Il Tarlo e la bellezza del Contrario

PUNTI DI VISTA

Fino a qualche tempo fa cercavo di evitare i discorsi che andavano verso una strada differente dalla mia. Non per presunzione o supponenza, o voglia di avere sempre ragione, lo giuro. Semplicemente avevo paura del confronto. Mi spaventava, mi destabilizzava, non mi trovava pronta. Mai. Non avevo i mezzi per reggere la mia tesi, o meglio… li avevo eccome, ma nascosti da un mucchio di paura che non mi permetteva di vederli e di usarli. Era invalidante.

Chi mi conosce sa quanto scrivo, quante cose ho da scrivere o da dire e mi tarpavo le ali da sola, evitando di esporre alcuni concetti che mi avrebbero portato punti di vista diversi dai miei.

Che poi, i punti di vista diversi, sono così belli! Conosci nuovi mondi, hai l’opportunità di crescere, impari a dare diverse risposte al prossimo giro e impari anche a saper valutare in modo più olistico. Impari ad avere ancora più ragione su alcuni aspetti o capisci, in altri, quanto male puoi fare agli altri… o quanto bene!

Ma… nulla. Nulla di tutto questo poteva appartenermi perché io, il confronto, lo evitavo a priori. Se poi, chi avevo davanti, si rivelava una persona arrogante e boriosa, per me era ancora peggio! Dovevo “combattere” tenendo conto pure di quella strana forma di aggressività altrui.

Non mi stavo accorgendo però che, tutto questo, nel mio inconscio, stava allevando un tarlo. Un tarlo già esistente e che ora pranzava ogni giorno, di nascosto, diventando sempre più pasciuto e risoluto. Era il tarlo della svalutazione.

IL MANGIAPOLPA

Era il tarlo del: non riesco a… ho paura… e se poi?… non valgo… non ce la faccio… etc…

La cosa bella fu che lo vidi. Per questo promuovo sempre l’autosservazione. È un’arma meravigliosa che abbiamo “tra le mani”… anzi no, nel cuore.

Vedendolo, e vedendo che rosicchiava ogni giorno di più, sempre più bramoso di me, decisi di dichiarargli guerra, una guerra priva d’odio (come potevo avercela con un “figlio” creato da me?) ma determinata e allo scopo di liberarmi.

Iniziai piano piano, incerta, muovendo piccoli passi come a camminare sulle uova. Provai il primo tentativo. Parlare apertamente di un argomento. Un tema assai banale che ora non ricordo, ma ricordo che aveva molti punti di forza a mio vantaggio. La prima volta dovevo – vincere facile -. Il più sta nel proseguire più avanti, e mettersi in gioco calibrando le difficoltà, cercando di ascendere.

Andò ovviamente benissimo e questo mi diede la forza di provare un secondo giro di giostra appena più difficile del primo. Ricordo il brividino nello stomaco. Il tarlo probabilmente si stava sfregando le zampe, pronto a cibarsi, ma non glielo permisi e rimase a bocca asciutta. Con la terza e la quarta prova superata, l’insetto iniziò ad avere fame e si stava innervosendo non trovando più la pappa alla quale era abituato. Quello era il momento del “o molli, o prosegui verso il colpo di grazia”.

Sì, perché la sua fame inizia a intimorirti. Inizi a vedere lo spessore della cosa e quella cosa diventa sempre più ostica.

A VOLTE, MEGLIO BOIA CHE GIUDICE

Decisi di scegliere la via del colpo di grazia. Lo feci postando su un social una riflessione che andava contro un cliché e canoni sociali verso i quali, molti burattini (senza offesa), si muovono. Desideravo far vedere il mio punto di vista e avevo l’ambizione di trasformare quelle marionette in esseri umani pensanti, roba che Collodi mi fa un baffo!

Il tarlo iniziò ad agitarsi esageratamente. Pungeva con le sue piccole zanne ricurve alla ricerca di pezzi di cibo. Scalpitava, correva veloce sbattendo le sue zampe contro il mio cervello. Mi sembrava di essere in un’altra dimensione. So che per alcuni di voi tutto questo può sembrare esagerato ma per certe persone, forse anche traumatizzate dal non poter dire la propria versione, esagerato non è.

Ascoltai il tarlo e mi centrai. Cercai di separarlo da me. Di separare me stessa dal mio corpo, dalla mia mente e, per qualche minuto, non lo sentii più. Silenzio. Il tempo di recuperare le energie. Mi ci volle poco a godere di ottimi risultati che arrivarono subito. C’erano persone che la pensavano come me! Che bellezza! Ma… ma allora non era proprio tutto sciocco quello che dicevo! Ma… ma allora potevo dirlo!

Sì, ok, potevo anche trovare chi era contrario ma se in gran numero mi davano ragione potevo affrontare bene chi era contro di me. Stavo prendendo coraggio. Sempre di più. E se fossi stata l’unica persona a pensarla in un certo modo? Beh… che dire? Meno male no? Il mondo è bello perché é vario… Oh certo! Insomma, nel limite. Mi premeva ovviamente non offendere, non mancare di rispetto, non fare male e anche non impedire niente a nessuno.

Fatto sta che oggi non ho problemi a dire quello che penso e a padroneggiare il mio discorso. E ne sono felice. A volte, qualcuno mi scrive “…perdonami se non sono del tutto d’accordo con quello che dici ma…“. Non devo perdonarti! È un piacere oggi confrontarmi. Sono proprio curiosa di sentire cos’hai da dire, magari imparo quel che non sapevo.

Anche perché, alla base, non ho nessun problema a chiedere scusa qualora mi facessero notare che ho scritto, o ho detto, o ho pensato una grandissima cavolata. E allora, che liberazione! Sono diventata così brava da combattere anche contro gli albagiosi ma… sinceramente non ci trovo molto gusto. Oggi, preferisco lasciar perdere, soprattutto contro quelli che, con arroganza, vogliono obbligarti a parlare. Oggi, preferisco comunque sempre la dolcezza, nonostante le doti acquisite, e sorrido ricordando quella che ero e quella che, “aggredita” dal primo spocchioso che passava, andava a zittirsi in un angolo. Oggi, il mio tarlo è morto dopo lungo digiuno. Ha provato con l’alimentazione pranica ma non c’è riuscito. Era proprio un tarlo creato da me: il mangiare prima di tutto.

Prosit!

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Cos’è la Legge dello Specchio e cosa ci impedisce di metterla in pratica – 1° parte

Ehm… caro lettore, confido nel tuo buon cuore mentre guardi i miei disegnini (…di alto valore artistico!)

IL MONDO E’ LA’… DENTRO

Il mondo che ci circonda e tutto quello che viviamo (persone, cose, avvenimenti…) altro non è che il riflesso di quello che siamo dentro. Tutto ci mostra, apertamente e costantemente, quello che siamo nel nostro più profondo.

Ripeto: quello che siamo. Quindi, non quello che vogliamo, che desideriamo o che crediamo di essere.

Il mondo, che comprende ogni cosa, si mostra a noi in base alle emozioni che proviamo e in base alle frequenze che emaniamo. È come se al nostro cospetto non potesse comportarsi differentemente perché riflette soltanto.

Ipotesi: anche apparendo come Madre Teresa verso gli altri, e quindi molto generosa, se in realtà il mio altruismo è dato solo dal bisogno di un tornaconto, come il sentirmi importante per qualcuno, ecco che lo Specchio mi mostrerà il mio non sentirmi importante e quindi vivrò sempre situazioni in cui, ad esempio, non sarò rispettata. Occorre leggersi dentro in profondità.

– Ciò che come esterno m’appare, è in realtà il succo del mio cuore – (Conte di Cagliostro)

Per spiegare meglio la Legge dello Specchio, a chi è profano e digiuno, la divido in due sezioni anche se non è proprio esatto farlo ma aiuta chi vuole addentrarsi in questa nuova magnifica e personale realtà.

La divido in “Legge dello Specchio quotidiana – non emozionale” e “Legge dello Specchio eclatante – emozionale”.

LA GIUSTA OSSERVAZIONE

Faccio questo perché, all’inizio, è bene comprendere al meglio e non “impazzire”. Ci sono individui che volendo vivere la Legge dello Specchio consapevolmente e impegnandosi parecchio, rischiano di andare fuori di testa. Mi spiego meglio. Stare a guardare tutto, ma proprio tutto, da quando ti alzi al mattino fino al mattino dopo, dando ad ogni minima cosa un significato, non aiuta. Pensiamo alla miriade di cose che viviamo in un solo giorno. A quante cose il mondo attorno a noi compie in un solo giorno. In un solo minuto! Si diventerebbe matti osservandole tutte, e questo non porta a niente di buono.

Quindi, la “Legge dello Specchio quotidiana – non emozionale” la metterei da parte, osservandola in un altro modo, più complessivo e di tanto in tanto. Cosa significa? Significa guardare che vita stiamo conducendo complessivamente. Anche laddove non c’è l’emozione, io sto comunque emanando delle vibrazioni alle quali l’esterno risponde. Per cui osservero’ il tutto e mi chiedero’, ad esempio, – Che tipo di casa ho? Una nobile villa o una catapecchia? Se potessi dare un valore, da 1 a 10 alla mia casa, che voto darei? 6. È bella ma potrebbe essere ancora più dignitosa. Dovrei rifare le finestre, ho un rubinetto che perde, è un po’ umida… –

La stessa domanda la farò per tutto il resto:

°Che auto ho? È scassata, è nuova di pacca, è sporca, è piena di borli…

°Che lavoro ho? Mi appaga, lo detesto ma devo farlo, è stancante, non mi permette di spiccare il volo…

°Che partner ho? Mi manca di rispetto, è molto gentile, amorevole, sempre arrabbiato…

°Che amici ho? Sinceri, approfittatori, lontani, molto divertenti…

°Che luogo vivo? Splendido, trafficato, pieno di smog, lugubre…

Se a tutte queste cose, per la maggior parte e grosso modo, continuo a dare un valore di 6, o giù di lì (5 o 7), significa che il valore che do a me stessa è all’incirca pari a 6. Ossia non mi amo molto. Non mi considero una reietta, e ho una certa dignità personale, ma sono ancora lontana dall’amarmi arrivando a 10.

Ecco perché la “Legge dello Specchio quotidiana – non emozionale” la si può osservare in modo generale.

Quella invece “eclatante – emozionale” è diversa. Riguarda le cose che ci capitano, che vediamo, che sentiamo, che viviamo e che ci regalano un’emozione e che durano un tot di tempo. Possono essere emozioni negative o positive, ma ci mostrano quello che abbiamo dentro in modo specifico e non generico: rabbia, gioia, tristezza, fastidio, aggressività, delusione, determinazione, etc… Ognuna è uno spicchio di quello che siamo. Un frammento dello Specchio.

Se ad esempio vedo due ragazzi che si baciano appassionatamente, ciò significa che dentro di me c’è l’amore, la passione, l’energia sessuale. Se invece assisto ad un atto di bullismo significa che dentro di me nascondo la prevaricazione, o la svalutazione, o la tristezza. Cosa mi sta facendo vedere quel determinato atteggiamento che guardo, o quella situazione che vivo in prima persona, o quell’individuo che mi offende, o mi sussurra cose piacevoli? Per saperlo mi basta dare un nome all’emozione che provo. Con sincerità.

– Specchio Specchio delle mie brame, chi è la più bella del reame? – (Strega di Biancaneve)

AD OGNUNO LA SUA REALTA’

Proprio perché tutto è dentro di noi, e da nessun’altra parte, se un cane inizierà a latrare senza smettere, dopo un po’ ci sarà chi proverà fastidio, chi invece tenerezza, chi giudicherà i padroni, chi diventera’ nervoso e chi, invece, non lo sentirà nemmeno quell’abbaiare incessante. Ecco perché è inutile dire – Beh… sfido chiunque a non arrabbiarsi…! -. Ebbene, ti darò una news, esiste anche chi non si arrabbia! Mentre tu invece, probabilmente, ti stai arrabbiando.

Quindi, quale emozione “protagonista” ti suscita questo cane? Supponiamo tristezza. Bene, significa che dentro di te c’è della tristezza e lui te la sta solo mostrando, affinché tu possa vederla.

Questo esempio può sembrarti banale, laddove ognuno di noi può avere tristezza dentro, ma se tu, per una settimana, ti senti come un leone in gabbia a causa di determinati motivi, sarà assolutamente fantastico notare come i tuoi figli saranno più agitati, o sarà incredibile scoprire che nel tuo paese sta arrivando il Circo! O sarà curioso notare come molte cose ti parleranno, in qualche strambo modo, di: prigione, sbarre, ansie, fastidi, oppressione, impedimenti… l’Universo conosce mille lingue! È un abile poliglotta. Può mostrarti la tua belva feroce, chiusa in un carcere, in tantissime modalità. Sta a te saperle tradurre.

Ci vuole tempo, allenamento, dedizione e pazienza perché tutte queste cose appartengono al nostro inconscio e non le conosciamo assolutamente! Appartengono cioè a quel 95% di iceberg che rimane sott’acqua, completamente invisibile a chi naviga. Sono nostre ma non sappiamo di averle, non le vediamo proprio! Ecco perché, con la Legge dello Specchio, possiamo leggere le pagine della nostra vita. Non è bellissimo? Secondo me, e per chi la pensa come me, sì.

Ci vuole pero’ anche un’altra cosa oltre a quelle che ho elencato prima. Un ingrediente basilare: l’umiltà.

Ma qui mi fermo, dividendo in due parti questo articolo che è molto lungo e anche molto difficile da comprendere e accettare per alcuni. L’argomento trattato non è semplice da far proprio, per lo meno questo è quello che mi dicono molte persone, e non hanno torto. Per questo mi blocco. Vi lascio assaporare queste parole e tra pochi giorni vi posterò la seconda parte (Cos’è la Legge dello Specchio e cosa ci impedisce di metterla in pratica – 2° parte) che riprende il discorso raccontando anche il perché, spesso, mettiamo barriere tra noi e la Legge dello Specchio. Mettiamo così barriere alla nostra evoluzione, senza permetterci di crescere, mentre invece meritiamo di innalzarci sopra ogni cosa e scoprirci divini.

– Uomo, conosci te stesso e conoscerai l’Universo e gli Dei – (Oracolo di Delfi)

Prosit!

L’Errore di chi è stato preso in giro

IL DRAMMA DELL’IMBARAZZO

A molti è capitato di essere stati derisi durante l’infanzia o durante l’adolescenza. Le prese in giro di chi consideravamo amici hanno fatto male segnando un solco che, anche da adulti, riversa un liquido strano e vischioso chiamato: paura.

È la paura di ricevere nuove beffe, rifiuti, indossare ancora l’abito dello zimbello e rivivere quelle brutte emozioni che facevano sentire non accettati, emarginati, sbagliati.

Anche in questo caso, come dico per altre situazioni, continuando a sentirsi unicamente delle vittime non si risolve nulla.

“La colpa è stata di altri, sono così per via di altri…” e rimango nella mia protezione al fine di non farmi ferire da nessuno ma, allo stesso tempo, non mi muovo. La stasi. Tutta la responsabilità la lascio  ricadere sugli altri.

In questo modo, stando fermi e spaventati, chiusi in un angolo dietro a barricate altissime, si evita però anche di dare cose belle a chi mai, invece, si sognerebbe di prendere in giro qualcun altro e che anzi, quelle cose, le apprezzerebbe molto.

C’è quindi una stasi, come dicevo, una non-crescita e capisco il dolore ma crescere fa anche male e fa paura.

SONO GLI ALTRI I COLPEVOLI

Questo punto che si sta vivendo, dopo aver ricevuto insulti e prese in giro, è diventato un limite e occorrerebbe sorpassarlo o si terranno chiuse le porte del dare-avere nel bellissimo scambio di amore. Non ci sarà alcuna connessione, ne alcuna condivisione, così facendo. Si farà del male a chi ci sta accanto ma soprattutto non ci si evolverà come persone, rimanendo fermi nel limbo del dolore.

È un po’ come se fosse la prova. Un esame da superare. Come dico sempre, nulla accade per caso e la realtà attorno rispecchia ciò che siamo dentro. I fattori sono sempre molti e diversi in ogni situazione ma, se siamo stati oggetto di scherno, una grande percentuale di questa vicenda si può implicare al fatto che noi per primi non ci rispettavamo abbastanza, deridendo noi per primi lo splendido essere divino che eravamo. Questo, l’Universo, non lo vuole e non lo accetta, pertanto ci mette davanti persone che ci mancano di rispetto per mostrarci ciò che siamo e che stiamo facendo a noi stessi, ma soprattutto per “guarire” perché potendo vedere, palesemente, quello che accade, possiamo trasformarlo.

Peccato che invece ci focalizziamo solo nell’avercela con gli altri senza fare un passo in più.

IN MARCIA!

E allora, forse, oggi che si è adulti e sotto un certo senso anche più forti, quel passo in più andrebbe fatto. Sfidando quello che c’è in noi, dimostrandogli che siamo più Guerrieri, che non abbiamo paura di lui e che siamo pronti a salire quel gradino. Pertanto, proprio quello che più vi imbarazza, partendo da cosine piccole, si potrebbe provare a farlo o si continuerà a non creare nulla di bello e nemmeno ci si potra’ ergere verso la consapevolezza e la conoscenza dell’evoluzione. Mostratevi, dite quello che sentite, palesate i vostri sentimenti, tirate fuori chi siete e cosa provate davvero. La beatitudine e la meraviglia si trovano proprio dietro la paura e, nonostante questa grande emozione sia una cara amica da valutare, non deve impedirci di crescere.

Il giudizio degli altri è la prigione. Una prigione nella quale noi decidiamo di stare ma dalla quale, se realmente vogliamo, possiamo uscire. I primi passi occorrerà muoverli verso persone amorevoli che mai si prenderebbero gioco di noi, poi, man mano che ci alleniamo, ci abituiamo e diventiamo più capaci e coraggiosi, proveremo a spingerci verso un pubblico più ampio. Qui si inizieranno a vedere i primi bagliori dell’illuminazione e la bellezza di questa strada che ci porterà verso un futuro di luce, di sicurezza e di libertà dove potremmo toccare con mano lo splendore dell’amore universale.

Prosit!

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Ti prego Mamma…

UN ACCORATO APPELLO PER EVITARE CASINI E DOLORI FUTURI

Ti prego mamma cerca di rendere tuo figlio sicuro di sé perché non sai, gli insicuri, che gran danno possono fare agli altri e a se stessi quando poi diventano adulti. Molto più degli invidiosi, degli aggressivi, degli egoisti, dei tristi… perché… quando una persona è insicura, è tutto questo messo assieme. Perché un insicuro indossa maschere per ogni occasione. Perché l’insicurezza è direttamente collegata alla paura e la paura è la madre di tutte le emozioni negative.

Ma vedi, qui non si parla di colui che ha paura a fare tutto, il classico “cagasotto” che emette timore da lontano. Qui si parla di colui che vive nell’insicurezza intrinseca ma senza tremare. Anzi, appare persino un personaggio da stimare assai.

Invece…

Ti prego mamma rendi tuo figlio sicuro o sarà un menzognero, un ingannatore, un traditore. Guarderà solo all’appagamento dei propri bisogni incurante dei sentimenti altrui.

Rendi tuo figlio sicuro o scappera’ senza avere il coraggio di risolvere le situazioni. Incolpera’ altri innocenti pur di uscire pulito dalle situazioni. Farà di testa sua, senza ascoltare, perché il credersi perfetto sarà la sua unica arma.

Rendi tuo figlio sicuro o sarà insoddisfatto costantemente della sua vita, invidiera’ gli altri e proverà rabbia e frustrazione. Vorrà tutto per sé perché tutto gli mancherà. E sarà sempre triste, molto triste.

Rendi tuo figlio sicuro o mollerà una donna solo quando ne avrà un’altra a portata di mano, o donne ne vorrà molte, come se fossero maglie da indossare. Conterà i soldi ogni minuto, con la speranza vana che si moltiplichino, avrà ansie e preoccupazioni inutili che gli bloccheranno il respiro.

Rendi tuo figlio sicuro o farà del male a chi gli vuole bene senza riuscire a provare del bene. Sarà vittima dell’accidia, della lussuria e dell’attaccamento. Si arrampichera’ sui vetri pur di aver ragione.

Rendi tuo figlio sicuro o sarà manipolato. Non piacerà a nessuno e avrà pochi amici. Sarà arrogante, presuntuoso, poco umile. Non disposto a scendere nel suo buio più scuro e risorgere.

Rendi tuo figlio sicuro o sfrutterà le persone, sarà un approfittatore e un incantatore. Non avrà autostima, si guarderà allo specchio e non si piacerà. Farà della sua mente il lato forte, senza comprendere che è il cuore a doversi aprire.

Rendi tuo figlio sicuro o non amerà la solitudine, non sarà mai un saggio, saprà ferire ma non curare. Non si assumerà le proprie responsabilità e sarà sempre un debole al cospetto di una persona che usa le emozioni.

Rendi tuo figlio sicuro o si preoccuperà più dell’apparenza che della sostanza. Preferirà la quantità alla qualità e dipendenze celate come il bisogno di essere visto.

Rendi tuo figlio sicuro o per stupirsi avrà necessità di qualcosa di grande. Non saprà amare la quotidianità e dovrà provare sciocchi brividi per sentirsi vivo.

Rendi tuo figlio sicuro se vuoi renderlo felice.

Non dargli serenità, l’acquisira’ da solo con la sicurezza.

Non dargli l’entusiasmo, lo acquisirà da solo con la sicurezza.

Non dargli la fede, l’acquisira’ da solo con la sicurezza.

Non insegnargli l’onestà, se è sicuro di sé non avrà bisogno di barare o manipolare.

La sicurezza gli permetterà di amarsi e di amare. Tutto il resto non conta.

Gli permetterà di comprendere che questa vita gli appartiene e ne è degno.

Gli permetterà di creare la sua migliore esistenza e ottenere ciò che più vuole realizzare.

Rendi tuo figlio sicuro, ti prego, se puoi.

Maschio o femmina che sia… fallo con – le palle -.

E ti prego papà, prova a fare la stessa cosa anche tu.

(Come? NON LASCIATE DA SOLO VOSTRO FIGLIO. TENETELO DA CONTO. ASCOLTATELO. PARLATE CON LUI. NON OPPRIMETELO. EQUILIBRIO. UNA VOSTRA EQUILIBRATA PRESENZA.)

Prosit!

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Far male credendo di non meritare Amore

OCCORRE APRIRE LA MENTE

Quando sei convinto di non meritare amore sei anche convinto, automaticamente e indirettamente, di non essere amato. La teoria sembra concludersi qui. Al massimo puoi comportarti come una vittima, o rispondere al mondo come un micragnoso, reagire con la cattiveria e la durezza, o ancora, puoi decidere di trasformarti nella nuova Madre Teresa di Calcutta per assicurarti più affetto possibile di ritorno, a te la scelta, fatto sta che… chiudi il cerchio. Non vai oltre.

Ora, io invece, andrei oltre.

C’è un tasto che occorre pigiare e che dovrebbe far suonare un campanellino. Questo non accade sempre ma, “se sei fortunato”, incontri chi te lo dice e te lo mostra e, quel campanello, lo fa anche suonare. La frase, “se sei fortunato”, è ovviamente una battuta. Siamo tutti fortunati allo stesso modo, solo che c’è chi ad un certo punto della vita decide di porsi delle domande e cercare una risposta, decide di fare valutazioni, decide di aprire la mente e provare a guardare anche da altre angolazioni e c’è, invece, chi rimane fossilizzato nel suo brodo tiepido e corroborante e continua per la sua strada.

Comunque… il tasto da cliccare è quello del DOLORE CHE SI PROVOCA AGLI ALTRI.

DOLORE TREMENDO DOLORE

Ebbene, nel momento in cui si è convinti di non essere amati non si pensa quindi di poter far del male. E’ ovvio. “Se tu non provi sentimento per me, se tu con me non ci metti il cuore, come posso io ridurtelo a brandelli? Posso fare ciò che voglio, tanto tu non provi sentimento per me, quindi, non soffri”.

Vedi, sembra una banalità questa ma credimi che non sempre la si considera. Non la si tiene da conto. Non ci si pensa. Non ci si accorge. E’ come un subdolo meccanismo che si ossida indisturbato nella nostra parte intrinseca e, da lì, governa in sordina, come un boss.

Sembra impossibile.

– Ma tanto, a lui/lei, cosa gliene frega… -… e allora si fanno cose e si dicono cose che in realtà possono ferire. Si fanno cose e si dicono cose che appartengono al nostro piccolo mondo, nel quale siamo solo io e me e me e io, senza amore, senza valutazione, senza nulla. Oppure… non si dicono e non si fanno certe cose che invece farebbero piacere all’altro. Quest’ultimo fenomeno accade soprattutto per paura del giudizio altrui. – Se non mi ama e io invece così facendo gli dimostro amore, ci faccio una bella figura di cacca! -. Questo è il pensiero.

DAL MOMENTO CHE VIVI ASSUMITI LE TUE RESPONSABILITA’

Bisogna pensare alla responsabilità che si ha.

Bisogna credere di poter e dover avere una responsabilità. E bisogna chiedere scusa. Ma, per chiedere scusa, occorre riconoscere il torto.

Non c’è colpa nel momento in cui una cosa non la si conosce ma, quando ci si rende conto che è possibile aver fatto male (perchè sì, è possibile, anche se sei l’essere più buono del mondo puoi far male) bisogna saper domandare perdono e provare a curare e risanare certi tagli creati.

All’improvviso, ci si accorge che non si è solo vittime, che non si deve solo arrancare, che non si è in disparte, che non soltanto ci piove tutto addosso, ma che anzi, possiamo essere degli ingannevoli carnefici. Mi si perdoni il termine. So che può sembrare esagerato ma è così, perché il dolore che si può provocare può essere così grande nell’altro che si è veramente degli oppressori. Se però questa parola continua a sembrarti “troppo”, ti voglio mostrare un altro aspetto. Vorrei tu la riconoscessi come tale perché solo riconoscendoti così, quasi come un aguzzino, forse puoi cambiare le cose e vivere meglio te oltre che far vivere meglio chi ti sta attorno. Non sentirti in colpa, non soffermarti lì, vai avanti, siamo qui apposta. Con le colpe non risolvi niente e il senso di colpa ti uccide. Devi lasciarlo perdere, nessuno ha colpe, vai avanti e vivi. L’aspetto che voglio mostrarti è questo:

Quanto grande sei?

Cosa sei?

Quanto amore hai dentro?

Quanto sei degno?

Ecco. Fermati. Credi a me: qualsiasi cosa tu possa pensare di te stesso e qualsiasi cosa gli altri, durante la tua esistenza, ti abbiano fatto credere – TU SEI UN ESSERE MERAVIGLIOSO E DIVINO -. No, non è una frase fatta. E’ così. SEI UNICO. Siamo in sette miliardi su questo pianeta, altri sette miliardi saremo e sette miliardi siamo stati ma tu sei stato, sei, e sarai sempre e per sempre l’UNICO e il SOLO. Inimitabile. In qualsiasi famiglia tu possa essere nato, in qualsiasi società, in qualsiasi tempo, qualsiasi lavoro tu possa fare, qualsiasi scuola tu possa aver frequentato sei FIGLIO DI QUESTO IMMENSO MOVIMENTO CHE SI CHIAMA UNIVERSO O CREATO. Sei figlio del TUO momento. Non puoi dire di no e non puoi non accettarlo, così è. Capisci? Pertanto, sei un insieme di fisicità, di mente, di anima, di spirito e di energia. Pertanto sei un insieme di emozioni e di pensieri. Pertanto sei un insieme di cose uniche che solo a te possono appartenere. Pertanto sei uno scrigno pieno d’amore. L’amore è dentro ciascuno di noi. Soltanto soffocato e nascosto a volte. Sei un creatore d’amore, non pensare ora a quanto ne ricevi, o a quanto ne dai o credi di darne, pensa solamente a quanto PUOI PROVARNE DENTRO. Queste non sono solo “belle parole”, questa è la realtà. Sei un creatore d’amore, una fabbrica sempre accesa. Lascia divampare la scintilla e ne diventerai un generatore. Considera però che sei già un generatore d’amore per un’ovvia legge universale. Sei un animale, non puoi non avere amore dentro. E se hai amore dentro, non solo puoi regalarlo al mondo intero ma puoi riceverlo, ne sei DEGNO, tu soltanto ti sei posto l’etichetta del “NON DEGNO”, nessun altro ha il potere di etichettarti così, solo tu gliel’hai permesso.

Tu sei un Essere Umano e come tale HAI DELLE RESPONSABILITA’.

Ora, detto questo, è davvero semplice ed elementare capire come si può essere importanti per qualcuno. Capire che amor si può meritare. Capire che, se a quell’amore non si corrisponde, colui che ci ama soffre. Perché la tua unicità, nessun altro individuo su questo pianeta può dargliela.

Un qualcuno al quale non avevamo mai dato peso prima d’ora; non sotto questo punto di vista per lo meno.

Serve provare. Provare per capire. Farsi male ma tentare. E le risposte arrivano.

CAMBIA LA DOMANDA

Serve lasciarsi andare un attimo, mettere da parte la paura e farsi questa domanda – E se mi amasse davvero? Se fosse vero, io come reagirei a questo? -. Ti renderai conto che la tua azione, rispetto a quello che avevi deciso di dire o di fare cambia, è totalmente diversa ed è proprio questa diversità che ti mostra come ti comporti anziché come ti comporteresti. Noterai quanto è GRANDE questa differenza e tanto è grande lei, tanto è grande il male che puoi fare, per questo sei un carnefice. Sei un carnefice perché sei così immenso, così potente, così magnifico che, queste caratteristiche, se prese all’incontrario, non possono che trasformarti in un pessimo esecutore dell’incubo. Crea il sogno invece e vivilo, cerca di non aver paura dell’illusione. L’illusione la crei tu, lei non ha potere alcuno su di te. Solo tu puoi renderla forte o meno.

Prosit!

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Piede d’Atleta – il Fungo del Desiderio

IL DESIDERIO DEI DESIDERI

– Sarebbe da stupidi, non credi? Passare una vita intera a desiderare qualcosa senza mai agire – (Dal film Blow)

“Desidero che la mia vita prenda quella determinata piega“. “Desidero avanzare, andare avanti in quella decisione ma qualcosa me lo impedisce“. “Desidero il coraggio per fare quel balzo ma non riesco, qualcosa mi trattiene“.

Queste sono le riflessioni, solitamente inconsce, che si pone chi soffre di un’infezione micotica ai piedi chiamata Piede d’Atleta la quale si presenta maggiormente tra le dita e soprattutto tra gli spazi del terzo, del quarto e del quinto dito. È questa un’infezione davvero fastidiosa che può portare desquamazione, rossore, prurito, bruciore, fuoriuscita di siero e tagli sanguinosi. È anche ovviamente contagiosa.

Sono in molti a soffrirne e prende il nome dagli sportivi per diversi motivi. Il primo è che chi frequenta gli ambienti dello sport è più soggetto a questi disturbi, a causa dell’esagerato via vai nelle docce e nelle toilette dove si mischiano miceti, germi e batteri e poi perché lo sportivo indossa spesso scarpe da ginnastica che, anche a causa del movimento fisico, fanno sudare il piede.

Questi funghi, infatti, trovano il loro habitat più consono nei luoghi caldi e umidi sia a livello di ambienti che sulle zone del nostro corpo. La cosa più importante da fare infatti per la cura dei nostri piedi, anche se puo’ sembrarvi strana, non è tanto il lavarli, quanto l’asciugarli molto bene senza lasciare tracce di umidità. E poi ovviamente farli respirare il più possibile, prevalentemente in estate quando il fungo si presenta più sovente trovando le temperature adatte alla sua prolificazione. Molti individui però soffrono di questo inestetismo anche in inverno quindi il clima esterno c’entra ma relativamente.

NEMMENO DI UN CENTIMETRO

Il Piede d’Atleta, tra le sue caratteristiche, ha anche quella di emanare un cattivo odore. Si tratta appunto dell’odore del “ristagno” un ristagno che, nella psicosomatica, possiamo tradurre anche come una stasi al non riuscire ad avanzare, proprio come definivo a inizio articolo.

Questa stasi però non è passiva e accettata ma, anzi, una parte di noi invece vorrebbe andare avanti, vorrebbe far sì che le sue decisioni si concretizzassero, che i suoi desideri prendessero forma concretamente ma ciò non avviene per mille motivi: paura, insicurezza, sfiducia, preoccupazione, impossibilità, etc… quindi ecco l’inizio del sobbollire, sotto gli strati della nostra pelle e negli spazi interdigitali, di sostanze che portano ad un disturbo assai rognoso.

Le cose si fermano lì, non hanno più vita, non hanno più creazione e inizia la putrefazione.

UN PASSO DOPO L’ALTRO

I nostri piedi indicano proprio il riuscire ad andare avanti nella vita e non solo nel camminare fisico ma anche psicologico e soprattutto spirituale, a livello di evoluzione. Più ci si evolve infatti e meno si è vittime delle proprie emozioni negative che ci rendono loro schiavi obbligandoci a reagire come loro vogliono. La paura, ad esempio, ci blocca. È lei a comandare. Se non vuole che ci spingiamo oltre non ci fa smuovere da lì anche se noi lo desideriamo tanto. Non per niente i piedi, in molte culture, in molte religioni e in molti popoli erano considerate parti del corpo sacre, venerate e molto considerate proprio perché simboleggiavano il procedere verso l’illuminazione. L’andare avanti nel percorso della crescita e della consapevolezza.

Naturalmente i fattori che causano questo disturbo sono anche altri come: l’alimentazione, l’eccessiva sudorazione, scarpe di materiale scadente, la scarsa igiene… tutte situazioni alle quali occorre porre rimedio, ma provate anche a riflettere, se portate in grembo blocchi come quelli che vi ho spiegato. Se siete insicuri e se avete bisogno di appoggio. Come ho detto, possono essere argomenti celati nell’inconscio e davvero difficili da vedere, percepire e riconoscere ma una attenta osservazione non potrà che portare esiti positivi.

Prima di concludere vi consiglio pomata Canesten da mettere tutte le sere prima di andare a dormire e lasciare agire per tutta la notte. Di giorno, prima di infilare la scarpa, sporcare l’interno della calzatura e l’interno del calzino, e anche il piede tra le dita soprattutto, di Polvere di Fissan Blu (per bambini) che contiene più Ossido di Zinco rispetto a quella Rosa. Mi raccomando che sia la polvere e non la crema. Non usate il Borotalco perchè non assorbe ma, anzi, crea pappocchia umida. Se indossate calzature aperte fate all’incontrario: Canesten di giorno (anche 2 volte al giorno) e Polvere tra le dita e sul piede di notte.

Prosit!

photo tempodivivere.it – radicallychristian.com – antoninodipietro.com – honesto.top – starofservice.it

E’ Impossibile stare Bene

ESSERE FELICI E’ NORMALE

Lo so che può sembrare assurdo quello che sto per dire ma per molti (quasi tutti)… è impossibile stare bene. Sentirsi bene. Gioire. Soprattutto dopo una sofferenza. Sì, sì… anche se non lo credete. Poi, se mi sbaglio, non posso che essere felice per voi (e per me) ma lasciatemi spiegare che mica voglio fare l’uccellaccio del malaugurio eh?!

Con chi crede questo normale invece vorrei condividere infatti una riflessione che mi è venuta alla mente e  mi ha lasciata alquanto perplessa.

Supponiamo che, quella determinata persona, alla quale io tengo, per esempio, mi tratta male e io soffro a causa del suo modo di fare nei miei confronti. Dopo un po’ mi tratta ancora male e io soffro di nuovo. Poi mi tratta male per l’ennesima volta e io, per l’ennesima volta, soffro. In pratica – dipendo – dal suo modo di fare. Se lei si comporta bene con me io mi sento felice, se lei mi maltratta con sgarbo e superbia, io mi rattristo. Questo accade un po’ a tutti. Pensiamo al rapporto con il nostro partner o con uno dei nostri genitori. Pensiamo ai nostri figli adulti che ci offendono, pensiamo ai nostri colleghi di lavoro. Ci sono persone, nella nostra vita, alle quali “diamo” la possibilità di modificare il nostro stato d’animo.

C’E’ UN VIOLINO DENTRO DI NOI

Bene. Ma, visti gli effetti, io rompo le regole e decido di eseguire un lavoro dentro di me. Se lei riesce a farmi soffrire è perché riesce ad agganciarsi a delle frequenze mie, interne, schiacciando così tasti che io vivo come traumi ma sono miei non suoi. Tant’ è che, il suo medesimo comportamento verso un altro individuo, a quell’altro non comporta nessun disturbo. Ora voi direte – Non c’è lo stesso sentimento – e invece posso assicurarvi che per due fratelli i genitori sono gli stessi e si comportano allo stesso modo con entrambi ma, mentre uno subisce determinati effetti, l’altro non ne subisce alcuno. Al di là di questo però è che dobbiamo vedere quali corde del mio inconscio vengono fatte vibrare.

Detto questo continuo. Come dicevo lei mi tratta di nuovo male e io soffro nuovamente, poi ancora e poi ancora e diventa un loop. Fino al giorno in cui lei mi tratta male, per l’ennesima volta, e io… non soffro per niente. Il lavoro svolto sta dando i suoi effetti e io sono diventata, anche se solo in parte, più padrona di me. Ora, la cosa buffa è che, mentre mi viene da ridere e mi sento felice, mi dico – No… no aspetta… non è possibile. Com’ è possibile ch’io stia bene? Mi ha appena maltrattato e io sto bene? No… è uno scherzo della mente, in realtà sto soffrendo e qualcosa mi illude ch’io stia bene così poi cado e mi faccio ancora più male -. Mon Dieu! Ma vi rendete conto? Vi rendete conto dei giri allucinanti e dei merletti che la nostra mente compie?

TRABOCCHETTO INSIDIATO, DANNO CREATO

Invece occorre comprendere che è proprio l’inverso. È il credere di non essere veramente felici il tranello. Come ad aver paura di toglierci da quella sofferenza. Perché, in fondo, toglierci da quella sofferenza significa effettuare un cambiamento e, i cambiamenti, o più o meno, spaventano sempre. Quei “click!” che partono nel cervello ci lasciano sempre dubbiosi e timorosi. Si sente la gioia e si ha paura a lasciarsi andare perché si ha paura di rimanere poi fregati. Il male è sempre dietro l’angolo, pensiamo, dobbiamo stare sempre in allerta con spade e antenne ben diritte! Abbiamo imparato questo grazie al nostro Istinto di Sopravvivenza. Per poter sopravvivere appunto ma abbiamo esagerato un po’ diramando tale congegno un po’ ovunque nella nostra vita. Senza dimenticare il perverso e celato meccanismo del “io non merito di essere felice”. Uno strano fenomeno che s’innesca già nella prima infanzia e, se non facciamo nulla per cambiarlo, ci accompagna, mortificandoci, per tutta la vita. Non siamo degni di provare quella gioia, di sentirci lievi, senza pesi inutili.

Esiste inoltre il – sentirsi in colpa nei confronti degli altri – cioè: io mi sento bene ma tante persone invece soffrono e non lo meritano di soffrire quindi io sono sbagliata. Toh! Deduzione perfetta!

Ecco, descritti tutti questi balordi tafferugli del cervello, si può stabilire come sia realmente difficile se non impossibile stare bene. Non vi pare? Posso dirvi che a me, tempo fa, è successo. Una sorpresa totale nel momento in cui mi è accaduta quella determinata cosa che da sempre mi faceva soffrire e io invece provavo dentro la gioia. Una gioia piena, grande, reale. Ma appunto così sorprendente da risultare INcredibile.

Continuavo titubante a dirmi – Non è possibile! Non è possibile! Non puo’ essere! – e questa diffidenza non mi permetteva di godere appieno di quell’entusiasmo che voleva pervadermi, non mi permetteva di lasciarmi andare completamente abbandonata in quella pace e in quella soddisfazione. Una sensazione stranissima. Allenarci ad accettare la felicità. Al solo dirlo mi sembra davvero insensato, pazzesco. Eppure… accade anche questo. Ma dobbiamo assolutamente farlo. E’ un nostro diritto. Meritiamo di stare bene.

Prosit!

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