Creare maledizioni – il Numero Sette

TRA SCONGIURI E SCARAMANZIE 

In diversi contesti vengono utilizzati gesti scaramantici o ci si riconosce superstiziosi, tra questi, lo sport, è sicuramente uno di quelli più ovvi.

Molti sportivi eseguono dei piccoli riti o custodiscono persino degli “amuleti” ma seguono anche una specie di regole (piccoli riti) per sconfiggere quelle che sono riconosciute vere e proprie maledizioni.

Nel gioco delle bocce ad esempio, sport poco seguito e poco praticato, esiste un anatema conosciuto ormai da tanti anni al quale si crede ciecamente e voglio usarlo per spiegare queste maledizioni siamo noi stessi, in qualche modo, a crearle.

Una maledizione, cioè un significato inerente ad una determinata cosa, in questo caso negativo (male – edizione), è una vera e propria eggregora e cioè una forma-pensiero (collettivo).

Immagina quindi una specie di nube energetica, che ha una sua potenza, creata proprio dalla credenza di alcuni e resa concreta per il fatto che il pensiero e l’emozione creano. Quindi esiste. Ha una sua forza. Ma questo non significa che non possa essere sconfitta o nulla si può fare contro di lei.

IO NON CONOSCO L’ESISTENZA DI QUELLA COSA 

In pratica esiste se si crede che esiste. Così facendo la si nutre. Il nostro pensiero va a nutrire la sua vita ed essa, ovviamente, appare nella nostra realtà facendosi riconoscere. Se invece non la si conosce, perché non se ne si considera l’esistenza, essa non può venir proiettata nella materia. Siamo noi a darle o non darle concretizzazione.

Ma torniamo al gioco delle bocce. Un gioco praticato prevalentemente da persone anziane. In questo gioco a squadre (individuale, a coppie, a terne o a quadrette) si deve arrivare a 13 per vincere la partita e, in ogni mano, si possono fare 1 o più punti. La prima squadra che arriva a 13, naturalmente, vince. Questi giocatori sono convinti che arrivare al numero 7, durante il percorso verso la vittoria, sia una disgrazia. Il numero 7 è chiamato “la sedia”, cioè significa che chi arriva lì si siede e non si alza, ossia non va avanti con il punteggio. Pertanto tentano il tutto per tutto; se ad esempio sono a 6, provano a fare 2 punti anziché 1 e andare così a 8 saltando il 7. Patiscono questo numero che reca a loro una brutta situazione. Sono le loro memorie a suggerire questo anche se si parla di una situazione non certo grave.  Per alcuni è seria ma altri la prendono sul ridere. Dipende anche da cosa c’è in palio.

Ebbene, comunque sia, così facendo, danno forza e vigore a questa maledizione attraverso il loro pensiero e la loro emozione. La nutrono. Ed essa… si avvera, si concretizza.

IL SETTE – LA SEDIA

Sono tante, tantissime, le partite a bocce che ho visto finire 13 a 7 e il perdente era invece colui che stava vincendo a inizio gara. Ma, finendo sul 7, è rimasto fermo lì permettendo agli avversari di andare avanti e trionfare.

Quando entrambe le squadre vanno a 7, è come se la maledizione si estinguesse, non ha più valore. Una delle due deve pur andar avanti. E mi sembra ovvio voglio dire. Oh già! Hanno tutti i loro arzigogoli scaramantici.

La cosa buffa è invece osservare quello che accade quando un giovane si cimenta in una partita a bocce. Egli non sa nulla di tutto ciò. Non conosce le dicerie e gli usi dei giocatori più anziani. Forse non ci mette neanche la stessa loro passione ma, soprattutto, non sa nulla del numero 7. Per lui è un numero come tutti gli altri. Un numero normalissimo che arriva dopo il 6 e prima dell’8. Se si trova a 6 e fa solo 1 punto arrivando a 7 è più che contento perché, comunque, va avanti.

Infatti, in quei casi, e anche in questo frangente, posso dire di aver visto accadere questa cosa molte volte e averla persino vissuta in prima persona (ebbene sì, ogni tanto gioco a bocce) la maledizione non avviene. Non esiste. Come a non aver potere.

Da 7 punti passano tranquillamente a 8, o a 9, o a 10 (in una sola mano si possono fare più punti).

IL RAGAZZINO E LA CONDANNA

Tempo fa mi capitò di assistere ad un evento curioso. Un ragazzino iniziò a frequentare la bocciofila del mio paese per seguire il nonno al quale era molto affezionato. Si dimostrò fin da subito bravino nel gioco delle bocce e si impegnava parecchio. Riusciva ad aiutare i suoi compagni di squadra e facevano punti ad ogni mano.

Per lui la maledizione del 7 non esisteva. Non ne aveva mai sentito parlare e, infatti, andava sempre avanti. Col tempo però, continuando a giocare, la storia del numero protagonista venne alla scoperta.

Iniziò a conoscere i vari trucchi, le tecniche, i modi di dire di questo gioco e anche le superstizioni che lo condivano. Rimase assai stupito della storia del numero 7 e quando con la sua squadra arrivava a 5 o a 6 faceva di tutto per evitare il numero “dannato” come ad allearsi totalmente ai suoi compagni. Questo fece si che la maledizione iniziò ad essere nutrita anche da lui che cominciò ad esserne anch’egli vittima. L’eggregora non lo risparmiò.

E dire che il numero 7, in molte discipline e in varie filosofie, ha un significato molto bello e potente.

LA SACRALITA’ DEL NUMERO SETTE

Significa infatti:

7 sono i giorni della settimana, i pianeti del nostro sistema solare, i colori dell’arcobaleno, le piaghe d’Egitto, i doni dello Spirito Santo. 7 è anche il simbolo della Completezza dell’uomo.

Ma quando ad una cosa gli si vuol dare un senso negativo, essendo che noi abbiamo un potere che non contempliamo, ecco che questo avviene.

Cosa fa avvenire ciò è semplicemente la proiezione del nostro intento, del nostro volere, nella realtà e questo argomento è importantissimo per comprendere come possiamo realizzare nella nostra vita quello che vogliamo. Questo meccanismo, infatti, non funziona solo verso le cose negative ma anche per quelle positive!

La domanda importante da porsi è:

Perché con gli anziani questa maledizione è come se avesse un vero potere ma a chi non ne sa nulla essa non crea alcun danno?

Da qui si aprono molti scenari che toccano diversi punti come la sfiga o la fortuna, il pericolo concreto, le dicerie, i proverbi… ma dobbiamo capire che siamo sempre noi gli scrigni che contengono il potere. Noi conserviamo quel nutrimento e possiamo decidere verso cosa dirigerlo o meno.

Prosit!

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La Natura cura ma il Potere è tuo

AMBARABACICCICOCCO’

Avrai letto spesso un concetto che mi piace tirar fuori in diversi argomenti quando parlo della Paura, Madre indiscussa di tutte le emozioni negative. A volte suggerisco che la Paura può essere una grande amica ma non è lei che deve governare le tue scelte o amministrare il tuo vivere. In pratica non dovresti dargli più potere di quello che merita.

Siamo troppo abituati a dare potere e, di conseguenza, RESPONSABILITÀ al resto del mondo ma quasi mai a noi stessi. Lo diamo agli altri, lo diamo alle emozioni che ci guidano, lo diamo alla società in cui viviamo e oggi, a causa di nuove discipline e tendenze nate da qualche anno, lo diamo alla natura.

Lo abbiamo dato per molto tempo alla natura quando non ci piacevano, e non ci piacciono, i suoi comportamenti. Quando diciamo – Che brutto tempo oggi! Oggi, a causa della pioggia, non posso fare questo o l’altro -. Quando ce la prendiamo verso quelli che consideriamo per noi disastri o quando animali a noi poco simpatici si permettono di invadere il nostro territorio. Adesso, però, diamo alla natura anche il potere di guarirci.

Ebbene, premetto fin da subito che questo è vero. La natura è un dottore unico e supremo capace di curare ogni malanno, ha qualità e potenze incredibili ma non ragioniamo quasi mai sul fatto che anche noi siamo natura. Che le sue stesse forze energetiche le custodiamo dentro di noi e che non c’è alcuna divisione tra noi e lei. Nessuna. Noi siamo sicuramente più “inquinati” sia nel nostro Corpo Mentale che in quello Emozionale. Siamo pieni di pensieri e sensazioni – spazzatura – che ci offuscano altri sensi ma la scintilla della vita, comunque, esiste in noi. Serve solo rispolverarla.

COME DEVO ESSERE?

Quando leggo su diversi testi, o in molti articoli, “Guarire attraverso il Potere delle Piante” (vedi ad esempio il libro di Clemens G. Arvay) mi chiedo se quell’autore, al quale non voglio togliere nulla, conosca invece il suo di potere. Anche in questo caso si dà responsabilità (potere) ad alberi e arbusti cosicché, quando abbracciamo un tronco come fossimo vampiri energetici, convinti di succhiargli un po’ di buona energia che ci spazzi via lo stress, ci rimaniamo poi assai male se questa sorta di terapia non funziona o funziona per poco tempo.

Ora, è vero che se mi faccio una tisana alla Lavanda dormo meglio ma è anche vero che se se la prepara Tizio non ottiene alcun risultato. Come mai? Io e Tizio siamo fisiologicamente diversi? Bene. Quindi le piante funzionano solo con chi ha avuto la fortuna di nascere con un organismo preposto alla loro funzione curativa? Nella Pet Therapy quale organismo dovrei avere, quindi, per essere in accordo con un cucciolo e armonizzare il mio essere?… No, non è così.

Grazie infinite a tutti coloro che cercano di sensibilizzarci nei confronti del cordone ombelicale che ancora abbiamo e ci connette a Madre Terra ma io vorrei andare un goccio oltre.

SEI UN GENERATORE DI VITA

Come ho detto, quel potere, è dentro di noi. A tal proposito e per capire meglio questo articolo, ti consiglio di leggere questo mio post https://prositvita.wordpress.com/2018/06/20/abbracciare-un-albero-dubbi-e-perplessita/

Se lo hai già letto avrai capito che non ti servirà a nulla, o quasi, abbracciare un albero se rilasci scorie di fastidio, tristezza, rabbia, etc… lui non può che rispecchiare ciò che sei, in quanto lui è solamente e unicamente – Vita -. (Sorridi e la Vita ti sorriderà).

Solo se riesci a dare Amore a quell’albero noterai che il tuo Amore con il suo (il miracolo della vita che comprende l’Universo) connettendosi assieme moltiplicheranno quella forza e tu ti sentirai pieno di gioia e benessere. Magari, ovviamente, non la prima volta ma continuando non potrai che riempirti di “onde vibrazionali di Amore”.

Amore è un termine convenzionale che l’uomo ha creato per descrivere l’Energia Universale e Divina che, come forza creatrice, realizza movimento – cioè energia – cioè vita. Noi stessi ne siamo stracolmi.

Aristotele descrive il nostro infinito potere con il termine “Entelechia” ad intendere, tra altre cose, l’evoluzione totale con scopo finale dell’Uomo (natura) come essere perfetto. A partire da quello che gli alchimisti indicano come “monade”. Ma torniamo a discorsi meno strambi.

IL MIO AMORE E’ IL TUO AMORE

Sappiamo bene che un gatto, ad esempio, è in grado di assorbire da noi le emozioni negative e allontanarle, scacciarle via, se non trasmutarle addirittura quasi distruggendole. Ma cosa accade se, a quel gatto, noi invece regaliamo amore puro e incondizionato che non è assolutamente quello del “bisogno d’amare”? Accade un miracolo e cioè che il gatto, così come tutti gli altri animali che lo ricevono, lo rimandano raddoppiato proprio come accade con le onde elettromagnetiche perché noi siamo in continuazione propulsori di onde elettromagnetiche. Scienze come la biofisica indicano ogni corpo naturale come un’antenna in grado di ricevere ed emanare radiazioni e non solo come composti chimici regolati da reazioni chimiche.

Mandare amore ad un animale che si ha in casa o si incontra selvatico in un bosco non significa dire o pensare di amarlo. Significa essere amore e, di conseguenza, lui si impregnerà delle nostre frequenze. Attorno a noi, non potrà che esserci Amore, ossia bellezza. Bellezza d’animo. Questa è fisica non una semplice tecnica inventata dai Puffi.

Tutto questo per dirti che sei tu il vero padrone di te stesso e della tua guarigione. Tu decidi se stare bene.

In parole poverissime… se tu emani vibrazioni gialle esse andranno a collegarsi alle vibrazioni gialle che trovano in un determinato raggio attorno a te. Tristezza = Tristezza. Rabbia = Rabbia. Pace = Pace. Come se fossimo delle radio.

LO SAPEVANO GIA’ GLI ANTICHI

La sensazione di benessere che provo abbracciando una pianta o accarezzando un cane mi permette di evadere dalla mia stressante quotidianità, mi fa sentire più serena, mi tranquillizza ma è solo una parvenza (regalata dalla mente e sembra vera) se non coltivo tutto questo. Soprattutto se non lo coltivo dentro di me e se non imparo a nutrirlo – sempre – dentro di me, a prescindere dal luogo in cui mi trovo.

Se emani amore nei confronti di una pianta, se sei tu ad abbracciare lei anziché allucinare un suo abbraccio, se sei tu a dare anziché chiedere sarai ancora più potente di lei e, automaticamente, nutrirai le frequenze guaritrici. Le tue!

Suvvia! Lei è “solo” una pianta, tu sei un Essere speciale, divino, umano. È attraverso te che l’Universo svolge le sue più grandi manifestazioni, sei co-creatore, è a te che ha dato certi poteri che altri esseri non hanno. Tu hai una forza creatrice che nessun altro ha. Tu sei l’Essere superiore tra tutti, anche se oggi usi questo potere solo per arricchirti o danneggiare il creato.

Non essere un micragnoso, sei tu che puoi curare una pianta e non viceversa, senza nulla togliere alla pianta che attraverso le sue essenze fisiche e biochimiche e la sua energia, pura e vitale, ti aiuta di sicuro.

Alcuni testi dei quali la religione si è appropriata dicono chiaramente nei confronti dell’Uomo – Fatto a sua immagine e somiglianza – e tu sai che per me Dio non è assolutamente un vecchio giudicante su una nuvoletta. Noè, San Francesco e molti altri forse non sono mai esistiti realmente, ma è il messaggio che si nasconde dietro al loro operato ad essere importante e Maestro. E, in alcuni casi, persino alchemico. Cioè, non è stata una famiglia di armadilli a salvare l’umanità capisci? E’ accaduto l’inverso.

È l’Uomo, in tutta la sua infinita grandezza il vero salvatore. Sei proprietario di doti che nessuna pianta, nessun animale, nessun minerale possiede. Sei la perfezione della natura tutta e, in te, è contenuto l’intero cosmo “così dentro e così fuori“.

Fatti aiutare dalla natura che è come un ventre materno. Che ha qualità incredibili. Affidale i tuoi strazi e i tuoi dolori ma ricordati che nulla può passare se non sei tu ad aprire la porta. Ricorda che tutto va a morire se non sei tu a nutrirlo. Ricorda le voci dei tuoi antenati che gridavano: – Ciò che io manifesto il mondo mostra e vive! -. Perché ciò che tu sei, quella pianta non può far altro che rifletterlo. Nonostante i suoi oli essenziali, particelle e terpeni.

La biofilia è l’amore per la vita e deve partire da te.

Il bosco ha un suo potere, il mare ha un suo potere, la campagna ha un suo potere ma poco otterrai se non riconosci il potere che è in te.

P.S. – Per alcune immagini ringrazio Gian Panti e Andrea Biondo andreabiondo.wordpress.com

Prosit!

Sono l’Erede di una malattia e quindi uno sfigato – parte 1°

Dividerò questo post in due articoli perché è un discorso abbastanza lungo e vorrei riuscire a spiegare bene tutto quello che esiste oltre a ciò che crediamo essere scontato. La vita è un continuo movimento energetico, un continuo mutamento perpetuo, nulla è scontato. Tutto cambia e tutto può cambiare.

CHE SFIGA!

Dire che l’ereditarietà nella malattia non esiste è estremo e assoluto quindi non mi piace; non mi piace e non lo dirò. Non dirò neanche, però, che credo di essere l’erede delle malattie/patologie dei miei familiari. È una cosa alla quale io non credo e, nonostante tutte le prove che la medicina ha voluto dare in base a questo argomento, non mi trova personalmente d’accordo. L’ho anche potuto constatare di persona. Questo non significa che dovete essere d’accordo con me, vorrei solo esporre il mio pensiero, e non significa nemmeno che non avrò gli stessi disturbi dei miei predecessori ma, qualora giungessero, la penserò diversamente e, tra un attimo, vi spiego come.

Se questa teoria me l’hanno voluta vendere come fondamenta basilare del mio stato di salute, andando a citare geni e cromosomi, io non ho voluto comprarla. Non ho voluto comprarla perché dietro alla parola – predisposizione – si nasconde un meccanismo ben più profondo rispetto a ciò che si sfoggia in vetrina. È troppo comodo e troppo semplice dare una specie di colpa al DNA che, di conseguenza, include la conclusione – Non puoi farci nulla -, ma soprattutto è deleterio in quanto mi rende schiava della sfiga, cioè di un qualcosa che non esiste. Schiava di un qualcosa che non esiste…

Schiava di una sfortuna… sono nata in quella famiglia lì, con quelle malattie lì… Ebbene, ho scelto di non dipendere il più possibile da niente e da nessuno, pertanto, non dipenderò neanche dai malesseri di genitori e nonni.

Ieri ho letto il commento di una donna, permettetemi di descrivere come dura e volgare, che dopo aver letto un post su FaceBook, inerente a questo discorso, ha proclamato – Io ho l’ipertensione come mia madre e un sangue molto denso, mangio bene eppure ho questa patologia. Il problema quindi è della mia mente? Ma non dite più ca@@@@e! -. Ovviamente il commento diceva altro, di più feroce, ma non serve ch’io lo riporti. Il nesso è questo.

Ora, io comprendo questa donna che in poche parole ha tradotto il pensiero di molte persone ma vorrei scrivere due cose a riguardo.

UN PO’ DI ANALISI

La prima è inerente proprio alla sua risposta. A quel suo tono. A quel suo impeto. Signora cara, si faccia due domande e si dia due risposte se ha l’ipertensione… però è anche vero che non si può mica valutare una persona da un solo commento visto che, magari, in quel momento, il gatto le aveva appena fatto pipì sulle ciabatte. Andiamo alla seconda questione, quel: “io mangio bene”.

Perdonatemi ora se divento tagliente ma l’ultimo che mi ha detto “io mangio bene” era convinto che la cucina di sua nonna calabrese (che adoro) era una cucina sana. Orsù! Il buono e il genuino sono una cosa. Il sano è un’altra. Un’antica riflessione orientale, appartenente alla Mecidina Tradizionale Cinese, afferma – Ciò che sporca il tuo piatto sporca anche i tuoi organismi. Osserva il piatto finita la pietanza e saprai regolarti -. Un conto è mangiare di gusto, un altro è mangiare i prodotti così come natura crea, forse meno golosi per le papille gustative ma sicuramente meno dannosi per il corpo. E non sono qui a fare quella delle “due carotine scondite”. Io non mi faccio mancare niente ma dobbiamo saper valutare. Inoltre, proclamare: – io mangio bene – ingurgitando, nel mentre: coloranti, conservanti, pesticidi, edulcoranti, etc… stona assai. Di questo non abbiamo colpe ma possiamo evitarne molti volendo. Detto questo, vorrei vedere come mangia la signora, figlia di una donna che avrà ben cucinato in un determinato modo nella sua vita e le avrà insegnato una determinata arte culinaria, la quale, probabilmente, tende a rendere il sangue un po’ poco fluido ma soprattutto un pompare del cuore veloce e sofferente.

Dopo l’aver appreso la cucina di mamma occorre anche vedere come mamma (o papà) ci hanno educato e modellato. Cioè plasmato a loro immagine e somiglianza. Mi spiego. Come dico sempre, ogni malattia arriva a noi per portarci un messaggio. In questo caso l’ipertensione significa, in ambito psicosomatico, reprimere le emozioni, avere un eccesso di emozioni dentro che si surriscaldano, trattenere ricordi/segreti che dopo molto tempo riescono ancora a emozionarci in male o in bene. Non sarà difficile quindi capire che anch’io, come mia madre, vivo in questo stato d’animo.

Facciamo un esempio: se in famiglia io, dal temperamento sanguigno, non ho mai potuto sfoderare le mie emozioni come volevo, perché me lo hanno impedito dal momento che loro anche lo facevano ed era giusto così, forse oggi ho qualche problemino. Identico al loro.

Vale anche, ahimè, se si decide di intraprendere la strada del tutto contraria ai genitori. Il punto di partenza è lo stesso se l’emozione è la medesima.

Non dimentichiamoci nemmeno che i genitori, quando ci mettono al mondo, non ci danno solo il loro DNA e neanche solo tratti del loro carattere. Ci danno anche le loro emozioni e la loro ENERGIA. I loro flussi energetici.

Devo fermarmi per dividere questo articolo, aspettate quindi la seconda parte, nel mentre, potete provare a riflettere.

Prosit!

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I Complimenti che ci rendono Brutte Persone

LA SPADA DA SGUAINARE PER FERIRE

Può capitare nella vita di sentirsi dire un complimento davvero bello, appagante, uno di quei complimenti che aprono il cuore e magari, a farcelo, è proprio una persona che gode di tutta la nostra stima. Quel complimento per noi diventa molto importante, diventa l’acqua di una sorgente sacra che disseta, risuona nella nostra parte più intima e ci riempie di infinito piacere soprattutto se, di complimenti, siamo abituati a sentirne pochi nei nostri confronti. Fintanto però che queste belle parole vengono prese da noi e messe in un bel posticino del nostro animo e usate per migliorarci sempre di più e focalizzarci sui nostri punti di forza va tutto bene. Il brutto accade quando invece, di queste parole, ne facciamo una verità assoluta e indiscutibile ma soprattutto un’arma con la quale sconfiggere gli altri. Sì, accade anche questo. Accade da parte delle persone insicure e con una bassa autostima soprattutto. Per la serie: “Non importa se ti sto facendo male, io posso farlo, perché a me così è stato detto e quindi è giusto“. Cioè, in quella situazione, credono di indossare i panni di Dio e poter fare qualunque cosa con chi hanno di fronte, convinti di agire nella ragione più assoluta.

L’INSICUREZZA CHE MANCA DI UMILTA’

Supponiamo ch’io sia una di queste persone e che, un bel giorno, un individuo che ammiro tantissimo, mi dice – Tu sei davvero una vittoriosa nella vita. Qualsiasi cosa intraprenderai ne uscirai vincitrice, in pochi riusciranno a starti dietro -. Ecco, se io fossi sicura di me e con un’autostima discreta o buona, userei questa frase come sprono nella mia vita ogni volta che mi sento di non farcela, o durante una competizione, o quando sento il mondo cadermi addosso, o quando devo intraprendere un nuovo percorso che mi destabilizza emozionalmente. La userei come strumento rivolto – a me soltanto – al fine di rimanere con questa bella dote e, se è possibile, ampliarla.

Ma essendo che sono insicura, e pertanto automaticamente insoddisfatta della mia vita, la userò invece come arma per ferire o zittire gli altri. La trasformo in una citazione indiscutibile che così è e così dev’essere. Mi renderò così la vita molto più facile no? Senza contrasti. Mi basterà avere un pubblico di sudditi che, in silenzio, annuira’ ad ogni mia sentenza e io vivrò come un Re. Ovviamente riuscirò a fare questo con chi me lo permette. Il giorno che troverò chi, invece, mi manda a quel paese, ecco che il mio giochetto smette di esistere e forse riacquisto l’umiltà che mi manca. Sì, spesso gli insicuri, come contrapposizione, mancano di umiltà. È normale. È normale, è comprensibile, ma non giustificabile (mio umile parere).

In pratica, se qualcuno volesse aprirmi gli occhi dicendomi – Guarda che non puoi vincere sempre – oppure – Guarda che potresti anche perdere e non sarebbe un dramma -, – Guarda che non sei il più forte del mondo -, io lo zittisco perché quello che mi è stato detto afferma l’esatto contrario. Quindi risponderò con frasi o comportamenti che, tradotti, equivalgono a – Tu non capisci niente -, – Tu non sai chi sono io -, – Tu hai idee sbagliate (sei sbagliato) -, – Tu non sai vedere oltre/altro – oppure ancora, e questa è la più grave, – Non gioco nemmeno, tanto so già di vincere -. Non si accetta neanche la sfida perché, in realtà, in un angolino del profondo, una vocina lo dice che si potrebbe anche perdere, ma le parole di chi ha fatto tutto quel bene, quel giorno, con quel complimento, sono un appiglio talmente soddisfacente, talmente comodo e che dona la pace, dal quale è davvero difficile separarsi.

SONO LA PIU’ BELLA, COSI’ E’ STATO DETTO

Se sei stata giudicata Miss *** non vuol dire che sei la più bella di quella nazione. Non sei nemmeno la più bella della tua provincia. Significa semplicemente che un gruppo di persone, con il loro gusto, in quel momento e in quel posto, ti ha considerata la più bella tra le partecipanti. Tradotto: sei una bella ragazza ma non sei la più bella.

Se un professore ti ha detto che sei molto intelligente non significa che gli altri a tuo confronto sono degli idioti. Possono aver ricevuto lo stesso complimento tuo nella loro vita, o essere più intelligenti di te anche senza esserselo mai sentito dire. Non sei il più intelligente. Sei intelligente come molti altri. Forse il più intelligente della tua classe (20 alunni, 20 anni fa) ma non dell’umanità tutta.

E ALLORA CREA!

Se sei molto bella, usa questa tua dote per creare un qualcosa di buono per te e per gli altri.

Se sei molto intelligente, usa questa tua dote per creare un qualcosa di bello per te e per gli altri.

Non cercare di tappare la bocca degli altri per non ricevere contrasti che potrebbero mettere in dubbio ciò che tu hai trasformato in colonna portante della tua vita, cioè quel lontano complimento. Ciò che secondo te ti salva. In questo modo, agli altri, farai solo del male e il tuo bel talento andrà a farsi friggere. Non crescerai, non ti evolverai. Non metterai a disposizione del mondo la tua dote e quindi nulla di bello ti tornerà indietro. Continuerai ad essere un insoddisfatto. Ti trasformerai persino in una brutta persona. Abbi coraggio, scendi nella tua insicurezza, non appannarla con un complimento che ti è stato fatto. Vivila, conoscila appieno e poi trasformala. Solo così ti trasformerai a tua volta in meraviglia e meraviglierai il mondo.

Quel complimento ti è giunto per avvisarti che sei anche quello, che hai quella dote, ma non deve fermarsi lì il suo senso. Devi trasformarlo in una chiave che apre la porta allo stupore. Uno stupore continuo, immenso, infinito che ancora non hai conosciuto se, in quel punto, ti sei fermato.

Prosit!

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Intervista a Trauma Cranico – responsabilità tua o del mondo esterno?

Partendo dal presupposto che, per la Psicosomatica, ogni incidente che subiamo equivale alla punizione di un senso di colpa che portiamo in noi (spesso celato), anche il Trauma Cranico spiega, sotto questo punto di vista, un castigo che arrechiamo alla nostra persona per infliggerci una pena. Una colpa intrinseca, nascosta nel nostro profondo. Magari… quella di essere venuti al mondo… per dire. Può sembrare assurdo ma sono molte le persone che si sentono inadatte e che credono di aver compiuto un reato nel nascere. Come dice il termine stesso – Cranico – ci si riferisce alla testa, luogo di: pensieri, riflessioni, ragionamenti ed elucubrazioni mentali.

Tutto questo è, per la maggior parte, spazzatura futile che ci portiamo dentro al solo scopo di stancarci e farci preoccupare inutilmente come tante volte ho spiegato in altri post.

L’uomo comprende tutto salvo ciò che è perfettamente semplice – (Hugo Von Hofmannsthal)

LA REALTA’ E’ UNO SPECCHIO?

Tocchiamo subito un tasto dolente. Molto spesso, alcuni traumi ci vengono provocati da altri, non sempre ce li procuriamo da soli ma, secondo alcune filosofie, essendo che la realtà esterna non ha una sua ragione e non è in grado di agire di sua iniziativa, essendo solo un riflesso di quello che SIAMO dentro, gli altri diventano per così dire degli AGENTI DEL DESTINO utili a darci ciò che noi, anche se non ce ne accorgiamo, vogliamo. Andando a scandagliare questo discorso, lungo e complicato, ci accorgiamo quindi che, al di là del fatto che questo possa essere vero meno, o vero solo in parte, possiamo comunque cogliere un messaggio se è questo che ci preme. Ossia, semplicemente, anziché soffermarci a dire – Ma tu guarda ‘sto idiota se doveva colpire proprio me? – possiamo (anche) dire – Come mai quella persona ha colpito proprio me? Ho forse richiamato in qualche modo il suo colpo? Lui ha sbagliato, non c’è dubbio, ma IO, comunque, ora provo dolore e ho subito un trauma, perché? Non lo so, non posso vederlo ma posso ragionarci sopra. C’è forse qualcosa che non mi perdono e ho voluto così punirmi? -. Ciò vuole solo essere un’apertura che permette di vedere da varie angolazioni. Permette inoltre, anche se può sembrare strano, di comprendere che noi esistiamo, siamo responsabili e co-creatori, siamo vivi cavolo! Non siamo solo pezzi di carta, vuoti, mossi dal vento che ci crea ciò che vuole lui.

PER GIOCO… PROVIAMO A SVEGLIARCI

E allora… facendo finta di essere noi i responsabili, proviamo a vedere che cosa si nasconde dietro ad una tremenda botta alla testa. Ma prima permettetemi di sottolineare una cosa: sentirsi responsabili degli avvenimenti non vuol dire averne colpa, proviamo ad osservare anche un altro bellissimo lato di questa visione: se io sono responsabile di quell’avvenimento, allora posso anche trasformarlo perché io lo creo e io lo distruggo o lo creo come piace a me. Ok?

Ora andiamo ad intervistare il Trauma Cranico:

Ciao Trauma Cranico

Ciao!

Volevo dirti innanzi tutto che fai un male bestia e mi hai anche creato un bozzolo sulla fronte veramente antiestetico ma… vorrei capire il perché di tutto questo. Che ti ho fatto?

A me non hai fatto nulla, al massimo hai fatto a te stessa. Dovresti parlare con la tua parte interiore

Ma… non riesco a vederla, è nell’inconscio. E’ difficilissimo leggerla!

Lo so, ma puoi provare ad allenarti. Io posso solo dirti che giungo, o per mano tua o per mano di terzi o per mano di oggetti, quando tu mi chiami perché vuoi punirti… un po’ come le pacche che ti dava la mamma col battipanni quando eri bambina

Sì, ho capito, questo lo sapevo già, ma speravo di ottenere qualcosa di più da te

Non posso dirti molto altro se non che, nella testa, non c’è solo la mente. Oggi, con queste nuove filosofie un po’ New Age, la mente è stata condannata come provocatrice di molti squilibri, il che è anche vero ma, la mente, se l’abbiamo a qualcosa serve. L’assolutismo non va mai bene. Ma, tolto questo, nella testa ci sono anche altre cose. Ad esempio, è proprio con essa, e non solo con il Cuore, che possiamo collegarci al Divino assaporando che cosa realmente siamo… cioè… siete.

Gli ultimi chakra infatti si trovano proprio lì, qualcosa dovrà pur dire. Si parla tanto di far salire, far salire… ma poi, la maggior parte delle persone che filosofeggiano su queste teorie, si fermano al Cuore. No! La testa è importante! La testa contiene anche il volto e, in esso, c’è il naso dal quale entra la vita. E la bocca e gli occhi! Di un’importanza indescrivibile! Il viso è la parte più esposta e ci permette di unire l’esterno all’interno in pieno contatto con l’Uno. Tutto questo non ha nulla a che vedere con il darsi delle colpe o il non perdonarsi ma può essere visto invece come intoppo al lasciarsi andare verso una concezione più mirata di quella che è la divinità all’interno di ognuno di voi. In questa vita terrena, la ricerca del Dio che vive all’interno di ogni essere umano, è forte e scalpita. Ogni volta che viene in qualche modo repressa, o celata, una sorta di “castigo” vuole solo fartelo notare. Tieni anche conto che la testa è la parte che identifica la tua autonomia. Ciò significa che è con essa che fai delle scelte. Questo non vuol dire scegliere tra due case o tra due fidanzati o tra due ricette. Significa anche scegliere di comportarsi in un modo, piuttosto che come natura comanda, solo per fare bella figura e piacere agli altri. Cosicchè, la tua bambina interiore si arrabbia, le stai tarpando le ali e… tac! Una bella patta sulla testa non te la leva nessuno! E’ con la testa che ti critichi e ti svaluti, non con il cuore. Faccio bene a punirti, se permetti. Lascia stare gli altri! Sempre a guardare cosa fanno gli altri e a cercare qualcuno al quale dare colpe. Sì, sì… arrabbiati pure se vuoi, e vendicati, ma pensa per te. Gli altri ti hanno dato un colpo? Ok… e tu quanti colpi hai dato a te stessa? Quante volte ti sei tirata bastonate addosso senza amarti e senza stimarti? Pensi di essere venuta qui per fare la mendicante e quella che non vale niente quando dentro di te c’è la scintilla divina e tu la spegni in continuazione? Dove porta la corona un Re? Mica porta una cavigliera!

UNA BOTTA (DI VITA) IN TUTTI I SENSI

Diventa Re e un Regno ti sarà dato – (Gesù)

Sono un po’ stranita… ehm… penso possa smettere di parlare. Direi che Trauma Cranico è stato davvero chiaro ed esaustivo non pensate anche voi? Ora forse abbiamo qualche strumento in più per comprendere come mai abbiamo subito quel colpo. E, quindi, possiamo evitare degli ulteriori colpi futuri magari.

Intanto però mettetevi un cerotto, così forse lo zittite, altrimenti vi farà sentire talmente piccoli e micragnosi che altri traumi non ve li toglie nessuno. Perdonatevi! Anzi, perdoniamoci… il perdono è lo strumento migliore per evitare il Trauma Cranico e qualsiasi altro tipo di danno.

Prosit!

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Problemi… ehm… al culetto

Sono in tanti a soffrire di questi disturbi e sono in tanti, spesso, a non dire nulla per imbarazzo. Mi riferisco a Emorroidi e Ragadi che si formano nella zona dell’Ano e possono essere dolorosissime.

Come sempre, possono essere molte le cause che permettono a questi fastidi di nascere e rovinarci le giornate, prima fra tutte l’alimentazione ma anche sforzi eseguiti durante attività sportive o lavori vari, oppure persino alcuni indumenti indossati.

Noi però andremo a conoscere un’ulteriore causa, quella più intrinseca, più intima, quella che ci traduce il messaggio portato da queste che definiamo “seccature”, le quali, non viaggiano per forza in coppia ma, in questo articolo, le descrivo entrambe anche perché sono comunque strettamente collegate tra loro.

EMORROIDI: Stai forse vivendo una situazione che non ti piace, nella quale stai fermo lì, senza fare niente per cambiarla? Detta così sembrerebbe uguale ad un irrigidimento muscolare ma la differenza c’è se scendiamo più in profondità. Infatti, se per quanto riguarda l’irrigidimento muscolare stiamo fermi, veramente bloccati, per paura di prendere una decisione o senza voler osservare ulteriori soluzioni, con un senso di spegnimento e di stasi al nostro interno, in caso di Emorroidi invece c’è, in realtà, dentro di noi, frenesia. Per tanto c’è l’impossibilità a sedersi, a rilassarsi, nei confronti di quella situazione. Vorremmo fare, ma i nostri schemi mentali ce lo impediscono. L’orgoglio ad esempio, o la vergogna, o ancora la sensazione del non saper come fare e del perdere credito nei nostri stessi confronti.

Al contrario della contrattura muscolare, di idee in questo caso ce ne vengono tante, conosciamo bene quale sarebbe la soluzione che ci “libererebbe” ma, associamo ad essa, una risposta negativa che non ci piace. Che ci sembra impossibile compiere. La situazione che stiamo vivendo non riusciamo a godercela appieno, in quanto, abbiamo timore ad agire in ogni modo e allora stiamo fermi ed ecco spuntare le Emorroidi che ci dicono – Muoviti! Non puoi sederti! Te lo impediamo! Non senti quanta creatività c’è in te? Stai creando varie risposte, varie azioni ma non ne porti a termine neanche una! -. Spesso infatti le Emorroidi nascono quando si prova un dolce sentimento per una persona ma si è obbligati a stare con un’altra per vari motivi. O addirittura quando ci impuntiamo nel voler stare con un partner che però non ci da quello che vorremmo, e capiamo bene non essere la persona adatta a noi, ma non riusciamo a staccarci da lui/lei. La nostra parte intrinseca scalpita ed ecco nascere il dolore non solo più interno e psicologico ma adesso anche fisico. Oppure vorremmo fare un altro mestiere ma siamo obbligati a condurre, quotidianamente, una professione che ci logora e ci deprime. E ingoiamo, ingoiamo, ogni giorno, tutto ciò che di questa situazione non ci piace. Tutto quello che mandiamo giù, proprio come il cibo, da qualche parte dovrà pur ben uscire no? E infatti esce, ma a modo suo, causando seri problemi proprio lì, nel nostro sedere. Le Emorroidi infatti indicano anche la paura nei confronti delle scadenze di qualsiasi tipo. E, anche la parola “scadenza”, simboleggia una sorta di “fine/conclusione”. Si rimane incollati lì, con la preoccupazione del lasciar andare, del fregarsene e scegliere cosa per noi è più propizio e potrebbe renderci più felici.

RAGADI: Collegate appunto alle Emorroidi, e vi consiglio di tener presente tutte e due queste spiegazioni anche se uno di questi malesseri non l’avete, indicano la sensazione del vacillare tra due situazioni senza poter prendere una decisione e allora si decide di stare con il “piede in due scarpe”. Non vogliamo rinunciare ne’ a una, ne’ all’altra delle due cose per paura, per bisogno o per vari motivi. E questo ci fa arrabbiare, può farci sentire sporchi, disonesti, oppure senza midollo, o inetti, attanagliati dal timore.

Si rimane ancorati ad un qualcosa che continua ad appartenere al passato (anche se si tratta di pochi giorni è sempre passato) e non si riesce ad eliminare tutto ciò che ci fa del male. E’ come trattenere le “scorie”, a causa della preoccupazione, le quali, dopo un po’ imputridiscono e causano lacerazioni o ulcere nella zona dell’Ano. E spunta la rabbia data dall’infiammazione e la perdita della gioia data dal sanguinamento. Ricordo di un padre che soffriva spesso di Ragadi. Dava ragione alla compagna quando questa sgridava i figli ma poi, in privata sede, spiegava ai figli cose che andavano nella strada opposta rispetto a quello che aveva detto la loro mamma. Lui non riusciva a contrariare la moglie ma nemmeno voleva che i figli credessero ciò che lui riteneva falso. Così facendo pensava di mantenere stabili e perfette entrambe le situazioni ed entrambi i rapporti ma, la sua natura, sapeva bene che tutto ciò era sbagliato e nutrito soltanto dalla paura che lui provava nell’affrontare la moglie. Pertanto, ecco lo spuntare delle Ragadi.

L’Ano indica la fine di un processo esattamente come avviene fisicamente al termine del sistema digerente dove tutto ciò che è considerato “di scarto” e quindi inutile, nocivo, di troppo, etc… deve essere espulso dal nostro organismo. Solo la parte sana e nutritiva resta all’interno di noi e viene assimilata. Allo stesso modo, nella Psicosomatica, si intende individuare il momento in cui, la conclusione di una situazione non avviene o avviene in malo modo, attraverso proprio le Emorroidi e le Ragadi.

Come ho accennato prima, questi fastidi insorgono anche quando si sta seduti senza fare nulla a causa di orgoglio, superbia, potere o imposizione. Le persone infatti sempre convinte di avere ragione o in attesa che sia sempre l’altro a fare il primo passo, possono soffrire maggiormente di questi disturbi. Dico questo perché solitamente si pensa a messaggi dati dalle nostre malattie inerenti sovente a emozioni di paura, angoscia, tristezza, rabbia… etc… invece sono tanti i comportamenti errati che abbiamo nei confronti di noi stessi e dell’altro e non sempre vanno visti dal lato passivo ma a volte anche attivo dove, per attivo, si può intendere anche il decidere di non agire come presa di posizione. Ma dentro di noi qualcosa si agita. E’ utile quindi lasciar andare l’eventuale rancore, o l’eventuale presunzione e scendere di un gradino dove si può così vedere la voglia di dare, di offrire, a se stessi e all’altro, quel qualcosa che può far sorridere.

Pertanto, non rimanere fermo, seduto comodamente, ma alzati per regalare qualcosa soprattutto a te stesso e a chi lo merita. Realizza ciò che sei capace a fare ma che trattieni per non mostrare troppo di te. Impara a sorprendere te stesso e gli altri con la tua creazione. Hai un fuoco enorme dentro, che ti sta incendiando (lo sottolinea l’infiammazione) è il fuoco del creare, fallo uscire. Scalda, illumina, corrobora la tua persona e chi ti sta intorno. Puoi farlo, sei magnifico! Non lasciare tutto lì, a marcire, nascosto nell’anfratto più celato che hai.

Prosit!

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Chi sei Tu? Quale Dono puoi dare al Mondo? – la Fiaba del Piccolo Sole

Questa favola è stata dedicata ad un figlio.

Questo articolo invece lo dedico all’amica Paola e a tutti quelli che vorranno coglierne il senso e l’amore tratto dal racconto.

Grazie alla fantasia proprio di mamma Paola e alle bellissime illustrazioni di Raffaella De Palma è nata:

LA FIABA DEL PICCOLO SOLE

…a Luca,

perché possa ricordare la sua Promessa e sia per lui una gioia immensa poterla mantenere.

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C’era una volta un piccolo Sole.

In effetti era proprio il Sole che siamo abituati a vedere ogni mattina nel Cielo, solo che allora era appena nato e per la prima volta sorgeva alla Vita.

Ancora un po’ incerto sul da farsi, vagava nel Cielo, osservando tutto quello che c’era intorno a lui.

D’un tratto vide apparire una bellissima Nuvola.

“Ciao – le disse – e tu chi sei?”

“Sono una Nuvola” rispose lei arrossendo un pochino

“E che cosa fai tu, cara Nuvola?” le chiese il piccolo Sole.

“Ho un compito molto importante – disse la Nuvola – devo spargere la Pioggia sulla Terra. Solo così le Piante possono nascere e crescere, per nutrire tutti gli Animali.”

“Ma è meraviglioso! – affermò il piccolo Sole – Sei davvero fortunata ad avere un compito così importante.”

“Ti ringrazio – rispose lei un po’ intimidita – ma quel che faccio non servirebbe a nulla se non ci fosse poi il Sole ad asciugare la Terra con il suo calore.”

Il piccolo Sole salutò la Nuvola con un dolce sorriso e poco distante scorse il Vento.

“Buongiorno – gli disse – e tu chi sei?”

“Sono il Vento” soffiò fuori lui.

“E a cosa servi tu?” gli chiese il piccolo Sole.

“Con il mio alito sposto le Nuvole nel Cielo, trasportandole in un momento laddove c’è più bisogno della loro Pioggia” gli rispose il Vento.

“Ho capito – esclamò il piccolo Sole – il tuo compito è davvero molto importante!”

“Si, certo – disse il Vento – ma il mio lavoro non servirebbe a nulla se il Sole non portasse il suo calore sulla Terra. E’ solo grazie a lui che la vita può esistere.”

“Come mi piacerebbe – rispose il piccolo Sole – poter avere le idee chiare come le hai tu” e così dicendo salutò il Vento.

Venne la Sera ed apparve in Cielo una meravigliosa Luna piena.

“Come sei bella! – esclamò il piccolo Sole – Ma tu chi sei?”

“Io sono la Luna – rispose lei – la Luna piena”

“E qual è la tua missione, o mia bella Luna?” le chiese il piccolo Sole.

“Io illumino la Notte con la mia Luce – rispose lei – e consento così agli Animali e agli Uomini di viaggiare anche di Notte – aggiunse – mentre ai Bambini assicuro sonni più tranquilli, illuminando le loro camerette con i miei raggi d’argento.”

“Che meraviglia! – esclamò il piccolo Sole – La tua missione è davvero importante: come vorrei poter avere anch’io un compito così fondamentale…”

“Certo, piccolo Sole – disse la Luna – la mia è una missione importante.

Ma pensa a come sarebbe il Mondo se non ci fosse il Sole ad illuminare il Giorno! – aggiunse la Luna – Tutto sarebbe buio e freddo e nulla potrebbe nascere e crescere. E’ grazie al Sole se gli Uomini, gli Animali e le Piante ricevono energia nuova ogni giorno.”

“Hai ragione – disse il Sole – sembra proprio che questo Sole abbia il ruolo più importante… Strano che io ancora non l’abbia incontrato.”

“Possibile che tu ancora non l’abbia capito? – domandò la Luna un po’ stupita – Sei tu il Sole!”

“Io? – chiese lui poco convinto – Ma com’è possibile?”

“Ma certo – rispose la Luna – tu sorgi al mattino e ti muovi nel Cielo fino al Tramonto, quando arrivo io e abbiamo qualche minuto giusto per salutarci. Sei tu che con la tua Luce, scaldi il Mondo e generi la Vita.”

“E’ davvero incredibile… – esclamò il piccolo Sole – Proprio io che non riuscivo a capire quale fosse il mio scopo, proprio io sono così importante… Sono addirittura il Sole! Finalmente adesso so qual’è la mia missione.”

Il piccolo Sole era talmente felice che diede un bacio alla Luna. Giusto in tempo, perché subito fu il momento del Tramonto.

La Luna sorrise lieta e le Stelle danzarono con lei, per festeggiare il piccolo Sole che aveva finalmente trovato il suo posto nel grande Universo.

E fu così che il Mondo trovò il suo equilibrio, poiché ogni cosa ha uno scopo e un compito preciso ed è davvero importante comprenderlo per mantenere la propria Promessa.

FINE

(di Paola Sipione)

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Già. Proprio come il Sole, ognuno di noi è nato per uno scopo e ognuno di noi è nato per abbeverarsi di quello che qualcun altro è in grado di offrire. Un perpetuo dare e avere da parte di tutta l’umanità che nutre il mondo e tutto il Creato.

Qual è il tuo scopo nella vita? Che cosa pensi di poter dare agli altri?

Chi sei? Quale dono puoi fare al mondo?

Proprio come il piccolo Sole, molto spesso, pensiamo di non valere, non riconosciamo chi siamo davvero e non sappiamo valutare tutte le nostre virtù.

Tutti noi ne abbiamo e dovremmo farle crescere sane, senza spegnerle, proprio come si fa con una pianta alla quale diamo acqua, nutrimento, vita.

Ci riduciamo sovente ad essere mendicanti e non solo economicamente ma anche mendicanti d’amore quando dentro di noi, in realtà, c’è una quantità d’amore immensa, adatta a tener viva tutta la popolazione del pianeta. Ma non la vediamo, non la sentiamo e, pertanto, diamo per scontato che non esiste.

Il piccolo Sole è stato fortunato ad incontrare qualcuno che gli ha detto chi lui fosse e, questa fortuna, non sempre succede a chiunque, ma abbiamo la possibilità di scoprirlo ugualmente con l’impegno e la voglia che ci insegneranno e ci abitueranno ad amare. Abbiamo anche noi “una voce della Luna” che ci parla. E’ il nostro Spirito e possiamo ascoltarlo attraverso l’introspezione e il silenzio, mettendo a tacere i tanti chiacchiericci mentali che ci inquinano.

Mettiti a disposizione dell’umanità, senza pretendere nulla in cambio, proprio come fanno le nuvole, il vento, la luna e le stelle , offri ciò che hai, ogni tua dote, anche se la ritieni insignificante; di conseguenza, non potrai che beneficiare anche tu di quello che doni.

Cambia la tua prospettiva tra il preoccuparti per le tue necessità e il chiederti invece a cosa potresti essere utile.

Unicamente chi nulla desidera per sé può divenire depositario di grandi quantità di denaro e dispensatore delle ricchezze dell’Universo – (Salvatore Brizzi)

Crea. Ci fosse anche solo una persona al mondo che può godere del tuo contributo, dallo. Perchè c’è un piccolo, grande Sole in ognuno di noi e questo, nessuno può negarlo.

Prosit!

Per vedere altre opere dell’artista Raffaella De Palma https://www.facebook.com/Raffaella-De-Palma-211573298976724/