrimenti, ad una richiesta di aiuto, occorrerebbe non rifiutarsi mai di agire. Diventa come una richiesta sacra ed è bene rispondere. Infatti ho risposto – Sono qui -. Lei avrebbe capito subito che in quel mio – Sono qui – c’era tutto. Tutto quello che potevo fare.

Mi chiamò e mi raccontò che, quella sera, il suo fidanzato l’aveva lasciata per un’altra donna. Questo può apparire un motivo banale, trito e ritrito, ma se continuate a leggere noterete svolte nuove.

DA OMBRA A LUCE 

Era parecchio tempo che la mia amica stava portando avanti questa storia sentimentale solo per paura di rimanere da sola ma, la sua anima, probabilmente, aveva deciso che in questa vita, il demone dell’attaccamento andava sconfitto trasmutandolo da ombra a luce. Oserei dire: da ombra divina a luce divina. Perché le ombre sono, a mio avviso, sacrosante e importantissime nonostante il dolore che possono recarci.

La mia amica avrebbe dovuto elevarsi e i mezzi che scelgono le forze più grandi di noi sono sempre strambi e spesso molto faticosi da accettare.

Non voglio dilungarmi però su queste trafile già conosciute e sul male che la mia amica stava naturalmente provando. Voglio centrare il discorso sul demone.

Ecco la sofferenza pervadere la giovane ragazza. Un panico potente le avvinghiava la gola, il dolore le contraeva lo stomaco e gli occhi strizzavano lacrime copiose. Le veniva da vomitare. Stava malissimo, mentre, dentro di lei, il demone, stava forse sghignazzando. Percepiva la fragilità di lei. Era convinto che presto lei si sarebbe cercata semplicemente un altro uomo, decidendo per la strategia del “chiodo scaccia chiodo” ma, questo, non significa sconfiggere un demone e lui avrebbe potuto continuare a vivere in quel nido di viscere divenendo sempre più grande e più potente. Non sarebbe “stato ucciso”.

Soffrire è troppo atroce, non ce la si fa e prendere pillole (cercare un nuovo compagno) è molto più comodo e appare anche più benefico. Non lo è. Può essere sollevante all’apparenza ma non è benefico.

La mia amica aveva infatti sottomano un ragazzo che, con molta delicatezza e senza invadere la sua intimità sapendola impegnata, le faceva la corte da qualche mese. Fu la prima persona che alla mia amica venne in mente (per salvarsi dal dolore) quando, tra i singhiozzi, mi pronunciò il suo nome.

Fermati! – le consigliai. La capivo. Quando si ha un forte mal di testa si prende subito una pastiglia e lei voleva fare la stessa cosa. – Fermati. Accetta questa tremenda sofferenza, falla vivere dentro di te. Ringraziala di esserci. Amala. È soltanto grazie a lei che puoi capire che hai un demone e, di conseguenza, vedendolo, puoi sconfiggerlo. Lei non è lì per farti male, non ne può nulla, ti sta solo mostrando -.

SFODERARE LE ARMI

E mentre la sofferenza la faceva piangere, il demone, sentendo la mia voce, iniziò a ribellarsi. Prese tutte le armi che aveva a disposizione nell’inconscio della mia amica e si fece ancora più grosso e più potente. Dalla bocca di lei iniziarono ad uscire parole di rabbia e disgusto nei miei confronti. Come potevo dirle quelle frasi io che le avevo sempre confermato di volerle bene? Si aspettava da me la coccola e, quella coccola, non stava arrivando. La mia amica si dibatteva contro di me lanciandomi strali d’odio e aggressività ma io non cedetti. Sapevo che non era lei a parlare e, proprio come Gandalf contro il Balrog dissi al suo demone – Tu di qui non puoi passare! -.

La frase che tanto ci fa ridere e che recita – Esci da questo corpo! – ha, in verità, un fondo estremamente reale e significativo nei confronti di un’emozione negativa che si tramuta in un mostro da combattere.

Cercando di emanare tutto l’amore che potevo, come unica arma, guerreggiai contro quella specie di entità maligna e vinsi. Vinsi però la mia battaglia, non la guerra. La guerra non era neanche mia ma della mia amica ed era lei che avrebbe dovuto combatterla. Nessun altro, al suo posto, poteva. Piano piano la mia amica si quieto’ e accettò di buon grado di seguire i miei consigli.

IMPARARE A GUARDARE OLTRE

Dai un pesce a un uomo e lo nutrirai per un giorno. Insegnagli a pescare e lo nutrirai per tutta la vita – (proverbio cinese)

Non volgete le spalle a chi è governato da un demone, non lo merita. Almeno nei limiti. Nessuno vi obbliga ad accettare il comportamento irrispettoso di qualcuno nei vostri confronti. Con questo post non voglio ne’ vantarmi, ne’ passare per Gesù Cristo l’esorcista ma semplicemente intendo far conoscere altri mezzi per soccorrere una persona in difficoltà.

Vedete, la maggior parte della gente, ad una richiesta simile, si preoccupa di proferire giudizi ben poco piacevoli sull’uomo che è andato con un’altra donna o si limita a coccolare la vittima che ora piange lacrime amare. Altri invece, ben poco empatici, non fanno altro che minimizzare la cosa come se nulla fosse accaduto. Poi ci sono quelli che si prodigano nel farti dimenticare. Gli amici quelli unici, tanto amati, che si preoccupano per te. Queste soluzioni, possono essere tutte utili e tutte vanno bene ma, quella persona che sta soffrendo, sta soffrendo a causa di un demone e occorre aiutarla anche a trovare le armi adatte per battagliare ad ottimi livelli.

Ad ognuno il suo percorso. Ognuno sceglie da chi farsi aiutare. C’è chi decide di andare dallo psicologo che userà i suoi mezzi, chi decide di andare dalla mamma che userà i suoi mezzi, chi decide di andare dall’amica del cuore che userà i suoi mezzi. Questa ragazza ha deciso di chiamare me e io ho usato i miei mezzi. Perché forse erano giusti per lei. In effetti mi conosce bene, non è che mi ha visto per la prima volta l’altro ieri.

L’ira che ha riversato su di me era semplicemente l’azione di una forza oscura, lei sapeva già come io l’avrei aiutata. In sostanza però, cosa bisogna fare?

IL MOMENTO DELLA TRASMUTAZIONE: ALLA CONQUISTA DELLA LIBERTA’

Il demone è come una droga. O meglio, un tossicodipendente che esige la sua dose. Senza toccare questo tasto che non mi trova competente lo utilizzo solo come paragone generico. Lui vuole quello che desidera ma noi, attraverso vari strumenti come quelli descritti da O.A.P.A. ( vedi art. https://prositvita.wordpress.com/2018/04/23/va-che-me-ne-sono-inventata-unaltra-si-chiama-o-a-p-a/ ) vi consiglio di leggerlo, non glielo diamo. Praticamente possiamo aiutare l’altro conducendolo in O.A.P.A. e tenendogli la mano anche se farà tutto lui. Nel mentre, essendo noi più esterni e più forti, non dobbiamo farci spaventare, sopraffare, abbindolare, rattristare dal demone di chi abbiamo di fronte.

Quella notte, la mia amica, dichiarò guerra al suo demone. Per ora sta tenendo testa egregiamente, nonostante varie ferite, ma non posso dirvi come finirà. Posso però assicurarvi che, se porterà a buon fine la sua lotta, si troverà a vivere una nuova vita. Una vita bellissima e soprattutto percepirà un senso di libertà enorme che non si comprende fintanto che si è legati da un demone.

Questo possiamo offrire all’altro oltre al solito aiuto: la Libertà. Quella più vera, più intrinseca, più sana.

Prosit!

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Nati! Un lieto Evento e la Runa Beorc

Quale miglior evento poteva confermare la mia rinascita se non l’apparizione di due splendidi pulcini di Tortora? Esatto, proprio di fronte alla mia finestra, a due metri da me. Non sono fantastici? Che tenerezza! E come pigolano quando hanno fame! Sembrano piccole porticine da oliare.

Oh! E’ stato esilarante ed eccitante osservare, giorno dopo giorno, tutto ciò che ha dato vita a questo gaio dono di Madre Natura. La preoccupazione, ad esempio, verso le Gazze malandrine che volevano distruggere il nido (lo so, è la natura, e ha le sue leggi, ma devo ammettere che mi ero così affezionata a mamma Tortora che mi sarebbe dispiaciuto fosse accaduto qualcosa a lei o ai suoi piccoli). La costruzione della tana, anche da parte di papà Tortora, molto premuroso devo dire.

In principio hanno provato a farlo su un’antenna, sopra al tetto, poi, dal momento che il posto non era probabilmente idoneo, rimaneva troppo scoperto o troppo alto, si sono andati a infilare sotto a questo poggiolo, sopra a dei cavi, in casa della mia amica P.

La zona non è infatti per niente romantica con tutto quel fil di ferro ma la mia dirimpettaia ha un magnifico giardino e la nuova famigliola è felice ed è davvero uno splendore. Non potevano scegliere luogo migliore. P. ha anche contribuito al loro mantenimento offrendo del cibo ai genitori stanchi ed è riuscita a far allontanare tutti i predatori con tanto di scopettone.

Una mattina, mentre ero in casa intenta nelle faccende domestiche, mi arriva un suo messaggio “Ciao! Hai notato il lieto evento davanti alla tua finestra? Le Tortorelle hanno depositato le uova!”. Che felicità! Insomma che siamo diventate zie. Io da davanti, come un vero birdwatcher, lei da dietro, come un addetto alla sorveglianza, passiamo le giornate ad ammirare i piccoli implumi crescere sempre di più.

Dopo che un caro amico mi ha regalato come ciondolo la Runa celtica Beorc, simbolo della Rinascita e collegata alle Stelle, ai Lapislazzuli e alla Sodalite, ecco questa ulteriore conferma di “nuova vita”. Dopo un periodo infatti abbastanza difficile sono davvero rinata e sono tornata ancora più in forma di prima. Ogni volta che la vita ci mette a dura prova, possiamo osservare come il Cosmo attorno a noi, si presti a farci intendere che c’è in atto una nuova origine che ci riguarda.

La parola Beorc significa – Albero di Betulla – e, la Betulla, è proprio l’emblema della Rinascita. Il messaggio di questa Runa pertanto è: LASCIA CHE LA TUA VERA NATURA SCONFIGGA LE FALSE SEMBIANZE. RINASCI A NUOVA VITA. E direi che è davvero bellissimo.

La Tortora, come moltissimi altri animali, ha la sua espressione (meravigliosa peraltro), cioè simboleggia l’eternità del sentimento e, questo sentimento, è l’Amore. L’Amore che dura per sempre, l’Amore che ci arricchisce e ci evolve, che continua a vivere anche dopo la morte perché, come vi dico spesso, una cosa viva non può morire. L’Amore e la fedeltà, sua compagna, che non è da vedere solo nei confronti di un partner ma anche nei confronti di noi stessi. Amare noi stessi sopra ogni cosa, sempre, per poter così donare Amore a tutto il Creato. Amarsi per vivere al meglio, per tuffarsi nella felicità più vera, per co-operare con l’Universo e sentirsi intrisi di entusiasmo.

Occorre osservare gli avvenimenti che ci accadono davanti ogni giorno. Le Grandi Forze del Cosmo utilizzano questi mezzi per comunicare con noi. Siamo un tutt’uno con esse e possiamo comprenderli se prestiamo attenzione. E’ l’unico modo che hanno per permetterci di leggere le pagine della nostra vita che, essendo dentro di noi, e dentro l’inconscio, non riusciremo a vedere.

Ascoltate quello che ha da dire a tal proposito Gian Marco Bragadin, autore di diversi libri e ricercatore spirituale, è davvero stupefacente.

A tutto questo ci si può credere come no, ma ciò che è indispensabile è il nostro intento. Che cosa “leggiamo” in quell’avvenimento? Se vogliamo arrivare alla conoscenza e alla comprensione le Grandi Leggi ci aiutano. Ci offrono dettagli, premonizioni, se vogliamo chiamarle così, ci offrono scritte da leggere e da interpretare per poter capire e imparare anche a scegliere la strada giusta.

Reputo questa manifestazione uno splendido messaggio simile a quello dei gabbiani che mi accadde qualche tempo fa e che descrissi qui https://prositvita.wordpress.com/2016/10/27/i-gabbiani-mi-parlano-cosi-sento-il-mio-chiacchiericcio-mentale/

Dobbiamo guardare il mondo attorno a noi, ci appartiene, ne facciamo parte, non ne siamo al di fuori e lui non è al di fuori di noi, palpita assieme al nostro cuore e allo stesso ritmo. Quel mondo siamo noi, è vita, è la nostra vita. Non possiamo sottovalutarlo e considerare gli episodi che si presentano alla nostra vista come situazioni singole e distanti da quello che siamo. Siamo il Tutto con L’universo. Siamo l’Uno. Nel Male e nel Bene.

Se nel prossimo vedi il buono, imitalo. Se nel prossimo vedi il male, guardati dentro – (Confucio).

La stessa cosa vale per gli avvenimenti non solo per le persone come dice Confucio. Se vedi una bella situazione c’è gioia in te ma se ti ritrovi ad essere osservatore di una brutta scena, cerca di capire che cos’hai dentro: Rabbia? Tristezza? Angoscia? Paura? Cosa ti sta mostrando? Qual’ è l’emozione primaria che ti scaturisce dentro?

Quando incontri il buono imitalo. E’ giusto ma, come il negativo, anche il positivo, quando lo incontri è perché ti appartiene, quindi sii gioioso e grato per gli splendidi avvenimenti che la vita ti regala e ti mostra sul suo speciale palcoscenico.

Buona crescita piccole Tortorelle! E buona vita anche a tutti voi!

Prosit!

Quel che ci riserva questa Benedetta Primavera

La Primavera è una delle quattro stagioni dell’anno e la riconoscono prevalentemente le popolazioni che vivono nelle zone temperate.

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Vivere la Primavera significa notare un cambiamento climatico rispetto alla stagione precedente, significa notare il rinascere della Natura attorno, dopo il riposo invernale, e percepire anche in noi stessi dei rinnovamenti che spesso sottovalutiamo o, peggio ancora, definiamo come disturbi e malesseri.

In realtà li accusiamo proprio così perché non ci sentiamo nel pieno delle nostre forze. Dovremmo però ragionare su una questione molto semplice: quando un neonato nasce ed esce dal ventre materno per affrontare il nuovo mondo, questa sua nuova vita, si sente alla grande e meravigliosamente bene? Direi proprio di no. E’ impaurito, infreddolito, i polmoni iniziano a bruciargli, gli occhi gli fanno male. Sente una nuova aria, una nuova atmosfera intorno a lui. Sente anche il vuoto intorno a lui. Non ci sono più le pareti materne che per nove mesi lo hanno accolto e avvolto. E’ tutto strano.

Noi, ormai adulti, di certo non sentiamo più queste sensazioni ma qualcosa di più leggero e affine si.

Perché la Primavera, è per tutti una specie di Rinascita.

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Per quello che riguarda l’Astronomia e il nostro Calendario (nom. Giuliano), la Primavera inizia il 21 di Marzo con l’Equinozio di Primavera e finisce il 21 Giugno, giorno del Solstizio d’Estate per lasciare il posto appunto alla calda stagione. In realtà, per gli effetti che la Primavera, può regalarci o farci subire, non ci sono date così precise ma, più o meno, possiamo tenerne conto.

Tenerne conto perché? Perché come ho detto, ci stiamo preparando a rinascere e abbiamo la possibilità di farlo al meglio.

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Bisogna innanzi tutto sapere che proprio il mese di Marzo, prende il nome dal Dio Marte (Mars), o Ares per i Greci, e viene riconosciuto come il mese del Pianeta Marte (Martius).

Il Dio Marte, Dio delle guerre e delle battaglie, di… tempi incerti alla ricerca della sicurezza più vera.

Horses Pulling Chariot In Sky

Può accadere tutto questo anche negli animi, può accadere quindi in noi. E’ una ricostruzione naturale e non solo un “cambio di stagione”.

Il Dio Marte, conosciuto anche come vittorioso modello di conquista attraverso duelli cruenti e uccisioni (e da lì la rinascita per alcune filosofie) era anche, per la mitologia Romana, il Dio della fertilità. Se pensiamo a Marzo pensiamo alla pioggia, pensiamo a ciò che è il liquido seminale per la Terra.

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Persino il simbolico spargimento di sangue di Ares lo era e, non a caso, in alcune culture, il sangue veniva versato al suolo affinchè, attraverso esso, Madre Terra venisse fecondata. E dalla fecondazione si sa, qualcosa nasce.

Tutto avviene attraverso processi che possono impiegare tempo e apparire anche poco simpatici (soprattutto per quello che riguarda il nostro organismo all’interno del quale qualcosa sta nascendo, si sta modificando).

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Per una pianta, far sbocciare fiori, che noi vediamo come bellissime opere d’arte naturali, è in realtà una gran fatica che eviterebbe volentieri ma, se lo facesse, non avverrebbe la riproduzione. Non ci sarebbero più piante. Questo è il senso.

Ciò che intendo dire è che, quello che percepiamo come sintomo negativo e di malessere non dovrebbe permetterci solo ed esclusivamente lamentele ma anche riflessioni. Cosa stiamo producendo? Cosa in realtà stiamo sviluppando o cosa stiamo “aggiustando”? Eventuali emozioni negative che abbiamo potuto provare durante il pre-Primavera, probabilmente adesso stanno andando via. Ma come vi ho già detto, un’emozione diventa fisica e reale nel nostro organismo solo dopo esser stata elaborata. Perciò percepibile fisicamente dopo averla vissuta. Oppure ancora, si scoprirà in futuro, ne stiamo “partorendo” delle nuove.

E’ inoltre importante sapere che, in questo particolare periodo, regna sovrana la sensibilità. Tutto è più sensibile non solo noi: l’atmosfera, l’emozione, il Pianeta, la forza universale. Saremo più sensibili anche verso gli eventuali benefici (di alimenti, di pensieri, di attività,…) che, se utilizzati al meglio, riusciranno a giovare il doppio. Noi saremo più sensibili verso le loro virtù e loro più potenti verso di noi.

Se abbiamo passato un periodo un po’ brutto ad esempio, concentriamoci sulla nostra ricostruzione. Meditiamo, ragioniamo, pensiamo, sforziamoci di sorridere anche se non dovrebbe essere uno sforzo! Ma svuotiamo però anche la mente da tutto quello che non ci serve. “Pulizie di Primavera” avete presente?

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Prendiamone atto ma soprattutto vogliamolo! E’ come se i nostri pensieri acquisissero potenza. Realizzassero con più facilità ciò che noi vorremmo. Per cui approfittiamone. Così dovrebbe essere vissuta la Primavera. State all’aria aperta, fatevi aiutare dalle forze della Natura. Toccatela la Natura, passateci del tempo assieme. Respirate la sua aria, nutritevi dei suoi prodotti così sani e così portentosi. Riequilibrate il vostro spirito e il vostro fisico.

Desiderate dimagrire o risanarvi? Sconfiggere quella preoccupazione? Allontanare quei pensieri negativi? Ottenere ciò che sognate? Questo è il periodo giusto. E io vi auguro di passarlo al meglio.

Prosit!

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Buon Natale, Buon Natale e che sia quello buono e poi…

… e poi zucchero e miele!

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Buon Natale, Buon Natale
ma che sia quello buono
che ti porti un sorriso e la gioia di un dono
sotto l’albero stanco di frutta e di mele
è un Natale più bianco se viene la neve
e se brilla una stella cometa lassù vorrei tanto ci fossi anche tu.
Buon Natale, Buon Natale,
ma che sia quello vero
e poi zucchero e miele
e un augurio sincero
per un giorno di festa e di felicità
per ognuno che resta e per chi se ne va
e adesso mi chiedo fra tanti perché
è Natale e non sei qui con me.
Buon Natale, Buon Natale
canterò una canzone
Buon Natale, Buon Natale
qui va tutto benone
specialmente se scrivi due righe per me
e se torni c’è ancora un regalo per te
e chissà se ritorni, se resti, se vai
è Natale se tu tornerai.

Ecco. Questa è la mia canzone del Natale.

E’ la mia canzone del Natale perchè da bambina, ogni anno, a Dicembre, la cantavo assieme ai miei genitori e mi riporta piacevolmente a un tempo che fu. Si tratta di un testo di Paolo Barabani che ascoltavo nel mio vecchio mangiacassette. Quello grigio, rettangolare, con il tasto REC tutto arancione. Giravo per casa con il registratore tra le mani e canticchiavo costantemente questa specie di filastrocca. Riconosco oggi che il testo non è dei più allegri ma ricordo che amavo di lui alcune parole come: zucchero, miele, stella cometa, neve e mele che mi facevano viaggiare con la fantasia in una fiaba fatta di dolci e ambienti surreali.

Era per me serena come una ninna nanna ma anche golosa come le glasse colorate al Luna Park che sempre arrivava in quel periodo. Come accade ancora oggi. Almeno nel mio paese.

Sì, lo so che l’unico passato che fa bene è quello di verdura ma… che volete farci, alcuni ricordi è come se cullassero il cuore.

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Oggi, sugli auto-scontri e nella casa degli specchi ci vanno i miei futuri eredi, ed è ancora tutto così vivo dentro di me.

Quell’aria frizzante che punge il viso scivolando giù dal Toboga con quei tappeti sgualciti e pesanti. Quelle luci accecanti, quella musica che rimbalza nel petto… e, immancabilmente, tutto ciò lo scriveranno in tanti vista l’atmosfera di questi giorni. Non posso fare a meno di rammentare il presepe costruito assieme a papà e la mia trepidazione di quando vedevo mamma arrampicarsi con la scala sul soppalco per tirare giù le tanto attese scatole che sapevo contenere una miriade di meraviglie: ghirlande luccicanti, striscioni luminescenti, palline decorate, statuine, carta, cotone.

E poi eccolo spuntare. Sempreverde, in attesa, volenteroso di sgranchirsi i rami, ai miei occhi. Il piccolo abete da abbellire.

Alcune palline si rompevano col passar degli anni e mamma le riparava con maestria. Papà invece, creava delle finte montagne per i pastorelli che dovevano raggiungere la grotta di Gesù Bambino. Quando ho avuto mio figlio, non avevo più molto di quel materiale e, il voler festeggiare il nostro Natale, ci ha condotto ad acquistare nuove cosine carine per decorare la nostra casa e il nostro albero. Quel gesto, quella situazione, io l’ho tradotta come calore e famiglia e ben poco m’importava, in quel momento, della festa in se’ e del suo significato, dei soldi, della commercializzazione che molti discutono. Era la mia festa, il mio Natale. Il nostro Natale.

Anche per noi sono passati diversi anni e anche le nostre palline, come quelle di mia mamma e di mio papà, sono andate via via rompendosi e danneggiandosi fintanto che, quest’anno, siamo dovuti andare ad acquistarne altre. Oltre a non essere brava come mia mamma, desideravo anche rinnovare il nostro abete. Ero emozionata. Non per gli oggetti ma per noi.

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Quest’anno sono gialle e rosse ma un domani? Chissà? E ancora ricorderò i nostri primi addobbi acquistati così, come ancora ricordo, gli ornamenti di me bambina. E la nostra Vigilia, magica, fantastica, che inizia quando Babbo Natale è ormai di nuovo alto nel cielo e il silenzio ricade sui visi emozionati che tanto hanno atteso.

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Questo è il mio modo, sicuramente strambo, per augurare a tutti voi un periodo natalizio sereno e felice (prosit! sempre!) ma per augurare un Buon Natale soprattutto a quegli occhietti gioiosi che mi fissano vispi pensando ai doni.

Questo era il tempo in cui ancora si viveva un classico Natale. Oggi, il mio Natale è più alchemico. E’ la rinascita di un Sole nuovo, fuori e dentro me, ma per tutto c’è un tempo. Per questo è giusto che i bimbi abbiano la facoltà di vivere ciò che più desiderano.

Prosit!

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La Crema morbida di Zucca e tante curiosità su questo magico ortaggio

Il tempo delle Zucche è arrivato, ormai già da un pò, e si vede arancione ovunque nonostante ce ne siano di diverse specie: verdi, bianche, gialle, grigie. Tonde, lunghe, contorte, a volontà. Le Zucche non mancano di certo e, considerando il periodo “Halloweeniano” che le richiede per tradizione e il loro prezzo sinceramente basso, non possiamo non utilizzarle al meglio e per diversi scopi.

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Quello che desidero insegnarvi oggi è creare con la Zucca una crema molto gustosa che vi metterà allegria e vi farà fare una gran bella figura davanti ai vostri invitati. Essa sarà molto sfiziosa e soprattutto salutare se mettiamo in conto le varie e potenti proprietà nutrizionali e benefiche di questo ortaggio. E’ infatti ricco di Vit. A, Vit. C, betacarotene e antiossidanti risultando così, un ottimo aiuto per tutto il nostro organismo, in particolare per i tessuti come anche quello epiteliale. Nonostante tutte queste virtù terapeutiche però, so già che in molti storceranno il naso a sentir parlare di Zucca in quanto c’è chi la adora e c’è invece chi la detesta. Ebbene, potete credermi, anche chi non l’apprezza, avendo assaggiato questa crema, ha pulito il piatto e si è leccato i baffi. Pure i bimbi. In questa ricetta infatti, la protagonista è accompagnata da altri ingredienti gustosi, primi fra tutti, le Patate e i Fagioli. Io uso i Fagioli Cannellini o i Fagioli dell’Angelo ma, ovviamente, voi potete aggiungere quelli che più gradite.

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Iniziamo preparando un buon soffritto nel quale, in una pentola capiente, assieme alla Cipolla tagliata a dadini, metteremo delle Carote e del Sedano, anch’essi spezzettati, dell’Aglio, del Prezzemolo, del Timo, della Noce Moscata, del Curry, dell’Erba Cipollina e della Curcuma. Un filo d’Olio Extra Vergine d’Oliva e facciamo dorare il tutto.

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Una volta pronto, aggiungiamo le Patate tagliate a tocchi, un’altra Cipolla divisa in quattro parti e i Fagioli e infine la Zucca, che dovrà essere in quantità maggiore. Mettiamo acqua fino a ricoprire del tutto le verdure. Più acqua mettete e più la crema diventerà liquida nonostante l’evaporazione. A me personalmente piace abbastanza consistente. Aggiungo ancora un goccio d’Olio, metto il Sale (non siate parsimoniosi con il Sale in quanto la Zucca è molto dolce) e spolvero appena con un pò di Zenzero che userò in polvere così risulterà meno pungente. A chi piace, anche un pò di Pepe saprà fare la sua parte. Faccio cuocere come una semplice minestra e quando tutto è ben cotto, non mi rimane altro che mixare con il frullatore a immersione.

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Ecco pronta la crema sulla quale lascerò cadere qualche foglietta di Prezzemolo tritata in uscita e sistemerò un rametto di Basilico per renderla ancora più vivace. Come potete vedere questa pietanza è davvero semplice da preparare ma otterrete un ottimo risultato. La Zucca, chiamata anche Cucurbita, che nelle lingue ispaniche significa appunto “testa”, ha grandi poteri come quello lassativo, antifungino e vermifugo. Inoltre rinfresca e lenisce l’intestino. I suoi semi, veri e propri toccasana ricchi di sostanze benefiche, erano considerati già in antichità, una potenza della natura e venivano paragonati alle qualità migliori dell’uomo che vivono solitamente nascoste nella parte più intrinseca dell’essere umano così come essi risiedono al centro dell’ortaggio. Il punto d’unione tra l’anima e il fisico. Grazie alla sua potente corazza, a protezione proprio di questo cuore così prezioso, la Zucca divenne presto simbolo indiscusso delle cose care, le cose da difendere con tutte le forze. Tra queste, il ricordo sacro e inviolabile delle persone che amiamo ma che non sono più fisicamente con noi. Fu così che, per la festa di Samhain, il Capodanno celtico conosciuto da noi come – Festa di Halloween -, la Zucca prese presto posto nei riti sacri dei druidi e, assieme ai vivi fuochi, animava la notte propiziatoria per il nuovo anno, quella appunto del 31 ottobre. La notte in cui i morti, i cari defunti, tornavano nelle loro case per scaldarsi e comunicare con i vivi.

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Come racconta anche la mia amica Milly Miriam Grimm nel suo blog “I Colori del Vento“, di tutto questo, se ne riscontra testimonianza in alcune tombe ritrovate in Germania, dentro le quali, erano state collocate, oltre che ai preziosi semi di Zucca, essenza di vita, anche noci e nocciole, che erano considerate un viatico per la rinascita e l’ascesa al cielo. Un ortaggio davvero pregiato in tutti i sensi che riporta in sè un passato ricco di storie, avventure ed emozionanti leggende. La forma panciuta oltretutto, di molte Zucche, come la Cucurbita Maxima, la classica usata come simbolo di Halloween per capirci, ricorda la prosperità e il grembo materno divenendo così anche allusione della fecondità e dell’abbondanza. La Luna Arancione, non deve davvero mancare in questo periodo nelle vostre case, per un sacco di buoni motivi. Tuffatevi nella sua dolce polpa e lasciatevi trasportare dai misteri della più tipica delle tradizioni. Pieni di salute ovviamente.

Prosit!