ERNIA DISCALE: unica soluzione – intervento chirurgico -, ma forse ci sono altri rimedi – parte 3°

Continuazione…

meteoweb.eu

I SOLDI E L’APPARATO GENITALE

Molto bene, i trattamenti principali da effettuare li abbiamo visti nel precedente articolo ma, come dicevo, non è finita qui. Non è finita qui perché il messaggio della nostra Ernia è davvero molto complesso perché altrettanto complesso è il nostro Inconscio.

Ho parlato la volta scorsa della svalutazione di sè, della mancanza di potere personale, del sottostare e di tutta la parte inerente alla nostra bassa autostima ma, questa zona della schiena, nasconde anche altri temi che si collegano comunque sempre all’autosvalutazione e questi argomenti s’intitolano: I SOLDI e L’APPARATO GENITALE.

Il primo = I SOLDI

Tasto dolente. Attenzione però, non limitiamoci a pensare che chi soffre di questo problema è perché vuole più soldi e basta o soldi non ne ha. Può anche essere questo ma non è detto.

Ad esempio, la mia amica M. che ha avuto il mio stesso problema e non capiva la correlazione con il denaro, raccontandomi la sua vita adolescenziale mi ha portata a comprendere un lato della sua esistenza al quale lei nemmeno aveva fatto caso. M. non era nata in una famiglia agiata e ha dovuto iniziare a lavorare finito le Scuole Medie per aiutare economicamente i familiari. Ai tempi ci si poteva fermare di studiare. Il nervosismo e la rabbia che la mancanza di soldi portava all’interno della sua famiglia, facevano si che M. vivesse sempre in uno stato di latente angoscia. Sua mamma era sempre infastidita e suo padre arrabbiato, suo fratello inquieto. Le uniche volte in cui vedeva un lampo di gioia nei loro sguardi, e la mamma le cucinava il suo piatto preferito festeggiando, era quando M. portava a casa dei soldi. In quei momenti M. era importante, M. regalava serenità ai suoi genitori, M. si sentiva di aver fatto qualcosa di buono, si sentiva utile. Vale a dire che quando non portava i soldi a casa…. non valeva niente. L’inconscio ragiona così.

Vi faccio altri esempi.

– Se sei un uomo, ma a lavorare e a mantenere la baracca è tua moglie, cioè una donna, ti potrà capitare di soffrire di Ernia al disco. A causa delle etichette che la nostra società ci ha inculcato, automaticamente diventi per te stesso un essere spregevole, che poco vale, dovendosi far mantenere dalla propria compagna che invece dovrebbe stare a casa a preoccuparsi della famiglia.

– Fai lo stesso lavoro del tuo collega, conduci una vita simile alla sua, le differenze sono minime, ma lui ha una bella casa e una bella auto e tu no.

– Ti sei sposata con un uomo ricco che ti permette di non lavorare ma, nel tuo inconscio, questa cosa ti fa sentire inutile perché i tuoi genitori ti hanno in qualche modo convinto, con la loro educazione, che solo chi porta a casa uno stipendio può considerarsi utile per la famiglia.

– Hai un’invalidità che non ti permette di svolgere quel lavoro che tanto ami e che sicuramente ti avrebbe fatto diventare molto più ricco di quello che sei perciò ti consideri inferiore ed è colpa del tuo handicap se non hai grandi possibilità economiche.

Ora, da qui si capisce che non significa solo non avere soldi e volerne di più. Le motivazioni correlate al denaro possono essere molte di più e diverse, e soprattutto soggettive. Ognuno ha la sua, ma m’interessava farvi capire che, tale motivo, è da guardare da diversi punti. Naturalmente chi non si preoccupa di tali circostanze non avrà un’Ernia, avrà altri punti deboli, ma il fattore principale è come viene vissuta quella situazione.

Rapporto vissuto con i soldi sotto l’insegna della = SVALUTAZIONE.

Il secondo = L’APPARATO GENITALE

La nostra colonna vertebrale è composta da vertebre tra le quali passano dei nervi che si diramano poi in tutto il corpo. La colonna vertebrale è un punto importantissimo per il nostro fisico e anche molto affascinante. E’ come una specie di linea guida in grado di governare, sostenere e avvisare. Cosa significa? Significa che, molto spesso, il dolore che sentiamo alla schiena in realtà vuole indicare un problema o un affaticamento dell’organo, dell’apparato o del muscolo, che si trova di fronte. Calmi, niente paura, se avete un dolore nella zona dorsale non significa che il vostro cuore è ammalato. Il vostro cuore potrebbe semplicemente avere voglia di vivere in modo diverso, un po’ più passionale e un po’ più folle! Libero!

Vi farò questo esempio: se farete attenzione, potrete notare come le persone che soffrono di Cervicale, sono persone che ingoiano nella vita anche quello che non gli piace (per paura ad esempio) e poche volte dicono – No! -. Hanno troppi pensieri, ragionano molto, si preoccupano in modo eccessivo, sono rigide, non si sentono amate, ostacolano l’amore, non si fidano, non si lasciano andare, non riescono a vedere altre opportunità o non le accettano, si fanno carico di un’infinità di cose pur di ottenere l’amore, o la fama, o la tranquillità. Accettano e non dicono mai la loro, ossia, possono così soffrire di Mal di Gola e… dov’è la Gola? Davanti alle vertebre Cervicali. E’ chiaro?

Torniamo ora alla zona invece lombo-sacrale che stiamo descrivendo in questi articoli. La zona lombo-sacrale della colonna vertebrale, rimane dietro all’apparato genitale. Non solo. C’è anche l’intestino, l’appendice, i reni e altre parti del corpo ma, solitamente il fulcro è quello della zona sessuale. Quindi:

– Pensi forse di non essere una buona madre? Le tue ovaie si atrofizzeranno e invecchieranno prima del tempo. Tu probabilmente nemmeno te ne accorgerai ma la tua colonna vertebrale si.

– Sei una donna che a causa del modo in cui affronta la vita tira troppo fuori la sua parte maschile? Le tue ovaie penseranno di non servire a nulla e soffriranno nel non essere testicoli.

– Sei un uomo ma in casa non riesci a far valere il tuo essere maschile? I tuoi testicoli ne patiranno.

– Mestruazioni abbondanti? Perdita di gioia.

– Ti senti inferiore a causa delle dimensioni del tuo pene? Ti stai sottovalutando. Forse hai paura di diventare papà, paura di certe responsabilità, o uno dei tuoi genitori ti ha schiacciato, oppresso.

Ti stai sempre sottovalutando in qualsiasi di questi frangenti e, come abbiamo visto, l’autosvalutazione, lo ripeto, fa si che arrivi un’Ernia (o un altro problema comunque nella zona lombare e/o sacrale) prima o poi, a spiegarti che invece sei un essere perfetto e magnifico.

Utero, gonadi, pene, tube, qualsiasi problema che risiede in loro, sia energetico che fisico ovviamente (varicocele, endometriosi, infezione, cisti ovariche, etc…) può riportare un dolore alla schiena ma dovete “curare” anche quello e non solo la vostra Ernia.

Nel mio caso, avevo una piccola emorragia capillare all’ovaia, un qualcosa di assolutamente innocuo ma, per il mio corpo, è stato naturalmente riscontrato come un’anomalia. Cosicché ho dovuto lavorare anche su quello ma non intendo ora spiegarvi come e perché in quanto desidero rimanere focalizzata sul problema alla schiena. Sappiate solo che anche quella micro emorragia era dovuta ad una autosvalutazione del mio Essere.

Rapporto vissuto con la vostra parte sessuale sotto l’insegna della = SVALUTAZIONE.

Tenete conto che, purtroppo, non potendo scrivere un poema, sono obbligata a dirvi tante cose tutte insieme e spiegate in modo un po’ asciutto (potete però sempre contattarmi in caso di chiarificazioni) ma credetemi che non è così difficile come può sembrare. Capisco che questo possa apparirvi come un’insalata mista dalla quale non si sa da che parte partire ma basta la pazienza. Fatevi degli schemi su un foglio di carta, prendete ogni punto che ho scritto in questi articoli e valutatelo, datevi delle risposte, come se doveste svolgere un problema di matematica. Una volta fatto questo, potrete iniziare a vivere meglio.

Tenete anche conto che uno degli argomenti da me toccati potrebbe non riguardarvi ma, per spiegare a più gente possibile, ho dovuto parlare di tutti i temi che possono causare questo malessere.

Arrivederci al prossimo articolo con il quale probabilmente concluderò questo discorso.

Prosit!

photo meteoweb.eu

ERNIA DISCALE: unica soluzione – intervento chirurgico -, ma forse ci sono altri rimedi – parte 2°

Continuazione…

fitnessisland.it

Come PRIMA COSA dovevo ringraziare quel dolore giunto a me per insegnarmi a vivere meglio. Lo so che può sembrarvi assurdo ma, a suo modo, quell’Ernia mi voleva far capire che dovevo valutarmi di più, farmi rispettare di più e amarmi molto di più, sopra ogni cosa, perché sono un essere perfetto e divino, figlia dell’Universo, e nessuno ha il diritto di farmi credere il contrario. (Questo vale per tutti ovviamente).

Sapete bene, come vi dico sempre, che: ogni sintomo e’ un messaggio.

Mi venne quasi da ridere. Ringraziare e amare quella dolorosissima Ernia? Mi aveva quasi ammazzato e dovevo dirle – Oh grazie! Grazie! Ti amo tanto! -. Si. Assolutamente. A lei non importa che mi crediate, tanto lei mica soffre. E bisogna anche farlo seriamente, dal più profondo del nostro cuore, perché non siamo ciò che diciamo ma siamo ciò che realmente proviamo. Quindi, se non modifichiamo seriamente la nostra parte intrinseca (e di conseguenza quella molecolare) è inutile che raccontiamo delle bugie a noi stessi.

SECONDA TAPPA – ripercorrere la mia vita dall’infanzia.

Ogni malattia che ci colpisce, ogni dolore, ogni patologia che arriva a noi, secondo le teorie che studio, giungono come risultato di ricordi e memorie che riportiamo dall’infanzia. Cosa vuol dire? Vuol dire che un trauma subito, oppure anche solo un’abitudine contrastante il nostro benessere olistico, vissuti durante i nostri primi anni di vita, non ci abbandonano e crescono con noi divenendo sempre più grandi, fagocitando la nostra esistenza per poi manifestarsi insopportabili e di grandi dimensioni quando meno ce lo aspettiamo. Accade questo perché li alimentiamo convinti di essere nel giusto mentre invece stiamo facendo del male a noi stessi a causa di mille fattori: paura, giudizio degli altri, pregiudizi, rivendicazioni, rabbia, timori, moralismi, etc…

Attenzione, quello che noi definiamo come trauma non è uguale per il nostro inconscio. Il termine “trauma” significa, nella nostra lingua, un qualcosa di molto negativo che viviamo, un fenomeno che incide sulla persona dall’ampio volume. In realtà, anche ciò che consideriamo di piccolo valore, per la nostra parte intrinseca può essere un trauma. Ad es. Una presa in giro da parte dei compagni a scuola, cosa solita alla quale tutti siamo abituati e tutti abbiamo vissuto, può essere considerato un trauma per il nostro inconscio e tale choc inizierà a vivere in noi prendendo le sue forme e gestendo le nostre azioni future. Senza che noi ce ne accorgiamo.

Detto questo: perché allora io non mi valutavo abbastanza? Non mi facevo abbastanza rispettare? Non ponevo con determinazione il mio volere?

Da piccola ero forse stata educata ad abbassare sempre la testa in segno di rispetto a chi era più grande di me? Ero stata picchiata e sgridata in modo troppo violento essendo solo una bambina? Mi era forse stato impedito di dire la mia perché essendo la più piccola della casa dovevo stare zitta?

Badate bene, molto spesso, i nostri traumi sono infidi e maliziosi ossia molto più complessi di quello che possiamo pensare tant’è che, non solo lavorano nell’ombra ma anche all’incontrario e vi spiego come.

Sei stato maltrattato da bambino? No. Però…… Però magari sei stato apprezzato e stimato e amato da tua madre e tuo padre solo se facevi QUELLA COSA GIUSTA (per loro). Vale a dire che quando QUELLA COSA non la facevi non ERI AMATO – CIOE’ NON VALEVI NIENTE – CIOE’ ERI SOTTOVALUTATO – CIOE’ ERI QUASI IL NULLA.

Ci siete? Ora, al di là del mio personale motivo che mi obbligherebbe a scrivere venti pagine di articolo che vi evito, il discorso comunque non cambia, dovete imparare a ragionare da ogni punto di vista senza soffermarvi a quello che può sembrarvi più ovvio.

TERZA TAPPA – perdonare.

Una volta identificato il trauma, o i traumi, e il meccanismo malsano nel quale avete vissuto, ecco che viene spontaneo dare delle colpe a chi ve l’ha fatto subire. Il dolore dell’Ernia che provate vi fa maledire quelle persone, quelle situazioni, ed è la cosa più sbagliata che potete fare.

Andiamo con ordine.

A questo punto avete capito che la causa del vostro malessere sono (stati) i genitori, o la famiglia in generale, o gli amici di scuola, o i maestri, o la società, o un individuo qualsiasi che vi ha fatto del male. Che vi hanno calpestato l’orgoglio, che non vi hanno rispettato, etc… La prima cosa da fare è PERDONARE. Chiunque sia stato.

Ricordatevi che chiunque sia stato, è stato prima di voi vittima di altrettanti traumi e, al 90% non l’ha sicuramente fatto apposta a farvi vivere quelle condizioni.

Immaginatevi una madre che esige che il proprio figlio sia il primo della classe. Secondo voi la sua è cattiveria? No. E’ paura. Paura che quel figlio un domani non trovi lavoro, paura che quel figlio non sia abbastanza stimato, paura che quel figlio un domani muoia di fame… non si rende conto di essere la prima a non stimare quel suo benedetto figlio, il quale vorrebbe vivere anziché essere sempre il N°1, ma non lo fa apposta anzi, è convinta di fargli del bene, di indirizzarlo verso la strada della felicità! Perché questo le hanno insegnato a sua volta i genitori e la società che ha vissuto nella sua epoca. Non ci sono colpe! Se date delle colpe a qualcuno, il vostro dolore non andrà via perché vuol dire che non avrete capito un tubo.

Al dolore non interessa il motivo del perché oggi vivete così, interessa che capiate che siete figli del grande disegno divino e vuole che stiate bene al di là dei bastoni tra le vostre ruote. Di inceppi potrete trovarne altri nella vita, ne eliminate uno e ve ne arriva un altro, se invece iniziate a pensare che la responsabilità (bella o brutta) è vostra, e siete esseri magnifici a prescindere, e avete un grande potere dentro di voi, ogni ostacolo che incontrerete non potrà più farvi del male, non si tramuterà più in dolore.

Allora ripercorsi la mia infanzia e perdonai chi dovevo perdonare e perdonai soprattutto me stessa per aver fatto vivere la mia ME in quel modo per 35 anni senza aver capito niente dalle avvisaglie che la mia schiena, già da una decina d’anni, mi dava.

QUARTA TAPPA – elogiarsi

Inizia la cura. Elogiarsi non significa solo dirsi – Brava Meg! – è un discorso più profondo.

Vuoi scrivere un messaggio a qualcuno ma non ti osi? Fallo. Tu sei onnipotente puoi fare ciò che vuoi.

Vuoi cantare in pubblico e ti vergogni? Canta. Chi può impedirtelo? Nessuno. Se lo impedisci, te lo impedisci da solo e la tua Ernia ti farà un applauso dicendoti – Bene! Visto che non capisci e continui a temere il giudizio degli altri è ovvio che andiamo in sala operatoria e poi… tornerò di nuovo, in un altro punto della schiena, tra qualche anno -.

Tuo marito ti maltratta? Mandalo a quel paese. Se hai paura di rimanere sola vuol dire che ti SOTTOVALUTI e alimenterai l’Ernia, oppure hai paura di rovinare la tua famiglia, di quello che dirà la gente, della sofferenza dei tuoi bambini. Parliamone. Paura, paura, paura. Hai fallito nella vita – Non vali niente…. e così pensando, non eliminerai la tua Ernia.

Comunque, il fatto è che quando fai qualcosa devi congratularti con te stesso/a. Sei stato bravo! Il migliore!

Chiedi aiuto ai tuoi parenti e amici, dovranno complimentarsi con te, senza fingere, altrimenti peggioreranno la situazione e tu dovrai credere a loro, convincitene.

Guardati allo specchio e pensa a quanto sei bello, perfetto, unico e irripetibile anche se hai un gemello.

TU VALI, ripetiti questa frase nella testa e focalizzati su quello che di bello hai fatto nella vita e sulle tue caratteristiche positive.

E aspetta che posterò il terzo articolo perché…. Non è finita qui. Il lavoro è lungo come d’altronde è stato lungo il tempo in cui ti sei fatto logorare dalle cose che non ti hanno portato giovamento.

Prosit!

p. s. = ti consiglio di aspettare prima di iniziare a “curarti”, è bene che leggi tutti gli articoli dedicati a questo argomento che posterò.

photo fitnessisland.it

ERNIA DISCALE: unica soluzione – intervento chirurgico -, ma forse ci sono altri rimedi – parte 1°

Dividerò questo articolo in 4 post, pubblicandoli di seguito, in quanto è un discorso lungo e complesso

donnaallamoda.it

Luglio 2016 – la mia Ernia Discale avrebbe compiuto due anni.

Avrebbe, ma non essendoci più non li compie.

In realtà, non è che non c’è più del tutto, ossia, fisiologicamente è sparita, i medici dicono che un’Ernia dopo un po’ di tempo si riassorbe, ed è vero, ma è come se rimanesse asciutta e sottile, sempre lì, tra le due vertebre, affacciata alla finestra come una donzella che aspetta il suo amato pronta a sporgersi dal davanzale appena lo vede arrivare da lontano.

Ah! Sembra una splendida storia d’amore, e un po’ lo è, ma credetemi che porta tanta di quella sofferenza che “Uccelli di Rovo”, a confronto, gli fa un baffo.

Insomma, parliamo seriamente. Come già vi avevo spiegato qui https://prositvita.wordpress.com/2016/01/28/il-mio-mal-di-schiena-e-la-mia-camminata-nordica/ , una bella mattina di due anni fa, mi svegliai per andare a lavorare. Ai tempi facevo l’Estetista in un mio centro, professione che ora ho abbandonato per dedicarmi alle tecniche che studio e mi affascinano e poter aiutare chi soffre più da un punto di vista intrinseco che estetico.

Come misi il piede giù dal letto sentii come un pugnale conficcarsi nelle vertebre della schiena (zona L4 – L5 – S1) senza pietà. Inutile dire che ho sentito un dolore che non auguro nemmeno al mio peggior nemico. Per farla breve, alcuni di voi già lo sanno: due mesi immobile nel letto, lesione del nervo che percorre la gamba dx, mancanza di sensibilità nella zona tibiale della gamba, crampi e dolore continuo sul dorso del piede dx, per non parlare del male alla zona lombare, ovviamente, che non mi permetteva neanche di respirare.

Non so dirvi quanto cortisone feci ma posso assicurarvi che il mio sedere è ancora oggi abbattuto dalle innumerevoli penetrazioni degli aghi. Mi gonfiai come un pallone a causa dei medicinali tra i quali, oltre al cortisone, antidolorifici, distensori muscolari, dei nervi, etc… che mi procuravano un tremore generale soprattutto alle mani.

Quando riuscii a muovermi, cioè a settembre, inizia la fisioterapia in palestra, e andai a fare l’ennesima visita medica, quella che avrebbe stabilito com’ero conciata dopo aver subito ciò che avevo subito.

Il medico che mi visitò, in un ospedale molto rinomato della mia regione, mi disse che dovevo assolutamente farmi operare. Non c’erano altre soluzioni e mi diede della sciocca quando mi rifiutai. Lo compresi. Fu allora che gli chiesi di darmi solo un po’ di tempo e lui accettò dicendomi che ci saremmo rivisti in sala operatoria in breve tempo. Stava facendo il suo lavoro, e per questo lo ringrazio, ma andai a casa e dissi tra me e me che – No, la mia schiena non sarebbe stata aperta da un bisturi -. Fu la paura a farmi parlare così non la medicina o l’egregio lavoro di un chirurgo. Avevo il terrore dell’intervento e dovevo assolutamente evitarlo nonostante sia un’operazione di routine che esce sempre bene e dura poco tempo, voglio tranquillizzarvi. Sono io che sono bisturi-fobica.

Andai a casa e, quella notte, mentre mio figlio e mio marito dormivano, inizia a piangere sconsolata, impaurita e maledicendo quel dolore che comunque, nonostante fossero passati due mesi, ancora si faceva sentire, ancora non mi aveva lasciata del tutto.

Gliene dissi di tutti i colori, lo maledii, maledii quell’Ernia che mi stava invalidando e stava per condurmi su un freddo tavolo d’acciaio per farmi tagliare la schiena…, il mio corpo…. no…. no….

Mi alzai, non riuscivo a trattenere le lacrime ma non volevo svegliare mio marito con i miei lamenti che, poveretto, aveva anche lui passato due mesi d’inferno a causa della mia immobilità. Non gli avrebbe fatto bene vedermi ora, dopo quel tempo, ora che stavo meglio, piangere come una bambina.

Mi diressi in sala, davanti alla mia amata libreria, lo feci automaticamente, senza volerlo, penso che qualcosa mi ci condusse e, con lo sguardo appannato dalle lacrime, guardai tutti i miei libri come un automa continuando a piangere. Ho una sezione dedicata ai temi che tratto, pratiche alternative, crescita personale, etc, etc, tutti ordinati e pronti all’occorrenza. Ne ho tanti, e alcuni persino non letti, che mio marito mi regala a Natale o al mio compleanno (in gran quantità) ma che non riesco a leggere o, per mancanza di tempo, o perché in quel momento non trovo interessanti.

Notai come uno di questi libri sporgeva molto più degli altri. Era quasi sul bordo della mensola, veniva in fuori di parecchio e stonava tra tutti i suoi simili posizionati ordinatamente sullo scaffale. Allungai una mano per spingerlo in dentro, allineandolo con gli altri, e fu in quel mentre che qualcosa di inspiegabile mi obbligò ad osservare bene quel libro e leggerne il titolo “LA GUARIGIONE E’ DEI PAZIENTI” di Maria Gabriella Bardelli – con la mappa di Hamer e l’ascolto di Claudia Rainville -*.

Hamer? Claudia Rainville? Santo cielo! Li conoscevo più che bene!

– Ma da quando ho questo libro? – mi chiesi. Quel titolo mi fece trasalire, nel mio cervello e nel mio cuore fu come un boom assordante “….la guarigione è nei pazienti…”. Smisi di piangere e andai a coricarmi con quel tesoro tra le mani. Lessi tutta la notte fino ad arrivare alla storia di una donna, una certa Elena, di anni 35, con un forte dolore nella zona lombo-sacrale. – Sono io! – esclamai.

Lessi con attenzione ma non capii subito, rilessi, studiai, m’immedesimai e…. ma certo, ecco la conclusione! Era difficile da mettere in pratica ora, ma teoricamente l’avevo capita.

Tutto nasceva prevalentemente da un problema di svalutazione e dal non sapersi imporre nella vita. Inoltre, la mia Ernia, era fuoriuscita dal lato sx della schiena e poteva aver a che vedere con mia madre, con la mia femminilità, con parenti o amiche femmine nonostante mi avesse poi compromesso la gamba dx: padre, figlio, marito, amico… mmhmm… avrei dovuto lavorare davvero molto, il tutto si stava dimostrando complesso ma iniziai immediatamente. Se non capite di cosa sto parlando leggete anche quest’altro mio articolo https://prositvita.wordpress.com/2015/08/20/la-destra-e-la-sinistra-il-padre-e-la-madre/

Mi fermo qui ma pubblicherò presto il secondo post nel quale spiegherò dettagliatamente quello che ho fatto per guarire non dall’Ernia, che è solo una conseguenza, ma da tutto quello che mi aveva causato l’Ernia. Ossia andrò alla sorgente del mio dolore affinchè non venga più a trovarmi. Ho imparato la lezione! Grazie!

Prosit!

* Se non si conoscono prima le tecniche del Dott. Hamer e della Dott.ssa Rainville questo libro purtroppo è difficile da comprendere ma può condurre ad una nuova filosofia che porta a conclusioni inaspettate e incredibili nonché può incuriosire sul l’istruirsi in nuove materie.

photo donnallamoda.it

Il Potere è nelle Cosce

Che titolo hot vero? Ma è proprio così!

Come avevo anticipato sulla mia pagina FaceBook qualche giorno fa, voglio parlarvi di una parte del corpo spesso sottovalutata ma, come tutto il resto, anch’essa molto importante. Mi riferisco appunto alle cosce prese sovente in considerazione solo per farle dimagrire, per tonificarle o per ungerle con qualche miracoloso cosmetico.

moda.pourfemme.it

Nonostante siano parti del corpo fondamentali sia per i maschi che per le femmine, in questo post, mi rivolgo principalmente alle donne, sia giovani che no, perché avendo ultimamente passato due intere giornate al mare ho potuto notare come, la maggioranza del sesso femminile, abbia queste zone molto sviluppate, più grandi del normale, sproporzionate quindi al resto del corpo. Non parlo dell’essere grasse ma di una sproporzione molto presente in diversi soggetti che, più accentuata o meno, risulta a volte essere un difetto poco piacevole per chi ce l’ha.

Domenica turistica 08072012 la Spiaggia di Alassio

Capirete inoltre che è, in natura, una caratteristica più femminile che maschile.

Il corpo umano è per me un meraviglioso contenitore comunque esso sia e, senza alcun tipo di giudizio, mi piace osservarlo, leggerlo, ascoltare cos’ha da dirmi. Deformazione professionale ovviamente, potete anche dirmi di farmi i cavoli miei! Ma così è.

Ebbene, veniamo alle nostre cosce, queste cosce che per via del muscolo, per via di un edema, per via della ciccia, della costituzione e di molti altri fattori possono essere troppo grosse rispetto al resto della gamba e, naturalmente, dobbiamo prendere in considerazione anche i glutei dai quali esse partono.

1080.plus

Come spesso vi ho detto, le gambe sono il nostro avanzare nella vita. Simboleggiano il nostro andare avanti o, eventualmente, il nostro non riuscire più ad andare avanti. L’arrancare, il soffermarsi e via discorrendo.

Quando si soffre di ristagno di liquidi (edema) c’è una situazione dalla quale non riusciamo a uscire ad esempio, quando c’è un dolore, c’è un senso di colpa ( a seconda del dolore), quando c’è una cattiva circolazione c’è paura delle cose nuove (e mancanza del flusso della gioia) e potrei andare avanti all’infinito ma, al di là dei vari motivi indicanti il problema che ci affligge, le cosce sono la parte più robusta della gamba.

nikla.net

Al loro interno c’è l’osso più lungo di tutto il nostro corpo, ossia il Femore, simbolo indiscusso della nostra potenza di agire.

wikipedia.org

E’ l’osso sul quale, sembra incredibile, facciamo forza quando ci troviamo davanti un avversario o ci ritroviamo a vivere una situazione ostile da superare “combattendo”. Fortunatamente di nemici non ne abbiamo granchè, non siamo in un film, ma per il nostro – IO -, i nemici sono tutte quelle persone che hanno nei nostri confronti un comportamento che non ci regala un totale benessere anche se magari, queste persone, le amiamo a dismisura.

Il nostro inconscio è fatto così perciò: padre, madre, figli, coniuge, datore di lavoro, amici, possono essere per noi persone amate ma, per la nostra parte intrinseca, scomodi personaggi che minano al nostro benessere olistico con costrizioni magari, o tarpandoci le ali, praticamente, non permettendo al nostro potere di elevarsi.

costumidabagnolefoglie.it

Non si può però, o non si riesce, sovente, ad andare contro questi individui che peraltro stimiamo e ammiriamo ed ecco che le cosce s’ingrossano. Si allargano o s’irrobustiscono, ingrassano o si gonfiano. Devono essere belle solide (non c’entra niente con l’essere sode) per sostenerci. Guardate bene questa immagine qui sotto.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Le tre ragazze che mimano la partenza di un attacco, hanno le gambe in posizione mentre, i due ragazzi dietro, sono rilassati e tranquilli. Immaginate di dover tirare un pugno a qualcuno, di attaccare, immediatamente come mettete le vostre gambe? E noterete come il focus va nelle cosce. Proprio come un pugile. Questo accade anche nello sport, all’inizio di una corsa e in varie competizioni della vita. Il messaggio è: PER NON CEDERE. Per non cadere. In ogni senso.

In questi due giorni di mare, su cento donne di ogni età, non esagero, ma ottanta erano così. Vivono ossia in una continua lotta inconscia nel cercare di non cedere. Non cedere in famiglia, non cedere a scuola, non cedere nei confronti dei figli, del lavoro, davanti alle amicizie. Un problema meno comune nell’uomo che, su certi aspetti, è più menefreghista, (come natura vuole, non è un’offesa assolutamente) e ha altri tipi di paure, di timori, di bisogni. E’ giusto che sia così. Al di là dell’allenamento fisico.

La donna che invece ha cosce normali e ben proporzionate al suo corpo, non significa che non abbia dovuto lottare nella vita o non stia lottando tutt’ora, ci mancherebbe, ma semplicemente ha un metodo di “guerra” diverso, basato su altre condizioni e potrà comunque riportare diversi criteri su altre parti del corpo a seconda di dov’è per lei il fulcro della battaglia.

ateliersignore.it

Care donne con le cosce grandi, siete quindi semplicemente esseri meravigliosi, non fatevene un problema, siete delle lottatrici e mi auguro non stiate a porvi dispiaceri davanti alla foto di una modella photoshoppata alla quale è stato deciso di nascondere le proprie paure. L’unico difetto che avete, se posso, è quello di non rispettare abbastanza voi stesse.

E il sedere? Per quel che riguarda i glutei, come accennavo prima, averli grossi, dai quali appunto partono le cosce altrettanto grosse, significa desiderare il potere sugli altri. C’è sempre un legame al potere. Forse perché se ne ha avuto poco nella vita e si è sempre subito quello degli altri ai quali abbiamo dato modo di farci sentire inferiori, oppure perché fino ad una certa età lo si ha avuto e di colpo non più. Prendiamo ad esempio una bimba, molto viziata e accontentata in ogni suo desiderio, che si trova poi da adulta a fare i conti con la realtà, con un marito magari diverso dai genitori, dei figli che pretendono e un datore di lavoro che non ha certo intenzione di assecondarla.

Sui glutei inoltre ci sediamo, ci rilassiamo, mettiamo uno stop alle nostre attività. Ci si siede quando si è stanchi. Stanchi anche di “lottare”. Ovviamente non mi riferisco ai lavori sedentari creati dall’essere umano.

Ci sono tantissimi esercizi fisici da fare per rassodare e snellire le cosce o sgonfiarle ma, ad essi, dovete assolutamente correlare anche il vostro pensiero di crescita e di benessere dedicato al vostro POTERE. Un pensiero di rispetto totale verso il vostro Essere lasciando andare il giudizio, così come la paura di essere giudicate, e permettendosi di dire un po’ più di  – No -. Rilassatevi, la vita non è una continua lotta. Così facendo l’attività fisica e una sana alimentazione, da non dimenticare mai, avranno sicuramente più successo.

salutebenessere.tv

Ebbene si, il potere è nelle cosce. Individuate quale sia il vostro punto di scontro, quello che non vi permette di vivere in completa serenità: avete poco potere? State male perchè vorreste avere più potere? Avete paura e cercate di avere più potere per affrontare la vita? Avete troppo potere e lo state usando male? Le persone si allontano da voi e questo vi spaventa? Fate delle riflessioni e lavorate su questo, vi soddisferà.

Prosit!

photo 1080.plus – ateliersignore.it – b-hop.it – costumidabagnolefoglie.it – moda.pourfemme.it – nikla.net – salutebenessere.tv – sportenote.com – wikipedia.org

Aspettando la Bronchite

Quando ero bambina, ogni primavera, puntualmente, mi facevo una bella Bronchite.

Bambini-neve

Tutti gli anni, la mia famiglia, grazie ad un’anziana zia disponibile, cercava di farmi trascorrere qualche giorno sulla neve e, visto che vivevo e vivo tuttora al mare, anche per il periodo estivo si andava in montagna a respirare “l’aria buona” che mi avrebbe guarita.

Ariabuona146_02

In effetti, così facendo, sono sempre riusciti a tenere sotto controllo la mia amica Bronchitella che però, non mi ha mai abbandonata del tutto. Crescendo, mi accorsi che arrivava sempre a marzo ma mi limitavo a pensare al cambio stagione o a dire – Ho preso dal nonno! – anch’egli sofferente all’apparato respiratorio proprio come me.

marzo1peque

Una decina di anni fa però, le cose iniziarono a peggiorare nel senso che, la Bronchite, non si accontentava più di venire solo una volta all’anno bensì due. Marzo e ottobre erano i suoi mesi preferiti anche se, a volte, poteva sostituirli con aprile e settembre. Che fastidio! A parte la noiosa tosse e gli antibiotici che dovevo assolutamente prendere, era davvero deludente dover andare in giro coprendosi per non prendere aria quando in realtà faceva ancora un caldo incredibile e le mie amiche potevano sfoggiare i loro vestitini leggeri. Senza contare che fuori, il bel sole m’invitava ma io ero davvero mezza moribonda sul divano che nemmeno riuscivo a respirare.

BRONCHITE-1

No, le due volte annuali non mi andarono più bene. La signorina si era presa troppa confidenza, non la volevo più con me.

Grazie agli studi compiuti sapevo che era completamente inutile, e persin deleterio, maltrattarla o cercare di scacciarla. Poveretta, lei stava solo cercando di mandarmi un messaggio, ero io che non lo capivo e nemmeno mi ero mai messa di buzzo buono a cercar di comprenderlo.

Dovetti farlo e mettermi a studiare come una liceale. Bisogna innanzi tutto sapere che ogni affezione che colpisce l’apparato respiratorio è indice di tristezza. Qualsiasi. Poi, ovviamente, ognuna, dipanandola come una matassa di lana, avrà il suo opportuno significato ma, la tristezza, è assolutamente alla base.

377200_Illu_bronchi_lungs_68

La Bronchite è ovviamente un’infiammazione ai bronchi e alle loro mucose che, se non curata bene, può riportare seri danni ma non era dal punto di vista medico e fisico che volevo osservarla. Secondo le teorie alle quali mi affido la Bronchite è la paura dell’aggressività. E, in effetti, l’aggressività che si riceve e che spaventa rende tristi. Può però anche significare il sentirsi chiusi in un angolo e oppressi.

0-29095

Era proprio vero. Io ho sempre temuto l’aggressività nell’altro. Chi urla, chi alza la voce, chi è violento non l’ho mai sopportato più di tanto e, intimorendomi, mi sono sempre allontanata cercando di non incontrarlo mai più. Sarà a causa della mia anima Peace&Love ma, anziché combatterlo ed eventualmente farmi rispettare, con la coda tra le gambe, mi mettevo nel mio angolino senza essere capace di girarmi e attaccare a mia volta.

Aggressivo

Oh! Bene!” pensai. “E quindi? Cosa devo fare? Affrontare un pazzo psicopatico che mi ringhia contro come un leone inferocito e imparare a non temere nulla?”.

maxresdefault

L’Universo non ci permette, sotto un certo senso, di provare delle paure. E’ un po’ come se volesse che non ne provassimo e, inoltre, se si pensa che quell’aggressività era “non meritata”, viene da Lui tollerata ancora meno! Ossia, io, per paura di reagire e per paura di offendere mi facevo maltrattare mancandomi di rispetto io per la prima.

Eppure… “Come ti permetti tu di inveirmi contro a questo modo? Al massimo, se ho sbagliato qualcosa, me lo spieghi con calma e soprattutto rispettandomi!”. Già… la mia parte intrinseca avrebbe voluto proprio questo da me. “Ok“. Promisi per il mio bene, che mi sarei allenata a fare questo. E dovetti andare all’indietro con i miei studi. Esatto.

Perché ricevevo tale aggressività ad esempio? Le persone che ci circondano sono sempre uno specchio per noi e ci mostrano quelle parti nascoste che celiamo anche a noi stessi. Quindi io provavo rabbia dentro? Ebbene si. Una rabbia invisibile, latente, ma che era presente e forse proprio perché non ero in grado di farmi rispettare. Insomma, altro studio duro da compiere e poi cercare di migliorare. Che fatica.

Intanto il tempo passava, passavano i mesi e la mia Bronchite continuava a presentarsi perché mi stavo solo allenando mica ero guarita. Però, fin da subito, notai una netta differenza. Se prima, quando arrivava, mi durava quasi un mese, ora, in una settimana andava via e mi rimaneva solo qualche rimasuglio di tosse molto leggero e sopportabile.

Bene, ero contenta, questa nuova situazione mi dava la forza di andare avanti nel mio operato e mi faceva capire che ero sulla strada buona. Imparai col tempo a liberarmi della rabbia e, a fatica, imparai anche a rispondere a tono a chi lo meritava (perdonare non significa condonare), ad amare di più me stessa, fino ad arrivare ad avere un’energia così potente che, per un qualche magico e inspiegabile meccanismo, quelle persone non si permettevano più di trattarmi come una pezzente bensì avevano addirittura quasi timore di me e quando mi parlavano, abbassavano lo sguardo. Davvero! Vi sto dicendo la verità!

Ero al settimo cielo e il sentirmi così bene e così forte ha contribuito a farmi stare ancora meglio però… nonostante tutto, a marzo e a ottobre…. Eccola, arrivava.

Ma perché?” mi dicevo. “Ho fatto tutto quello che dovevo fare. Ho capito il messaggio e l’ho svolto come andava fatto. Perché continui a infastidirmi, cosa ho sbagliato, cosa ancora non riesco a vedere?!”.

La risposta mi arrivò immediatamente, così chiara e lampante, che mi detti della stupida. Era ovvio che tornasse… io l’aspettavo! Certo! Dopo una vita intera, abituata a ricevere Signora Bronchite tutti gli anni in quei precisi mesi, anche se inconsciamente, io l’aspettavo.

A febbraio sapevo che a marzo sarei stata a letto e mi segnavo già il numero della Dottoressa appeso al frigo! Se mio marito avesse gradito andare in vacanza dopo l’afosa estate, di certo non si programmavano quei giorni in ottobre, sapevo già che avrei avuto la Bronchite, era meglio che me ne stavo a casa buona e saremmo andati a novembre. Capite? Mica lo facevo apposta, tutto arrivava in automatico. Ecco cosa non avevo capito! Ecco il tassello che mi mancava! Con il mio stesso pensiero, quella Bronchite, la stavo sviluppando io stessa. Che ci crediate o no, quando ho smesso di aspettarla, non è più venuta.

agenda

In tre anni, è arrivata solo 2 volte anziché 6. Un bel risultato vero? E’ stata dura ma ce l’ho fatta.

240_F_89291216_qtQ7MDvJUty9PtJP2FTcIiQZKalnpNNV

Il numero della Dottoressa doveva continuare a rimanere nel dimenticatoio, a fine settembre/primi di ottobre sono andata in vacanza, insomma, un passo per volta, ma mi sono forzata di non pensare più a lei. Ora staremo a vedere come andrà quest’anno a inizio autunno ma…. Perbacco, non dovrei neanche dirlo, non devo proprio pensarci. E comunque a marzo non mi è venuta. Potrebbe essere il mio primo intero anno senza. Vabbè, cambiamo discorso che devo distogliere la mente da lei.

Prosit!

photo world-ofdesire.blogspot.com – meteoweb.eu – wikipremed.com – donna.nanopress.com – almhaus.it – psicologoweb.net – ariannaeditrice.it – radiodjamar.blogspot.com – mamma risparmia.altervista.org – fotolia.com

Acufene – un messaggio che devi tradurre

Mi è capitato di scoprire ultimamente che numerose persone soffrono di un disturbo davvero sgradevole all’orecchio chiamato Acufene. Un disturbo conosciuto ma un tempo se ne sentiva parlare di meno.

Tinnitus

Innanzi tutto, in medicina, cos’è l’Acufene (chiamato anche, dal latino, Tinnitus)? Questa disfunzione, se così si può dire, in quanto sarebbe meglio definirla “condizione”, non è propriamente considerata una malattia e si tratta dell’udire, abbastanza costantemente all’interno dell’orecchio, dei rumori come fischi, o ronzii, o brusii che infastidiscono molto e causano una sorta di stress e una conduzione spiacevole della propria quotidianità.

Tinnitus-2

Le cause possono essere diverse e purtroppo, a volte, non si trova una cura efficace.

Come già sai però, in questo blog, si parla in modo diverso, prettamente psicosomatico, dei disturbi che ci colpiscono e quindi andiamo a capire il significato del messaggio che questa fastidiosa condizione ci vuole comunicare.

Pare infatti essere, per gli esperti di Medicine Alternative, un avvertimento che indica l’essere troppo sotto pressione nei confronti di quello che ci siamo obbligati o ci hanno obbligato a fare.

2371955086_db4e20d4f9_z

Come vedi, si capisce subito che, anche qui dietro, c’è la paura.

La paura di non riuscire a raggiungere gli obiettivi che ti sei prefissato, la paura di non farcela, o di fallire. Il peso della responsabilità che senti. La preoccupazione di non risultare il migliore, di non arrivare a fine mese con lo stipendio, di non sentirti libero. Le motivazioni possono essere infinite. Devi andare avanti, contro tutto e tutti pur di riuscire nella vita, nel lavoro, e spesso ti ritrovi anche a soffocare emozioni e sensazioni pur di non cedere. Ecco che ciò che hai deciso di occultare e reprimere dentro di te, in correlazione con l’inconscio (parte della nostra mente), si immette in un canale interno (quello uditivo) e ci parla con la sua vocina (Acufene) a modo suo.

lacrima-

Cosa ti sta dicendo la tua vera natura? In quel – bzzzzzz… bzzz… bzzz… fiiii…. fiiii… fiiii…. sshssshsssssh…. –  che percepisci, la traduzione è: – Ehi! Guarda che tu hai provato a sopprimermi ma io ci sono! Esisto! Faccio parte di te! Sono la natura che ti ha creato e alla quale appartieni! – si, perché non sono i soldi, il lavoro, le preoccupazioni familiari, la fama, le responsabilità manageriali che alla nostra natura interessano, a lei non può fregargliene di meno di tutto questo, lei vede solo che ti stai “ammazzando” per un qualcosa che è importante per la società in cui vivi, per una tua dignità, per una tua ambizione, per un tuo dovere morale, ma non per lei, ne’ per il tuo benessere.

E così ti parla, nella sua lingua incomprensibile e tu, non capendo, vai avanti per la tua strada.

I rumori che senti ti impediscono di udire altre cose molto importanti e addirittura, quando l’Acufene si aggrava, può persino portare alla sordità. Quasi come avere la testa nell’ovatta e non sentire più. Dovresti infatti chiederti cosa in realtà non vorresti più sentire, o meglio, cosa il tuo benessere non vorrebbe più sentire e cosa invece non stai ascoltando tu.

tumblr_mztwphfeEW1s3tqauo1_1280

Tu purtroppo, non stai dando ascolto alla tua stanchezza, allo spossamento che hai dentro. Le persone che soffrono di Acufene infatti, difficilmente si sentono l’animo libero e leggero e possono soffrire anche di altri disturbi connessi come: l’insonnia, l’ansia, bruciori di stomaco, mal di gola, respiro irregolare, labirintite. Assieme all’Acufene possono presentarsi anche le vertigini, in casi gravi, e il disturbo prende così il nome di “Sindrome di Ménière”.

Tutto ciò che è collegato al nostro orecchio, inoltre, è collegato al nostro equilibrio, un equilibrio sia fisico che mentale e, se la nostra bilancia pende più da una parte che dall’altra, si vive in assoluto disequilibrio tant’è che si dà importanza più a determinate cose che ad altre a nostro discapito.

Balance Heart And Mind

Le orecchie, come ti avevo riferito in questo post qui https://prositvita.wordpress.com/2015/08/10/parliamo-ancora-della-connessione-tra-reni-e-orecchie-ma-oggi-di-mezzo-ce-anche-il-cuore/ (ti chiedo scusa ma wordpress da qualche mese si rifiuta di farmi linkare in modo diverso) sono collegate anche al cuore (sede della Passione e di come si affronta la vita) ma soprattutto sono collegate ai reni sede della nostra vitalità e dell’emozione Paura.

Come afferma la Dott.ssa Claudia Rainville, studiosa di Metamedicina che spesso ti ho nominato, chi soffre di Acufene è però anche molto coraggioso e, attraverso i miei studi, ho potuto appurare che è vero. Ci vuole infatti coraggio per affrontare la vita in questo modo e per trattenere, pur sbagliando, determinate emozioni. Chi soffre di questo disturbo è di solito molto responsabile e si fa carico di pesi insopportabili per molti. Riesce a dirigere grandi aziende, o grandi famiglie, senza chiedere mai aiuto a nessuno anzi, è sempre circondato da persone che si appoggiano molto a lui/lei. Non conosce la pigrizia in certi settori e non manifesta il suo dolore o lo fa molto poco. Autolesionandosi però.

L’Acufene ti sta dicendo tutto questo in quel baccano che senti. L’Acufene ti sta consigliando di lasciar andare, di “sbattertene di più le balle” come si dice.

Di pensare meno all’apparenza o a quello che gli altri possono pensare di te. Fregatene di essere il migliore in quel campo, cerca di essere il migliore per te stesso. Cerca la leggerezza, la beatitudine. Affidati alla vita, all’Universo, con fede. Staccati dalle responsabilità e dalle questioni che ti opprimono e non trattenere ne’ i sentimenti, ne’ le emozioni. Non aver paura di scoprirti, di renderti vulnerabile, abbassa lo scudo.

earwax

Dissetati di serenità e non mentire a te stesso. Se soffri di Acufene, non sei sereno. Non fare il sordo che non vuol sentire!

Ti auguro una buona traduzione.

Prosit!

photo tinnitushomeremedies.org – emergela.org – oldeconomy.org – adolescienza.it – lucreziabeha.tumblr.com – nicolettacinotti.net – datingasociopath.com – salute.robadadonne.it – 100salute.it –

L’Ottimismo di Rob

Su slide player.it http://slideplayer.it/slide/957509/

^Presentazione sul tema: “ROB E’ IL TIPO DI PERSONA CHE TI FA PIACERE ODIARE”

– Rob è sempre di buon umore e ha sempre qualcosa di positivo da dire.

– A Rob, quando gli chiedi come va, lui risponde: “se andasse meglio di così, sarei due persone!”

– Rob è un ottimista riesce sempre a far vedere il lato positivo della situazione.

Un giorno chiesi a Rob: “Io non capisco, non è possibile essere ottimisti ogni giorno, come fai?” 

Rob mi rispose “Ogni giorno mi sveglio e mi dico, oggi avrò due possibilità. Posso scegliere di essere di buon umore o posso scegliere di essere di cattivo umore. E scelgo di essere di buon umore. Quando qualcosa di brutto mi succede io posso scegliere di essere una vittima o di imparare da ciò. Ed io scelgo di imparare. Ogni volta che qualcuno viene da me a lamentarsi per qualcosa, io posso scegliere di accettare le lamentele, o posso scegliere di aiutarlo a vedere il lato positivo della vita. Ed io scelgo il lato positivo della vita. 

“Ma non è sempre così facile Rob!” gli dissi.

“Si, lo è ” disse Rob, “la vita è tutta una questione di scelte. Sta a te scegliere come reagire alle situazioni, sta a te decidere come lasciare che gli altri influenzino il tuo umore. Tu scegli se essere di buon umore o di cattivo umore. Alla fine sei tu a decidere come vivere la tua vita”. 

Dopo quella conversazione ci perdemmo di vista, ma spesso mi ritrovai a pensare alle sue parole quando dovevo fare una scelta nella mia vita. Ho saputo che Rob aveva avuto un brutto incidente sul lavoro, era caduto da 18 metri di altezza, gli misero una piastra d’acciaio nella schiena. Sono andato a trovarlo e gli ho chiesto come si sentisse.

“Se stessi meglio sarei due persone” mi rispose. 

“Ma come fai ad essere così positivo dopo quello che ti è successo?”

“Mentre stavo cadendo, la prima cosa che mi è venuta in mente è stata la mia bimba. Poi mentre giacevo per terra, mi sono detto che potevo scegliere di vivere o di morire. Ed ho scelto di vivere”. 

“Ma non hai mai avuto paura?”

“Si, quando mi hanno portato in ospedale ed ho visto l’espressione sul viso dei medici. Perché era come se guardassero ad un uomo morto. Dissi: operatemi da uomo vivo, non come se fossi già morto! Ho avuto paura, perché era come se guardassero ad un uomo morto.” 

Rob insegna che ogni giorno abbiamo la possibilità di scegliere di vivere la vita pienamente. Quindi è inutile preoccuparsi sempre per il domani, perché ogni giorno ha i suoi problemi su cui scegliere di vivere, dopo tutto, oggi è il domani di cui ti preoccupavi ieri.

Vivi pienamente ogni giorno, ogni respiro, e soprattutto, ogni amico.

Buona Giornata! Suono e “accorgimenti” by Soraya^.

————————————————————————————–

Ho trovato questo scritto sul Web e nonostante (forse) l’enfatizzazione del contenuto, due frasi che ho sottolineato, mi hanno molto colpito:

– Operatemi da uomo vivo!

– Oggi è il domani di cui ti preoccupavi ieri.

Quando un medico deve operare, difficilmente, secondo me, lo fa senza speranza. Ce la mette tutta e molto spesso è convinto di riuscire utilizzando tutti i mezzi di cui dispone. Ma il discorso non voglio rivolgerlo al medico, voglio rivolgerlo alla sensazione di Rob che sottolinea l’essere vivo. L’essere ancora vivo.

e346aed254640f72f6746f104d91a280

Non importa cos’ho, non importa quanto grave sia il danno, io ADESSO sono vivo!

E’ strabiliante se si pensa a quante persone si danno per spacciate pur avendo ancora un cuore che batte in quel mentre, dell’aria che entra nelle nari, del sangue che viaggia all’interno dei capillari.

ottimismo-sana-alimentazione

La condizione. Ciò che ci spaventa è ciò che abbiamo visto e vissuto da altri. E’ normale morire per quella determinata malattia, per quel particolare incidente, in quelle determinate condizioni. E’ successo a tutti. Invece no, non è successo a tutti. C’è chi si è salvato, ma è come se ci venisse comodo pensare che in quel caso si è trattata di straordinaria fortuna o qualche santo che a noi non è concesso avere come amico.

Cov-Pensieri

E’ la paura che ci fa ragionare così, sono le esperienze, i ricordi delle esperienze, ma in realtà è, in quel momento, un qualcosa di ancora finto. E’ finzione. Perché no… non si è ancora morti.

15

Vi ricordate quella storiella, non mia, che vi raccontai tempo fa? Ve la ripropongo:

Un giorno un saggio che stava recandosi in pellegrinaggio in un piccolo villaggio dell’India, incontrò sulla sua strada il signor Colera. Il saggio gli chiese dove stesse andando così di buon’ora e il signor Colera gli spiegò di aver ricevuto il mandato di prelevare 500 anime dalla Terra.

– Dal momento che il pellegrinaggio è molto affollato e le condizioni igieniche lasceranno a desiderare è il posto ideale per compiere la mia missione! -.

Quando il saggio fu di ritorno dal pellegrinaggio, pensò tuttavia che il signor Colera gli avesse mentito giacchè invece di 500 anime, come gli aveva detto, ne aveva prelevato 1.500. Pensò – Ah! Se lo rivedo quello là! -.

Fu in quell’istante che incontrò nuovamente il signor Colera. Gli chiese allora – Ebbene, e gli altri 1.000? -. Il signor Colera si affrettò a rispondere – C’era, al pellegrinaggio, anche il signor Paura: gli altri 1.000 se li è portati via lui –“.

tratto da “Metamedicina – Ogni Sintomo è un Messaggio” di Claudia Rainville.

Di colera si muore. Punto. Questo è quanto. Perciò così è.

1169705_ottimismo_thumb_big

Ecco perché tanti filosofi, tanti studiosi di medicine alternative si preoccupano sempre di sottolineare come la paura, la preoccupazione, siano in realtà le nostre più grandi nemiche. Siano in realtà la causa principale di malattie e morti. Ecco perché vogliono convincerci a vivere pensando in modo positivo e vogliono insegnarci che possiamo governare il nostro corpo anche nel senso opposto. All’incontrario.

il-potere-della-mente

E’ un tema sempre molto difficile da comprendere e soprattutto da svolgere, ma penso sia bene piantare dei semini che sicuramente germoglieranno, con il tempo, con la fatica, con la voglia.

ottimista

Rob è un altro dei tanti che non si stanca nel dire di essere ottimisti, di emanare frequenze positive per correlarci alle energie buone che ci circondano, per essere protetti, per stare bene. Per essere vivi finchè si è vivi. Per rimanere vivi.

e09fd2784036e2b5df4816eea9f274c5-300x200

E’ anche questione di allenamento. Io ci sto provando e devo dire che funziona. La vita la trascorro diversamente. E’ più appagante. Non posso stabilire quando arriverà la mia fine ma quello che mi è dato di vivere ora, lo conduco in modo migliore, in un modo che mi fa stare meglio.

E se sono viva, con tutto quello che può succedermi, voglio comunque sentirmi viva.

Prosit!

photo diggita.it – plus.google.com – filippo.ongaro.it – ilquotidianoinclasse.quotidiano.net – seduzione efficace.com – pinterest.com – latuamappa.com – rossellafalappa.altervista.org

Perdonare un Assassino

Ti perdono per non morire

Se hai spento il sorriso di mio figlio non puoi più permetterti di ridere

Ogni giorno qualcuno viene ucciso per mano di qualcun altro e ogni giorno la notizia viene trasmessa dai telegiornali ammazzando anche un pò ognuno di noi dal grande dispiacere.

Molto spesso, alcuni assassini, mentre vengono inquadrati dalle telecamere che, ammanettati salgono o scendono dai veicoli della Polizia, ridono e sogghignano mostrando spocchia e sarcasmo a chi da casa, sconvolto, sta guardando.

antimafiaduemila.com

Al di là della reazione che comporta questo modo di fare, le frasi che escono dalla bocca del pubblico sono sempre le stesse e sovente si sente dire – Hai ucciso una persona e ti permetti di ridere? Maledetto!- oppure – Col ca..o che ridi ancora, hai spento il sorriso di quello che poteva essere mio figlio e ridi? Io andrò in galera ma tu non ridi più te lo dico io! -.

Ecco, ora senza entrare nel tema dell’essere favorevoli o meno alla pena di morte, quel ghigno, in faccia di chi ha ucciso viene davvero preso, ed è comprensibile, come una beffa insopportabile, gravissima dal punto di vista della morale umana. Un’umiliazione senza eguali. Quasi più dell’omicidio stesso che, per alcuni, l’atto in sé, a seconda dei parametri può anche essere compreso, non giustificato ma compreso.

Ecco, è proprio questo il tema, la comprensione e di conseguenza l’eventuale perdono. Parlando chiaro, senza buonismo e falso moralismo, c’è una cosa che mi sballonza in testa da qualche anno, una riflessione nata da una strage e, volevo condividere con voi le considerazioni che questa vicenda ha suscitato in me. Mi riferisco al pensiero, o meglio al sentimento, germogliato nel cuore di uomo che non mi ha lasciata indifferente.

Sto parlando di Carlo Castagna sapete chi è? Detto così forse no ma se invece vi nomino – La Strage di Erba – andate automaticamente tutti al punto.

ilgiorno.it

Si ma Carlo Castagna chi è? E’ il nonno del piccolo Youssef Marzouk ucciso violentemente, nonchè il padre di Raffaella Castagna ammazzata anch’essa assieme ad altre persone dagli ormai, ahimè, famosissimi coniugi Rosa Bazzi e Olindo Romano (almeno stando alla decisione della Suprema Corte di Cassazione di Roma).

newspage.it

Ridevano anch’essi, attraverso le sbarre della cella in Tribunale, ve lo ricorderete.

Nella precisione, al signor Castagna, sono venuti a mancare quindi: la figlia Raffaella, il nipotino Youssef di soli 2 anni e la moglie, presente anch’essa quella sera, Paola Galli. Sono venuti a mancare per mezzo di mani che non li hanno soltanto uccisi ma massacrati, sgozzati, bastonati e infine bruciati.

Ebbene, che sia vero o meno (ma le sue stesse dichiarazioni dicono così e ne è stato scritto anche un libro “Il perdono di Erba” Ed. Ancora), pare che il signor Castagna abbia deciso di perdonare i due assassini (che, tra l’altro, non hanno accettato questo perdono accolto come un gesto del quale se ne poteva fare a meno).

Non c’è la giusta concezione di perdono a mio avviso.

Di tale decisione se ne è fatto un gran tam tam e, se ai tempi avessi avuto già questo blog, forse ne avrei parlato anch’io. Lo faccio ora perché quest’uomo mi ha sempre dato da pensare.

Nel momento stesso in cui ha proclamato di voler perdonare (e addirittura abbracciare per alcuni siti) gli uccisori della sua famiglia, l’Italia si è divisa in due in una frazione che vedeva molto più ampia la parte di coloro che non condividevano questa intenzione.

Quando si parla di perdonare un atto così indegno sembra quasi che, automaticamente, nulla importi della vittima che l’ha subito ed è secondo me proprio questo il fulcro del concetto.

Se perdono chi ha ucciso mio figlio allora vuol dire che di mio figlio non me ne fregava nulla -, o meglio – No, non posso perdonare chi ha ucciso mio figlio perché mio figlio lo amavo più di qualsiasi altra cosa al mondo e lui me l’ha tolto -. Anche detta all’incontrario però il significato non cambia e riporta alla stessa teoria.

Perdonare il criminale è pertanto come mancare di rispetto alla vittima. Dimostrando invece il nostro odio, il nostro rancore e la nostra sete di vendetta, spesso confusa con il “fare giustizia”, dimostriamo che di quella vittima ce ne importava assai e vogliamo restituirle la dignità devastata da qualcun altro.

La cosa assurda è che a volte, anche se volessimo assolvere in cuor nostro, non lo facciamo per non sentirci mal-giudicati dal resto della popolazione.

Perdonare però non significa condonare anche se è visto come suo sinonimo. E’ un qualcosa di molto più profondo, un misterioso meccanismo che accade solamente dentro noi stessi e solo noi stessi riguarda, non ha niente a che vedere in realtà con l’eventuale colpa affidata al criminale.

medicina.live.com

Bisogna sempre trovarsi in determinate situazioni e non si può parlare se alcune cose non si sono subite, ma una cosa è certa, ed è quello che mi ha sempre fatto riflettere: Carlo Castagna ha deciso di perdonare per poter continuare a vivere.

Detta così, che buffo, sembra quasi un’opera di egoismo ma, secondo me, è la realtà. Ha trovato il mezzo per poter sopravvivere a tanto dolore, altrimenti sarebbe morto anch’esso. Al di là di dove la fede di quest’uomo sia diretta, quella stessa fede, gli ha suggerito la misericordia e la compassione.

E’ possibile questo?

Non è tanto il capire come abbia fatto a perdonare, mi viene molto più difficile concepire come avrebbe fatto a continuare a vivere se non avesse perdonato.

Pare essere l’ultima cosa che ci rimane da fare ma in pochi, pochissimi, la eseguono. Cioè, riescono a eseguirla.

E’ come se questo perdono mi avesse suggerito che, fondamentalmente, – la Strage di Erba – siamo noi. Qualsiasi omicidio siamo noi. Non siamo solo le vittime con le quali ci immedesimiamo ma siamo anche gli assassini. E non perdonando è come se non perdonassimo noi stessi.

Alla faccia che argomento duro! Lungi da me suggerire il fatto che potrei riuscirci ma sapete cosa vi dico? Che forse, forse vorrei riuscirci.

Conferma Castagna di essere giunto a questo stato di spiritualità dopo strazianti vicissitudini passate con se stesso circondato ormai soltanto da innumerevoli fotografie dei suoi cari sparse per casa. Non gli rimaneva nient’altro, solo immagini e ricordi. Visioni stampate nelle sue retine persino dei cadaveri stessi.

perdona-gli-altri--non-perche-essi-meritano-il-perdono--ma-perche-tu-meriti-la-pace--a2764652-ce23-4f11-9c22-dbd4eea23b2c

Ma il perdono non è una scelta, è una grazia – Carlo Castagna.

E’ come se ad un certo punto, il suo cuore, la sua mente e il suo fisico si fossero spenti inermi, senza più farcela e, a parlare, abbia iniziato la sua anima. Che a noi piaccia o meno l’anima perdona.

laparola.info

Tu non hai un’anima. Sei un’anima. Hai un corpo – C. S. Lewis.

Tutto quello che accade ad ognuno di noi è di responsabilità di ognuno di noi. Perché ognuno di noi appartiene al Tutto. E se ognuno di noi si amasse e si perdonasse forse questo Tutto sarebbe migliore di come lo vediamo. Siamo responsabili di un omicidio così come di una vita che nasce, di un sorriso che appare, di un bacio che altre due persone si scambiano. La tristezza e l’angoscia che hanno governato dall’alto il fattaccio di Erba erano le esternazioni di un dolore latente che tutti abbiamo provocato.

In fin dei conti, che cosa comporta il NON perdonare nel nostro cuore? Riporta in vita l’innocente? No. Provoca maggior malessere nel killer? No. E’ possibile condannare ma bisognerebbe farlo senza rancore in noi.

intemirifugio.it

Quello che vorrei dire al signor Castagna è che non posso permettermi di pensarla come lui pur credendo di farlo, ma di una cosa vorrei ringraziarlo: mi ha insegnato una teoria che si tende a celare. Ha fatto emergere un concetto che raramente viene a galla, raramente tocca così tanto un cuore.

Mi ha permesso di riflettere.

Voi cosa ne pensate?

Prosit!

photo laparola.info – ilgiorno.it – newspage.it – intemirifugio.it – antimafiaduemila.com – medicinalive.com

Piccoli Incidenti – Punizioni del Senso di Colpa

Ti è mai capitato di muoverti e prendere un colpo? Sbattere da qualche parte con la testa, i piedi, i gomiti? Sicuramente si. Succede a tutti e ci sono periodi della nostra vita in cui ogni giorno ci facciamo male anche due o tre volte. Alcune botte sono davvero insopportabili come quelle al quinto dito del piede contro lo spigolo del letto, hai presente? Che dolore…. Solo al pensarci…

maxresdefault

Ebbene, le filosofie che seguo da tempo, sono tutte concordi nel dire che questi piccoli traumi sono delle punizioni verso noi stessi che nascono dal nostro senso di colpa.

In realtà anche i grandi incidenti sono figli delle medesime teorie ma i classici urti, che viviamo quotidianamente, sono molteplici e non diamo loro tale significato. E oggi è di loro che voglio parlarti.

Ad esserne vittime sono maggiormente le persone che hanno una bassa autostima, sensibili, empatici e che, nel loro inconscio, si sentono responsabili delle cose che accadono all’interno della loro vita in qualsiasi ambito. Tendono a volersi sentire utili e hanno paura di perdere quello che hanno. Non se ne rendono conto ma è così. E, di conseguenza, decidono di punirsi quando qualcosa non va come loro desidererebbero.

C’è da dire inoltre che ogni zona del nostro corpo che subisce l’offesa può tradurre il malessere che ha causato l’incidente.

Ad esempio, mi è successo un po’ di tempo fa di prendere diversi colpi alla testa per circa un mesetto. Non dico tutti i giorni ma, sovente, pigliavo botte davvero fastidiose e doloranti alla nuca, soprattutto alla zona frontale. Le prime volte non ci diedi importanza, “capita” pensai, ma quando notai che non potevano solo essere coincidenze iniziai a farmi un esame di coscienza.

senso-di-colpa-462x234

Gli urti aumentarono e aumentarono proprio perché in realtà io avrei dovuto pensare di meno. L’esame di coscienza in quel momento non era quello che la mia parte intrinseca voleva. Essa desiderava leggerezza, libertà, meno riflessioni stancanti e morbose e più senso del – Affidati all’Universo, tutto è perfetto – .

Fortunatamente lo capii altrimenti mi avrebbero dovuto ricoverare in traumatologia dopo un po’!

Si mise a dirmelo persino uno gnomo.

NX-MAM-ARTvls_369080_gnomi

Sì, era uno gnomo in ceramica sopra ad un’altalena che io tenevo appeso al soffitto dell’antibagno. C’era sempre stato e mi era stato regalato da una persona a me molto cara. Passavo mille volte al giorno da lì per andare nelle camere o alla toilette ma, quella sera, la punta del suo stivaletto blu mi prese in pieno sopra l’occhio sinistro. Una botta tremenda che ricordo ancora oggi. Vidi nero per qualche secondo e dovetti appoggiarmi al muro con la testa tra le mani. Immediatamente il pensiero andò a mia madre, immagino sia stata anche una traccia mnestica che richiedeva una coccola visto il male subito, ma pensai a mia mamma anche per un altro motivo.

fronte

La parte della fronte era quella sinistra, che ci ricollega alla madre e al nostro lato femminile ( vedi art. la Destra e la Sinistra – il Padre e la Madre ) e lo gnomo me lo aveva regalato mio zio, suo fratello. In effetti dovetti riconoscere che mia mamma, essendo stata poco bene di salute, mi aveva dato da pensare e sicuramente anche da preoccuparmi. Mio zio poi è uno che si inquieta sempre molto per la salute della sorella. La fronte inoltre, nello specifico, è una zona del viso con la quale facciamo capire le nostre emozioni, è protagonista delle nostre espressioni ed è collegata all’intestino (ansia) alla vescica (paura) e al cuore (passione-vita). Eh già, di sicuro non stavo vivendo in quel momento tranquilla e felice e, probabilmente, avrei voluto fare qualcosa per migliorare la situazione (senso di colpa).

41236152808188579_jmwyhR2I_f1-300x200

La testa poi, è la parte con la quale “pensiamo”, ragioniamo (la nostra pentola di fagioli che sempre borbotta) e sovente è proprio lì che si formano le nostre paure. Insomma, capii che dovevo fermarmi e lasciar fare all’Universo ciò che per mia mamma aveva disegnato, o meglio, ch’ella stessa si era richiesta per ricevere eventuali messaggi da comprendere che l’avrebbero sicuramente aiutata e così fu infatti.

craniata

I bambini sono quelli che tra tutti prendono maggior quantità di colpi, a volte anche violenti e fortunatamente hanno una soglia del dolore diversa dalla nostra. Si sa, i bimbi sono impacciati, sono incoscienti, sono alla scoperta del mondo e soprattutto non hanno ancora il senso della misura o un’intelligenza e un’abilità spazio-temporali ben sviluppate. E’ ovvio quindi che prendono botte ogni momento. Ma è anche vero che i nostri piccoli si sentono molto più in colpa di quello che possiamo immaginare.

Anche se a noi possono sembrare cose di poco conto, un’espressione arrabbiata sul viso di un genitore, una litigata tra mamma e papà, una sgridata direttamente a loro, uno spavento…. Sono situazioni che involontariamente li rendono colpevoli nel loro essere più intimo e, pur essendo molto più forti di noi adulti, in tutti i sensi, sono anche spesso pieni di lividi con i quali crescono e si irrobustiscono.

Prendere qualche bottarella è più che normale ma se dovesse capitarti di esagerare prova a pensare che qualcosa, dentro di te, vuole vivere in maggior tranquillità e quello che vuole se lo piglia in un modo o nell’altro pur di farti capire. Rasserenati e lascia fluire la vita così com’è. Non sentirti sempre in colpa per gli altri, ognuno di noi ha un suo cammino ben stabilito e dobbiamo superare diverse prove per crescere ed elevarci. Se non fai del male a qualcuno volontariamente convinciti che la responsabilità può essere tua solo dal punto di vista di “mezzo di trasporto” del messaggio universale ma non una tua colpa.

Prosit!

photo justhinkitblog.wordpress.com – gushmag.it – benessere4u.it – frasi aforismi.com – lastampa.it – inspagnolo.it

La mia amica Vergogna e suo marito Giudizio

Vergogna, spesso confusa con sua cugina Timidezza, mi ha sempre accompagnata come una cara amica durante la mia esistenza. L’aveva mandata accanto a me sua mamma, Signora Paura, madre di così tante figlie da averne perso il conto essa stessa. L’aveva mandata per proteggermi, per farmi evitare di esprimere concetti discutibili o creare situazioni per me imbarazzanti che mi avrebbero poi fatta stare malissimo.

Vergogna non sta vicino a tutti ma a me, e a qualcun altro come me, è sempre stata avvinghiata come l’edera al tronco di un castagno. La cosa bella è che Vergogna non è mai stata da sola bensì accompagnata a sua volta dal gentil consorte Giudizio che non la mollava un attimo ed entrambi se stavano accovacciati sulle mie spalle ogni giorno.

Mi sono sempre considerata una privilegiata nell’avere un’amica così speciale, grazie a lei non rischiavo mai nulla e, di conseguenza, suo marito era sempre dalla mia parte piuttosto che uno scomodo avversario. Un triangolo perfetto che avrebbe fatto invidia persino a Renato Zero.

Abbiamo vissuto una fantastica unione a tre per diversi anni poi sono cresciuta, sono diventata una donna, ho cambiato modo di fare, modo di pensare e ho anche cambiato amici.

Mi sono resa conto di essere arrivata ad un punto della mia vita stimata e ben voluta da tutti, figlia di un’educazione che prevedeva come primo scopo la coscienza pulita e la possibilità di andare a testa sempre alta ma era come se, quella vita, io l’avessi vissuta unicamente a metà. Come un’amputata alla quale manca una parte di sé.

Troppe volte mi ero fatta coccolare dalla mia amica speciale, troppe volte avevo temuto il suo consorte, troppe volte avevo permesso loro di condurre le giornate al posto mio.

Iniziai a riflettere sul perché, inconsapevolmente, avevo sempre optato per questa soluzione e la nascita di tale motivo mi fu ben ovvia (genitori, scuola, amicizia, morale, istituzioni… almeno per me) ma perché proseguirne poi il cammino in modo così deciso, quasi con i paraocchi, cadendo sempre di più nelle sabbie mobili che io stessa avevo creato ai miei piedi?

Fu sconvolgente arrivare a capire che se quei due esistevano e avevano tale potere su di me era “semplicemente” perché IO giudicavo troppo gli altri e consideravo alcune loro azioni vergognose.

uid_133933df104

Per uno strano e arcano meccanismo intrinseco Giudizio, e di conseguenza Vergogna, mi appartenevano perché li riservavo per il mio prossimo. Io???!!! Ma come? Proprio io che non mi ero mai permessa di giudicare una persona qualora si fosse tinta i capelli di rosa o fosse andata in giro con vestiti malconci? Io che mai avrei valutato al posto di un altro cos’era giusto o cos’era sbagliato per chi mi stava di fronte. Mai ho deriso qualcuno nella mia vita, mai l’ho preso in giro, mi sono sempre schierata dalla parte del più debole e, hippy fino al midollo, ho sempre proclamato a gran voce la mia anima Peace&Love vivendo e lasciando vivere.

Oh! Si. Ma… per l’appunto… cosa accadeva in me mentre vedevo il più debole venir danneggiato? Cos’accadeva in me mentre sentivo quella donna, dai capelli color salmone, venir presa in giro dalle colleghe di nascosto? Cos’accadeva in me mentre sabotavo il tiro mancino che altri avevano preparato per il poveretto del momento?

Giudicavo, e giudicavo amaramente quelle persone come esseri cattivi, spregevoli, disumani. L’animale picchiato era stato maltrattato da un deficiente, la donna derisa era stata presa in giro da due cretine, il bambino offeso era stato mortificato da un idiota. Deficiente, cretine, idiota… incivile, ignorante, meschino… ognuno aveva la targhetta appesa al collo che io gli forgiavo.

Ognuno, quando si muoveva e non si muoveva come i miei parametri avevano stabilito, era un cafone ignobile da catalogare.

Posso spezzare una lancia a mio favore dicendo che il mio presupposto era un presupposto che il genere umano considera “buono”, persino ogni Governo e ogni Religione, le istituzioni più grandi al vertice dell’umanità lo considerano “buono – ammirevole” ma ciò non significa proprio un bel nulla! Io giudicavo! Era questa la cosa basilare nonché assurda.

Giudicavo forse più di colei che prendeva per il sedere la fanciulla che si era tinta i capelli di un colore inconsueto. Giudicavo con rabbia, con rancore, addirittura con senso della vendetta. Alcune atrocità che vedevo, soprattutto di carattere molto violento, scaturivano in me un senso di rivolta così grande che, lo ammetto, avrei voluto veder soffrire quella persona che aveva compiuto tale crimine. Avrebbe dovuto pagare con l’angoscia per il male che aveva creato ad esseri innocenti.

relacion-violenta

Così timorosa e guardinga, nei confronti delle reazioni del mondo, era quindi diventato impossibile per me “muovermi”. Ogni passo poteva essermi fatale, poteva essere giudicato così come giudicavo io perché, si sa, ogni medaglia ha due lati e ogni volta che provavo a fare o a dire qualcosa venivo sempre governata dal senso negativo che si poteva dedicare a tale questione perciò, più nascosta rimanevo, più ero intoccabile.

Tutto questo però ha iniziato a non andarmi più bene, non potevo esprimermi, non potevo agire, ogni volta dovevo trovare una valida giustificazione e vivere era diventata una sorta di fatica. Proprio ora che avevo raggiunto l’età per camminare più “liberamente” mi tenevo legata con le mie stesse mani.

Paura-del-giudizio-degli-altri

Decisi di dire basta. Dovevo allenarmi a non giudicare più chi si comportava come io non avrei mai fatto. Dovevo farlo assolutamente per la mia stessa libertà e per un senso di amore incondizionato che, automaticamente, avrebbe preso il posto dentro me lasciato vuoto dalle figlie di Signora Paura.

Fu dura, molto dura, e sarò sincera nel dire che, all’inizio, per rendermi le cose più facili, evitavo certe situazioni che mi avrebbero sicuramente portato al Giudizio. Continuai poi con l’allenamento laddove i sentimenti erano meno coinvolti perché è ovvio, loro hanno una parte fondamentale nelle nostre scelte, comandano più delle nostre intenzioni e dei nostri pensieri cosicché mi allenai davanti alla TV.

Piano piano, l’assassino di turno, non era più ai miei occhi un individuo che meritava il mio disgusto ma, al di là di ogni bene o di ogni male che si poteva pensare, era un’anima, un universo a sé. Dovevo andare oltre, dovevo guardare diversamente.

download

Non ero lì in quel momento per giudicare il suo atto, quello avrei potuto farlo in un secondo momento, quando la mia riflessione si sarebbe basata semplicemente sul teorizzare l’accaduto e ciò che ne pensavo senza interferire con il sentimento.

Non si tratta di inaridirsi e non provare più emozioni si tratta di trasformare quelle emozioni ed emanare da noi stessi quelle positive ben differenti dalle negative che fanno un gran male solo ed esclusivamente a chi le porta dentro.

paura-giudizio-con-logo-

Oggi, sono molto più viva di prima ad esempio. Oggi che mi vergogno meno di me stessa perché ho imparato a giudicare meno chi vive assieme a me questo pianeta, sento molto di più scorrere la vita nelle vene.

carefree woman dancing in the sunset on the beach. vacation vitality healthy living concept

Le emozioni sono molto più prorompenti e accanto a me c’è più volte Gioia, simpaticissima compagna, al posto di Vergogna.

blog.libero.it

Tutto questo mi è servito anche a capire quanto valgo perché se prima vedevo solo il lato sfavorevole della situazione oggi ho potuto notare, mettendomi in gioco, che ciò che dico e ciò che faccio può anche piacere ed essere stimato e condiviso dagli altri.

Ho scoperto di avere doti che prima soffocavo, come ho represso sempre tutto il resto, senza rendermi conto che, allo stesso tempo, opprimevo me stessa anche perché tutto questo faceva si ch’io evitassi persino di comunicare ciò che mi dava fastidio o mi faceva soffrire pur di non apparire sgradevole o maleducata. Contenevo e contenevo riempiendomi di rimpianti, di debiti, di argomentazioni irrisolte che rimanevano lì a fare da immondizia dentro me.

Abbandonare Vergogna e Giudizio, o comunque gran parte di essi, è stato un sollievo e voglio continuare in questo cammino migliorandomi sempre di più e soprattutto osando, nel rispetto del prossimo, maggiormente. Non ho più intenzione di considerare miei fallimenti quello che un altro non approva, né ho intenzione di fare viceversa.

churchill-coraggio

Perché la stessa libertà che ho sempre cercato di regalare agli altri (nel mio cuore per lo meno credevo che così stessero le cose) voglio regalarla anche a me stessa. Solo così potrò davvero, nel vero senso della parola, donare ad altri la loro sacra libertà.

Osa, senza aver paura di sbagliare. Perché chi non sbaglia mai, non scopre mai nulla di nuovo – (Cit.)

E un consiglio: le persone timide e vergognose, che solitamente fanno molta tenerezza, sono in realtà persone che giudicano molto e sentenziano quindi, non lasciatevi abbindolare da quella veste carina e gnignignì che indossano ma anzi, aiutatele ad apprezzare di più la vita così com’è e soprattutto loro stessi.

Prosit!

photo blog.libero.it – aforismario.net – deabyday.tv – adolescenza.it – i-formazione.com – bolognapsicologo.net – 1001consejos.com – 21daywholefoodcleanse.com