La Fiaba del Padrone del Mondo

Oggi voglio raccontarvi una storia. Il mio intento è quello di spiegarvi perché a volte pare che la tracotanza, la maleducazione e la spocchia abbiano la meglio ed è praticamente inutile farsi troppo nervoso. Tutto parte da una filosofia che sta sempre più divenendo una teoria quasi… approvata. Si tratta della legge che dice come quello che noi emaniamo nell’Universo ci ritorna ma aspettate, non fate conclusioni affrettate. Non voglio innalzarmi a guru solito come quelli che ora tanto van di moda e proclamare che ciò che desiderate, basta crederci e vi arriva. No, è un po’ diverso. E’ uno stato d’animo. Un modo di affrontare la vita giorno per giorno, o meglio, minuto per minuto, in un determinato modo che non potrà che riportare determinate conseguenze. La favola che vi racconto oggi parla di due famiglie: la famiglia Gialla e la famiglia Viola, prendendo in particolar modo come protagonisti i due capofamiglia.

La famiglia Gialla viveva in una bella località marittima, un paese tranquillo, spesso soleggiato, dove tutti si conoscevano e tutti andavano d’accordo. Si era buoni e ci si dava una mano l’un con l’altro. Era una famiglia composta dal papà, la mamma, due figli e la nonna. Una famiglia di operai che viveva con poco ma conduceva una vita dignitosa. Una famiglia che viveva di sani principi e il “quieto vivere” era per loro la regola suprema dell’esistenza. La seconda famiglia invece, la famiglia Viola, era una famiglia che arrivava da fuori, da una grande metropoli e veniva spesso, durante l’anno, a passare le vacanze nel paesello di mare della prima famiglia. La famiglia Viola era composta dal padre, dalla madre, da due figli e da una nonna come la famiglia Gialla ma, al contrario della prima famiglia, questa era molto ricca e anche molto antipatica. Quando arrivavano loro sembrava fossero arrivati i padroni del mondo e calpestavano ogni tipo di buon senso esistente. La loro maleducazione toccava i limiti e nessuno nel paese poteva sopportarli. Loro facevano abbaiare il loro grosso cane al mattino presto della domenica, loro occupavano con la macchina due posti auto, loro cantavano a squarciagola durante le ore notturne, scrollavano la tovaglia sul terrazzo degli altri e si prendevano anche il diritto di sgridare e trovar da dire a chiunque per la minima cosa commessa. La famiglia Gialla, si trovava a condividere la stessa palazzina in quanto, i Viola, avevano comprato proprio lì, il loro appartamento. Ci sarebbe stato spesso da prenderli e dirgliene quattro ma, la famiglia Gialla, era composta da persone timorose, perbene, educate, sempre impaurite dall’andare contro qualcuno e vivevano cercando di evitare scontri e battaglie. Il padre dei Viola usciva da casa come un Sire e, con le sue belle scarpe, si avvicinava alla sua bella macchina e scaricava da lì bella roba. Non si guardava intorno, andava dritto, a testa alta, intoccabile. Incuteva rispetto e antipatia allo stesso tempo ma nessuno osava dirgli nulla. Il padre della famiglia Gialla invece, più buono d’animo e stanco di sopportare, rimaneva in casa imprecando contro il buon Dio affinchè scagliasse su quel tipo borioso tutta la sua ira sotto forma di fulmini e saette.

E qui mi fermo. La favola è, si può dir, terminata. Ma andiamo avanti con il ragionamento. Proprio questa è la parte più importante della storia. Prendendo come esempio i padri delle due famiglie abbiamo esattamente due opposti sullo stesso piano. Analizziamo le loro personalità e riassumiamo le loro principali caratteristiche:

Papà della Famiglia Gialla: educato, timoroso, rispettoso, probo, altruista, non farebbe del male a una mosca, si preoccupa per gli altri e cerca, con il suo comportamento, di essere sempre descritto come una brava persona. Il suoi motti sono “chi più ne ha più ne metta” e “….per il quieto vivere stò zitto”.

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Papà della Famiglia Viola: tracotante, sicuro di sé, padrone, snob, irrispettoso, maleducato, egoista, altezzoso, borioso, ad esso non interessa nulla di quello che la gente pensa di lui soprattutto se in termini negativi. Lui è così, si fa la sua vita, l’importante è che stia bene lui. Il suoi motti sono “prima ci sono io poi tutto il resto” e ” contento io, contenti tutti”.

Rear view of man flexing biceps

Dal punto di vista emozionale e unicamente dal punto di vista emozionale tutto ciò ha un risvolto molto particolare. Tenendo conto che per l’Universo non esistono la maleducazione e l’educazione così come abbiamo creato noi nella nostra società, egli risponde solo attraverso l’emozione. Prendiamo come esempio il cane dei Viola che abbaia alle 7 della mattina di domenica, unico giorno di riposo per la famiglia Gialla ma che nonostante tutto non si osa a dire nulla per paura di litigi e ritorsioni. Quanti ce ne sono ad essere così! Un mucchio. Ora, è vero che il padrone del cane si sta comportando male, è vero che non dovrebbe permettere al suo amico a quattro zampe di fare così, è vero che sta mancando di rispetto al prossimo ma queste sono le nostre leggi non quelle dell’energia. L’energia cosa ne sa che è domenica, che sono le 7 e che voi volete ancora dormire? Con questo non intendo dire che si sta comportando bene ma semplicemente vorrei farvi capire che, a livello intrinseco, lui è comunque sereno. Voi no ma lui si. Lui è il padrone del mondo! E’ un Re! A lui che cavolo gliene frega che voi siete stanchi?! Lui non è stanco, è tranquillo come una lucertola stesa al sole. – Abbaia pure caro Fido, a noi nessuno può dirci nulla, qui comandiamo noi! – pensa. Ora, ditemi, cosa sta mandando quest’uomo che noi detestiamo nell’Universo? Ve lo dico io; sta mandando serenità. Ciò che manderebbe una lucertola mentre si gode i caldi raggi luminosi. Il suo vanto, la sua gloria, gli fanno credere di essere chissa’ chi e lui, quello emana: la potenza, l’onnipotenza. La tranquillità. Cosa gli torna secondo la legge universale? Potenza. Onnipotenza. Tranquillità. Lui si sente un capo supremo? Sarà un capo supremo. Voi, che siete nel letto, incavolati neri ma timorosi nel dirgli qualcosa invece, secondo la vostra morale vi state comportando in modo esemplare ma a livello emozionale, state emanando rabbia e paura. Nervoso e angoscia. Vi torneranno le stesse emozioni. Voi sarete sempre “calpestati” e non rispettati, lui sarà sempre intoccabile. Perché a voi il suo comportamento suscita un’emozione negativa mentre lui non ha emozioni negative che lo disturbano. Ha solo le sue e molto positive per giunta. Quando si spezza questo meccanismo? Quando anche voi farete subire a lui un’emozione. Sarà naturale che la sua reazione, violato per la prima volta nella sua vita probabilmente, potrà sfiorare la violenza e la disapprovazione nei vostri confronti. Sarà esagerata è normale, e lì, entrano in gioco altre emozioni, la sua rabbia e la vostra. A questo punto avete ancora più paura? O stupore? O magari gioia, finalmente, ce l’avete fatta. Ma dopo una vita vissuta nell’umiltà più totale dovrete esercitarvi parecchio per quest’ultima. Quello che è da comprendere è, che è solo per causa suo e causa vostra se a lui nessuno fa mai la multa e a voi si. Avete presente quando vi reputate degli sfigati? Se a lui la macchina funziona sempre e a voi no. Se lui trova parcheggio e voi no. Se il suo cane sta bene e il vostro male. Perché secondo voi, voi siete più bravi e non meritate certe cose, lui che è cattivo le meriterebbe. No. Non è così. L’Universo non ragiona così. Per l’Universo non ci sono i bravi e i cattivi, ci sono solo specchi. E voi farete solo la vita che nasce dalle emozioni che provate e lui….. lui è il padrone del mondo! Ora vi starete dicendo che però è sbagliato comportarsi male nei confronti degli altri. Certo, avete ragione, questo è sicuramente un discorso che va affrontato. Con questo post non voglio assolutamente suggerire di maltrattare il prossimo, il messaggio è completamente un altro. Non dovrete mai nuocere agli altri ma semplicemente credendovi anche voi i: padroni del mondo. Anche perché lo siete. Siete padroni di voi stessi e della vostra vita. Il vostro cane non dovrà abbaiare alle 7 della domenica mattina per dimostrarlo ma quando parcheggiate non ponetevi il problema che forse potrebbero farvi la multa. E’ difficile lo so ma non impossibile. Secondo voi, il papà dei Viola, si pone questa domanda? No. Non esiste neanche nelle sue idee. Altrimenti mica parcheggerebbe occupando due posti oppure in divieto di sosta per intere settimane con l’auto fasciata come un salame. Quando uscite, quando camminate per strada, quando andate a lavorare, sentitevi padroni del mondo. Non occorre la tracotanza per fare ciò ma l’amore per voi stessi. Questa sarà la differenza tra voi e lui. Ma otterrete lo stesso risultato. Se se lo crede lui, che fondamentalmente è un cafone, un maleducato e un borioso non vedo perché non possiate credervelo voi. E non dimenticate una cosa: nel momento in cui una persona, per credersi tale, deve nuocere agli altri, è fondamentalmente una persona triste che compensa. Un infelice. Nonostante la sua spocchia e la sua alterigia è soltanto un pivello che potrete mettere a tacere quando volete. Siete voi che non osate. Perchè permettete alla sua energia di essere più potente. E un domani, lui riceverà comunque ciò che ha seminato nella vita. Senza contare che ha già una grande condanna sulla testa per essere una persona triste e infelice. Io mai mi metterei al suo posto. Penso sia il più grande dazio da dover pagare senza augurare altro. Senza mai far del male agli altri sentitevi di più Onnipotenti. Non associate subito questa parola al “comportarsi male, al vantarsi, all’essere alteri ed egoisti”. Onnipotenti non vuol dire questo. E’ la nostra educazione che avvicina questo termine a tali modi di fare ma non è così. Oscar Wilde diceva: l’egoismo non consiste nel vivere come ci pare ma nell’esigere che gli altri vivano come pare a noi. E’ vero! E’ un filo sottile ma è così. Vivendo come pare a noi può essere che automaticamente obblighiamo gli altri a vivere altri modi e questo è ciò che non dobbiamo fare. Si è Onnipotenti sprigionando amore, essendo felici, sicuri, positivi. Questo significa essere Onnipotenti. Questo significa essere: i padroni del mondo.

Prosit!

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Mi Dispiace. Perdonami. Grazie. Ti Amo. Felicità.

Ogni giorno della mia vita, da due anni a questa parte, recito nella mia mente queste parole “Mi dispiace. Perdonami. Grazie. Ti amo. Felicità.” A volte una sola volta al giorno, a volte di più. A volte non le ricordo nell’ordine, quell’ordine glielo cambio ma l’effetto è lo stesso. Lo dico prevalentemente quando esco al mattino a portare fuori il mio cane per la passeggiata. Guardo il cielo e, quasi involontariamente, non mi costa davvero nulla, ormai fanno parte di me, le recito. Mi vien da pensare a loro quando vedo un particolare spettacolo naturale che mi riempie di emozione. Potrebbe essere anche solo un monte baciato dal sole ma, se scaturisce una bella emozione, quella è proprio la linfa che dona potere a queste parole. Si possono pensare, si possono dire, si possono gridare. L’importante è ricordarle. Non ho iniziato a pronunciarle perchè la mia vita stava “andando male”, ho iniziato semplicemente perchè poteva andare ancora meglio di come già si srotolava giorno dopo giorno. E così è stato.

320522_185046481579974_102969186454371_411142_821797298_nQuesto insieme di parole, che possiamo definire mantra, nasce dall’aver appreso di una tecnica hawaiana chiamata ho’oponopono ossia, letteralmente tradotta, “mettere le cose al loro giusto posto” alias “sistemare le cose”. Secondo la cultura delle Hawaii infatti, recitare questo vero strumento del pensiero, ogni giorno e con emozione, riuscirebbe ad aggiustare le cose in noi e intorno a noi ma anche a renderci bella, o più bella, la vita. In realtà, in questa filosofia di pensiero, le parole sono solo 4. La quinta, Felicità, me la sono aggiunta da me in quanto credendo fermamente che l’Universo ti rimanda ciò che senti ed emani, tale Felicità mi torna. Perché provo emozione nel dirla, non sono le lettere ad avere valore. E’ secondo me, per il suo significato, una delle parole più belle. Suggerisco questo perché fondamentalmente, ognuno di noi può crearsi il mantra che vuole, al di là della curiosa saggezza hawaiana che merita uno studio a mio parere e che può essere senz’altro un ottimo incipt. La frase dovrà sostanzialmente emozionare ed essere volta ovviamente al positivo. Ne ho diverse infatti ma, questa che vi descrivo oggi, penso sia quella adatta per iniziare e ora ve la spiego, per lo meno con il mio senso. In rete potrete naturalmente trovare tutte le nozioni che v’interessano.

Innanzi tutto, l’ordine corretto per l’antico popolo degli Huna che ha inventato questa specie di preghiera è: mi dispiace – perdonami – grazie – ti amo

MI DISPIACE: non per un senso negativo del termine ma semplicemente per far capire che è stato del tutto involontario l’eventuale nuocere a qualcuno o qualcosa verso il quale nemmeno ce ne siamo resi conto. Ogni giorno, senza farlo apposta, potremmo mancare di rispetto a qualcuno e questo “mi dispiace”, annienta praticamente l’eventuale danno recato agli altri ma soprattutto a noi stessi che siamo sicuramente la persona che martoriamo di più. Noi, visti come esseri divini, non dovremmo mai offenderci, violentarci, tarparci le ali autonomamente e per questo diciamo – mi dispiace –. Mi dispiace, di non aver capito la potenza che risiede in me!

PERDONAMI: tu, vita. Vita mia. Energia. Forza. Universo. Me stesso. Qualsiasi cosa tu sia, io sia, perdonami. Con il perdono, tutto può ricominciare. Il perdono è lo strumento più bello che possa esistere, è l’atto più grande di amore e di “compassione/con-passione” che possiamo effettuare. Sempre verso gli altri e sempre verso noi stessi. Che quel tutto, io e l’universo intero assieme, possa arrivare al mio perdono. E così è.

GRAZIE: una parola meravigliosa da dire sempre. Per ogni cosa, nei confronti della vita in generale, di tutto, di noi. Grazie. Per quello che sei/sono, per quello che sto potendo vedere, sentire, respirare. E’ tutto bellissimo e io ringrazio e ringraziando lo avrò sempre. Avete mai detto – grazie – a voi stessi? A quello che esiste intorno a noi? Si usa dire grazie solo quando siamo convinti di essere stati baciati dalla Dea bendata. La parola “grazie” deve far parte di noi. O meglio, l’emozione che ne scaturisce. Ringraziatevi per quello che siete e per quello che riuscite a fare.

TI AMO: “l’amore è la forza che muove il mondo”, la forza più potente. L’amore per noi stessi, per le grandi e per le piccole cose. Per tutto. Per la luce del sole, per la natura, per la gente. Tutta. Dove c’è amore, c’è armonia, bellezza, salute, benessere, gioia. Amare ogni cosa e dirglielo. “Ti amo”. Un – ti amo – pieno di sentimento. Io amo te, provo emozione per te, io penso che tu sia una cosa bella. Pensiamolo di una farfalla, di un sasso, di una persona, di una sera, di una sensazione, di una vicenda. Dare amore, amare, incondizionatamente, riporta amore. E recitando ogni giorno “Ti amo”, nulla ci aspettiamo in cambio ma “amore” arriverà.

La parola FELICITA’, l’ho già spiegata nelle righe precedenti. La provo, mi torna. E’ una regola ovvia. La provo, non solo la dico, è diverso. Ecco. 4 parole che racchiudono un messaggio importantissimo, fondamentale. 4 parole che procurano emozione. Vi consiglio vivamente di provare almeno. Ipotizziamo per un mese. L’importante è crederci e pronunciarle con sentimento sincero. Se i primi giorni vi sentirete in imbarazzo posso assicurarvi che nessuno riesce a leggervi nella mente quindi non abbiate timore e non sentitevi sciocchi. Soprattutto però posso dirvi con certezza che, trascorsa la prima settimana, tutto vi sembrerà più facile. E a volte, mi piace aggiungere: è gratis! C’è addirittura chi sostiene che tutto questo sia uno dei mezzi più potenti per ottenere il benessere.

Prosit!

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Semplicemente come io la penso

“Mi hanno insegnato a pregare sperando in una grazia, ad essere buona per non andare all’inferno, ad essere sempre educata perchè “chi più ce n’ha ce ne metta”, che il riso abbonda sulla bocca degli sciocchi, che se prendi 4 a scuola vuol dire che non hai studiato e -guarda invece la tua compagna di banco com’è brava-, che non dovevo correre sempre perchè le femmine devono essere composte, che dovevo rispettare sempre e comunque una marea di gente dagli anziani ai neonati e tutto il vicinato, anche se mi avessero preso a bastonate perchè gli altri avevano sempre ragione, che il lavoro nobilita e la vita è fatta di sacrifici, che dovevo avere sempre una camicia da notte nuova nell’armadio nel caso mi fossi ammalata e avessi dovuto andare all’ospedale, che siamo tutti vittime del destino e quando meno te lo aspetti può capitarti la qualunque senza che tu possa farci niente.

E io ci ho creduto”.

Questo post l’ho condiviso dal blog L’universo nel mio silenzio e capendo perfettamente cosa intende l’autrice ho deciso di riproporlo e spiegarlo. Bhè, sicuramente anche voi avrete già capito, ma forse non tutti sanno che cosa invece sarebbe meglio fare, almeno a mio parere, anziché rimanere attanagliati a ciò che appunto ci hanno insegnato. Premetto subito che quando si parla di educazione e quindi per la maggior parte, di genitori, non si parla di “persone che hanno sbagliato a dirci o a farci determinate cose”. Essi sono stati prima di noi, delle vittime (perché questo è secondo me il termine adatto in questo discorso) che hanno semplicemente cercato di farci vivere nella miglior maniera possibile. Ma è possibile vivere benissimo anche esattamente al contrario di questi insegnamenti? Ebbene, io credo di si. Partendo dal presupposto che quello che l’autrice scrive è tutto vero per la maggioranza delle persone, e tutti noi ne siamo testimoni, proviamo a stravolgere il tutto e vediamo cosa succede. Iniziamo con il suddividere queste frasi:

  • Mi hanno insegnato a pregare sperando in una grazia.

Ecco. Questo primo metodo nel quale, come prima cosa, ci stanno dicendo – Prega, chiedi pure, ma guarda che non è detto che avvenga -. Gente che passa ore e ore a pregare per una grazia e non la riceve, mentre invece il suo vicino di casa si, lui si, lui l’ha ricevuta. Qui ci sono delle discriminazioni belle e buone! Forse lui è stato più umile di me? Ha fatto più sacrifici? Ha pregato di più? E allora sgraniamo rosari, stiamo ore senza mangiare, evitiamo quel determinato alimento, sacrifichiamo i nostri e non simili, e chi più ne ha più ne metta. Diventiamo pazzi nel cercar di far esaudire il nostro desiderio perché attenzione… è solo un desiderio. Non è una pretesa. Non è una cosa ovvia. E qui casca l’asino. Povero asino. E perché non può essere una pretesa? Io non ho forse il diritto di pretendere un qualcosa di mio, che mi apparterrebbe, che non può nuocere a nessuno? Ma allora scusate, e la nostra infinita potenza di cui vi parlavo giorni fa? La possibilità che noi avremmo di poter ottenere ogni cosa ma inquinati fin dalla nascita da questi pensieri non l’avremmo mai? Vi sembra impossibile quello che dico, lo so. Eppure ci sono casi che confermano ciò che sto dicendo, quelli che ci hanno insegnato a definire “sogni che si realizzano”. Che solo alcuni sono in grado di realizzare. E se invece, anziché chiedere, non chiedessimo nulla e pensassimo semplicemente che così è e così dev’essere? E se invece che desiderare e sperare non dessimo quella cosa semplicemente come certa e poi magari ai nostri Dei, per chi ha piacere di averne, raccontassimo semplicemente cosa ci piacerebbe fare una volta che questa cosa certa si è concretizzata? Deve solo concretizzarsi attraverso forse un milione di passaggi ma c’è già. Sta arrivando. E’ nostra, ci appartiene. E’ nostra perché noi l’abbiam voluta. La grandezza che è in noi l’ha voluta, non un Dio o chi per lui. Un Dio non può far altro che accompagnarci in questa avventura e godere della nostra felicità perché questa è l’unica cosa che un buon Dio, chiunque esso sia, vuole. E’ per questo che non dico a mio figlio “chiedilo a Gesù”. Posso dirgli “raccontalo a Gesù” ma chiedilo a te stesso e l’otterrai. E’ un discorso lunghissimo lo so, ma non posso scrivere un libro oggi, posso solo dirvi che questo meccanismo ha un nome, si chiama “legge dell’attrazione”. A vostro gradimento, ci ritorneremo. Passiamo all’altra frase:

  • Ad essere buona per non andare all’inferno .

Bhè, su questo immagino ci sia davvero ben poco da dire. Si, è così. Se non si è buoni si finisce all’inferno. Un inferno personale che ti aggredisce le viscere dal quale difficilmente potrai liberarti. Il più perfido inferno che esista. Questo è l’inferno. Una coltre di tristezza e infelicità che ti avvolge, ti soffoca, ti uccide giorno dopo giorno. Ti spegne. Questo è l’inferno delle persone “cattive”. Che la mia stessa vita, le mie stesse scelte mi diano sempre la sana forza di stare lontana da certe tentazioni. Mai far del male agli altri, mancar loro di rispetto, approfittarsi del prossimo. Invidia, egoismo, opportunismo, superbia, tutte emozioni che affossano in un baratro buio e profondo. Nessun diavolo ad aspettarci, nessun fuoco, nessun urlo solo ed esclusivamente il vuoto, la solitudine, la disperazione più totale. Questo è l’inferno. Ma mica ce l’hanno detto. Ci spiegavano semplicemente che in punto di morte avremmo dovuto chiedere perdono e tac! Se non ricordo male si poteva finire in purgatorio per essere purificati. E’ questo il punto. L’inferno di cui parlo io non arriva dopo la morte. Arriva molto prima. E’ peggio ancora. Ci devi convivere insieme. E li soffrirai come non mai. L’intenzione però c’era. Bisogna comportarsi bene nella vita.

  • Ad essere sempre educata perché “chi più ce n’ha più ce ne metta” .

Eh… e questa ce la siamo sentiti dire in tanti non ne dubito. La sopportazione. Ecco il vero scopo dell’essere umano. Anche se quella cosa da fastidio bisogna sopportare. Per che cosa? Ah! Si! Per il famoso “quieto vivere”, ve lo ricordate anche voi. Aaah! Il quieto vivere. Io e lui alla fine siamo diventati amici. Eravamo spesso in disaccordo. Non sopportavo il suo vivere opprimente sulle mie spalle giorno e notte, notte e giorno. Per colpa sua, io dovevo farmi andar bene qualsiasi cosa. Altrimenti era come se il signorino se ne andasse offeso da qualche parte e non tornasse più. Se, se ne fosse andato lui, saremmo all’improvviso stati sommersi da uno tzunami di catastrofi come litigate, risse, urla, botte e avremmo vissuto nel bailamme più totale per tutta la vita. No, no, caro “quieto vivere” rimani qua. Farò qualsiasi cosa perché tu rimanga qua. Figlio del gioco dei potenti. Quello che –attento a come parli altrimenti ti buco una gomma– o peggio ancora. Quello della paura. Non abbiate paura. Siate più forti. Non dovete permettere a nessuno di offendervi. Rispondete a tono, urlate, mandate a quel paese. Sapete dove stà il segreto? L’unico grande segreto che non ci hanno detto? Nell’amore. Amate il vostro avversario con tutto il vostro cuore. Si. Mentre lo state insultando perché vi ha veramente rotto, dopo tutto ‘sto tempo, amatelo. Ma non è l’amore che v’insegna il parroco. E’ l’amore che vi fa vincere. L’amore che non vi fa trovare la vostra gomma bucata perché più forte di qualsiasi altra cosa sulla faccia della terra e dell’immensità. E’ davvero la forza che smuove il mondo e il mondo potete farlo smuovere/muovere, come volete voi. Non è per nulla semplice e sembrerà ridicolo ma provateci. Un consiglio: iniziate con un avversario di basso calibro. Quello che ad esempio vi scrolla la tovaglia sopra la testa. Di basso calibro nel senso che vi sta mancando di rispetto ma fondamentalmente non fa nulla di eccessivamente grave. Ossia, sarete d’accordo con me che ci sono cose molto più terribili. Vogliategli bene. Aiutatelo. Sorridetegli. Amatelo realmente con il vostro stomaco. Dopo ovviamente avergli detto quello che si merita. Tutto cambierà. La magia. Così la chiamano.

  • Che il riso abbonda sulla bocca degli sciocchi .

Oh! Bene. Questa mi piace. Mi piace perché se voi sentiste la mia risata vi mettereste le mani nei capelli. Ebbene è con mia grande soddisfazione che gli studi che ho fatto mi hanno portato a comprendere che una risata, quando è veritiera, sana e spontanea è sempre sguaiata. Davvero! Porca miseria non mi ricordo più su quale libro avevo letto questa cosa, devo andare a spulciare la mia libreria. Ma è così! Uno sbadiglio è forse fine? E uno starnuto? E un rutto? Siamo noi che li trasformiamo, ovviamente dal momento che condividiamo le nostre giornate con altri, in esplicazioni più fini e gentili. Ma sono spontanee e, in natura fini non lo sono per niente. Pensiamo agli animali. Mica si fan tanti problemi loro. La risata, quella di pancia, è la stessa cosa. Anzi, vi suggerisco, diffidate da chi ha sempre una risata controllata e da Galateo. E mi dispiace per quelli che non si lasciano mai andare. E poi, cosa vuol dire “riso che abbonda”. Ma santi numi, dovremmo ridere da quando apriamo gli occhi al mattino a quando li chiudiamo alla sera! Tutto il giorno! E anche la notte! Perché saranno i nostri sogni a farci ridere! Il riso allunga la vita, allontana le malattie! Insomma ormai lo avrete letto anche voi da qualche parte. Fortunatamente questa cosa sta diventando famosa negli ultimi anni! Anzi, non fortunatamente, forse se ne sentiva così tanto il bisogno che hanno deciso di dargli il via a ‘sto benedetto riso! Per cui, ridete! Ridete! Ridete!

  • che se prendi 4 a scuola vuol dire che non hai studiato e “guarda invece la tua compagna di banco com’è brava”.

Bhè, io sinceramente, detto tra noi, tutti questi 4 a scuola vorrei proprio studiarli un pò. Si, si è vero, lo so, ci sono i nullafacenti, gli svogliati, quelli che fanno ben altro anziché studiare ma ne vogliamo parlare? Come mai ci sono questi bambini o ragazzi qua? La società ci ha insegnato a identificarli in due modi o asini (povero asino ancora!) o fannulloni. Oh! E basta. Non ti piace studiare? Sei una cacca. Non parliamo poi se rimani bocciato!!! Ho conosciuto madri che per la vergogna non sono uscite di casa per due anni mentre le madri dei primi della classe, quelle si che erano veramente felici. Mmmh… Ecchisenefrega se quel bambino è contento, ha la gioia dipinta sul viso, ha voglia di correre e di saltare! Hai preso 4? In castigo! Prima il dovere e poi il piacere. Perché sennò da grandi diventano dei debosciati. Regole e disciplina. Ho visto con i miei occhi in Africa, bambini felicissimi di andare in una scuola senza voti e felicissimi di poter giocare dopo. E non venitemi a dire che in Africa i bambini non fanno il loro dovere! Eccoli qua, i nostri primi piccoli scarti della società. Quelli che a 6-7 anni capita che la maestra, ahimè, dice ai genitori – E’ intelligente ma non si applica. Non ha voglia di fare niente. E’ sempre con la testa tra le nuvole -. Brutto bambino cattivo. A quell’età ancora con la testa tra le nuvole! E intanto gli altri, i piccoli soldatini, invece vanno avanti. Quelli che realmente amano o lo studio o vogliono solo vedere un sorriso sul viso della loro mamma, vanno avanti e gli altri, rimangono sempre con la testa fuori dalla finestra. E dopo 5 anni, sono ancora lì, su quel davanzale, tra quelle 4 mura e quelle 100 regole. Seduti per 8 ore. In silenzio per 8 ore. Ad ascoltare per 8 ore. Quelli che quando arrivano a casa non si sentono dire – Com’è andata a scuola oggi?- bensì – sei felice?-. Per non parlare della famosissima vicina di banco. Quella che invece lei si che è furba, brava, intelligente, persino bella diventa, perché prende sempre 10. Guardala lì. Struggiamoci già da bimbi, mentre la nostra bocca sta lottando per cambiare tutti i denti che abbiamo, nella disperazione del non essere come lei. Eh no. Io non diventerò mai un grande avvocato, un grande medico, un grande commercialista. D’ora in poi cari bimbi quando vi chiedono – Cosa ti piacerebbe diventare da grande?- rispondete così – Mi piacerebbe diventare felice-. Senza 8, senza 4, senza 10.

  • che non dovevo correre sempre perchè le femmine devono essere composte.

Oppure – Non correre che sudi!- (o peggio ancora –che ti sporchi-). Allora, io queste non me le sono mai sentita dire, nessuna delle due. Sfido mia madre a fermarmi quando mi arrampicavo sugli alberi ad esempio o correvo come una pazza. Però si, mi è capitato di sentirle dire ad altri miei compagni e ancora oggi mi capita di sentirle dire agli amici dei miei figli. E qui si litiga. Qui so già che si entrerà in polemica. Questa è un po’ come quella frase che dice così: “Un bambino, per rimanere sano, dovrebbe mangiare ogni giorno 1kg di terra”. Qualche madre vorrebbe già uccidermi. L’igiene prima di tutto. Si, quel bimbo, se suda, poi si ammala. Per cui, caro bimbo, rimani fermo a guardare gli altri tuoi compagni che corrono e si divertono. Ebbene ad alcuni parrà strano ma il sudare è un atto fisiologico del nostro organismo che avviene prevalentemente per eliminare le tossine in eccesso e in seguito, per regolare la temperatura corporea. Si suda quando ad esempio ci si surriscalda. Per raffreddare il corpo, le ghiandole sudoripare si mettono in funzione. E’ tutto calcolato. Si espelle quindi una gran quantità di liquidi che dovremmo rimettere all’interno del nostro organismo con nuove fonti idratanti e pulite. Ossia, non bisogna tenersi i vecchi liquidi ma sostituirli con dei nuovi. Altrimenti non si farebbe nemmeno la pipì. Per cui il problema non è sudare. Il problema è non bere oppure non mangiare alimenti idratanti. Se suda prende freddo. No, non è vero. Prende freddo se non viene coperto e si permette che il liquido sul suo corpo si raffredda. Allorchè le ghiandole cercheranno a quel punto di riscaldare, senza riuscirci perché è troppo per loro, ed ecco prendere i malanni. Aiutiamole con un golfino. Asciughiamo il bimbo. Portiamoci in borsa un asciugamano. – Ma come faccio, devo correre a far la spesa -. Per cui evitiamo a un giovane di giocare perché si deve andare a far la spesa. Finisco dicendo che, potete credermi, tutti i bimbi più malaticci che ho visto nella mia vita, erano proprio quelli che meno potevano correre, meno potevano sporcarsi, meno potevano sudare. Ora ditemi, avete mai sentito di un figlio di nomadi con la febbre?

  • che dovevo rispettare sempre e comunque una marea di gente dagli anziani ai neonati e tutto il vicinato, anche se mi avessero preso a bastonate perchè gli altri avevano sempre ragione .

Bhè, le bastonate mi sembrano eccessive, ma il senso l’ho capito. E gli anziani perché sono anziani, e i piccoli perché son piccoli, e le donne perché son donne, e l’uomo perché è uomo, insomma, ma a me, chi mi rispetta? E questo è un po’ il discorso che ho fatto prima sul “chi più ce n’ha, più ne metta” quindi andrei oltre.

  • che il lavoro nobilita e la vita è fatta di sacrifici.

Oh! E di qui non si scappa. Ricordate che siete nati per soffrire. Punto. Per lavorare. Per morire per due lire. Siete nati peccatori e partorirete con grande dolore. E se non avete avuto la fortuna di nascere in una famiglia berlusconiana dovete sacrificare tutta la vostra esistenza. I potenti ci sono riusciti e i nostri poveri mamma e papà ci hanno semplicemente insegnato ciò che è toccato a loro fare. E io son l’unica idiota che sta qui a pensare che no, non è così, non deve essere così. Mica possiamo dire che questa vita ce la siamo voluta noi? E ma altrimenti come facciamo a sfamare i nostri figli con uno Stato che ci mangia tutto? Ok. Ma a nobilitare una vita forse è qualcos’altro. E se invece tutti inseguissero i loro sogni? Cosa accadrebbe? Che non si mangia più. Ne siete sicuri? Le mie sono solo utopie. Questo non vuol dire non lavorare. Vorrebbe semplicemente dire farlo in modo diverso. Pensate davvero che sono loro, quelli che oggi si chiamano “i potenti”, ad avere il coltello dalla parte del manico? Certo. Finchè tutti ce lo lasciano per la paura. Immaginiamo per un attimo di togliere tutti i nostri soldi dalle banche ad esempio, così per giocare un po’ con l’immaginazione. Tutti. Ognuno di noi. Cavoli…. Che macello! E poi bhè… poi finchè c’è gente che i “sacrifici” li fa, compresi di mutuo, per comprarsi l’ultimo telefonino uscito, certo, non si va proprio da nessuna parte. Ma c’è gente che si sacrifica anche per un pezzo di pane e non per un cellulare. Ma chi ha voluto tutto questo? Sinceramente, ragioniamoci un po’ su.

  • che dovevo avere sempre una camicia da notte nuova nell’armadio nel caso mi fossi ammalata e avessi dovuto andare all’ospedale.

Antica usanza che si protrae dai secoli dei secoli. Perché prima o poi ti serve. Prima o poi in ‘sto cavolo di ospedale ci devi andare e non c’è santo che tenga. E la camicia da notte dev’essere nuova di pacca mica già usata, scherziamo? C’è gente che ha più calzini bianchi nuovi nel cassetto che desideri. Sarà giusto? Sarà giusto aprire ogni giorno l’armadio e vedere quella borsa li, nell’oscurità, che aspetta solo arrivi il suo momento? Sarà giusto notare quella valigia che in modo subliminale ci dice : – un giorno o l’a’tro dovrai usarmi, perché un giorno o l’altro tu starai male -. Ma che roba! E se starò male vorrà dire che la prima cosa che trovo mi metto e chiamo il 118. Oh bella lì! E se non avrò la tutina nuova e firmata farà lo stesso tanto, in quel momento m’interesserà soltanto che mi facciano stare meglio. In un ospedale non hanno certo solo me da dover guardare e se anche dovessero mai trovar da dire alla mia camicia da notte, bhè, dopo cinque minuti – avanti un altro! -. Non sono Brigitte Bardot, non rimarrò certo nelle loro memorie. E quando apro l’armadio voglio trovarci dentro un cartello che io ho appeso e sul quale ho scritto “Perché tu vali!”. Ecco, questo no, questo non me l’hanno mai detto di prepararlo e tenerlo lì.

  • che siamo tutti vittime del destino e quando meno te lo aspetti può capitarti la qualunque senza che tu possa farci niente.

Su questo penso di aver già dato ampio spazio prima e sul mio articolo riguardante la fortuna, quindi sorvolerei. Userei queste ultime righe di oggi per dirvi che si, lo so bene, molte cose sono probabilmente davvero assurde e fanno sicuramente parte di un mio personale pensiero che ho tradotto qui “ad alta voce”, ma se tutto questo, o anche solo in parte, può servire a toglierci da tante cavolate opprimenti con le quali siamo cresciuti bhè, le riscriverei altre mille volte. Perché in realtà, siamo nati liberi. E sfido chiunque a dire il contrario. E questo non ce l’ha mai detto nessuno.

Prosit!

E’ tutta Fortuna?

 

Quello che voglio affrontare oggi è un argomento con un punto di vista prettamente personale che potete condividere come no.

einstein

E’ un mio particolare modo di vedere questa cosa. A me personalmente, fa anche stare bene quindi, essendo che sono anche dell’idea che qualsiasi cosa che – fa star bene – è la benvenuta, benvenuto sia anch’esso.

Vorrei parlarvi della Fortuna.

fortuna

La Fortuna è indicata dalla lingua italiana come “buona sorte”. Ok. Ci può stare, ma che cos’è? Da cosa è composta? Da dove arriva? Piove da cielo? Questa è la concezione che diamo ad essa, un particolare meccanismo formato da non si sa bene cosa, che aleggia costantemente sulle nostre teste andando a zonzo a baciare di tanto in tanto…. chi? Chi è più bello? Chi è più bravo? Chi più ha sofferto? Mmmmhmm… E che criteri di scelta utilizzerebbe per questa sua cernita? Forse becca chi gli capita a tiro avendo una specie di volto bendato con tanto di nastro nero sugli occhi. Ma soprattutto, come fa poi a far accadere l’evento cosidetto – fortunato -? Troppo comodo dire “per caso!” non trovate?

Mi sembra sia solo perché non si sa dare una vera spiegazione. Anche perché parecchie filosofie, soprattutto di genere orientale, sono convinte nell’affermare che…. Il caso non esiste. Un motivo c’è sempre. E qui inizia il difficile. L’incomprensibile.

Già vi sento inalberarvi in quanto, se c’è un motivo per la buone sorte ci sarà dunque anche quello della sfiga sua antagonista. Io penso di si. Vi ripeto è un mio personale pensiero. E a me fa star bene. C’è chi per star meglio vive con gli angeli vicino, chi fa riti propiziatori, chi guerreggia ogni giorno come Don Chisciotte o chi fa entrambe le cose. Io vivo pensando che quando ci capita qualcosa, un motivo dietro c’è sempre.

Non esordite ora con domande spacca-schermo tipo “allora qual’è il motivo che a me mi è venuto a mancare Tizio o Caio…” perché vedete, dal punto di vista universale, la morte non è vissuta come la viviamo noi; così come non è vissuta allo stesso modo nostro, da altre popolazioni che condividono il nostro stesso pianeta. Per cui, il soggetto “morte” sappiate che è soggettivo e, come seconda cosa, la morte sarà un argomento che sicuramente affronterò in altre occasioni ma non questa. In questo articolo desidero parlare della Fortuna. E desidero anche non darle tutti questi meriti che siamo abituati a rivolgerle.

Ma insomma, pensate davvero che voi, esseri speciali quali siete, formati da un’anima, un corpo, uno spirito, una pische, intelligenze, emozioni, capacità di attrazione, pensieri, istinti, non c’entrate proprio nulla??? Siete davvero convinti che tutto ‘sto popò di roba quale siete sia solo uno spreco che cammina, lavora, parla, mangia, ama, s’incazza, etc… etc…? Ma io non credo proprio.

Mi accuserete, non conoscendomi, di avere un Ego particolarmente alto ma sottovalutarsi così mi par davvero offensivo per quel che siamo, cioè, una delle cose più belle di questo Universo. Oggi, non vi voglio fare esempi. Vi lascio semplicemente queste parole che potranno forse portarvi a riflettere. Continuerò il discorso e allora probabilmente, capirete meglio cosa intendo dire. Sappiate solo questo, la Dea Bendata, è una simpatica, allegra, meravigliosa, appagante amica che stupisce ogni qual volta viene a trovarci ma lei è lei. Voi siete voi. Qualcosa di magico e di grande, e di inspiegabile c’è sicuramente ma anche voi siete magici, fidatevi.

Prosit!

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