Non-Immagini shock sui pacchetti di sigarette

Il mio umile pensiero su questa trovata… scioccante. Potrei anche dire: “elucubrazioni di una mente insana” così almeno, alle mie parole, non ci darete peso.

Innanzi tutto ho intitolato questo articolo “Non – Immagini…” in quanto mi rifiuto categoricamente di postare nel mio angolino così sereno tali visioni e poi, come accennato, vorrei dire la mia riguardo al fatto che ora si sono inventati l’apporre foto tragiche e devastanti, terribilmente devastanti, sui pacchetti di sigarette per far notare i danni della nicotina.

Io fumo. Lo dico subito così darò modo a qualcuno di poter proferire la classica frase – Eeeh… certo, certo, visto che fumi non accetti certe cose… – bene, ora che questo “qualcuno” ha pensato quello che doveva pensare tocca a me.

Non le accetto no! Ma scherziamo? Ma voi vi rendete anche solo minimamente conto di quanto sia deleteria una visione di questo tipo per il vostro inconscio se niente niente entrate in un tabaccaio anche solo per acquistare un biglietto del bus? Non parlo di me. Cosa cavolo me ne frega a me se vengono impressi drammi su un pacchetto di sigarette, sono un chirurgo, ho visto di peggio (potrei dire), se voglio fumo lo stesso, se non voglio, oggi, i mezzi per smettere ci sono tutti, ma mi riferisco a quelli che di fumo non ne vogliono sapere, bambini compresi, costretti a immagazzinare nel loro cervello illustrazioni di questo tipo. Ma le avete almeno viste?

Certo, se fumo in compagnia di un bambino farò respirare anche a lui il mio fumo passivo e mostrerò lui un gesto che non dovrebbe vedere, sta a me educatamente e nel suo rispetto, evitare che ciò accada ma, evitare che un giovane non veda quel pacchetto in un bidone dell’immondizia o buttato per strada, non veda quel pacchetto in casa, non veda quel pacchetto dal Sali&Tabacchi, non veda quel pacchetto nelle mani di mille altre persone… è dura. E a me sembra di infierire vivamente su di lui.

Ma lo Stato ha detto che questo “contro-marketing” risulterà utile e così tutti quelli contrari al fumo urlano vittoria. E vi siete chiesti come mai lo Stato ha deciso questo? Esso ci guadagna dal nostro acquistare sigarette, perché allora cerca di tutelarci? E’ davvero così premuroso nei confronti della nostra salute? Se così fosse, le stesse immagini dovrebbe metterle anche sulla Coca-Cola (se avete stomaci forti andate a vedere anche quelle) somministrata a bambini di tutte le età (!), dovrebbe metterle sull’acido muriatico acquistato da donne che ogni giorno sgobbano a pulire la sporcizia degli altri per due soldi, dovrebbero metterle sull’alcool che causa incidenti stradali fuori misura, dovrebbero metterle su tutte le porcate che ci fanno mangiare e ci fanno respirare ogni giorno, non siete d’accordo? O sui detersivi che uccidono milioni di pesci ogni anno ma… se vengono rovinate le opere dell’uomo è vandalismo, se vengono distrutte quelle della Natura è progresso.

Sarò io che penso male. Al nostro Stato probabilmente costa di più guarire un tumore che guadagnare dalle sigarette acquistate ma sono sicura che non rinuncerà a questo introito. Da dove li prenderà quei soldi quindi? Aumenterà la bolletta della luce? Del gas? O del caro, tenero e divertente canone RAI? (Vi ricordo di guardate la data di quando ho scritto questo post e di controllare poi quando è stato obbligatorio per legge pagare il canone RAI tramite bolletta della luce).

Vedete, quello che mi fa rabbia è questa esigenza da parte del Governo di doverci sempre tenere sotto ad una campana di tristezza e depressione, soffocati da un peso di angoscia da qualsiasi parte guardiamo. Televisione, internet, immagini, istituzioni, potere, ignoranza…. Vogliono da ogni lato ammorbarci con avvilimento, inquietudine e soprattutto PAURA.

Le uniche immagine – BELLE – in stile FAMIGLIA DEL MULINO BIANCO le trovi sai dove?….. In Banca! Ma tu pensa! Con loro sì che non ti accadrà mai nulla di male, e infatti, non si deve curare nessuna grave patologia a causa di esse, ci si suicida e si fa prima, si pesa poco sulla spesa pubblica.

Questo mi fa arrabbiare. Fumare fa male. Ok? Ed è vero. Penso lo sappiano anche i neonati perché immagino che, al giorno d’oggi, sia la prima cosa che si sentono dire una volta usciti dalla pancia della loro madre. Ed è così. Ma porca miseria perché non riusciamo anche a vedere che non è tutto? Che la nostra vita non dipende solo dalle sigarette? Ma lo sapete quanta gente c’è, e c’è stata a questo mondo, che ha fumato e ha vissuto per più di cent’anni? E secondo voi sono solo casi? Sono solo coincidenze? Allora scusate, ma è anche una coincidenza il fatto ch’io muoia di tumore per il fumo no? Volete sapere quanti casi di tumore all’intestino vengono curati, spesso senza riuscita, ogni anno in Italia? Non posso dirvelo perché nessuno può saperlo, le statistiche ce le fanno credere come vogliono loro a seconda dell’annata ma posso dirvi che con i miei occhi e con le mie orecchie ho visto e ho sentito medici stravolti operare in un solo giorno in interventi intestinali e, a detta loro, negli ultimi anni, davvero eccessivi. Su NON fumatori. (Nei commenti di questo articolo però potete trovare dati interessanti).

Ma il fumo, in effetti, non provoca solo cancri. Ictus, ipertensione, malattie cardiovascolari, etc… perché va nel sangue… il cibo spazzatura no invece, va solo nello stomaco, rimane lì qualche ora, poi si fa un giro nell’intestino e poi esce. Siamo nutriti dall’aria o da chissà cosa. Ma dai… Il discorso è semplicemente che, a mio avviso, nella vita, ci si può permettere di avere un vizio senza eccessi oltre misura. Il danno avviene quando tutto il nostro organismo è maltrattato. Ovviamente dopo un po’ non ce la fa più e perisce in quello che può essere il punto più debole. I centenari che hanno fumato una vita intera conducevano un’esistenza diversa. Dal punto di vista alimentare, lavorativo, morale. Noi non ci vogliamo più bene, non ci vogliono bene. E nei polmoni risiede l’emozione della tristezza e anche lei può uccidere. Siamo schiavi e non ce ne rendiamo conto. Non abbiamo più dignità. Non lavoriamo più per metterci via qualche soldo o per costruire qualcosa di bello, lavoriamo per sopravvivere o per essere i migliori. Non mangiamo più per alimentarci, per nutrirci. Mangiamo perchè dobbiamo arrivare fino a sera e non abbiamo più possibilità di toccare cibo durante la giornata. Beviamo multivitaminici senza neanche sapere cosa stiamo ingurgitando perché sentiamo di non farcela più, ma diamo colpa ai cambiamenti climatici. Come se l’essere umano non fosse stato programmato per poterli superare brillantemente. Un’offesa per la macchina perfetta quale siamo.

Se qualcuno, da tutto ciò, ha capito che sono favorevole al fumo e la mia intenzione è quella di incentivare il tabacco mi lasci dire che non ha capito nulla di questo mio discorso o forse sono io che mi sono spiegata veramente male ma non era questa la mia intenzione. Penso solo che dietro ci sia una manipolazione che induce alla negatività e questo mi dà fastidio. Penso solo che sia una brutta presa in giro. E penso che stiamo un po’ esagerando. Sigarette e gay. Non si parla d’altro. (E non è mia intenzione paragonare le due cose. A mio avviso tra un eterosessuale e un omosessuale non c’è alcuna differenza, così almeno sapete anche come la penso in questo altro tema). Come se non ci fossero altre questioni nella vita. Ai nostri “potenti” fategli vedere l’immagine di un bambino che muore di fame mentre loro si lavano i denti col dentifricio al caviale, anziché far vedere a noi immagini di devastazione. Le sigarette e i gay ci son sempre stati e mai abbiamo vissuto male come ora, tolte le guerre che oggi, miseramente, ci rendiamo conto che non sono servite a nulla nonostante il sacrificio dei nostri vecchi. E di guerre ne stiamo combattendo altre, forse persino più infime. Sigarette e gay come se fossero demoni. E tra dieci anni magari lo saranno i vini e i biondi, come lo sono stati i cani e gli ebrei. Negli anni ’80 c’era l’HIV, poi i tumori, adesso stiamo entrando nell’epoca dei virus. E’ così. Prima ci vietano di vivere, ci conducono allo stress più estremo poi ci aboliscono la sigaretta, il bicchiere di vino e mille altre cose nelle quali si cerca l’illusione della soddisfazione. Solo l’illusione che sia chiaro. Hanno tolto i fumatori dai film lasciando violenza, prostituzione, sesso spregevole, alcool, droghe, incidenti mortali, armi, omicidi, morte, e quindi dov’è il senso? Scusatemi ma proprio non lo capisco.

Obesi, diabetici, evasori, tossicodipendenti, disabili siamo tutti zavorre delle spese pubbliche mentre c’è chi ha esami gratis e cliniche che gli harem a confronto sono il nulla. Non è così che si aggiustano le cose ma, questo, ripeto è il mio umile punto di vista.

Come in tutte le cose la parsimonia mi sembra la cosa più coerente. Datemi retta, non guardate quelle immagini se potete, rimarranno impresse nella vostra memoria e creeranno in voi sofferenza. Lavoreranno sulla vostra fiducia e sulla vostra autostima, abbassandole. I neuroni assorbono come spugne.

E tu fumatore, se proprio il vizio non riesci a togliertelo, abbi per lo meno cura di te in altri argomenti. Dona al tuo fisico la possibilità di farcela e se ti fumi una sigaretta fa ch’essa sia il piccolo idillio di un piacevole momento, o possa essere per te il misero aiuto in uno stato d’ansia. Non fumare per noia, o perché non sai cosa fare, o per abitudine, o perché sei davanti a un pc. Inspira anche gioia ed energia positiva in quel mentre oltre che nicotina e catrame. Sii solo mentre lo fai, abbi rispetto per gli altri e per l’ambiente che ti circonda.

WP_20160222_12_37_10_Pro

Questo che vedete in foto è un piccolo e praticissimo posacenere da passeggio. Per non inquinare. Il mio piccolo e praticissimo posacenere da passeggio.

Prosit!

Mi Spezzo ma non mi Piego

Ti sei mai chiesto cosa voglia dire avere un dolore o un problema alle ginocchia?

Sei per caso un tipo orgoglioso? Anche in senso buono per carità. Sei uno di quelli che dice – Io mi spezzo ma non mi piego! -? Come diceva Jean De La Fontaine e come dicevano i Romani – Frangar, non flectar -. Hai presente una di quelle persone, pure simpatiche a dire il vero, che fanno capire subito come, nella vita, vogliono fare ciò che più gli sembra giusto senza tener magari conto del volere degli altri? E’ un bene. Non dovremmo mai, nei limiti, fare ciò che piace agli altri e magari nuocere a noi stessi ma, come in tutte le cose, c’è sempre un limite. E’ positivo per un certo verso non cedere davanti a minacce o pericoli, ed è sicuramente un bene non farsi avvilire dalle situazioni della vita.

qnm.it

Spesso, la frase mi spezzo ma non mi piego, viene infatti detta all’incontrario ossia: mi piego ma non mi spezzo indicando come, al di là delle avversità, si vuole ricercare il senso della propria umanità e andare avanti a testa alta.

Quando ho detto prima che esiste gente con questo carattere ma che si dimostra anche simpatica, mi riferivo a coloro che esternano questo modo d’essere in maniera buffa ma purtroppo, spesso ci capita d’imbatterci contro chi invece tiene alta la bandiera del: “io faccio come piace e pare a me, degli altri chissenefrega” con arroganza, egoismo e spocchia.

Quando accade ciò si tratta solitamente di celare, in realtà, la paura di non riuscire nella vita ad essere abbastanza autonomi o non riuscire a sottolineare la propria indipendenza e il dover, per così dire, dipendere anche solo dalle scelte di altre persone. La cosa può spaventare alcuni individui perché, tali indicazioni non si colgono come consigli ma come ordini o imposizioni. E’ soltanto uno scudo che difende anche se detestabile per chi lo vede o ci si imbatte contro. I perché nasce questa ottica di percepire la cosa possono essere infiniti e svariati e spesso giungere dalla tenera età. Erica Jong diceva – L’orgoglio è del cervello non del cuore -.

Una sorta quindi di vivere la vita non in completa comunione con essa. Sotto un certo punto di vista infatti, non si è così liberi come si vuole dimostrare. Solo il fatto di non potersi prendere la libertà di provare eventualmente a fare come un altro vorrebbe, o l’accompagnare nella propria esistenza qualcuno senza sentirsi legati a un dovere, non è sollevante. Ecco che, parlando di “vivere la vita”, scendono subito in campo le gambe, i nostri arti inferiori che, negli anni, sono proprio loro ad accompagnarci, passo dopo passo, per percorrere la strada che abbiamo, o meno, scelto per noi.

eteam3.it

Nel caso particolare di oggi parlo delle ginocchia perché sono loro che vanno a riflettere questo singolare lato del vivere la nostra esistenza con una specie di guardia sempre alzata per paura di essere, in qualche modo, intaccati.

informazionesostenibile.info

L’orgoglio nasce proprio da lì. Un orgoglio più che comprensibile, che ha lo stesso effetto di un’arma puntata contro. – Se vedi che miro a te con un fucile a pompa, di certo non verrai a rompermi le scatole e a intralciarmi bensì, ti sposterai dal mio cammino – questo è quello che pensa il soggetto in questione.

deabyday.tv

Si vive quindi costantemente come Rottweiler in una proprietà privata: buoni, fedeli, giocherelloni ma… non metteteli alla prova!

Veniamo però al vero argomento di questo articolo: il dolore alle ginocchia. Potrebbe anche essere una rigidità, una mancanza di cartilagine, una distorsione, una debolezza, qualsiasi disturbo ma, ognuna di queste cose, significa il medesimo risultato – Non mi piego al vostro volere! -.

 

Le ginocchia, sono quelle articolazioni, ossia giunture di epifisi tenute assieme da legamenti, che permettono alla gamba e al piede di avanzare.

ancaeginocchio.it

Di fare il passo e soprattutto di correre. I legamenti, tessuti elastici del nostro corpo, indicano la nostra elasticità mentale. L’essere flessibili, agili, leggeri e non solo dal punto di vista corporeo. Un malessere in questo punto definisce anche un rallentamento spirituale e ovviamente persino fisico. E’ naturale. Chiediamoci quindi se forse è il caso che ci riposiamo un attimo. Forse dovremmo rasserenarci e prendere la vita in modo diverso guardando agli altri come veri amici e non come giudici. Tiriamo giù il binocolo, non c’è alcun nemico all’orizzonte anzi, chiudiamo gli occhi e proseguiamo più lentamente (il dolore alle ginocchia ci obbliga a farlo).

repubblica.it

Lasciamoci guardare dagli altri, non stiamo facendo nulla di male, non abbiamo nulla da nascondere… o forse si? Si tende infatti a celare determinate azioni proprio per non sentirsi investire da chi ci sta accanto. Per nascondere meglio il nostro atto, considerato persino da noi stessi “impuro”, dobbiamo eseguirlo con velocità, lestamente e… puff! Nessuno vede nulla. Molto bene… ma che fatica! Questa fatica non verrà sopportata, né supportata a lungo dal tuo cuore e si rifletterà sul tuo fisico scegliendo appunto come zona le ginocchia. E’ probabile che tu stia vivendo in questo modo semplicemente per evitarti paternali bonarie, il tuo è un fine che non contiene né meschinità né inganno ma il problema è che stai comunque facendo un qualcosa in un modo non sereno per te stesso. In un modo non concepito dalla tua parte più intrinseca che invece pretende gioia, tranquillità e armonia.

Il nostro orgoglio fa sì che guardiamo la gente dall’alto in basso, di modo che non possiamo mai guardare in alto verso Dio -. (Fulton John Sheen) Vale a dire non poter fluire con la vita stessa, osservare tutti con molta attenzione e farsi osservare.

Prova a cambiare. Se soffri di dolore alle ginocchia sei probabilmente una persona che non ama molto i cambiamenti di qualsiasi genere essi siano. Il tuo tran tran quotidiano ti rasserena e ti tiene tranquillo nonostante a volte il suo essere nocivo del quale non ti accorgi. Ma le tue gambe ti stanno dicendo che non ti stai facendo del bene. Sii più flessibile nei confronti della vita, degli altri, delle situazioni e soprattutto nei confronti di te stesso.

Può anche accadere, pur essendo più raro, che il dolore alle ginocchia subentri in quelle persone che invece, al contrario di chi non si “piega” mai, si “piegano” troppo come segno di sottomissione.

copernicohealthcare.it

Sempre di paura si tratta. Infatti solitamente, si tende ad avere questo comportamento quando si ha paura di perdere chi si ama o si ha paura di perdere chi ci ama. Ci pieghiamo quindi si, ma in realtà non vorremmo farlo, quella flessione ci fa male! Faremmo di tutto però per quel “lui”, anche a costo di vivere una vita ricurvi e anche se quel “lui” non ce l’ha in realtà mai chiesto. E’ una nostra compulsione che nasce per essere accettati. La sopportazione arriva ad un certo punto così pesante che le nostre ginocchia ne risentono e percepiamo il dolore.

Sono sicura che cambiando il proprio atteggiamento, sia in un caso che nell’altro, si possono ottenere grandi benefici. Potete provare ed evitare così, innanzi tutto, di soffrire ma soprattutto di vivere una vita senza la completa libertà.

persbaglio.ilcannocchiale.it

Una libertà che lascerà spazio anche alle vostre gambe, e a tutto il vostro corpo, di muoversi come meglio credono e spaziare nel mondo che le circonda.

Prosit!

p.s.= Vi consiglio di leggere anche quest’altro mio articolo QUI che parla sempre delle ginocchia e fa una netta differenza tra il ginocchio destro e quello sinistro. Il tutto, in un post interessante che richiama all’attenzione il Padre e la Madre.

photo ancaeginocchio.it – copernicohealthcare.it – deabyday.tv – eteam3.it – informazionesostenibile.info – persbaglio.ilcannocchaile.it – qnm.it – repubblica.it

Il mio Mal di Schiena e la mia Camminata Nordica

Tutto mio sì. Sono due cose che appartengono a me e alle quali sono molto affezionata. Il primo si chiama “Mal di Schiena” ed è venuto a trovarmi – pesantemente – un anno e mezzo fa in modo anche sgarbato, se vogliamo, e un po’ aggressivo. Un giorno vi parlerò bene di lui, ve lo farò conoscere nei minimi particolari perché, anche se può sembrarvi strano, lo considero un amico che mi ha insegnato tante cose e per giunta cose belle.

WP_20150703_020

Oggi mi limiterò a dirvi che è arrivato attraverso un’ernia discale che mi ha tenuta immobile nel letto per quasi due mesi. Ebbene, signora Ernia, non solo mi ha provocato un dolore lancinante che non auguro nemmeno al mio peggior nemico ma mi ha persino lesionato il nervo della gamba destra causandomi un’insensibilità, praticamente permanente nella zona della tibia e crampi dolorosissimi lungo tutto il dorso del piede e delle dita.

IMG-20150711-WA0015

Non mi restava altro che contorcermi dal male quando tutto ciò si manifestava attraverso fitte pungenti e, non esagero, devastanti. In quel periodo ero a pezzi. Il sedere era diventato un colabrodo dalle iniezioni che dovevo fare, la schiena si faceva sentire anche solo se tossivo, la gamba era praticamente andata a farsi benedire e l’animo, potete immaginare, non era certo dei più felici considerando anche il fatto che si era in piena estate e, con quel bel sole fuori, io potevo stare solo sdraiata in casa.

WP_20150703_002

Ma non voglio dilungarmi in questo oggi. Per farla breve, l’unica soluzione optata dai medici (ben 3) era quella di operarmi, anche perché le ernie erano in realtà 3 anch’esse. Due piccole e una, la più fetente, grande come un mandarino. Ascoltai con interesse ciò che i chirurghi mi spiegarono e ascoltai bene la descrizione dell’intervento al quale avrei dovuto sottopormi per poi decidere però di non farlo.

WP_20150703_004

Naturalmente mi diedero della sciocca e mi risposero che, conciata così, non sarei andata da nessuna parte. Erano pronti a ricevermi qualora, e secondo loro assolutamente si, mi sarei rifatta viva da lì a poco perché non c’era altra soluzione per me. Ovviamente, alcuni parenti e alcuni amici erano d’accordo con i luminari e confessarono apertamente di non condividere il mio pensiero. Alla fine, cos’era mai un intervento alla schiena per poter tornare a muoversi bene?

WP_20150703_012

Bhè, si dava il caso che quella schiena era la mia e non gradivo per nulla farla accarezzare dalla fredda lama di un bisturi che avrebbe dovuto incidermi pelle, carne e tessuti per eliminare il danno. M’inchino davanti alla scienza e alla medicina, a tutte le medicine, e mi prostro davanti a questi uomini in grado di guarirti ma dovevo a tutti i costi trovare un’altra soluzione. No, non mi avrebbero aperto la schiena. Paura? Si. O che sia stato quel che sia stato, mi ha portato a fare ulteriori ricerche. Dovevo innanzi tutto capire il perché mi era uscita quell’ernia, nella zona lombare, e la risposta la trovai dopo parecchio peregrinare grazie ad un tecnico specializzato nella colonna vertebrale del quale un giorno sicuramente vi parlerò.

WP_20160125_13_16_40_Pro

Nella mia vita ho sempre fatto molto sport fin da bambina e quasi tutti i giorni. Ginnastica ritmica a livello agonistico, pesi, pump, ballo e via discorrendo fino a quando poi, circa dieci anni fa, ho smesso e di colpo. Questo è stato il danno. La mia spina dorsale era abituata da una vita a non lavorare. Facevano tutto i muscoli al posto suo che erano come di marmo, tonici e ben sviluppati. Nel momento stesso (in realtà dopo qualche anno) in cui si è trovata a dover far tutto lei perché i miei dorsali e i miei lombari si sono col tempo afflosciati, ecco che non ha retto.

SONY DSC

Mettiamoci anche insieme alcuni lavori pesanti e alcune cattivi abitudini, soprattutto di postura, ed ecco fatta la frittata. Bene. Una cosa intanto l’avevo chiarita. Ho poi naturalmente fatto appello a tutte le mie conoscenze riguardanti la psicosomatica che mi hanno spiegato tanto e alle quali devo dare ragione e ho lavorato anche su quelle. Ho poi curato anche l’alimentazione in quanto comunque mi ritrovavo in seguito con un nervo super infiammato e quell’infiammazione dovevo eliminarla. Grazie al cibo ci sono riuscita.

SONY DSC

Praticamente le cose stavano andando per il meglio e finalmente potei sospendere le iniezioni ma sentivo che qualcosa non bastava e a dirmelo era proprio la cara gamba. Dovevo come prima cosa, una volta ristabilitami, riattivare la muscolatura della schiena affinchè tornasse a sorreggere e aiutare la colonna ma, soprattutto, ora dovevo riattivare il nervo che mi stava tenendo la gamba contratta, piegata, dolorante e priva di sensibilità. In realtà, a primo ascolto, pareva quasi che il mio corpo mi dicesse di stare ferma. Già. Se stavo immobile, seduta o coricata, non sentivo alcun dolore ma quello, per me, era in realtà un messaggio errato. Troppo comodo. Non percepivo il sintomo, è vero, ma non stavo eliminando il problema alla sorgente.

SONY DSC

Decisi quindi di iniziare a camminare, contro la mia fisicità ma non contro la mia anima che sentivo parlarmi in un codice ben comprensibile. Con mia mamma organizzammo delle divertenti escursioni in montagna dove percorrevamo interi chilometri ammirando anche una magnifica natura. Alla sera ero stanca ma la mia gamba mi ringraziava, lo capivo perfettamente. Lo percepivo. E tutti i suoi formicolii, i suoi dolorini e le sue punture si calmavano molto fino ad arrivare al giorno in cui non li sentii praticamente più. A causa poi di qualche brutta giornata a livello di maltempo e a causa di vari impegni, non potei poi più andare a camminare per due settimane. Al quindicesimo giorno, puntuale come un orologio svizzero, un crampo atroce mi pervase dalla punta del piede fino al ginocchio.

WP_20160125_13_17_16_Pro

La gamba era orrenda da vedere. L’alluce mi si contorceva all’indietro in una posizione surreale mentre, tutte le altre dita, dalla parte opposta e ripiegate su se stesse, sembravano ganci anomali e privi di ogni senso umano. Piansi dal male ma colsi questo sintomo come un nuovo messaggio – voglio continuare a camminare! – mi stava dicendo, secondo me, e stavo capendo bene. E se invece stavo sbagliando? Dovevo tentare. Me l’avrebbe detto, forse più dolorosamente ancora ma preferivo quel periodo di dolore tremendo che entrare in sala operatoria. E poi, perché quel male proprio dopo 15 giorni che non camminavo più? Tant’è che, finito quel cruciale lasso di tempo, torno a camminare e, in effetti, di nuovo il dolore passa.

WP_20160125_13_17_42_Pro

Non solo, addirittura ho iniziato dopo breve a sentire come delle piccole scosse sollecitanti che erano quasi piacevoli. Il mio nervo si stava allungando di nuovo, sentivo nettamente più sensibilità rispetto a prima. Tutto andava per il meglio e, finchè continuavo a camminare, il mio fisico stava alla perfezione. Non aspettavo più solo l’appuntamento settimanale con mamma, andavo anche quasi tutte le mattine in spiaggia, avendo la fortuna di vivere al mare, o lungo il fiume, o sulla pista ciclabile. C’era solo un unico piccolo problema. Facendo del semplice trekking, se così vogliamo chiamarlo, mettevo in movimento prevalentemente i muscoli delle gambe e basta mentre dovevo rinforzare anche la schiena.

WP_20160125_13_17_56_Pro

E’ vero che io nel mentre contraevo gli addominali e i bicipiti, lavorando anche con i dorsali, ma era proprio poca cosa. Fu così che un giorno decisi di andare a fare la mia solita passeggiata utilizzando i bastoni che usavo per le escursioni. Ora, riderete sicuramente per la mia ignoranza, ma ero convinta di aver scoperto chissà che! Voglio dire, io quei bastoni telescopici li avevo sempre e solo visti utilizzare durante le esplorazioni montane. Mi ci volle poco però a capire che stavo praticando, senza saperlo, la – Camminata Nordica – (che coincidenza eh?! Chissà chi me l’ha suggerito?!). Ritenuto un vero e proprio sport dal 1999.

WP_20160125_13_20_15_Pro

Ero entusiasta anche se la gente del mio paese mi guardava perplessa quando uscivo da casa perché probabilmente la pensava come me prima della scoperta, ed ero contentissima in quanto sentivo bene tutti i miei muscoli lavorare energicamente. Gran dorsale, dentato, obliquo nella schiena e persino flessore, tricipite ed estensore nel braccio si esercitavano tutti alacremente. E che fatica le prime volte! Una piacevole fatica. Decisi così di perfezionare la mia Nordic Walking anche perché, se fatta bene, migliora persino la capacità della cassa toracica e dei polmoni, rinforza il cuore e perfeziona tutta la circolazione alleggerendo, per altro, gli arti inferiori. Osservai bene i movimenti e mi misi in azione ottenendo un gran giovamento per tutto il mio corpo. Associando questa attività fisica con le altre filosofie che vi ho spiegato prima e che ripeto, in futuro vi esporrò ancora meglio, posso dire oggi di stare bene e, a distanza di un anno e mezzo, i medici che mi stavano aspettando devono ancora vedermi.

WP_20160125_13_20_31_Pro

E farò di tutto per continuare a farli attendere. Non utilizzate la Camminata Nordica senza prima informarvi bene quale sia il vostro problema o senza chiedere il parere ad un esperto ma, per quel che riguarda me, oggi sono molto contenta. Oggi che il dolore è andato via, oltre ad ottenere un benessere fisico, mi ritrovo anche ad essere cresciuta dal punto di vista mentale e spirituale grazie a quello che questo mio disturbo mi ha insegnato e non mi rimane che mettere sempre in pratica, costantemente, questi insegnamenti. Non fermatevi MAI davanti alla soluzione che può sembrare l’unica e non fermatevi davanti a quello che dice solo la vostra fisicità.

WP_20160125_13_35_50_Pro

Essa poverina risponde solo ad un qualcosa di più grande, ma il suo è un semplice risultato. Dovete partire da cosa ha fatto sì che si venisse a creare quel risultato. Vi consiglio vivamente di camminare perché come già avevo spiegato QUI è un vero toccasana a livello olistico ma, se alla camminata, volete aggiungere anche una tonificazione dei muscoli superiori e molto altro (sarebbe un’ottima scelta), praticate la Camminata Nordica ben spiegata se volete su youtube o su tanti siti internet. E’ davvero uno sport eccezionale, adatto a tutti, con pochissime controindicazioni, da praticare ovunque e molto, molto salutare. Buon allenamento e soprattutto… buona investigazione di voi stessi!

Prosit!

Il mio Senso della Vita

lauracarpi.wordpress.com

– Questo testo viene quasi sempre presentato come “Manoscritto del 1692 trovato a Baltimora nell’antica chiesa di San Paolo”.

baltimora.it

Invece nel 1959, il reverendo Frederick Kates, rettore della chiesa di St. Paul, a Baltimore, nel Maryland, incluse questo pensiero in una raccolta di materiale devozionale. In cima alla raccolta, c’era l’annotazione “Old St. Paul’s Church, Baltimore, A.C. 1692”, che è l’anno di fondazione della chiesa… da qui l’equivoco. In realtà, l’autore di questi versi è Max Ehrmann, un poeta di Terre Haute, Indiana, vissuto dal 1872 al 1945, e scrisse “Desiderata” intorno al 1927. Narra la leggenda che ci sono nel mondo nove “Desiderata”. Al momento ne sono state ritrovate tre: la prima (la più antica) scritta in sanscrito ritrovata in India, la seconda ritrovata nella vecchia chiesa di Saint Paul a Baltimora nel 1962, la terza ritrovata in Bretagna nel 1998, sull’isola di Groix, in una casupola in pietra di pescatori a picco su un promontorio chiamato “Trou de L’enfer” -.

Queste parole sono state scritte da Laura Carpi nel suo blog lauracarpi.wordpress.com e le ho prese in prestito, grazie al suo gentile permesso, perché le ho trovate capaci di spiegare bene cosa si cela dietro ad un particolare ritrovamento che ho avuto il piacere di scoprire e conoscere qualche anno fa. Mi aveva colpito così tanto che non l’ho più dimenticato e oggi, rispolverandolo da dei file nei quali l’avevo salvato, ve lo propongo. Questa è la traduzione del famoso Manoscritto di cui si parla:

Procedi con calma tra il frastuono e la fretta e ricorda quale pace possa esservi nel silenzio. Per quanto puoi, senza cedimenti, mantieniti in buoni rapporti con tutti. Esponi la tua opinione con tranquilla chiarezza e ascolta gli altri: pur se noiosi e incolti, hanno anch’essi una loro storia. Evita le persone volgari e prepotenti: costituiscono un tormento per lo spirito. Se insisti nel confrontarti con gli altri rischi di diventare borioso e amaro, perchè sempre esisteranno individui migliori e peggiori di te. Godi dei tuoi successi e anche dei tuoi progetti. Mantieni interesse per la tua professione, per quanto umile: essa costituisce un vero patrimonio nella mutevole fortuna del tempo. Usa prudenza nei tuoi affari, perchè il mondo è pieno d’inganno. Ma questo non ti renda cieco a quanto vi è di virtù: molti sono coloro che perseguono alti ideali ed ovunque la vita è colma di eroismo. Sii te stesso. Soprattutto non fingere negli affetti. Non ostentare cinismo verso l’amore, perchè, pur di fronte a qualsiasi delusione, e aridità, esso non resta perenne come il sempreverde. Accetta docile la saggezza dell’età, lasciando con serenità le cose della giovinezza. Coltiva la forza d’animo, per difenderti nelle calamità improvvise. Ma non tormentarti con delle fantasie: molte paure nascono da stanchezza e solitudine. Al di là d’una sana disciplina, sii tollerante con te stesso. Tu sei figlio dell’universo non meno degli alberi e delle stelle, ed hai pieno diritto d’esistere. E, convinto o non convinto che tu ne sia, non v’è dubbio che l’universo si stia evolvendo a dovere. Perciò stai in pace con Dio, qualunque sia il concetto che hai di lui. E quali che siano i tuoi affanni e aspirazioni, nella chiassosa confusione dell’esistenza, mantieniti in pace con il tuo spirito. Nonostante i suoi inganni, travagli e sogni infranti, questo è pur sempre un mondo meraviglioso. Sii prudente. Sforzati d’essere felice”.

Può essere quindi questo il senso di una vita? Della nostra vita? Ho sempre creduto di sì e mi faceva piacere condividere con voi questo pensiero.

biellaclub.it

Questo scritto rasserena ma, allo stesso tempo, rincuora e permette d’indossare voglia di vivere. Ogni sua singola frase porta in sé un meraviglioso messaggio. Un messaggio adatto a tutti. Porta un’emozione che non dovrebbe mai venir meno. Bisognerebbe trascriverlo su un foglio di carta e appenderlo in camera da letto, sopra al comodino, così da poterlo notare ogni mattina nel momento stesso in cui apriamo gli occhi, non trovate? …Tu sei figlio dell’Universo non meno degli alberi e delle stelle…. E chi mi conosce sa quante volte ho ripetuto questa frase. E poco importano i vari misteri, seppur affascinanti, che si nascondono intorno alla sua esistenza. Queste parole sono ricchezza pura e vale la pena trascriverle. In ogni lingua del mondo.

antoniocivetta.it

Forse, dovrebbero esserci insegnate dal momento stesso in cui veniamo al mondo, anche se quando veniamo al mondo già lo sappiamo di nostro senza essere ancora edulcorati dalla vita alla quale poi partecipiamo. Perchè dopo, non si salta più nelle pozzanghere come bambini.

mamma.pourfemme.it

Non si rimane un solo giorno senza pre-occuparci. Poi, basta un semplice orologio a distoglierci dal nostro senso della vita. E in questa nostra vita non si riesce ad attendere di essere prima boccioli, per poi dischiudersi e infine fiorire.

flaviamile.wordpress.com

No. Perchè saremo boccioli guardando chi ci ha fatto nascere, ci dischiuderemo notando solo noi stessi e fioriremo osservando gli altri e chi lo fa meglio di noi. Può essere questo un senso di vita? No. Ritorno alle parole del Manoscritto e le faccio mie. Perchè questo è ciò che voglio. Perchè nonostante i suoi inganni, travagli e sogni infranti, questo è pur sempre un mondo meraviglioso. Perchè è il nostro mondo. Il nostro momentoPerchè quanto ci sforziamo e tanto ci proviamo ad esser tristi e trovare la magagna, tanto dovremmo sforzarci, si, d’essere felici.  Con amore. Cantando un inno alla vita. Potendo scegliere in che direzione andare.

wikipedia.org

Albert Einstein diceva – Ci sono due modi di vivere la vita. Uno è pensare che niente è un miracolo. L’altro è pensare che ogni cosa è un miracolo -. Noi stessi siamo un miracolo. Condividete? E per voi, ditemi, qual è il vostro senso della vita?

Prosit!

photo lauracarpi.wordpress.com – baltimora.it – antoniocivetta.it – biellaclub.it – flaviamile.wordpress.com – mamma.pourfemme.it – wikipedia.org

I Sogni sono Desideri oppure Obiettivi?

Tante volte ho parlato di azione piuttosto che del rimanere fermi a sperare. Azione, da agire, vuol dire fare, eseguire e, dall’altro canto, ottenere. Sperare invece significa desiderare ma non attiva nessun tipo di prospetto al muoversi. Rimanere in attesa che la data cosa avvenga. Ha un che di meraviglioso l’attesa, come spesso ho detto, ha un fascino tutto suo che bisognerebbe assaporare molto, molto più di quello che facciamo, in questa vita che viviamo, dove, di attendere, non se ne ha il tempo. Oggi però ho sentito una bella frase. Parlava di sogni.

blog.libero.it

Parlava della base dei sogni, del loro inizio, del loro concepimento. E si, perché si fa presto a dire sognare ma sognare che? Sognare cosa? Una bella donna? Una famiglia? Una vincita al Superenalotto? No, non in quel senso. La frase era la seguente – sognare è una premessa intelligente -. Sembra una citazione semplicissima, se vogliamo anche puerile, insomma, chi l’ha detta non ha certo scoperto l’acqua calda. Però no, fermiamoci un attimo a pensare seriamente. Guardiamoci intorno. Tutto quello che vediamo, tutto quello che conosciamo, è nato da un sogno. Tutto ciò che adesso è materiale, è innovativo, è concreto, è nato prima sotto forma di sogno. Persino la sedia dove sei seduto ora. O forse è un letto, oppure il sedile di un treno.

tuttogratis.it

Se non fosse stato per un sogno non ci sarebbe. Avresti continuato a sederti su dei massi o sopra a dei tronchi. O per terra. Sognare infatti non vuol dire sperare anche se i due termini possono sembrare simili e nonostante non ci sia, in ambedue i casi, azioni in movimenti fruttiferi. Ma, al contrario della speranza, la quale par sobbarcare di lavoro gli altri (chi non si sa), il sogno, realizza. Sognare è un verbo che rappresenta un’ampiezza indefinita di argomenti.

crisgraficalab.altervista.org

Possiamo sognare qualsiasi cosa davvero, persino di andare a giocare, volando con le nostre stesse braccia, su un altro pianeta con un dinosauro. Ovviamente impossibile. Ma forse, forse anche pensare di comunicare con qualcun altro senza averlo vicino era ritenuto impossibile fino al 1850 poi, grazie ad Alexander Bell o Meucci o Manzetti (che se ne litigano l’invenzione ma poco importa, sempre di essere umano con una mente e delle emozioni si tratta) che ha realizzato il telefono, si è potuto fare. E cos’ha spinto questo individuo ad inventare il telefono? Un’ambizione, la voglia di creare qualcosa di grande… cioè, un sogno. Un’idea che è diventata realtà. E non c’è alcuna differenza tra lui e te. Non ci sono differenze tra Bill Gates e te. O tra Alessandro Volta e te. O John Pemberton e te. L’unica differenza risiede nell’istruzione. Loro potevano o possono essere medici, scienziati, fisici, matematici, archeologi. Ma non tutti i sogni richiedono istruzione o cultura in una determinata materia. E non tutti i sogni richiedono denaro per essere realizzati se è a questo che stai pensando. Io penso che i sogni richiedano prevalentemente coraggio.

aforisticamente.com

Più di ogni altra cosa. Bisogna mettersi in gioco per rendere concreto un sogno. Bisogna permettersi di sbagliare (che sul termine “sbagliare” ci sarebbe da fare tutto un discorso). L’apatia, il rimanere fermi, immobili, non crea assolutamente nulla. La vita stessa funziona grazie ad un continuo e perpetuo movimento di elettroni. Metamorfosi della materia. L’immobilità è prodotta dalla morte. Dalla morte di qualcosa. Il movimento genera la vita. Genera energia. Il coraggio induce a muoversi. A fare. E lo stesso coraggio ci vuole anche per iniziare a sognare ancor prima di dare concretezza al determinato sogno.

ingannevolecomelamore.it

Io credo proprio di si perché, fin dal momento stesso in cui s’inizia a visualizzare il nostro miraggio, ecco che alcune emozioni s’impossessano di noi. Sono emozioni che parlano che si mostrano in maniera tangibile. Alcune ci gridano – Ma tanto è impossibile! -, altre ci consigliano – Ma come fai? Dovresti rinunciare a questo, questo e questo… – altre ancora invece, senza dire assolutamente nulla, ci stringono lo stomaco in una morsa veramente poco simpatica nonostante la visione, che stiamo ammirando con gli occhi lucidi, ci piaccia parecchio. Il cuore scalpita fremente ma lo stomaco, gonfiandosi fisiologicamente, cerca di bloccarlo e come se non bastasse, ci si mettono anche i polmoni che, trattenendo l’aria senza più far fluire la vita serenamente, sopprimono il nostro entusiasmo. Sensazioni che durano pochi attimi ma danno fastidio. Che spalancano le porte e ci mostrano senza pietà tutti i sensi di colpa ai quali andremmo incontro. All’improvviso potremmo vedere tutte le persone che amiamo soffrire per la nostra scelta, soffrire perché noi abbiamo avverato il nostro sogno e allora, sospiriamo, chiudiamo gli occhi, scacciamo quel pensiero, caliamo il sipario sulla visione e…. Ah! Che bello, come si sta bene ora che non dobbiamo più pensare a tutte queste tragedie alle quali stavamo dando vita! Ieri ho incontrato due donne. Una è una mia carissima amica, l’altra è per me solo una conoscente. Tra loro hanno un rapporto molto stretto, sono come due sorelle. Hanno tutte e due una cinquantina d’anni.

rossettoluigi.it

La prima, la mia amica G., che viveva in tutt’altra provincia, da quattro anni si è trasferita vicino a casa mia. Lo ha fatto per seguire il grande amore. Ha lasciato i figli (ormai adulti, i quali hanno preferito non seguirla ma che lei vede con regolarità e sente tutte le sere), ha lasciato il lavoro (e ora ne ha trovato uno peggiore confronto al precedente ma che importa), ha lasciato una casa nella quale aveva un ottimo rapporto con il proprietario, a lasciato gli amici con i quali era cresciuta e ha mollato praticamente tutto. A 46 anni. Ha fatto tutto questo per un uomo, un uomo che ogni giorno la rende felice, che non le fa mancare nulla e oggi, dice che rifarebbe la stessa cosa. Il tutto dopo aver vissuto due lunghe storie sentimentali che di sentimentale avevano davvero ben poco. Giochi d’azzardo, alcool, abbandoni, malattie, insomma, non erano certo buoni propositi che potevano concedere spazio a nuovi sogni. Si è rimessa in gioco, ha preso il coraggio a due mani. Sei mesi fa si è sposata e ora, ha sempre il sorriso stampato in faccia. La sua amica M. invece, non ci crederete, ma fa l’amante da ben 12 anni con lo stesso uomo. Non voglio giudicare e nemmeno considerare l’attività di amante, bensì la sua condizione perché non è un’amante felice. E’ una donna che piange tutte le sere, è una donna che passa le giornate a sperare, che sta rinunciando a quello che davvero vorrebbe, che sogna ma, dopo pochi secondi, come dicevo prima, lascia cadere su quei sogni il triste sipario. Perché ha paura di rimanere da sola, ha paura di lasciare il suo paese, ha paura di rimettersi in gioco, ha paura, paura, paura. L’antagonista della paura è appunto il coraggio. E persone come lei ce ne sono tantissime purtroppo. La prima, G., sognava un uomo che la facesse sentire come tutte le donne/compagne dovrebbero sentirsi e l’ha trovato, la seconda M., sogna un uomo che la faccia sentire come tutte le donne/compagne dovrebbero sentirsi e non l’ha trovato. G. ha sognato e poi si è messa in azione. M. ha sognato e poi si è messa a sperare. Quando G. pensava ai suoi figli si diceva: “Bhè, son grandi ora, hanno un lavoro, una loro famiglia, potrebbero anche venir con me volendo o comunque potremmo vederci, esistono le strade, i veicoli!”. Quando M. pensa ai suoi figli dice: “E come faccio? E se poi hanno bisogno? E chissà quando li vedo…”. Una era propositiva e costruttiva, l’altra l’esatto contrario. Non c’è quella meglio o quella peggio. Non c’è egoismo o vittimismo. Sono pensieri propri, valutati e ponderati entrambi. Si potrebbero dire mille cose a riguardo ma, il tema di oggi, è la realizzazione dei nostri sogni. E’ la felicità che potremmo costruirci, anche solo in parte, ma non lo facciamo per una serie di doveri morali o quant’altro. Per una serie di paure. C’è gente che nemmeno si concede di sognare mentre, già solo questo atto permetterebbe di aprire la via ad un futuro migliore, permetterebbe al fluido della serenità di passare in modo scorrevole dentro l’anima. Sognare ha un potere grandissimo. E non bisogna arrendersi a causa di nemici, doveri, pressioni, ostacoli. Altrimenti, che sogno sarebbe? Si sogna proprio quello che sembra impossibile ottenere!

nickydreams.blogspot

Individua la tua meta e osservala come scopo. Senza mancare di rispetto a nessuno ma non guardare altro, punta fisso quel traguardo. E raggiungilo. Mettici impegno e voglia. Spesso si hanno sogni verso i quali bisogna studiare, o fare, affinchè si avverino. Ma la pigrizia ci lega mani e stimoli allorché rimandiamo. Rimandiamo o rinunciamo. Siamo noi stessi a limitarci. Questo è un altro importante punto a causa del quale non si avverano i nostri sogni. Chiunque può dimagrire ad esempio (senza toccare il tasto delle patologie) ma questo comporta lavorare sodo. Io sono sicura che di dieci sogni nel cassetto, aggiungendo a loro il coraggio, l’impegno e la voglia, almeno otto si realizzerebbero. Perché sognare non è sperare, è progettare. Per non contare che, nell’esatto momento in cui azioniamo un sogno, l’Universo ci viene subito in aiuto facendo il possibile affinchè si realizzi. Ma per questa particolare attività delle forze energetiche universali c’è già pronto un articolo a parte.

Prosit!

photo aforisticamente.com – blog.libero.it – crisgraficalab.altervista.org – ingannevolecomelamore.it – nickydreams.blogspot – rossettoluigi.it – tuttogratis.it

Io Ti Perdono

Solo chi è libero da tutto e perfino da se stesso, possiede la libertà di amare tutti e di perdonare tutto. Per questo la libertà è il più grande traguardo della vita

(E. Caruso)

Ciao Prositiani, avete passato bene queste feste non ancora finite? Tra poco arriverà la cara, simpatica, vecchia Befana che chiuderà in bellezza questi giorni che ci hanno visto arricchire della presenza di parenti e amici, del piacere di fare regali e riceverli, dello stappare bottiglie di Spumante e tirare fuori la Tombola rintanata in un cassetto dall’anno precedente. Diciamo che questo è un po’ il classico. Per quel che riguarda lo scambio dei doni, quest’anno ho dovuto chiedere parecchio aiuto alla mia fantasia che fortunatamente non mi manca. Si perchè, in un’epoca dove alla maggior parte della nostra gente, non manca fortunatamente nulla, si fatica persino a trovare il pensiero più utile e grazioso. Ho lavorato molto quindi con le mani e con la mente. Modellini, foto, scritte sono state le cose che più mi hanno impegnata e, con mia grande gioia, hanno riscontrato molto successo. Mi è capitato però, di pensare tanto ad una persona che stimo particolarmente e che mi ha sempre aiutata negli anni, durante quegli eventuali momenti di avvilimento e oscurità che a volte colpiscono un pò tutti. L’ho pensata per un motivo particolare che ora vi spiegherò.

IMG_5078

Si chiama Louise Hay e di lei vi avevo già parlato in passato. Un’arzilla e spumeggiante signora di 89 anni che pratica il Pensiero Positivo come mezzo di guarigione (e non solo) e che consiglia invece di donare un qualcosa di davvero grande (e non solo per il 25 di Dicembre), per nulla banale, ossia: il Perdono. Il Nostro Perdono. Sento già i sospiri. Perdonare. E’ davvero dura. Forse però a renderla una cosa così granitica può essere il suo non capirne il senso appieno. Perdonare infatti non significa condonare, nonostante dal latino derivi dallo stesso termine, non vuol dire permettere all’altra persona di continuare a fare nei nostri confronti ciò che ci fa male o ci infastidisce. Significa in realtà lasciare andare, liberarsi cioè dell’energia negativa che essa emana, senza accettare nulla, semplicemente rendendosi liberi. Associamo il Perdono all’assoggettarci al volere di altri, ci mette in contatto con la paura di essere rifiutati, di essere umiliati ancora una volta ma non è assolutamente così. Siamo edulcorati dalla famosa frase – porgi l’altra guancia – verso la quale ci siamo sempre posti un mare di interrogativi che non hanno mai trovato limpide risposte. Non è proprio questo il senso. Perdonare non significa farsi fare ancora più male. In realtà è proprio chi perdona che diventa intoccabile, di una grandezza immensa, smisurata. Libero. Il non perdono, il rancore quindi, si dice faccia più male a chi lo porta nel cuore piuttosto che a chi lo riceve e infatti è una catena con la quale ci si lega automaticamente e ci si soffoca.

perdonare

Bisogna cercare di tranciarla per tornare a respirare. Se non respiriamo non possiamo vivere. Perdonare, significa anche perdonare noi stessi. Quanto male abbiamo potuto fare agli altri e soprattutto quanto male possiamo aver fatto a noi. Magari anche involontariamente. Quante volte abbiamo frustrato la nostra anima per compiacere schemi o educazioni. Probabilmente sarebbe assurdo mandare a tutte le persone che abbiamo nella lista, un bigliettino con sopra scritto “Io Ti Perdono”.

maxresdefault (1)

Come minimo penseranno chi mai crediamo di essere, mentre invece sarebbe così bello, così liberatorio. La maggior parte delle persone che riceveranno il nostro foglietto penseranno che siamo convinti di essere Dio in terra (e infatti lo siamo ma quello che non comprendono è che lo siamo tutti, e quindi anche loro, che invece perdono tempo prezioso a risentirsi e giudicarci). In pochi, pochissimi direbbero semplicemente “Grazie”. E mi ripeto, è così bello, così liberatorio! E, sopra ogni cosa, si tratta di una parola che emana energia positiva, buona. Perdono, Perdono, Perdono. Perdonare infatti sa di amore. E’ sicuramente uno degli atti più amorevoli che ci possono essere e ha una potenza incredibile anche sulla nostra salute, sul nostro modo di pensare e di vivere. Vi siete mai guardati allo specchio e detti – Io ti perdono -?

Perdono

Perdonando ci liberiamo di tutte quelle trappole nelle quali esistiamo quotidianamente. E’ come se fossimo circondati da un vischio pesante e colloso che ci impedisce i movimenti. Puliamolo via da noi. Se non perdoniamo, automaticamente vivremmo intrappolati nei sensi di colpa. Per riuscire a farlo, dal momento che non è per nulla semplice, ci sono tanti esercizi che possono aiutare. Io ne conosco due e ve li propongo oggi affinchè non pensiate che questo testo è soltanto un insieme di frasi fatte perchè, credetemi, non è assolutamente così. Ovviamente devono essere eseguiti in un momento di tranquillità, senza nessuno intorno, in quanto bisogna rimanere soli con se stessi e concentrati. Il primo esercizio è quello più breve e più semplice:

dovete pensare al viso della persona che vi ha mancato di rispetto, che vi ha deluso, che vi ha fatto arrabbiare e che merita il vostro perdono. Immaginatela sorridente. Sta sorridendo a voi e continuerà a sorridervi fino alla fine dell’esercizio. Immaginate ora di circondare quel viso di una luce immensa, inondatelo di luce nella vostra mente. Quando lo avrete ben visualizzato, nitidamente, pronunciate la frase “Io Ti Perdono” con tutto il sentimento che potete, dedicandogliela e, lentamente, immaginate il suo viso che fino a poco tempo fa era in primo piano nella vostra visione, allontanarsi sempre di più, diventare sempre più piccolo fino a sparire, come un puntino, entrando in questa luce. Avete lasciato andare. Avete perdonato, vi siete liberati. Avete liberato. Se questo piccolo/grande atto, lo svolgete con passione, vi darà un grande aiuto.

Il secondo esercizio è un po’ più lungo e un pò più impegnativo. Consiglio di sdraiarsi tranquilli e possibilmente al buio o a luci soffuse. Potete anche accendere delle candele, la loro luce calda e fioca aiuta sempre molto.

dopo aver chiuso gli occhi immaginate che si avvicini a voi una persona della quale avete molta fiducia e che vi ha sempre aiutato nella vita quando avevate bisogno. Dev’essere una persona forte, che non si lascia andare alla prima difficoltà. Buona, che in un modo o nell’altro, vi ha sempre dimostrato protezione. Può anche non essere più con voi fisicamente oppure può essere anche una figura inventata purchè in voi istauri coraggio e fiducia. Assieme a lei non potrà accadervi nulla di male. Siete insieme a questa persona in una stanza e, in fondo a questa stanza, c’è una porta chiusa. Voi siete sporchi, malconci, immaginatevi pieni di fango, di melma. Terra viscida che va asciugandosi su di voi inaridendo e, più asciuga, più voi sentite tirare la vostra pelle. Un fastidio. Avete voglia di lavarvi, di pulirvi, di togliervi quella roba di dosso. Quando il vostro “angelo protettore” vi farà cenno, nella vostra immaginazione, che si può iniziare, aprite con fiducia e senza paura quella porta, dalla quale entrerà la persona che abbisogna del vostro perdono. Sarà naturalmente una persona che non sopportate, che vi ha fatto del male e forse vi spaventa persino ma non siete soli e soprattutto, siete forti, siete voi che dovete perdonare e non il contrario. La persona entra, la porta si chiude dietro di lei e ora è da sola, in questa stanza vuota, assieme a voi. Sta soffrendo, è lei ad aver paura, non sa cosa le sta per accadere. Avvicinatevi a lei, il vostro angelo custode è dietro di voi e vi mette una mano sulla spalla per farvi sentire che siete al sicuro. Continuerà a stare con la mano sulla vostra spalla per tutto il tempo dell’esercizio. Se ponete attenzione potrete sentire il suo tatto delicato ma saldo. Dite ora a questa persona che è entrata, tutto quello che vi ha fatto e tutto il dolore che vi ha provocato. Lei vi guarderà e vi chiederà scusa. A questo punto, con amore e compassione, rispondetele “Io Ti Perdono” e vedrete che lei alzerà il viso, vi guarderà sorridendo e vi ringrazierà con sincerità. Se ne andrà via dalla stessa porta dalla quale è entrata e siete di nuovo soli con la figura che vi ha dato forza ed energia. Di colpo, sentite la vostra pelle ripulirsi, liberarsi, respirare. Vi guardate e notate di non aver più quella fanghiglia addosso. Siete lindi, puliti, lucenti. Vi siete illuminati della luce del perdono.

Le sensazioni che si provano dopo essere riusciti nell’intento sono indescrivibili.

frase-sul-perdono (1)

E ci si accorge subito del cambiamento perché ci si sente immediatamente avvolti da un’energia radiosa che scalda e coccola. Ora ci sentiamo al sicuro, ci sentiamo forti e invincibili e pieni d’amore, cioè pieni di quella che è considerata la forza più potente dell’Universo. E sappiate, che sarà proprio lui, l’Universo, a fare il lavoro più duro, il lavoro più “sporco”, quello più faticoso. In realtà voi dovrete solo lanciare in esso il messaggio e poi appunto, lasciar andare. Lui compirà tutto ciò che c’è da compiere. Lui eseguirà tutta la fatica che vede solo come una piccola inezia. Perchè quello che a noi può sembrare sovrumano, per Lui è solo una minuscola gocciolina. Quest’anno, ai miei cari, oltre a cose utili e graziose, ho regalato modellini, foto e scritte e poi ho perdonato, ho perdonato anche me stessa e con tutto il cuore mi auguro che qualcuno lo abbia fatto anche nei miei confronti. Poiché il Perdono è il dono più bello che si possa fare e ricevere.

Il Perdono è la vittoria dei forti – cit.

Buon anno amici.

Prosit!

photo camminanelsole.com – viverepositivo.com – diventarefelici.it – mammaebambini.it – giulianoguzzo.com

Problemi e Indecisioni – I Metodi Di Bob Marley e Maria Montessori

Sono convinta che durante i momenti di indecisione in realtà il nostro inconscio, il nostro cuore e la nostra parte spirituale sanno già cosa scegliere. Avete presente quei momenti in cui non riusciamo a realizzare quale sia la strada giusta? Quelle situazioni magari in cui uno ci dice di fare una cosa e un altro ci consiglia l’esatto contrario? Tutte e due le motivazioni fornite possono essere valide ma noi non sappiamo comunque che pesci pigliare, oppure ancora, potremmo non ritenerle giuste nessuna delle due. A Bob Marley viene affidata questa citazione – Quando sei davanti a due decisioni, lancia in aria una moneta. Non perché farà la scelta giusta al posto tuo, ma perché, nell’esatto momento in cui essa è in aria, saprai improvvisamente in cosa stai sperando di più -.

BmX7J-ZCMAArNhh

Trovo questa frase esatta perché, come ho detto, sono convinta che la scelta risieda già in noi, ci sta già parlando, ci sta già rispondendo, solo che spesso non riusciamo a sentirla. Bisognerebbe concentrarsi e riuscire ad ascoltarci di più ma è difficile edulcorati e inquinati da tutto ciò che ci circonda e, nel tal caso, in principal modo, proprio dalle eventuali conseguenze della decisione che dobbiamo prendere. Ma Bob Marley lo sapeva, si conosce.

36589_10151614824990757_468584728_n

A mio avviso e a modo suo si ascoltava. E’ proprio per questo che dovremmo suddividere. Ricordate quando a scuola ci facevano fare l’analisi logica? Dovevamo dividere un periodo e dare un significato grammaticale alle parole: soggetto, predicato verbale, complemento, etc… Ebbene, con la nostra indecisione dovremmo fare un po’ la stessa cosa, vale a dire, scindere i vari momenti. Incondizionatamente, quando pensiamo alla scelta, pensiamo anche, senza rendercene conto, alla conseguenza. Dovremmo invece realizzare la conseguenza successivamente e appartata e non come un filo conduttore della decisione, perché altrimenti ce la intorbidisce. Questo ci rende più consapevoli di quello che abbiamo preferito fare e non passerà inosservato come semplice esito per andare però poi a risiedere nell’inconscio e rimanere lì, a rovinare (nel caso di una scelta che danneggia noi stessi), la nostra parte più intrinseca.

Indecisione

Bisogna riconoscere bene, ciò per il quale abbiamo optato cosicchè, nel caso ci accorgessimo di aver fatto un errore, o meglio, una scelta non positiva, possiamo elaborarla, mandarla via (da noi – distaccarcene) e magari non ripeterla più. Focalizziamoci su cosa dobbiamo o non dobbiamo fare e basta. Senza pensare a null’altro. E’ un esercizio. So bene che a volte le nostre preferenze cadono proprio in base alla conseguenza che ne riportano, ma non deve diventare un’abitudine non considerata che scivola in sordina. Io devo decidere se andare o meno a cena con dei colleghi che mi hanno invitata. Se non vado, essi si offendono. La domanda dev’essere: – Cosa voglio fare? – E non, – Cosa devo fare per non offenderli? -. Ora, io andrò comunque con loro per non farli rimanere male ma, così ragionando, ho ben decodificato nel mio cervello cosa IO ho scelto di fare, anche se in base al volere di altri. Sembra la medesima cosa ma così non è. Il risultato sarà lo stesso ma, come ripeto, questo piccolo stratagemma serve a dare un valore alle nostre azioni anche perché spesso, celiamo la nostra incapacità di ottenere la libertà che ci spetta dietro al volere degli altri o all’ovvio. E, alterando la domanda, ci sembra quasi come di giustificarci mentre invece, ci stiamo solo nascondendo dietro a un dito. Dobbiamo comprendere precisamente quello che noi abbiamo deciso di fare e, nel caso di scelte positive, saremo orgogliosi e soddisfatti di noi stessi sottolineando così il nostro merito. Torniamo però al discorso di inizio articolo. Che fare quando non si sa che fare? Un gioco di parole. C’è una cosa che può aiutarci ed è l’attesa. Un’attesa fatta di ascolto anche. Naturalmente. La risposta prima o poi arriva da sola. Qualcuno un giorno scrisse:

Guida per risolvere ogni tipo di problema

1) Analizzare il problema

2) Mettersi sotto le coperte

3) Assumere una posizione fetale

4) Aspettare

(cit.)

Leggete il punto 1? Analizzare il problema! Non la conseguenza! E che meraviglia i punti 2, 3 e 4! E’ una soluzione magnifica!

orbisterrarum3yb

Cercando di non vivere il problema come tale, come suggerisce il nome, ma come una soluzione da trovare. Sapete Maria Montessori, grande pedagogista del passato, come chiamava i problemini di matematica a scuola con i suoi alunni? Indovinelli. Proprio così. La parola – problema – a lei non piaceva, diceva che era traumatizzante e deleteria per un bambino. A quell’età, dover già avere problemi per la testa!

Maria-Montessori

Ma quando la risposta invece ci serve velocemente? All’istante? Che fare? In questi casi siamo dotati d’istinto e bisogna dire alla mente di farsi da parte ma, siate certi che sono molte più le volte in cui si crede che bisogna essere veloci a scegliere che non le volte in cui necessita davvero essere svelti. Bene o male c’è sempre tempo parlando di vita quotidiana. Possiamo attendere molte più volte e molto più tempo di quel che crediamo, come fa la natura in pratica. Un tempo pensavo che quando ricevevo un messaggio sul telefonino dovevo rispondere subito, quando avevo un appuntamento dovevo arrivare mezz’ora prima, quando uno mi poneva una domanda non potevo prendermi il mio tempo. Ma chi l’ha detto? Lo suggerivano le azioni che vivevo, le mie educazioni sociali e morali. Esageratamente sviluppate. Deleterie, non più utili. Comportarsi all’incontrario completamente sarebbe scorretto, maleducato e irrispettoso verso il prossimo, è vero, ma esistono le vie di mezzo. La parola attesa infatti, non significa eternità anche se così a molti di noi pare. Un’attesa può essere anche di cinque piccoli minuti. Che saranno mai a confronto di un’intera vita? Tornando all’istinto di poc’anzi vorrei rimarcare quanto esso sia stato progettato per farci vivere bene. Non è in noi per nuocerci. Nulla di ciò che è in noi vuole nuocerci. Perciò, le risposte istintive non dovrebbero in realtà essere un dramma. Non dovrebbero offendere l’altro. Si recepiscono negativamente a causa di progetti sociali dai quali ci sembra a volte di non poterci assolutamente detrarre. Senza estremismo o assolutismo ma impariamo a limare un po’ tutti questi obblighi e trappole comportamentali. Un giorno lessi “Dico ciò che penso per non ammalarmi”. Ecco, senza mai mancare di rispetto a nessuno ma la penso proprio così. Se sostituiamo la parola “Dico” con “Decido” e la parola “Penso” con “Mi fa star bene” otteniamo esattamente lo stesso risultato. E che buon pro vi faccia.

Ascoltare-se-stessi_o_su_horizontal_fixed

Ascoltare di più noi stessi anziché sempre e solo gli altri e decidere di conseguenza. L’anima sa cosa occorre fare e non sbaglia, alleniamoci ad aprire le orecchie, rendiamo il nostro udito fine com’era un tempo, come quando lo avevamo simile a quello dei felini, dobbiamo cercare di sentirla.

Prosit!

photo twitter.com – whypost.blogspot.com – ipsico.it – neverwinteritalia.forumfree.it – newsgo.it – donnamoderna.com –

Liberiamoci Dei Rompipalle I° – L’AGGRESSORE VERBALE

Conoscete Bernardo Stamateas?

Bernardo Stamateas è un mio idolo e lo è divenuto immediatamente il giorno in cui in libreria comprai un libro scritto da un autore, all’epoca a me sconosciuto. Quell’autore era lui e il libro s’intitolava “E’ facile liberarsi dei ROMPIPALLE se sai come farlo”, Casa Editrice Corbaccio.

macrolibrarsi.it

Stamateas è uno psicologo e life-coach argentino che ha seguito e aiuta tutt’ora persone nel mondo ottenendo grandi risultati. In questo libro, divenuto presto un best seller, egli spiega come vaccinarsi dalla gente che ci complica la vita ed eliminare dalla nostra esistenza le persone che lui definisce “tossiche”.

????????????????????????????????????

Prende come tipologie, diverse personalità nocive: il manipolatore, l’invidioso, l’aggressivo, l’orgoglioso, il capo autoritario, il lagnoso, il falso… tutti caratteri con i quali è difficile andare d’accordo ma che soprattutto, in sordina e maliziosamente, ti obbligano a comportarti e a rispondere contro la tua natura e quindi a soffocare le tue emozioni, a trattenere i tuoi impulsi e ad ingoiare quotidianamente rabbia, paura, dispiacere e frustrazione. Persone che puoi incontrare ogni giorno nel tuo cammino o che addirittura convivono con te e ti logorano la vita senza che neanche tu te ne accorgi. Gli esempi che lui cita sono diversi ma oggi vorrei focalizzare il mio discorso su una personalità particolare e ben distinta: quella dell’aggressore verbale.

catturaclienti.it

Scelgo questa personalità perché desidero collegarla ad un altro tema che mi viene suggerito da Derren Brown, illusionista, mentalista e ipnotista britannico il quale forse alcuni di voi possono non prendere sul serio ma ciò di cui parlerò oggi è reale e fondato su basi psicologiche e sociologiche studiate ed approvate.

Mandatory Credit: Photo by Jonathan Hordle / Rex Features (1339947f) Derren Brown Derren Brown: Svengali photocall, Shaftesbury Theatre, London, Britain - 09 Jun 2011

L’aggressore verbale è innanzi tutto una persona complicata che cerca di ostacolare chi ha davanti. Le sue risposte taglienti, che fanno male, sono il suo attacco preferito. Oggi non mi soffermerò a spiegarvi il perché nasce in lui questo bisogno ma così è. Trova soddisfazione a offendere e sminuire. – Forza pezzo di idiota! Muoviti, è verde! – può dire un automobilista ad un altro. E’ spesso di cattivo umore e sempre propenso a rispondere – No! -. Le sue armi principali sono: le offese, il disprezzo, le urla, il sarcasmo, l’autorevolezza e l’irascibilità. Tutte doti che incitano alla guerra oppure che inibiscono in modo deleterio. Dipende da chi si trovano davanti, fatto stà che, non permettono ad una vita sana e serena di germogliare.

lifestyle.tiscali.it

La maggior parte delle volte, è difficile riuscire a cambiare un rompipalle, di qualsiasi genere sia per cui, dovremmo noi, imparare a non lasciarci ferire da questi individui ne’ tanto meno assecondare il loro modo di fare, perché vedi, molto spesso, queste sue sparate, possono portare ad un’aggressione anche fisica e non solo teorica che è assolutamente bene evitare. Come quella verbale d’altronde. Ma come fare? Sembra impossibile e pauroso, in realtà è davvero semplice e i due professionisti che ho citato prima ce lo spiegano bene anche se, in principio, tutto può sembrare stupido e assurdo. La cosa migliore da fare è rispondere in maniera incoerente e senza importanza. Facciamo un esempio:

l’aggressore verbale ti dice – Quante c_ _ _ _ di volte ti ho detto di non toccare la mia roba! –

tu dovrai rispondere – Rosso di sera bel tempo si spera! –

lui – E questo che c _ _ _ _ c’entra?! –

tu – Pensaci su e lo capirai –

e te ne vai da lui, ti allontani. In realtà lui non deve capire proprio nulla ma tu hai bloccato l’aggressione donando al tuo assalitore destabilizzazione.

memegenerator.net

Sarà l’energia a fare tutto. Usa un tono calmo, pacato e senza accento. Non dovrai essere spocchioso, ne’ ironico, ne’ severo, semplicemente normale. Non perdere la calma, non distanziarti dal tuo obiettivo, quindi non offenderti e focalizzati su te stesso. Nessuno ha il diritto di offenderti e dovrai, grazie a questo fattore energetico, far capire al tuo avversario che deve portarti rispetto. A Derren Brown è accaduto addirittura di evitare una rissa. Una sera, stava passeggiando tranquillamente per una via poco popolata in un sobborgo di Londra quando ad un certo punto, da un pub, uscì un ragazzo che aveva bevuto parecchio e aveva una gran voglia di attaccare briga.

strada-notte

Senza farlo apposta, a Derren, caddero gli occhi su quel giovane traballante e bastò quello sguardo quasi impercettibile a far arrabbiare il ragazzo che subito lo aggredì verbalmente gridandogli – Che cos’hai da guardare eh?! Cosa vuoi?! -. Fortunatamente Derren, ebbe la risposta pronta per evitare il peggio e, osservando l’altro con fare umile e serio, gli disse – Il muro di casa mia è troppo basso -. Immediatamente l’ubriaco aggrottò le sopracciglia (segno di incomprensione che equivale a destabilizzazione) ma poi, ripresosi, continuò – Che hai detto?! -, il mentalista, sempre calmo e rispettoso ripetè – Il muro di casa mia è troppo basso… ed è un problema… -. Quasi come a dire ( – ti prego, aiutami, ho bisogno – ). Il giovane fece un lieve scatto con la testa all’indietro. Allora aveva capito bene. Ma cosa c’entrava? Gli stava chiedendo cos’aveva da guardare e lui si mette a tirare fuori la storia del muro? Boh? Insomma, per farvela in breve, alla fine il ragazzo alticcio trovò in Derren un confessore e la serata finì che se prima voleva prenderlo a botte, subito dopo era lì che gli raccontava tutta la sua vita e gli spiegava piangendo che si era lasciato con la fidanzata. Derren fece centro, fece anche un’opera buona se vogliamo ma, soprattutto, riuscì ad evitare una mezza tragedia. In questo caso però non si parla di un aggressore verbale perché quel giovane, quella sera, ha solo rivelato gli effetti dell’alcool. Il sistema però ha funzionato ugualmente. Lo scopo dell’aggressore verbale è quello di utilizzare la violenza per penetrare nella tua intimità e divenire così padrone della tua mente e delle tue emozioni. Trova gioia nell’averti in pugno grazie alla sua arroganza. Un po’ come una mamma che, per paura, con il proprio figlio si comporta in modo troppo severo, divenendo insolente. Sono persone che possono partecipare costantemente alla nostra vita. Probabilmente persone verso le quali proviamo anche affetto ma che, in un modo o nell’altro, ci costringono a fare con la loro impetuosa autorità, ciò che vogliono loro e non dobbiamo permetterglielo. Lo fanno soprattutto per delle loro insicurezze di fondo ma questo non significa che noi dobbiamo rinunciare alla nostra libertà d’animo. Inoltre, è bene insegnare a loro che possono ugualmente ottenere quello che desiderano con mezzi più umani, rendendosi conto di stare meglio essi stessi e, con questo strumento in mano, lo possiamo fare. Naturalmente, nelle varie tipologie di aggressione, ci sono diversi stadi e ognuno di loro dovrà avere il risultato più consono. Ma per quelle che vedono come protagonista una persona che tende a rivolgersi a te con tono duro, autoritario, volgare, arrogante o anche solo petulante, puoi provare questa tecnica. A risentirci con… il prossimo rompipalle!

Prosit!

photo catturaclienti.it – lifestyle.tiscali.it – macrolibrarsi.it – memegenerator.net – miguelangeldiaz.net – telegraph.co.uk – eugeniocredidio.com

Sii per te Stesso un Genitore Amorevole

Immagina di essere tranquillamente seduto a guardare la televisione. Di fianco a te, in una splendida culla bianca, c’è tuo figlio che dorme. E’ davvero piccolo. E’ appena nato. Ha pochi giorni di vita. E’ da poco uscito dall’ospedale.

Ti sei assicurato che fosse ben coperto, ogni tanto lo controlli per vedere se respira, se tutto va bene, gli accarezzi una manina, lievemente, per non svegliarlo e quel contatto breve ti emoziona. Ti risiedi attento verso il programma televisivo ma, ad un certo punto, senti un lamento. Un tenue gemito proviene da quel lettino.

teresitaforlano_padriefigli-1

Ti alzi di corsa e vai a vedere che succede. Il piccolo si è svegliato e inizia a piagnucolare. Lo sollevi, lo prendi in braccio e provi a capire cosa lo disturba.

Dovrà essere cambiato? Avrà fame? Si è svegliato ma vuole dormire ancora? Ha male alla pancia? Qualcosa lo ha spaventato? Alla fine, per uno strano e misterioso senso della vita, riesci a capire che vuole il latte. Non basterà proporgli il seno materno, il pediatra ha stabilito che per lui ci vuole del latte artificiale e, questo latte, andrà messo nel biberon, mescolato all’acqua e fatto riscaldare. Tutti minuti che passano e che, in quel momento, mentre il bimbo inizia a piangere con sempre maggiore veemenza, appaiono eterni.

Noterai che, in quel mentre, ti sarà venuto spontaneo appoggiarlo al tuo petto, accarezzarlo, ninnarlo e fare buffi versi con la bocca nel tentativo di rassicurarlo.

Guardi le sue gote tenere, la sua pelle è delicata, morbida e grinzosa allo stesso tempo. E’ così piccolo che persino le sue unghie sono ancora morbide. Quelle lacrime che escono da quegli occhietti strizzati e quelle palpebre stropicciate ti fanno male e quella boccuccia spalancata, senza denti, che ora urla a più non posso ti agita. In quel momento, stai cercando di infondere in quell’esserino tutto il tuo amore, tutta la tua pace, tutta la tua attenzione, tutta la tua protezione.

12327

Lo avvolgi con le tue braccia e il corpo, lo baci, lo sfiori. E’ un essere innocente, vulnerabile, puro, che in quel momento ha “un problema”.

Ora, dimmi, quando tu hai un problema, probabilmente molto più serio dell’avere fame, ti comporti nei confronti di te stesso allo stesso modo in cui tratti quel neonato? Ti coccoli? Ti culli? Ti accarezzi? Ti baci? No. Sii sincero.

E perché no? Perché è da stupidi vero? Immagina di vedere una persona adulta che si abbraccia con le sue stesse mani, con braccia quasi conserte che arrivano fin dietro alla schiena e con il viso un po’ inclinato verso una spalla si dondola. Poi si accarezza il viso, si bacia quella mano che passa delicatamente sotto al mento e sopra la testa ripetutamente… ti sembra ridicolo ammettilo.

Eppure, se immagini quella stessa persona catapultata indietro nel tempo, durante la sua infanzia, noterai che voleva proprio queste cose da sua mamma e da suo papà. Che le cercava smaniosa. Che, ancora più piccola, in fasce, le reclamava a gran voce come il più sano dei suoi diritti.

Quel bambino, eri tu. Quel bambino… sei tu! E rimani sempre tu anche se gli anni passano. Da adulto avrai comunque bisogno di quelle coccole e le cercherai nei figli, nella moglie, nel marito, nell’amico, persino dopo i contrasti con gli altri ma… puoi e devi dartele anche da solo.

Se pensi che questa sia una magra consolazione ti stai sbagliando di grosso. Nel momento stesso in cui ti coccoli, tutto il tuo stato fisico e soprattutto psichico ed emotivo inizia a giovarne e a stare bene realmente.

Se hai un dolore al corpo esso si quieterà, se hai un malessere mentale, esso apparirà meno devastante. Credimi. Cullati, infonditi pace, armonia. Rassicurati. Come faresti con il tuo piccolo figlio che appoggi al tuo petto. Anche tu in quel momento di avvilimento sei come lui, vulnerabile, innocente, puro e soprattutto bisognoso d’amore. Il gesto fisico e concreto della carezza, vale a dire tangibile, aiuta ad avvallare il pensiero positivo che spesso, non basta. Tante volte si prova a scacciare il male con la mente, a vedere il lato bello della medaglia, a considerarsi nonostante tutto, perfetti. A perdonarsi… proprio come le filosofie che insegno ci spiegano ma, tante volte, tutto questo è difficile.

Grazie al contatto delle tue stesse braccia, delle labbra e delle mani sul tuo corpo, sulla tua pelle, sulle tue cellule nervose, questo apparirà più semplice. Chiamati per nome o utilizza un vezzeggiativo proprio come avrebbe fatto la tua mamma, o avresti voluto che facesse. Parlati con tono dolce a rassicurante. Prova a dirti che tutto andrà bene, che passerà, che sta già passando. Potrai anche emozionarti, commuoverti.

Quando diciamo di un animale che “si lecca le ferite” intendiamo proprio questo ma non lo facciamo mai. Non è solo una questione di anticorpi e di virtù della saliva in grado di disinfettare la lesione e uccidere i batteri. E’ molto di più.

Canis-lupus

Il cane, o il lupo, o il gatto, o il leone, etc… così facendo, si auto-donano dei benefici incredibili per prepararsi ad affrontare i giorni successivi stando nel miglior modo possibile.

L’animale non ha medici in quel momento, non ha consulenti e, molto spesso, neanche amici, perchè sovente, sono proprio gli altri componenti del branco a fargli male. Non ha che se stesso. Il suo contatto. Il suo angolino silenzioso e nascosto per usufruire di tutta la tranquillità necessaria.

Si è abituati a cercare il conforto in qualcuno, o si spera persino che gli altri evitino proprio di recarci dolore. Magari ci arrabbiamo anche, lamentandoci di essere soli e di non trovare nessuno disposto a consolarci… (quando noi invece, per gli altri, ci siamo sempre stati). Ebbene, impara a consolarti da solo per prima cosa. Devi avere uno strumento, uno scudo. Non puoi confidare sul fatto che nessuno mai ti faccia mai del male. Se accade, devi saper affrontare il momento… volendoti bene.

neonato-culla

Immagina di prendere un esserino appena venuto al mondo, tenero, delicato e impaurito, come sei tu adesso e fagli capire, con tutti i tuoi mezzi, che non deve avere paura di nulla, e che la sofferenza, TU gliela porterai via.

Prosit!

p. s. = ho provato a cercare in internet immagini di persone che si “auto-coccolavano” ma… non ce ne sono! O per lo meno non sono così evidenti visto che non le ho trovate. Dev’essere una situazione, ahimè, non contemplata. Purtroppo! Quello che esce fuori è solo qualche trattamento di bellezza che ci si concede ogni tanto ma non ha nulla a che vedere con il mio argomento. Digitando invece – i benefici della coccola – Google ha trovato – i benefici della…. Coca Cola! …. Ahi! Andiamo bene!

Prosit!

photo alessiodileo.it – haisentito.it – medicitalia.it – amando.it