Come i parenti dovrebbero vivere la fine della nostra storia d’amore

La fine di una storia d’amore importante, è solitamente vissuta come uno dei più grandi drammi che percuotono la nostra esistenza. Lo so che non è sempre così ma, molto spesso, per la famiglia intorno soprattutto, si parla di una vera e propria tragedia. I parenti si preoccupano, si angosciano e, nei loro pensieri, inizia a prendere vita un vero e proprio sfacelo nei confronti dei nipoti, della figlia che magari ha solo un lavoro part-time, o nei confronti di loro stessi e di quello che penserà la gente.

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Figli di un’educazione, secondo me errata, educata molto dalla religione e dal perbenismo, che vede l’essere umano accoppiato con la stessa persona per tutta la vita, quando una storia d’amore arriva al capolinea è come se avvenisse un fallimento, un grande problema, una disgrazia.

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Ad accentuare questo stato delle cose sono i soggetti protagonisti, ossia la coppia che si separa. Se uno dei due era uno scellerato allora, ancora ancora, si può accettare tale separazione ma, quando le persone in ballo sono fondamentalmente due brave persone che avrebbero potuto andare d’amore e d’accordo (come hanno fatto “mamma e papà”), il boccone non si riesce davvero a mandare giù.

Ecco che allora i genitori, magari anzianotti, iniziano a provare più ansia e più tristezza dei due che, incomprensibilmente, hanno deciso di avere due vite diverse.

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La settimana scorsa una mia amica si è separata dal marito, lei parla solo di “un periodo di pausa” ma la madre, non accettando nemmeno questo, incontrandomi per strada e con un bisogno estremo di sfogarsi, ha riversato su di me tutta la sua disperazione. Piangendo continuava a toccare questi punti:

E adesso come farà M. (la mia amica) che è senza lavoro

E i bambini soffriranno

La gente crederà che si sono fatti le corna

Non capisco perché debbano distruggere tutto anziché costruire

Etc… etc….

Senza rendersi conto che, lei per la prima, stava distruggendo il futuro di sua figlia anziché creargliene uno roseo con i propri pensieri.

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Tolto il fatto che comprendevo bene la sua preoccupazione e ha ricevuto da me tutta la consolazione e l’aiuto che potevo darle, non era per niente favorevole ciò che stava creando con la sua mente e la sua immaginazione. Un mare di disgrazie. Un futuro negativo. Ecco quando si dice che si chiude una porta e ci focalizziamo a guardare solo quella porta chiusa anziché il portone di fianco che si è appena aperto.

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Facile! – direte voi. No, non è facile ma non è nemmeno esatto. Ragioniamo in questo modo perché la società in cui viviamo ci ha portato a ragionare in questo modo. Se automaticamente pensi che tua figlia non riuscirà a mantenere lei e i suoi bambini da sola, sarà normale che non riuscirà (!) e la gente continuerà a pensare che se una coppia si separa la donna che faceva solo il part-time non si manterrà da sola. L’immaginazione ha una potenza indescrivibile! Bisogna essere realisti e onesti a mio avviso. Se per voi non è vero o è impossibile che quella donna potrà avere un futuro comunque bello allora posso dire la stessa cosa nei confronti del suo futuro che voi vedete brutto perché entrambe le situazioni sono ancora irreali appartengono appunto al futuro: non esistono ancora! Inizieranno a formarsi concretamente dopo che le abbiamo… immaginate! Ed è proprio in quell’esatto istante che dovremmo immaginarle nel migliore dei modi.

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Uno dei due figli della mia amica, il maggiore, ha detto alla nonna – Ecco, adesso non potrò più andare in piscina perché la mamma non potrà più pagarla –. La nonna ha risposto al nipote di non preoccuparsi ma, in cuor suo, sapeva e credeva che il nipote stava dicendo il vero. Perché è impossibile pensare che la ragazza possa conoscere un altro uomo e il nipote possa andare sia a piscina che a cavallo? Oppure che la ragazza trovi un lavoro così redditizio da permettere ai propri figli due sport anziché uno? L’Universo ha infiniti mezzi per darci ciò che desideriamo, alcuni davvero strambi, ma siamo noi che non li consideriamo perché ci sembrano impossibili. Perché solitamente la realtà è questa, ma è questa perché così la formiamo. E’ un gatto che si morde la coda.

Quello che sarebbe idoneo, secondo me, è pensare che tutto andrà bene, che tutto andrà per il meglio e che le cose cambieranno solo in positivo. L’Universo non ci vuole male, ci vuole bene ma otterremo solo il male se guardiamo esclusivamente verso di lui già convinti di esserne vittime. I cambiamenti di vita che si affacciano nella nostra esistenza in realtà nascondono sempre una soluzione positiva perché sono degli stop che l’Universo non vive come noi. Per lui sono solo modifiche atte al migliorare ma per la nostra parte emozionale diventano incubi e incubi saranno.

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La fine di una storia d’amore è vita! E’ piena di emozioni, è piena di cose nuove, è piena di nuovi progetti, di migliorie. Può insegnare a crescere e, dal momento che non è detto che debba essere finita per sempre perché i periodi di pausa esistono davvero, può solo ampliare un qualcosa di bello che già c’era. Ma noi buttiamo tutto via. Da lì, la tristezza genera tristezza, la paura genera rabbia, la rabbia genera vendetta e così via… e anche quando ci si era promessi che …per i figli si sarebbe andati d’accordo… ecco che poi non si riesce e il rancore supera tutto.

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Quando una storia d’amore finisce si piange, ci si preoccupa, si sente un peso sul petto, si! Ma tutte queste sensazioni ti stanno dicendo che sei vivo! In quel momento di vulnerabilità e sensibilità hai un’energia potentissima che se sfruttassi al meglio non potrà che arrivarti il meglio! Immagina cose belle per te! Tutto il possibile e l’impossibile, nell’Universo c’è tutto in abbondanza! Che siano di nuovo con la stessa persona che ritorna, che siano con un nuovo compagno di vita, l’importante è che siano situazioni gioiose per te e per i tuoi figli (molto più forti di noi e che spesso siamo noi stessi a rendere infelici).

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Il mondo ti sta crollando addosso perché tu vedi così. E’ più che normale vivere la disperazione, fa parte della vita anch’essa, ma a questa disperazione devi dare un colore, e quel colore deve essere allegro, vivace, sgargiante! Il nero non è accettato.

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Come avevo già scritto qui https://prositvita.wordpress.com/2015/05/25/finche-morte-non-vi-separi/ due persone stanno insieme fin tanto che hanno da scambiarsi l’un con l’altro un qualcosa. Ti consiglio di leggerlo. Un insegnare e un imparare a vicenda, dopodiché basta, ci sono altre persone al mondo che hanno quei bisogni e ci stanno aspettando. E tu hai ancora molto da imparare. Ripensa alle tue vecchie storie, ai tuoi/alle tue ex. Cos’hai dato e cos’hai ricevuto da loro anche se le consideri cose sgradevoli?

Se può tornarti utile fai leggere questo articolo ai tuoi preoccupatissimi genitori e fagli leggere anche questo che ti ho appena consigliato, magari ti aiuta e aiuta loro che, in realtà, sono solo vittime di tanta paura e non ne hanno colpa.

E non capiscono che dovrebbero semplicemente pensare “Wow! Che meraviglia! Chissà quante cose belle accadranno ora?! Cos’avrà in serbo di magnifico l’Universo per noi?”. Sembra un’eresia vero? Non è così.

La cosa principale, della quale devono preoccuparsi ora, è solo quella di esserci per te e non farti mancare la loro presenza.

Prosit!

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Cercando il Lago Degno dove le Fate stanno in attesa

E’ proprio come se ci fossero delle fate che, nonostante la loro vivacità e le loro tante cose da fare, stanno ad aspettare l’arrivo di qualche anima sensibile che con esse possa connettersi. Si percepisce la loro presenza.

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Nella valle che vivo, la Valle Argentina, c’è un luogo che si può definire magico vista l’atmosfera che regala. E non è l’unico ma, poco tempo fa, ho avuto modo di conoscerlo e volevo assolutamente descriverlo.

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Questo luogo si trova sul sentiero che porta al Lago Degno ed essendoci stata una frana, anni fa, che ha distrutto la stradina principale, al Lago Degno, io e la mia amica Milly, non siamo riuscite ad arrivare perciò ancora dobbiamo scoprire se il meraviglioso punto nel quale poi ci siamo fermate si trova prima o dopo il famoso Lago arricchito da cascatelle impetuose che trasformano quella zona in un angolo di paradiso.

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Ci ritorneremo quindi, in perlustrazione, ma quella mattina invece ci siamo limitate ad ascoltare la natura e a dissetarci dell’energia potente che ci regalava. Un’energia che penetrava in ogni poro della nostra pelle.

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Posso tranquillamente parlare al plurale perché so che lei, come me, vive la natura nel mio stesso modo e con le mie stesse emozioni ed è molto bello poterle condividere con qualcuno che sa come comportarsi in quei momenti permettendoti di vivere il tuo rapporto con Madre Terra come più desideri.

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In quel momento ci siamo rese conto come null’altro ci sarebbe servito. Avevamo tutto quello di cui potevamo aver bisogno. Com’era possibile? Non c’era nulla di ciò che quotidianamente utilizziamo e viviamo, eppure era proprio così. L’appagamento era totale.

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La natura ci stava regalando la possibilità di non essere giudicate, la meraviglia delle piccole cose, la pienezza del Creato e niente poteva essere più grande.

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Sentivamo la forza universale scorrerci nei più piccoli capillari e tutta questa potenza ci ha reso più energiche, più serene, più vivaci.

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Il verde di questo posto è abbagliante, riempie la vista e l’acqua che scorre sotto di esso riflette sagome luminescenti sulle rocce accompagnando i tuoi pensieri con il suo scrosciare.

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Le foglie si muovono appena, giusto il tempo di dimostrarti che esistono, che vivono, come tutto d’altronde lì è pieno di vita, una vita che trabocca da ogni dove. Ogni tanto, il canto di un uccello, persino assai strano, si alterna attorno a te al ronzio di qualche insetto ma a prevalere sono i silenziosissimi battiti d’ali delle farfalle. A milioni. Di ogni colore, di ogni forma e grandezza. Riempiono gli occhi.

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Anche i raggi del sole giocano ad un andirivieni che incuriosisce e ti chiedi come possa essere tutto così perfetto come in una splendida orchestra proprio dove la perfezione non serve e non è richiesta.

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La pelle vibra come i fili d’erba accanto. Tutto vibra, il cuore, il respiro. Lo strato più superficiale del torrente creando delle mezze lune tremolanti che incorniciano gli scogli.

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E’ la meraviglia. E’ la voglia di vita. Alberi fiabeschi sono ricoperti da un muschio che parla di Celti, di gnomi e folletti, che li nasconde e gli fa da moquette. Quei minuscoli fiori rosa saranno sicuramente per loro come per noi grandi sequoie colorate.

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Il sottobosco è da ammirare, cela una vita tutta sua, un mondo in miniatura dove piccoli esseri tinti annusano, zampettano, si rotolano. Non si è soli. Quell’essenza abbraccia, culla, ti fa suo. Diventi parte di lei, una parte così fondamentale dalla quale percepisci quanto sei un tutt’uno con il pianeta, quanto bisogno hai di tutto questo e quanto lui abbia bisogno di te.

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Sarà per questo che ci ritorneremo, è una promessa, ora, non possiamo più farne a meno. Fa un gran bene. La miglior medicina per tutti i mali, una panacea, qualora se ne avesse bisogno. E se ne ha sempre bisogno.

E le fate ci aspetteranno ancora.

Prosit!

ERNIA DISCALE: unica soluzione – intervento chirurgico -, ma forse ci sono altri rimedi – parte 4°

Continuazione…

albofisioterapisti.com

Tutta la parte della psicosomatica e anche spirituale, se vogliamo, ve l’ho detta ma, visto che non bisogna mai essere assolutisti dobbiamo osservare anche la parte prettamente fisica. E’ giusta la teoria della svalutazione del Sé, i tasti riguardanti i soldi e i vari organi e apparati di cui abbiamo discusso, ma ci sono anche fattori fisici che aiutano di molto un’Ernia a formarsi.

Nel mio caso ad esempio è successo questo: per anni, da quando ero una bambina, ho sempre fatto tantissima ginnastica. Ginnastica Ritmica a livello Agonistico, palestra, pesi, pump, step. Il mio corpo ha sempre lavorato alacremente finchè poi, un bel giorno, a causa di impegni diversi, ho praticamente smesso del tutto di praticare attività fisica. I muscoli della mia schiena hanno iniziato ad indebolirsi ma il problema è stato che la mia colonna era abituata a svolgere solo il 50% del lavoro, perché il resto lo facevano i muscoli turgidi e sodi, e si è trovata all’improvviso a dover sostenere invece tutte le fatiche da sola. E non ha retto.

Perciò, anche se la vostra Ernia v’invalida, una volta passato il periodo di malattia, cercate con la ginnastica, con esercizi adatti (che diversi professionisti possono suggerirvi), con la fisioterapia e il movimento di rendere i vostri muscoli più forti in modo che la vostra colonna vertebrale potrà contare su di loro. Anche se non avete fatto sport in passate dovrete iniziare. E’ fondamentale. Oggi infatti cammino parecchio, vivendo al mare in estate nuoto (non tutti gli stili di nuoto sono adatti), pratico la camminata nordica, gioco a bocce durante il periodo estivo e faccio in casa qualche peso leggero ma costante, più altri esercizi.

E’ importante la postura ed è importante anche sollevare i pesi nella giusta maniera ossia, lo saprete già, piegando le gambe in modo da far lavorare loro e non solo la colonna.

Se fate un lavoro sedentario obbligatevi a cambiare posizione; è deleteria la stessa posizione per troppe ore al giorno. Coricatevi un po’, poi sedetevi di nuovo, e poi muovetevi, e poi tornate a sedervi. Convicetevi anche di staccare ogni tanto e pensare alla salute della vostra schiena. Muovete le braccia, sollevate due bottigliette d’acqua da mezzo litro, dedicate quella pausa a lei.

Cercate di portare sempre calzature che abbiano almeno 1 o 2 centimetri di tacco, le famose “ballerine” sono deleterie ma, allo stesso tempo, sappiate che vi fa bene camminare scalzi soprattutto sulla sabbia che ha la consistenza adatta per avvolgervi il piede e massaggiarlo, dando beneficio così a tutto il vostro corpo.

Inoltre mettetevi in testa che il contatto con la Natura è importantissimo e sapete perché? Perché vi regala le sensazioni di cui avete bisogno come la pace; in più la natura non vi giudica e vi fa capire come ogni cosa, anche quella più piccola, sia in realtà una meraviglia. La giusta medicina per quelli come noi che si sono sempre definiti “piccoli e inferiori”.

Adesso vi voglio anche suggerire delle audio guide da ascoltare quando si va a dormire (l’ideale sarebbe con le cuffie) e che il cervello riesce comunque a registrare anche durante il sonno. Io le ho trovate per me molto utili e ho sentito che mi hanno fatto bene. Mi davano la carica, mi facevano sentire importante e di valore. Sentivo la guarigione crescere in me, percepivo la serenità di cui avevo bisogno e la tensione piano piano mi abbandonava. Come vi ho detto molte volte, la paura genera tensione e la tensione genera dolore. Ce ne sono tantissime e potrete cercarvele da voi purchè siano propositive, positive e costruttive, io vi consiglio queste di Louise L. Hay alla quale sono molto affezionata:

https://www.youtube.com/watch?v=Jovg6y09NkI

https://www.youtube.com/watch?v=mHZ5-U042QY

https://www.youtube.com/watch?v=x5TnGHpq6B0

Rivolgetele a voi

Per finire, vorrei fosse chiaro che non ho assolutamente nulla contro l’egregio lavoro dei medici e l’operato della Medicina Occidentale. In alcuni casi gli interventi chirurgici sono davvero le uniche soluzioni e siamo circondati da professionisti che meriterebbero molto di più del riconoscimento che percepiscono mensilmente grazie a quello che fanno e la passione con la quale svolgono il loro lavoro. Il concetto che vorrei si comprendesse però, è quello che la sala operatoria è il luogo in cui si corre ai ripari, la stanza che ci permette di tornare a vivere e ci fa stare meglio ma non cura sempre alla sorgente nonostante ci siano oggi grandi mezzi di prevenzione. Alcune filosofie invece, che potrebbero correre parallele a quelle del nostro mondo, insegnano, o per lo meno ci provano, a non ammalarsi. E’ un po’ come se stessimo per annegare incapaci di stare a galla e arriva il bagnino a salvarci. Meriterebbe un monumento, ma se noi imparassimo a nuotare sarebbe meglio. Quel bagnino potrebbe entrare all’azione solo in casi particolari e quindi meno volte nella nostra vita. Tutto qui.

Se all’inizio di questo percorso, doveste notare che qualcosa in voi non va, che vi sentite più tristi, più arrabbiati, più stanchi, non preoccupatevi, è normale, mentre il “bello” inizia ad entrare in noi, il “brutto” deve uscire e, per farlo, può scegliere qualsiasi mezzo.

Questo era l’ultimo articolo su questo tema.

Vi auguro con tutto il cuore una buona guarigione.

Prosit!

ERNIA DISCALE: unica soluzione – intervento chirurgico -, ma forse ci sono altri rimedi – parte 3°

Continuazione…

meteoweb.eu

I SOLDI E L’APPARATO GENITALE

Molto bene, i trattamenti principali da effettuare li abbiamo visti nel precedente articolo ma, come dicevo, non è finita qui. Non è finita qui perché il messaggio della nostra Ernia è davvero molto complesso perché altrettanto complesso è il nostro Inconscio.

Ho parlato la volta scorsa della svalutazione di sè, della mancanza di potere personale, del sottostare e di tutta la parte inerente alla nostra bassa autostima ma, questa zona della schiena, nasconde anche altri temi che si collegano comunque sempre all’autosvalutazione e questi argomenti s’intitolano: I SOLDI e L’APPARATO GENITALE.

Il primo = I SOLDI

Tasto dolente. Attenzione però, non limitiamoci a pensare che chi soffre di questo problema è perché vuole più soldi e basta o soldi non ne ha. Può anche essere questo ma non è detto.

Ad esempio, la mia amica M. che ha avuto il mio stesso problema e non capiva la correlazione con il denaro, raccontandomi la sua vita adolescenziale mi ha portata a comprendere un lato della sua esistenza al quale lei nemmeno aveva fatto caso. M. non era nata in una famiglia agiata e ha dovuto iniziare a lavorare finito le Scuole Medie per aiutare economicamente i familiari. Ai tempi ci si poteva fermare di studiare. Il nervosismo e la rabbia che la mancanza di soldi portava all’interno della sua famiglia, facevano si che M. vivesse sempre in uno stato di latente angoscia. Sua mamma era sempre infastidita e suo padre arrabbiato, suo fratello inquieto. Le uniche volte in cui vedeva un lampo di gioia nei loro sguardi, e la mamma le cucinava il suo piatto preferito festeggiando, era quando M. portava a casa dei soldi. In quei momenti M. era importante, M. regalava serenità ai suoi genitori, M. si sentiva di aver fatto qualcosa di buono, si sentiva utile. Vale a dire che quando non portava i soldi a casa…. non valeva niente. L’inconscio ragiona così.

Vi faccio altri esempi.

– Se sei un uomo, ma a lavorare e a mantenere la baracca è tua moglie, cioè una donna, ti potrà capitare di soffrire di Ernia al disco. A causa delle etichette che la nostra società ci ha inculcato, automaticamente diventi per te stesso un essere spregevole, che poco vale, dovendosi far mantenere dalla propria compagna che invece dovrebbe stare a casa a preoccuparsi della famiglia.

– Fai lo stesso lavoro del tuo collega, conduci una vita simile alla sua, le differenze sono minime, ma lui ha una bella casa e una bella auto e tu no.

– Ti sei sposata con un uomo ricco che ti permette di non lavorare ma, nel tuo inconscio, questa cosa ti fa sentire inutile perché i tuoi genitori ti hanno in qualche modo convinto, con la loro educazione, che solo chi porta a casa uno stipendio può considerarsi utile per la famiglia.

– Hai un’invalidità che non ti permette di svolgere quel lavoro che tanto ami e che sicuramente ti avrebbe fatto diventare molto più ricco di quello che sei perciò ti consideri inferiore ed è colpa del tuo handicap se non hai grandi possibilità economiche.

Ora, da qui si capisce che non significa solo non avere soldi e volerne di più. Le motivazioni correlate al denaro possono essere molte di più e diverse, e soprattutto soggettive. Ognuno ha la sua, ma m’interessava farvi capire che, tale motivo, è da guardare da diversi punti. Naturalmente chi non si preoccupa di tali circostanze non avrà un’Ernia, avrà altri punti deboli, ma il fattore principale è come viene vissuta quella situazione.

Rapporto vissuto con i soldi sotto l’insegna della = SVALUTAZIONE.

Il secondo = L’APPARATO GENITALE

La nostra colonna vertebrale è composta da vertebre tra le quali passano dei nervi che si diramano poi in tutto il corpo. La colonna vertebrale è un punto importantissimo per il nostro fisico e anche molto affascinante. E’ come una specie di linea guida in grado di governare, sostenere e avvisare. Cosa significa? Significa che, molto spesso, il dolore che sentiamo alla schiena in realtà vuole indicare un problema o un affaticamento dell’organo, dell’apparato o del muscolo, che si trova di fronte. Calmi, niente paura, se avete un dolore nella zona dorsale non significa che il vostro cuore è ammalato. Il vostro cuore potrebbe semplicemente avere voglia di vivere in modo diverso, un po’ più passionale e un po’ più folle! Libero!

Vi farò questo esempio: se farete attenzione, potrete notare come le persone che soffrono di Cervicale, sono persone che ingoiano nella vita anche quello che non gli piace (per paura ad esempio) e poche volte dicono – No! -. Hanno troppi pensieri, ragionano molto, si preoccupano in modo eccessivo, sono rigide, non si sentono amate, ostacolano l’amore, non si fidano, non si lasciano andare, non riescono a vedere altre opportunità o non le accettano, si fanno carico di un’infinità di cose pur di ottenere l’amore, o la fama, o la tranquillità. Accettano e non dicono mai la loro, ossia, possono così soffrire di Mal di Gola e… dov’è la Gola? Davanti alle vertebre Cervicali. E’ chiaro?

Torniamo ora alla zona invece lombo-sacrale che stiamo descrivendo in questi articoli. La zona lombo-sacrale della colonna vertebrale, rimane dietro all’apparato genitale. Non solo. C’è anche l’intestino, l’appendice, i reni e altre parti del corpo ma, solitamente il fulcro è quello della zona sessuale. Quindi:

– Pensi forse di non essere una buona madre? Le tue ovaie si atrofizzeranno e invecchieranno prima del tempo. Tu probabilmente nemmeno te ne accorgerai ma la tua colonna vertebrale si.

– Sei una donna che a causa del modo in cui affronta la vita tira troppo fuori la sua parte maschile? Le tue ovaie penseranno di non servire a nulla e soffriranno nel non essere testicoli.

– Sei un uomo ma in casa non riesci a far valere il tuo essere maschile? I tuoi testicoli ne patiranno.

– Mestruazioni abbondanti? Perdita di gioia.

– Ti senti inferiore a causa delle dimensioni del tuo pene? Ti stai sottovalutando. Forse hai paura di diventare papà, paura di certe responsabilità, o uno dei tuoi genitori ti ha schiacciato, oppresso.

Ti stai sempre sottovalutando in qualsiasi di questi frangenti e, come abbiamo visto, l’autosvalutazione, lo ripeto, fa si che arrivi un’Ernia (o un altro problema comunque nella zona lombare e/o sacrale) prima o poi, a spiegarti che invece sei un essere perfetto e magnifico.

Utero, gonadi, pene, tube, qualsiasi problema che risiede in loro, sia energetico che fisico ovviamente (varicocele, endometriosi, infezione, cisti ovariche, etc…) può riportare un dolore alla schiena ma dovete “curare” anche quello e non solo la vostra Ernia.

Nel mio caso, avevo una piccola emorragia capillare all’ovaia, un qualcosa di assolutamente innocuo ma, per il mio corpo, è stato naturalmente riscontrato come un’anomalia. Cosicché ho dovuto lavorare anche su quello ma non intendo ora spiegarvi come e perché in quanto desidero rimanere focalizzata sul problema alla schiena. Sappiate solo che anche quella micro emorragia era dovuta ad una autosvalutazione del mio Essere.

Rapporto vissuto con la vostra parte sessuale sotto l’insegna della = SVALUTAZIONE.

Tenete conto che, purtroppo, non potendo scrivere un poema, sono obbligata a dirvi tante cose tutte insieme e spiegate in modo un po’ asciutto (potete però sempre contattarmi in caso di chiarificazioni) ma credetemi che non è così difficile come può sembrare. Capisco che questo possa apparirvi come un’insalata mista dalla quale non si sa da che parte partire ma basta la pazienza. Fatevi degli schemi su un foglio di carta, prendete ogni punto che ho scritto in questi articoli e valutatelo, datevi delle risposte, come se doveste svolgere un problema di matematica. Una volta fatto questo, potrete iniziare a vivere meglio.

Tenete anche conto che uno degli argomenti da me toccati potrebbe non riguardarvi ma, per spiegare a più gente possibile, ho dovuto parlare di tutti i temi che possono causare questo malessere.

Arrivederci al prossimo articolo con il quale probabilmente concluderò questo discorso.

Prosit!

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ERNIA DISCALE: unica soluzione – intervento chirurgico -, ma forse ci sono altri rimedi – parte 2°

Continuazione…

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Come PRIMA COSA dovevo ringraziare quel dolore giunto a me per insegnarmi a vivere meglio. Lo so che può sembrarvi assurdo ma, a suo modo, quell’Ernia mi voleva far capire che dovevo valutarmi di più, farmi rispettare di più e amarmi molto di più, sopra ogni cosa, perché sono un essere perfetto e divino, figlia dell’Universo, e nessuno ha il diritto di farmi credere il contrario. (Questo vale per tutti ovviamente).

Sapete bene, come vi dico sempre, che: ogni sintomo e’ un messaggio.

Mi venne quasi da ridere. Ringraziare e amare quella dolorosissima Ernia? Mi aveva quasi ammazzato e dovevo dirle – Oh grazie! Grazie! Ti amo tanto! -. Si. Assolutamente. A lei non importa che mi crediate, tanto lei mica soffre. E bisogna anche farlo seriamente, dal più profondo del nostro cuore, perché non siamo ciò che diciamo ma siamo ciò che realmente proviamo. Quindi, se non modifichiamo seriamente la nostra parte intrinseca (e di conseguenza quella molecolare) è inutile che raccontiamo delle bugie a noi stessi.

SECONDA TAPPA – ripercorrere la mia vita dall’infanzia.

Ogni malattia che ci colpisce, ogni dolore, ogni patologia che arriva a noi, secondo le teorie che studio, giungono come risultato di ricordi e memorie che riportiamo dall’infanzia. Cosa vuol dire? Vuol dire che un trauma subito, oppure anche solo un’abitudine contrastante il nostro benessere olistico, vissuti durante i nostri primi anni di vita, non ci abbandonano e crescono con noi divenendo sempre più grandi, fagocitando la nostra esistenza per poi manifestarsi insopportabili e di grandi dimensioni quando meno ce lo aspettiamo. Accade questo perché li alimentiamo convinti di essere nel giusto mentre invece stiamo facendo del male a noi stessi a causa di mille fattori: paura, giudizio degli altri, pregiudizi, rivendicazioni, rabbia, timori, moralismi, etc…

Attenzione, quello che noi definiamo come trauma non è uguale per il nostro inconscio. Il termine “trauma” significa, nella nostra lingua, un qualcosa di molto negativo che viviamo, un fenomeno che incide sulla persona dall’ampio volume. In realtà, anche ciò che consideriamo di piccolo valore, per la nostra parte intrinseca può essere un trauma. Ad es. Una presa in giro da parte dei compagni a scuola, cosa solita alla quale tutti siamo abituati e tutti abbiamo vissuto, può essere considerato un trauma per il nostro inconscio e tale choc inizierà a vivere in noi prendendo le sue forme e gestendo le nostre azioni future. Senza che noi ce ne accorgiamo.

Detto questo: perché allora io non mi valutavo abbastanza? Non mi facevo abbastanza rispettare? Non ponevo con determinazione il mio volere?

Da piccola ero forse stata educata ad abbassare sempre la testa in segno di rispetto a chi era più grande di me? Ero stata picchiata e sgridata in modo troppo violento essendo solo una bambina? Mi era forse stato impedito di dire la mia perché essendo la più piccola della casa dovevo stare zitta?

Badate bene, molto spesso, i nostri traumi sono infidi e maliziosi ossia molto più complessi di quello che possiamo pensare tant’è che, non solo lavorano nell’ombra ma anche all’incontrario e vi spiego come.

Sei stato maltrattato da bambino? No. Però…… Però magari sei stato apprezzato e stimato e amato da tua madre e tuo padre solo se facevi QUELLA COSA GIUSTA (per loro). Vale a dire che quando QUELLA COSA non la facevi non ERI AMATO – CIOE’ NON VALEVI NIENTE – CIOE’ ERI SOTTOVALUTATO – CIOE’ ERI QUASI IL NULLA.

Ci siete? Ora, al di là del mio personale motivo che mi obbligherebbe a scrivere venti pagine di articolo che vi evito, il discorso comunque non cambia, dovete imparare a ragionare da ogni punto di vista senza soffermarvi a quello che può sembrarvi più ovvio.

TERZA TAPPA – perdonare.

Una volta identificato il trauma, o i traumi, e il meccanismo malsano nel quale avete vissuto, ecco che viene spontaneo dare delle colpe a chi ve l’ha fatto subire. Il dolore dell’Ernia che provate vi fa maledire quelle persone, quelle situazioni, ed è la cosa più sbagliata che potete fare.

Andiamo con ordine.

A questo punto avete capito che la causa del vostro malessere sono (stati) i genitori, o la famiglia in generale, o gli amici di scuola, o i maestri, o la società, o un individuo qualsiasi che vi ha fatto del male. Che vi hanno calpestato l’orgoglio, che non vi hanno rispettato, etc… La prima cosa da fare è PERDONARE. Chiunque sia stato.

Ricordatevi che chiunque sia stato, è stato prima di voi vittima di altrettanti traumi e, al 90% non l’ha sicuramente fatto apposta a farvi vivere quelle condizioni.

Immaginatevi una madre che esige che il proprio figlio sia il primo della classe. Secondo voi la sua è cattiveria? No. E’ paura. Paura che quel figlio un domani non trovi lavoro, paura che quel figlio non sia abbastanza stimato, paura che quel figlio un domani muoia di fame… non si rende conto di essere la prima a non stimare quel suo benedetto figlio, il quale vorrebbe vivere anziché essere sempre il N°1, ma non lo fa apposta anzi, è convinta di fargli del bene, di indirizzarlo verso la strada della felicità! Perché questo le hanno insegnato a sua volta i genitori e la società che ha vissuto nella sua epoca. Non ci sono colpe! Se date delle colpe a qualcuno, il vostro dolore non andrà via perché vuol dire che non avrete capito un tubo.

Al dolore non interessa il motivo del perché oggi vivete così, interessa che capiate che siete figli del grande disegno divino e vuole che stiate bene al di là dei bastoni tra le vostre ruote. Di inceppi potrete trovarne altri nella vita, ne eliminate uno e ve ne arriva un altro, se invece iniziate a pensare che la responsabilità (bella o brutta) è vostra, e siete esseri magnifici a prescindere, e avete un grande potere dentro di voi, ogni ostacolo che incontrerete non potrà più farvi del male, non si tramuterà più in dolore.

Allora ripercorsi la mia infanzia e perdonai chi dovevo perdonare e perdonai soprattutto me stessa per aver fatto vivere la mia ME in quel modo per 35 anni senza aver capito niente dalle avvisaglie che la mia schiena, già da una decina d’anni, mi dava.

QUARTA TAPPA – elogiarsi

Inizia la cura. Elogiarsi non significa solo dirsi – Brava Meg! – è un discorso più profondo.

Vuoi scrivere un messaggio a qualcuno ma non ti osi? Fallo. Tu sei onnipotente puoi fare ciò che vuoi.

Vuoi cantare in pubblico e ti vergogni? Canta. Chi può impedirtelo? Nessuno. Se lo impedisci, te lo impedisci da solo e la tua Ernia ti farà un applauso dicendoti – Bene! Visto che non capisci e continui a temere il giudizio degli altri è ovvio che andiamo in sala operatoria e poi… tornerò di nuovo, in un altro punto della schiena, tra qualche anno -.

Tuo marito ti maltratta? Mandalo a quel paese. Se hai paura di rimanere sola vuol dire che ti SOTTOVALUTI e alimenterai l’Ernia, oppure hai paura di rovinare la tua famiglia, di quello che dirà la gente, della sofferenza dei tuoi bambini. Parliamone. Paura, paura, paura. Hai fallito nella vita – Non vali niente…. e così pensando, non eliminerai la tua Ernia.

Comunque, il fatto è che quando fai qualcosa devi congratularti con te stesso/a. Sei stato bravo! Il migliore!

Chiedi aiuto ai tuoi parenti e amici, dovranno complimentarsi con te, senza fingere, altrimenti peggioreranno la situazione e tu dovrai credere a loro, convincitene.

Guardati allo specchio e pensa a quanto sei bello, perfetto, unico e irripetibile anche se hai un gemello.

TU VALI, ripetiti questa frase nella testa e focalizzati su quello che di bello hai fatto nella vita e sulle tue caratteristiche positive.

E aspetta che posterò il terzo articolo perché…. Non è finita qui. Il lavoro è lungo come d’altronde è stato lungo il tempo in cui ti sei fatto logorare dalle cose che non ti hanno portato giovamento.

Prosit!

p. s. = ti consiglio di aspettare prima di iniziare a “curarti”, è bene che leggi tutti gli articoli dedicati a questo argomento che posterò.

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ERNIA DISCALE: unica soluzione – intervento chirurgico -, ma forse ci sono altri rimedi – parte 1°

Dividerò questo articolo in 4 post, pubblicandoli di seguito, in quanto è un discorso lungo e complesso

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Luglio 2016 – la mia Ernia Discale avrebbe compiuto due anni.

Avrebbe, ma non essendoci più non li compie.

In realtà, non è che non c’è più del tutto, ossia, fisiologicamente è sparita, i medici dicono che un’Ernia dopo un po’ di tempo si riassorbe, ed è vero, ma è come se rimanesse asciutta e sottile, sempre lì, tra le due vertebre, affacciata alla finestra come una donzella che aspetta il suo amato pronta a sporgersi dal davanzale appena lo vede arrivare da lontano.

Ah! Sembra una splendida storia d’amore, e un po’ lo è, ma credetemi che porta tanta di quella sofferenza che “Uccelli di Rovo”, a confronto, gli fa un baffo.

Insomma, parliamo seriamente. Come già vi avevo spiegato qui https://prositvita.wordpress.com/2016/01/28/il-mio-mal-di-schiena-e-la-mia-camminata-nordica/ , una bella mattina di due anni fa, mi svegliai per andare a lavorare. Ai tempi facevo l’Estetista in un mio centro, professione che ora ho abbandonato per dedicarmi alle tecniche che studio e mi affascinano e poter aiutare chi soffre più da un punto di vista intrinseco che estetico.

Come misi il piede giù dal letto sentii come un pugnale conficcarsi nelle vertebre della schiena (zona L4 – L5 – S1) senza pietà. Inutile dire che ho sentito un dolore che non auguro nemmeno al mio peggior nemico. Per farla breve, alcuni di voi già lo sanno: due mesi immobile nel letto, lesione del nervo che percorre la gamba dx, mancanza di sensibilità nella zona tibiale della gamba, crampi e dolore continuo sul dorso del piede dx, per non parlare del male alla zona lombare, ovviamente, che non mi permetteva neanche di respirare.

Non so dirvi quanto cortisone feci ma posso assicurarvi che il mio sedere è ancora oggi abbattuto dalle innumerevoli penetrazioni degli aghi. Mi gonfiai come un pallone a causa dei medicinali tra i quali, oltre al cortisone, antidolorifici, distensori muscolari, dei nervi, etc… che mi procuravano un tremore generale soprattutto alle mani.

Quando riuscii a muovermi, cioè a settembre, inizia la fisioterapia in palestra, e andai a fare l’ennesima visita medica, quella che avrebbe stabilito com’ero conciata dopo aver subito ciò che avevo subito.

Il medico che mi visitò, in un ospedale molto rinomato della mia regione, mi disse che dovevo assolutamente farmi operare. Non c’erano altre soluzioni e mi diede della sciocca quando mi rifiutai. Lo compresi. Fu allora che gli chiesi di darmi solo un po’ di tempo e lui accettò dicendomi che ci saremmo rivisti in sala operatoria in breve tempo. Stava facendo il suo lavoro, e per questo lo ringrazio, ma andai a casa e dissi tra me e me che – No, la mia schiena non sarebbe stata aperta da un bisturi -. Fu la paura a farmi parlare così non la medicina o l’egregio lavoro di un chirurgo. Avevo il terrore dell’intervento e dovevo assolutamente evitarlo nonostante sia un’operazione di routine che esce sempre bene e dura poco tempo, voglio tranquillizzarvi. Sono io che sono bisturi-fobica.

Andai a casa e, quella notte, mentre mio figlio e mio marito dormivano, inizia a piangere sconsolata, impaurita e maledicendo quel dolore che comunque, nonostante fossero passati due mesi, ancora si faceva sentire, ancora non mi aveva lasciata del tutto.

Gliene dissi di tutti i colori, lo maledii, maledii quell’Ernia che mi stava invalidando e stava per condurmi su un freddo tavolo d’acciaio per farmi tagliare la schiena…, il mio corpo…. no…. no….

Mi alzai, non riuscivo a trattenere le lacrime ma non volevo svegliare mio marito con i miei lamenti che, poveretto, aveva anche lui passato due mesi d’inferno a causa della mia immobilità. Non gli avrebbe fatto bene vedermi ora, dopo quel tempo, ora che stavo meglio, piangere come una bambina.

Mi diressi in sala, davanti alla mia amata libreria, lo feci automaticamente, senza volerlo, penso che qualcosa mi ci condusse e, con lo sguardo appannato dalle lacrime, guardai tutti i miei libri come un automa continuando a piangere. Ho una sezione dedicata ai temi che tratto, pratiche alternative, crescita personale, etc, etc, tutti ordinati e pronti all’occorrenza. Ne ho tanti, e alcuni persino non letti, che mio marito mi regala a Natale o al mio compleanno (in gran quantità) ma che non riesco a leggere o, per mancanza di tempo, o perché in quel momento non trovo interessanti.

Notai come uno di questi libri sporgeva molto più degli altri. Era quasi sul bordo della mensola, veniva in fuori di parecchio e stonava tra tutti i suoi simili posizionati ordinatamente sullo scaffale. Allungai una mano per spingerlo in dentro, allineandolo con gli altri, e fu in quel mentre che qualcosa di inspiegabile mi obbligò ad osservare bene quel libro e leggerne il titolo “LA GUARIGIONE E’ DEI PAZIENTI” di Maria Gabriella Bardelli – con la mappa di Hamer e l’ascolto di Claudia Rainville -*.

Hamer? Claudia Rainville? Santo cielo! Li conoscevo più che bene!

– Ma da quando ho questo libro? – mi chiesi. Quel titolo mi fece trasalire, nel mio cervello e nel mio cuore fu come un boom assordante “….la guarigione è nei pazienti…”. Smisi di piangere e andai a coricarmi con quel tesoro tra le mani. Lessi tutta la notte fino ad arrivare alla storia di una donna, una certa Elena, di anni 35, con un forte dolore nella zona lombo-sacrale. – Sono io! – esclamai.

Lessi con attenzione ma non capii subito, rilessi, studiai, m’immedesimai e…. ma certo, ecco la conclusione! Era difficile da mettere in pratica ora, ma teoricamente l’avevo capita.

Tutto nasceva prevalentemente da un problema di svalutazione e dal non sapersi imporre nella vita. Inoltre, la mia Ernia, era fuoriuscita dal lato sx della schiena e poteva aver a che vedere con mia madre, con la mia femminilità, con parenti o amiche femmine nonostante mi avesse poi compromesso la gamba dx: padre, figlio, marito, amico… mmhmm… avrei dovuto lavorare davvero molto, il tutto si stava dimostrando complesso ma iniziai immediatamente. Se non capite di cosa sto parlando leggete anche quest’altro mio articolo https://prositvita.wordpress.com/2015/08/20/la-destra-e-la-sinistra-il-padre-e-la-madre/

Mi fermo qui ma pubblicherò presto il secondo post nel quale spiegherò dettagliatamente quello che ho fatto per guarire non dall’Ernia, che è solo una conseguenza, ma da tutto quello che mi aveva causato l’Ernia. Ossia andrò alla sorgente del mio dolore affinchè non venga più a trovarmi. Ho imparato la lezione! Grazie!

Prosit!

* Se non si conoscono prima le tecniche del Dott. Hamer e della Dott.ssa Rainville questo libro purtroppo è difficile da comprendere ma può condurre ad una nuova filosofia che porta a conclusioni inaspettate e incredibili nonché può incuriosire sul l’istruirsi in nuove materie.

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E’ solo una Carezza…

Dovremmo essere spontanei come i bambini che, quando vogliono una carezza, ti prendono la mano e se la mettono sul viso – (Mesmeri, Twitter)

Quando sei un fiore, ti basta una carezza.

Quando sei un animale, ti basta una carezza.

Quando sei un bambino, ti basta una carezza.

Quando sei un anziano, ti basta una carezza.

Cos’hai di più, rispetto a loro, ora che sei adulto, non più piccino ma nemmeno vecchio, e una carezza non ti basta?

Cos’hai di meno?

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Una carezza denigri, reputi un povero gesto.

Con una carezza non diventi ricco, non mangi, non acquisti l’abito che fa tendenza.

Una carezza non ti dona la gloria, la fama tanto ambita e quanto è inutile riceverla, tanto è faticoso darla.

Cosa c’è in fondo in una carezza? Un contatto, un po’ di pelle, una sinapsi, cose così, banali.

Troppo banali per viverle.

Quel tocco lieve, così presente, così profondo.

Quel patetico sfioramento che penetra nelle viscere e le scuote.

Cos’è mai una carezza? Un gesto così inutile che preferisco privarmene, che non ricevo, che mai offro.

Palpare il viso di un altro, tastargli il cuore. E’ il nulla.

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Quante carezze hai ricevuto oggi?

Quante ne hai fatte?

Non ai tuoi figli, non al tuo cane, non a tua madre. A quelli come te.

Ho imparato che ogni giorno dovresti spingerti a toccare qualcuno. La gente ama una carezza affettuosa, o soltanto un amichevole pacca sulla schiena – (Maya Angelou)

Ma dire che una carezza può addirittura avere un potere terapeutico, è ormai scontato, non ci si fa nemmeno caso. Quanta buona energia possa essere racchiusa in un solo gesto sembra impossibile o da non tenere a mente. Queste sono cose che dice lo psicologo, la persona spirituale, il credente che ripete le parole del suo Dio. I fanatici del Peace&Love, della New Age.

Mi da persin fastidio accarezzare qualcuno. Toccare quella pelle che non mi appartiene sotto nessun punto di vista. Mischiare le mie cellule epiteliali alle sue. Al suo sudore, al suo odore. A sentire sotto al mio palmo una consistenza che non mi è familiare. Ne ho quasi paura, e se non è timore è ribrezzo.

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E poi, cosa mai potrà pensare di me quel qualcuno? Quel qualcuno al quale ho invaso la zona più intima tra le distanze prossemiche interpersonali? Al quale ho effettuato un’incursione nello spazio vitale senza permesso.

Per alcuni è persino un fastidio essere toccati, sfiorati, baciati. Il loro scudo protettivo non dev’essere oltrepassato e vanno rispettati.

I dinosauri si sono estinti perchè non li accarezzava nessuno – (Anonimo)

Cos’è questo contatto? Non siamo scimmie! Cos’è questa confidenza?

Quante carezze hai ricevuto oggi?

Quante ne hai fatte?

A chi è come te, uguale a te.

Quante carezze hai custodito dentro senza mostrarle? E sono ancora lì, ad ammuffire, come le radici di una pianta avvolte dentro ad un retino di plastica, sotto terra, nascoste, affinchè la pianta possa morire e tu spendere ulteriori soldi per comprarne un’altra senza saperti dare una spiegazione.

Eppure, le davo l’acqua… Eppure le davo il sole…. Eppure l’ho protetta dal vento… – ma la sua parte più preziosa è morta, perché nascosta, nessuno ha potuto vederla.

Nascosta dentro, al centro, come il cuore di ognuno di noi.

La carezza è questo. E’ lo strumento che ci permette di guardare sotto terra, di liberare radici che soffocano costrette. E’ il proiettile di un cecchino che colpisce nel punto più esatto senza fare male.

L’unico dolore che si prova è quello della nostra stessa paura, ed è dolce, insinuante, affilato come una katana.

La carezza non fa male. Brucia sui graffi mandando in estasi. La carezza è l’atto più amorevole che le nostre mani possono compiere.

Se non sai che fare delle tue mani, trasformale in carezze – (Jacques Salomé).

Prosit!

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Per noi

Ecco che vogliono prenderci, piano piano, uno ad uno.
La paura si stà allargando come una macchia d’olio, lenta ma decisa, sicura di sè.
Unge ogni cosa che incontra.
Unge la gioia, unge l’amore.
Li soffoca e li ricopre appannando sguardi e sorrisi.
Per ogni fratello morto, cento persone non ridono più.
No, non deve andare così.
Non bisogna permetterle di regnare.
Non bisogna farsi contagiare dalla malattia di queste cellule impazzite che vagano per il pianeta sterminando i loro stessi simili.
Continuate a sorridere, almeno chi non è stato colpito da vicino da queste atrocità, che continui a sorridere.
Non piangete. Più lacrime scenderanno dai nostri visi e più s’ingrosseranno i fiumi e i mari che ci travolgeranno.
Non mi fermerete, continuerò a parlare di cose belle e a pubblicare notizie positive.
Essere felici non è un’insensibilità, non è mancanza di rispetto. E’ uno stato d’essere animico, intrinseco.
Sforziamoci di esserlo nonostante tutto.
Piangiamo, gridiamo, tiriamo pugni contro i muri ma non facciamoci avviluppare dall’angoscia e dallo sgomento facendoli diventare le guide della nostra personalità. Le guide di questa nostra vita.
Altrimenti davvero, finirà il mondo…
In questo momento ci stanno chiedendo di essere Guerrieri, di osservare cose che non avevamo mai visto e vivere tragedie che ci erano solo state raccontate dai nostri nonni.
E un Guerriero, in tutto il suo dispiacere, è governato dalla fierezza e dal sogno della vittoria. Mai dalla tristezza.
Questo pianeta ha, più che mai, bisogno di emozioni positive ed è proprio nei momenti di difficoltà che i bisogni si sentono ancora di più. Diamogliele.
Diamogliele proprio ora che è dura, che è sempre più dura. Diamogli la medicina di cui ha bisogno.
Non soffermiamoci sull’atrocità. Focalizziamoci sul bene.
Facciamoci forza l’uno con l’altro per illuminare il nostro mondo.
Per aiutare il sole a risplendere ogni giorno.
E amiamoci di più perdio!

Prosit!

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Il Potere è nelle Cosce

Che titolo hot vero? Ma è proprio così!

Come avevo anticipato sulla mia pagina FaceBook qualche giorno fa, voglio parlarvi di una parte del corpo spesso sottovalutata ma, come tutto il resto, anch’essa molto importante. Mi riferisco appunto alle cosce prese sovente in considerazione solo per farle dimagrire, per tonificarle o per ungerle con qualche miracoloso cosmetico.

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Nonostante siano parti del corpo fondamentali sia per i maschi che per le femmine, in questo post, mi rivolgo principalmente alle donne, sia giovani che no, perché avendo ultimamente passato due intere giornate al mare ho potuto notare come, la maggioranza del sesso femminile, abbia queste zone molto sviluppate, più grandi del normale, sproporzionate quindi al resto del corpo. Non parlo dell’essere grasse ma di una sproporzione molto presente in diversi soggetti che, più accentuata o meno, risulta a volte essere un difetto poco piacevole per chi ce l’ha.

Domenica turistica 08072012 la Spiaggia di Alassio

Capirete inoltre che è, in natura, una caratteristica più femminile che maschile.

Il corpo umano è per me un meraviglioso contenitore comunque esso sia e, senza alcun tipo di giudizio, mi piace osservarlo, leggerlo, ascoltare cos’ha da dirmi. Deformazione professionale ovviamente, potete anche dirmi di farmi i cavoli miei! Ma così è.

Ebbene, veniamo alle nostre cosce, queste cosce che per via del muscolo, per via di un edema, per via della ciccia, della costituzione e di molti altri fattori possono essere troppo grosse rispetto al resto della gamba e, naturalmente, dobbiamo prendere in considerazione anche i glutei dai quali esse partono.

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Come spesso vi ho detto, le gambe sono il nostro avanzare nella vita. Simboleggiano il nostro andare avanti o, eventualmente, il nostro non riuscire più ad andare avanti. L’arrancare, il soffermarsi e via discorrendo.

Quando si soffre di ristagno di liquidi (edema) c’è una situazione dalla quale non riusciamo a uscire ad esempio, quando c’è un dolore, c’è un senso di colpa ( a seconda del dolore), quando c’è una cattiva circolazione c’è paura delle cose nuove (e mancanza del flusso della gioia) e potrei andare avanti all’infinito ma, al di là dei vari motivi indicanti il problema che ci affligge, le cosce sono la parte più robusta della gamba.

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Al loro interno c’è l’osso più lungo di tutto il nostro corpo, ossia il Femore, simbolo indiscusso della nostra potenza di agire.

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E’ l’osso sul quale, sembra incredibile, facciamo forza quando ci troviamo davanti un avversario o ci ritroviamo a vivere una situazione ostile da superare “combattendo”. Fortunatamente di nemici non ne abbiamo granchè, non siamo in un film, ma per il nostro – IO -, i nemici sono tutte quelle persone che hanno nei nostri confronti un comportamento che non ci regala un totale benessere anche se magari, queste persone, le amiamo a dismisura.

Il nostro inconscio è fatto così perciò: padre, madre, figli, coniuge, datore di lavoro, amici, possono essere per noi persone amate ma, per la nostra parte intrinseca, scomodi personaggi che minano al nostro benessere olistico con costrizioni magari, o tarpandoci le ali, praticamente, non permettendo al nostro potere di elevarsi.

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Non si può però, o non si riesce, sovente, ad andare contro questi individui che peraltro stimiamo e ammiriamo ed ecco che le cosce s’ingrossano. Si allargano o s’irrobustiscono, ingrassano o si gonfiano. Devono essere belle solide (non c’entra niente con l’essere sode) per sostenerci. Guardate bene questa immagine qui sotto.

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Le tre ragazze che mimano la partenza di un attacco, hanno le gambe in posizione mentre, i due ragazzi dietro, sono rilassati e tranquilli. Immaginate di dover tirare un pugno a qualcuno, di attaccare, immediatamente come mettete le vostre gambe? E noterete come il focus va nelle cosce. Proprio come un pugile. Questo accade anche nello sport, all’inizio di una corsa e in varie competizioni della vita. Il messaggio è: PER NON CEDERE. Per non cadere. In ogni senso.

In questi due giorni di mare, su cento donne di ogni età, non esagero, ma ottanta erano così. Vivono ossia in una continua lotta inconscia nel cercare di non cedere. Non cedere in famiglia, non cedere a scuola, non cedere nei confronti dei figli, del lavoro, davanti alle amicizie. Un problema meno comune nell’uomo che, su certi aspetti, è più menefreghista, (come natura vuole, non è un’offesa assolutamente) e ha altri tipi di paure, di timori, di bisogni. E’ giusto che sia così. Al di là dell’allenamento fisico.

La donna che invece ha cosce normali e ben proporzionate al suo corpo, non significa che non abbia dovuto lottare nella vita o non stia lottando tutt’ora, ci mancherebbe, ma semplicemente ha un metodo di “guerra” diverso, basato su altre condizioni e potrà comunque riportare diversi criteri su altre parti del corpo a seconda di dov’è per lei il fulcro della battaglia.

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Care donne con le cosce grandi, siete quindi semplicemente esseri meravigliosi, non fatevene un problema, siete delle lottatrici e mi auguro non stiate a porvi dispiaceri davanti alla foto di una modella photoshoppata alla quale è stato deciso di nascondere le proprie paure. L’unico difetto che avete, se posso, è quello di non rispettare abbastanza voi stesse.

E il sedere? Per quel che riguarda i glutei, come accennavo prima, averli grossi, dai quali appunto partono le cosce altrettanto grosse, significa desiderare il potere sugli altri. C’è sempre un legame al potere. Forse perché se ne ha avuto poco nella vita e si è sempre subito quello degli altri ai quali abbiamo dato modo di farci sentire inferiori, oppure perché fino ad una certa età lo si ha avuto e di colpo non più. Prendiamo ad esempio una bimba, molto viziata e accontentata in ogni suo desiderio, che si trova poi da adulta a fare i conti con la realtà, con un marito magari diverso dai genitori, dei figli che pretendono e un datore di lavoro che non ha certo intenzione di assecondarla.

Sui glutei inoltre ci sediamo, ci rilassiamo, mettiamo uno stop alle nostre attività. Ci si siede quando si è stanchi. Stanchi anche di “lottare”. Ovviamente non mi riferisco ai lavori sedentari creati dall’essere umano.

Ci sono tantissimi esercizi fisici da fare per rassodare e snellire le cosce o sgonfiarle ma, ad essi, dovete assolutamente correlare anche il vostro pensiero di crescita e di benessere dedicato al vostro POTERE. Un pensiero di rispetto totale verso il vostro Essere lasciando andare il giudizio, così come la paura di essere giudicate, e permettendosi di dire un po’ più di  – No -. Rilassatevi, la vita non è una continua lotta. Così facendo l’attività fisica e una sana alimentazione, da non dimenticare mai, avranno sicuramente più successo.

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Ebbene si, il potere è nelle cosce. Individuate quale sia il vostro punto di scontro, quello che non vi permette di vivere in completa serenità: avete poco potere? State male perchè vorreste avere più potere? Avete paura e cercate di avere più potere per affrontare la vita? Avete troppo potere e lo state usando male? Le persone si allontano da voi e questo vi spaventa? Fate delle riflessioni e lavorate su questo, vi soddisferà.

Prosit!

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Pensiero Positivo – i due Lati della Medaglia

Molto spesso si sente parlare di “Pensiero Positivo” senza però essere ben certi di quello che in realtà esso sia.

La definizione “Pensiero Positivo” ci porta immediatamente al meditare in modo gioioso nei confronti della vita ma dicendo così però, mi da l’impressione che il – pensatore positivo – venga visto un po’ come un ingenuo farfalletto che prende la vita come viene.

Il vero concetto, molti, non lo comprendono. È giusto parlare di allenamento nell’imparare a pensare positivo, in quanto non si è abituati a vivere in tale modo, ma non è una pillola da assumere. E’ un metodo da attuare piuttosto. Non bisogna inventare nessun esercizio, bisogna soltanto trasformare. Trasformare le situazioni. La percezione che si ha di esse in verità.

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Nel cercare di vivere il “Pensiero Positivo” occorre iniziare a guardare (sempre – in ogni occasione) i due lati della medaglia perché ce n’è sempre uno brutto (che è quello che vediamo, che ci è capitato) e uno bello (che è quello che dobbiamo imparare a vedere e tirare fuori).

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Quando viviamo un avvenimento spiacevole ci focalizziamo solamente sulla protezione verso noi stessi. L’istinto di sopravvivenza ci obbliga a rimanere concentrati sull’evento e a non guardare altro. La paura, ci tiene legati ad essa. Dobbiamo fare qualsiasi cosa pur di soffrire il meno possibile. Stando attenti, come un gladiatore da solo, nell’arena, alle prese con un leone.

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Quando mi è capitato di rimanere immobile nel letto a causa del mio problema alla schiena del quale parlai tempo fa, all’inizio ho pianto, ho sofferto, ho maledetto quel dolore lancinante e quella scomoda situazione ma poi, capendo peraltro che quel male in realtà era arrivato solo per recarmi un messaggio e per aiutarmi, iniziai ad amarlo; ormai è conosciuto il mio metodo in questo blog. Il fatto di rimanere però invalida, in piena estate e con un magnifico sole fuori la mia finestra, proprio non mi andava perciò, mentre ringraziavo Signor Dolore dovevo anche cercare di trovare dei lati positivi a quello che consideravo un vero fattaccio.

1- Figli, marito e parenti tutti mi coccolavano, mi servivano e riverivano come se fossi stata una gran dama (…se mi sentono!) però ne approfitto per ringraziarli di cuore

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2- Stavo risparmiando soldi non potendo uscire (Ah! Ah! Ah! Manco fossi una spendacciona!)

3- avrei di sicuro ricevuto un gran bel premio a fine indisposizione tipo: andare in vacanza

4- avevo tempo per leggere, guardare film, ascoltare musica, tutte cose che dovevo fare sempre con il contagocce

5- avevo modo di ragionare su quel disturbo (che nel mio caso arrivava per un’autosvalutazione di sè) e quindi cercare di porvi rimedio e imparare ad apprezzarmi di più

6- tutti cercavano di farmi ridere, c’era un clima di gioia in quei giorni (a parte i primi momenti guidati dallo spavento)

E insomma… vado avanti? E’ ovvio, ci mancherebbe, la salute prima di tutto, ma ormai bloccata lo ero, tanto valeva cercare il bello anziché rimanere a piangere facendosi logorare anche dalla tristezza oltre che dal tormento.

Questo è soltanto un esempio, forse sciocco per alcuni, ma fa capire che quella medaglia dobbiamo sforzarci di girarla e guardare anche l’altra parte.

In quel periodo capii molte cose e quando diciamo che – non tutto il male vien per nuocere – diciamo il vero.

Iniziai a rispettarmi di più, a fare più attività fisica (da qualche anno ero pigra come un Moscardino durante il letargo), a volermi più bene. Imparai a governare di più Signor Dolore, a non avere paura di lui, a vederlo come un amico ed egli non mi spaventava più.

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Roy Martina, un medico di Curaçao che pratica la Medicina Alternativa, racconta un episodio molto divertente (avevo messo il video nel post – Forse non sei sfigato, forse “qualcosa” vuole aiutarti – che consiglio di vedere) riguardante un suo amico. Questo suo amico una mattina uscì di casa per andare a firmare un contratto di lavoro e, come accade spesso, non aveva letto quelle clausole scritte in piccolo in fondo al foglio. Appena uscito di casa, un gabbiano gli fece la cacca sulla spalla e lui dovette rientrare e cambiarsi. Ignaro di quello che l’uccello stava cercando di dirgli, si incamminò nuovamente verso la hall dell’hotel dove avrebbe incontrato i suoi nuovi datori di lavoro ma, svoltato l’angolo, un altro gabbiano gli fece i suoi bisogni in testa. Infastidito, si pulì alla bell’è meglio dentro alla toilette dell’albergo e, puntuale, si presentò davanti ai futuri capi. Essi si trovavano nel dehor e stavano sorseggiando un aperitivo che offrirono anche all’amico di Martina. Proprio mentre l’uomo prese in mano la penna per firmare, un piccolo passerotto, volteggiando sotto gli ombrelloni, defecò sul foglio. Fu in quel momento che, tra il ridere dei presenti, a lui qualcosa suggerì che non si trattava più di una banale coincidenza. La maggior parte di noi avrebbe semplicemente pensato – Mamma mia! Che giornata di mXXXa! -, lui invece, dopo aver letto meglio il contratto decise, per il suo bene, di ritrattare tutto e non firmare.

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Le situazioni che viviamo, non sono sempre e solo negative. Sovente sta a come noi le interpretiamo. Dobbiamo capire che l’Universo, e la nostra parte intrinseca collegata ad esso, hanno i loro mezzi per comunicare e non sono uguali ai nostri. E’ difficile tradurre il loro linguaggio ma non impossibile e basterebbe a volte porre attenzione anziché soffermarsi a vedere subito e solo nero e basta.

A forza di lavorare con il cervello, in questo modo, ci verrà sempre più facile e presto saremo abituati a trovare il lato positivo ogni volta. Capire di avere dalla nostra parte anche una metà positiva ci aiuta a risolvere meglio, con maggiore forza d’animo e più gioia, la parte negativa che risulterà così meno pesante da sopportare e soprattutto più rimediabile. Questo non è poco, è alla base delle nostre giornate. E non sono semplici ripieghi o giustificazioni, bensì piccoli grandi miracoli che diventeranno sempre più importanti.

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Quando qualcuno ti fa del male, devi convincerti del fatto che automaticamente ne sta facendo a se stesso e, quella lama a doppio taglio che ha tirato fuori, un domani, potrà invece tagliare bene per te. Questo non è assolutamente un messaggio di vendetta voglio solo spiegare come a volte, le azioni di quelli che noi consideriamo nostri nemici, vengono spesso a nostro vantaggio al di là di far loro del male. Un vantaggio che, senza quella tempesta prima, non avremmo mai potuto ottenere. Il più, come ripeto, è riuscire a vederlo. Porre attenzione, e quando arriva, afferrarlo facendone l’uso migliore per noi. Solo per noi, senza più tener conto degli altri. Non limitarti a difenderti dall’attacco, rifletti, trasforma ciò che stai ottenendo in positivo. Allo stesso modo, chi ti sta facendo del male, ha i due stessi lati della medaglia. In quel momento vede solo quello positivo (ossia l’averti “sconfitto”) ma, dall’altra parte, dovrà fare i conti con quello negativo ed è su quello che devi ragionare. Attaccandoti, ti sta dando in mano uno strumento. Sta creando un “qualcosa”, usalo nel migliore dei modi.

3-marzo

Un po’ come la favola de “Al lupo! Al lupo!” anche se Esopo ha voluto darle una morale differente. All’inizio, il ragazzo della storia, si diverte molto a ingannare gli altri, a farli spaventare, e la gente del villaggio si focalizza solo sulla presa in giro ricevuta, sulla fatica, sul terrore subito, si arrabbia, si sente tradita, senza tener conto che quel ragazzo, nel mentre, stava costruendo attorno a sé la non credibilità, la sfiducia, agendo a quel modo. Perché le due facce della medaglia esistono sempre.

Al lupo!

Il mio precedente articolo, che ti ho segnalato prima – Forse non sei sfigato, forse “qualcosa” vuole aiutarti -, si collega molto a questo post perciò te ne consiglio la lettura.

Focalizzati sempre sul lato positivo.

Prosit!

 

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