Modificare gli Ingredienti

Sovente mi è capitato di andare ad acquistare qualche alimento e di non trovare nel negozio quello che preferivo. Sono abituata a comprare, il più possibile, ingredienti genuini ma, a volte, si fatica a trovare la naturalezza.

Agenti chimici, coloranti, pesticidi, e via dicendo, purtroppo inquinano ed edulcorano il nostro cibo e noi ce ne saziamo introducendo nel nostro organismo sostanze tossiche che ci fanno ammalare. Oppure, al di là dell’artificialità degli alimenti, possiamo trovare prodotti poco buoni, poco gustosi, meno saporiti, per via della marca o della preparazione.

Ebbene, non c’è nessun problema. Quell’alimento lo possiamo modificare noi come meglio crediamo e senza troppe difficoltà (beh… qualche difficoltà c’è in realtà). Non mi riferisco all’aggiungere altri aromi ma semplicemente grazie ad un unico ingrediente: l’amore.

Non sono una grande cuoca, in cucina me la cavicchio ma mi basta avere un ospite a cena per andare in panico e, lo giuro, quella ricetta, quando deve arrivare lui, non mi riesce bene come al solito. O sbaglio la quantità di sale, o la cottura, o mi rimane scialbo, etc, etc… che rabbia… e che desolazione! Ma, da qualche tempo, ho trovato una soluzione fantastica: con l’amore aggiusto tutto.

Con l’amore posso anche potenziare l’azione terapeutica del cibo. Se ad esempio cucino qualcosa di particolare per mio figlio, che non sta bene (in casa nostra i medicinali sono consumati raramente prima si prova con l’alimentazione), nel mio calderone aggiungerò, assieme a tutto il resto, anche una bella dose d’amore, ordinando a quell’alimento di fare bene il suo dovere, ringraziandolo e amandolo a mia volta.

Per fare ciò vi basterà vivere il Qui e Ora percependo di essere un tutt’uno con quelle sostanze. In quel momento ci siete solo voi e quelle carote, o quella pasta, o quelle uova… Nient’altro.

Nessun pensiero. Nessun tipo di riflessione riguardo al futuro o al passato. Siete il presente, siete “questo momento“. Vi consiglio di leggere qui  https://prositvita.wordpress.com/2016/03/23/che-cosa-sei-io-sono-questo-momento/  capirete cosa intendo.

In quel momento voi sarete amore e, divenendo un tutt’uno con quell’alimento, quell’alimento diverrà amore. Diventerà quindi più gustoso, o più salutare, o tutto quello che vorrete. A dirlo così sembra semplice ma semplice non è.

La nostra mente è inquinata ancor più degli ingredienti che stiamo cucinando e non è assolutamente facile svuotarla, liberandosi per concentrarsi e focalizzarsi sulla nostra missione ma, con l’allenamento, si possono ottenere davvero grandi risultati. E funziona, funziona davvero. Beh… ovviamente, bisogna crederci. Bisogna avere fede. Ecco un altro ingrediente fondamentale: la fede.

Quella ricetta satura d’amore inoltre, quando entrerà nel vostro corpo mentre la state mangiando, nutrirà il vostro corpo anche d’amore e un ciclo continuo di splendida energia farà parte di voi. Vi avevo già parlato di Masaru Emoto? Guardate questo video. E’ breve ma vi aiuterà molto a comprendere.

E ora questo.

Potranno sembrarvi sciocchezze ma prima dovreste, seriamente e con dedizione, provarci. L’esperimento del riso, ad esempio, potete farlo voi stessi a casa, non ci vuole nulla.

Prosit!

Il mio Dono al Mondo

Donare, donare, donare. Non stancatevi mai di donare. Donate qualsiasi cosa. Siate generosi e vi ritornerà indietro tutto persino ampliato. Credetemi, funziona davvero, l’ho provato sulla mia pelle. Dovete solo porre attenzione all’intento. Quello è importantissimo, ossia, non dovete donare per ricevere, ma donare e basta, con tutto il vostro cuore. Donare per far del bene, per rendere felice quella persona, quell’animale, il pianeta…

Posso dire di essere sempre stata una persona generosa e infatti posso anche dire che, nella mia vita, non mi sono mai mancati regali, parole dolci, conforto da parte anche di gente mai conosciuta nei momenti di bisogno. Le cose belle mi sono sempre arrivate prima o poi.

In quest’ultimo periodo però ho voluto fare delle prove ben precise per poter scrivere questo articolo.

E sapete di cosa parleremo oggi? Della cacca. Si, della nostra cacca. Oh su, non storcete ‘sti nasi che tanto la facciamo tutti e per quanto se ne dica è sacra, sappiatelo. Forse vi sembrerà un articolo assurdo questo ma posso assicurarvi che così assurdo non è.

La cacca è sacra e lo avevo scritto già qui https://prositvita.wordpress.com/2015/11/09/unaltra-complice-carica-di-indizi/  ma è sacra soprattutto perché, mentre da noi viene considerata una “schifezza”, una semplice sostanza di rifiuto, disgustosa e puzzolente, per molti altri esseri che popolano il nostro pianeta, anche microscopici, è invece di fondamentale importanza. E’ un ciclo. Un po’ come un albero che si nutre, fa i frutti e poi se ne libera. Frutti dei quali noi ci nutriamo. Quei frutti sono i suoi figli, la sua creazione che poi non gli serve più e, anche la cacca, per noi, è una specie di creazione.

Ci sono poi cacche che usiamo persino per concimare le verdure del nostro orto quindi, insomma, questa cacca, è un regalo prezioso. Ci dice come stiamo, se sappiamo “leggerla”, cosa abbiamo mangiato e, anche a livello psicosomatico, traduce il nostro stato d’essere proprio come avete potuto leggere nell’altro post.

Ma torniamo al discorso del donare. Quando andiamo in bagno quindi, anziché guardare il cellulare o leggere un libro, bisognerebbe concentrarsi un attimo sul dono che stiamo per elargire e con l’intenzione di regalare qualcosa di nostro per il semplice piacere di farlo.

Prendete e mangiatene tutti questo è il mio corpo (offerto in sacrificio per voi)

Vi vedo che state ridendo ma sentite qui. Come vi dicevo, ho sempre ricevuto in quanto ho sempre dato ma, che mi crediate o no, nell’ultimo mese, sono accadute cose davvero eclatanti. Nel breve giro di trenta giorni appena!

– Vado a fare un lungo trekking e inizia a formarsi una vescica sul mio tallone. Spavento. Come potevo tornare indietro? Motivo? Calze troppo spesse e larghe. Ebbene, non solo sono stata curata e medicata da diverse persone contemporaneamente, tutte rivolte a me, ma mi hanno persino imprestato un paio di calze più adatte per poi riprendersele sudate come se fossi stata una di famiglia. Ho potuto finire la mia escursione perfettamente, divertendomi e senza il minimo dolore, li ringrazierò per sempre.

– Una signora che ho conosciuto da poco, senza nessun motivo particolare, un giorno mi ha scritto questo messaggio “Quando penso a te sto bene, mi riempi di gioia e serenità, grazie di esistere, ti abbraccio forte”. Emozione…

– Mi sono messa a disegnare e dipingere, chi mi segue lo ha visto. Cose che ho sempre fatto nella mia vita ma mai nessuno mi ha chiesto di realizzargli un quadro, o se per favore quel dipinto che avevo fatto potevo regalarglielo. E’ successo e ne sono stata entusiasta. Che onore!

– La mia vicina di casa, come a non essere contenta di prepararmi solo del buonissimo pane, si è presentata alla mia porta con tanto di biscotti caldi appena sfornati di ben quattro tipi diversi, golosissimi! Grazie, grazie, grazie!

– Per strada, la gente che incontravo, non solo mi salutava da lontano alzando il viso, o la mano, ma mi mandava anche affettuosi baci volanti.

– Mi sono addirittura arrivate due proposte di lavoro proprio in quest’ultima settimana.

– Mio figlio mi ha persin regalato un bellissimo voto di latino, il primo dall’inizio dell’anno.

E poi ancora gente che mi ringraziava in modo felice e commovente per delle sciocchezze, i miei piatti preferiti preparati ad opera d’arte senza averli chiesti, gente che decideva di portarmi i sacchetti della spesa come se fossi stata una povera vecchietta (ma che bello!), frasi meravigliose da Whatsapp, da Facebook… e mille, mille, altre cose. Insomma, devo andare avanti? Un trionfo di meraviglie tutte per me. Quotidianamente! Era un piacere alzarsi al mattino e pensare “Chissà cosa mi accadrà oggi di bello?!”.

Un boom! Ogni giorno un mucchio di regali. Credetemi!

Donare è vita. E’ un meccanismo che s’innesca e s’ingrandisce sempre di più. E’ dinamismo, movimento, creazione. E’ amore.

Donate un bacio, una carezza, una parola gentile. Donate quello che volete ma metteteci il cuore.

Donate una briciola. Ve ne torneranno indietro due.

E cercate di leggere e tradurre i messaggi che vi tornano. Alcune persone sbagliano non accorgendosi dei regali che ricevono. Qualsiasi cosa bella è un dono stupendo. Provate, è meraviglioso ma ricordatevi sempre l’INTENTO. E’ fondamentale.

A volte si sente dire che è impossibile cambiare questo mondo, io non penso sia impossibile. Se ognuno di noi assumesse questo comportamento il mondo cambierebbe eccome! La cacca ad esempio, come ripeto, la facciamo tutti. E se anche non avessimo tutti questo slancio di generosità, per chi lo fa, la cosa non può passare inosservata. Perciò… uno… due… tre… via! Donate!

Prosit!

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PERCHE’ CREDERE NELLA METAMEDICINA – METAMEDICINA post 2

Ho sempre voluto andare abbastanza a fondo alle cose. Non mi sono mai accontentata davanti a quello che mi diceva – E’ così punto e basta -. No, dovevo capire il motivo. Forse ho poca spiritualità dentro di me e la mia parte scientifica mi ha sovente convinta a comportarmi un po’ come San Tommaso. Questo va contro ciò che scrivo, dove la fede totale dev’essere alla base e non sempre è obbligatorio comprendere. Ma proprio non potevo farne a meno. Sto infatti cambiando ma, un tempo, come dicevo, dovevo avere le prove. Inoltre, non mi piace essere assolutista o estremista. Non mi piace escludere una cosa a priori o ficcarmi a capofitto in un’altra senza tener conto di tutte le sfere presenti.

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Appassionandomi così alla METAMEDICINA, per tanti e svariati motivi, per il suo fascino, perché provata direttamente sulla mia pelle, perché di grande aiuto, ho iniziato a pormi delle domande. Ok, io creo attraverso una mia emozione il malessere fisico ma come? Miseria, ci dovrà pur essere una spiegazione tangibile visto che poi il disturbo è concreto, reale, fisico appunto! Lo sento, fa male davvero, mica per finta. Quindi?

Mumble… mumble…

Partendo dal presupposto che l’uomo non è solo corpo ma anche mente, emozioni, spirito, etc… ognuna di queste parti, consistente o meno, ha comunque la sua importanza. Troppo comodo prendere solo la porzione che ci conviene no?

Possiamo comunque suddividere l’essere umano in due grandi settori principali: uno fisico concreto e uno psicologico (psiche) astratto.

Perfetto. Ora, come possono esistere questi due settori? Ogni cosa esiste in quanto nutrita. Cosa nutre quindi questi due campi? La parte fisica è nutrita principalmente dal sangue, mentre la parte non fisica dall’energia.

In noi sappiamo esistere un sistema, a mio avviso importantissimo ma spesso sottovalutato, che è il SISTEMA ENDOCRINO. Il sistema endocrino è un insieme di ghiandole che secernono degli ormoni. Gli ormoni (alcuni sono più esattamente chiamati neurotrasmettitori ma non serve entrare così in profondità) sono – fisicamente – delle sostanze che vengono riversate nel sangue (perciò in tutto il corpo) a seconda della necessità. Sono come messaggeri che lanciano segnali di SOS e vanno nelle cellule per modificare eventualmente, o momentaneamente, il lavoro di quelle cellule.

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Qualche esempio? L’Adrenalina, il Testosterone, la Serotonina, la Calcitonina, la Prolattina, l’Ossitocina, il Cortisolo, etc… tutte sostanze formate da atomi * i quali sono le parti più piccole della materia.

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Allo stesso modo conosciamo le filosofie che parlano invece di meridiani, chakra, canali di energia e flussi di energia.

Essendo che non escludo nulla e che anzi, secondo me, le medicine occidentali e quelle orientali farebbe una gran cosa a lavorare assieme anziché farsi guerra le une contro le altre, parliamo di questi flussi energetici a volte bloccati, a volte troppo impetuosi, che io assocerei appunto ai nostri ormoni. Si tratta di mie teorie, siete liberi di crederci come no.

Facciamo un esempio pratico.

Si dice che l’emozione della Paura abbia sede nei Reni. Perché nei Reni?

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Ebbene, quando noi proviamo Paura secerniamo ormoni come Adrenalina, Cortisolo, Ossitocina… che, per la maggior parte vengono prodotti dalle ghiandole surrenali (l’Ossitocina nella neuroipofisi : testa – mente – messaggio inerente alla Paura – ricordo – concretizzazione della Paura – reazione). Quindi già abbiamo trovato un motivo del perché le emozioni hanno una sede in un determinato organo del nostro corpo fatta eccezione per il cervello che le comprende tutte.

Dopodiché osserviamo alcuni passaggi.

Una piccola parte che forma il nostro cervello è chiamata Amigdala, ha una forma tondeggiante e invia impulsi all’Ipotalamo situato tra i due emisferi cerebrali. L’Amigdala è considerata il centro di sviluppo della memoria emozionale, dei processi neurologici delle emozioni e soprattutto risponde agli impulsi delle emozioni basandosi sulle esperienze passate. Le reazioni che abbiamo “oggi” nascono infatti da avvenimenti vissuti nel nostro “ieri”.

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L’Ipotalamo invece ha, tra le sue tante funzioni, quella di controllare l’attività endocrina.

Questo per dire che non ci sono bacchette magiche che… oplà fanno accadere le cose ma si tratta di fisiologia.

Ora, come tutto il nostro corpo, anche l’ormone avrà una sua parte energetica (detta in questo modo è un po’ banale ma la rendo semplice). Così come ce l’abbiamo noi, come ce l’ha il nostro cuore (emozioni – Passione), come ce l’ha il nostro cervello (pensieri – reminiscenze), come ce l’ha la nostra milza (Ansia – rimuginare sulle cose) che potremmo appunto chiamare, o meglio associare, al flusso energetico.

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Se io ho Paura e secerno l’ormone che va a girare in determinate parti del mio corpo, allo stesso modo l’energia della Paura andrà a girare in determinate parti del mio corpo. E’ vero che quell’ormone tenta una risoluzione del problema ma ha comunque dovuto entrare in azione a causa dell’emozione (negativa) della Paura. Secernere troppa quantità di quell’ormone non è salutare e se io ho troppa Paura, o costantemente Paura nella vita, accade proprio questo. Anche perché la secrezione di troppo ormone1 causa la secrezione esagerata, o il blocco, dell’ormone2 e così via. Giungendo ad un disequilibrio totale.

Da qui… per un insieme di processi, ma anche di mancanze o eccessi, e dopo un certo tot di tempo (occorre prendere in considerazione il trauma, lo shock e diversi altri fattori) ecco il presentarsi della malattia.

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A voi sembra un discorso così assurdo?

Fatto sta che mi è parso di trovare la soluzione a ciò che cercavo e, vuoi per un motivo, vuoi per un altro, funziona. La reputo soddisfacente. E’ troppo semplice affermare – L’emozione si concretizza in malattia – bisogna capire come avviene questa trasformazione e con l’aiuto degli ormoni penso di averci azzeccato. Se così fosse sicuramente qualche medico molto più istruito di me mi direbbe che “ho scoperto l’acqua calda” ma sinceramente ne sarei lieta. Avrei l’ulteriore conferma dettata da un luminare, il che non è poco. A questo punto però direi anche che, se le cose stanno realmente così è davvero possibile “curare” a monte anziché a valle. Ossia, è possibile curare anche attraverso dei cambiamenti di pensiero e di azione/reazione oltre che con dei medicinali. Quadra?

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Il medicinale sacrosanto, e grazie a chi l’ha inventato in quanto con il dolore e con la malattia non si vive per niente bene, è comunque un elemento che elimina il malessere ma non elimina la causa del malessere. Esso quindi può tornare. Oppure, essendo un farmaco, può far del bene da una parte e allo stesso tempo risultare nocivo dall’altra. Suppongo così che, dal 100% dell’utilizzo di medicinali, si possa scendere al 50%, eventualmente, e sarebbe già un gran bel risultato. L’altro 50% verrà elaborato (curato) attraverso la nostra responsabilità (vedi post 1 https://prositvita.wordpress.com/2017/02/06/la-responsabilita-nella-malattia-metamedicina-post-1/ ).

Per concludere elenco le ghiandole (e organi) principali del nostro sistema endocrino (quindi si parla di scienza, di medicina occidentale, di fisicità) e i chakra principali (perciò medicina e filosofia orientale, energia, nessuna fisicità).

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Ghiandole: ipofisi ghiandola pituitaria – epifisi ghiandola pineale – tiroide ghiandola a farfalla – paratiroidi – timo – isolotti pancreatici – surrenali – ghiandole riproduttive

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Chakra: Sahasrara corona della testa – Ajna plesso cavernoso – Visuddha plesso laringeo – Anahata plesso cardiaco – Manipura plesso epigastrico – Svadhisthana plesso sacrale – Muladhara plesso coccigeo

 

Prosit!

* E’ possibile banalmente dire, senza fare un trattato di fisica quantistica, che gli atomi sono la parte più piccola della materia mentre i quanti sono la parte più piccola dell’energia.

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Chiedi e poi Aspetti? Speri? Non otterrai mai nulla

Sognare, sperare, desiderare….

Pensi ad una cosa, la vuoi con tutto te stesso, l’aspetti, con ansia, non vedi l’ora che accada e…. niente. Non avviene. Puoi pregare in tutte le lingue del mondo, struggerti nell’attesa, augurarti tutto quello che vuoi ma, ciò che brami, non si presenta.

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Perché?

E’ molto semplice. Poniti la domanda in questione. Fai finta di essere una Radio, su quale canale sei sintonizzato? Su quello dell’Aspettativa ossia, appunto, dell’Aspettare. – E allora aspetta! – ti risponde l’Energia Universale (tutto è energia) – Aspetta, aspetta… tanto guarda, ho tutto il tempo che voglio, per me il tempo manco esiste, esiste solo per voi umani! -.

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Beh sì, il concetto “Tempo”, in realtà, è davvero valido solo per noi ma è una teoria complicata questa che magari spiegherò in un altro articolo, oggi mi soffermo su questa benedetta Aspettativa che ci rovina tutto.

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Cosa significa in sé ASPETTARE?

Significa che quella cosa NON E’ AVVENUTA, aspetto che si AVVERI, in un FUTURO, chissà QUANDO.

Si stanno quindi emanando le frequenze dell’attesa e torneranno le frequenze dell’attesa.

Soltanto le frequenze della REALIZZAZIONE rifletteranno la REALIZZAZIONE e quindi la cosa REALIZZATA.

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Il trucchetto perciò è difficile da mettere in pratica ma abbastanza facile da comprendere, significa infatti dare quella cosa già per scontata. Già AVVENUTA , l’esatto contrario di NON ANCORA AVVENUTA. E’ chiaro. E’ ovvio. Se su una tela vogliamo disegnare un cielo azzurro, sarà normale prendere l’azzurro tra le tempere, o girare un po’, mescolare il blu al bianco, per ottenere comunque sempre l’azzurro. Mica si sceglie il giallo o il rosso. L’Universo ragiona così. Con una semplicità disarmante che lascia talmente sbigottiti da pensare e credere che tutto ciò non sia possibile. Tant’è che, appena si prova a convincersi di aver già ottenuto quella data cosa, subito una vocina nella mente suggerisce – Eh… si, si… creditelo… ma com’è possibile? Scherzi? – et voilà che tutti i buoni propositi di convinzione vanno a farsi friggere.

Voglio ripetere un concetto già detto ma che trovo utile e anche meraviglioso. Si tratta della spiegazione dei due verbi “DESIDERARE” e “CONSIDERARE”. Vorrei sottolineare ancora la loro differenza e consigliare quale sarebbe meglio utilizzare.

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Il verbo DESIDERARE deriva dall’insieme delle parole latine “de” (negazione) e “sidera” (stella) ossia = senza stella / al di fuori del disegno delle stelle.

Il verbo CONSIDERARE deriva invece dalle parole latine “con” (assieme) e “sidera” (stella) ossia = assieme alla stella / all’interno del disegno stellare.

Compreso questo concetto, è possibile che avvenga un qualcosa che non è stato disegnato? No. Non è stato disegnato appunto. Quindi non esiste. Non può avverarsi. E’ stato solo desiderato. Cioè… niente. Nel momento in cui si immagina qualcosa, quel qualcosa va a formarsi, letteralmente prende forma in qualche posto nell’Energia Cosmica. C’è, esiste, gli si è data una forma, è stato creato. E’ stato disegnato tra le costellazioni, si può dire, perciò è da CONsiderare, non da desiderare, se si vuole che si materializzi. Se lo si desidera soltanto continuerà a rimanere lì, vagando per l’Universo senza mai prendere consistenza.

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Si è stati però educati a desiderare perchè VOLERE risulta poco fine e maleducato. Io voglio suona male. Io chiedo, spero, mi piacerebbe, se posso… è molto meglio, si risulta meno pretenziosi, più gentili. E quindi non si osa pretendere, nemmeno con noi stessi. Anche perché, vuoi mettere? Tra tutte le citazioni enunciate atte a tarpare le ali, chi osa a credere che le cose stanno realmente così?

– Chi si loda s’imbroda

– Più cadi dall’alto, più ti fai male

– Vola basso (detto anche in gergo giovanile “Fly down”)

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E moltissimi altri. Perché credersela, o credere fermamente che ciò avvenga, darlo per scontato, fa pensare di essere dei boriosi che se la tirano e questo non va bene. Insomma… ma chi ti credi di essere? Si, si lo so anch’io che ci sono individui che dovrebbero “volare basso” davvero, mica vivo su un altro pianeta, ma questo è un altro discorso.

Non aspettare! Agisci! Cioè, crea! Crea il tuo pensiero e di conseguenza crea la sua realizzazione. Solo tu puoi farlo. Non c’è un piccolo folletto nel cielo che prende il tuo sogno e si mette lì, assieme agli aiutanti di Babbo Natale, e te lo materializza. Solo tu puoi farlo! Se da qualche parte c’è un Mago, quel Mago è dentro di te. Immaginare deriva dalle parole “In Me Mago Agere” ossia “In Me c’è un Mago capace di Agire”. Quante ne sapevano agli albori dell’umanità… poi tutto è andato perduto. Vuoi mettere, un popolo in grado di pensare e poi realizzare il concetto immaginato? E chi l’avrebbe governato mai? L’essere umano sarebbe stato troppo felice, meglio tarpargli le ali.

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La preoccupazione è l’arma migliore…….. per non riuscire in nulla.

Pensi ad una cosa, la vuoi, e mentre cerchi di concretizzarla arriva Miss Preoccupazione che ti fa saltare in aria tutti i bei progetti.

E allora non avere Aspettativa. Lancia il messaggio, fai il tuo pensiero, dallo per scontato e poi dimenticatene. Non continuare a chiedere. Offendi la Forza Universale continuando a pregare e a domandare la stessa cosa. Se potesse parlare ti direbbe – Ho capito!!! Non sono idiota!!! Perché continui a chiedere? Non ti fidi che avvenga? Non hai fiducia totale dentro di te? E allora… ciuuupa! Non avrai nulla -. Oh già!

Prosit!

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Stille d’Amore per il Cosmo

Siamo riusciti a fare tante cose nella vita. Siamo riusciti probabilmente anche a realizzarci ma soprattutto siamo riusciti in tanti grandi progetti che richiedevano una forza immensa.

Abbiamo perso case, persone care, lavoro eppure abbiamo saputo ricominciare.

Abbiamo fatto grandi scoperte, ci siamo evoluti, realizzato faticose imprese e avuto fantastiche idee.

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Siamo riusciti a rivivere. Siamo dei sopravvissuti.

Siamo riusciti a sorpassare i più grandi ostacoli che la Vita può porre ma… non siamo mai riusciti ad amarci. Amarci veramente, fino in fondo. Ad amare noi stessi, per far del bene a noi e a tutto il Creato.

Tra i tanti significati dell’amare se stessi, che non starò qui ad esporre, c’è infatti anche quello che spiega come l’essere pieni d’amore possa far fuoriuscire da noi frequenze d’amore che vanno a spargersi per tutto il pianeta.

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Non si tratta quindi dei soliti meccanismi salutari che apporta il fatto di amarsi. Si tratta di qualcosa di “fisico, energetico, scientifico”.

I miei pensieri positivi nutriranno Gaia e tutte le creature che le appartengono. All’incontrario, il mio non amarmi, cioè il mio essere piena di altre emozioni come: la paura, la rabbia, la frustrazione, la delusione e via dicendo mi fa emanare frequenze negative che andranno a mischiarsi con l’energia del cosmo che vivo.

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E gli alberi seccheranno, le persone si ammaleranno, gli animali moriranno.

Immaginate quante persone siamo al mondo e quali tipi di frequenze vengono donate ogni giorno alla Terra. Non esiste più l’Eden del quale tanto si è parlato.

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Ma non si tratta di “avere delle colpe”, si tratta semplicemente di percepire ed essere consapevoli della propria responsabilità.

Se Tutto è Uno, io sono il Tutto e il Tutto è me. Questo, riportato a tutti gli esseri umani sulla Terra, coinvolge in un’unica entità l’intera esistenza.

Siamo convinti di amare il nostro partner perché non potremmo vivere senza di lui, siamo convinti di amare i nostri figli perché non potremmo vivere senza di loro, siamo convinti di amare tutto ciò del quale non potremmo mai fare a meno ma come possiamo realmente amare se l’amore non lo conosciamo? Non amiamo per amare, amiamo per non rimanere senza… Se l’amore non ce l’abbiamo dentro, per noi, capendone l’effetto che produce, come possiamo pensare di riuscire a donarlo se non sappiamo nemmeno cosa donare? Mi sembra quasi presunzione questa.

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Pensateci un attimo: vostro figlio vi comunica che vuole provare una nuova esperienza e voi naturalmente lo consigliate per ciò che voi stessi avete vissuto. Secondo le vostre reminiscenze. Se non sapete cosa dirgli, chiedete in giro, vi fate consigliare, l’importante è rispondere a lui nel migliore dei modi, nella maniera più equa, quella che a lui, seguendo la vostra parola, recherà minor danno. Lavorate su qualcosa che già sapete. Se farà così accadrà questo o ci sarà la possibilità che accada, se invece farà in un altro modo accadrà quell’altro. Ma come potete parlare una lingua che non conoscete?

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Se vi si presentasse davanti un Senegalese e iniziasse a chiedervi quelle che potrebbero sembrare informazioni, sapreste rispondergli? Non credo, a meno che non abbiate studiato e imparato il senegalese.

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Non confondiamo l’amore con l’egoismo. E si, spesso anche amare un figlio può essere egoismo, un egoismo invisibile, mascherato, umano e impercettibile. Può essere l’appagamento di un nostro bisogno nonostante andiamo proclamando il tanto discusso – amore incondizionato -.

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Io amo infinitamente la mia Valle. La amo dal più profondo del mio cuore. Quando la vedo e la vivo mi riempio di entusiasmo (termine che deriva dal greco antico enthusiasmòs, formato da en “in” con theos “Dio” ossia “percepire il Divino dentro di sé” e ormai sapete a quale Dio mi riferisco) di gioia immensa, di beatitudine. Mi emoziona.

Cosa mi aspetto da lei? Nulla.

Cosa cambierei di lei? Nulla.

Quando mi piace? Sempre.

Cosa mi regala lei? Tutto.

Potrei darle colpe, se per cause esterne a lei, mi causa del male? Mai. Se franasse e mi distruggesse la casa ad esempio.

Potremmo rispondere nella stessa maniera verso una persona? Ragionateci. Non credo. Si lo so, una persona ha una mente, ha un’intenzione (sappiate però che sono sempre azioni derivanti da cause esterne) una Valle non ha pensieri, ma quello sul quale voglio basarmi sono le aspettative. Le aspettative si hanno sempre e c’è sempre un comportamento, da parte dell’altro, che ci infastidisce e vorremmo modificare. Non sempre le persone ci piacciono e non sempre ci danno tutto di loro. Ma è giusto, siamo umani e le polemiche aiutano persino a crescere, così come ci aiuta ad elevarci l’imparare ad apprezzare o il fare senza aspettarsi nulla in cambio.

Ma il fattore principale è quello che si prova dentro. Realmente. Senza finzioni. Noterete che non è la stessa cosa che provate per un luogo nel caso abbiate, come me, un luogo che amate a dismisura.

Quell’amore così puro, provato per quel posticino del mondo, si blocca automaticamente nel momento in cui abbiamo a che fare con individui simili a noi. Quasi a voler giustificare quel luogo pensando che è semplicemente un luogo e non può dare nulla.

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Invece, se si sa ascoltare, sa dare sensazioni che mai si è riusciti a sentire in altri momenti.

E allora è davvero così diverso l’amore?

No, se l’amore è dentro di noi, se appartiene a noi è uguale per ogni cosa o persona. E’ amore per il Tutto ma solo se lo conosco posso provarlo e regalarlo veramente. E per conoscerlo devo sentirlo… per me. Per forza! Devo provarne le conseguenze, devo percepirne il piacere, devo tastarne le sensazioni, devo discuterlo, soppesarlo, direzionarlo, etc… etc… Non si può amare solo una persona nella vita, o due o tre, e nient’altro. L’innamoramento non è l’amore.

Eppure è così difficile amare se stessi. Sembra facile ma non lo è per niente. Amarsi come si può amare una Valle.

Vi auto-date le stesse emozioni? Non credo. Non è saccenteria la mia, anzi vuole essere forma di discussione. Mettersi in discussione e provare a capire davvero il senso di un qualcosa di così grande, immenso, infinito: – L’amor che move il sole e l’altre stelle – (Dante Alighieri).

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Ma dove ce l’abbiamo noi? Da nessuna parte. O meglio, in realtà c’è, dentro, ce n’è una marea ma nascosto, soffocato, giù in fondo probabilmente sotto la vescica.

Amiamo noi stessi se veramente vogliamo amare il mondo, la nostra Terra, la nostra vita e, di conseguenza, i nostri figli e il nostro partner.

Amiamo noi stessi se vogliamo conoscere l’Amore.

Ti Amo perchè Mi Amo -.

Prosit!

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Solitudine – un termine che modificherei

Non esiste nessuno più difficile di chi sa stare solo. Ha imparato a fare la cosa che fa più paura al mondo. Quindi, non sarà mai disposto a barattare la sua solitudine con rapporti di circostanza, ne con persone che cercano compagnia solo perché hanno paura del vuoto – (Paola Felice).

Si sente spesso parlare, durante il periodo natalizio, di Solitudine.

Si pensa alla gente che passa queste giornate completamente sola e il ventre si riempie di angoscia, a chi vorrebbe avere qualcuno vicino ma che purtroppo non ha nessuno. Si pensa anche a chi ci obbliga a passare quei giorni con lei perchè altrimenti – guai -. E poi c’è invece chi desidera stare solo con se stesso e non si fa alcun problema nel sentire gli altri festeggiare attorno a lui.

E’ così che insomma mi è capitato di pensare alla Solitudine in questi giorni e mi sono chiesta cosa davvero volesse dire questo termine. Significa: “stare da soli” o “sentirsi soli”?

C’è molta differenza a parer mio.

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La parola Solitudine mi sembra un po’ triste. Sentitene il suono… so – li – tu – dine…ee..ee.. Sa di malinconico, di uggioso, mentre così non è, almeno per me e per lo meno adesso.

Se si cercano i sinonimi di questa parola si trovano: abbandono, isolamento, paura della…, emarginazione e segregazione persino. Non ci leggo nulla di positivo in nessuno di essi.

Un tempo la pativo di più. Non amavo stare sola e probabilmente era anche giusto vista la giovane età. Vivevo inoltre in un luogo lontano da quella che era la mia casa ed ero come – costretta – alla Solitudine quindi, forse, non l’accettavo per questo. Oggi invece che sto bene con me stessa e anzi, amo passare del tempo solo con me, trovo che dovrebbe avere un termine più allegro ad identificarla.

La parola “Compagnia” non vi sembra suoni meglio? Più vivace, più piena, più lieta.

Sicuramente è solo una mia impressione.

L’uomo è nato per vivere in branco, si dice, come alcuni animali. Il branco è costituito dalla sua famiglia prevalentemente, dagli amici e a volte anche dai colleghi di lavoro. C’è chi non si allontanerebbe mai da queste fonti dalle quali si disseta continuamente. Perché stare soli, o meglio, sentirsi soli, spaventa… come mai?

Innanzi tutto la Solitudine non esiste ho imparato a comprendere. Se davvero avessimo ben chiaro il concetto dell’Uno Universale e capissimo veramente, sentendolo dentro di noi, cosa vuol dire essere una cosa sola nella grande energia universale, capiremmo che non si può mai essere da soli ma, le abitudini e l’educazione ricevuta così ci fan sentire unicamente per il fatto che fisicamente non abbiamo qualcuno vicino. Da qui il dolore nei confronti della morte, la paura dell’abbandono e l’angoscia del distaccamento. Tutte cose che, per carità, hanno fatto e fanno soffrire anche me, ma oggi, in modo diverso.

Non si è soli.

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Bisogna imparare a dividere le due cose come dicevo prima. “Sentirsi soli” fa star male. Ci si sente non amati, esclusi, abbandonati. Alcuni individui non riescono proprio, sentono la gola stringersi in un nodo, arrivano addirittura a stare con persone spiacevoli o a saltare di fiore in fiore pur di non rimanere mai soli. Si riempiono persino di animali attorno e il mio non è un giudizio solo una constatazione. “Stare soli” è molto meglio. Si crea, s’imparano cose nuove e soprattutto ci si conosce. Ci si può amare. Ed è imparando ad amare profondamente noi stessi che potremmo nutrire l’amore per tutto il creato, anche per gli altri.

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Un qualcosa che va oltre al corpo, alla compagnia, allo scambiare qualche parola, al pensare di avere una persona vicino caso mai dovesse – succederci qualcosa -.

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Viviamo un’esistenza intera ad accettare ciò che gli altri reputano meglio per noi senza nemmeno accorgercene. Questo accade perché molto spesso non ci fermiamo a riflettere su quello che davvero ci renderebbe felici e cosa renderebbe gioiosi noi e solo noi – esseri unici senza ripetizione alcuna in tutta la storia dell’umanità ne’ passata ne’ futura -. Siamo un po’ pecore e, per non sentirci diversi dagli altri, facciamo ciò che la società da sempre ci chiede. Anche sposarci ad esempio. Succede molto spesso. Se stessimo un pò più soli forse riusciremmo a comprendere meglio la nostra parte più intrinseca.

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Eppure, anche stando soli si può amare e si può amare soprattutto noi stessi. E si può amare chiunque. Si ha tempo, più tempo. Si può godere del silenzio o si può conoscere la nostra voce, ascoltare i nostri pensieri ma soprattutto le nostre emozioni alle quali non diamo mai ascolto se non quando si mostrano in modo eclatante. E magari potremmo anche dire – Toh! Guarda quante cose avevo dentro e non avevo mai visto! -. Probabilmente chi non riesce a stare solo non si vuole bene. Pensa di non essere così – in buona compagnia -. L’unica persona con la quale può stare non gli piace ed è bruttissimo questo.

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Le più grandi opere sono nate nella Solitudine, di nascosto, all’oscuro da tutti. Un tempo si rischiava l’impiccagione per novità che ancora oggi ringraziamo eppure, la Solitudine, continua ad essere un tema che spaventa. Appare come una nemica nonostante molti pretendono di chiamarla Libertà quasi come un sinonimo.

Forse… forse ci si sente soli perchè non si sa che fare. Non si hanno passioni, non si ha nemmeno la voglia di realizzare. Non si svolgono attività piacevoli. Ci si annoia davanti ad un televisore o seduti su una sedia osservando muri vuoti. Ecco si, che potrebbero essere riempiti.

La Passione farcisce. Fa sentire vivi. Pieni.

Penso che l’essere umano abbia la capacità di potersi sentire sempre libero se non si lascia condizionare dal mondo in cui vive, come penso che possono esserci soggetti che percepiscono la Solitudine, quella considerata “poco piacevole”, anche circondati da mille persone. Una Solitudine che rende tristi.

La solitudine non è vivere da soli, la solitudine è il non essere capaci di fare compagnia a qualcuno o a qualcosa che sta dentro di noi, la solitudine non è un albero in mezzo a una pianura dove ci sia solo lui, è la distanza tra la linfa profonda e la corteccia, tra la foglia e la radice – (Josè Saramago)

La mia Solitudine è collegata alla Libertà ma non sono proprio la stessa cosa. Al massimo una è la conseguenza dell’altra. Sono come due amiche con le quali faccio le stesse cose, o cose differenti, ma piacevoli entrambe.

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Certo, ci vuole sempre un equilibrio come in tutte le cose. Pur essendo un po’ misantropa non starei ogni giorno della mia vita da sola senza condividere nulla con nessuno. Mi fa piacere spesso vedere amici e conoscere nuove persone ma, quando mi capita di rimanere con me, mi diverto molto. Ho fatto anche parecchie scoperte inerenti alla Meg che si nascondeva dentro. La mia Solitudine è una scelta e ha un valore, un valore inestimabile. Sono fortunatamente circondata da un mare di persone che mi vogliono bene e passerebbero con me ogni loro ora, mi basterebbe scrivere un messaggio o fare una telefonata a questi meravigliosi esseri che amo tantissimo ma nessuno di loro può tradurre perfettamente la mia voce interiore ed è lei che voglio ascoltare. E’ lei che in alcuni momenti mi rincuora, mi rallegra, mi riempie. E’ di lei che ho bisogno se voglio comprendere ancor meglio tutti loro che mi stanno attorno.

Trovo che nel non voler mai rimanere da soli ci sia una sottile fonte di egoismo. Fondamentalmente è un po’ come sfruttare gli altri per un proprio bisogno. E’ umano lo so ma se si è egoisti si è allo stesso tempo aridi e quindi, tornando al discorso che facevo prima, ciò significa che non si è pieni d’amore altrimenti non si sarebbe disidratati ne’ di sentimenti ne’ di alcunché.

E quindi penso di aver imparato ad essere altruista. Altruista prevalentemente nei confronti di me stessa e altruista anche con gli altri che quando mi hanno con loro è perché provo il piacere più intimo e profondo nel condividere con essi quei momenti. Non trovate sia questa una cosa fantastica? E’ così appagante per me.

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E’ pace interiore, gioia traboccante dell’anima e si… è vera Libertà. E non perchè si può fare quel che si vuole ma perchè ci si sente vivi, nutriti dall’amore puro. Perchè non dev’essere vissuta come un’esclusione o una paura, è in realtà una crescita, un’evoluzione.

Prosit!

 

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Non vergognarti mai!

«Se non fai del male a qualcuno o non manchi a lui di rispetto non vergognarti mai di nulla Meg», mi rammentava papà quando ero piccola.

Ricordo ancora la prima volta che me lo disse: quella sera avrei dormito dalla mia cara zia. Viveva vicino a casa nostra e si poteva andare a piedi e io a tutti i costi volevo portare anche la mia bambola preferita, “Bebi Mia”.

Non so quanti di voi la ricordano, ovviamente mi rivolgo alle femminucce. Era una bambola abbastanza grandina per una bimba di otto anni come me e mi vergognavo a portarla in braccio per la strada. Insomma, mi consideravo già una mezza donnina e andare in giro con un bambolotto avrebbe potuto rovinare la mia reputazione.

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Chiesi quindi a mio padre di tenerla al posto mio, la brutta figura l’avrebbe fatta lui.

La frase che mi disse a quel punto m’illuminò, aveva ragione e mi sentii addirittura una bella e grande persona nel non aver causato dolore a nessuno intorno a me.

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Purtroppo però, i buoni consigli di papà non ebbero grande successo nella mia vita. Ho sempre avuto un po’ di timore a mostrami per quella che sono, mi è accaduto soprattutto durante gli anni dell’adolescenza.

Anche oggi che ho questo blog, nel quale scrivo, spesso mi trattengo o evito di mostrare quello che creo attraverso la mia fantasia.

«Sono stupidaggini», mi dico sempre e le tengo per me. Ebbene, evidentemente la mia autostima è a dei livelli parecchio bassi, non per niente, come ormai sapete, ho avuto dei seri problemi alla schiena (tanto per citare di nuovo la psicosomatica).

Ultimamente però, alla veneranda età di 38 anni, qualcosa dentro di me è cambiato. Non tantissimo eh! Però è come se la vera Meg avesse voglia di uscire allo scoperto e così, compiendo piccoli passi da formica (ed è giusto altrimenti si subirebbero dei traumi) si sta facendo strada tra il pubblico e di conseguenza si presenta al giudizio degli altri.

Insomma, per farla breve, ho scritto delle poesie che ovviamente ho sempre tenuto ben custodite e sigillate in una cartella del computer senza che nessuno potesse leggerle, a parte mia madre e due amici.

Sono degli scritti molto semplici (chiamarle poesie è davvero esagerato) però mi piacciono: quando li rileggo mi capitava di dirmi «Bhè dai, brava Meg!».

Grande conquista.

Ho così deciso di postarne due, qui su questo blog, ma mai ho pensato di pubblicarne uno sul mio profilo personale di FaceBook, dove amici, parenti e concittadini a mio stretto contatto, avrebbero potuto leggerlee. E chi sarebbe uscito di casa l’indomani? Che vergogna!

Vergogna?

Riecco affiorare le parole di papà… e presto un lungo dibattito si è fatto strada nella mia mente: papà da una parte che ripeteva quelle parole e io dall’altra che rispondevo questa volta da adulta con le mie affermazioni: Non volevo, non ce la facevo, era più forte di me.

Alla fine invece ha vinto papà.

Sapete? Un giorno lessi una citazione, (purtroppo non ricordo di chi sia, se la riconoscete ditemelo che integro) che recitava più o meno così:

Scrivi! Ci fosse anche solo una persona a questo mondo che apprezza ciò che scrivi tu fallo!

Oh già!

Non so quanti apprezzerano ciò che scrivo ma io… io stessa, stavo amando quella mia creazione.

Fossi stata anche l’unico essere su questo pianeta a farlo, ma qualcuno a questo mondo apprezza quelle parole.

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Risposi alla domanda di mio padre che mi guardava serio: «Stai forse volontariamente facendo del male a qualcuno?»

«No»

“Copia-incolla” da Word e… “pubblica”. Click! Fatto.

Lo stomaco mi si è stretto appena un poco mentre la gente iniziava a leggere…

Ecco il primo “like” e poi il secondo e poi il terzo e così via… persino una condivisione e tantissimi complimenti. Ero davvero felice ed emozionata.

Molto.

Per chi volesse leggere la poesia è in chiusura di articolo, ma il significato di questo post è un altro e voglio che sia chiaro.

Non vergognarti mai!

Lo stesso consiglio che mio padre diede a me.

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Se non avessi postato quel mio scritto non avrei potuto godere di tanta ammirazione, un’ammirazione che ha fatto crescere l’amore per me stessa e la mia autostima.

Un’ammirazione che mi ha fatto dire: «Hai visto Meg? Sei brava!»

Voglio dire… con tutta la gente che c’è che scrive cavolate astruse, posso essere peggio?

[No, non mi riferisco all’ignoranza, mi riferisco alla cattiveria, alla violenza, al brutale giudizio, alla voglia di litigio, eppure lo fanno, senza pietà per nessuno.]

E allora… «Sveglia Meg, esci da lì! Togliti di dosso quella corazza protettiva!»

E toglila anche tu, caro lettore: il mondo non è fatto solo di detrattori per partito preso che ti stroncheranno appena alzi un po’ la testa!

Credimi, ci sono persone là fuori in grado di dare tanto anche con un semplice commento e io voglio ringraziarli, ringraziarvi, tutti. Grazie di cuore.

L’appagamento sarà grande.

Infine, questa è la famosa poesia

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E ci rincontreremo dove brilla la brina, là, sul ginepro, come ti avevo promesso.
E vedremo la nostra immagine riflessa nelle volte di neve, trasparente come una crisalide, a moltiplicare il nostro sorriso.
In quel mondo si sentirà l’eco del nostro scoprire e tutto attorno a noi parteciperà all’essersi scelti, di nuovo, ancora una volta, nell’infinito.
Vola, non temere, sali su.
Siedi qui, accanto a me, su questo ramo.
Il timor delle scelte è cessato, ora ad unirci è la libertà.
Ricordo i tuoi capelli di aghi di pino, la tua pelle di resina, il tuo odore di adesso.
Rimani, non ti manderò via. L’ho promesso molto tempo fa.
Ascolta ancora la mia pelle mentre ti guardo tornare.
Ritrovarsi, come non abbiamo fatto mai.
Sentire il tuo mento contro il naso, delicato per non far male.
Sentire che ridi nelle mie orecchie traducendo la tua gioia. Baciandomi in fronte.
E ti accarezzerò con i fiori del mirto mentre il tuo stupore, tremando, prenderà vita nei miei occhi.
Mi porgerai la tua mano e solo allora intrecceremo le dita come le nostre radici.
Perché allora ad amarsi saranno le anime.
Il ritorno. Così come ci siamo scritti. Così come il pianto che si rinnova di luce.
Come una lettera in tasca sbiadita mai tolta. Cara. Che ti emozionava.
Noi, nel sempre. In tutte quelle gocce di rugiada.
Noi, l’evento. In ogni brezza sui nostri visi.
Noi, amanti sopra al mondo.
Il tutto.
E potrò sentirti, mentre con la bocca mi osservi, mentre bevi il mio sapore e con le mani mi riconosci tua.
Fremeremo, come lucciole luminescenti.
Ricordi? Ci rincontreremo qui, e così è stato.
Ora, ti pettinerò ancora con steli di paglia. Poggerò i palmi alle tue gote e mi vedrai.
Disegnerò solchi nel fango con pigne acerbe mentre tu li nominerai.
Ad ognuno un nostro momento.
Ora, che conosciamo l’amore lo lasceremo fare. Nel petto, nella gola, in noi.
Il suo scintillare appeso, oscilla facendoci suoi.
E siamo ancora qui, io e te, amandoti più di prima.
Più del tempo in cui le emozioni andavano tenute nascoste. Non qui. Non più.
Io e te, perché così è stato detto. Il filo dipanato.
Io e te, la meraviglia che non avrà fine. Perché siamo nati per essere l’insieme.
Ti toccherò come un dito che sfiora una ragnatela. Traccerò il profilo del tuo sguardo nella penombra del crepuscolo.
M’illuminerò come la Luna per esserci, affinché tu possa vedermi. Tu che sarai luce.
E mi accoccolerò tra le tue braccia. Non sarà illusione.
Catturerai con le labbra le mie emozioni.
Sento il tuo battito e il tuo chiamarmi.
Ti accorgerai che son sempre stata lì.
Sentirò il tuo respiro su di me e resteremo, per tutto il tempo del bosco.
(Meg)

Niente di che… ma è mia! Miaaaaaaaa!

Prosit!

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The Greatest Journey

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Prendi quella strada. Sempre dritta. Non voltarti. Non guardare altrove. Vai.

Fai del vento che ti rema contro un alleato.

Ascolta le grida degli uccelli.

Tocca la terra. Assaporala.

Vivi perdio! Ama!

Non sentire altro. Immedesimati nella tua più grande ambizione.

Cammina, ci sei solo tu.

Considera, puoi.

Innalzati, al di sopra di tutto.

Non aver paura di essere l’immensità.

Sii cieco, hai altri sensi per guardare.

Resta muto, non ti serve dire niente.

E sordo, hai il cuore per sentire.

Hai la pelle.

Vai più in là, dove non è mai arrivato nessuno, dove si pensa esista la paura.

Soltanto adesso puoi voltarti e osservare la città, dietro di te, che dorme.

La città ligia ai suoi doveri, concentrata nel suo brulichio.

Soltanto adesso puoi sentirti unico.

Non temere questa sensazione. Ti appartiene. Non fa male.

Spaventa ma non distrugge. Rinnova.

Ascolta l’acqua del mare e quello che ha da dirti.

Ascolta le foglie che ti sussurrano parole incomprensibili.

Da lì a poco capirai.

Potrai tradurre ogni lingua. Persino la tua. Quella che non hai mai compreso.

Amati, come non hai fatto mai.

Senti germogliare in te il seme della creazione, della vita. Quella che non hai mai vissuto.

Ascolta il tuo cuore. Non è più lì. E’ in tutto ciò che vedi.

Sentiti partecipe di quell’infinita bellezza. Ne fai parte anche tu.

Spalanca il diaframma. Respira.

Realizza la tua passione. Ora.

Entra nel divino e non potrai più tornare indietro.

Impara a conoscere chi sei.

Svestiti di ogni turbamento, al tuo interno non ci son tragedie.

Solo gioia. Infinita gioia. Falla uscire.

(MEG)

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Esperienza di Nascita e Ri-nascita

Quando nacqui ricordo che non fu una bellissima esperienza.

Sentivo le urla di quella che sapevo essere mia madre, c’era un forte odore di sangue tutto intorno e feci una faticaccia tremenda ad uscire da un cunicolo che mi avvolgeva stritolandomi e trattenendomi. Sentivo la pelle allappata come la lingua quando si mangia un kiwi acerbo e avevo freddo. Tanto freddo. Una luce forte poi mi abbagliò, che fastidio. I miei occhi erano abituati all’oscurità, a quel rouge-noir (come direbbe la mia amica estetista) che mi coccolava da mesi. Un colore che sentivo amico. Amorevole.

I polmoni mi si strizzarono in una morsa dolorosissima, sentivo il petto bruciare e piansi pregando che mi rimettessero dentro a quella culla che mi aveva accudito per tanto tempo.

Potevo mangiare, dormire, giocare, fare tutto quello che volevo là dentro, soprattutto potevo evitare di pensare  mentre, in quel momento, ogni mia certezza andò a farsi friggere; ero completamente destabilizzata.

Delle mani sconosciute mi toccavano, mi ruotavano, mi tiravano (che modi!) e delle voci acute mi trapanavano le delicate orecchie che fino a quel momento avevano sentito solo il battito di un cuore.

Che esperienza…. Non la scorderò mai.

Non è stato bello nascere. Forse è stato bello per altri ma non per me.

A quelli che mi guardavano e mi dicevano sottovoce – puripuripuripuri ciccina… – avrei voluto gridare di andarsene a quel paese e invece non riuscivo, non ne ero capace, e dovevo sopportare quel menefreghismo di chi non capiva cos’avevo dovuto compiere.

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Di chi stava ore ad osservarmi ad un centimetro di distanza, fiatandomi sul naso, solo per capire a chi assomigliavo di più senza preoccuparsi di prendermi e rimettermi dov’ero stata finora.

Fu in quei primissimi giorni di vita infatti che mi resi conto di essere una vera guerriera, perché solo una guerriera con le palle poteva sfidare tale fatica e tali affronti.

Insomma che no, non è stato bello nascere.

Mia madre non era più dentro di me nonostante fossi io ad essere dentro di lei. E ogni tanto dovevo separarmene. Che tristezza, che delusione. Perché non potevo continuare ad andare in bagno con lei? Perché non potevo più dormire nel suo ventre? Perché non potevo cibarmi più dei suoi scarti?

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Che angoscia. Una specie di amputazione.

Senza anestesia.

Non è stato per niente bello nascere.

E la cosa buffa è vedere come oggi, a distanza di tanto tempo da quel giorno, è invece così sorprendente, così meravigliosamente fantastico ri-nascere.

Non ci sono più strappi alla vita o forse si ma, dopo giorni di frustrazione, il bello è così tanto che emoziona, prende il cuore e lo lancia in alto, nel blu, facendoti mancare il respiro. E non si possono provare brutte sensazioni.

La rinascita la senti arrivare da lontano. Leggera e prorompente allo stesso tempo. Strizza il diaframma da far quasi male e, come una manciata di spilli, punge lo stomaco. Sono tutte emozioni bellissime.

Dopo essere passati dalla prima nascita, rinascere è nettamente più leggero e piacevole ma per molti sembra impossibile. Forse non ricordano il disumano sacrificio che hanno fatto all’inizio e ora mettono limiti ai loro cuori, alle loro menti.

Fanno attrito e rendono tutto più difficile.

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Un tempo siamo stati obbligati per volere di altri, della natura stessa, e abbiamo accettato, a malincuore, ci siamo lasciati andare e abbiamo iniziato a vivere. Oggi invece resistiamo a ciò che la Grande Madre vuole, ci opponiamo e soffriamo di più. E invece sarebbe così bello lasciarsi andare e permettersi di ritornare. Questa volta consci di ciò che sta accadendo e di ciò che stiamo vivendo.

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Siamo spaventati, dai retaggi del passato, dalle memorie, dalle tracce che rimangono indelebili. Forse allora, la prima volta, non avevamo ricordi. E allora, non avevamo paura. Perciò, a creare la paura sono le  reminiscenze. E si. E a seconda del materiale del quale sono fatte, la nostra scatoletta magica può essere solida oppure no. Come una casa.

Vi è mai capitato di lasciarvi con un/a compagno/a e trovarne poi uno migliore? Eppure nel momento dell’abbandono si sta malissimo, si pensa che nessun altro/a possa prendere il suo posto o volerci. Vi è mai capitato di perdere il lavoro e poi ringraziare il “destino” per essere stati licenziati?

Ma prima bisogna dimostrare la tragedia, sentirla dentro, lasciarsi lacerare da lei. Come se… si, – se il non provare ora così tanto dolore significa non essere stati degni di possedere ciò che avevamo –. Dobbiamo dimostrare, soprattutto a noi stessi, quanto fa male perché sono il male, la preoccupazione e la destabilizzazione le nostre unità di misura, così ci hanno insegnato. Quanto ci dispiace averlo perduto, anziché dimostrare a noi stessi quanto si è felici nell’attendere ciò che di meglio sta arrivando.

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E saremo più forti di prima, avremo un sorriso straordinario e potremo urlare al cielo – Ce l’ho fatta sono qui! – di nuovo qui. C’ero già, ma ora ci sono in modo diverso. Ecco perché è nella ri-nascita che si capisce la vita. La sua e la nostra essenza. Perché nascere è ovvio e normale, ma ri-nascere no. E’ la seconda possibilità che ci viene data e sappiamo che non possiamo buttarla via. Qualcosa dentro ce lo suggerisce. Perché è dopo la rinascita che si comprende cos’è lo STUPORE.

Perché è dopo la rinascita che ci si commuove davanti alla straordinaria bellezza del mare. Che si riesce a comprendere la lingua delle foglie. Che si vede brillare il mondo in ogni suo angolo. Soltanto adesso non si ha più paura di essere diversi.

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Rinascere, non è una bellissima esperienza. Ma è il dono che si riceve dopo, per la seconda volta, che si capisce come va vissuto.

“ STUPOR VITAE

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La vita ci meraviglia.. poco
perché ci dimentichiamo di ammirarla con stupore.

Serendipity, meraviglia, stupore, la forza della vita, il gancio di salvataggio.

Sono nomi che noi diamo ad azioni della vita, la vita intesa come essa stessa un essere vivente, che ha bisogno di noi e noi di lei per compiersi.

Imparare a vivere con questa consapevolezza, crederci, avere fede, essere nel qui e ora, lasciandosi trasportare fiume e sfruttandone le correnti.

E tante altre parole, ma non bastano ricominciamo a meravigliarci.

Igor Sibaldi ci dice di provarci coscientemente, di guardare un albero e, come un bimbo, alzare il dito e dire – Albero!! – come se fosse la cosa più straordinaria del mondo.

Provateci, io ci ho provato, e dopo un po’ funziona… ed è fantastico.. anzi no.. è semplicemente vitale…

( da Luci di Do – lucidido.wordpress.com https://lucidido.wordpress.com/2014/05/03/stupor-vitae/ )

Rinascere significa passare dalla passività con la quale si è condotta l’esistenza finora, alla collaborazione attiva assieme all’intero Cosmo del quale facciamo parte già dall’inizio ma non ne volevamo e non ne vogliamo sapere. Rinascere, significa trasformare quell’esistenza in VITA. Imparare a comprendere questa VITA in modo nuovo, diverso.

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Permettetevi di ri-nascere. Concedetevi di soffrire. Amate quella sofferenza, quell’immenso dolore, amatelo con tutto il vostro cuore. Non mandatelo via. Accettate la sua presenza. Affidatevi a lui è arrivato per ripulirvi, è arrivato per far spazio ad una novità non ancora assaggiata.

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Lasciategli lacerare le carni è solo una sensazione, straziante, ma è solo una sensazione. Tormentatevi quanto volete ma non perdete la fede, la fiducia nella vita che sta arrivando.

Prosit!

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photo STUPOR VITAE di lucidido.wordpress.com

Io sono una Maga

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Io sono una Maga

fattucchiera di me stessa

Regina del mio Regno.

Mi diletto tra incantesimi ed immaginazioni

Guerriera di pace, indeterminabile figura.

Io sono una Maga

e tutto posso.

Disegnare il mio destino con la matita della magia.

Allo schioccar di due dita l’energia risponde.

Io sono una Maga e vivo assieme a un Lupo

tra fumi e brillii e perenni incanti.

Io Maga, caparbia e testarda

onesta e leggera,

imperscrutabile.

Addestrata a continuare.

Io Maga delicata e violenta

assaporo l’anima nell’estasi della beltà.

Io Maga buona e malvagia

alla ricerca di risposte

al fidarmi vulnerabile.

Io Maga indifesa e coraggiosa

potente e delicata come gli zefiri dell’atmosfera.

Che ama il Cosmo e Madre Terra

e coccola la fiamma della vita.

Io Maga dal sapor di vino

governo astri e betulle e considerazioni.

Io Maga, io vita, certezza e utopia.

Un sogno, il vero. Sono io.

(MAGAMEG)