Fai finta di essere un Gran Figo!

QUANDO L’AMORE VERSO SE STESSI E’ PARI ALLO ZERO

Sono tante le persone che si svalutano, che non si apprezzano, che trascorrono la loro vita a obbedire, senza la minima autorità, acconsentendo a tutto. Ci sono persone più forti e altre più deboli che, per mille motivi, come anche quello del famosissimo “quieto vivere”, lasciano che siano gli altri a dire, a fare, a gestire. Vanno avanti ingoiando situazioni che a loro non piacciono ma le sopportano. Non si osano a intervenire, a metterci del loro, non vogliono recare dispiacere, non pensano di essere degne, hanno poca autostima e sono convinte che – soffrire – equivalga a – essere brave persone -. Fanno molta fatica a sentirsi importanti, non riescono a percepirsi protagonisti della loro esistenza, e di quella degli altri, e non si piacciono.

Sappiamo bene tutti che amarsi è una delle cose più difficile da fare ma, senza retorica, posso affermare essere la più importante. Molti maestri hanno provato ad insegnare l’amore per se stessi, lo hanno spiegato, ne hanno decantato i risultati positivi ma, questo “sentire”, continua ad essere ostico per molti individui. Non ci si riesce. Ci si sente stupidi quando si prova qualche esercizio atto a nutrire l’amor proprio o non si sa da che parte iniziare. Molti maestri hanno dato i loro consigli e anch’io, oggi, pur non definendomi un maestro, non ancora per lo meno, vorrei dare il mio. Quello del RECITARE.

“CIAK! SI GIRA!”

La svalutazione ci accompagna ad ogni età, maschio o femmina che possiamo essere e a qualsiasi ceto sociale o religione possiamo appartenere. È dentro di noi e governa la nostra vita, ogni nostro gesto, ogni nostra parola. Tutto il nostro comportamento. Questo è quello che accade nella vita di tutti i giorni e nel come si affrontano le giornate ma, oggi, proviamo a fare una cosa nuova.

Supponiamo che, un bel giorno, un famoso regista che ammiriamo, ci incontri per strada e dica – Cavoli! Tu sei proprio il soggetto che fa per me! Ho un ruolo adatto a te per il mio prossimo film. Seguimi! -. Stiamo solo fantasticando ma, come spesso vi ho detto, l’immaginazione è lo strumento più potente (e inesauribile) che abbiamo per trasformare REALMENTE la nostra realtà.

Ebbene, quindi noi decidiamo di seguirlo nel suo bellissimo ufficio, arredato in stile moderno, e firmiamo il contratto che ci consente di mettere in tasca anche un bel po’ di quattrini. A questo punto, il regista, dopo averci fatto conoscere il suo team, parla con lo sceneggiatore e ci consegna in mano il copione. Un copione che dobbiamo studiare, imparare a memoria e soprattutto recitare. Non vogliamo certo deludere il regista e, inoltre, quella potrebbe essere la grande occasione della nostra vita. I soldi ci allettano e la fama pure, pertanto, dobbiamo svolgere al meglio quel ruolo cercando di entrare proprio bene nella parte, immedesimandoci nel personaggio il più possibile.

CHE FIGO!

Ma quale ruolo c’è stato dato? Quello del – FIGO -. Cioè quello di un soggetto che non è solo bello ma è anche capace, sicuro di sé, spigliato, non ha bisogno di chiedere nulla, se la tira senza cadere nell’arroganza e conosce il fatto suo. Parlerò al maschile per semplicità ma tu che sei donna sarai ovviamente una gran figa. Chiediti: come affronta le sue giornate Sharon Stone? Cosa prova dentro? Avrà anche lei paure e angosce ma cosa mostra? Lascia perdere i suoi soldi, la sua notorietà, il suo benessere, la sua bellezza… stai recitando, non dimenticarlo! Gli attori che recitano personaggi malati non sono malati realmente. Fingono. Devi fare la stessa cosa.

Maschio o femmina che tu sia ispirati ad un modello cazzuto di attore che stimi per la sua grinta, il suo fascino, la sua determinazione, l’energia che emana e prova a impersonificare ciò che mostra di essere. Quasi sicuramente non riuscirai a comportarti in quel modo in pubblico (in famiglia, al lavoro, a scuola…) ma quello che ti chiedo è di provare a recitare questa parte quando sei da solo in casa o mentre porti fuori il cane in una zona poco popolata (ad esempio). Che temperamento avrebbe Sharon Stone nel portare il suo cane a fare pipì, sapendo di essere una delle donne più belle e più ricche del mondo?

E Sean Connery? E Sylvester Stallone? E Charlize Theron? Come si comportano quando sono in casa?

Abbiamo deciso di prendere dei “fighi” quindi non stiamo parlando di persone famose che sappiamo essere in realtà depresse o psicopatiche tra le loro quattro mura. Questo limiterebbe la nostra immaginazione. Dobbiamo prendere qualcuno che ci appare tosto come ripeto.

Quello che importa è come tu lo vedi/credi e imiti.

SALI SUL PALCOSCENICO

Sali sul palcoscenico senza timori, è semplicemente il salotto di casa tua! O la tua auto mentre stai andando al lavoro.

Rimani nella parte il più possibile. Più che puoi, senza però provare sforzo. Dev’essere tutto equilibrato. Non devi forzare troppo ma nemmeno farlo alla carlona. All’inizio ti sentirai sciocco e imbarazzato ma continua, non mollare. Sei un attore!

Ricorda: non hai nemmeno bisogno di parlare più di tanto (o almeno in base a ciò che scegli di recitare) la cosa principale è come ti senti dentro, è il tuo stato d’animo che devi cercare di modificare.

Così facendo, dopo diversi giorni, inizierai a notare delle differenze dentro di te anche se minime le prime volte. Queste differenze diventeranno sempre più grandi finché inizieranno ad appartenerti. Diventeranno aspetti tuoi e saranno come dei tuoi figli e come delle tue qualità.

Devi credermi. Il cervello, come già ti ho detto più volte, recepisce e RENDE VERO ciò che tu decidi di fargli credere. Lui non ha nessuna voce in capitolo. In pratica, se tu fai credere al tuo cervello di essere un – gran figo – lui inizierà a muoversi come tale. Piano piano cancellerà le sinapsi del “non valgo niente, accetto tutto, non mi amo, sono sbagliato, non dico niente per il quieto vivere… etc” e le sostituirà con quelle del “Cavoli quanto sono bravo! Perbacco che gnocco che sono! Io posso! Mi va di dirlo e lo dico! Che sicurezza magnifica sento dentro!”.

Se tutto questo vi sembra un’assurda magia beh… mi duole dirvi che non conoscete bene il corpo umano, non conoscete nulla di scienza e non sapete minimamente come funzionano le strutture specializzate alla comunicazione delle cellule del nostro sistema nervoso. Questo ve lo dico non per darvi degli ignoranti ma per farvi capire che è scienza! Non sono bruscolini inventati da un illusionista. Il nostro corpo funziona così. Non c’è nulla di spirituale in tutto questo. E’ biologia, fisiologia. Capite?

Bene, non vi resta che provare. Il cast vi sta aspettando, tocca a voi!

Prosit!

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Quando sei giù alza la testa e grida: mapppporcacciazozza!

DIVENTA IL CIELO

A volte mi capita di sentirmi scoraggiata, giù di tono, anche triste. È bello e utile pure questo. Sono tutte emozioni che ci appartengono, che bisogna saper accogliere, saper accettare persino con gioia. Sono nostre. Nostre figlie.

Al contrario delle emozioni positive però, quelle negative, dopo un po’ che stazionano in noi, iniziano a pesare, a farci scendere sempre di più nell’oscurità, a rattristarci ulteriormente e allora è bene porre un rimedio. Quando si tratta di emozioni fondamentalmente banali, negative ma leggere, in cui non ci sono traumi da affrontare o gravi avvenimenti da comprendere, parlo di un nervosismo classico, capitato quel giorno, io ho trovato un rimedio e mi fa piacere condividerlo con voi.

Il trucco sta nel diventare il cielo. Esatto. Una sciocchezza in pratica. Occorre identificarsi seriamente nel cielo e in tutta la sua grandezza. Cioè convincersi di non essere soltanto quelle due gambe, quelle due braccia e quella testa che abbiamo, che vediamo e che tocchiamo, ma che in realtà c’è qualcosa di noi che è enorme e arriva fin lassù ed è quel lassù.

MOSCERINI OVUNQUE

Se il mio nervoso è dato dal lavoro io guardo il cielo, ne osservo l’immensità, mi immedesimo in lui e proiettando poi lo sguardo sul mio luogo lavorativo, come se io fossi grandissima, ne noto la piccolezza e allora mi dico – Ma cos’è in fondo questo lavoro a confronto di tanta bellezza celeste? Un moscerino! -. E io mi preoccupo per un moscerino?

Se mi sconforto perché quel giorno, scarica di energia, sento di non riuscire a ordinarmi il parcheggio, guardo il cielo, mi immedesimo in lui e dico – Ma cosa sono delle auto e delle strisce per terra confronto a tanta infinità? Io sono l’immenso e, l’immenso, di parcheggi, se vuole ne trova 4! -.

Forse non so ben descrivervi che cosa accade davvero in quel momento ma posso dirvi che quella grandezza, quella potenza, quella maestosità iniziano ad appartenermi e questo fa sì che le cose si sistemino. Come a trovare una soluzione. Una soluzione adatta a me.

Con ciò non voglio sminuire nessun problema ma posso assicurarvi che se riuscite ad addentrarvi in questo rimedio funziona! Qualcosa funziona davvero!

PROPRIO COME UN GIGANTE

Se oltre a vedere quella vastità azzurra si riesce a notare un enorme specchio, ci si può facilmente riconoscere il nostro viso che sorride e dice – Guarda quanto grande sei! – e tutto diventa minuscolo. Anche i problemi. I problemi ormai li abbiamo dati a lui, al cielo, non ci appartengono più, e lui ha molta più fantasia di noi nel trovare rimedi fantastici. E quando glieli offriamo su un vassoio d’argento li sente e li prende! Automaticamente, senza alcun rifiuto.

Oh se li sente! Non può non sentirli. Li sente anche quello che abita dall’altra parte del mondo. Già. Le mie corde vocali, non paghe del canto, adorano quando vado su tutte le furie potendo così sfoggiare le loro prodezze. Che bello! Una liberazione!

Ebbene sì. Mica vi sto dicendo di non sfogarvi e di trattenere facendo finta di essere il cielo! Mai trattenere! Liberatevi sempre. Il trattenere è deleterio, diventa come un’ulcera nello stomaco. Quindi, alzate la testa, esclamate tutto quello che vi passa per la testa e scaricate ma poi, rimanete focalizzati verso quella grandezza. Ecco immediatamente la meraviglia. Eccole tutte le nostre parole, la nostra rabbia, la nostra disapprovazione, i nostri improperi, salire al cielo proprio come dei fumetti (gente dovete credermi, l’immaginazione è la medicina migliore).

Ecco che vengono da lui inghiottiti e ora… ora sto salendo anch’io… è come se stessi diventando enorme, mi sto avvicinando al cielo, sono un gigante! E… et voilà… in modo molto naturale (forse non le prime volte) ecco che accade tutto quello che ho scritto. Tutto diventa una piccolezza.

Sorridi – Tu sei il cielo!

Prosit!

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Il Demone nelle Registrazioni Telefoniche

IL NEMICO IN CASA

Può capitare a chiunque di essere succube di un’altra persona. Per amore, per interesse, per paura, per lavoro… Spesso ci facciamo trattare come mai avremmo pensato ma, in quel momento e davanti a lei, non siamo in grado di reagire. Abbiamo paura di perderla o di perdere ciò che può darci. Accade così che: gli aggressivi, i colpevolizzatori, gli invidiosi, i manipolatori, i narcisisti e un’altra marea di – persone nocive – possono farci del male. A volte ci rendiamo subito conto dell’offesa o dell’accusa ricevuta, altre volte invece il loro attacco è malizioso, silente, si insinua come un tarlo ma chi ne è vittima non lo vede. Questo tarlo però viene accolto, e inizia piano piano a lavorare sempre più ricco di strumenti, che la vittima stessa gli fornisce e che il carnefice alimenta.

UN AIUTO DALLA TECNOLOGIA

Esistono delle App che permettono di registrare le telefonate effettuate e ricevute ma ciò che voglio raccontare non ha niente a che vedere con lo stalking o con eventuali denunce alla Polizia. Anzi, la persona con la quale avete a che fare e che ogni giorno vi opprime, anche se vi sembra di avere con lei un “bel rapporto”, deve essere a conoscenza delle registrazioni, altrimenti una bella denuncia sulla privacy ve la beccate voi.

A causa delle passioni che svolgo, spesso mi chiamano persone che mi forniscono molti dati, magari di fretta o in grande quantità, oppure amici con i quali collaboro a testi verso i quali ricevo molte informazioni. Tutte cose che, dopo dieci minuti, non ricorderei se non registrassi, pertanto, dopo averli ovviamente avvertiti, registro la comunicazione. A volte addirittura sono loro che, entusiasti di qualche complessa idea venuta alla mente e timorosi di scordarla essi stessi, mi chiedono – Meg! Stai registrando? -.

Non c’è nulla di male. Risentendo con calma poi certi concetti, ne possono fuoriuscire altrettanti e da una semplice telefonata si realizzano opere davvero interessanti. In fondo, mica si dicono cose private, non facciamoci spaventare dai mass media, e inoltre, quella telefonata, basta cancellarla eventualmente.

IL REGISTRATORE

Detto questo vi starete chiedendo cosa c’entra il registrare le telefonate con la storia delle persone nocive a inizio post. C’entra per sentire con le vostre orecchie il cambiamento che siete riusciti a svolgere dopo aver lavorato sulla vostra debolezza. Immaginando ovviamente di aver voluto lavorare sulla vostra debolezza e di aver deciso di trasmutare il vostro piombo in oro. Supponiamo ch’io abbia un partner parecchio offensivo nei miei confronti. Io accetto, sopporto, e mi faccio maltrattare. Questo accade finché io per prima non mi rispetto e lui riesce a farmi sentire un povero paramecio che non vale nulla.

Quando la svalutazione, l’angoscia, la rabbia, la tristezza iniziano ad essere troppo grandi da sopportare, decido però di far qualcosa per me stessa e di modificare quella situazione (a volte accade). Decido di farmi rispettare a costo di rimanere single. Caspita come cambia il suo tono! E come cambiano le sue parole! Però, fin qui, la sorpresa è piacevole ma relativamente poco… sorprendente. Ciò che davvero farà sgranare i vostri occhi sarà ciò che avete modificato dentro. Sarà la trasformazione del bisogno di quella persona in amore per voi stessi e, di quella persona, non avete più necessità. Ma non solo.

L’ILLUMINAZIONE

La cosa più importante accade quando quella persona minava alla vostra autostima (dicendovi di amarvi tanto) e voi non vi rendevate assolutamente conto del suo gioco maligno. Lei sapeva appagare i vostri bisogni e voi, beati e contenti, l’amavate ogni giorno di più, o la stimavate ogni giorno di più, a seconda del rapporto. Potrebbe essere vostra mamma, il vostro capo, il vostro fidanzato. Gente verso la quale non era nemmeno contemplata un’eventuale vostra ribellione.

Nel periodo in cui siete vittime e riascoltate le telefonate, magari quotidiane con quel tizio, potreste rendervi conto che qualcosa non va, oppure farvi pena da soli, oppure ancora non accorgervi di nulla. Quando invece riascoltate le telefonate dopo essere “guariti”, eccoli lì tutti i demoni di quell’altro che escono fuori pronti per venirvi a ferire. E ora ben riconoscibili!

Eppure quella frase l’ha sempre detta e io non mi rendevo conto!

Eppure quel tono di disapprovazione l’ha sempre usato e io non mi rendevo conto!

Oh! Ecco il ricatto! Era mascherato! Ma ora è palese!

Ah! Ecco la sua delusione! Vuole farmi passare come uno che non vale niente!

E questo aiuto? Senti senti… ma questo non è un aiuto, gioca tutto a suo favore! Ma come ho fatto ad essere così stupido! -.

È incredibile quello di cui riuscirete a rendervi conto adesso. È incredibile come ora vi rendete conto di quanto quei dialoghi hanno un’altra sostanza. Saprete valutare anche le piccole cose come ottimi investigatori:

“Qui ha fatto una pausa, non sapeva cosa dire… qui balbetta, era imbarazzato… qui si sta arrampicando sui vetri! Ha torto marcio e io gli ho dato ragione!”

Libertà

Il demone è stato smascherato e osservarlo attraverso le registrazioni, ascoltandolo e riascoltandolo, è illuminante e di grande aiuto.

Vi fa sentire bravi e orgogliosi di voi. Vi mostra la sua debolezza che un tempo scambiavate per potere. Vi apre nuove porte che potete varcare. Vi dona stupore che è sempre piacevole. Vi regala la determinazione di continuare verso la strada della libertà. Vi fa sentire un gradino sopra rispetto a dove eravate. Insomma è un vero toccasana!

Succede, a volte, che ci si chiede “perché penso di non piacere a quella persona? Eppure lei mi dice che mi stima tanto…”. Eccole lì le risposte, nascoste tra le righe ma ora chiare e lampanti.

Se riuscirete ad usare questo mezzo vi renderete conto di come le cose sono cambiate.

Prosit!

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Non avere il Tempo

LA CONCRETIZZAZIONE DELL’ABITUDINE

Molto spesso diciamo:

Non ho abbastanza tempo

Le giornate dovrebbero essere di 40 ore

Come faccio a fare tutto?

Ho già troppe cose da fare

Ma tanto non riesco

Frasi comprensibilmente esatte vista la vita che conduciamo frenetica e veloce. Però, sembra che siano diventate un po’ un modo di dire. Un modo di dire anche “pericoloso” se vogliamo. Pericoloso nel senso che è come se tale concetto si concretizzasse, inconsciamente in noi, divenendo non solo reale ma soprattutto OVVIO. Come se prendesse “corpo”. Tale trasformazione fa si che esso diventi per noi una considerazione fondamentale che nemmeno si può cambiare perché COSI’ E’.

Immaginiamo un attimo se dicessimo sempre e comunque, in ogni contesto e per ogni cosa:

Ma certo che ce la faccio!

Uh! Ho tutto il tempo che voglio!

Ho anche il tempo di riposarmi

Faccio troppo poco, dovrei impegnare di più le mie giornate

E’ solo una supposizione. Un gioco. Vero o non vero, nel momento in cui tali affermazioni cominciano a concretizzarsi, come il concetto precedente, io penso che qualcosa possa iniziare a cambiare sul serio. Così, per provare, fino a vestirci di tale abito, indossandolo a contatto della nostra pelle e facendolo realmente nostro.

Dapprima questo può sembrare una stupida utopia ma le abitudini (sia belle che brutte) non impiegano molto tempo a diventare una sorta di realtà. Di modo d’essere. E su questo, dopo una breve riflessione, non potrete darmi torto. E allora mi chiedo “e se anche questa si realizzasse? E se anche questa, come per magia, diventasse vera e possibile?”

Le ore a disposizione quelle sono, la professione che svolgiamo quella è, i figli da andare a prendere, il marito da curare, i genitori anziani, la moglie da accompagnare che non guida… so bene che queste cose esistono e non sto schioccando le dita pretendendo una magolamagamagia ma non sottovaluterei l’abitudine. Sapeste quanto è fondamentale! Il provare quanto meno. – Oggi provo a prendermi un solo minuto, un minuto solo, (sarebbe come fare la pipì una volta di più) per fare questa cosa -. E questo tempo può raddoppiare e possono diventare due minuti, poi cinque, poi dieci…

Riconosco anche che l’ingrediente principale di questo sviluppo dev’essere: la VOGLIA.

Con essa si riesce a fare qualsiasi cosa, anche la più stramba, la più faticosa, la più esagerata eppure ci si riesce. Proprio grazie alla VOGLIA. Santa qualità!

Detto questo, infatti, e senza giudicare nessuno, permettetemi anche una frasetta forse fuori contesto. Conosco molte persone che, zitte zitte, riescono a fare davvero molte cose. Svolgono il loro ruolo all’interno della società, il loro lavoro, i loro doveri e persino le loro passioni. E posso assicurarvi che non sono dei part-time.

Semplicemente hanno deciso che – possono -.

Ma questo sembra retorico e banale. Focalizzarsi un attimo sul pensiero a inizio post invece banale non mi sembra. Ossia rendere concreto un modo di credere. Darlo per scontato. Questo è deleterio. Almeno ove è possibile bisognerebbe modificare il pensiero anche solo per finta. Sì, anche solo per finta. Ogni cosa, anche le più grandi scoperte sono nate dall’immaginazione precedente, che c’è stata prima, e quell’immaginazione, fin tanto che era immaginazione, non era ancora realtà ma poi lo è diventata.

Qui non è questione di essere o non essere pigri, qui è questione di come si prende la vita. E’ un modo di pensare. Si può essere pigri lo stesso concependo però che sarebbe possibile. Oppure si può essere dei volenterosi sempre indaffarati, sempre che si annaspa, concependo che non è possibile. Capite la differenza?

Riuscire ad – avere il tempo che necessita – anche solo mentalmente, consente di sentirsi inoltre meno “schiavi” del sistema, più liberi e più padroni in quanto siamo noi a decidere, ripeto anche solo per finzione. Questo non è commiserevole o pietoso come molti possono credere. Diventa tale se così lo si percepisce ma se lo si usa come punto di forza, sul quale fare leva, può divenire una risorsa attraverso la quale si gode della vita in modo diverso. Piano piano si instaura un nuovo tarlo, un tarlo che ci fa dire – io posso -.

Io sono il creatore della mia vita e non uno schiavo o la vittima in balia di quello che accade attorno a me -.

Ci si trasforma e si vive decisamente meglio.

Prosit!

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Foto Animali Maltrattati – come comportarsi

SECONDO ME

Oggi voglio esprimere il mio personale pensiero su come comportarsi davanti alle immagini di violenza e maltrattamento di animali. Sono molte e, i social, pullulano di codeste brutalità. Immagino e spero vivamente sia inutile, da parte mia, dover dichiarare che:

– mi dispiace tantissimo

– amo qualsiasi essere vivente

– sono contro la violenza in ogni sua forma

– etc….

Quindi proseguo andando ad osservare le dinamiche che si sviluppano attorno a tali fotografie.

ALLA VIOLENZA RISPONDE LA VIOLENZA

Alla violenza fisica risponde quella verbale e il brutto di tutto questo è che la maggior parte della gente è convinta che quella verbale sia meno grave di quella fisica in quanto si percepisce un altro tipo di dolore. Questo è un serio errore. Soprattutto, ad esempio, verso l’educazione dei bambini.

Cosa fanno molte persone? Commentano. Commentano quella foto dicendo le peggio cose. Supponiamo che un cucciolo di cane sia stato abbandonato in un tombino. Il commento più gentile che si legge è – Brutto bastar@@ ti farei fare la stessa fine a te e ti infilerei il tombino su per il cu@@ -. Immagino possiate confermare.

Ora, è assolutamente vero che ognuno è libero di esprimersi come meglio crede, proprio come me che in questo blog sono a casa mia e quindi dico anch’io ciò che penso. Senza giudicare tali risposte, mi limito a descrivere quello che faccio io nel momento in cui noto immagini di questo tipo: amo me stessa, mi perdono e mando amore a quella creatura. E adesso vi spiego il perché.

Siamo un Tutto. Ciò che appartiene a me, appartiene anche a te e all’altro così come a quel cane. Siamo un unico Tutto nell’immenso disegno divino. Attraverso la meravigliosa Legge dello Specchio è facile percepire come quella violenza che mi si è mostrata davanti mi appartenga. Palesa la rabbia, la collera, l’indignazione, che io ho dentro, non per la foto che vedo ma che nutro dentro di me da sempre o da diverso tempo. Per questo mi amo e mi perdono, perché amandomi e perdonandomi mi riempiro’ d’amore ed emanero’ amore, la vera e sola cura necessaria a tutto. Anche a quel povero cane! Amor vincit omnia

Che lo vogliamo accettare o meno, viviamo circondati da frequenze e questo non sono io a dirlo ma persone molto più capaci di me. Frequenze e vibrazioni che OVVIAMENTE e AUTOMATICAMENTE possono attirare o agganciarsi soltanto a frequenze a loro simili (questa è fisica). Pertanto non comprendo l’utilità di scrivere un commento come questo  – Brutto bastar@@ ti farei fare la stessa fine a te e ti infilerei il tombino su per il cu@@ – emanando odio, sapendo bene che queste mie emozioni si collegheranno ad altro odio richiamando ulteriore odio. Ampliandolo quindi. E l’indomani vedere così, nuovamente, altre foto di altri cani maltrattati, oppure subire io situazioni o persone che mi fanno provare fastidio. È normale; se provo odio e emano odio, mi arriveranno eventi che mi faranno odiare. Questa è una evidente legge universale. Funziona così il cosmo, non è colpa mia.

FUNZIONA DAVVERO IL TUO SISTEMA?

Allorché, dal momento che peraltro non risolvo assolutamente nulla bestemmiando nei confronti di quel carnefice, forse ottengo molto di più mandando amore alla bestiola e a tutto il creato di conseguenza. In pratica, io non divento schiava dell’azione che un’altra persona ha fatto nei confronti di un animale e soprattutto già, ahimè, avvenuta, non reagirò di conseguenza ma agiro’, invece, nel risollevare le vibrazioni di gioia e entusiasmo. Ci penseranno poi loro, tali emozioni, a fare tutto.

Molte persone non comprendendo questo messaggio, cadono nell’accusare di menefreghismo chi la pensa così. Ebbene vorrei rispondere a loro dicendo che chi opera come me, in realtà, compie un lavoro enorme e un grande sacrificio per il bene di quella bestiola, perché mentre alcuni si fermano ad un insulto, o possono anche piangere e disperarsi e strapparsi i capelli, stanno solo buttando fango e immondizia nella meravigliosa dimensione universale nella quale vivono. Chi invece si preoccupa di amarsi e mandare amore sta compiendo un lavoro eroico perché credetemi è il compito più difficile da svolgere. Davvero pochi e rari individui si amano sinceramente e sono certa che non commenterebbero mai a quel modo.

Naturalmente è giusto che ci sia anche questo rancore. Tutto deve essere un equilibrio anche se questo può sembrare assurdo. Ma ci tenevo ugualmente a fare questa riflessione. Nel momento in cui ti si presenta davanti la violenza in tutta la sua forza… tu crea la meraviglia. Crea lo stupore. Solo così l’annienterai. Non è creando ulteriore ira e mettendoti al suo pari che migliorerai la situazione.

VAI DI MAGIA

Voglio sia chiara una cosa: questo non è un discorso buonista. Questa è una GUERRA ma fatta con gli strumenti, a parer mio, più opportuni. Questa è creazione, è energia, non è passività. Ci vuole fuoco, dedizione, coraggio, centratura per fare ciò che ho detto. Ci vuole fatica. Perché a tutti verrebbe da sfogarsi a quella maniera che, per l’appunto, è solo uno sfogo. Una gettata di sporco.

Operare con la propria magia, verso un’azione tanto ignobile, è un lavoro e uno sforzo sacro. Significa annientare il nemico con la sola forza delle proprie emozioni. Con decisione e potenza. Senza salamelecchi, senza benevolenza, ma con tutta la passione possibile (mi auguro ricordiate cosa si intende in realtà con il termine “Compassione” che più volte vi ho spiegato).

Hai visto quella foto? Bene. Ora trasmuta i tuoi sentimenti, quel piombo fallo diventare oro, non lasciarti prendere da quel mostro che ti fa sprofondare negli abissi delle sue sabbie mobili. Non puoi fare altro. Non sei davanti al fatto che si sta compiendo ed eventualmente puoi fermare. Sei davanti ad una situazione che si è già compiuta. Crea la tua magia. Puoi. Comprendi dentro di te quel cane, fallo tuo e risanalo grazie alle onde energetiche delle quali sei dotato.

Prosit!

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L’Orrendo Desiderio

C’è un desiderio che molte persone covano ed è a parer mio ignobile ma interessante e in grado di celare, come ogni cosa, una bellezza difficilissima da vedere che ora vi racconterò.

Probabilmente l’abbiamo provato tutti, almeno una volta nella vita, inizia con l’essere una umana reazione ma, se non la si disinnesca, finisce col diventare una speranza che non porta a nulla di buono. C’è un desiderio, a volte, in cuor nostro, che dobbiamo eliminare da noi prima che diventi una vile abitudine: quello di voler far sentire gli altri in colpa.

“Fondamentalmente non m’interessa molto fare quella cosa lì, non ne ho nemmeno voglia, ma la faccio lo stesso, così ti stupiro’ e potrai sentirti in colpa. Non mi piace indossare la camicia che mi hai regalato tu, non mi piace proprio il suo colore, ma la metto lo stesso, così ti dimostro che non sono come te, che io a te ci tengo, e magari ti senti in colpa. Magari riesco a creare dentro di te quel senso di vergogna che dovresti provare per come mi hai trattato. Magari riesco, così facendo, a prepararmi armi utili per il futuro, quando arriverà per me l’occasione della vendetta. Quando potrò trafiggerti con la mia lama pungente e uscirne pulito e vittorioso”. Queste parole vi risuonano? Vi risuona questo meccanismo?

Il voler far pena, il voler far sentire l’altro una m@@@@.

Ci provano e a volte ci riescono. Senza comprendere l’enorme danno che recano.

Il senso di colpa è qualcosa di dannatamente deleterio e dannoso e, per chi in questo momento sta godendo di tale fatto, rispondo che dopo aver consumato inesorabilmente la vittima alla quale lo avete indirizzato, tale meccanismo, come un boomerang obbediente, torna sempre al mittente. Ebbene si. Ciò che state emanando, assieme al vostro sadico disegno, è un’incredibile quantità di energia negativa la quale contiene al suo interno: frustrazione, bisogno di attenzioni, cattiveria, elemosina, vendetta, incapacità di essere padroni della propria vita, non amore, ignominia, sadismo, masochismo, paura della solitudine, bisogno di affetto, inadeguatezza, senso di inferiorità, autosvalutazione e potrei andare avanti all’infinito. Bene, tutto ciò è dentro di voi e così come “il soldo fa soldo”, tali frequenze creano nuove frequenze simili, in modo da riempirvi sempre di più di una negatività molto potente che, da qualche parte e in qualche modo, su di voi, prima o poi si ripercuoterà. Consiglio quindi vivamente di cambiare metodo se vi accorgete di usare questo strumento ormai come un’abitudine conclamata ma dovete prima analizzare bene le vostre azioni e reazioni per accorgervene.

A chi è invece vittima di questo gioco barbino consiglio di vedere la cosa come un film. Ti tocca, può anche spaventarti, può anche farti venire l’ansia ma è tutto finto. Davvero: è tutto finto. Sì, senti i suoni, vedi le figure ma tutto ciò non esiste. Non ti appartiene e non ti deve appartenere. È soltanto lo scopo malsano di un altro individuo. Ripeto: non ti appartiene, appartiene ad un’altra persona che NON sei tu.

Tutto questo deve soltanto dimostrarti quanto l’altro sia debole e non quanto possa averti in pugno. Sei tu che decidi di stare lì, nel palmo della sua mano, stretto da quelle dita che non ti fanno respirare.

Staccati. Ti basta farlo mentalmente e anche emozionalmente. Ma non serve che ti dividi fisicamente da quella persona se riesci a rimanere centrato sul tuo valore e sulla tua coscienza pulita. Potrai scoprire quanto sei forte e quanto vali. Potrai stimarti di più.

E’ un inganno che l’altro effettua anche per auto-coccolarsi perché in qualche modo gli manchi ma non te lo dirà mai. Purtroppo non si ferma però alla mancanza. Vuole ottenere ciò che vuole, vuole dominarti, possederti e a modo suo. Il tutto avendo lui la coscienza immacolata.

In fondo, mica ti maltratta? Non ti parla in malo modo, non ti offende, non ti aggredisce ne’ a parole ne’ a gesti. Gli basta indossare la camicia che gli avevi regalato tu, magari dopo che tu gli hai mancato di rispetto, così da farti sentire veramente un poco di buono. Gli basta intenerirti.

Prova a non cadere in questo complesso marchingegno. Sai, molte volte ci si sente in colpa verso una determinata persona e non si capisce il perché. Infatti, mica solo con le camicie esce fuori questo piano. A volte lo si effettua attraverso leggeri ma subdoli comportamenti che si vivono, poi passano e vanno, irriconoscibili, lasciando però un senso opprimente.

Quando lo percepisci, o lo vedi direttamente, fermati. Prima di dire – Oh poverino… – ragiona, rivivi il passato. Poi valuta. Se devi chiedere scusa fallo altrimenti prendi un paio di forbici e taglia. Taglia via.

Prosit!

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Storia di un Salto di Qualità

SEMPRE SOLDI SONO MA…

La mia amica M. ha un bar, un bar frequentato prevalentemente da persone anziane. Spesso, come accade a qualsiasi esercente, si trova senza monete da uno e da due euro ritrovandosi così obbligata a dare il resto con monete da 50 o 20 o 10 centesimi. Per i suoi clienti questa è una tragedia. Le trovano da ridire e si arrabbiano perché tutto quel “ciarpame” in tasca non lo vogliono. M. allora, quando può, cerca di tenere le monete dal valore più alto per loro e le altre le usa con i giovani che, in questo frangente, si mostrano più comprensivi rispondendo con – Non preoccuparti, sempre soldi sono! – alle sue scuse.

Il fatto è che la persona anziana, solitamente, non ci vede bene, e aver a che fare con tutte quelle monetine è per lei un patimento. Ogni volta che deve pagare qualcosa impiega mezz’ora, faticando, per riuscire a capire di quale moneta si tratta. Se poi ha anche vissuto la povertà della guerra, non intende, comprensibilmente, regalare nulla a nessuno; l’essere avari è un retaggio del non avere avuto nulla e quindi, rischiare di dare più del dovuto, all’eventuale commerciante ed essere ingannati, non piace proprio.

LE NOSTRE CAPACITA’

Gino è un vecchietto un po’ particolare. È simpatico, paziente, alla buona. Molto istruito e sempre molto disponibile con tutti. Anche a lui, con l’avanzare dell’età, si è abbassata la vista ma, per sentirsi sempre centrato e non inferiore, ha deciso di utilizzare altri mezzi. Si tratta di strumenti dati dalla società e sensi che ci appartengono da quando siamo venuti al mondo.

Gino è un vecchietto in pensione. Si alza molto presto al mattino e, pur coltivando diverse passioni, ha parecchio tempo libero. Ha iniziato a studiarsi bene le lineette attorno alla circonferenza delle monete. Le righe dei bordi. Ognuna diversa per moneta perché create proprio per i non vedenti. Questa soluzione, assieme al preciso tatto di cui siamo dotati, ulteriormente allenato, è diventata per Gino un risultato sorprendentemente utile e comodo.

Per chi sta già sbuffando, insinuando che la cosa sia troppo lunga e difficile, dichiaro che il signor Gino ha impiegato appena una ventina di giorni, facendo anche molto altro durante questo periodo, per imparare a riconoscere le monete senza nemmeno guardarle.

Automaticamente, attraverso questa precisa osservazione fatta con occhi ma soprattutto dita, le monete hanno iniziato a distinguersi tra le sue mani anche attraverso peso e grandezza.

Insomma, Gino, come prende un soldino nel palmo della mano, sa precisamente e velocemente di che soldo si tratta. È anche più veloce di molti giovani dotati di vista da falco.

OTTIMI RISULTATI

Questo comportamento io lo definisco un salto di qualità. Un bellissimo balzo in avanti. E, dietro questa storia, c’è un messaggio che può tornare utile in molte occasioni che si presentano nella vita di chiunque, anziani o meno.

Mi sento davvero di complimentarmi con il signor Gino che ha deciso, per suo libero arbitrio e diritto, di non rimanere uno schiavo bensì di tirare fuori nuove armi per essere sempre più entusiasta e positivo.

Gino ha deciso di vedere la bellezza dove pochi la vedono e, anziché lasciarsi crogiolare dal fastidio, la lamentela e l’invalidità di una vista poco buona, ha deciso di rifiorire in un nuovo argomento della propria vita.

Oggi, si sente un gran figo ogni volta che deve pagare, soprattutto quando si trova davanti agli amici ed è una persona felice anche per questo.

Bravo Gino, hai tutta la mia stima! Di certo, una persona come lui, non “farà mai la muffa” per capirci. Non farà mai del vittimismo e nemmeno si farà rabbia inutile. La rabbia – un’energia che può essere trasformata in CREAZIONE.

Gino ha fatto anche un’altra cosa bellissima: si è amato. Ha posizionato la sua persona in una condizione ottima per vivere e affrontare la vita e la società.

Prosit!

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Mangia bela me Fia – Quando cadi e non lo sai

LA BELLEZZA DEL DIMAGRIRE

Ho perso diversi chili ultimamente. Si sa, qualsiasi donna è ben felice di perdere dei chili soprattutto quando questo non avviene a causa di una malattia o di un grave stress. Io, anche se molti possono non credermi, li ho persi per via di un lungo e faticoso lavoro alchemico di trasmutazione, attraverso il quale ho potuto buttare via molta “spazzatura” che risiedeva in me e dove il mio fuoco interiore, divampando, ha potuto bruciare tutto l’inutile e fondere il piombo trasformandolo in oro. Ricordiamoci che (pur essendo un discorso molto lungo) dimagrire significa – stare bene – mentre ingrassare è un verbo associato – all’insoddisfazione -. Detto questo, ero comunque contenta di rientrare dentro a vecchi jeans che non mettevo da tempo, nonostante un dimagrimento abbastanza repentino.

In pratica, ero molto tranquilla, in fondo mangiavo, e non mi sentivo senza forze, ne’ avevo giramenti di testa. Mi guardavo allo specchio. Vedevo ossa che da anni erano nascoste e mi giravo e rigiravo osservando la mia nuova persona. Ero davvero carina, proprio come la società vuole, correlando la magrezza alla bellezza.

Mhmm… Eeeh… ma la tonicità? E la smagliatura? E la pancia ora incavata? “Meg… sinceramente sembri un po’ un manichino…”. E le tette? Le mie tette! Nooo! Disastro! Ma perché i chili devono sempre sparire prettamente da lì?! Meno male che ho il lavoro a rassodarmi quindi di danni (a parte le tette) pochi o niente in realtà.

Insomma… ero contenta sì ma non sprizzavo gioia da tutti i pori. Comunque sia, come ripeto, stavo bene davvero sia fisicamente che psicologicamente.

L’ARRIVO DEL MESSAGGIO

Un giorno, mentre stavo rincasando e guidavo verso casa, sorpassai una signora anziana che, a piedi, camminava appoggiandosi a delle auto parcheggiate. Era magrissima. Mi colpì molto il suo fisico. Sembrava anoressica e una rigidità strana non le permetteva passi fluidi e sicuri. Andai avanti qualche metro, molto lentamente, finché qualcosa mi suggerì di guardare nello specchietto retrovisore.

Alzai lo sguardo e vidi la donna cadere all’improvviso per terra in un modo surreale. Come un fantoccio privo di vita. Non si inciampo’ e nemmeno sembrò avere un giramento di testa. Sembrava proprio che, di punto in bianco, le sue gambe avessero deciso di non reggerla più. Cadde rimanendo seduta in un’innaturale posizione, io fermai la macchina ma vidi che tre o quattro persone andarono a soccorrerla. La vidi tirarsi su e sorridere come ad essere abituata a questi eventi. Mi tranquillizzai. La signora non era sola e io stavo iniziando a bloccare il traffico quindi ripresi il cammino.

Sono solita osservare gli avvenimenti esterni come fatti riflessi del mio interno e soprattutto del mio inconscio cioè quello che fatico a vedere ma che risiede in me. Esiste. Quale poteva essere il messaggio che l’Universo, attraverso la lettura di quella pagina, voleva darmi?

TRADURRE DA UNA LINGUA SCONOSCIUTA

Ci ragionai un po’ su e poi, senza dubbio, ebbi la mia risposta.

Mantenendo la giusta percentuale di causa, consiglio sempre di evitare l’estremismo e l’assolutismo, quella donna mi aveva mostrato la preoccupazione inerente la mia magrezza raggiunta in poco tempo.

Siamo contenti di dimagrire per via della cultura in cui viviamo ma siamo cresciuti con un’educazione che va contro questi schemi. La maggior parte di noi, infatti, si sarà sentita dire più di una volta nella vita – Mangia! – o – Guarda che devi mangiare altrimenti non ti reggi in piedi! – o – Sacco vuoto non sta in piedi! – o – Chi è grasso è più felice – o ancora, durante la gravidanza – Devi mangiare per due! -. Una continua battaglia interiore tra società e famiglia. Da una parte ci volevano tutti come dei fotomodelli mentre, dall’altra, ci prediligevano pasciuti e robusti.

MANGIA BELA ME FIA

Per le nostre mamme e le nostre nonne non mangiare e dimagrire era fonte di preoccupazione. Guardavano i magri con una sorta di espressione dispiaciuta sul viso e ricordo io stessa che, quando andavo a mangiare da mia zia (una zia che mi ha fatto da nonna), ogni giorno era Natale. Pur di farmi mangiare si alzava alle 5 del mattino per impastare cibi sani, genuini e pieni di energia. Per lei ero sempre deperita. – Mangia bela me fia che ti me stai mà pœi, ti me pai in ratin – (Mangia bella la mia bambina che poi mi stai male, mi sembri un topino) mi diceva. Forse l’aver vissuto la guerra e la fame la portavano a pensare così.

Le nostre memorie cellulari rimangono e perdurano per diverso tempo. Sono tremende. Tutto questo per dirvi come, nonostante io non mi sentissi assolutamente allarmata e mi ritenessi invece in ottima forma, dentro di me, qualcosa aveva risvegliato queste paure con le quali son cresciuta e mi appartenevano. Non l’avrei mai detto.

A VOLTE RITORNANO

Il cambiamento del mio fisico, ben significativo, aveva portato a galla sì un piacere visibile ma anche queste tracce mnestiche arcaiche non rimosse. E non mi riferisco alla guerra vissuta da mia zia ma a tutte le frasi che, negli anni, mi hanno inculcato il messaggio “se sei magra, non ti reggi in piedi“.

Attraverso la caduta della donna le ho potute vedere.

Avevo in realtà una celata preoccupazione di non reggermi in piedi. E come avrei fatto col lavoro? E come avrei fatto con i miei genitori che avrebbero iniziato a “rompermi” pieni di timore per me? E come avrei fatto nei confronti delle mie amate passeggiate dove serve tanta energia? Oh! Bene! Eccole! Ora potevo vedere le mie angosce tutte belle lì davanti a me. Quindi che avrei dovuto fare? Ingrassare di nuovo? Salvo sfiorare l’esagerazione del dimagrimento direi proprio di no.

In realtà la nostra parte intrinseca pretende semplicemente di vivere senza preoccupazioni inutili e deleterie per il nostro stato d’essere. Ma intende anche avvisarci mostrandoci ciò che non vediamo da soli. E qui occorre tradurre. Dovevo imparare ad eliminare quella paura da me e porre attenzione, in modo sereno, al mio peso.

Non è vero che chi è magro è triste e sta male anzi… ovviamente nei limiti. Non è vero che se salti un pasto muori anzi… Non è vero che la ciccia ti rende una persona solare anzi… Dovevo imparare a stare bene del tutto. In ogni mio ambito. Soprattutto emozionale. Dovevo imparare a godere del mio nuovo corpo considerandolo bellissimo e immaginarmi sempre sana e gioiosa se così volevo essere.

Ma quello sul quale volevo porre l’attenzione è: come sono brave, queste memorie, a nascondersi o mimetizzarsi in noi. Io proprio non le vedevo! Attenzione quindi a dire – No, no io non sono per niente preoccupato! -. A livello conscio è vero, ma è l’inconscio che ci frega. E, ahimè, non ci arriva ciò che vogliamo ma ci arriva ciò che siamo.

Vi auguro una buona “lettura” dei vostri eventi. Sempre con leggerezza mi raccomando.

Prosit!

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Intervista a Trauma Cranico – responsabilità tua o del mondo esterno?

Partendo dal presupposto che, per la Psicosomatica, ogni incidente che subiamo equivale alla punizione di un senso di colpa che portiamo in noi (spesso celato), anche il Trauma Cranico spiega, sotto questo punto di vista, un castigo che arrechiamo alla nostra persona per infliggerci una pena. Una colpa intrinseca, nascosta nel nostro profondo. Magari… quella di essere venuti al mondo… per dire. Può sembrare assurdo ma sono molte le persone che si sentono inadatte e che credono di aver compiuto un reato nel nascere. Come dice il termine stesso – Cranico – ci si riferisce alla testa, luogo di: pensieri, riflessioni, ragionamenti ed elucubrazioni mentali.

Tutto questo è, per la maggior parte, spazzatura futile che ci portiamo dentro al solo scopo di stancarci e farci preoccupare inutilmente come tante volte ho spiegato in altri post.

L’uomo comprende tutto salvo ciò che è perfettamente semplice – (Hugo Von Hofmannsthal)

LA REALTA’ E’ UNO SPECCHIO?

Tocchiamo subito un tasto dolente. Molto spesso, alcuni traumi ci vengono provocati da altri, non sempre ce li procuriamo da soli ma, secondo alcune filosofie, essendo che la realtà esterna non ha una sua ragione e non è in grado di agire di sua iniziativa, essendo solo un riflesso di quello che SIAMO dentro, gli altri diventano per così dire degli AGENTI DEL DESTINO utili a darci ciò che noi, anche se non ce ne accorgiamo, vogliamo. Andando a scandagliare questo discorso, lungo e complicato, ci accorgiamo quindi che, al di là del fatto che questo possa essere vero meno, o vero solo in parte, possiamo comunque cogliere un messaggio se è questo che ci preme. Ossia, semplicemente, anziché soffermarci a dire – Ma tu guarda ‘sto idiota se doveva colpire proprio me? – possiamo (anche) dire – Come mai quella persona ha colpito proprio me? Ho forse richiamato in qualche modo il suo colpo? Lui ha sbagliato, non c’è dubbio, ma IO, comunque, ora provo dolore e ho subito un trauma, perché? Non lo so, non posso vederlo ma posso ragionarci sopra. C’è forse qualcosa che non mi perdono e ho voluto così punirmi? -. Ciò vuole solo essere un’apertura che permette di vedere da varie angolazioni. Permette inoltre, anche se può sembrare strano, di comprendere che noi esistiamo, siamo responsabili e co-creatori, siamo vivi cavolo! Non siamo solo pezzi di carta, vuoti, mossi dal vento che ci crea ciò che vuole lui.

PER GIOCO… PROVIAMO A SVEGLIARCI

E allora… facendo finta di essere noi i responsabili, proviamo a vedere che cosa si nasconde dietro ad una tremenda botta alla testa. Ma prima permettetemi di sottolineare una cosa: sentirsi responsabili degli avvenimenti non vuol dire averne colpa, proviamo ad osservare anche un altro bellissimo lato di questa visione: se io sono responsabile di quell’avvenimento, allora posso anche trasformarlo perché io lo creo e io lo distruggo o lo creo come piace a me. Ok?

Ora andiamo ad intervistare il Trauma Cranico:

Ciao Trauma Cranico

Ciao!

Volevo dirti innanzi tutto che fai un male bestia e mi hai anche creato un bozzolo sulla fronte veramente antiestetico ma… vorrei capire il perché di tutto questo. Che ti ho fatto?

A me non hai fatto nulla, al massimo hai fatto a te stessa. Dovresti parlare con la tua parte interiore

Ma… non riesco a vederla, è nell’inconscio. E’ difficilissimo leggerla!

Lo so, ma puoi provare ad allenarti. Io posso solo dirti che giungo, o per mano tua o per mano di terzi o per mano di oggetti, quando tu mi chiami perché vuoi punirti… un po’ come le pacche che ti dava la mamma col battipanni quando eri bambina

Sì, ho capito, questo lo sapevo già, ma speravo di ottenere qualcosa di più da te

Non posso dirti molto altro se non che, nella testa, non c’è solo la mente. Oggi, con queste nuove filosofie un po’ New Age, la mente è stata condannata come provocatrice di molti squilibri, il che è anche vero ma, la mente, se l’abbiamo a qualcosa serve. L’assolutismo non va mai bene. Ma, tolto questo, nella testa ci sono anche altre cose. Ad esempio, è proprio con essa, e non solo con il Cuore, che possiamo collegarci al Divino assaporando che cosa realmente siamo… cioè… siete.

Gli ultimi chakra infatti si trovano proprio lì, qualcosa dovrà pur dire. Si parla tanto di far salire, far salire… ma poi, la maggior parte delle persone che filosofeggiano su queste teorie, si fermano al Cuore. No! La testa è importante! La testa contiene anche il volto e, in esso, c’è il naso dal quale entra la vita. E la bocca e gli occhi! Di un’importanza indescrivibile! Il viso è la parte più esposta e ci permette di unire l’esterno all’interno in pieno contatto con l’Uno. Tutto questo non ha nulla a che vedere con il darsi delle colpe o il non perdonarsi ma può essere visto invece come intoppo al lasciarsi andare verso una concezione più mirata di quella che è la divinità all’interno di ognuno di voi. In questa vita terrena, la ricerca del Dio che vive all’interno di ogni essere umano, è forte e scalpita. Ogni volta che viene in qualche modo repressa, o celata, una sorta di “castigo” vuole solo fartelo notare. Tieni anche conto che la testa è la parte che identifica la tua autonomia. Ciò significa che è con essa che fai delle scelte. Questo non vuol dire scegliere tra due case o tra due fidanzati o tra due ricette. Significa anche scegliere di comportarsi in un modo, piuttosto che come natura comanda, solo per fare bella figura e piacere agli altri. Cosicchè, la tua bambina interiore si arrabbia, le stai tarpando le ali e… tac! Una bella patta sulla testa non te la leva nessuno! E’ con la testa che ti critichi e ti svaluti, non con il cuore. Faccio bene a punirti, se permetti. Lascia stare gli altri! Sempre a guardare cosa fanno gli altri e a cercare qualcuno al quale dare colpe. Sì, sì… arrabbiati pure se vuoi, e vendicati, ma pensa per te. Gli altri ti hanno dato un colpo? Ok… e tu quanti colpi hai dato a te stessa? Quante volte ti sei tirata bastonate addosso senza amarti e senza stimarti? Pensi di essere venuta qui per fare la mendicante e quella che non vale niente quando dentro di te c’è la scintilla divina e tu la spegni in continuazione? Dove porta la corona un Re? Mica porta una cavigliera!

UNA BOTTA (DI VITA) IN TUTTI I SENSI

Diventa Re e un Regno ti sarà dato – (Gesù)

Sono un po’ stranita… ehm… penso possa smettere di parlare. Direi che Trauma Cranico è stato davvero chiaro ed esaustivo non pensate anche voi? Ora forse abbiamo qualche strumento in più per comprendere come mai abbiamo subito quel colpo. E, quindi, possiamo evitare degli ulteriori colpi futuri magari.

Intanto però mettetevi un cerotto, così forse lo zittite, altrimenti vi farà sentire talmente piccoli e micragnosi che altri traumi non ve li toglie nessuno. Perdonatevi! Anzi, perdoniamoci… il perdono è lo strumento migliore per evitare il Trauma Cranico e qualsiasi altro tipo di danno.

Prosit!

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Una Vita di M….

A COSA TI FA PENSARE QUELLO CHE VEDI O VIVI?

Le filosofie che studio e che seguo m’insegnano come l’Universo, non avendo altri mezzi a sua disposizione per mostrarmi le pagine della mia vita o per darmi suggerimenti, mi mette davanti persone o situazioni in grado di recarmi quel determinato messaggio. Tutto sta nel saperlo tradurre. Ed è difficile. Quello che c’è nel nostro inconscio, ossia la parte sott’acqua del famoso iceberg, non riusciamo a vederlo. Per questo, spesso, ci accadono eventi incomprensibili per noi, ma possiamo osservare quello che viviamo per comprendere cosa si cela in questo grande magazzino degli arcani.

Questa specie di operazione è fattibile in ogni momento della nostra vita. Senza impazzire nell’assolutismo o nell’estremismo, basta cogliere il senso più significativo. Quindi, anche mentre camminiamo per strada, possiamo notare tutto quello che si cela all’interno di noi come se la realtà che viviamo è uno specchio che riflette.

Per questo oggi voglio raccontare la storia di M. prendendola come spunto per riflettere. Per una riflessione atta ad aprire le vedute e poter notare quante cose esistono dietro a quello che consideriamo solitamente un semplicissimo “fatto”.

UN NUOVO TIPO DI “OSSERVAZIONE”

M. é una ragazza sulla quarantina. Oggi fa l’educatrice in un Asilo Nido ma, da giovanissima, per mantenersi, è stata l’addetta alla pulizia dei gabinetti in un grosso Autogrill.

M. ha anche avuto un cane e un figlio. Questi accenni sulla sua vita, che sembrano non avere nulla a che fare l’uno con l’altro, è bene che ve li spieghi così da mostrarne il filo conduttore.

Il filo conduttore in questione tratta di: feci e urina.

Ebbene sì.

Nei bagni dell’Autogrill si può facilmente capire che cosa ogni giorno M. era obbligata a vedere e pulire. E anche adesso, che lavora al Nido, ha sempre a che fare con questi “regalini”, ma non solo. Il cane che aveva, per fortuna di piccola taglia, aveva l’abitudine di sporcare in casa e lo stesso figlio di M. fu un vero disseminatore di pupu’ e pipì una volta raggiunta l’età del – togliamo il pannolino -. Per M. cane e figlio erano una sorta di dramma.

Ora, i significati di tutto questo o delle varie cose prese singolarmente, possono essere molteplici ma, in questo post, le racchiudo assieme e mi riferisco ad M. soltanto, senza soffermarmi sul bimbo o sull’amico a quattrozampe che, anche loro, avevano e hanno il loro percorso.

Vedere, o avere a che fare sovente con feci e urina, cose che non apprezziamo e che indichiamo come qualcosa che – ci fa schifo – può significare lo schifo che proviamo nei confronti della vita. Un qualcosa di disgustoso verso l’esistenza risiede in noi e, lo specchio, ce lo mostra alla sua maniera. Qualcosa proprio non ci piace. Quando vedo quei negozi pieni di escrementi di cane e di gatto davanti alla vetrina, nonostante ci siano anche dinamiche territoriali e abitudinarie da parte dell’animale (tutto è da includere) penso che, probabilmente, il gestore di quell’esercizio reputi poco bella la propria vita e sia fondamentalmente una persona infelice o arrabbiata. Questo ovviamente non vuole essere un giudizio ma solo un punto di vista, forse nuovo, per alcuni. Ebbene sì, anche se di rado, capita anche a me di vedere certi spettacoli e devo ammettere che in quei periodi mi riconosco scontenta o disgustata da diversi eventi che mi sono successi.

LA VITA NON PARLA UNA SOLA LINGUA

Ma cacca e pipì rappresentano schifezza solo per noi umani. In realtà, da altre creature e dalla Terra stessa, sono doni molto apprezzati che, addirittura, in certi casi, vanno a nutrire altre forme di vita perciò risultano indispensabili.

Quindi la loro vista può anche simboleggiare la generosità. Essendo che però, ai nostri occhi, ciò è sempre visto con disprezzo, e l’Universo questo lo sa, perché così è scritto nelle nostre memorie, l’insegnamento suggerisce che, probabilmente, si è poco generosi e quindi si è persone che disprezzano (esagero) chi è bisognoso di aiuto. Cioè persone che, anziché dare, volgono la faccia dall’altra parte.

Un altro significato simpatico da parte degli escrementi parte da quello che essi sono: scorie. Gli escrementi sono parti di cibo e sostanze dell’organismo delle quali l’organismo stesso non ha bisogno e quindi espelle. A volte succede anche che vengono espulse sostanze utili ma parlo per ciò che accade di solito.

Ebbene, si stanno quindi osservando tante scorie e cioè tanta “spazzatura” attorno a noi. Per il nostro corpo quella infatti è proprio immondizia. E allora, forse, la vita ci sta dicendo che ne siamo pieni al nostro interno il che non vuol dire essere pieni di feci o urina, perché non si è andati al bagno, ma significa essere pieni, nell’inconscio appunto, di spazzatura mentale. Schemi sbagliati, pensieri nocivi, emozioni negative, riflessioni stancanti che non servono a nulla e ci impediscono soltanto di giungere alla leggerezza.

LA COSA IMPORTANTE E’: PROVARE

Quando spiegai tutto questo a M. lei, dapprima, mi guardò con ironia e sorpresa ma poi decise di provare a vedere le cose anche da questo nuovo e strambo punto di vista.

Decise di cambiare il suo interno per modificare anche l’esterno ma non sapeva cosa fare.

Io non potevo dirle qual’era, dei tanti, il messaggio adatto a lei. Questo soltanto la persona stessa può comprenderlo e, a volte, non si riesce. Non siamo abituati al silenzio e all’introspezione (panacea di ogni male).

Alla fine però le sembrò che i fatti le parlassero di come lei percepiva la sua esistenza: brutta.

M. non era contenta ne’ soddisfatta della sua vita. Era dovuta andare via di casa giovanissima perché non andava d’accordo con i genitori sposando poi il primo uomo incontrato solo per ottenere la parvenza della famiglia tanto desiderata. Il figlio, in realtà, lei non lo aveva desiderato col cuore e il suo sogno non era quello di fare la maestra in una Scuola dell’Infanzia come invece sua madre l’aveva obbligata facendole fare le Magistrali. M. amava la matematica e i calcoli, adorava contare e ragionare ma dovette cedere al volere dei suoi.

Adesso, guardandosi attorno e ricordando il passato, non era contenta. Non era gioiosa della sua quotidianità… anzi…

Decise quindi di modificare, dopo un lungo e duro lavoro, quello che provava al suo interno nei confronti della vita e di se stessa. Piano piano iniziò ad accettare, senza giudizio e con benevolenza, quello che era e aveva. Poi riuscì ad amarlo (per capire questo consiglio di leggere il mio articolo https://prositvita.wordpress.com/2018/04/23/va-che-me-ne-sono-inventata-unaltra-si-chiama-o-a-p-a/).

Iniziò a stare meglio e ad essere più felice. E persino la sua realtà cambiò. Venne infatti trasferita, all’interno dello stesso Complesso Scolastico, alla Scuola Materna (questo è successo proprio pochi giorni fa), nella quale, i bimbi, più grandicelli, andavano da soli in bagno a fare i loro bisogni e sapevano pulirsi in modo autonomo. Si separò dal marito e incontrò un uomo che probabilmente stava aspettando proprio lei perché la ama e la considera ogni giorno la cosa più importante della sua vita. Il cane, nel frattempo, è passato a miglior vita e il figlio è cresciuto.

Oggi M. ha un Cocker che non si permette di fare nemmeno una goccia di pipì in casa. Sicuramente M. ha anche imparato, dalla lezione precedente, ad educare meglio un cane o può aver avuto aiuto dal nuovo compagno, come dicevo prima le dinamiche e le motivazioni sono sempre tante ma, alla fine, questa è la nuova, serena, appagante… vita di M.

Prosit!

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