Non alimentare le Energie Negative!

Credimi, non sono cinica, non sono menefreghista. Non avrei aperto un blog come questo con l’intento di aiutare le persone a vivere un po’ meglio, osservando anche altri punti di vista, se fossi una che se ne frega del dolore degli altri (cazzarola). Perciò, il mio appello di oggi, non prenderlo per impassibilità, o per indifferenza. Non ti chiedo di essere d’accordo con me, ti chiedo solo di riflettere.

Ti ho detto, più e più volte, che tutti noi emaniamo un’energia. Quest’energia viene emessa attraverso delle frequenze invisibili che vanno a collegarsi a frequenze simili a loro, attratte da loro, e ritornano a noi attraverso una specie di porta aperta, connessa con l’energia universale che ci circonda. Questi argomenti non li ho inventati io, li spiega la fisica, lo diceva Einstein e molti altri assieme a lui. Scienziati (perbacco!), gente che queste cose le ha dimostrate, puoi vederlo tu stesso attraverso internet. Informati!

Tutto è energia e questo è tutto quello che esiste. “Sintonizzati” alla frequenza della realtà che desideri e non potrai fare a meno di ottenere quella realtà. Questa non è filosofia, è fisica – (Albert Einstein).

Cosa accade quindi in parole molto povere? Accade che se noi emaniamo una “brutta” energia attraverso: la sofferenza, la rabbia, il fastidio, la paura e altre emozioni negative, stiamo arricchendo l’energia cosmica di queste sensazioni. Stiamo riempiendo, quello che chiamiamo “vuoto”, attorno a noi, di sofferenza, di rabbia, di fastidio, di paura e di altre emozioni negative. Esse, come dicevo prima, andranno a collegarsi con le stesse frequenze e torneranno indietro.

Non hanno il mirino. Fluttuano nell’aria. Colpiranno poi di nuovo te, ma anche me, e anche l’altro e così via. Così come quelle di quell’altro verranno a colpire me e colpiranno anche te. Una ragnatela.

La stessa cosa ovviamente accade con le frequenze positive. Tanta manna! Questo è importante. Possiamo costruire una ragnatela di frequenze positive. Si! 

Detto questo, immagina ora cosa succede quando sentiamo parlare della guerra, quando accade un fatto tragico nel mondo, inspiegabile e orrendo per noi. Quando ci vanno di mezzo bambini e vittime innocenti. Quando l’uomo mostra il suo lato più disgustoso, o la natura, apparendo senza pietà, distrugge mille vite. Ci rattristiamo, ci arrabbiamo. E’ ovvio, non possiamo farne a meno. E sentiamo di dover dimostrare la nostra tristezza e la nostra rabbia.

Se non facessimo così passeremmo per cinici. Addirittura potremmo sentirci complici dei barbari evitando di provare lo stesso dolore che quelle persone come noi, nostri fratelli, hanno provato. Ci sentiamo connessi empaticamente. Se non facessimo così, la nostra coscienza la sentiremmo sporca. E quindi?

E quindi alimentiamo ulteriormente l’energia negativa che regna sovrana su quel fattaccio. Ce ne prendiamo un pezzo anche noi, e l’ampliamo, cosicché mitighiamo un po’, forse, la sofferenza altrui senza renderci conto però che, così facendo, colmiamo nel mentre l’energia attorno di tutte queste emozioni negative che colpiranno… te, me e anche l’altro. E’ sempre una ragnatela.

E come si manifestano poi queste energie negative colpendoci a loro volta? Come prendono forma? E’ semplice: altre guerre, altre barbarie, altri devastanti regali da Madre Natura. Tutte situazioni scientificamente ovvie, quelle naturali intendo, e che devono accadere come sono sempre accadute negli anni e nei secoli passati. La terra trasmuta, si riforma, è viva, ha i suoi movimenti e poco gli importa di noi, lei fa pulizia. Ma questa terra è anche viva. Facciamo parte di lei. La sua energia è collegata alla nostra come la nostra a quella di lei. Come l’allattamento a un figlio, nel quale c’è uno scambio di latte e amore. E come la nutriamo noi Madre Terra emanando emozioni negative a dismisura? Le facciamo male. La nutriamo nel modo più sbagliato che c’è.

Il fuoco non si spegne con il fuoco. Occorre l’esatto opposto: l’acqua. Punto. Su questo siamo tutti d’accordo. Cosa può combattere e distruggere la sofferenza quindi? Il suo opposto: un sorriso. La gioia.

Sembra assurdo lo so. Muoiono cento vite innocenti e noi sorridiamo. E’ come bestemmiare. In realtà è una soluzione incredibilmente potente. Sorridere non significa denigrare il fatto, fregarsene, godere della morte altrui. Significa soltanto trasmutare quell’energia negativa in positiva affinché le cose migliorino. Trasformare in silenzio, e nel totale rispetto, la tristezza e la rabbia in… Amore.

Trasformandole in amore si avrà amore. Alimentando le altre si avranno le altre. Per l’Universo è molto semplice.

Davanti alla notizia di una guerra prova a scendere nei tuoi silenzi e prova, in modo alchemico, a modificare quella sensazione da negativa a positiva. Esiste un potere infinito dentro di noi e non vogliamo metterci in testa che siamo co-creatori della realtà. Lasciamo la disperazione e l’angoscia a chi è stato toccato da vicino. Noi, tutti intorno, più forti, meno colpiti dall’evento, proviamo a creare una fantastica luce di benessere. Per alleviare i cuori e per bloccare altri fatti tragici.

Ricordi il terremoto di quest’anno? Ricordi Amatrice? Le parole del Sindaco Sergio Pirozzi? – Non so se abbiamo fatto qualcosa di male, me lo chiedo da ieri, un metro e mezzo-due metri di neve e ora pure il terremoto. Che devo dire? Non ho parole. Da settanta anni non nevicava così. Proviamo a rialzarci, tanti sacrifici, poi la scossa del 30 ottobre, poi la più grande nevicata dagli anni 50, le temperature più basse degli ultimi 25 anni. Tutto insieme -.

Esatto. Tutto insieme. Senza sosta.

L’Italia era spaventata dopo gli altri terremoti degli ultimi anni, era afflitta, sofferente e, guarda caso, senza sosta, un accanimento micidiale. E naturalmente mica si poteva gioire a vedere quelle persone senza più niente, senza nemmeno più speranza. No, gioire no, ma potevamo forse donare della sana energia senza ampliare quella infelice. Tristezza sui social da tutto lo Stivale ma soprattutto….. Paura!

Si leggeva soltanto “E se adesso viene anche da noi il terremoto? E se adesso viene anche da noi il terremoto? E se adesso viene anche da noi il terremoto?”

E se quando si dice che creiamo la nostra realtà ci si credesse un po’ di più?

Chiedi e ti sarà dato – …diceva qualcuno molto tempo fa…

Ma io non chiedo un terremoto! – dirà qualcun altro.

Si che lo stai chiedendo. Lo stai immaginando. Lo stai creando. Tu, così come altre mille persone assieme a te. Vuoi mettere la forza che prende un tale pensiero? La potenza che può avere? E’ sotto ai tuoi occhi. Osserva.

Il termine “accanimento” dovrebbe farti ragionare. Attacchi terroristici, piaghe, disgrazie… quando tutto sembra non fermarsi, non avere fine… Rifletti.

Mi verrebbe da dire una frase banale – Tanto non è che pensando in negativo risolvi la situazione… – e non la dico, mi sembra sciocca e fuori luogo. Citerò solo la sua seconda parte – …e allora pensa positivo, mal che vada hai creato dentro di te e in chi ti sta attorno… un po’ di gioia. Che ce n’è sempre bisogno, ed è la cura migliore per ogni male -.

Ogni volta che senti una brutta notizia, modificala dentro di te. Non ingigantirla, non darle potenza. Rendila in qualche modo positiva, riempila di gioia anche davanti alla morte, anche davanti alla violenza. Solo così, a mio umile avviso, puoi fare qualcosa di davvero utile. Hai la magia dentro di te per farlo, tutti ce l’abbiamo. E se vuoi fare ancora di più, datti da fare. Vai da quelle persone, chiedi se hanno bisogno di te, offri anche solo una carezza, ma con l’amore dentro. Senza rancore, senza disperazione, solo amore.

Prosit!

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Io Ti Perdono

Solo chi è libero da tutto e perfino da se stesso, possiede la libertà di amare tutti e di perdonare tutto. Per questo la libertà è il più grande traguardo della vita

(E. Caruso)

Ciao Prositiani, avete passato bene queste feste non ancora finite? Tra poco arriverà la cara, simpatica, vecchia Befana che chiuderà in bellezza questi giorni che ci hanno visto arricchire della presenza di parenti e amici, del piacere di fare regali e riceverli, dello stappare bottiglie di Spumante e tirare fuori la Tombola rintanata in un cassetto dall’anno precedente. Diciamo che questo è un po’ il classico. Per quel che riguarda lo scambio dei doni, quest’anno ho dovuto chiedere parecchio aiuto alla mia fantasia che fortunatamente non mi manca. Si perchè, in un’epoca dove alla maggior parte della nostra gente, non manca fortunatamente nulla, si fatica persino a trovare il pensiero più utile e grazioso. Ho lavorato molto quindi con le mani e con la mente. Modellini, foto, scritte sono state le cose che più mi hanno impegnata e, con mia grande gioia, hanno riscontrato molto successo. Mi è capitato però, di pensare tanto ad una persona che stimo particolarmente e che mi ha sempre aiutata negli anni, durante quegli eventuali momenti di avvilimento e oscurità che a volte colpiscono un pò tutti. L’ho pensata per un motivo particolare che ora vi spiegherò.

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Si chiama Louise Hay e di lei vi avevo già parlato in passato. Un’arzilla e spumeggiante signora di 89 anni che pratica il Pensiero Positivo come mezzo di guarigione (e non solo) e che consiglia invece di donare un qualcosa di davvero grande (e non solo per il 25 di Dicembre), per nulla banale, ossia: il Perdono. Il Nostro Perdono. Sento già i sospiri. Perdonare. E’ davvero dura. Forse però a renderla una cosa così granitica può essere il suo non capirne il senso appieno. Perdonare infatti non significa condonare, nonostante dal latino derivi dallo stesso termine, non vuol dire permettere all’altra persona di continuare a fare nei nostri confronti ciò che ci fa male o ci infastidisce. Significa in realtà lasciare andare, liberarsi cioè dell’energia negativa che essa emana, senza accettare nulla, semplicemente rendendosi liberi. Associamo il Perdono all’assoggettarci al volere di altri, ci mette in contatto con la paura di essere rifiutati, di essere umiliati ancora una volta ma non è assolutamente così. Siamo edulcorati dalla famosa frase – porgi l’altra guancia – verso la quale ci siamo sempre posti un mare di interrogativi che non hanno mai trovato limpide risposte. Non è proprio questo il senso. Perdonare non significa farsi fare ancora più male. In realtà è proprio chi perdona che diventa intoccabile, di una grandezza immensa, smisurata. Libero. Il non perdono, il rancore quindi, si dice faccia più male a chi lo porta nel cuore piuttosto che a chi lo riceve e infatti è una catena con la quale ci si lega automaticamente e ci si soffoca.

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Bisogna cercare di tranciarla per tornare a respirare. Se non respiriamo non possiamo vivere. Perdonare, significa anche perdonare noi stessi. Quanto male abbiamo potuto fare agli altri e soprattutto quanto male possiamo aver fatto a noi. Magari anche involontariamente. Quante volte abbiamo frustrato la nostra anima per compiacere schemi o educazioni. Probabilmente sarebbe assurdo mandare a tutte le persone che abbiamo nella lista, un bigliettino con sopra scritto “Io Ti Perdono”.

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Come minimo penseranno chi mai crediamo di essere, mentre invece sarebbe così bello, così liberatorio. La maggior parte delle persone che riceveranno il nostro foglietto penseranno che siamo convinti di essere Dio in terra (e infatti lo siamo ma quello che non comprendono è che lo siamo tutti, e quindi anche loro, che invece perdono tempo prezioso a risentirsi e giudicarci). In pochi, pochissimi direbbero semplicemente “Grazie”. E mi ripeto, è così bello, così liberatorio! E, sopra ogni cosa, si tratta di una parola che emana energia positiva, buona. Perdono, Perdono, Perdono. Perdonare infatti sa di amore. E’ sicuramente uno degli atti più amorevoli che ci possono essere e ha una potenza incredibile anche sulla nostra salute, sul nostro modo di pensare e di vivere. Vi siete mai guardati allo specchio e detti – Io ti perdono -?

Perdono

Perdonando ci liberiamo di tutte quelle trappole nelle quali esistiamo quotidianamente. E’ come se fossimo circondati da un vischio pesante e colloso che ci impedisce i movimenti. Puliamolo via da noi. Se non perdoniamo, automaticamente vivremmo intrappolati nei sensi di colpa. Per riuscire a farlo, dal momento che non è per nulla semplice, ci sono tanti esercizi che possono aiutare. Io ne conosco due e ve li propongo oggi affinchè non pensiate che questo testo è soltanto un insieme di frasi fatte perchè, credetemi, non è assolutamente così. Ovviamente devono essere eseguiti in un momento di tranquillità, senza nessuno intorno, in quanto bisogna rimanere soli con se stessi e concentrati. Il primo esercizio è quello più breve e più semplice:

dovete pensare al viso della persona che vi ha mancato di rispetto, che vi ha deluso, che vi ha fatto arrabbiare e che merita il vostro perdono. Immaginatela sorridente. Sta sorridendo a voi e continuerà a sorridervi fino alla fine dell’esercizio. Immaginate ora di circondare quel viso di una luce immensa, inondatelo di luce nella vostra mente. Quando lo avrete ben visualizzato, nitidamente, pronunciate la frase “Io Ti Perdono” con tutto il sentimento che potete, dedicandogliela e, lentamente, immaginate il suo viso che fino a poco tempo fa era in primo piano nella vostra visione, allontanarsi sempre di più, diventare sempre più piccolo fino a sparire, come un puntino, entrando in questa luce. Avete lasciato andare. Avete perdonato, vi siete liberati. Avete liberato. Se questo piccolo/grande atto, lo svolgete con passione, vi darà un grande aiuto.

Il secondo esercizio è un po’ più lungo e un pò più impegnativo. Consiglio di sdraiarsi tranquilli e possibilmente al buio o a luci soffuse. Potete anche accendere delle candele, la loro luce calda e fioca aiuta sempre molto.

dopo aver chiuso gli occhi immaginate che si avvicini a voi una persona della quale avete molta fiducia e che vi ha sempre aiutato nella vita quando avevate bisogno. Dev’essere una persona forte, che non si lascia andare alla prima difficoltà. Buona, che in un modo o nell’altro, vi ha sempre dimostrato protezione. Può anche non essere più con voi fisicamente oppure può essere anche una figura inventata purchè in voi istauri coraggio e fiducia. Assieme a lei non potrà accadervi nulla di male. Siete insieme a questa persona in una stanza e, in fondo a questa stanza, c’è una porta chiusa. Voi siete sporchi, malconci, immaginatevi pieni di fango, di melma. Terra viscida che va asciugandosi su di voi inaridendo e, più asciuga, più voi sentite tirare la vostra pelle. Un fastidio. Avete voglia di lavarvi, di pulirvi, di togliervi quella roba di dosso. Quando il vostro “angelo protettore” vi farà cenno, nella vostra immaginazione, che si può iniziare, aprite con fiducia e senza paura quella porta, dalla quale entrerà la persona che abbisogna del vostro perdono. Sarà naturalmente una persona che non sopportate, che vi ha fatto del male e forse vi spaventa persino ma non siete soli e soprattutto, siete forti, siete voi che dovete perdonare e non il contrario. La persona entra, la porta si chiude dietro di lei e ora è da sola, in questa stanza vuota, assieme a voi. Sta soffrendo, è lei ad aver paura, non sa cosa le sta per accadere. Avvicinatevi a lei, il vostro angelo custode è dietro di voi e vi mette una mano sulla spalla per farvi sentire che siete al sicuro. Continuerà a stare con la mano sulla vostra spalla per tutto il tempo dell’esercizio. Se ponete attenzione potrete sentire il suo tatto delicato ma saldo. Dite ora a questa persona che è entrata, tutto quello che vi ha fatto e tutto il dolore che vi ha provocato. Lei vi guarderà e vi chiederà scusa. A questo punto, con amore e compassione, rispondetele “Io Ti Perdono” e vedrete che lei alzerà il viso, vi guarderà sorridendo e vi ringrazierà con sincerità. Se ne andrà via dalla stessa porta dalla quale è entrata e siete di nuovo soli con la figura che vi ha dato forza ed energia. Di colpo, sentite la vostra pelle ripulirsi, liberarsi, respirare. Vi guardate e notate di non aver più quella fanghiglia addosso. Siete lindi, puliti, lucenti. Vi siete illuminati della luce del perdono.

Le sensazioni che si provano dopo essere riusciti nell’intento sono indescrivibili.

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E ci si accorge subito del cambiamento perché ci si sente immediatamente avvolti da un’energia radiosa che scalda e coccola. Ora ci sentiamo al sicuro, ci sentiamo forti e invincibili e pieni d’amore, cioè pieni di quella che è considerata la forza più potente dell’Universo. E sappiate, che sarà proprio lui, l’Universo, a fare il lavoro più duro, il lavoro più “sporco”, quello più faticoso. In realtà voi dovrete solo lanciare in esso il messaggio e poi appunto, lasciar andare. Lui compirà tutto ciò che c’è da compiere. Lui eseguirà tutta la fatica che vede solo come una piccola inezia. Perchè quello che a noi può sembrare sovrumano, per Lui è solo una minuscola gocciolina. Quest’anno, ai miei cari, oltre a cose utili e graziose, ho regalato modellini, foto e scritte e poi ho perdonato, ho perdonato anche me stessa e con tutto il cuore mi auguro che qualcuno lo abbia fatto anche nei miei confronti. Poiché il Perdono è il dono più bello che si possa fare e ricevere.

Il Perdono è la vittoria dei forti – cit.

Buon anno amici.

Prosit!

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Affrontare con gioia le Attività Burocratiche

Oggi, vi voglio presentare un articolo scritto da mio marito sul suo blog marchetting.wordpress.com Lui è un comunicatore e pone sempre attenzione al fenomeno della comunicazione. Il post è il seguente:

LA COMUNICAZIONE DELL’ENTUSIASTA

Ieri sono dovuto andare negli uffici dell’A.S.L. per svolgere alcune pratiche.

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Avete presente quelle noiose attività burocratiche che, di tanto in tanto, bisognerebbe sbrigare ma si rimandano di continuo e si accantonano da una parte per poi ritrovarsi obbligati a doverle svolgere tutte insieme e stare in quelle sedi ore intere? Quelle. E perché le rimandiamo sempre? Perché non si ha mai tempo, perché non se ne ha mai voglia e soprattutto perché già si sa che si stanno per vivere momenti di stress e inquietudine dove la gente: è nervosa, è stanca, è maleducata, ha fretta. Davanti e dietro ti ritrovi con operatori stressati costretti a masticare le lamentele di ognuno ogni giorno e persone, come te, che non vedono svolgersi i loro bisogni come desidererebbero. E’ successo quindi che mi sono riempito le tasche di pazienza e serenità e sono partito. Salito al primo piano dell’edificio, dove già per le scale ho iniziato a respirare un’aria stantia e di trepidazione, ho premuto il pulsante che mi avrebbe elargito il numerino. Lo scontrino bianco segnalava che ero il numero 101. Dopo che i miei occhi strabuzzarono per lo spavento vedendo tale cifra, mi recai al monitor per vedere a che punto erano i vari sportelli operativi. 83, segnava una luce rossa lampeggiante. Avrei voluto andarmene e rimandare ancora ma poi mi detti una pacca sulla spalla e restai lì. D’altronde, mi ero preso tutta la mattinata libera, mica potevo prendermene un’altra in futuro. Decisi che, appena le risorse economiche me l’avessero permesso, avrei assunto un maggiordomo. Durante le mie elucubrazioni riguardanti una spiaggia caraibica con tanto di cannuccia all’interno di un guscio di cocco, notai invece che in breve erano già giunti al numero 96. Accipicchia! Tra poco sarebbe toccato a me! Di già? Wow! Dopo cinque minuti di attesa, ad accogliermi fu un ragazzo sulla trentina che, sornione, mi disse socchiudendo gli occhi in una fessura sottile – Non hai voglia eh?! -. Mi sentii strano… vulnerabile… aveva letto dentro di me? Mi vergognai pure. Io non ne avevo voglia, figuriamoci lui! – Dai – continuò senza giudicarmi minimamente – sono Pino La Lavatrice, dimmi quello che devo fare e io lo faccio – sentenziò imitando uno dei più famosi slang del noto programma televisivo. “Il potere della comunicazione!” pensai. Deformazione professionale. E in quel momento, mi resi conto che stavo sorridendo. Oh si! Io, così annoiato, così infastidito di essere lì e, ancora non sapevo, che quello sarebbe stato solo il primo sorriso di una lunga serie. Da tempo non ridevo così tanto. Quel ragazzo, robusto e dalle gote rubizze, con quegli occhiali dalle lenti spesse e un taglio di capelli che pareva uscito da un cartone animato giapponese, mi fece ridere come non mai. Ogni mia richiesta era fonte d’ilarità. Ogni frase risuonava come una barzelletta. Stava accadendo davvero? Mi voltai a guardare dietro di me. La gente mi osservava ancora più arrabbiata di quando ero in coda. Eppure non stavo perdendo tempo. Io e il mio nuovo amico stavamo dipanando varie questioni ma, per quel pubblico non era così. Non mi preoccupai e pensai ai miei colleghi, ai miei clienti, alle persone con le quali ho a che fare nella mia quotidianità: rappresentanti, brokers, giornalisti, manager. Pensai a me stesso, al mio lavoro. Sempre di corsa, sempre indaffarato, sempre preoccupato che tutto vada bene. Una professione che adoro ma che mi fa mangiare con il cellulare in mano, mi sovrasta, mi tiene inchiodato a un monitor, mi fa girare come una trottola. Solitamente senza sorridere. Sono cose serie. Ho capito che si può sorridere. Sempre. In ogni momento. Ho capito che ci vuole più gioia e da buon comunicatore, oggi, il messaggio che voglio dare è questo. La comunicazione deve avere come base il sorriso, qualsiasi essa sia. L’entusiasmo. L’entusiasmo che contagia.

Young Man Laughing --- Image by © Royalty-Free/Corbis

Io posso dirlo. Perché l’ho provato e perché ho la possibilità di comunicare, vale a dire, di mettere in atto l’insieme dei fenomeni che comportano la distribuzione di informazioni. Quel ragazzo, ha comunicato con me in modo nuovo, diverso. Su un palcoscenico dove mai avrei pensato potesse svolgersi tale sceneggiatura. Ma è accaduto. Il potere della comunicazione; che sia anche questo.

L’entusiasta è un infaticabile sognatore, un inventore di progetti, un creatore di strategie, che contagia gli altri con i suoi sogni. Non è cieco, non è incosciente. Sa che ci sono difficoltà, ostacoli talvolta insolubili. Sa che su dieci iniziative nove falliscono. Ma non si abbatte. Ricomincia da capo, si rinnova. La sua mente è fertile. Cerca continuamente strade, sentieri alternativi. E un creatore di possibilità.

(Francesco Alberoni)”.

Quando è tornato a casa e mi ha raccontato l’accaduto mi sono sentita di dirgli che, se in noi ci sono buone energie, riceviamo automaticamente buone energie. In effetti, come anche lui ha descritto e lo posso testimoniare, prima di uscire da casa quel mattino, si era davvero fornito di ottimi propositi facendo posto in se stesso ad una inusuale pace interiore. E’ davvero improbabile per molti riscontrare letizia e buon umore in luoghi come quelli, come l’Agenzia delle Entrate, la Banca, i Sindacati… ma se riusciamo ad immergerci nella gioia, quella sarà la sensazione che ci tornerà indietro. Sembra impossibile. Non significa, in caso contrario, essere colmi di energie negative, anche se molte persone purtroppo lo sono, significa semplicemente partire da casa già con il preavviso e il sentore che saranno momenti noiosi e angoscianti a seconda dell’Ufficio in questione. Quello che proviamo, semplicemente si realizzerà, e sarà ciò che noi vivremo. E’ successo anche a me che ho sempre detestato frequentare questi ambienti. Al solo pensiero di dover andare in Posta mi veniva l’itterizia. Non che oggi io ami bazzicare in questi luoghi ma ho imparato ad affrontarli e quello che ricevo è gentilezza da parte degli operatori, tranquillità e buoni consigli. Sovente infatti mi aiutano e mi evitano magari passi successivi che mi avrebbero tediata e fatto perdere ulteriore tempo. Spesso mi ritrovo a doverli salutare e ringraziare, volentieri, col sorriso, mentre intorno a me si stanno scatenando le più violente delle bufere tra i loro colleghi e quelli che come me, hanno bisogno di un servizio. Tante volte, ad angosciarci però, è anche la motivazione del nostro doverci recare il tale posto: una multa, una brutta notizia, un pagamento e via discorrendo, e non è assolutamente piacevole ricevere dall’altra parte incompetenza e arroganza quando già siamo lì per un qualcosa di spiacevole. Agendo come vi sto’ consigliando riuscirete sicuramente a riscuotere quanto meno la “qualunque” con umanità ma, dovreste credermi, accade persino che la sgradevole comunicazione sia in realtà solo un errore, come è successo a me, e la giornata si trasforma subito da negativa a positiva. Ma… che fare esattamente?

Innanzi tutto tre bei respiri profondi trattenendo l’aria circa cinque secondi tra l’inspirazione e l’espirazione. La respirazione è alla base della vita e non solo la vita biologica e fisica. Equivale al nostro stare al mondo, primo atto peraltro che abbiamo compiuto appena usciti dal grembo materno. Respirare con concentrazione senza fossilizzarvi sul fatto che state inalando solo ossigeno, azoto e altre sostanze aeriformi. Immettete dentro di voi anche la forza, l’energia, la luce, la positività, la bellezza, la forza vitale e, soprattutto, la convinzione che tutto è perfetto. Tutto andrà per il meglio. Guardatevi allo specchio e ditevelo: “Io sono perfetto/a, tutto andrà bene, saranno attimi piacevoli”, sorridete e pensate che davvero andrà così.

Lady looking at herself in mirror

Convincetevene! E’ l’intenzione la vera protagonista che trasforma ogni cosa. Immaginate ora, per pochi minuti, un qualsiasi operatore che, sorridendo e parlandovi con allegria e gentilezza, inizia a sbrigare le vostre pratiche. Ora, quello stesso operatore, con una dolce espressione sul viso, vi saluta.

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E’ finita e tutto è andato bene. Ecco, adesso potete uscire di casa e recarvi ad affrontare la giungla burocrativa… ops! Ma che dico?! Il bellissimo, profumato e colorato giardino forito! E ricordate, dovete crederci. Perché come dico sempre: bisogna credere per vedere e non vedere per credere! E quando vi state per avvicinare allo sportello iniziate a sfoggiare uno dei vostri sorrisi più smaglianti. Sorridere, trasmette a chi vi sta di fronte benessere, fiducia, salute, armonia, serenità e inoltre, il sorriso è contagioso.

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Si, attraverso l’azione dei Neuroni Specchio, una categoria di neuroni che si attiva quando un individuo compie un’azione e un altro individuo, osservando quell’azione compiuta da un altro, la imita non intenzionalmente. Ma se anche non doveste riuscire a divertire l’altro, sorridete ugualmente, le sue cellule nervose non potranno che notarlo e iniziare a guizzare con ottimismo.

Prosit!

Per questo spunto ringrazio mio marito e mia mamma.

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La Vera Risata – Diffidare dalle Imitazioni

Questo articolo lo scrivo per spezzare una lancia a mio favore… ah! ah! ah! Ecco, dovete sapere che una caratteristica che mi contraddistingue è sicuramente la risata. La mia risata. Ehm… avete presente la risata famosissima della Carrà? raffaella-carrà-620x300

Bene, la sua è niente a confronto della mia. La mia risata è SGUAIATA. Si. Ogni volta che rido, se rido davvero, un “Hua! Hua! Huuuuuaaaaaaa!” forte e prorompente, echeggia per tutta la casa fuoriuscendo dalle finestre e andando a zonzo per il paese. La conoscono tutti infatti. Ma oggi, tutto questo, lo affermo con orgoglio. Tant’è che, chi mi trova da dire su come rido, in realtà lo fa ridendo a sua volta quindi, la mia risata è anche spesso contagiosa. Praticamente faccio del bene all’umanità! Perché, cari amici, dovete sapere che la vera risata, quella sincera, quella che esce dalla pancia, è SGUAIATA. Punto. Che la nostra cortesia e il nostro bon ton non lo accettino è una cosa, ma la natura vuole ben altro.

The Treasure of the Sierra Madre (1948) DVRip (SiRiUs sHaRe) CD2[(081129)23-09-10]

Anche gli sbadigli, gli starnuti, le soffiate di naso, i colpi di tosse sono indelicati. Siamo noi che li modifichiamo trattenendoli o mascherandoli per educazione ma, in realtà, sono tutte espressioni del nostro corpo naturali, delle quali non dovremmo preoccuparci. Pensate agli animali o meglio ancora ai bimbi, prima che i nostri divieti gli impediscano di essere se stessi. Scarichiamo come App dai telefonini le risate esilaranti di un neonato per metterle come suoneria ma ci vergogniamo a pronunciare la nostra una volta adulti.

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Ebbene, la vera risata è sguaiata. Diffidate quindi dalle imitazioni. Da quelle persone che ridono in modo educato e perbene o emettono un “a… a… a…” senza alcuna aspirazione. In realtà non stanno assolutamente ridendo, stanno “fingendo”. Non condanniamoli, il loro scopo è buono, vogliono in fondo farci credere che ciò che abbiamo detto è a loro piaciuto oppure ancora, e di questo mi spiace, molte volte non trovano motivi per poter ridere in questa vita. Vorrebbero ma non ci riescono. La vera risata è potente, esce dal nostro interno con forza, le nostre corde vocali vibrano impazzite e si allargano per farla uscire. A volte invece non permette ad alcun suono di evadere e il viso ci si stropiccia così tanto da far uscire le lacrime dagli occhi… e manca il respiro. Non è possibile contenerla o modificarla ma, ci siamo allenati per farlo. E ci siamo riusciti. Perché così ha deciso il Galateo. – Il riso abbonda sulla bocca degli sciocchi -… giusto? Ma insomma! Ridere vuol dire curarsi e curare. Vuol dire guarire! Lo dice anche Jacopo Fo nel suo libro “Guarire Ridendo” – E’ ormai scientificamente provato: le persone incazzose e pessimiste muoiono come mosche. Ridere, invece, fa bene. Ridere è liberatorio, afrodisiaco, antibiotico, antistaminico, ricostituente, esaltante, piacevole e intelligente. Una medicina senza effetti collaterali -. Lo dicono tutti ormai: medici, scienziati, filosofi. Lo dico io. E così, rido come voglio. – Ridere fa bene! – si sente dire. Ma soffochiamo al tempo stesso la nostra risata. E allora che senso ha? Se il dottore vi dicesse di prendere 15 ml di sciroppo al giorno, voi ne prendereste solo 5 ml? Non credo proprio, per cui, dovreste non dimezzare nemmeno la vostra risata soprattutto se volete ottenere tutto il suo beneficio. Detto questo, non potete più trovarmi da dire per come rido, anzi, dovreste imitarmi e, ad affermarlo, sono studi recenti di ogni medicina e ogni filosofia, ecco! Pensate che, Frédéric Saldmann, cardiologo e nutrizionista francese, consiglia di ridere persino per finta. Già. Quando siete tristi e giù di morale sorridete e ridete senza alcun motivo (anche se vi sentirete degli sciocchi a farlo). Perchè? Perchè il vostro cervello registrerà il riso e automaticamente la vostra ragione vi allevierà dal malessere. Vi sembrerà che quella brutta situazione sia meno difficile, meno spaventosa, meno dolorosa. Spesso il nostro cervello ci inganna, a volte dobbiamo essere noi a ingannare lui per stare meglio. Ma la mia risata invece è vera, quella non inganna nessuno e ci tengo a ripeterlo! Non mi rimane altro che augurare a tutti voi sane risate e, se ancora non siete bravi come me, d’imparare a ridere!

Prosit!

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