Storia di tre Sorelle e della Somiglianza Energetica

Esiste la somiglianza genetica, la conosciamo tutti. Il figlio che nasce uguale identico al padre, due fratelli che sono due gocce d’acqua, la bimba… tutta la nonna, etc, etc… Ma, alla somiglianza energetica, così io la chiamo, ci credete?

Biologia ed Energia a confronto: quando i geni ci dicono molto di più e quando invece non c’entrano affatto.

Una storia vera:

“C’erano una volta tre sorelle che chiamerò Gina, Pina e Tina. Erano tutte e tre bionde, avevano tutte e tre gli occhi di un azzurro chiarissimo e la pelle diafana che sembrava di porcellana. Non erano gemelle ma molto, molto simili tra loro. Tutte e tre si sposarono con tre ragazzi mori, dagli occhi scuri e la pelle olivastra tipica del maschio latino. I loro tre mariti li chiamerò Gino, Pino e Tino.

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Gina era la più grande, era in gamba. Aveva un carattere austero e orgoglioso ma Gino, il suo uomo, sapeva tenergli testa. Aveva fatto la guerra nel peggiore dei modi, se mai poteva esserci un modo peggiore di un altro, e nulla lo spaventava. Se Gina era risoluta lui lo era altrettanto e le scintille, nella loro famiglia, non mancavano mai. Ambedue erano persone generose ma il loro modo di fare spaventava nonostante, sotto, ci fosse bontà d’animo.

Pina, la sorella di mezzo, non era una persona buona, lo era all’apparenza ma nel suo cuore c’era davvero poca gentilezza. Era rancorosa, vendicatrice e si preoccupava di comandare a bacchetta tutti i componenti della famiglia marito compreso, Pino, che come un soprammobile, passava le sue giornate ad ascoltare i ragionamenti della moglie che lo esauriva. Pino era il classico uomo che la società definisce – senza palle -, uno zerbino ai piedi di una donna arrogante e superba.

Tina invece, la più piccola, era dolce e umile. Completamente sottomessa ai voleri del marito, un rozzo uomo molto più anziano di lei. Anche da giovane, Tina sembrava una vecchietta spaurita e, facendosi in quattro per la sua famiglia, chinava sempre il capo davanti a Tino che la trattava come una serva senza mai udire da lei un lamento. L’importante per sua moglie, era vederlo felice e appagato.

Tre donne diverse, per tre uomini diversi. Tre donne che ebbero dei figli.

Gina e Gino ebbero due figli: uno biondo con gli occhi azzurri come lei, uno castano con gli occhi scuri come il padre.

Pina e Pino ebbero due figli: tutti e due con gli occhi chiari e i capelli biondi come la madre.

Tina e Tino ebbero tre figli: tutti scuri sia di carnagione, sia di capelli che di occhi come il padre”.

Questa cosa mi aveva dato da pensare e iniziai ad osservare sotto un aspetto diverso le somiglianze delle persone.

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Al di là del carattere più forte che può esserci tra due coniugi, in alcune coppie, c’è sempre quello che “porta le braghe”. A volte, pur sembrando la parte più mite è in realtà colui che tiene insieme tutta la baracca e molto spesso i suoi geni, sono assai più “potenti” di quelli dell’altro. Più potenti non solo dal punto di vista biologico ma anche energetico.

Nel caso di Gina e Gino, due persone dal carattere simile e che insieme tenevano unito il loro rapporto, un figlio è nato molto somigliante alla mamma mentre l’altro molto somigliante al papà. Oppure sarebbero potuti nascere assomigliando entrambi a tutte e due i genitori. Come in un perfetto equilibrio. Pina e Tina invece hanno avuto figli completamente uguali a loro o uguali al consorte e, guarda “caso”, avevano una personalità completamente differente e un ruolo nettamente diverso all’interno del matrimonio. Questo però, pur non essendo assoluto, non è un “caso”.

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Anche i geni hanno la loro personalità, o noi abbiamo la nostra personalità anche in base ai geni che, come possiamo vedere, non si preoccupano di sottoscrivere solo la parte fisica e fisiologica.

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Sappiamo bene tutti che ci sono tratti somatici più preponderanti di altri. Caratteri dalle tonalità chiare che possono soccombere contro quelle scure ma posso assicurarvi che non è sempre così. Questo è quello che può andare oltre la biologia. La genetica potrebbe aprire un mondo a riguardo ma la mia teoria vuole guardare un aspetto ulteriore e forse non è solo merito del DNA.

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Ovviamente tutto questo è molto difficile da notare quando entrambi i genitori hanno gli stessi colori ma non sarà difficile invece notare come due persone che non sono parenti di sangue, come marito e moglie, si assomiglino come fratello e sorella. Vi è mai capitato di vederne?

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E qui entriamo nel settore puramente energetico. Quando due persone si amano profondamente può infatti accadere che inizino persino ad assomigliarsi e questo vale anche per quei figli non biologici che cominciano col tempo ad assomigliare a quel papà o a quella mamma che non li hanno concepiti. La gente dirà – Cavoli come assomiglia al papà! – mentre in verità quel padre è solo il marito della mamma ma davvero quel bambino ci assomiglia molto!

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C’è anche da dire inoltre che, durante l’esistenza che si vive, non sempre si ha lo stesso carattere. La nostra personalità si modifica con l’andar del tempo e anche le relazioni possono cambiare anche se possiamo non accorgercene. Perciò accade anche per questo che, ritornando un attimo in tema biologico, un figlio può assomigliare di più ad un genitore mentre il secondo può prendere di più dall’altro.

Osservando amici e parenti mi è capitato di constatare questa teoria e ricordo anche che quando credevo di sbagliare dovevo invece ragionare di più.

Una coppia che conosco ha avuto, venticinque anni fa, una figlia molto simile al padre fisicamente. Dentro di me dicevo “che strano, è la madre ad essere forte, a comandare a bacchetta, a fare e disfare. Lui, così mite, così taciturno, quasi a vivere dietro le quinte”. Ma così presente. Già… presente. Lei invece destabilizzante, frivola. Quel caratterone che offriva al pubblico era solo una maschera in realtà. Una maschera che nascondeva tutte le sue paure. Era lui il punto fermo di quel focolare domestico, era lui ad assumersi le responsabilità e ad esserci, sempre. Era lui che fondamentalmente “lasciava il segno” e lo ha lasciato anche nei tratti somatici della figlia. E’ così che ancora non sono riuscita a sgretolare questa mia idea, anche se vi ripeto, non è assoluta. L’Energia è potentissima. Voi cosa ne pensate?

Quando un bimbo viene al mondo, solitamente passa fasi di somiglianza che velocemente ricordano sul suo viso: il padre, e poi il fratello, e poi la madre, e ancora il nonno… Quel bimbo cambia aspetto ogni dieci giorni oppure assume espressioni che lasciano senza fiato tanto sono identiche al parente chiamato in causa. E’ come se si volessero definire le sue sembianze. Poi, può accadere, che una prevalga. Cosa succede in quel mentre? Quanto mi affascina la genetica!

Teniamo anche conto che un genitore può dare il viso mentre l’altro il corpo. Anche quello che riguarda la conformazione fisica è somiglianza ma senz’altro, ammalia meno.

Prosit!

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Il Creatore è Vivo

Ieri sera una persona a me vicina ha deciso di affidarmi un lavoro da fare. E’ un lavoro molto bello, si tratta di scrivere (anche) e a me scrivere piace parecchio.

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Questa persona ha affidato a me il compito perché, in questo momento, è impegnato nella realizzazione di diversi progetti e non vuole venir meno a nessuno dei suoi impegni. Quando mi ha consegnato il lavoro da fare, correlato di tutta la documentazione necessaria, lo ha fatto con un certo senso liberatorio non perché quel lavoro gli desse fastidio ma perché fortunatamente aveva trovato quello di cui aveva bisogno; un cooperatore. Aveva si la serenità, ma cosa trapelava da lui era quel sospiro come chi corre a cercare riparo e, finalmente, lo trova dietro ad un angolo. Il tanto sperato nascondiglio. Aveva si la tranquillità, di aver trovato qualcuno di cui fidarsi, ben disposto a fare le sue veci ma, ciò che stava emanando nell’Universo, se potessimo tradurlo sotto forma di frasi, potrebbe essere – Ah! Meno male! Finalmente ti ho trovata! -, – Oh! Che fortuna, grazie al cielo! Così almeno riesco… -.

Sono frasi gentili queste, piene di gratitudine e speranza ma… sono sbagliate. No, non dico che sono sbagliate la gratitudine e la speranza come emozioni provate ma, queste possiamo dedicarle, a chi merita, in altri modi. E’ sbagliato il messaggio che viene tirato fuori. E’ come dire “sono stato fortunato, dal cielo mi è capitata questa grazia!”. No, non è così.

Colui che mi ha assegnato questo lavoro è (pur non sapendolo) un Creatore. E’ un Creatore perché crea.

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E’ partito da dei sogni e oggi è un realizzatore di questi sogni. Naturalmente, essendo che nell’Universo c’è in realtà ricchezza e abbondanza per tutti, questo dicono le filosofie alle quali io credo, è ovvio che le sue creazioni si moltiplicano sempre di più. Ora, dobbiamo imparare a vedere questo Creatore come una pianta. La Pianta Madre.

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Essa può dare dei frutti e può dare anche delle talee. Da esse si svilupperanno i suoi figli. E’ una cosa ovvia. Normale.

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Il Creatore è come una pianta e non deve ritenersi fortunato perché grazie a chissacchè, ha trovato chi prende il suo posto, e fa ciò che dovrebbe fare lui. Deve trasformare questo input in – Bello! Io creo, realizzo sogni, realizzo aiutanti che mi stanno vicino, che a loro volta realizzeranno altri aiutanti e così via! -, – Sono stato bravo! Grazie alla mia creazione, al mio edificare, ho permesso ad altri di creare a loro volta! -.

Vedete, chi non crea, e chi ancor prima non sogna, è un po’ come se fosse destinato ad essere un servo. Non vedete il termine come offensivo. Servo, vale a dire servire (ed è il più nobile dei mestieri ma, in questo caso, si decodifica in modo diverso). Serve altri perché non ha progetti suoi da realizzare nemmeno metaforicamente. Il sogno tiene vivi. Attraverso esso si possono pianificare mille e ancora mille cose e plasmarle poi, fosse anche solo con la mente.

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Il mio Creatore è riuscito a farlo anche dal punto di vista fisico e concreto e oggi, sta dando vita ad altri lavori e quindi ad altri figli che un domani saranno come lui. Perché la Creatività è il sale della vita. Senza di essa non si può vivere. E non è retorica.

Creare permette di creare! Permette un movimento e il movimento è vita! Sempre!

Mandando nell’Universo le prime frasi che ho scritto come esempio, si manda un messaggio o un’emozione come di umile risorsa. Il ringraziamento di illusione che illusione più non è. E’ buono, sono sentimenti validi, lo ripeto, ma li completeremo più decisivi in un secondo momento. Nelle frasi successive invece, quello che si emana è un sentimento di piena soddisfazione, di complimento nei propri confronti, di ammirazione verso se stessi ed essendo ciò che trapelerà da noi, automaticamente ce ne circonderemo.

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Questo significa che riceveremo nei momenti futuri altrettanta soddisfazione, altri complimenti e tanta ammirazione per molte cose diverse.

Ritornando al discorso della gratitudine che non deve mai mancare e della speranza, la situazione è molto più comprensibile di quello che crediamo. Basterà semplicemente ringraziare. Ringraziare, ringraziare, ringraziare.

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Quante volte ringraziate durante la vostra giornata? No, non dico persone. Quante volte ringraziate la vita, le forze universali, le energie che ci circondano e persino voi stessi? Io non posso saperlo ma sono quasi certa che la maggior parte di voi lo fa poche volte. Fatelo sempre, fatelo di più, non sapete che potenza che ha la parola – Grazie! – e l’emozione che da lei ne scaturisce.

E la speranza. Ve l’ho già detto in passato. E’ bellissima. E’ un sentimento peraltro così poetico. Ma la speranza dev’essere condita! Non potete emanare solo speranza altrimenti riceverete solo… speranza! Cioè il nulla. Un miraggio. Arricchitela di certezza. E’ un controsenso non vi pare? Il fatto è che, la speranza, si sposa bene con l’educazione ma non ha nulla a che vedere con le famosi, ormai così si chiamano – Leggi dell’Attrazione – che esigono “pretese”. Chiedi e ti sarà dato… diceva qualcuno…

E’ difficile da rendere concreto ma è molto semplice dal punto di vista teorico. L’importante è che s’impari a capire che non è solo fortuna quella che ci gira attorno. Noi siamo gli artefici del nostro vivere. E quando ci capita qualcosa di bello e appagante come nel caso del mio Creatore, non resta che complimentarsi tra sé e sé. Questo significa amarsi. E amare se stessi è alla base del nostro benessere.

Prosit!

p.s.= Ringrazio per lo spunto di questo articolo Salvatore Brizzi esperto di Alchimia Trasformativa e il suo libro – Alchimia Contemporanea -, mia mamma e naturalmente il mio Creatore che si è sentito decisamente bene quando abbiamo affrontato questo discorso, gli si è persino stappato il naso e ora non ha più il raffreddore.

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I giorni giusti per depurarsi

Buongiorno amici, oggi vorrei consigliarvi delle date importanti da tenere bene a mente. Sono dei periodi e indicano i giorni in cui Gaia, il pianeta Terra, si depura. Ebbene si, anche lei, ogni tanto si “autocura” per cercare di stare al meglio. Un po’ come dovremmo fare anche noi e come fanno molti animali anzi, quasi tutti. Ebbene, questi periodi, questi cicli che la Terra compie durante l’anno, corrispondono più o meno al nostro calendario in questi giorni:terra

Dal 17 Gennaio Al 5 Febbraio

Dal 17 Aprile Al 5 Maggio

Dal 20 Luglio Al 7 Agosto

Dal 20 Ottobre Al 7 Novembre

Per cui, se desiderate iniziare un regime alimentare più sano, se desiderate prendervi più cura di voi stessi, in questi giorni, tutto riuscirà al meglio perché, la Terra stessa, vi aiuterà. Siete i suoi figli, non dimenticatelo! Non mi resta che augurarvi un buon proseguimento quindi.

Prosit!

Photo irenecarzoli.idra

Attenzione a quel che Dite!

 

Nonostante i pochi articoli scritti finora, vi ho già spiegato più volte che siamo costituiti anche dai nostri stessi pensieri. Essi sono una parte fondamentale di noi per cui dobbiamo, secondo me, fare attenzione a ciò che pensiamo e abituarci a pensare/immaginare, sempre al positivo e nel miglior modo possibile.

Bei pensieri=Bella persona=Sana.

In seguito al pensiero poi, anche le parole che ne sviluppiamo dopo assumono la loro importanza riflettendosi in noi stessi. Si dice che questa sia una cosa che può avere effetti anche sgradevoli. Ebbene sì. Avete presente le vostre esclamazioni più tipiche? Quelle più usuali? Esse sono le più pericolose perché oltre che notevoli anche ripetitive.

Ogni giorno… come la goccia cinese. Cosa dite, più sovente, quando una vicenda vi fa arrabbiare, o vi rattrista, o vi impaurisce, insomma, vi regala un’emozione negativa?

– Mi sono rotto le paXXe!
– Questa cosa mi fa vomitare
– Tutto ciò è una meXXa!
– Mi fa cagXXe
– Mi si contorcono le budella….
– Miseria, mi mangia il fegato!
– Sempre tutto addosso a me!

E via, via…. Scusate il linguaggio ma è questo che usiamo, si sa. Ebbene, secondo alcuni studi, affermando queste frasi, non state facendo altro che sviluppare/trasformare la cosa pronunciata in sintomo fisico.

Vi voglio raccontare un esempio, accaduto realmente, che la medicina tradizionale definisce come “genetico” nell’80% dei casi. Potrei raccontarvene diversi ma prendo questo perché, sotto un certo punto di vista, mi porta anche ad un ricordo simpatico pur se, ahimè, con risvolto negativo.

Una mia amica aveva l’abitudine di pronunciare sempre la stessa frase per qualsiasi cosa le desse fastidio. Sbuffando, e producendo strane smorfie ridicole con il volto, esclamava – Ecccccche rottura di cogXXXXi! – soffermandosi parecchio su quelle C a inizio frase. Era buffa se vogliamo. All’epoca aveva 28 anni, vi parlo di due anni fa ma, quelle parole, le diceva ormai d’abitudine fin dalla adolescenza. Ebbene, che ci crediate o no, all’età appunto di 28 anni, grazie a diversi disturbi e a delle visite ginecologiche, è venuta a scoprire di essere affetta dalla sindrome dell’ovaio policistico. Sindrome che porta parecchi fastidi. Il sinonimo usato volgarmente per identificare i testicoli maschili, in realtà, si rispecchia sulle ghiandole dell’apparato riproduttivo di ambedue i sessi, colpendo nell’uomo le ghiandole riproduttive o parti dell’apparato, mentre nella donna le ovaie. Gonadi, in entrambi i casi.

Probabilmente ci sarà anche stato un fattore genetico ma la mia amica non lo ha per nulla limitato quindi anzi, mi pare quasi lo abbia aiutato a prender forza e diventare più invadente. Le persone che solitamente ammettono – Mmmmh… che ansia! – e se notate, inconsciamente, portano la loro mano al basso ventre, altro esempio, 99 su 100 avranno problemi all’intestino o allo stomaco. O potrebbero soffrire di herpes labiale. Fateci caso. Non è un dato assoluto ma sovente è così davvero. Altri invece, che sono soliti affermare (lamentandosi in quanto in effetti è un fastidio) di avere tutto addosso a sé come responsabilità, o vivono cercando in continuazione di fare del loro meglio per piacere agli altri, sicuramente riporteranno problemi alle spalle, la parte superiore della schiena.

Come fare allora? E’ molto semplice. Trasformate queste frasi. All’inizio non ci riuscirete data l’abitudine. Ma piano, piano, se ci farete caso, vi verrà più semplice.

Quindi, prendiamo l’esempio della mia amica. La sua frase – E che rottura di cogXXXXi – potrebbe divenire:
– Che rottura di scatole! –
– Porca miseria! –
Non rivolgete mai l’esclamazione a voi stessi tipo – Mi fa incaXXXXe – perché in questo modo vi state comunque auto-colpendo. Fate si che le parole vadano nell’aria, a disperdersi senza poter toccare nessuno. Cambiate il vostro linguaggio ma soprattutto, se riuscite, come seconda tappa, svolgete il tutto al positivo.

Anziché – E che rottura di cogXXXXi – ideale sarebbe dire – La risolverò! -, – Passerà! -, – Adesso basta! Ci sarà il bello dopo! -.

Vi sentirete addirittura stupidi urlando certi contesti ma credetemi che vi sarà di grande aiuto. Pensate a voi stessi. Siete la cosa più importante. Più importante ancora del “modo di dire”. Io per la prima, quando mi arrabbio, espongo diversi turpiloqui ma cerco, ogni volta che posso, di correggermi. Su 10 volte, 6 o 7 ci riesco e penso sia già questo un buon dato.

Un’altra cosa utile, e sicuramente questa è la principale, è quella di insegnare questa tecnica ai nostri figli. Essi non hanno ancora questa abitudine e l’età delle esclamazioni importanti è davvero significativo come periodo. Ma non sono ancora legati a modi di dire dai quali è difficile staccarsi. Non sono ancora “inquinati”. A loro si potrà perciò insegnare a pronunciare la frase migliore per essi stessi. La meno deleteria.
Prosit!