Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio

Si può davvero avere fiducia in qualcuno? Di qualcuno?

Fiducia totale intendo. Tipo quella che si da’ al respiro. Avete presente? Quando inspiriamo, mica ci chiediamo se il prossimo respiro arriverà. Arriva e basta. Abbiamo fede in lui. Certezza assoluta da non porci neanche il pensiero.

Verrebbe da rispondere di – – senza problemi se pensiamo ad un genitore, ad un figlio, ad un compagno, al migliore amico. Eppure…

Eppure quante volte abbiamo vissuto situazioni in cui, inaspettatamente, una madre ad esempio lascia questa vita terrena, e il padre, rifacendosi una vita, cambia completamente nei confronti dei figli soggiogato dalla nuova compagna? Quante volte un marito devoto e amorevole, un bel giorno, senza preavviso, si fa le valigie e se ne va di casa abbandonando moglie e figli?

E’ un po’ la storia del “bravo ragazzo” che, una mattina, si alza e compie una strage. Nessuno lo avrebbe mai detto. – Era l’ultima persona sulla faccia della terra che… -. Quelle cose impossibili ma che accadono. E pensate che le persone alle quali sono successe se l’aspettavano? No. Avrebbero sicuramente risposto – – alla domanda: puoi avere fiducia totale in qualcuno?

E allora torno a chiedere, è realmente possibile?

Mi viene difficile da credere. Purtroppo le nostre paure e i nostri bisogni sono così grandi che pur di soddisfarli siamo disposti a tutto, anche a tradire.

Prendiamo l’orgoglio ad esempio. – Ne ha uccisi più l’orgoglio del petrolio – (Vasco Rossi).

Sarete pronti a dire – Ma se ami davvero, l’orgoglio lo metti da parte -… già… se ami davvero. Ma chi dice che l’altro ama davvero come noi? O meglio, chi dice che l’altro, in caso di suo bisogno, è meno vittima del suo orgoglio, o della sua rabbia, o della sua paura, etc…? Nemmeno lui può governare queste emozioni! S’innesca il meccanismo di istinto di sopravvivenza. L’importante è sopravvivere, stare bene e non si guarda più in faccia nessuno. E’ così. Non è un volere. Si prova poi vergogna per questo ma è così.

Ed è assurdo notare come la maggior parte delle volte, proprio chi ci ha detto – Abbi fiducia di me – ora ci ha ingannato.

E’ brutto non poter avere fiducia in qualcuno perché la fiducia è la compagna dell’amore, vanno di pari passo. E’ quando ami, incondizionatamente e quindi senza timore alcuno, in quanto sei pieno d’amore e non c’è spazio per pensieri negativi che, automaticamente, ti fidi ciecamente perché, appunto, in te, non esiste paura. All’incontrario, è quando hai fede totale che puoi dire davvero e dal più profondo – Io amo -.

Ma l’inganno fa male. Brucia tantissimo. E’ un dolore insopportabile che si sente dentro e, che lo si voglia o meno, diventa più grande della sensazione dell’Amore. Diventa uno stato d’essere prendendo il posto di quello che un tempo era idillio.

E allora penso che forse questa fiducia, e assieme a lei il sentimento dell’amore, andrebbero incanalati verso noi stessi, verso la nostra persona. Forse l’unica davvero che non ci tradirebbe mai. E allora può essere che, pieni d’amore, evitiamo il tradimento e ciò che ci fa male. Senza aspettativa alcuna nei confronti di nessuno.

So che può sembrare negativo (probabilmente per la prima volta) quello che sto scrivendo ma più che negativo lo reputo realista. Pensateci bene. Si può davvero mettere la mano sul fuoco nei confronti di qualcuno? Io non credo ed è normale che sia così. Le dinamiche dell’essere umano non lo permettono e non siamo degli Osho. Ma possiamo averla in noi e in noi manca.

E’ buffo. Siamo più propensi a riversarla, a chiederla, a provarla per altri ma, andando di pari passo con l’amore, è proprio per noi che quell’amore andrebbe provato.

Ci sono persone che oggi non soffrono più. Persone che ormai hanno fatto “il callo” a questo tipo di situazioni e quasi… se l’aspettano.

Ed è proprio su questo tasto che vorrei battere. Se te l’aspetti accade. Questo dicono le Leggi Universali. La realtà la creiamo noi attraverso la nostra immaginazione, nel bene o nel male, perciò, se crediamo che quella persona prima o poi ci lascerà o abbiamo paura di questo (che è sempre immaginarlo) succederà proprio così. Oppure ancora, se si deve “guarire” dal timore dell’abbandono, l’anima, ogni volta, ci mette davanti situazioni di abbandono da superare, fintanto che non impariamo ad essere indipendenti, fintanto che non impariamo a bastare a noi stessi, perché per la nostra anima, noi esseri potenti e supremi, non dovremmo avere delle necessità. Per cui accade che il problema è dentro di noi e non all’esterno. Accade quindi che finchè non risolviamo il nostro dramma, continueremo a vivere queste esperienze e con nostro padre, e con nostro figlio/a, e con il nostro partner etc etc… E sempre più brutte, sempre più gravi, sempre più insopportabili quasi come se qualcuno, da lassù, dicesse – Imparerai prima o poi! -.

Se abbiamo paura di essere abbandonati o ingannati stiamo inconsciamente creando l’abbandono e l’inganno che ci vedranno vittime di tale situazione e, l’abbandono o l’inganno, prima o poi, concretizzandosi, arriveranno a noi. La realtà è uno specchio di ciò che siamo dentro.

Questo è uno dei motivi principali del perché non è possibile avere fiducia in qualcuno. Noi stessi creiamo il suo andarsene. Occorre lavorare dentro. Trasformare il nostro piombo in oro. Liberarsi da tutta la spazzatura che abbiamo, che ci sporca, che non ci permette di assaporare, con fiducia totale, il bello della vita e degli altri.

La cosa positiva è che l’anima non ci mette mai davanti prove troppo grandi per noi. Anche se può sembrare incredibile e straziante, quel dolore è adatto a noi. Possiamo vincerlo. Occorre impegnarsi tantissimo ma possiamo farlo. In fondo, torno a dire, noi gli abbiamo dato vita. E’ una cosa nostra. Ne siamo i padroni. Siamo in grado di distruggerlo ma prima di farlo utilizziamolo per imparare. Amiamolo e ringraziamolo. L’abbiamo realizzato apposta per apprendere e stare meglio anche se non ce ne accorgiamo.

Scrissi tempo fa questo piccolo articolo sulla mia pagina FaceBook:

La radice di molte malattie è l’INSODDISFAZIONE.
L’ansia, la depressione, l’angoscia, l’obesità e molti altri disturbi derivano sempre da lì anche se sovente non sappiamo neanche per che cosa siamo insoddisfatti. La vita che conduciamo, ciò che ci circonda, non ci piace e soprattutto non ci basta. Vorremmo altro, vorremmo cose diverse, vorremmo cose che non abbiamo. E, la maggior parte delle volte, tutto questo, esiste per la PAURA. Vorremmo cambiare partner ma abbiamo PAURA (di rimanere soli, del giudizio degli altri, della sua reazione…), vorremmo cambiare lavoro ma abbiamo PAURA (della mancanza di sicurezza economica, del salto nel vuoto, del giudizio, del futuro…). Abbiamo paura di offendere, di non trovare più ciò che possediamo, di mostrarci sbagliati, o persone facili e leggere. E così continuiamo nella routine giornaliera, in quel tran tran che non ci porta critiche esterne, che non ci spaventa perchè è la nostra comfort zone (zona di comfort) ma che ci logora dentro e ci ammaliamo. Quando il timore ci pressa, purtroppo non si può partire a spada tratta come molti consigliano facendola semplice, ma posso assicurarvi che osservare ciò che di bello abbiamo e praticare la gratitudine costantemente aiuta davvero molto. Moltissimo. Ci aiuta ad avere fiducia in noi stessi, ci mostra il lato bello della vita e l’inconscio registra il “bello”. Tutto questo attenua la paura di volta in volta e, più avanti nel tempo, saremo in grado di fare un piccolo passo in avanti e poi sempre di più. Questo non è difficile da fare, ci vuole solo voglia e dedizione
”.

Penso che osservare le cose belle che abbiamo, focalizzandoci su esse, sia l’esercizio migliore da fare assieme al ringraziare, ogni giorno, per quello che di buono abbiamo e per quello che di buono avremo. Penso che questa strategia possa fare bene anche nei momenti in cui ci sentiamo traditi e abbandonati. Sembra poca cosa ma in realtà riesce a fare un gran bene.
Prosit!

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L’Amore – Il Profeta del Vento

Tempo fa, la mia amica Angela, sapendo che in questo mio blog parlo sovente di un Amore un po’ diverso da quello che siamo abituati a vivere, mi ha mandato questo bellissimo scritto, intitolato appunto “l’Amore”, di Stefano Biavaschi, tratto dal libro “Il Profeta del Vento”. Un libro, si dice, – per aiutare chi ami -. E infatti, dal momento che attraverso i miei articoli, desidero dare un contributo di benessere a chi legge, mi sembrava giusto offrire queste parole che trovo meravigliose e che fanno riflettere:

Nessuno è creato dalla Vita come sostegno per i vostri sogni, perché due occhi non sono fatti per guardare l’uno verso l’altro, ma entrambi verso la stessa direzione; diventando così ognuno luce per l’altro. Crescete comprendendo questo, e troverete, assieme a ciò che cercavate, anche ciò che non cercavate. Ma dopo questo, non dubitate più. Se dubitate che sia Amore, infatti, già non è Amore. E non calcolate. Se calcolate i vostri passi, infatti, già non è Amore. Non appoggiatevi all’altro con tutto il vostro peso. Ma posatevi come un raggio di Sole su una foglia. E come una foglia accogliete l’altro raggio di Sole. Asciugate le vostre lacrime e senza timore concedete al vostro cuore questa luce e al vostro animo questo calore. Ma state attenti agli incanti! Perché i raggi di Sole non sono il Sole. Non riversate sull’altro tutta la vostra nostalgia di cielo: egli non è in grado di contenerlo, né mai voi potreste contenere il suo. Non valutate l’altro per ciò che non potrebbe mai avere, o finirete per svalutare voi. E tutto questo non è Amore. Non precipitate l’uno dentro l’altro, ma tenendovi per mano camminate insieme. Portate l’amato non al centro del vostro cuore, ma del suo, perché lì troverà anche il vostro, e insieme troverete il cuore al centro del cosmo. Sarete sottoposti a molte prove, e spesso l’orgoglio vi chiederà di scegliere sé al posto dell’Amore. Ma non ritiratevi da queste battaglie, perché altre non ve ne sono di più utili per voi. Se vincerete, avrete vinto. Se perderete combattendo e affilando il cuore, avrete vinto. E quando il tempo vi avrà condotto fino a farvi decidere di fondere per sempre le vostre due vite, conoscerete quote più alte, ma anche la durezza di cadute mai pensate. E vedrete spesso andare in frantumi tutti i vostri sogni. Ma sarà allora che potrete dischiudere davvero le vostre ali. Non maledite gli eventi, perché siete voi che avete in mano il timone del vostro destino. E non sarà rompendo questo vostro vaso e dicendo addio all’amato, che le vostre radici troveranno nuova forza: questa gabbia di creta è in realtà ciò che le salva dall’essiccare. Siete voi che dite, quando non vi sentite amati: l’Amore è finito. Quella è invece la stagione in cui comincia. Poiché il valore di chi governa la nave è nel condurla anche controvento. Siete voi che dite, quando finiscono le sensazioni: Ma io non amo più. Non scambiate però l’Amore con le sue sole sensazioni. Poiché il valore di chi governa la nave è nel condurla talvolta anche a vele sgonfie, fino ad altre zone di Vento. Pertanto siate fedeli, perché nell’infedeltà diventate doppi e quadrupli. E se vi è già difficile condurre una vita, come potreste condurne due o quattro? Dividendo in due un germoglio non si hanno due vite, ma nessuna. Pensando di incontrare nuove gioie incontrereste dolori maggiori di quelli cui voltate le spalle. Perciò tornate a guardare verso chi vi aspetta, ma non per dirgli: Tu non mi ami. Bensì: Io non so amarti. Questo è necessario per far scendere l’Amore sull’amato. Alzate lo sguardo sulle virtù dell’altro, perché avete passato il tempo senza conoscervi. Ma se poteste entrare, e a volerlo potreste, nella mente di chi vi ha accompagnato, per sfogliare insieme il libro della vostra vita, scoprireste quanto siano belle in realtà tutte quelle pagine già scritte, e quanto saranno belle tutte quelle ancora bianche. Ricordate che il vostro cuore nasconde un Vento inesauribile che saprebbe amare, oltre al vostro amato, anche oltre il vostro amato. E attraverso di lui amare anche tutto quanto il mondo. Ergetevi come gabbiani in queste possibilità di volo assieme. Non fatevi orfani di gioie grandi e di dolori grandi, accontentandovi di rischiare solo in parte. Ma alzate il capo e abbiate fiducia, poiché se di questo Amore amerete, sarete come due raggi che si incontrano al centro della ruota, ove poter cogliere assieme tutto il senso del ruotare della Vita”.

Bello vero? Un amare in modo diverso da quello che si conosce. Che si concepisce. Parole leggere, che fanno stare bene ma dal profondo significato. Specchi di ciò che dovrebbe essere. Avete mai amato in questo modo? Ma, soprattutto, ci hanno mai insegnato ad amare in questo modo?

Un particolare ringraziamento ad Angela per avermi fatto conoscere questa splendida lettura.

Prosit!

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Problemi al Viso – Paura di mostrare se stessi

Il viso è la parte del corpo che più mostriamo al mondo. Scoperto, nudo, così com’è.

Proviamo a camuffarlo con accurate pettinature, con occhiali da sole, con il make-up se siamo donne, con cappelli di ogni tipo, modificando le sopracciglia, ma non possiamo farlo più di tanto. Il nostro volto, siamo obbligati a porlo, ogni giorno, davanti a tutti.

Inconsciamente, mostrare alla vita il proprio viso, ad alcuni non piace. Non piace perché c’è un problema nell’accettare se stessi. Ci si vorrebbe nascondere. Questo può derivare dal non apprezzarsi fisicamente o dal sentirsi in colpa, sporchi, colpevoli di qualcosa che potrebbe anche semplicemente essere il non riuscire a raggiungere l’obiettivo sognato e ci si sente incapaci e inetti.

Pare quindi che ogni tipo di inestetismo su questa zona voglia significare “Io non mi apprezzo, mi vergogno, ho paura di esprimere ciò che realmente sono”. Forse, addirittura, perché sono troppo fragile.

E’ per questo che: brufoli, cicatrici, problemi alla pelle, occhiaie, rughe profonde e precoci, etc… segnano in realtà diversi disagi provati inconsciamente e che fuoriescono proprio sul volto.

La cosa principale da fare è lavorare sull’amarsi ma, soprattutto, sull’accettarsi per ciò che si è. Meccanismo questo che richiede l’azione del perdono verso noi stessi. Perdonandosi non si rifiuta quello che siamo, si riconosce la nostra presenza, la nostra bella anima e, quello che gli altri vedono fisicamente di noi, passa automaticamente in secondo piano.

Ricordatevi sempre che IL CORPO E’ SOLAMENTE UN CONTENITORE. Se questa vi sembra una frase “fatta” pensate a quegli uomini che la società si prende il diritto di considerare “brutti” e che però hanno una sfilza di donne dietro che neanche Paul Newman… Pensate a quelle donne diversamente abili, o con gravi malformazioni, amate e accudite da mariti devoti. Pensate a chi ha fatto della sua vita un capolavoro, al di là del fisico che aveva. Pensate a Hitler, al carisma che possedeva e all’autorità che ha ottenuto. A Frida Kahlo, a ciò che è divenuta stando immobile nel suo letto. Pensate sia solo fortuna tutto questo? (Della fortuna, che a mio avviso non esiste, ho già parlato diverse volte).

E’ ciò che avete dentro che esce e si espande. Non escono solo gli inestetismi. Esce l’energia, ed è potente, più potente della voce, di uno sguardo, dei vostri lineamenti. Esce e trasmuta la vostra realtà. Consideratelo, tenete questo sempre bene a mente.

Mostrati per quello che sei e sii orgoglioso di te stesso! -.

Quando, ad esempio, non ci si sente accettati dalla propria madre, è inconscio, spesso non ci si rende conto di questo, può sopraggiungere l’acne, malattia della pelle caratterizzata dalla comparsa di pustole a causa dell’infiammazione delle ghiandole sebacee. Di acne ne esistono diverse tipologie, consideriamo però la più conosciuta, quella che viene a molti adolescenti (casualmente il periodo in cui si è più in contrasto con i genitori alla ricerca dell’affermazione della propria identità).

Naturalmente non è detto che la nostra genitrice non ci voglia, ma siamo noi a leggere questo messaggio attraverso i suoi comportamenti decifrandoli come ci viene, all’apparenza, più “congeniale”. Per cui, se non ci si sente accettati e/o apprezzati, proprio da chi ci ha dato la vita, è ovvio pensare di essere sbagliati, di non essere perfetti e che se fossimo migliori forse la mamma ci vorrebbe di più e ci amerebbe maggiormente. Oppure, non saremmo per lei un “problema”.

Al centro del viso c’è il naso che è una parte importantissima. E’ attraverso lui che entra la vita ad ogni nostro respiro. Chi ha problemi a respirare, ha anche problemi con la vita. Il naso però, è soprattutto la zona che simboleggia il nostro AUTORICONOSCIMENTO.

Riconoscere il proprio valore, il proprio essere speciale, riconoscere le proprie capacità. Se su di lui, o intorno a lui, affiorano problemi ecco che c’è un disagio in noi e nel valutarci per gli esseri meravigliosi e stupendi che siamo.

Guardatevi allo specchio e vogliatevi bene. Tanto bene, come se foste per voi una madre affettuosa che mai accetterebbe venga offeso il proprio figlio. Guardate il vostro viso con tenerezza ma senza compatirvi. Guardatelo con orgoglio e dignità. E’ vostro. E’ stupendo comunque sia. Pensate a quanto siete belli. Osservatelo minuziosamente nelle sue parti più piccole, noterete che non c’è nient’altro di più complesso e unico e perfetto al mondo. Notate le imprecisioni, la loro unicità che soltanto voi possedete e sono bellissime.

Dedicate qualche minuto al giorno a guardarvi e provare amore per quello che vedete. E’ un lavoro molto difficile da fare ma basta davvero poco. Solo qualche minuto.

Prosit!

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Margherita che non vuol Guarire e le Persone “Sorde”

Facevo ancora l’estetista quando conobbi Margherita.

Veniva nel mio centro a farsi fare massaggi drenanti e pedicure.

Diceva di fidarsi di me, di come lavoravo, della mia professionalità. Si sentiva in buone mani e si sentiva soprattutto ascoltata. Già. Essere a contatto della gente e servirla prendendosi cura del loro corpo significa anche saper “ascoltare”.

Io personalmente, che non mi sono mai occupata solo ed esclusivamente di estetica, amavo regalare un benessere olistico ai miei clienti e, questo, lo percepivano e lo apprezzavano.

Margherita, nome inventato da me per non svelare quello reale, era una donna sulla cinquantina, oggi avrà all’incirca cinque anni in più, dai capelli scuri e mossi che cadevano sulle spalle e la pelle liscia e chiara. Non era una brutta donna ma risultava scialba perché non si teneva e aveva la tristezza dipinta sul volto.

Era molto negativa, molto pessimista e sospirava in continuazione come ad avere un costante peso sullo stomaco. Veniva sempre accompagnata dal marito, un uomo umile, buono, che le voleva un gran bene e stava seduto vicino a lei per tutto il tempo del trattamento.

Margherita, oltre a diversi altri disturbi fisici, aveva da anni un’onicomicosi, ossia un fungo nell’unghia dell’alluce, che non riusciva a curare.

Nulla me lo fa andare via – mi diceva affranta. Margherita era sempre affranta. Le trovai diverse soluzioni da quelle più naturali a quelle più aggressive ma, per davvero, i prodotti con lei sembravano non avere alcun effetto.

Un giorno, mentre le stavo facendo i piedi, mi chiede se poteva prendere un appuntamento per fare una seduta di riflessologia plantare e io glielo do volentieri. Era come se cercasse un qualcosa in più che potesse coccolarla, che potesse “salvarla” da una situazione opprimente che viveva.

Capii più tardi che, in realtà, non stava vivendo nessuna terribile situazione (fortunatamente). Quello era semplicemente il suo modo di prendere la vita. Un metodo scelto molti anni prima, forse alla ricerca di attenzioni e del poter essere compatita, considerata, che pian piano, mentre il tempo passava, si è talmente impossessato di lei da farla vivere, quotidianamente, come se ogni giorno fosse il più brutto della sua vita.

Le diedi l’appuntamento per la seduta di reflex la settimana successiva e lei, puntuale, si presentò il giorno stabilito, naturalmente assieme al marito.

Dopo diversi minuti di trattamento mi resi conto che c’era qualcosa che non andava nei Reni. Quegli organi erano stanchi, spenti. I Reni sono la sede dell’Energia Vitale nonché Sessuale (dalla quale si da vita alla vita). In loro, risiede la nostra vitalità e, di vitalità, Margherita ne dimostrava ben poca. Essi sono anche però la sede dell’emozione Paura.

Iniziammo a parlare dei suoi Reni e venne fuori che le avevano tolto dei calcoli renali l’anno precedente. Molto bene, la Paura si era concretizzata ( leggi qui https://prositvita.wordpress.com/2016/12/19/calcoli-renali-la-paura-si-e-concretizzata/ ).

Ogni tanto sento ancora qualche stilettatina qui dietro – mi fa sapere indicando due punti della schiena sopra ai glutei – sento questa fascia stanca, quasi dolorante da tanto che è stanca… come… come se fosse intorpidita -. Capivo quello che stava cercando di spiegarmi e le consiglia innanzi tutto una dieta idonea che non solo l’avrebbe aiutata a mantenere i suoi Reni puliti ma le avrebbe aumentato la leggerezza psicofisica e la serenità. Una buona alimentazione rende anche felici e di buon umore. Riequilibra la produzione di ormoni (come la Serotonina neurotrasmettitore – chiamata “ormone della felicità”) e si vive nettamente meglio.

Non sono un dietologo ma mi occupo da diverso tempo di alimentazione sana notando con gioia che medici e nutrizionisti sono d’accordo con quello che dico. Le consigliai ovviamente di rivolgersi al proprio medico ma di dedicarsi ad un nuovo tipo di cucina e poi, per cercare di eliminare, o comunque attenuare questa paura inconscia che non la faceva vivere bene rendendola triste, le elencai alcuni esercizi fisici e anche di carattere spirituale da fare ogni giorno.

Mi accorsi subito, ormai lo percepisco all’istante, che Margherita era quella che si può definire in questo gergo una persona “sorda”. In questo caso, con il termine “sordo”, non si vuole intendere una persona che non può udire ma una persona che non vuole udire. Non recepiva. Ogni cosa che le dicevo era per lei inutile. Margherita non voleva stare bene, questo era il punto e, anche se può sembrare impossibile, è proprio così e può accadere a diverse persone. A darmi conferma, dopo l’ennesimo tentativo della donna di convincermi che lei già faceva tutto quello che le stavo dicendo ma non serviva a niente (era ovviamente una bugia ma queste persone la trovano come un’ancora di salvezza), ad un certo punto subentrò il marito che, con voce tonante, per la prima volta da che lo conoscevo, dimostrò tutta la sua frustrazione ed esaurimento nei confronti della moglie.

Margherita! – urlò – Ti rendi conto che con te non funziona niente perché non vuoi che funzioni niente?! -. Lui, conoscendola e vivendo con lei, sapeva benissimo che non mangiava quello che le stavo consigliando di mangiare, sapeva benissimo che lei non faceva gli esercizi che le stavo suggerendo e sapeva anche che ogni cosa… con sua moglie non funzionava.

Ebbene, può capitare che ad esempio un analgesico su di me funziona e su un altra persona no. Il principio attivo probabilmente su un individuo non ha alcun effetto e su un altro si, ma quando si inizia a vedere che molte cose, nella vita di qualcuno, non danno frutto in diversi ambiti, quasi come se quella persona fosse un extraterrestre, allora forse bisogna iniziare a porsi qualche domanda.

Margherita aveva messo l’apparecchio ai denti e i denti erano rimasti storti, Margherita subì un intervento chirurgico che si dimostrò inutile, il fungo all’unghia non si riusciva a debellare, la tinta della parrucchiera non riusciva a colorare i suoi capelli, se andava da un ottorino a farsi sturare un orecchio dopo poco l’orecchio aveva un tappo più grande di quello precedente, se assumeva un farmaco quel farmaco su di lei non aveva effetto. Sempre così, su ogni cosa.

Prese singolarmente, queste situazioni, possono fallire sì ma, se ogni volta, la cura, di qualsiasi genere sia (meccanica, farmacologica, psicologica, fisica, etc…) non funziona, a mio avviso, bisogna andare a scavare alla radice del soggetto. C’è un problema di fondo che non permette l’azione salutare degli agenti e contributi esterni. E’ una situazione involontaria ovviamente, che il paziente non riconosce il più delle volte, ma c’è. Capire come funziona la nostra mente e i suoi piccoli, minuscoli e profondi corridoi è difficilissimo anche per un professionista, ma occorre davvero rivolgersi a qualche esperto del settore per poter ricevere un aiuto. Un aiuto ad aprire la porta dell’animo per far entrare il benessere.

E’ vero che ogni essere umano è un mondo a sè e che per ognuno di noi ci vogliono accortezze diverse da chi ci cura, non siamo fatti con lo stampino, ma è anche vero che, tenuti in considerazione determinati parametri, da lì, non si va molto lontano. Un callo è un callo per tutti, un’appendicectomia è un’appendicectomia, un mal di testa è un mal di testa. Ripeto, ognuno deve essere valutato a sè in modo distinto (sangue, pressione sanguigna, assunzione di farmaci, stile di vita, età, malattie, etc…) ma l’azione è pressoché la stessa.

Quindi ricordate, se avete un amico o un parente che si può definire “sordo”, o se voi stessi riuscite a riconoscervi “sordi” allo stare bene, dopo questi suggerimenti, cercate di prendere provvedimenti, fatevi aiutare e lasciatevi andare verso chi ha intenzione, seriamente e benevolmente, di prendersi cura di voi.

E’ vero che ci sono molti professionisti che non meritano questo nome e lavorano male ma ce ne sono anche molti altri, e fortunatamente sono la maggioranza, che hanno invece interesse a far star bene una persona per non perdere il cliente e per avere una buona nomina; ma anche perché hanno, soprattutto, una dignità e un cuore.

Piccola parentesi sulle persone “sorde” e l’alimentazione:

Esempio: soggetto in sovrappeso, di molto. Nessuna patologia, nessun problema ormonale. Semplicemente… ciccioso. Alla domanda – Scusi ma cosa mangia? – lui risponderà con aria innocente – Niente! -. (Sembra buffo, lo so, ma è così!).

Mmmhmm… iniziando la sfilza di quesiti queste saranno le sue risposte:

Mangia troppi carboidrati?

Ma si figuri! Non li mangio mai!

Troppe proteine?

Nooo! Non mi piacciono e non le digerisco!

Troppi formaggi?

Sono allergico!

Troppi dolci?

Mai toccato un dolce in vita mia!

Ecco, a questo punto, mettetevi una mano sul cuore e implorate Miss Pazienza di venirvi a trovare!

Prosit!

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Se apri la Mente non Russi più

E’ davvero fastidioso dormire accanto ad una persona che russa in modo esagerato e, molto spesso, nonostante rimedi di ogni tipo, quella persona continua a emettere versi con il naso e con la bocca come un trombone.

A nulla servono calci e spintoni e sberle sul poveretto che, ignaro, si desta all’improvviso senza capire cosa sia accaduto ma poco dopo torna a manifestare i suoi rumori con virtuosismo.

Ebbene, secondo la psicosomatica, l’unico rimedio è… aprire la mente.

Pare infatti che le persone che russano non riescono a staccarsi dai loro schemi mentali, dai loro pensieri antichi, considerandoli i migliori in quanto infondono sicurezza “Ho sempre fatto così e mi è sempre andata bene, continuerò così”. Mentre, invece, ci possono essere soluzioni ancora più idonee e meno opprimenti. Danno valore a ciò che credono e a ciò che hanno sempre creduto e viene loro difficile vedere nuove soluzioni o pensarla in modo diverso. Il mondo evolve così come evolvono le vedute ma loro rimangono sempre attaccate alle loro fondamenta.

Per quel che riguarda il sesso maschile in particolar modo, ma anche le donne russano, ci sono inoltre esperti di psicosomatica pronti ad affermare che l’uomo che russa è una persona che ha avuto, o ha, un rapporto poco felice con la propria madre (anche se potrebbe non sembrare) o si sente incompreso dalla propria compagna, la quale, viene collegata inconsciamente dal partner al genitore femmina.

Molte volte capita infatti che all’inizio di una relazione l’uomo non russa per iniziare a farlo poi col tempo. E’ vero che l’orologio biologico avanza, la parte fisica è da tenere sempre in considerazione. Si può ingrassare, si può indebolire l’apparato respiratorio e, il nostro organismo, man mano che il tempo passa, si trasforma, ma mentre all’inizio di un rapporto tutto è meraviglioso e funziona a gonfie vele, dopo si possono iniziare a percepire dei bisogni, o delle mancanze anche se la coppia va d’amore e d’accordo. Anche le gioie si percepiranno ma, assieme a loro, sempre inconsciamente, non ci si rende conto di voler soddisfare delle necessità.

E’ inoltre vero che, sovente, si russa a causa di un problema al setto nasale, a piccole deformazioni nella prima parte del tratto respiratorio, o ad altri problemi fisici o post operatori, ed essendo che il naso è la zona del corpo dalla quale entra la “vita”, cioè l’aria che si respira, significherebbe che c’è un blocco del vivere l’esistenza nella più totale serenità.

Quasi come ad aver paura di pensare che tutto, nella vita, può andare sempre bene senza doversi preoccupare di nulla. Sembra impossibile. E’ bene non mollare le briglie ma tenere le cose sotto controllo. E’ bene non fidarsi troppo della bellezza della vita. E’ bene, ad esempio, accumulare denaro perché “non si sa mai”, oppure dare sempre il proprio consiglio perché considerato il migliore per evitare disguidi, è bene avere sempre quattro occhi anziché due, oppure essere più pessimisti che ottimisti, e moralisti, e paurosi. Gli esempi possono essere più di mille e identificano sempre una persona che non è libera. Che fatica appunto ad avere nuove vedute, sicuramente anche più sane per essa stessa, e che apre poco la mente lasciandosi andare con fede.

Purtroppo è molto difficile tranquillizzare una persona che ha paure così intrinseche, tutti quanti abbiamo paure inconsce, ne siamo pieni, così come è difficile far loro cambiare idea soprattutto dopo che vivono così da una vita.

Secondo Louise L. Hay, scrittrice e pioniera del Pensiero Positivo, per cercare di smettere di russare, una valida soluzione sarebbe quella di liberarsi del passato e di tutto ciò che non è Amore avendo fede nella vita e nel futuro senza preoccupazioni. So che è dura ma l’allenamento è davvero utile. Si dovrebbe vivere tenendo a mente che la gioia è il primo ingrediente della vita e, come esercizio, consiglia di dire, anche più volte ogni giorno, ad alta voce, la seguente affermazione:

Mi libero di ciò che è diverso dall’ Amore e dalla gioia nella mia mente. Procedo dal passato verso il nuovo, la freschezza, la vitalità –.

Un esercizio che è da svolgere concentrandosi e credendo, il più possibile, in quello che si afferma. Potete provare. E’ gratis e non ha controindicazioni. Vi auguro notti serene e silenziose.

Prosit!

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Parenti-Serpenti per fortuna Presenti

La Legge della Risonanza o dell’Attrazione dice (e dimostra) che noi otteniamo ciò che sentiamo. Vale a dire che se io mi sento veramente ricco, nella parte più viscerale di me, provo davvero, realisticamente, la sensazione che la ricchezza può donare (cosa veramente difficilissima da sentire), qualche strano meccanismo universale mi darà abbondanza a profusione affinchè, il mio stato d’essere e di percepire, si possa concretizzare divenendo realtà.

Non si otterrà pertanto ciò che si pensa o ciò che si desidera, ma ciò che si prova proprio nel profondo che è, solitamente, molto diverso da quello che la mente vuole farci credere.

Questo è naturalmente un lavoro molto faticoso per noi, sentirsi ricchi intendo, perché se siamo poveri o se ci hanno insegnato che per essere ricchi occorre essere fortunati e nascere in una ricca famiglia, il nostro inconscio risulta inquinato da queste affermazioni e… ciao Pippo!

Sul vero o sul falso di queste teorie e sul come fare per allenarsi in tali dinamiche, ho già scritto diverse volte quindi, oggi, passerò oltre, andando a toccare un altro tasto.

Supponiamo quindi che, dopo varie ed estenuanti esercitazioni, si riesca davvero a credersi così e si possa quindi iniziare a ricevere. Ad un certo punto riusciamo realmente ad avere fiducia nell’Universo e a percepire una sorta di ricchezza in noi comportandoci come se avessimo un mucchio di soldi. Ecco che, a quel punto, dopo tutto il gran lavoro svolto, proprio mentre stiamo mettendo il piede nella casella “arrivo”, giunge il parente di turno e, tutto preoccupato, ci dice: – Guarda che devi cercare di guadagnare di più perché altrimenti così non puoi farcela! -, – Spegnila ‘sta luce in sala se sei in cucina che poi devi pagare una cara bolletta! -, – Ne hai appuntamenti in ‘sti giorni? Riesci ad arrivare a fine mese? -, – Per il bambino hai tutto? Ti serve qualcosa? Dimmelo eh! Che te li do io i soldi -.… Azz…. E si ricade giù, al punto di partenza.

Benedetti parenti!

Ovviamente la loro è pura e sincera preoccupazione, senza colpa alcuna, dettata dall’affetto che provano per noi ma, così facendo, non sanno che stanno alterando il nostro stato d’essere. Lo stanno alterando perché ci intossicano di frequenze negative, perché contribuiscono a formare per noi un futuro povero, perché nutrono verso di noi pre-occupazione anziché abbondanza e armonia, etc, etc…

Ho fatto l’esempio dei soldi ma vale per qualsiasi cosa. Per la salute, per i rapporti sociali, per la vita di coppia, per tutto.

Non mi se ne voglia per il titolo. Anche i miei parenti si comportano in questo modo e li amo sopra ogni cosa, a dismisura, e guai non li avessi nella mia vita.

Il Serpente è stato identificato come simbolo delle tentazioni. Le tentazioni sono maliziose, s’insinuano, nella nostra zona più intrinseca, senza che noi nemmeno ce ne accorgiamo. Strisciano proprio silenti come una serpe. La tentazione del lasciarsi andare, di cadere nel tranello del “Cavoli… non ho abbastanza soldi” oppure “Cavoli, se mia madre è preoccupata forse è bene che inizi a preoccuparmi anch’io” è davvero molto molto inequivocabile.

Posso resistere a tutto tranne che alle tentazioni – (Oscar Wilde)

E’ una tentazione perché tenta di portare ad una tranquillità che, fisicamente ed economicamente, si può anche trovare ma, se si fossero seguiti altri impulsi, forse, si poteva stare ancora meglio. Diecimila volte meglio. Ma la paura a livello generale, e la paura del dolore, sono enormi.

Lo capisco bene. Sono umana anch’io. Dico solo che bisognerebbe difendersi da certe negatività e continuare a pensare positivo.

Sorridi e la vita ti sorriderà – (cit.)

Non si può certo zittirli o maltrattarli. Il loro modo di fare è tanta manna, siamo circondati da persone che ci vogliono bene ed è bene essere grati a loro di conseguenza. Sono le nostre colonne. E saranno loro, sempre ben disposti, a darci una mano qualora gliela dovessimo chiedere. L’unica cosa dunque, che possiamo fare, è proteggerci. Proteggerci dalle loro onde. Sempre che, parlandoci insieme, non capiscano che sarebbe più salutare per noi un altro tipo di comportamento.

Far capire a chi ci sta vicino di non sovraccaricarci di timori e di ridere lietamente e con serenità, immaginando il nostro futuro rosa, non è offensivo, e sicuramente farà bene anche a loro, oltre che a noi, e si acquieteranno i loro animi.

Si può davvero comunque, nell’eventualità, creare una specie di scudo con la nostra immaginazione. Uno scudo “vero” che, come una coperta atta a proteggere, non lascia passare quelle frequenze e, naturalmente, ci si deve allenare in cuor nostro a risalire di frequenze dopo che il parente è andato via.

Ciò che le nostre orecchie ascoltano, o i nostri occhi vedono, viene immagazzinato nel cervello e finisce nell’inconscio. A noi sembra non vederlo più, non percepirne l’esistenza e crediamo sia andato via da noi. Crediamo non ci abbia neanche sfiorato. Ma invece è lì. Latente. Ormai c’è. E inizia lentamente a lavorare come un semino. Attraverso i nostri modi, del vivere la vita, possiamo nutrirlo e farlo crescere oppure, appunto, possiamo ridimensionarlo, facendolo diventare sempre più piccolo, o facendolo scomparire davvero del tutto, prima o poi.

Nel momento quindi in cui qualcuno ci dice – Per il bambino hai tutto? Ti serve qualcosa? Dimmelo eh! Che te li do io i soldi – s’innesca in noi una specie di ordigno che, come la goccia cinese, ogni giorno ci suggerirà “ Sei sicuro che a tuo figlio non manchi nulla? Ce la farai a comprargli sempre tutto quello che gli serve? E un imprevisto? Riusciresti ad affrontarlo?” fino allo scoppiare della bomba che potrà essere anche solo un malessere che percepiamo e che non riusciamo a riconoscere ma che comunque non ci farà vivere bene.

In ultimo, qualche suggerimento ai parenti. Le frasi migliori da dire sono:

– Ah! Che meraviglia! Tutto è perfetto e va’ alla perfezione –

– Se c’è un problema c’è anche una soluzione altrimenti non c’è nessun problema –

– Devo andare al negozio, ti serve qualcosa? –

– Quanti clienti hai questa settimana? Due? Allora non c’è il due senza il tre! –

– Avevo pensato di prendere al bambino un paio di pantaloni blu che mi piacciono molto, secondo te possono piacere anche a lui? –

Insomma, inventate. Inventate sempre al positivo, e senza mai usare termini di negazione o che inducano a pensare alle negatività. E cercate di mantenere sempre un’espressione sorridente e allegra.

Prosit!

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Ad esempio la Gengivite – l’Alimentazione non c’entra mai nulla… Bah!

E’ strana questa cosa, ci formiamo attraverso quello che mangiamo (non solo ma soprattutto), siamo quello che mangiamo, i tessuti, le cellule del nostro corpo, sono alimentati dal sangue e il sangue è composto da quello di cui ci nutriamo però, questa alimentazione, non viene mai presa in considerazione. Hai un tumore? Sarà perché fumi. Se non fumi e’ sfiga. Hai una gastrite? Troppa rabbia. Hai le emorroidi? Stai troppo tempo seduto. Hai un eczema sulla pelle? E’ sicuramente ereditario.

Scusate ma questo è intollerabile a mio avviso.

In ultimo, tempo fa, ad una mia amica è venuta una Gengivite. Ahi che male! Sapevo bene cosa avrebbe dovuto fare ma non sapevo quanti giorni le potesse durare quel dolore (come me, non è una che sopporta volentieri il male). Così, vado alla ricerca di qualche sito interessante che mi pronosticasse, all’incirca, per quanto tempo ancora avrebbe dovuto “soffrire”… povera tapina!

Non fatelo se non siete all’altezza del comprendere quello che andrete a leggere; su internet purtroppo ci sono scritte tante cose interessanti e utili ma anche tante sciocchezze errate e che spaventano inutilmente.

Detto questo, m’imbatto in una specie di forum dove le domande inerenti alla Gengivite fioccavano in gran quantità con tanto di risposte da parte di medici sia generici che dentisti. Ebbene, lo devo dire, mi devo sfogare… leggere che… “l’alimentazione non c’entra un fico secco” mi ha fatto arrabbiare. Proprio queste erano le parole.

Allora, facciamo ordine senza inalberarci. Punto primo: che cos’è la Gengivite? (Ora vi trascriverò quello che si legge su Wikipedia tanto ho visto che sono le stesse frasi in diversi siti e le reputo anche abbastanza esatte pur non essendo un medico)

Per Gengivite si intende un’infiammazione dei tessuti gengivali caratterizzata da gonfiore, arrossamento, calore e sanguinamento conseguenti all’accumulo di placca. La malattia è reversibile dopo rimozione delle cause responsabili. Tutte le specie batteriche che compongono la placca, depositandosi sulle superfici dure del dente, possono causare la patologia. Quindi tutte le cause che possono favorire l’accumulo della placca sono cofattori associati alla gengivite. Possono essere:

  • anomalie morfologiche o strutturali dei denti, come le perle di smalto
  • fratture radicolari
  • ricostruzioni dentali incongrue. 

Perdonatemi ma… la placca, primo motivo, non è però l’unico. La mia amica si lava i denti regolarmente (senza esagerare), usa il filo interdentale, sciacqua la sua bocca con un colluttorio preparato da lei con sostanze naturali ed effettua la pulizia dentale, con detartrasi, dal dentista, una o due volte all’anno. (Come mai c’è gente che dice che se mangia gran quantitativi di salame, ad esempio, gli si infiammano le gengive?). Guarda caso, la mia amica, ha confessato che nei giorni di Pasqua, e in quelli antecedenti alle feste, aveva pasticciato parecchio col cibo lasciandosi tentare da parecchie golosità. In qualsiasi caso di infiammazione, il sangue forse non c’entra? Il sangue che passa in quella zona infiammata è un sangue pulito e ricco di sostanze nutritive? Ma andiamo avanti.

Anche alcuni ormoni possono favorire e soprattutto esacerbare la gengivite: prove scientifiche hanno dimostrato l’importanza dei livelli dei cosiddetti ormoni sessuali: androgeni, estrogeni, progesterone.

Bene, cosa forma i nostri ormoni?………L’aria… sicuramente è l’aria a nutrirli mica il cibo!

La malnutrizione continua ad essere causa di gengiviti nei paesi in via di sviluppo: in particolar modo la carenza di vitamina C che porta allo scorbuto, ma anche di vitamina A, B2 e B12, favoriscono la gengivite. Vari farmaci, appartenenti ai gruppi degli anticonvulsivanti, immunosoppressori, antipertensivi possono causare modificazioni gengivali caratterizzate da un ispessimento abnorme (iperplasia).  

Naturalmente, anche le vitamine stanno nell’aria… Se volete assumere vitamine respirate a bocca aperta! Tsè! Che idiozie.

L’accumulo di placca lungo il margine gengivale scatena una reazione infiammatoria dei tessuti molli. I batteri responsabili sono perlopiù cocchi e bastoncelli Gram positivi anaerobi facoltativi (streptococchi e actinomiceti). Il tartaro non sembra svolgere un’azione diretta contro la gengiva, ma favorendo l’adesione e l’accumulo batterico generalmente aggrava il quadro clinico. Il deposito di batteri sulle superfici dentali è da solo responsabile dell’infiammazione. Già dopo le prime 24 ore l’epitelio orale è stimolato dai microbi a produrre mediatori proinfiammatori: aumenta la pressione sanguigna locale e la permeabilità vasale, si forma un essudato con le cellule di difesa polimorfonucleate che raggiungono la sede dell’infiammazione e si accumulano nella regione del solco gengivale. I primi segni clinici si riscontrano dopo circa 7 giorni, quando oltre ai polimorfonucleati la zona è raggiunta anche dai globuli bianchi, ed inizia la degenerazione dei fibroblasti (probabilmente per morte cellulare) che sono responsabili della compattezza del tessuto gengivale. Il gonfiore aumenta gradualmente, fino a quando non viene rimosso lo stimolo. Superato un tempo limite, variabile in funzione del sistema immunitario dell’individuo e dell’aggressività delle specie batteriche coinvolte, la gengivite reversibile sfocia in parodontite irreversibile, in quanto l’infiammazione non è più contenuta nella gengiva bensì coinvolge tutti i tessuti parodontali. Le gengiviti da farmaci determinano l’ispessimento gengivale anche in una dentizione relativamente priva di placca; comportano comunque difficoltà al mantenimento dell’igiene orale, e la presenza di placca concomitante determina un peggioramento del quadro clinico.

 

Oh! Molto bene, mi sembra stia entrando in gioco l’apparato immunitario. E cosa rinforza il nostro apparato immunitario? Tanto cose, lo so. Evitare lo stress ad esempio, evitare di sottoporre il nostro fisico a sbalzi termici troppo repentini, etc, etc… ma forse, e dico forse, non è che questo apparato immunitario, in grado di combattere e tenere a bada i batteri, lo si rinforza anche con un’alimentazione sana e adatta? No eh?

E il medico che ha stabilito, come molti altri, che “l’alimentazione non c’entra un fico secco”, mi sta forse dicendo, indirettamente, che se ho una Gengivite posso quindi tranquillamente bere bevande gassate e colorate o mangiare insaccati tanto… l’alimentazione non ha nulla a che vedere con le mie gengive? Se l’apparato immunitario della mia amica fosse stato forte e in vigore, sarebbero riusciti i batteri a svolgere e a portare a buon fine il loro lavoro? Ora, non voglio fare dell’assolutismo. Capita anche dopo un’accurata pulizia dei denti di rimanere vittime di una Gengivite, a causa di gengive sensibili probabilmente, ma escludere così spesso l’alimentazione da ogni ambito mi pare eccessivo dall’altra parte.

Per fortuna non tutti i medici sono così, ma ho voluto approfittare di questa occasione per parlare di quanto, anche in medicina purtroppo, l’alimentazione sia sottovalutata. Non sottovalutatela anche voi. Usatela come il migliore dei medicinali per guarire e anche come prevenzione.

E’ importantissima.

E poi, a chi interessa, aggiungo che la Gengivite, in psicosomatica, intende suggerire che si ha difficoltà nel prendere delle decisioni. La paura blocca le scelte e, anziché buttarsi in nuove vie, si rimane fermi per timore. Questa cosa, inconsciamente, fa anche arrabbiare (infiammazione = rabbia) e sfocia nelle gengive. Perciò, se soffrite di questo problema, provate a rasserenarvi e a scegliere senza paura le strade da percorrere.

Prosit!

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Verruche – E’ spuntata la Vergogna

Chi ha le Verruche alzi la mano. Tranquilli che vediamo se riusciamo a farle andare via.

Sono virus. Si è vero.

Sono antiestetiche. Si è vero.

Sono pure contagiose. Si è vero.

Ce ne sono di diverse tipologie. Si, è vero anche questo.

Ma c’è forse da sapere qualcos’altro su queste eruzioni cutanee che colpiscono diversi individui rovinandogli la vita e soprattutto il rapporto con gli altri.

Oggi, i mezzi per eliminarle, o cercare di eliminarle, sono diversi. La medicina ha compiuto, anche in campo dermatologico, passi da gigante ma purtroppo, molto spesso, esse si ripresentano o nello stesso posto o in altre zone del corpo.

La persona diventa così nominata “nursery di Papilloma virus”, eh… c’è l’ha in corpo e, purtroppo, non c’è niente da fare. E’ nato così. Ce l’aveva anche la mamma…

Uff… Si, si, tutte cose già dette, ho parlato spesso dell’ereditarietà e abbiamo capito che non è tutto. E dal momento che il nostro corpo, di suo, macchina meravigliosa, ben difficilmente nasce e si forma con l’intenzione prima o poi di farci soffrire (o peggio) salvo occasioni particolari che meriterebbero un post a parte, vediamo di guardare oltre la sfiga e la culla del – Eh… ma tanto tutta la famiglia ne soffre… quindi… – e osserviamo unicamente noi ampliando il nostro modo di pensare. Manco dovessimo espiare chissà quali colpe come se quelle dei nostri predecessori non fossero bastate.

Alcune filosofie intendono infatti che chi ha le Verruche è in realtà una persona che si vergogna di qualcosa. In particolar modo, si vergogna del suo corpo o di una parte di esso, oppure si vergogna di un’altra persona a lei molto vicina. Vi è mai capitato di vergognarvi di vostra madre un pò troppo… pomposa? O di vostro padre che mostra un grande difetto fisico? I messaggi sono molteplici e hanno a che vedere con la bellezza/estetica. Persino chi sa di essere troppo bello, e di conseguenza troppo appariscente, cosa che in questo caso non sopporta, potrebbe così alimentare la nascita di Verruche sul suo corpo.

Ti ho vista vergognarti di tua madre fare a pezzi il tuo cognome sempre senza disturbare che non si sa mai – (Ligabue)

Le persone che hanno una bassa considerazione del proprio fisico sono tantissime e non a tutte si formano Verruche ma, per alcuni è così, soprattutto quando di mezzo c’è appunto: la vergogna.

Più che il dispiacere, più che il fastidio, più che la rabbia, più che la poca ammirazione.

Claudia Rainville, nel suo libro “Metamedicina – Ogni sintomo è un messaggio” racconta addirittura di una ragazzina mancina alla quale è stato imposto di scrivere con la destra. Sentendosi goffa, e vergognandosi della sua nuova scrittura e della sua impostazione, si ritrovò presto con la mano piena di Verruche.

Ma le cose che possono far vergognare non sono solo derivanti dalla bellezza fisica o dalla mancanza di essa. Avere le mani sempre molto sudate, o i piedi che emanano un cattivo odore, oppure la forfora (fate attenzione all’alimentazione!) possono far vergognare nell’interagire con gli altri collegandosi sempre al fascino. Anziché amarsi per come si è ci si detesta, si prova imbarazzo per il proprio corpo, perché la società ci ha insegnato questo e, anziché migliorare la propria situazione, semplicemente con l’amore e l’accettazione, ecco che la si peggiora con la comparsa di detestate Verruche che, come se non bastasse, minano in primis il rapporto con noi stessi e ci piacciamo sempre meno.

La Verruca è prominente, vuole farsi vedere, esce in fuori rialzata, ed è ricoperta da pelle coriacea, per niente tenera, come a dire – Sto qui e non mi levo finchè non capisci che devi apprezzarti di più. Mi sollevo verso l’alto almeno mi vedi meglio – e, apparendo in determinate zone del corpo, può essere anche dolorosa come quella plantare che schiacciamo ad ogni passo con il nostro peso. Al contrario dei calli, sono irrorate dal sangue perché sono vive e vivranno finchè non deciderete di cambiare opinione su voi stessi. In positivo, è chiaro.

Ricordo una bambina alle elementari. Non era nella mia classe ma la conoscevo bene. Era arrivata da poco nel mio paese, era nuova nella scuola. Aveva una Verruca su una mano e nessuno, quando i maestri dicevano di mettersi in fila da bravi, voleva stringere la sua mano. Lei proponeva di cambiare fianco e porgere l’altra ma i compagni non si fidavano e così si ritrovava sempre prima della fila, da sola, a dare la mano alla maestra. Niente da dire, un momento veramente imbarazzante che lei viveva con angoscia. Fu così che dopo circa tre mesi, gli venne un’altra Verruca e, disperata, venne messa da parte da tutta la classe. Ovviamente era sfigata ad avere nel sangue tale virus e non si andava oltre la comprensione. Nessuno voleva toccare i giochi o i pennarelli che toccava lei, neppure il pallone, nel cortile, al pomeriggio. A mensa, cercare qualcuno che mangiasse al suo stesso tavolo era un’impresa. Anch’io avevo paura delle sue Verruche, non sto certo qui a fare l’impavida eroina, ma di lasciarla a se stessa mi si spezzava il cuore e così, ogni tanto, passavo i minuti dell’intervallo a pettinarle i capelli. Le mani erano ben lontane da me ma lei no e si sentiva comunque apprezzata. Oggi è una donna. Una bellissima donna. Ha tagliato i suoi capelli biondi e li ha corti e ricci ma è ancora mia amica e le invidio il meraviglioso sorriso.

Ha un carattere forte adesso. Nessuno le fa del male. Il suo motto è “la miglior difesa è l’attacco” e non si lascia mettere i piedi in testa da nessuno. A volte esagera persino e, ridendo, glielo dico. Lei socchiude gli occhi e mi da ragione ma, per vincere la “battaglia” tra noi, mi risponde che io invece sono troppo “buona/ingenua”. Siamo completamente diverse ma stiamo bene assieme. E, se v’interessa, non ha nemmeno più una Verruca sul suo corpo, da nessuna parte, anzi, possiede una pelle bellissima.

Il principale compito nella vita di ognuno di noi è dare luce a se stesso – ( Erich Fromm)

Perciò, cosa si dovrebbe fare per cercare di eliminare una volta per tutte la proliferazione di Verruche dal proprio corpo? Amarsi. Ok. Ma così sembra facile.

Hai un difetto? Fai di tutto per migliorarlo certo, ma accettalo, amalo, fa parte di te. E’ tuo. Sei tu. Non risolverai nulla odiandolo. Pensa se potesse parlare e spiegarti che lui non ha nessuna colpa ad essere lì. Cosa gli risponderesti? Pensa che, molte volte, quel difetto esiste per una tua responsabilità o per una tua debolezza, lui non ne può niente. Ma tu, è con lui che te la prendi, è lui che accusi ed è di lui che ti vergogni. Ma povero… Hai dei brufoli sul viso? Amali. Sono tuoi. Non risolverai nulla detestandoli. Coccolali come se fossero dei bambini. Loro non ti vogliono male, il tuo corpo non ti vuole male. Non ce l’hanno con te. Il tuo corpo semplicemente subisce delle conseguenze. Credici. Prova a sentire realmente dentro di te l’amore e l’accettazione per quello che consideri un difetto o un problema. Quel difetto, solo sentendosi amato potrà intraprendere la via per andarsene.

Chi non ama i difetti non può dire di amare – (Pedro Calderón de la Barca)

Sei sempre e comunque un essere unico e meraviglioso. Ricordalo costantemente davanti a qualsiasi inestetismo.

Prosit!

 

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Ti Amo e Mi Spavento

“Chiudi gli occhi e prendi respiro. Il ragionamento ti suggerisce di non farlo ma il cuore scalpita, vuole disobbedire e, per farsi ascoltare, s’irrigidisce. Tu lo senti che si blocca e lo stomaco lo imita. E’ quasi un dolore. Piacevole, ma è come un dolore. E allora molli tutto, metti da parte la testa e lo dici – Ti amo -. Puf! E arriva, all’improvviso, il senso di colpa dell’aver tradito la mente. La maestra, la grande educatrice. E adesso chissà cos’accadrà. Buttarsi così in pasto agli squali, è da incoscienti. E’ un casino anche tirarsi indietro. Non rimane che accettare le ripercussioni. Ora sono cavoli amari, mentre il cuore è contento, a lui che gli importa…”

Per alcune persone leggere queste parole è strano, conoscere questo stato d’animo è assurdo, per altre invece, è la normalità. Una normalità opprimente, la situazione dell’angoscia. Il non sentirsi pienamente liberi di esternare i propri sentimenti incollati ancora a reminiscenze antiche quanto antica è la vita. Il non aver fiducia nell’altro. La paura.

La paura di essere derisi, traditi. Di soffrire ancora.

La paura di amare o di essere amati o persino di essere felici.

Quanta paura c’è dentro?

Siamo un contenitore e non solo fisicamente. Siamo un contenitore di impressioni, di sentimenti, di memorie, di pensieri. Di traumi. Di emozioni. In questo contenitore, quanto spazio occupa una delle emozioni che più governa il nostro esistere chiamata appunto: paura? Il 60%? Credetemi non è così alta come percentuale. Ebbene, ciò significa che ne rimane soltanto il 40% per tutto il resto e per… l’amore.

Noi non siamo un’operazione matematica, ma siamo il risultato, sempre in continuo mutamento, di una serie incredibile di piccole e grandi operazioni. Operazioni eseguite da noi, per noi, su di noi ma che, comunque, ci hanno formato. Siamo molto di più di un’operazione matematica. Siamo un meraviglioso congegno che, quotidianamente, si evolve o è in grado di farlo. Ne abbiamo le capacità. Dovremmo solo usufruire di tali doti. Sbloccarci dall’impasse.

Lasciamo fluire, dentro e fuori di noi, l’amore.

Quell’amore, se è vero e puro, e non soltanto l’appagamento di bisogni, non può essere soffocato dalla paura, altrimenti non è vero amore. Non mi piace passare per assolutista o estremista ma, in questo caso, altre strade, non ce ne sono. Ecco perché ho utilizzato delle percentuali tecniche. Senza inoltrarmi, non essendone in grado, nelle affascinanti leggi della matematica che pare amministrino l’universo intero con la loro attività .

L’amore è più forte e più grande e più potente di qualsiasi cosa.

Può essere affiancato dalla paura, così come da tante altre emozioni, ognuna di loro sana, umana e utile, ma nessuna di esse può sovrastarlo. Le emozioni sono emozioni. L’amore è uno stato d’essere. E’. Cos’è l’amore? E’. Senza altre spiegazioni. Nulla può fermare il suo travolgente arrivo. Niente può impedirgli di stare e rimanere. L’amore non è innamoramento, non è affetto, non è stima, ne rispetto, non è libertà, non è fiducia, non è conquista, ne un sogno, non è creazione, non è fantasia, non è costruzione, non è incontro, non è vittoria, non è stupore… è tutto questo messo insieme. Costante, perpetuo, sempre. E’ tutto. Come può, la paura, vincere? Dove ne ha lo spazio e il tempo?

L’amor che move il sole e l’altre stelle – (Dante Alighieri)

Breve storia di due che la vivono così:

LUI E’

Conoscerti.

Ascoltare le tue ore.

E cercarti ancora mentre tu giungevi.

Chiamarti, tra la gente, per respirare.

Ammettere gli errori ed accettare.

Accusarti in dispetto d’albagia e ingoiare il tuo cuore.

Poi, cose inaspettate, il cedere all’unione che non consideri.

Il non volere che fa pensare.

Lui stava. 

 

E il silenzio.

Da sorpassare, da non sottovalutare.

Le illusioni e gli slanci da tenere stretti. 

Trasformazioni complesse e sensoriali.

Poi una giacca, per non sentire freddo.

Un dono, un farci caso.

La spinta.

Lo studio, il donarsi, ringraziar la libertà.

Il forse.

Lui quasi.

 

E finché non approda la magia va tutto bene.

C’è il sapore unico e sensuale dell’attesa, il senso dell’intesa.

L’abbraccio.

E basta guardarsi negli occhi.

O di più, non veder niente, per capire. 

Senza errori, a parlar non sono voci.

La responsabilità mai conosciuta.

Non c’è timore alcuno.

Non ce n’è lo spazio.

Solo pura gioia ed entusiasmo.

Da vivere senza raccontare. 

La carezza dell’anima.

Lui È. 

 

E ami, seppur non si conosce il primo bacio,

ami comunque anche se lontani e maldestri.

Non c’è cosa, ne’ sostanza, o sentimento; 

l’Amor è più di luce e gioia tutto attorno.

E ami, più che del sentir farfalle in volo,

e’ forte l’emozione che ti annienta.

Che ti soffia vita nelle nari

E batte il cuore come nello spavento.

Gli strascichi non compresi della mancanza

Di umana dote poi accettati

Non c’è posto per paure o ritorsioni

Non c’è dubbio, solo un’anima scolpita

Con l’intaglio esiziale della scoperta

E lascia l’essenza tremante che si spoglia 

Il corvino rischiara e le ombre si dissolvono

Semplicemente È, questo è il suo stato.

Di un amore che respiri e rimarrà 

Senza previsioni, o condizioni, ne’ promesse e meschini traditori.

È ciò che non si è mai saputo,

del quale si parla, si brama, si spera.

E’ fratello della libertà. 

È sua personale scelta rimanere legato all’intersecazione. 

Non è un gioiello, ne’ un’esperienza, ne’ una richiesta.

È il nutrire che diventa soluzione.

Aurora di un ciclo vitale.

Respirare fede accettando i timori.

Perché tutto questo è vita.

(Meg)

Detto ciò, nel cercare di far prevalere con fiducia il vostro amore, spaventatevi pure, urlate, piangete, ridete, gioite. Ogni minimo movimento, un accennato battito, un lieve sentire. Qualunque sia, è energia. Tutto è dinamicità e la dinamicità è vita. Finchè c’è qualcosa, c’è vita. L’amore è vita.

L’amore è vita che trascende e sublima ad altro o forse semplicemente a se stessa – ( Do – lucidido.wordpress.com )

Abbandonarsi all’amore. Tuffarsi senza remore e senza timori. Mantenerlo alto e totale lasciandosi riempire da esso. Non potrà accadere nulla di male se davvero ci si crede. Se realmente in lui si ha fede. Se di lui, e unicamente di lui, ci si nutre. E non significa smaniare per una persona, sentirsi mancare il fiato in gola per lei. Ascoltare il proprio cuore battere all’impazzata, o rabbrividire per il formicolio nelle viscere dato da farfalle che sbattono forte le ali. No, l’amore non è questo. Non è solo questo. E’ amare comunque. Al di là delle azioni o reazioni dell’altro. E’ amare senza aspettativa alcuna. Senza giudizio o pregiudizio. Senza voglia o necessità di cambiare, nè se stessi, nè l’altro, se non per una sana crescita personale. Senza santi da chiamare.

Nell’immacolato e incondizionato amore, non esiste il male e nulla di tormentoso può accadere. Ogni dolore è un insegnamento giunto per dimostrare l’errore commesso, per quel pezzo di – non amore – in quel che viene definito tale.

Nell’immacolato e incondizionato amore, non esiste il male e nulla di tormentoso può accadere. E’ il nostro amore, è un nostro figlio. Da averne cura e fidarsi di lui, più che di noi stessi.

Nell’immacolato e incondizionato amore, non esiste il male e nulla di tormentoso può accadere. Da recitare sgranando un rosario. E ancora, ancora, ancora.

Amarsi per amare. Amarsi per quello che si è e ci si riesce meglio in tale stato. Vivendo #inlove strato per strato.

Ed è scrivendo che imparo e mi convinco anch’io. Che con tutti i miei passi da gigante ancora sento le vocine della mente. Ed è scrivendo che alimento l’amore che dobbiamo difendere senza permettere a nulla di intaccarlo. E se c’è una preghiera che dovremmo recitare, è proprio quella di chiedere la forza e la fede per non tradire il nostro amore. Per non farlo spegnere o adombrare da nulla. Perché possa ingigantirsi sempre di più nell’entusiasmo (enthusiasmòs, formato da “en” (in) e “theos” (Dio) – con Dio dentro di sè -).

Prosit!

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Modificare gli Ingredienti

Sovente mi è capitato di andare ad acquistare qualche alimento e di non trovare nel negozio quello che preferivo. Sono abituata a comprare, il più possibile, ingredienti genuini ma, a volte, si fatica a trovare la naturalezza.

Agenti chimici, coloranti, pesticidi, e via dicendo, purtroppo inquinano ed edulcorano il nostro cibo e noi ce ne saziamo introducendo nel nostro organismo sostanze tossiche che ci fanno ammalare. Oppure, al di là dell’artificialità degli alimenti, possiamo trovare prodotti poco buoni, poco gustosi, meno saporiti, per via della marca o della preparazione.

Ebbene, non c’è nessun problema. Quell’alimento lo possiamo modificare noi come meglio crediamo e senza troppe difficoltà (beh… qualche difficoltà c’è in realtà). Non mi riferisco all’aggiungere altri aromi ma semplicemente grazie ad un unico ingrediente: l’amore.

Non sono una grande cuoca, in cucina me la cavicchio ma mi basta avere un ospite a cena per andare in panico e, lo giuro, quella ricetta, quando deve arrivare lui, non mi riesce bene come al solito. O sbaglio la quantità di sale, o la cottura, o mi rimane scialbo, etc, etc… che rabbia… e che desolazione! Ma, da qualche tempo, ho trovato una soluzione fantastica: con l’amore aggiusto tutto.

Con l’amore posso anche potenziare l’azione terapeutica del cibo. Se ad esempio cucino qualcosa di particolare per mio figlio, che non sta bene (in casa nostra i medicinali sono consumati raramente prima si prova con l’alimentazione), nel mio calderone aggiungerò, assieme a tutto il resto, anche una bella dose d’amore, ordinando a quell’alimento di fare bene il suo dovere, ringraziandolo e amandolo a mia volta.

Per fare ciò vi basterà vivere il Qui e Ora percependo di essere un tutt’uno con quelle sostanze. In quel momento ci siete solo voi e quelle carote, o quella pasta, o quelle uova… Nient’altro.

Nessun pensiero. Nessun tipo di riflessione riguardo al futuro o al passato. Siete il presente, siete “questo momento“. Vi consiglio di leggere qui  https://prositvita.wordpress.com/2016/03/23/che-cosa-sei-io-sono-questo-momento/  capirete cosa intendo.

In quel momento voi sarete amore e, divenendo un tutt’uno con quell’alimento, quell’alimento diverrà amore. Diventerà quindi più gustoso, o più salutare, o tutto quello che vorrete. A dirlo così sembra semplice ma semplice non è.

La nostra mente è inquinata ancor più degli ingredienti che stiamo cucinando e non è assolutamente facile svuotarla, liberandosi per concentrarsi e focalizzarsi sulla nostra missione ma, con l’allenamento, si possono ottenere davvero grandi risultati. E funziona, funziona davvero. Beh… ovviamente, bisogna crederci. Bisogna avere fede. Ecco un altro ingrediente fondamentale: la fede.

Quella ricetta satura d’amore inoltre, quando entrerà nel vostro corpo mentre la state mangiando, nutrirà il vostro corpo anche d’amore e un ciclo continuo di splendida energia farà parte di voi. Vi avevo già parlato di Masaru Emoto? Guardate questo video. E’ breve ma vi aiuterà molto a comprendere.

E ora questo.

Potranno sembrarvi sciocchezze ma prima dovreste, seriamente e con dedizione, provarci. L’esperimento del riso, ad esempio, potete farlo voi stessi a casa, non ci vuole nulla.

Prosit!