Il Cavagno dell’Intelligenza (per me)

SOLO L’OMBRA DI UNA GRANDE FAMA

Ho conosciuto e frequentato per diverso tempo una persona, a mio avviso, molto intelligente o per lo meno così sembrava. Era un uomo anzi… lo è ancora, ma parlerò all’imperfetto in quanto non condivido più il mio tempo con lui.

Era una persona affascinante e sempre capace di risolvere qualsiasi problematica trovando soluzioni perfette, e in breve tempo, che sollevavano l’animo di chi era in difficoltà. Astuto, lungimirante, acuto, aveva secondo me un’intelligenza fuori dal normale e, quando parlava, m’incantavo ad ascoltarlo. Sembrava un’enciclopedia vivente. Conosceva ogni cosa, di qualsiasi argomento.

Capace, per nulla stupido, appariva supponente a volte ma solo perché non aveva paura di affrontare gli altri e il loro giudizio, e questo, agli occhi della gente, lo faceva passare per uno che guardava tutti dall’alto in basso. Inoltre… non sopportava i tonti e nemmeno le decisioni tonte o i metodi tonti quindi, questo, ai tonti, non piaceva.

Con la sua parlantina e la sua abilità da gran paroliere mi rapiva e, spesso, sentendomi piccola al suo cospetto, lo innalzavo dove pochi erano arrivati nelle mie valutazioni.

M’incuriosiva stuzzicando la mia sete di sapere. Ogni mia domanda aveva una risposta. Ogni mia frase una sua quotazione. Ogni mia riflessione un suo giudizio. Mi accorsi poi, col tempo, che ogni suo giudizio però era contrario (sempre) a tutto quello che io dicevo o esprimevo. Dapprima in modo dolce, come a volermi spiegare e far crescere, poi sempre più tagliente e in opposizione tanto da farmi, col passare dei giorni, sentire una stupida. Errore mio naturalmente.

Oggi so che era solo un suo bisogno. Il bisogno di dimostrare che lui sapeva anche altro. Non gli bastava dire – Sì è vero -, lasciando soltanto a me la soddisfazione, doveva per forza far vedere che lui riusciva ad andare oltre . Era un suo bisogno/demone. Doveva dimostrare che era più che adatto (si sentiva inadeguato e non all’altezza intrinsecamente: un insicuro cronico).

SEMBRAVA UN’INTELLIGENZA INVECE ERA UN CALESSE

Iniziai a pormi delle domande e, scrutandolo più accuratamente, ebbi modo di notare che non faceva così solo con me ma anche con molti altri. Gli unici che avevano per lui ragione e che anche se dicevano enormi castronate godevano della sua stima erano persone verso le quali lui pendeva dalle loro labbra. Un’assurdità che non stava in piedi al vederlo così austero e tutto d’un pezzo, quasi granitico nei suoi discernimenti e nel suo modo di ragionare mentre conduceva la propria vita.

Riconobbi anche due caratteristiche che ben poco mi piacquero e mi fecero drizzare le antenne. A lungo andare, infatti, vidi che questa persona:

1) non mi chiedeva mai – scusa

2) non ammetteva mai di aver sbagliato

Aveva sempre ragione lui. A costo di arrampicarsi sui vetri, di offendersi, di rigirare la frittata (e chi più ne ha più ne metta) lui doveva averla vinta.

A quel punto mi ci volle poco a comprendere che, in realtà, la sua non era saggezza era saccenza. La sua non era conoscenza intrinseca ma bisogno di stupire. Ma soprattutto la sua non era intelligenza ma istruzione. Ci rimasi male ma di questo, lui, non aveva colpe. Avevo fatto tutto io, sbagliando a valutare.

Ecco, di questo vorrei parlare; della grande differenza tra intelligenza e istruzione. Un filo sottile che spesso ci trae in inganno e poi ci lascia delusi e amareggiati.

Vedete, l’intelligenza è stata studiata da molti esperti anche solo per riuscire a descriverla decodificando bene cosa fosse. Dove nasceva? Cos’era? Dov’era? Come si muoveva? È stata anche suddivisa infine in varie tipologie e questo porta a capire come un individuo possa essere dotato di un tipo di intelligenza ma non di un’altra.

PIC-NIC INTELLIGENTE

Molto semplicemente io penso che l’intelligenza sia un cavagno. Sì, un cestino. Un cestino pieno di roba. Un cestino pieno di qualità con una bella tovaglietta a quadretti bianchi e rossi a ricoprirle.

L’intelligenza è sicuramente costituita da quelle peculiarità considerate scomode dai più ma utili all’essere umano come: la furbizia, il sano egoismo, l’intolleranza, l’ostinazione, l’oculatezza e vari “saperi”. Sapersela cavare, saper valutare, saper cogliere le occasioni, saper approfittare, saper osservare, etc… ma senza la presenza di determinate virtù all’interno di un individuo, prettamente figlie dell’Amore, io non so se si può considerare Intelligente quella persona.

Sto parlando di umiltà, di gentilezza, di compassione, di bontà, di delicatezza, di leggerezza, di altruismo, di comprensione, di eleganza, di dolcezza, di tolleranza, di educazione, di pazienza, di gioia

Banalmente, io credo che una persona che non affermi mai di poter essere in torto e soprattutto pur accorgendosi di sbagliare non lo ammette non può essere considerata: Intelligente. E’ la mia personale opinione ma durante la mia esistenza penso essere questa la conclusione che ho dato al termine: Intelligente.

La persona Intelligente ha il modo. Il modo è importantissimo. E lo ha con tutti non solo con chi piace a lui a meno che non siano irrispettosi. In particolare, sa valutare bene le persone. Non considera – degno – solo chi riesce a tenerlo tra le grinfie e – non degno – chi invece a lui semplicemente non piace.

EXCUSATIO NON PETITA ACCUSATIO MANIFESTA (Chi si scusa s’accusa)

Sì, certo. Che c’è di male nell’accusarsi?

Penso che le persone che si ergono a docenti debbano prima di tutto essere intelligenti e poi istruiti. Avere quell’intelligenza, fine, che fa capire come tutti abbiano necessità di dolcezza, tutti abbiano necessità di pazienza e comprensione.

Gli esseri sono lì, di fronte a te e tu a loro puoi dare. Indiscriminatamente.

I tuoi sentimenti sono altre cose che non c’entrano in questo argomento anche se alcune Intelligenze, dal punto di vista neuroscientifico, li comprendono. Occorre essere equi. Equi  con gli altri, con se stessi e all’interno della situazione. Se tratti male il prossimo, se lo fai soffrire con i tuoi modi, se non lo consideri mai degno del tuo dispiacere (le famose scuse)… tu, per me, non sei intelligente. Puoi avere dieci lauree e mille specializzazioni ma non sei intelligente. L’Intelligenza non ti permette di fare volontariamente male per l’appagamento di un tuo bisogno. Fermi tutti, perché adesso qui si esce fuori dicendo che un serial killer può essere intelligente. E’ vero, certo che può esserlo. E allora vengo accusata di confondere l’intelligenza con la sensibilità. No. Sempre personalmente, credo che l’intelligenza comprenda anche la sensibilità. Un serial killer può essere intelligente in parte, può essere astuto, può essere calcolatore ma non intelligente in toto.

I grandi studiosi ancora oggi non sanno dare un’esatta valutazione dell’intelligenza. Si è giunti quindi a studiare che l’intelligenza può essere lo stato in cui ti adatti o reagisci ad un’eventuale situazione. Come la si affronta, come la si risolve. Una sorta di resilienza. Ma se ti offendi per una risposta ricevuta e ti preoccupi solo di mostrare te stesso la resilienza dov’è? Penso sia vero ma è come frammentare sempre l’intelligenza in qualche modo. Se invece vogliamo parlare di cavagno, e metterci dentro tutto quello che può aver a che fare con l’intelligenza, secondo me: la boria, la cattiveria, il sadismo, l’approfittarsi, la stupidità, il fastidio, la presunzione… etc… non ci stanno in questo canestro. O forse… forse sono io che frammento…

Beh… insomma… mi premeva dirvi di badare bene, di fare molta attenzione a confondere l’intelligenza con la cultura perché fa male, parecchio, scoprire poi la verità. Si perde completamente la stima di quella persona e ci si sente (anche se erroneamente) traditi e/o abbandonati. E la responsabilità, purtroppo, è solo nostra. Per questo, anche se posso sbagliare i concetti, ci tenevo ad avvisarvi.

L’intelligenza si sente, si percepisce come una carezza lieve sulla pelle. Non stuzzica la mente, ti sfiora il corpo e il cuore.

Prosit!

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Esci dal Disonore – Ammetti gli Errori

Molto spesso ci lamentiamo di persone che vogliono sempre avere ragione e non ammettono mai i propri errori.

Ogni volta che le si incolpa di qualcosa incassano quell’accusa con orgoglio e rispondendo in tutti i modi tranne che ONESTAMENTE.

C’è quello che usa l’attacco, come miglior difesa, e reagisce in modo aggressivo, quello che trova scuse o racconta bugie, quello che si arrampica sugli specchi e poi c’è anche quello bravo bravo che rigira la frittata così bene e con maestria che, alla fine, tu risulti essere il colpevole e lui ne esce pulito come un panno messo in candeggio.

Le reazioni sono diverse ma tutte portano al… DISONORE.

Se si vuole diventare MAGHI, della e nella propria vita, una delle prime cose da fare è proprio quella di non mancare mai, e dico mai, di rispetto ne’ a se stessi, ne’ agli altri, ne’ a nessun’altra forma del Creato. Soprattutto poi con dolo! Là, dove non c’è Cuore, non può esserci Magia e si sarà costretti a vivere nella bratta. Un Cuore non consiglierebbe mai di opporsi in tale maniera.

Se io, ad esempio, accuso una persona di avermi fatto del male e quella persona reagisce in uno dei modi descritti prima, non solo essa si rende colpevole di avermi creato il malessere che le sto descrivendo ma peggiora nettamente la sua situazione prendendosi gioco di me. Sì, le ribellioni sopra raccontate sono tutte atte a prendersi gioco del prossimo.

Capisco i propri demoni, ognuno ha i suoi, capisco le debolezze, le paure, ma tutto ciò non si risolve infangando l’onore di chi ci è di fronte.

Nella scala della propria evoluzione personale si compie un passo all’indietro ogni volta. Un passo molto lungo […per poi magari lamentarsi che tutto nella propria vita va storto (chissà come mai!)]. La totale onestà è la porta d’accesso verso una vita migliore. Il Giudizio, che tanto fa male, è quello che fa nascere queste reazioni. Per paura di essere mal-giudicati si risponde disonestamente ma il Giudizio è stato inventato dall’uomo non dalla Natura alla quale apparteniamo e che dovrebbe essere unica dispensatrice di leggi.

Ovviamente tutto cambia se quella persona invece mi spiega e mi mostra, con gentilezza, che la sto accusando sbagliando.

In questo articolo però non voglio parlare all’accusatore, il quale potrebbe sicuramente nella vita e nei confronti delle persone scambiare lucciole per lanterne, ma intendo rivolgermi a chi, sentendosi attaccato, si macchia di infamia.

Se questo termine vi sembra esagerato dovete soffermarvi un attimo a riflettere su cosa sta dietro a quella che sembra un’innocente giustificazione. No! E’ un tradimento bello e buono. Per l’Universo, e le frequenze che rispondono, non esistono tradimenti più grossi di altri. È la nostra morale che li classifica ma l’emozione di base, dalla quale partono, è la stessa perciò non c’è alcuna differenza. Si sta cercando di illudere l’altro. Si sta ingannando. Si sta ingannando la sua fiducia.

Tutto ciò non ha niente a che vedere con la Magia. E’ anche per questo motivo che molti non riescono a tirare fuori e rendere concreta la sostanza magica della quale sono fatti.

A proposito di questo discorso mi è giunta alla mente una riflessione che volevo condividere qui nel mio blog che è la seguente:

Si parla anche di autostima.

Le persone che hanno una bassa autostima, e quindi si sentono insicuri nei confronti nella vita, tendono a dare sempre la colpa agli altri e a non ammettere mai la propria. Questo accade perché sarebbe un’ulteriore mazzata sulla loro testa da sopportare e non riescono.

Le persone invece che si valutano al meglio sono ben disposte ad accorgersi di aver sbagliato, questo non mina la loro autostima e sono anzi propense a migliorare in quanto sanno di poter migliorare sempre.

Quindi, se sei una persona che accetta il proprio errore, e all’occorrenza chiede anche scusa, sei innanzi tutto una bella persona, ma penso tu abbia anche stima di te e, di conseguenza, hai stima degli altri e rispetti il prossimo.

Lo so che tutto questo può sembrare strano. Può sembrare esattamente l’opposto ma ci rifletterei sopra. Poi sicuramente ci sono anche i casi estremi, quelli in cui l’autostima è eccessiva, diventa boria, orgoglio, e allora colui si crede di non sbagliare mai ed essere sempre perfetto e ci sono quelli che si stimano talmente poco da perdere persino la loro dignità. Allorché, ogni accusa contro di loro l’accettano, stando zitti, convinti di essere colpevoli e di non valere niente”.

Ecco, questo è un pensiero che ho avuto. Non mi sembra sbagliato, fila abbastanza liscio.

L’avere, però, poca autostima non giustifica il comportamento disonorevole. L’onore di un essere magico, e umano, che porta il divino dentro sé, non deve venir intaccato da queste reazioni.

Prosit!

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Il mio Intuito arriva prima… prima di Tutto

Prima anche della verità.

La mente intuitiva è un dono sacro e la mente razionale è una serva fedele. Noi abbiamo creato una società che onora la servitù e ha dimenticato i doni – (A. Einstein)

Mi sono un po’ stancata sì. E penso di parlare a nome di un popolo consapevole.

Mi sono stancata di quelle persone che non sono in grado di affrontare le conseguenze dei loro stessi gesti.

Mi sono stancata di quelli che piuttosto che prendersi la responsabilità delle loro azioni trovano più semplice e comodo infangare te, il tuo Intuito, il tuo sentire e, spesso, lo fanno anche maltrattandoti, aggredendoti.

Si sa… l’attacco spesso è la migliore difesa. Cercare di annientare colui che ti è nemico in quel mentre, che ti ha scoperto, ti ha spogliato e ora ti senti debole. Ma non è così che funziona.

Si sentono in grado di attaccare con violenza perchè ciò che dici non è dimostrabile ma qui non si parla del furto di un portafoglio e nemmeno intendo raccontare di determinate occasioni in cui ci si comporta in un modo piuttosto che in un altro a causa di imbarazzo o chissà cosa…

Oggi vorrei parlare del mio Intuito che non è migliore di quello degli altri; è solo ascoltato.

Purtroppo, e il purtroppo lo dico per chi mi è attorno, lui non ha mai sbagliato.

Se il tuo sesto senso ti manda segnali, fidati, lui ha già capito tutto prima di te, ascoltalo, lo ringrazierai – (M. Bertuzzo)

E’ stato confuso a volte, questo sì, e ho fatto tutto io, lo ammetto. Ma quando di inquinamento riesce a non riceverne, rimane puro, cristallino, limpido e… lampante. Molto leggibile.

E’ quando invece lo scambio con le paure che non lo comprendo. Quando lo copro di preoccupazioni che non lo vedo. Quando lo maschero con i timori, con la rabbia, con il fastidio, che diventa offuscato ma, altrimenti, è perfetto, senza errori, senza sbavature.

E quando è così incontrovertibile, m’infastidisce molto venga attaccato da chi vuole farmi cambiare opinione solo perché non è in grado di ammettere la propria colpa e soprattutto non è in grado, o non ha voglia, di rimediare.

Quell’arroganza mista all’accidia mi disturba fino quasi a nausearmi.

Stai mettendo in dubbio uno dei miei più grandi poteri a causa dei tuoi stupidi demoni. Vatti a combattere i tuoi mostri da qualche altra parte senza infangare la mia Magia e il sentire del mio Se’ Superiore.

Vi sembro esagerata e boriosa? Una che se la crede troppo? Beh… sbagliate. Come ripeto, questo incredibile e potente potere, lo avete anche voi e non dovete permettere a nessuno, nemmeno a chi dice di conoscervi benissimo, di metterlo in dubbio. E’ una delle più grandi forze che possediamo. E’ grazie a lui che possiamo essere magici, è grazie a lui che possiamo salvarci dalle situazioni, che possiamo porre attenzione.

Lo abbiamo addirittura più energico degli animali, noi che tanto amiamo i gatti e i lupi e i rapaci; ma non lo ascoltiamo, come se fosse impossibile che una cosa invisibile e impalpabile possa avere ragione e, molto spesso, non solo non lo ascoltiamo perché la vita che conduciamo ci impedisce di fidarci ciecamente di noi stessi, ma spesso non gli badiamo proprio perché decidiamo di essere vittime di altri che, in qualche modo e per qualche strambo motivo, in quel momento, consideriamo più autorevoli di noi. Può essere un marito, un collega, un amico, uno sconosciuto, chiunque. Per qualche strano e inspiegabile motivo, in quel frangente, ne siamo succubi e non ci ribelliamo.

A ribellarsi però è lui, il nostro Intuito, che dentro inizia a scalpitare, ce ne accorgiamo, inizia ad urlare e a sbattere di qua e di là ma noi… si pensa di sbagliare.

L’intuito vede sempre un attimo prima degli occhi e non sbaglia mai! – (Cit.)

Perché niente è più intuitivo del Cuore in noi. Ricordatevi sempre che la Mente … mente (verbo)! Appunto!

E’ la pelle a non sbagliare, è il nostro petto, sono i tessuti interni che si stropicciano o si distendono a seconda della sensazione. Movimenti che non possiamo comandare. E’ qualcosa che va oltre la mente, più su, e più dentro.

Contro l’Intuito, la razionalità e la logica, non possono nulla anche se utili in molte altre circostanze.

L’intuito non mente allorché ci bisbiglia “tu non sei polvere, tu sei magia!” – (Cit.)

E allora, a quelli che mi dicono – Tu non puoi sapere cosa c’è dentro di me! – rispondo – Vero! Io non posso sentire cos’hai dentro, ma posso percepire cos’ho dentro io. E quei sottili legami di frequenze che ci uniscono in questo istante, mi riportano esattamente ciò che provi tu. Si parla di connessione. Vuoi forse saperne anche più di lei? -.

Si tratta di riflesso. Di sensazione. Di collegamento energetico. Vogliamo smontare tutto questo, compreso leggi scientifiche e sensitive, conosciute da millenni, solo perché tu devi difendere la tua coscienza imbrattata? Orsù!

Prima di essere corpi siamo energia.

Prima di avere un’anima, siamo un’anima.

Prima di essere umani, siamo molto… molto di più.

Anche questo è: Amore per se stessi.

E’ una Crescita, è saper crescere. E’ un’elevazione spirituale e non è bello venga contrariata. E’ umiliante.

Imparare ad ascoltare il proprio Intuito significa maturare oltre che amarsi e, nonostante tutti gli errori che ancora posso fare, non cambierò percorso.

Uh! Che articolo stizzito ho scritto! Eeeeh… mi arrabbio anch’io a volte… ooooooh-yes!

Prosit!

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Sei mia Figlia? E io ti Invidio

A scatenarsi sono memorie rintanate in un angolo dell’Essere.

In molte famiglie accade quello che poco si svela perché l’imbarazzo frena. Sembra letteralmente impossibile possa accadere, eppure succede molto molto spesso, nonostante la nostra cultura, la nostra morale e ciò che ci ostiniamo a chiamare – buon senso – facciano di tutto per impedirlo.

Sto parlando dell’invidia tra madre e figlia, un fenomeno più presente rispetto a quella tra padre e figli maschi.

L’invidia della quale parlo nasce nella mamma nei confronti della figlia ma viene subito da chiedersi come possa, una madre, essere invidiosa di ciò che dovrebbe amare più della sua stessa vita? Beh… semplice, perché una madre, prima di essere madre, è un essere umano e ha un inconscio, una mente, un cuore, una memoria e tutto il resto. Tutti “contenitori” che possono essere inquinati come quelle di chiunque altro.

Parrà strano ma, nei confronti di una figlia… ancora di più e per mille motivi. Oltre alla competizione, arrivano, come fedeli accompagnatori, anche il rimpianto e il rammarico.

La figlia (giungendo dopo in successione temporale) permette di vedere il resoconto.

Involontariamente schiaffa, davanti alla faccia della genitrice, il risultato di quello che è oggi per lei ma che non è stato a suo tempo per la mamma. Per l’”antagonista” è come rivedere quindi un video della propria vita… in uno scialbo bianco e nero.

So che tutto questo, per chi non lo ha mai vissuto, può sembrare fantascienza eppure è proprio così.

L’invidia è un sentimento che opprime, il termine nasce dal latino in-videre e significa – guardare in malo modo -, soprattutto con risentimento. Non per niente, Dante posiziona gli invidiosi nel girone apposito del suo Inferno con gli occhi cuciti. Da non confondere con l’ammirazione, tutt’altra cosa, l’invidia è un’emozione negativa, figlia anch’essa, come molte altre, della paura. [Ricordate bene questa cosa, ve lo consiglio, l’invidia è figlia della paura! (- paura, paura, paura -)]

Una madre non è una bambola finta e ha anch’essa un’esistenza precedente fatta di mancanze, di demoni oggi difficili da combattere ed eliminare. Purtroppo contrastare il risentimento è davvero arduo.

Non sto giustificando questa tipologia di madri ma la comprendo. Rendiamoci conto che stiamo parlando di donne che vorrebbero vedere distrutte le loro stesse creature. Donne che si dividono tra una specie di amore e una specie di odio. So bene che se si è pieni d’amore non c’è posto per altri mostri vari, ma occorre andare indietro nel tempo e capire che i nostri genitori sono vittime, figli di altrettante vittime, proprio come noi.

Una madre invidiosa è un grande dolore per la figlia che percepisce questa emozione a lei dedicata, ma non è rispondendo con l’odio che si può risolvere una situazione così. Pur essendo una situazione davvero drammatica. Si parla di un soggetto che si sente orfano di madre pur avendo il genitore fisicamente presente. Dire che occorrerebbe provare amore e compassione per una donna che si ritrova ad invidiare ciò che ha essa stessa creato può risultare banale ma se ci immedesimassimo sinceramente in lei, capiremmo quanto grande e schiacciante sia la sua sofferenza.

Possono esserci diverse soluzioni per smussare un po’ certi contesti o forse possono non esistere soluzioni adatte. E’ possibile provare con gli elogi, facendo sentire queste madri importanti, o provare a parlar loro con il cuore in mano proponendo la propria innocenza ma potrebbe rivelarsi tutto inutile.

La figlia non ha certo colpe se vive un matrimonio perfetto, o ha successo in ambito professionale, o gode di un buon stipendio, tutte cose mancate alla mamma, la quale però avrebbe potuto averle se

Se… questa piccolissima congiunzione dell’ipotesi… se

Una madre dovrebbe essere orgogliosa dei successi della propria figlia, dovrebbe ammirarla, sostenerla, esserle complice ma solo una madre, anzi, un essere umano “sano” può arrivare a questo. Vale per lei come vale di un’amica, di una collega… sì, anche se è la mamma.

Il momento del parto, per quanto sacro e meraviglioso sia, non riesce (per alcune persone) a cancellare altri vissuti che probabilmente hanno scaturito un trauma, il quale deve essere di gran lunga estirpato. Ne scaturiscono da lì mostri di diverse specie come: il senso di colpa, la gelosia, la svalutazione, l’intolleranza, l’insoddisfazione, etc… ma, non si deve dimenticare che l’amore è sempre presente in ognuno di noi anche se completamente celato o non manifesto.

La figlia deve purtroppo imparare a staccare, seppur con l’angoscia dentro, mentre la mamma dovrebbe capire che forse è giunto il momento di dover osservare i suoi demoni e sconfiggerli una volta per tutte per non far più del male a se stessa e agli altri.

Con questo articolo però, il mio intento, era prettamente basato sul rompere il ghiaccio verso quello che è un argomento ancora molto tabù e questa omertà, questo celare e questo evitare sono, secondo me, ancora più dannosi verso una prole che si ritrova non solo con un genitore contro ma anche con una società che non la accoglie.

Prosit!

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Il Bar della mia Amica M.

La mia amica M., poco tempo fa, ha preso un bar in gestione che stava andando a rotoli e nessuno avrebbe scommesso su quel locale neanche 1 euro. Tranne lei, che lo rese molto più confortevole e piacevole rispetto a com’era prima, attraverso interventi di home staging davvero ammirevoli.

Lo ha ripulito e riempito di tante bevande da scegliere affinché gli avventori potessero soddisfare ognuno la sua voglia.

Lo riempì anche d’amore, conoscendola, ne sono certa.

Forse, grazie a tutte queste nuove situazioni e alla sua grande energia, iniziò a lavorare tanto da essere contenta.

All’inizio, si sa, un cambio di gestione e un rinnovo dei locali incuriosisce sempre parecchio ma, grazie all’essersi inventata: “apericena” stuzzicanti e diversi dal solito, così come tante altre cosine invitanti, ha iniziato a lavorare con piacere e soddisfatta.

Ogni volta che, a fine giornata, contava l’incasso, era lieta di quello che era riuscita a fare e ad ottenere e lo riportava con gioia ad amici e parenti curiosi e sulle spine per far vedere loro che era stata brava e che potevano stare tutti tranquilli. Ce la stava facendo. E anche bene.

Vi racconto questo perché, la mia amica M., smise molto presto di dire ad amici e a parenti quanto quel giorno aveva guadagnato e non perché fosse un segreto, anche se è sempre bene tenersele per sé certe cose. Ella smise perché, ogni volta e da chiunque, riceveva la solita frase – Eeeh… ma non sarà sempre così, ci saranno anche i giorni in cui non guadagnerai niente -.

Con la voglia di tirare una testata in mezzo agli occhi a tale profeta veniva da me con il magone raccontandomi che, chiunque, la spegneva, l’abbatteva, e non le era nessuno complice nel suo entusiasmo. Hanno tutti insistito così tanto che – prima o poi non avrebbe guadagnato -, e che – prima o poi avrebbe avuto più spese che ricavi – che, anche lei, alla fine, si stava demoralizzando del tutto.

Vedete, il gestore precedente, traeva ben poco a fine giornata da quel bar. Di certo non poteva tirare sospiri di sollievo. Non so bene per quali strambe dinamiche ma così era e quindi, alla gente, pareva impossibile che ora M., ogni giorno, si portava a casa il suo bel gruzzoletto.

Ora, molti di voi staranno sicuramente pensando che in effetti bisogna stare con i piedi per terra e che chi cade da troppo alto si fa certamente più male… io invece penso che, dopo aver spiegato una sola volta a M. come fare per essere anche una buona formica risparmiatrice, e averle raccontato di tempi morti e quant’altro, visto che ha ben 42 anni, non ha certo più bisogno di essere messa sempre e costantemente su un “attenti” negativo e demoralizzante.

Mai un sorriso. Mai un – Continua cosi! -. Mai un – E domani saranno il doppio! -. Uff! Che noia. Queste paure, sempre al primo posto, davanti a tutto, anche alla gioia.

Esultare ci spaventa. Siamo terrorizzati dalla mazzata che ci scende poi sulle orecchie. Meglio evitare fin da subito di essere felici così almeno non si deve poi star male. Questo è il senso, e non ci rendiamo conto che facendo così, mai e mai doniamo alla nostra vita un attimo di sollievo, un attimo di serenità e allegria.

Questo, badate bene, non vuol dire andarsele a cercare. Essere contenti per un incasso non significa aver fatto qualche pazzia rischiando chissà che cosa, in quel caso lo capirei di più. Qui significa aver lavorato sodo ma, nonostante tutto, non si deve urlare troppo di gioia o arriva sicuramente il castigo.

Meglio privare al nostro cuore di ridere. Meglio farlo vivere una vita intera nella preoccupazione e nella tristezza.

E’ assurdo… si capisce?

Mi chiedo, se tanto deve arrivare l’angoscia (assolutamente e sicuramente), non sarebbe comunque bene esultare un attimo prima, cosicché almeno per un secondo la nostra psiche, il nostro animo e la nostra esistenza sono stati bene? Tanto… il male deve comunque arrivare a sentire le premonizioni dei più. E allora…

Insomma, so solo che la mia amica M., che aveva iniziato con un sorriso sgargiante sempre dipinto sul volto, ora è un po’ più seria perché tutti questi proiettili che arrivano da ogni dove prima o poi colpiscono e provocano insofferenza.

Ebbene sì, chi ha sempre paura e prova preoccupazione, costantemente, non sta soltanto rovinando la sua vita e la sua salute ma anche quella di chi riceve i suoi dardi.

Non demordere M. Io sono qui!

Prosit!

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Ta-na-na-nà! Sei stato Smascherato!

Ebbene si, questa è una cosa fantastica perché, se è vero, come ho scritto sempre, che la realtà è uno specchio di quello che siamo dentro, poco ci vuole a capire che quello che accade ad una qualsiasi persona è semplicemente il riflesso di quello che essa è al suo interno, vale a dire le emozioni che la compongono. Possiamo quindi fare attenzione e aprire gli occhi per tutelarci, oppure possiamo persino diventare bravi aiutanti.

Se il nostro compagno/a, ad esempio, è una persona che viene sempre imbrogliata dagli altri, o raggirata, o vessata e tradita possiamo iniziare a tirare qualche somma (le sfumature sono sempre molte non si deve essere tecnici calcolatori).

Con noi può sicuramente comportarsi come l’uomo, o la donna, migliore del pianeta ma, se riceve dal resto del mondo ciò che ho elencato prima è perché… quello è ciò che, in un modo o nell’altro, porta dentro.

Può essere perché a sua volta è lui un ingannatore, magari inganna inconsciamente per delle paure, o un approfittatore, oppure può essere che si svaluta moltissimo (anche se con noi magari fa la voce grossa) e così, la realtà, durante la sua vita quotidiana, gli fa incontrare persone che lo sovrastano. Può anche essere che sia una “banderuola”, una persona non capace a prendere una posizione e, tanto galleggia lui nell’aria, quanto verrà fatto galleggiare da altri individui. Comunque sia, noi possiamo avere indizi, direi certi, su cosa si cela al suo interno. Molto spesso infatti, anche il non sapersi schierare da nessuna parte può riguardare la paura, cioè un’emozione negativa (una delle peggiori direi).

Molte volte, e questo accade sovente in caso di innamoramento, gli occhi si foderano un po’ di prosciutto. La persona della quale ci siamo innamorati sembra una Madonna scesa dal cielo o un Santo benedetto. E’ perfetto, non ha difetti, un individuo assolutamente meraviglioso! E’ ovvio, ci fa battere il cuore e ci fa sentire le farfalle nello stomaco, ci fa stare bene, quindi è normale giudicarlo così: l’incarnazione della perfezione.

Tutte queste sensazioni sono bellissime, non lo discuto ma, nel momento in cui iniziamo ad accorgerci che la sua è una vita “triste”, anziché preoccuparci solamente di coccolarlo/a o difenderlo/a, proviamo a farci qualche domanda. Il mio non vuole essere cinismo ma addirittura un consiglio su forse come poter aiutare al meglio quel soggetto al quale ora vogliamo tanto bene. Considerandolo soltanto sfortunato, o poverino, o una vittima delle circostanze non lo aiuteremo. Occorre sì stargli vicino, ma c’è qualcosa, dentro di lui/lei da estirpare. Un’emozione negativa che lo fa vivere male e lo fa divenire succube dei movimenti e decisioni altrui. Le emozioni negative possono trasformarsi e venir presentate in mille modi diversi: credenze, abitudini, gesti, reazioni, etc…

Purtroppo, le nostre carezze, non bastano in situazioni come queste. Possono far del bene subito ma servono a poco. Il male rimane dentro e continua a crescere. Se invece, senza arrogarsi nessun diritto, ma semplicemente con la forza dell’amore e del porsi domande, si riesce ad andare più a fondo, trovo sia nettamente meglio e decisamente più terapeutico.

E’ pressoché inutile coccolare una persona che viene derisa e presa in giro, inutile come cura intendo non come sentimento. I nostri abbracci non possono combattere ciò che lei stessa richiama a sé. Insegnandole invece a considerarsi un essere divino e degno, esattamente grande e forte e all’altezza come chiunque altro, se non di più, allora sarà lei stessa a riflettersi addosso proprio queste conclusioni. Certo, non è facile inculcare questo nella mente e nel cuore di qualcuno che si svalorizza e non si ama ma, se in noi, c’è questa VISIONE importantissima e particolare siamo già a metà dell’opera e soprattutto, a noi, questo allenamento serve per diventare ottimi osservatori. Bisogna assolutamente guardare oltre. Sempre. Guardare tra le righe e non solo l’apparenza. Guardare con gli occhi dell’anima. Con gli occhi di Dio.

Noi umani, così facendo, ci consideriamo severi e cinici; in realtà, questa chiave di lettura è tanta manna e può davvero fare del bene. Un gran bene. Si diventa dei liberatori e se sapremmo anche, nel mentre, condurre per mano chi ha bisogno del nostro aiuto, anche solo con la nostra presenza, allora potremmo dire di aver fatto seriamente un lavoro fantastico.

Ricordiamoci però che tutte queste situazioni, anche se vissute da altre persone, appartengono pure a noi in quanto ne veniamo a conoscenza quindi, anche se in modo più lieve, ci riguardano. Non per niente, le persone non entrano mai nella nostra vita “a caso”, giusto? Ci possono riguardare per diversi motivi: perché quell’individuo sta chiedendo a noi aiuto, o perché dobbiamo imparare, o perché le abbiamo dentro e le nutriamo anche noi.

L’importante è imparare ad osservare, per gli altri, per noi stessi e per la vita in generale.

Prosit!

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Liberiamoci Dei Rompipalle 8° – IL SUPERBO

Sapete che i Superbi tra noi sono davvero molti? Più di quelli che possiamo immaginare.

Si perché, quando si parla di SUPERBIA, si pensa immediatamente ad una persona tracotante e supponente che, guardandoci dall’alto in basso, ci ordina determinate cose, credendosi chissà chi, e ci tratta come poveri mentecatti.

Oh no! Questo è vero, ma il Superbo, in realtà, è anche molto più subdolo e, per questo, sovente, passa inosservato.

Vi faccio subito un esempio che capita spesso tra umani e che lo si può comparare a mille altre situazioni.

All’interno di una comune famiglia, un figlio confessa che amerebbe tanto avere un cane. – Va bene – dicono i genitori e, l’indomani stesso, ecco un bel cagnolino, nuovo membro di quella casa. Uno splendido Bassotto.

Ma io non volevo un Bassotto! – lamenta il ragazzo – non mi piace, volevo sceglierlo io, volevo andare in un canile e guardare quello che più mi piaceva!

Il padre, a quel punto, gli mette una mano sulla spalla attirandolo a sé e, guardandolo come lo guarderebbe un caro amico consigliere, gli dice – Ma come? Volevi un cane e te lo abbiamo preso, alla mamma piace tanto e poi… guarda che occhioni dolci ha! Come può non piacerti?

Stiamo quindi parlando di un padre (e di una madre) convinti di aver fatto la scelta migliore. Il Superbo crede di sapere meglio di voi cosa fa bene a voi o cosa va bene per voi. Questo è alla BASE della Superbia.

Questo significa instillare il senso di colpa introducendolo nell’animo del malcapitato. Dovrebbe suonare un allarme dentro di voi a questo punto. Tutto ciò significa: “Sei un figlio ingrato, noi ti abbiamo accontentato immediatamente e tu non sai apprezzare il nostro gesto. Sei anche un menefreghista perché non consideri i gusti di tua madre che ti è venuta incontro nel prendere un cane. Noi siamo buoni e tu cattivo. Tu non meriti nulla. Etc… etc…”. Ok? E ora pensate bene a quante volte accade, o è accaduto, nella vostra vita. Magari lo avete subito o lo avete commesso. Magari lo avete vissuto, non per forza dai genitori ma da qualsiasi altro.

In parole povere:

– Hai due genitori che ti hanno prontamente accontentato e tu non apprezzi il loro gesto

– Non consideri i gusti di tua madre

– Stai preferendo un essere vivente ad un altro essere vivente; questa è discriminazione

E poi…. attenzione bene…. c’è… l’inganno!

L’inganno dato dalla finta complicità del padre: mano sulla spalla, tono calmo e convincente, sguardo ammaliante.

(Tenete conto, inoltre, che un cane non è un giocattolino che dopo un mese si rompe e lo si cambia; un cane può vivere parecchi anni e, per parecchi anni, il ragazzo dovrà tenersi un cane che non desiderava)

Badate bene: tre sensi di colpa (più il tradimento del papà) in una sola frase, detta con dolcezza, pacatezza e cercando di convincere l’altro.

Questa è Superbia. La Superbia, come dicevo, di credere di saper sempre fare il meglio e meglio degli altri, la cosa più giusta, senza nemmeno ascoltare chi si ha di fronte e i suoi desideri fino in fondo. L’utilizzare le proprie capacità quasi astute (truffaldine) per ottenere ciò che si vuole, incuranti dei sogni e necessità altrui.

Questa è anche manipolazione.

Ora, è vero che palesemente il Superbo è una persona convinta, irremovibilmente, di essere superiore a tutti ma, quello che occorre capire, è che non sempre palesa questa sua convinzione attraverso un agire schietto e ben visibile che urta. La sua Superbia, in realtà, può passare totalmente inosservata ma viene comunque subita dalla nostra percezione, dalla nostra parte più intrinseca e, una volta recepita, rimane lì, e ci fa del male.

Riesce a farci del male perché può portare, all’interno di noi stessi, tanti messaggi ma tutti a sfondo negativo come: l’autosvalutazione, la sottomissione, l’insicurezza, la rabbia, l’avversione, la tristezza…

Adesso, dimenticandoci l’esempio del padre e del ragazzo che vuole il cane, c’è da dire però che, anche se può sembrare strano, spesso, un Superbo non si accorge di esserlo nel senso che stà, egli stesso, così facendo, appagando delle sue necessità. In modo sbagliato certamente ma questo c’è alla radice. La moglie che, ad esempio, manipola il marito, pur non accorgendosene, sente il bisogno di farlo per PAURA. E’ sempre, o quasi, la PAURA a governare. La paura che vada con un’altra donna, la paura di rimanere sola, la paura di venir sottomessa, la paura di non essere amata… e quindi, con Superbia, lo obbliga ad avere comportamenti che, secondo lei, le dimostrano amore. Lo tiene in pugno e, i suoi timori, sono placati. Un giro poco sano certo, ma questo è.

Vedete che meccanismo arzigogolato? Per questo occorre precisare bene cos’è la Superbia, perché non è soltanto quella conosciuta la maggior parte delle volte, ma nasconde anche, e soprattutto, questo aspetto. La Superbia può essere un’azione ma anche un vestito che si indossa e quindi cambia sembianze.

Non è facile riconoscerla prontamente, dal vivo. Siamo molto, troppo abituati a sentirci dire determinate frasi. Ponete attenzione. Ascoltate il vostro intuito. Quel piccolo, pungente, sentire nel vostro stomaco.

Prosit!

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