Il Bar della mia Amica M.

La mia amica M., poco tempo fa, ha preso un bar in gestione che stava andando a rotoli e nessuno avrebbe scommesso su quel locale neanche 1 euro. Tranne lei, che lo rese molto più confortevole e piacevole rispetto a com’era prima, attraverso interventi di home staging davvero ammirevoli.

Lo ha ripulito e riempito di tante bevande da scegliere affinché gli avventori potessero soddisfare ognuno la sua voglia.

Lo riempì anche d’amore, conoscendola, ne sono certa.

Forse, grazie a tutte queste nuove situazioni e alla sua grande energia, iniziò a lavorare tanto da essere contenta.

All’inizio, si sa, un cambio di gestione e un rinnovo dei locali incuriosisce sempre parecchio ma, grazie all’essersi inventata: “apericena” stuzzicanti e diversi dal solito, così come tante altre cosine invitanti, ha iniziato a lavorare con piacere e soddisfatta.

Ogni volta che, a fine giornata, contava l’incasso, era lieta di quello che era riuscita a fare e ad ottenere e lo riportava con gioia ad amici e parenti curiosi e sulle spine per far vedere loro che era stata brava e che potevano stare tutti tranquilli. Ce la stava facendo. E anche bene.

Vi racconto questo perché, la mia amica M., smise molto presto di dire ad amici e a parenti quanto quel giorno aveva guadagnato e non perché fosse un segreto, anche se è sempre bene tenersele per sé certe cose. Ella smise perché, ogni volta e da chiunque, riceveva la solita frase – Eeeh… ma non sarà sempre così, ci saranno anche i giorni in cui non guadagnerai niente -.

Con la voglia di tirare una testata in mezzo agli occhi a tale profeta veniva da me con il magone raccontandomi che, chiunque, la spegneva, l’abbatteva, e non le era nessuno complice nel suo entusiasmo. Hanno tutti insistito così tanto che – prima o poi non avrebbe guadagnato -, e che – prima o poi avrebbe avuto più spese che ricavi – che, anche lei, alla fine, si stava demoralizzando del tutto.

Vedete, il gestore precedente, traeva ben poco a fine giornata da quel bar. Di certo non poteva tirare sospiri di sollievo. Non so bene per quali strambe dinamiche ma così era e quindi, alla gente, pareva impossibile che ora M., ogni giorno, si portava a casa il suo bel gruzzoletto.

Ora, molti di voi staranno sicuramente pensando che in effetti bisogna stare con i piedi per terra e che chi cade da troppo alto si fa certamente più male… io invece penso che, dopo aver spiegato una sola volta a M. come fare per essere anche una buona formica risparmiatrice, e averle raccontato di tempi morti e quant’altro, visto che ha ben 42 anni, non ha certo più bisogno di essere messa sempre e costantemente su un “attenti” negativo e demoralizzante.

Mai un sorriso. Mai un – Continua cosi! -. Mai un – E domani saranno il doppio! -. Uff! Che noia. Queste paure, sempre al primo posto, davanti a tutto, anche alla gioia.

Esultare ci spaventa. Siamo terrorizzati dalla mazzata che ci scende poi sulle orecchie. Meglio evitare fin da subito di essere felici così almeno non si deve poi star male. Questo è il senso, e non ci rendiamo conto che facendo così, mai e mai doniamo alla nostra vita un attimo di sollievo, un attimo di serenità e allegria.

Questo, badate bene, non vuol dire andarsele a cercare. Essere contenti per un incasso non significa aver fatto qualche pazzia rischiando chissà che cosa, in quel caso lo capirei di più. Qui significa aver lavorato sodo ma, nonostante tutto, non si deve urlare troppo di gioia o arriva sicuramente il castigo.

Meglio privare al nostro cuore di ridere. Meglio farlo vivere una vita intera nella preoccupazione e nella tristezza.

E’ assurdo… si capisce?

Mi chiedo, se tanto deve arrivare l’angoscia (assolutamente e sicuramente), non sarebbe comunque bene esultare un attimo prima, cosicché almeno per un secondo la nostra psiche, il nostro animo e la nostra esistenza sono stati bene? Tanto… il male deve comunque arrivare a sentire le premonizioni dei più. E allora…

Insomma, so solo che la mia amica M., che aveva iniziato con un sorriso sgargiante sempre dipinto sul volto, ora è un po’ più seria perché tutti questi proiettili che arrivano da ogni dove prima o poi colpiscono e provocano insofferenza.

Ebbene sì, chi ha sempre paura e prova preoccupazione, costantemente, non sta soltanto rovinando la sua vita e la sua salute ma anche quella di chi riceve i suoi dardi.

Non demordere M. Io sono qui!

Prosit!

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Sei una donna fantastica!

Ieri mi sono sentita dire da un ragazzo di 17 anni e una ragazza di 14 che sono una donna fantastica.

Vista la loro età, questa cosa, mi ha riempita di gioia.

E’ molto facile sentirselo dire da un uomo al quale piaci, o dalla migliore amica, o da un bambino che pende dalle tue labbra (che per carità fa sempre assai piacere!) ma, da due ragazzi, che hanno ben altro solitamente a cui pensare, rimanere impressa, in positivo, è davvero una gioia. Tocca nel profondo.

Lo stereotipo ci insegna che, a quell’età, vivono nel loro mondo, per non dire di peggio…

Il mio non è un vanto, bensì un essere orgogliosa nell’aver insegnato a due giovani individui, che stanno scalciando per farsi una strada nella vita, che non bisogna mollare mai, nonostante tutto. E che se ne può uscire anche vincitori. Eh si! Questa frase la dedico a tutti i pessimisti e a tutti i pauristi e a tutti i preoccupisti.

Ci insegnano che vincere non è possibile. Che prima di andare bene va sempre male, che bisogna in qualche modo soffrire ma, soprattutto, ci insegnano che niente è facile e bisogna assolutamente avere paura. Sì, perché il pericolo è sempre pronto e nascosto dietro l’angolo. In agguato per noi. Le cose si possono ottenere solo dopo aver lottato duramente e, da una parte è vero ma… c’è lotta e lotta. Un conto è mirare al proprio obiettivo e scavalcare con decisione e fermezza ogni ostacolo anche se ostico. Un altro è prendere schiaffi dalla vita che arrivano da ogni dove come ad essere in balia degli eventi verso i quali non comandiamo nulla.

Ebbene, penso di aver mostrato che questo non sempre è vero, l’ho mostrato a me e a loro e ne sono davvero felice di aver dato a questi ragazzi tale dimostrazione di vita.

Che cosa ho fatto? Vi starete chiedendo. Vedete, non è importante saperlo. Qualsiasi cosa potrebbe essere appropriata a ciò che sto descrivendo se fatta con il cuore, con la grinta, con la centratura di un Guerriero. Con l’ansia forse, perché essere veri Guerrieri è molto difficile, ma con la voglia di farcela e di vincere e di essere oltre, di più. Anche là, anche dove chiunque dice che non è possibile.

Loro, i due ragazzi di cui parlo, mi hanno aiutata, sono stati al mio fianco rispondendo ai miei “ordini” egregiamente. Mi hanno dato una grande mano perciò, l’insegnamento, lo hanno appreso bene toccandolo con la loro stessa pelle.

Ma mi hanno anche insegnato molto. Vedere nei loro occhi quella volontà e quell’energia che si sposavano con le mie, mi faceva venire brividi di entusiasmo lungo la spina dorsale e allora ho capito che nessuno poteva fermarci. I miei occhi nei loro occhi, le mie mani nelle loro mani, le mie gambe nelle loro gambe. A muoversi. Insieme. Il loro affanno era il mio e la mia voglia era la loro, presa, ingurgitata, sentita, tradotta, sviluppata.

Non è stata solo una storia raccontata. Tutto questo lo hanno vissuto assieme a me e assieme a me hanno vinto. Stanchi, spompati ma con il sorriso sulle labbra. – Una squadra fortissimi – come direbbe Zalone. Ce l’hanno messa tutta anche loro. Non si sono lasciati intimorire da niente. Forse lo hanno fatto più per me che per loro stessi ma per qualcosa l’hanno fatto e ne sono usciti fieri e vittoriosi. Mettendo da parte tutto. Mi hanno emozionata.

Non è stato il nulla a regnare in loro. Non è stato il calcio da tirare contro la vita. La voglia di essere compresi e la depressione adolescenziale. Niente di tutto questo. Solo armonia, convinzione e gioia.

E allora permettetemi di dirvi che se io sono stata una donna fantastica, loro lo sono stati cento volte più di me.

Grazie di cuore L. e M., i miei eroi.

Prosit!

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Come i parenti dovrebbero vivere la fine della nostra storia d’amore

La fine di una storia d’amore importante, è solitamente vissuta come uno dei più grandi drammi che percuotono la nostra esistenza. Lo so che non è sempre così ma, molto spesso, per la famiglia intorno soprattutto, si parla di una vera e propria tragedia. I parenti si preoccupano, si angosciano e, nei loro pensieri, inizia a prendere vita un vero e proprio sfacelo nei confronti dei nipoti, della figlia che magari ha solo un lavoro part-time, o nei confronti di loro stessi e di quello che penserà la gente.

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Figli di un’educazione, secondo me errata, educata molto dalla religione e dal perbenismo, che vede l’essere umano accoppiato con la stessa persona per tutta la vita, quando una storia d’amore arriva al capolinea è come se avvenisse un fallimento, un grande problema, una disgrazia.

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Ad accentuare questo stato delle cose sono i soggetti protagonisti, ossia la coppia che si separa. Se uno dei due era uno scellerato allora, ancora ancora, si può accettare tale separazione ma, quando le persone in ballo sono fondamentalmente due brave persone che avrebbero potuto andare d’amore e d’accordo (come hanno fatto “mamma e papà”), il boccone non si riesce davvero a mandare giù.

Ecco che allora i genitori, magari anzianotti, iniziano a provare più ansia e più tristezza dei due che, incomprensibilmente, hanno deciso di avere due vite diverse.

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La settimana scorsa una mia amica si è separata dal marito, lei parla solo di “un periodo di pausa” ma la madre, non accettando nemmeno questo, incontrandomi per strada e con un bisogno estremo di sfogarsi, ha riversato su di me tutta la sua disperazione. Piangendo continuava a toccare questi punti:

E adesso come farà M. (la mia amica) che è senza lavoro

E i bambini soffriranno

La gente crederà che si sono fatti le corna

Non capisco perché debbano distruggere tutto anziché costruire

Etc… etc….

Senza rendersi conto che, lei per la prima, stava distruggendo il futuro di sua figlia anziché creargliene uno roseo con i propri pensieri.

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Tolto il fatto che comprendevo bene la sua preoccupazione e ha ricevuto da me tutta la consolazione e l’aiuto che potevo darle, non era per niente favorevole ciò che stava creando con la sua mente e la sua immaginazione. Un mare di disgrazie. Un futuro negativo. Ecco quando si dice che si chiude una porta e ci focalizziamo a guardare solo quella porta chiusa anziché il portone di fianco che si è appena aperto.

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Facile! – direte voi. No, non è facile ma non è nemmeno esatto. Ragioniamo in questo modo perché la società in cui viviamo ci ha portato a ragionare in questo modo. Se automaticamente pensi che tua figlia non riuscirà a mantenere lei e i suoi bambini da sola, sarà normale che non riuscirà (!) e la gente continuerà a pensare che se una coppia si separa la donna che faceva solo il part-time non si manterrà da sola. L’immaginazione ha una potenza indescrivibile! Bisogna essere realisti e onesti a mio avviso. Se per voi non è vero o è impossibile che quella donna potrà avere un futuro comunque bello allora posso dire la stessa cosa nei confronti del suo futuro che voi vedete brutto perché entrambe le situazioni sono ancora irreali appartengono appunto al futuro: non esistono ancora! Inizieranno a formarsi concretamente dopo che le abbiamo… immaginate! Ed è proprio in quell’esatto istante che dovremmo immaginarle nel migliore dei modi.

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Uno dei due figli della mia amica, il maggiore, ha detto alla nonna – Ecco, adesso non potrò più andare in piscina perché la mamma non potrà più pagarla –. La nonna ha risposto al nipote di non preoccuparsi ma, in cuor suo, sapeva e credeva che il nipote stava dicendo il vero. Perché è impossibile pensare che la ragazza possa conoscere un altro uomo e il nipote possa andare sia a piscina che a cavallo? Oppure che la ragazza trovi un lavoro così redditizio da permettere ai propri figli due sport anziché uno? L’Universo ha infiniti mezzi per darci ciò che desideriamo, alcuni davvero strambi, ma siamo noi che non li consideriamo perché ci sembrano impossibili. Perché solitamente la realtà è questa, ma è questa perché così la formiamo. E’ un gatto che si morde la coda.

Quello che sarebbe idoneo, secondo me, è pensare che tutto andrà bene, che tutto andrà per il meglio e che le cose cambieranno solo in positivo. L’Universo non ci vuole male, ci vuole bene ma otterremo solo il male se guardiamo esclusivamente verso di lui già convinti di esserne vittime. I cambiamenti di vita che si affacciano nella nostra esistenza in realtà nascondono sempre una soluzione positiva perché sono degli stop che l’Universo non vive come noi. Per lui sono solo modifiche atte al migliorare ma per la nostra parte emozionale diventano incubi e incubi saranno.

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La fine di una storia d’amore è vita! E’ piena di emozioni, è piena di cose nuove, è piena di nuovi progetti, di migliorie. Può insegnare a crescere e, dal momento che non è detto che debba essere finita per sempre perché i periodi di pausa esistono davvero, può solo ampliare un qualcosa di bello che già c’era. Ma noi buttiamo tutto via. Da lì, la tristezza genera tristezza, la paura genera rabbia, la rabbia genera vendetta e così via… e anche quando ci si era promessi che …per i figli si sarebbe andati d’accordo… ecco che poi non si riesce e il rancore supera tutto.

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Quando una storia d’amore finisce si piange, ci si preoccupa, si sente un peso sul petto, si! Ma tutte queste sensazioni ti stanno dicendo che sei vivo! In quel momento di vulnerabilità e sensibilità hai un’energia potentissima che se sfruttassi al meglio non potrà che arrivarti il meglio! Immagina cose belle per te! Tutto il possibile e l’impossibile, nell’Universo c’è tutto in abbondanza! Che siano di nuovo con la stessa persona che ritorna, che siano con un nuovo compagno di vita, l’importante è che siano situazioni gioiose per te e per i tuoi figli (molto più forti di noi e che spesso siamo noi stessi a rendere infelici).

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Il mondo ti sta crollando addosso perché tu vedi così. E’ più che normale vivere la disperazione, fa parte della vita anch’essa, ma a questa disperazione devi dare un colore, e quel colore deve essere allegro, vivace, sgargiante! Il nero non è accettato.

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Come avevo già scritto qui https://prositvita.wordpress.com/2015/05/25/finche-morte-non-vi-separi/ due persone stanno insieme fin tanto che hanno da scambiarsi l’un con l’altro un qualcosa. Ti consiglio di leggerlo. Un insegnare e un imparare a vicenda, dopodiché basta, ci sono altre persone al mondo che hanno quei bisogni e ci stanno aspettando. E tu hai ancora molto da imparare. Ripensa alle tue vecchie storie, ai tuoi/alle tue ex. Cos’hai dato e cos’hai ricevuto da loro anche se le consideri cose sgradevoli?

Se può tornarti utile fai leggere questo articolo ai tuoi preoccupatissimi genitori e fagli leggere anche questo che ti ho appena consigliato, magari ti aiuta e aiuta loro che, in realtà, sono solo vittime di tanta paura e non ne hanno colpa.

E non capiscono che dovrebbero semplicemente pensare “Wow! Che meraviglia! Chissà quante cose belle accadranno ora?! Cos’avrà in serbo di magnifico l’Universo per noi?”. Sembra un’eresia vero? Non è così.

La cosa principale, della quale devono preoccuparsi ora, è solo quella di esserci per te e non farti mancare la loro presenza.

Prosit!

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Cervello, Succo di Limone e Ape – gli Ingredienti per potersi preoccupare tanto e bene

Che strano… avete mai notato come la nostra Mente, nel senso di ragione, pensiero, intelligenza, sia un termine uguale al verbo mentire alla terza persona singolare del modo indicativo presente? Un po’ come dire: – la Mente… mente! -, nel senso che racconta (anche) menzogne.

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Vi farò un esempio, l’esempio del succo di limone. Per capirlo al meglio dovete provare a fare ciò che vi scrivo con un po’ di concentrazione. Dovete quindi rilassarvi, respirare lentamente e profondamente e chiudere gli occhi. Una volta giunti alla giusta attenzione che merita il momento, iniziate a immaginare con convinzione il succo del limone. Avete, nella vostra mente, tagliato un limone in due parti e ora lui vi sta presentando i suoi spicchi dorati. Potete già sentirne il profumo. Da quei triangolini semi trasparenti gocciola il succo acre che tutti conosciamo.

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Buono, salutare ma molto aspro. Ora dovete, sempre e solo immaginando, prendere mezzo limone e portarlo alla bocca per poter succhiare quel nettare pungente. Affondante i denti dentro la polpa e il liquido, raccolto dalle vostre labbra, schizzerà sulla vostra lingua con tutto il suo sapore. Potete riaprire gli occhi adesso. Il gioco è finito. Come vedete, in realtà limoni non ce ne sono davanti a voi e, nella vostra bocca, non è entrato proprio niente, ma sono sicura che vi è aumentata la salivazione, avete sentito dei brividi sulla lingua e, anche se leggermente, vi è venuta una lieve pelle d’oca. Questo accade perché inganniamo il nostro cervello e, a sua volta, egli inganna noi. Come spiega Frédéric Saldmann, cardiologo e nutrizionista francese specializzato nella Medicina Preventiva, ci sono gesti e/o pensieri in grado di condizionare il cervello che a sua volta trasmetterà input che noi vivremo e, in alcuni casi, ne diventeremo vittime. Se infatti l’input è positivo e può aiutarci, ben venga, in caso contrario, ci rovina la vita senza alcun motivo fondamentale. Quindi, com’è chiaro, tutto è solo nella nostra mente. Non esiste in realtà. Non sta avvenendo. Una delle principali sensazioni che ogni giorno alimenta questa situazione in noi è la preoccupazione. La pre – occupazione. Ossia, nell’attesa che qualcosa di spiacevole avvenga, iniziamo a vivere la tale circostanza (con angoscia ovviamente) che magari poi… neanche si rivela. Avrete già sentito sicuramente il modo di dire “fasciarsi la testa prima di rompersela”, ebbene, più o meno è proprio quello che accade. Giusto ieri pomeriggio chiacchieravo tranquilla con un’amica sul terrazzo grazie alle splendide giornate che ci sta regalando questo Novembre. All’improvviso, un’ape, dal momento che amo i fiori e ne sono circondata, si è avvicinata a noi ronzando allegramente.

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Premessa: chiunque può aver paura di qualcosa nella vita, ci mancherebbe, io per la prima, ma penso sia giusto cercare di affrontare alcune paure che, come ripeto, possono esistere solo nella nostra mente, nei nostri preconcetti, nell’educazione ricevuta, eccetera, eccettera… Nonostante queste paure siano umane, proviamo ad analizzarle, come ad esempio questa dell’ape. Perciò, dicevo, l’apetta, curiosa e vivace, si è avvicinata a noi e subito la mia amica (che sottolineo, non è allergica alla puntura d’insetto) ha iniziato ad agitarsi e a urlare come… mi verrebbe da dire come se già fosse stata punta ma… non era stata punta assolutamente! Ora, a parte il fatto che tutti sappiamo che quando un’ape viene a ronzarci intorno dovremmo stare fermi, non dovremmo muoverci altrimenti si spaventa e ci punge di sicuro e bla, bla, bla… Uno se ha paura, ha paura, giusto? Ma capiamo il perché. In fondo penso: quante cose potrebbe fare quest’ape? Allora, potrebbe rimanere lì sospesa a mezz’aria ad osservarvi, potrebbe andare su un fiore, potrebbe innalzarsi verso l’alto timorosa, potrebbe volare via, potrebbe posarsi su di voi solo per annusare il vostro profumo, potrebbe richiamare altre amiche, potrebbe non considerarvi neanche di striscio, potrebbe andare nello zucchero rimasto appiccicato alla tazzina del caffè, potrebbe iniziare a sbattere le ali contro il suo corpo per pulirle, potrebbe morire, potrebbe essere disorientata, potrebbe cercare le sue compagne, potrebbe avercela con un altro insetto, potrebbe essere vittima di un predatore, potrebbe valutare un colore che ha visto… continuo? Insomma, quante, quante cose potrebbe fare l’ape! Ma di tutte queste, quella che a noi viene in mente è solo una: ci pungerà! Chi ha creato questa ipotesi? Perchè in quel momento solo di ipotesi si tratta. La nostra mente. Perché l’ha creata? Perché così dice la gente = …ma non è detto che accada a me. Perché così mi è successo anni fa = …ma non è detto che accada ancora. Perché l’ape ha un pungiglione = …ma non è detto che voglia usarlo. Perchè l’ape è un insetto maligno e vendicativo = …ma…. chi l’ha detto???!!! Bhè, l’importante è iniziare a preoccuparsi (basandosi su teorie) poi, quel che succederà, succederà. Ecco. Fermiamoci. E qui inizia il dramma. Il dramma della preoccupazione, figlia prediletta della paura. Il dramma della nostra parte più viva. Le nostre ghiandole endocrine, soprattutto le surrenali (guarda caso i reni sono la sede della paura), inizieranno a secernere determinati ormoni, il battito cardiaco si modificherà, i neuroni inizieranno a trasmettere segnali d’allarme, i polmoni a lavorare più velocemente, il diaframma si contorce, il plesso celiaco s’indurisce, i muscoli si contraggono e via, via discorrendo. Non parliamo poi di quel che accade intanto nel settore psicologico e spirituale. Esattamente come accade per la salivazione maggiore e i brividi sulla lingua pensando al succo di limone. Tutte cose ovviamente poco piacevoli per il nostro organismo, per la nostra serenità e per il nostro benessere generale. Certo, in questi casi tutto accadrà in modo minore rispetto ad un momento in cui si prova vero terrore ma succede ugualmente e si crea l’ANSIA… sempre di più… ogni giorno… provate un po’ a pensare, quante volte vi preoccupate? Per la salute, per il figlio che è uscito, per il giudizio degli altri, per il sovrappeso, per il lavoro, per il riuscire a fare tutto, per il parente, per la situazione coniugale, per quella scolastica della prole, per i soldi, per le notizie sentite in televisione, per la solitudine, per i ladri, per l’agire. Vi rendete conto? Ogni giorno siamo sommersi da tante, piccole, grandi, continue preoccupazioni ma non ce ne accorgiamo nemmeno, siamo abituati, da quando siam bambini.

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La nostra parte più intrinseca invece, se ne accorge eccome. E soffre. E dopo aver sofferto per mesi e per anni, dice “basta!”. Le preoccupazioni fanno parte di noi, fanno parte della vita che conduciamo, del mondo che viviamo. Siamo stati PROGRAMMATI per preoccuparci. Saremmo stati esseri troppo LIBERI senza preoccupazione e, ad una madre, dei figli troppo liberi fanno paura, ad un professore, alunni troppo liberi, fanno paura, al Governo, dei cittadini troppo liberi fanno paura. Ebbene, continuiamo pure a preoccuparci ma cerchiamo almeno, nel possibile, di dimezzare le nostre paure. Prendete un bel foglio di carta ed elencate tutte le vostre quotidiane preoccupazioni, anche quelle piccole.

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Siate sinceri, vedrete quante ne usciranno! Da quando vi alzate al mattino a quando andate a dormire alla sera (tenendo conto che il cervello le elabora anche durante la notte e quindi proprio non vi lasciano quietare). Fatevi aiutare da chi vi conosce bene perché alcune, voi potreste non riuscire ad identificarle. Dopodichè, prendendole una per volta, inizierete pian, pianino a lavorarci sopra e, una volta abbandonata, potrete depennarla dall’elenco. Nei prossimi giorni scriverò un articolo che spiegherà qualche trucchetto su come liberarsi di queste scomode amiche ma potete iniziare a valutarle e a capire che molte, non hanno alcun fondamento reale. Allenatevi, dolcemente, senza sforzarvi troppo, a fare esattamente l’inverso di quello che suggerisce la vostra preoccupazione. Ne sono sicura, ci vorrà molto tempo ma, in futuro, vi sentirete molto meglio senza nemmeno riuscire a capirne il perché.

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Non dovete vivere nel futuro ma nel presente, chiamato – Qui e Ora -. Vi svuoterete un po’ di tutti questi segnali negativi e troverete più serenità.

P.S.= La preoccupazione è da sempre stata una nostra alleata che ci ha permesso di evolverci riuscendo a farci prevenire e combattere eventuali pericoli ma, la vita, il mondo fuori di noi, non è solo un insieme di pericoli e negatività. Esistono anche tante cose belle che solo con il coraggio di cambiare modus operandi possiamo scoprire.

Prosit!

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