Hai Occhi Grandi o Occhi Piccoli?

A volte gli occhi sono un gran problema, parlano anche se non dovrebbero farlo

( Anonimo)

Gli occhi, si sa, sono lo specchio dell’anima.

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In molte filosofie orientali, prima fra tutte il Mian Xiang, che spiega come interpretare il carattere e addirittura il destino dell’individuo guardandone il volto, questa teoria si studia come una reale sorgente della verità. Gli occhi, queste nostre speciali e fantastiche “finestre”, costituiscono pertanto un tratto davvero importante del nostro Essere e vanno tenuti molto in considerazione. Lo sanno bene anche i disegnatori dei cartoni animati ad esempio, i tecnici grafici di stili come i famosissimi “Manga” giapponesi, attraverso i quali dovevano, soltanto con l’utilizzo di matite colorate, riuscire a dimostrare i sentimenti provati a chi guardava il video.

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Cosa non facile davvero. E’ proprio grazie alla loro bravura che bastano al pubblico pochi attimi per conferire ad ogni personaggio una certa personalità.

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L’occhio grande, scuro, profondo infatti, appartiene solitamente a chi è buono d’animo e viene riservato al protagonista e ai suoi più cari amici. Ricorderete tutti la piccola Georgie – che corre felice sul prato… -. Aveva occhi enormi e sempre lucidi e frementi, parecchio più grandi rispetto a quelli della mamma adottiva che, se pur non crudele, provava un certo astio nei confronti di quella tenera bimba bionda che le stava dividendo la famiglia. Per non parlare di Candy Candy, della quale si vedevano praticamente solo gli occhi a sottolineare la sua infinita dolcezza.

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Per la persona più “cattiva” invece, il famoso nemico presente in ogni favola, si usava creare occhi più piccoli, solitamente chiari, in quanto più freddi, con un sopracciglio molto vicino alle palpebre in caso di espressione accigliata e questo stava a suggerire una personalità arrogante, superba e arcigna.

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Nella vita reale possiamo vedere bene che ciò non è proprio così. Ci sono assassini senza pietà con occhi enormi e persone di cuore con occhi molto piccoli ma, in verità, nella fisiognomica, anche questo significa qualcosa. In effetti c’è una grande differenza tra le due persone ma non si tratta di cattiveria o bontà bensì di diffidenza. Proprio così. La persona con gli occhi piccoli o stretti è semplicemente, di solito (senza assolutismo), una persona più diffidente nei confronti degli altri o della vita in generale. Una persona cauta quindi, che riflette, che sonda parecchio e rimugina molto prima di fare un passo avanti e prendere una decisione. Non è impulsiva e non si fida ciecamente di chiunque. Rifugge l’estraneo pur non avendone magari una vera e propria paura ma preferisce stare con chi già conosce. Può risultare spesso anche pignola.

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La persona invece con gli occhi molto grandi è forse anche un po’ più ingenua, in senso buono, con una spiccata emotività e dote artistica. E’ aperta al mondo, si fida di più, non teme chi non conosce, difficilmente osserverà, studiando, le persone intorno a se’ nel momento in cui deve sedersi tra tanta gente. Siete sicuramente andati in Chiesa o al Cinema qualche volta. Le persone che entrano in ritardo, quando un pubblico è già seduto e devono prendere posto, hanno tutte un comportamento differente. C’è chi indugia, chi osserva scrupolosamente, chi avanza e poi retrocede, chi si siede senza problema, chi si tuffa per fare prima, incurante di chi può avere di fianco. Ognuno ha il suo comportamento, ognuno ha i suoi occhi.

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Come dicevo prima, non si può assolutamente fare dell’assolutismo, scusate il gioco di parole, soprattutto in questo argomento in quanto, come dico sempre, i tratti somatici non si dovrebbero mai prendere singolarmente ma, grosso modo, questo potrebbe essere un indizio. Un indizio che può aiutare. Tant’è che, se ci troviamo davanti una persona con occhi molto piccoli, dovremmo tener da conto che non si aprirà facilmente a noi soprattutto se ci porgiamo con poco garbo o irruenza. Con lei ci vorrà tatto. Ha bisogno di conoscerci. Probabilmente le stiamo infondendo preoccupazione, quindi cerchiamo di essere educati e umili. Sensibili. Se non vogliamo che si metta sulla difensiva. E’ acuta, e vuole e deve studiarci. Con quelli che hanno occhi invece grandi e profondi possiamo concederci anche più enfasi, ne saranno felici e ci considereranno presto degli amici. Ciò non significa che uno sia meglio dell’altro, c’è solo una differenza, tutto qui. Naturalmente, tanto fa anche cosa una persona ha subito nella propria vita, ma qui entreremmo in un discorso aggrovigliato e psicologico. Scrivendo questo post mi viene alla mente come le donne siano più fortunate rispetto agli uomini grazie alla possibilità di utilizzare del trucco. Attraverso esso possono correggere le imperfezioni, il colorito, rendere la propria pelle come quella di una pesca vellutata e possono anche trasformare le forme del loro viso. Ridimensionare o ampliare il naso, omogeneizzare l’ovalità del volto, incavare di più o di meno zigomi e orbitali. Ingrandire e rimpicciolire gli occhi. Tanananà… Ma certo!

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E di tanto anche! Con un buon make – up artist, specialista del chiaro/scuro e un valido gioco di luci. Perciò, mi raccomando, osservate i visi “acqua e sapone” privi di qualsiasi maschera. Privi anche degli occhiali. Anche questo ultimo accessorio molto spesso inganna. Alcune persone che soffrono di una miopia molto accentuata hanno allo stesso tempo anche preoccupazione per ciò che riguarda il futuro. Per quello che possono perdere o che possono vivere. Da notare che, le lenti che vengono da loro indossate, mostrano occhi più piccoli di quello che in realtà sono (oppure può accadere l’incontrario a seconda del disturbo). E’ vero che si tratta semplicemente di un fenomeno ottico ma mi piace leggerlo anche come un messaggio: “apri di più la tua anima alla vita senza paura, guarda che occhietti piccoli che hai! La tua anima è stretta, chiusa in sè!”.

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Davvero carino, non trovate anche voi che sia un bel aiuto? In fondo, anche gli occhiali servono proprio ad aiutare no? Hanning Hai Lee Yang, scrittore e astrologo norvegese conosciuto nel suo Paese anche come – indovino -, il quale si è concentrato molto sulla lettura del viso, applica alla forma dell’occhio anche la costituzione delle ciglia. Ma è ovvio!

lashbar.it

Suddivide quest’ultime in tre categorie:

Folte e lunghe – per una persona tenera, sensibile e con grandi possibilità spirituali

Folte e corte – per una persona forte, solitamente in salute e anche abbastanza irascibile

Sottili e rade – per una persona prettamente pigra e inattiva e con, probabilmente, una circolazione energetica in se’ poco armoniosa.

Tutto forma i nostri occhi, come le pieghe delle palpebre superiori o il gonfiore di quelle inferiori, il loro allineamento, la loro vicinanza, il loro essere incavati, lo spostamento più o meno arzillo e fluido del corpo ottico, che noi vediamo attraverso le sclere che si propongono a noi. La loro lucentezza, la loro vivacità. Anche le sopracciglia e il colore dell’iride hanno la loro fondamentale importanza, ma non posso dirvi tutto oggi, per queste cose, dovrete aspettare il prossimo articolo.

Prosit!

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Clima, Progetti e Avvenimenti – i Magici Giorni di Gennaio

Per alcuni partono dal 27 di Dicembre e vanno fino al 6 di Gennaio, per altri invece partono dal 1’ di Gennaio sino al 12. Sono i giorni della Calandra, così chiamati, in quanto, strumenti meteorologici dei contadini che ne sapevano sempre una in più.

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Secondo la mia tradizione si parte da inizio anno e si considerano quindi i primi dodici giorni del primo mese. Si considerano per quel che riguarda il clima, il famoso – che tempo che fa? -. Secondo gli agricoltori di un tempo, tra i quali sicuramente parecchi dei nostri nonni, il tempo che si notava durante una di quelle giornate equivaleva al mese corrispondente a quel numero.

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Ad esempio, il giorno 2 Gennaio, da me, in Liguria ha piovuto, e quindi il mese di Febbraio (mese numero 2 del nostro calendario), dovrebbe essere prevalentemente piovoso oppure molto umido.

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Il 3 era invece soleggiato, vale a dire che Marzo sarà soleggiato, e così via. E’ da qualche anno che controllo la Calandra e devo dire che ci azzecca parecchio. Meteorologia di un tempo.

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Non so nemmeno se la tale situazione abbia una spiegazione scientifica (penso proprio di no) in quanto ammetto di essere abbastanza ignorante in campo ma, grosso modo, come dicevo, non sbaglia. Ed è così bello rimanere figli delle nostre tradizioni e di quel tempo ormai sgombrato via dalla modernità. Occupandomi di questa simpatica curiosità della nostra cultura, mi sono imbattuta in un discorso però molto più ampio e questo grazie alla mia amica Milly,  autrice del fantasioso blog “I Colori del Vento” che mi ha messo un’arzilla pulce nell’orecchia. Ebbene ho scoperto che questi particolari giorni, oltre che ad essere unici nel loro genere, sono anche un po’ magici in quanto non trattano solo di clima ma molto di più. I nostri sogni ad esempio. Che sogni abbiamo fatto la notte del 3 Gennaio? E gli avvenimenti; cosa ci è accaduto il giorno 4? E ancora i messaggi.

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Abbiamo ricevuto qualche notizia speciale in questo periodo? Ci siamo sentiti particolarmente felici o particolarmente tristi? Abbiamo vissuto un malessere? Una gioia immensa? Insomma, tutto è come una specie di previsione. E non dobbiamo vivere l’eventuale situazione negativa come un qualcosa di brutto. Si tratta semplicemente di concetti giunti a noi per illuminarci e che ci danno quindi anche la possibilità di cambiare in meglio. Vi racconterò una cosa. E’ dall’inizio dell’anno che mi addormento molto tardi la notte e, al mattino, vorrei dormire tutto il giorno. E’ normale in realtà, viste le feste, Capodanno in primis, ho fatto le ore piccole e adesso ho preso un giro poco consono a me che sono abituata ad alzarmi presto al mattino e godere delle prime ore della giornata. Fin dal secondo giorno ho provato, senza riuscirci, a cambiare le cose, a riprendere il mio tran tran quotidiano. Approfittavo del sonno che percepivo per addormentarmi serenamente ma bastava un nonnulla, fosse anche solo quello di dovermi grattare una gamba, che rieccomi con gli occhi spalancati e la sensazione del sonno svanita in fumo. Desta come se fosse stato mezzodì. Che rabbia! Adoro la notte, la sua tranquillità, la sua pace, la sua Luna e le sue Stelle ma amo molto di più il Sole e quindi mi piace vivere le ore notturne solo raramente.

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Poi però ho capito una cosa, anzi, l’ho intuita. E’ stato proprio verso la fine del 2015 che continuavo a ripetermi nella testa mille e mille buoni propositi per l’anno che stava arrivando. Dovevo fare quello e quell’altro, avrei dovuto compiere e questo, e poi quello, mi sarei per prima cosa occupata di quell’altro ancora e così via. Tutto un insieme di fantastiche idee e grandi progetti che trotterellavano nella mia testa impazienti che giungesse l’atteso 2016. Dalla stessa notte di San Silvestro, ecco spalancarsi finalmente le porte di tutti i miei piani che, naturalmente, agitati e galoppanti, sono usciti tutti assieme. Guarda caso, non dormo. E dopo ore di posizione orizzontale, mi stanco, mi alzo e faccio qualcosa. Faccio, faccio, faccio, faccio. Un pozzo di cose da fare. Sarà bene ch’io mi dia una calmata ma è così grande l’entusiasmo! Perché frenarlo?! Quello che intendo dire è, che ciò che ho letto dapprima come cosa negativa, è in realtà quello che ho voluto io e che, a modo suo, si sta già realizzando dentro di me.

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Di negativo quindi, in realtà, non ha proprio nulla. Avevo anche chiesto all’Universo, il primo giorno dell’anno, di farmi divenire più attiva, ehm… si… sono un po’ pigrotta, lo ammetto, ma cavoli, non intendevo così tanto! Con l’Universo bisogna sempre specificare bene, guai a dimenticarsi anche solo una congiunzione! Ora si fa per ridere ma le cose sono realmente andate così. Sono sicura che, appena pianificherò più ordinatamente il tutto, oppure deciderò di riposare un attimo tranquilla, riuscirò anche a stabilire nuovamente le mie ore di sonno, calmando un po’ l’adrenalina che scorre in me. Vi farò sapere. Ora scusatemi ma… yaownnn! Vado a fare un riposino. Ah! E ovviamente Buona Befana a tutti!

Prosit!

Io Ti Perdono

Solo chi è libero da tutto e perfino da se stesso, possiede la libertà di amare tutti e di perdonare tutto. Per questo la libertà è il più grande traguardo della vita

(E. Caruso)

Ciao Prositiani, avete passato bene queste feste non ancora finite? Tra poco arriverà la cara, simpatica, vecchia Befana che chiuderà in bellezza questi giorni che ci hanno visto arricchire della presenza di parenti e amici, del piacere di fare regali e riceverli, dello stappare bottiglie di Spumante e tirare fuori la Tombola rintanata in un cassetto dall’anno precedente. Diciamo che questo è un po’ il classico. Per quel che riguarda lo scambio dei doni, quest’anno ho dovuto chiedere parecchio aiuto alla mia fantasia che fortunatamente non mi manca. Si perchè, in un’epoca dove alla maggior parte della nostra gente, non manca fortunatamente nulla, si fatica persino a trovare il pensiero più utile e grazioso. Ho lavorato molto quindi con le mani e con la mente. Modellini, foto, scritte sono state le cose che più mi hanno impegnata e, con mia grande gioia, hanno riscontrato molto successo. Mi è capitato però, di pensare tanto ad una persona che stimo particolarmente e che mi ha sempre aiutata negli anni, durante quegli eventuali momenti di avvilimento e oscurità che a volte colpiscono un pò tutti. L’ho pensata per un motivo particolare che ora vi spiegherò.

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Si chiama Louise Hay e di lei vi avevo già parlato in passato. Un’arzilla e spumeggiante signora di 89 anni che pratica il Pensiero Positivo come mezzo di guarigione (e non solo) e che consiglia invece di donare un qualcosa di davvero grande (e non solo per il 25 di Dicembre), per nulla banale, ossia: il Perdono. Il Nostro Perdono. Sento già i sospiri. Perdonare. E’ davvero dura. Forse però a renderla una cosa così granitica può essere il suo non capirne il senso appieno. Perdonare infatti non significa condonare, nonostante dal latino derivi dallo stesso termine, non vuol dire permettere all’altra persona di continuare a fare nei nostri confronti ciò che ci fa male o ci infastidisce. Significa in realtà lasciare andare, liberarsi cioè dell’energia negativa che essa emana, senza accettare nulla, semplicemente rendendosi liberi. Associamo il Perdono all’assoggettarci al volere di altri, ci mette in contatto con la paura di essere rifiutati, di essere umiliati ancora una volta ma non è assolutamente così. Siamo edulcorati dalla famosa frase – porgi l’altra guancia – verso la quale ci siamo sempre posti un mare di interrogativi che non hanno mai trovato limpide risposte. Non è proprio questo il senso. Perdonare non significa farsi fare ancora più male. In realtà è proprio chi perdona che diventa intoccabile, di una grandezza immensa, smisurata. Libero. Il non perdono, il rancore quindi, si dice faccia più male a chi lo porta nel cuore piuttosto che a chi lo riceve e infatti è una catena con la quale ci si lega automaticamente e ci si soffoca.

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Bisogna cercare di tranciarla per tornare a respirare. Se non respiriamo non possiamo vivere. Perdonare, significa anche perdonare noi stessi. Quanto male abbiamo potuto fare agli altri e soprattutto quanto male possiamo aver fatto a noi. Magari anche involontariamente. Quante volte abbiamo frustrato la nostra anima per compiacere schemi o educazioni. Probabilmente sarebbe assurdo mandare a tutte le persone che abbiamo nella lista, un bigliettino con sopra scritto “Io Ti Perdono”.

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Come minimo penseranno chi mai crediamo di essere, mentre invece sarebbe così bello, così liberatorio. La maggior parte delle persone che riceveranno il nostro foglietto penseranno che siamo convinti di essere Dio in terra (e infatti lo siamo ma quello che non comprendono è che lo siamo tutti, e quindi anche loro, che invece perdono tempo prezioso a risentirsi e giudicarci). In pochi, pochissimi direbbero semplicemente “Grazie”. E mi ripeto, è così bello, così liberatorio! E, sopra ogni cosa, si tratta di una parola che emana energia positiva, buona. Perdono, Perdono, Perdono. Perdonare infatti sa di amore. E’ sicuramente uno degli atti più amorevoli che ci possono essere e ha una potenza incredibile anche sulla nostra salute, sul nostro modo di pensare e di vivere. Vi siete mai guardati allo specchio e detti – Io ti perdono -?

Perdono

Perdonando ci liberiamo di tutte quelle trappole nelle quali esistiamo quotidianamente. E’ come se fossimo circondati da un vischio pesante e colloso che ci impedisce i movimenti. Puliamolo via da noi. Se non perdoniamo, automaticamente vivremmo intrappolati nei sensi di colpa. Per riuscire a farlo, dal momento che non è per nulla semplice, ci sono tanti esercizi che possono aiutare. Io ne conosco due e ve li propongo oggi affinchè non pensiate che questo testo è soltanto un insieme di frasi fatte perchè, credetemi, non è assolutamente così. Ovviamente devono essere eseguiti in un momento di tranquillità, senza nessuno intorno, in quanto bisogna rimanere soli con se stessi e concentrati. Il primo esercizio è quello più breve e più semplice:

dovete pensare al viso della persona che vi ha mancato di rispetto, che vi ha deluso, che vi ha fatto arrabbiare e che merita il vostro perdono. Immaginatela sorridente. Sta sorridendo a voi e continuerà a sorridervi fino alla fine dell’esercizio. Immaginate ora di circondare quel viso di una luce immensa, inondatelo di luce nella vostra mente. Quando lo avrete ben visualizzato, nitidamente, pronunciate la frase “Io Ti Perdono” con tutto il sentimento che potete, dedicandogliela e, lentamente, immaginate il suo viso che fino a poco tempo fa era in primo piano nella vostra visione, allontanarsi sempre di più, diventare sempre più piccolo fino a sparire, come un puntino, entrando in questa luce. Avete lasciato andare. Avete perdonato, vi siete liberati. Avete liberato. Se questo piccolo/grande atto, lo svolgete con passione, vi darà un grande aiuto.

Il secondo esercizio è un po’ più lungo e un pò più impegnativo. Consiglio di sdraiarsi tranquilli e possibilmente al buio o a luci soffuse. Potete anche accendere delle candele, la loro luce calda e fioca aiuta sempre molto.

dopo aver chiuso gli occhi immaginate che si avvicini a voi una persona della quale avete molta fiducia e che vi ha sempre aiutato nella vita quando avevate bisogno. Dev’essere una persona forte, che non si lascia andare alla prima difficoltà. Buona, che in un modo o nell’altro, vi ha sempre dimostrato protezione. Può anche non essere più con voi fisicamente oppure può essere anche una figura inventata purchè in voi istauri coraggio e fiducia. Assieme a lei non potrà accadervi nulla di male. Siete insieme a questa persona in una stanza e, in fondo a questa stanza, c’è una porta chiusa. Voi siete sporchi, malconci, immaginatevi pieni di fango, di melma. Terra viscida che va asciugandosi su di voi inaridendo e, più asciuga, più voi sentite tirare la vostra pelle. Un fastidio. Avete voglia di lavarvi, di pulirvi, di togliervi quella roba di dosso. Quando il vostro “angelo protettore” vi farà cenno, nella vostra immaginazione, che si può iniziare, aprite con fiducia e senza paura quella porta, dalla quale entrerà la persona che abbisogna del vostro perdono. Sarà naturalmente una persona che non sopportate, che vi ha fatto del male e forse vi spaventa persino ma non siete soli e soprattutto, siete forti, siete voi che dovete perdonare e non il contrario. La persona entra, la porta si chiude dietro di lei e ora è da sola, in questa stanza vuota, assieme a voi. Sta soffrendo, è lei ad aver paura, non sa cosa le sta per accadere. Avvicinatevi a lei, il vostro angelo custode è dietro di voi e vi mette una mano sulla spalla per farvi sentire che siete al sicuro. Continuerà a stare con la mano sulla vostra spalla per tutto il tempo dell’esercizio. Se ponete attenzione potrete sentire il suo tatto delicato ma saldo. Dite ora a questa persona che è entrata, tutto quello che vi ha fatto e tutto il dolore che vi ha provocato. Lei vi guarderà e vi chiederà scusa. A questo punto, con amore e compassione, rispondetele “Io Ti Perdono” e vedrete che lei alzerà il viso, vi guarderà sorridendo e vi ringrazierà con sincerità. Se ne andrà via dalla stessa porta dalla quale è entrata e siete di nuovo soli con la figura che vi ha dato forza ed energia. Di colpo, sentite la vostra pelle ripulirsi, liberarsi, respirare. Vi guardate e notate di non aver più quella fanghiglia addosso. Siete lindi, puliti, lucenti. Vi siete illuminati della luce del perdono.

Le sensazioni che si provano dopo essere riusciti nell’intento sono indescrivibili.

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E ci si accorge subito del cambiamento perché ci si sente immediatamente avvolti da un’energia radiosa che scalda e coccola. Ora ci sentiamo al sicuro, ci sentiamo forti e invincibili e pieni d’amore, cioè pieni di quella che è considerata la forza più potente dell’Universo. E sappiate, che sarà proprio lui, l’Universo, a fare il lavoro più duro, il lavoro più “sporco”, quello più faticoso. In realtà voi dovrete solo lanciare in esso il messaggio e poi appunto, lasciar andare. Lui compirà tutto ciò che c’è da compiere. Lui eseguirà tutta la fatica che vede solo come una piccola inezia. Perchè quello che a noi può sembrare sovrumano, per Lui è solo una minuscola gocciolina. Quest’anno, ai miei cari, oltre a cose utili e graziose, ho regalato modellini, foto e scritte e poi ho perdonato, ho perdonato anche me stessa e con tutto il cuore mi auguro che qualcuno lo abbia fatto anche nei miei confronti. Poiché il Perdono è il dono più bello che si possa fare e ricevere.

Il Perdono è la vittoria dei forti – cit.

Buon anno amici.

Prosit!

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Si alla profumazione ma lasciamo traspirare la Pelle

Di certo non è questa la stagione più adatta per parlare di sudore, viste le basse temperature ma, ci sono comunque persone che sudano molto e fanno uso quindi di deodoranti. Tanto uso. Troppo.

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Ciò è sbagliato, nuoce al nostro organismo e vi spiego il perché. Mi rivolgo in principal modo ai deodoranti in stick o roll-on che dir si voglia, i quali rilasciano una barriera, una specie di film invisibile sulla pelle, la quale non permette così al sudore e quindi alle sostanze di scarto, di fuoriuscire come natura vorrebbe. Ciò è dato principalmente dalla paraffina che contengono, ingrediente di origine minerale, derivante dal petrolio, e dalla texture della quale sono composti. Bisogna infatti analizzare bene il tipo di deodorante in quanto, il deodorante in sé, altro non è che una profumazione atta a nascondere il cattivo odore mentre, in questo caso, stiamo in realtà parlando di antitraspiranti, vale a dire prodotti che non permettono al sudore di fuoriuscire. Sono cosmetici che vengono applicati sotto alle ascelle ed è importante sapere che proprio all’interno delle nostre ascelle ci sono dei piccoli organuli, come i linfonodi, non solo importantissimi ma anche molto delicati. I linfonodi o ghiandole linfatiche, hanno il compito, contenendo globuli bianchi al loro interno, di analizzare attentamente tutto ciò che la linfa (vedi QUI cos’è) trasporta nel nostro organismo come sostanza di rifiuto. Se è tutto ok, lasciano passare, altrimenti, in caso di infezione di qualsiasi tipo, danno l’allarme attivando così gli anticorpi a svolgere il loro lavoro ossia combattere l’agente patogeno. E’ un discorso parecchio più complesso ma, così dicendo, mi pare comprensibile a tutti. Questi organuli perciò, che abbiamo sparsi comunque in tutto il nostro corpo con agglomerazioni maggiori appunto nelle ascelle, nel seno, nel collo, nell’inguine, etc…, non devono assorbire costantemente prodotti artificiali. Come dicevo, nel caso di sostanze da eliminare, il liquido che noi chiamiamo sudore, fuoriesce attraverso ghiandole sudoripare dalla nostra pelle e viene espulso.

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Ciò non può accadere se, in quel punto, la nostra pelle non respira e non può effettuare scambi, inoltre, si ha, sempre a causa della paraffina, un’idratazione momentanea data dal richiamare acqua in superficie ma poco salutare per un insieme di vari motivi. E’ naturale che se questo procedimento viene svolto solo una volta ogni tanto non accade assolutamente nulla di male, ci sono ad esempio trattamenti di idratazione eseguiti proprio con la paraffina ma, rivolgendo il mio discorso agli antitraspiranti, sto parlando di un qualcosa che applichiamo quotidianamente se non più volte al giorno. Ciò può essere davvero nocivo. Avete mai sentito parlare dell’idrosadenite? Non è l’unico disturbo che può presentarsi ma è uno dei più comuni e avviene principalmente perchè qualcosa ha occluso lo sbocco alle ghiandole sudoripare che si sono così infiammate. L’idrosadenite è un’alterazione della pelle che può nascere per tantissime cause, molte ancora oggi sconosciute, ma è stato riscontrato che proprio l’utilizzo eccessivo di questi deodoranti infiamma molto le ghiandole protagoniste. Che fare quindi per non emanare sgradevoli odori? Bhè, innanzi tutto curare l’alimentazione. Come ho già detto, il sudore altro non è che un liquido di scarto del nostro organismo vale a dire quindi anche del cibo che ingeriamo, eccezione fatta per le persone obbligate a prendere medicinali o affette da patologie che possono naturalmente alterare i propri odori. Un’alimentazione sana pertanto, che prevede pochi prodotti animali e pochi grassi, automaticamente vi farà sentire meno puzzosi! Ci sono però anche altri stratagemmi come quelli di lavarsi abbondantemente la zona maleodorante o utilizzare prodotti completamente naturali evitando così anche di spendere eccessivamente denaro. Partiamo dal presupposto che il sudore puzza, le feci puzzano, l’urina puzza in quanto al loro interno contengono anche batteri. Batteri che hanno una loro utilità ma, il loro decomporre tali elementi crea anche l’odoraccio. Sta di fatto quindi che dobbiamo andare contro, senza però impedirlo, al lavoro di tali microrganismi attraverso la purificazione, la disinfiammazione, la detersione. I migliori amici che possiamo trovare, i quali ci saranno complici e non creeranno alcun tipo di danno sono:

l’Alole Vera, il suo gel è un toccasana per la nostra pelle e lenisce.

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Il Timo, (triturato finemente e reso pontiglia) ma anche il Rosmarino e l’Origano che hanno la capacità di eliminare tutti i cattivi odori purificando e disinfettando. L’Aceto, del quale ne bastano poche gocce, naturalmente non quello balsamico. Il Bicarbonato, che si può mischiare con un po’ d’acqua. Il Limone e gli altri agrumi, strofinati direttamente sulla parte interessata e ovviamente, tutti gli oli essenziali da non usare mai puri bensì sempre mischiati ad una crema o ad un olio vettore classico come ad esempio quello d’oliva.

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So già a cosa state pensando, in questo modo vi si sporcheranno i vestiti, soprattutto quelli scuri con il bicarbonato. Posso però assicurarvi che di questi ingredienti ne bastano davvero minime quantità e poi potete provare a fantasticare voi stessi su quali siano le soluzioni migliori per proteggere gli abiti. Garzine, fazzoletti, sottili strati di cotone. Essi sono utili anche per impedire le antiestetiche macchie di bagnato che appaiono spesso, soprattutto su magliette e camicie colorate. Insomma, qualcosa bisogna fare non si può rischiare di compromettere la nostra salute solo per non fare brutta figura.

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Ogni tanto, applicate anche una cremina naturale lenitiva perché alcuni prodotti, anche se dati dalla natura, possono seccare troppo una pelle già arida e sensibile. Infatti consiglio di non applicare sempre lo stesso elemento ma di cambiarli tra di loro nel vostro utilizzo.

Prosit!

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Buon Natale, Buon Natale e che sia quello buono e poi…

… e poi zucchero e miele!

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Buon Natale, Buon Natale
ma che sia quello buono
che ti porti un sorriso e la gioia di un dono
sotto l’albero stanco di frutta e di mele
è un Natale più bianco se viene la neve
e se brilla una stella cometa lassù vorrei tanto ci fossi anche tu.
Buon Natale, Buon Natale,
ma che sia quello vero
e poi zucchero e miele
e un augurio sincero
per un giorno di festa e di felicità
per ognuno che resta e per chi se ne va
e adesso mi chiedo fra tanti perché
è Natale e non sei qui con me.
Buon Natale, Buon Natale
canterò una canzone
Buon Natale, Buon Natale
qui va tutto benone
specialmente se scrivi due righe per me
e se torni c’è ancora un regalo per te
e chissà se ritorni, se resti, se vai
è Natale se tu tornerai.

Ecco. Questa è la mia canzone del Natale.

E’ la mia canzone del Natale perchè da bambina, ogni anno, a Dicembre, la cantavo assieme ai miei genitori e mi riporta piacevolmente a un tempo che fu. Si tratta di un testo di Paolo Barabani che ascoltavo nel mio vecchio mangiacassette. Quello grigio, rettangolare, con il tasto REC tutto arancione. Giravo per casa con il registratore tra le mani e canticchiavo costantemente questa specie di filastrocca. Riconosco oggi che il testo non è dei più allegri ma ricordo che amavo di lui alcune parole come: zucchero, miele, stella cometa, neve e mele che mi facevano viaggiare con la fantasia in una fiaba fatta di dolci e ambienti surreali.

Era per me serena come una ninna nanna ma anche golosa come le glasse colorate al Luna Park che sempre arrivava in quel periodo. Come accade ancora oggi. Almeno nel mio paese.

Sì, lo so che l’unico passato che fa bene è quello di verdura ma… che volete farci, alcuni ricordi è come se cullassero il cuore.

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Oggi, sugli auto-scontri e nella casa degli specchi ci vanno i miei futuri eredi, ed è ancora tutto così vivo dentro di me.

Quell’aria frizzante che punge il viso scivolando giù dal Toboga con quei tappeti sgualciti e pesanti. Quelle luci accecanti, quella musica che rimbalza nel petto… e, immancabilmente, tutto ciò lo scriveranno in tanti vista l’atmosfera di questi giorni. Non posso fare a meno di rammentare il presepe costruito assieme a papà e la mia trepidazione di quando vedevo mamma arrampicarsi con la scala sul soppalco per tirare giù le tanto attese scatole che sapevo contenere una miriade di meraviglie: ghirlande luccicanti, striscioni luminescenti, palline decorate, statuine, carta, cotone.

E poi eccolo spuntare. Sempreverde, in attesa, volenteroso di sgranchirsi i rami, ai miei occhi. Il piccolo abete da abbellire.

Alcune palline si rompevano col passar degli anni e mamma le riparava con maestria. Papà invece, creava delle finte montagne per i pastorelli che dovevano raggiungere la grotta di Gesù Bambino. Quando ho avuto mio figlio, non avevo più molto di quel materiale e, il voler festeggiare il nostro Natale, ci ha condotto ad acquistare nuove cosine carine per decorare la nostra casa e il nostro albero. Quel gesto, quella situazione, io l’ho tradotta come calore e famiglia e ben poco m’importava, in quel momento, della festa in se’ e del suo significato, dei soldi, della commercializzazione che molti discutono. Era la mia festa, il mio Natale. Il nostro Natale.

Anche per noi sono passati diversi anni e anche le nostre palline, come quelle di mia mamma e di mio papà, sono andate via via rompendosi e danneggiandosi fintanto che, quest’anno, siamo dovuti andare ad acquistarne altre. Oltre a non essere brava come mia mamma, desideravo anche rinnovare il nostro abete. Ero emozionata. Non per gli oggetti ma per noi.

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Quest’anno sono gialle e rosse ma un domani? Chissà? E ancora ricorderò i nostri primi addobbi acquistati così, come ancora ricordo, gli ornamenti di me bambina. E la nostra Vigilia, magica, fantastica, che inizia quando Babbo Natale è ormai di nuovo alto nel cielo e il silenzio ricade sui visi emozionati che tanto hanno atteso.

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Questo è il mio modo, sicuramente strambo, per augurare a tutti voi un periodo natalizio sereno e felice (prosit! sempre!) ma per augurare un Buon Natale soprattutto a quegli occhietti gioiosi che mi fissano vispi pensando ai doni.

Questo era il tempo in cui ancora si viveva un classico Natale. Oggi, il mio Natale è più alchemico. E’ la rinascita di un Sole nuovo, fuori e dentro me, ma per tutto c’è un tempo. Per questo è giusto che i bimbi abbiano la facoltà di vivere ciò che più desiderano.

Prosit!

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Problemi e Indecisioni – I Metodi Di Bob Marley e Maria Montessori

Sono convinta che durante i momenti di indecisione in realtà il nostro inconscio, il nostro cuore e la nostra parte spirituale sanno già cosa scegliere. Avete presente quei momenti in cui non riusciamo a realizzare quale sia la strada giusta? Quelle situazioni magari in cui uno ci dice di fare una cosa e un altro ci consiglia l’esatto contrario? Tutte e due le motivazioni fornite possono essere valide ma noi non sappiamo comunque che pesci pigliare, oppure ancora, potremmo non ritenerle giuste nessuna delle due. A Bob Marley viene affidata questa citazione – Quando sei davanti a due decisioni, lancia in aria una moneta. Non perché farà la scelta giusta al posto tuo, ma perché, nell’esatto momento in cui essa è in aria, saprai improvvisamente in cosa stai sperando di più -.

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Trovo questa frase esatta perché, come ho detto, sono convinta che la scelta risieda già in noi, ci sta già parlando, ci sta già rispondendo, solo che spesso non riusciamo a sentirla. Bisognerebbe concentrarsi e riuscire ad ascoltarci di più ma è difficile edulcorati e inquinati da tutto ciò che ci circonda e, nel tal caso, in principal modo, proprio dalle eventuali conseguenze della decisione che dobbiamo prendere. Ma Bob Marley lo sapeva, si conosce.

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A mio avviso e a modo suo si ascoltava. E’ proprio per questo che dovremmo suddividere. Ricordate quando a scuola ci facevano fare l’analisi logica? Dovevamo dividere un periodo e dare un significato grammaticale alle parole: soggetto, predicato verbale, complemento, etc… Ebbene, con la nostra indecisione dovremmo fare un po’ la stessa cosa, vale a dire, scindere i vari momenti. Incondizionatamente, quando pensiamo alla scelta, pensiamo anche, senza rendercene conto, alla conseguenza. Dovremmo invece realizzare la conseguenza successivamente e appartata e non come un filo conduttore della decisione, perché altrimenti ce la intorbidisce. Questo ci rende più consapevoli di quello che abbiamo preferito fare e non passerà inosservato come semplice esito per andare però poi a risiedere nell’inconscio e rimanere lì, a rovinare (nel caso di una scelta che danneggia noi stessi), la nostra parte più intrinseca.

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Bisogna riconoscere bene, ciò per il quale abbiamo optato cosicchè, nel caso ci accorgessimo di aver fatto un errore, o meglio, una scelta non positiva, possiamo elaborarla, mandarla via (da noi – distaccarcene) e magari non ripeterla più. Focalizziamoci su cosa dobbiamo o non dobbiamo fare e basta. Senza pensare a null’altro. E’ un esercizio. So bene che a volte le nostre preferenze cadono proprio in base alla conseguenza che ne riportano, ma non deve diventare un’abitudine non considerata che scivola in sordina. Io devo decidere se andare o meno a cena con dei colleghi che mi hanno invitata. Se non vado, essi si offendono. La domanda dev’essere: – Cosa voglio fare? – E non, – Cosa devo fare per non offenderli? -. Ora, io andrò comunque con loro per non farli rimanere male ma, così ragionando, ho ben decodificato nel mio cervello cosa IO ho scelto di fare, anche se in base al volere di altri. Sembra la medesima cosa ma così non è. Il risultato sarà lo stesso ma, come ripeto, questo piccolo stratagemma serve a dare un valore alle nostre azioni anche perché spesso, celiamo la nostra incapacità di ottenere la libertà che ci spetta dietro al volere degli altri o all’ovvio. E, alterando la domanda, ci sembra quasi come di giustificarci mentre invece, ci stiamo solo nascondendo dietro a un dito. Dobbiamo comprendere precisamente quello che noi abbiamo deciso di fare e, nel caso di scelte positive, saremo orgogliosi e soddisfatti di noi stessi sottolineando così il nostro merito. Torniamo però al discorso di inizio articolo. Che fare quando non si sa che fare? Un gioco di parole. C’è una cosa che può aiutarci ed è l’attesa. Un’attesa fatta di ascolto anche. Naturalmente. La risposta prima o poi arriva da sola. Qualcuno un giorno scrisse:

Guida per risolvere ogni tipo di problema

1) Analizzare il problema

2) Mettersi sotto le coperte

3) Assumere una posizione fetale

4) Aspettare

(cit.)

Leggete il punto 1? Analizzare il problema! Non la conseguenza! E che meraviglia i punti 2, 3 e 4! E’ una soluzione magnifica!

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Cercando di non vivere il problema come tale, come suggerisce il nome, ma come una soluzione da trovare. Sapete Maria Montessori, grande pedagogista del passato, come chiamava i problemini di matematica a scuola con i suoi alunni? Indovinelli. Proprio così. La parola – problema – a lei non piaceva, diceva che era traumatizzante e deleteria per un bambino. A quell’età, dover già avere problemi per la testa!

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Ma quando la risposta invece ci serve velocemente? All’istante? Che fare? In questi casi siamo dotati d’istinto e bisogna dire alla mente di farsi da parte ma, siate certi che sono molte più le volte in cui si crede che bisogna essere veloci a scegliere che non le volte in cui necessita davvero essere svelti. Bene o male c’è sempre tempo parlando di vita quotidiana. Possiamo attendere molte più volte e molto più tempo di quel che crediamo, come fa la natura in pratica. Un tempo pensavo che quando ricevevo un messaggio sul telefonino dovevo rispondere subito, quando avevo un appuntamento dovevo arrivare mezz’ora prima, quando uno mi poneva una domanda non potevo prendermi il mio tempo. Ma chi l’ha detto? Lo suggerivano le azioni che vivevo, le mie educazioni sociali e morali. Esageratamente sviluppate. Deleterie, non più utili. Comportarsi all’incontrario completamente sarebbe scorretto, maleducato e irrispettoso verso il prossimo, è vero, ma esistono le vie di mezzo. La parola attesa infatti, non significa eternità anche se così a molti di noi pare. Un’attesa può essere anche di cinque piccoli minuti. Che saranno mai a confronto di un’intera vita? Tornando all’istinto di poc’anzi vorrei rimarcare quanto esso sia stato progettato per farci vivere bene. Non è in noi per nuocerci. Nulla di ciò che è in noi vuole nuocerci. Perciò, le risposte istintive non dovrebbero in realtà essere un dramma. Non dovrebbero offendere l’altro. Si recepiscono negativamente a causa di progetti sociali dai quali ci sembra a volte di non poterci assolutamente detrarre. Senza estremismo o assolutismo ma impariamo a limare un po’ tutti questi obblighi e trappole comportamentali. Un giorno lessi “Dico ciò che penso per non ammalarmi”. Ecco, senza mai mancare di rispetto a nessuno ma la penso proprio così. Se sostituiamo la parola “Dico” con “Decido” e la parola “Penso” con “Mi fa star bene” otteniamo esattamente lo stesso risultato. E che buon pro vi faccia.

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Ascoltare di più noi stessi anziché sempre e solo gli altri e decidere di conseguenza. L’anima sa cosa occorre fare e non sbaglia, alleniamoci ad aprire le orecchie, rendiamo il nostro udito fine com’era un tempo, come quando lo avevamo simile a quello dei felini, dobbiamo cercare di sentirla.

Prosit!

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Non ci sono più le Stagioni di una volta

Facciamo finta di aver già parlato di disastri ambientali, emissioni di CO2, effetto serra e inquinamenti vari che hanno modificato drasticamente il clima e l’atmosfera. Sono argomenti ai quali tengo molto, che conosco bene e che mi fanno arrabbiare moltissimo in quanto amo pazzamente la nostra Madre Terra. Argomenti che sottolineano un metodo offensivo e irrispettoso che l’uomo si è preso e ha messo in pratica egoisticamente per ottenere i propri scopi contro tutti gli altri esseri viventi.

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Oggi però vorrei guardare ai cambiamenti climatici, o meglio, quelli che noi definiamo per ciò che ci riguarda – cambiamenti climatici -, da un altro punto di vista. Toccando tasti meno pigiati e forse chissà, con un leggero tocco di positività in più. Si perché – Non ci sono più le stagioni di una volta – e, con un po’ di polemica ironica, mi chiedo: perché dovrebbero esserci? Voglio dire, Inverno, Primavera, Estate, Autunno, così ben selezionate, categorizzate, distinte.

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In realtà è l’uomo, sempre lui, che le ha suddivise, mica la natura. La natura compie diversi processi, ben determinati, singoli, ma mica per forza sempre tutti uguali e lunghi nella stessa quantità di tempo. Questo vizio di dover canalizzare le cose… E’ una comodità del linguaggio e non solo, lo capisco bene, ma non bisogna traumatizzarsi se tali non rimangono. Un mio umile pensiero. La gente intorno a me si preoccupa del fatto che a Novembre siamo ancora in maniche corte e che probabilmente tra qualche anno si festeggerà il Natale al mare in costume da bagno.

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Ma io non capisco dove sia il problema. Il nostro pianeta compie dei cicli che possono variare di tempo. Poco per volta, fino ad arrivare ad un periodo sostanziale che denota un cambiamento. E i cambiamenti spaventano sempre. Su questo, non potete darmi torto. – Ce la farà pagare poi quest’inverno! – si sente dire. – Non piove… vedrai se poi non scende tutta assieme e vedrai i danni… -, – Quest’estate moriremo di caldo! -. E mamma mia! Che preludi rigidi e ben poco confortevoli.

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Ma di questo ne parlano già tutti. Cerchiamo di capire però che la natura non è perfetta. Ha una sua perfezione ma non certo quella che intendiamo noi. Non è sempre uguale. Non ama la routine. Essa si evolve, ha una capacità di rigenerarsi incredibile. Riflettendo, penso che se quest’inverno fa caldo anziché freddo è perché probabilmente deve fare caldo. Non sempre il caldo deve per forza durare solo tre mesi e basta. Oh no, però così divento polemica davvero… solo che, sentire sempre, ogni giorno, su qualsiasi cosa, frasi che portano alla negatività piuttosto che alla positività, dopo un po’ è stancante. Per non parlare poi di quando piove e si vuole il sole, e di quando c’è il sole e si desidera l’acqua. Senza coerenza alcuna.

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Su Facebook sono l’amministratore, assieme ad una cara amica, di un piccolo gruppo dedicato alla Natura in genere. Se volete venire a curiosare si chiama “Non Ti Scordar di Gaia – Il Nostro Pianeta –“. Ebbene, tutti noi membri, stiamo notando come quest’anno, soprattutto le piante, abbiano avuto (per noi) un comportamento davvero bizzarro. Margherite e Viole a Novembre, Zinnie a Ottobre, la mia Crassula Ovata che è fiorita ora, a Dicembre! E persino la Lavanda. Ma che stranezze! E io… io sarò ingenua, o forse menefreghista, egoista, non so, ma quello che mi è venuto in mente di dire è stato “Grazie piante! Quanto siete belle! Mi state regalando colore tutto l’anno nonostante per voi sia una gran fatica!”. Per le piante fiorire è faticoso, lo fanno per riprodursi ma è un processo stancante, siamo noi che apprezziamo la bellezza dei fiori. Lo so bene che probabilmente la mia Zinnia, è fiorita ora forse a causa di un’alterazione del clima innaturale e me ne dispiace, ma cerco di volgere la cosa al positivo. Di avere pensieri belli. Poi sta a me fare il possibile, personalmente, per aiutare l’ambiente. Dovrei forse guardare le mie Echeverie e piangere? Dispiacermene? No. Vi sembrerò fuori di testa ma perché circondarle anche di tristezza e amarezza? Regalare loro energia negativa? Cerco di farle star bene il più possibile: acqua, non acqua, casa, non casa, coperture, non coperture. Un lavorone! Però va bene, ce la facciamo! E poi, poi in fondo per loro andava bene fiorire ora. Probabilmente. A darmi un po’ di ragione, o forse è meglio dire un po’ di speranza, ci sono gli studi del climatologo serbo Milutin Milankovitch, come di tanti altri, il quale afferma che la rotazione dell’asse terrestre e l’attività solare incidono molto sugli sbalzi delle temperature e sul surriscaldamento del pianeta. Una correlazione quindi, secondo la sua interpretazione, molto significativa, e si parla ovviamente di variazioni secolari considerando i parametri orbitali della Terra che interagisce in modo gravitazionale anche con pianeti di massa maggiore come Giove e Saturno, i quali determinano, con periodicità (si parla di 19, 23, 41 mila anni) i famosi cambiamenti atmosferici. Premetto di essere ignorante in campo meteorologico ma positiva nel pensare che forse, la situazione del nostro pianeta, non è solo drastica ma anche “normale”. Un po’. Che dire? Me lo auguro con tutto il cuore. L’energia positiva è importante e soprattutto potente. Potentissima. Se tutti noi proviamo ad emanarla, dedicandola alla nostra Terra, la faremmo sicuramente stare benissimo.

Prosit!

Alluce e Melluce – Ragione e Istinto. E quando sono “a Martello”?

Vi sarà sicuramente capitato di notare che alcune persone, soprattutto quelle anziane, hanno l’Alluce del piede che sovrasta il secondo dito, chiamato anche in alcune filosofie Melluce (o illice o billuce). Oppure avrete visto l’esatto contrario, vale a dire il Melluce che sovrasta l’Alluce.

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Ebbene, queste due dita dei nostri piedi equivalgono rispettivamente alla ragione per quanto riguarda l’Alluce e all’istinto per quanto riguarda il Melluce. La ragione, vista anche come rimuginare, pensare molto, ponderare, considerare, mentre con il termine istinto, si identifica anche l’impulso, l’agire senza pensarci su, il fare. Sta di fatto quindi che, se sarà il primo dito a sovrastare l’altro, avremo davanti una persona che prima pensa e poi agisce, all’inverso, una persona che prima agisce e poi pensa a ciò che ha fatto o persino che desidera imparare da (eventualmente) i propri errori. Attenzione, nessun giudizio, ambedue le situazioni hanno i loro lati negativi e positivi, o meglio, le loro caratteristiche. Ma perché queste “deformazioni”, come vengono chiamate in medicina, subentrano soprattutto con l’anzianità?

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Bhè, in realtà, proprio di deformazioni si tratta perché sono comunque (e anche) deformazioni caratteriali quando eccedono o da una parte, o dall’altra. Si manifestano per lo più in età avanzata semplicemente perché si conclamano. Il troppo stroppia in tutto e bisognerebbe avere equilibrio nella vita, ossia, le dita dei nostri piedi alla pari, armoniose e proporzionate come natura vorrebbe. Se ciò non avviene, ecco che, anno dopo anno, esse iniziano ad accennarlo finchè, spesso, possono diventare veri e propri disturbi. Avevo già scritto diverse cose a riguardo come nel mio articolo dedicato all’Alluce Valgo QUI focalizzandomi su di lui ma spiegando molto poco sul secondo dito. L’Alluce equivale proprio alla nostra testa, a come formuliamo i pensieri. Alla salute del nostro cervello e di tutto il capo. Rappresenta il nostro ego e la nostra personalità. Il Melluce invece, indica la strada che noi troviamo giusto seguire nella vita e quando è storto, sia che sia succube del primo, o lo scavalchi, o semplicemente giri per un verso tutto suo, significa che non siamo convinti o abbiamo timore della via intrapresa o da prendere. Quante volte si fanno scelte in base allo scopo, al fine, più che al godimento personale? Ma torniamo all’impulso. A volte muoversi impulsivamente è proprio simbolo di paura, fastidio, inquietudine nonostante possa anche avere aspetti positivi e invidiabili da chi invece non riesce ad agire con prontezza e nonostante si possa far nascere invidia negli altri riuscendo ad “avere sempre una risposta pronta” a tutto. Significa anche che nella vita si è dovuti essere sempre attenti ad eventuali pericoli senza mai poter abbassare la guardia e si è quindi abituati ad avere riflessi di attacco veloci. Ciò comunque non significa vivere sereni in uno stato di completo equilibrio. Questa però non è l’unica caratteristica e il vostro secondo dito potrebbe identificare in realtà mille qualità perchè, dovete credermi, non è sempre a causa delle calzature che si sono indossate per una vita che oggi si possono notare determinati riscontri. Sovente può capitare che queste dita, così come le altre d’altronde, arrivino ad avere una forma detta “a martello”, vale a dire piegate su se stesse a formare un angolo.

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Può trattarsi in questo caso di persone che a causa di una loro insicurezza hanno bisogno di tenere tutto sotto controllo e di appoggiarsi alle cose che già conoscono e infondono loro tranquillità. Sono infatti individui solitamente abitudinari. Se ad essere a martello è soltanto l’Alluce è chiaro quanto questa persona abbia una mente poco propensa al nuovo, a ciò che non si conosce e al lasciarsi andare mentre, se ad essere così ripiegato è il secondo dito, ciò significa che la paura di essere feriti è molto grande, si cerca di trattenere i propri istinti per non scoprirsi troppo rendendosi vulnerabili ma, allo stesso tempo, si vive uno stato di rabbia frustrante in quanto si vorrebbe agire senza filtri. Tant’è che, chi ha il secondo dito più lungo del primo, pur essendo allineato all’Alluce, è solitamente una persona o iperattiva o nervosa, due qualità che conducono verso l’ansia.

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Naturalmente, come dico sempre, un piede deve essere osservato nella sua piena totalità e non si può quindi quasi mai descrivere una caratteristica della personalità solo attraverso la visione di un dito perché l’insieme potrebbe invece rivelare il contrario o rendere ulteriori spiegazioni però, gli indizi sono veritieri e importanti per conoscere chi abbiamo davanti ed essere sensibili nei suoi confronti, regalandogli, il più possibile, ciò di cui ha bisogno. E’ bello poter “saper prendere” le persone per il verso giusto!

Prosit!

p. s. = Mi piace dare al mio blog un’impostazione adatta a chiunque, anche ai bambini quindi e alle persone sensibili, perciò preferisco non postare immagini che possono urtare le emozioni di alcuni ma se andrete in rete, a cercare le varie deformazioni delle dita del piede, potrete notare davvero tanti casi curiosi ahimè fisicamente gravi. Infatti, nel caso decidiate di curiosare, vi consiglio di farlo solo se avete uno stomaco forte anche perché internet è spesso senza filtri e appare di tutto.

photo meteoweb.eu – panecirco.com – medicinalive.com – stilenaturale.com

Liberiamoci Dei Rompipalle I° – L’AGGRESSORE VERBALE

Conoscete Bernardo Stamateas?

Bernardo Stamateas è un mio idolo e lo è divenuto immediatamente il giorno in cui in libreria comprai un libro scritto da un autore, all’epoca a me sconosciuto. Quell’autore era lui e il libro s’intitolava “E’ facile liberarsi dei ROMPIPALLE se sai come farlo”, Casa Editrice Corbaccio.

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Stamateas è uno psicologo e life-coach argentino che ha seguito e aiuta tutt’ora persone nel mondo ottenendo grandi risultati. In questo libro, divenuto presto un best seller, egli spiega come vaccinarsi dalla gente che ci complica la vita ed eliminare dalla nostra esistenza le persone che lui definisce “tossiche”.

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Prende come tipologie, diverse personalità nocive: il manipolatore, l’invidioso, l’aggressivo, l’orgoglioso, il capo autoritario, il lagnoso, il falso… tutti caratteri con i quali è difficile andare d’accordo ma che soprattutto, in sordina e maliziosamente, ti obbligano a comportarti e a rispondere contro la tua natura e quindi a soffocare le tue emozioni, a trattenere i tuoi impulsi e ad ingoiare quotidianamente rabbia, paura, dispiacere e frustrazione. Persone che puoi incontrare ogni giorno nel tuo cammino o che addirittura convivono con te e ti logorano la vita senza che neanche tu te ne accorgi. Gli esempi che lui cita sono diversi ma oggi vorrei focalizzare il mio discorso su una personalità particolare e ben distinta: quella dell’aggressore verbale.

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Scelgo questa personalità perché desidero collegarla ad un altro tema che mi viene suggerito da Derren Brown, illusionista, mentalista e ipnotista britannico il quale forse alcuni di voi possono non prendere sul serio ma ciò di cui parlerò oggi è reale e fondato su basi psicologiche e sociologiche studiate ed approvate.

Mandatory Credit: Photo by Jonathan Hordle / Rex Features (1339947f) Derren Brown Derren Brown: Svengali photocall, Shaftesbury Theatre, London, Britain - 09 Jun 2011

L’aggressore verbale è innanzi tutto una persona complicata che cerca di ostacolare chi ha davanti. Le sue risposte taglienti, che fanno male, sono il suo attacco preferito. Oggi non mi soffermerò a spiegarvi il perché nasce in lui questo bisogno ma così è. Trova soddisfazione a offendere e sminuire. – Forza pezzo di idiota! Muoviti, è verde! – può dire un automobilista ad un altro. E’ spesso di cattivo umore e sempre propenso a rispondere – No! -. Le sue armi principali sono: le offese, il disprezzo, le urla, il sarcasmo, l’autorevolezza e l’irascibilità. Tutte doti che incitano alla guerra oppure che inibiscono in modo deleterio. Dipende da chi si trovano davanti, fatto stà che, non permettono ad una vita sana e serena di germogliare.

lifestyle.tiscali.it

La maggior parte delle volte, è difficile riuscire a cambiare un rompipalle, di qualsiasi genere sia per cui, dovremmo noi, imparare a non lasciarci ferire da questi individui ne’ tanto meno assecondare il loro modo di fare, perché vedi, molto spesso, queste sue sparate, possono portare ad un’aggressione anche fisica e non solo teorica che è assolutamente bene evitare. Come quella verbale d’altronde. Ma come fare? Sembra impossibile e pauroso, in realtà è davvero semplice e i due professionisti che ho citato prima ce lo spiegano bene anche se, in principio, tutto può sembrare stupido e assurdo. La cosa migliore da fare è rispondere in maniera incoerente e senza importanza. Facciamo un esempio:

l’aggressore verbale ti dice – Quante c_ _ _ _ di volte ti ho detto di non toccare la mia roba! –

tu dovrai rispondere – Rosso di sera bel tempo si spera! –

lui – E questo che c _ _ _ _ c’entra?! –

tu – Pensaci su e lo capirai –

e te ne vai da lui, ti allontani. In realtà lui non deve capire proprio nulla ma tu hai bloccato l’aggressione donando al tuo assalitore destabilizzazione.

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Sarà l’energia a fare tutto. Usa un tono calmo, pacato e senza accento. Non dovrai essere spocchioso, ne’ ironico, ne’ severo, semplicemente normale. Non perdere la calma, non distanziarti dal tuo obiettivo, quindi non offenderti e focalizzati su te stesso. Nessuno ha il diritto di offenderti e dovrai, grazie a questo fattore energetico, far capire al tuo avversario che deve portarti rispetto. A Derren Brown è accaduto addirittura di evitare una rissa. Una sera, stava passeggiando tranquillamente per una via poco popolata in un sobborgo di Londra quando ad un certo punto, da un pub, uscì un ragazzo che aveva bevuto parecchio e aveva una gran voglia di attaccare briga.

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Senza farlo apposta, a Derren, caddero gli occhi su quel giovane traballante e bastò quello sguardo quasi impercettibile a far arrabbiare il ragazzo che subito lo aggredì verbalmente gridandogli – Che cos’hai da guardare eh?! Cosa vuoi?! -. Fortunatamente Derren, ebbe la risposta pronta per evitare il peggio e, osservando l’altro con fare umile e serio, gli disse – Il muro di casa mia è troppo basso -. Immediatamente l’ubriaco aggrottò le sopracciglia (segno di incomprensione che equivale a destabilizzazione) ma poi, ripresosi, continuò – Che hai detto?! -, il mentalista, sempre calmo e rispettoso ripetè – Il muro di casa mia è troppo basso… ed è un problema… -. Quasi come a dire ( – ti prego, aiutami, ho bisogno – ). Il giovane fece un lieve scatto con la testa all’indietro. Allora aveva capito bene. Ma cosa c’entrava? Gli stava chiedendo cos’aveva da guardare e lui si mette a tirare fuori la storia del muro? Boh? Insomma, per farvela in breve, alla fine il ragazzo alticcio trovò in Derren un confessore e la serata finì che se prima voleva prenderlo a botte, subito dopo era lì che gli raccontava tutta la sua vita e gli spiegava piangendo che si era lasciato con la fidanzata. Derren fece centro, fece anche un’opera buona se vogliamo ma, soprattutto, riuscì ad evitare una mezza tragedia. In questo caso però non si parla di un aggressore verbale perché quel giovane, quella sera, ha solo rivelato gli effetti dell’alcool. Il sistema però ha funzionato ugualmente. Lo scopo dell’aggressore verbale è quello di utilizzare la violenza per penetrare nella tua intimità e divenire così padrone della tua mente e delle tue emozioni. Trova gioia nell’averti in pugno grazie alla sua arroganza. Un po’ come una mamma che, per paura, con il proprio figlio si comporta in modo troppo severo, divenendo insolente. Sono persone che possono partecipare costantemente alla nostra vita. Probabilmente persone verso le quali proviamo anche affetto ma che, in un modo o nell’altro, ci costringono a fare con la loro impetuosa autorità, ciò che vogliono loro e non dobbiamo permetterglielo. Lo fanno soprattutto per delle loro insicurezze di fondo ma questo non significa che noi dobbiamo rinunciare alla nostra libertà d’animo. Inoltre, è bene insegnare a loro che possono ugualmente ottenere quello che desiderano con mezzi più umani, rendendosi conto di stare meglio essi stessi e, con questo strumento in mano, lo possiamo fare. Naturalmente, nelle varie tipologie di aggressione, ci sono diversi stadi e ognuno di loro dovrà avere il risultato più consono. Ma per quelle che vedono come protagonista una persona che tende a rivolgersi a te con tono duro, autoritario, volgare, arrogante o anche solo petulante, puoi provare questa tecnica. A risentirci con… il prossimo rompipalle!

Prosit!

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