Si alla profumazione ma lasciamo traspirare la Pelle

Di certo non è questa la stagione più adatta per parlare di sudore, viste le basse temperature ma, ci sono comunque persone che sudano molto e fanno uso quindi di deodoranti. Tanto uso. Troppo.

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Ciò è sbagliato, nuoce al nostro organismo e vi spiego il perché. Mi rivolgo in principal modo ai deodoranti in stick o roll-on che dir si voglia, i quali rilasciano una barriera, una specie di film invisibile sulla pelle, la quale non permette così al sudore e quindi alle sostanze di scarto, di fuoriuscire come natura vorrebbe. Ciò è dato principalmente dalla paraffina che contengono, ingrediente di origine minerale, derivante dal petrolio, e dalla texture della quale sono composti. Bisogna infatti analizzare bene il tipo di deodorante in quanto, il deodorante in sé, altro non è che una profumazione atta a nascondere il cattivo odore mentre, in questo caso, stiamo in realtà parlando di antitraspiranti, vale a dire prodotti che non permettono al sudore di fuoriuscire. Sono cosmetici che vengono applicati sotto alle ascelle ed è importante sapere che proprio all’interno delle nostre ascelle ci sono dei piccoli organuli, come i linfonodi, non solo importantissimi ma anche molto delicati. I linfonodi o ghiandole linfatiche, hanno il compito, contenendo globuli bianchi al loro interno, di analizzare attentamente tutto ciò che la linfa (vedi QUI cos’è) trasporta nel nostro organismo come sostanza di rifiuto. Se è tutto ok, lasciano passare, altrimenti, in caso di infezione di qualsiasi tipo, danno l’allarme attivando così gli anticorpi a svolgere il loro lavoro ossia combattere l’agente patogeno. E’ un discorso parecchio più complesso ma, così dicendo, mi pare comprensibile a tutti. Questi organuli perciò, che abbiamo sparsi comunque in tutto il nostro corpo con agglomerazioni maggiori appunto nelle ascelle, nel seno, nel collo, nell’inguine, etc…, non devono assorbire costantemente prodotti artificiali. Come dicevo, nel caso di sostanze da eliminare, il liquido che noi chiamiamo sudore, fuoriesce attraverso ghiandole sudoripare dalla nostra pelle e viene espulso.

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Ciò non può accadere se, in quel punto, la nostra pelle non respira e non può effettuare scambi, inoltre, si ha, sempre a causa della paraffina, un’idratazione momentanea data dal richiamare acqua in superficie ma poco salutare per un insieme di vari motivi. E’ naturale che se questo procedimento viene svolto solo una volta ogni tanto non accade assolutamente nulla di male, ci sono ad esempio trattamenti di idratazione eseguiti proprio con la paraffina ma, rivolgendo il mio discorso agli antitraspiranti, sto parlando di un qualcosa che applichiamo quotidianamente se non più volte al giorno. Ciò può essere davvero nocivo. Avete mai sentito parlare dell’idrosadenite? Non è l’unico disturbo che può presentarsi ma è uno dei più comuni e avviene principalmente perchè qualcosa ha occluso lo sbocco alle ghiandole sudoripare che si sono così infiammate. L’idrosadenite è un’alterazione della pelle che può nascere per tantissime cause, molte ancora oggi sconosciute, ma è stato riscontrato che proprio l’utilizzo eccessivo di questi deodoranti infiamma molto le ghiandole protagoniste. Che fare quindi per non emanare sgradevoli odori? Bhè, innanzi tutto curare l’alimentazione. Come ho già detto, il sudore altro non è che un liquido di scarto del nostro organismo vale a dire quindi anche del cibo che ingeriamo, eccezione fatta per le persone obbligate a prendere medicinali o affette da patologie che possono naturalmente alterare i propri odori. Un’alimentazione sana pertanto, che prevede pochi prodotti animali e pochi grassi, automaticamente vi farà sentire meno puzzosi! Ci sono però anche altri stratagemmi come quelli di lavarsi abbondantemente la zona maleodorante o utilizzare prodotti completamente naturali evitando così anche di spendere eccessivamente denaro. Partiamo dal presupposto che il sudore puzza, le feci puzzano, l’urina puzza in quanto al loro interno contengono anche batteri. Batteri che hanno una loro utilità ma, il loro decomporre tali elementi crea anche l’odoraccio. Sta di fatto quindi che dobbiamo andare contro, senza però impedirlo, al lavoro di tali microrganismi attraverso la purificazione, la disinfiammazione, la detersione. I migliori amici che possiamo trovare, i quali ci saranno complici e non creeranno alcun tipo di danno sono:

l’Alole Vera, il suo gel è un toccasana per la nostra pelle e lenisce.

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Il Timo, (triturato finemente e reso pontiglia) ma anche il Rosmarino e l’Origano che hanno la capacità di eliminare tutti i cattivi odori purificando e disinfettando. L’Aceto, del quale ne bastano poche gocce, naturalmente non quello balsamico. Il Bicarbonato, che si può mischiare con un po’ d’acqua. Il Limone e gli altri agrumi, strofinati direttamente sulla parte interessata e ovviamente, tutti gli oli essenziali da non usare mai puri bensì sempre mischiati ad una crema o ad un olio vettore classico come ad esempio quello d’oliva.

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So già a cosa state pensando, in questo modo vi si sporcheranno i vestiti, soprattutto quelli scuri con il bicarbonato. Posso però assicurarvi che di questi ingredienti ne bastano davvero minime quantità e poi potete provare a fantasticare voi stessi su quali siano le soluzioni migliori per proteggere gli abiti. Garzine, fazzoletti, sottili strati di cotone. Essi sono utili anche per impedire le antiestetiche macchie di bagnato che appaiono spesso, soprattutto su magliette e camicie colorate. Insomma, qualcosa bisogna fare non si può rischiare di compromettere la nostra salute solo per non fare brutta figura.

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Ogni tanto, applicate anche una cremina naturale lenitiva perché alcuni prodotti, anche se dati dalla natura, possono seccare troppo una pelle già arida e sensibile. Infatti consiglio di non applicare sempre lo stesso elemento ma di cambiarli tra di loro nel vostro utilizzo.

Prosit!

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Alluce e Melluce – Ragione e Istinto. E quando sono “a Martello”?

Vi sarà sicuramente capitato di notare che alcune persone, soprattutto quelle anziane, hanno l’Alluce del piede che sovrasta il secondo dito, chiamato anche in alcune filosofie Melluce (o illice o billuce). Oppure avrete visto l’esatto contrario, vale a dire il Melluce che sovrasta l’Alluce.

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Ebbene, queste due dita dei nostri piedi equivalgono rispettivamente alla ragione per quanto riguarda l’Alluce e all’istinto per quanto riguarda il Melluce. La ragione, vista anche come rimuginare, pensare molto, ponderare, considerare, mentre con il termine istinto, si identifica anche l’impulso, l’agire senza pensarci su, il fare. Sta di fatto quindi che, se sarà il primo dito a sovrastare l’altro, avremo davanti una persona che prima pensa e poi agisce, all’inverso, una persona che prima agisce e poi pensa a ciò che ha fatto o persino che desidera imparare da (eventualmente) i propri errori. Attenzione, nessun giudizio, ambedue le situazioni hanno i loro lati negativi e positivi, o meglio, le loro caratteristiche. Ma perché queste “deformazioni”, come vengono chiamate in medicina, subentrano soprattutto con l’anzianità?

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Bhè, in realtà, proprio di deformazioni si tratta perché sono comunque (e anche) deformazioni caratteriali quando eccedono o da una parte, o dall’altra. Si manifestano per lo più in età avanzata semplicemente perché si conclamano. Il troppo stroppia in tutto e bisognerebbe avere equilibrio nella vita, ossia, le dita dei nostri piedi alla pari, armoniose e proporzionate come natura vorrebbe. Se ciò non avviene, ecco che, anno dopo anno, esse iniziano ad accennarlo finchè, spesso, possono diventare veri e propri disturbi. Avevo già scritto diverse cose a riguardo come nel mio articolo dedicato all’Alluce Valgo QUI focalizzandomi su di lui ma spiegando molto poco sul secondo dito. L’Alluce equivale proprio alla nostra testa, a come formuliamo i pensieri. Alla salute del nostro cervello e di tutto il capo. Rappresenta il nostro ego e la nostra personalità. Il Melluce invece, indica la strada che noi troviamo giusto seguire nella vita e quando è storto, sia che sia succube del primo, o lo scavalchi, o semplicemente giri per un verso tutto suo, significa che non siamo convinti o abbiamo timore della via intrapresa o da prendere. Quante volte si fanno scelte in base allo scopo, al fine, più che al godimento personale? Ma torniamo all’impulso. A volte muoversi impulsivamente è proprio simbolo di paura, fastidio, inquietudine nonostante possa anche avere aspetti positivi e invidiabili da chi invece non riesce ad agire con prontezza e nonostante si possa far nascere invidia negli altri riuscendo ad “avere sempre una risposta pronta” a tutto. Significa anche che nella vita si è dovuti essere sempre attenti ad eventuali pericoli senza mai poter abbassare la guardia e si è quindi abituati ad avere riflessi di attacco veloci. Ciò comunque non significa vivere sereni in uno stato di completo equilibrio. Questa però non è l’unica caratteristica e il vostro secondo dito potrebbe identificare in realtà mille qualità perchè, dovete credermi, non è sempre a causa delle calzature che si sono indossate per una vita che oggi si possono notare determinati riscontri. Sovente può capitare che queste dita, così come le altre d’altronde, arrivino ad avere una forma detta “a martello”, vale a dire piegate su se stesse a formare un angolo.

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Può trattarsi in questo caso di persone che a causa di una loro insicurezza hanno bisogno di tenere tutto sotto controllo e di appoggiarsi alle cose che già conoscono e infondono loro tranquillità. Sono infatti individui solitamente abitudinari. Se ad essere a martello è soltanto l’Alluce è chiaro quanto questa persona abbia una mente poco propensa al nuovo, a ciò che non si conosce e al lasciarsi andare mentre, se ad essere così ripiegato è il secondo dito, ciò significa che la paura di essere feriti è molto grande, si cerca di trattenere i propri istinti per non scoprirsi troppo rendendosi vulnerabili ma, allo stesso tempo, si vive uno stato di rabbia frustrante in quanto si vorrebbe agire senza filtri. Tant’è che, chi ha il secondo dito più lungo del primo, pur essendo allineato all’Alluce, è solitamente una persona o iperattiva o nervosa, due qualità che conducono verso l’ansia.

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Naturalmente, come dico sempre, un piede deve essere osservato nella sua piena totalità e non si può quindi quasi mai descrivere una caratteristica della personalità solo attraverso la visione di un dito perché l’insieme potrebbe invece rivelare il contrario o rendere ulteriori spiegazioni però, gli indizi sono veritieri e importanti per conoscere chi abbiamo davanti ed essere sensibili nei suoi confronti, regalandogli, il più possibile, ciò di cui ha bisogno. E’ bello poter “saper prendere” le persone per il verso giusto!

Prosit!

p. s. = Mi piace dare al mio blog un’impostazione adatta a chiunque, anche ai bambini quindi e alle persone sensibili, perciò preferisco non postare immagini che possono urtare le emozioni di alcuni ma se andrete in rete, a cercare le varie deformazioni delle dita del piede, potrete notare davvero tanti casi curiosi ahimè fisicamente gravi. Infatti, nel caso decidiate di curiosare, vi consiglio di farlo solo se avete uno stomaco forte anche perché internet è spesso senza filtri e appare di tutto.

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Aprite Frigorifero e Credenza, prepariamo qualche maschera di bellezza

Molto spesso prendersi cura di se’ pare una perdita di tempo, un processo faticoso e soprattutto costoso. Oggi però vi mostrerò dei trucchetti per preparare dei cosmetici casalinghi in modo veloce ed economico. Anche se questo articolo è dedicato pure agli uomini, che una pelle ce l’hanno anche loro, Helena Rubinstein diceva, rivolgendosi prettamente alle donne – Non esistono donne brutte, esistono solo donne pigre -. E tutti i torti non li aveva. Dobbiamo aver rispetto del nostro corpo e trattarlo al meglio nonostante sia sicuramente più importante la bellezza interiore rispetto a quella esteriore.

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Anche se è solo un contenitore, il contenitore della nostra anima, è la scatola in cui è racchiuso il nostro spirito, ci porta ovunque e ci protegge, perciò, dobbiamo rendergli merito. Quelle che vi elencherò sono maschere per il viso da fare di tanto in tanto e solamente con quello che potete avere in casa, nel vostro frigorifero o nella vostra credenza; proprio così! Useremo prodotti alimentari e il più sani possibile per fare maschere da posa, non quindi adatte a detergere, ma a nutrire la nostra pelle a seconda del suo fabbisogno.

3 MASCHERE IDRATANTI E NUTRIENTI PER PELLI SENSIBILI, DISIDRATATE E INVECCHIATE

– Amalgamare 1 tuorlo d’uovo, 2 cucchiaini d’olio d’oliva, 1 cucchiaino di miele, qualche goccia di limone. Lasciare in posa 20 minuti.

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– Schiacciare 1 banana e aggiungere 1 cucchiaio di panna fresca. Rendere il miscuglio cremoso. Lasciare in posa 20/30 minuti.

– Lessare foglie e fiori di malva dentro a della camomilla preparata precedentemente, le foglie bollite unitele ad una noce di burro e amalgamate bene il tutto. Lasciare in posa 20/30 minuti.

3 MASCHERE RIVITALIZZANTI E RASSODANTI PER PELLI SPENTE, ATONE E STANCHE

– Unire ad 1 yogurt magro, 1 cucchiaino di lievito di birra e 1 cucchiaino di gocce di limone. Amalgamare e lasciare in posa per 15/20 minuti.

– Centrifugare 1 mela con delle foglie di menta e unire al composto un po’ di latte. Applicare sul viso per 20/30 minuti.

– Mescolare polpa di fragola schiacciata con panna fresca e aggiungere infine del decotto di rosmarino. Lasciare in posa 20 minuti.

3 MASCHERE DECONGESTIONANTI E CALMANTI PER PELLI SENSIBILI CON ERITEMI COUPEROSE

– Tagliare fette di cetriolo e tenerle in posa per 30 minuti.

– Schiacciare la polpa di ananas e unirla a foglie di malva e fiori di camomilla lessati precedentemente. Tenere in posa per 20 minuti.

– Mescolare della farina di castagne ad un po’ di tisana di tiglio creando una pappetta. Lasciare in posa per 15/20 minuti.

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3 MASCHERE SEBONORMALIZZANTI E DISINFIAMMANTI PER PELLI GRASSE, SEBORROICHE E INFIAMMATE

– Applicare sul viso delle fette di arancio lasciate in ammollo dentro alla camomilla. Lasciare per 20 minuti.

– Schiacciare della polpa di pomodoro e di albicocca insieme, aggiungere del timo. Lasciare per 20 minuti.

– Triturate delle nocciole assieme a delle foglie di menta e di rosmarino. Lasciare per 15/20 minuti.

Con i miscugli che risultano troppo liquidi, ma non dovrebbero essere questi i casi, potete aiutarvi con delle garze impregnate e applicate sull’epidermide oppure mettere meno prodotto utilizzando la maschera più sovente.

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Avete visto quanto è semplice? Questi sono tutti ingredienti che in casa si hanno sempre o che comunque, se anche si dovessero comprare, possono poi essere utilizzati (quel che ne rimane) anche come alimento quindi non verranno sprecati. Ovviamente questi sono solo alcuni esempi, se ne possono preparare di tantissimi tipi e sicuramente in futuro ve ne consiglierò altre. Per adesso, vi auguro buona cura della vostra pelle quindi e

Prosit!

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Un’altra complice carica di indizi

Scrivo questo articolo dopo averne postato uno che racconta tutto quello che sa dirci la nostra pipì. Potete leggerlo QUI se volete. Oggi, voglio tradurvi la lingua di un’altra grande nostra complice, una complice che noi stessi creiamo ma forse non sappiamo leggere al meglio. Essa è la pupù. Vi parrà strano ma è proprio così e, la maggior parte delle volte, la lasciamo fuggire via senza nemmeno darci un’occhiata. Bhè, gli esami delle feci esistono da molto tempo, molto più di quello che possiamo pensare e, quelli eseguiti ai giorni nostri, non hanno necessariamente bisogno sempre di un microscopio. Un occhio un pò esperto può, da esse, capire già molte cose prima di procedere a ricerche più specifiche.

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Innanzi tutto bisogna sapere che la nostra pupù è in correlazione con ciò che tratteniamo e ciò che espelliamo. Vedete, dovremmo andare in bagno una volta al giorno. Sarebbe  l’ideale. Se ci si va di più, o di meno, significa che può esserci qualche disguido. Ovviamente, i motivi principali a tali disturbi possono essere l’alimentazione, le patologie, i medicinali, i virus e i batteri, i cambi di temperatura repentini, i cambi di luogo e queste situazioni, in alcuni casi, le stabilirà il vostro medico ma, io vi racconterò qualcosa di meno conosciuto. Se non si va quotidianamente in bagno, si parla di stitichezza che può essere più o meno accentuata. La stitichezza significa trattenere e, naturalmente, non solo le feci. Anche i propri impulsi. Se si ha paura di dispiacere a qualcuno e di non essere più amati di conseguenza, ci si trattiene in determinati comportamenti. Questo potrebbe essere un motivo che causa un’evacuazione non regolare ma ce ne sono molti, molti altri. Ad esempio il non avere tempo di soddisfare i propri bisogni (in generale) avendo altre mille cose da fare che si reputano, nella nostra morale e nella nostra educazione, più importanti, oppure ancora, il rimanere aggrappati alle proprie idee che non riusciamo o non vogliamo cambiare. “Lasciar andare”. Questi sono solo alcuni esempi e portano, talvolta, al divenire avari. Avari non solo e non tanto dal punto di vista economico ma anche dei sentimenti, delle emozioni, della gratitudine nei nostri confronti per paura forse o per mille altre motivazioni. Avari anche solo con se stessi. Chi è stitico è solitamente una persona che vive troppo attaccata al passato. Non riesce a liberarsi di certi concetti, di certi ricordi. Non riesce a concentrarsi solo sul presente. Le situazioni che gli si ripropongono, lo portano a mettere in pratica gli insegnamenti ricevuti appunto in passato da situazioni simili e forse, giudicando un pò troppo, si lascia condizionare in ciò che deve invece fare oggi. Al contrario della stitichezza abbiamo la diarrea. La diarrea ha invece come significato il rifiutare qualcosa. Un qualcosa che ci infastidisce del quale vogliamo liberarci il prima possibile. Solitamente una situazione che ci crea angoscia, rabbia, frustrazione, inibizione, ansia, svalutazione, paura… A volte, anche un senso di colpa del quale vogliamo disfarci inconsciamente può trasformarsi in diarrea e, ovviamente, tutto è vivo in quella zona della mente che non sappiamo interpretare. Si tratta quindi di persone che soffrono di questo fastidio, che vogliono fuggire da ciò che causa loro il malessere. Persone che solitamente rimuginano sovente. Persone più propense a pianificare il loro futuro, a sperare che vada sempre tutto bene nel loro destino più prossimo. La diarrea potremmo affiancarla come somiglianza al vomito ma, mentre per il vomito si parla prevalentemente di ansia non decodificata, per quel che riguarda la diarrea dobbiamo anche specificare l’aver metabolizzato quel fastidio, averci ragionato sopra e, aver dato quindi a lui, il potere di crescere in noi divenendo insopportabile. La pupù dello stitico è asciutta, compatta, dura, quasi priva di acqua (fonte di vita), così come lo sono talvolta i suoi pensieri un pò troppo severi con esso stesso. La diarrea invece è un fermento! Un gran macello, con tantissima quantità d’acqua, troppa, che stiamo buttando via. Non per niente, lo sapete tutti, diarrea e vomito disidratano. “Uffi! Insomma cosa faccio adesso? Come andrà a finire (in futuro)? Via! Basta! Non ne voglio più sapere!”. Questo è ciò che dice il nostro inconscio in caso di diarrea prima che avvenga l’attacco manifestato come un disturbo.

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Andando a interpellare il pensiero positivo, egli ci consiglia di dirci e auto-convincerci con queste frasi che riporto qui sotto, a seconda di quale sia il nostro inconveniente.

La stitichezza può essere sconfitta con questo pensiero: “mi libero del passato, do’ meno peso ai pensieri e ai doveri e provo a ricominciare dall’inizio in modo più libero e armonico, soddisfacendo i miei bisogni”.

La diarrea invece può giungere al termine con questo pensiero: “tutto è in pace dentro di me. Mi rilasso e lascio che tutto scorra nei suoi giusti tempi. Al futuro non penserò mi focalizzerò sul presente”.

Provateci, con convinzione ovviamente. Le feci ideali dovrebbero essere come vi ho già detto quotidiane, della consistenza di una banana, la forma di una salsiccia e un colore che varia in diverse tonalità di marrone a seguito di quello che introduciamo nel nostro corpo.

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Il loro odore invece, è sgradevole si sa, ma non dovrebbe essere pestilenziale e nauseabondo. L’azione dei batteri, all’interno del nostro organismo, fa si che la pupù abbia un odore poco apprezzabile dal nostro olfatto ma, l’esagerazione, determina una cattiva alimentazione o altri fattori che aumentano la puzza. Tenetevi d’occhio quindi e anche di naso! “Andare di corpo” (autonomamente) è inoltre un importantissimo processo che rappresenta una delle fasi principali dello sviluppo dell’individuo, vale a dire la fase anale studiata da Freud nell’arco della sua professione.

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Una fase che avviene più o meno quando l’essere umano ha all’incirca 18 mesi di vita fino ai suoi 3 anni. E’ un periodo complesso questo, in cui s’iniziano a gestire gli sfinteri ossia ciò che si trattiene e ciò che si espelle. Un inizio della propria autonomia. Questo avviene con appagamento se si vive e si sorpassa una buona fase anale e ci ritroveremmo in seguito con una persona adulta equilibrata e serena da questo punto di vista. Freud però dice che, chi non percorre al meglio questo lasso di tempo, in cui le feci vengono viste come veri e propri doni (per la mamma), può divenire in futuro, quello che si identifica come persona dal carattere anale espulsivo o persona dal carattere anale ritentivo, e può essere soggetto a caratteristiche poco piacevoli non solo per gli altri ma soprattutto per se stesso. Di tutto ciò ci saranno naturalmente diversi gradi di disequilibrio, anche lieve, come la maggior parte di noi ha. Il carattere anale espulsivo tenderà ad essere disordinato, irascibile e voglioso di distruggere ciò che non gli sta bene con una spiccata forza nel riuscire a far di tutto per far si che le cose vadano come vuole lui. Il carattere anale ritentivo invece, potrebbe svilupparsi come persona timorosa, attenta, molto organizzata, ordinata, giudice e dalle vedute poco aperte nel senso che, come accennavo prima, tende a ristagnare nei ricordi.  Non sottovalutiamo mai la nostra pupù quindi e, soprattutto, non sottovalutiamo mai la quantità di volte in cui andiamo in bagno per espellerla.

Prosit!

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Manualità e Cognizione – Le strane richieste che non comprendiamo

Come spesso vi ho detto il nostro corpo e la nostra mente sono un tutt’uno assieme alla nostra parte spirituale nella quale risiedono anche emozioni e sensazioni.

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La parola psiche, che oggi intendiamo come l’insieme delle funzioni cerebrali ed emotive dell’individuo, deriva in realtà dal termine greco psyché che sta a significare anima, spirito o, ancor meglio, quel soffio vitale che ci permette di esistere. Teorizzato più avanti da Aristotele, questo termine, prese il senso di “forma” inteso come forma vitale prettamente corporea mentre, più avanti ancora, con Cartesio, assunse il nuovo significato, più ampio, di Divinità all’interno dell’uomo. Parte Divina di esso. Tutto questo per spiegarvi come si è sempre andati alla ricerca di una definizione che illuminasse sulla totalità dell’essere umano, come tale parola sia stata da sempre molto considerata cercando di fornire per essa una valida spiegazione che rappresentasse l’individuo, nel suo più ampio concetto, attraverso mutamenti dello stesso significato, per arrivare comunque ad un’unica conclusione, in un modo o nell’altro, ossia: il tutto. L’uomo. Il suo insieme. Anima – Corpo – Mente. E oggi, questo insieme, lo chiamo all’appello per spiegarvi un criterio che ritengo molto importante. L’ Anima, è la nostra fonte d’energia e, anche se spesso bloccata dal nostro pensiero, sa già, meglio di noi stessi, cosa deve fare, come deve agire, come deve sentire. Percepisce e non sbaglia mai. Parlerò quindi sicuramente di lei in futuro ma, per questo articolo, mi servono gli altri due componenti del triangolo perfetto cioè la Mente e il Corpo. Vi spiego subito il perché. Essi devono andare di pari passo. Costantemente. Mi riferisco al fatto che, se non li facciamo “vivere”, in senso olistico, ambedue alla stessa maniera, con la stessa intensità, potremmo avere scompensi, anche seri, che ci regaleranno malesseri di varia origine. Ci sono due tipologie di persone che ben rappresentano ciò che intendo dire:

quelle che svolgono un mestiere manuale ma in modo contenuto devono utilizzare il loro lato cognitivo

quelle invece che eseguono una professione prevalentemente mentale nella quale non viene mai richiesto uno sforzo fisico

Pare impossibile ma molte persone svolgono la loro esistenza, giorno dopo giorno, solo ed esclusivamente verso uno dei due modelli di vita, senza preoccuparsi assolutamente dell’altro. Conosco individui, bravissimi muratori ad esempio, che finite le loro ore lavorative, come a non essere contenti, si dedicano ulteriormente all’attività fisica. Questo è un bene, fare sport è molto salutare soprattutto se svolto all’aria aperta e, apre le menti. Aggiungerei però a tutto questo anche un po’ di sana e istruttiva teoria. Non perché essi siano ignoranti, intendiamoci subito ma, un passatempo come ad esempio la lettura, o la pittura, o il canto, o la scrittura (lavorando esclusivamente di fantasia), permetterebbe loro di evadere dalla quotidianità e dall’eventuale essere troppo fissati dall’aspetto materiale e concreto.

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Una meccanicità che, andando avanti, chiude le frontiere anziché abbatterle. Soffoca il lato spirituale, creativo, emotivo. Opprime la scintilla della sana follia. Far lavorare anche la mente non potrà che giovare. Al contrario, e questo penso sia ancora peggio, ci sono persone che, dal mattino quando si alzano alla sera quando vanno a dormire, fanno lavorare (e stancare) solo la mente, mentre il fisico, rimane lì, tutto il giorno raggomitolato su se stesso, magari davanti al monitor di un computer, senza mai potersi esibire in tutte le sue performances.

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Sbagliatissimo. Dopo un po’ di tempo inizierà sicuramente a lamentarsi. I vostri organi, i vostri tessuti, i vostri arti, richiederanno ciò che spetta loro di diritto. Tempo fa conobbi un uomo che svolgeva appunto un lavoro completamente sedentario. Essendo in proprio, faceva il massimo per poter rendere la sua professione redditizia e spesso, si ritrovava al telefono con qualche cliente anche a tarda sera. Ad un certo punto della sua vita, il cuore iniziò a presentargli davanti quelli che lui definì “dei problemi”. Secondo quest’uomo, il suo cuore non funzionava più bene. Ogni tanto perdeva un colpo, altre volte invece, batteva acceleratamente causandogli una fastidiosa tachicardia. Spaventato quest’uomo andò immediatamente a fare tutti i controlli necessari ma, ogni medico che lo visitava non riscontrava nulla di anomalo e come terapia si sentiva sempre ripetere la stessa solfa – Si rilassi, si diverta, faccia dello sport -. Visite, prove di sforzo, analisi, esami, tutto diceva che il suo cuore era in perfetta forma. Ma allora perché danzava nel petto in quel modo così sconfusionato? “Come faccio a fare sport se il mio cuore non palpita nel modo giusto! Potrebbe venirmi un infarto! Come faccio a tranquillizzarmi quando forse ho una malformazione al muscolo cardiaco!” si diceva il signore. I medici invece, non avevano per niente sbagliato diagnosi, avevano ragione e quel cuore stava semplicemente implorando a modo suo che avrebbe voluto ballare! Avrebbe voluto muoversi, scoppiare, saltare fuori dal quel petto che lo opprimeva immobile ogni giorno! Quel cuore stava fremendo! Non ce la faceva più a passare le ore seduto ad una scrivania e poi coricato in un letto e poi di nuovo seduto alla stessa scrivania e di nuovo coricato nello stesso letto. Ogni dì. “Io sono il Cuore! Ti rendi conto?! Sono il Re di tutta questa struttura, come puoi permetterti di tenermi imprigionato così! Adesso ti faccio vedere io!” urlava quel magico organo grande quanto un pugno ma, tutto quello che l’uomo sentiva era solo un “Tum, tutum… tu, tu, tum… tuuuuum….” disordinato e fuori tempo.

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Non riusciva a decodificare quel messaggio. E ancor grazie che almeno comunque lo sentiva! Ebbene si cari amici, perché vedete, il cuore palpita ma gli altri organi, non emettono alcun rumore invece. Soffrono in silenzio e, il momento in cui riuscite a “sentirli” e assumono una certa importanza nella vostra vita, è quando il problema è già sorto. Il disturbo principale dell’uomo infatti non era collegato solo al cuore ma anche ai reni che sono strettamente correlati all’organo propulsore come già vi avevo spiegato QUI. Nulla di grave fortunatamente ma, anche i suoi reni, stavano soffrendo. Erano spenti, tristi… sovraccaricati dalla paura della quale ne sono la sede. La paura di non avere abbastanza soldi a fine mese. La paura che lo faceva stare anche dopo cena attaccato al telefono con la speranza di accaparrare qualche nuovo cliente o di soddisfarlo al meglio per non perderlo e regalarlo alla concorrenza. La paura di non riuscire a soddisfare economicamente tutti gli eventuali bisogni. I reni inoltre, sono il contenitore della vitalità che, nel caso di quest’uomo, era pari allo zero. Oggi, questo signore, continua a fare il suo lavoro di sempre avendo ridotto però le ore di attività. Si concede una passeggiata sulla spiaggia all’alba due volte alla settimana assieme ad un cagnetto che è andato a prendersi al canile del suo paese e, ogni tre giorni, in casa, fa esercizio fisico per mezz’ora.

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In più, tutte le mattine e tutte le sere, sul suo terrazzo, esegue una particolare respirazione che è alla base del benessere. Durante il week end infine, mentre prima lavorava, ora si dirige alla scoperta di sentieri montani, camminando per molto tempo a contatto della natura. Il suo cuore non si è più fatto sentire con toni sgradevoli, tranne una volta, quando, a causa di problemi di salute del padre egli non ha potuto svolgere per parecchi giorni le sue nuove attività dinamiche. Il suo cuore, che si era abituato bene, si è subito risentito, ma è bastata una promessa, in seguito mantenuta, a riportare il tutto alla normalità. Ora, quell’uomo è un uomo nuovo. Non possiamo pensare che solo una parte di noi debba lavorare, stancarsi, divertirsi, soffrire ogni giorno. Tutto ciò di cui siamo fatti deve vivere. Deve avere il suo spazio. Così come nutriamo ogni giorno il nostro organismo con alimenti che cuciniamo e poi mangiamo, allo stesso modo dobbiamo saziare la nostra mente, i nostri sentimenti, i nostri pensieri, le nostre emozioni con l’evasione, la creatività, l’attività fisica, la meditazione, la respirazione, il prendersi cura di noi stessi. Persino con lo sforzo, con la fatica, che vengono definiti così solo dalle nostre barriere e dai nostri limiti in realtà inesistenti. Il corpo deve muoversi così come la mente, viaggiando in luoghi sconosciuti e immensi. Lasciamo che ogni tanto, una nostra parte, possa riposare e facciamo lavorare l’altra che non deve intorpidirsi, rattrappirsi, indebolirsi. Se una parte di noi non viene usata, il sangue che passa al suo interno sarà pochissimo e il sangue si sa, è fonte di vita, di nutrimento, di rinnovamento! Solo così ci sarà armonia e benessere in noi.

Prosit!

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Soffri di Sinusite? Pensa bene… Cosa non sopporti più?

Cos’è che ti sta dando così fastidio? Una situazione o una persona? Ti chiedo questo perché secondo le filosofie che ho studiato, tra le quali la psicosomatica, soffrire di sinusite, infiammazione molto dolorosa alle mucose dei seni paranasali, equivale a non sopportare più o una situazione che stai vivendo, o una persona che ti è vicina. Troppo vicina.

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Si da invece solitamente colpa al freddo, al tempo e all’umidità ma, in realtà questi, non sono gli unici fattori per certe teorie. Quando l’attacco ti colpisce, dal momento che alcune sinusiti diventano croniche e quindi si ripetono, prova a chiederti cosa o chi non hai sopportato in quel periodo. Oppure, prova a ricordare se quando eri affetto da questo malessere, stavi nel contempo convivendo con un disagio. Una mia cliente, una ragazza giovane di 27 anni, usciva da quattro anni con un ragazzo. Dopo i primi tre anni passati allegramente e nella più totale spensieratezza, la situazione precipitò perché a lui morì la mamma alla quale era molto affezionato. Egli si spense, divenne malinconico e introverso e, nonostante la voglia di stargli vicino e rincuorarlo, la mia cliente, dopo un anno, iniziò nel suo inconscio soprattutto, ma anche nel suo conscio, a non sopportare più quell’uomo che aveva di fianco. Un uomo triste, pessimista, nervoso. Lo giustificava ma non lo accettava. Avrebbe voluto continuare a sorridere con lui, a divertirsi, passato il momento di shock. Avrebbe voluto che la vita andasse avanti. Continuava ad amarlo ma, entrare in casa e trovarlo con le lacrime agli occhi, raccontargli una cosa simpatica e non vederlo nemmeno sorridere, condividere con lui un progetto e non sentirlo gioire, dopo un anno, le divenne insopportabile. Capiva perfettamente quel dolore ma non voleva che rovinasse la loro vita. Per stare bene anche dal punto di vista fisico, la mia cliente avrebbe dovuto lasciarlo, oppure riuscire a farlo cambiare, oppure ancora imparare ad accettare e amare lui così com’era per quello che era diventato. Ma lei non si sarebbe mai innamorata di una persona così. Lei non si sarebbe mai messa insieme ad un uomo com’era lui ora, quattro anni prima. Non era per niente affetta dalla – sindrome della crocerossina -. Anche riuscire a cambiarlo era dura dal momento che non ce l’aveva fatta in un anno, provandole tutte, e dal momento che lui non aveva nessuna intenzione di farsi aiutare da un professionista. Rimaneva come unica scelta quella di lasciarlo. La sinusite della quale iniziò a soffrire periodicamente, se ne sarebbe andata ma il cuore le si sarebbe probabilmente spezzato. Un giorno venne da me e mi disse – Ho deciso di mollarlo – e io le chiesi cosa l’aveva portata a questa decisione. La sua risposta fu questa – Mi sono resa conto che fondamentalmente io non ho mai amato lui ma il suo modo di riuscire a farmi divertire, a farmi estraniare dai problemi, era per me uno sfogo non un amore. Ho capito che se riesco ad eliminare o a trasformare quelli che io considero “problemi” in occasioni, o comunque a non farmi rattristare da loro, potrò avere un uomo vicino come uomo e basta e non come “salvagente” -. I due quindi si lasciarono. Ovviamente non sempre deve andare così ma lasciatemi finire di raccontare. Ora, la mia cliente, ha un’altra relazione nella quale si preoccupa di condividere i bei momenti per la loro unica bellezza intrinseca e non come evasione. La sua sinusite è scomparsa. Da due anni non ce l’ha. La cosa strana è che anche il suo, ormai ex, fidanzato sta meglio perché su di lui, inconsciamente, gravava il peso di non riuscire a dare alla sua compagna ciò che sapeva lei desiderava; una sorta di ansia da prestazione lo invadeva, tutto per un meccanismo interno che è difficilissimo da spiegare. Non riusciva a farla ridere come un tempo, a farla divertire, a “portarla via” e questo lo faceva stare ancora più male ma, il tutto, continuava invece ad essere implicato solo nei confronti della mamma defunta. “Sarà perché è morta mia madre che sono così, sarà perché è morta mia madre che mi sento male, ancora non passa questa storia della morte di mia madre…”. Continuava a ripetersi, a credere e soprattutto ad esternare. Probabilmente anche lui ora starà con un’altra persona, una persona che ha sicuramente dei bisogni come la maggior parte di noi ma non come quelli della sua precedente ragazza. La mia cliente continuava a stare con lui credendo di amarlo e credendo che lui avesse bisogno di lei dopo quella grave perdita ma non era per niente così! Eppure è la prassi, così ci hanno sempre insegnato. Quello che mi sento di consigliarti è che nel momento in cui riconosci una situazione o una persona come deleteria nei tuoi confronti, prova a cercare ulteriori soluzioni, prova a modificare gli eventi. Fallo anche quando la morale ti viene contro. La sinusite ti sta suggerendo questo. Prova a non accettare quel qualcosa. E molte volte, le soluzioni ci sono, ci vuole solo un po’ di coraggio. trend-online.com

Perché vedi

tutto quello che vuoi c’è,

è dall’altra parte della paura.

(Jack Canfield)

Come diceva Darwin, non è colui che si presenta più forte o più intelligente a sopravvivere bene ma colui che riesce a mutare adattandosi alle nuove situazioni. Prima di concludere ti darò però anche qualche rimedio naturale contro la sinusite:

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SUFFUMIGI: E’ sempre molto utile effettuare dei fumenti in caso di sinusite in quanto il muco tende a solidificarsi all’interno dei seni paranasali senza riuscire a fuoriuscire, infiammando così le pareti e le mucose. Si può far bollire nell’acqua un po’ di Bicarbonato e/o un po’ di Eucaliptus che hanno l’azione di rinfrescare e disinfiammare, ammorbidendo anche, grazie al vapore caldo, il muco duro, compatto. Attenzione però a non esagerare in quanto si rischia di creare una specie di ebollizione interna ossia, trasformare il muco in bolle che scoppiettando andranno ad infiammare altri seni.

IMPACCHI: Puoi applicare degli impacchi caldi di Zenzero sulla zona centrale del viso e della fronte (se hai la pelle sensibile ti consiglio solo sulla fronte) intercambiandoli di tanto in tanto, in modo da non lasciare miscele fredde sulla pelle. Anche qui non dovrai esagerare. La parte interessata diventerà rossa, è normale, ma non andare oltre eccessivamente altrimenti rischierai di traumatizzare la pelle perché lo Zenzero è davvero un potente antiinfiammatorio e va usato con cautela. Le pezze inoltre non dovranno essere bollenti perchè quando c’è infiammazione c’è già calore che non conviene aumentare.

TISANE: Quando si ha già parecchio muco o catarro all’interno del nostro corpo, non bisogna bere in eccesso altrimenti si continuerà a produrne sempre di più ma, tre dita al giorno di decotto di Radice di Loto, non potrà farti che bene. E’ un ottimo fluidificante ed espettorante. Basterà far bollire qualche rondella di questa radice in un pentolino, filtrare l’acqua che quando è pronta diventa di color marroncino/rossastro e berla. Ad alcuni piace anche fredda ma io te la consiglio calda e con dentro magari un cucchiaino di Miele biologico.

Infine, durante il periodo di malattia, porta sempre, anche in casa, una fascia o un cappello di lana che ricopra la tua fronte e le tue orecchie, soffia il naso più che puoi. E’ assolutamente vietato “tirare su col naso”. Devi eliminare il più possibile queste scorie. Se il naso ti si spela e diventa rosso, niente paura, alla sera, prima di andare a dormire, cospargilo di crema – Prep – che puoi trovare in qualsiasi Supermercato o in Farmacia, ti donerà sollievo, ridurrà l’escoriazione e, con il suo delicato profumo al Mentolo, ti permetterà di respirare meglio.

Prosit!

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Contro tutti gli Inestetismi della Pelle: Idratazione, Idratazione, Idratazione.

Molti credono che idratare la pelle serve solo nei casi di cute secca o invecchiata. Non è così, e vi spiego il perché. Innanzi tutto, come la maggior parte di voi sa, il nostro corpo è costituito di acqua all’80% circa; la nostra sola pelle è così composta: 27,5% proteine, 2% lipidi, 0,5% grassi, 70% acqua ma, la cosa principale è che, le nostre stesse cellule, sono costituite all’80% di acqua circa. Perciò, anche le cellule epiteliali.

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La loro disidratazione, può portare ad avere così diversi tipi di pelle “non sana” ma tutti hanno alla base lo stesso problema: mancanza d’acqua. Prendiamo ad esempio la pelle grassa. E’ una pelle che si presenta untuosa per un aumento dei lipidi di superficie dati da diversi organuli. Tutti a questo punto diranno – Cavoli, pare già fin troppo umida! Fin troppo gonfia, seborroica! – e infatti è così, ma non dobbiamo confondere il grasso cutaneo con l’acqua. Sono due cose completamente diverse, non si mischiano nemmeno tra loro ma lavorano assieme per mantenere la qualità della nostra pelle perfetta. E quindi accade proprio che, dove c’è mancanza di acqua, le ghiandole sebacee iniziano a produrre più sebo con l’intento di idratare e, i corpuscoli di Odland, vescicole piene di lipidi, si rompono per inumidire. Poverini, loro fanno il possibile ma il risultato della loro ipersecrezione, che inoltre infiamma parecchio questi produttori di sebo, ahimè, è proprio anti-estetico. Se quella pelle lucida, piena di brufoli, di pori dilatati e di comedoni fosse idratata oltre che “prosciugata” (sebonormalizzata) come si usa fare con la maggior parte dei cosmetici, ecco che le ghiandole sebacee, cesseranno di secernere tutto quel sebo e, la pelle, apparirà subito più vellutata e più pura. Più bella.

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Anche nel caso di una pelle poco ossigenata, detta anche asfittica, vale la stessa cosa. Avete presente quelle pelli spente, opache, asciutte, senza tono? Sono pelli che in gergo si identificano come “intossicate”. Forse appartengono a persone che fumano, o hanno un’alimentazione poco salutare, o hanno problemi di circolazione. Anche qui, l’acqua, formata da Idrogeno e Ossigeno appunto, può essere di grande aiuto. Le nostre cellule, riempiendosi del liquido tanto utile, saranno in grado, meno asciutte e non prive di vita, di combattere meglio le tossine che le stanno danneggiando. L’acqua quindi non occorre solo nei casi di pelle secca, o devitalizzata, o invecchiata precocemente, l’acqua è la nostra vita, la nostra sostanza principale, deve esserci sempre.

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Impedisce l’inibirsi della materia vivente e soprattutto permette di drenare le sostanze di rifiuto nel metabolismo cellulare. Ma l’acqua, non è solo all’interno delle cellule (liquido intracellulare), essa si trova pure tra gli spazi, tra una cellula e l’altra (liquido extra cellulare) dunque, potete capire, quanto sia fondamentale la sua presenza. Un imbibente ed emolliente naturale.

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Ma come fare ad idratare la nostra pelle? Bhè, ovviamente con i cosmetici adatti che, come vi dicevo prima, non dovranno essere soltanto, sebornomalizzanti, detergenti, rinfrescanti, decongestionanti, abrasivi, etc. etc. dovranno soprattutto essere idratanti e, in natura, i principi attivi che idratano, si possono trovare nella mela, nella castagna, nella mandorla, nel cocomero, nelle alghe, nelle germe di grano, nell’hamamelis, nella macadamia, nel fiordaliso, nel luppolo, nell’avocado, nella lattuga, nella vitamina E e nella B5 e in tanti, tanti altri elementi.

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E poi possiamo idratare anche attraverso l’alimentazione. Le nostre cellule infatti sono costituite da ciò che noi inseriamo nel nostro corpo. Un’alimentazione ricca di verdura e frutta, alimenti che contengono grandi parti di acqua e sali minerali, ci verrà sicuramente in aiuto. L’idratazione della pelle è determinata dall’acqua transepidermica e anche dal sudore secreto dalle ghiandole sudoripare attraverso i processi fisiologici della perspiratio insensibilis e della perspiratio sensibilis.

ghiandole sudoripare

Vi consiglio di detergere quotidianamente la pelle del vostro viso esposta ogni giorno a fattori inquinanti e deterioranti come lo smog, le intemperie, i raggi UVA e UVB, i gas, le particelle tossiche; perché la pelle respira e assorbe. Fatelo con del buon sapone dal PH adatto (circa 5.5) o, ancor meglio, con un buon latte detergente e un buon tonico. Applicate una crema e, di tanto in tanto, anche una maschera che potrete fare da voi tenendo conto dei principi attivi che vi ho elencato prima. Se continuerete a seguirmi potrete leggere un post che sto preparando nel quale vi insegnerò qualche maschera casalinga da creare in modo divertente e con i prodotti naturali che magari avete in frigorifero. Tutte azioni che oltre a pulire, idratano. E mi raccomando, si parla sempre della pelle del viso perchè, come quella delle mani è la meno protetta ma, la pelle è da mantenere in buona saluta su tutto il nostro corpo! Nutrite la cute. E’ importante. E’ il vostro primo rivestimento.

Prosit!

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Lo Strano Modo di pensare del nostro Fegato

Vi descrivo innanzi tutto cos’è fisiologicamente il Fegato e come funziona all’interno del nostro organismo.

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Il Fegato è una grossa ghiandola annessa all’apparato digerente ed è in grado di eseguire diverse operazioni come: assorbire l’ossigeno per il sangue, regolare i livelli di zuccheri, decomporre diverse sostanze come anche le tossine, preoccuparsi dei fattori coagulanti ma soprattutto, produce la Bile, un liquido verdastro che, riversato nel Duodeno e nella Cistifellea, favorisce la digestione dei grassi. Dal punto di vista della psicosomatica, il Fegato, rappresenta l’adattamento e diversi altri fattori ad esso correlato.

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Il non riuscire ad adattarci ad una situazione, può causare in noi diverse emozioni negative come l’angoscia, la rabbia, la tristezza, l’inadeguatezza e via dicendo, che culminano col renderci vittime di un senso di ribellione apparente o più celato ma comunque esistente. Un senso di ribellione che, non trovando sfogo, si trasforma in frustrazione dalla quale nasce una rabbia nei confronti di alcuni aspetti della vita, che non trova pace. Quando si sente dire – Era verde dalla rabbia – in realtà si sta ascoltando una misteriosa correlazione tra un semplice motto e ciò che realmente accade in noi unendo la nostra parte fisica a quella psichica. La Bile, prodotta dal Fegato, che come vi spiegavo prima ha un colore tendente al verde e digerisce i grassi, ossia cose pesanti da decomporre, compie un processo che si può tranquillamente trasformare in qualcosa di più spirituale. Allo stesso modo quindi, riusciamo o non riusciamo a digerire alcuni avvenimenti della nostra vita che possono essere a breve o a lungo termine. E se non ci riusciamo ci arrabbiamo, e diventiamo… verdi dalla rabbia. Il colore che subentra sulla nostra pelle quando il Fegato non funziona bene, è in realtà un giallognolo scuro (itterizia) in quanto si tratta di un verde decisamente diluito in tutto lo strato connettivale. L’Itterizia inoltre, e questo è importante, subentra quando c’è un eccesso di globuli rossi distrutti. Una degradazione dell’emoglobina troppo elevata nel nostro organismo. Ora, senza entrare nello specifico nominando sostanze come la bilirubina, sappiate che il nostro sangue è la nostra vita. La nostra gioia. Rappresenta la nostra linfa vitale. Il rosso degli eritrociti ( globuli rossi ) è il colore della passione, del fuoco che ci alimenta. Il nostro entusiasmo. Capite bene dunque che soffocando, diminuendo, distruggendo tali cellule, allo stesso modo vien meno la nostra serenità che lascia il posto ad una rabbia soffocata. E’ per questo che, il Fegato, è stato quindi definito la sede della rabbia. Il lamentarsi costantemente, il giustificarsi allo scopo di autoilludersi, il provare una costante ira per come gira il mondo intorno e l’essere insoddisfatti sempre per qualcosa, portano rabbia ed essa nuoce al nostro Fegato e a noi.

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Questa emozione negativa che sovente, esagerando, può trasformarsi in collera, o in ferocia, o in aggressività, è semplicemente l’aumento di una rabbia latente che prende in noi sempre più comando, partendo da uno stadio minore che può rimanere tale per tutta la vita, o sfociando invece in qualcosa di più significativo. Sono diversi gli indizi che suggeriscono quando un Fegato può essere stanco, ammalato, irritato o semplicemente infastidito. Caratteristiche che la maggior parte di noi ha, anche per via di un’alimentazione poco sana con la quale ci nutriamo, carica di additivi e sostanze nocive che sporcano questa ghiandola. Vi faccio alcuni esempi.

LO XANTHELASMA:

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Lo Xanthelasma è un’alterazione in rilievo della pelle che non scompare né alla pressione, né alla detersione o abbronzatura. E’ un’escrescenza giallastra-biancastra che nasce intorno alle palpebre ma non provoca dolore. Seppur la loro apparizione non è del tutto nota alla scienza, alcune filosofie, come anche la medicina occidentale, indicano una stretta correlazione tra questa placca ed eventuali problemi lipidici o di aumento di colesterolo cattivo (LDL) nel sangue. Uno stretto collegamento col Fegato dunque.

LE RUGHE VERTICALI SUL PROCERO:

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Un altro segnale, può essere definito da due profondi solchi verticali sul procero (muscolo pellicciaio sopra al naso tra le due sopracciglia). Quella è la zona che, sul nostro viso, rappresenta il Fegato e, anche se le rughe sono semplicemente pieghe dell’invecchaimento cutaneo, causate soprattutto dalle nostre espressioni, se sono anticipate e/o esagerate, possono indicare la presenza di qualcosa che disturba il nostro Fegato così come anche macchie rossastre o violacee sempre in quella zona.

GLI INESTETISMI NELLA ZONA CENTRO/METATARSALE DEL PIEDE DESTRO:

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Anche un’ipercheratosi (callo o durone), una verruca o un eczema, nella parte del piede che vedete segnalata in foto, possono indicare disguidi al nostro filtro epatico perciò prestate attenzione.

COLORITO DEL VISO:

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Come vi ho già detto prima, un colorito che tende al giallo, sul volto di una persona o delle sue sclere (le parti bianche dell’occhio), può indicare disfunzioni al Fegato ma, nel caso di bevitori abituali di alcool, bisogna invece porre un’accurata attenzione quando il colore del loro viso diventa pallido o bluastro.

Queste sono solo alcune tracce e tutte utili per indicare la presenza di un disturbo. Per questo, prima di fare una sorta di “diagnosi”, bisogna saper osservare in modo olistico. Sono molti i fattori che possono cambiare la realtà. Nulla è assoluto. La soluzione a tutto questo, per avere un Fegato il più sano possibile, dal punto di vista spirituale, è cercare di vivere nella più totale gioia e serenità. Cercare l’entusiasmo e la pace interiore. Accettare di più alcune situazioni nel tentativo di vedere perché avvengono; forse, vogliono solo insegnarci qualcosa. Individuare il lato positivo di un avvenimento e prendere la vita con più calma, più tranquillità e più tolleranza pensando maggiormente al presente che stiamo vivendo e non rimuginando nel passato o sperando nel futuro. E’ difficile, lo capisco ma, come per tutte le cose, ci vuole la volontà. Sono sicura che ne troverete giovamento.

Prosit!

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Ecco perchè alcuni si Rosicchiano le Unghie

Tante persone si rosicchiano le unghie o le cuticole intorno ad esse. Alcuni arrivano persino a mordere la pelle di tutta la punta delle dita e si dice che questo sia uno sfogo inerente ad uno stress trattenuto che fuoriesce in questo sistema. Solitamente infatti, si può riscontrare tale modo di fare nelle persone più nervose e che magari svolgono un lavoro particolarmente snervante ma lo si denota anche nei bambini e negli adolescenti.

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Secondo alcune filosofie, è vero che alla base c’è uno stress di fondo e una sorta di ansia che ci rende vittime del suo logorio ma, subiamo queste emozioni a causa soprattutto di un conflitto nei confronti di uno o ambedue i nostri genitori. Proprio così. In realtà, questa sorta di angoscia, alcune volte è palese, altre volte invece potremmo anche non riconoscerla.

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Noi amiamo i nostri genitori, sono i nostri fari nella nebbia, le nostre colonne portanti ma potrebbe essere che, in cuor nostro, nella parte più profonda di noi stessi, desidereremmo o avremmo desiderato un altro tipo di rapporto. Vi faccio alcuni esempi:

– Amiamo nostro padre. E’ un essere buono, amorevole, sensibile. Vorremmo però che ogni tanto prendesse in casa la sua posizione. Sovente, la mamma che governa la famiglia e ha la situazione in mano, potrebbe punirci o sgridarci anche sbagliando. Il fatto di avere un papà che non assume mai le nostre difese, pur volendoci un gran bene, ci fa arrabbiare.

– Un figlio, ancora bambino, non riesce a concepire che un genitore debba stare tutto il giorno fuori per lavoro. Lo accetta perché prova un grande affetto, perché gli viene spiegato, ma vorrebbe di gran lunga che quel genitore stesse la maggior parte del tempo con lui.

– Capita che, pur provando un gran bene per la nostra mamma o per il nostro papà, ci accorgiamo che da noi pretendono più di quello che gli diamo: nella scuola, nella vita, nelle nostre scelte. Ci amano ma, senza volerlo, ci sottovalutano. Viviamo una vita intera nel cercar di soddisfarli al meglio. Nel far vedere loro che siamo in grado di essere come vorrebbero, ci logoriamo nell’essere i migliori. In realtà però non stiamo vivendo una situazione di pace interiore.

– Quando nasce un fratellino, molto spesso, un bimbo non comprende e non accetta di dover dividere la sua mamma con un qualcuno che prima non c’era. Nonostante l’interessa e la gioia verso il nuovo arrivato, è normale che un po’ d’insoddisfazione possa colpire colui che fino a ieri era il protagonista assoluto. Un protagonista che ora si chiede perché mai, la sua mamma, abbia voluto anche un altro figlio, come se lui non fosse bastato. “E se ora preferirà lui a me? E se ora la mia mamma penserà solo a lui?”. Si chiederà. Tutte paure che con il tempo andranno via ma intanto che prendono consistenza possono far vivere male chi le subisce anche senza andare a toccare il discorso della gelosia tra fratelli che quello è un argomento a se’.

Queste sono solo alcune delle circostanze. Purtroppo ce ne sono addirittura di peggiori ma sono situazioni che si celano dietro a una parvenza di serenità quando così non è. Nessuno è colpevole dove c’è puro amore, però si rischia di infliggerci spesso delle ansie che non dovrebbero appartenerci perché a chiedercelo è la società, è l’educazione che abbiamo ricevuto, è la morale, è il sistema, etc… etc… L’onicofagia viene associata da diverse teorie a tutto questo. Ad una frustrazione. E’ come un corrodere noi stessi nel non riuscire a sollevare ed eliminare il rancore (a volte irriconoscibile) provato verso nostra madre o nostro padre. Le unghie, sono per noi, come per alcuni animali, uno strato di cheratina nate allo scopo di difendere, di proteggere. Ecco perché vengono associate al genitore. Colui che ci fa crescere. Anche il non voler affrontare la crescita, l’aver paura di vivere, può portarci a rosicchiare le nostre unghie, per il semplice fatto che la persona verso la quale noi ponevamo la nostra fiducia più grande, non ha saputo, secondo il nostro pensiero, accoglierci al meglio e proteggerci… proprio come le nostre unghie. amando.it

Subentra così una specie di punizione, verso le stesse, pari al cercar di punire nostro padre o nostra madre che ci ha abbandonato, che ci ha castigato eccessivamente, che ci ha maltrattato, che ci ha offeso, che ci ha inibito, che ha preteso… Questo accade soprattutto nei casi in cui si prova dispiacere per questa situazione vissuta. Succede infatti che ci possiamo trovare davanti ad una madre e una figlia, ad esempio, che neanche si rivolgono la parola, si detestano letteralmente ma, la figlia, ha delle unghie perfette e mani bellissime. Il motivo potrebbe essere che la figlia non prova rancore o non ne prova più. Non prova dolore nell’avere quello che noi definiremmo un “brutto rapporto” con la madre. Se n’è fatta una ragione! Vive bene anche così. Non essendoci l’angoscia, non c’è l’avvilimento. Non c’è l’onicofagia. Altre volte invece, è possibile provare risentimento o uno stato d’ansia verso mamma e/o papà, senza però rosicchiare le nostre unghie. E’ quasi certo che, in questi casi, s’innescano diversi fattori che possono così far nascere altri tipi di “disturbi” o eliminare l’inquietudine di questo. Chiediamoci allora se proviamo risentimento nei confronti dei nostri genitori che avrebbero potuto fare ma non hanno fatto, che avrebbero dovuto darci la giusta protezione e il vero affetto che non ci hanno dato. Convinciamoci che possiamo comunque vivere al meglio, che la vita non fa paura, che siamo circondati comunque da gioia, amore e felicità. Proviamo a pensare che i nostri genitori sono e sono stati esseri umani anche se ai nostri occhi dovevano comportarsi come Supereroi. Che possono compiere cose meravigliose come atti incredibilmente disgustosi. Che credevano di farci del bene comportandosi in quel modo e invece hanno sbagliato. madreterra.myblog.it

Perdoniamoli. Se questa condizione ci sta facendo soffrire soprattutto. Perdoniamoli. Perdoniamo noi stessi, in primis, se ci è stato inculcato che non eravamo abbastanza o che eravamo “sbagliati”. Se siamo stati abbandonati o troppo sgridati. Accettiamoci e amiamoci. Vi sembrerà strano ma il perdono è la miglior cura anche per le unghie!

Prosit!

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Tutto quello che volevi sapere sulla tua… Pipì

La pipì, o per meglio dire l’urina, è un liquido lavorato ed eliminato dai reni che fuoriuscendo dal nostro corpo, attraverso la minzione, porta via con sé le tossine e le sostanze di scarto del nostro organismo. Essa inoltre è formata da acqua, ammoniaca, urea, acidi e sali minerali. Un individuo adulto e in salute dovrebbe avere un’urina color giallo dorato, paglierino,  simile alla birra, ossia contenente la giusta quantità di tossine e soprattutto, queste tossine, riescono ad essere espulse. In certi casi infatti, ci capita di sentire di persone che urinano il liquido trasparente come l’acqua. Questo non è un bene se la cosa si prolunga, in quanto potrebbe essere indice di un’assunzione troppo alta di zuccheri oppure non si stanno espellendo le sostanze di rifiuto nella giusta quantità che rimangono così nel nostro corpo intasando l’organismo. Al contrario, avere una pipì troppo scura, per molto tempo, non è positivo comunque. Significa che probabilmente si hanno troppe tossine da espellere, si fa forse uso di troppe proteine e di troppo sale. Il colore della pipì, determina anche l’idratazione (importantissima) o la disidratazione del nostro organismo. bellearti.net

Solitamente più è chiara e più c’è quantità maggiore di liquidi mentre, all’inverso, c’è scarsità di acqua. Oltre ad essere chiara o scura però, la pipì, può anche tendere ad altre tonalità: sul verde, sul rosa, sul blu… ognuna di queste sfumature ha il suo significato e può spiegare che sostanza in eccesso ci sta disturbando. Un dato importante da osservare è anche la quantità di urina espulsa durante l’arco di una giornata tipo.

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Ovviamente mi riferisco sempre ad una persona adulta in quanto i bimbi orinano più spesso avendo una vescica poco capiente. La vescica di un individuo ormai cresciuto invece, può arrivare, grazie alla sua dilatazione e la sua elasticità, a contenere fino a 2lt. di urina. Quindi, anche nel caso delle volte in cui si va in bagno, non bisognerebbe eccedere ne’ da una parte ne’ dall’altra. 4/5 volte al giorno sono più che sufficienti! Evacuando solo 2 volte significherebbe trattenere troppo le sostanze di scarto oppure che i reni, contratti, non riescono ad eseguire bene il loro filtraggio ma, chi invece ne produce una quantità eccessiva sta probabilmente assumendo troppi liquidi e, se andrete a leggere questo mio post QUI  capirete che il troppo stroppia sempre. Fare tanta pipì significa anche che il corpo sta – piangendo -. Potrebbe esserci una tristezza di fondo data da una paura della quale ci si vorrebbe liberare. Gli animali urinano sovente (anche se in realtà hanno la capacità di suddividere in diverse scariche la stessa minzione) per segnare il territorio. Più urinano e più è come se avessero bisogno di affermare – Questo posto è mio! Chi ha osato usurparlo? -. Accade più o meno la stessa cosa in noi. Chi urina in modo esagerato è come se non fosse tranquillo nel territorio/ambiente/circostanza che sta vivendo. Forse ha paura che qualcuno possa appropriarsi di ciò che è suo, oppure teme di essere allontanato da quel che gli è caro. Ha magari paura dell’ignoto che lo intimorisce e che potrebbe entrare nei suoi spazi, oppure ancora c’è qualcuno che, quel suo territorio, non lo sta rispettando. I motivi possono essere molteplici naturalmente. Secondo le leggi della salute, un essere umano non dovrebbe mangiare troppo. Perciò non dovrebbe nemmeno urinare troppo. Purtroppo, spesso è come se vivessimo per mangiare più che mangiare per vivere! Come vi ho spiegato prima, parlando di reni troppi contratti e quindi poco agili nel lavorare, ho praticamente indicato i reni di una persona nervosa, iperattiva e che potrebbe essere irascibile. Nel caso contrario invece, spiegando di reni dilatati, s’intenderà una persona con poca vitalità, pigra e probabilmente ansiosa ammorbata da un’insoddisfazione generale. In casi un po’ più particolari inoltre, si potranno notare nell’urina, tracce di sangue o di sabbia. Anche per questi due elementi c’è una spiegazione. Perdere del sangue dove non si dovrebbe, come vi ho già spiegato più volte, significa perdere un po’ di felicità. Il sangue, simboleggia la gioia della vita che scorre dentro di noi mentre, la sabbia, alias renella, non comporta la presenza di veri e propri calcoli ma trattasi di cristallizzazioni più piccole, espulse dai reni nelle vie urinarie. La renella, appartiene comunque alla famiglia dei dolorosi calcoli e sta a significare il provare dell’amarezza. Subire una condanna, magari persino autoinflitta. Significa essere anche un po’ troppo orgogliosi e non volersi smuovere dalle proprie idee. Quando si dice che si è un pò granitici… ecco lì. Non resta che parlare dell’odore di questo liquido ricco di segreti. In realtà, tolti alcuni alimenti che emettono un odore particolare come gli asparagi (che contengono sostanze che a contatto della nostra urina, per via di un processo metabolico, rilasciano la loro essenza), la pipì non dovrebbe avere un odore parecchio sgradevole. Certo, come ripeto, è carica di scorie per cui non potrà profumare, ovvio. Ma queste scorie, se eliminate nella giusta quantità, sono scorie nuove, non ancora giunte alla degradazione totale. L’urina infatti è un ottimo elemento che ci permette un’analisi giornaliera e del presente. Il nostro stato di salute com’è ora, al contrario delle feci che invece possono riportare ad un passato di qualche giorno. Se sentite quindi, quello che si può definire un “odoraccio”, state, anche in questo caso, scaricando troppe tossine. Il che significa che ne avete tante, che rimangono nel vostro corpo per diverso tempo ed escono poco per volta ormai putrefatte; questo è un termine bruttino ma rende bene l’idea. style.it

Quante cose insomma ci dice la nostra pipì! Sarà un argomento di cui parlerò ancora sicuramente. E’ davvero uno strumento fantastico per fare subito un esamino di conoscenza verso il nostro organismo. Basta conoscerla. Basta pensare che, se esce dal nostro corpo, nonostante la naturalezza del meccanismo, è stata creata da noi e, porta in sè, un piccolo pezzettino da leggere di ciò che siamo.

Prosit!

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