La tragiche Pulizie della nostra Vita

Programmare lo svuotamento e l’ordine in un magazzino per poterci far stare nuove cose sembra un concetto banale che tutti noi almeno una volta all’anno realizziamo, ma non è banale invece applicare lo stesso concetto nei confronti della vita che esegue esattamente la stessa operazione nei nostri confronti.

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A dirlo sembra cosa ovvia ma quando accade, secondo che tasti va a premere, o potremmo dire secondo quali scatoloni decide di eliminare, la sofferenza che proviamo ci strugge in un dramma insopportabile.

Bhè certo, non è mica la stessa cosa rimuovere quelle logore chincaglierie della nonna, stipate nel terzo ripiano dello scaffale, paragonate al/alla nostro/a partner che tanto amiamo il/la quale ha deciso di andarsene con un’altra/o.

Potremmo dire che la vita a volte sembra non avere pietà. Crudele, meschina, tragica. Elimina davvero da noi le cose alle quali teniamo di più: persone amate, lavoro, case… con la stessa facilità con la quale noi eliminiamo vecchie cianfrusaglie e spesso nei modi più bislacchi ma, ahimè, duri da sopportare.

Questo accade perché la vita, o meglio la grandissima energia universale nella quale viviamo, alla quale apparteniamo e che ha potere su di noi, non ha i nostri stessi sentimenti. Non è edulcorata dai nostri stessi bisogni, non prova assolutamente le nostre stesse sensazioni.

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A lei interessa fare spazio per ripristinare, per riordinare, per aggiungere e, quando aggiunge, aggiunge sempre qualcosa di meglio, di più grande, di più ottimale per noi. È semplice: l’energia cosmica è nostra madre dalla quale proveniamo e il suo scopo non è farci del male.

Bisognerebbe da parte nostra riuscire a focalizzarsi sul “bello” che sta per arrivare ma questo appare come una condizione assurda.

Di questo “bello” non conosciamo neppure l’esistenza, non ne abbiamo nemmeno un indizio, non ne percepiamo il sentore, siamo completamente avviluppati in un dolore straziante e il nostro unico scopo ora è uscirne vivi. Lo so. Lo so bene.

E’ impossibile riuscire ad immaginare un “bello” quando non abbiamo nemmeno più una lacrima dentro di noi. Quando il petto sembra schiacciato da un enorme masso e lo stomaco stritolato in una morsa che lo attanaglia priva di compassione. Come possiamo immaginare il “bello” quando la nostra vita sta andando a rotoli, è completamente da ricostruire, ci ritroviamo senza soldi, senza affetti, senza dimora o senza un mestiere? La vita ha deciso di colpire così perché “vive nel suo mondo” ma nel nostro di mondo dobbiamo rispondere ad una società e, in questa società, se non hai determinati requisiti muori.

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– Non c’è notte tanto lunga da non permettere al sole di risorgere il giorno dopo – (J. Morrison)

Perché in realtà il sole è destinato a risorgere sempre ed anche in noi. Se glielo permettiamo. Non esiste dramma tanto grande da non poter permettere alla felicità di entrare nel nostro essere. E’ così. E finchè questo sembrerà impossibile non accadrà mai.

Finchè si continua a rimanere appesi alla nostra disgrazia non si intraprenderanno mai nuovi cammini.

Conoscete tutti immagino il film – Rambo – di Sylvester Stallone. Il primo, quello che negli anni ’80 ha entusiasmato un mucchio di ragazzini e anche persone di una certa età. Io avevo all’incirca otto anni la prima volta che lo vidi. Sly mi piaceva già un sacco e una volta adulta, naturalmente, sarebbe diventato mio marito. Ricordo ancora oggi le sensazioni che provai quando si buttò giù da quel dirupo infinito per salvare la propria vita in una scena che ha fatto scalpore.

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John Rambo, veterano della guerra in Vietnam, aveva due possibilità: o farsi braccare dai poliziotti e certamente morire o tuffarsi in un fiume lontano con una minima possibilità di salvarsi. Scelse ovviamente la seconda opzione. Un’opzione che appariva illogica e la morte sembrava attenderlo a braccia aperte in quel vuoto. L’assurdità contro la certezza. E visse.

Ricordo che nell’esatto momento in cui si staccò da quella parete rocciosa per lasciarsi cadere nel nulla pensai “Uh! E’ pazzo! Morirà!” e invece no.

Ma la vita non è un film, non ci sono trucchi e nemmeno un cast che recita con noi. Nessuno ci scrive le battute o ci rifà il trucco. Non ci sono palloni gonfiabili ad attutire i nostri colpi. Le botte le prendiamo per davvero e rompono le ossa. E’ tutto reale, come l’immenso dolore che si prova, che lacera.

Ma, come in un film, deve potersi svolgere una trama, bisogna arrivare ad un fine e, costi quel che costi, quel finale dev’essere il più lieto possibile. Sta a noi decidere di scriverlo così.

Però perché, se è stata la vita, se è stato il fato a ideare questo passaggio della nostra esistenza, ora siamo noi a dover creare il passaggio successivo? Perché allora non abbiamo potuto scrivere anche il momento precedente e ce lo saremmo scritti come meglio ci apparteneva senza quindi dover soffrire?

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L’essenza da comprendere di questo discorso è davvero lunga e complicata, avrei bisogno di tre articoli, perciò mi limiterò a dire che non l’avremmo mai fatto. La nostra coscienza, la nostra mente, non l’avrebbe mai scritto in quel modo, rimanendo così avvolta in una situazione che può sembrarci benefica ma che così non è. Ci accontentiamo, per paura, di quello che abbiamo senza accettare e capire che c’è molto di più. Ci rotoliamo in un fango convinti che sia salutare per noi senza renderci conto che stiamo soltanto rimanendo bloccati in una situazione di comodo a causa del timore di ciò che ci è sconosciuto. Quel lavoro che abbiamo, ancor grazie che l’abbiamo. Quel/la compagno/a che abbiamo, ancor grazie che l’abbiamo. Quella casa che sta cadendo a pezzi, ma per lo meno abbiamo un tetto sulla testa.

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Siamo convinti di non valere, di non poter meritare di più perché ci hanno insegnato a non pretendere, ci hanno inculcato al pensare sempre che al mondo ci sono bambini che muoiono di fame, ci hanno insegnato che se vuoi essere considerato/a bello/a devi avere i canoni di quelli che sono alla televisione e se vuoi essere ricco/a devi svolgere un mestiere di quelli considerati “notevoli”. Qualcuno un tempo li ha definiti tali e così è.

E’ a questo punto che interviene qualcosa di più grande di noi, per darci qualcosa di incredibilmente adatto al nostro valore inestimabile, enorme, meraviglioso, ma sovente non otteniamo nulla lo stesso perché con le unghie e con i denti vogliamo continuare a rimanere aggrappati lì, a non farcelo portare via. Per non rimanerne senza. Per un attaccamento deleterio che consideriamo invece il nostro Tutto.

Ma cos’è il Tutto? Soffermiamoci a ragionare su questa parola. Il Tutto. Che sempre confondiamo con una misera parte. Qual è questo Tutto? La vita che conduciamo? Per molti è così ma non per ognuno, non nel loro più profondo. E allora accade. Accade che qualcosa ti da ciò che meriti e tu peggiori la situazione. Certo, involontariamente. E’ la paura che fa agire così. Mica lo facciamo apposta. Questo accade perché non si ha fiducia nell’Universo, nella vita.

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– Dio non assegna una croce più grande di quanto un uomo possa sopportare – questa bellissima citazione, cattolica o meno, della quale fatichiamo a comprenderne il senso, è invece alla base di ciò che viviamo durante la nostra esistenza. Anche quando appare impossibile, la vita offre esperienze che in realtà si possono vivere perché è da lì che nasceranno le migliori conseguenze. Occorre capirle, aprire gli occhi per vederle, fare questo grande immane sforzo, cercarle, e si potranno assaporare.

 

Prosi!

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Liberiamoci Dei Rompipalle 6° – IL MANIPOLATORE

La persona manipolatrice è davvero particolare. Quante cose ci sarebbero da dire sul suo conto! E quanti strani meccanismi include questa personalità. Non so nemmeno se riuscirò a spiegarla al meglio perché, credetemi, è davvero incredibilmente ricca di sfaccettature con infinite dinamiche e un funzionamento realmente variegato.

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Il Manipolatore è un soggetto molto conosciuto ma, nonostante tutto, continua a mietere vittime, giorno dopo giorno, perché lo si conosce etimologicamente e se ne conoscono le caratteristiche psicologiche ma difficilmente si riesce a identificare sul campo, in azione.

Se si è vittime di questo tipo di individuo, non ci si rende conto che si ha a che fare proprio con chi manipola i nostri sentimenti e il nostro essere.

La persona manipolatrice può manipolare in diversi modi: attraverso l’aggressività, l’inganno, o addirittura costruendo un palcoscenico che la vede come un tenero agnellino, davanti al quale cede anche chi meno se lo aspetta.

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Oggi è stato riconosciuto persino il gaslighting, come forma di abuso mentale. Si tratta anche qui di una violenza psicologica che tenta di modificare addirittura la percezione della realtà di una persona e, in questo articolo che vi segnalo, è ben descritto http://psicoadvisor.com/essere-vittime-di-abusi-mentali-senza-accorgersene-il-gaslighting-994.html

Sì, il Manipolatore arriva ad usare l’altro attraverso parecchie strategie. Alcuni Manipolatori si rendono conto di esserlo e lo fanno con cognizione, sapendo di provocare del male nel prossimo; altri invece lo sono inconsciamente.

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Il Manipolatore, in genere, è comunque un soggetto che cerca la soddisfazione dei propri interessi e bisogni abusando degli altri e, molto spesso, può essere dotato di un’intelligenza sopra la media. Sa bene dove mirare e quali macchinazioni usare per appagare le sue necessità. Uno tra i più noti è il Narcisista che non è soltanto un individuo amante della propria immagine riflessa allo specchio, come molti credono bensì, si stratta di una personalità davvero complessa e tra le più devastanti per chi la subisce dall’esterno come vittima ma anche per chi la porta dentro.

C’è una cosa che va sottolineata; mentre il Falso racconta bugie a chiunque, persino a se stesso, il Manipolatore invece, pur essendo anch’egli falso, conosce perfettamente la sua vittima e la sceglie con cura; non manipola chiunque. Questo dimostra come sia la vittima stessa a farsi manipolare altrimenti, il Manipolatore, non avrebbe modo di esistere, ma andiamo con ordine.

Solitamente questo tipo di “persona nociva” tende a sminuire offendendo la persona che ogni giorno gli sta affianco (la manipolazione è un lavoro lungo e duraturo, non avviene in un minuto come la menzogna raccontata) ma, come dicevo prima, possono esistere invece casi in cui si dimostra carino e servizievole (accontentando la vittima si assicura di poter ottenere ciò che gli farà comodo in futuro) solo allo scopo di soddisfare ed esaudire i propri desideri. E’ comunque sempre uno sfruttatore.

Pensate che addirittura, sovente, agli occhi degli altri, la vittima sembra lui!

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Ho conosciuto tempo fa una coppia di amici in cui lui era invidiato da tutte le donne. Carino, affettuoso, innamorato perso di sua moglie. Il marito che tutte desiderano. In realtà, questo ragazzo, aveva solo bisogno di lei. Negli anni gli erano accadute diverse brutte situazioni da risolvere e soprattutto durante la sua vita di coppia: problemi con i propri genitori, problemi di salute, problemi con la legge e molto altro.

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La moglie, affetta sicuramente da – sindrome della crocerossina – (le migliori vittime per un manipolatore/insicuro/egoista) risultava essere il suo faro nella nebbia e lui sembrava avere occhi solo per lei finchè, un bel giorno, un giorno qualunque, dopo dieci anni di matrimonio, sparì abbandonando moglie e figli e iniziando la sua nuova vita. Stop. I problemi più gravi della sua esistenza ormai erano stati risolti, adesso poteva preoccuparsi di trovare qualcun altro disposto a servirlo in altri contesti. Aveva probabilmente notato, da bravo vampiro energetico, che dalla moglie esausta, dopo dieci anni di aiuto, non poteva più succhiare nulla. Andò via senza dare spiegazioni, senza avvisare, senza preparare nessuno al suo gesto.

Ovviamente la ragazza soffrì moltissimo mentre lui godeva di una nuova realtà pronto a ricercare un’altra fontana dalla quale potersi dissetare. Il Manipolatore è infatti anaffettivo. Non è capace ad amare ha solo del “bisogno”. E’ egoista, egocentrico, spesso egotista. Convinto di avere sempre ragione non riesce a mettersi nei panni dell’altro. Difficilmente ammette di avere torto almeno che non gli serva a manipolare ulteriormente.

Addirittura egli confessò di non avere nessun senso di colpa nei confronti di lei e dei bambini e di avere la coscienza completamente pulita. Ma è ovvio, lo pensava davvero. I suoi schemi mentali erano quelli. Il Manipolatore non è empatico; nonostante riesca a capire bene cosa vuole l’altro e si offre di darlo per essere ripagato, non capisce e non sente i sentimenti provati dalle altre persone.

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Il Manipolatore è comunque, alla base, un BISOGNOSO e lo siamo un po’ tutti in fondo ma alcuni esagerano.

Il Manipolatore, pur arrivando a credersi grande e potente, può avere molte paure, addirittura fobie.

E’ sempre invidioso di chiunque ma ama anche creare invidia negli altri. Ama piacere. Giudica, ma teme il giudizio.

Solitamente si pensa al Manipolatore come una persona aggressiva e autoritaria che impone il suo volere ma spesso invece, il suo operare, può rivelarsi subdolo. Molto subdolo e può durare anni interi.

La madre che regala al proprio figlio una maglia come piace a lei, obbligando il giovane a mettersela perché l’ha acquistata “con tanto amore”, e sarebbe un dolore tremendo vedere che lui non la indossa, sta attuando una pratica di manipolazione.

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Prodigarsi in mille faccende ed essere generosi oltre le righe, pur di avere l’affetto dei propri cari, comprando un amore che altrimenti non sarebbe tale, è manipolazione.

Ma come ci si può difendere da questi individui?

Innanzi tutto il Manipolatore riesce ad agire solo se si trova davanti una persona che non ha un’elevata autostima.

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Bisogna per prima cosa mettere davanti la nostra dignità e poi la gentilezza.

Per chi non ha autostima e pensa di non meritare amore come semplice essere umano, appagare le necessità di un altro e vedersi corrisposti è l’estasi totale, ma bisogna fare attenzione a chi si ha di fronte perché, nel caso del Manipolatore, si sta dando tutta la nostra vita in mano a chi se ne approfitta soltanto.

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Quindi se dopo qualche tempo accanto ad un individuo che può essere un amico o un parente, che frequenti giornalmente, inizi a sentirti brutto/a, non adatto/a, pieno di lacune in diversi ambiti, etc… prova ad addrizzare le antenne. Probabilmente è lui a farti sentire così pur non dicendotelo chiaramente.

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Impara ad ascoltare la voce del tuo cuore e del tuo intuito, se senti che c’è qualcosa di poco chiaro valuta bene quella persona, prova a scansare un attimo l’affetto che provi per lei e osservala dal punto di vista razionale. Chiedi aiuto ai tuoi amici, quelli meno coinvolti, se tu sei innamorato/a, ad esempio, forse non riesci a vedere chiaro ma loro sì dall’esterno.

Se ti rendi conto che stai dipendendo in qualsiasi modo da qualcuno, fosse anche tuo figlio, fatti delle domande ed elimina questa sorta di dipendenza voluta o meno dalla tua vita.

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Non essere ingenuo, non credere a tutto anche se a parlarti è la persona più importante della tua vita, cerca di sondare il terreno e soprattutto non aprirti esageratamente con lei. Ci sono dei segreti che appartengono solo a te. Sfogandoti e tirando fuori le tue più intime riflessioni, in realtà dai in mano al Manipolatore un mucchio di armi adatte a manipolarti.

Diffida anche da chi non trova mai un difetto in te, da chi ti loda in continuazione soprattutto in caso di convivenza. Le caratteristiche negative le abbiamo tutti e prima o poi saltano fuori e danno fastidio, ma chi ti reputa sempre perfetto/a potrebbe avere altri scopi nella vita, diversi da quello dell’amarti e basta.

In ultimo, chiediti sempre perché un Manipolatore è entrato nella tua vita. Sei forse una persona che giudica le caratteristiche di un Manipolatore? Sei forse una persona senza midollo che si lascia troppo guidare dagli altri? Insensibilità, falsità e menefreghismo ti irritano? Bene. Continueranno ad irritarti finchè tu non impari ad accettare e amare queste caratteristiche nell’altro, perché se le vedi fanno anche parte di te e perché non spetta a te giudicarle. Giudicando ti abbassi ad un livello che è all’opposto di quello che tu sei o potresti realmente essere.

O forse sei una persona troppo incline a servire gli altri e appagarli? Forse stai mancando di rispetto a te stesso/a pur di rendere felice chi ti sta davanti ma, per la tua parte intrinseca, per la natura, questo non è un bene perché se le cose stanno così significa che non ti ami e che ti reputi un burattino. Ascolta la tua anima e anche se può sembrarti assurdo, ringrazia quel Manipolatore che è entrato nella tua vita; o per un motivo o per l’altro, ha fatto si che tu, capendolo e riconoscendolo, ti elevassi come persona.

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Oppure ancora, senza volerlo, inconsciamente, sei un Manipolatore a tua volta? Riflettici e prova ad appagare i tuoi bisogni in altri modi, senza calpestare gli altri, perché solo così troverai la vera felicità.

Ricorda, la vita, attraverso persone, cose o situazioni, ti mette sempre davanti uno specchio grazie al quale poter vedere cosa si cela realmente in te. Impara ad osservare attentamente.

Prosit!

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I Gabbiani mi parlano, così sento il mio Chiacchiericcio Mentale

Vivo in un paese bagnato dal mare e i Gabbiani sono praticamente miei concittadini. Ce ne sono tantissimi e sono molto grandi, bianchi e affascinanti. Volteggiano liberi nell’aria, non si preoccupano di nulla, osservano e, ogni giorno, si posano sui tetti e sui terrazzi vicini a casa mia.

Qualche mese fa, durante un periodo per me faticoso e insopportabile, mi resi conto di quanto questi Gabbiani, in particolar modo due di loro, sempre appollaiati sul balcone di fronte a me, facevano tanto di quel fracasso da non permettermi nemmeno di lavorare. Con quelle loro urla e starnazzate m’impedivano di pensare, di ideare e di concentrarmi. Un casino incredibile, sembravano in cinquanta!

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I loro discorsi parevano quelli di due comari incavolate contro chissà cosa, vogliose di litigare col mondo intero.

Mi chiesi perché quei Gabbiani dovevano venire a garrire e stridere proprio vicino alle mie orecchie ma, dal momento che ciò che vediamo e sentiamo altro non è che il film inconscio della nostra vita, messo in mostra per noi dall’Universo, che altrimenti non potremmo vedere, iniziai a cercare risposte per quelle domande.

Queste , per lo meno, sono le mie convinzioni.

Cosa stavano realizzando in me quei Gabbiani? Fastidio.

Cosa stavano facendo quei Gabbiani? Blateravano stizziti.

Che modo di fare avevano quei Gabbiani? Irritato, nervoso, inquieto.

Ero io. Ero proprio io! Mi stavano rappresentando. O meglio, stavano rappresentando quello che avevo dentro in quel momento.

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La mia mente in quei giorni lavorava all’impazzata, senza sosta, a causa di quello che stavo attraversando, nemmeno me ne accorgevo ma, a fine giornata, mi sentivo spossata.

Grazie ai due uccelli, la mia attenzione si raffinò ulteriormente.

Al mattino e al pomeriggio passavano, sotto casa mia, i bimbi che dovevano andare a scuola accompagnati dai genitori.

Quei bambini piangevano, urlavano, le mamme innervosite gli tiravano pacche sul sedere, i padri stanchi li sgridavano.

Come se non bastasse clacson e sirene di ambulanze, o vigili del fuoco, completavano giornalmente un quadretto per nulla rilassante che frastornava, inaspriva e faceva perdere la pazienza.

Come ho detto prima, l’emozione maggiore che provavo e che regnava sopra tutte, era il Fastidio contornato da Confusione e Nervosismo.

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Non potevo certo cambiare il modo di fare dei Gabbiani, o quello dei genitori adirati, men che meno potevo modificare il traffico sotto casa.

Ma potevo modificare un’altra cosa per giungere alla pace ossia: me stessa.

Se fossi cambiata io la realtà circostante di sarebbe trasformata di conseguenza, solo così potevo ottenere ciò che desideravo: la quiete.

Una quiete che prima di tutto avrebbe fatto bene a me. Una quiete che mi avrebbe permesso di passare le giornate diversamente, che mi avrebbe fatto dormire la notte, che avrebbe rilassato i miei muscoli e la mia mente. I miei pensieri.

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Già solo per il fatto che avevo riconosciuto questo riflesso e queste sensazioni del mio essere mi ritenevo a buon punto. E’ una cosa alla quale nessuno pensa invece è fondamentale.

La natura è perfetta, il Cosmo che ci ha creato è perfetto, il nostro corpo è una macchina perfetta. Pensate che queste tre cose ci avrebbero dotato di un inconscio incomprensibile senza darci modo di saperlo decifrare? Assolutamente no. Ed è per questo che ci rispecchiano lui, escogitando come strategia quella di mostrarci ciò che ci circonda e che viviamo. Le persone che frequentiamo, le situazioni che ci accadono, le sensazioni che proviamo. Noi, abituati ad usare solo i nostri cinque sensi, senza mai tenere conto dell’energia. Bene, e allora ci fanno vedere, ci fanno sentire, ci fanno toccare, annusare, quello che sta accadendo fuori di noi ma che in realtà vive nella nostra parte più intrinseca.

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Tutto è perfetto.

Lavorai su questo. Lavorai su di me. Su ciò che m’infastidiva riconoscendo che avrei potuto prendere le cose in modo diverso e, vi assicuro che tutto cambiò. E no, a infastidirmi non erano i volatili, non erano i bambini, non erano gli automezzi, tutti loro erano solo una conseguenza, o meglio l’immagine, di ciò che precedentemente aveva causato del Fastidio in me. Qualcosa al quale avevo permesso di sottomettermi, di piegare il mio Mago interiore e trasformarmi in Schiava, rovinando l’armonia del mio essere.

I giorni passarono e i Gabbiani, nonostante continuassero a venire ad appollaiarsi vicino, avevano un altro atteggiamento, più tranquillo, più sereno. In silenzio, se ne stavano appallottolati sul ciglio del terrazzo a prendere il sole, scrutando di tanto in tanto le persone che passavano sotto al loro enorme becco.

I bambini andavano a scuola ma ora cantavano canzoncine divertenti assieme ai genitori che, spesso e volentieri, se le inventavano sul momento per distrarre i figli dall’entrata in aula.

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Ricordo addirittura il passaggio di un’intera scolaresca che, assieme alle maestre e ordinatamente in fila per due, si allenava divertita a cercare con lo sguardo il colore che l’insegnante pronunciava.

Clacson non ne sentii più se non raramente e, finalmente, le sirene dei mezzi di soccorso si zittirono.

Tutto era cambiato perché io ero cambiata. Tutto si era rasserenato perché io avevo iniziato a prendere la vita con più serenità. E’ stato bello, toccante. Emozionante. Ho potuto constatare che realmente la realtà risponde, vibra delle nostre stesse frequenze, rimanda ciò che noi emaniamo. Sembra incredibile ma è proprio così.

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Una mia amica, alla quale raccontai l’episodio, mi chiese – Ma allora chi vive ad esempio nel centro di Milano? – domanda lecita. Pensai che, a dire il vero, conosco gente che vive nel centro di Milano ed è serena e felice ma non la maggior parte. La mia amica continuò – …Il traffico, lo smog, il rombo dei motori, altro che clacson! – era vero. Infatti penso sia difficile vivere con la piena serenità nel cuore se non si prende il sole, se non si può godere di spazi aperti che la natura offre, come il mare o un grande prato incontaminato, se si deve condurre una vita frenetica. Stress sopra stress che viene emesso nell’energia cosmica e di rimando offre il medesimo logorio dell’anima. Per chi vive nel centro di una metropoli sovente è così. E’ uno stile di vita. Conosco diverse persone che vivono in grandi città. Mi dicono di avere, si e no, due ore circa alla settimana da concedere a loro stesse. La maggior parte del tempo la passano sui mezzi pubblici per andare e venire dal lavoro. Cavoli!

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La realtà attorno a noi va osservata e ascoltata attentamente. In ogni momento ci mostra quello che abbiamo dentro e ci consiglia eventualmente cosa cambiare per vivere meglio, per elevarci e condurre un’esistenza più felice. Senza sopprimere nulla o trattenere ma prendendo in modo diverso alcuni aspetti della vita che ci riguardano.

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Prosit!

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Chi la fa l’aspetti

Tempo fa ho discusso con un amico che a mio avviso mi ha mancato di rispetto e, quest’ultimo, pur riconoscendo il suo torto, essendo molto orgoglioso, ha chiaramente cercato di evitarmi per un lungo periodo.

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Forse aveva paura che gli trovassi da dire, forse non voleva abbassarsi a venire da me, forse così amico non era… fatto sta che io dopo un po’ iniziai a chiamarlo in quanto avevo bisogno di materiale da parte sua e mi avrebbe anche fatto piacere vederlo ma lui, per una scusa o per l’altra, continuava a rimandare l’appuntamento. Venivo ovviamente a sapere (non abitiamo a New York) che era stato al bar un pomeriggio intero, che era in ferie, che poteva tranquillamente trovare il tempo di incontrarmi ma, come ho detto, non se ne preoccupò.

Sicuramente mi stava insegnando qualcosa attraverso il suo comportamento ma non è questo il tema del mio post.

L’argomento che voglio affrontare in questo articolo nasce grazie ad una delle ultime volte che l’ho sentito (finalmente), pochi giorni fa, abbastanza alterato nei confronti di un suo cliente che da tempo non lo pagava… continuando a rimandare.

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Avete già capito?

“Ma tu guarda” pensai “tu fai aspettare me e un tuo cliente fa aspettare te. Che strana coincidenza!”

Ebbene si. E’ proprio così. Funziona esattamente in questo modo.

Lui se n’è completamente infischiato delle mie richieste. Prendeva tempo. Mi ha dimostrato menefreghismo. Al di là del motivo che aveva dentro, ai miei occhi è apparso come qualcuno che aveva più tempo per altri che per me. Stessa cosa ha fatto quel cliente con lui. Ha preso tempo, ha dato soldi prima ad un altro che a lui, se n’è fregato di pagarlo.

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Questo perché? Perché la vita è cattiva e vendicativa? No. Perché il suo cliente si è messo d’accordo con me e ha deciso di fargliela pagare al posto mio? Assolutamente no! Lui, il mio amico, ha emesso quelle frequenze. Lui ha emanato quelle sensazioni (verso di me e verso l’energia) e quelle sensazioni gli stavano tornando. Da come si può notare, persino in modo anche più grave, nel senso che io senza il suo materiale vivevo bene lo stesso, ma lui senza quei soldi invece avrebbe dovuto faticare parecchio per pagare le spese.

Il senso della citazione “Chi la fa l’aspetti”, sulla quale ci sarebbero da dire mille cose, in realtà è un po’ questo, ossia ricevere le stesse sensazioni che si sono regalate, anche se attraverso una situazione diversa completamente. Potrei citare anche il famoso detto “Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te” che non è soltanto un valore morale ma molto di più. E’ una questione di fisica.

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Naturalmente, il mio amico, di tutto questo giro di frequenze emesse e di questi riflessi non se n’è nemmeno reso conto, è convinto di essere nella ragione più totale verso il suo cliente, non si pone alcuna domanda a riguardo e, probabilmente, se glielo dicessi, mi prenderebbe anche per stupida ma non fa niente. Io sono convinta che un collegamento c’è eccome.

La cosa buffa risiede anche nelle parole che il mio amico dedicava al suo debitore parlandomi al telefono:

– E’ uno stronzo, mi aveva detto che avrebbe pagato ieri invece non l’ha fatto, sono già cinque volte che gli chiedo di farlo e lo sollecito, ma chi si crede di essere?! –

Oh! Le stesse parole che io dicevo di lui! Cambiavo solo il verbo pagare con il verbo venire, ma le frasi erano identiche!

– Se entro oggi non paga lo mando a quel paese, sai quanti ne trovo come lui più onesti e più puntuali? Hai presente quando vedi la gente che proprio se ne sbatte di te, che nervoso Meg…–

Ma pensa… oh, lo so, lo so… capisco perfettamente!

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E allora facciamocele due domande a volte. Perchè mi sta accadendo questo? Quando ho fatto vivere a qualcun altro qualcosa di simile? Perchè sto vivendo questa situazione? Le modalità possono cambiare ma il senso è il medesimo.

Ovviamente la stessa cosa vale per me, ne sono cosciente. E’ un giro continuo, un frenetico rimbalzare di onde energetiche.

E’ difficile a volte riuscire ad individuare quando ci siamo comportati allo stesso modo anche perchè può essere passato diverso tempo, ma solo comprendendo come funziona l’energia si è già fatto un grande passo avanti.

Prosit!

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Voler tornare la persona che si era un tempo in alcuni casi è sbagliato

Spesso, durante tempi di sofferenza come un periodo di ansia, di depressione, di stress e quindi di disturbi psichici che contribuiscono a modificare l’umore, si spera di poter tornare come si era prima che il malessere colpisse. Prima della crisi.

Queste situazioni possono essere continuative e perenni, oppure presentarsi solo in un determinato momento della vita ed è proprio in questo caso che si ricorda con piacere come si viveva prima di essere affetti da tali disagi.

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Sono situazioni in cui si sta davvero male, si soffre moltissimo e ci si vorrebbe liberare al più presto da questa angoscia e senso di oppressione, o vuoto, o panico, o tristezza, perciò sembra ovvio ripensare con dolore e malinconia ai tempi in cui non si stava male, in cui “si viveva”.

A mio avviso questo è sbagliato ed è sbagliato per diversi motivi.

Innanzi tutto si rimane appesi al passato aggrappandosi ad un tempo che non esiste più. Non c’è più è irreale. Sono solo immaginazioni, ricordi. E’ bene allora immaginare il meglio ulteriore e futuro se proprio si vuole lavorare di fantasia.

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Un passato che non c’è più, così come non c’è più quella persona, l’essere che si era… e meno male! Si, perché se oggi si è colpiti da ansia, da depressione o da qualsiasi altro tipo di disturbo è bene capire che è perché non si è mai vissuto pienamente. La persona che sembrava felice prima del picco, in realtà, felice non era, stava semplicemente esistendo e stava lottando per rimanere a galla in quell’esistenza. Per farsi andare bene ciò che bene non gli andava. Per combattere contro paure che, nel profondo, la spaventavano.

Questi problemi arrivano proprio perché per anni si è condotta una vita, anzi un’esistenza, come se si coltivassero delle piante dando loro un’acqua inquinata perciò, in realtà, anche se non sorgevano attacchi di malumore incredibili o patologie, gli anni sono passati nella paura, nel fastidio, nella menzogna, nella destabilizzazione, nella tristezza, nella rabbia.

La cosa migliore sarebbe pensare alla persona nuova che si potrà essere dopo la guarigione. Una persona che avrà “capito la lezione” e saprà come vivere adesso nel vero significato della parola vivere. Una persona ancora sconosciuta. La parte più profonda che fondamentalmente non si è mai scoperta.

E’ come se qualcuno andasse a 200 km/h in auto. Ha un incidente e, ferito, viene portato all’ospedale. Nel suo letto, tutto fasciato e curato dagli infermieri, pensa “Ah! Quanto mi piacerebbe tornare al momento in cui correvo con la macchina! Quando tutto mi sfrecciava davanti veloce, quando sentivo l’aria dal finestrino pungermi il viso. Senza questi dolori, senza dover stare immobile qui dentro!”. Ma è proprio quel momento, quell’azione che tanto si rammenta che ha permesso avvenisse l’incidente. Dovrebbe invece immaginare di guidare quell’auto, in futuro, in modo diverso per potersi divertire ma anche per poter conoscere il mondo e assaporarlo senza creare danni a se stesso o agli altri. Guidare in un modo nuovo, come mai ha fatto prima.

La malattia è soltanto una conseguenza e la parola conseguenza è in stessa e ovvia connessione con la premessa. Non bisogna desiderare di rivivere quella premessa o le conclusioni saranno sempre le stesse se non peggio!

Molte volte mi capita di sentire persone che vorrebbero tornare a guidare come una volta, o ridere come una volta, o uscire come una volta, ma non sono quelli i veri problemi. Sono solo situazioni che appaiono migliori, più accettabili rispetto al trauma che porta il disturbo acuto. Se non si modifica la nostra parte intrinseca, ascoltandola e prendendo atto di quello che dice, non è rivivendo questi ricordi che si trova la risoluzione.

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Sarà la nuova persona, la farfalla che esce dal bozzolo la vera nuova vita e: il poter guidare, il poter sorridere nuovamente e il poter uscire saranno anche qui ovvie conseguenze. Ma si eseguiranno ancora meglio. Si riderà di più, si guiderà con gioia, si uscirà comprendendo la meraviglia di quel momento. Si potrà godere della vita.

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Ricordando la persona che si era, automaticamente si ricorda anche, nell’inconscio, cosa o chi l’ha fatta diventare “malata” perciò si entra in un circolo vizioso continuando a rivivere quel tempo e quella personalità senza elevarsi mai. Non è questo il messaggio della malattia o del malessere. Stanno cercando di spiegare tutt’altro. Il problema è riuscire ad interpretarli.

Questi malesseri non arrivano a caso o per qualche coincidenza che ha preso di mira proprio te. Se oggi sei depresso, o ansioso, o stressato è perché tu hai fatto si, inconsciamente, che in te si formasse la depressione, o l’ansia, o lo stress. E perché l’hai fatto? Cosa te l’ha fatto fare? Come hai vissuto per creare tutto questo? Non occorre conoscere le risposte. L’importante è sapere che qualcosa della tua infanzia o della tua esistenza ti ha fatto vivere così e così non va bene. Bisogna cambiare. Devi modificare il tuo approccio alla vita, alla quotidianità.

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Tutto questo nasce per dirti che dovresti apprezzare questo malessere seppur tremendo, lo capisco bene, ma è arrivato a te affinchè tu potessi capire. Cancellare tutto il tuo passato e ricostruirti una vita meno dolorosa. Tutto questo per dirti che è adesso il momento in cui stai iniziando a vivere anche se può sembrarti assurdo. Non rimuginare su quello che eri, pensa a ciò che sei e che potrai essere! Il disturbo ti sta annientando… sì. Lascia che ti resetti completamente facendo tutte le cure che devi fare nel mentre. Fatti aiutare e seguire da professionisti ma lascia che quello che chiami “male” faccia il suo lavoro. Lasciagli cancellare chi sei stato. Solo così potrai avere una base nuova e pulita dalla quale (ri)partire.

Prosit!

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Giordano Bruno, Cartesio, Fabio Marchesi, Gregg Braden… ma chi gliel’ha fatto fare?

Possiamo credere come no a certe teorie, possiamo essere d’accordo solo in parte, possiamo anche detestarle e andarci contro ma io mi sento in dovere di dire – Grazie! – ad alcune persone.

Alcuni, dopo aver letto questo articolo, potrebbero divergere dal mio pensiero e affermare persino  – Ma chi gliel’ha fatto fare? – e a questa domanda rispondo con un – Non lo so, ma ciò che dicono è capace di farci stare bene e, soprattutto in passato, ci sono stati soggetti che hanno compiuto per l’umanità opere grandiose -.

Persone dalle visioni affascinanti, dai poveri mezzi, attraverso i quali sono riusciti a capire che in questo Universo non siamo solo osservatori ma partecipanti assoluti. Interagiamo con lui, siamo parte di lui, possiamo anche modificare l’andare delle cose.

Persone che hanno scoperto la vera entità Divina ossia, semplicemente e incredibilmente, un’espressione di gioia assoluta e travolgente. Senza dottrine, senza religioni. L’Amore puro in ogni sua forma.

– L’amor che move il sole e l’altre stelle… – (Dante Alighieri)

IL POTERE DELLA SCRITTURA. Scripta manent – Gli scritti rimangono. (Evviva!).

Pensiamo a Giordano Bruno, padre del libero pensiero, che accettò la sua condanna al rogo dopo che gli venne proposto, dall’Inquisizione, di abiurare la sua ideologia cioè che l’anima continua a vivere perciò è immortale. – Maiori forsan cum timore sententiam in me fertis quam ego accipiam – (Forse tremate più voi nel pronunciare contro di me questa sentenza che io nell’ascoltarla) rispose dopo aver sentito l’accusa contro se stesso e morì bruciato vivo, il 17 febbraio del 1.600, dopo aver dedicato l’intera vita a studi su un Dio, inteso come Infinito e come Tutto, completamente diversi dalla dottrina Cattolica soprattutto dell’epoca. Fortunatamente tutti i suoi trattati furono ritrovati e custoditi cari. Molte le sue ricerche, tante le sue teorie, ognuna volta alla comprensione dell’infinita potenza che risiede in ognuno di noi pari a quella universale.

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Pensiamo a Isaac Newton il quale, trovandosi a vivere nel bel mezzo della peste che non aveva pietà per nessuno, che stava decimando l’umanità del 1.600, si preoccupava di conoscere la luce e capire la forza gravitazionale universale, che amava studiare la natura collegandola all’uomo e le sue filosofie, mentre la gente gli moriva di fianco. Lui non ha badato a questo, non ha badato alla malattia e non ne è stato colpito. Lui voleva andare avanti, voleva conoscere, inventare, scoprire. Voltaire, presente al funerale del genio, disse – La natura e le leggi della natura giacevano nascoste nella notte. Dio disse: “Che Newton sia!”, e luce fu -.

Pensiamo a Cartesio che, nel 1.500, ha rischiato ogni giorno della sua vita di essere ucciso se trovato in possesso di un libro vietato e, ai tempi, erano veramente tanti i testi proibiti. Pensiamo alla sua vita passata di nascosto, in buie stanze, con la voglia di trascrivere per i postumi le sue verità e le sue scoperte. Padre della famosa citazione – Ego Cogito, ergo sum, sive existo – (Io penso, dunque sono, ossia esisto), nella quale è trascritto tutto il senso e l’onnipotenza dell’essere umano. – Solleciterò la mia immaginazione per conoscere meglio chi io sia -, disse anche. Il termine “immaginare”, come vi ho già detto diverse volte, deriva dalle parole In Me Mago Agere, ossia In Me c’è un Mago capace di Agire. Immaginando possiamo creare la nostra realtà.

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Immaginatevi Cartesio, di notte, da solo, in un umido locale, nel silenzio più assoluto alla fievole luce di una candela. Quando al primo rumore nascondeva tutto, si fermava, bloccava anche il respiro, mentre il cuore accelerava il battito. Aspettava, ascoltava e poi, riprendeva lentamente tutto in mano continuando dal punto in cui aveva dovuto fermarsi all’improvviso.

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Pensiamo a Gregg Braden, a Roy Martina, a Salvatore Brizzi, a Jiddu Krishnamurti, a Fabio Marchesi, a Eckhart Tolle, a Louise Hay e potrei andare avanti all’infinito. Medici, filosofi, scienziati, fisici, casalinghe… persone che hanno deciso di dedicare tutte le loro conoscenze, tutta la loro vita o gran parte di essa, al benessere dell’umanità. Ognuno a modo suo. Ognuno regalando gli strumenti che possedeva.

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Che hanno deciso di dedicare le loro ricerche, i loro studi, tutto il loro sapere, a farci capire l’onnipotenza divina dell’essere umano. La nostra. Ognuno di loro svela ciò che può funzionare, perché con esso così è andata, e vuole regalare tale gioia e soddisfazione a tutti gli altri. E allora scrivono libri, pubblicano video, organizzano corsi.

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Questo è altruismo. Non significa basarsi sulla veridicità delle loro filosofie (nonostante sia davvero ben difficile attaccarle) o meno, parlo del loro impegno, per molti addirittura non retribuito. Per altri invece si, ed è giusto che sia così. Il denaro non è il male; è come ce l’hanno mostrato, come ci hanno obbligato ad usarlo che è diventato – il male –. Inoltre, se per conoscere e diffondere determinati concetti, ci si ritrova a spendere, è giusto venir ripagati e riuscire così a scoprire ulteriori informazioni da diffondere ancora.

E allora un – Grazie! – glielo vogliamo dire? Io si, io mi sento di dirglielo e lo considero il minimo. E se non siete d’accordo con me, provate, prima di giudicare, ad ascoltare le loro parole, ad interpretare il loro messaggio perché credetemi, loro, in un modo o nell’altro, riescono a farci stare bene. Il Telegiornale, che sono così felice di vedere alla sera perché almeno rimango costantemente informata su quello che accade intorno a me…. Bhè… ho smesso di guardarlo da parecchi anni.

– C’è una rivoluzione che dobbiamo fare se vogliamo sottrarci all’angoscia, ai conflitti e alle frustrazioni in cui siamo afferrati. Questa rivoluzione deve cominciare non con le teorie e le ideologie, ma con una radicale trasformazione della nostra mente – (Jiddu Krishnamurti).

E chi ha riportato le parole di Gesù, di Buddha, di Maometto? Chi si è preso la grande rottura di balle di trascrivere tutto quello che questi individui dicevano e facevano… chi? Per poi essere pure “interpretati male” (mio umile pensiero). Chi ha pensato a noi? A noi che oggi leggiamo e nemmeno poniamo attenzione a quello che stiamo apprendendo. Nemmeno ci poniamo la semplice domanda del – Perché? – sono state scritte cose di questo genere e tramandate per anni, per secoli.

Favole… come se i fratelli Grimm non fossero bastati. Oppure pazzi! Si. Con questo aggettivo ci mettiamo il cuore in pace.

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E gli artisti? Cantanti, pittori, scrittori, registi che hanno fatto di tutto, sottilmente, per aprirci gli occhi, per farci pensare, per allargare le nostre menti. Ma poco abbiamo saputo ascoltare e vedere.

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Bhè, è poco, si, ma un – Grazie! – a queste persone voglio dirlo.

Come affermava Nicola Tesla – La scienza è solo una perversione, se non ha come fine ultimo il miglioramento delle condizioni dell’umanità – e parecchi di loro hanno provato.

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– Sei divino*, non lo dimenticare mai – (Giordano Bruno).

Prosit!

*Divino – in te risiede il potere di vivere nella totale gioia, nell’estasi; è la mente che ti impedisce di vederlo.

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Spieghiamo questa storia delle – Affermazioni Positive –

Avrai sicuramente sentito parlare tante volte del potere delle – Affermazioni Positive -, frasi da dirsi e da ripetersi nella testa con la capacità di farci vivere meglio e farci sentire più sereni.

Sembra una cavolata. Tu stai male, stai soffrendo, però ti dici in cuor tuo – Sto bene, sono felice – e tutto passa. Assurdo vero? Le bacchette magiche non esistono e noi non siamo tanti Harry Potter in grado di fare le magolamagamagie che vorremmo.

Quando parlo di questo concetto infatti, tutti mi dicono che è una cosa difficilissima da compiere ma, in realtà, se ci ragioni un attimo, non è assolutamente vero che è difficile da mettere in pratica (basta pronunciare delle parole o pensarle) quello che è difficile è…. CREDERCI!

Vedi, in realtà questa tecnica funziona davvero ma se nessuno ce la spiega al meglio è quasi impossibile farla nostra. Voglio provare a fartela capire.

Partiamo dall’inizio della giornata, da quando apriamo gli occhi al mattino. Solitamente il nostro pensiero va immediatamente a quello che abbiamo da fare durante il giorno, o al fatto che è ora di alzarsi, o si ricorda un sogno fatto durante la notte. Ecco, è proprio in questo momento che dovremmo spazzare via questi pensieri e ringraziare semplicemente quella giornata immaginandocela bellissima. Soffermarsi un attimo e pensare a noi che stiamo ridendo, a noi che siamo felici, a noi che riceviamo una bella sorpresa, a noi che stiamo bene. Anche se non è vero dobbiamo dire che stiamo bene.

Ti ricordi l’esempio del succo di limone che ti scrissi in questo articolo qui https://prositvita.wordpress.com/2015/11/13/cervello-succo-di-limone-e-ape-gli-ingredienti-per-potersi-preoccupare-tanto-e-bene/ ? (Leggilo è importantissimo). Il cervello lo si può ingannare, lui non ha occhi suoi o orecchie sue, noi possiamo fargli credere quello che vogliamo e, se continuiamo a dirgli che stiamo bene, lui si convincerà di questo e di conseguenza, essendo che siamo molto mentali, ci sentiremo meglio.

Quando poi ti alzi e vai in bagno per lavarti, ringrazia quell’acqua che ti sta dando la possibilità di pulirti, che ti sta rinfrescando e ti sta togliendo la notte di dosso.

Ringrazia la tua colazione, benedici quel cibo che sta entrando nel tuo corpo e che ti farà bene. Immaginati sano e continua a vederti felice, sorridente.

Dillo, dillo a te stesso – Io sto bene, sono felice. Grazie colazione, grazie letto, grazie acqua, grazie cielo, grazie figlio, grazie auto, grazie vita… -.

Continua in questo modo per tutta la giornata e aggiungi affermazioni di questo tipo:

– Sono meraviglioso, bello, un essere inimitabile e irripetibile – mentre ti guardi allo specchio

– La vita mi ama, non può volere il mio male, io sono al sicuro – mentre ti vesti

– L’Universo è la mia culla, mi darà tutto quello di cui ho bisogno – mentre vai al lavoro

– Domani sarà una giornata stupenda, sarò felice come non mai – mentre vai a dormire

Attenzione però, non devi “sperare”, devi immaginare, considerare. Non sperare di ridere domani; devi considerare di ridere domani, è diverso. Devi visualizzarti mentre stai ridendo.

Dicendo queste frasi inoltre, devi tener conto che potrai vivere il momento. Il presente. Il Qui e Ora. Se ti concentri sull’acqua che stai bevendo e la ami e la ringrazi, automaticamente stai pensando solo ed esclusivamente a quell’acqua. In quel momento ci siete solo tu e l’acqua, non avranno spazio dunque le bollette da pagare, il collega che ti ha fatto arrabbiare, la madre che non sta bene, il detersivo che è finito, la roba da stirare che ti sta aspettando….

Esistete solo tu e l’acqua. Solo tu e l’acqua.

Più riuscirai a mettere in pratica questo, con qualsiasi cosa che condivide la tua giornata, più riuscirai a stare bene. Fidati.

Il fatto è che più tu stai bene e più disegni del bene per il tuo futuro anche prossimo. L’indomani, se il tuo disegno è stato costituito da te con il “bene” non potrà che essere automaticamente una bellissima giornata, capisci?

Quello che stai vivendo oggi è quello che hai costruito ieri perché sei tu che realizzi il tuo destino.

In realtà la bacchetta magica che menzionavo prima ce l’hai! Ce l’abbiamo tutti, è dentro di noi.

Ecco perché si dice che le – Affermazioni Positive – funzionano davvero. E’ un meccanismo ovvio e automatico.

Non puoi dirmi che è difficile dire: – La vita mi ama e mi rende e mi renderà felice -.

E’ semplicissimo pronunciare questo insieme di lettere ma il fatto è che mentre lo diciamo ci sentiamo stupidi, sciocchi. Ci sembra nettamente impossibile.

Prova a prendere la tua macchina e dire: – Troverò sicuramente un parcheggio libero al mio arrivo e non dovrò impazzire -. E’ facile dirlo, il difficile è crederlo perché, mentre diciamo questo, una vocina nel nostro cervello dirà “Seeeee…… ma cosa cavolo stai dicendo? Sai benissimo che è impossibile parcheggiare e che dovrai girare come un pazzo, come tutte le mattine…”, et voilà che tutti i tuoi buoni propositi vanno a farsi friggere.

Non ascoltare questa voce, concentrati. Oltre che a dire questa frase con la bocca o con la mente prova a dirla anche con la pancia, sentila dentro. Non troverai parcheggio la prima volta ma continua, non demordere. Tanto non ti costa nulla. Non devi spendere soldi, non verrai preso in giro, nessuno può sentirti, non devi perdere tempo, puoi farlo mentre guidi.

Quindi, è solo questione di….. ABITUDINI…. Pensa.

Solo questione di abitudini. Ti rendi conto?

Basta cambiarle queste abitudini.

E ora, ti consiglio di guardare questo breve video realizzato dalla maestra delle – Affermazioni Positive –, Louise. L. Hay, e vedrai come tutto quello che ti ho detto può rivelarsi molto semplice da fare in realtà.

Fai come lei ti consiglia e potrai davvero trasformare la tua vita in meglio e vivere giornate straordinarie.

Dentro di te c’è un potere che non immagini. Che l’educazione che abbiamo ricevuto (familiare, sociale, scolastica, della televisione…) ha sempre soffocato. Ma è ancora lì e sta solo aspettando di essere utilizzato.

Prosit!