Game Over

Premessa: è accertato e appurato che, fortunatamente, questo articolo, non ha nessun collegamento con persone bisognose di vero aiuto, propense al suicidio, o quant’altro. Le conosco personalmente e anche molto bene. Il post non vuole essere quindi un’omissione di soccorso ma semplicemente sottolineare il disagio provato in determinati momenti della vita e che, a chiunque, può capitare di percepire. Si intende anche però rendere importante quanto sia essenziale non dimenticarsi mai che SI PUO’ RIUSCIRE A SUPERARE I PROBLEMI, ANCHE QUELLI CHE SEMBRANO INVINCIBILI.

Mi succede a volte di leggere messaggi, come questo qui sotto, scritto a tutti, sui Social, come puro sfogo e alla ricerca di risposte di comprensione e conforto:

Purtroppo sento che da questa situazione non ne usciro’, la ripresa in salita per me e’ troppo dura, troppo lunga ed esageratamente faticosa. Non ce la faro’ mai. Riprendere padronanza della mia vita è impossibile. Riprendere in mano quelle che erano la mia libertà, la mia voglia di fare, la mia totale esistenza non è più fattibile. Mancano completamente tutte le basi principali, vago nel vuoto destabilizzato. Non ho presupposti, ne fiducia, ne forza. Devo arrendermi. Arrendermi all’evidenza. La fine è arrivata e non so davvero che cosa farò di questa cosa che si chiama vita. Come vivrò? Boh? Game Over… -.

Scritte che addirittura spaventano. Rattristano parecchio.

Non sono bei momenti. Esistono purtroppo periodi così e non si possono sminuire. Soprattutto, io personalmente, non intendo giudicare la gravità di tali problemi.

Potrebbero essere inezie ma quella persona è particolarmente sensibile, o patetica, o debole, e reagisce a questo modo.

Oppure potrebbero essere davvero gravi situazioni e la persona, stanca e avvilita al massimo, non ha più forze.

Non lo so e non lo voglio sapere perché non è ciò ad essere importante per me e, in questo articolo, voglio focalizzarmi su altro.

Ogni sensazione merita il più alto rispetto.

Quello che però mi sento di dire e non con supponenza ma nella più grande speranza che possa fare del bene, pur sembrando forse inutile, è che così dicendo e così pensando è come avere già perso.

Capisco l’angoscia, lo smarrimento, tutto… ma, se è possibile, mentre si piange, mentre ci si dispera, mentre le unghie si spezzano arrancando, occorrerebbe sempre dire – Io ce la farò -.

Dillo… tanto che ti frega? Tanto se devi cadere cadi lo stesso. Dire una cosa piuttosto che un’altra è uguale. Vivi nel – Non ce la faccio – sfogati, è giusto e ti fa bene, ma prova a tenere sempre una molecola sintonizzata sul – Ce la posso fare -.

Aspetta… “Dire una cosa piuttosto che un’altra è uguale”?… Ops! Che ho detto?! No, no non è uguale! E’ proprio qui che sta la differenza!

Se affermiamo il – Non posso – il nostro cervello registrerà il – Non posso -. E’ molto semplice. Che si sappia: il nostro cervello non è in grado di ragionare da solo. Si capisce? Ebbene se non si capisce lo spiego molto brevemente: la nostra mente è prevalentemente un registratore che accudisce in se’ gli avvenimenti del passato segnandoli come tracce mnemoniche per permetterci poi in futuro di comportarci di conseguenza (vale a dire allo stesso modo) ma la vita non è sempre la stessa, così come non lo sono le condizioni. Inoltre, è bene capire che, se in passato si è agito in una maniera per una determinata difesa, non è detto che la seconda volta quel metodo sia quello corretto. Quante volte agiamo per vergogna o perché siamo vittime del giudizio degli altri? Questo non significa appunto che stiamo agendo al meglio.

Tornando al discorso di prima voglio dire che non è cinismo il mio, ma l’ho provato, e posso assicurare che non è retorica. Fa davvero bene. In qualche modo, anche se minimo, serve. Riesce. Anche se può sembrare stupido e banale e inutile e ingannevole. Ha una sua forza.

Non voglio farla facile. Chi mi conosce sa che sono una persona empatica e sensibile. Posso percepire la sofferenza degli altri ma ho imparato che non è avvallandola e ingigantendola che aiuto. Ascolto, appoggio, offro tutto il mio sostegno possibile. Comprendo, sento, ma non posso permettermi di dirti – Si, è vero, non ce la farai -. Sarebbe come ammazzarti.

Lo accetteresti che un amico ti dicesse – Hai ragione, NON ce la farai! -? No. E allora perché te lo dici tu stesso? Quando scrivi certe cose, perché hai bisogno di commenti confortevoli, devi capire che anche tu devi e puoi darti forza. La tua parte più viscerale lo vorrebbe proprio come tu lo pretenderesti da un amico o da un parente.

Qualcosa dentro di te ha già gli strumenti adatti a sorpassare quel momento. E’ già distaccato da quel dolore che stai sentendo ma tu devi aiutare te stesso affinché anche la tua ragione possa evitare di farti percepire il malessere.

Oltre a lasciar andare la sofferenza è importante che tu non ti identifichi mai con lei. Tu non sei la tua sofferenza. Essa è soltanto una storia che tu ti racconti per imparare qualcosa. Una volta raccontata, rammenta la storia, trattienine il prezioso insegnamento, ricorda di non confonderti mai con lei e lascia andare il dolore che essa ha portato. A te è utile l’insegnamento, non il dolore – (dal libro “Avrah Ka Dabra – creo la mia felicità” di Dario Canil).

Non siamo venuti al mondo per non farcela. Siamo venuti al mondo per imparare eventualmente ma per poi riuscire e poter riprovare ancora, perciò, dopo questa situazione, ne vivrai altre altrettanto brutte ma da qui ti leverai, ce la farai e ce la farai anche in futuro. E’ così.

Mentre ti disperi pensa che soltanto un essere VIVO può disperarsi e, in quanto VIVO sei estremamente perfetto in questo momento. E, in quanto VIVO, nulla può ucciderti.

Una cosa VIVA è VIVA e non può morire.

Sei molto molto più forte di qualsiasi situazione. Hai più potere di una situazione. Un avvenimento non è come ciò che sei tu.

Perciò non è un GAME OVER ma un GAME STARTED.

Prosit!

photo foto community.it – youtube.com – h2ogroup.it – bergamonews.it

Il Bar della mia Amica M.

La mia amica M., poco tempo fa, ha preso un bar in gestione che stava andando a rotoli e nessuno avrebbe scommesso su quel locale neanche 1 euro. Tranne lei, che lo rese molto più confortevole e piacevole rispetto a com’era prima, attraverso interventi di home staging davvero ammirevoli.

Lo ha ripulito e riempito di tante bevande da scegliere affinché gli avventori potessero soddisfare ognuno la sua voglia.

Lo riempì anche d’amore, conoscendola, ne sono certa.

Forse, grazie a tutte queste nuove situazioni e alla sua grande energia, iniziò a lavorare tanto da essere contenta.

All’inizio, si sa, un cambio di gestione e un rinnovo dei locali incuriosisce sempre parecchio ma, grazie all’essersi inventata: “apericena” stuzzicanti e diversi dal solito, così come tante altre cosine invitanti, ha iniziato a lavorare con piacere e soddisfatta.

Ogni volta che, a fine giornata, contava l’incasso, era lieta di quello che era riuscita a fare e ad ottenere e lo riportava con gioia ad amici e parenti curiosi e sulle spine per far vedere loro che era stata brava e che potevano stare tutti tranquilli. Ce la stava facendo. E anche bene.

Vi racconto questo perché, la mia amica M., smise molto presto di dire ad amici e a parenti quanto quel giorno aveva guadagnato e non perché fosse un segreto, anche se è sempre bene tenersele per sé certe cose. Ella smise perché, ogni volta e da chiunque, riceveva la solita frase – Eeeh… ma non sarà sempre così, ci saranno anche i giorni in cui non guadagnerai niente -.

Con la voglia di tirare una testata in mezzo agli occhi a tale profeta veniva da me con il magone raccontandomi che, chiunque, la spegneva, l’abbatteva, e non le era nessuno complice nel suo entusiasmo. Hanno tutti insistito così tanto che – prima o poi non avrebbe guadagnato -, e che – prima o poi avrebbe avuto più spese che ricavi – che, anche lei, alla fine, si stava demoralizzando del tutto.

Vedete, il gestore precedente, traeva ben poco a fine giornata da quel bar. Di certo non poteva tirare sospiri di sollievo. Non so bene per quali strambe dinamiche ma così era e quindi, alla gente, pareva impossibile che ora M., ogni giorno, si portava a casa il suo bel gruzzoletto.

Ora, molti di voi staranno sicuramente pensando che in effetti bisogna stare con i piedi per terra e che chi cade da troppo alto si fa certamente più male… io invece penso che, dopo aver spiegato una sola volta a M. come fare per essere anche una buona formica risparmiatrice, e averle raccontato di tempi morti e quant’altro, visto che ha ben 42 anni, non ha certo più bisogno di essere messa sempre e costantemente su un “attenti” negativo e demoralizzante.

Mai un sorriso. Mai un – Continua cosi! -. Mai un – E domani saranno il doppio! -. Uff! Che noia. Queste paure, sempre al primo posto, davanti a tutto, anche alla gioia.

Esultare ci spaventa. Siamo terrorizzati dalla mazzata che ci scende poi sulle orecchie. Meglio evitare fin da subito di essere felici così almeno non si deve poi star male. Questo è il senso, e non ci rendiamo conto che facendo così, mai e mai doniamo alla nostra vita un attimo di sollievo, un attimo di serenità e allegria.

Questo, badate bene, non vuol dire andarsele a cercare. Essere contenti per un incasso non significa aver fatto qualche pazzia rischiando chissà che cosa, in quel caso lo capirei di più. Qui significa aver lavorato sodo ma, nonostante tutto, non si deve urlare troppo di gioia o arriva sicuramente il castigo.

Meglio privare al nostro cuore di ridere. Meglio farlo vivere una vita intera nella preoccupazione e nella tristezza.

E’ assurdo… si capisce?

Mi chiedo, se tanto deve arrivare l’angoscia (assolutamente e sicuramente), non sarebbe comunque bene esultare un attimo prima, cosicché almeno per un secondo la nostra psiche, il nostro animo e la nostra esistenza sono stati bene? Tanto… il male deve comunque arrivare a sentire le premonizioni dei più. E allora…

Insomma, so solo che la mia amica M., che aveva iniziato con un sorriso sgargiante sempre dipinto sul volto, ora è un po’ più seria perché tutti questi proiettili che arrivano da ogni dove prima o poi colpiscono e provocano insofferenza.

Ebbene sì, chi ha sempre paura e prova preoccupazione, costantemente, non sta soltanto rovinando la sua vita e la sua salute ma anche quella di chi riceve i suoi dardi.

Non demordere M. Io sono qui!

Prosit!

photo djerriwarrh.org.au – valsassina.com – lifecoach.com – aforismario.net – exploringyourmind.com – stateofmind.it – nextme.it

La Creazione di Gemma

“E allora mi guardai attorno.

Affianco a me, un uomo seduto per terra, stava chiedendo l’elemosina.

Una donna, vestita poveramente, mi passò davanti trascinando un cagnolino lercio e mezzo spelacchiato.

Un altro cane urinò sul sacchetto della spesa di un tizio che non se ne accorse.

Il pullman sul quale salii era nel degrado più totale: sedili rotti, pareti pasticciate da scritte e scarabocchi, un mucchio di spazzatura sul pavimento.

Molta gente puzzava, aveva sguardi tristi, si lamentava.

L’autista era stanco, svogliato.

Cosa mi stava trasmettendo tutto quello? Dovevo imparare a leggere: decadenza, povertà, angoscia.

E’ così che ti senti Gemma? – chiese una voce dentro di me.

Dovetti ammetterlo. Erano esattamente i sentimenti che nutrivo da quando avevo perso il lavoro. La paura per la mancanza di denaro, il sentirmi una “poverina”, il pensare di non meritare niente. Mi facevo pena da sola.

Guarda… guarda Gemma cosa sei. Guardati attorno, rispecchiati – disse ancora la voce.

Rimasi sbigottita. Non potevo credere di avere quella robaccia dentro. Quello… quello schifo, quella sporcizia, quell’insofferenza, tutta quella miseria mi apparteneva.

In quel modo, non potevo far altro che scendere sempre più nel deterioramento più totale e no… non potevo permettere una cosa così.

Dovevo effettuare la mia ripresa, dovevo modificare e trasmutare le emozioni interne.

Dovevo provare a sentirmi ricca, gioiosa, pulita, sollevata, se volevo cambiare la realtà intorno a me.

Se volevo creare occasioni a me proficue.

Dovevo smetterla di svalutarmi, di svalutare la mia vita, di ritenermi una bisognosa, un’indigente. Una micragnosa.

E allora cambiai. A fatica lo feci. Fu penoso, sfibrante.

I risultati erano così minimi da non recare nemmeno soddisfazione.

Iniziai a concentrarmi su quello che avevo e non su quello che non avevo.

Iniziai a ringraziare incondizionatamente, ossia senza un motivo. Ringraziavo e basta. A quel punto, l’Universo, si sarebbe trovato obbligato a darmi qualcosa che rispondesse al mio ringraziamento se era vero che tutto era uno specchio, un riflesso. Qualcosa per la quale fosse valsa la pena ringraziare.

Iniziai ad immaginare. Diversamente. Nelle mie visualizzazioni non avevo più l’espressione triste e sempre gli stessi vestiti addosso. Sorridevo, ero ben pettinata, vestita in modo classico ma carino.

Le prime volte, la mente, si intrometteva. Mi diceva, sogghignando, “Ma cosa stai facendo? Ah! Ah! Ah! Mi fai ridere. Non hai un soldo, non hai un lavoro, non hai niente e ti credi di essere una principessa! Sii seria ragazza! Seee… sogna sogna!“.

La detestavo ma poi, con il duro allenamento, la feci stare zitta. Non riuscì più ad inquinarmi e potei dare sfogo ai miei desideri. Sognavo sempre più in grande fino ad educare di molto il mio inconscio che ormai mi permetteva di vedermi come immaginavo. E dopo il vedermi ci fu il percepirmi e dopo il percepirmi il vivere. Sempre di più. Sempre di più.

Fino ad arrivare al giorno in cui, alla fermata dell’autobus, accanto a me, vidi persone vestite bene, di tutto punto. Un uomo elegante, con la ventiquattrore, parlava compunto al cellulare. Stava aspettando un collega.

Una mamma molto graziosa mi passò davanti, mi sorrise, e aggiustò un boccolo alla sua bimba che sembrava una bambolina.

Il pullman sul quale salii era nuovo di zecca. Giallo e blu. Quasi vuoto.

L’autista rispose al mio saluto e continuò a fissarmi mentre convalidavo il biglietto dietro di lui.

Ero carina quel giorno con i capelli lunghi, raccolti da una parte, e un trucco leggero.

Mi sedetti accanto ad una signora anziana dalla faccia simpatica nonostante tutti i posti liberi.

Non ci volle molto a prendere confidenza e mai… mai mi sarei aspettata che, quella donna, fosse in realtà la mia nuova datrice di lavoro. Lo sarebbe diventata da lì a poco. Pochissimo. Aveva voglia e bisogno di una “dama di compagnia”. Era molto ricca e non mi trattò mai come una semplice governante. Nella sua villa io mi sentivo una Regina. Potevo fare tutto quello che volevo e potevo anche avere i miei momenti di libertà. Era come stare assieme ad una nonna o una zia.

Il giardiniere, la donna delle pulizie, i suoi parenti, tutti mi volevano bene. Avevo un buon stipendio ed ero felice.

Non le chiesi mai perchè quel giorno prese il pullman avendo a disposizione soldi e persone per farsi accompagnare ovunque, ma così doveva andare.

Non glielo chiesi perchè qualcosa dentro di me già lo sapeva.

Io l’avevo creato. Io, involontariamente, le feci prendere il pullman. Io mi ero creata quella situazione. L’agiatezza che vivevo. La bellezza di quella mia nuova vita.

E, questa volta, il – Grazie – più grande, lo rivolsi a me stessa. Ero una grande Guerriera”.

Prosit!

photo flickr.com – grandain.com – commons.wikimedia.org resa b/n – pinterest.com

 

Quante Risorse abbiamo? Uno sguardo all’”Oltre”…

Nell’ultimo periodo la gente quasi non mi riconosce più.

Per non darmi dell’insensibile (così quasi appaio) mi dicono che sono forte.

Sanno perfettamente che cinica non sono e, quindi, non sapendosi dare una spiegazione inerente al distacco che notano tra me e l’eventuale brutta situazione che sto vivendo (sempre più raramente ormai), traggono come conclusione il fatto ch’io sia diventata più capace nel gestire determinati disagi o che sono più padrona di me.

Ma come fai? – mi chiedono alcuni – Come fai a sorridere nonostante tutto? -.

Però… non ti vedo male malgrado quello che ti è accaduto – mi domandano altri.

Quella che una volta era la solarità che mi contraddistingueva, quasi giornaliera, si è come trasformata, per chi mi osserva, in indifferenza nei confronti degli eventi negativi.

E’ sempre positiva, ma come fa? – sussurra la gente. Fortunatamente non sono ancora giunti a darmi della psicopatica (…sorrido).

Ho sempre cercato di dare spiegazioni a proposito, non avevo nessun segreto anzi… avrei voluto che tutti, anche loro, potessero trovare questa forza che non possiedo solo io. Ognuno ce l’ha. Al fine di stare meglio, di riuscire a superare le difficoltà in modo meno drammatico. Sono però sempre stata abbastanza sconclusionata nelle mie confessioni e non perché volevo apparire misteriosa, o avara nel dare, ma perché, io stessa, non capivo bene cosa mi stava succedendo. Io stessa avevo confusione dentro me e non riuscivo a leggere alla perfezione che cosa mi faceva “stare bene” nonostante tutto.

Oggi forse l’ho capito, mi è più chiaro questo sentore e posso decifrarlo meglio, regalandolo bene a chi vuole riceverlo.

Penso di aver semplicemente compreso che abbiamo risorse infinite. Mi sono convinta, dopo un lungo periodo di allenamento (l’inconscio và soltanto educato come ho scritto molte volte) del fatto che sono io stessa un essere infinito e quindi ho infinite risorse.

Se mi soffermo a pensare di essere soltanto carne e ossa, cioè un corpo, ovviamente percepisco di finire lì dove il mio corpo finisce ma, se concepisco il concetto di essere anche qualcosa di più, una fonte incredibile di energia ad esempio, capisco automaticamente di andare ben oltre il mio corpo. Di andare molto più in là, chissà fino dove… infinitamente.

Se riesco a far arrivare la mia energia attraverso una cornetta telefonica (sarà capitato anche a voi immagino) ciò significa, per forza di cose, che posso arrivare molto molto lontano.

Di conseguenza, anche le mie risorse, non finiscono dove finisce il mio corpo tangibile. Non finiscono nel petto, o nella testa, dove ho e abbiamo sempre creduto risiedessero, ma vanno ben oltre.

L’inconscio, oggi, lo abbiamo pieno di spazzatura e cose che ci inquinano: brutti pensieri, cattive emozioni, schemi mentali che non servono a niente ma, a pensarci bene, esso è in realtà vuoto e stupido. Possiamo riempirlo noi di cosa vogliamo, proprio come abbiamo fatto in passato durante tutta la nostra vita senza nemmeno rendercene conto. Essendo egli sciocco (ma anche lui infinito), senza la possibilità di intendere e di volere, è obbligato ad obbedire a seconda di quello che noi ci infiliamo dentro.

Se io mi convinco, o mi lascio convincere, di essere povera, per il mio inconscio sono povera ed egli lavorerà da povero facendomi ogni giorno sentire una poveraccia.

Ma se io ordino al mio inconscio, quotidianamente, che sono ricca (è un lavoro duro ma si può fare) egli non potrà che dirmi e convincermi di essere ricca. Perché obbedisce e basta. Esegue gli ordini. I miei. E’ solo un contenitore.

Ora, voi direte – Si, ma comunque, in banca hai sempre e solo 10 euro e non mille – . E’ vero ma… come vivo il fatto di avere solo 10 euro?

Il punto focale è proprio questo: se vivo male, e drasticamente, il fatto di avere solo 10 euro automaticamente andrò sempre più in malora. Non ho nulla e niente che mi permette di aumentare la cifra. Mi tiro la zappa sui piedi da sola. Mi considero senza risorse. E’ come se, oltre a quei 10 euro, non si possa andare. E’ come se, quei 10 euro, segnassero la mia fine. Sto dando a 10 euro il potere di segnare la fine di me.

Questa cosa è da non fare assolutamente. E’ da non fare mai.

Rendendoci conto che abbiamo risorse infinite, possiamo di conseguenza trovare il modo di aumentare i nostri 10 euro. O comunque ne abbiamo maggior probabilità. Anche le probabilità sono infinite nell’Universo. Innanzi tutto, attraverso le frequenze positive che emaniamo, ci ritornano altrettante frequenze positive che lavoreranno per noi, e poi, possiamo: creare, possiamo farci venire un’idea, possiamo trovare un lavoro nuovo, possiamo effettuare nuovi scambi… tutte cose che ci possono portare ad aumentare le nostre entrate economiche. Ma senza risorse siamo persi. E, se siamo convinti di essere senza risorse, siamo persi ugualmente.

Non posso dirvi come andrà a finire. Nè per voi, nè per me ma, è certo, che senza risorse, non si muove nemmeno un passo. Non bisogna focalizzarsi sulla fine, sul “come andrà…” ma, facendo un passo alla volta, si deve partire dal giusto step, ossia dalla prima risorsa. Concentriamoci sul primo scalino da salire.

A questo punto, non posso essere triste, perché è ovvio che troverò una soluzione. Prima o poi troverò la risorsa che mi porta alla soluzione e, fiduciosa, l’attendo. Ed essa arriva. Che ci crediate o no, arriva. Non bisogna dubitare.

Uomo di poca fede, perché hai dubitato? – (Gesù)

Soltanto uscendo dalla logica che ci hanno sempre insegnato e nella quale ci crogioliamo perché ci dà risposte e sicurezza possiamo andare oltre… verso quell’oltre infinito e pieno di nuovi orizzonti.

Manteniamo lo sguardo sulla realtà, non dico di fare salti pindarici, ma dobbiamo riconoscere che qualcosa di noi può, INDISCUTIBILMENTE, andare oltre

E allora, perché sono comunque felice? Perché finchè riesco ad andare oltre non vedo mai la fine, la mia fine, non “ho ancora sentito suonare la campana” come diceva Mickey, allenatore di Rocky Balboa. E se la fine non c’è, come posso essere triste?

Alla fine andrà tutto bene, se non andrà bene, non è la fine – (John Lennon)

Prosit!

photo viralnovelty.net – kermanews.it – sognipedia.it – pixabay.com – progettorisorseumane.it – lostateminor.com – happysummer.it – piuchepuoi.it – aforismi.meglio.it

Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio

Si può davvero avere fiducia in qualcuno? Di qualcuno?

Fiducia totale intendo. Tipo quella che si da’ al respiro. Avete presente? Quando inspiriamo, mica ci chiediamo se il prossimo respiro arriverà. Arriva e basta. Abbiamo fede in lui. Certezza assoluta da non porci neanche il pensiero.

Verrebbe da rispondere di – – senza problemi se pensiamo ad un genitore, ad un figlio, ad un compagno, al migliore amico. Eppure…

Eppure quante volte abbiamo vissuto situazioni in cui, inaspettatamente, una madre ad esempio lascia questa vita terrena, e il padre, rifacendosi una vita, cambia completamente nei confronti dei figli soggiogato dalla nuova compagna? Quante volte un marito devoto e amorevole, un bel giorno, senza preavviso, si fa le valigie e se ne va di casa abbandonando moglie e figli?

E’ un po’ la storia del “bravo ragazzo” che, una mattina, si alza e compie una strage. Nessuno lo avrebbe mai detto. – Era l’ultima persona sulla faccia della terra che… -. Quelle cose impossibili ma che accadono. E pensate che le persone alle quali sono successe se l’aspettavano? No. Avrebbero sicuramente risposto – – alla domanda: puoi avere fiducia totale in qualcuno?

E allora torno a chiedere, è realmente possibile?

Mi viene difficile da credere. Purtroppo le nostre paure e i nostri bisogni sono così grandi che pur di soddisfarli siamo disposti a tutto, anche a tradire.

Prendiamo l’orgoglio ad esempio. – Ne ha uccisi più l’orgoglio del petrolio – (Vasco Rossi).

Sarete pronti a dire – Ma se ami davvero, l’orgoglio lo metti da parte -… già… se ami davvero. Ma chi dice che l’altro ama davvero come noi? O meglio, chi dice che l’altro, in caso di suo bisogno, è meno vittima del suo orgoglio, o della sua rabbia, o della sua paura, etc…? Nemmeno lui può governare queste emozioni! S’innesca il meccanismo di istinto di sopravvivenza. L’importante è sopravvivere, stare bene e non si guarda più in faccia nessuno. E’ così. Non è un volere. Si prova poi vergogna per questo ma è così.

Ed è assurdo notare come la maggior parte delle volte, proprio chi ci ha detto – Abbi fiducia di me – ora ci ha ingannato.

E’ brutto non poter avere fiducia in qualcuno perché la fiducia è la compagna dell’amore, vanno di pari passo. E’ quando ami, incondizionatamente e quindi senza timore alcuno, in quanto sei pieno d’amore e non c’è spazio per pensieri negativi che, automaticamente, ti fidi ciecamente perché, appunto, in te, non esiste paura. All’incontrario, è quando hai fede totale che puoi dire davvero e dal più profondo – Io amo -.

Ma l’inganno fa male. Brucia tantissimo. E’ un dolore insopportabile che si sente dentro e, che lo si voglia o meno, diventa più grande della sensazione dell’Amore. Diventa uno stato d’essere prendendo il posto di quello che un tempo era idillio.

E allora penso che forse questa fiducia, e assieme a lei il sentimento dell’amore, andrebbero incanalati verso noi stessi, verso la nostra persona. Forse l’unica davvero che non ci tradirebbe mai. E allora può essere che, pieni d’amore, evitiamo il tradimento e ciò che ci fa male. Senza aspettativa alcuna nei confronti di nessuno.

So che può sembrare negativo (probabilmente per la prima volta) quello che sto scrivendo ma più che negativo lo reputo realista. Pensateci bene. Si può davvero mettere la mano sul fuoco nei confronti di qualcuno? Io non credo ed è normale che sia così. Le dinamiche dell’essere umano non lo permettono e non siamo degli Osho. Ma possiamo averla in noi e in noi manca.

E’ buffo. Siamo più propensi a riversarla, a chiederla, a provarla per altri ma, andando di pari passo con l’amore, è proprio per noi che quell’amore andrebbe provato.

Ci sono persone che oggi non soffrono più. Persone che ormai hanno fatto “il callo” a questo tipo di situazioni e quasi… se l’aspettano.

Ed è proprio su questo tasto che vorrei battere. Se te l’aspetti accade. Questo dicono le Leggi Universali. La realtà la creiamo noi attraverso la nostra immaginazione, nel bene o nel male, perciò, se crediamo che quella persona prima o poi ci lascerà o abbiamo paura di questo (che è sempre immaginarlo) succederà proprio così. Oppure ancora, se si deve “guarire” dal timore dell’abbandono, l’anima, ogni volta, ci mette davanti situazioni di abbandono da superare, fintanto che non impariamo ad essere indipendenti, fintanto che non impariamo a bastare a noi stessi, perché per la nostra anima, noi esseri potenti e supremi, non dovremmo avere delle necessità. Per cui accade che il problema è dentro di noi e non all’esterno. Accade quindi che finchè non risolviamo il nostro dramma, continueremo a vivere queste esperienze e con nostro padre, e con nostro figlio/a, e con il nostro partner etc etc… E sempre più brutte, sempre più gravi, sempre più insopportabili quasi come se qualcuno, da lassù, dicesse – Imparerai prima o poi! -.

Se abbiamo paura di essere abbandonati o ingannati stiamo inconsciamente creando l’abbandono e l’inganno che ci vedranno vittime di tale situazione e, l’abbandono o l’inganno, prima o poi, concretizzandosi, arriveranno a noi. La realtà è uno specchio di ciò che siamo dentro.

Questo è uno dei motivi principali del perché non è possibile avere fiducia in qualcuno. Noi stessi creiamo il suo andarsene. Occorre lavorare dentro. Trasformare il nostro piombo in oro. Liberarsi da tutta la spazzatura che abbiamo, che ci sporca, che non ci permette di assaporare, con fiducia totale, il bello della vita e degli altri.

La cosa positiva è che l’anima non ci mette mai davanti prove troppo grandi per noi. Anche se può sembrare incredibile e straziante, quel dolore è adatto a noi. Possiamo vincerlo. Occorre impegnarsi tantissimo ma possiamo farlo. In fondo, torno a dire, noi gli abbiamo dato vita. E’ una cosa nostra. Ne siamo i padroni. Siamo in grado di distruggerlo ma prima di farlo utilizziamolo per imparare. Amiamolo e ringraziamolo. L’abbiamo realizzato apposta per apprendere e stare meglio anche se non ce ne accorgiamo.

Scrissi tempo fa questo piccolo articolo sulla mia pagina FaceBook:

La radice di molte malattie è l’INSODDISFAZIONE.
L’ansia, la depressione, l’angoscia, l’obesità e molti altri disturbi derivano sempre da lì anche se sovente non sappiamo neanche per che cosa siamo insoddisfatti. La vita che conduciamo, ciò che ci circonda, non ci piace e soprattutto non ci basta. Vorremmo altro, vorremmo cose diverse, vorremmo cose che non abbiamo. E, la maggior parte delle volte, tutto questo, esiste per la PAURA. Vorremmo cambiare partner ma abbiamo PAURA (di rimanere soli, del giudizio degli altri, della sua reazione…), vorremmo cambiare lavoro ma abbiamo PAURA (della mancanza di sicurezza economica, del salto nel vuoto, del giudizio, del futuro…). Abbiamo paura di offendere, di non trovare più ciò che possediamo, di mostrarci sbagliati, o persone facili e leggere. E così continuiamo nella routine giornaliera, in quel tran tran che non ci porta critiche esterne, che non ci spaventa perchè è la nostra comfort zone (zona di comfort) ma che ci logora dentro e ci ammaliamo. Quando il timore ci pressa, purtroppo non si può partire a spada tratta come molti consigliano facendola semplice, ma posso assicurarvi che osservare ciò che di bello abbiamo e praticare la gratitudine costantemente aiuta davvero molto. Moltissimo. Ci aiuta ad avere fiducia in noi stessi, ci mostra il lato bello della vita e l’inconscio registra il “bello”. Tutto questo attenua la paura di volta in volta e, più avanti nel tempo, saremo in grado di fare un piccolo passo in avanti e poi sempre di più. Questo non è difficile da fare, ci vuole solo voglia e dedizione
”.

Penso che osservare le cose belle che abbiamo, focalizzandoci su esse, sia l’esercizio migliore da fare assieme al ringraziare, ogni giorno, per quello che di buono abbiamo e per quello che di buono avremo. Penso che questa strategia possa fare bene anche nei momenti in cui ci sentiamo traditi e abbandonati. Sembra poca cosa ma in realtà riesce a fare un gran bene.
Prosit!

photo frasibelle.net – blog.tagliaerbe.com – realwayoflife.com – fotocommunity.it – ovviamente.org – psicologia-cambiamento.it – liberarti.com – youtube.com

Se apri la Mente non Russi più

E’ davvero fastidioso dormire accanto ad una persona che russa in modo esagerato e, molto spesso, nonostante rimedi di ogni tipo, quella persona continua a emettere versi con il naso e con la bocca come un trombone.

A nulla servono calci e spintoni e sberle sul poveretto che, ignaro, si desta all’improvviso senza capire cosa sia accaduto ma poco dopo torna a manifestare i suoi rumori con virtuosismo.

Ebbene, secondo la psicosomatica, l’unico rimedio è… aprire la mente.

Pare infatti che le persone che russano non riescono a staccarsi dai loro schemi mentali, dai loro pensieri antichi, considerandoli i migliori in quanto infondono sicurezza “Ho sempre fatto così e mi è sempre andata bene, continuerò così”. Mentre, invece, ci possono essere soluzioni ancora più idonee e meno opprimenti. Danno valore a ciò che credono e a ciò che hanno sempre creduto e viene loro difficile vedere nuove soluzioni o pensarla in modo diverso. Il mondo evolve così come evolvono le vedute ma loro rimangono sempre attaccate alle loro fondamenta.

Per quel che riguarda il sesso maschile in particolar modo, ma anche le donne russano, ci sono inoltre esperti di psicosomatica pronti ad affermare che l’uomo che russa è una persona che ha avuto, o ha, un rapporto poco felice con la propria madre (anche se potrebbe non sembrare) o si sente incompreso dalla propria compagna, la quale, viene collegata inconsciamente dal partner al genitore femmina.

Molte volte capita infatti che all’inizio di una relazione l’uomo non russa per iniziare a farlo poi col tempo. E’ vero che l’orologio biologico avanza, la parte fisica è da tenere sempre in considerazione. Si può ingrassare, si può indebolire l’apparato respiratorio e, il nostro organismo, man mano che il tempo passa, si trasforma, ma mentre all’inizio di un rapporto tutto è meraviglioso e funziona a gonfie vele, dopo si possono iniziare a percepire dei bisogni, o delle mancanze anche se la coppia va d’amore e d’accordo. Anche le gioie si percepiranno ma, assieme a loro, sempre inconsciamente, non ci si rende conto di voler soddisfare delle necessità.

E’ inoltre vero che, sovente, si russa a causa di un problema al setto nasale, a piccole deformazioni nella prima parte del tratto respiratorio, o ad altri problemi fisici o post operatori, ed essendo che il naso è la zona del corpo dalla quale entra la “vita”, cioè l’aria che si respira, significherebbe che c’è un blocco del vivere l’esistenza nella più totale serenità.

Quasi come ad aver paura di pensare che tutto, nella vita, può andare sempre bene senza doversi preoccupare di nulla. Sembra impossibile. E’ bene non mollare le briglie ma tenere le cose sotto controllo. E’ bene non fidarsi troppo della bellezza della vita. E’ bene, ad esempio, accumulare denaro perché “non si sa mai”, oppure dare sempre il proprio consiglio perché considerato il migliore per evitare disguidi, è bene avere sempre quattro occhi anziché due, oppure essere più pessimisti che ottimisti, e moralisti, e paurosi. Gli esempi possono essere più di mille e identificano sempre una persona che non è libera. Che fatica appunto ad avere nuove vedute, sicuramente anche più sane per essa stessa, e che apre poco la mente lasciandosi andare con fede.

Purtroppo è molto difficile tranquillizzare una persona che ha paure così intrinseche, tutti quanti abbiamo paure inconsce, ne siamo pieni, così come è difficile far loro cambiare idea soprattutto dopo che vivono così da una vita.

Secondo Louise L. Hay, scrittrice e pioniera del Pensiero Positivo, per cercare di smettere di russare, una valida soluzione sarebbe quella di liberarsi del passato e di tutto ciò che non è Amore avendo fede nella vita e nel futuro senza preoccupazioni. So che è dura ma l’allenamento è davvero utile. Si dovrebbe vivere tenendo a mente che la gioia è il primo ingrediente della vita e, come esercizio, consiglia di dire, anche più volte ogni giorno, ad alta voce, la seguente affermazione:

Mi libero di ciò che è diverso dall’ Amore e dalla gioia nella mia mente. Procedo dal passato verso il nuovo, la freschezza, la vitalità –.

Un esercizio che è da svolgere concentrandosi e credendo, il più possibile, in quello che si afferma. Potete provare. E’ gratis e non ha controindicazioni. Vi auguro notti serene e silenziose.

Prosit!

photo khoobsurati.it – metrostore.cz – lifeissodelish.com – psichesport.com – horsemoonpost.com –trustbook.altervista.com – persona.rin.ru – sapere.it

Attento a quello che chiedi e a come lo chiedi

Che ci crediate o no, la Legge della Risonanza, conosciuta anche con il nome di Legge dell’Attrazione, esiste davvero.

Cioè, non è che esiste o che funziona, è così. Punto. Il mio non vuole essere estremismo o assolutismo e, al di là dell’aver provato sulla mia pelle tali effetti, il discorso più preciso è che appartiene ed è formata da una serie di meccaniche scientifiche indiscutibili. Lo diceva persino il buon Einstein spiegando come funziona l’energia e soprattutto cosa sono le frequenze che emettiamo e come ritornano a noi. Ho scritto molto su questo argomento e, in questo blog, potrete farvene un’idea.

Tutto è energia e questo è tutto quello che esiste. Sintonizzati alla frequenza della realtà che desideri e non potrai fare a meno di ottenere quella realtà. Non c’è altra via. Questa non è Filosofia, questa è Fisica – (Albert Einstein)

Detto questo, che equivale a crearsi la realtà ogni giorno, ovviamente si vede come l’Universo può rispondere, automaticamente, dandoci quello che chiediamo. In realtà, come ho già detto spesso, non è quello che chiediamo, o che vogliamo, che si concretizza a noi ma quello che siamo nella nostra parte più intrinseca.

Non ti arriva ciò che vuoi ma ciò che sei – (cit.)

Ossia, se io voglio dimagrire, e faccio di tutto per dimagrire, ordinando anche all’Energia Cosmica di farmi dimagrire ma, nel mentre, dentro di me, sono convinta di essere grassa, brutta e di non riuscire a perdere nemmeno un etto, non dimagrirò.

A vibrare, connettendosi con l’Energia Universale e divenendo un tutt’uno con essa infatti, sono le frequenze che appartengono alla nostra parte viscerale e non quello che formuliamo con i pensieri o con la voce, a meno che i pensieri non scaturiscano un’emozione, perché sono proprio le emozioni (viscerali appunto) a fare tutto.

Compresa questa regola, viene chiaro capire come sia possibile provare una sensazione e questa, in seguito, si manifesta. In mille e diversi modi, ma si manifesta. Sempre. Perché sempre risponde. E’ come uno specchio che riflette. Senza aggiungere o togliere nulla.

Quindi, io posso chiedere, sentendo dentro di me una cosa, e quella arriva. Attenzione però a come si chiede. Per l’Universo non è difficile rispondere e, in esso, non esiste empatia o sensibilità. Vuoi dei soldi? Credi fermamente di ottenerli? Li senti nella pancia? Vivi come se già disponessi di quel denaro? Bene, secondo le Grandi Leggi lo avrai, ma non si preoccuperanno del come. In un modo o nell’altro lo avrai e…. questo è il brutto! Si! Pare assurdo vero?

…..Mi si avvera un sogno ed è brutto? Com’è possibile?

Mi spiego. Nel momento in cui io chiedo dei soldi, qualcosa di immenso e incredibilmente complesso si mette in moto affinchè io possa ottenerli. Come? …….. magari muoiono i miei genitori e io eredito il loro patrimonio. Ecco lì. Accidenti non ci avevo pensato. Ora ho i soldi che volevo ma non ho più mamma e papà. All’Universo poco importa. Non prova i nostri affetti.

Naturalmente questo esempio vuole esagerare ed estremizzare anche un po’ l’argomento per farvi comprendere. Ma è vero, bisogna imparare a chiedere perché, molto più di quello che possiamo credere, il risultato che otteniamo può recarci dolore, dure prove e sofferenze, anziché il piacere del quale ci eravamo convinti e già pregustavamo. E’ vero anche che ci sono diversi esercizi da fare e una sorta di protezioni esistenti che ci insegnano ad incanalare al meglio la richiesta, ma il tema principale di questo articolo vuole proprio porre l’attenzione su quella che è una questione fondamentale ma che purtroppo, molto spesso, viene sottovalutata. E poi si sta male.

Alcuni esempi:

– Voglio dimagrire! E diventi “anoressica/o” (che non vuol dire che sei diventata/o anoressica/o perché l’hai chiesto. Non imbrigliamoci in questi meandri complessi e rimaniamo nel rispetto totale di chi soffre di questo disturbo).

Molto meglio proclamare: Voglio perdere un solo kg! E poi dopo averlo perso, volerne perdere un altro, con calma, e così via. Tanto non è che l’Universo si “scarica” eh?

– Voglio un naso bello dritto e piccolino. Et voilà che prendi una trona e finisci al reparto maxillo-facciale dove ti rifanno il naso completamente.

Molto meglio essere precisi. Anche la più piccola parola (sensazione) viene percepita. Davanti ad uno specchio, anche il più minuscolo pelucco di lanugine, viene rispecchiato. E l’Universo è uguale.

– Voglio un lavoro entusiasmante e che mi offra ogni giorno nuove possibilità! E ti tocca partire in giro per il mondo abbandonando la tua famiglia e i tuoi luoghi natii.

Molto meglio stabilire dove, quando, come e perché, se si vuole essere sicuri di non stravolgere completamente la propria vita.

Tutto questo nasce perché bisogna capire molto bene il valore della Responsabilità. Soprattutto la Responsabilità del nostro chiedere. E’ troppo comodo chiedere alla rinfusa. Così come siamo responsabili di noi stessi, e della nostra vita, dobbiamo imparare ad essere responsabili di ciò che vogliamo perché ciò che vogliamo formerà, in seguito, giorno dopo giorno, proprio la nostra vita.

Prestate dunque attenzione.

Ci sono inoltre studiosi che affermano sia giusto applicare anche alcune regolette come, ad esempio, quella di non utilizzare mai termini di negazione nella richiesta stessa. Ad es. – Non voglio più ingrassare -. Pare che la negazione “non” faccia perdere il valore del desiderio, ma non solo. Enunciando il volere in questa maniera, la nostra mente (che poi creerà l’emozione), si focalizza sul termine “ingrassare” e così si ingrassa. Conviene quindi esprimersi sempre al positivo, utilizzando il più possibile le parole più adatte sulle quali, se anche dovessimo focalizzarci sopra, non succede alcunché di male. Credetemi non è semplice. Io, cerco di seguire questo metodo ma non sono così tassativa. Ci sono casi in cui la negazione può anche starci, in quanto, ripeto, la cosa principale è quella che si prova al nostro interno. Nel cuore. E’ l’emozione che facciamo scaturire.

Per esempio, io adoro la citazione “NON DUBITARE MAI”. Una frase cortissima che contiene ben due negazioni, “non” e “mai”, e un verbo non proprio positivissimo, “dubitare”. Eppure, ogni volta che la penso, anzi, che la provo, con tutta me stessa, mi fa stare bene, fa fluire in me grande gioia. Sorrido. Mi fa sentire protetta e aiutata dall’Universo e mi riempie d’entusiasmo. Un entusiasmo così potente che mi permette di emanare frequenze positive, le quali, a loro volta, attrarranno a me altre frequenze positive. E’ ormai per me un motto e posso assicurarvi che funziona. Se la frase, o il pensiero, riescono a farci provare tali emozioni, allora va tutto bene. Questo è lo spirito giusto.

Nel caso inverso, siate pronti a sostenere quella che è il seguito della Responsabilità, vale a dire, l’Accettazione. Accettare ciò che ci accade. E anche se tutto quello che accade è perfetto, spesso non è molto bello da vivere.

Prosit!

photo artnoise.it – instagramator.com – youtube.com – esedi.eu – orticola.it – sayidaty.net – marsicalive.it – liceocuneo.it – antenne.de