Affrontare con gioia le Attività Burocratiche

Oggi, vi voglio presentare un articolo scritto da mio marito sul suo blog marchetting.wordpress.com Lui è un comunicatore e pone sempre attenzione al fenomeno della comunicazione. Il post è il seguente:

“LA COMUNICAZIONE DELL’ENTUSIASTA

Ieri sono dovuto andare negli uffici dell’A.S.L. per svolgere alcune pratiche.

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Avete presente quelle noiose attività burocratiche che, di tanto in tanto, bisognerebbe sbrigare ma si rimandano di continuo e si accantonano da una parte per poi ritrovarsi obbligati a doverle svolgere tutte insieme e stare in quelle sedi ore intere? Quelle. E perché le rimandiamo sempre? Perché non si ha mai tempo, perché non se ne ha mai voglia e soprattutto perché già si sa che si stanno per vivere momenti di stress e inquietudine dove la gente: è nervosa, è stanca, è maleducata, ha fretta. Davanti e dietro ti ritrovi con operatori stressati costretti a masticare le lamentele di ognuno ogni giorno e persone, come te, che non vedono svolgersi i loro bisogni come desidererebbero. E’ successo quindi che mi sono riempito le tasche di pazienza e serenità e sono partito. Salito al primo piano dell’edificio, dove già per le scale ho iniziato a respirare un’aria stantia e di trepidazione, ho premuto il pulsante che mi avrebbe elargito il numerino. Lo scontrino bianco segnalava che ero il numero 101. Dopo che i miei occhi strabuzzarono per lo spavento vedendo tale cifra, mi recai al monitor per vedere a che punto erano i vari sportelli operativi. 83, segnava una luce rossa lampeggiante. Avrei voluto andarmene e rimandare ancora ma poi mi detti una pacca sulla spalla e restai lì. D’altronde, mi ero preso tutta la mattinata libera, mica potevo prendermene un’altra in futuro. Decisi che, appena le risorse economiche me l’avessero permesso, avrei assunto un maggiordomo. Durante le mie elucubrazioni riguardanti una spiaggia caraibica con tanto di cannuccia all’interno di un guscio di cocco, notai invece che in breve erano già giunti al numero 96. Accipicchia! Tra poco sarebbe toccato a me! Di già? Wow! Dopo cinque minuti di attesa, ad accogliermi fu un ragazzo sulla trentina che, sornione, mi disse socchiudendo gli occhi in una fessura sottile – Non hai voglia eh?! -. Mi sentii strano… vulnerabile… aveva letto dentro di me? Mi vergognai pure. Io non ne avevo voglia, figuriamoci lui! – Dai – continuò senza giudicarmi minimamente – sono Pino La Lavatrice, dimmi quello che devo fare e io lo faccio – sentenziò imitando uno dei più famosi slang del noto programma televisivo. “Il potere della comunicazione!” pensai. Deformazione professionale. E in quel momento, mi resi conto che stavo sorridendo. Oh si! Io, così annoiato, così infastidito di essere lì e, ancora non sapevo, che quello sarebbe stato solo il primo sorriso di una lunga serie. Da tempo non ridevo così tanto. Quel ragazzo, robusto e dalle gote rubizze, con quegli occhiali dalle lenti spesse e un taglio di capelli che pareva uscito da un cartone animato giapponese, mi fece ridere come non mai. Ogni mia richiesta era fonte d’ilarità. Ogni frase risuonava come una barzelletta. Stava accadendo davvero? Mi voltai a guardare dietro di me. La gente mi osservava ancora più arrabbiata di quando ero in coda. Eppure non stavo perdendo tempo. Io e il mio nuovo amico stavamo dipanando varie questioni ma, per quel pubblico non era così. Non mi preoccupai e pensai ai miei colleghi, ai miei clienti, alle persone con le quali ho a che fare nella mia quotidianità: rappresentanti, brokers, giornalisti, manager. Pensai a me stesso, al mio lavoro. Sempre di corsa, sempre indaffarato, sempre preoccupato che tutto vada bene. Una professione che adoro ma che mi fa mangiare con il cellulare in mano, mi sovrasta, mi tiene inchiodato a un monitor, mi fa girare come una trottola. Solitamente senza sorridere. Sono cose serie. Ho capito che si può sorridere. Sempre. In ogni momento. Ho capito che ci vuole più gioia e da buon comunicatore, oggi, il messaggio che voglio dare è questo. La comunicazione deve avere come base il sorriso, qualsiasi essa sia. L’entusiasmo. L’entusiasmo che contagia.

Young Man Laughing --- Image by © Royalty-Free/Corbis

Io posso dirlo. Perché l’ho provato e perché ho la possibilità di comunicare, vale a dire, di mettere in atto l’insieme dei fenomeni che comportano la distribuzione di informazioni. Quel ragazzo, ha comunicato con me in modo nuovo, diverso. Su un palcoscenico dove mai avrei pensato potesse svolgersi tale sceneggiatura. Ma è accaduto. Il potere della comunicazione; che sia anche questo.

L’entusiasta è un infaticabile sognatore, un inventore di progetti, un creatore di strategie, che contagia gli altri con i suoi sogni. Non è cieco, non è incosciente. Sa che ci sono difficoltà, ostacoli talvolta insolubili. Sa che su dieci iniziative nove falliscono. Ma non si abbatte. Ricomincia da capo, si rinnova. La sua mente è fertile. Cerca continuamente strade, sentieri alternativi. E un creatore di possibilità.

(Francesco Alberoni)”.

Quando è tornato a casa e mi ha raccontato l’accaduto mi sono sentita di dirgli che, se in noi ci sono buone energie, riceviamo automaticamente buone energie. In effetti, come anche lui ha descritto e lo posso testimoniare, prima di uscire da casa quel mattino, si era davvero fornito di ottimi propositi facendo posto in se stesso ad una inusuale pace interiore. E’ davvero improbabile per molti riscontrare letizia e buon umore in luoghi come quelli, come l’Agenzia delle Entrate, la Banca, i Sindacati… ma se riusciamo ad immergerci nella gioia, quella sarà la sensazione che ci tornerà indietro. Sembra impossibile. Non significa, in caso contrario, essere colmi di energie negative, anche se molte persone purtroppo lo sono, significa semplicemente partire da casa già con il preavviso e il sentore che saranno momenti noiosi e angoscianti a seconda dell’Ufficio in questione. Quello che proviamo, semplicemente si realizzerà, e sarà ciò che noi vivremo. E’ successo anche a me che ho sempre detestato frequentare questi ambienti. Al solo pensiero di dover andare in Posta mi veniva l’itterizia. Non che oggi io ami bazzicare in questi luoghi ma ho imparato ad affrontarli e quello che ricevo è gentilezza da parte degli operatori, tranquillità e buoni consigli. Sovente infatti mi aiutano e mi evitano magari passi successivi che mi avrebbero tediata e fatto perdere ulteriore tempo. Spesso mi ritrovo a doverli salutare e ringraziare, volentieri, col sorriso, mentre intorno a me si stanno scatenando le più violente delle bufere tra i loro colleghi e quelli che come me, hanno bisogno di un servizio. Tante volte, ad angosciarci però, è anche la motivazione del nostro doverci recare il tale posto: una multa, una brutta notizia, un pagamento e via discorrendo, e non è assolutamente piacevole ricevere dall’altra parte incompetenza e arroganza quando già siamo lì per un qualcosa di spiacevole. Agendo come vi sto’ consigliando riuscirete sicuramente a riscuotere quanto meno la “qualunque” con umanità ma, dovreste credermi, accade persino che la sgradevole comunicazione sia in realtà solo un errore, come è successo a me, e la giornata si trasforma subito da negativa a positiva. Ma… che fare esattamente?

Innanzi tutto tre bei respiri profondi trattenendo l’aria circa cinque secondi tra l’inspirazione e l’espirazione. La respirazione è alla base della vita e non solo la vita biologica e fisica. Equivale al nostro stare al mondo, primo atto peraltro che abbiamo compiuto appena usciti dal grembo materno. Respirare con concentrazione senza fossilizzarvi sul fatto che state inalando solo ossigeno, azoto e altre sostanze aeriformi. Immettete dentro di voi anche la forza, l’energia, la luce, la positività, la bellezza, la forza vitale e, soprattutto, la convinzione che tutto è perfetto. Tutto andrà per il meglio. Guardatevi allo specchio e ditevelo: “Io sono perfetto/a, tutto andrà bene, saranno attimi piacevoli”, sorridete e pensate che davvero andrà così.

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Convincetevene! E’ l’intenzione la vera protagonista che trasforma ogni cosa. Immaginate ora, per pochi minuti, un qualsiasi operatore che, sorridendo e parlandovi con allegria e gentilezza, inizia a sbrigare le vostre pratiche. Ora, quello stesso operatore, con una dolce espressione sul viso, vi saluta.

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E’ finita e tutto è andato bene. Ecco, adesso potete uscire di casa e recarvi ad affrontare la giungla burocrativa… ops! Ma che dico?! Il bellissimo, profumato e colorato giardino forito! E ricordate, dovete crederci. Perché come dico sempre: bisogna credere per vedere e non vedere per credere! E quando vi state per avvicinare allo sportello iniziate a sfoggiare uno dei vostri sorrisi più smaglianti. Sorridere, trasmette a chi vi sta di fronte benessere, fiducia, salute, armonia, serenità e inoltre, il sorriso è contagioso.

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Si, attraverso l’azione dei Neuroni Specchio, una categoria di neuroni che si attiva quando un individuo compie un’azione e un altro individuo, osservando quell’azione compiuta da un altro, la imita non intenzionalmente. Ma se anche non doveste riuscire a divertire l’altro, sorridete ugualmente, le sue cellule nervose non potranno che notarlo e iniziare a guizzare con ottimismo.

Prosit!

Per questo spunto ringrazio mio marito e mia mamma.

Photo diredonna.it – comuni.it – studenti.it – psicanalisi.it – beautips.it

Un’altra complice carica di indizi

Scrivo questo articolo dopo averne postato uno che racconta tutto quello che sa dirci la nostra pipì. Potete leggerlo QUI se volete. Oggi, voglio tradurvi la lingua di un’altra grande nostra complice, una complice che noi stessi creiamo ma forse non sappiamo leggere al meglio. Essa è la pupù. Vi parrà strano ma è proprio così e, la maggior parte delle volte, la lasciamo fuggire via senza nemmeno darci un’occhiata. Bhè, gli esami delle feci esistono da molto tempo, molto più di quello che possiamo pensare e, quelli eseguiti ai giorni nostri, non hanno necessariamente bisogno sempre di un microscopio. Un occhio un pò esperto può, da esse, capire già molte cose prima di procedere a ricerche più specifiche.

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Innanzi tutto bisogna sapere che la nostra pupù è in correlazione con ciò che tratteniamo e ciò che espelliamo. Vedete, dovremmo andare in bagno una volta al giorno. Sarebbe  l’ideale. Se ci si va di più, o di meno, significa che può esserci qualche disguido. Ovviamente, i motivi principali a tali disturbi possono essere l’alimentazione, le patologie, i medicinali, i virus e i batteri, i cambi di temperatura repentini, i cambi di luogo e queste situazioni, in alcuni casi, le stabilirà il vostro medico ma, io vi racconterò qualcosa di meno conosciuto. Se non si va quotidianamente in bagno, si parla di stitichezza che può essere più o meno accentuata. La stitichezza significa trattenere e, naturalmente, non solo le feci. Anche i propri impulsi. Se si ha paura di dispiacere a qualcuno e di non essere più amati di conseguenza, ci si trattiene in determinati comportamenti. Questo potrebbe essere un motivo che causa un’evacuazione non regolare ma ce ne sono molti, molti altri. Ad esempio il non avere tempo di soddisfare i propri bisogni (in generale) avendo altre mille cose da fare che si reputano, nella nostra morale e nella nostra educazione, più importanti, oppure ancora, il rimanere aggrappati alle proprie idee che non riusciamo o non vogliamo cambiare. “Lasciar andare”. Questi sono solo alcuni esempi e portano, talvolta, al divenire avari. Avari non solo e non tanto dal punto di vista economico ma anche dei sentimenti, delle emozioni, della gratitudine nei nostri confronti per paura forse o per mille altre motivazioni. Avari anche solo con se stessi. Chi è stitico è solitamente una persona che vive troppo attaccata al passato. Non riesce a liberarsi di certi concetti, di certi ricordi. Non riesce a concentrarsi solo sul presente. Le situazioni che gli si ripropongono, lo portano a mettere in pratica gli insegnamenti ricevuti appunto in passato da situazioni simili e forse, giudicando un pò troppo, si lascia condizionare in ciò che deve invece fare oggi. Al contrario della stitichezza abbiamo la diarrea. La diarrea ha invece come significato il rifiutare qualcosa. Un qualcosa che ci infastidisce del quale vogliamo liberarci il prima possibile. Solitamente una situazione che ci crea angoscia, rabbia, frustrazione, inibizione, ansia, svalutazione, paura… A volte, anche un senso di colpa del quale vogliamo disfarci inconsciamente può trasformarsi in diarrea e, ovviamente, tutto è vivo in quella zona della mente che non sappiamo interpretare. Si tratta quindi di persone che soffrono di questo fastidio, che vogliono fuggire da ciò che causa loro il malessere. Persone che solitamente rimuginano sovente. Persone più propense a pianificare il loro futuro, a sperare che vada sempre tutto bene nel loro destino più prossimo. La diarrea potremmo affiancarla come somiglianza al vomito ma, mentre per il vomito si parla prevalentemente di ansia non decodificata, per quel che riguarda la diarrea dobbiamo anche specificare l’aver metabolizzato quel fastidio, averci ragionato sopra e, aver dato quindi a lui, il potere di crescere in noi divenendo insopportabile. La pupù dello stitico è asciutta, compatta, dura, quasi priva di acqua (fonte di vita), così come lo sono talvolta i suoi pensieri un pò troppo severi con esso stesso. La diarrea invece è un fermento! Un gran macello, con tantissima quantità d’acqua, troppa, che stiamo buttando via. Non per niente, lo sapete tutti, diarrea e vomito disidratano. “Uffi! Insomma cosa faccio adesso? Come andrà a finire (in futuro)? Via! Basta! Non ne voglio più sapere!”. Questo è ciò che dice il nostro inconscio in caso di diarrea prima che avvenga l’attacco manifestato come un disturbo.

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Andando a interpellare il pensiero positivo, egli ci consiglia di dirci e auto-convincerci con queste frasi che riporto qui sotto, a seconda di quale sia il nostro inconveniente.

La stitichezza può essere sconfitta con questo pensiero: “mi libero del passato, do’ meno peso ai pensieri e ai doveri e provo a ricominciare dall’inizio in modo più libero e armonico, soddisfacendo i miei bisogni”.

La diarrea invece può giungere al termine con questo pensiero: “tutto è in pace dentro di me. Mi rilasso e lascio che tutto scorra nei suoi giusti tempi. Al futuro non penserò mi focalizzerò sul presente”.

Provateci, con convinzione ovviamente. Le feci ideali dovrebbero essere come vi ho già detto quotidiane, della consistenza di una banana, la forma di una salsiccia e un colore che varia in diverse tonalità di marrone a seguito di quello che introduciamo nel nostro corpo.

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Il loro odore invece, è sgradevole si sa, ma non dovrebbe essere pestilenziale e nauseabondo. L’azione dei batteri, all’interno del nostro organismo, fa si che la pupù abbia un odore poco apprezzabile dal nostro olfatto ma, l’esagerazione, determina una cattiva alimentazione o altri fattori che aumentano la puzza. Tenetevi d’occhio quindi e anche di naso! “Andare di corpo” (autonomamente) è inoltre un importantissimo processo che rappresenta una delle fasi principali dello sviluppo dell’individuo, vale a dire la fase anale studiata da Freud nell’arco della sua professione.

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Una fase che avviene più o meno quando l’essere umano ha all’incirca 18 mesi di vita fino ai suoi 3 anni. E’ un periodo complesso questo, in cui s’iniziano a gestire gli sfinteri ossia ciò che si trattiene e ciò che si espelle. Un inizio della propria autonomia. Questo avviene con appagamento se si vive e si sorpassa una buona fase anale e ci ritroveremmo in seguito con una persona adulta equilibrata e serena da questo punto di vista. Freud però dice che, chi non percorre al meglio questo lasso di tempo, in cui le feci vengono viste come veri e propri doni (per la mamma), può divenire in futuro, quello che si identifica come persona dal carattere anale espulsivo o persona dal carattere anale ritentivo, e può essere soggetto a caratteristiche poco piacevoli non solo per gli altri ma soprattutto per se stesso. Di tutto ciò ci saranno naturalmente diversi gradi di disequilibrio, anche lieve, come la maggior parte di noi ha. Il carattere anale espulsivo tenderà ad essere disordinato, irascibile e voglioso di distruggere ciò che non gli sta bene con una spiccata forza nel riuscire a far di tutto per far si che le cose vadano come vuole lui. Il carattere anale ritentivo invece, potrebbe svilupparsi come persona timorosa, attenta, molto organizzata, ordinata, giudice e dalle vedute poco aperte nel senso che, come accennavo prima, tende a ristagnare nei ricordi.  Non sottovalutiamo mai la nostra pupù quindi e, soprattutto, non sottovalutiamo mai la quantità di volte in cui andiamo in bagno per espellerla.

Prosit!

photo personal_blend_foundation_spf.it – pianetamamma.it – slydeplayer.it – yeslife.it

 

I nostri piccoli Pronostici quotidiani

Avviatevi a leggere questo post con la giusta dose di sincerità. Quante volte vi capita di pensare a qualcosa che vorreste fare o che sta per accadere e dargli già un esito negativo o, quantomeno preoccupante? Pare quasi impossibile possa andare tutto semplicemente bene, alla perfezione! Molto spesso, anche se alcuni diranno che non è vero, si tende invece ad infilare dietro ad ogni aspettativa anche un pò di inquietudine. Sarebbe altrimenti come non dare il giusto peso alla situazione e… prendere la vita troppo alla leggera. La preoccupazione fa parte di noi, ce l’hanno insegnata, ce l’hanno inculcata fin da bambini dicendoci, giustamente, di guardare bene prima di attraversare la strada altrimenti un’auto avrebbe potuto ucciderci. Ecco, chiamando all’appello le mie amatissime sfumature di grigio le quali, che E. L. James non me ne voglia ma sono ben più di 50, vi posso assicurare che dalla probabile auto assassina siamo andati un pò troppo oltre molto spesso sobbarcandoci persino la negatività e l’ansia delle altre persone a noi vicine: madre, padre, compagna/o, amica/o, paziente, etc… La televisione insegna a preoccuparci, la scuola, la società. fastweb.itViviamo costantemente in un’atmosfera nella quale vaga una vocina che dice “attento… se non fai così, le cose andranno male! Attento… se fai così, le cose potrebbero andar male comunque!”. Attento! Attento! Attento! Il suono di questa parola è ben diversa da altre. Provate a pronunciare ad alta voce e con il giusto tono questo termine e poi, provate invece ad esclamare “Evviva!”. Notate la differenza? Adesso, sottovoce, quasi cullandovi, provate a sussurrare a voi stessi, dolcemente “Va tutto bene…”. Ancora differenza. Questo per farvi capire come cambiano le nostre sensazioni a seconda di cosa sentiamo, di cosa proviamo. Ma soprattutto di cosa noi stessi pensiamo. Vivendo una vita avvolti da parole che segnalano pericolo, capirete bene come sia impossibile ottenere una serena esistenza. Perciò, dobbiamo fare noi un pò di sforzo. Roberto Benigni una volta disse: – Smettila di pensare a cosa potrebbe andare male, inizia a pensare a cosa potrebbe andare bene – e trovo quest’affermazione esatta. Troppe poche volte immaginiamo il risultato dell’azione che sta avvenendo come positivo. Se aspettiamo un voto dal professore, se aspettiamo una diagnosi dal medico, se aspettiamo una telefonata, se aspettiamo l’ok per un nuovo lavoro, in realtà speriamo. Speriamo di ottenere ciò che ci farebbe piacere. Speranza però non è sinonimo di certezza e, il lasso di tempo che intercorre tra l’azione e la risposta, diventa ansia. Un’ansia che rovina le nostre cellule, le nostre emozioni, il nostro esistere. Tempo fa lessi una bella frase sul web che oggi vorrei analizzare con voi in due punti. La citazione in questione è:

svegliatevi ogni giorno con la speranza che qualcosa di meraviglioso possa accadere (cit.)

Il primo punto da affrontare è quella parolina – speranza – che sta nel mezzo, molto bella ma che io sostituirei con – certezza -. Riprovate a leggerla sostituendo i due termini. Cambia vero?

Il secondo punto è il suo significato. Ora ditemi, quante volte aprite gli occhi al mattino e immaginate, quasi per gioco, a cosa di bellissimo, di stupendo, potrebbe capitarvi durante quella giornata che state per vivere? Oserei dire quasi mai. Non occorrerà capire cosa accadrà ma basterà pensare che qualcosa accadrà.  A volte, siamo talmente condizionati dalla nostra morale che non osiamo nemmeno pensarle certe cose! Nel momento stesso in cui idealizziamo un esito positivo ci saltano subito alcuni famosi proverbi alla mente che ci dicevano da bimbi per insegnarci a vivere nell’umiltà e nell’inibizione:

1- Attento che più cadi dall’alto più ti fai male

2- Ride bene chi ride ultimo

3- Non c’è rosa senza spine

4- Non cantar vittoria troppo presto

5- Rimani con i piedi per terra

6- Chi si loda s’imbroda

Tutti modi di dire giusti e utili ma non facciamone il condimento della nostra vita! Impariamo a osare, ad andare oltre. A credere che è possibile. Altrimenti il messaggio che arriva è “fai attenzione, non illuderti, vacci piano… la vita non è sempre rosa e fiori!”. Nel cercare di essere certi che la risposta sarà positiva e sarà quella che vogliamo, subentra l’angoscia. Stiamo aspettando la risposta da un cliente importante e proviamo a dire: – Sicuramente sarà SI! -. Ecco che all’improvviso iniziano a sorgere i dubbi ai quali ci siamo sempre trattenuti e ci riferiscono di non stare così tranquilli. E, guarda caso… il cliente risponde di NO! Penso che la paura, Jack Fifa, come simpaticamente la chiamava Rocky Balboa, debba essere una nostra cara amica da interpellare solo al momento del bisogno. E’ colei che ci vieta di farci del male, c’impedisce di sbagliare, ci aiuta a provare quantomeno, minor dolore. E’ un’emozione come le altre ma dobbiamo trasformarla in emozione sana. Non deve vivere aggrappata a noi, quotidianamente, avviluppandoci la testa e soprattutto il cuore.ilsoledinverno.altervista.org Lasciatevi andare e pensate positivo, senza timore, senza vergogna. Accadrà in voi stessi, non dovrete rendere conto a nessuno.

Prosit!

photo fastweb.it – ilsoledinverno.altervista.org

Ecco a voi Louise Hay!

Oggi desidero presentarvi una persona davvero speciale. Tanti di voi forse la conoscono già ma per chi non la conoscesse eccomi pronta a raccontar di lei. Si chiama Louise L. Hay ed è un’arzilla signora di 89 anni.

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Lo direste? Ma perchè voglio parlarvene? Vedete, questa donna, altri non è che la Madre del Pensiero Positivo. E’ considerata tale da quando ha iniziato a divulgare una sua nuova forma di pensiero che a preso sempre più piede fino a renderla famosa in tutto il mondo. Louise crede così tanto nella forza del pensiero da essere convinta che con esso, se positivo, buono e felice, si possono addirittura curare le malattie più gravi. Essa stessa dice di essersi liberata di un tumore all’utero lavorando non tanto su di esso ma sul valore che questo brutto male gli stava insegnando. Ebbene si. Essendo lei convinta, al mille per mille, che un sintomo è in realtà per noi una sorta d’insegnamento, ossia, se arriva è perchè noi lo abbiamo cercato come risposta ai nostri pensieri, basterà da quel momento, prenderne atto, ringraziarlo e iniziare a pensare esattamente nella maniera opposta. Nel suo caso, parlando di cancro, l’esempio è questo (anche se può avere diverse sfaccettature): Tumore = Accumulo di rimorso/Nutrire vecchie ferite e traumi. Risoluzione = Poichè io mi approvo e mi amo, creo un mondo pacifico e gioioso nel quale vivere. In effetti, la cara Louise, è stata vittima di questa malattia quando aveva circa 50 anni e prima di allora, non aveva avuto certo una vita facile e idilliaca. Si parla di diversi tipi di violenza subiti quando era solo una bambina e un’adolescente e si parla di violenze gravi. Il dolore, la frustrazione, la rabbia, il rancore se vogliamo, che essa ha coltivato umanamente e forse anche inconsciamente dentro di se, è scaturito in tumore. Ha fatto ossia del “male” a se stessa. Il male che lei teneva dentro, è rimasto lì, trasformandosi in qualcosa di fisico. Ammalando determinate cellule. E guarda caso, nell’utero, nella sua parte più femminile, quella più intima. Ma anche quella che era stata violata. Come far e allora? Bisognava eliminare quella parte, ma come? Abbandonandola. E come si può abbandonare un risentimento alias malattia? Perdonando. Ossia lasciando andare. Perdonare infatti non significa “condonare” ma semplicemente far si che la cosa vada via, nell’aria, con amore. Nessun medico ha testimoniato o testimonierà che Louise Hay si è auto-curata con questa forza di pensiero. Alla quale ha aggiunto anche altre tecniche alternative come la Reflessologia. Ma lei afferma che le cose sono andate proprio così. In fondo, i pensieri fanno parte di noi come un organo, come un dente, come un osso, come un’emozione.

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Non c’è nessuna differenza. Ma oggi io non sono qui a scrivere di lei per chiedervi o per sapere se credete o meno alla sua testimonianza, quasi come se fosse una leggenda metropolitana. Assolutamente non è questo il mio scopo. Non voglio neanche saperlo! Volevo semplicemente presentarvela perchè, al di là di quello che pensate sia vero, questa donna ha scritto diversi libri, primo fra tutti – Puoi Guarire la tua Vita – (Edizioni Armenia) e vi consiglio, calorosamente, di andarvelo a comprare e poi, non solo di leggerlo, ma tenerlo caro come un piccolo vademecum, in casa, sempre pronto all’uso.

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Qui non c’entra credere. Qui si tratta di imparare ad amare se stessi, perchè secondo Louise Hay, è la cosa più importante per far star bene noi e anche gli altri che ci sono vicini. Non conta che l’accaduto sia vero o falso in questo caso. Conta cosa ha scaturito in questa signora affinchè provasse ad insegnare a tutti noi come poter star meglio. Vedrete quante sorprese troverete tra queste pagine. Quante volte leggendo direte – Cavoli! Però è vero! – e fidatevi se vi dico che diventerà uno dei vostri migliori amici, se lo volete, se siete pronti, come usa dire lei. Potrete avere da questo scritto una sferzata di buona energia ogni giorno, ve lo assicuro. Non mi resta che augurarvi buona lettura e vi garantisco che parlerò ancora di questa straordinaria donna. Perchè mette gioia, dona allegria, fiducia, forza. Una positività incredibile. Solo questo, basta e avanza.

Prosit!

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Buongiorno a tutti!

Buongiorno a tutti!

Inizio a scrivere su questo mio diario porgendovi una banalissima domanda che però risulta obbligatoria in questo contesto:

– Come state?-

Bene? Male? Alla grande? Peggio che mai? Molto meglio?

Qualsiasi sia la vostra risposta penso che si possa insieme percorrere questa strada nel cercar di trovare la serenità che ci ha abbandonato, per tenersi salda quella che abbiamo, per aumentarla o semplicemente per scambiare (imparando ed insegnando contemporaneamente) opinioni o perché no, strategie dedite ad un totale benessere. Se vi va di percorrere questo cammino con me continuate a seguirmi perché son convinta che qualcosa di bello ne uscirà.
Io ce la metterò tutta.

Provateci anche voi….. è gratis!

Esistono meravigliose citazioni che sono state scritte da diverse persone sulla vita, il benessere, la felicità e sono tutte una più bella e significativa dell’altra ma, per questo primo articolo, diciamo così, per rompere il ghiaccio, ne ho scelta una di John Lennon che mi piaceva riportare come semplice segno di start ed è questa:

La vita è quello che ti accade mentre sei occupato a fare altri progetti

In futuro, capirete meglio perché ho affiancato quest’aforismo al mio blog e ne leggerete sicuramente molti altri.
Vi aspetto quindi per il mio primo vero articolo, dove s’inizierà a fare sul serio!
Prosit!