Come riescono realmente le Frequenze a modificare la nostra Vita

Quando ero più giovane ricordo che a scuola odiavo letteralmente le materie scientifiche, non me ne vogliano i docenti di tali dottrine ma così era. Ero molto più portata per quelle umanistiche che permettevano, a mio avviso, di spaziare di più, di raccontare, c’erano meno recinzioni attorno, meno regole da ricordare a memoria e meno calcoli da dover fare.

Matematica, chimica e fisica le detestavo proprio.

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Col tempo, crescendo, sicuramente sarà capitato anche a molti di voi, i miei gusti cambiarono. Facendo la scuola di Estetista Professionale dovetti entrare nel mondo della chimica obbligatoriamente per studiare le componenti di un cosmetico e per comprendere al meglio il funzionamento del corpo umano perché tutto è chimica, anche le cose che definiamo “naturali”. Iniziai così ad apprezzare molto quella materia e mi veniva quasi facile studiarla. I vari calcoli, di scomposizione ed elettroni, meritavano da parte mia sempre un certo tempo di ragionamento ma poi mi riuscivano quasi come per magia e la soddisfazione era molta.

Stessa cosa per la matematica che non adoro ancora oggi ma comprendo di più. Essendomi poi appassionata alla numerologia mi sono resa conto di come i numeri davvero fanno parte della vita e non è poi così difficile mettere in pratica alcuni esercizi.

La fisica però, collegandosi alle filosofie che da tempo studio, mi ha davvero appassionata. Non sono in grado di fare tutte quelle operazioni strane piene di proprietà e grandezze varie, no, non ci capisco nulla, ma la sua teoria mi affascina.

Le sue leggi mi incantano e quelle appartenenti alla Fisica Quantistica ancora di più. La Fisica Quantistica, o Meccanica Quantistica, è una branca della fisica tradizionale che studia prevalentemente l’Energia arrivando a stabilire che tutta la realtà è Energia e quantificabile in quanti ossia le particelle più piccole e indivisibili dell’Energia. Il fisico Max Planck fu il primo a scoprirle.

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Questa materia tratta di fenomeni ben determinati e reali, una cosa che mi appaga e, se vogliamo, mi coccola durante i miei esperimenti.

Sapere che quel dato fenomeno così è, e non può essere diversamente, è una sicurezza nonostante lo stesso Planck affermi che regole ferree non hanno modo di esistere. L’uomo dovrebbe accettare il fatto che non deve e non può capire tutto ma, al massimo, interpretare.

Prendiamo ad esempio la Legge di Risonanza, sorella se vogliamo della Legge di Attrazione, spiegata bene in un convegno da Fabio Marchesi, ingegnere in scienze applicate, dottore in informatica, ricercatore, scienziato e chi più ne ha più ne metta, che spiega come i fisici si siano accorti che la coscienza e il pensiero (e quindi anche le emozioni) vanno indicati come entità fisiche.

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Non sono aria fritta capite? Ebbene si, è davvero un argomento molto affascinante questo. Facendo i loro esperimenti con gli elettroni capirono che era come se quegli elettroni sapessero cosa dovevano fare, anzi era proprio così, avevano perciò una loro intelligenza e un determinato comportamento. Questa è scienza non è spiritualità.

La Legge di Risonanza solitamente viene illustrata attraverso l’uso di un diapason ossia uno strumento che genera la nota giusta alla quale tutti gli strumenti musicali si possono accordare. Se facciamo vibrare un diapason possiamo notare che gli oggetti circostanti non mutano (per lo meno ad occhio nudo) la loro forma o la loro stabilità ma, se accostassimo al nostro diapason un atro diapason (ossia un oggetto identico al primo, della stessa identica costituzione) ecco che anche lui inizierebbe a vibrare.

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Questo significa che quando una vibrazione incontra le sue stesse frequenze avviene una specie di “nascita”; nasce l’avvenimento.

Lo stesso esempio si potrebbe fare con gli ultrasuoni o infrasuoni. Alcuni suoni, definiti anche onde meccaniche sonore, non sono udibili dal nostro orecchio ma esistono. Lo sanno bene le zanzare, i pipistrelli e persino i nostri cani. Solo quando il suono raggiunge la frequenza adatta a noi il nostro orecchio riesce a percepirlo e nasce così l’avvenimento, l’udire. L’aver sentito. Altrimenti no.

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Cosa significa tutto ciò? Significa, come dicevo prima, che i nostri pensieri e le nostre emozioni, frequenze anch’esse, entità fisiche (!), faranno nascere l’avvenimento a seconda delle frequenze alle quali vanno a collegarsi.

Perciò, sembra impossibile, ma la scienza dice finalmente che: se io sono triste e produco pensieri negativi essi faranno nascere in me un’emozione negativa che andrà ad incontrare le frequenze negative intorno a me, le quali, in questo caso, non mi rimanderanno indietro un suono ma una situazione, un accadimento naturalmente triste.

Sarà quindi inutile ch’io passi il tempo a sperare di arricchirmi se mi piango addosso perché mi reputo povera, così come sarà impossibile ch’io riesca a stare in salute se ho paura delle malattie e mi preoccupo per quello che ascolto e vedo alla televisione.

Perchè, come dico sempre, è quello che realmente sentiamo dentro ad essere importante.

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Se voglio che mi accada una cosa bella dovrò mandare belle frequenze.

La Meccanica Quantistica ha dimostrato che tutto è possibile per l’Universo e nell’Universo, quello che impedisce agli uomini di credere al miracolo è la difficoltà che hanno come coscienza di credere ai miracoli.

La Fisica Quantistica quindi, spiegandola in questo modo, si dimostra utilissima nella nostra vita e nelle nostre giornate.

Ogni giorno che viviamo emaniamo dei pensieri e delle emozioni che andranno a congiungersi con determinate frequenze. Quando ci guardiamo allo specchio al mattino, quando prendiamo l’auto per recarci al lavoro, quando entriamo dal panettiere o andiamo in posta o controlliamo la cassetta delle lettere. Sempre, costantemente.

La Fisica Quantistica afferma che se impariamo a modificare i nostri pensieri essi andranno a collegarsi ad altre frequenze ed è semplicemente per questo che la nostra vita può migliorare. Ecco perché si dice che siamo noi a creare la nostra realtà. Perché è vero.

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Ed ecco perché un lamentante avrà sempre di che lamentarsi mentre un ottimista sarà sempre contento. Quando consideriamo qualcuno “fortunato” stiamo sbagliando. La fortuna non esiste, è lui che si è creato quella bella realtà.

Purtroppo gli schemi mentali, l’educazione che da sempre abbiamo ricevuto e la società in cui viviamo, non ci permettono di vedere la positività ovunque, ci hanno riempito di paure. Abbiamo paura di “farci male”. Ci viene subito in mente la frase – e se poi non andasse così?…-

Ma lo ripeto è solo questione di allenamento. Allenamento – Pazienza – Costanza. E’ un’esercitazione dura. Io stessa continuo a metterlo in pratica ma non demordo.

Prosit!

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Imparare a chiedere ciò che si desidera

Quando quella mattina mi svegliai chiesi ad alta voce – Oggi vorrei ricevere una piacevole sorpresa -. Che ci crediate o no l’ho ricevuta.

In realtà la frase era stata formulata male, troppo generica, l’Universo non percepisce, bisogna essere più precisi perché, per lui, anche solo veder spuntare il sole potrebbe essere una piacevole sorpresa mentre a noi potrebbe non fregarcene nulla.

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Ebbene, dicevo, mi svegliai, pronunciai quella frase e la lasciai andare nell’atmosfera intorno a me dimenticandomene. Presi il mio caffè, feci i miei mantra mattutini davanti allo specchio, pieni d’amore nei miei confronti, diedi da mangiare ai miei animali e poi mi misi al lavoro.

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Verso le 11:00, mi arrivò un messaggio su Whatsapp. Guardai il telefono e, con mio grande stupore, vidi che quel messaggio me l’aveva inviato una persona che da tre anni non vedevo e non sentivo. Si trattava di una persona che stimavo molto in passato ma, conoscendola meglio, mi resi conto che così tanta stima non meritava. I nostri rapporti così si raffreddarono fino a che le nostre telefonate andarono scomparendo del tutto. Il feeling morì letteralmente e capimmo che, nonostante le nostre tante passioni in comune, potevamo tranquillamente vivere senza più avere a che fare l’una con l’altro.

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Il quel messaggio, stranissimo per giunta visto il lungo tempo di silenzio, questa persona mi stava proponendo uno dei suoi corsi spirituali che tiene costantemente e mi resi conto che non c’erano né saluti, né convenevoli ma semplicemente la descrizione del corso in modo parecchio sterile.

Forse si vergognava un po’ oppure era un semplice messaggio inviato a molti.

Fatto sta che mi venne voglia di salutarla quella persona e, senza nemmeno nominare la sua proposta, risposi in modo cordiale riferendomi alla sua vita e al suo stato di salute chiedendogli un ovvio – Come stai? -.

Fu felice di rispondermi e fu felice ch’io ruppi il ghiaccio in quel modo. Iniziò così una corrispondenza di messaggi che durò all’incirca mezz’ora nella quale, con molta umiltà, mi chiese d’incontrarci e parlare dei suoi e dei miei progetti. L’idea mi piacque. Probabilmente era cambiato (si tratta di un uomo, una persona che ho ritenuto un mio Maestro), probabilmente la “lezione” gli era servita e ora si stavano prospettando cose belle e mille propositi in una lingua che conoscevamo bene entrambi.

Decisi che sì, avremmo dovuto rivederci, in fondo per me poteva essere di grande aiuto in quanto, a livello di conoscenze, non è sicuramente uno degli ultimi.

Ci accordammo quindi e posai il telefono sulla scrivania di fianco al pc.

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Stavo per riprendere il lavoro che avevo interrotto quando mi venne in mente la richiesta che avevo fatto quella mattina.

M’irrigidii e mi venne la pelle d’oca.  Sapevo di non essere stata chiara formulando il mio volere ma, nonostante tutto, mi era arrivata quell’occasione. Una bella occasione.

Ringraziai immediatamente e mandai amore, cose che avevo già fatto al momento della domanda ma lo rifeci perché ero davvero emozionata.

Tre anni, vi rendete conto? Tre anni di silenzio. Mi sono stupita che avesse ancora il mio numero di telefono. Tre anni di allontanamento con tanto di chiusura, ai tempi, poco carina.

Avevo smosso qualcosa. Avevo smosso delle frequenze e queste, per una ovvia Legge di Risonanza, stavano rispondendo.

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Mi venne immediatamente e umanamente voglia di chiedere altro ma non lo feci. Non perché bisogna essere parsimoniosi, nell’Universo c’è tutto per tutti in abbondanza, ma perché io non sarei poi riuscita a star dietro a tutto quello che mi sarebbe successo. L’Universo non ha i nostri stessi tempi e modi, avrei rischiato di fare un gran casino. Se chiediamo lui manda, senza mezzi termini, e noi ci ritroviamo a non saper organizzare tutte quelle cose. Bisogna avere pazienza, pazienza e costanza, come vi ho sempre detto. Quello che mi accadde quella mattina mi bastò e fu una bellissima testimonianza di ciò che possiamo ottenere.

Chiedi e ti sarà dato – affermava Gesù ma in pochi hanno capito che questa è fisica e non religione.

Queste cose, alcune persone, le chiamano coincidenze, io no. La Legge di Risonanza appartiene alla fisica, è scienza e non si può discutere. Un famoso detto orientale dice – Il caso non esiste – e io ci credo.

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Cosa accadrà ora? Quale sorpresa per me si cela dietro a questo nuovo incontro? Non lo so ancora ma una cosa è certa: l’Universo ha risposto e se ho mandato nella mia richiesta energia positiva non può che rispondermi con altrettanta positività.

Provate anche voi. Funziona con tutti. Il segreto è sempre il solito. Dovete solo crederci. Dovrete iniziare con cose piccole che ritenete possibili. Avverabili.

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Vedete, se una persona obesa ad esempio, chiede di perdere cinquanta chili questo sarà ben difficile che possa accadere perché nel momento stesso in cui essa lo richiede una vocina nella sua testa gli sta già dicendo – Cinquanta chili? Ma sei matto? Sono trent’anni che non perdi un etto e adesso chiedi di perdere cinquanta chili? Ma ti rendi conto della castronata che stai dicendo?! Ah! Ah! Ah! -.

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Se invece questa persona chiede di perdere solo due chili ecco che automaticamente per il suo inconscio la cosa può essere più fattibile. “Due chili… mmhmm… si… può essere. Sono solo due chili in fondo. Mi basta mangiare un goccino meno e li ho già persi”. Ecco che la convinzione riesce ad esistere di più. Riesce a essere più vera. E quindi il risultato si può ottenere. Una volta conquistata questa tappa non resterà che chiedere di perdere altri due chili e poi due chili ancora e così via.

Purtroppo nessuno ci ha mai insegnato a volere e a chiedere le cose per noi come se avessimo una bacchetta magica, quindi dobbiamo comportarci come quando solleviamo dei pesi in palestra per la prima volta. Non possiamo sollevare all’improvviso cento chili di attrezzi ma inizieremo con cinque, poi dieci, poi venti e così via…

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Così come dobbiamo allenare i nostri muscoli dobbiamo allenare la nostra mente e soprattutto le nostre emozioni che abbiamo sempre vissuto e fatto vivere in modo diverso.

Prosit!

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Durante un periodo di Angoscia ci sono cose fondamentali da fare: queste…

Immagino conosciate tutti il detto “le brutte notizie (e situazioni) non arrivano mai da sole” e, in effetti, è proprio così. Viviamo periodi in cui sembra davvero che qualcosa di grande e misterioso ce l’abbia con noi, ci prenda di mira e… senza pietà, ogni giorno, ci ferisce regalandoci messaggi dei quali avremmo fatto volentieri a meno.

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In realtà, quello che accade è una cosa ovvia. Ho passato ultimamente un brutto periodo e, nonostante gli sforzi che facevo per pensare in positivo e immaginare le mie giornate tinte di un bel colore rosa, nella parte più profonda di me ero addolorata. Come vi ho spiegato molte volte, l’energia non percepisce solo quello che diciamo o pensiamo ma soprattutto quello che veramente siamo dentro.

I giorni passavano e, tra una bella frase e un buon proposito, mi sentivo comunque contorcere lo stomaco.

Quello che stavo emanando intorno a me era quindi angoscia, tristezza, rammarico e, ovviamente, l’Universo, che noi definiremmo “crudele”, ha subito risposto rimandandomi indietro le stesse frequenze.

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Ecco infatti il sopraggiungere di un’altra notizia davvero poco piacevole. E poi un’altra e poi un’altra ancora.

“Meg, devi smetterla” pensavo tra me e me “prova davvero a sentire la gioia dentro”.

Cavoli… era difficilissimo. Non mi reputo il Guru di nessuno ma sento di essere già ad un buono stato di consapevolezza ma, come dicono anche i più grandi maestri, pure loro hanno bisogno di un personal coach di tanto in tanto e questo mi tranquillizzava un po’.

Mi ero lasciata andare. Il dolore aveva preso il sopravvento sulla fiducia che nutro nei confronti della vita e la mia solita frase – Tutto quello che accade è un perfetto disegno divino – così perfetto non riuscivo a vederlo.

Una cosa però di buono facevo: continuavo a chiedere all’Universo, a parlare con lui e a cercare di convincermi della sua grandezza. Continuavo imperterrita a CONSIDERARE (e non a SPERARE) situazioni belle per me come se fossero già avvenute. Cosa non da poco perché anche solo l’intenzione ha un’importanza fondamentale.

“Meg, sforzati, lasciati andare, va tutto bene, tutto va per il meglio” continuavo a ripetermi capendo che se non uscivo da quel vortice in cui mi ero infilata avevo ben poche speranze di ottenere del “bello” dalla mia stessa vita. Che è semplicemente uno specchio.

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Mi concentrai. Mi misi d’impegno per non uscire con la mente dagli argomenti che m’interessavano.

Erano pensieri di gratitudine e di amore. Ringraziavo costantemente quello che avevo persino il letto, il bagno, il cibo, il cane, il figlio, qualsiasi cosa (questo sgombera la testa dai pensieri negativi) e, ogni tanto, chiudevo gli occhi e, con le braccia leggermente aperte a mezz’aria, regalavo alla vita parole di fiducia e serenità. M’immaginavo sorridere e mi ripetevo in continuazione – Io sono felice! -.

In realtà stavo piangendo come una bambina ma non importava, osservavo la mia sofferenza di un bel colore rosa scuro, la ringraziavo, le passavo in mezzo e ripetevo tra i singhiozzi – Io sono felice! -.

Una pazza totale direte voi.

Come ho detto prima infatti, dentro in realtà, non lo ero per niente ma continuando, giorno dopo giorno a dirlo, iniziai così a illudere il mio cervello e piano, piano, iniziai a sentirmi meglio. I problemi sembravano lontani. Ve lo giuro.

Sicuramente qualcuno di voi dirà – Si ma i problemi hanno continuato ad esistere -. E’ vero, ma non li stavo più affrontando con angoscia e tristezza bensì con gioia e positività e, così facendo, anche loro, si risolvevano di conseguenza in modo gioioso e positivo. Ve lo ri-giuro. E’ una questione ovvia di frequenze.

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Di colpo era come se qualcuno avesse preso la matassa e fosse riuscito a dipanarla al meglio.

Tutto quello che chiedevo e avevo chiesto si stava avverando anzi, fin troppo velocemente, non riuscivo a starci dietro e ora piangevo per l’emozione e non più per la tristezza.

Vi sto raccontando questo perché mi piacerebbe che anche voi riusciste a fare come ho fatto io e credetemi se vi dico che i miei problemi di quel periodo non erano bazzecole.

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La vita mi si era trasformata di colpo e la destabilizzazione regnava sovrana. Per di più, la mancanza di una persona che amavo tantissimo mi lacerava il cuore. Tasse da pagare, figlio in bilico perché la mancanza di questa persona l’aveva sentita anche lui, e tutte le varie conseguenze.

Ecco, i soldi, mannaggia a loro, erano proprio una delle cose che mi spaventava di più.

Mi dissi più volte queste parole:

L’Universo non ha mai abbandonato nessuna sua creatura. Se non mi auto-abbandono io, lui farà si ch’io abbia tutto ciò che merito e di cui ho bisogno.
L’Universo non ha mai lasciato senza cibo un uccello o senza acqua una pianta. Abbiamo sempre causato tutto noi.
Lui è un padre responsabile e mai vorrebbe il mio male.
Devo solo crederci. Devo solo imparare ad affidarmi a lui.
E’ difficile. Sembra impossibile.
Ma in realtà in lui c’è tutto in abbondanza per tutti. Per ognuno di noi.
Devo sforzarmi di credere in questo.
Devo farlo, per il mio bene
-.

Fino ad affermare ad alta voce – Io ho tutti i soldi che mi servono -. Parlando al presente come se già li avessi in quanto, per la Legge d’Attrazione, bisogna già vedersi il problema risolto. Se io avessi detto “avrò”, l’Universo non avrebbe capito. Il suo tempo non è uguale al mio tempo, magari me li avrebbe anche dati ma dopo trent’anni e a me servivano in quel momento.

Naturalmente non mi ha fatto trovare i milioni sul comodino l’indomani mattina ma, il giorno dopo, un signore che mi aveva chiesto un anno prima l’amicizia su FaceBook, ebbe da ridire su un articolo che avevo postato sul mio profilo. Non era d’accordo con le mie riflessioni. Bene, ci può stare. Parliamone.

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Scambiammo i nostri pareri con umiltà e intelligenza fino a che, dopo un pò, lui mi scrisse in privato su Messenger chiedendomi di contattarlo telefonicamente per parlare di una nuova attività all’interno della sua azienda. Un’attività ovviamente spirituale.

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Come andò a finire? Vedete, l’importante non è come andò a finire. La cosa fondamentale è il cammino, è la strada giusta. Il fatto che io avessi mosso delle forze energetiche che stavano rispondendo al di là di come finì il rapporto con questa persona. La cosa potrebbe fallire più e più volte ma l’importante è avere ottenuto la possibilità di scelta piuttosto che il nulla e rimanere affranti nell’apatia e nella desolazione.

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Anche se vi sentite stupidi, anche se vi sembra impossibile, anche se vi hanno insegnato che sono solo sciocche illusioni, quando vi sentite giù e un problema vi affligge fate come ho fatto io e credeteci. Crederci di pancia. Vi sentirete meglio ve lo garantisco. Magari non subito, non il primo giorno. Io ho iniziato a sentirmi meglio, e non ancora del tutto, dopo il venticinquesimo giorno. Perciò abbiate pazienza e convinzione… sono davvero le virtù dei forti.

In questi casi il segreto risiede nella COSTANZA. Continuate, continuate senza demordere. Continuate con le affermazioni positive, continuate a immaginarvi felici, continuate a ridere, continuate a visualizzare per voi il meglio, continuate a credere, nonostante sia difficile, di avere la piena fiducia nella vita, continuate senza smettere.

E ce la farete.

Prosit!

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Dal Vangelo secondo Meg – niente di religioso ma molto curioso

Cari Prositiani,

siamo a Settembre, il mese del ricominciare e della trasformazione. Si iniziano i lavori abbandonati durante la stagione estiva, riaprono le scuole, la natura cambia completamente e anche se tra qualche mese tutto andrà a dormire per molti di noi questo è il momento di un nuovo inizio senza più riposo.

E’ per questo che ho deciso di inaugurare una nuova rubrica nel mio blog che s’intitolerà “Dal Vangelo secondo Meg”. (Potete trovarla qui di fianco nella sezione “categorie”)

Pur non essendoci nulla di religioso in questo, come accenna il titolo, vi ho sempre detto come ci siano state date in passato delle scritture che considero sacre e che già ai tempi descrivevano bene come l’essere umano avrebbe dovuto vivere. Purtroppo questi testi sono stati, a mio avviso, spesso mal tradotti probabilmente per mantenere l’umanità soggiogata e in un’ignoranza che non le permetteva di conoscere il suo vero potere.

Nessuno ci ha mai educato a sviluppare le nostre capacità intrinseche e della nostra energia preferendo sottometterci, in questo caso, a divinità in grado di giudicarci e castigarci.

Io credo in Dio ma è un Dio ben differente da quello che le religioni mi hanno raccontato. Il mio Dio risponde  in modo diverso, questa è semplicemente la mia opinione e soprattutto il mio Dio può chiamarsi anche “Tutto”.

Il mio Dio non ha una forma precisa e nemmeno una consistenza. E’ semplicemente ovunque.

Alcuni individui, in tempi molto antichi, hanno saputo utilizzare le capacità di questo Dio che in realtà è dentro ognuno di noi. Hanno saputo farlo con la fede che non è quella che intendiamo noi oggi.

Non significa infatti – avere fede – ma – vivere nella fede -, è diverso.

La prima riporta ad una sorta di speranza, la seconda è essere certi che ciò che vogliamo accada. La fede è il potere che ci collega all’Universo Divino.

I soggetti come Gesù e Maometto e molti altri, li abbiamo conosciuti come dei messaggeri per noi, dei prescelti dal nostro Dio (perciò molto fortunati) che hanno compiuto opere grandiose chiamate miracoli che noi mai e poi mai potremmo realizzare.

Chiediamo loro perdono e pensiamo che tutto quello che li accompagna sia un qualcosa di magico e inspiegabile. Prendiamo il nostro Messia ad esempio, quello che conosco meglio, colui che moltiplicava i pani e i pesci, che trasformava l’acqua in vino, che guariva i ciechi e resuscitava i morti.

Leggendo spesso il Vangelo, in quanto, ripeto, lo considero un testo pieno di ottimi consigli e verità, mi sono resa conto di come in realtà tutti i suoi interventi descritti nascondino un messaggio per noi affinchè si possa veramente vivere al meglio e tutto questo grazie all’energia. La potentissima e incredibile energia che non consideriamo mai e che risiede dentro di noi.

Basterebbe crederci e sarebbe bastato allenarla dal giorno in cui siamo venuti al mondo se non ci avessero nascosto queste nostre capacità e non ce l’avessero impedito.

Tante cose sembrano davvero assurde ed è per questo che ho deciso di tradurle. A modo mio ovviamente. Rispettando il pensiero di chiunque ma interpretando tutto questo lavoro fatto in passato per noi in un modo che a me piace molto e mi aiuta a trovare il ben-essere fisico e psichico.

In questo articolo non tradurrò nulla, mi faceva piacere presentarvi semplicemente questo nuovo argomento.

Penso possa essere anch’esso di aiuto e penso di poterlo collegare anche al Pensiero Positivo perché nessuna grandezza cosmica, nessuna vita e nessuna forza di creazione ha mai voluto che una sua opera  vivesse male.

Siamo figli di questa immensità. Un’immensità che si è sempre presa cura di qualsiasi sua creazione ma sembrerebbe proprio tranne l’uomo. E’ davvero possibile questo? O forse siamo noi che ci siamo tarpati le ali da soli o abbiamo permesso, a causa di mille motivi nati dalla notte dei tempi, di farcele tarpare da altri?

Vedremo.

Attraverso la finzione o la realtà, l’importante è trovare la felicità vera, avvicinarsi il più possibile alla nostra grandezza come figli dell’Universo e io credo che questo possa essere possibile.

Qui sotto vi posto un video di Salvatore Brizzi che spiega bene cosa significa vivere nella fede e che differenza c’è tra fede, credenza e fanatismo.

Buona visione.

Prosit!

Spieghiamo questa storia delle – Affermazioni Positive –

Avrai sicuramente sentito parlare tante volte del potere delle – Affermazioni Positive -, frasi da dirsi e da ripetersi nella testa con la capacità di farci vivere meglio e farci sentire più sereni.

Sembra una cavolata. Tu stai male, stai soffrendo, però ti dici in cuor tuo – Sto bene, sono felice – e tutto passa. Assurdo vero? Le bacchette magiche non esistono e noi non siamo tanti Harry Potter in grado di fare le magolamagamagie che vorremmo.

Quando parlo di questo concetto infatti, tutti mi dicono che è una cosa difficilissima da compiere ma, in realtà, se ci ragioni un attimo, non è assolutamente vero che è difficile da mettere in pratica (basta pronunciare delle parole o pensarle) quello che è difficile è…. CREDERCI!

Vedi, in realtà questa tecnica funziona davvero ma se nessuno ce la spiega al meglio è quasi impossibile farla nostra. Voglio provare a fartela capire.

Partiamo dall’inizio della giornata, da quando apriamo gli occhi al mattino. Solitamente il nostro pensiero va immediatamente a quello che abbiamo da fare durante il giorno, o al fatto che è ora di alzarsi, o si ricorda un sogno fatto durante la notte. Ecco, è proprio in questo momento che dovremmo spazzare via questi pensieri e ringraziare semplicemente quella giornata immaginandocela bellissima. Soffermarsi un attimo e pensare a noi che stiamo ridendo, a noi che siamo felici, a noi che riceviamo una bella sorpresa, a noi che stiamo bene. Anche se non è vero dobbiamo dire che stiamo bene.

Ti ricordi l’esempio del succo di limone che ti scrissi in questo articolo qui https://prositvita.wordpress.com/2015/11/13/cervello-succo-di-limone-e-ape-gli-ingredienti-per-potersi-preoccupare-tanto-e-bene/ ? (Leggilo è importantissimo). Il cervello lo si può ingannare, lui non ha occhi suoi o orecchie sue, noi possiamo fargli credere quello che vogliamo e, se continuiamo a dirgli che stiamo bene, lui si convincerà di questo e di conseguenza, essendo che siamo molto mentali, ci sentiremo meglio.

Quando poi ti alzi e vai in bagno per lavarti, ringrazia quell’acqua che ti sta dando la possibilità di pulirti, che ti sta rinfrescando e ti sta togliendo la notte di dosso.

Ringrazia la tua colazione, benedici quel cibo che sta entrando nel tuo corpo e che ti farà bene. Immaginati sano e continua a vederti felice, sorridente.

Dillo, dillo a te stesso – Io sto bene, sono felice. Grazie colazione, grazie letto, grazie acqua, grazie cielo, grazie figlio, grazie auto, grazie vita… -.

Continua in questo modo per tutta la giornata e aggiungi affermazioni di questo tipo:

Sono meraviglioso, bello, un essere inimitabile e irripetibile – mentre ti guardi allo specchio

La vita mi ama, non può volere il mio male, io sono al sicuro – mentre ti vesti

L’Universo è la mia culla, mi darà tutto quello di cui ho bisogno – mentre vai al lavoro

Domani sarà una giornata stupenda, sarò felice come non mai – mentre vai a dormire

Attenzione però, non devi “sperare”, devi immaginare, considerare. Non sperare di ridere domani; devi considerare di ridere domani, è diverso. Devi visualizzarti mentre stai ridendo.

Dicendo queste frasi inoltre, devi tener conto che potrai vivere il momento. Il presente. Il Qui e Ora. Se ti concentri sull’acqua che stai bevendo e la ami e la ringrazi, automaticamente stai pensando solo ed esclusivamente a quell’acqua. In quel momento ci siete solo tu e l’acqua, non avranno spazio dunque le bollette da pagare, il collega che ti ha fatto arrabbiare, la madre che non sta bene, il detersivo che è finito, la roba da stirare che ti sta aspettando….

Esistete solo tu e l’acqua. Solo tu e l’acqua.

Più riuscirai a mettere in pratica questo, con qualsiasi cosa che condivide la tua giornata, più riuscirai a stare bene. Fidati.

Il fatto è che più tu stai bene e più disegni del bene per il tuo futuro anche prossimo. L’indomani, se il tuo disegno è stato costituito da te con il “bene” non potrà che essere automaticamente una bellissima giornata, capisci?

Quello che stai vivendo oggi è quello che hai costruito ieri perché sei tu che realizzi il tuo destino.

In realtà la bacchetta magica che menzionavo prima ce l’hai! Ce l’abbiamo tutti, è dentro di noi.

Ecco perché si dice che le – Affermazioni Positive – funzionano davvero. E’ un meccanismo ovvio e automatico.

Non puoi dirmi che è difficile dire: – La vita mi ama e mi rende e mi renderà felice -.

E’ semplicissimo pronunciare questo insieme di lettere ma il fatto è che mentre lo diciamo ci sentiamo stupidi, sciocchi. Ci sembra nettamente impossibile.

Prova a prendere la tua macchina e dire: – Troverò sicuramente un parcheggio libero al mio arrivo e non dovrò impazzire -. E’ facile dirlo, il difficile è crederlo perché, mentre diciamo questo, una vocina nel nostro cervello dirà “Seeeee…… ma cosa cavolo stai dicendo? Sai benissimo che è impossibile parcheggiare e che dovrai girare come un pazzo, come tutte le mattine…”, et voilà che tutti i tuoi buoni propositi vanno a farsi friggere.

Non ascoltare questa voce, concentrati. Oltre che a dire questa frase con la bocca o con la mente prova a dirla anche con la pancia, sentila dentro. Non troverai parcheggio la prima volta ma continua, non demordere. Tanto non ti costa nulla. Non devi spendere soldi, non verrai preso in giro, nessuno può sentirti, non devi perdere tempo, puoi farlo mentre guidi.

Quindi, è solo questione di….. ABITUDINI…. Pensa.

Solo questione di abitudini. Ti rendi conto?

Basta cambiarle queste abitudini.

E ora, ti consiglio di guardare questo breve video realizzato dalla maestra delle – Affermazioni Positive –, Louise. L. Hay, e vedrai come tutto quello che ti ho detto può rivelarsi molto semplice da fare in realtà.

Fai come lei ti consiglia e potrai davvero trasformare la tua vita in meglio e vivere giornate straordinarie.

Dentro di te c’è un potere che non immagini. Che l’educazione che abbiamo ricevuto (familiare, sociale, scolastica, della televisione…) ha sempre soffocato. Ma è ancora lì e sta solo aspettando di essere utilizzato.

Prosit!

Dai un Colore alle Emozioni – è molto utile per…

Lo sappiamo tutti, le emozioni positive sono una tale gioia che ce le viviamo e non ci preoccupiamo di altro. Quelle negative invece, proprio loro, qualche problemuccio ce lo danno.

Dolore, angoscia, rabbia, tristezza, fastidio, paura, malinconia… sono tutte sensazioni che ci eviteremmo volentieri e anzi, spesso proprio facciamo finta di non provarle. Tentiamo di scacciarle, di passarci sopra facendo finta di nulla. Niente di più sbagliato. Mai reprimerle, bisogna tener conto che è come se distruggessimo una nostra opera d’arte con la differenza che esse rimangono dentro di noi a farci del male.

Dobbiamo tenere conto che quelle emozioni, seppur malvolute, le abbiamo create noi.

Ora tu dirai – No! E’ tizio che mi ha fatto arrabbiare! -. Lo so, ma se tizio ha avuto su di te il potere di farti provare rabbia, come già ti ho spiegato in passato, vuol dire che sei schiavo di altri e non un vero e proprio Mago. Vuol dire che qualcun altro ha potere su di te.

Ma non importa, capita a tutti. Il fatto è che nessuno ha in realtà potuto creare in te rabbia, o paura, o tristezza. Solo tu puoi averlo fatto e quindi, devi capire che queste tue creazioni sono come dei tuoi figli. Un figlio, appena nato, farà di tutto per farsi ascoltare: se ha fame, se vuole essere cambiato, se vuole dormire. E se non viene ascoltato urla ancora più forte. La stessa cosa la fanno le tue emozioni.

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Se farai finta di non provare paura essa si sentirà messa da parte e, per farsi vedere, dal momento che l’hai realizzata e scomodata, busserà con più forza e diventerà sempre più grande affinchè tu la possa considerare. Perché ti sta dicendo – Ehi! Sono qui! Perché mi hai creata? Perché mi hai chiamata? Cosa devo fare? Ehi? Devo difenderti? Devo rattristarti? Ehiii???!!! – . Sempre di più.

Bisognerebbe infatti riconoscerla, salutarla, amarla, in quanto è appunto una cosa nostra (ed è come se non amassimo nostro figlio altrimenti) e passarci attraverso facendole vedere che non abbiamo timore di lei. Che l’affrontiamo perché noi siamo più potenti, siamo i suoi artefici. Padroni di noi stessi come faremmo con la nostra creatura.

E’ però difficile individuare certe emozioni. Ad esempio, quando siamo tristi ci sembra di essere tristi a livello generico. Ci sembra di essere tristi ovunque, persino nelle dita dei piedi. Una sensazione totale ci avvolge e ci sentiamo avviluppati all’interno di un qualcosa di scomodo che non ci piace.

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In verità, quella tristezza sta dentro di noi, lo sappiamo ma non la individuiamo. C’è però un metodo per riuscire a distinguerla da tutto il resto di noi ed è importante fare questa divisione perché già solo compiendo questo atto facciamo capire al nostro inconscio che tutto il resto di noi invece è sano.

Io consiglio di dare un colore alle emozioni.

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Fermarsi, concentrarsi bene, chiudere gli occhi, guardarsi dentro e immaginare un fumo all’interno di noi. Questo fumo avrà un colore diverso a seconda dell’emozione che proviamo.

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La tristezza ad esempio potrebbe essere grigia. Così facendo possiamo notarla bene. Il dolore nero, la rabbia rossa, la paura azzurra, la malinconia gialla, e così dicendo.

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Una volta individuato quel fumo, quel vapore che s’innalza sempre di più proprio al centro del nostro corpo, e colorandolo sarà più semplice, lo ringrazieremo e gli diremo queste parole:

Ti ho visto, so che ci sei. Ti amo, grazie di essere venuto a portarmi il tuo messaggio ma non mi fai paura, io non ti temo, io ti ho creato

In quel momento dovremmo immaginare questo fumo aprirsi in due come le acque del Mar Rosso al passaggio di Mosè fiero e orgoglioso, e infatti dovremmo poi vedere la nostra figura passarci in mezzo con una lunga spada senza temere nulla ma piena d’amore e vedere quelle onde vaporose e impalpabili inchinarsi al nostro cospetto da entrambi i lati.

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Saremmo stati, in quel momento, dei veri guerrieri.

Una volta effettuato il passaggio fino alla fine della nube colorata, possiamo ringraziare sia l’emozione che noi stessi per il coraggio avuto e riaprire gli occhi e non fare più nulla. Anzi, cercare di distrarci. L’importante sarà ripetere questo breve esercizio più volte al giorno o a seconda della necessità.

All’inizio potrà sembrare sciocco effettuare questi pensieri, in realtà sono utilissimi per ingannare il cervello che ci sta portando nel baratro della nostra angoscia sempre di più, senza farci vedere altre vie d’uscita.

Vedi, se lasci comandare te stesso dalle tue emozioni, esse comanderanno anche il tuo cervello e la paura non potrà che spaventarlo, la rabbia non potrà che farlo infuriare, la malinconia non potrà che farlo soffrire incredibilmente.

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Quando tuo figlio piange perché ha fame, e sbraita come un forsennato, è lui a comandare in quel momento e tu ti ritrovi a vivere quei momenti solo ed esclusivamente in base al suo bisogno. Sei un suo servo! La stessa cosa lo diventi per le tue emozioni alle quali hai permesso di manipolare la tua mente. Ma loro purtroppo, anche se sono create da te e sono venute per insegnarti, non ti danno la gioia che può darti il tuo bimbo.

Allenati a vedere il colore e tutto ti sembrerà più semplice.

Prosit!

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Il grande potere dell’Ingenuità

L’ingenuità non è più ammessa.

Pensano di te che sei una persona buona, una persona di cuore ma appena provi ad esternare un umile pensiero vieni scanzonato, deriso, considerato un poverino.

Appena speri e manifesti la tua fiducia diventi un fesso.

– L’ Universo non lascerebbe mai senza cibo una bocca che lui stesso ha creato – (proverbio africano)

Non cedere. Non permettere che questo freni la tua purezza.

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L’ingenuità appartiene ai bambini, ad esseri incontaminati che non conoscono il male.

Segui il tuo istinto per evitare i pericoli, ascolta lui, ma non eliminare l’ingenuità dalla tua vita.

La sagacità, la furbizia, la scaltrezza, le hai già. Ti basta non aver paura e tirarle fuori al momento del bisogno.

Questo non significa che devi soffocare la tua innocenza, la tua meravigliosa semplicità perchè è proprio la più grande ricchezza che ti appartiene, della quale tutto il mondo ha bisogno.

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Non sentirti deriso. Devi riuscire a sentirti unico per questo. Speciale.

Non sentirti impotente, non vergognarti. Appartieni alla freschezza di questa terra. Sei il suo frutto migliore.

Continua a proclamare le tue stupide frasi a gran voce, continua ad essere tu.

Continua a compiere quelle sciocche azioni, sono figlie tue.

Non c’è giudice che possa valutare.

Solo tu puoi dare a qualcun altro tale potere.

Non farlo. Il potere è tuo ed è proprio nella tua autenticità.

Sei nato goffo ma poco t’importava. Per te era molto più importante muoverti con passi incerti, ma scoprire.

Sei nato scienziato, scopritore e non eri attento alle tue movenze e ai tuoi pensieri.

Andavi avanti utilizzando solo i sentimenti. Eri focalizzato solo su di loro.

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E’ l’ingenuità che permette a questi ultimi di uscire e traboccare. Di riempire la tua vita. Un’ingenuità che devi lasciare libera in qualsiasi quantità, altrimenti soffocandola, soffocherai anche le tue emozioni.

E pensa… l’unico motivo per il quale ti ritrovi ad doverla chiudere stretta in un imballaggio è il giudizio degli altri. Può essere questa una motivazione tanto importante da uccidere la tua natura?

Sii ingenuo. Sii te stesso. Non dimenticarti mai chi sei. Non dimenticarti mai chi eri.

L’ingenuità è potere, è fatta di energia.

E’ la tua bacchetta magica che vibra. Non spegnerla.

I bambini sono senza passato ed è questo tutto il mistero dell’innocenza magica del loro sorriso – (Milan Kundera)

L’ingenuità ti permette automaticamente di comportarti come meglio credi senza mai mancare di rispetto a nessuno. Ti permette di fare ciò che ti fa stare bene. Ti permette di essere libero.

L’ingenuo non tradisce. L’ingenuità non si affianca alla malignità. L’ingenuità è piena d’amore.

Prosit!

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Che tipo di persona sei se hai le Dita dei Piedi Unite?

Cosa significa avere le dita dei piedi unite tra loro? In termini medici significa avere una deformazione, chiamata sindattilia, che può colpire in modo grave o meno le dita delle mani e dei piedi unendole tra di loro. Comporta varie e numerose forme di anomalia ma quella di cui vorrei parlare oggi è l’unione tra il secondo e il terzo dito del piede che diverse persone hanno come vedete nell’immagine qui sotto.

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Può colpire un solo piede o entrambi e, fortunatamente, non è da considerarsi in questo caso, una deformazione grave.

Le dita protagoniste si chiamano Billuce (il secondo) e Trilluce ( il terzo) e rappresentano, in ordine, il nostro Istinto e la nostra Aggressività. Ossia il reagire senza pensare addizionato ad una forma di violenza che tutti quanti abbiamo, chi più chi meno. Una violenza in grado anche di salvarci in certe occasioni della vita e, il dito che la simboleggia, pur sembrando il più antipatico tra tutti, è invece molto utile per leggere la personalità di un essere umano.

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Quando incontro persone che mostrano questa particolare caratteristica mi pongo a loro in modo sempre gentile perché sono solitamente persone molto generose ma è bene non farle arrabbiare. Hanno, come si dice, “l’incazzatura facile” ecco.

Questo non vuol dire che siano cattive o poco piacevoli anzi, ma preferiscono imporre il loro ragionamento e gradiscono molto che venga fatto come dicono loro.

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Il Billuce, dito dell’Istinto, lavora in questo caso in stretto contatto con il Trilluce dell’Aggressività ed è facile comprendere come questa Aggressività sia appunto istintiva e poco ragionata. Si pensi che è legata addirittura ai nostri istinti primari. Prevalentemente viene mostrata attraverso occhiatacce e tono perentorio ma, con un’infinita dose di dolcezza, queste persone possono essere conquistate senza alcun problema e arriveranno persino a stimarci. Accadrà la stessa cosa anche se riusciamo a tenergli testa ma non dovremmo farlo in modo sgarbato e nemmeno da ruffiani, non lo sopportano, e non sopportano le persone mollicce senza midollo.

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Hanno bisogno di avere accanto persone meno “forti” di loro ma presenti, che ci sono e ci saranno sempre, hanno bisogno di potersi fidare. Ciecamente.

Gli sconosciuti verranno infatti osservati e studiati attentamente da loro che si trasformano in uno scanner e fanno ad ognuno una radiografia proprio per assicurarsi di potersi “aprire” senza timori. Ecco anche perchè sono tipi che giudicano parecchio chi hanno di fronte, ma hanno anche un’ala protettiva molto ampia, sotto la quale, colui che vi trova rifugio può vivere tranquillo e completamente protetto.

Sono persone viscerali che le cose non te le mandano a dire e vivono molte situazioni “di pancia”.

Possono avere diversi disturbi fisici in quanto per loro trattenersi, quando qualcosa non va come vogliono, è davvero uno sforzo e, se sono obbligati, quando questo accade, si sentono rodere dentro. Dovrebbero imparare ad accettare un po’ di più gli avvenimenti e lo dico per il loro bene.

Un loro difetto? Quello di credersi una spanna sopra agli altri ma non bisogna incolparli per questo. Sanno gestire varie situazioni e sapendo di avere determinate responsabilità in ambito familiare, o lavorativo, o nei confronti di una persona, grazie a questo loro “vanto” personale riescono a non cedere, donando a loro stessi, continuamente, la forza di andare avanti e far sì che le cose vadano sempre per il meglio.

Non passano inosservati in una compagnia anche solo per l’energia che emanano.

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Nelle persone molto Yang, pari ad un lato del corpo ma che in vari individui prevale in tutto il soggetto, le due dita corrispondono al Desiderio e sempre all’Aggressività mentre, per le persone più Yin, le caratteristiche si basano sui Sentimenti e la Creatività. C’è sempre una correlazione, tant’è che il Sentimento è nettamente più istintivo che ragionato così come il Desiderio, mentre la Creatività, seppur lavora anche con la mente, è in qualche modo collegata all’Aggressività perché creando si agisce e l’Aggressività* è una peculiarità che fa comunque agire. Non dovete pensare alla Creatività solo come forma d’arte. La Creatività è simile all’ingegno e anche, ad esempio, creare un’idonea trappola per catturare un animale (parlo dei nostri antenati) si collega ad una forma di espressione dell’estro.

La parte Yang, ossia quella destra, è la parte anche inerente alla mascolinità di ognuno di noi. Sappiamo bene che tutti gli esseri umani sono composti da una personalità maschile e una femminile, poi nella maggior parte dei casi, a seconda del sesso, una di queste prevale. Quella Yin è ovviamente quella sinistra, quella femminile. Sottolineo questo perchè, come dicevo prima, accade che questa forma di sindattilia si ha in un solo piede.

Perciò quella destra, quella del PADRE, è quella forte, perspicace, coraggiosa, legata all’azione, che sa valutare il pericolo, che sa orientarsi, più tecnica: Aggressività.

Quella sinistra, quella della MADRE, è quella sensibile, che sa organizzare, empatica, affettuosa, che ha fantasia, più filosofica: Creatività.

Le ho divise per spiegarvele ma sono ovviamente collegate l’una all’altra come ripeto.

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Dopo tutte queste parole, tali persone, potrebbero sembrare impavidi guerrieri invece sanno essere anche molto sensibili e alcuni persino titubanti non per niente cercano di nascondere questo loro difetto indossando sempre scarpe chiuse anche in estate. L’Aggressività mostrata è infatti in questi casi una forma di difesa nei confronti di un carattere invece pieno di paure e incertezze che ha timore ad affrontare la vita.

Ormai sapete che c’è sempre un equilibrio tra concreto e non e, molto spesso, quello che si dice a voce non è quello che realmente si è o si farebbe.

Sono insomma soggetti particolari, per nulla banali, d’altronde, una bella particolarità ce l’hanno in quei loro piedi e… i piedi parlano!

Ora, sapete anche che cosa vi stanno dicendo e la parola d’ordine è: rispetto.

Vogliono essere rispettati. Come dargli torto?

Prosit!

 

* da Wikipedia – Nell’etologia in generale (e nell’etologia umana in particolare) col termine Aggressività s’intende l’impulso istintuale ad aggredire animali di altre specie o della propria al fine di attentare alla loro esistenza, per cibarsene nel caso di specie predatorie carnivore, o comunque di provocare loro lesioni o danni diffusi. In altri termini, l’Aggressività è letta dagli etologi come funzionale alla soddisfazione degli obiettivi primari: mangiare e copulare. Si ha aggressività per difendere un territorio, per proteggere i propri piccoli, per organizzare la scala sociale gerarchica all’interno di un gruppo nelle specie sociali.

photo wikipedia.org – libero.it – massimocavezzali.blogspot.com – quando.net – periodofertile.it – dagospia.com

Io mi offendo, cos’altro potrei fare?

Che tu ci creda o no, quando una persona ti offende (ossia riesce ad offenderti), qualsiasi cosa ti dica, anche la più brutta, sta in realtà toccando una tua debolezza. È da lì che nasce quello che noi chiamiamo offesa.

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Il moralismo e il bon ton che tutti conosciamo, indicano che, a prescindere, alcune cose non vanno dette, fanno parte di una legge etica e morale che tutti quanti abbiamo e dovremmo avere ma, quello che vorrei sottolineare oggi, è ciò che si prova nel cuore quando si riceve una frase che non ci piace e che intacca il nostro orgoglio, al di là di quello che la legge civile ha stabilito. (Tant’è che, negli ultimi tempi, alcuni impropèri, soprattutto se senza minaccia, non sono neanche più denunciabili).

Le parole sono in realtà solo vento, ma nel momento in cui riescono a “toccare” significa che questo vento è diventato tangibile e doloroso. C’è un detto che dice – le parole fanno più male delle botte – è sicuro, lo capisco bene, non sono estremista, siamo umani, ma fondamentalmente è un proverbio sbagliato.

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E’ sbagliato perchè, come dicevo prima, la debolezza è tua e non dovresti avere di queste debolezze secondo le leggi universali che ti reputano loro “figlio”, ossia parte di esso. Vale a dire un handicap con il quale il tuo inconscio ha deciso di farti vivere e tu accetti senza fare nulla per migliorare. Lo accetti perchè non te ne rendi sicuramente conto, ma la puntura che senti quando vieni umiliato, è proprio l’avviso che dovrebbe farti drizzare le antenne.

Se ti amassi completamente non avresti debolezze, non ci sarebbe posto per loro, saresti pieno d’amore e riceverai solo amore perchè trasmetteresti solo amore.

Ma la cosa più grave, che non si capisce, è che l’importanza che dai a quell’offesa ricevuta si ripercuoterà sul tuo fisico più avanti nel tempo. Le basta concretizzarsi e poi…. zack! Ecco presentarsi la malattia, il malessere, il disturbo che ti colpisce e ti chiedi come mai stai così male. Poi, ti prenderai due medicinali e tutto tornerà come prima… fino alla prossima volta.

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Nel caso, è molto meglio una sana arrabbiatura, da non trattenere, senza astio o rancore.

Ma la colpa non è di chi ti ha mancato di rispetto. La responsabilità (perché non si parla mai di colpa) è tua! Tu hai dato potere a quella frase. Hai permesso ad un insieme di parole, hai permesso ad un altro essere umano di renderti triste, o arrabbiato, o angosciato, o stizzito, o incazzato. E’ assolutamente una cosa da non fare. Nessuno può avere il potere di cambiare il tuo umore.

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Senza contare di quante volte ti offendi da solo, come quando ti metti i pantaloni lunghi anzichè corti perché ti consideri grasso, o come quando vuoi far credere di avere tanti soldi anche se non è affatto vero, o come quando rispondi obbediente come un cagnolino ad ogni dovere che non ami, o come quando, per l’appunto, reagisci ad un’offesa in malo modo, facendoti corrodere dalla mortificazione. Hai offeso te stesso. Hai dato ad un altro la possibilità di metterti sotto la suola delle sue scarpe.

Come dicono a Roma, e come dice mia mamma, dovresti semplicemente pensare “me rimbalza!“.

Ora tu dirai che vivendo in questo modo si diventa insensibili. Non si prova più la passione né nel bene, né nel male, ma il fatto è che se davvero vuoi essere figlio dell’Universo dovresti capire che esso non ha le nostre stesse sensibilità.

A lui non interessa minimamente di quello che esce dalla bocca di qualcuno, anche perché, le sue leggi dicono che se hai ricevuto una determinata frase (e questo vale anche per i complimenti) è perché in un modo o nell’altro te la sei cercata.

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Mi spiego meglio. Ogni cosa che ci viene detta, ogni situazione che viviamo e ogni persona che incontriamo nel nostro cammino, ci stanno semplicemente facendo vedere un qualcosa che già è dentro di noi e che noi abbiamo trasformato in realtà per viverla (e per imparare a migliorarci). Se una cosa è bella ci limitiamo a gioire senza renderci conto che siamo stati bravi e potremmo crearne altre mille di situazioni così. Se invece una cosa è brutta ci limitiamo ad angosciarci senza capire che è uscita da noi per mostrarci il male che fa ed insegnarci.

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Insomma, ci limitiamo in ogni caso e questa è proprio la parte negativa. La limitazione che abbiamo. E abbiamo sempre. Siamo un insieme di energie e forze di una potenza devastante ma conduciamo miseramente una vita limitata.

La stessa cosa vale per l’offesa ricevuta. Non ti sto dicendo di condonare o di permettere alla tale persona di insultarti ancora, falla smettere. Ma non limitarti a reagire, o a offenderti, o ad arrabbiarti. Quella persona ti ha appena dato in mano uno strumento. Si, è solo vento, ma diventa tangibile, ho detto, ricordi? E allora prendi questo strumento, studialo, osservalo, perché è arrivato a te? Bene, ora cosa ne puoi fare di bello? E fallo. Forse, secondo a quanti anni hai, risulterà difficile modificare quello che per una vita intera è stato un modo di vivere, ma se insegnerai questo ai tuoi figli, ancora in fase di maturazione, li farai vivere senz’altro meglio.

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Senza contare che impareranno davvero cosa significa usare l’acqua per spegnere il fuoco e non cercare di spegnere un incendio con il fuoco stesso ma, con questa frase, non vorrei passare per una perbenista delle fresche frasche quale non sono.

Il fatto è che ai tuoi figli nulla li spaventerà più perché sapranno costruire, da ogni cosa, un qualcosa di utile e positivo soprattutto per se stessi e questa positività si rifletterà continuamente in loro e attorno a loro.

Lo ripeto, non sono assolutista, né estremista e un sano – Vaff…. – ci sta sempre più che bene ma è quello che accade dentro di te che devi imparare a trasformare e attenzione a non reprimere.

E ora, per finire, voglio scriverti ancora una volta, come feci tempo fa, una splendida frase di Salvatore Brizzi:

Quando dai la colpa a qualcuno gli stai dando anche Potere, il tuo Potere. Gli dai il Potere di renderti felice o infelice. Ma se una persona o un evento possono renderti felice o infelice, allora tu non sei un uomo libero, sei un servo; sei condannato a vivere sperando che nessuno ti faccia mai niente di male. Se hai questa consapevolezza sei una maga o un mago; se non ce l’hai sei una vittima, un piegato, un lamentante.

Prosit!

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Amare l’Ansia più di qualsiasi altra cosa

L’argomento di oggi potrà sembrare assurdo a molti ma è accaduto realmente e per me è stato così emozionante che desidero riportarlo qui.

Sapete tutti ormai che dopo aver avuto la mia amata Ernia alla schiena, l’ho ringraziata e l’ho considerata una delle cose più belle che mi siano accadute (non sono masochista lo giuro!) però mi sono sempre sentita un po’ sola in questa teoria perché non mi era mai capitato di sentire qualcun altro pensarla come me. Fino a qualche giorno fa quando, finalmente, non vidi più un’espressione stralunata sul volto del mio ascoltatore e due occhi sbarrati come se mi fossi completamente ammattita, bensì un accenno di consenso e poi queste preziose parole.

Sai Meg, l’ansia che ho subito per quasi 10 mesi e dalla quale sto uscendo in questo periodo è stata sicuramente la mia migliore amica e lo è ancora! Perché comunque farà sempre un po’ parte di me, perché è la mia guida, la mia consigliera, quella che mi dice “Ehi G.! Così non va bene! Ti stai facendo del male? Rimedi tu o devo agire io?”. Quanto l’ho odiata i primi tempi, quando non mi permetteva più di guidare, non mi permetteva più di avere un rapporto sano e gioioso con mia moglie, quando mi bloccava il respiro e sentivo i polmoni sgonfi che non riuscivano a riempirsi d’aria… e mi sentivo morire. E piangevo e chiedevo a mia moglie di portarmi al Pronto Soccorso… e oggi so di per certo che, se non fosse mai arrivata, avrei continuato a fare una vita misera e chissà come sarebbe andata… -.

A parlare è il mio amico G. che, mesi fa, all’improvviso, dopo una vita che lui credeva “figa”, si è ritrovato ricoverato all’ospedale senza ossigeno, senza forze e senza speranze. Un grave stato di Ansia, che gli ha creato anche forme di ipocondria e agorafobia, lo aveva ridotto ad uno straccio che non trovava più nessun valido motivo per trascorrere le proprie giornate.

E’ stato il periodo più brutto della mia vita Meg… credevo! Mentre invece stavo guarendo! Ti rendi conto? Il periodo brutto in realtà erano stati tutti i miei quarant’anni precedenti! Quarant’anni passati a mascherarmi per farmi bello, ad essere vittima di stupide paure, della forma e del giudizio degli altri. Quarant’anni a prostituirmi per un valido stipendio e la notorietà, perché queste erano le cose importanti. Essere il migliore, il più bello del paese, quello che aveva più donne di un altro in modo tale da soffocare le mie compulsioni, no…. non sessuali… ma di certezze, di affermazioni. La gente mi avrebbe stimato -.

Il mio amico G. Una potenza davvero. Un grande uomo. Pieno, pieno, pieno di cose belle dentro, di una forza incredibile, di un’energia devastante. Tutte cose completamente annientate dalla sua paura. La paura di non essere il numero 1. Perché in questa vita, in questa società, se non sei il numero 1, se non hai una laurea e una bella macchina, non sei nessuno. Questo gli avevano inculcato i suoi genitori, involontariamente, e questo è sempre stato lo scopo della sua vita. Uno scopo che, giorno dopo giorno, in sordina, stava uccidendo la sua vera natura.

Si, G. si rendeva conto che qualcosa non andava, che non stava bene, che non era libero, ma non poteva farci niente anzi, leggeva quei malesseri come “non ho ancora fatto abbastanza per essere al top”. E così, visto che testardo non comprendeva, è arrivata Ansia e si è presentata a lui come una donna che non lascia scampo. Dolce e aspra allo stesso tempo. Imperativa, tenace, senza pietà. Lo ha preso e ha fatto di lui ciò che ha voluto.

Quello che è accaduto a G. accade ad ognuno di noi, sottoforma di ansia o sottoforma di qualsiasi altro malessere ma, mentre solitamente la maggior parte delle persone, in questi casi, si limita a disperarsi e prendere qualche psicofarmaco, G. ha agito diversamente. G. non si è fatto sottomettere da quella austera Signora, ha deciso di affrontarla e di capire perché, tra tutti gli uomini del mondo, aveva scelto proprio lui. Prima ha cercato tutti gli strumenti necessari che avrebbero potuto aiutarlo. Di ogni genere e di ogni sorta: medicinali, dottori, libri. Ha iniziato a coltivare e a condividere le giornate con Madre Terra nel limite delle sue possibilità, visto che la Signora Scura lo immobilizzava a casa. Ha chiesto aiuto ai parenti più stretti e, lentamente, con tutte le sue belle armi in mano, ha iniziato ad avvicinarsi a quella donna che lo guardava dall’alto in basso quasi inespressiva.

Ora la stava vedendo bene. Aveva un’espressione arcigna sul viso. I capelli scuri, le sopracciglia spigolose, le labbra serrate. Uno sguardo che lo trafiggeva come una lama. La paura lo inchiodava ma, per lo meno ora, l’aveva vista. L’aveva vista bene e lei era rimasta immobile, a farsi ammirare, in uno splendore diabolico ma affascinante allo stesso tempo. Era rimasta ferma, non gli aveva fatto del male.

Perché non ti muovi? Perché non ti avvicini, non mi prendi, non fai di me quello che vuoi come stai cercando di fare? Perché non mi uccidi del tutto?! – gridava G. a quella Regina. Ma lei, impassibile, si limitava ad osservarlo e, di tanto in tanto, alzava un angolo della bocca in un sorrisetto sarcastico.

La odiava avrebbe voluto eliminarla ma non poteva nulla contro di lei. E lei, rimaneva sempre lì. Ferma.

Fu quello che G. notò. Che lei non gli faceva ulteriore male. E fu allora che G. decise di avvicinarsi ancora di più. Ora la stava sfiorando, la stava scrutando nei minimi particolari. In quella sua immobilità imperiale era bellissima. La sua pelle era morbida e quelle sopracciglia dalla forma triangolare erano soffici come la seta e tremendamente eleganti. G. le toccò una mano. Non era fredda come aveva immaginato. Quella specie di donna era calda, era piena di passione. Un ardore che incredibilmente sapeva di buono.

“Non mi fa paura” pensò il mio amico. “Non mi fa più paura”.

A G. ormai non interessavano più la bella macchina, i vestiti firmati e la barba sempre fatta. Stava morendo secondo lui. Ora c’era da pensare alla vita; al rimanere in vita. Ecco, ora si. Ora era arrivato il momento di pensare alla vera vita che per anni si era messa da parte.

Fai parte della Natura, ed essa prima o poi viene a riprenderti se vede che ti allontani da lei. Sta a te capire il messaggio. Lei non ha mezzi termini -.

…….

Oggi voglio andare al mare e godere del suo spettacolo – disse un giorno G. alla moglie. Non l’aveva mai fatto, bisognava solo lavorare, anche di notte, anche di domenica.

Oggi ho perso un cliente ma, per uno che se ne và, due arrivano – disse un altro giorno. Solitamente questa vicenda era vissuta invece come il trauma più angosciante dell’intero anno .

Oggi voglio perdonare me stesso per come ho vissuto finora e per il male che mi sono fatto

Oggi voglio perdonare i miei genitori, che ho sempre maledetto, perché mi obbligavano a fare cose che in realtà non volevo

Oggi mi permetto di arrampicarmi su un albero senza aver paura di farmi male

Oggi mi tengo la maglia sudata senza aver paura di prendermi un raffreddore

Oggi dico di “No!”, perchè è quello che sento di rispondere per il mio bene

… LA LIBERTA’

La Grande Libertà. Via dal giudizio e dalle paure.

E girandosi, guardando di nuovo in faccia quella strana donna, ora vedeva che ella stava sorridendo. Era un sorriso buono. Dolce. Materno.

Aveva capito. Aveva capito che nonostante quei modi bruschi, quell’apparente alterigia, quella donna gli voleva bene.

Sei tu che mi hai chiamata – gli disse un giorno quando finalmente si decise a parlare, o meglio, quando finalmente il mio amico G. si decise ad ascoltarla.

Io? – rispose lui incredulo.

Si. Senza nemmeno rendertene conto. Io sono semplicemente la manifestazione di quello che tu hai creato. Tu mi hai plasmata e formata. Io sono il nulla senza di te e tu sei niente senza di me. Volevi liberarti da una catena con la quale tu stesso ti sei legato, da una schiavitù che hai concretizzato per te a causa della società in cui vivi e di tutti i tuoi moralismi. Hai avuto paura di me perché hai vissuto sempre come un misero tapino che non si è dato la possibilità di scoprire quanto di meraviglioso c’è attorno a lui, nella sua stessa vita. Sei nato scopritore, scienziato, mago! Ma ti sei ridotto a divenire un servo, uno schiavo, un limitato. Però sei stato bravo. Non sei fuggito. Hai voluto conoscermi, comprendermi, hai voluto amarmi perché hai capito che comunque, nonostante tutto, ero una TUA creazione. Ero una TUA figlia. Un qualcosa di TUO. E non puoi odiare mai qualcosa di tuo. Sarebbe come odiare te stesso. Nemmeno quello che la gente definisce una malattia. Si, siamo malattie, ma nessuno ci comprende. Ci guariscono, ci mandano via, senza parlarci, senza ascoltarci, senza cedere alla curiosità; la stessa curiosità che avevano quando erano piccoli, di due anni, e si mettevano la terra in bocca per sentire che gusto aveva. Perché si limitano ad impaurirsi e ad affidare ad altri il loro male. Alla scienza, alla tecnologia, alla medicina… e la loro energia non la considerano nemmeno. E la uccidono, così come uccidono loro stessi. Mentre tutte quelle tecniche continueranno a vivere inutilmente e morirà altra gente. La bellezza dell’innovazione va presa, tenuta cara e usata come strumento perfetto. Ma senza una mano saggia che regge l’elsa, senza un vero Guerriero che muove quella spada, una lama sfarfallerà semplicemente in aria senza combinare nulla. Ora io non ti servo più. Posso anche andare. Mi hai vista, mi hai conosciuta, hai capito il mio messaggio e un’insegnante non ti serve più a nulla ma… bada bene che tornerò. Alla prima offesa che effettuerai sul tuo essere Dio e parte di questo Universo, al primo limite che metterai a te stesso e alla prima volta che non ti riconoscerai come essere supremo e potente e perfetto quale sei, io tornerò. E questa volta non mi limiterò a farti mancare il respiro in uno spasmo bronchiale o a farti versare due lacrimucce. Non dimenticare mai, nemmeno per un solo secondo CiO’ CHE SEI. Non hai nessun diritto di offendere ciò che l’Universo ha creato -.

brindisi

Dedicato al mio amico G. che voglio stimare ogni giorno di più.

Prosit!

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