L’Inconscio si può modificare e migliorare con l’Allenamento

Ci vuole un fisico bestiale per resistere agli urti della vita… – ve la ricordate questa canzone di Luca Carboni dei primi anni ’90?

Un messaggio che racconta, valido ancora oggi, come per riuscire a vivere in questo mondo, bisogna essere forti, saper stare in guardia e non farsi abbattere dalle vicende negative che cercano di buttarci giù. E per avere un “fisico bestiale”, seguendo la metafora, bisogna allenarsi ogni giorno.

Anche senza dover pensare alle brutture della nostra esistenza, se si vuole avere quel che viene definito un “bel fisico”, dinamico e possente o sensuale e tonico, serve allenarsi quotidianamente per ottenere tali risultati. C’è chi va in palestra per modellarsi o chi preferisce farlo all’aria aperta cimentandosi in attività fisiche e curando l’alimentazione.

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Tutto viene osservato nei minimi particolari: i cibi, così come i muscoli, persino le più insignificanti grinze della pelle ma… ciò che non si vede? Anche lui viene allenato? No.

E mi riferisco al nostro inconscio.

Vedete, purtroppo, e questo accade perché nessuno ce l’ha mai insegnato, tendiamo a migliorare appunto solo quello che i nostri occhi vedono o le nostre orecchie sentono, forse vittime del giudizio o per guadagnarci in salute ma, in realtà, dovremmo pensare anche a quello che non è tangibile però comunque di fondamentale importanza.

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Il nostro inconscio per l’appunto può essere allenato! Anzi, è l’unico modo per trasformarlo perché si, andrebbe un po’ modificato, almeno per la maggior parte di noi.

Purtroppo è anche la parte più grande del famoso “iceberg”, come viene definito, ossia: la punta fuori dall’acqua, molto più piccola a confronto di tutto il resto, è il nostro conscio, cioè il 5% circa della nostra mente, quello che noi riconosciamo, mentre ben il 95% sott’acqua, una porzione enorme, equivale a ciò che noi abbiamo dentro (siamo) ma non riusciamo a capire.

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A volte noi crediamo di essere felici, di essere sereni, di non avere paure perché nel nostro 5% che possiamo osservare le cose in effetti stanno così. Ma in un luogo di noi molto più recondito e profondo, in realtà di paure ne esistono eccome ed essendoci, non ci fanno vivere così sereni come crediamo di essere.

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Quando un sintomo ci reca un messaggio che noi riusciamo ad interpretare (mal di gola = non riuscire a dire “no”/faticare ad ingoiare le cose che ci danno fastidio/voler esprimere tante cose ma invece si trattiene tutto) e cerchiamo di fare come lui ci suggerisce, ci aspettiamo che il mal di gola non torni più invece, spesso, capita che si ripresenti puntuale come sempre e dolorosissimo. Perché?

Perché abbiamo lavorato solo con quel 5% che pare si possa avere a disposizione. Ce lo siamo solo detto, abbiamo provato a farlo ma non lo abbiamo vissuto. Magari avevamo paura mentre facevamo le nostre prove, magari non eravamo troppo convinti, magari non abbiamo messo l’anima come si suol dire. In realtà va tutto bene. Abbiamo fatto del nostro meglio ma il segreto è quello di non fermarsi.

Capite bene che la prima volta c’è ancora tutto un 95% che, enorme, riesce ancora a comandare e ad avere la supremazia ma voi dovete continuare e continuare e continuare. Pian pianino quel 95% diventerà 90% e poi 80% e poi 50% finchè ecco che tutto il vostro inconscio sarà abituato a non vivere più il disagio che vi procura il mal di gola.

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Il nostro inconscio non ha sue orecchie, non ha suoi occhi, vive attraverso i nostri e non è in grado di capire il vero dalla finzione. Ecco su cosa dobbiamo fare leva, questo è il suo punto debole. Parlo come se fosse un nemico del quale abbiamo trovato il tallone d’Achille. Non è così, quell’incoscio siamo noi stessi, egli non ci vuole male, ma sono contro la nostra natura tutte quelle cose che l’hanno riempito da quando siamo venuti al mondo. In lui risiedono: i nostri traumi rimossi, gli eventi dimenticati, le paure non elaborate, gli istinti, gli archetipi e molto altro, perciò se un disturbo non riusciamo a riconoscerlo possiamo credere mille volte che non c’è mentre invece sta vivendo dentro di noi in un luogo assai arcano.

Ad esempio, tutti noi vorremmo diventare ricchi e ogni giorno lo desideriamo. Con il nostro conscio riconosciamo questo sogno, lo proponiamo anche con frasi come – Quanto mi piacerebbe avere quella bella macchina! – il problema però è che, nel momento stesso in cui recitiamo citazioni come questa, nel nostro inconscio immediatamente si sveglia quest’altro tipo di frase – Ma non ce l’ho perché costa troppo cara per me! Non me la posso permettere, non ho i soldi sufficienti -. Qual è il risultato di tutto questo? Che sono povero. Mi riconosco come povero e, per questo, vivo da povero. Alimento in me la situazione della povertà.

Avete allenato negli anni il vostro inconscio a credere che siete senza soldi e basta. Non potrete mai diventare ricchi quindi perché al di là di quello che potete sperare, cercare, volere e credere con quel 5% che governate, ne avete un 95% che rema completamente contro.

Ma la soluzione c’è anche se dura e lunga. Come dicevo prima è solo questione di allenamento. Si, proprio come l’andare in palestra. Un allenamento quindi condito di concentrazione, decisione, voglia e dedizione.

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Lavorando con il vostro corpo, il primo giorno non farete più di due flessioni e il vostro fisico sarà esattamente quello che era quando siete entrati nel locale del fitness. Non avrete perso nemmeno un grammo di ciccia e per di più vi ritrovate con più fiatone di prima e più stanchezza addosso. Ma qualcosa che neanche voi sapete decifrare vi fa stare bene. E allora continuate. Dopo qualche mese ecco i primi cambiamenti. Siete un po’ più magri, i vostri muscoli sono più sviluppati e di flessioni ora ne fate addirittura quindici! Stessa prassi per l’inconscio. Provate a dire:

– Io sono ricco, ho tutti i soldi che mi servono! – convincendovene.

Lo farete solo una volta al giorno all’inizio e poi sempre di più fino ad arrivare al momento che questo pensiero diventerà parte di voi, in ogni momento della giornata, e le frasi volte al negativo non esisteranno più. Ci vorrà molto, molto tempo ma quando riuscirete, e davvero non avrete più nessun tipo di inquinamento, in un modo o nell’altro la ricchezza inizierà ad arrivare a voi. Nella quantità necessaria. Alcune dottrine affermano che questa ricchezza esteriore sarà pari alla vostra ricchezza interiore e spirituale.

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Dovete volerlo però, farlo davvero, e non desiderarlo. Quando siete in palestra le flessioni le fate realmente mica solo fantasticando. Allenando il vostro inconscio quotidianamente e nel migliore dei modi non potete capire quante soddisfazioni vi arriveranno al di là dei soldi. Il benessere prima di tutto.

Vi auguro con il cuore di riuscirci e vi consiglio di aiutare i vostri bambini ad iniziare, fin da piccoli, a riempire il loro inconscio di positività. Insegnateli che possono ottenere ciò che vogliono non abbiate paura dell’illusione. Impareranno comunque cosa vuol dire avere un 95% di meraviglia dentro di loro.

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– Qualsiasi cosa instilliamo nel nostro subconscio e nutriamo con ripetizione ed emozione diventerà un giorno realtà – (Earl Nightingale)

Prosit!

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Il mio Amore per la Terra

Potevo secondo voi non festeggiare io la Giornata della Terra? Sia mai.

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Oggi come oggi, ogni giorno si festeggia qualcosa: c’è la Giornata Mondiale del Gatto, quella dell’Acqua, quella dell’Alimentazione e molte altre ma, quella della Terra, è per me come sacra.

Non mi considero un’ambientalista, non mi considero un’animalista e nemmeno nessun altro tipo di “ista”. Amo e basta e non penso di aver bisogno di una definizione.

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Riconosco la Terra, e la Natura in generale, come Madre e come Dio perciò questo per me è un giorno importante. La amo quotidianamente è ovvio ma il fatto di poterla celebrare in un giorno ben specifico nel quale anche altri esseri umani, in altre parti del mondo, lo fanno mi da un senso di unione e di forza. E’ per questo che volentieri mi assoggetto ad una data.

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Penso che amare la propria Terra equivale ad amare il Tutto. Equivale ad amare tutte le forme viventi, equivale a nutrirsi di energie buone e pure, equivale ad elargire gratitudine. A ringraziare i nostri genitori per essere qui, nonostante siamo stati noi stessi a scegliere di esserci, stupirsi per quelle che definiamo piccole cose e vivere il presente, quello che si chiama Ora.

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La Natura insegna la pazienza, la forza, la volontà. Si possono insegnare queste doti? Sembra impossibile eppure, se si sa essere buoni discepoli, essa ce la fa.

Amare la Terra significa anche amare noi stessi perché siamo i suoi figli e, non amandoci, sarebbe come offenderla. Come vi sentireste voi se qualcuno non rispettasse e sottovalutasse i vostri bambini?

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L’Earth Day, il 22 Aprile, è per me come un giorno di vacanza, è per questo che l’articolo lo posto oggi, e lo passo a contatto di maestri come alberi e animali cercando di avere una sensibilità maggiore che purtroppo, durante il resto dell’anno, ammorbata anch’io spesso da tutto ciò che mi circonda, non riesco a sentire così forte pur riconoscendomi già ad alti livelli.

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No, non è un vanto il mio, è un orgoglio. Sono lieta di avere con Madre Terra questo rapporto e mi piace gridarlo senza vergogna.

Le sensazioni di potenza che infonde sono indescrivibili. Quella potenza che ti permette di non aver paura e di affidarti all’Universo.

La Natura mantiene le promesse che fa. E può fare tutto perché è Dio. Per me essa è Dio.

Conobbi la Terra quando avevo circa tredici anni. Si presentò a me dicendo – Non preoccuparti, io non ti abbandonerò mai – e così è stato. Oggi di anni ne ho 37 e lei ancora non mi ha lasciato.

Buona Vita Terra, ti amo infinitamente.

Prosit!

P.S. – Le immagini che ho postato hanno per me il loro particolare significato riguardo la Madre Terra e la Natura: nella prima posso vedere la sua immensità, ero a quasi 2.000 mt s.l.m. e riuscivo ad ammirare la distesa di monti sotto di me fino ad arrivare con lo sguardo al mare, un cielo immenso e il sole suo compagno. Nella seconda la sua protezione data dai rami degli alberi, che mi avvolgevano, attraverso i quali anche i raggi dovevano quasi chiedere il permesso per entrare. Nella terza la sua meraviglia data dai colori, dalla quiete, dalla vastità. Nella quarta la sua bellezza vista appunto nelle piccole cose come questi fiorellini minuscoli di Senecio Rowleyanus grandi come l’unghia di un mignolo. Nella quinta la sua onnipotenza, un’aquila che ho fotografato due anni fa e che ha impresso il mio obiettivo di maestosità e grandezza. Nella sesta infine, la sua tenacia, la forza della vita, un Fico nato sul tetto di una chiesa sullo spigolo di un campanile, senza terra, senza acqua, ma nutrendosi solo con fiducia di ciò che l’energia universale poteva dargli, senza agi né comfort solo forza vitale.

Mughetto nei Bimbi – Forse si può Prevenire… con Baci e Amore

Siamo nel periodo della Rinascita, la stagione della Primavera che risveglia il mondo e anche noi stessi. Sembra impossibile ma alcune persone è come se davvero tornassero a vivere per la seconda volta, dopo aver passato momenti bui che li hanno messi di fronte al dover rivedere tutta la loro vita per modificarla al meglio. Queste persone le considero degli Eroi e il loro atteggiamento fa davvero pensare ad un piccolo neonato che viene alla luce. Come lui hanno dei bisogni, come lui piangono spesso per chiedere e, come lui, provano nuove emozioni.

Immaginare una piccola nuova vita mi ha portato con la mente ad uno dei problemini più consueti al quale andiamo incontro una volta nati nonostante sia un inestetismo che può colpire a qualsiasi età.

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Si tratta di un fungo che può intaccare diverse zone del nostro corpo conosciuto anche come Candida Albicans ma comunemente chiamato Mughetto.

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Immagino lo conosciate tutti. Esso è davvero fastidioso e causa irritazione soprattutto nel cavo orale per quel che riguarda i neonati.

Ed è su di loro che oggi ci concentreremo.

Alcuni tipi di funghi vivono costantemente con noi e nel nostro organismo così come germi e batteri ma, quando il nostro apparato immunitario si indebolisce, o nel caso dei neonati non è ancora forte ed equilibrato, questi “nemici” possono prendere il sopravvento e recare danni.

Oggi il Mughetto si tratta e si sconfigge abbastanza facilmente grazie alla moderna Medicina e utilizzando in principal modo un prodotto chiamato Miele Rosato, vale a dire un rimedio considerato naturale in grado anche di donare sollievo ai dolori gengivali molto frequenti nei piccoli. Il suo essere antinfiammatorio, oltre che emolliente e dermo-protettore, migliora nettamente la condizione della bocca e sconfigge l’ospite indesiderato.

Ma, al di là del fatto che si possono avere anticorpi indeboliti o inferiori numericamente, qual’ è la visione psicosomatica nei confronti del Mughetto? Perché questo fungo è riuscito a renderci sue vittime? Sapete bene che alcune filosofie non guardano soltanto la motivazione fisiologica ma soprattutto quella emozionale e io, prendendo percentuali sia da una che dall’altra, ve le racconto entrambe.

Pare infatti che questo fastidioso avversario riesca a far di noi ciò che vuole quando proviamo una carenza d’affetto.

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Può ovviamente trattarsi di una carenza d’affetto impercettibile, soprattutto per noi adulti, ma molto significativa invece per un bambino appena nato e che vede la vita “a modo suo”. Anche solo il fatto di non riuscire come meglio vorrebbe nella poppata potrebbe essere per lui: mancanza d’affetto.

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Il sopportare la fame, il non poter rimanere attaccato al seno quanto vuole, il latte che non si rivela di suo gradimento, poppate poco tranquille… (tutte cose che, all’interno del ventre materno ovviamente non esistevano), i motivi possono essere mille e, come ripeto, non percepibili da noi che stiamo cercando di fare tutto per il meglio.

Addirittura quando il Mughetto colpisce in età più avanzata, vale a dire in bambini più grandicelli, può essere una vera e propria esigenza di baci.

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Vi torna? Vi racconto la mia esperienza personale.

Sono una madre abbastanza “appiccicosa”, fisicamente, nei confronti dei miei figli ma, in questo particolare argomento mi riferisco al maschietto in quanto è biologicamente mio, mentre la femminuccia non l’ho partorita ne’ allattata al seno. Lui è stato sbaciucchiato praticamente da quando è venuto al mondo, e ancora oggi lo è, nonostante a volte mi spedisca via soprattutto quando, ora ragazzo, è davanti ai suoi amici (quanto mi diverto!).

Il Mughetto in età scolare, infatti, non lo ha mai colpito ma si è impossessato di lui invece quando aveva pochi giorni di vita. In effetti io, oltre ad aver avuto una specie di crisi post-partum anche se lieve, in quanto il mio parto è stato un trauma (un giorno forse ve lo racconterò), non avevo latte. Quel poco che c’era faticava ad uscire e, una volta uscito, non era sostanzioso per niente. Mio figlio ha passato i suoi primi giorni su questo pianeta piangendo in continuazione: aveva fame. Abbiamo dovuto subito quindi fare l’aggiunta di latte artificiale.

Il cibo è un grande sostituto dell’affetto e questo lo si può vedere anche nelle persone adulte. La mia personale esperienza insomma si addice a quello che la psicosomatica afferma e, nonostante tutte le altre motivazioni fisiche o esterne, penso che sapere queste nozioni possa essere un aiuto in più.

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La mancanza d’affetto può emergere attraverso tanti sintomi, non a tutti viene il Mughetto, ma questa è sicuramente tra le infiammazioni più comuni.

L’affetto è il sale della nostra vita, la linfa vitale che non può mancare e, la sua assenza, anche se non voluta, può provocare disagi persino fisici. – Una mancanza d’affetto, che si protrae per anni, può creare davvero grossi danni -, fa anche rima! Naturalmente non siamo mai stati educati a pensarla anche a questo modo perciò possiamo non rendercene conto, o credere che al massimo questo può formare disguidi solo psicologici. Non è così, come spesso vi ho spiegato, le emozioni si concretizzano divenendo anche fisiche. La cosa importante è che, osservando questo lato della situazione, si può andare alla sorgente, al contrario di quello che fa solitamente la Medicina Tradizionale che invece cura alla fonte. Ancor grazie per carità! Ci ha regalato rimedi di infinita grandezza ma purtroppo non sempre riesce a prevenire o comunque ad evitare che il disturbo si rifaccia vivo. Per questo di ogni Medicina o Filosofia bisogna saper cogliere il giusto settore. Modificando il pensiero che crea tale inconveniente, partendo quindi a monte, possiamo evitare che esso torni, capendone l’avviso e rispondendo adeguatamente. Come dice Claudia Rainville, esperta di Metamedicina, termine che significa “al di là della medicina”, ogni sintomo è un messaggio.

Prosit!

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L’ago di Garda…

Avendo come molti un profilo FaceBook anche personale, oltre alla mia pagina di Prosit, mi capita spesso di leggere naturalmente quello che conoscenti o sconosciuti postano di tanto in tanto.

Tempo fa, in quanto ci sono quelli che potremmo definire “tormentoni” anche lì, in parecchi si sono accaniti contro l’uso errato della lingua italiana. Alcuni, probabilmente molto devoti, o molto pignoli, o bisognosi di far valere la loro dote, nominavano addirittura le accento come errori madornali di sgrammatica. I classici insomma che, a sentir dire persino dall’Accademia della Crusca, commette il 90% delle persone.

Avete presente: va – và, sta – stà, li – lì, ne – né. Accento e apostrofi per giunta.

Ecco, io sono tra quel 90% tanto per cominciare. Provo ad allenarmi, ma la mia memoria mi gioca sempre tiri mancini. Premetto che io per la prima sopporto poco chi storpia di molto la nostra lingua. Ad esempio quelli che scrivono utilizzando la k al posto del ch e così via ma, alla fine, dico io, è un linguaggio inventato dai giovani e, i giovani, hanno il potere di cambiare il mondo. Perciò lo accetto e sorrido.

Insomma, per farla breve, mi sta bene non devastare l’amatissimo italiano, lingua tra le più belle del mondo, ma le “ossessioni” non mi piacciono da nessuna parte.

Mi dicevo, quando leggevo certi post o certi commenti, che probabilmente bisognava fare lo stesso pandemonio anche per il contenuto di quel testo (al positivo intendo) mentre, quest’ultimo, passava inosservato e l’errore grammaticale invece veniva condiviso a più non posso girando virtualmente per tutto il Bel Paese.

Finalmente però un giorno, io aspettavo perché sapevo che prima o poi arrivava (il rovescio della medaglia c’è sempre), ecco spuntare una bellissima storiella che ha sicuramente fatto riflettere molti. In disaccordo o meno, è carina da leggere e quindi, per chi non la conoscesse, la ripropongo qui:

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“Un grande professore universitario, docente di filosofia, un bel giorno, scrive alla lavagna:

COME O AMATO TE

NON O MAI AMATO!!!

Con una voce triste come non mai, chiede ai suoi alunni – Cosa ho scritto? -.

Tutti imbarazzati tacciono.

– Dai -, dice il prof – è facile da leggere -.

Una ragazza si alza e legge:

– COME HO AMATO TE

NON HO MAI AMATO!!! –

– Bene -, dice il professore – ieri sera ho invitato a cena una donna che è stata capace di farmi sentire nel profondo del mio cuore queste parole. Ci siamo frequentati per 2 mesi. Le nostre anime hanno vibrato insieme, tutto era meraviglioso. Ieri volevo chiederle di sposarmi. L’ho portata a cena. Tutto era favoloso. Lei era favolosa. Sentivo la mia voce strozzarsi in gola. Ho tirato fuori il mio quaderno, ne ho strappato un pezzetto e, come si faceva da bambini, le ho scritto:

COME O AMATO TE

NON O MAI AMATO!!!

Come un bambino appunto, mi aspettavo di vedere sorgere un sorriso sulle sue meravigliose labbra. Il suo viso si è spento però. Ha iniziato a piangere. Si è scusata perchè non riusciva a trattenersi ed è andata via. Incredulo, l’ho rincorsa. Volevo, DOVEVO sapere il perchè di quella reazione. Alla fine mi ha risposto:

– Tu sei un grande professore di filosofia. Io una stimata professoressa di lettere. Come puoi aver commesso quell’errore? Non riesco a crederci, non riesco! –

Avrei potuto spiegargli che lo avevo fatto consapevolmente solo per fingere di essere tornati bambini. Per dimostrarle che l’amore che provo per lei è capace di trasportarmi a quando non sapevo distinguere una O da una HO. Ma… in quell’ attimo ho capito. Amarsi non è essere perfetti. Amarsi non è fare sempre la cosa giusta. Lei cercava un amore perfetto. Io non l’avrei mai resa felice. Sono stato zitto. RAGAZZI CERCATE DI NON AMARE LA FORMA, AMATE IL CONTENUTO!!! –“.

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Quell’amore intrinseco, sviscerato come solo un bambino poteva fare, è passato in secondo piano quindi davanti ad un errore di ortografia.

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Diciamolo, tutti noi avremmo pensato male. Avremmo pensato all’ignoranza di quella persona, avremmo storpiato il naso davanti ad un asino simile così come lo avremmo storto se quella persona si fosse presentata al nostro appuntamento vestito in modo malconcio (ma oggi tranquilli perché è uscita la moda “Clochard Style” e quindi va bene!).

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Già. Quanto è importante la forma?

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Quanto lo è l’apparenza?

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Sapete qual è a mio avviso la cosa peggiore? E’ che finchè le cose non diventano una moda, una tendenza, vengono giudicate negativamente, salvo poi essere collocate su un piedistallo da coloro che si considerano fighi nel momento in cui vengono riconosciute come: cose “da fighi”.

Andare in giro con un abbigliamento non stirato era, fino a qualche tempo fa, un’eresia, una bestialità. Oggi invece è glamour (e meno male vi dirò)…

L’esperimento sociale che ha visto il noto attore americano Richard Gere come protagonista vestito da barbone per le vie della Grande Mela, fa capire bene il senso – La gente mi ignorava completamente – affermò il sex symbol. Un esperimento che la dice lunga se si pensa alla masnada di persone che solitamente gli impediscono il passo ogni qualvolta mette piede fuori di casa. Un test che ha comunque ben fatto ragionare l’attore il quale ha proclamato – Non dobbiamo mai dar per scontate le nostre benedizioni, ora so cosa significa – e ben venga.

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E allora penso che quelle persone siano le stesse che possono giudicare un errore grammaticale e forse troppo vittime dell’apparenza. Si, vittime. Mentre vittima ci si sente colui che per la società ha sbagliato, in realtà, a mio avviso è un vincitore.

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Non dico questo con giudizio, ognuno ha i suoi puntigli; io ho il mio: sono infastidita dalle ossessioni come ho detto prima. E ultimamente sono molte, si sente il bisogno di aggrapparsi a qualcosa? E’ solo che non spiegano amorevolmente, sembra abbiano un piglio anche poco simpatico. Perché?

Quello che mi piacerebbe, è che comunque ci sia in loro felicità. Ma di ossessionati felici, ne ho incontrati pochi. Se basassero i loro movimenti, anche belli e utili, su basi d’amore anzichè di giudizio e spesso rabbia o critica, riuscirebbero ad essere veri Maestri a parer mio.

L’ago di Garda:

C’era una volta un lago, e uno scolaro

un po’ somaro, un po’ mago,

con un piccolo apostrofo

lo trasformò in un ago.

“Oh, guarda, guarda –

la gente diceva

– l’ago di Garda!”

“Un ago importante:

è segnato perfino sull’atlante”.

“Dicono che è pescoso.

Il fatto è misterioso:

dove staranno i pesci, nella cruna?”

“E dove si specchierà la luna?”

“Sulla punta si pungerà,

si farà male…”

“Ho letto che ci naviga un battello”.

“Sarà piuttosto un ditale”.

Da tante critiche punto sul vivo

mago distratto cancellò l’errore,

ma lo fece con tanta furia

che per colmo d’ingiuria,

si rovesciò l’inchiostro

formando un lago nero e senza apostrofo”.

(G. Rodari)

La scelta di Rodari:

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– Se un bambino scrive nel suo quaderno “l’ago di Garda”, ho la scelta tra correggere l’errore con segnaccio rosso o blu, o seguire l’ardito suggerimento e scrivere la storia e la geografia di questo “ago” importantissimo, segnato anche nella carta d’Italia. La Luna si specchierà sulla punta o nella cruna? Si pungerà il naso? –

Non lo pensate anche voi?

Prosit!

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Anastase Tabaro – La Buona Notizia è… Elettrizzante

Questa mattina mi sono alzata e (non lo faccio mai ma volendo scrivere questo articolo sono andata a colpo sicuro) apro, in un sito qualsiasi, la pagina delle notizie. Il “buongiorno” che ho ricevuto è stato questo, in ordine di apparenza:

ATTUALITA’ (“attualità” l’hanno chiamata…, vabbè)

– Arrestata infermiera killer ha ucciso 13 pazienti (e pronti via una toccatina ce la diamo -‘un se sa mai- )

– Bruxelles choc dopo gli attentati terroristici – stati di ebbrezza e la strage (di bene in meglio)

– Trifone e Teresa, spunta un’altra persona dietro il duplice delitto (dispiaciutissima ma è la terza volta che appare la parola OMICIDIO –pam! pam! pam!-)

– Stipendi (sempre in attualità ovviamente perché, in fondo, anche questa notizia è un po’ una tragedia) gli stipendi aumenteranno fino a 2.000,00 euro al mese ma…. (attenzione) solo in Parlamento.

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Molto bene, vado avanti.

Passiamo a POLITICA….. no, no, scusate…. Andiamo avanti, andiamo avanti

ITALIA (il nuovo paragrafo si chiama così, completamente dedicato al nostro Bel Paese)

– Azzannato da rottweiler bimbo resta in prognosi riservata (mi sembra di sentire il suo stesso dolore, prima ero come schifata da tutte quelle brutali uccisioni ora sono anche leggermente inclinata da una parte come a volermi proteggere dalla belva feroce)

– Ricoverata per un malore muore a 18 anni in ospedale (oh ma ve lo giuro! Andiamo avanti)

– Napoli, aggrediti due clochard, sono in gravi condizioni (dovrei farvi la foto del mio viso arrivata a questo punto)

– Migranti 2.370 minori a rischio di sfruttamento (rendiamoci conto che qui non si parla di assassinio, pestaggio, morte, etc… ma naturalmente non si può esultare comunque)

Cambiamo sezione, giunge quella dedicata alla CRONACA (no, cioè… evito, abbiate pazienza… si chiama “cronaca”, ho già detto tutto)

A questo punto penso che forse sia quel portale ad avere qualche problema. Forse è un po’ triste ultimamente, è negativo, e così decido di voltare pagina. Oh! Ecco, questo è famoso, lo leggono tutti. Ricominciamo:

ATTUALITA’

– Pesta a sangue giovane donna conosciuta su Facebook (questa la diceva anche l’altro ma… vabbè, sarà un caso)

– Uccise brutalmente la compagna e la nascose nel freezer: condannato a 30 anni (…azz…)

– Il carrello di un SUV travolge un’auto, muore bimba di 8 anni

– Roma, travolti da auto pirata, muore un ciclista

… vedete che non ho più commentato. Sono affranta.

Insomma, non potendone più, vado alla ricerca di quelle più gioiose, insomma, dovranno pur esserci! Spulcio bene e, alla fine, eccole! Evviva! Finalmente ora mi faccio due risate, vi riporto anche queste poi giuro che la smetto. Le ho beccate qua e là in vari paragrafi eh!

– Vive in una tenda: Equitalia gli chiede di pagare la Tares (uaaaahaaahaaa!!! Che ridere!!!)

– George Clooney afferma: posso svelarvi i segreti di un matrimonio felice (ri-uaaahaaahaaa!!! E io che sto da otto anni con mio marito chi sono? Sandra Mondaini? Finalmente un po’ di sano umorismo)

– Stefano De Martino piange in TV ma Belen non c’entra (questo ci solleva del tutto il morale che era andato a finire sotto alla sedia)

– Canone Rai: chi lo evade rischia davvero grosso (si rischia??? Ma perché? L’hanno legalizzato? Ecco che partono puntuali come orologi con il mobbing psicologico ovviamente dopo averti dato il falso cioccolatino che la luce e il gas verranno ribassati, come a dire “non ti lamentare, vedi che ti vogliamo bene”, quindi anche qui, diciamolo nasce il sorriso spontaneo)

– Egyptair, la resa del dirottatore: voleva parlare con l’ex moglie (eeeh… oh, voleva solo colloquiare amorevolmente con la gentil donzella che non se lo fila più)

Insomma, adesso basta scherzare sulle tragedie, ma davvero di buone notizie non ce ne sono? Di notizie che non siano manipolatrici, alienanti, angoscianti, deprimenti, terrificanti, amare, etc… etc…

Ogni santo giorno.

Poi mi chiedono dove vivo? Si, io non guardo la televisione, ne’ leggo i giornali e nemmeno le notizie on-line. Ma, abbiate pazienza, a me è passato il sorriso. Il mio non è menefreghismo sia chiaro è conservazione della mia persona. Sicuro! (Che poi, anche fossi menefreghista…. Voglio dire…). Ma vi pare possibile? Finito di leggere tutto quel popò di roba ero stanca, i miei addominali contorti, il mio cuore spossato ed ero pervasa da una tristezza infinita.

Quella tristezza che fa dire a tutti – Ma dove andremo a finire? -, – Si stava meglio quando si stava peggio! -, – Il mondo è ammalato -, e chi più ne ha più ne metta! Inquietudine su inquietudine e non se ne esce.

Allora io sapete cosa faccio? Vado sui miei siti preferiti che si chiamano “solobuonenotizie”, “buonenotizieebasta”, nomi così, che potete, e ve lo consiglio, cercare anche voi.

Poi mi dicono – Ma come non hai saputo? Ma dove vivi? -. E vivo qui! Mangio, dormo, pago le bollette, mi lavo, cammino, lavoro, ho marito, figli, genitori, amici, giuro… vivo anch’io! Vivo lo stesso eh!

Sembra quasi che l’informazione voglia tenerci sotto ad una coltre di sconforto… sembra solo eh, ci mancherebbe. Ma un pò di responsabilità ce l’abbiamo anche noi a mio parere che l’andiamo a prendere tutti i giorni come se fosse un medicinale, che diamine!

Cavoli! A questo mondo c’è gente che compie grandi imprese! Che crea cose bellissime! Ma peste che se ne legga una volta la notizia su uno di questi… come si chiamano? Portali?

Ogni giorno accadono e senza neanche andar troppo lontano nonostante quella che vi riporto oggi è accaduta in Africa. E ve la riporto per un motivo.

Jacopo Fo afferma che è scientificamente dimostrato che una buona notizia fa bene alla salute ma leggete cosa scrive qui, in una delle sue “belle notizie” su ilfattoquotidiano nella sezione delle news positive; ponete attenzione a ciò che sottolineo:

“…Un’altra storia diversa, ma anche molto simile per certi versi, arriva invece dal distretto di Ngororero, in Ruanda. Qui Anastase Tabaro ha portato la luce (l’energia elettrica!). Cinquantanovenne, ingegnere autodidatta, cioè non ha studiato, costruisce mini-impianti idroelettrici artigianali con materiali di recupero. Su di lui in rete non c’è molto ma abbiamo trovato un interessante articolo in inglese…”.

epa03428416 (06/16) Anastase Tabaro, a self-taught Rwandan engineer, stands next to a barrage he constructed to control the amount of water passing the dam, in Rutare, 45km north of the capital Kigali, Rwanda, 15 May 2012. Tabaro, aged 59, who only had six years of primary level education as a child, has built hydroelectric systems in several villages, providing electricity to some 700 households. He started his research in 1990 to build an electrical generation system with the aim to sell it to the villagers around his home where nobody had electricity. He built a turbine and constructed a barrage dam where he channels water from to power the generator. EPA/DAI KUROKAWA PLEASE REFER TO ADVISORY NOTICE epa03428410 FOR FULL FEATURE TEXT +++(c) dpa - Bildfunk+++

Ecco, lo dice anche Jacopo Fo.

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Nella scheda dedicata ad Anastase, del quale vi posto le immagini che vedete si legge, sempre grazie allo scrittore, questo: “Disoccupato, ma impegnato a non morire di fame, questo inventore, che è sulla cinquantina, ha trascorso molto tempo a fare ricerca su come generare elettricità da rivendere agli abitanti del villaggio (che vanno a ricaricare batterie e telefoni)”.

Un’impresa eccezionale!

Un comunicato che fa dire – Wow! -. Che apre il cuore anzichè chiuderlo, che fa immaginare di poter fare anche noi qualcosa di bello, che stupisce positivamente. Che rilassa il diaframma e non lo rende duro come il marmo, che fa esultare, ben sperare, sognare, essere lieti per quel popolo.

Perciò, cari Prositiani, datemi retta, ogni giorno, se potete, andatevi a cercare una bella notizia. Perché questo fa bene alla vostra salute. Rimanete pure informati se lo desiderate ma equilibrate al vostro interno gli ingredienti. Come con il cibo. Mangereste solo roba che vi fa del male?

Non credo. La notizia negativa ha lo stesso effetto di un alimento tossico. Uguale. Fa ammalare le vostre cellule. E se per caso siete un po’ depressi fate la prova, eliminate per qualche giorno i mass-media e noterete in voi un cambiamento. Invece il mondo, ahimè, non cambia se voi state ad assorbirvi tutte queste brutture. Il mondo cambia se volete cambiarlo. Dico questo perchè tante persone ascoltano le brutte notizie come a voler prendersi un pò di male anche loro e si sentono così appagati di aver fatto un’opera di bene. “Non posso fare altro, almeno dimostro di non essermene lavato le mani”. No, non serve a nulla, mi spiace. Ci sono tante opere di bene che potete fare ma non è questo interessamento che modificherà la situazione. Vi fate solo violenza in questo modo. Il mondo, volendo, potete cambiarlo ma con l’azione, fosse anche solo quella di sognare. Sognare davvero.

Proprio come ha fatto Anastase, che ha fatto notizia, quantomeno nella sua terra, e l’ha fatta dopo aver sognato. Per l’informazione queste non sono notizie meritevoli di fare il giro del mondo. Per me si. Capisco che sono tantissime, troppe, ma bisognerebbe privilegiarle davanti a molte altre.

epa03428411 (01/16) Anastase Tabaro, a self-taught Rwandan engineer, smiles as he talks to his friends at his friend's home in Rutare, 45km north of the capital Kigali, Rwanda, 15 May 2012. Tabaro, aged 59, who only had six years of primary level education as a child, has built hydroelectric systems in several villages, providing electricity to some 700 households. He started his research in 1990 to build an electrical generation system with the aim to sell it to the villagers around his home where nobody had electricity. He built a turbine and constructed a barrage dam where he channels water from to power the generator. EPA/DAI KUROKAWA PLEASE REFER TO ADVISORY NOTICE epa03428410 FOR FULL FEATURE TEXT

P.S. = Questo articolo l’ho preparato qualche giorno fa per cui certe notizie non corrisponderanno con quelle odierne ma… mi sa che tanta differenza non ci sarà con gli annunci di oggi. Non oso andare a controllare…

Prosit!

photo photoblog.nbcnews.com – spiegel.de –ansa.it

Liberiamoci dei Rompipalle 4° – IL LAMENTOSO

Colui che si lagna e si lamenta sempre. Che volge ogni sua frase al negativo perciò al distruttivo. Che rimane fermo lì, sempre allo stesso punto, senza evolvere, senza mai riuscire a vedere il “bello”, il positivo. Che sottolinea costantemente il lato sfavorevole della situazione.

lagnoso

Una bellissima frase che spiega bene, in poche parole, ciò che voglio dire, posso prenderla in prestito da Bernardo Stamateas che vi ho già presentato in passato e potete conoscere nei post appartenenti alla categoria “persone nocive”. La citazione è la seguente:

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“Una donna dice – Che sete che ho! Che sete che ho! Che sete che ho! -. Una vicina la sente e le porge un bicchiere d’acqua, e a quel punto, dopo aver bevuto, la donna dice – Che sete che avevo! –“.

Sottile vero? Ma chiarificatrice.

Non è infatti ovvio che il lamentoso nel proporsi lo faccia sempre usando un tono mesto e piagnucoloso anche se accade la maggior parte delle volte. A farci drizzare le antenne devono anche essere le parole ch’egli usa e cosa lui vede in quella o da quella situazione.

Una persona lagnosa infatti può ridere e scherzare come altre ma, se ponete attenzione, potete notare come ogni sua frase volge al negativo.

Il lamentoso vive infatti spesso “in guardia”. Non si fida mai ciecamente e non si lascia mai andare. Può apparire felice ma, dietro l’angolo, vede e percepisce sempre un pericolo. Vive costantemente nella credenza che la vita non può ovviamente regalare mai qualcosa di bello ma sempre di spiacevole.

Spiacevole come la sua stessa vita, per lo meno così lui la considera.

Una lamentela unica che lo fa entrare soltanto in un circolo vizioso, pericoloso e dannoso.

La lamentela è infatti uno dei più potenti concimi per le sofferenze che noi stessi ci costruiamo. Il lamentoso ne crea a dismisura ogni giorno, cosicchè ogni giorno, vivrà situazioni fastidiose e ogni giorno avrà qualcosa di cui potersi lamentare.

Naturalmente, quello che vorrei dirvi in questo post, va un po’ al di là di ciò che è generalmente un lagnoso che immagino conoscerete tutti e, nel libro che ho preso come spunto “Liberiamoci dei Rompipalle”, lo spiega bene. Vorrei andare nei meandri più profondi evitando di elencare le peculiarità di questo individuo e provare a smascherare quelli che lo sono ma come tali non appaiono. Si sa, si piange addosso, non gli va mai bene niente, è una vittima senza eguali, tutto il mondo ce l’ha con lui, ma non si ferma lì.

Il lamentoso ha un respiro marcato. Un respiro che si sente. Dato probabilmente dal peso che porta sul petto e che lo schiaccia.

Sospira. Anche senza nessun motivo. Di tanto in tanto lo sentirete inspirare profondamente. Deve riempire d’aria pulita la sua cassa toracica che sta soffocando.

Digerisce parecchio, di norma, pur avendo bevuto solo un bicchiere d’acqua e i suoi occhi appaiono spenti.

Difficilmente propone di suo un’attività da svolgere, magari tutti insieme, e può capitare anche che non abbia passioni.

Le sue frasi saranno sempre arricchite da congiunzioni come “però….” e “ma…” e negazioni come “non…”. Il modo migliore per svelare un lamentoso è chiedergli semplicemente – Come và? -. Potrà usare mille toni diversi, mille parole, mille motivi che, se non vi dice palesemente, – Bene grazie! – con gioia, vi consiglio di studiare la situazione. Se la cosa diventa abituale naturalmente.

Ma, al di là di quello che è un lamentoso, è bene sapere più che altro come difendersi da questa sorta di energia negativa che ci viene scaraventata addosso.

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Innanzi tutto occorre sapere, come dico sempre, che se davanti a voi trovate un lamentoso è probabile che la lamentela esiste in voi. Senza offesa, ma alcuni guru di queste teorie alle quali io credo e con modestia dico di aver fatto anche mie, affermano che i comportamenti degli altri sono in realtà i nostri specchi. Ciò non vuol dire, in questo caso che siete voi dei lamentanti ma probabilmente vi siete lagnati tempo prima di qualcosa, creando intorno a voi la lamentela che oggi vi viene proposta per mezzo di una persona. Una seccatura. Poco male, l’importante è uscire dal loop nel quale si cade senza rendersene conto altrimenti, se ci lamentiamo di conseguenza, non ne usciamo più.

Detto questo, andiamo a difenderci dal lamentoso di turno.

Proteggersi tagliando corto.

Parola d’ordine: positivo, positivo, positivo.

Se alla domanda – Come stai? – lui non risponde soltanto – Bene! – (e con tanto di punto esclamativo) bensì inizia il suo monologo condito da una massiccia dose di tristezza infinita: tagliate corto.

Oppure cambiate discorso. Se non si allontana da voi, e voi nemmeno potete allontanarvi da lui, iniziate a dire cose senza un nesso logico e senza senso, senza lasciargli neanche quasi il tempo di rispondere purchè, tali frasi, siano rivolte a voi stessi: visto questa bella camicia? L’ho comprata al mercato la scorsa settimana / oggi piove non dovrò annaffiare, sapessi che belle piante ho / devo fare due lavatrici appena torno a casa perché ho cambiato le lenzuola / mio figlio ieri ha giocato a tennis e ha vinto è molto bravo…

Two Businessmen Sitting and Talking Face to Face in a Meeting

Siate come una pallina da ping-pong impazzita. Il protagonista dovete essere voi. Il lamentoso non riuscirà a starvi dietro e non è nemmeno così altruista e generoso da saper ascoltare gli altri per molto tempo.

Non siete maleducati! Siete sani e così volete restare.

Siete semplicemente persone che si amano.

Non abbiate paura di fare brutta figura, tanto per un lamentoso farete sempre qualcosa che non va bene al 100%, ogni cosa voi diciate ogni cosa voi facciate. No, non perché è cattivo o superbo ma perché ogni vostra idea riceverà: -…e ma fai attenzione… non so… non sono del tutto d’accordonon vorrei che… -.

Anche perché ovviamente, il lamentoso, spesso e volentieri è anche invidioso. L’invidioso, per chi fosse interessato, è il 3° Rompipalle di cui ho parlato in questa categoria.

Ma torniamo a noi. L’ultima cosa da fare è dare peso alle sue lamentele, fargli acquisire valore e spessore, non ve ne liberete più e attenzione… non se ne libererà nemmeno lui ovviamente.

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Deve ricevere un non verbalizzato “ALT”, un divieto; più di lì non si può andare.

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Una delle migliori strategie è infatti quella di evitarli del tutto ma purtroppo, non sempre si può.

Eviterete d’inquinarvi.

La nostra mente ha la grande capacità di scegliere per la propria sopravvivenza. Per una naturale selezione e conservazione della specie, grazie ad essa, sappiamo cosa per noi può essere bene e cosa può essere male. La lamentela porta sempre con se un significato, spesso celato, di distruzione, perciò questo manda in crisi i nostri processi mentali. E’ per questo motivo che non dobbiamo permettere alla lamentela di giungere a noi.

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Un piagnucoloso, anche se è una persona che ha sicuramente bisogno d’aiuto e di “risvegliarsi” nella vita, non vi sta in quel momento chiedendo soccorso. In tal caso ci mancherebbe, prestate pure il vostro appoggio ma la sua, in realtà, è una sorta d’abitudine perciò lasciate la sua guarigione in mano di chi è più esperto di voi e soprattutto capace di proteggersi. Si, perché contro il lamentoso ci vuole un vero e proprio scudo impenetrabile. Possono infatti questi soggetti rientrare nel settore ed essere definiti una specie di “Vampiri Energetici” del quale ne esistono diverse forme e dei quali avrete sentito parlare.

Il mezzo migliore che avete è quella che definisco “comica fantasia”.

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Immaginateli ridere ed essere euforici. Le loro grasse risate dovranno rimbombarvi nelle orecchie. E’ un lavoro mentale che non è nemmeno così difficile da fare tenendo conto che le vostre immagini ben presto potranno davvero realizzarsi.

Una persona realmente triste è proprio colei che solitamente si sente di meno. Il vero dolore è quello che zittisce, che chiude in se, questo non è ne’ giusto ne’ sbagliato ma chi tende a lamentarsi continuamente è proprio chi invece non ha nulla che lo rende sofferente.

Siate gioia, per voi e per lui.

Tutto questo è un elenco di consigli perché spesso non si osa o non si riesce a proclamare ciò che realmente pensiamo. E’ naturale che, qualora voi riusciate, senza peli sulla lingua, a confessare ad un lagnante che adesso vi ha stufato (con gentilezza e rispetto), avrete sicuramente fatto un terno al lotto. Avrete parlato chiaramente, senza problemi e avrete messo lui davanti alla posizione di riflettere un po’ su come vive, portandolo così a capire che il suo modo di fare allontana le persone anziché avvicinarle. Insomma, se detto nei modi giusti, gli farete un regalo.

Chi sa ridere è padrone del mondo – (Giacomo Leopardi) e se lo ha detto lui…

Prosit!

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Sono praticamente diventata Mamma!

Penso di aver ricevuto per San Valentino, quindi da marito, uno dei regali più belli ch’io potessi ricevere. E’ un regalo davvero particolare e che ho aspettato a descrivervi per poter avere più materiale da mostrare. Oh già! Ta-na-na-nàààà...

…un bigliettino colorato si trovava nelle mie mani, cosa poteva significare?

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Lo capii abbastanza in fretta.

Bene, il mio regalo oggi è addirittura… in Kenya! Ed è Wirio che lo accudisce. Allora, stop alla suspance (ma come cavolo si scrive “suspance”??? è giusto così???), ciò che ho avuto in dono è: un albero. Una bellissima pianta di Mango.

Vedete, il fatto è che questa pianta è stata interrata da Wirio per me, grazie alla donazione che ha fatto marito, ed essa porta il mio nome. Si chiama “Meg”.

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A Febbraio era solo un piccolo germoglio assieme a tutti i suoi fratelli ma ora è già diventato alto una ventina di centimetri circa e, man mano che passa il tempo, mi manderanno le immagini per assicurarmi la sua crescita come queste che vi sto postando.

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Qui www.treedom.net/it/ infatti, posso tenerlo d’occhio.

Come potete vedere, nel sito si possono scegliere diversi tipi di piante come: l’Ulivo, il Cacao, l’Avocado, il Lime e si gioca poi anche con “la cattura della CO2”. Il mio Mango ad esempio, una volta cresciuto, potrà catturare in un solo dì, la CO2 prodotta da un uomo in 52 giorni e si parla quindi di circa 700 Kg di Anidride Carbonica all’anno. Si, perché il Mango diventa molto grande e può raggiungere altezze di 45 mt.

Il suo significato poi è davvero speciale. Significa: FELICITA’. E, anche per questo, non potevo certo non citarlo in questo mio blog. Per il suo colore, il suo profumo e il suo gusto, il frutto è considerato il Frutto del Sole e della Gioia. Il Mango infatti è reputato sacro dagli Indù perché, secondo la credenza, in questo frutto si incarnò la Figlia del Sole.

Può produrre fino a 6 tonnellate di frutta all’anno e questa è la sua principale virtù perché viene piantato proprio per offrire frutti alla popolazione locale, sia da consumare che da commerciare. I kenioti potranno quindi cibarsi o guadagnare allo stesso tempo. Insomma, marito, oltre che rendere felice me ha fatto del bene anche a questo popolo.

treedominvestments.wordpress.com

Ma come ha potuto realizzare tutto questo? Semplice, andando nel sito di Treedom che vi ho linkato, attraverso il quale, volendo, una persona può creare un’intera foresta. Lui per me ha scelto il Kenya perché sa che è una Terra che adoro. Gli alberi non si piantano da soli in certe circostanze e noi siamo contenti di aver dato una mano.

Questo progetto unisce tante persone che, in ogni parte del mondo, possono piantare il loro albero, possono fare conoscenza attraverso il social dell’associazione e appartenere a questo meraviglioso programma.

Praticamente… sono diventata mamma!

C’è un eschimese in mezzo ai ghiacci, un beduino in pieno deserto e un polinesiano in alto mare. Tutti e tre stanno piantando un albero. La missione di Treedom è far sì che questa non sia una barzelletta -.

Prosit!

photo treedominvestments.wordpress.com

Questione di Educazione?

Ciò che tormenta gli uomini, non è la realtà ma l’idea che essi se ne fanno – (Epitteto).

Se prendessimo cinque persone, parecchio diverse tra loro per sesso, età e magari anche cultura, le mettessimo davanti a noi e, a tutte e cinque, dicessimo che ci è morto il gatto al quale eravamo tanto affezionati potremmo notare come, ognuna di esse, risponderà in modo differente. Fin qui, la situazione è chiara e anche nota. Com’è noto il fatto che apprezzeremmo sicuramente di più quella che maggiormente ci dimostra il suo dolore e il suo dispiacere entrando empaticamente nella nostra anima e dimostrando una significativa sensibilità. Il fatto è che in realtà tutte e cinque le risposte ci stanno insegnando qualcosa ma, soprattutto, nessuna delle cinque risposte è da considerare spregevole e senza senso. Ognuno replica/traduce ciò che la vita gli ha gli ha in qualche modo insegnato e ciò in cui qualcosa di noi si rispecchia.

Ricordo che quando a mio nonno raccontavo che era mancata una persona, ovviamente mia conoscente, a lui sembrava non importargliene nulla. Ci si può abituare alla morte? Penso proprio di no eppure, era come se per lui fosse così. Forse lo è anche per chi lavora in un obitorio o nel reparto di terapia intensiva, persone che hanno costruito una specie di corazza (più che umano) e, dalle quali ho sempre sentito citare, con voce più flebile, l’eccezione dedicata ai bambini. Però, cavoli… una vita non c’è più! Se n’è andata! Si è spenta! Ma, per mio nonno, non c’era questa gran differenza a confronto di tutte le persone che ha visto morire durante la guerra che ha svolto e durante la sua permanenza in un campo di prigionia tunisino che lo ha trattenuto per tre anni. Avete presente il film “Blade Runner”? – …ho visto cose che voi umani non potreste nemmeno immaginare… -. Ecco. Queste erano le silenziose parole che uscivano dagli occhi vuoti di quel viso grinzoso.

Ricordo che mi arrabbiavo. Leggevo tutto ciò come cinismo. D’altronde, pochi erano i suoi baci, rare le sue coccole, aveva un modo di amare al quale non ero abituata e, tutto ciò, sottolineava maggiormente quella personalità che reputavo fredda.

Ci sono popoli, su questo pianeta, che non vivono la morte di un caro come una tragedia anzi, sono persin felici che ora lui abbia avuto la fortuna di essere chiamato dal suo Dio e andare così nel Regno dei Cieli. Ci son persone che festeggiano accanto al defunto con l’unica preoccupazione ch’egli possa fare bella figura una volta giunto nell’al di là.

……..Ci sono persone che non accetterebbero mai di sentirsi rispondere – Ti è morto il gatto? Ah. Ok. – e stop.

Una serie di sproloqui e termini volgari riempirebbero quelle teste nei confronti di quel tipo cafone, insensibile e pure ignorante. Perché non si fa. Non si risponde così. La nostra educazione ci ha sempre insegnato che, a certe notizie, bisognerebbe reagire in un certo modo eticamente parlando.

Ma allora io mi chiedo: cos’è che in realtà ci fa più soffrire? L’educazione ricevuta? La cultura? Le viscere ci si lacerano in fondo “per un modo di pensare”?

E’ la percezione in fondo, dicono alcuni saggi, che può guarirci o farci ammalare.

In Madagascar, qualche anno fa, assistetti al funerale di un giovane. Nessuno dei suoi parenti, durante la funebre cerimonia, piangeva. Cantavano, ballavano, ridevano. Avevano già forse svuotato i loro cuori la notte precedente? Non è certo da delle lacrime che si può calcolare il dolore provato ma guardate questo video, anche se inerente allo Stato del Ghana, è praticamente la medesima cosa.

Un happy african funeral praticamente. Così viene definito. Noi non salutiamo il nostro caro in questo modo, al di là della straziante angoscia che si possa provare. Conoscerete tutti le famose Prefiche, ancora oggi esistenti, in qualche borgo d’Italia. Donne vestite di nero, pagate per piangere ai funerali. I loro lamenti dovevano essere uditi durante tutta la cerimonia inculcando nell’inconscio una disperazione totale. E dovevano essere continui, incisivi.

E quindi, mentre un popolo si contorce nella tragedia, un altro esulta per il bene del caro che si è spento convinto che quell’energia buona, realmente provata, lo accompagni durante il suo ultimo viaggio. E allora mi sembra di si, mi sembra siano più felici.

Quindi torno a dire: è intrinsecamente, e in modo quasi sconosciuto, una cultura che ci fa soffrire? Il come accettiamo o non accettiamo una morte?

L’egoismo, perché così viene chiamato, che proviamo nel non poter più ne vedere, ne toccare, ne sentire quella persona? Nel non poter più quindi soddisfare un nostro bisogno?

Che tema difficile.

La morte è un tema davvero azzardato probabilmente ma, durante la nostra giornata, possono accadere mille avvenimenti piacevoli o spiacevoli che ognuno di noi prende a modo suo.

Quante volte diciamo – lui se ne frega e vive cent’anni -.

Il netto menefreghismo fa male, il diventare cinici addirittura è un’aridità per il cuore e per l’anima ma, senza essere ora estremisti e lasciando perdere appunto il discorso della morte, potrebbe essere che a volte forse esageriamo un po’, solo per educazione?

Spesso non si ha voglia e nemmeno ce ne frega niente che… alla sorella del cognato della figlia della zia abbiano rubato in casa. Ci può dispiacere ma, diciamolo, viviamo bene ugualmente, però – … aspetta và, fammi un attimo chiamare mia cugina prima che mi dimentico perché a sua cugina sono entrati i ladri in casa, le telefono altrimenti sembra che non me ne frega niente e ci rimane male…- e…, e…., e…, uff…!

Si, si, per carità, tanta gentilezza. E a quella persona farà sicuramente piacere. Ma cosa state emanando in realtà intorno a voi? Fastidio. Noia. Preoccupazione del “fammela chiamare altrimenti…”. Timore “chissà cosa penserà di me”. Giudizio.

Quando date in elemosina una moneta ad un povero seduto per strada (cit. mamy), solo perché l’hanno fatto tutti quelli davanti a voi pensate di fare una cosa buona? Valida? Pensate di non andare quindi all’inferno? Vi sbagliate. Non c’è stato cuore in quell’azione, non si è vista bontà. Non c’era amore. L’inferno ve lo siete creati nel momento stesso in cui, rossi in viso, avete contro voglia tirato fuori quel soldino dal portafogli solo per non essere giudicati.

Ma allora è una cultura che ci fa stare male? E’ il Paese? E’ il territorio?

In Broadway, la “via dei Teatri”, a Manhattan, di certo nessuno si accorgerebbe che non abbiamo dato la monetina al mendicante.

Ma basta pensare al fatto che pur non essendo mai entrati in Chiesa una sola volta nella nostra vita, quel famoso funerale ce lo facciamo poi svolgere da un prete (altrimenti chissà cosa pensa la gente).

Io soffro perché non posso farmi i capelli blu, se vivessi a Londra potrei, ma qui mi prenderebbero tutti in giro. E allora sto male perché non mi esprimo come vorrei, sto male perché invidio chi ha avuto più coraggio di me e lo ha fatto, e starei male comunque anche qualora mi ritrovassi i capelli di un bel ciano sgargiante.

Cosa fa nascere in noi queste sensazioni così negative? Il giudizio e la paura.

Il giudizio degli altri ad esempio, o la paura di rimanere “soli”. Sia perché abbiamo perso una persona che amavamo, sia perché abbiamo colorato i nostri capelli.

A pensarci bene è sconcertante.

Non se ne esce.

Capisco che forse sto facendo un mix poco comprensibile ma mi sembra che tutto tocchi un solo tasto: quello dell’ipocrisia.

E comunque mio nonno ha vissuto fino a 96 anni senza prendere una medicina se non l’ultimo anno. A 95 anni guidava la macchina, giocava a bocce, manteneva 3 terreni e faceva baldoria con gli amici. Perché è stato un menefreghista? Un onesto menefreghista forse?

Sarà. Ma oggi in cuor mio oggi so che a modo suo mi ha voluto bene e lo ricordo con affetto. Forse a lui solo questo importava, il mio ricordo, il nostro ricordo.

Alla fine mi è sempre sembrato un realista. Insomma, che a me fosse morto il gatto non gliene poteva fregar de meno ma ho visto spegnersi il suo sguardo quando a lui è mancato l’affezionatissimo cane. Ed è giusto. Persino più che ovvio. Forse inutile anche dirlo.

Quello sul quale voglio riflettere è proprio l’ipocrisia che, a mio parere, un po’ come l’odio, fa più male a chi la porta che non a chi la riceve. Il nascondersi dietro ad una finzione è deleterio. Perciò penso sia più corretta la sincerità che il perbenismo. E dovremmo allenarci a riceverla quella sincerità, comunque essa sia, senza starci male e senza prendercela o giudicare. È dura lo so. Ma secondo me dovremmo.

Allora forse non è tanto una questione di educazione che mina il nostro benessere ma piuttosto una questione di falsità, simulazione, convenzionalismo…?

Evviva le emozioni oneste.

Prosit!

Che cosa sei? Io sono questo Momento.

– Dove sei? –

– Sono qui –

– Che ora è? –

– E’ adesso –

– Che cosa sei? –

– Io sono questo momento –

Questo brevissimo dialogo è tratto dal film “La Forza del Campione” (Peaceful Warrior – Guerriero di Pace) di Victor Salva con Nick Nolte e Scott Mechlowicz. Si tratta di una storia realmente accaduta e scritta proprio dal protagonista Dan Millman, illuminato da giovane, da quello che potremmo definire, un maestro spirituale. Ovviamente, vi consiglio di guardarlo. E’ un film moderno, molto carino, anche divertente sotto certi punti di vista e adatto a tutti. Potete trovarlo anche su Youtube, diviso in due tempi, ma completo e in italiano. Mi è stato consigliato da mia mamma, autrice del blog “L’Universo nel mio Silenzio” nel quale, in un suo post, ha condiviso questo spezzone:

Oggi non racconterò la trama di questa pellicola ma vorrei spiegarvi il famoso – Qui e Ora – che sicuramente avete già sentito nominare e che è anche il discorso clou del film in questione.

Leggiamo di questo – Qui e Ora -, parliamo di questo – Qui e Ora – ma, realmente, che cos’è? Cosa vuol dire?

Come spiega lo stesso Nick Nolte, soprannominato ironicamente “Socrate” dal ragazzo coprotagonista, nonostante il – Qui e Ora – sia comunemente un Lasso di Tempo, significa buttare via la spazzatura. Molte persone lo hanno già spiegato prima di me e probabilmente anche meglio ma, nonostante tutto, c’è chi ancora non lo capisce. Ed è ovvio, perché è praticamente quasi inconcepibile. Inconcepibile per le nostre menti.

Letteralmente significa vivere solo ed esclusivamente il momento Presente.

Stai cucinando un piatto di spaghetti? Tu sei solo ed unicamente lì. Tu sei gli spaghetti, l’acqua che bolle e che evapora via in una nuvola impalpabile, sei quella trasformazione chimica, sei quella pasta ancora dura color paglierino, sei la veemenza di quel fuoco e le sue tinte, sei quel rumore di energia che cuoce, sei il fluttuare in aria di quell’odore, sei il luccicare della pentola che rispecchia buffe e distorte immagini della stanza che ti circonda. Concentrati li. Non è vero che intorno a te non accade nulla. Sta accadendo tutto quello che ti ho appena elencato. Non pensare più a ciò che è accaduto prima, nemmeno ad un attimo prima o ad un giorno prima. Non pensare al dopo, al tuo futuro, sia prossimo che no. Non pensare che ora dovrai apparecchiare la tavola, lo farai a momento debito e, quando lo farai, tu allora sarai la tavola, la tua tovaglia, la posizione dei tuoi cari.

Non pensare che ieri tuo figlio ha preso un brutto voto a scuola. E’ ieri. E’ passato. E’ andato. E’ accaduto. E’ finito! Non esiste più! Ha avuto una fine.

Non pensare che dovrai andare dal dentista domani. E’ domani. E’ futuro. Non esiste ancora. Non c’è. E’ irreale! Esiste solo nella tua mente.

Ora, è irreale. E tu ti stai già facendo invece avvolgere da emozioni reali. Vere.

Oppure, ti stai ancora facendo avvolgere da emozioni tangibili ed esistenti, quando ormai la cosa non esiste più.

Riuscendo invece a vivere unicamente il Presente, cosa accade? Accade che tutte le nostre energie, senza dispersione alcuna, vengono concentrate in quella sola cosa. L’Essere Umano è un costruttore e divulgatore di Energie. Queste energie, sotto la forma di microscopiche molecole, vengono emanate da lui e vanno dove vengono mandate. Nel caso dell’esempio di poc’anzi, il 20% di queste energie, andrà nel brutto voto preso dal figlio il giorno prima con tutte le conseguenze del caso, un altro 20% andrà al dentista con tutte le preoccupazioni del caso, un 20% andrà nel dover preparare la tavola con l’emozione di veder rincasare gli altri componenti della famiglia, un altro 20% andrà alla tua amica che non vedi da tanto, alla bolletta che devi pagare, al ricordarti di fare la lavatrice, al libro che non vedi l’ora di leggere, a quel sugo nuovo che hai scoperto ma che oggi non hai tempo di preparare….

L’ultimo 20%, quando va bene, va agli spaghetti che stai cucinando. Un’azione semplice in questo caso che, secondo noi, non richiede concentrazione ma in realtà, quegli spaghetti, sono il tuo Presente, sono Te. Sei tu.

Al di là del fatto che non hai donato a questo momento tutto il tuo 100% di energia, e quindi potresti scuocerli, scottarti, salarli troppo, etc, etc… quegli spaghetti non conterranno una parte della tua anima ma, soprattutto, hai permesso alla tua mente di riempirsi di spazzatura. Spazzatura perché erano tutte cose che, “in quel momento”, ripeto: in quel momento, non servivano. Anche se belle.

L’immondizia non è schifo. L’immondizia è roba che eliminiamo perché non serve più.

Riuscire a fare questo è difficilissimo. Non per essere drastici e pessimisti, io sono l’esatto contrario, ma mi sento di dire che è davvero d-i-f-f-i-c-i-le. Anche per la sottoscritta.

Pensiamo solo al momento in cui mi devo lavare i denti, alla sera, prima di andare a dormire. So già che mi recherò in bagno, che prenderò il mio spazzolino scegliendolo tra gli altri, che su di esso metterò il dentifricio. Lo so bene, prima ancora di compiere l’azione. Vivo perciò automaticamente nel futuro in quegli istanti. E’ dura concentrarsi sul fatto che “in bagno non ci sono ancora, ci sto andando e sto attraversando la cucina e l’anticamera e ora vedo la mia toilette così bella proprio come piace a me”. E’ quasi come vivere in un continuo stato di nirvana. Ma se si riesce: si libera la mente. Per lo meno il più possibile. Questo è lo scopo. Ci si alleggerisce l’animo. Si vive meglio. Più serenamente e più in salute. Meno malattie o malesseri. Perché si è qui. Solo qui. E Qui, non c’è nient’altro.

A volte ci riesco. E quando ci riesco sento davvero tutta la mia potenza, tutta la mia concentrazione in quella data cosa. E quella cosa diventa magnifica. Letteralmente magnifica. Magnifica non nel senso di bella, nel senso di perfetta, che meglio non poteva venire. E, a sua volta, essa diventa forte e, se caso mai fosse dovuta servire a qualcosa, quel qualcosa arriva, giunge a me perfetto proprio come lo volevo. E’ una sensazione meravigliosa. Si sentono le farfalle nello stomaco come quando ci si innamora di qualcuno. I brividi sulla pelle.

A volte ovviamente non accade. Basta il rientro di mio figlio che ha bisogno della divisa pulita per poter andare a giocare a calcio che… puff! Tutto diventa evanescente e se ne va, e la mia mente inizia a pensare che quando avrò finito di lavorare dovrò preparare quella roba, e che c’è brutto tempo forse non si asciugherà preventivamente e che poteva metterla nel bidone degli indumenti sporchi così l’avrei vista subito invece… non ci ho pensato, e che però ok, vuole andare a giocare a calcio ma non ha ancora fatto i compiti e vuole la roba pulita da me, però ieri, quando gli ho detto di mettere a posto camera sua non l’ha fatto…. E quante volte accade così vero?

Riguardo all’educazione che ho dato a mio figlio non mi dilungo perché la reputo alquanto particolare perciò, tutte queste elucubrazioni in realtà non esistono, ma fanno parte della maggioranza delle persone come hanno fatto anche parte di me, se non in questa, in mille altre circostanze. Ed è comunque vero che a me succede di perdere quell’occasione, quell’occasione per poter vivere solo ed esclusivamente il Presente.

E quando quegli spaghetti sono cotti e pronti, e sono nel nostro piatto, quante volte chiudiamo gli occhi e, lentamente, assaporiamo con immensa gratitudine ciò che stiamo per mettere nella nostra bocca e ci nutrirà? Ci permetterà di vivere. Quasi mai se non… proprio mai. Quegli spaghetti sono un nostro prodotto. Una nostra – creazione -. Ora entreranno nel nostro organismo e permetteranno alle loro sostanze nutritive di appagare il nostro corpo, di renderlo forte, vitale. Di spegnere il nostro senso di fame, una richiesta del nostro fisico che stavamo sentendo. Quegli spaghetti appartengono alla nostra vita. Ma noi li ingoiamo senza nemmeno masticarli, oppure li trituriamo sotto ai denti per ore nella piena svogliatezza. Addirittura magari guardiamo il cellulare o continuamente l’orologio mentre ci nutriamo, quando invece dovremmo ringraziare quel cibo che contiene un po’ di noi e tutte le sue virtù.

– Che ora è? –

– E’ adesso! –

– Che ora è?! –

– E’ ADESSO!! –

Devo fermarmi. Ho già scritto troppo. Rischierei di tediarvi e confondervi soltanto. In fondo, come inizio basta e avanza direi. Concentratevi su ciò che siete in quel momento. Provate. Iniziate così e noterete già grandi cambiamenti nella vostra vita.

Concentratevi.

In futuro approfondirò sicuramente.

Grandi appassionati e professionisti di questa dottrina non troveranno esatte alcune mie spiegazioni (sto vivendo nel futuro) ma ho cercato di rendere semplice un concetto complesso e ostico come primo impatto. Nel momento in cui decidete di analizzare maggiormente l’argomento io ci sono e ci sono anche tanti scritti e tante esaurienti esposizioni in rete o su libri inerenti.

Prosit!

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Quel che ci riserva questa Benedetta Primavera

La Primavera è una delle quattro stagioni dell’anno e la riconoscono prevalentemente le popolazioni che vivono nelle zone temperate.

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Vivere la Primavera significa notare un cambiamento climatico rispetto alla stagione precedente, significa notare il rinascere della Natura attorno, dopo il riposo invernale, e percepire anche in noi stessi dei rinnovamenti che spesso sottovalutiamo o, peggio ancora, definiamo come disturbi e malesseri.

In realtà li accusiamo proprio così perché non ci sentiamo nel pieno delle nostre forze. Dovremmo però ragionare su una questione molto semplice: quando un neonato nasce ed esce dal ventre materno per affrontare il nuovo mondo, questa sua nuova vita, si sente alla grande e meravigliosamente bene? Direi proprio di no. E’ impaurito, infreddolito, i polmoni iniziano a bruciargli, gli occhi gli fanno male. Sente una nuova aria, una nuova atmosfera intorno a lui. Sente anche il vuoto intorno a lui. Non ci sono più le pareti materne che per nove mesi lo hanno accolto e avvolto. E’ tutto strano.

Noi, ormai adulti, di certo non sentiamo più queste sensazioni ma qualcosa di più leggero e affine si.

Perché la Primavera, è per tutti una specie di Rinascita.

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Per quello che riguarda l’Astronomia e il nostro Calendario (nom. Giuliano), la Primavera inizia il 21 di Marzo con l’Equinozio di Primavera e finisce il 21 Giugno, giorno del Solstizio d’Estate per lasciare il posto appunto alla calda stagione. In realtà, per gli effetti che la Primavera, può regalarci o farci subire, non ci sono date così precise ma, più o meno, possiamo tenerne conto.

Tenerne conto perché? Perché come ho detto, ci stiamo preparando a rinascere e abbiamo la possibilità di farlo al meglio.

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Bisogna innanzi tutto sapere che proprio il mese di Marzo, prende il nome dal Dio Marte (Mars), o Ares per i Greci, e viene riconosciuto come il mese del Pianeta Marte (Martius).

Il Dio Marte, Dio delle guerre e delle battaglie, di… tempi incerti alla ricerca della sicurezza più vera.

Horses Pulling Chariot In Sky

Può accadere tutto questo anche negli animi, può accadere quindi in noi. E’ una ricostruzione naturale e non solo un “cambio di stagione”.

Il Dio Marte, conosciuto anche come vittorioso modello di conquista attraverso duelli cruenti e uccisioni (e da lì la rinascita per alcune filosofie) era anche, per la mitologia Romana, il Dio della fertilità. Se pensiamo a Marzo pensiamo alla pioggia, pensiamo a ciò che è il liquido seminale per la Terra.

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Persino il simbolico spargimento di sangue di Ares lo era e, non a caso, in alcune culture, il sangue veniva versato al suolo affinchè, attraverso esso, Madre Terra venisse fecondata. E dalla fecondazione si sa, qualcosa nasce.

Tutto avviene attraverso processi che possono impiegare tempo e apparire anche poco simpatici (soprattutto per quello che riguarda il nostro organismo all’interno del quale qualcosa sta nascendo, si sta modificando).

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Per una pianta, far sbocciare fiori, che noi vediamo come bellissime opere d’arte naturali, è in realtà una gran fatica che eviterebbe volentieri ma, se lo facesse, non avverrebbe la riproduzione. Non ci sarebbero più piante. Questo è il senso.

Ciò che intendo dire è che, quello che percepiamo come sintomo negativo e di malessere non dovrebbe permetterci solo ed esclusivamente lamentele ma anche riflessioni. Cosa stiamo producendo? Cosa in realtà stiamo sviluppando o cosa stiamo “aggiustando”? Eventuali emozioni negative che abbiamo potuto provare durante il pre-Primavera, probabilmente adesso stanno andando via. Ma come vi ho già detto, un’emozione diventa fisica e reale nel nostro organismo solo dopo esser stata elaborata. Perciò percepibile fisicamente dopo averla vissuta. Oppure ancora, si scoprirà in futuro, ne stiamo “partorendo” delle nuove.

E’ inoltre importante sapere che, in questo particolare periodo, regna sovrana la sensibilità. Tutto è più sensibile non solo noi: l’atmosfera, l’emozione, il Pianeta, la forza universale. Saremo più sensibili anche verso gli eventuali benefici (di alimenti, di pensieri, di attività,…) che, se utilizzati al meglio, riusciranno a giovare il doppio. Noi saremo più sensibili verso le loro virtù e loro più potenti verso di noi.

Se abbiamo passato un periodo un po’ brutto ad esempio, concentriamoci sulla nostra ricostruzione. Meditiamo, ragioniamo, pensiamo, sforziamoci di sorridere anche se non dovrebbe essere uno sforzo! Ma svuotiamo però anche la mente da tutto quello che non ci serve. “Pulizie di Primavera” avete presente?

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Prendiamone atto ma soprattutto vogliamolo! E’ come se i nostri pensieri acquisissero potenza. Realizzassero con più facilità ciò che noi vorremmo. Per cui approfittiamone. Così dovrebbe essere vissuta la Primavera. State all’aria aperta, fatevi aiutare dalle forze della Natura. Toccatela la Natura, passateci del tempo assieme. Respirate la sua aria, nutritevi dei suoi prodotti così sani e così portentosi. Riequilibrate il vostro spirito e il vostro fisico.

Desiderate dimagrire o risanarvi? Sconfiggere quella preoccupazione? Allontanare quei pensieri negativi? Ottenere ciò che sognate? Questo è il periodo giusto. E io vi auguro di passarlo al meglio.

Prosit!

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