Affrontare con gioia le Attività Burocratiche

Oggi, vi voglio presentare un articolo scritto da mio marito sul suo blog marchetting.wordpress.com Lui è un comunicatore e pone sempre attenzione al fenomeno della comunicazione. Il post è il seguente:

“LA COMUNICAZIONE DELL’ENTUSIASTA

Ieri sono dovuto andare negli uffici dell’A.S.L. per svolgere alcune pratiche.

esenzione_ticket_luglio2014-679x509

Avete presente quelle noiose attività burocratiche che, di tanto in tanto, bisognerebbe sbrigare ma si rimandano di continuo e si accantonano da una parte per poi ritrovarsi obbligati a doverle svolgere tutte insieme e stare in quelle sedi ore intere? Quelle. E perché le rimandiamo sempre? Perché non si ha mai tempo, perché non se ne ha mai voglia e soprattutto perché già si sa che si stanno per vivere momenti di stress e inquietudine dove la gente: è nervosa, è stanca, è maleducata, ha fretta. Davanti e dietro ti ritrovi con operatori stressati costretti a masticare le lamentele di ognuno ogni giorno e persone, come te, che non vedono svolgersi i loro bisogni come desidererebbero. E’ successo quindi che mi sono riempito le tasche di pazienza e serenità e sono partito. Salito al primo piano dell’edificio, dove già per le scale ho iniziato a respirare un’aria stantia e di trepidazione, ho premuto il pulsante che mi avrebbe elargito il numerino. Lo scontrino bianco segnalava che ero il numero 101. Dopo che i miei occhi strabuzzarono per lo spavento vedendo tale cifra, mi recai al monitor per vedere a che punto erano i vari sportelli operativi. 83, segnava una luce rossa lampeggiante. Avrei voluto andarmene e rimandare ancora ma poi mi detti una pacca sulla spalla e restai lì. D’altronde, mi ero preso tutta la mattinata libera, mica potevo prendermene un’altra in futuro. Decisi che, appena le risorse economiche me l’avessero permesso, avrei assunto un maggiordomo. Durante le mie elucubrazioni riguardanti una spiaggia caraibica con tanto di cannuccia all’interno di un guscio di cocco, notai invece che in breve erano già giunti al numero 96. Accipicchia! Tra poco sarebbe toccato a me! Di già? Wow! Dopo cinque minuti di attesa, ad accogliermi fu un ragazzo sulla trentina che, sornione, mi disse socchiudendo gli occhi in una fessura sottile – Non hai voglia eh?! -. Mi sentii strano… vulnerabile… aveva letto dentro di me? Mi vergognai pure. Io non ne avevo voglia, figuriamoci lui! – Dai – continuò senza giudicarmi minimamente – sono Pino La Lavatrice, dimmi quello che devo fare e io lo faccio – sentenziò imitando uno dei più famosi slang del noto programma televisivo. “Il potere della comunicazione!” pensai. Deformazione professionale. E in quel momento, mi resi conto che stavo sorridendo. Oh si! Io, così annoiato, così infastidito di essere lì e, ancora non sapevo, che quello sarebbe stato solo il primo sorriso di una lunga serie. Da tempo non ridevo così tanto. Quel ragazzo, robusto e dalle gote rubizze, con quegli occhiali dalle lenti spesse e un taglio di capelli che pareva uscito da un cartone animato giapponese, mi fece ridere come non mai. Ogni mia richiesta era fonte d’ilarità. Ogni frase risuonava come una barzelletta. Stava accadendo davvero? Mi voltai a guardare dietro di me. La gente mi osservava ancora più arrabbiata di quando ero in coda. Eppure non stavo perdendo tempo. Io e il mio nuovo amico stavamo dipanando varie questioni ma, per quel pubblico non era così. Non mi preoccupai e pensai ai miei colleghi, ai miei clienti, alle persone con le quali ho a che fare nella mia quotidianità: rappresentanti, brokers, giornalisti, manager. Pensai a me stesso, al mio lavoro. Sempre di corsa, sempre indaffarato, sempre preoccupato che tutto vada bene. Una professione che adoro ma che mi fa mangiare con il cellulare in mano, mi sovrasta, mi tiene inchiodato a un monitor, mi fa girare come una trottola. Solitamente senza sorridere. Sono cose serie. Ho capito che si può sorridere. Sempre. In ogni momento. Ho capito che ci vuole più gioia e da buon comunicatore, oggi, il messaggio che voglio dare è questo. La comunicazione deve avere come base il sorriso, qualsiasi essa sia. L’entusiasmo. L’entusiasmo che contagia.

Young Man Laughing --- Image by © Royalty-Free/Corbis

Io posso dirlo. Perché l’ho provato e perché ho la possibilità di comunicare, vale a dire, di mettere in atto l’insieme dei fenomeni che comportano la distribuzione di informazioni. Quel ragazzo, ha comunicato con me in modo nuovo, diverso. Su un palcoscenico dove mai avrei pensato potesse svolgersi tale sceneggiatura. Ma è accaduto. Il potere della comunicazione; che sia anche questo.

L’entusiasta è un infaticabile sognatore, un inventore di progetti, un creatore di strategie, che contagia gli altri con i suoi sogni. Non è cieco, non è incosciente. Sa che ci sono difficoltà, ostacoli talvolta insolubili. Sa che su dieci iniziative nove falliscono. Ma non si abbatte. Ricomincia da capo, si rinnova. La sua mente è fertile. Cerca continuamente strade, sentieri alternativi. E un creatore di possibilità.

(Francesco Alberoni)”.

Quando è tornato a casa e mi ha raccontato l’accaduto mi sono sentita di dirgli che, se in noi ci sono buone energie, riceviamo automaticamente buone energie. In effetti, come anche lui ha descritto e lo posso testimoniare, prima di uscire da casa quel mattino, si era davvero fornito di ottimi propositi facendo posto in se stesso ad una inusuale pace interiore. E’ davvero improbabile per molti riscontrare letizia e buon umore in luoghi come quelli, come l’Agenzia delle Entrate, la Banca, i Sindacati… ma se riusciamo ad immergerci nella gioia, quella sarà la sensazione che ci tornerà indietro. Sembra impossibile. Non significa, in caso contrario, essere colmi di energie negative, anche se molte persone purtroppo lo sono, significa semplicemente partire da casa già con il preavviso e il sentore che saranno momenti noiosi e angoscianti a seconda dell’Ufficio in questione. Quello che proviamo, semplicemente si realizzerà, e sarà ciò che noi vivremo. E’ successo anche a me che ho sempre detestato frequentare questi ambienti. Al solo pensiero di dover andare in Posta mi veniva l’itterizia. Non che oggi io ami bazzicare in questi luoghi ma ho imparato ad affrontarli e quello che ricevo è gentilezza da parte degli operatori, tranquillità e buoni consigli. Sovente infatti mi aiutano e mi evitano magari passi successivi che mi avrebbero tediata e fatto perdere ulteriore tempo. Spesso mi ritrovo a doverli salutare e ringraziare, volentieri, col sorriso, mentre intorno a me si stanno scatenando le più violente delle bufere tra i loro colleghi e quelli che come me, hanno bisogno di un servizio. Tante volte, ad angosciarci però, è anche la motivazione del nostro doverci recare il tale posto: una multa, una brutta notizia, un pagamento e via discorrendo, e non è assolutamente piacevole ricevere dall’altra parte incompetenza e arroganza quando già siamo lì per un qualcosa di spiacevole. Agendo come vi sto’ consigliando riuscirete sicuramente a riscuotere quanto meno la “qualunque” con umanità ma, dovreste credermi, accade persino che la sgradevole comunicazione sia in realtà solo un errore, come è successo a me, e la giornata si trasforma subito da negativa a positiva. Ma… che fare esattamente?

Innanzi tutto tre bei respiri profondi trattenendo l’aria circa cinque secondi tra l’inspirazione e l’espirazione. La respirazione è alla base della vita e non solo la vita biologica e fisica. Equivale al nostro stare al mondo, primo atto peraltro che abbiamo compiuto appena usciti dal grembo materno. Respirare con concentrazione senza fossilizzarvi sul fatto che state inalando solo ossigeno, azoto e altre sostanze aeriformi. Immettete dentro di voi anche la forza, l’energia, la luce, la positività, la bellezza, la forza vitale e, soprattutto, la convinzione che tutto è perfetto. Tutto andrà per il meglio. Guardatevi allo specchio e ditevelo: “Io sono perfetto/a, tutto andrà bene, saranno attimi piacevoli”, sorridete e pensate che davvero andrà così.

Lady looking at herself in mirror

Convincetevene! E’ l’intenzione la vera protagonista che trasforma ogni cosa. Immaginate ora, per pochi minuti, un qualsiasi operatore che, sorridendo e parlandovi con allegria e gentilezza, inizia a sbrigare le vostre pratiche. Ora, quello stesso operatore, con una dolce espressione sul viso, vi saluta.

stretta_di_mano

E’ finita e tutto è andato bene. Ecco, adesso potete uscire di casa e recarvi ad affrontare la giungla burocrativa… ops! Ma che dico?! Il bellissimo, profumato e colorato giardino forito! E ricordate, dovete crederci. Perché come dico sempre: bisogna credere per vedere e non vedere per credere! E quando vi state per avvicinare allo sportello iniziate a sfoggiare uno dei vostri sorrisi più smaglianti. Sorridere, trasmette a chi vi sta di fronte benessere, fiducia, salute, armonia, serenità e inoltre, il sorriso è contagioso.

neuroni_specchio

Si, attraverso l’azione dei Neuroni Specchio, una categoria di neuroni che si attiva quando un individuo compie un’azione e un altro individuo, osservando quell’azione compiuta da un altro, la imita non intenzionalmente. Ma se anche non doveste riuscire a divertire l’altro, sorridete ugualmente, le sue cellule nervose non potranno che notarlo e iniziare a guizzare con ottimismo.

Prosit!

Per questo spunto ringrazio mio marito e mia mamma.

Photo diredonna.it – comuni.it – studenti.it – psicanalisi.it – beautips.it

Entusiasmo. Sempre.

Ogni istante della nostra vita realizziamo delle azioni e prima ancora dei pensieri. Fosse anche solo lo stare fermi, immobili. In quel mentre, si respira, si vive, si prova qualcosa, si continuano a mantenere in movimento le rotelle del cervello. In ognuna di queste situazioni, mettiamo un sentimento. Un sentimento talvolta impercettibile, quel sentimento che nel momento in cui qualcuno ci chiede ad esempio: – Cos’hai provato a pulire quel vaso? – rispondiamo – Nulla! – perché così sembra. In realtà, siamo un continuo mutare di sensazioni ed emozioni così come le nostre cellule sono in continuo mutamente durante l’arco della nostra giornata e della nostra vita. Ebbene, ogni pensiero immaginato ha generato un sentimento e quest’ultimo ha segnato una tacca. Una tacca dentro di noi e, in seguito, è stato archiviato in un cassetto e messo lì.

FullSizeRender

Non viene perduto. Nulla si perde. Tutto torna, tutto servirà in un futuro. Come accade con le tossine che espelliamo, noi come le piante, come altri animali, sostanze di scarto che sembrano inutili, ma servono in realtà ad altre funzioni e a nutrire anche altre forme di vita. Ogni sentimento provato quindi, anche il più debole, anche il più piccolo, viene accatastato; prima o poi se ne farà qualcosa. Come prima cosa, servirà, assieme agli altri, a formare la nostra vita, così come il banale esempio dei mattoncini che in tanti, tutti insieme, formano una casa.

ladrillos-1

Altrettanto banale sarà probabilmente il dire che, se i mattoncini sono di scarsa qualità, quella casa prima o poi risulterà instabile o crollerà addirittura. Ecco che, nel momento in cui provate spesso sentimenti di qualità “non buona” state creando una vita instabile e che crollerà come l’immobile che citavo prima. Sentimenti come il rancore, o il risentimento, o tutte le varie emozioni negative che si possono provare (prodotte da pensieri negativi), non saranno una valida e solida base della vostra vita. Probabilmente, “pulendo quel vaso” che avete deterso quasi meccanicamente, senza neanche porci attenzione, avete sentito in voi stanchezza, noia, magari addirittura stizza. Forse lo avete decodificato come gesto insignificante. Ebbene avete messo questi tasselli nella vostra vita. Avete formato un pezzo della vostra esistenza e, alcune vostre cellule, (quindi sia una parte astratta che una concreta), con della irrilevanza, del tedio, della irritazione, dell’affaticamento. Cosa accadrà a questo punto? A questo punto accadrà che ogni volta che si va ad aprire uno di quei cassettini dell’archivio, sarà possibile ne escano fuori questi termini proprio come vi sono stati riposti. Accadrà che ogni volta che dovrete rifare un’azione, e non per forza la stessa bensì, di qualsiasi genere, essa potrebbe nascere da quel contenitore, da quel sentimento riposto perché tutto è un susseguirsi. E non sarete voi a poter scegliere quale cassetto aprire, o meglio, non sarà la vostra coscienza ma il vostro inconscio. Da un pero nascono pere.

concimare_pero

Così, da emozioni negative, nascono cose negative. Le azioni che compiamo durante una sola giornata, o i pensieri che facciamo vivere, sono milioni. Se poche e rare vengono alimentate e poi messe via gonfie di negatività non ci sarà alcun problema ma, quando i risultati avversi, deleteri, iniziano ad essere tanti, ecco che abbiamo più probabilità di trovarli in ogni cassetto che andiamo ad aprire. E arriverà il momento in cui la casa crollerà. La sola e più importante medicina che può evitare che accada tutto questo è l’entusiasmo.

uid_14864f2101c.650.340

L’entusiasmo per la vita, l’entusiasmo per ogni minimo gesto, per ogni più piccola parola, in ogni pensiero, anche per… pulire un vaso, anche se non ne abbiamo voglia o se per noi non sta a significare proprio nulla. Deve significare e deve entusiasmarci. E’ un gesto che noi stiamo compiendo. E’ nostro. Lo stiamo creando noi e deve entusiasmarci. Non permettiamo a degli obblighi di rovinarci il dono più bello che abbiamo ricevuto. Non permettiamo a ciò che non vorremmo nemmeno provare, di governare la nostra esistenza e in malo modo per giunta. Persino durante un’accesa litigata metteteci entusiasmo. Niente odio, niente rancore, niente astio padre della voglia di vendetta. Niente malignità a sobbollire in voi nelle vostre viscere. Urlate, sfogatevi, dite tutto ciò che vi passa nella testa ma è quello che provate dentro che conta. Gridate forte ma con entusiasmo. E l’entusiasmo non è solo sinonimo di gioia. Se siete arrabbiati con qualcuno, capisco bene che in quel momento non vi andrà di farvi vedere allegri e sorridenti ma l’entusiasmo dovrà vivere acceso dentro di voi a prescindere. Il termine “entusiasmo” deriva dal greco antico enthusiasmòs, ed è formato dai due vocaboli: en ossia in e theos ossia Dio (visto come forza universale, come TUTTO). Letteralmente quindi si potrebbe tradurre in “con Dio dentro di sé“.

entusiasmo

Con in voi la divinità che vi appartiene, la forza, la potenza, l’onnipotenza che spesso non riconoscete. La divinità delle forze dell’Universo, della vostra stessa vita. Nulla di religioso ma solo ed esclusivmente… di vitale. “L’entusiasmo è la grandezza dell’uomo, è il passaggio dall’umano al Divino”, affermava Ralph Waldo Emerson. Ciò che vi ritornerà sarà entusiasmo! Ciò che uscirà dai vostri cassetti, sarà entusiasmo. Qualsiasi decida di aprirsi. Avete emanato entusiasmo, vi tornerà entusiasmo, è molto semplice come regola. Può essere dura da mettere in pratica ma sinceramente penso che a volte, ci voglia solo un po’ di allenamento e buona abitudine. Non parliamo poi di quello che l’entusiasmo riesce a farci fare e ottenere. E’ una tale potenza, ha un’influenza così immensa che nemmeno si può capire quanto sia grande. Con l’entusiasmo, ogni cosa che desideriamo avviene. Ferdinand Foch, Generale d’Artiglieria, considerato ancora oggi uno dei teorici più preparati dell’Esercito Francese tra l’800 e il ‘900, lo sottolineo perchè trattasi quindi di un uomo che ben s’intendeva di strategie di guerra e “strumenti bellici” diceva – L’arma più potente sulla terra è l’animo umano in preda all’entusiasmo -. E aveva ragione. Entusiasmatevi. Sempre.

Prosit!

Photo riza.it – imagui.com – clubmilano.net – coltivarefacile.it – ivanasiena.blogspot.com

Esprimi un desiderio…

Quando ero una bimbetta, e poi anche da ragazzina, avevo un sistema tutto mio per esprimere e chiedere all’Universo che si avverassero i miei desideri. Prendevo dei pezzetti di carta, ci scrivevo sopra la richiesta, e poi durante la stagione invernale buttavo il mio foglietto nella stufa oppure, ci davo fuoco, fuori sul terrazzo o in bagno nel lavandino, sotto l’occhio vigile di mamma fintanto che non divenni in grado di compiere questa operazione da sola.

iconfronti.it

Non ero una piromane, avevo escogitato questo mezzo in quanto, mi dava l’idea che, quel mio desiderio, quelle mie parole scritte, trasformatesi in fumo, salivano verso il cielo andandosi a mescolare con tutte le più piccole particelle universali e quindi, per forza di cose (ci aggiungevo anche una componente altamente scientifica), sarebbero diventate un tutt’uno con loro e “ascoltate”. E quindi apprese.

Hubble_-_deep_space 579_stars_2

Erano per me i tempi di Guccini e della triste ma bellissima “Auschwitz” in quando adoravo ascoltare mio padre che suonava e cantava le canzoni di uno dei suoi cantautori preferiti. Non riuscivo ancora a comprendere del tutto il truce e crudele messaggio di quella poesia ma, alcuni versi, mi rimanevano stampati nella testa creando un senso ben preciso nella mia mente: passato per il camino e adesso sono nel vento….. è strano non riesco ancora a sorridere qui nel vento….. eppure siamo a milioni in polvere qui nel vento….. e ancora ci porta il vento….. Ma certo! Quelle povere anime ora non erano più carne e ossa ma, comunque, stavano continuando a vivere! Nel vento. Non sorridevano, ma erano a milioni… in quel vento. C’erano. La stessa cosa sarebbe accaduta ai miei desideri. Avrebbero continuato ad esistere. Non capivo ancora la precedente sofferenza di quelle persone, non conoscevo i forni e le camere a gas, mi si perdoni quindi quello che può essere preso come uno stupido paragone ma così non è. Era il ragionamento di una bimba. Erano persone decedute per un semplice processo naturale e passavano per il camino perché così faceva anche Babbo Natale. Quel camino, alias fumo per me, era come una porta d’accesso ad un’ambiente sconosciuto e misterioso che, solo avendo determinate caratteristiche, si poteva conoscere. Fatto sta, come spiegavo poc’anzi, io scrivevo, scrivevo e bruciavo, e bruciavo.

aladino-633x350

 

La cosa bella era che i miei desideri, la maggior parte delle volte (non proprio sempre e poi vi spiegherò il perché)… si esaudivano! Dapprima iniziai con richieste infantili e umili. Un giochino, fare pace con la mamma che avevo fatto arrabbiare, poter andare nel lettone dei genitori per addormentarmi, il panino con la Nutella che in casa mia era solo un miraggio… (tanto mamma oggi sa che la penso come lei) etc, etc… Poi, cresciutella, iniziarono le richieste, ad essere dedicate ai ragazzini carini che mi piacevano un sacco e alla scuola, contro le possibili interrogazioni a sorpresa dalle quali potevo essere colpita a tradimento con quel maledettissimo metodo del – Tiriamo a sorte ragazzi! -.

come-affrontare-uninterrogazione-scolastica_1f807b57c83f6b55506a5c54661dbbff

Non amavo passare le ore sui libri e detestavo la matematica che oggi invece apprezzo e m’incuriosisce molto quindi, date tempo ai vostri figli. Ero la classica ragazza “intelligente che non si applica”. Non sono mai stata una secchiona ma me la sono sempre cavata bene. Forse… anche grazie ai miei bigliettini di carta. Vedete, oggi, so benissimo che il foglietto in realtà non c’entrava nulla. A far accadere ciò che richiedevo, tramite una specie di legge di attrazione, era semplicemente l’energia e, soprattutto, la veridicità che io sentivo per quella mia azione. Per me era un vero rito. M’impegnavo a scrivere quelle parole e mi impegnavo poi a dar loro fuoco. Non era una cosa così, tanto per fare.

fuoco

Le bruciavo con la mia pancia, con il mio cuore e le buttavo sulla carta piene d’emozione. Più di una preghiera. Avevo la pelle d’oca, le farfalle nello stomaco. Poi ringraziavo, guardando le fiamme, e accompagnavo con dolci parole quel fumo grigio che iniziava a salire attorcigliandosi su se stesso e formando piccoli arabeschi azzurrognoli nell’aria. L’odore di bruciato mi entrava nelle narici e, curioso, andava fin dentro ai polmoni. Quelle scritte erano anche dentro di me oltre che fuori. Un tutt’uno vero e proprio. Oggi scrivo ancora, a modo mio, e ancora ascolto Auschwitz a modo mio, ma non brucio più nulla. Ho capito che basta emozionarsi. Esattamente. Se una cosa viene richiesta con l’emozione si avvera. Non con la voce, non con la penna, non con il pensiero… con l’emozione. Non è che si avvera…, è che siamo noi stessi ad innescare il meccanismo di creazione della cosa che stiamo dicendo. DICENDO e non CHIEDENDO. Essa inizierà, in un modo o nell’altro a prendere vita ma, solo ed esclusivamente attraverso l’emozione. Ma esiste un però, ossia che: l’Universo potrebbe non darci subito ciò che vogliamo. Prima ci darà ciò di cui abbiamo bisogno per arrivare poi ad ottenere ciò che desideriamo. Mi spiego meglio in quanto può sembrare un paradosso. Se io esprimo il desiderio di poter avere tanti soldi (con l’emozione!), immediatamente le forze universali si muoveranno per portarmi quello che voglio. Gira, gira, in un modo o nell’altro, prima o poi riuscirò ad averli ma, quei soldi, non compariranno davanti a me con un “Puff!” all’improvviso, come si vede nei cartoni animati. L’Universo prima mi sottoporrà ad una specie di esame senza che nemmeno io me ne possa rendere conto. Potrà addirittura capitare che io perda il portafogli. Ma come? Proprio adesso che avevo chiesto più soldi, perdo anche quei pochi che avevo in tasca? Si. Si perché l’Universo non vuole che io abbia dei bisogni. Se io sento un “bisogno” significa che non mi considero energia divina e universale in quanto, se così fosse, non avrei bisogno proprio di nulla! L’Universo allora prima farà si che io elimini il bisogno che sento dentro di me, dopodichè mi arriveranno automaticamente i soldi che volevo. Arriveranno perché non devo soddisfare un bisogno. Li voglio e basta. L’Universo non è buonista e se non riusciamo a capire questo passaggio, i soldi non arriveranno o meglio, arriveranno ma non li potremmo avere. Ci hanno insegnato a chiedere quando avevamo bisogno e non a chiedere solo per il gusto di chiedere. Saremmo passati per egoisti, maleducati e pretenziosi. Avremmo dovuto invece supplicare e inginocchiarci anche solo per poter sfamare un figlio. Ma l’Universo non ragiona così. Perché prima vi ho detto che alcuni desideri non mi si avveravano? Perché li chiedevo con la paura! Sprigionando un timore. Parliamo delle famose interrogazioni a sorpresa. Io non chiedevo (ai tempi ero giovincella e quindi “chiedevo” non “dicevo”), perché semplicemente non volevo essere interrogata, io lo chiedevo perché non avevo studiato e avevo paura della professoressa e avevo paura del suo voto e di conseguenza della reazione dei miei genitori, castighi e via discorrendo. Tutte ansie e catastrofi dentro di me che dovevo eliminare! Al di là dello studiare o non studiare una lezione. L’Universo voleva che io vivessi serenamente senza timori. Uno spirito libero e divino. “Che soldi, che interrogazioni, che sgridate….! Nel mio mondo non esistono queste cose”, dice l’Universo. Nel nostro invece si, ma grazie all’emozione potremmo vivere in modo diverso. L’emozione… quella deve rimanere inviolata, ed essere come vuole lui. L’emozione non può togliercela nessuno, hanno forse provato a spegnerla, ma c’è. Capitava così che, l’indomani, come una sorta di punizione, mi sentivo dire tra il vociare e il sospirare dei miei compagni di classe – Meg… interrogata -. Porca miseria! Il mio rito non aveva funzionato. Aveva funzionato benissimo invece e l’Universo mi aveva ascoltata. “Bene”, mi diceva “non vuoi essere interrogata domani? Perché? Perché hai paura? E allora ciò che riceverai da me sarà paura”. L’esaudirsi ossia, di ciò che hai espresso. Non perché egli sia vendicativo, semplicemente mi stava dando ciò che io avevo emanato. Un riflesso. Quando invece chiedevo le cose con gioia, ricevevo gioia e la gioia mi permetteva di prendere di conseguenza tutto ciò che volevo. Bisogna abbandonare il bisogno, scusate il gioco di parole, se vogliamo che si avveri la nostra affermazione. Senza il bisogno, rimane lo spazio per la Meraviglia.

Prosit!

photo aforismario-blog.blogspot.com – iconfronti.it – key4biz.itassetprotection – liberamente.com – vivalascuola.studenti.it

La Vera Risata – Diffidare dalle Imitazioni

Questo articolo lo scrivo per spezzare una lancia a mio favore… ah! ah! ah! Ecco, dovete sapere che una caratteristica che mi contraddistingue è sicuramente la risata. La mia risata. Ehm… avete presente la risata famosissima della Carrà? raffaella-carrà-620x300

Bene, la sua è niente a confronto della mia. La mia risata è SGUAIATA. Si. Ogni volta che rido, se rido davvero, un “Hua! Hua! Huuuuuaaaaaaa!” forte e prorompente, echeggia per tutta la casa fuoriuscendo dalle finestre e andando a zonzo per il paese. La conoscono tutti infatti. Ma oggi, tutto questo, lo affermo con orgoglio. Tant’è che, chi mi trova da dire su come rido, in realtà lo fa ridendo a sua volta quindi, la mia risata è anche spesso contagiosa. Praticamente faccio del bene all’umanità! Perché, cari amici, dovete sapere che la vera risata, quella sincera, quella che esce dalla pancia, è SGUAIATA. Punto. Che la nostra cortesia e il nostro bon ton non lo accettino è una cosa, ma la natura vuole ben altro.

The Treasure of the Sierra Madre (1948) DVRip (SiRiUs sHaRe) CD2[(081129)23-09-10]

Anche gli sbadigli, gli starnuti, le soffiate di naso, i colpi di tosse sono indelicati. Siamo noi che li modifichiamo trattenendoli o mascherandoli per educazione ma, in realtà, sono tutte espressioni del nostro corpo naturali, delle quali non dovremmo preoccuparci. Pensate agli animali o meglio ancora ai bimbi, prima che i nostri divieti gli impediscano di essere se stessi. Scarichiamo come App dai telefonini le risate esilaranti di un neonato per metterle come suoneria ma ci vergogniamo a pronunciare la nostra una volta adulti.

bambino_che_ride

Ebbene, la vera risata è sguaiata. Diffidate quindi dalle imitazioni. Da quelle persone che ridono in modo educato e perbene o emettono un “a… a… a…” senza alcuna aspirazione. In realtà non stanno assolutamente ridendo, stanno “fingendo”. Non condanniamoli, il loro scopo è buono, vogliono in fondo farci credere che ciò che abbiamo detto è a loro piaciuto oppure ancora, e di questo mi spiace, molte volte non trovano motivi per poter ridere in questa vita. Vorrebbero ma non ci riescono. La vera risata è potente, esce dal nostro interno con forza, le nostre corde vocali vibrano impazzite e si allargano per farla uscire. A volte invece non permette ad alcun suono di evadere e il viso ci si stropiccia così tanto da far uscire le lacrime dagli occhi… e manca il respiro. Non è possibile contenerla o modificarla ma, ci siamo allenati per farlo. E ci siamo riusciti. Perché così ha deciso il Galateo. – Il riso abbonda sulla bocca degli sciocchi -… giusto? Ma insomma! Ridere vuol dire curarsi e curare. Vuol dire guarire! Lo dice anche Jacopo Fo nel suo libro “Guarire Ridendo” – E’ ormai scientificamente provato: le persone incazzose e pessimiste muoiono come mosche. Ridere, invece, fa bene. Ridere è liberatorio, afrodisiaco, antibiotico, antistaminico, ricostituente, esaltante, piacevole e intelligente. Una medicina senza effetti collaterali -. Lo dicono tutti ormai: medici, scienziati, filosofi. Lo dico io. E così, rido come voglio. – Ridere fa bene! – si sente dire. Ma soffochiamo al tempo stesso la nostra risata. E allora che senso ha? Se il dottore vi dicesse di prendere 15 ml di sciroppo al giorno, voi ne prendereste solo 5 ml? Non credo proprio, per cui, dovreste non dimezzare nemmeno la vostra risata soprattutto se volete ottenere tutto il suo beneficio. Detto questo, non potete più trovarmi da dire per come rido, anzi, dovreste imitarmi e, ad affermarlo, sono studi recenti di ogni medicina e ogni filosofia, ecco! Pensate che, Frédéric Saldmann, cardiologo e nutrizionista francese, consiglia di ridere persino per finta. Già. Quando siete tristi e giù di morale sorridete e ridete senza alcun motivo (anche se vi sentirete degli sciocchi a farlo). Perchè? Perchè il vostro cervello registrerà il riso e automaticamente la vostra ragione vi allevierà dal malessere. Vi sembrerà che quella brutta situazione sia meno difficile, meno spaventosa, meno dolorosa. Spesso il nostro cervello ci inganna, a volte dobbiamo essere noi a ingannare lui per stare meglio. Ma la mia risata invece è vera, quella non inganna nessuno e ci tengo a ripeterlo! Non mi rimane altro che augurare a tutti voi sane risate e, se ancora non siete bravi come me, d’imparare a ridere!

Prosit!

photo suhurmash.blogspot.com – donna.nanopress.it – bubinoblog.altervista.it – ciaosilvia.forumfree.it

Perché Pregare non vuol dir Pregare…

…nel senso che pregare non significa solo quello che ci ha insegnato la nostra religione, qualunque essa sia. Se io vi dico di pregare e siete dei cattolici, vi verrà subito in mente il “Padre Nostro” o l’”Ave Maria” o, ancora, “esprimere una specie di desiderio”, ma non è quello che s’intende nel più viscerale termine della parola.

MEDION DIGITAL CAMERA

Con tutto il rispetto per le preghiere inventate nei secoli dei secoli e imparate a memoria, degne di essere nominate poesie, che ci permettono di rivolgerci direttamente a colui in cui poniamo la nostra fede, pregare significa rivolgere un nostro pensiero a qualcosa di più grande di noi che non deve per forza avere un nome. Non deve assolutamente essere una figura immaginaria o appartenere ad una religione. La preghiera è un linguaggio universale ( come l’amore – è amore ) che porta la nostra richiesta dentro alle forze dell’Universo, dentro a delle energie in grado di ascoltarci e aiutarci. Chiunque sa che, per pregare, non è necessario elencare una serie di termini imparati a memoria ma è possibile semplicemente descrivere, con le proprie parole, l’avvenimento che ci imprigiona. Non è solo questo però. Significa credere veramente in ciò che vorremmo, in ciò che ci risanerebbe l’anima. Crederlo dal nostro più profondo. Dalla pancia e non dalla mente. Crederlo e non sperarlo. Credere non Chiedere. Non bisogna avere solo la vaga speranza o, ancor di più, non dobbiamo temere, come ci hanno insegnato, di non meritarci eventualmente l’esaudirsi della nostra richiesta. Fuori da una sala operatoria, il credente si rivolge al suo Signore chiedendo di compiere il miracolo. L’ateo, si rivolge col pensiero al medico, sperando che riesca a fare bene il suo lavoro. Ebbene, ognuno dei due, sta in qualche modo pregando come meglio crede, come sa, verso chi pone la sua fiducia. Ma nessuno dei due sta aprendo la sua energia, nessuno dei due sta divinizzando il suo essere, quello umano. Nessuno dei due si sta “incorporando” in Dio. Salvatore Brizzi, esperto di alchimia trasformativa, nel suo manuale “Risvegliare la macchina biologica per utilizzarla come strumento magico” che consiglio a tutti di leggere, spiega come la preghiera sia un vero mezzo curativo dal potere enorme. Afferma che la preghiera autentica non consiste nel chiedere a Dio ciò di cui crediamo o sappiamo in quel momento di avere bisogno ma, nel trasformarci interiormente, nell’elevare la nostra coscienza fino a identificarci con la coscienza stessa di Dio. Johann Georg Gichtel, mistico tedesco, afferma persino questo – Pregare rettamente non consiste nel pronunciare delle parole ma nell’inabissare lo spirito o la volontà dell’anima in Dio -. 314unicamenteluce.eu

Ora, per comprendere meglio, dobbiamo fare però un passo indietro e capire chi è Dio (così per lo meno lo si chiama) per chi non crede abbia barba bianca e tanti, tanti anni. Dio è il tutto. Non solo perciò un’entità superiore dotata di potenza straordinaria variamente denominata e significata nelle diverse culture religiose. Dio è lo spazio, è un gattino, è un albero, è l’aria, è la galassia, è il ciottolo di fiume, è il caos, è la pace, è un chicco di riso. Ma soprattutto è l’energia. L’insieme di forze energetiche che permettono la vita. Dio è vita. L’uomo è vita. L’uomo è Dio. Una parte di esso. Un Essere Divino. L’essere umano è Dio. Pregare per innalzarsi ad essere Dio a comportarci come tale, con la nostra potenza che hanno per anni inibito e minato. – Mai potersi mettere al cospetto di Dio -. Ci dicevano, ci dicono. Perché invece Dio è, secondo me, anche per gli atei? Perché non è la figura di una religione. L’ateo è Dio. Ma nessuno lo ha mai detto. Siamo un insieme di cellule che formano un’immensa divinità. Noi siamo Dio e abbiamo anche noi un potere immenso, il potere della nostra energia. piazzadellenotizie.it

” Siamo onde dello stesso mare, foglie dello stesso albero, fiori dello stesso giardino ” (Cit.). Così come un corpo è formato da tante cellule, l’universo è formato da tante cellule. Madre Teresa di Calcutta, conosciuta per essere una grande religiosa e soprattutto credente, diceva – …perché io vedo Dio in ogni sua manifestazione -. Si. Anche nelle guerre, negli omicidi, nella morte, c’è Dio. In ciò che alcuni non accettano, in ciò che alcuni invece compiono. Perché noi siamo Dio. La preghiera quindi è una fantastica medicina. È un innalzamento di noi stessi. E’ un riconoscere la nostra divinità, la nostra potenza. Per cui pregate. Senza chiese, senza templi, senza speranze. Senza parole… pregate con l’anima. Pregate e basta. Siate ciò che siete in realtà. Una parte di Dio. Siate ciò che Dio vorrebbe. Fate parte di lui. Questo, per me, significa pregare.

Prosit!

photo loschermo.it – 314unicamenteluce.eu – piazzadellenotizie.it

I nostri piccoli Pronostici quotidiani

Avviatevi a leggere questo post con la giusta dose di sincerità. Quante volte vi capita di pensare a qualcosa che vorreste fare o che sta per accadere e dargli già un esito negativo o, quantomeno preoccupante? Pare quasi impossibile possa andare tutto semplicemente bene, alla perfezione! Molto spesso, anche se alcuni diranno che non è vero, si tende invece ad infilare dietro ad ogni aspettativa anche un pò di inquietudine. Sarebbe altrimenti come non dare il giusto peso alla situazione e… prendere la vita troppo alla leggera. La preoccupazione fa parte di noi, ce l’hanno insegnata, ce l’hanno inculcata fin da bambini dicendoci, giustamente, di guardare bene prima di attraversare la strada altrimenti un’auto avrebbe potuto ucciderci. Ecco, chiamando all’appello le mie amatissime sfumature di grigio le quali, che E. L. James non me ne voglia ma sono ben più di 50, vi posso assicurare che dalla probabile auto assassina siamo andati un pò troppo oltre molto spesso sobbarcandoci persino la negatività e l’ansia delle altre persone a noi vicine: madre, padre, compagna/o, amica/o, paziente, etc… La televisione insegna a preoccuparci, la scuola, la società. fastweb.itViviamo costantemente in un’atmosfera nella quale vaga una vocina che dice “attento… se non fai così, le cose andranno male! Attento… se fai così, le cose potrebbero andar male comunque!”. Attento! Attento! Attento! Il suono di questa parola è ben diversa da altre. Provate a pronunciare ad alta voce e con il giusto tono questo termine e poi, provate invece ad esclamare “Evviva!”. Notate la differenza? Adesso, sottovoce, quasi cullandovi, provate a sussurrare a voi stessi, dolcemente “Va tutto bene…”. Ancora differenza. Questo per farvi capire come cambiano le nostre sensazioni a seconda di cosa sentiamo, di cosa proviamo. Ma soprattutto di cosa noi stessi pensiamo. Vivendo una vita avvolti da parole che segnalano pericolo, capirete bene come sia impossibile ottenere una serena esistenza. Perciò, dobbiamo fare noi un pò di sforzo. Roberto Benigni una volta disse: – Smettila di pensare a cosa potrebbe andare male, inizia a pensare a cosa potrebbe andare bene – e trovo quest’affermazione esatta. Troppe poche volte immaginiamo il risultato dell’azione che sta avvenendo come positivo. Se aspettiamo un voto dal professore, se aspettiamo una diagnosi dal medico, se aspettiamo una telefonata, se aspettiamo l’ok per un nuovo lavoro, in realtà speriamo. Speriamo di ottenere ciò che ci farebbe piacere. Speranza però non è sinonimo di certezza e, il lasso di tempo che intercorre tra l’azione e la risposta, diventa ansia. Un’ansia che rovina le nostre cellule, le nostre emozioni, il nostro esistere. Tempo fa lessi una bella frase sul web che oggi vorrei analizzare con voi in due punti. La citazione in questione è:

svegliatevi ogni giorno con la speranza che qualcosa di meraviglioso possa accadere (cit.)

Il primo punto da affrontare è quella parolina – speranza – che sta nel mezzo, molto bella ma che io sostituirei con – certezza -. Riprovate a leggerla sostituendo i due termini. Cambia vero?

Il secondo punto è il suo significato. Ora ditemi, quante volte aprite gli occhi al mattino e immaginate, quasi per gioco, a cosa di bellissimo, di stupendo, potrebbe capitarvi durante quella giornata che state per vivere? Oserei dire quasi mai. Non occorrerà capire cosa accadrà ma basterà pensare che qualcosa accadrà.  A volte, siamo talmente condizionati dalla nostra morale che non osiamo nemmeno pensarle certe cose! Nel momento stesso in cui idealizziamo un esito positivo ci saltano subito alcuni famosi proverbi alla mente che ci dicevano da bimbi per insegnarci a vivere nell’umiltà e nell’inibizione:

1- Attento che più cadi dall’alto più ti fai male

2- Ride bene chi ride ultimo

3- Non c’è rosa senza spine

4- Non cantar vittoria troppo presto

5- Rimani con i piedi per terra

6- Chi si loda s’imbroda

Tutti modi di dire giusti e utili ma non facciamone il condimento della nostra vita! Impariamo a osare, ad andare oltre. A credere che è possibile. Altrimenti il messaggio che arriva è “fai attenzione, non illuderti, vacci piano… la vita non è sempre rosa e fiori!”. Nel cercare di essere certi che la risposta sarà positiva e sarà quella che vogliamo, subentra l’angoscia. Stiamo aspettando la risposta da un cliente importante e proviamo a dire: – Sicuramente sarà SI! -. Ecco che all’improvviso iniziano a sorgere i dubbi ai quali ci siamo sempre trattenuti e ci riferiscono di non stare così tranquilli. E, guarda caso… il cliente risponde di NO! Penso che la paura, Jack Fifa, come simpaticamente la chiamava Rocky Balboa, debba essere una nostra cara amica da interpellare solo al momento del bisogno. E’ colei che ci vieta di farci del male, c’impedisce di sbagliare, ci aiuta a provare quantomeno, minor dolore. E’ un’emozione come le altre ma dobbiamo trasformarla in emozione sana. Non deve vivere aggrappata a noi, quotidianamente, avviluppandoci la testa e soprattutto il cuore.ilsoledinverno.altervista.org Lasciatevi andare e pensate positivo, senza timore, senza vergogna. Accadrà in voi stessi, non dovrete rendere conto a nessuno.

Prosit!

photo fastweb.it – ilsoledinverno.altervista.org

La Paura – la più grande portatrice di malessere

“…la paura genera la tensione muscolare, la tensione muscolare genera il dolore. La tranquillità mentale porta la calma e il rilassamento fisico impedisce l’estendersi del dolore”. (Fenger Drend Strup)

Un giorno un saggio che stava recandosi in pellegrinaggio in un piccolo villaggio dell’India, incontrò sulla sua strada il signor Colera. Il saggio gli chiese dove stesse andando così di buon’ora e il signor Colera gli spiegò di aver ricevuto il mandato  di prelevare 500 anime dalla Terra. – Dal momento che il pellegrinaggio è molto affollato e le condizioni igieniche lasceranno a desiderare è il posto ideale per compiere la mia missione! -. Quando il saggio fu di ritorno dal pellegrinaggio, pensò tuttavia che il signor Colera gli avesse mentito giacchè invece di 500 anime, come gli aveva detto, ne aveva prelevato 1.500. pensò – Ah! Se lo rivedo quello là! -. Fu in quell’istante che incontrò nuovamente il signor Colera. Gli chiese allora – Ebbene, e gli altri 1.000? -. Il signor Colera si affrettò a rispondere – C’era, al pellegrinaggio, anche il signor Paura: gli altri 1.000 se li è portati via lui -.

tratto da Metamedicina – Ogni Sintomo è un Messaggio di Claudia Rainville

Questa parabola sta ad indicare come spesso è più la paura della malattia che non la malattia stessa a crearci seri problemi. l-uomo-nell-ombra-1-

Come spiega all’inizio di questo post Strup, la paura, senza che neanche ce ne accorgiamo, contrae i nostri muscoli creando una tensione totale. La rigidità di tale situazione porta così al dolore che non è solo un dolore muscolare ma può trasformarsi in una vera e propria malattia. Molte persone hanno paura di prendersi delle malattie e volenti o nolenti stanno costantemente male. Alcuni invece si spaventano per la malattia stessa propagando così la sua potenza anzichè annientarla. Questo accade anche per una questione di sintonizzazione con le onde energetiche. Come diceva lo stesso Einstein: – Tutto è energia e questo è tutto quello che esiste. Sintonizzati alla frequenza della realtà che desideri e non potrai fare a meno di ottenere quella realtà. Non c’è altra via. Questa non è Filosofia, questa è Fisica -. Stessa cosa vale al contrario se ci sintonizziamo su onde che possono portarci il malessere. Che possono semplicemente far prendere vita a quel malessere che noi, in realtà, abbiamo voluto/cercato. E’ davvero un discorso profondo ma la maggior parte delle discipline che studiano questo fenomeno sono concordi nel dire che ogni sintomo è in realtà un messaggio e, la malattia, quando arriva, (ossia quando noi la creiamo) arriva per spiegarci un pò di cose. Bisognerebbe solo imparare a leggerla, ad interpretarla. Ecco perchè in questo caso, sempre secondo Sturp, l’ignoranza è dannosa. L’ignoranza del vero termine di ignorare, non conoscere. E così facendo, spaventandoci e arrabbiandoci, peggioriamo solo la situazione. Avere quella che noi chiamiamo una “malattia”, ma che altri invece chiamano “mutamento” o “rinnovamento” non è una cosa piacevole. Si soffre. Ma una delle cose più belle che mi è capitato di leggere durante i miei studi anche se ahimè, non ne ricordo l’autore, è che così come dentro di noi siamo riusciti a creare il fenomeno dell’ammalarsi, altrettanto potremmo creare quello della guarigione (cit.). Forse però, in questo modo, sto uscendo un pò fuori dalle righe. Il discorso era iniziato parlando della Paura. La Paura che intacca i nostri Reni, come vi ho già tante volte detto, che sono la sede della nostra Energia Vitale. Che sono strettamente legati e collegati al Cuore. La Paura del vivere: del non essere sufficientemente amati, della solitudine, del perdere ciò che di bello abbiamo, del non farcela nella vita e via discorrendo. Paure inconsce. Ma come liberarsi da loro? Vi riporto qui di seguito una bella lettura, soprattutto utile che vi consiglio di leggere come primo “esercizio”:

http://www.disinformazione.it/paure.htm

L’avete trovata interessante? Mi auguro di si. Ora non vi resta che mettere in pratica ciò che avete letto. Sicuramente “guarire” costa fatica ma non immaginate quante energie sprecate giorno dopo giorno, avendo Paura e inconsciamente cercando di combatterla. Le cellule del nostro corpo, si trasformano a causa dei nostri pensieri, dei nostri sentimenti e delle nostre emozioni. Se queste sensazioni sono negative esse risponderanno di conseguenza e inizierà il processo di malattia/rinnovamento. Se le sensazioni sono positive, le nostre cellule saranno in piena salute. Buon proseguimento quindi e…

Prosit!

photo link4fb.it