Acufene – un messaggio che devi tradurre

Mi è capitato di scoprire ultimamente che numerose persone soffrono di un disturbo davvero sgradevole all’orecchio chiamato Acufene. Un disturbo conosciuto ma un tempo se ne sentiva parlare di meno.

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Innanzi tutto, in medicina, cos’è l’Acufene (chiamato anche, dal latino, Tinnitus)? Questa disfunzione, se così si può dire, in quanto sarebbe meglio definirla “condizione”, non è propriamente considerata una malattia e si tratta dell’udire, abbastanza costantemente all’interno dell’orecchio, dei rumori come fischi, o ronzii, o brusii che infastidiscono molto e causano una sorta di stress e una conduzione spiacevole della propria quotidianità.

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Le cause possono essere diverse e purtroppo, a volte, non si trova una cura efficace.

Come già sai però, in questo blog, si parla in modo diverso, prettamente psicosomatico, dei disturbi che ci colpiscono e quindi andiamo a capire il significato del messaggio che questa fastidiosa condizione ci vuole comunicare.

Pare infatti essere, per gli esperti di Medicine Alternative, un avvertimento che indica l’essere troppo sotto pressione nei confronti di quello che ci siamo obbligati o ci hanno obbligato a fare.

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Come vedi, si capisce subito che, anche qui dietro, c’è la paura.

La paura di non riuscire a raggiungere gli obiettivi che ti sei prefissato, la paura di non farcela, o di fallire. Il peso della responsabilità che senti. La preoccupazione di non risultare il migliore, di non arrivare a fine mese con lo stipendio, di non sentirti libero. Le motivazioni possono essere infinite. Devi andare avanti, contro tutto e tutti pur di riuscire nella vita, nel lavoro, e spesso ti ritrovi anche a soffocare emozioni e sensazioni pur di non cedere. Ecco che ciò che hai deciso di occultare e reprimere dentro di te, in correlazione con l’inconscio (parte della nostra mente), si immette in un canale interno (quello uditivo) e ci parla con la sua vocina (Acufene) a modo suo.

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Cosa ti sta dicendo la tua vera natura? In quel – bzzzzzz… bzzz… bzzz… fiiii…. fiiii… fiiii…. sshssshsssssh…. –  che percepisci, la traduzione è: – Ehi! Guarda che tu hai provato a sopprimermi ma io ci sono! Esisto! Faccio parte di te! Sono la natura che ti ha creato e alla quale appartieni! – si, perché non sono i soldi, il lavoro, le preoccupazioni familiari, la fama, le responsabilità manageriali che alla nostra natura interessano, a lei non può fregargliene di meno di tutto questo, lei vede solo che ti stai “ammazzando” per un qualcosa che è importante per la società in cui vivi, per una tua dignità, per una tua ambizione, per un tuo dovere morale, ma non per lei, ne’ per il tuo benessere.

E così ti parla, nella sua lingua incomprensibile e tu, non capendo, vai avanti per la tua strada.

I rumori che senti ti impediscono di udire altre cose molto importanti e addirittura, quando l’Acufene si aggrava, può persino portare alla sordità. Quasi come avere la testa nell’ovatta e non sentire più. Dovresti infatti chiederti cosa in realtà non vorresti più sentire, o meglio, cosa il tuo benessere non vorrebbe più sentire e cosa invece non stai ascoltando tu.

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Tu purtroppo, non stai dando ascolto alla tua stanchezza, allo spossamento che hai dentro. Le persone che soffrono di Acufene infatti, difficilmente si sentono l’animo libero e leggero e possono soffrire anche di altri disturbi connessi come: l’insonnia, l’ansia, bruciori di stomaco, mal di gola, respiro irregolare, labirintite. Assieme all’Acufene possono presentarsi anche le vertigini, in casi gravi, e il disturbo prende così il nome di “Sindrome di Ménière”.

Tutto ciò che è collegato al nostro orecchio, inoltre, è collegato al nostro equilibrio, un equilibrio sia fisico che mentale e, se la nostra bilancia pende più da una parte che dall’altra, si vive in assoluto disequilibrio tant’è che si dà importanza più a determinate cose che ad altre a nostro discapito.

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Le orecchie, come ti avevo riferito in questo post qui https://prositvita.wordpress.com/2015/08/10/parliamo-ancora-della-connessione-tra-reni-e-orecchie-ma-oggi-di-mezzo-ce-anche-il-cuore/ (ti chiedo scusa ma wordpress da qualche mese si rifiuta di farmi linkare in modo diverso) sono collegate anche al cuore (sede della Passione e di come si affronta la vita) ma soprattutto sono collegate ai reni sede della nostra vitalità e dell’emozione Paura.

Come afferma la Dott.ssa Claudia Rainville, studiosa di Metamedicina che spesso ti ho nominato, chi soffre di Acufene è però anche molto coraggioso e, attraverso i miei studi, ho potuto appurare che è vero. Ci vuole infatti coraggio per affrontare la vita in questo modo e per trattenere, pur sbagliando, determinate emozioni. Chi soffre di questo disturbo è di solito molto responsabile e si fa carico di pesi insopportabili per molti. Riesce a dirigere grandi aziende, o grandi famiglie, senza chiedere mai aiuto a nessuno anzi, è sempre circondato da persone che si appoggiano molto a lui/lei. Non conosce la pigrizia in certi settori e non manifesta il suo dolore o lo fa molto poco. Autolesionandosi però.

L’Acufene ti sta dicendo tutto questo in quel baccano che senti. L’Acufene ti sta consigliando di lasciar andare, di “sbattertene di più le balle” come si dice.

Di pensare meno all’apparenza o a quello che gli altri possono pensare di te. Fregatene di essere il migliore in quel campo, cerca di essere il migliore per te stesso. Cerca la leggerezza, la beatitudine. Affidati alla vita, all’Universo, con fede. Staccati dalle responsabilità e dalle questioni che ti opprimono e non trattenere ne’ i sentimenti, ne’ le emozioni. Non aver paura di scoprirti, di renderti vulnerabile, abbassa lo scudo.

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Dissetati di serenità e non mentire a te stesso. Se soffri di Acufene, non sei sereno. Non fare il sordo che non vuol sentire!

Ti auguro una buona traduzione.

Prosit!

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L’Ottimismo di Rob

Su slide player.it http://slideplayer.it/slide/957509/

^Presentazione sul tema: “ROB E’ IL TIPO DI PERSONA CHE TI FA PIACERE ODIARE”

– Rob è sempre di buon umore e ha sempre qualcosa di positivo da dire.

– A Rob, quando gli chiedi come va, lui risponde: “se andasse meglio di così, sarei due persone!”

– Rob è un ottimista riesce sempre a far vedere il lato positivo della situazione.

Un giorno chiesi a Rob: “Io non capisco, non è possibile essere ottimisti ogni giorno, come fai?” 

Rob mi rispose “Ogni giorno mi sveglio e mi dico, oggi avrò due possibilità. Posso scegliere di essere di buon umore o posso scegliere di essere di cattivo umore. E scelgo di essere di buon umore. Quando qualcosa di brutto mi succede io posso scegliere di essere una vittima o di imparare da ciò. Ed io scelgo di imparare. Ogni volta che qualcuno viene da me a lamentarsi per qualcosa, io posso scegliere di accettare le lamentele, o posso scegliere di aiutarlo a vedere il lato positivo della vita. Ed io scelgo il lato positivo della vita. 

“Ma non è sempre così facile Rob!” gli dissi.

“Si, lo è ” disse Rob, “la vita è tutta una questione di scelte. Sta a te scegliere come reagire alle situazioni, sta a te decidere come lasciare che gli altri influenzino il tuo umore. Tu scegli se essere di buon umore o di cattivo umore. Alla fine sei tu a decidere come vivere la tua vita”. 

Dopo quella conversazione ci perdemmo di vista, ma spesso mi ritrovai a pensare alle sue parole quando dovevo fare una scelta nella mia vita. Ho saputo che Rob aveva avuto un brutto incidente sul lavoro, era caduto da 18 metri di altezza, gli misero una piastra d’acciaio nella schiena. Sono andato a trovarlo e gli ho chiesto come si sentisse.

“Se stessi meglio sarei due persone” mi rispose. 

“Ma come fai ad essere così positivo dopo quello che ti è successo?”

“Mentre stavo cadendo, la prima cosa che mi è venuta in mente è stata la mia bimba. Poi mentre giacevo per terra, mi sono detto che potevo scegliere di vivere o di morire. Ed ho scelto di vivere”. 

“Ma non hai mai avuto paura?”

“Si, quando mi hanno portato in ospedale ed ho visto l’espressione sul viso dei medici. Perché era come se guardassero ad un uomo morto. Dissi: operatemi da uomo vivo, non come se fossi già morto! Ho avuto paura, perché era come se guardassero ad un uomo morto.” 

Rob insegna che ogni giorno abbiamo la possibilità di scegliere di vivere la vita pienamente. Quindi è inutile preoccuparsi sempre per il domani, perché ogni giorno ha i suoi problemi su cui scegliere di vivere, dopo tutto, oggi è il domani di cui ti preoccupavi ieri.

Vivi pienamente ogni giorno, ogni respiro, e soprattutto, ogni amico.

Buona Giornata! Suono e “accorgimenti” by Soraya^.

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Ho trovato questo scritto sul Web e nonostante (forse) l’enfatizzazione del contenuto, due frasi che ho sottolineato, mi hanno molto colpito:

– Operatemi da uomo vivo!

– Oggi è il domani di cui ti preoccupavi ieri.

Quando un medico deve operare, difficilmente, secondo me, lo fa senza speranza. Ce la mette tutta e molto spesso è convinto di riuscire utilizzando tutti i mezzi di cui dispone. Ma il discorso non voglio rivolgerlo al medico, voglio rivolgerlo alla sensazione di Rob che sottolinea l’essere vivo. L’essere ancora vivo.

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Non importa cos’ho, non importa quanto grave sia il danno, io ADESSO sono vivo!

E’ strabiliante se si pensa a quante persone si danno per spacciate pur avendo ancora un cuore che batte in quel mentre, dell’aria che entra nelle nari, del sangue che viaggia all’interno dei capillari.

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La condizione. Ciò che ci spaventa è ciò che abbiamo visto e vissuto da altri. E’ normale morire per quella determinata malattia, per quel particolare incidente, in quelle determinate condizioni. E’ successo a tutti. Invece no, non è successo a tutti. C’è chi si è salvato, ma è come se ci venisse comodo pensare che in quel caso si è trattata di straordinaria fortuna o qualche santo che a noi non è concesso avere come amico.

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E’ la paura che ci fa ragionare così, sono le esperienze, i ricordi delle esperienze, ma in realtà è, in quel momento, un qualcosa di ancora finto. E’ finzione. Perché no… non si è ancora morti.

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Vi ricordate quella storiella, non mia, che vi raccontai tempo fa? Ve la ripropongo:

Un giorno un saggio che stava recandosi in pellegrinaggio in un piccolo villaggio dell’India, incontrò sulla sua strada il signor Colera. Il saggio gli chiese dove stesse andando così di buon’ora e il signor Colera gli spiegò di aver ricevuto il mandato di prelevare 500 anime dalla Terra.

– Dal momento che il pellegrinaggio è molto affollato e le condizioni igieniche lasceranno a desiderare è il posto ideale per compiere la mia missione! -.

Quando il saggio fu di ritorno dal pellegrinaggio, pensò tuttavia che il signor Colera gli avesse mentito giacchè invece di 500 anime, come gli aveva detto, ne aveva prelevato 1.500. Pensò – Ah! Se lo rivedo quello là! -.

Fu in quell’istante che incontrò nuovamente il signor Colera. Gli chiese allora – Ebbene, e gli altri 1.000? -. Il signor Colera si affrettò a rispondere – C’era, al pellegrinaggio, anche il signor Paura: gli altri 1.000 se li è portati via lui –“.

tratto da “Metamedicina – Ogni Sintomo è un Messaggio” di Claudia Rainville.

Di colera si muore. Punto. Questo è quanto. Perciò così è.

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Ecco perché tanti filosofi, tanti studiosi di medicine alternative si preoccupano sempre di sottolineare come la paura, la preoccupazione, siano in realtà le nostre più grandi nemiche. Siano in realtà la causa principale di malattie e morti. Ecco perché vogliono convincerci a vivere pensando in modo positivo e vogliono insegnarci che possiamo governare il nostro corpo anche nel senso opposto. All’incontrario.

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E’ un tema sempre molto difficile da comprendere e soprattutto da svolgere, ma penso sia bene piantare dei semini che sicuramente germoglieranno, con il tempo, con la fatica, con la voglia.

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Rob è un altro dei tanti che non si stanca nel dire di essere ottimisti, di emanare frequenze positive per correlarci alle energie buone che ci circondano, per essere protetti, per stare bene. Per essere vivi finchè si è vivi. Per rimanere vivi.

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E’ anche questione di allenamento. Io ci sto provando e devo dire che funziona. La vita la trascorro diversamente. E’ più appagante. Non posso stabilire quando arriverà la mia fine ma quello che mi è dato di vivere ora, lo conduco in modo migliore, in un modo che mi fa stare meglio.

E se sono viva, con tutto quello che può succedermi, voglio comunque sentirmi viva.

Prosit!

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Forse non sei Sfigato, forse “qualcosa” vuole aiutarti

Quel giorno D. andò in Posta per pagare la bolletta della luce già scaduta da parecchi giorni. Sovente le capitava di lasciar scadere le bollette, non navigava nell’oro e ogni più piccola moneta era per lei davvero preziosa. Quando arrivò davanti all’Ufficio Postale però, una lunga coda di gente non le permise di effettuare il pagamento. Non sarebbe mai arrivata in tempo al lavoro, l’avrebbe pagata al ritorno, fermandosi dal Tabaccaio. Fece proprio così, verso sera, parcheggiò l’auto, si recò nel negozio ma mortificato, il venditore, le annunciò che il computer quel giorno non gli funzionava e non poteva quindi farla pagare. D. ringraziò, salì in macchina, guardò la bolletta e disse – Oggi proprio non riesco a pagarti… – ma sapeva che un chilometro dopo circa, c’era un altro Tabaccaio. Mise in moto e si avviò verso il nuovo Sali&Tabacchi prima di rientrare a casa stanca e piena di cose da fare. Purtroppo, non c’era nemmeno un parcheggio e per giunta stavano anche girando due vigili poco simpatici che D. ben conosceva. Si soffermò, aspettò che qualcuno andasse via, ma niente. Automobili in seconda fila, clacson che strombazzavano, quattro frecce accese, persone che litigavano, un vero caos che D. preferì evitare – Mi ci manca anche una multa! – e decise quindi di rincasare un po’ preoccupata per il fatto che quella bolletta avrebbe dovuto attendere ancora. “Speriamo non mi stacchino la luce” pensava tra sé e sé. Aprì il portone e, immediatamente, lo sguardo andò sulla sua cassetta delle lettere. C’era qualcosa dentro. Aprì ed ecco un’altra bolletta della luce. “Che strano” pensò “ho già ricevuto il sollecito! Vuoi vedere che si sono sbagliati e mi hanno mandato un’altra bolletta dello stesso mese? Speriamo, devo ancora pagarne una che ho già l’altra, mamma mia!”. L’aprì e la bolletta nuova riportava un’altra cifra ma il periodo le sembrava praticamente lo stesso di quello che, dalla mattina, stava cercando di pagare. Salì in casa e andò subito a rovistare nel cassetto dove teneva tutte le scartoffie burocratiche che ognuno di noi ha in casa e risolse il mistero. La bolletta che avrebbe dovuto pagare quel giorno ma che, per un insieme di fatti bizzarri e impedimenti, non era riuscita a pagare l’aveva in realtà già pagata e se ne era completamente scordata. Non sarebbero stati soldi persi ma, per lo meno, ora poteva subito pagare un’altra utenza o farsi la spesa il giorno dopo senza dover aspettare un eventuale rimborso. Le banconote che aveva ben ripiegato nel portafogli assieme al bollettino, le prese sospirando e le mise nel taschino del portamonete. Potevano essere usati per altri scopi. Infine ringraziò ”.

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Perché D. quel giorno non era riuscita a pagare? Cosa davvero gliel’aveva impedito? Coincidenze*?

Vi ho raccontato questa storia, realmente accaduta, perché molto spesso, quando non riusciamo a fare ciò che vogliamo e che abbiamo programmato, ci preoccupiamo o addirittura ci arrabbiamo molto mentre, quello che può sembrarci negativo è in realtà qualcosa che ci sta salvando da ulteriori situazioni. Si tratta di una specie di messaggi che arrivano dall’Universo ma che non sappiamo comprendere e li definiamo soltanto intralci nella nostra vita oppure ci definiamo degli sfigati (divenendolo poi realmente).

Conosco D., solo qualche anno fa, anziché dire alla bolletta – Oggi proprio non riesco a pagarti -, avrebbe urlato – Ma porca zozza miseria, ma che sfiga! Eccheccavoli! Ma guarda se oggi che ho deciso di fare questa cosa IO deve succedere di tutto! Ma tutte a me! Ma qui, ma là, ma su, ma giù! – gridando e inveendo contro la vita che le stava mettendo il bastone tra le ruote. Avrebbe reagito come la maggior parte della gente reagisce.

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Ora, prima di continuare nella lettura, vorrei farvi ascoltare questo video, tra l’altro anche molto divertente, che parla delle tanto detestate….. cacche di uccello! Colui che parla è Roy Martina medico, psicologo e molto altro, che a voluto specializzarsi in Medicina Alternativa.

Amici, vi posso assicurare che è vero. A me capita quasi ogni giorno e, ogni giorno, mi emoziona. Bisogna solo farci attenzione. Osservare il dopo e non il mentre. Questa cosa sembra andare in contrasto con il vivere il famoso “Qui e Ora” ma è proprio perché non siamo capaci di vivere il “Qui e Ora” che queste forze ci vengono in aiuto e ci avvisano di non fare determinate cose. Dovremmo quindi addirittura ringraziarle.

Insomma, a me cosa me ne viene in tasca se voi vi arrabbiate o meno? Potete fare ciò che volete ma se imparate a ragionare in questo modo la vita vi sembrerà molto più bella. Credetemi.

Quando qualcosa vi fa arrivare tardi ad un appuntamento, o vi impedisce addirittura di andare dove volevate, non prendetevela. Non potete sapere cosa in realtà avete evitato. Lo so che è difficile, a volte abbiamo incontri davvero importanti per noi da realizzare, ma tanto non è con la rabbia che ci arriveremmo. La rabbia non è un mezzo di trasporto! Sfogatevi sì, arrabbiatevi pure, ma che sia una rabbia esterna, buttata fuori per semplice espressione, non provatela dentro. Non permettetele di contrarre il vostro stomaco. Imprecate, ma solo con la voce. Poi, col tempo, eviterete anche quello.

Non siamo abituati a vivere in concomitanza e circondati da altre forze. Siamo noi e basta. Se dobbiamo andare in Banca, siamo noi che dobbiamo andare in Banca e nessun altro. Teniamo solo conto delle persone fisiche che conosciamo, quelle che possiamo vedere e toccare, non pensiamo minimamente che attorno a noi può esserci anche del resto. Delle forze molto più grandi e potenti, delle frequenze, delle onde elettromagnetiche. Particelle microscopiche e invisibili. Così le chiamano gli scienziati. Angeli le chiamano alcuni, energie le chiamo io. C’è energia assieme a noi e questa energia è viva.

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– … quello che abbiamo chiamato “materia” altro non è che energia, la cui vibrazione è stata abbassata in modo da essere percepibile ai sensi, la materia in sè non esisteTutto è energia e questo è tutto quello che esiste. Sintonizzati alla frequenza della realtà che desideri e non potrai fare a meno di ottenere quella realtà. Non c’è altra via. Questa non è Filosofia, questa è Fisica – Albert Einstein.

Come esistono il suono, la luce e altri tipi di vibrazioni, esistono anche quei movimenti che emozionano e si sentono nella pancia. Sono la stessa cosa.

Prosit!

* termine solitamente utilizzato quando non riusciamo a dare una spiegazione per noi valida all’avvenimento.

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Dolore alle Spalle – quale peso porti nella tua Vita?

Le spalle sono una zona del nostro corpo molto importante perché è grazie ad esse che riusciamo a portare i pesi.

“Portare i pesi”, in questo senso, non ha solo un significato pratico come lo zaino di scuola o la borsetta da passeggio, ma ha anche un significato teorico e spirituale.

Portare ad esempio il peso dentro di se’ del non sentirsi adatto può provocare un problema alle spalle. Cercare di piacere, fare di tutto per essere stimati dagli altri e circondati dall’affetto di amici e parenti è un peso davvero grande da portarsi dentro e, oltre a far “male” al cuore, può provocare alle nostre spalle seri problemi.

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Quella sensazione di non farcela che ci tiene sempre attivi nell’arrancare e nell’essere più risoluti ossia – drizzare quelle spalle – inclinate verso il basso quasi a voler dire – in realtà non valgo nulla -.

I dolori alle spalle sono naturalmente collegati a tutta la nostra schiena ma, come spesso vi ho mostrato, ogni zona della colonna vertebrale indica una sfaccettatura ben precisa del nostro “condurre la vita” (il sostegno).

Per quanto riguarda quello che vi ho spiegato finora, e sotto sotto trattasi anche di una paura nei confronti della solitudine e il sentire una mancanza da appagare, le spalle rispondono prontamente come bravi soldatini.

Una spalla infiammata, per qualsiasi ragione, è bene non toccarla e metterla in mano a degli specialisti ma, dal canto vostro, potete anche voi aiutare la medicina senza rimanere con le mani in mano. Come? Bhè innanzi tutto dovete sapere che per quel che riguarda la riflessologia plantare, le spalle vengono indirettamente sollecitate dalla parte che contorna il nostro quinto dito del piede come potete vedere nell’immagine (zona n° 5).

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Massaggiando questa zona quindi (senza esagerare in quanto è davvero significativo come atto) potete dare alle vostre spalle un sollievo. Il massaggio deve essere leggero ma mentre lo effettuate concentratevi su quello che state facendo e con energia pronunciate verso voi stessi parole di approvazione e lusinghe verso la persona che siete. Non potete capire quanto è potente questa pratica del “volersi bene” se effettuata correttamente.

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Avete paura delle esperienze della vita sia quelle passate che quelle che ancora devono avvenire. Tranquillizzatevi. Non dovete sempre dimostrare a qualcuno, ogni ora del giorno, che valete. Dovete solo dimostrarlo a voi stessi. In realtà non avete bisogno di nulla, andate bene così come siete, chi può dire il contrario? Può dirlo solo colui al quale voi lo permettete ma è una vostra decisione questa. Se preferite così vi dovrete però tenere il male alle spalle. E poi, siete davvero sicuri di non essere amati?

Con il vostro atteggiamento, la vita diventa un peso eccome, ma siete certi che sia davvero così? Vi considerate brutti? Grassi? Soli? Incapaci? Ok. Ma davvero anche gli altri, tutti gli altri, vi vedono come voi vi ritenete?

Provate ad aprire il vostro cuore e azionare i vostri sentimenti anziché far lavorare sempre le vostre spalle per – fare, fare e fare… – e convincetevi che andate bene così come siete. Provate a pensare che quello che avete ottenuto nella vita, con tanto sacrificio, non è detto che vi debba sparire da un momento all’altro! La vita non è solo fatta di tiri mancini ma è anche composta da bellissime sorprese. Dovete voi sorriderle e sorridere a voi stessi se volete che, come han sempre detto, anch’essa vi guardi sorridendo.

Le spalle sono delle articolazioni davvero complesse composte da nervi, muscoli, tendini, ossa, cartilagine… guardate quante cose potreste andare a colpire con il vostro modo di vivere.

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Qui ci vuole parecchio amore per se stessi, molto di più di quello che si può provare per gli altri. Se avete male alle spalle siete sicuramente persone che per il prossimo fanno l’impossibile ma molto poco per se stesse. Ammirevole. Il fatto è che se voi vi amaste di più, anche agli altri potreste dare di più e con molta meno fatica! Lo so che può sembrarvi assurdo ma è davvero così. L’autosvalutazione, che ogni giorno concimate dentro di voi, non potrà che portarvi energia negativa intorno. Questo non significa che debbano per forza accadervi brutte esperienze ma semplicemente che non otterrete mai ciò che davvero vorreste. Forse vi sembra di avere già fin troppo – Dio sia lodato se per lo meno ho questo e quest’altro… – ma in realtà nell’Universo c’è molto, molto di più. Non prefiggetevi limiti! Così facendo limiterete anche il movimento delle vostre spalle doloranti.

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Siate meno giudici nei confronti di quello che siete. Siete perfetti, unici e irripetibili; vi sembra poco? In tutto il pianeta nessuno, e dico nessuno, nonostante si parli di sette sosia per ognuno, è come voi! Nessuno ha quella caratteristica negativa che avete, ma nemmeno nessuno ha quel meraviglioso pregio che vi contraddistingue!

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Liberatevi da questi pesi che solo voi, per alcune vostre paure, avete creato. Li avete fatti diventare concreti e ora è come se davvero portaste ogni giorno addosso chili e chili di roba inutile. Alleggeritevi. Non imitate Gesù portando anche voi la vostra croce, imitatelo per altri esempi al massimo. Le vostre spalle vi stanno dicendo che non ce la fanno più, e hanno ragione poverine. In fondo, lo dicono solo per il vostro bene! Utilizzate questa fatica per migliorare l’amore e la stima per voi, d’altronde, questi macigni, come li avete creati potete distruggerli: sono vostri, ne’ potete fare ciò che volete.

Se non ho visto lontano come altri è perché portavo dei giganti sulle spalle – (Harold Abelson).

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Ricordate inoltre che schiacciare le spalle comporta anche l’infossamento della gabbia toracica (anche se non lo vedete) vale a dire Diaframma e Polmoni compressi. I Polmoni, vi dissi in passato, sono la sede della Tristezza e ovviamente, vivendo con pesi così grandi addosso, non si può essere completamente felici. Perciò: allergie, riniti, crisi d’asma, etc, etc… tutti i malesseri inerenti all’apparato respiratorio possono così trovare una spiegazione.

Prosit!

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Alleniamo l’Inconscio in modo pratico

Facciamo oggi dei pratici esempi su come allenare alla positività il nostro inconscio, ossia quel 95% di noi, di cui parlavo in questo post –l’inconscio si può modificare e migliorare con l’allenamento– che vi consiglio di leggere per capire meglio il tema di adesso.

L’intento è quello di – modificarlo -, uso questo termine azzardato, e voglio spiegarvi un mio sistema. Premetto che le teorie sono infinite e il consiglio di un professionista è sempre utile ma ho potuto notare effetti benefici attraverso questo mezzo e poche controindicazioni che vi spiegherò. Il mezzo è semplicemente quello di parlare a se stessi e soprattutto CONsiderarsi amandosi.

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Abbiamo un inconscio pieno di cose non-sane per noi, e nemmeno per altri in verità, pieno di paure, di preoccupazioni, di ingiustizie, di moralismi inutili e diversa altra “immondizia” che, per il nostro benessere, dovremmo eliminare o trasformare. Come vi dicevo è con l’allenamento che si ottiene questo e, facendo leva sul fatto che l’inconscio è abitudinario, possiamo raffigurarlo come un vaso pieno di acqua blu nel quale noi mettiamo ogni giorno gocce di acqua limpida. Con il passare del tempo quest’acqua diverrà sempre più chiara, fino a diventare tutta trasparente proprio come le stille che noi ci stiamo facendo cadere dentro.

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L’inconscio, in fondo, è davvero come un grande contenitore.

Bene, ma come si mettono queste gocce?

Innanzi tutto ripeto che non ci stiamo rivolgendo ad un nemico bensì a noi stessi, l’inconscio siamo noi e nessuno ha colpa se oggi è pieno di spiacevoli “memorie” che condizionano la nostra vita. Amiamoci dunque e amiamolo. L’ingrediente principale di questo esercizio è tassativamente l’Amore. Queste gocce dovete metterle con il cuore e non con il cervello. Dal momento che dovrete parlare e ripetere diverse citazioni fatelo con le vostre emozioni, con il vostro petto e non con la testa.

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Una delle prime regole è senz’altro quella di volgere al positivo le affermazioni che vogliamo andare a ficcare dentro all’inconscio perciò non dovremmo mai usare termini spiacevoli, negazioni o parole che incutono paura, preoccupazione, rabbia, angoscia, etc.

Il fatto però è che non possiamo modificare tutto in una volta e, affinché si riesca a riconoscere cosa dobbiamo cambiare in quel momento, siamo obbligati a citare la particolare memoria che ci infastidisce. Come un appello in classe. Prima nominiamo distintamente il ricordo antico, osserviamo dov’è e poi decidiamo cosa farne di lui.

Poniamo l’esempio ch’io abbia paura di viaggiare anche se mi piacerebbe, non so nemmeno io perché questa cosa mi spaventa ma non m’interessa in questo momento.

Innanzi tutto chiamerò all’appello questa mia paura che, attenzione – è conscia -; è il motivo ad essere dentro all’inconscio, perciò quasi introvabile.

I primi giorni la dovrò nominare anche se questo può provocarmi momentaneamente dolore, un dolore però subito sostituito e comunque cullato da una prospettiva piacevole.

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Mettendomi nella posizione che preferisco dirò quindi, a voce alta ma con il cuore, concedendomi uno spazio durante la giornata, rilassandomi e concentrandomi allo stesso tempo

Se io non avessi paura di viaggiare conoscerei il mondo – e la ripeterò tre volte.

Subito dopo, dirò invece per altre tre volte una frase molto piacevole come ad esempio

Io sono al sicuro, io sono energia pura, io amo il mondo e il mondo mi ama -.

Queste affermazioni le reciterò per tre giorni, per due volte al giorno almeno.

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Passati i tre giorni modificherò le frasi. Ormai la mia paura di viaggiare è stata riconosciuta e ha risposto – Presente! – perciò posso evitare di nominarla ancora e dire invece l’esatto contrario come se già fosse avvenuto ossia

Io, piena d’amore, esploro la vita che mi circonda e mi riempio di meraviglia ed entusiasmo – sempre per tre volte

e poi di nuovo la frase – Io sono al sicuro, io sono energia pura, io amo il mondo e il mondo mi ama -. Quotidianamente e almeno due volte al giorno anche in questo caso.

Come vedete, ora, parole negative non ce ne sono più.

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Andrò avanti ripetendo le ultime due frasi per una settimana, ci vogliono davvero pochi minuti e non mi aspetterò la risoluzione di quello che io considero un problema. Io sto soltanto prendendo delle gocce di acqua cristallina e le faccio cadere all’interno del vaso. Non mi catapulto nel futuro, rimango nel presente, pian pianino, modificando questo mio “adesso” si trasformerà di conseguenza anche il mio futuro.

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Questo esercizio è possibile farlo con qualsiasi tipo di paura o di preoccupazione ma, come vi dicevo a inizio post, ci possono essere delle controindicazioni. Niente di grave ma è giusto ch’io ve le esponga ugualmente.

Può capitare infatti che risvegliando alcune sensazioni che a noi recano panico, esse, come piccoli demoni, per poter uscire, ci passino davanti spaventandoci (sono solo sensazioni ovviamente). Potrà capitare quindi che un giorno non ci sentiamo al meglio della forma, oppure ci venga da piangere, o ci sentiamo spossati o con un po’ d’inquietudine addosso. In realtà, tutto questo è positivo anche se può non sembrare perché il pianto, la stanchezza, i dolori, sono tutte “tossine” che fuoriescono da noi per lasciare però il posto al bello che vogliamo infilare dentro. Quindi non preoccupatevi. Anche perché, nonostante io sia convinta che si possa trattare ogni forma di sgomento con questo sistema, è naturale che per le fobie gravi o considerate significative esistono persone qualificate e in grado di aiutarvi al meglio.

Dico questo con gioia perché, negli ultimi anni, ho potuto rendermi conto come chi lavora per aiutare la nostra mente ha un concetto molto diverso rispetto ad un tempo. C’è più spiritualità nel loro metodo, più voglia d’insegnare a connettersi con l’energia universale e addirittura con Madre Terra quindi non abbiate timore di rivolgervi a specialisti (se vi duole un dente mica ve lo curate da soli giusto? E la stessa cosa vale per quei mille pensieri che ci aggrovigliano il cervello). A casa però, potrete ampliare il loro lavoro agendo anche voi dal canto vostro senza rimanere impassibili aspettando che solo gli altri facciano.

Non sto esagerando parlandovi di professionisti qualificati a lavorare per il bene della nostra mente e del nostro inconscio. Certi traumi rimossi, magari nella nostra infanzia, anche se piccoli, con l’andare degli anni possono trasformarsi in disturbi molto fastidiosi come l’ansia, la depressione, lo stress. Problematiche che di certo non ci permettono di vivere in serenità facendo fluire la vita felicemente fuori e dentro di noi.

La nostra vita dobbiamo costruircela noi e costruirla al meglio, gli altri al massimo, possono tenderci la mano ma dobbiamo noi muovere i nostri passi. Come dico sempre, il movimento (anche se dell’immaginazione) è vita. E’ la staticità (anche se solo immaginaria) che non va bene.

Detto questo non mi rimane altro che augurarvi…

Prosit!

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Mughetto nei Bimbi – Forse si può Prevenire… con Baci e Amore

Siamo nel periodo della Rinascita, la stagione della Primavera che risveglia il mondo e anche noi stessi. Sembra impossibile ma alcune persone è come se davvero tornassero a vivere per la seconda volta, dopo aver passato momenti bui che li hanno messi di fronte al dover rivedere tutta la loro vita per modificarla al meglio. Queste persone le considero degli Eroi e il loro atteggiamento fa davvero pensare ad un piccolo neonato che viene alla luce. Come lui hanno dei bisogni, come lui piangono spesso per chiedere e, come lui, provano nuove emozioni.

Immaginare una piccola nuova vita mi ha portato con la mente ad uno dei problemini più consueti al quale andiamo incontro una volta nati nonostante sia un inestetismo che può colpire a qualsiasi età.

medicinanaturale.pro

Si tratta di un fungo che può intaccare diverse zone del nostro corpo conosciuto anche come Candida Albicans ma comunemente chiamato Mughetto.

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Immagino lo conosciate tutti. Esso è davvero fastidioso e causa irritazione soprattutto nel cavo orale per quel che riguarda i neonati.

Ed è su di loro che oggi ci concentreremo.

Alcuni tipi di funghi vivono costantemente con noi e nel nostro organismo così come germi e batteri ma, quando il nostro apparato immunitario si indebolisce, o nel caso dei neonati non è ancora forte ed equilibrato, questi “nemici” possono prendere il sopravvento e recare danni.

Oggi il Mughetto si tratta e si sconfigge abbastanza facilmente grazie alla moderna Medicina e utilizzando in principal modo un prodotto chiamato Miele Rosato, vale a dire un rimedio considerato naturale in grado anche di donare sollievo ai dolori gengivali molto frequenti nei piccoli. Il suo essere antinfiammatorio, oltre che emolliente e dermo-protettore, migliora nettamente la condizione della bocca e sconfigge l’ospite indesiderato.

Ma, al di là del fatto che si possono avere anticorpi indeboliti o inferiori numericamente, qual’ è la visione psicosomatica nei confronti del Mughetto? Perché questo fungo è riuscito a renderci sue vittime? Sapete bene che alcune filosofie non guardano soltanto la motivazione fisiologica ma soprattutto quella emozionale e io, prendendo percentuali sia da una che dall’altra, ve le racconto entrambe.

Pare infatti che questo fastidioso avversario riesca a far di noi ciò che vuole quando proviamo una carenza d’affetto.

salute.bio

Può ovviamente trattarsi di una carenza d’affetto impercettibile, soprattutto per noi adulti, ma molto significativa invece per un bambino appena nato e che vede la vita “a modo suo”. Anche solo il fatto di non riuscire come meglio vorrebbe nella poppata potrebbe essere per lui: mancanza d’affetto.

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Il sopportare la fame, il non poter rimanere attaccato al seno quanto vuole, il latte che non si rivela di suo gradimento, poppate poco tranquille… (tutte cose che, all’interno del ventre materno ovviamente non esistevano), i motivi possono essere mille e, come ripeto, non percepibili da noi che stiamo cercando di fare tutto per il meglio.

Addirittura quando il Mughetto colpisce in età più avanzata, vale a dire in bambini più grandicelli, può essere una vera e propria esigenza di baci.

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Vi torna? Vi racconto la mia esperienza personale.

Sono una madre abbastanza “appiccicosa”, fisicamente, nei confronti dei miei figli ma, in questo particolare argomento mi riferisco al maschietto in quanto è biologicamente mio, mentre la femminuccia non l’ho partorita ne’ allattata al seno. Lui è stato sbaciucchiato praticamente da quando è venuto al mondo, e ancora oggi lo è, nonostante a volte mi spedisca via soprattutto quando, ora ragazzo, è davanti ai suoi amici (quanto mi diverto!).

Il Mughetto in età scolare, infatti, non lo ha mai colpito ma si è impossessato di lui invece quando aveva pochi giorni di vita. In effetti io, oltre ad aver avuto una specie di crisi post-partum anche se lieve, in quanto il mio parto è stato un trauma (un giorno forse ve lo racconterò), non avevo latte. Quel poco che c’era faticava ad uscire e, una volta uscito, non era sostanzioso per niente. Mio figlio ha passato i suoi primi giorni su questo pianeta piangendo in continuazione: aveva fame. Abbiamo dovuto subito quindi fare l’aggiunta di latte artificiale.

Il cibo è un grande sostituto dell’affetto e questo lo si può vedere anche nelle persone adulte. La mia personale esperienza insomma si addice a quello che la psicosomatica afferma e, nonostante tutte le altre motivazioni fisiche o esterne, penso che sapere queste nozioni possa essere un aiuto in più.

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La mancanza d’affetto può emergere attraverso tanti sintomi, non a tutti viene il Mughetto, ma questa è sicuramente tra le infiammazioni più comuni.

L’affetto è il sale della nostra vita, la linfa vitale che non può mancare e, la sua assenza, anche se non voluta, può provocare disagi persino fisici. – Una mancanza d’affetto, che si protrae per anni, può creare davvero grossi danni -, fa anche rima! Naturalmente non siamo mai stati educati a pensarla anche a questo modo perciò possiamo non rendercene conto, o credere che al massimo questo può formare disguidi solo psicologici. Non è così, come spesso vi ho spiegato, le emozioni si concretizzano divenendo anche fisiche. La cosa importante è che, osservando questo lato della situazione, si può andare alla sorgente, al contrario di quello che fa solitamente la Medicina Tradizionale che invece cura alla fonte. Ancor grazie per carità! Ci ha regalato rimedi di infinita grandezza ma purtroppo non sempre riesce a prevenire o comunque ad evitare che il disturbo si rifaccia vivo. Per questo di ogni Medicina o Filosofia bisogna saper cogliere il giusto settore. Modificando il pensiero che crea tale inconveniente, partendo quindi a monte, possiamo evitare che esso torni, capendone l’avviso e rispondendo adeguatamente. Come dice Claudia Rainville, esperta di Metamedicina, termine che significa “al di là della medicina”, ogni sintomo è un messaggio.

Prosit!

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Questione di Educazione?

Ciò che tormenta gli uomini, non è la realtà ma l’idea che essi se ne fanno – (Epitteto).

Se prendessimo cinque persone, parecchio diverse tra loro per sesso, età e magari anche cultura, le mettessimo davanti a noi e, a tutte e cinque, dicessimo che ci è morto il gatto al quale eravamo tanto affezionati potremmo notare come, ognuna di esse, risponderà in modo differente. Fin qui, la situazione è chiara e anche nota. Com’è noto il fatto che apprezzeremmo sicuramente di più quella che maggiormente ci dimostra il suo dolore e il suo dispiacere entrando empaticamente nella nostra anima e dimostrando una significativa sensibilità. Il fatto è che in realtà tutte e cinque le risposte ci stanno insegnando qualcosa ma, soprattutto, nessuna delle cinque risposte è da considerare spregevole e senza senso. Ognuno replica/traduce ciò che la vita gli ha gli ha in qualche modo insegnato e ciò in cui qualcosa di noi si rispecchia.

Ricordo che quando a mio nonno raccontavo che era mancata una persona, ovviamente mia conoscente, a lui sembrava non importargliene nulla. Ci si può abituare alla morte? Penso proprio di no eppure, era come se per lui fosse così. Forse lo è anche per chi lavora in un obitorio o nel reparto di terapia intensiva, persone che hanno costruito una specie di corazza (più che umano) e, dalle quali ho sempre sentito citare, con voce più flebile, l’eccezione dedicata ai bambini. Però, cavoli… una vita non c’è più! Se n’è andata! Si è spenta! Ma, per mio nonno, non c’era questa gran differenza a confronto di tutte le persone che ha visto morire durante la guerra che ha svolto e durante la sua permanenza in un campo di prigionia tunisino che lo ha trattenuto per tre anni. Avete presente il film “Blade Runner”? – …ho visto cose che voi umani non potreste nemmeno immaginare… -. Ecco. Queste erano le silenziose parole che uscivano dagli occhi vuoti di quel viso grinzoso.

Ricordo che mi arrabbiavo. Leggevo tutto ciò come cinismo. D’altronde, pochi erano i suoi baci, rare le sue coccole, aveva un modo di amare al quale non ero abituata e, tutto ciò, sottolineava maggiormente quella personalità che reputavo fredda.

Ci sono popoli, su questo pianeta, che non vivono la morte di un caro come una tragedia anzi, sono persin felici che ora lui abbia avuto la fortuna di essere chiamato dal suo Dio e andare così nel Regno dei Cieli. Ci son persone che festeggiano accanto al defunto con l’unica preoccupazione ch’egli possa fare bella figura una volta giunto nell’al di là.

……..Ci sono persone che non accetterebbero mai di sentirsi rispondere – Ti è morto il gatto? Ah. Ok. – e stop.

Una serie di sproloqui e termini volgari riempirebbero quelle teste nei confronti di quel tipo cafone, insensibile e pure ignorante. Perché non si fa. Non si risponde così. La nostra educazione ci ha sempre insegnato che, a certe notizie, bisognerebbe reagire in un certo modo eticamente parlando.

Ma allora io mi chiedo: cos’è che in realtà ci fa più soffrire? L’educazione ricevuta? La cultura? Le viscere ci si lacerano in fondo “per un modo di pensare”?

E’ la percezione in fondo, dicono alcuni saggi, che può guarirci o farci ammalare.

In Madagascar, qualche anno fa, assistetti al funerale di un giovane. Nessuno dei suoi parenti, durante la funebre cerimonia, piangeva. Cantavano, ballavano, ridevano. Avevano già forse svuotato i loro cuori la notte precedente? Non è certo da delle lacrime che si può calcolare il dolore provato ma guardate questo video, anche se inerente allo Stato del Ghana, è praticamente la medesima cosa.

Un happy african funeral praticamente. Così viene definito. Noi non salutiamo il nostro caro in questo modo, al di là della straziante angoscia che si possa provare. Conoscerete tutti le famose Prefiche, ancora oggi esistenti, in qualche borgo d’Italia. Donne vestite di nero, pagate per piangere ai funerali. I loro lamenti dovevano essere uditi durante tutta la cerimonia inculcando nell’inconscio una disperazione totale. E dovevano essere continui, incisivi.

E quindi, mentre un popolo si contorce nella tragedia, un altro esulta per il bene del caro che si è spento convinto che quell’energia buona, realmente provata, lo accompagni durante il suo ultimo viaggio. E allora mi sembra di si, mi sembra siano più felici.

Quindi torno a dire: è intrinsecamente, e in modo quasi sconosciuto, una cultura che ci fa soffrire? Il come accettiamo o non accettiamo una morte?

L’egoismo, perché così viene chiamato, che proviamo nel non poter più ne vedere, ne toccare, ne sentire quella persona? Nel non poter più quindi soddisfare un nostro bisogno?

Che tema difficile.

La morte è un tema davvero azzardato probabilmente ma, durante la nostra giornata, possono accadere mille avvenimenti piacevoli o spiacevoli che ognuno di noi prende a modo suo.

Quante volte diciamo – lui se ne frega e vive cent’anni -.

Il netto menefreghismo fa male, il diventare cinici addirittura è un’aridità per il cuore e per l’anima ma, senza essere ora estremisti e lasciando perdere appunto il discorso della morte, potrebbe essere che a volte forse esageriamo un po’, solo per educazione?

Spesso non si ha voglia e nemmeno ce ne frega niente che… alla sorella del cognato della figlia della zia abbiano rubato in casa. Ci può dispiacere ma, diciamolo, viviamo bene ugualmente, però – … aspetta và, fammi un attimo chiamare mia cugina prima che mi dimentico perché a sua cugina sono entrati i ladri in casa, le telefono altrimenti sembra che non me ne frega niente e ci rimane male…- e…, e…., e…, uff…!

Si, si, per carità, tanta gentilezza. E a quella persona farà sicuramente piacere. Ma cosa state emanando in realtà intorno a voi? Fastidio. Noia. Preoccupazione del “fammela chiamare altrimenti…”. Timore “chissà cosa penserà di me”. Giudizio.

Quando date in elemosina una moneta ad un povero seduto per strada (cit. mamy), solo perché l’hanno fatto tutti quelli davanti a voi pensate di fare una cosa buona? Valida? Pensate di non andare quindi all’inferno? Vi sbagliate. Non c’è stato cuore in quell’azione, non si è vista bontà. Non c’era amore. L’inferno ve lo siete creati nel momento stesso in cui, rossi in viso, avete contro voglia tirato fuori quel soldino dal portafogli solo per non essere giudicati.

Ma allora è una cultura che ci fa stare male? E’ il Paese? E’ il territorio?

In Broadway, la “via dei Teatri”, a Manhattan, di certo nessuno si accorgerebbe che non abbiamo dato la monetina al mendicante.

Ma basta pensare al fatto che pur non essendo mai entrati in Chiesa una sola volta nella nostra vita, quel famoso funerale ce lo facciamo poi svolgere da un prete (altrimenti chissà cosa pensa la gente).

Io soffro perché non posso farmi i capelli blu, se vivessi a Londra potrei, ma qui mi prenderebbero tutti in giro. E allora sto male perché non mi esprimo come vorrei, sto male perché invidio chi ha avuto più coraggio di me e lo ha fatto, e starei male comunque anche qualora mi ritrovassi i capelli di un bel ciano sgargiante.

Cosa fa nascere in noi queste sensazioni così negative? Il giudizio e la paura.

Il giudizio degli altri ad esempio, o la paura di rimanere “soli”. Sia perché abbiamo perso una persona che amavamo, sia perché abbiamo colorato i nostri capelli.

A pensarci bene è sconcertante.

Non se ne esce.

Capisco che forse sto facendo un mix poco comprensibile ma mi sembra che tutto tocchi un solo tasto: quello dell’ipocrisia.

E comunque mio nonno ha vissuto fino a 96 anni senza prendere una medicina se non l’ultimo anno. A 95 anni guidava la macchina, giocava a bocce, manteneva 3 terreni e faceva baldoria con gli amici. Perché è stato un menefreghista? Un onesto menefreghista forse?

Sarà. Ma oggi in cuor mio oggi so che a modo suo mi ha voluto bene e lo ricordo con affetto. Forse a lui solo questo importava, il mio ricordo, il nostro ricordo.

Alla fine mi è sempre sembrato un realista. Insomma, che a me fosse morto il gatto non gliene poteva fregar de meno ma ho visto spegnersi il suo sguardo quando a lui è mancato l’affezionatissimo cane. Ed è giusto. Persino più che ovvio. Forse inutile anche dirlo.

Quello sul quale voglio riflettere è proprio l’ipocrisia che, a mio parere, un po’ come l’odio, fa più male a chi la porta che non a chi la riceve. Il nascondersi dietro ad una finzione è deleterio. Perciò penso sia più corretta la sincerità che il perbenismo. E dovremmo allenarci a riceverla quella sincerità, comunque essa sia, senza starci male e senza prendercela o giudicare. È dura lo so. Ma secondo me dovremmo.

Allora forse non è tanto una questione di educazione che mina il nostro benessere ma piuttosto una questione di falsità, simulazione, convenzionalismo…?

Evviva le emozioni oneste.

Prosit!

Brufoli e Acne – piccole e grandi manifestazioni di Rabbia

E parliamo ancora di brufoli, argomento che interessa a molti.

Tempo fa, in questo post QUI (che vi consiglio di leggere per comprendere meglio questo articolo) vi parlai in modo generico di quello che significa la presenza di un brufolo su una parte ben precisa del nostro viso. Abbiamo visto come esso ci vuole indicare che, nell’organo corrispondente alla zona del volto, ci sia qualcosa che non va.

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Niente di grave magari probabilmente, lo ripeto, dal momento che il nostro organo presenta scompensi sia dal punto di vista fisico che emozionale, un po’ di stress, un po’ di ansia, o di tristezza, lo stanno semplicemente rendendo inquieto. Si, inquieto, perché il nostro organo è vivo, proprio come noi.

Oggi andiamo un po’ più a fondo per imparare, anche se vi sembrerà strano, a ringraziare quel brufolo che vi sta portando un messaggio, bisogna semplicemente imparare a decodificarlo.

Partiamo dal punto di vista che si tratta di infiammazione innanzi tutto. Una piccola infiammazione che ha trovato sfogo sul nostro viso. L’infiammazione, per piccola o grande che sia, è sempre inerente ad uno stato di rabbia che fuoriesce. Infatti, anche se quella pustola pare indicare, come dicevo prima, ansia o tristezza, o paura, o ancora angoscia, dobbiamo capire che, anche se non ce ne accorgiamo, queste sono tutte emozioni che ci fanno arrabbiare.

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E’ una rabbia che probabilmente non riconosciamo, non sappiamo di avere, ma c’è. E’ normale. Mica possiamo essere felici pienamente se qualcosa ci rende tristi o agitati.

I brufoli quindi, che notoriamente vengono anche definiti “sfogo” hanno la stessa equivalenza di uno “sfogo” a livello psicologico (pianto, urla, aggressività…).

Come accennavo l’altra volta, parlando di Acne, per quello che riguarda i giovani o le persone più mature, soprattutto le donne durante la menopausa, capiamo bene come sia più che comprensibile uno sfogo e una sorta di rabbia nei confronti della vita.

L’adolescenza, è per un giovane un periodo abbastanza difficile da vivere anche se molto bello per molti altri punti di vista. E’ il periodo in cui deve farsi riconoscere in questo mondo, deve poter imparare “a dire la sua”, deve iniziare a rendersi una persona a se’, con un suo carattere, un suo cervello e una sua personalità. Quante volte abbiamo sentito di un adolescente che non si sente ascoltato o capito? Quante volte lo abbiamo sentito reagire nei confronti dei genitori o magari dei professori? Quante volte ha pianto, o ha sfogato la sua rabbia in altri modi? Molte. E’ l’età definita – della ribellione – per eccellenza e, guarda caso, è anche l’età che riempie di brufoli quei visi che ancora si stanno definendo.

Non ripeterò pertanto in questo post la responsabilità genetica e fisiologica, e ormonale, e ereditaria, mi limiterò a parlare dal punto di vista psicosomatico perciò, non si avrà appunto un foruncolo soltanto in una determinata zona del viso ma una comparsa generale ovunque. C’è infatti uno stato di inquietudine e irrequietezza che tocca ogni organo interno: la paura di crescere (reni), la tristezza di non essere compresi (polmoni), l’ansia di non riuscire (stomaco) e così via.

La stessa cosa vale per la donna di una certa età. Una donna che sta per perdere la possibilità di procreare, che sta invecchiando, che è arrivata ad una certa fase della sua vita e forse ha dei rimpianti. Pensate che tutto questo non faccia arrabbiare? Certo. Rende tristi anche e impauriti e, proprio perché non ci si può fare nulla contro il processo naturale biologico, ci si arrabbia.

Ecco quindi l’eventuale comparsa di un altro tipo di acne, l’acne rosacea, un acne un po’ particolare che non vi starò a definire dal punto di vista medico ma sappiate che, “rosacea” appunto, perché si manifesta con chiazze rosse (rosso=rabbia) e può avere a che fare anche con gonfiore e calore nonché con teleangectasie (piccoli vasi sanguigni dilatati) e couperose (altro stadio di dilatazione dei vasi sanguigni).

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L’acne, nella psicosomatica, sia giovanile, che rosacea, che conglobata, etc… è sinonimo di : non accettazione di se stessi, avversione e rabbia verso se stessi. Ed è proprio così, sia per chi in questo mondo ci sta entrando, sia per chi da questo mondo sta andando via.

Bisogna anche osservare come l’acne, colpisce di solito anche il petto e la schiena, la zona alta della schiena e sapete il significato di queste due zone del corpo qual è?

Petto – pesantezza della tristezza, mancanza di fluidità con la vita. Intoppi.

Schiena (parte alta) – paura, rabbia, frustrazione.

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Ricordatevi anche che, come vi spiegai in un post sulla pelle, essa è: madre dei reni e figlia dei polmoni. Propone quindi sempre un inestetismo quando sensazioni come paura e tristezza si provano a lungo. Sensazioni che, ripeto, fanno arrabbiare. Ma questo discorso lo approfondiremo in un altro momento.

E’ un bene che questa collera sopita e nascosta esca, ma ovviamente provoca sulla nostra pelle un disturbo non indifferente quanto questo avviene e, molto spesso, creme, lozioni e pomate non regalano risultati soddisfacenti.

Cosa fare quindi?

Allora, la rabbia ha innanzi tutto sede nel fegato.

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Il fegato è una grossa ghiandola che ci permette di digerire (notare come il termine “digerire” equivale anche ad indicare quando una cosa o una situazione, non riusciamo a “mandarla giù”) prevalentemente i grassi. In realtà svolge diversi ruoli ma questo è sicuramente uno dei più importanti così come quello di poter eliminare dal sangue le sostanze tossiche ossia quelle che ci “sporcano”, ci “inquinano”, proprio come i pensieri negativi.

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Da notare come il nome – fegato – derivi dal latino ficatum (iecur ficatum) e pare abbia a che fare con il dare, in antichità agli animali, dei fichi da mangiare affinchè diventassero belli grassi e pasciuti. – Aver fegato – inoltre, sta a significare avere coraggio ma essere anche persone abbastanza sanguigne per così dire.

Se osserviamo questi grassi scomposti dal nostro fegato, o le proteine ch’esso sintetizza, o ancora il glucosio che immagazzina, notiamo che, a livello normale, sono tutti elementi utilissimi per il nostro organismo (soprattutto in fase di crescita in quanto sono risorse energetiche) ma se abbondano, possono creare scompensi.

Grassi, proteine, zuccheri… insomma, cosa mangiano maggiormente i ragazzi d’oggi? Cosa c’è per lo più nelle macchinette degli istituti scolastici? E non avete mai sentito di quelle donne che, durante la menopausa, hanno attacchi incredibili di voglia di dolce o “schifezze” in generale? Oh si!

Questo per spiegarvi come l’alimentazione e le nostre emozioni, se ben equilibrate e sane entrambe, possono venirci molto in aiuto e possono renderci molto più felici. E’ stato constatato che un’alimentazione adeguata regala un benessere psicofisico totale mentre, pensieri positivi ed emozioni buone, non possono che farci del bene.

Piccoli e grandi rimedi per evitare che un brufolo spunti all’improvviso per dirci che c’è qualcosa che non va!

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La dermatologia, che tutti ringraziamo, non può compiere miracoli anche se spesso ci riesce, vi consiglio pertanto di risanare la vostra persona anche con questi mezzi e ponendovi delle domande sul perché quel brufolo o quella miriade di brufoli sono comparsi.

Prosit!

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Il Creatore è Vivo

Ieri sera una persona a me vicina ha deciso di affidarmi un lavoro da fare. E’ un lavoro molto bello, si tratta di scrivere (anche) e a me scrivere piace parecchio.

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Questa persona ha affidato a me il compito perché, in questo momento, è impegnato nella realizzazione di diversi progetti e non vuole venir meno a nessuno dei suoi impegni. Quando mi ha consegnato il lavoro da fare, correlato di tutta la documentazione necessaria, lo ha fatto con un certo senso liberatorio non perché quel lavoro gli desse fastidio ma perché fortunatamente aveva trovato quello di cui aveva bisogno; un cooperatore. Aveva si la serenità, ma cosa trapelava da lui era quel sospiro come chi corre a cercare riparo e, finalmente, lo trova dietro ad un angolo. Il tanto sperato nascondiglio. Aveva si la tranquillità, di aver trovato qualcuno di cui fidarsi, ben disposto a fare le sue veci ma, ciò che stava emanando nell’Universo, se potessimo tradurlo sotto forma di frasi, potrebbe essere – Ah! Meno male! Finalmente ti ho trovata! -, – Oh! Che fortuna, grazie al cielo! Così almeno riesco… -.

Sono frasi gentili queste, piene di gratitudine e speranza ma… sono sbagliate. No, non dico che sono sbagliate la gratitudine e la speranza come emozioni provate ma, queste possiamo dedicarle, a chi merita, in altri modi. E’ sbagliato il messaggio che viene tirato fuori. E’ come dire “sono stato fortunato, dal cielo mi è capitata questa grazia!”. No, non è così.

Colui che mi ha assegnato questo lavoro è (pur non sapendolo) un Creatore. E’ un Creatore perché crea.

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E’ partito da dei sogni e oggi è un realizzatore di questi sogni. Naturalmente, essendo che nell’Universo c’è in realtà ricchezza e abbondanza per tutti, questo dicono le filosofie alle quali io credo, è ovvio che le sue creazioni si moltiplicano sempre di più. Ora, dobbiamo imparare a vedere questo Creatore come una pianta. La Pianta Madre.

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Essa può dare dei frutti e può dare anche delle talee. Da esse si svilupperanno i suoi figli. E’ una cosa ovvia. Normale.

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Il Creatore è come una pianta e non deve ritenersi fortunato perché grazie a chissacchè, ha trovato chi prende il suo posto, e fa ciò che dovrebbe fare lui. Deve trasformare questo input in – Bello! Io creo, realizzo sogni, realizzo aiutanti che mi stanno vicino, che a loro volta realizzeranno altri aiutanti e così via! -, – Sono stato bravo! Grazie alla mia creazione, al mio edificare, ho permesso ad altri di creare a loro volta! -.

Vedete, chi non crea, e chi ancor prima non sogna, è un po’ come se fosse destinato ad essere un servo. Non vedete il termine come offensivo. Servo, vale a dire servire (ed è il più nobile dei mestieri ma, in questo caso, si decodifica in modo diverso). Serve altri perché non ha progetti suoi da realizzare nemmeno metaforicamente. Il sogno tiene vivi. Attraverso esso si possono pianificare mille e ancora mille cose e plasmarle poi, fosse anche solo con la mente.

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Il mio Creatore è riuscito a farlo anche dal punto di vista fisico e concreto e oggi, sta dando vita ad altri lavori e quindi ad altri figli che un domani saranno come lui. Perché la Creatività è il sale della vita. Senza di essa non si può vivere. E non è retorica.

Creare permette di creare! Permette un movimento e il movimento è vita! Sempre!

Mandando nell’Universo le prime frasi che ho scritto come esempio, si manda un messaggio o un’emozione come di umile risorsa. Il ringraziamento di illusione che illusione più non è. E’ buono, sono sentimenti validi, lo ripeto, ma li completeremo più decisivi in un secondo momento. Nelle frasi successive invece, quello che si emana è un sentimento di piena soddisfazione, di complimento nei propri confronti, di ammirazione verso se stessi ed essendo ciò che trapelerà da noi, automaticamente ce ne circonderemo.

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Questo significa che riceveremo nei momenti futuri altrettanta soddisfazione, altri complimenti e tanta ammirazione per molte cose diverse.

Ritornando al discorso della gratitudine che non deve mai mancare e della speranza, la situazione è molto più comprensibile di quello che crediamo. Basterà semplicemente ringraziare. Ringraziare, ringraziare, ringraziare.

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Quante volte ringraziate durante la vostra giornata? No, non dico persone. Quante volte ringraziate la vita, le forze universali, le energie che ci circondano e persino voi stessi? Io non posso saperlo ma sono quasi certa che la maggior parte di voi lo fa poche volte. Fatelo sempre, fatelo di più, non sapete che potenza che ha la parola – Grazie! – e l’emozione che da lei ne scaturisce.

E la speranza. Ve l’ho già detto in passato. E’ bellissima. E’ un sentimento peraltro così poetico. Ma la speranza dev’essere condita! Non potete emanare solo speranza altrimenti riceverete solo… speranza! Cioè il nulla. Un miraggio. Arricchitela di certezza. E’ un controsenso non vi pare? Il fatto è che, la speranza, si sposa bene con l’educazione ma non ha nulla a che vedere con le famosi, ormai così si chiamano – Leggi dell’Attrazione – che esigono “pretese”. Chiedi e ti sarà dato… diceva qualcuno…

E’ difficile da rendere concreto ma è molto semplice dal punto di vista teorico. L’importante è che s’impari a capire che non è solo fortuna quella che ci gira attorno. Noi siamo gli artefici del nostro vivere. E quando ci capita qualcosa di bello e appagante come nel caso del mio Creatore, non resta che complimentarsi tra sé e sé. Questo significa amarsi. E amare se stessi è alla base del nostro benessere.

Prosit!

p.s.= Ringrazio per lo spunto di questo articolo Salvatore Brizzi esperto di Alchimia Trasformativa e il suo libro – Alchimia Contemporanea -, mia mamma e naturalmente il mio Creatore che si è sentito decisamente bene quando abbiamo affrontato questo discorso, gli si è persino stappato il naso e ora non ha più il raffreddore.

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Tu partorirai… tra Malocchi e Scaramanzie!

Facciamo un salto nel passato per conoscere una figura che oggi, possiamo dire, non esiste più: la Levatrice.

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L’idea mi è nata quando mi è stato regalato l’interessante libro di Massimo Centini “Medicina e Magia Popolare – un viaggio tra i misteri, i riti e le credenze della tradizione popolare”. Avevo già parlato, nei miei scritti, di questo libro e oggi lo riprendo contemplando il capitolo dedicato alla – venuta al mondo – e alle bizzarre (alcune) usanze della Levatrice, caparbia e coraggiosa, e della gente di un tempo che fu. Mi sono ricordata di avere qua e là sparsi, in qualche cassetto, anche documenti curiosi e intriganti.

“Venire alla luce”, è sicuramente un momento fondamentale e molto significativo della nostra vita che inizia però antecedentemente a questo atto. E’ una sorta di rinascita, un tema adatto al mese nel quale siamo adesso, Marzo, e alla stagione che sta per giungere: la Primavera. Ho già preparato un articolo su di lei ma oggi mi divertirò a ripescare le strane e folkloristiche tendenze che ci hanno preceduto e che ogni popolo e ogni epoca ha e ha avuto.

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Nascere è un attimo indimenticabile anche se per noi non è così dal momento che non lo ricordiamo. Rimane invece scolpito nelle nostre memorie, nelle nostre cellule, disegnando quindi, in parte, anche il nostro vivere futuro. Ora si capisce bene come lei, la Levatrice, l’ostetrica di ieri, era una protagonista in questo importantissimo evento. E chissà perchè, quest’evento, la tradizione spesso ha voluto contornarlo di misteri e strane usanze.

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Anche la gestante era naturalmente incorniciata all’interno di un quadro che descriveva consuetudini per noi ora davvero bizzarre.

Mi raccontava mia zia (le sue parole sono le testimonianze più care e che custodisco gelosamente) che un tempo, qui nella mia valle, una donna incinta non doveva più uscire dopo il suono delle campane che intonavano l’Ave Maria perchè gli spiriti maligni avrebbero potuto portare malformazioni al nascituro o addirittura ucciderlo all’interno del grembo materno. Era bene però andare, di giorno e a piedi, fino alla statua della Madonna del proprio paese, portando con sé una manciata di sale; solo così il figlio avrebbe avuto “del sale in zucca”.

Ovviamente per chi quel figlio “lo voleva”. In caso contrario, se si desiderava perderlo quindi, bisognava mangiare del gran Prezzemolo (con potere abortivo) o, meglio ancora, scaraventarsi giù dalle scale facendo più ruzzoloni possibili. Tecnica infallibile oserei dire.

Sfortunato però il poveretto, ben accettato, qualora fosse nato di Venerdì!

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Il giorno in cui è morto Gesù Cristo. Avrebbe avuto una vita infelice di sicuro e, nel cercare di render minori le sue certe disgrazie, lo si doveva immergere, una volta nato, nell’olio d’oliva con l’intento di far scivolare via tutti gli esseri malvagi che l’avrebbero attaccato per fargli vivere un’esistenza infernale.

Non parliamo poi, e questo valeva principalmente per le bambine, se si nasceva con i capelli rossi!

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Questa non era tanto questione di malasorte quanto l’essere identificate come streghe ossia figlie di Lucifero. – De pè russu mancu a vacca! – (Di pelo rosso nemmeno la mucca!) si diceva dalle mie parti, chiarendo bene il concetto che il pelame, color carota, proprio non si poteva accettare. Non si mungeva nemmeno una mucca di quel colore! Il latte sarebbe stato come minimo avvelenato!

E tra queste “dicerie”, come le definiamo adesso, la Levatrice era la protagonista assoluta. Ebbene si, perchè a lei, non si chiedeva solo di “tirar fuori” il pargolo ma, avrebbe dovuto accompagnare anche la donna gravida durante tutta la sua dolce attesa per poter dare i suoi validi consigli e soprattutto avrebbe dovuto combattere per difenderla, o meno, da superstizioni che portavano a riti e credenze assai bislacche. A suo libero arbitrio. Il sacro e il religioso hanno sempre influenzato molto.

Era la Levatrice che doveva impedire alla quasi mamma di indossare collane; avrebbero fatto nascere il bambino con il cordone ombelicale intorno al collo.

Doveva lei, senza pietà, legare le mani della giovane madre in caso di voglie. Legargliele bene, dietro alla testa. Gli sconosciuti angiomi, erano scambiati per esigenze di alimenti che la madre non era riuscita a soddisfare durante la gravidanza e si era grattata la parte in cui si presentava la macchia sul corpo del neonato.

E, sempre lei, doveva spegnere le candele al momento della – buonanotte -. Il fuoco era il Diavolo tramutato e non dovevano quei fumi entrare nelle narici della futura partoriente.

E la povera Levatrice non doveva occuparsi solo della gestante ma, una volta fatto nascere il piccolo, doveva occuparsi di lui e della sua mamma contemporaneamente. Il lavoro si duplicava. E qui iniziava per lei il duro mestiere nel quale, capace e impavida, senza pensarci due volte, si prodigava in virtuosismi per la maggior parte direi… sconvenienti: con l’unghia lunga del pollice destro doveva recidere il filetto sotto la lingua del piccolo piangente (che doveva poi essere “abbandonato” a urlare, in quanto piangendo il più possibile, avrebbe dilatato polmoni e torace e, da grande, avrebbe avuto una bella voce). Poteva rimanere muto altrimenti.

Da questo punto aveva inizio tutta una serie di processi contro folletti, gnomi cattivi e megere. Nessuno doveva far del male a quella creatura. Una lista davvero infinita e fantastica.

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Ad esempio, leggo in questo splendido libro che venivano allontanati tutti i gatti in val Graveglia perchè si sarebbero mangiati la placenta e questo avrebbe portato molta sfortuna. La placenta andava invece sotterrata per rendere la terra, Madre Terra, ancora più fertile.

Sempre zia, mi racconta delle piccole fronti cosparse di olio e sale per sconfiggere colui che aveva mandato (sicuramente) qualche Malocchio. Non esistevano le coliche; era Malocchio, punto e basta.

Al collo del piccolo si metteva un amuleto (pericoloso a mio avviso) perchè nessuno potesse morderlo alla gola. Il collo è attraversato dalla carotide, un’arteria nella quale passa la “vita”. Quella vita non si poteva succhiare via!

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Un deterrente come l’aglio, o il peperoncino, vicino alla culla inoltre… et voilà, si potevano fare sonni tranquilli. I più fortunati erano i maschi che meritavano, secondo l’usanza, più protezione rispetto alle femmine. Oh si, le streghe potevano rapirli per donarli in sacrificio al loro Principe, o cercare il loro prossimo successore tra essi. Per non parlare poi di quelli molto belli, sarebbero diventati sicuramente i loro amanti.

Che faticaccia, povera Levatrice! E dire che si sta parlando dell’atto più naturale del mondo e anche il più prezioso. Sarà per questo che lo si voleva proteggere così tanto? Ogni cosa nasce: animali, umani, piante, stelle, montagne, nuvole. L’uomo ha fatto suo questo momento con proprie teorie e proprie credenze. Curiose, stravaganti, forse illogiche e folli ma noi, ne siamo i figli. E quante ancora ce ne sono! Non posso certo scriverle tutte, voi ne conoscete qualcuna?

Prosit!

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