Fai finta di essere un Gran Figo!

QUANDO L’AMORE VERSO SE STESSI E’ PARI ALLO ZERO

Sono tante le persone che si svalutano, che non si apprezzano, che trascorrono la loro vita a obbedire, senza la minima autorità, acconsentendo a tutto. Ci sono persone più forti e altre più deboli che, per mille motivi, come anche quello del famosissimo “quieto vivere”, lasciano che siano gli altri a dire, a fare, a gestire. Vanno avanti ingoiando situazioni che a loro non piacciono ma le sopportano. Non si osano a intervenire, a metterci del loro, non vogliono recare dispiacere, non pensano di essere degne, hanno poca autostima e sono convinte che – soffrire – equivalga a – essere brave persone -. Fanno molta fatica a sentirsi importanti, non riescono a percepirsi protagonisti della loro esistenza, e di quella degli altri, e non si piacciono.

Sappiamo bene tutti che amarsi è una delle cose più difficile da fare ma, senza retorica, posso affermare essere la più importante. Molti maestri hanno provato ad insegnare l’amore per se stessi, lo hanno spiegato, ne hanno decantato i risultati positivi ma, questo “sentire”, continua ad essere ostico per molti individui. Non ci si riesce. Ci si sente stupidi quando si prova qualche esercizio atto a nutrire l’amor proprio o non si sa da che parte iniziare. Molti maestri hanno dato i loro consigli e anch’io, oggi, pur non definendomi un maestro, non ancora per lo meno, vorrei dare il mio. Quello del RECITARE.

“CIAK! SI GIRA!”

La svalutazione ci accompagna ad ogni età, maschio o femmina che possiamo essere e a qualsiasi ceto sociale o religione possiamo appartenere. È dentro di noi e governa la nostra vita, ogni nostro gesto, ogni nostra parola. Tutto il nostro comportamento. Questo è quello che accade nella vita di tutti i giorni e nel come si affrontano le giornate ma, oggi, proviamo a fare una cosa nuova.

Supponiamo che, un bel giorno, un famoso regista che ammiriamo, ci incontri per strada e dica – Cavoli! Tu sei proprio il soggetto che fa per me! Ho un ruolo adatto a te per il mio prossimo film. Seguimi! -. Stiamo solo fantasticando ma, come spesso vi ho detto, l’immaginazione è lo strumento più potente (e inesauribile) che abbiamo per trasformare REALMENTE la nostra realtà.

Ebbene, quindi noi decidiamo di seguirlo nel suo bellissimo ufficio, arredato in stile moderno, e firmiamo il contratto che ci consente di mettere in tasca anche un bel po’ di quattrini. A questo punto, il regista, dopo averci fatto conoscere il suo team, parla con lo sceneggiatore e ci consegna in mano il copione. Un copione che dobbiamo studiare, imparare a memoria e soprattutto recitare. Non vogliamo certo deludere il regista e, inoltre, quella potrebbe essere la grande occasione della nostra vita. I soldi ci allettano e la fama pure, pertanto, dobbiamo svolgere al meglio quel ruolo cercando di entrare proprio bene nella parte, immedesimandoci nel personaggio il più possibile.

CHE FIGO!

Ma quale ruolo c’è stato dato? Quello del – FIGO -. Cioè quello di un soggetto che non è solo bello ma è anche capace, sicuro di sé, spigliato, non ha bisogno di chiedere nulla, se la tira senza cadere nell’arroganza e conosce il fatto suo. Parlerò al maschile per semplicità ma tu che sei donna sarai ovviamente una gran figa. Chiediti: come affronta le sue giornate Sharon Stone? Cosa prova dentro? Avrà anche lei paure e angosce ma cosa mostra? Lascia perdere i suoi soldi, la sua notorietà, il suo benessere, la sua bellezza… stai recitando, non dimenticarlo! Gli attori che recitano personaggi malati non sono malati realmente. Fingono. Devi fare la stessa cosa.

Maschio o femmina che tu sia ispirati ad un modello cazzuto di attore che stimi per la sua grinta, il suo fascino, la sua determinazione, l’energia che emana e prova a impersonificare ciò che mostra di essere. Quasi sicuramente non riuscirai a comportarti in quel modo in pubblico (in famiglia, al lavoro, a scuola…) ma quello che ti chiedo è di provare a recitare questa parte quando sei da solo in casa o mentre porti fuori il cane in una zona poco popolata (ad esempio). Che temperamento avrebbe Sharon Stone nel portare il suo cane a fare pipì, sapendo di essere una delle donne più belle e più ricche del mondo?

E Sean Connery? E Sylvester Stallone? E Charlize Theron? Come si comportano quando sono in casa?

Abbiamo deciso di prendere dei “fighi” quindi non stiamo parlando di persone famose che sappiamo essere in realtà depresse o psicopatiche tra le loro quattro mura. Questo limiterebbe la nostra immaginazione. Dobbiamo prendere qualcuno che ci appare tosto come ripeto.

Quello che importa è come tu lo vedi/credi e imiti.

SALI SUL PALCOSCENICO

Sali sul palcoscenico senza timori, è semplicemente il salotto di casa tua! O la tua auto mentre stai andando al lavoro.

Rimani nella parte il più possibile. Più che puoi, senza però provare sforzo. Dev’essere tutto equilibrato. Non devi forzare troppo ma nemmeno farlo alla carlona. All’inizio ti sentirai sciocco e imbarazzato ma continua, non mollare. Sei un attore!

Ricorda: non hai nemmeno bisogno di parlare più di tanto (o almeno in base a ciò che scegli di recitare) la cosa principale è come ti senti dentro, è il tuo stato d’animo che devi cercare di modificare.

Così facendo, dopo diversi giorni, inizierai a notare delle differenze dentro di te anche se minime le prime volte. Queste differenze diventeranno sempre più grandi finché inizieranno ad appartenerti. Diventeranno aspetti tuoi e saranno come dei tuoi figli e come delle tue qualità.

Devi credermi. Il cervello, come già ti ho detto più volte, recepisce e RENDE VERO ciò che tu decidi di fargli credere. Lui non ha nessuna voce in capitolo. In pratica, se tu fai credere al tuo cervello di essere un – gran figo – lui inizierà a muoversi come tale. Piano piano cancellerà le sinapsi del “non valgo niente, accetto tutto, non mi amo, sono sbagliato, non dico niente per il quieto vivere… etc” e le sostituirà con quelle del “Cavoli quanto sono bravo! Perbacco che gnocco che sono! Io posso! Mi va di dirlo e lo dico! Che sicurezza magnifica sento dentro!”.

Se tutto questo vi sembra un’assurda magia beh… mi duole dirvi che non conoscete bene il corpo umano, non conoscete nulla di scienza e non sapete minimamente come funzionano le strutture specializzate alla comunicazione delle cellule del nostro sistema nervoso. Questo ve lo dico non per darvi degli ignoranti ma per farvi capire che è scienza! Non sono bruscolini inventati da un illusionista. Il nostro corpo funziona così. Non c’è nulla di spirituale in tutto questo. E’ biologia, fisiologia. Capite?

Bene, non vi resta che provare. Il cast vi sta aspettando, tocca a voi!

Prosit!

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Dentro di Te

Prendi una foto di quando eri piccolo/a.

Guardala intensamente.

Guarda quel sorriso, magari a tre denti.

Guarda bene quegli occhi grandi e curiosi.

Guarda quei capelli, quelle gote, quel nasino.

Guarda quel viso, riconosciti.

Sei tu, ma la cosa più importante che devi comprendere è che: sei ancora tu.

Sì, anche se adesso i tuoi capelli sono grigi, anche se forse hai la barba o una fede al dito. Anche se passi la tua vita tra un aereo e un treno, o fai l’uncinetto.

Sei ancora tu.

Continua  a tenere in mano quella fotografia.

Quello che vedi lo sei ancora, è ancora dentro di te. Soffocato, nascosto, mascherato ma c’è.

E devi convincerti di quanto sto per dirti: è la cosa più bella, più grande, più forte e più importante che hai.

Difendila.

Proteggila con tutto/a te stesso/a.

Quella cosa lì è il tuo io bambino e non importa quanti anni tu ora hai, lui è ancora nel più profondo di te.

E non importa quanto hai sofferto all’epoca o quanto stai soffrendo ora, lui è comunque – la gioia e l’amore -.

°°°Ho guardato la mia foto di quando ero bambina. Ho osservato bene e amorevolmente quel viso promettendole che mai, mai più, le avrei fatto del male. Perché le faccio male ogni volta che la opacizzo, che non mi ricordo di lei.

Non permetterò mai più di rendere il giudizio della gente più sostanzioso del mio valore. Non permetterò mai più di rendere l’aggressività degli altri più forte della mia pace. Non permetterò mai più alle situazioni di tristezza di essere più grandi del mio entusiasmo.

Non permetterò mai più, a nessuno, di far del male a lei. La mia bambina.

La mia bambina così pura, così innocente, piena di fiducia verso il mondo.

Mi perdonerò e mi amerò, perdonando e amando gli altri; in questo modo lavorerò su di me e non verso l’esterno.

In quella tanta tenerezza che vedo, c’è già una Guerriera che oggi ha capito il suo compito: salvaguardare e far scoppiare la sua magia.

Senza farlo apposta ho attentato alla sua vita. Con la vergogna, il fastidio, la paura, l’angoscia, la rabbia, la tristezza… tutte emozioni utili e da conoscere ma che bisogna poi saper lasciar andare, in quanto, trattenendole a se, sopprimono quella splendida creatura che vive in noi°°°

E no, non serve a niente sprecare energia per cambiare chi ci sta attorno.

La trasmutazione di noi stessi, e del Pianeta intero, avviene nella nostra parte più intrinseca. Modificando lei, automaticamente, gli altri avranno un altro atteggiamento nei nostri confronti e la gioia dei bambini, che teniamo in grembo, divamperà.

– se gli altri non ti rispettano è perché tu non ti rispetti

– se gli altri ti giudicano è perché tu ti giudichi

– se gli altri ti escludono è perché tu ti sottovaluti o hai paura a mostrarti

– se gli altri si arrabbiano con te ti stanno mostrando tutta la collera che trattieni

Credimi, è davvero tutto dentro di te.

Cambia te stesso/a se vuoi cambiare il mondo.

Fallo per quel visino che stai tenendo in mano. Se lo merita tantissimo. E’ tutta la tua VITA.

Ed è risvegliando il ricordo di quel viso che trovi la forza, la determinazione per andare avanti nelle avversità. E’ in quello sguardo che trovi l’amore da donare anche nelle situazioni più difficili dove verrebbe più comodo nutrire il rancore. E’ in quello che ti suggerisce l’espressione che vedi, che trovi quella vita che oggi ti sta sfuggendo di mano.

Rifugiati in quella piccola figura perchè è lei la tua potenza, la tua immensità. La tua parte Divina.

Prosit!

Verruche – E’ spuntata la Vergogna

Chi ha le Verruche alzi la mano. Tranquilli che vediamo se riusciamo a farle andare via.

Sono virus. Si è vero.

Sono antiestetiche. Si è vero.

Sono pure contagiose. Si è vero.

Ce ne sono di diverse tipologie. Si, è vero anche questo.

Ma c’è forse da sapere qualcos’altro su queste eruzioni cutanee che colpiscono diversi individui rovinandogli la vita e soprattutto il rapporto con gli altri.

Oggi, i mezzi per eliminarle, o cercare di eliminarle, sono diversi. La medicina ha compiuto, anche in campo dermatologico, passi da gigante ma purtroppo, molto spesso, esse si ripresentano o nello stesso posto o in altre zone del corpo.

La persona diventa così nominata “nursery di Papilloma virus”, eh… c’è l’ha in corpo e, purtroppo, non c’è niente da fare. E’ nato così. Ce l’aveva anche la mamma…

Uff… Si, si, tutte cose già dette, ho parlato spesso dell’ereditarietà e abbiamo capito che non è tutto. E dal momento che il nostro corpo, di suo, macchina meravigliosa, ben difficilmente nasce e si forma con l’intenzione prima o poi di farci soffrire (o peggio) salvo occasioni particolari che meriterebbero un post a parte, vediamo di guardare oltre la sfiga e la culla del – Eh… ma tanto tutta la famiglia ne soffre… quindi… – e osserviamo unicamente noi ampliando il nostro modo di pensare. Manco dovessimo espiare chissà quali colpe come se quelle dei nostri predecessori non fossero bastate.

Alcune filosofie intendono infatti che chi ha le Verruche è in realtà una persona che si vergogna di qualcosa. In particolar modo, si vergogna del suo corpo o di una parte di esso, oppure si vergogna di un’altra persona a lei molto vicina. Vi è mai capitato di vergognarvi di vostra madre un pò troppo… pomposa? O di vostro padre che mostra un grande difetto fisico? I messaggi sono molteplici e hanno a che vedere con la bellezza/estetica. Persino chi sa di essere troppo bello, e di conseguenza troppo appariscente, cosa che in questo caso non sopporta, potrebbe così alimentare la nascita di Verruche sul suo corpo.

Ti ho vista vergognarti di tua madre fare a pezzi il tuo cognome sempre senza disturbare che non si sa mai – (Ligabue)

Le persone che hanno una bassa considerazione del proprio fisico sono tantissime e non a tutte si formano Verruche ma, per alcuni è così, soprattutto quando di mezzo c’è appunto: la vergogna.

Più che il dispiacere, più che il fastidio, più che la rabbia, più che la poca ammirazione.

Claudia Rainville, nel suo libro “Metamedicina – Ogni sintomo è un messaggio” racconta addirittura di una ragazzina mancina alla quale è stato imposto di scrivere con la destra. Sentendosi goffa, e vergognandosi della sua nuova scrittura e della sua impostazione, si ritrovò presto con la mano piena di Verruche.

Ma le cose che possono far vergognare non sono solo derivanti dalla bellezza fisica o dalla mancanza di essa. Avere le mani sempre molto sudate, o i piedi che emanano un cattivo odore, oppure la forfora (fate attenzione all’alimentazione!) possono far vergognare nell’interagire con gli altri collegandosi sempre al fascino. Anziché amarsi per come si è ci si detesta, si prova imbarazzo per il proprio corpo, perché la società ci ha insegnato questo e, anziché migliorare la propria situazione, semplicemente con l’amore e l’accettazione, ecco che la si peggiora con la comparsa di detestate Verruche che, come se non bastasse, minano in primis il rapporto con noi stessi e ci piacciamo sempre meno.

La Verruca è prominente, vuole farsi vedere, esce in fuori rialzata, ed è ricoperta da pelle coriacea, per niente tenera, come a dire – Sto qui e non mi levo finchè non capisci che devi apprezzarti di più. Mi sollevo verso l’alto almeno mi vedi meglio – e, apparendo in determinate zone del corpo, può essere anche dolorosa come quella plantare che schiacciamo ad ogni passo con il nostro peso. Al contrario dei calli, sono irrorate dal sangue perché sono vive e vivranno finchè non deciderete di cambiare opinione su voi stessi. In positivo, è chiaro.

Ricordo una bambina alle elementari. Non era nella mia classe ma la conoscevo bene. Era arrivata da poco nel mio paese, era nuova nella scuola. Aveva una Verruca su una mano e nessuno, quando i maestri dicevano di mettersi in fila da bravi, voleva stringere la sua mano. Lei proponeva di cambiare fianco e porgere l’altra ma i compagni non si fidavano e così si ritrovava sempre prima della fila, da sola, a dare la mano alla maestra. Niente da dire, un momento veramente imbarazzante che lei viveva con angoscia. Fu così che dopo circa tre mesi, gli venne un’altra Verruca e, disperata, venne messa da parte da tutta la classe. Ovviamente era sfigata ad avere nel sangue tale virus e non si andava oltre la comprensione. Nessuno voleva toccare i giochi o i pennarelli che toccava lei, neppure il pallone, nel cortile, al pomeriggio. A mensa, cercare qualcuno che mangiasse al suo stesso tavolo era un’impresa. Anch’io avevo paura delle sue Verruche, non sto certo qui a fare l’impavida eroina, ma di lasciarla a se stessa mi si spezzava il cuore e così, ogni tanto, passavo i minuti dell’intervallo a pettinarle i capelli. Le mani erano ben lontane da me ma lei no e si sentiva comunque apprezzata. Oggi è una donna. Una bellissima donna. Ha tagliato i suoi capelli biondi e li ha corti e ricci ma è ancora mia amica e le invidio il meraviglioso sorriso.

Ha un carattere forte adesso. Nessuno le fa del male. Il suo motto è “la miglior difesa è l’attacco” e non si lascia mettere i piedi in testa da nessuno. A volte esagera persino e, ridendo, glielo dico. Lei socchiude gli occhi e mi da ragione ma, per vincere la “battaglia” tra noi, mi risponde che io invece sono troppo “buona/ingenua”. Siamo completamente diverse ma stiamo bene assieme. E, se v’interessa, non ha nemmeno più una Verruca sul suo corpo, da nessuna parte, anzi, possiede una pelle bellissima.

Il principale compito nella vita di ognuno di noi è dare luce a se stesso – ( Erich Fromm)

Perciò, cosa si dovrebbe fare per cercare di eliminare una volta per tutte la proliferazione di Verruche dal proprio corpo? Amarsi. Ok. Ma così sembra facile.

Hai un difetto? Fai di tutto per migliorarlo certo, ma accettalo, amalo, fa parte di te. E’ tuo. Sei tu. Non risolverai nulla odiandolo. Pensa se potesse parlare e spiegarti che lui non ha nessuna colpa ad essere lì. Cosa gli risponderesti? Pensa che, molte volte, quel difetto esiste per una tua responsabilità o per una tua debolezza, lui non ne può niente. Ma tu, è con lui che te la prendi, è lui che accusi ed è di lui che ti vergogni. Ma povero… Hai dei brufoli sul viso? Amali. Sono tuoi. Non risolverai nulla detestandoli. Coccolali come se fossero dei bambini. Loro non ti vogliono male, il tuo corpo non ti vuole male. Non ce l’hanno con te. Il tuo corpo semplicemente subisce delle conseguenze. Credici. Prova a sentire realmente dentro di te l’amore e l’accettazione per quello che consideri un difetto o un problema. Quel difetto, solo sentendosi amato potrà intraprendere la via per andarsene.

Chi non ama i difetti non può dire di amare – (Pedro Calderón de la Barca)

Sei sempre e comunque un essere unico e meraviglioso. Ricordalo costantemente davanti a qualsiasi inestetismo.

Prosit!

 

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Dolore alle Spalle – quale peso porti nella tua Vita?

Le spalle sono una zona del nostro corpo molto importante perché è grazie ad esse che riusciamo a portare i pesi.

“Portare i pesi”, in questo senso, non ha solo un significato pratico come lo zaino di scuola o la borsetta da passeggio, ma ha anche un significato teorico e spirituale.

Portare ad esempio il peso dentro di se’ del non sentirsi adatto può provocare un problema alle spalle. Cercare di piacere, fare di tutto per essere stimati dagli altri e circondati dall’affetto di amici e parenti è un peso davvero grande da portarsi dentro e, oltre a far “male” al cuore, può provocare alle nostre spalle seri problemi.

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Quella sensazione di non farcela che ci tiene sempre attivi nell’arrancare e nell’essere più risoluti ossia – drizzare quelle spalle – inclinate verso il basso quasi a voler dire – in realtà non valgo nulla -.

I dolori alle spalle sono naturalmente collegati a tutta la nostra schiena ma, come spesso vi ho mostrato, ogni zona della colonna vertebrale indica una sfaccettatura ben precisa del nostro “condurre la vita” (il sostegno).

Per quanto riguarda quello che vi ho spiegato finora, e sotto sotto trattasi anche di una paura nei confronti della solitudine e il sentire una mancanza da appagare, le spalle rispondono prontamente come bravi soldatini.

Una spalla infiammata, per qualsiasi ragione, è bene non toccarla e metterla in mano a degli specialisti ma, dal canto vostro, potete anche voi aiutare la medicina senza rimanere con le mani in mano. Come? Bhè innanzi tutto dovete sapere che per quel che riguarda la riflessologia plantare, le spalle vengono indirettamente sollecitate dalla parte che contorna il nostro quinto dito del piede come potete vedere nell’immagine (zona n° 5).

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Massaggiando questa zona quindi (senza esagerare in quanto è davvero significativo come atto) potete dare alle vostre spalle un sollievo. Il massaggio deve essere leggero ma mentre lo effettuate concentratevi su quello che state facendo e con energia pronunciate verso voi stessi parole di approvazione e lusinghe verso la persona che siete. Non potete capire quanto è potente questa pratica del “volersi bene” se effettuata correttamente.

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Avete paura delle esperienze della vita sia quelle passate che quelle che ancora devono avvenire. Tranquillizzatevi. Non dovete sempre dimostrare a qualcuno, ogni ora del giorno, che valete. Dovete solo dimostrarlo a voi stessi. In realtà non avete bisogno di nulla, andate bene così come siete, chi può dire il contrario? Può dirlo solo colui al quale voi lo permettete ma è una vostra decisione questa. Se preferite così vi dovrete però tenere il male alle spalle. E poi, siete davvero sicuri di non essere amati?

Con il vostro atteggiamento, la vita diventa un peso eccome, ma siete certi che sia davvero così? Vi considerate brutti? Grassi? Soli? Incapaci? Ok. Ma davvero anche gli altri, tutti gli altri, vi vedono come voi vi ritenete?

Provate ad aprire il vostro cuore e azionare i vostri sentimenti anziché far lavorare sempre le vostre spalle per – fare, fare e fare… – e convincetevi che andate bene così come siete. Provate a pensare che quello che avete ottenuto nella vita, con tanto sacrificio, non è detto che vi debba sparire da un momento all’altro! La vita non è solo fatta di tiri mancini ma è anche composta da bellissime sorprese. Dovete voi sorriderle e sorridere a voi stessi se volete che, come han sempre detto, anch’essa vi guardi sorridendo.

Le spalle sono delle articolazioni davvero complesse composte da nervi, muscoli, tendini, ossa, cartilagine… guardate quante cose potreste andare a colpire con il vostro modo di vivere.

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Qui ci vuole parecchio amore per se stessi, molto di più di quello che si può provare per gli altri. Se avete male alle spalle siete sicuramente persone che per il prossimo fanno l’impossibile ma molto poco per se stesse. Ammirevole. Il fatto è che se voi vi amaste di più, anche agli altri potreste dare di più e con molta meno fatica! Lo so che può sembrarvi assurdo ma è davvero così. L’autosvalutazione, che ogni giorno concimate dentro di voi, non potrà che portarvi energia negativa intorno. Questo non significa che debbano per forza accadervi brutte esperienze ma semplicemente che non otterrete mai ciò che davvero vorreste. Forse vi sembra di avere già fin troppo – Dio sia lodato se per lo meno ho questo e quest’altro… – ma in realtà nell’Universo c’è molto, molto di più. Non prefiggetevi limiti! Così facendo limiterete anche il movimento delle vostre spalle doloranti.

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Siate meno giudici nei confronti di quello che siete. Siete perfetti, unici e irripetibili; vi sembra poco? In tutto il pianeta nessuno, e dico nessuno, nonostante si parli di sette sosia per ognuno, è come voi! Nessuno ha quella caratteristica negativa che avete, ma nemmeno nessuno ha quel meraviglioso pregio che vi contraddistingue!

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Liberatevi da questi pesi che solo voi, per alcune vostre paure, avete creato. Li avete fatti diventare concreti e ora è come se davvero portaste ogni giorno addosso chili e chili di roba inutile. Alleggeritevi. Non imitate Gesù portando anche voi la vostra croce, imitatelo per altri esempi al massimo. Le vostre spalle vi stanno dicendo che non ce la fanno più, e hanno ragione poverine. In fondo, lo dicono solo per il vostro bene! Utilizzate questa fatica per migliorare l’amore e la stima per voi, d’altronde, questi macigni, come li avete creati potete distruggerli: sono vostri, ne’ potete fare ciò che volete.

Se non ho visto lontano come altri è perché portavo dei giganti sulle spalle – (Harold Abelson).

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Ricordate inoltre che schiacciare le spalle comporta anche l’infossamento della gabbia toracica (anche se non lo vedete) vale a dire Diaframma e Polmoni compressi. I Polmoni, vi dissi in passato, sono la sede della Tristezza e ovviamente, vivendo con pesi così grandi addosso, non si può essere completamente felici. Perciò: allergie, riniti, crisi d’asma, etc, etc… tutti i malesseri inerenti all’apparato respiratorio possono così trovare una spiegazione.

Prosit!

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Ecco a voi Louise Hay!

Oggi desidero presentarvi una persona davvero speciale. Tanti di voi forse la conoscono già ma per chi non la conoscesse eccomi pronta a raccontar di lei. Si chiama Louise L. Hay ed è un’arzilla signora di 89 anni.

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Lo direste? Ma perchè voglio parlarvene? Vedete, questa donna, altri non è che la Madre del Pensiero Positivo. E’ considerata tale da quando ha iniziato a divulgare una sua nuova forma di pensiero che a preso sempre più piede fino a renderla famosa in tutto il mondo. Louise crede così tanto nella forza del pensiero da essere convinta che con esso, se positivo, buono e felice, si possono addirittura curare le malattie più gravi. Essa stessa dice di essersi liberata di un tumore all’utero lavorando non tanto su di esso ma sul valore che questo brutto male gli stava insegnando. Ebbene si. Essendo lei convinta, al mille per mille, che un sintomo è in realtà per noi una sorta d’insegnamento, ossia, se arriva è perchè noi lo abbiamo cercato come risposta ai nostri pensieri, basterà da quel momento, prenderne atto, ringraziarlo e iniziare a pensare esattamente nella maniera opposta. Nel suo caso, parlando di cancro, l’esempio è questo (anche se può avere diverse sfaccettature): Tumore = Accumulo di rimorso/Nutrire vecchie ferite e traumi. Risoluzione = Poichè io mi approvo e mi amo, creo un mondo pacifico e gioioso nel quale vivere. In effetti, la cara Louise, è stata vittima di questa malattia quando aveva circa 50 anni e prima di allora, non aveva avuto certo una vita facile e idilliaca. Si parla di diversi tipi di violenza subiti quando era solo una bambina e un’adolescente e si parla di violenze gravi. Il dolore, la frustrazione, la rabbia, il rancore se vogliamo, che essa ha coltivato umanamente e forse anche inconsciamente dentro di se, è scaturito in tumore. Ha fatto ossia del “male” a se stessa. Il male che lei teneva dentro, è rimasto lì, trasformandosi in qualcosa di fisico. Ammalando determinate cellule. E guarda caso, nell’utero, nella sua parte più femminile, quella più intima. Ma anche quella che era stata violata. Come far e allora? Bisognava eliminare quella parte, ma come? Abbandonandola. E come si può abbandonare un risentimento alias malattia? Perdonando. Ossia lasciando andare. Perdonare infatti non significa “condonare” ma semplicemente far si che la cosa vada via, nell’aria, con amore. Nessun medico ha testimoniato o testimonierà che Louise Hay si è auto-curata con questa forza di pensiero. Alla quale ha aggiunto anche altre tecniche alternative come la Reflessologia. Ma lei afferma che le cose sono andate proprio così. In fondo, i pensieri fanno parte di noi come un organo, come un dente, come un osso, come un’emozione.

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Non c’è nessuna differenza. Ma oggi io non sono qui a scrivere di lei per chiedervi o per sapere se credete o meno alla sua testimonianza, quasi come se fosse una leggenda metropolitana. Assolutamente non è questo il mio scopo. Non voglio neanche saperlo! Volevo semplicemente presentarvela perchè, al di là di quello che pensate sia vero, questa donna ha scritto diversi libri, primo fra tutti – Puoi Guarire la tua Vita – (Edizioni Armenia) e vi consiglio, calorosamente, di andarvelo a comprare e poi, non solo di leggerlo, ma tenerlo caro come un piccolo vademecum, in casa, sempre pronto all’uso.

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Qui non c’entra credere. Qui si tratta di imparare ad amare se stessi, perchè secondo Louise Hay, è la cosa più importante per far star bene noi e anche gli altri che ci sono vicini. Non conta che l’accaduto sia vero o falso in questo caso. Conta cosa ha scaturito in questa signora affinchè provasse ad insegnare a tutti noi come poter star meglio. Vedrete quante sorprese troverete tra queste pagine. Quante volte leggendo direte – Cavoli! Però è vero! – e fidatevi se vi dico che diventerà uno dei vostri migliori amici, se lo volete, se siete pronti, come usa dire lei. Potrete avere da questo scritto una sferzata di buona energia ogni giorno, ve lo assicuro. Non mi resta che augurarvi buona lettura e vi garantisco che parlerò ancora di questa straordinaria donna. Perchè mette gioia, dona allegria, fiducia, forza. Una positività incredibile. Solo questo, basta e avanza.

Prosit!

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Il Migliore di tutto il Mondo!

sveglia

E’ mattina. Voi siete ancora nel letto che state dormendo. La vostra sveglia non ha ancora suonato. I minuti passano, tra poco trillerà. E infatti, ecco che la vostra melodia preferita, dal momento che in parecchi ormai la sveglia la programmano attraverso il cellulare, vi fa smuovere dalla vostra dormita.

Iniziate a far traballare le palpebre, il vostro cervello inizia a riflettere più approfonditamente, vi spostate con le spalle, allungate una mano e “click!”, fate smettere quel suono, la maggior parte delle volte poco amato.

E’ ora di alzarsi. Di scendere dal letto. C’è chi lo fa di scatto perché dopo la sveglia si è nuovamente appisolato, chi lo fa sereno dopo essersi stiracchiato un po’, chi lo fa arrabbiato, chi da felice ma, tutti quanti, appena svegli avete un pensiero.

E qual’ è il vostro? Al di là di ricordare tutte le cose che dovrete fare quel giorno, al di la di ascoltare se va tutto bene in voi, al di la di scegliere se far prima colazione o lavarsi, al di la del cercar di capire se fuori piove o c’è il sole. Prima. Prima ancora. Pensateci.

Qualsiasi sia il vostro pensiero sono sicura che per il 90% di voi è quello “errato”, passatemi il termine. E’ tanto il 90%, tantissimo, infatti spero di sbagliare. Ma non credo purtroppo. E non lo credo, non perché son convinta di essere superiore, ma per il semplice fatto che non ci hanno educato al pensiero che mi piace definire “esatto”.

Siamo figli dell’educazione che abbiamo ricevuto. Un’educazione dataci non solo dai genitori ma dalla società stessa. Siamo figli della nostra cultura, di ciò che ascoltiamo, di ciò che viviamo. Delle nostre esperienze. E dubito fortemente che per la maggior parte di noi, l’educazione abbia insegnato alcuni valori. Ebbene, vediamo quindi se mi sbaglio. Vi domando: vi hanno mai insegnato per caso a dirvi, e a dirlo come primo pensiero della giornata e poi ancora, più e più volte al giorno, “SONO IL/LA MIGLIORE!”? No vero? Ossia, ditemi di si. Ne sarei felice. Ma invece è no. E’ no perché in realtà vi hanno insegnato che:

– Chi si loda s’imbroda
– Che più cadi dall’alto più ti fai male
– Che devi “volare basso”

Tutti questi modi di dire che pensate… ci hanno educato!

Vanno bene nel momento stesso in cui si manca di rispetto al prossimo. Quando attraverso il mio vanto personale, trasformato in spocchia o alterigia, denigro chi mi sta davanti. Quando considero inferiore a me quell’altra persona. Questo è sbagliato. Ma nella frase, e ora userò il femminile in quanto donna, “SONO LA MIGLIORE!” detta tra me e me, o me e lo specchio, chi posso offendere? A chi faccio del male? A nessuno. Anzi, faccio del male a me stessa quando non la dico.

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Perché io sono la migliore. Tu, tu sei il migliore. All’inizio non ci penserete neanche lontanamente di dire appena svegli queste parole. Dovrete scrivervelo da qualche parte. Sul soffitto a lettere cubitali, fidatevi. Poi vi ci abituerete.

Ma prima, un altro step dovrete affrontare. Quello del ridicolo. Oh si! Vi accadrà così: direte la frase e subito dopo esclamerete “Chi è che sono? Oh Signore! Che vergogna, no, no, non volevo, c’è chi è migliore di me in mille cose”. E inizierete a vedere sfocati e lontani nella vostra mente, i visi di vostra mamma o del vostro maestro che vi guardano corrucciati. E sarà proprio in questo momento che romperete quella magia. Quella magia impalpabile che vi pervade, senza che neanche ve ne possiate accorgere. Quella magia che fa si che possiate essere davvero i migliori. Perché siete i migliori come persone. Sempre nello svolgersi del bene. Perché io sono il padre migliore, la madre migliore, l’amico migliore, il miglior muratore, il miglior elettricista, medico, bidello… La migliore professoressa, la migliore scrittrice, e così via.

Avete fatto un centrino all’uncinetto? E quel centrino è il più bel centrino tra i centrini. Avete scritto un post? E quel post è il post più bello di tutta la rete. Avete lucidato una scarpa? Nessuno avrebbe saputo farlo meglio.

Tutto quello che potete fare che non nuoce ad altri è: il meglio. Ma perché questo? Perché questo porta in voi gioia. E la gioia attrae altrettanta gioia. Perché l’amore per voi stessi deve crescere ogni giorno di più. Perché se esso cresce, cresce anche la felicità che vi risiede dentro. La felicità. La cosa più importante. Perché la felicità ha una potenza incalcolabile. Così grande da tener lontane persino le sofferenze, di qualsiasi tipo. Siate i migliori e sarete felici. E’ dura eh? Lo so. Ma… chi lo sa? Forse se state leggendo questo articolo, per un motivo o per l’altro, è perché volete iniziare a provare. Prego quindi. Quando volete.

Prosit!

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