E finalmente puoi essere una “brutta persona”

CHE FIGATA LE “BELLE PERSONE”

Caro lettore,

mettiamo subito le cose in chiaro. In questo articolo, parlando di “brutte persone”, non mi riferisco a individui che hanno fatto del male appositamente o non sono degni di rispetto, ma capirai, leggendo, a chi dedico con amore questo post e forse può tornare utile anche a te che non sei cattivo, ne superbo, e nemmeno un traditore… però, in qualche modo, ti hanno fatto sentire una brutta persona.

Dopo aver passato tutta la vita a fare il massimo per cercare di essere visto, amato e ben voluto, ti guardi indietro e scopri che, in ogni tuo gesto e in ogni tua parola, c’era la voglia e il bisogno di essere considerato una “bella persona”.

Ah! Che meraviglia le belle persone! Sanno di pulito, possono andare avanti a testa alta, la loro coscienza è immacolata, sfoderano petali di gentilezza e sudano stille di disponibilità verso il prossimo. Sorridono, ringraziano, non alzano mai la voce, non si scontrano con nessuno. Ogni errore gli si perdona perché sono esseri splendidi e chiedono scusa. Appaiono sagge, modeste e hanno sempre una buona parola per tutti o un pensiero positivo per andare avanti.

Hai passato una vita in questo modo e oggi tutti ti vogliono bene e ti ammirano. Nonostante tutti i tuoi sforzi, però, c’è ancora qualcuno che cerca di insinuare nella tua mente e nel tuo cuore che, in realtà, non sei la bella persona che appari. Ti fanno capire che manipoli, che il tuo modo di fare è studiato a tavolino, che in verità non rispetti gli altri e che, in qualche modo, con la tua sublime dolcezza, obblighi gli altri a comportarsi in una determinata maniera. Sei un falso in pratica. Le loro parole nascono dall’invidia? Dall’insicurezza? Dalla paura? Dalla verità? Non ti deve importare. Osserva te stesso. Solo te stesso. Accogli tali valutazioni ma osserva te stesso. Ciò che davvero sei.

DALLO STORDIMENTO ALLA QUIETE

Ti fanno male queste accuse vero? Non le accetti, ti feriscono. Ti stordiscono e destabilizzano persino. Non ti riconosci, sei scosso, quasi ti manca la terra sotto ai piedi come a non essere più tu. Lo stato imbottito nel quale dondolavi è stato sconquassato. Che caspita! – Mi sono distrutto una vita per essere ammirato e ora questo mi dice così? – Sì. Ma sai cosa devi fare? Devi accettarlo. Accettalo e innesca un fenomeno magico strabiliante che non hai mai conosciuto.

Siamo arrivati alla conclusione che sei, in pratica, una “brutta persona” in quel tuo profondo dove credi nessuno abbia accesso. Sì, proprio tu che non hai mai fatto male neanche a una mosca.

Sei una brutta persona, prova a dirlo a te stesso, tante volte. Convincitene. Lentamente, le prime lacerazioni causate da queste affermazioni si chiudono e una nuova pelle nasce, le ricopre proteggendole. In quel momento tutto inizia a fare meno male e il passo verso l’esultanza è breve. – Sì, sono una brutta persona. Che bellezza! Che liberazione! Ho dei difetti agghiaccianti, delle caratteristiche che fanno schifo persino a me ma sono le mie. Se mi hai incontrato in tutto il mio squallore e noti tutte le qualità negative che mi hai elencato, guardati dentro, forse sono un tuo specchio. Sono così. Ho assolutamente delle virtù, questo è indubbio, perché ogni creatura vivente le ha e ho delle caratteristiche orribili. Si, sono io e sono vero. Eccomi qui -.

RICONOSCERSI

Accogli dentro di te questi giudizi come se fossero bellissimi regali e, ora che li hai presi e fatti tuoi, rendili il tuo più grande punto di forza. La tua partenza.

Solo dopo aver accettato, con il cuore, ciò che sei o ciò che sembri puoi trasmutarlo a tuo favore. Non importa se è vero o se è solo la sciocca opinione di qualcuno. Tu sei più forte di ogni cosa e sei l’unico Dio guaritore al quale devi credere.

Vedi… se la tua anima ha voluto tu scoprissi queste caratteristiche un motivo c’è. Sarà difficile scoprire questo motivo, perché le stanze del nostro inconscio sono ampie e sconosciute, ma da qualche parte avevi questi semi che hanno germogliato fuori di te e a te si sono mostrati.

Chi dice queste cose? Le persone a te più care? Gente sconosciuta? O forse sei tu che, senza saperlo, le dici a te stesso e gli altri te le riportano soltanto? Quanto ti critichi nella tua paura?

DEVI PRENDERE QUESTI INGREDIENTI SE VUOI LAVORARLI

Come ripeto è difficile da capire per questo non ti rimane altro che superarle. Accettandole ti liberi e, nella liberazione, come un gabbiano che si innalza entusiasta nel cielo, puoi osservare tutto dall’alto divenendo padrone di te stesso. Ora puoi vedere chiaramente, non sei più uno schiavo e puoi scegliere.

Vuoi davvero cambiare? Sono giuste queste illazioni? Esistono? Si. No. Puoi decidere. Ma la bellezza che provi dentro ti permetterà di fare tutto. Non rispetti gli altri? Benissimo. Non rispettarli allora! Quanti problemi in meno. Non devi mica far loro del male, ti basta preoccuparti di meno del loro benessere. C’è un mucchio di gente che vive così e in gloria. Non vali nulla? E non valere! Mica abbiamo l’obbligo di valere qualcosa per forza! La libertà. Manipoli? Manipoliamo tutti, indistintamente, ognuno con i suoi mezzi. Tutti quanti. Ora lo sai. Non sei peggiore di altri. Rasserenati. Ecco l’accoglienza. Ma, aspetta, perché puoi andare oltre, ora.

Ora è tutto dentro di te e tu ne sei l’amministratore. Puoi vedere il tuo patrimonio. Adesso è facoltà tua se voler migliorare, evolvere e crescere personalmente oppure no. Sta a te decidere cosa voler di rimando. Se da parecchio leggi il mio blog saprai che più sei pieno d’amore e frequenze positive e più vibrerai connesso all’energia cosmica e riceverai meraviglia, altrimenti dovrai vedertela con i tuoi mostriciattoli. Ma non hai obblighi e, come ti ripeto, solo ora che hai compreso, solo ora che non hai più catene, solo ora che sei davvero te stesso puoi essere cosa vuoi.

Solo ora che sei uscito dalla bambagia puoi vedere il non-rispetto, il non-valere, la manipolazione e tutto il resto e puoi salire quel gradino ti farà essere ancora più bello di quello che eri.

Ti auguro il meglio.

Prosit!

photo diventaunmarketer.com – etimologicamania.blogspot.com – memegenerator.com – aforismicitazioni.info – viverepiusani.it – christiansalerno.com – dimensioneinfermiere.it

Ciao a tutti, mi chiamo Mario…

Ciao a tutti,

mi chiamo Mario Rossi ho 52 anni e sono un commercialista. Nel paese in cui vivo sono noto e considerato e questo mi fa piacere. Appaga molto il mio bisogno di riconoscimento.

Ho una bella moglie e due splendidi bambini. Un maschietto e una femminuccia. La coppia perfetta. I miei figli sono vestiti sempre molto bene, con abiti firmati e a scuola prendono ottimi voti. Questo gli consente di ricevere bei modi di fare da parte degli insegnanti e rispetto da parte dei compagni. Hanno fatto la Comunione e presto faranno anche la Cresima. Non conosco il significato di questi sacramenti, e sono pure ateo, ma tutti fanno così e lo faranno anche loro. Inoltre, se non li prendessero, verrebbero categoricamente esclusi da molte attività organizzate dalla parrocchia, come i Boy Scouts, e un’onta indelebile cadrebbe su di loro. Sia mai.

Sono amico intimo di uno sportivo molto conosciuto, fa il calciatore ed è davvero bravo nel suo ruolo. Gioca in serie A e questo è per tutti noi del paese un vanto. Mi piace sedermi accanto a lui, nei bar, quando torna al paese, io che posso, più degli altri. Posso vantarmi e darmi delle arie perché sono amico suo.

In realtà lui è una persona orribile. Gasato, maleducato, arrogante, borioso ma è famoso e questa è l’unica cosa che conta. Mi sforzo anche di fare il tifo per lui e faccio sapere a più persone possibili che lo applaudo perché sono suo amico. Giustifico persino i suoi modi grezzi facendoli passare per i metodi di un “grande”, un ribelle, uno che non deve chiedere mai e che non teme il giudizio degli altri. È uno stupido ma, in un attimo, riesco a trasformarlo nell’- eroe che riesce -. Io posso dire di conoscerlo. E, forse, un giorno, anch’ io finirò davanti alla telecamera che lo inquadra.

Quando racconto a mia moglie le sue prodezze lei annuisce per farmi contento e per farmi stare zitto. In realtà non gliene frega niente del mio amico e forse nemmeno di me ma ho i soldi e questo a lei basta. O almeno le basta col sottoscritto.

I miei figli probabilmente ora sono dalla nonna materna. Li ho avuti tardi, prima ho dovuto far carriera ma poi sono riuscito a formare la famiglia che tutti si aspettavano da me. La gente mi saluta con referenza e omaggia i miei parenti indossando maschere di ipocrisia che però tornano comode a tutti. Un gretto dare e avere, all’ordine del giorno, sul quale si campa.

Ho tutto quello che mi serve e la cosa più importante che possiedo è riuscire a far invidia negli altri. Poveri allocchi. Vorrebbero avere la mia vita solo perché non arrivano a fine mese o perché sono single disperati che non trovano un partner o, ancor peggio, perché hanno ciò che gli basta ma vorrebbero andare anche loro ai Caraibi dove sono stato io la scorsa estate. E questo gli manca.

La mia auto, non è certamente comune. Anche lei deve interessare e dar vita a quelle espressioni che amo sul volto della gente. Sono le espressioni che denotano chi è il migliore, cioè io, e questo mi fa dormire sereno. Mi regala potenza. Mi sento un re. È una bellissima sensazione.

Sono insofferente e frustrato fino al midollo, non so nemmeno io il perché, ma gli altri mi credono una specie di semi-dio in giacca e cravatta che, in questa vita, ha saputo crearsi il fatto suo. Bene così. Grazie a questo non sono mai da solo, tra amici, colleghi e persone che mi chiedono aiuto per ingannare il Governo posso essere sicuro di avere sempre qualcuno attorno. Una bambagia.

Mi piace molto giocare a palla pugno. Da ragazzino ero anche bravo ma è uno sport poco apprezzato e non fa per me o per quelli che, come me, devono mantenere un certo status. Almeno, io non la vedo così. Mi conviene praticare il golf, il tennis e la vela. Non mi piacciono ma mi assicuro interessanti conoscenze e la società lo sa che solo i “fighi” fanno questi sport.

Tutto ciò comunque accade raramente. Resto in ufficio fino a tardi. Non mi piace andare a casa alla sera, rimando questa azione il più possibile e voglio arricchirmi più che posso. Non ho calore nella mia vita ma non m’importa, non è il calore a portare fama e denaro e nemmeno rispetto.

In fondo ho tutto. Tutto quello che mi serve.

Prosit!

Avrei voluto dirti tante cose quando mi chiedesti di Dio

Puoi credere a Dio come meglio credi. Puoi appartenere ad una religione oppure no. Puoi pensare che Dio sia l’Amore o una figura precisa. Puoi pensare che Dio sia nella natura o sopra una nuvoletta. Puoi chiamarlo come vuoi. Sappi solo che sei la sua espressione e la sua manifestazione migliore.

Avrei voluto dirti tante cose quel giorno in cui mi chiedesti di Dio ma non ti dissi niente.

Avrei voluto spiegarti come realmente stavano le cose, per il mio sentire, e invece mi bloccai, sorpresa e preoccupata, nei confronti dell’intricato discorso nel quale mi sarei dovuta cacciare.

Avrei saputo raccontarti molto ma non lo feci, negandoti la possibilità, anche minima e forse impossibile, di poter intravedere uno spiraglio di luce.

Fu per questo che venni a prenderti, dopo tempo, all’improvviso. Non avrei più permesso al mio silenzio l’evitarmi di donare una nuova idea. Una nuova riflessione. Fu per questo che, armata di tanto coraggio, ti obbligai a guardarmi negli occhi pronta a sfidare ogni tua richiesta, ogni tua sarcastica risata, ogni tua incredula frase condita di rabbia e voglia di zittirmi. Fu per questo che venni a chiederti di ascoltarmi, di lasciarmi spiegare.

Eri un uomo grande e grosso, e lo sei ancora, ma fu come vederti ancora più grande… con la tua mente chiusa e la tua giustizia. Un rivoluzionario che non amava i soprusi e si lasciava guidare, convinto, dalla sua onestà.

Ricordo i tuoi cinquant’anni che vedevo come un ostacolo. Ricordo l’impulso d’amore che provai per te in quel momento.

Ricordo il tono della tua voce che mi fece la fatidica domanda trovandomi muta. Ricordo la voglia di sviscerarti addosso tutto ciò che mi apparteneva e la scelta, poi, di mordermi la lingua. Ricordo il tuo sguardo avvilito… – Meg… perché Dio ce l’ha con me? -.

Quel tuo vedere te stesso come un giudice punitore ma non lo comprendevi.

E avrei voluto abbracciarti più forte di come feci e lo faccio ora, perché so che non mi credi ma mi leggi ed è come se la tua lunga barba, morbida, accarezzasse le mie guance. Perchè so che qualcosa ti attira verso le mie parole.

Avrei voluto dirtelo fin da allora.

Non esiste nessun Dio che possa avercela con te. Nessun Dio ti giudica. Nessun Dio ti punisce. Nessun Dio ti premia.

Quando ti feci voltare, obbligandoti a guardarmi, la prima cosa che ti chiesi fu – Quanto tu ce l’hai con te stesso? Quanto ti credi sbagliato e meritevole di punizioni?! Quanto pensi di non essere degno d’amore, d’abbondanza, di compassione?

Io mi muovo sempre per il bene – mi dicesti

Un giustiziere. Perché? Perché tutta questa rettitudine nei confronti degli altri? Quali peccati devi espiare? Quali grandi colpe… o quali grandi bisogni devi soddisfare? – risposi.

Fu in quel momento che vidi un tuo sopracciglio inclinarsi verso il basso. L’attenzione. La concentrazione. Due piccole rughe, nette e stropicciate, presero forma in mezzo ai tuoi occhi. Ti avevo. E non ti avrei più lasciato andare.

Quanta punizione pensi di meritare per uno sgarro?

Tanta – mi rispondesti dopo qualche attimo di silenzio

E quante volte compi errori ai danni degli altri o di te stesso?

Fosti più pronto perché non guardasti oltre il “velo”.

Raramente

Questo è il tuo più grande sbaglio. La tua più grande menomazione. Il non vedere -. I tuoi occhi si fecero a fessura. Continuai. – Non ti rendi conto che, dentro di te, il carburante che ti fa muovere, è l’estremo bisogno di piacere agli altri, di essere apprezzato, di essere accolto e amato. Ogni tua mossa ha questo fine inconsapevolmente -.

Che male c’è?

Il male risiede nel movente. Perché ti adoperi in questo senso? Te lo spiego io. Perché hai paura. Paura di non essere visto. Paura di essere messo in un angolo. E perché sei povero. Povero di amore e rispetto per te stesso. La paura e la povertà sono gli elementi che costituiscono questo tuo stato d’essere. Ne sei permeato. Ne sei pieno dentro quanto fuori, attorno a te. Questa è la tua punizione. La tua crocifissione che tu soltanto ti stai infliggendo. Nessun Dio lo fa al posto tuo. L’unica cosa che potrebbe fare Dio, qualora avesse i nostri sentimenti, sarebbe quella di offendersi. Di dover accettare di malavoglia che una sua creazione, unica e perfetta, sua figlia, non si ama. Non riconosce la sua perfezione e mendica accettazione dagli altri. Una sua scintilla, divina quanto lui, padrona del cosmo, vive nella paura e nella povertà. Vive nella punizione laddove alcuni suoi demoni esistenti, dei quali lei non ha colpa, la fanno sentire una povera esistenza mediocre. Laddove nutri il senso di colpa perché non c’è libertà. Perché sei vittima del giudizio, palese o subdolo che sia, di chi ti sta attorno. E perché tu stesso giudichi. Giudichi il giusto e lo sbagliato, con occhi e sensi fisici, perchè tu stesso sei a favore della punizione dolorosa, senza osservare con lo sguardo dell’anima che vede attraverso il cuore. Il cuore, la sede di Dio. Dove vorresti perdonare ma gli schemi mentali te lo proibiscono. Dove vorresti arrenderti ma la ragione ti convince ad infierire. Dove vorresti accettare ma saresti solo un verme se lo facessi. Dove vorresti coccolarti ma ti hanno insegnato che, in certi casi, non si devono usare le carezze ma le sberle. Chi si sta punendo? Dove si trova un Dio disposto al perdono se il perdono non c’è? Come potresti trovare un cammello nella macchia mediterranea? Guardati… chi si sta punendo? Chi si mette davanti a tali prove?

Dio mi punisce perché non vado verso di lui?

Dio è amore. Non c’è nessun Dio là fuori concepito come ci è stato insegnato. L’amore è la Sorgente. L’energia cosmica. Quella è Dio, ed è ovunque. E’ quando non vai verso l’amore, verso qualsiasi sua forma che incontrerai ciò che stai incontrando. Che incontrerai punizioni al posto di compassione, vendetta al posto del perdono, bastonate al posto della dolcezza. E una delle forme più importanti è quella da rivolgere a te, perchè amando te ami Dio e ami il Tutto. Rispettati se vuoi che tutto l’Universo abbia rispetto di te

L’abbraccio. Il silenzio.

Prosit!

photo coaching-espiritual.com

Non vergognarti mai!

«Se non fai del male a qualcuno o non manchi a lui di rispetto non vergognarti mai di nulla Meg», mi rammentava papà quando ero piccola.

Ricordo ancora la prima volta che me lo disse: quella sera avrei dormito dalla mia cara zia. Viveva vicino a casa nostra e si poteva andare a piedi e io a tutti i costi volevo portare anche la mia bambola preferita, “Bebi Mia”.

Non so quanti di voi la ricordano, ovviamente mi rivolgo alle femminucce. Era una bambola abbastanza grandina per una bimba di otto anni come me e mi vergognavo a portarla in braccio per la strada. Insomma, mi consideravo già una mezza donnina e andare in giro con un bambolotto avrebbe potuto rovinare la mia reputazione.

11-bebi-mia-gig-e-bell-catalogo-1986

Chiesi quindi a mio padre di tenerla al posto mio, la brutta figura l’avrebbe fatta lui.

La frase che mi disse a quel punto m’illuminò, aveva ragione e mi sentii addirittura una bella e grande persona nel non aver causato dolore a nessuno intorno a me.

20160725_192017-copia

Purtroppo però, i buoni consigli di papà non ebbero grande successo nella mia vita. Ho sempre avuto un po’ di timore a mostrami per quella che sono, mi è accaduto soprattutto durante gli anni dell’adolescenza.

Anche oggi che ho questo blog, nel quale scrivo, spesso mi trattengo o evito di mostrare quello che creo attraverso la mia fantasia.

«Sono stupidaggini», mi dico sempre e le tengo per me. Ebbene, evidentemente la mia autostima è a dei livelli parecchio bassi, non per niente, come ormai sapete, ho avuto dei seri problemi alla schiena (tanto per citare di nuovo la psicosomatica).

Ultimamente però, alla veneranda età di 38 anni, qualcosa dentro di me è cambiato. Non tantissimo eh! Però è come se la vera Meg avesse voglia di uscire allo scoperto e così, compiendo piccoli passi da formica (ed è giusto altrimenti si subirebbero dei traumi) si sta facendo strada tra il pubblico e di conseguenza si presenta al giudizio degli altri.

Insomma, per farla breve, ho scritto delle poesie che ovviamente ho sempre tenuto ben custodite e sigillate in una cartella del computer senza che nessuno potesse leggerle, a parte mia madre e due amici.

Sono degli scritti molto semplici (chiamarle poesie è davvero esagerato) però mi piacciono: quando li rileggo mi capitava di dirmi «Bhè dai, brava Meg!».

Grande conquista.

Ho così deciso di postarne due, qui su questo blog, ma mai ho pensato di pubblicarne uno sul mio profilo personale di FaceBook, dove amici, parenti e concittadini a mio stretto contatto, avrebbero potuto leggerlee. E chi sarebbe uscito di casa l’indomani? Che vergogna!

Vergogna?

Riecco affiorare le parole di papà… e presto un lungo dibattito si è fatto strada nella mia mente: papà da una parte che ripeteva quelle parole e io dall’altra che rispondevo questa volta da adulta con le mie affermazioni: Non volevo, non ce la facevo, era più forte di me.

Alla fine invece ha vinto papà.

Sapete? Un giorno lessi una citazione, (purtroppo non ricordo di chi sia, se la riconoscete ditemelo che integro) che recitava più o meno così:

Scrivi! Ci fosse anche solo una persona a questo mondo che apprezza ciò che scrivi tu fallo!

Oh già!

Non so quanti apprezzerano ciò che scrivo ma io… io stessa, stavo amando quella mia creazione.

Fossi stata anche l’unico essere su questo pianeta a farlo, ma qualcuno a questo mondo apprezza quelle parole.

pen-to-paper

Risposi alla domanda di mio padre che mi guardava serio: «Stai forse volontariamente facendo del male a qualcuno?»

«No»

“Copia-incolla” da Word e… “pubblica”. Click! Fatto.

Lo stomaco mi si è stretto appena un poco mentre la gente iniziava a leggere…

Ecco il primo “like” e poi il secondo e poi il terzo e così via… persino una condivisione e tantissimi complimenti. Ero davvero felice ed emozionata.

Molto.

Per chi volesse leggere la poesia è in chiusura di articolo, ma il significato di questo post è un altro e voglio che sia chiaro.

Non vergognarti mai!

Lo stesso consiglio che mio padre diede a me.

bukowski-scrivere

Se non avessi postato quel mio scritto non avrei potuto godere di tanta ammirazione, un’ammirazione che ha fatto crescere l’amore per me stessa e la mia autostima.

Un’ammirazione che mi ha fatto dire: «Hai visto Meg? Sei brava!»

Voglio dire… con tutta la gente che c’è che scrive cavolate astruse, posso essere peggio?

[No, non mi riferisco all’ignoranza, mi riferisco alla cattiveria, alla violenza, al brutale giudizio, alla voglia di litigio, eppure lo fanno, senza pietà per nessuno.]

E allora… «Sveglia Meg, esci da lì! Togliti di dosso quella corazza protettiva!»

E toglila anche tu, caro lettore: il mondo non è fatto solo di detrattori per partito preso che ti stroncheranno appena alzi un po’ la testa!

Credimi, ci sono persone là fuori in grado di dare tanto anche con un semplice commento e io voglio ringraziarli, ringraziarvi, tutti. Grazie di cuore.

L’appagamento sarà grande.

Infine, questa è la famosa poesia

447210

E ci rincontreremo dove brilla la brina, là, sul ginepro, come ti avevo promesso.
E vedremo la nostra immagine riflessa nelle volte di neve, trasparente come una crisalide, a moltiplicare il nostro sorriso.
In quel mondo si sentirà l’eco del nostro scoprire e tutto attorno a noi parteciperà all’essersi scelti, di nuovo, ancora una volta, nell’infinito.
Vola, non temere, sali su.
Siedi qui, accanto a me, su questo ramo.
Il timor delle scelte è cessato, ora ad unirci è la libertà.
Ricordo i tuoi capelli di aghi di pino, la tua pelle di resina, il tuo odore di adesso.
Rimani, non ti manderò via. L’ho promesso molto tempo fa.
Ascolta ancora la mia pelle mentre ti guardo tornare.
Ritrovarsi, come non abbiamo fatto mai.
Sentire il tuo mento contro il naso, delicato per non far male.
Sentire che ridi nelle mie orecchie traducendo la tua gioia. Baciandomi in fronte.
E ti accarezzerò con i fiori del mirto mentre il tuo stupore, tremando, prenderà vita nei miei occhi.
Mi porgerai la tua mano e solo allora intrecceremo le dita come le nostre radici.
Perché allora ad amarsi saranno le anime.
Il ritorno. Così come ci siamo scritti. Così come il pianto che si rinnova di luce.
Come una lettera in tasca sbiadita mai tolta. Cara. Che ti emozionava.
Noi, nel sempre. In tutte quelle gocce di rugiada.
Noi, l’evento. In ogni brezza sui nostri visi.
Noi, amanti sopra al mondo.
Il tutto.
E potrò sentirti, mentre con la bocca mi osservi, mentre bevi il mio sapore e con le mani mi riconosci tua.
Fremeremo, come lucciole luminescenti.
Ricordi? Ci rincontreremo qui, e così è stato.
Ora, ti pettinerò ancora con steli di paglia. Poggerò i palmi alle tue gote e mi vedrai.
Disegnerò solchi nel fango con pigne acerbe mentre tu li nominerai.
Ad ognuno un nostro momento.
Ora, che conosciamo l’amore lo lasceremo fare. Nel petto, nella gola, in noi.
Il suo scintillare appeso, oscilla facendoci suoi.
E siamo ancora qui, io e te, amandoti più di prima.
Più del tempo in cui le emozioni andavano tenute nascoste. Non qui. Non più.
Io e te, perché così è stato detto. Il filo dipanato.
Io e te, la meraviglia che non avrà fine. Perché siamo nati per essere l’insieme.
Ti toccherò come un dito che sfiora una ragnatela. Traccerò il profilo del tuo sguardo nella penombra del crepuscolo.
M’illuminerò come la Luna per esserci, affinché tu possa vedermi. Tu che sarai luce.
E mi accoccolerò tra le tue braccia. Non sarà illusione.
Catturerai con le labbra le mie emozioni.
Sento il tuo battito e il tuo chiamarmi.
Ti accorgerai che son sempre stata lì.
Sentirò il tuo respiro su di me e resteremo, per tutto il tempo del bosco.
(Meg)

Niente di che… ma è mia! Miaaaaaaaa!

Prosit!

photo docmanhattan.blogspot.com – aforismario.net – brainblogger.com – pinterest.com

Che tipo di persona sei se hai le Dita dei Piedi Unite?

Cosa significa avere le dita dei piedi unite tra loro? In termini medici significa avere una deformazione, chiamata sindattilia, che può colpire in modo grave o meno le dita delle mani e dei piedi unendole tra di loro. Comporta varie e numerose forme di anomalia ma quella di cui vorrei parlare oggi è l’unione tra il secondo e il terzo dito del piede che diverse persone hanno come vedete nell’immagine qui sotto.

Celldeath

Può colpire un solo piede o entrambi e, fortunatamente, non è da considerarsi in questo caso, una deformazione grave.

Le dita protagoniste si chiamano Billuce (il secondo) e Trilluce ( il terzo) e rappresentano, in ordine, il nostro Istinto e la nostra Aggressività. Ossia il reagire senza pensare addizionato ad una forma di violenza che tutti quanti abbiamo, chi più chi meno. Una violenza in grado anche di salvarci in certe occasioni della vita e, il dito che la simboleggia, pur sembrando il più antipatico tra tutti, è invece molto utile per leggere la personalità di un essere umano.

piede-699132

Quando incontro persone che mostrano questa particolare caratteristica mi pongo a loro in modo sempre gentile perché sono solitamente persone molto generose ma è bene non farle arrabbiare. Hanno, come si dice, “l’incazzatura facile” ecco.

Questo non vuol dire che siano cattive o poco piacevoli anzi, ma preferiscono imporre il loro ragionamento e gradiscono molto che venga fatto come dicono loro.

non sono arrabbiato con te..

Il Billuce, dito dell’Istinto, lavora in questo caso in stretto contatto con il Trilluce dell’Aggressività ed è facile comprendere come questa Aggressività sia appunto istintiva e poco ragionata. Si pensi che è legata addirittura ai nostri istinti primari. Prevalentemente viene mostrata attraverso occhiatacce e tono perentorio ma, con un’infinita dose di dolcezza, queste persone possono essere conquistate senza alcun problema e arriveranno persino a stimarci. Accadrà la stessa cosa anche se riusciamo a tenergli testa ma non dovremmo farlo in modo sgarbato e nemmeno da ruffiani, non lo sopportano, e non sopportano le persone mollicce senza midollo.

bambino-arrabbiato-dice-no

Hanno bisogno di avere accanto persone meno “forti” di loro ma presenti, che ci sono e ci saranno sempre, hanno bisogno di potersi fidare. Ciecamente.

Gli sconosciuti verranno infatti osservati e studiati attentamente da loro che si trasformano in uno scanner e fanno ad ognuno una radiografia proprio per assicurarsi di potersi “aprire” senza timori. Ecco anche perchè sono tipi che giudicano parecchio chi hanno di fronte, ma hanno anche un’ala protettiva molto ampia, sotto la quale, colui che vi trova rifugio può vivere tranquillo e completamente protetto.

Sono persone viscerali che le cose non te le mandano a dire e vivono molte situazioni “di pancia”.

Possono avere diversi disturbi fisici in quanto per loro trattenersi, quando qualcosa non va come vogliono, è davvero uno sforzo e, se sono obbligati, quando questo accade, si sentono rodere dentro. Dovrebbero imparare ad accettare un po’ di più gli avvenimenti e lo dico per il loro bene.

Un loro difetto? Quello di credersi una spanna sopra agli altri ma non bisogna incolparli per questo. Sanno gestire varie situazioni e sapendo di avere determinate responsabilità in ambito familiare, o lavorativo, o nei confronti di una persona, grazie a questo loro “vanto” personale riescono a non cedere, donando a loro stessi, continuamente, la forza di andare avanti e far sì che le cose vadano sempre per il meglio.

Non passano inosservati in una compagnia anche solo per l’energia che emanano.

emozioni_dita_del_piede

Nelle persone molto Yang, pari ad un lato del corpo ma che in vari individui prevale in tutto il soggetto, le due dita corrispondono al Desiderio e sempre all’Aggressività mentre, per le persone più Yin, le caratteristiche si basano sui Sentimenti e la Creatività. C’è sempre una correlazione, tant’è che il Sentimento è nettamente più istintivo che ragionato così come il Desiderio, mentre la Creatività, seppur lavora anche con la mente, è in qualche modo collegata all’Aggressività perché creando si agisce e l’Aggressività* è una peculiarità che fa comunque agire. Non dovete pensare alla Creatività solo come forma d’arte. La Creatività è simile all’ingegno e anche, ad esempio, creare un’idonea trappola per catturare un animale (parlo dei nostri antenati) si collega ad una forma di espressione dell’estro.

La parte Yang, ossia quella destra, è la parte anche inerente alla mascolinità di ognuno di noi. Sappiamo bene che tutti gli esseri umani sono composti da una personalità maschile e una femminile, poi nella maggior parte dei casi, a seconda del sesso, una di queste prevale. Quella Yin è ovviamente quella sinistra, quella femminile. Sottolineo questo perchè, come dicevo prima, accade che questa forma di sindattilia si ha in un solo piede.

Perciò quella destra, quella del PADRE, è quella forte, perspicace, coraggiosa, legata all’azione, che sa valutare il pericolo, che sa orientarsi, più tecnica: Aggressività.

Quella sinistra, quella della MADRE, è quella sensibile, che sa organizzare, empatica, affettuosa, che ha fantasia, più filosofica: Creatività.

Le ho divise per spiegarvele ma sono ovviamente collegate l’una all’altra come ripeto.

15522045_s

Dopo tutte queste parole, tali persone, potrebbero sembrare impavidi guerrieri invece sanno essere anche molto sensibili e alcuni persino titubanti non per niente cercano di nascondere questo loro difetto indossando sempre scarpe chiuse anche in estate. L’Aggressività mostrata è infatti in questi casi una forma di difesa nei confronti di un carattere invece pieno di paure e incertezze che ha timore ad affrontare la vita.

Ormai sapete che c’è sempre un equilibrio tra concreto e non e, molto spesso, quello che si dice a voce non è quello che realmente si è o si farebbe.

Sono insomma soggetti particolari, per nulla banali, d’altronde, una bella particolarità ce l’hanno in quei loro piedi e… i piedi parlano!

Ora, sapete anche che cosa vi stanno dicendo e la parola d’ordine è: rispetto.

Vogliono essere rispettati. Come dargli torto?

Prosit!

 

* da Wikipedia – Nell’etologia in generale (e nell’etologia umana in particolare) col termine Aggressività s’intende l’impulso istintuale ad aggredire animali di altre specie o della propria al fine di attentare alla loro esistenza, per cibarsene nel caso di specie predatorie carnivore, o comunque di provocare loro lesioni o danni diffusi. In altri termini, l’Aggressività è letta dagli etologi come funzionale alla soddisfazione degli obiettivi primari: mangiare e copulare. Si ha aggressività per difendere un territorio, per proteggere i propri piccoli, per organizzare la scala sociale gerarchica all’interno di un gruppo nelle specie sociali.

photo wikipedia.org – libero.it – massimocavezzali.blogspot.com – quando.net – periodofertile.it – dagospia.com

Liberiamoci Dei Rompipalle I° – L’AGGRESSORE VERBALE

Conoscete Bernardo Stamateas?

Bernardo Stamateas è un mio idolo e lo è divenuto immediatamente il giorno in cui in libreria comprai un libro scritto da un autore, all’epoca a me sconosciuto. Quell’autore era lui e il libro s’intitolava “E’ facile liberarsi dei ROMPIPALLE se sai come farlo”, Casa Editrice Corbaccio.

macrolibrarsi.it

Stamateas è uno psicologo e life-coach argentino che ha seguito e aiuta tutt’ora persone nel mondo ottenendo grandi risultati. In questo libro, divenuto presto un best seller, egli spiega come vaccinarsi dalla gente che ci complica la vita ed eliminare dalla nostra esistenza le persone che lui definisce “tossiche”.

????????????????????????????????????

Prende come tipologie, diverse personalità nocive: il manipolatore, l’invidioso, l’aggressivo, l’orgoglioso, il capo autoritario, il lagnoso, il falso… tutti caratteri con i quali è difficile andare d’accordo ma che soprattutto, in sordina e maliziosamente, ti obbligano a comportarti e a rispondere contro la tua natura e quindi a soffocare le tue emozioni, a trattenere i tuoi impulsi e ad ingoiare quotidianamente rabbia, paura, dispiacere e frustrazione. Persone che puoi incontrare ogni giorno nel tuo cammino o che addirittura convivono con te e ti logorano la vita senza che neanche tu te ne accorgi. Gli esempi che lui cita sono diversi ma oggi vorrei focalizzare il mio discorso su una personalità particolare e ben distinta: quella dell’aggressore verbale.

catturaclienti.it

Scelgo questa personalità perché desidero collegarla ad un altro tema che mi viene suggerito da Derren Brown, illusionista, mentalista e ipnotista britannico il quale forse alcuni di voi possono non prendere sul serio ma ciò di cui parlerò oggi è reale e fondato su basi psicologiche e sociologiche studiate ed approvate.

Mandatory Credit: Photo by Jonathan Hordle / Rex Features (1339947f) Derren Brown Derren Brown: Svengali photocall, Shaftesbury Theatre, London, Britain - 09 Jun 2011

L’aggressore verbale è innanzi tutto una persona complicata che cerca di ostacolare chi ha davanti. Le sue risposte taglienti, che fanno male, sono il suo attacco preferito. Oggi non mi soffermerò a spiegarvi il perché nasce in lui questo bisogno ma così è. Trova soddisfazione a offendere e sminuire. – Forza pezzo di idiota! Muoviti, è verde! – può dire un automobilista ad un altro. E’ spesso di cattivo umore e sempre propenso a rispondere – No! -. Le sue armi principali sono: le offese, il disprezzo, le urla, il sarcasmo, l’autorevolezza e l’irascibilità. Tutte doti che incitano alla guerra oppure che inibiscono in modo deleterio. Dipende da chi si trovano davanti, fatto stà che, non permettono ad una vita sana e serena di germogliare.

lifestyle.tiscali.it

La maggior parte delle volte, è difficile riuscire a cambiare un rompipalle, di qualsiasi genere sia per cui, dovremmo noi, imparare a non lasciarci ferire da questi individui ne’ tanto meno assecondare il loro modo di fare, perché vedi, molto spesso, queste sue sparate, possono portare ad un’aggressione anche fisica e non solo teorica che è assolutamente bene evitare. Come quella verbale d’altronde. Ma come fare? Sembra impossibile e pauroso, in realtà è davvero semplice e i due professionisti che ho citato prima ce lo spiegano bene anche se, in principio, tutto può sembrare stupido e assurdo. La cosa migliore da fare è rispondere in maniera incoerente e senza importanza. Facciamo un esempio:

l’aggressore verbale ti dice – Quante c_ _ _ _ di volte ti ho detto di non toccare la mia roba! –

tu dovrai rispondere – Rosso di sera bel tempo si spera! –

lui – E questo che c _ _ _ _ c’entra?! –

tu – Pensaci su e lo capirai –

e te ne vai da lui, ti allontani. In realtà lui non deve capire proprio nulla ma tu hai bloccato l’aggressione donando al tuo assalitore destabilizzazione.

memegenerator.net

Sarà l’energia a fare tutto. Usa un tono calmo, pacato e senza accento. Non dovrai essere spocchioso, ne’ ironico, ne’ severo, semplicemente normale. Non perdere la calma, non distanziarti dal tuo obiettivo, quindi non offenderti e focalizzati su te stesso. Nessuno ha il diritto di offenderti e dovrai, grazie a questo fattore energetico, far capire al tuo avversario che deve portarti rispetto. A Derren Brown è accaduto addirittura di evitare una rissa. Una sera, stava passeggiando tranquillamente per una via poco popolata in un sobborgo di Londra quando ad un certo punto, da un pub, uscì un ragazzo che aveva bevuto parecchio e aveva una gran voglia di attaccare briga.

strada-notte

Senza farlo apposta, a Derren, caddero gli occhi su quel giovane traballante e bastò quello sguardo quasi impercettibile a far arrabbiare il ragazzo che subito lo aggredì verbalmente gridandogli – Che cos’hai da guardare eh?! Cosa vuoi?! -. Fortunatamente Derren, ebbe la risposta pronta per evitare il peggio e, osservando l’altro con fare umile e serio, gli disse – Il muro di casa mia è troppo basso -. Immediatamente l’ubriaco aggrottò le sopracciglia (segno di incomprensione che equivale a destabilizzazione) ma poi, ripresosi, continuò – Che hai detto?! -, il mentalista, sempre calmo e rispettoso ripetè – Il muro di casa mia è troppo basso… ed è un problema… -. Quasi come a dire ( – ti prego, aiutami, ho bisogno – ). Il giovane fece un lieve scatto con la testa all’indietro. Allora aveva capito bene. Ma cosa c’entrava? Gli stava chiedendo cos’aveva da guardare e lui si mette a tirare fuori la storia del muro? Boh? Insomma, per farvela in breve, alla fine il ragazzo alticcio trovò in Derren un confessore e la serata finì che se prima voleva prenderlo a botte, subito dopo era lì che gli raccontava tutta la sua vita e gli spiegava piangendo che si era lasciato con la fidanzata. Derren fece centro, fece anche un’opera buona se vogliamo ma, soprattutto, riuscì ad evitare una mezza tragedia. In questo caso però non si parla di un aggressore verbale perché quel giovane, quella sera, ha solo rivelato gli effetti dell’alcool. Il sistema però ha funzionato ugualmente. Lo scopo dell’aggressore verbale è quello di utilizzare la violenza per penetrare nella tua intimità e divenire così padrone della tua mente e delle tue emozioni. Trova gioia nell’averti in pugno grazie alla sua arroganza. Un po’ come una mamma che, per paura, con il proprio figlio si comporta in modo troppo severo, divenendo insolente. Sono persone che possono partecipare costantemente alla nostra vita. Probabilmente persone verso le quali proviamo anche affetto ma che, in un modo o nell’altro, ci costringono a fare con la loro impetuosa autorità, ciò che vogliono loro e non dobbiamo permetterglielo. Lo fanno soprattutto per delle loro insicurezze di fondo ma questo non significa che noi dobbiamo rinunciare alla nostra libertà d’animo. Inoltre, è bene insegnare a loro che possono ugualmente ottenere quello che desiderano con mezzi più umani, rendendosi conto di stare meglio essi stessi e, con questo strumento in mano, lo possiamo fare. Naturalmente, nelle varie tipologie di aggressione, ci sono diversi stadi e ognuno di loro dovrà avere il risultato più consono. Ma per quelle che vedono come protagonista una persona che tende a rivolgersi a te con tono duro, autoritario, volgare, arrogante o anche solo petulante, puoi provare questa tecnica. A risentirci con… il prossimo rompipalle!

Prosit!

photo catturaclienti.it – lifestyle.tiscali.it – macrolibrarsi.it – memegenerator.net – miguelangeldiaz.net – telegraph.co.uk – eugeniocredidio.com

Il Migliore di tutto il Mondo!

sveglia

E’ mattina. Voi siete ancora nel letto che state dormendo. La vostra sveglia non ha ancora suonato. I minuti passano, tra poco trillerà. E infatti, ecco che la vostra melodia preferita, dal momento che in parecchi ormai la sveglia la programmano attraverso il cellulare, vi fa smuovere dalla vostra dormita.

Iniziate a far traballare le palpebre, il vostro cervello inizia a riflettere più approfonditamente, vi spostate con le spalle, allungate una mano e “click!”, fate smettere quel suono, la maggior parte delle volte poco amato.

E’ ora di alzarsi. Di scendere dal letto. C’è chi lo fa di scatto perché dopo la sveglia si è nuovamente appisolato, chi lo fa sereno dopo essersi stiracchiato un po’, chi lo fa arrabbiato, chi da felice ma, tutti quanti, appena svegli avete un pensiero.

E qual’ è il vostro? Al di là di ricordare tutte le cose che dovrete fare quel giorno, al di la di ascoltare se va tutto bene in voi, al di la di scegliere se far prima colazione o lavarsi, al di la del cercar di capire se fuori piove o c’è il sole. Prima. Prima ancora. Pensateci.

Qualsiasi sia il vostro pensiero sono sicura che per il 90% di voi è quello “errato”, passatemi il termine. E’ tanto il 90%, tantissimo, infatti spero di sbagliare. Ma non credo purtroppo. E non lo credo, non perché son convinta di essere superiore, ma per il semplice fatto che non ci hanno educato al pensiero che mi piace definire “esatto”.

Siamo figli dell’educazione che abbiamo ricevuto. Un’educazione dataci non solo dai genitori ma dalla società stessa. Siamo figli della nostra cultura, di ciò che ascoltiamo, di ciò che viviamo. Delle nostre esperienze. E dubito fortemente che per la maggior parte di noi, l’educazione abbia insegnato alcuni valori. Ebbene, vediamo quindi se mi sbaglio. Vi domando: vi hanno mai insegnato per caso a dirvi, e a dirlo come primo pensiero della giornata e poi ancora, più e più volte al giorno, “SONO IL/LA MIGLIORE!”? No vero? Ossia, ditemi di si. Ne sarei felice. Ma invece è no. E’ no perché in realtà vi hanno insegnato che:

– Chi si loda s’imbroda
– Che più cadi dall’alto più ti fai male
– Che devi “volare basso”

Tutti questi modi di dire che pensate… ci hanno educato!

Vanno bene nel momento stesso in cui si manca di rispetto al prossimo. Quando attraverso il mio vanto personale, trasformato in spocchia o alterigia, denigro chi mi sta davanti. Quando considero inferiore a me quell’altra persona. Questo è sbagliato. Ma nella frase, e ora userò il femminile in quanto donna, “SONO LA MIGLIORE!” detta tra me e me, o me e lo specchio, chi posso offendere? A chi faccio del male? A nessuno. Anzi, faccio del male a me stessa quando non la dico.

tu-sei-il-migliore-in-stile-scritta-a-mano_23-2147507990

Perché io sono la migliore. Tu, tu sei il migliore. All’inizio non ci penserete neanche lontanamente di dire appena svegli queste parole. Dovrete scrivervelo da qualche parte. Sul soffitto a lettere cubitali, fidatevi. Poi vi ci abituerete.

Ma prima, un altro step dovrete affrontare. Quello del ridicolo. Oh si! Vi accadrà così: direte la frase e subito dopo esclamerete “Chi è che sono? Oh Signore! Che vergogna, no, no, non volevo, c’è chi è migliore di me in mille cose”. E inizierete a vedere sfocati e lontani nella vostra mente, i visi di vostra mamma o del vostro maestro che vi guardano corrucciati. E sarà proprio in questo momento che romperete quella magia. Quella magia impalpabile che vi pervade, senza che neanche ve ne possiate accorgere. Quella magia che fa si che possiate essere davvero i migliori. Perché siete i migliori come persone. Sempre nello svolgersi del bene. Perché io sono il padre migliore, la madre migliore, l’amico migliore, il miglior muratore, il miglior elettricista, medico, bidello… La migliore professoressa, la migliore scrittrice, e così via.

Avete fatto un centrino all’uncinetto? E quel centrino è il più bel centrino tra i centrini. Avete scritto un post? E quel post è il post più bello di tutta la rete. Avete lucidato una scarpa? Nessuno avrebbe saputo farlo meglio.

Tutto quello che potete fare che non nuoce ad altri è: il meglio. Ma perché questo? Perché questo porta in voi gioia. E la gioia attrae altrettanta gioia. Perché l’amore per voi stessi deve crescere ogni giorno di più. Perché se esso cresce, cresce anche la felicità che vi risiede dentro. La felicità. La cosa più importante. Perché la felicità ha una potenza incalcolabile. Così grande da tener lontane persino le sofferenze, di qualsiasi tipo. Siate i migliori e sarete felici. E’ dura eh? Lo so. Ma… chi lo sa? Forse se state leggendo questo articolo, per un motivo o per l’altro, è perché volete iniziare a provare. Prego quindi. Quando volete.

Prosit!

immagine hardware-programmi.com – it.freepik.com