Ecco perché l’entusiasmo è nell’andare e non nell’arrivare

Una delle mie più grandi passioni, oltre a quella di scrivere, è scoprire le bellezze della montagna. Amo l’escursionismo e amo conoscere la lingua che la montagna parla attraverso le sue manifestazioni: piante, fiori, situazioni, animali selvatici, i loro versi, mutamenti del clima e del paesaggio…

Ho sempre sentito grandi maestri spirituali pronunciare la frase – Non è importante la meta ma il cammino – e sono d’accordo con loro ma vi posso assicurare che se non si vive questa sensazione anche in modo pratico e tangibile, sentendola sulla propria pelle, non se ne percepisce la profondità.

Come percorso si intende l’elevazione della propria persona, l’avvicinamento al divino, laddove, “essere divino” significa possedere in sé la potenzialità della totale gioia anche se la mente, con i suoi schemi e i suoi inganni, tende ad impedircelo. Possedere il seme dell’Entusiasmo ( en thèos dal greco – con Dio dentro).

Questo percorso alchemico, però, lo si può paragonare anche ad un qualsiasi cammino che, fisicamente, intraprendiamo e forse ne possiamo comprendere meglio il senso.

In un percorso spirituale verso la propria illuminazione si vivono gioie e dolori ma, sopra ogni cosa, si vive tanta fatica e tanta tenacia scoprendosi a volte più forti e più determinati di quello che si credeva essere (questo è già un argomento principale che l’arrivo non regala).

Si è più propensi a dire che l’arrivo, la meta, sia il vero punto magico, quello dell’estasi, quello del riposo, quello del – Sono arrivato, ho ottenuto ciò che volevo e ora non devo fare più nulla -. Non è così. È sicuramente una tappa fondamentale, sacra e da onorare.

Ora i daimon sono angelus e tu propaghi magia. Vivi nella luce ma se ti soffermi un attimo a pensare a dove realmente eri vivo e a quanto amore c’era è stato sicuramente nel viaggio. Innanzi tutto non si “arriva” mai ma non è solo questo.

Camminando per un sentiero non ci sono solo eventi meravigliosi, così come non ci sono eventi meravigliosi nel vivere una trasmutazione alchemica verso il Sé Superior. Il tutto è intriso di emozioni ma non soltanto positive.

Secondo l’escursione, o il trekking che si effettua, possono esserci: stanchezza, piedi dolenti, vesciche, spaventi, rischi, cadute, tutte cose che sottolineano il sacrificio.

Al contrario, però, ci sono anche tante cose stupende come: l’attesa, la sorpresa, il paesaggio, i colori, il mutamento della natura, gli spazi senza fine, il senso di libertà, i suoni, l’avvenimento creato da quel determinato animale, etc…

Metti la maglia che fa freddo, togli la maglia che fa caldo, indossa l’impermeabile che piove, metti il cappello che è uscito i sole! Continua a paragonare tutto questo ad un lavoro di trasmutazione alchemica.

Guarda quante cose ti trovi nel tuo bagaglio! Tutte cose vissute durante il viaggio. Quando arriverai sarà il viaggio a persistere nel tuo cuore. Sarà lui il tuo ricordo più forte. Sarà lui che racconterai. L’arrivo è lo “stop”. La fine. Il viaggio è tutto un susseguirsi di – Chissà cosa accade ora? Cosa vivrò? Oh! Guarda! E lasciati raccontare quanta fatica sto facendo -.

Hai presente quando hai tanta voglia di ottenere un qualcosa? Quando poi la ottieni, l’hai ottenuta e basta. Ahimè, succede anche con le persone questo. Non è sbagliato volere una cosa e ottenerla, ci mancherebbe, ma il tafferuglio interno, della voglia e della speranza verso di lei, esiste solo quando la si brama.

Quando mi capita di raccontare a qualcuno quella mia particolare escursione domenicale racconto sempre il viaggio. Il punto d’arrivo è solo un dettaglio per spiegare dove mi sono recata ma le paure, le risa, lo stupore, l’emozione, la gioia, la preoccupazione… tutto questo si vive percorrendo.

L’arrivo ti dona soddisfazione. Che bello poter dire – Ce l’ho fatta! Sono stata brava! – ma perché ce l’ho fatta? Perché sono stata brava? Perché ho vissuto e, di conseguenza, superato: il viaggio.

Il cammino ti riempie. E non dimenticherai mai quei passi.

Con questo articolo mi preme anche farti capire che il viaggio, con tutte le sue difficoltà, non deve impedirti di andare avanti. Cerca se puoi di non lasciarti abbattere dalle angosce, dai timori e dai fastidi. Vai avanti.

L’arrivo, anche se è la meta finale, ti sta aspettando e credimi se ti dico che è bello.

Alcune immagini di questo articolo sono di Andrea Biondo appassionato fotografo di natura andreabiondo.wordpress.com

Prosit!

Facciamo del bene con tanto odio

GIUSTIZIERI DELLA VITA

Vengo spesso a conoscenza di eventi realizzati da persone che si muovono per pulire l’ambiente o per salvare animali e bambini ma, molte volte, rimango un po’ dispiaciuta dall’odio che permea quelli che sono nobili gesti. Perché sì, sono nobili. Egregi. Bellissimi. Queste persone meritano molto, svolgono atti pieni d’amore e si rendono utili per il pianeta, per tutte le sue creature e per il resto dell’umanità ma… quando invece si nutrono di emozioni particolarmente negative e le emanano, mi chiedo, l’amore dov’è?

Poco tempo fa, nella zona in cui vivo e in tutta la provincia, è iniziata la “pulizia delle spiagge” dove tanta gente si è adoperata a raccogliere rifiuti di ogni genere che altri, maleducatamente e senza il minimo rispetto, hanno gettato a terra. Fin qui tutto bene. Queste persone sono come angeli che hanno deciso di fare un lavoro che altri non fanno e meno male che esistono.

Il brutto (mio umile pensiero) arriva nel momento in cui, tra tanto splendore, leggo o sento frasi intrise di odio, giudizio, rabbia e persino violenza. La volgarità la fa spesso da padrona e con questo non intendo dire che io parlo come una principessa ma è il significato delle citazioni a stonare un po’ (tanto) con il loro gesto. Esempio – Questi mozziconi ve li infilerei su per il c@@@ accesi – oppure ancora – Dovete morire bastardi! -. Ohllalà…

Allora, so già che mi getterò addosso l’ira funesta dei “giustizieri della vita” ma, abbiate pazienza, potreste spiegarmi il nesso di tutto questo? Ossia, io cerco di svolgere un’operazione bella, con gioia e amore. Intrisa di gioia e amore. Nessuno mi costringe e non mi aspetto la riconoscenza di nessuno. Lo faccio perché lo trovo giusto e perché mi fa stare bene. Lo faccio perché farlo mi riempie d’amore. Lo faccio perché voglio vedere quel luogo più sano e pulito, non per augurare la morte o minacciare delle peggiori torture chi ha compiuto quello scempio.

I BAMBINI – SPUGNE IMBEVUTE D’AMORE

Ricordo quando da bambini, alle elementari, i maestri ci portavano a pulire parchi o spiagge come attività extra scolastica. Per noi era allegria pura. Facevamo a gara a chi riempiva più sacchi e avevamo il sorriso sulla faccia tutto il giorno. Per noi era una missione colma di meraviglia e felicità.

Erano gli anni ’80 e quante siringhe c’erano a terra! Ma eravamo educati e addestrati a svolgere il lavoro senza farci male. Nessun bambino si è mai permesso di proferir un minimo giudizio, ne tanto meno di augurare il male. Regnava unicamente e imperativamente l’Amore. Quello con la A maiuscola.

La frase più grave che si sentiva dire, anche questa ridendo, era – Maestro! Guarda! Bleah! Che schifo! – e l’altro bambino rispondeva – E allora guarda qui, io, cos’ho trovato! – e tutti si correva a vedere quel Sacro Graal dei rifiuti, facendo ancora a gara a chi trovava quello più schifoso e repellente tra tutti. Si rideva a squarciagola e si scherzava. Le sole minacce avvenivano tra di noi, laddove, per intimidire il compagno che voleva metter paura, lo si avvertiva che quella bottiglietta putrida gliela si sarebbe lanciata in testa, ma la maggior parte delle bottiglie diventavano in realtà palloni e, spesso, le femminucce dovevano redarguire i maschietti che diventavano famosi calciatori intenti a qualificarsi per la Champions League dimenticandosi il lavoro.

Insomma, c’era gioia. Gioia e basta.

UNA MISSIONE

Tra gli adulti cosa c’è? Odio, voglia di vendetta, collera, rancore, fastidio, dispiacere, schifo…

Io capisco, per carità, la bruttura dell’ingiustizia ma, purtroppo, covare queste emozioni non porta a nulla. Ma proprio a nulla. E soprattutto a nulla di buono. Avete presente quelle persone che manifestano per la pace con il manganello in mano? C’è un nesso? C’è coerenza?

Il fuoco si spegne con l’acqua non con dell’altro fuoco e il mio non vuole essere un discorso buonista. Penso solo che intrisi di odio si può ottenere solo altro odio. Questa, peraltro, è una funzione vibrazionale dimostrata persino scientificamente se si volesse fare i pignoli studiati. Ma non mi interessa ora toccare certi tasti.

Hanno pulito le spiagge di mezza Italia ma hanno postato (per la maggior parte) le foto dei sacchi pieni di rifiuti con tutti gli orribili commenti sotto. Hanno mostrato lo schifo, il loro sacrificio, il danno, il male. Il premio (?). Perché solo pochi hanno postato la spiaggia immacolata mostrando così bellezza? Per giorni e giorni, su tutti i social, non si è visto altro che merda e merda e merda… bello! Abbiamo riempito le memorie neuronali di immagini “stupende” devo dire! Ma… gli altri popoli che fanno questo ogni giorno, manifestano le stesse sensazioni?

Non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra – diceva un tizio molto tempo fa.

LE PAROLE CAMBIANO

Ci sono persone al mondo che passano la vita a pulire luoghi, e se non sono altri a pubblicizzare il loro lavoro nessuno saprebbe della loro esistenza e, mentre lo fanno, gli sorride il cuore. Se intervistati, si esprimono in modo completamente diverso dalla maggior parte della gente. Vibrano nell’ En Thèos (in Dio – Entusiasmo).

Un bambino che salva un animale ferito e torturato, si impegna unicamente ad accarezzarlo. Con il cuore colmo di dispiacere, sicuramente, si impegna però in quel momento a pensare a quella vittima e basta. A curarla con il suo En Thèos. Non ha tempo per criticare i suoi carnefici e neanche gli passa per la testa la – legge del taglione -. Si occupa di lui, dell’infondergli amore. Ed è lì che c’è amore.

Non parliamo poi di quelli che vogliono farti adottare un gatto. Vi riporto un messaggio letto veramente in rete:

Ho trovato questo gattino che qualche pezzo di m@@@@ ha chiuso in un sacchetto al quale auguro di morire lentamente e agonizzando. Ora sta bene, l’ho anche sverminato e curato. Lo affido solo a veri amanti animali con casa consona al tipo di animale: sbarre alle finestre, nessun bambino, nessun altro animale, controlli senza preavviso per accertarsi di come il gatto vive, gradita la dimostrazione del cibo che viene somministrato al micio. Chi interessato mi contatti in privato -.

Non aggiungo altro. Il mio articolo finisce qui approfittando dell’acume di qualcuno e “a buon intenditor…”. Potete trarre voi le conclusioni e chiedetevi, in questo messaggio, in ogni parola, dove sta l’amore. Cara signora, quel gatto, a quelle condizioni, non riuscirà mai a sistemarlo e mi spiace, profondamente,  che quella creatura debba stare con lei. Così l’ho detto. Tiè!

A volte, siate bambini. Sono l’anima del creato. Il mondo ha bisogno dei bambini, della loro leggerezza, del loro entusiasmo, della loro umiltà.

Prosit!

Prosit cosipergioco.it – latinapress.it – 01net.it – piuchepuoi.it – mysocialpet.it – energiacristica.canalblog.org – istitutosolaris.it – linealibera.info

Perché le manifestazioni di Madre Natura ci disturbano?

Le manifestazioni di Madre Natura, attraverso le quali ci parla e si mostra, sono tutte splendide. Accettate e amate soprattutto dagli animali. Per quanto riguarda noi esseri umani, invece, la cosa cambia. Spesso, e comprensibilmente, alcuni elementi naturali, alle volte, possono infastidirci. Sto parlando prevalentemente di: pioggia, vento e sole i più comuni e i più detestati.

Il fastidio lo si inizia a percepire quando queste rivelazioni cominciano a prolungarsi nel tempo e la nostra intolleranza può derivare da diversi motivi.

Dopo giorni e giorni di pioggia, si inizia a desiderare il sole. Ci si vuole “asciugare”, godere dell’aria aperta ma, all’incontrario, dopo troppo tempo di siccità, si vuole l’acqua. Come ripeto, sono ovvie considerazioni ma oggi vorrei parlare di cosa accade, dentro di noi, energeticamente, in correlazione al meteo del nostro Pianeta Terra.

Siamo un tutt’uno con lui, estremamente collegati e connessi. Noi siamo lui. Siamo la natura. Pertanto, le sue manifestazioni, sono le nostre. Ci appartengono.

Il fondamentale equilibrio – Se non abbiamo equilibrio nel nostro processo naturale e generale possiamo percepire malessere. Il fattore principale è il non sentirsi in armonia totale e in sintonia con la vita, con se stessi e con gli altri.

LA PIOGGIA

La pioggia è una ricchezza assoluta per la terra. E’ il suo sperma. E’ l’acqua che assieme alla luce solare crea la vita o ridona la vita mentre questa sta appassendo. Essa però riguarda anche la nostra acqua interna. L’acqua è per noi indice di tristezza, quando è in abbondanza, rappresentata dalle lacrime, dal muco, dalle secrezioni liquide del nostro corpo. Urinare troppo, sudare in modo eccessivo, sono tutti sintomi di tristezza. La tristezza, è una delle figlie maggiori della paura e infatti sappiamo che la paura ha sede nei reni, organi che filtrano la nostra acqua. Il sangue, rappresentazione della vita, è soprattutto acqua pur essendo considerato un tessuto connettivo. La pioggia del cielo e della terra che ci appartiene, è la nostra pioggia, ossia la nostra acqua. Quando non smette di scendere, non smette di mostrarsi, è come se ci riempisse, ci circondasse, ci accompagnasse giorno dopo giorno e, passato quel tot di tempo che varia da persona a persona, ci si sente sazi, anzi, in esubero. Non se ne vuole più. Tutta quell’acqua aumenta la nostra tristezza. Vorremmo liberarcene.

Qualcuno potrebbe notare che ci sono individui molto tristi che però amano la pioggia e vorrebbero piovesse sempre. E’ vero. Questo accade quando si trova in quella pioggia l’ambiente più favorevole, la culla migliore. Come una sorta di comfort-zone. Non si apprezza la pioggia i sé, i suoi benefici e quant’altro di bello essa porta ma quello che ci fa provare. L’atmosfera che crea. Ci permette di non uscire, di rintanarci, di osservare il mondo da un velo appannato e distorto dalle gocce; più scuro, umido, quasi stantio. Se si è chiusi e introversi si ama questa ambientazione che solo la pioggia può creare ma, tutto questo, che è assolutamente umano, non è da scambiare con l’entusiasmo vero e proprio nei confronti della pioggia o di qualsiasi altra manifestazione climatica che la si arriva a benedire per il suo esistere. Una benedizione che nasce dal nostro cuore, ricolmo di vera e pura gioia.

La pioggia batte, incessante, come – la lingua batte dove il dente duole -. Liberarsi dal rancore, che spesso neanche sappiamo di avere, è la cosa migliore per amare davvero la pioggia e trovarsi in comunione con lei.

IL VENTO

Il vento rappresenta i nostri pensieri e la nostra elettricità. Più siamo elettrici, energici, vigorosi, grintosi e nervosi e più il vento sarà visto come un nemico. Amplifica quell’impeto che già possediamo e con il quale affrontiamo la vita. Ne abbiamo già del nostro e abbiamo confusione dentro. Confusione mentale e emozionale governate prevalentemente dall’ansia. Si tratta di un’ansia subdola, non si mostra. Sembriamo forti, ferrei, imperativi e invece è proprio l’ansia ad amministrare le nostre riflessioni ingarbugliate. L’ansia verso il giudizio degli altri, verso decisioni da prendere, verso il futuro… La pre-occupazione fa parte di noi.

Il vento scompiglia ancora di più le cose nel nostro intimo e quindi inizia a darci fastidio. Se il vento ci infastidisce è perché siamo troppo autoritari, troppo schematici, troppo aggressivi. Di sicuro chi vive con la testa fra le nuvole ama molto di più il vento rispetto agli altri perché lo vede come uno strumento capace di trasportare i suoi sogni in tutto l’Universo.

Il vento è collegato allo scorrere dell’energia in noi e allo scorrere del nostro sangue. Quando questi elementi sono già di per loro prorompenti e troppo affaccendati, si sente il bisogno inconscio della calma o si arriva a sopportare, al massimo, una lieve brezza.

Anche chi è troppo pacato e apatico nell’animo sopporta malvolentieri il vento, il quale, vuole dargli una sferzata di energia per lui troppo drastica e violenta.

Il vento muove le nostre frequenze, siamo fonti di energia, siamo corpi elettromagnetici e emaniamo onde dopo averle generate. Certi scompigli, se manchiamo d’equilibrio in noi, possono risultare intolleranti.

IL SOLE

Il sole è la vita eppure, da molti, non è amato per niente. Il caldo che produce può addirittura far star male oltre che provocare fastidio e anche la sua luce, troppo forte, può essere una seccatura… e sì, che “secca”, inaridisce tutto.

A non amare il sole cocente sono le persone irose o che celano una rabbia completamente nascosta. Parlo di una rabbia potente. Il sole, ripeto, è la vita e la nostra vita, rappresentata come ho detto dal sangue, è mossa dal cuore, organo propulsore di questa fonte. Organo della passione e dell’amore. La passione può essere ardore e, quando è già tanto, non serve calore in più. Oppure può essere patimento e, in questo caso, l’entusiasmo solare può disturbare.

Il sole stanca, affievolisce gli impeti pur essendo gioia. Dona calma. Si cerca l’ombra per spegnere quel fuoco. Tutta la natura, durante le ore di sole più forte, si nasconde e riposa. E’ come se in quel momento passasse il Re e occorre lasciarlo fare, attendendo orari più disponibili per ricominciare le attività.

Colui che non si adegua energeticamente a queste frequenze patisce. Il suo cuore può subire accelerazioni o affanno, oppure calmarsi troppo, procurando un senso di affaticamento non previsto. Si perde idratazione e, senza quella, ci si sente spenti. Ogni nostra più minuscola cellula è composta dall’80% circa di acqua. Se già si è aridi, a livello emozionale oltre che fisico, ulteriore siccità non solo infastidisce ma la si detesta proprio.

IL METEO EMOZIONALE

Saper tradurre quello che manifestiamo attraverso Gaia penso sia importante per conoscerci. E’ come uno strumento in più che ci permette di capire in che stato è il nostro equilibrio. In teoria, anche se questo è quasi impossibile, ma lo dico al fine di spiegarmi, dovremmo poter amare sinceramente ogni manifestazione e anche il suo periodo di presenza. Al di là dei danni che può provocare, al di là di quello che può fare al pianeta. Mettendo un attimo da parte queste che sono delle conseguenze e osservando soltanto il principio primario dentro di noi, occorre vedere cosa scaturiscono nella nostra parte più intrinseca queste rivelazioni. Tutto il resto lo si potrà guardare, certamente, in un secondo momento ma il nostro benessere energetico può essere considerato anche qui.

Inoltre, allenarsi a guarire sotto questo aspetto e cioè equilibrare il movimento energetico in noi, ci aiuta anche ad amare di più queste condizioni climatiche e ad amarle veramente. In questo modo ci fortifichiamo e anziché patire, quando una di esse si presenta in modo continuativo e senza cessare, possiamo continuare a sentire gioia dentro di noi. A quel punto potremo desiderare che finisca, certo, ma in noi ci sarà comunque bellezza, ci sarà ammirazione, trasporto, e quindi emaneremo frequenze positive le quali non potranno che rimandarci felicità.

Prosit!

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Ti prego Mamma…

UN ACCORATO APPELLO PER EVITARE CASINI E DOLORI FUTURI

Ti prego mamma cerca di rendere tuo figlio sicuro di sé perché non sai, gli insicuri, che gran danno possono fare agli altri e a se stessi quando poi diventano adulti. Molto più degli invidiosi, degli aggressivi, degli egoisti, dei tristi… perché… quando una persona è insicura, è tutto questo messo assieme. Perché un insicuro indossa maschere per ogni occasione. Perché l’insicurezza è direttamente collegata alla paura e la paura è la madre di tutte le emozioni negative.

Ma vedi, qui non si parla di colui che ha paura a fare tutto, il classico “cagasotto” che emette timore da lontano. Qui si parla di colui che vive nell’insicurezza intrinseca ma senza tremare. Anzi, appare persino un personaggio da stimare assai.

Invece…

Ti prego mamma rendi tuo figlio sicuro o sarà un menzognero, un ingannatore, un traditore. Guarderà solo all’appagamento dei propri bisogni incurante dei sentimenti altrui.

Rendi tuo figlio sicuro o scappera’ senza avere il coraggio di risolvere le situazioni. Incolpera’ altri innocenti pur di uscire pulito dalle situazioni. Farà di testa sua, senza ascoltare, perché il credersi perfetto sarà la sua unica arma.

Rendi tuo figlio sicuro o sarà insoddisfatto costantemente della sua vita, invidiera’ gli altri e proverà rabbia e frustrazione. Vorrà tutto per sé perché tutto gli mancherà. E sarà sempre triste, molto triste.

Rendi tuo figlio sicuro o mollerà una donna solo quando ne avrà un’altra a portata di mano, o donne ne vorrà molte, come se fossero maglie da indossare. Conterà i soldi ogni minuto, con la speranza vana che si moltiplichino, avrà ansie e preoccupazioni inutili che gli bloccheranno il respiro.

Rendi tuo figlio sicuro o farà del male a chi gli vuole bene senza riuscire a provare del bene. Sarà vittima dell’accidia, della lussuria e dell’attaccamento. Si arrampichera’ sui vetri pur di aver ragione.

Rendi tuo figlio sicuro o sarà manipolato. Non piacerà a nessuno e avrà pochi amici. Sarà arrogante, presuntuoso, poco umile. Non disposto a scendere nel suo buio più scuro e risorgere.

Rendi tuo figlio sicuro o sfrutterà le persone, sarà un approfittatore e un incantatore. Non avrà autostima, si guarderà allo specchio e non si piacerà. Farà della sua mente il lato forte, senza comprendere che è il cuore a doversi aprire.

Rendi tuo figlio sicuro o non amerà la solitudine, non sarà mai un saggio, saprà ferire ma non curare. Non si assumerà le proprie responsabilità e sarà sempre un debole al cospetto di una persona che usa le emozioni.

Rendi tuo figlio sicuro o si preoccuperà più dell’apparenza che della sostanza. Preferirà la quantità alla qualità e dipendenze celate come il bisogno di essere visto.

Rendi tuo figlio sicuro o per stupirsi avrà necessità di qualcosa di grande. Non saprà amare la quotidianità e dovrà provare sciocchi brividi per sentirsi vivo.

Rendi tuo figlio sicuro se vuoi renderlo felice.

Non dargli serenità, l’acquisira’ da solo con la sicurezza.

Non dargli l’entusiasmo, lo acquisirà da solo con la sicurezza.

Non dargli la fede, l’acquisira’ da solo con la sicurezza.

Non insegnargli l’onestà, se è sicuro di sé non avrà bisogno di barare o manipolare.

La sicurezza gli permetterà di amarsi e di amare. Tutto il resto non conta.

Gli permetterà di comprendere che questa vita gli appartiene e ne è degno.

Gli permetterà di creare la sua migliore esistenza e ottenere ciò che più vuole realizzare.

Rendi tuo figlio sicuro, ti prego, se puoi.

Maschio o femmina che sia… fallo con – le palle -.

E ti prego papà, prova a fare la stessa cosa anche tu.

(Come? NON LASCIATE DA SOLO VOSTRO FIGLIO. TENETELO DA CONTO. ASCOLTATELO. PARLATE CON LUI. NON OPPRIMETELO. EQUILIBRIO. UNA VOSTRA EQUILIBRATA PRESENZA.)

Prosit!

photo uccronline.it

Dentro di Te

Prendi una foto di quando eri piccolo/a.

Guardala intensamente.

Guarda quel sorriso, magari a tre denti.

Guarda bene quegli occhi grandi e curiosi.

Guarda quei capelli, quelle gote, quel nasino.

Guarda quel viso, riconosciti.

Sei tu, ma la cosa più importante che devi comprendere è che: sei ancora tu.

Sì, anche se adesso i tuoi capelli sono grigi, anche se forse hai la barba o una fede al dito. Anche se passi la tua vita tra un aereo e un treno, o fai l’uncinetto.

Sei ancora tu.

Continua  a tenere in mano quella fotografia.

Quello che vedi lo sei ancora, è ancora dentro di te. Soffocato, nascosto, mascherato ma c’è.

E devi convincerti di quanto sto per dirti: è la cosa più bella, più grande, più forte e più importante che hai.

Difendila.

Proteggila con tutto/a te stesso/a.

Quella cosa lì è il tuo io bambino e non importa quanti anni tu ora hai, lui è ancora nel più profondo di te.

E non importa quanto hai sofferto all’epoca o quanto stai soffrendo ora, lui è comunque – la gioia e l’amore -.

°°°Ho guardato la mia foto di quando ero bambina. Ho osservato bene e amorevolmente quel viso promettendole che mai, mai più, le avrei fatto del male. Perché le faccio male ogni volta che la opacizzo, che non mi ricordo di lei.

Non permetterò mai più di rendere il giudizio della gente più sostanzioso del mio valore. Non permetterò mai più di rendere l’aggressività degli altri più forte della mia pace. Non permetterò mai più alle situazioni di tristezza di essere più grandi del mio entusiasmo.

Non permetterò mai più, a nessuno, di far del male a lei. La mia bambina.

La mia bambina così pura, così innocente, piena di fiducia verso il mondo.

Mi perdonerò e mi amerò, perdonando e amando gli altri; in questo modo lavorerò su di me e non verso l’esterno.

In quella tanta tenerezza che vedo, c’è già una Guerriera che oggi ha capito il suo compito: salvaguardare e far scoppiare la sua magia.

Senza farlo apposta ho attentato alla sua vita. Con la vergogna, il fastidio, la paura, l’angoscia, la rabbia, la tristezza… tutte emozioni utili e da conoscere ma che bisogna poi saper lasciar andare, in quanto, trattenendole a se, sopprimono quella splendida creatura che vive in noi°°°

E no, non serve a niente sprecare energia per cambiare chi ci sta attorno.

La trasmutazione di noi stessi, e del Pianeta intero, avviene nella nostra parte più intrinseca. Modificando lei, automaticamente, gli altri avranno un altro atteggiamento nei nostri confronti e la gioia dei bambini, che teniamo in grembo, divamperà.

– se gli altri non ti rispettano è perché tu non ti rispetti

– se gli altri ti giudicano è perché tu ti giudichi

– se gli altri ti escludono è perché tu ti sottovaluti o hai paura a mostrarti

– se gli altri si arrabbiano con te ti stanno mostrando tutta la collera che trattieni

Credimi, è davvero tutto dentro di te.

Cambia te stesso/a se vuoi cambiare il mondo.

Fallo per quel visino che stai tenendo in mano. Se lo merita tantissimo. E’ tutta la tua VITA.

Ed è risvegliando il ricordo di quel viso che trovi la forza, la determinazione per andare avanti nelle avversità. E’ in quello sguardo che trovi l’amore da donare anche nelle situazioni più difficili dove verrebbe più comodo nutrire il rancore. E’ in quello che ti suggerisce l’espressione che vedi, che trovi quella vita che oggi ti sta sfuggendo di mano.

Rifugiati in quella piccola figura perchè è lei la tua potenza, la tua immensità. La tua parte Divina.

Prosit!

Empatia o… – Elogio alla Compassione

L’Amore autentico è sempre Compassione e ogni Amore che non sia Compassione è egoismo – (Buddha)

Se per alcuni sono due cose diverse, l’Empatia e la Compassione, per altri sono invece un qualcosa di molto simile ed essendo due sentimenti che mi piacciono tanto ne voglio parlare.

L’Empatia, dal greco empatéia (en + phatos) ossia “sentire dentro un sentimento”, oltre ad essere un sentimento lei stessa, è considerata da molti studiosi anche una forma di intelligenza persino definita “Superiore”. La persona empatica è colei che riesce a mettersi nei panni degli altri e a percepire il loro stato d’animo, di gioia o di tristezza, come se lo stesse provando lei stessa. Si è anche scoperto che, chi è empatico, gode di una salute migliore, è più tollerante nella vita, gli accadono meno situazioni fastidiose da sopportare ed è veramente più felice.

A differenziare l’Empatia dalla Compassione, oltre al fatto che usiamo il termine – compassionevole – per indicare un soggetto che entra in gioco al presentarsi di eventi negativi per altri, c’è l’azione. Infatti, mentre l’Empatia può fermarsi al percepire, avvertire lo stesso stato d’animo dell’altro, la Compassione muove alla ricerca dell’alleviamento della sofferenza o dolore altrui addirittura in totale sintonia con il prossimo.

Da qui si capisce come siano comunque due stati emozionali e come pare strano possa esistere la Compassione senza l’Empatia.

Vedete, la Compassione, va di pari passo con l’Amore.

Compassione significa dal latino cum patior pari a “soffro con” e sym patheya cioè “simpatia – provare con e per qualcuno un’emozione”. Ma sappiamo anche che, all’inizio, era Con – Passione, vivere pertanto con ardente interesse quella determinata situazione/persona. L’emozione che è possibile sentire anche creando un’opera d’arte o nello svolgere una mansione ma, tenendosi per mano con l’Amore, la Compassione, non può ritenersi fuori dall’Uno.

Se vuoi che gli altri siano felici pratica la Compassione, se vuoi essere felice tu pratica la Compassione – (Cit.)

Tutto è Uno. L’altro è me e io sono l’altro. E’ praticamente quasi (metto il quasi perchè l’assolutismo non mi piace) impossibile non percepire lo stato d’animo dell’altro se sono connessa a lui e se sento di vivere nell’Uno. Così come posso sentire il vivere di una pianta, o di un uccello, o di un torrente.

La persona non empatica, la qual cosa non vuole essere vista come un difetto ma semplicemente come una caratteristica (ha sicuramente altre virtù) non si rende conto di quanto male può fare e quando ne fa, quindi, difficilmente sarà propensa a togliere il prossimo da quella situazione di dolore. Non perché non vuole farlo, o è cattiva, o insensibile, semplicemente non se ne rende conto.

Attenzione, molti confondono la Compassione con una miriade di altre cose proprio come accade con l’Amore. Sono linee sottili ed è facile cadere in questi errori. Sappiamo bene che, spesso, scambiamo l’Amore con: bisogno, attaccamento, possessività, dipendenza, sesso, mancanza, paura della solitudine e via discorrendo. La stessa cosa accade con la Compassione.

L’Amore e la Compassione sono necessità, non lussi, senza di loro l’umanità non potrebbe andare avanti – (Cit.)

Anch’essa dovrebbe essere innanzi tutto INCONDIZIONATA ma sovente viene offuscata da diverse… circostanze/condizioni/necessità:

L’educazione ricevuta o la cultura. Ci hanno insegnato (e inculcato) che, se vediamo una persona soffrire, è cosa buona e giusta aiutarla e ci sentiremo così con la coscienza pulita.

Il valore che diamo al giudizio degli altri. Se aiuto una persona verrò giudicata buona ma se non l’aiuto verrò etichettata incivile e crudele.

Il senso d’inferiorità e d’inadeguatezza. Quando ci sentiamo inferiori o inadatti e abbiamo l’autostima sotto alla suola delle scarpe, ci viene spontaneo aiutare l’altro in difficoltà, convinti di sentire ciò che sta provando. In realtà abbiamo bisogno di sentirci utili, di far qualcosa di buono per essere visti, per essere riconosciuti (e ben giudicati), per sentire che valiamo qualcosa anche noi.

Il vanto personale. Poter così dire – è grazie a me se… – una sorta di boria che ci fa sentire veri paladini della benevolenza e questo ci fa stare bene.

Il tornaconto. Ebbene sì, c’è anche questo, e di due tipi persino. C’è quello correlato al senso d’inferiorità e inadeguatezza e quello “a scopo di lucro”. Il primo avviene quando, nella vita, fin da bambini, abbiamo sempre percepito di essere un fastidio o di essere inutili. Poche volte c’è stato fatto un complimento per quello che eravamo e non c’è stato dato Amore. Quindi quel – grazie – che riceviamo in cambio del nostro aiuto offerto diventa fondamentale per noi. Come un elisir quando si sta male. Il secondo, invece, si effettua quando si compie coscientemente un’azione proprio per ricevere in cambio qualcosa: eredità, una somma di denaro, la possibilità di chiedere aiuto a nostra volta, la stima, etc…

Insomma, potrei citare altri mille esempi ma nessuno di questi è Compassione.

Queste memorie inconsce e irriconoscibili dentro di noi, ci portano così a compiere azioni soccorrevoli nei confronti del prossimo ma, ripeto, fino alla nausea, nulla hanno a che vedere con il sentimento di cui stiamo parlando e non è nemmeno altruismo! Non ce ne accorgiamo ma è così. Così come non ci accorgiamo che non è Amore stare con qualcuno ma pretendere al tempo stesso che sia diverso da ciò che è, e giudicare i suoi comportamenti, o stare con qualcuno per non sentirsi soli.

Sono meccanismi veloci, che scattano all’istante, istinti intrinseci, quasi ad essere bisogni viscerali e, se non scendiamo più in profondità, ci sembra di essere stati compassionevoli. Pure la Compassione è un impulso, perciò un ottimo palcoscenico per i moventi che vogliono mimetizzarsi in lei ma lei non ha alcun interesse.

La Compassione si basa sull’Empatia che, a sua volta, richiede l’attenzione agli altri – (Cit.)

Apertura totale del cuore.

La Compassione, e così l’Amore, non è solo un sentimento o un’emozione come molti intendono. E’ uno Stato d’Essere. E’. E, come l’Amore, quando c’è si vede, si sente, si percepisce. Chi la riceve non può non accorgersi dei suoi benefici e così anche chi la prova e la offre.

Il cuore è completamente aperto, totalmente connesso con l’Energia Divina e con l’Entusiasmo perché Entusiasmo significa, formato da en (in) con theos (Dio) “con Dio dentro di sé” ed è unicamente il Dio dentro di noi a muoversi. E’ uno stato difficile da spiegare a parole ma, quando la si prova, è emozionante ed entusiasmante appunto. Si percepisce l’essere un tutt’uno con l’Universo intero e si comprende l’essere creatori e non individui che subiscono ogni scelta dell’andare avanti cosmico. E’ qualcosa di grande, molto grande.

Ed è un qualcosa che ha inizio con l’umiltà, con le semplici parole del – Grazie -, del – Scusa -, del complimentarsi con gli altri, del saper mettere da parte l’orgoglio, la superbia e, soprattutto, imparare a far tacere l’Ego. Questi sono i primi passi verso una sana e completa comunione con l’altro e con ogni cosa.

Coltivare la Compassione.

L’Umiltà è una dote fondamentale (e coltivabile!) perché ci permette di comprendere le nostre insoddisfazioni e le nostre sofferenze. Questo fa si che si possa sviluppare, o comunque allenare, l’Empatia e, a sua volta, questo permetterà di aumentare la capacità di provare Compassione.

Infine, vorrei aggiungere una cosa molto importante. La Compassione non ha niente a che vedere con la pena (pietà) che si prova verso qualcuno e non solo da un punto di vista emotivo. Mentre nel provare pena si cerca inconsciamente e automaticamente il distacco da quell’individuo “…mai vorrei essere nella sua situazione…”, nella Compassione si riflette l’anelito del cuore immedesimandosi nel disagio altrui ossia è più istintiva e di cuore che non mentale.

Dove c’è Compassione si sollevano gli animi.

A livello energetico c’è, tangibile, un miglioramento, anche se minimo, a seconda delle occasioni, verso la serenità e la leggerezza. La Compassione aiuta, sempre, anche se un dolore va vissuto personalmente durante un percorso. La Compassione non si limita ad ascoltare, agisce, ti da’ una mano, è lì con te. Trova la strada, come l’Amore. La senti. E’ un bastone forte al quale puoi aggrapparti. Non dice – Non posso – e non abbandona.

La Compassione non fa figli e figliastri, ti colpisce e ti sposa, chiunque tu sia. Non bada ai tuoi difetti nel momento del bisogno ma anzi esalta le tue virtù perché sarà grazie a queste forze che potrai uscire dal tunnel.

La Compassione è una ricchezza. Enorme. Da nutrire caramente e donare espandendola nel mondo. Almeno questo, tutto questo, è quello che io credo.

Prosit!

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Il Bar della mia Amica M.

La mia amica M., poco tempo fa, ha preso un bar in gestione che stava andando a rotoli e nessuno avrebbe scommesso su quel locale neanche 1 euro. Tranne lei, che lo rese molto più confortevole e piacevole rispetto a com’era prima, attraverso interventi di home staging davvero ammirevoli.

Lo ha ripulito e riempito di tante bevande da scegliere affinché gli avventori potessero soddisfare ognuno la sua voglia.

Lo riempì anche d’amore, conoscendola, ne sono certa.

Forse, grazie a tutte queste nuove situazioni e alla sua grande energia, iniziò a lavorare tanto da essere contenta.

All’inizio, si sa, un cambio di gestione e un rinnovo dei locali incuriosisce sempre parecchio ma, grazie all’essersi inventata: “apericena” stuzzicanti e diversi dal solito, così come tante altre cosine invitanti, ha iniziato a lavorare con piacere e soddisfatta.

Ogni volta che, a fine giornata, contava l’incasso, era lieta di quello che era riuscita a fare e ad ottenere e lo riportava con gioia ad amici e parenti curiosi e sulle spine per far vedere loro che era stata brava e che potevano stare tutti tranquilli. Ce la stava facendo. E anche bene.

Vi racconto questo perché, la mia amica M., smise molto presto di dire ad amici e a parenti quanto quel giorno aveva guadagnato e non perché fosse un segreto, anche se è sempre bene tenersele per sé certe cose. Ella smise perché, ogni volta e da chiunque, riceveva la solita frase – Eeeh… ma non sarà sempre così, ci saranno anche i giorni in cui non guadagnerai niente -.

Con la voglia di tirare una testata in mezzo agli occhi a tale profeta veniva da me con il magone raccontandomi che, chiunque, la spegneva, l’abbatteva, e non le era nessuno complice nel suo entusiasmo. Hanno tutti insistito così tanto che – prima o poi non avrebbe guadagnato -, e che – prima o poi avrebbe avuto più spese che ricavi – che, anche lei, alla fine, si stava demoralizzando del tutto.

Vedete, il gestore precedente, traeva ben poco a fine giornata da quel bar. Di certo non poteva tirare sospiri di sollievo. Non so bene per quali strambe dinamiche ma così era e quindi, alla gente, pareva impossibile che ora M., ogni giorno, si portava a casa il suo bel gruzzoletto.

Ora, molti di voi staranno sicuramente pensando che in effetti bisogna stare con i piedi per terra e che chi cade da troppo alto si fa certamente più male… io invece penso che, dopo aver spiegato una sola volta a M. come fare per essere anche una buona formica risparmiatrice, e averle raccontato di tempi morti e quant’altro, visto che ha ben 42 anni, non ha certo più bisogno di essere messa sempre e costantemente su un “attenti” negativo e demoralizzante.

Mai un sorriso. Mai un – Continua cosi! -. Mai un – E domani saranno il doppio! -. Uff! Che noia. Queste paure, sempre al primo posto, davanti a tutto, anche alla gioia.

Esultare ci spaventa. Siamo terrorizzati dalla mazzata che ci scende poi sulle orecchie. Meglio evitare fin da subito di essere felici così almeno non si deve poi star male. Questo è il senso, e non ci rendiamo conto che facendo così, mai e mai doniamo alla nostra vita un attimo di sollievo, un attimo di serenità e allegria.

Questo, badate bene, non vuol dire andarsele a cercare. Essere contenti per un incasso non significa aver fatto qualche pazzia rischiando chissà che cosa, in quel caso lo capirei di più. Qui significa aver lavorato sodo ma, nonostante tutto, non si deve urlare troppo di gioia o arriva sicuramente il castigo.

Meglio privare al nostro cuore di ridere. Meglio farlo vivere una vita intera nella preoccupazione e nella tristezza.

E’ assurdo… si capisce?

Mi chiedo, se tanto deve arrivare l’angoscia (assolutamente e sicuramente), non sarebbe comunque bene esultare un attimo prima, cosicché almeno per un secondo la nostra psiche, il nostro animo e la nostra esistenza sono stati bene? Tanto… il male deve comunque arrivare a sentire le premonizioni dei più. E allora…

Insomma, so solo che la mia amica M., che aveva iniziato con un sorriso sgargiante sempre dipinto sul volto, ora è un po’ più seria perché tutti questi proiettili che arrivano da ogni dove prima o poi colpiscono e provocano insofferenza.

Ebbene sì, chi ha sempre paura e prova preoccupazione, costantemente, non sta soltanto rovinando la sua vita e la sua salute ma anche quella di chi riceve i suoi dardi.

Non demordere M. Io sono qui!

Prosit!

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