Dai un Colore alle Emozioni – è molto utile per…

Lo sappiamo tutti, le emozioni positive sono una tale gioia che ce le viviamo e non ci preoccupiamo di altro. Quelle negative invece, proprio loro, qualche problemuccio ce lo danno.

Dolore, angoscia, rabbia, tristezza, fastidio, paura, malinconia… sono tutte sensazioni che ci eviteremmo volentieri e anzi, spesso proprio facciamo finta di non provarle. Tentiamo di scacciarle, di passarci sopra facendo finta di nulla. Niente di più sbagliato. Mai reprimerle, bisogna tener conto che è come se distruggessimo una nostra opera d’arte con la differenza che esse rimangono dentro di noi a farci del male.

Dobbiamo tenere conto che quelle emozioni, seppur malvolute, le abbiamo create noi.

Ora tu dirai – No! E’ tizio che mi ha fatto arrabbiare! -. Lo so, ma se tizio ha avuto su di te il potere di farti provare rabbia, come già ti ho spiegato in passato, vuol dire che sei schiavo di altri e non un vero e proprio Mago. Vuol dire che qualcun altro ha potere su di te.

Ma non importa, capita a tutti. Il fatto è che nessuno ha in realtà potuto creare in te rabbia, o paura, o tristezza. Solo tu puoi averlo fatto e quindi, devi capire che queste tue creazioni sono come dei tuoi figli. Un figlio, appena nato, farà di tutto per farsi ascoltare: se ha fame, se vuole essere cambiato, se vuole dormire. E se non viene ascoltato urla ancora più forte. La stessa cosa la fanno le tue emozioni.

biberon

Se farai finta di non provare paura essa si sentirà messa da parte e, per farsi vedere, dal momento che l’hai realizzata e scomodata, busserà con più forza e diventerà sempre più grande affinchè tu la possa considerare. Perché ti sta dicendo – Ehi! Sono qui! Perché mi hai creata? Perché mi hai chiamata? Cosa devo fare? Ehi? Devo difenderti? Devo rattristarti? Ehiii???!!! – . Sempre di più.

Bisognerebbe infatti riconoscerla, salutarla, amarla, in quanto è appunto una cosa nostra (ed è come se non amassimo nostro figlio altrimenti) e passarci attraverso facendole vedere che non abbiamo timore di lei. Che l’affrontiamo perché noi siamo più potenti, siamo i suoi artefici. Padroni di noi stessi come faremmo con la nostra creatura.

E’ però difficile individuare certe emozioni. Ad esempio, quando siamo tristi ci sembra di essere tristi a livello generico. Ci sembra di essere tristi ovunque, persino nelle dita dei piedi. Una sensazione totale ci avvolge e ci sentiamo avviluppati all’interno di un qualcosa di scomodo che non ci piace.

24526-tristezza-un-emozione-utile

In verità, quella tristezza sta dentro di noi, lo sappiamo ma non la individuiamo. C’è però un metodo per riuscire a distinguerla da tutto il resto di noi ed è importante fare questa divisione perché già solo compiendo questo atto facciamo capire al nostro inconscio che tutto il resto di noi invece è sano.

Io consiglio di dare un colore alle emozioni.

7df7b55f-b858-4466-96bf-22bd2c2fe5b5

Fermarsi, concentrarsi bene, chiudere gli occhi, guardarsi dentro e immaginare un fumo all’interno di noi. Questo fumo avrà un colore diverso a seconda dell’emozione che proviamo.

occhi-chiusi

La tristezza ad esempio potrebbe essere grigia. Così facendo possiamo notarla bene. Il dolore nero, la rabbia rossa, la paura azzurra, la malinconia gialla, e così dicendo.

tumblr_static_colorful-smokes

Una volta individuato quel fumo, quel vapore che s’innalza sempre di più proprio al centro del nostro corpo, e colorandolo sarà più semplice, lo ringrazieremo e gli diremo queste parole:

Ti ho visto, so che ci sei. Ti amo, grazie di essere venuto a portarmi il tuo messaggio ma non mi fai paura, io non ti temo, io ti ho creato

In quel momento dovremmo immaginare questo fumo aprirsi in due come le acque del Mar Rosso al passaggio di Mosè fiero e orgoglioso, e infatti dovremmo poi vedere la nostra figura passarci in mezzo con una lunga spada senza temere nulla ma piena d’amore e vedere quelle onde vaporose e impalpabili inchinarsi al nostro cospetto da entrambi i lati.

moses-parting-red-sea-barrett-301889-print-2-701x653

Saremmo stati, in quel momento, dei veri guerrieri.

Una volta effettuato il passaggio fino alla fine della nube colorata, possiamo ringraziare sia l’emozione che noi stessi per il coraggio avuto e riaprire gli occhi e non fare più nulla. Anzi, cercare di distrarci. L’importante sarà ripetere questo breve esercizio più volte al giorno o a seconda della necessità.

All’inizio potrà sembrare sciocco effettuare questi pensieri, in realtà sono utilissimi per ingannare il cervello che ci sta portando nel baratro della nostra angoscia sempre di più, senza farci vedere altre vie d’uscita.

Vedi, se lasci comandare te stesso dalle tue emozioni, esse comanderanno anche il tuo cervello e la paura non potrà che spaventarlo, la rabbia non potrà che farlo infuriare, la malinconia non potrà che farlo soffrire incredibilmente.

31511_400012013074_195820218074_4308095_1825554_n-650x400

Quando tuo figlio piange perché ha fame, e sbraita come un forsennato, è lui a comandare in quel momento e tu ti ritrovi a vivere quei momenti solo ed esclusivamente in base al suo bisogno. Sei un suo servo! La stessa cosa lo diventi per le tue emozioni alle quali hai permesso di manipolare la tua mente. Ma loro purtroppo, anche se sono create da te e sono venute per insegnarti, non ti danno la gioia che può darti il tuo bimbo.

Allenati a vedere il colore e tutto ti sembrerà più semplice.

Prosit!

Photo oltre.online – playbuzz.com – crescita-personale.it – ciaoamigos.it – anima eventi.com – quimamme.it – tumblr.com

Per noi

Ecco che vogliono prenderci, piano piano, uno ad uno.
La paura si stà allargando come una macchia d’olio, lenta ma decisa, sicura di sè.
Unge ogni cosa che incontra.
Unge la gioia, unge l’amore.
Li soffoca e li ricopre appannando sguardi e sorrisi.
Per ogni fratello morto, cento persone non ridono più.
No, non deve andare così.
Non bisogna permetterle di regnare.
Non bisogna farsi contagiare dalla malattia di queste cellule impazzite che vagano per il pianeta sterminando i loro stessi simili.
Continuate a sorridere, almeno chi non è stato colpito da vicino da queste atrocità, che continui a sorridere.
Non piangete. Più lacrime scenderanno dai nostri visi e più s’ingrosseranno i fiumi e i mari che ci travolgeranno.
Non mi fermerete, continuerò a parlare di cose belle e a pubblicare notizie positive.
Essere felici non è un’insensibilità, non è mancanza di rispetto. E’ uno stato d’essere animico, intrinseco.
Sforziamoci di esserlo nonostante tutto.
Piangiamo, gridiamo, tiriamo pugni contro i muri ma non facciamoci avviluppare dall’angoscia e dallo sgomento facendoli diventare le guide della nostra personalità. Le guide di questa nostra vita.
Altrimenti davvero, finirà il mondo…
In questo momento ci stanno chiedendo di essere Guerrieri, di osservare cose che non avevamo mai visto e vivere tragedie che ci erano solo state raccontate dai nostri nonni.
E un Guerriero, in tutto il suo dispiacere, è governato dalla fierezza e dal sogno della vittoria. Mai dalla tristezza.
Questo pianeta ha, più che mai, bisogno di emozioni positive ed è proprio nei momenti di difficoltà che i bisogni si sentono ancora di più. Diamogliele.
Diamogliele proprio ora che è dura, che è sempre più dura. Diamogli la medicina di cui ha bisogno.
Non soffermiamoci sull’atrocità. Focalizziamoci sul bene.
Facciamoci forza l’uno con l’altro per illuminare il nostro mondo.
Per aiutare il sole a risplendere ogni giorno.
E amiamoci di più perdio!

Prosit!

pace_520x351

Liberiamoci Dei Rompipalle 5° – IL FALSO

Rieccoci alla rubrica – Liberiamoci dei Rompipalle – (vedi categoria “persone nocive”) quegli individui negativi, per un motivo o per l’altro, che ci troviamo spesso di fronte e che vorremmo davvero evitare. Non sempre però si può e quindi dobbiamo riuscire a “combatterli” nel modo giusto e soprattutto preservando il nostro stesso benessere.

Oggi ti parlerò della PERSONA FALSA.

sindrome-di-pinocchio

Partiamo subito con un’idea ben chiara in testa: tutte le bugie nascono dalla Paura. Tutte. Anche quelle che usiamo definire – esistere per un “buono scopo” –.

Da qui, si capisce subito come il falso sia uno che ha fondamentalmente paura. E più racconta menzogne più, in realtà, è terrorizzato dalla vita stessa.

Il falso, che non solo mente ma omette anche, è quindi un individuo che dovrebbe farci tenerezza più che rabbia ma questo non accade, ovviamente, perché il nostro orgoglio viene intaccato, ci sentiamo traditi, derisi e, per il rispetto della nostra persona, non possiamo permettere a qualcuno di raccontarci frottole o nasconderci la verità.

Anche perché alcune falsità possono recare conseguenze parecchio sgradevoli.

finestra

Dal momento che è davvero dura riuscire a cambiare un falso, (bisognerebbe fargli ripercorrere la vita in tutt’altro modo credo io) penso si possa provare a lavorare su di noi utilizzando diversi metodi che probabilmente possono aiutarci. Per le leggi dell’Universo, che ti ho sempre descritto, la menzogna ricevuta è una menzogna che già vive in noi innanzi tutto. Questo non significa che anche noi l’avremmo raccontata ma giudicata si. Pertanto, affinchè continuiamo a giudicare le bugie o a giudicare colui che le racconta, esse continueranno a venirci a trovare. Perché? Perché non devono essere nostra fonte di preoccupazione.

Ma cosa vuol dire giudicare la menzogna o il menzognero?

Vuol dire offendersi per la balla ricevuta, vuol dire aver paura di sentire un’eventuale falsità, vuol dire temere di essere presi in giro, essere insicuri, guardinghi, sentirsi destabilizzati, essere troppo orgogliosi e, finchè queste preoccupazioni che l’Universo non accetta, faranno parte di noi, l’unico metodo per eliminarle è quello di riceverle. – Prima o poi capirà come affrontarle! – dice l’Universo.

Immagina di essere in una stanza completamente buia, nella quale sai che all’interno c’è un nemico da sconfiggere ma non capisci assolutamente chi sia o cosa sia. Come fai ad eliminarlo se non lo vedi? Come fai a scegliere l’arma più appropriata? Come fai a distinguere il suo attacco? Ecco perchè deve esserti mostrato.

Ma chi è quest’Universo? Sei tu. Siamo noi stessi. Nel nostro inconscio sappiamo bene di temere la bugia o sappiamo bene ch’essa ci infastidisce, ci fa del male, perciò la chiamiamo a noi per imparare ed evolverci. Peccato che la maggior parte delle volte non impariamo, vediamo solo il danno incassato senza chiederci il perché lo abbiamo ricevuto.

A volte, persino noi stessi ci raccontiamo delle bugie. Ci colpiscono come lame affilate.

Uomo-che-piange

Le bugie spezzano i cuori, fanno piangere, attorcigliano lo stomaco, provocano nausea ma credetemi se vi dico che chi soffre davvero è chi la bugia la racconta più di chi la riscuote. E’ egli una persona che non ha pace. Che vive nel totale timore della vita e, per questo, crea una falsa realtà come crede sia meglio per lui aggiungendo infine alle sue già tante disgrazie anche il senso di colpa dell’aver tradito. Affronta inoltre le sue giornata con un scudo davanti formato dai suoi stessi muscoli, i suoi stessi organi, i suoi stessi nervi. Duri, calcarei, granitici che, prima o poi, non ce la faranno più e si spezzeranno. (Vivere nella totale menzogna provoca ansia / l’ansia ci fa consumare il potassio / senza potassio i nostri muscoli, sia volontari che involontari, s’irrigidiscono).

gladiatore-romano-secutor

Vivere in un contesto di illusioni, ben sapendo che non corrispondono al vero, è deleterio, è struggente.

Il meccanismo della bugia, antico quanto noi, è da sempre stato studiato dalla sociologia, la psicologia e tante altre scienze, che si dedicano alla mente umana, come un fenomeno a sé. E’ come un magnifico congegno ideato dalla nostra psiche davvero grande e misterioso pieno di suddivisioni: intenzionale, non intenzionale, premeditato, ossessivo, involontario…

bugia

Quello che però mi preme dire, in questo post, è che dobbiamo cercare di lavorare su noi stessi per “eliminare” il più possibile le balle dalla nostra vita piuttosto che sprecare energie nel tentare di modificare un bugiardo cronico.

La domanda da porsi sempre è – Perché ho ricevuto questo inganno? -. C’è forse inganno dentro di te? Sei tu per primo un bugiardo? Oppure una persona che tenta di mascherare la realtà delle cose? Magari lo fai senza rendertene conto perché, anche per te è solo uno scudo di protezione, oppure, come ti dicevo prima, poni troppo giudizio nei confronti delle bugie.

In sostanza, quella bugia faresti bene a perdonarla ma, attenzione, come ripeto sempre perdonare non vuol dire condonare. Nessuno afferma che devi farti raccontare ulteriori cavolate e porgere la famosa “altra guancia”. Il rispetto che meriti deve essere ben chiaro. Ma devi ottenerlo prima di tutto da te stesso.

img

Solitamente le persone tendenzialmente false sono anche quelle che: hanno l’abitudine di lamentarsi, sono svogliate, amano le comodità, hanno una bassa autostima e poca risolutezza, oltre ovviamente a quello che ti ho descritto prima. Immagina quindi come si possa vivere bene in questo modo…

Occorre portare la pace negli animi, nei nostri e nei loro.

cropped-colors-on-the-road-219938

Se hai a che fare quotidianamente con un bugiardo puoi provare a lavorare su questi cardini piuttosto che contrastare la sua bugia. Quello che lui vedrà da parte tua come rabbia, aggressività nei suoi confronti e soprattutto una trappola dalla quale non riuscirebbe a uscirne, non faranno che peggiorare la situazione perchè, ricordalo, è un “debole”. Conducilo invece verso la via del suo benessere olistico e sicuramente la situazione cambierà perché per farlo, dovrai provare amore, agire con amore e questo porterà amore a te da ogni parte e… nell’amore, non sono contemplate le menzogne.

Prosit!

photo studiobumbaca.it – ilnostrospazio.altervista.org – paolopanzacchi.it – gay.tv – ilsonar.it – trigono.biz – pagine prezzi.ch

Riflessioni di una Madre che non ama manipolare

A volte li guardo mentre dormono con quell’espressione serena sul viso. Li guardo e penso che soffrirei tantissimo se non li avessi ora che ci sono, se non fossero con me e che non potevano non far parte della mia vita. Mi riferisco ai miei figli, anche se la piccola, come già sapete, non è biologicamente mia bensì di mio marito, e una sua mamma ce l’ha, per me è come una figlia a tutti gli effetti. E’ ovvio quindi che questi pensieri ho modo di rivolgerli molto di più al ragazzo, quello che ho portato nove mesi dentro di me e ho tenuto tra le braccia da quando è venuto al mondo. Lui, quando decide di non andare dai nonni, si addormenta nella sua camera, in questa casa dalla quale scrivo, e io posso osservarlo e accarezzarlo, sprigionando verso di lui tutto il mio amore, mentre la bimba, la maggior parte delle sere, è a casa della madre.

WP_20141023_010

Spontaneamente il pensiero va al futuro. Io che cerco sempre di vivere il presente, il rinomato “qui e ora”. Lo guardo, lo vedo uomo. Lo vedo grande. Provo a immaginarlo con la barba che già sta facendo capolino vicino alle orecchie. Provo a immaginare come porterà i capelli e se avrà ancora il vizio di lisciarsi il ciuffo ogni minuto. E sorrido. E naturalmente penso a dove sarà. Sarà ancora qui? Sempre qui? Sarà con me? Continuerò a vederlo ogni giorno o vivrà in un’altra città? Non penso di essere una madre particolarmente ansiosa. Quando esce ho imparato a non preoccuparmi e ovviamente non per menefreghismo ma semplicemente per una miriade di sani motivi. Qualche raccomandazione, come insegnamento, e basta. Però è normale, ogni tanto mi faccio cullare da quello che prevedo essere il nostro futuro rapporto. Vederlo adulto che viene a portarmi i suoi figli, oppure strampalato che ancora mi farà impazzire perché, come adesso, per fargli fare una cosa, devi ripetergliela venti volte. Sinceramente quello che mi interessa di più è immaginarlo sempre con il suo splendido sorriso sul volto. Con quelle sue labbra carnose tese e quei suoi denti grandi e dritti in bella mostra. Gli occhi strizzati, nascosti dai ciuffi ribelli e la testa che si inclina verso il basso come a vergognarsi del proprio ridere. Non m’interessa il mestiere che sceglierà, purchè sia per lui una passione e vorrei che lo svolgesse credendo di essere il migliore in quel settore, qualsiasi esso sia. L’importante è che voglia creare sempre, anche solo con l’immaginazione e che ogni giornata sia per lui vita pura. “Crea figlio mio, crea. Non stancarti mai di creare”. Non m’interessa se non avrà una professione di quelle che la società ha deciso di eleggere come “notevole”, ogni lavoro è nobile ma quello che vorrei è che lui si possa sentire un LIBERO, nonostante il mestiere, e non uno schiavo. Che coltivasse la gioia. Quotidianamente. E cosa ne sarà di me nei suoi confronti? Sinceramente? Non mi attorciglio le budella convincendomi che di me non gliene fregherà più nulla. Non ho intenzione di regalare a mio figlio, o meglio, ai miei figli, frasi che riempiono di sensi di colpa sul fatto che non mi hanno chiamata o non sono venuti a trovarmi. Penso che il loro amore posso annaffiarlo e concimarlo ogni giorno e, come ogni cosa, mi darà i suoi frutti. Non sarà per delle mie personali paure che nutrirò in loro l’attanagliante senso di oppressione e vergogna verso di me. Quando penseranno a me non dovranno sentire il peso di essersi comportati male, di avermi mancato di rispetto ma la bellezza del poter scegliere che quel giorno avranno modo di sentire la mia voce se vorranno. Questo vorrei. Non verranno esclusi dalla mia vita perché non sono diventati cosa io avrei voluto, perché non voglio nulla in quel senso, non ho aspettative. L’unica che ho è che siano felici e che sappiano nutrire amore per se stessi e per il Cosmo. Perciò, non potrò abbandonarli dal momento che una madre è sempre una madre e per tutta la vita può aiutare e rimanere accanto. E io li aiuterò, se loro lo desidereranno.

Tre anni fa, mio figlio è andato con la scuola una settimana a Londra a fare uno stage. Non aveva nemmeno dodici anni all’epoca ma, a tutti i costi, voleva andare in quel College convinto di divertirsi come non mai. Decidemmo con mio marito che poteva avverare il suo sogno, eravamo fiduciosi che tutto sarebbe andato per il meglio, lui si sarebbe divertito e avrebbe anche imparato tante cose nuove. E così fu. Partì di buon mattino, un lunedì di settembre, assieme a compagni e professori. Dopo avermi avvisata di essere atterrato sano e salvo non si fece praticamente più sentire. Ai tempi non aveva ancora un suo cellulare, eravamo un po’ contrari a dargli in mano un telefonino vista la giovane età ma avrebbe comunque avuto la possibilità di contattarci attraverso il telefono pubblico o quello dei professori come da accordo. Niente. E io nemmeno potevo mandargli un messaggio se non sul cellulare di qualche suo amico. La mente mi condusse, come un’amica fidata, vestita in modo un po’ kitsch, verso le cose più impensabili: prima di tutto che era uno stronzo perché avrebbe almeno potuto dirmi che era vivo o, meglio ancora, che gli stavo mancando (naturalmente!) e poi a qualche tragedia sicuramente accaduta che gli impediva di telefonare. Il mio cervello era una locomotiva che viaggiava carburata da preoccupazione mista ad incazzatura. Era la prima volta che si allontanava da casa per così tanti giorni senza di noi o senza i nonni quantomeno. Dovevo far qualcosa ma, quel qualcosa, non avrei dovuto farlo nei suoi confronti bensì nei miei. Me lo disse una vocina che riuscii ad ascoltare in mezzo a quel trambusto di emozioni e pensieri. Andai in bagno e mi chiusi dentro. Avevo bisogno di tranquillità e di uno specchio. Dovevo vedere con chi stavo parlando. Quel giorno capii che tutto era nato dentro di me, che quel tutto l’avevo creato e plasmato solo io. Mie erano le preoccupazioni, miei i giudizi nei suoi confronti, mie le idee che germogliavano. No, mio figlio non era uno stronzo, mio figlio si stava divertendo, io gli avevo insegnato che poteva sentirsi libero. Io gli avevo inculcato di non pensare ai problemi inventati dagli altri, nel limite del loro rispetto, e lui stava semplicemente vivendo ciò che io gli avevo sempre dato. Magari stava sbagliando la misura, quella andava perfezionata, o forse no, ma lui stava mettendo in pratica il senso: si stava godendo quelle giornate che mai più sarebbero tornate. La telefonata sarebbe stata una MIA gioia non una SUA felicità. L’attenuazione della preoccupazione sarebbe stato un MIO desiderio non un SUO sogno. Ma se era vero che io desideravo per lui l’armonia e il benessere perché dovevo uscirne io contenta e non lui? E poi, diciamocelo, quando accade qualcosa di davvero brutto… quello si… che si viene a sapere. Invece tutto taceva. Segno che tutto stava andando per il meglio. L’unica “preoccupazione” che potevo concedermi era quella che avrebbe desiderato raccontarmi tutto una volta tornato a casa e condividere con me la sua brillante vacanza. Evviva! Uscii dal bagno e, da quel momento, iniziai a pensare a lui in modo diverso ma soprattutto a quel suo sorriso. Il giovedì sera, si “degnò” di chiamarmi. Era come impazzito, nemmeno riusciva a parlare tra i suoi amici che facevano casino intorno e lui che rideva con loro anziché girarsi verso la cornetta. Un sorriso dipinse anche il mio volto e quando alla fine mi disse, nonostante il pubblico, – Ciao mà, mi sto divertendo un mondo, ti amo tanto – bhè…, piezz ‘e core, mi sciolsi all’istante.

L’anno dopo, capitò invece un qualcosa da non credere. Stessa gita ma con altri professori e qualche compagno diverso. E probabilmente l’assenza totale della novità dell’anno prima. Mi avvisò che era giunto a destinazione e, strano a dirsi, mi richiamò anche il giorno successivo. Aveva un tono di voce strano, non era triste ma nemmeno dei più felici. Dal terzo giorno in poi il dramma. Mio figlio stava soffrendo. Si, mi stava chiamando tutti i giorni ma con l’angoscia nel cuore. Non ci voleva stare, voleva tornare a casa, i prof li sgridavano in continuazione, il College era un altro… insomma, uno sfacelo. Riuscii con la calma e la fantasia a tranquillizzarlo un po’ e, gli ultimi giorni, mi vennero in aiuto alcuni eventi che avevano programmato ma fu dura. Quanto avrei voluto rivivere l’anno precedente! Quei due viaggi m’insegnarono molto.

Non pretendo che mio figlio mi dica che quella ricetta che ho preparato è buona, anche se lo fa in quanto è molto gentile, a me basta che dica – Mamma, mi rifai quella cosa che è tanto che non prepari? -. Non dirò a mio figlio – Con tutto quello che ho fatto per te! – perché mi sembra stupido, cos’altro avrei dovuto fare? E poi per me, ogni cosa fatta a lui è stata un immenso piacere, che frase sarebbe? Quello che mi preme di chiedergli quando arriva a casa è se sta bene e se è sereno molto prima di domandargli com’è andata a scuola. Oggi, così facendo, ho un figlio che quando si alza al mattino mi chiede se ho fatto bei sogni alla notte e se per caso ho male alla schiena. Mi basta. Mi auguro con tutto il cuore di non essere una madre manipolatrice. Purtroppo è difficile rendersene conto. Chi manipola solitamente lo fa per bisogni suoi personali, magari sa di fare del male ma non sa quanto. Bisogna cercare di formulare le frasi sempre rivolte alla gioia degli altri più che a noi stessi se pensiamo di poter cadere nel vizio del manipolare il prossimo e riempirlo di sensi di colpa. Probabilmente come madre, e come donna, ho fatto tanti e diversi errori, almeno dove me ne rendo conto cerco di correggermi. E sono convinta che quando le cose si fanno con il cuore e con l’amore, anche l’errore più grave, se così vogliamo chiamarlo, può essere sostituito dalla pace e dall’armonia.

Prosit!

 

Esistere o Vivere – questo è il problema

Nonostante lo smisurato ed incolmabile amore che nutro per gli animali non mi considero un’animalista convinta. La vedo un po’ come una citazione estrema al giorno d’oggi e gli estremismi non mi piacciono. Talvolta, gli animalisti convinti cadono nell’ossessione e nemmeno le ossessioni mi piacciono. E’ per questo che non sono una di quelle persone che, sui propri social, si affanna a pubblicizzare video o immagini di animali feriti, massacrati dall’uomo, con la convinzione di donare loro giustizia; ci sono altri siti molto più adatti dei miei e non amo sottolineare sempre le nefandezze che i miei simili compiono.

Un video però, l’altro giorno, un video peraltro che sicuramente avrete già visto tutti, mi ha fatto riflettere su un particolare tema che desideravo già da tempo spiegare in un mio articolo e lo faccio oggi. Il video in questione, che ho potuto notare attraverso diverse pagine di internet, è uno dei tanti di “Striscia la Notizia”, condotto da Edoardo Stoppa – l’amico degli animali – che si preoccupa di portare alla conoscenza degli animi sensibili la violenza verso questi esseri che vengono considerati inferiori.

www.striscialanotizia.mediaset.it

In questo particolare filmato, Edoardo racconta di uno Zoo (lo Zoo di Cavriglia in provincia d’Arezzo) chiuso, abbandonato ma… con tanto di animali ancora presenti al suo interno.

image

Video che guardo quasi mai, non guardo la televisione a dire il vero ma questo è giunto a me e, in effetti, cercavo la nota adatta per questa riflessione.

Sono infinite le volte in cui un animale con il suo sguardo, con i suoi gesti, le sue movenze, le sue espressioni mi ha colpito particolarmente e, questa volta, ha colpirmi è stato l’Orso. L’Orso che potete vedere qui

http://www.striscialanotizia.mediaset.it/video/zoo-fallito-a-cavriglia-arezzo-_25840.shtml

Ecco, quest’Orso, sul quale non mi dilungherò a descrivere la tristezza che ha suscitato in me in quanto la considero ovvia, mi ha fatto riflettere sul senso di “esistere”, molto diverso dal significato di “vivere”. Appunto, lui esiste, e basta.

lanazione.it

Oscar Wilde diceva – Vivere è la cosa più rara al mondo. La maggior parte della gente esiste e nulla più -.

wilde-vivere-esistere

A questa affermazione alcune persone rispondono – Io esisto cavoli! E’ ovvio! Respiro, mangio, dormo, ma… non mi sento “vivo” -.

Altri affermano – Ho trascorso molto, molto tempo a esistere, poi… finalmente ho vissuto -.

Quindi la differenza tra esistere e vivere c’è eccome.

alessandropreziosi.tv

Noi esseri umani, nei casi in cui notiamo una persona esistere e basta, siamo propensi ad usare il verbo – vegetare – come se i vegetali non avessero sentimenti… ma vabbè… per capirci.

Secondo me quest’Orso, spiega bene tale differenza. Guardatelo. Cammina, respira, mangia (un addetto viene a portargli cibo quotidianamente, almeno questo, santo cielo!), respira, fa i suoi bisogni, si guarda attorno. Tutte le sue attività vitali, nonostante la malattia e gli acciacchi della vecchiaia, sono funzionanti.

Ma se chiedessimo all’Orso cosa significhi per lui vivere dite che risponderebbe che gli basta quello che ogni giorno svolge? Io penso proprio di no. Questa che sto trattando sembra una banalità ma ci siamo mai resi conto che “vivere” significa = non avere barriere? Per lui si tratta di barriere concrete, in legno e cemento, per Noi si tratta di barriere morali, astratte: paure, giudizi, preoccupazioni. Ma fondamentalmente non c’è differenza.

Vivere” significa anche poter non avere regole se non quelle infondate della natura. Mangiare quando voglio io, giocare quanto voglio io.

Vivere” significa rispettare gli altri e farsi rispettare potendo esprimere ciò che vogliamo.

Vivere” significa amarsi. Amare la propria vita. Senza amore non si vive, si esiste. E’ amando tutto che si può vivere: il luogo in cui si abita e si lavora, colui che consideriamo il nemico peggiore, le piccole cose che la giornata ci offre.

Mettersi in gioco, avere coraggio e aver voglia di creare, in continuazione. Immaginare e realizzare.

Un Orso, nel suo habitat naturale, di coraggio deve averne molto pur incutendo parecchio timore a diversi altri esseri e può creare, sempre. Strategie, metodi di sopravvivenza, attività ludiche, scelte di fuga e di protezione.

Qui cosa può creare un Orso? Il suo sguardo parla chiaro. Il suo stato d’animo si percepisce. Sta esistendo.

Non può amare, secondo me, quel luogo che gli priva la libertà e la connessione con altre fonti di vita se non qualche pianta nei dintorni.

E noi? Non vogliamo crederci, non vogliamo ammetterlo, ma siamo sinceri, quanti tra di noi vivono come quest’Orso senza nemmeno rendersene conto? Tantissimi. Pieni di barriere, in realtà inesistenti, ma per noi ben tangibili, soffocati da una routine che ci logora e ci ammazza giorno dopo giorno, spenti, senza nessunissima voglia del domani né tanto meno dell’oggi. Del giorno che stiamo vivendo… no, non vivendo… trascorrendo.

Esistendo per dei doveri e non per dei piaceri.

primediecipagine.it

 

Chiusi in una relazione scomoda per il bene dei figli o per far star zitta la gente, chiusi a svolgere un mestiere che ci deprime ogni ora che passa sempre di più per poter mangiare, pagare un affitto, chiusi all’interno di uno stato sociale che ci vuole in un certo modo e con determinati requisiti. E che ci ha insegnato a giudicare “negativamente diverso” chi, a questi requisiti, si sottrae o non riesce a sottostare.

lamenteemeravigliosa.it

Quello che mi preme è poter guardare in faccia la realtà. Il tempo passato non tornerà ma si può iniziare quando si vuole a vivere. E per Dio! Facciamolo! Facciamolo il più possibile. Non accontentiamoci di strofinare il naso su una pietra come Orso convinti che quello sia già il massimo per noi.

Ma può essere vero che il più grande miracolo tra tutti, la nostra stessa vita, voglia dire sinceramente ciò che passiamo ogni giorno? No, non credo. E’ stato trasformato in questo modo, manipolato, sagomato ma la vita è ben altra.

settemuse.it

E’ per cambiarla ci vuole coraggio.

Tutto quello che vuoi è dall’altra parte della paura (Jack Canfield).

Paura di rimanere soli, di non farcela, di essere giudicati, di morir di fame… ma non sono estremista, lo dicevo prima. E non è sempre possibile sconfiggere determinate paure, così grandi, così opprimenti che quasi addirittura ci fanno da – coperta di Linus – e senza ci sentiremo persi, vulnerabili, attaccabili.

blog.pianetadonna.it

Ma ci siamo mai allenati a sconfiggerne almeno uno di questi timori per poter “vivere” un po’ di più? Molta gente no. Molta gente è esattamente come quest’Orso. Come il Bisonte vicino. Come lo Struzzo. Come le Scimmie.

La differenza è che questi animali, nelle gabbie, non ci si sono rinchiusi volontariamente ma l’esistenza è la stessa.

Perciò, mentre compiamo l’ammirevole gesto di combattere contro Circhi e Zoo per la libertà di questi animali, quella stessa forza e quello stesso impeto usiamoli per combattere verso la nostra libertà.

johell.altervista.org

E non parlo di guerre e rivolte, per essere liberi si potrebbe iniziare con il solo sentirlo.

aforismario.net

Sentirsi tali, liberandoci noi stessi da pregiudizi e preconcetti lasciando spazio alla gioia e all’amore. Riempirci d’amore amando noi stessi se vogliamo poter amare la vita. Per essere liberi basterebbe iniziare a vivere.

Prosit!

photo aforismario.net – alessandropreziosi.tv – blogpianetadonna.it – lanazione.it -johell.altervista.org – lamenteemeravigliosa.it – primediecipagine.it – settemuse.it – striscialanotizia.mediaset.it

Tu sei un peccatore

Tempo fa un amico che si era da poco convertito al Buddhismo mi espresse questa riflessione

– Io non ho nulla contro le altre religioni, ognuno è libero di pensarla come vuole, io mi sono rivolto al Buddhismo perché contiene una forma a me più consona ma ogni dottrina ha le sue costrizioni, le sue sane filosofie e i suoi principi, c’è una cosa però che non capisco e poco accetto della Religione Cattolica ed è quella che definisce i Cristiani come Peccatori. Prima di tutto sei un Peccatore, nato attraverso sofferenza dopo il Peccato Originale. Lo trovo un termine distruttivo -.

Michelangelo,_Fall_and_Expulsion_from_Garden_of_Eden_00

Capendo il senso che il mio amico dava a quelle parole non potei dargli torto e ho voluto utilizzare questa sua riflessione come introduzione di questo articolo. Non sono qui oggi a parlare di una religione piuttosto che un’altra ma, diciamolo, questa parola fa nascere un profondo stato di malessere, un senso di colpa e un giudicarsi negativamente. Quello che credo però è che ci sia stata una traduzione sbagliata verso di essa.

Quando, chi esercita il Cattolicesimo, prega e dice frasi come – abbi pietà di me peccatore – s’immagina inconsciamente di aver combinato qualcosa di brutto e offensivo nei confronti del Dio al quale rivolge la sua preghiera.

Se posso permettermi, l’unico peccato che abbiamo commesso è stato quello di allontanarci dal senso cosmico dell’Uno. Uno come Universo. Universo (Universus) come Univertere*  – essere rivolti all’Uno – cioè a Dio (questo Dio) che non dev’essere per forza Buddha, o un animale, o un vecchietto con la barba bianca, o un talismano. Può anche essere, “semplicemente”, il Tutto. E per giunta e soprattutto anche noi stessi.

e32d459cf54ae2e9649f163d44fa4300

Inquinati probabilmente dal preferire la forma piuttosto che il contenuto, l’aspetto estetico piuttosto che la spiritualità, il soldo piuttosto che la ricchezza d’animo, la tranquillità piuttosto che il coraggio e via discorrendo, è come se, col passare degli anni, ci fossimo allontanati dal disegno cosmico che ci era stato regalato. Noi siamo Figli di Dio (Universo – ossia composti dalle stesse sue molecole) ma, questa visione, sembra appartenere solo ad un concetto prettamente Cattolico o comunque Religioso quando, a mio avviso, la forma più completa e unica di religione dovrebbe chiamarsi semplicemente Amore.

Il peccatore dunque è colui che si è allontanato da questo Dio, colui che ha, in pratica, mutato la sua vera natura, vale a dire quella di essere vivente perfetto e libero.

E’ diverso dal pensare di aver mancato di rispetto a quello che consideriamo nostro Giudice e nostro Mentore. Al massimo abbiamo mancato di rispetto a noi stessi, offendendo sì il potente miracolo che ci ha creato, che se potesse parlare ne direbbe di ogni, ma non dice nulla in realtà, perché fondamentalmente non giudica.

Il termine peccatore si è poi fatto strada nella comunità trovando diverse postazioni a lui congeniali: se fai del male a qualcuno sei un peccatore, se non paghi le tasse sei un peccatore, se tradisci sei un peccatore, se invidi altri sei un peccatore, se non frequenti il Tempio del tuo Dio sei un peccatore, ma mai è stato considerato peccatore colui che ha fatto del male a se stesso. Colui che non si è rispettato e considerato parte integrante del Cosmo. Colui che per la felicità di altri si è rovinato la propria vita. Lui non è un peccatore, è un Santo. Il martire che cammina a testa bassa e tanto piace, soprattutto a chi preferisce mantenerci nell’ignoranza piuttosto che nella saggezza in modo da governarci al meglio.

boo

Ma l’Universo non vuole questo. Non ci ha messo al mondo per sacrificarci. Non ha bisogno di sacrificare nessuno. Se sei figlio di Dio (Universo) sei Dio. Dio non può provare ansia perché convinto che altri bisogni arrivino prima dei suoi. Dio non può deprimersi per il giudizio altrui. Dio non può nemmeno peccare. E allora perché si diventa peccatori? Perché non ci siamo più riconosciuti come Dio. E non uso il termine Dei perché non lo trovo appropriato, userei Dii potessi. Mi piace di più.

Tu sei un peccatore, pur non avendo mai commesso peccato. Gran parte della “Parola del Signore”, così la chiamo per essere compresa, è stata mal tradotta. Ovunque, persino dai Sacri Libri. Il suo senso però non è sbagliato. Il germoglio che l’ha fatta nascere è esatto. Coloro che l’hanno concepita in realtà dicevano cose – buone e giuste -. L’importante è capirlo.

Old Book. Selective focus

Se proprio abbisogna addossarsi un senso di colpa che sia nei nostri confronti. Ma il senso di colpa è la sensazione più maligna che può vivere in noi, perché nutrirla? Perché istillarla quotidianamente dentro al nostro inconscio?

– Ah! Padre (Dio mio)! Perché mi hai abbandonato? -. No, non ti ha abbandonato, sei Tu che hai lasciato Lui. Ma di Lui fai parte e puoi tornare quando vuoi tra le Sue braccia.

260px-Gospel_of_Peter

Studiare, istruirsi, o anche solo seguire quello che ci suggerisce il cuore, in questi casi, penso sia la cosa migliore. Provare a far davvero nostra quella – Parola del Signore – che tanto recitiamo a memoria credendo che il suo significato sia solo quello che appare. Andare a fondo. Aver voglia di tradurre certi testi considerando il loro significato più intrinseco senza accontentarsi di chi la interpreta al posto nostro.

Un significato che, in verità, reca gioia, entusiasmo, benessere. L’esatto contrario di quello che abbiamo percepito finora.

Prosit!

*termine citato da Luigi Castaldi e Salvatore Brizzi i quali espongono come il nome “Università” si dichiara – Universo del Sapere –

photo culturaeculture.it – wikipedia.org – scrivendo volo.com – pinterest.com

Riflessioni sui Bonsai

Mi sono chiesta molte volte se questi Bonsai, che tanto piacciono, soffrono oppure no restando piccoli e quasi sacrificati nel minuscolo vasetto che li accoglie. Gli esperti assicurano di no ma io ho comunque voluto rifletterci su.

Camelia

Camelia

E’ vero che le piante non sentono il dolore come lo percepiamo noi o gli animali, non hanno il nostro stesso sistema nervoso, né i nostri neuroni, ma possono provare, è stato dimostrato scientificamente, emozioni negative e soprattutto di tristezza.

Olmo

Olmo

Una sorta di dolore anche questo. E’ però anche vero che, le piante, oltre a nutrirsi di acqua, sali minerali e altre sostanze che non devono mancare, si nutrono principalmente d’Amore.

Podocarpus - Pino dei Buddisti

Podocarpus – Pino dei Buddisti

Ebbene, a me è accaduto questo: premetto di essere sempre stata una grande appassionata di piante di qualsiasi tipo ma, ultimamente, mi sono avvicinata molto ai Bonsai e a quella che è definita una vera e propria arte nel mantenerli. Ciò è accaduto a causa di un periodo un po’ stressante che ha colpito la mia famiglia.

Carmona Retusa - Albero del Thè

Carmona Retusa – Albero del Thè

Avete presente quei momenti in cui si desidera staccare, riconnettersi alla natura e scoprire passioni che ti permettono di evadere? Ecco.

Bouganvillea con germogli

Bouganvillea con germogli

Tutte le piante meritano attenzione giornaliera ma il Bonsai, ti obbliga letteralmente, se ben vuoi tenerlo, ad una continua attenzione nei suoi confronti. Controllare l’umidità del terreno, potarlo, concimarlo, osservare le temperature, le foglioline secche da eliminare… Proprio perché è una pianta “innaturale”, anche se molti Bonsai nascono spontaneamente nei boschi, pretende maggiori cure.

Ciliegina di Ciliegio di Nanchino

Ciliegina di Ciliegio di Nanchino

Appassionandomi ad essi mi giunsero quindi le prime domande, le quali trovarono queste risposte che non vedo come banali giustificazioni anche perché il resoconto migliore me lo danno loro stessi, stando bene e mutando la loro beltà di giorno in giorno.

Prunus Tomentosa - Ciliegio di Nanchino

Prunus Tomentosa – Ciliegio di Nanchino

Il fiore, il frutto, il germoglio, tutti segni che affermano l’ottimo mantenimento da parte mia e di mio marito.

Melo con Melette

Melo con Melette

Come vi dicevo, le risposte che mi diedi furono inerenti al fatto che io in quel momento sentivo bisogno di loro. Li stavo praticamente usando, si. Ma la natura, è ben lieta di essere “usata” da noi. Qualsiasi suo frutto nasce per noi e per uno scopo, l’importante è, ringraziare per questi doni e amare questi regali che ci sta concedendo.

Cotoneaster - Cotognastro

Cotoneaster – Cotognastro

Io purtroppo non possiedo un giardino, ho solo un terrazzo che tra poco si trasformerà in una giungla.

Cotoneaster

Cotoneaster

Il Bonsai mi permette di osservare il magnifico mutare di Madre Natura, stagione dopo stagione, giorno dopo giorno. Mi insegna la pazienza, la fretta che non c’è, l’incanto delle piccole cose, il fare ordine, l’attenzione, il vivere il presente. Mi fa provare la pace nell’animo.

Pepe del Giappone - Falso Pepe

Pepe del Giappone – Falso Pepe

Amandoli e ringraziandoli della buona energia che mi danno voglio pensare di non essere arrivista nei loro confronti utilizzandoli solo a scopo estetico per farmi bella davanti alla gente. Mi danno gioia e spero di darne io a loro. Li vivo a 360°.

Falso Pepe

Falso Pepe

Mi sembra che tutto stia funzionando per il meglio, stanno bene e ogni mattina mi mostrano qualcosa di nuovo. Dal canto mio cerco di trattarli nel miglior modo possibile.

Tutti i più grandi esperti di Bonsai, e mi riferisco anche a chi, in antichità, non li creava per la vendita, sono d’accordo nell’affermare che, i Bonsai, non soffrono bensì sono perfettamente equilibrati e lo dimostra il fatto che continuano a fiorire e germogliare.

Ficus Microcarpa Ginseng

Ficus Microcarpa Ginseng

Il fatto di tagliare loro le radici non è differente alla potatura che eseguiamo tutti noi a piante di grandezze normali purchè, dico io, questo gesto venga fatto appunto con tanto amore.

Glicine - Wisteria

Glicine – Wisteria

Nel momento stesso in cui noi vogliamo tagliare una parte di pianta, quest’ultima prova un’emozione, un’eccitazione che può trasformarsi in eccitazione positiva, se il gesto viene eseguito con gratitudine e affetto, oppure in emozione negativa qualora avvenisse come una recisione normalissima e senza il minimo sentimento.

Gli studi di Cleve Backster, ai quali credo, hanno persin stabilito che la pianta è in grado di percepire la nostra intenzione un attimo prima del taglio, vale a dire che già capisce il nostro stato d’animo ancor prima che con le cesoie stacchiamo da lei un ramo e addirittura, riesce a riconoscere attraverso vibrazioni energetiche l’uomo che a fatto a lei del male tra altri.

Glicine - Wisteria

Glicine – Wisteria

Si, hanno un intelligenza. Un’intelligenza e dei sentimenti molto forti. E’ per questo che sono convinta che si possono tenere e accudire tutte le piante che vogliamo purchè ci convinciamo che sarà l’Amore la loro più grande e fondamentale forza di vita.

Concludo l’articolo con un grande GRAZIE verso i miei Bonsai che potete vedere nelle immagini. – Mi fate stare bene – e ve ne sono grata.

Vostra Meg.

Prosit!

Alleniamo l’Inconscio in modo pratico

Facciamo oggi dei pratici esempi su come allenare alla positività il nostro inconscio, ossia quel 95% di noi, di cui parlavo in questo post –l’inconscio si può modificare e migliorare con l’allenamento– che vi consiglio di leggere per capire meglio il tema di adesso.

L’intento è quello di – modificarlo -, uso questo termine azzardato, e voglio spiegarvi un mio sistema. Premetto che le teorie sono infinite e il consiglio di un professionista è sempre utile ma ho potuto notare effetti benefici attraverso questo mezzo e poche controindicazioni che vi spiegherò. Il mezzo è semplicemente quello di parlare a se stessi e soprattutto CONsiderarsi amandosi.

potere-digiuno

Abbiamo un inconscio pieno di cose non-sane per noi, e nemmeno per altri in verità, pieno di paure, di preoccupazioni, di ingiustizie, di moralismi inutili e diversa altra “immondizia” che, per il nostro benessere, dovremmo eliminare o trasformare. Come vi dicevo è con l’allenamento che si ottiene questo e, facendo leva sul fatto che l’inconscio è abitudinario, possiamo raffigurarlo come un vaso pieno di acqua blu nel quale noi mettiamo ogni giorno gocce di acqua limpida. Con il passare del tempo quest’acqua diverrà sempre più chiara, fino a diventare tutta trasparente proprio come le stille che noi ci stiamo facendo cadere dentro.

gocciavaso

L’inconscio, in fondo, è davvero come un grande contenitore.

Bene, ma come si mettono queste gocce?

Innanzi tutto ripeto che non ci stiamo rivolgendo ad un nemico bensì a noi stessi, l’inconscio siamo noi e nessuno ha colpa se oggi è pieno di spiacevoli “memorie” che condizionano la nostra vita. Amiamoci dunque e amiamolo. L’ingrediente principale di questo esercizio è tassativamente l’Amore. Queste gocce dovete metterle con il cuore e non con il cervello. Dal momento che dovrete parlare e ripetere diverse citazioni fatelo con le vostre emozioni, con il vostro petto e non con la testa.

162911-woman-angel-small

Una delle prime regole è senz’altro quella di volgere al positivo le affermazioni che vogliamo andare a ficcare dentro all’inconscio perciò non dovremmo mai usare termini spiacevoli, negazioni o parole che incutono paura, preoccupazione, rabbia, angoscia, etc.

Il fatto però è che non possiamo modificare tutto in una volta e, affinché si riesca a riconoscere cosa dobbiamo cambiare in quel momento, siamo obbligati a citare la particolare memoria che ci infastidisce. Come un appello in classe. Prima nominiamo distintamente il ricordo antico, osserviamo dov’è e poi decidiamo cosa farne di lui.

Poniamo l’esempio ch’io abbia paura di viaggiare anche se mi piacerebbe, non so nemmeno io perché questa cosa mi spaventa ma non m’interessa in questo momento.

Innanzi tutto chiamerò all’appello questa mia paura che, attenzione – è conscia -; è il motivo ad essere dentro all’inconscio, perciò quasi introvabile.

I primi giorni la dovrò nominare anche se questo può provocarmi momentaneamente dolore, un dolore però subito sostituito e comunque cullato da una prospettiva piacevole.

come-praticare-la-posizione-yoga-del-loto_f4b483e4bbe9468440678321fa2e0851

Mettendomi nella posizione che preferisco dirò quindi, a voce alta ma con il cuore, concedendomi uno spazio durante la giornata, rilassandomi e concentrandomi allo stesso tempo

Se io non avessi paura di viaggiare conoscerei il mondo – e la ripeterò tre volte.

Subito dopo, dirò invece per altre tre volte una frase molto piacevole come ad esempio

Io sono al sicuro, io sono energia pura, io amo il mondo e il mondo mi ama -.

Queste affermazioni le reciterò per tre giorni, per due volte al giorno almeno.

Affermazioni-Louise-Hay-131

Passati i tre giorni modificherò le frasi. Ormai la mia paura di viaggiare è stata riconosciuta e ha risposto – Presente! – perciò posso evitare di nominarla ancora e dire invece l’esatto contrario come se già fosse avvenuto ossia

Io, piena d’amore, esploro la vita che mi circonda e mi riempio di meraviglia ed entusiasmo – sempre per tre volte

e poi di nuovo la frase – Io sono al sicuro, io sono energia pura, io amo il mondo e il mondo mi ama -. Quotidianamente e almeno due volte al giorno anche in questo caso.

Come vedete, ora, parole negative non ce ne sono più.

parole-che-guariscono-affermazioni-serenita

Andrò avanti ripetendo le ultime due frasi per una settimana, ci vogliono davvero pochi minuti e non mi aspetterò la risoluzione di quello che io considero un problema. Io sto soltanto prendendo delle gocce di acqua cristallina e le faccio cadere all’interno del vaso. Non mi catapulto nel futuro, rimango nel presente, pian pianino, modificando questo mio “adesso” si trasformerà di conseguenza anche il mio futuro.

cropped-copertina_blog

Questo esercizio è possibile farlo con qualsiasi tipo di paura o di preoccupazione ma, come vi dicevo a inizio post, ci possono essere delle controindicazioni. Niente di grave ma è giusto ch’io ve le esponga ugualmente.

Può capitare infatti che risvegliando alcune sensazioni che a noi recano panico, esse, come piccoli demoni, per poter uscire, ci passino davanti spaventandoci (sono solo sensazioni ovviamente). Potrà capitare quindi che un giorno non ci sentiamo al meglio della forma, oppure ci venga da piangere, o ci sentiamo spossati o con un po’ d’inquietudine addosso. In realtà, tutto questo è positivo anche se può non sembrare perché il pianto, la stanchezza, i dolori, sono tutte “tossine” che fuoriescono da noi per lasciare però il posto al bello che vogliamo infilare dentro. Quindi non preoccupatevi. Anche perché, nonostante io sia convinta che si possa trattare ogni forma di sgomento con questo sistema, è naturale che per le fobie gravi o considerate significative esistono persone qualificate e in grado di aiutarvi al meglio.

Dico questo con gioia perché, negli ultimi anni, ho potuto rendermi conto come chi lavora per aiutare la nostra mente ha un concetto molto diverso rispetto ad un tempo. C’è più spiritualità nel loro metodo, più voglia d’insegnare a connettersi con l’energia universale e addirittura con Madre Terra quindi non abbiate timore di rivolgervi a specialisti (se vi duole un dente mica ve lo curate da soli giusto? E la stessa cosa vale per quei mille pensieri che ci aggrovigliano il cervello). A casa però, potrete ampliare il loro lavoro agendo anche voi dal canto vostro senza rimanere impassibili aspettando che solo gli altri facciano.

Non sto esagerando parlandovi di professionisti qualificati a lavorare per il bene della nostra mente e del nostro inconscio. Certi traumi rimossi, magari nella nostra infanzia, anche se piccoli, con l’andare degli anni possono trasformarsi in disturbi molto fastidiosi come l’ansia, la depressione, lo stress. Problematiche che di certo non ci permettono di vivere in serenità facendo fluire la vita felicemente fuori e dentro di noi.

La nostra vita dobbiamo costruircela noi e costruirla al meglio, gli altri al massimo, possono tenderci la mano ma dobbiamo noi muovere i nostri passi. Come dico sempre, il movimento (anche se dell’immaginazione) è vita. E’ la staticità (anche se solo immaginaria) che non va bene.

Detto questo non mi rimane altro che augurarvi…

Prosit!

ph dionidream.com – blog.libero.it – essere sani.pianetadonna.it – ilgiardinodeilibri.it – disabilinelcorpoabilinelcuore.wordpress – storie di coaching.com – cleopa.it

Il mio Amore per la Terra

Potevo secondo voi non festeggiare io la Giornata della Terra? Sia mai.

IMG-20151030-WA0021

Oggi come oggi, ogni giorno si festeggia qualcosa: c’è la Giornata Mondiale del Gatto, quella dell’Acqua, quella dell’Alimentazione e molte altre ma, quella della Terra, è per me come sacra.

Non mi considero un’ambientalista, non mi considero un’animalista e nemmeno nessun altro tipo di “ista”. Amo e basta e non penso di aver bisogno di una definizione.

IMG-20151030-WA0022

Riconosco la Terra, e la Natura in generale, come Madre e come Dio perciò questo per me è un giorno importante. La amo quotidianamente è ovvio ma il fatto di poterla celebrare in un giorno ben specifico nel quale anche altri esseri umani, in altre parti del mondo, lo fanno mi da un senso di unione e di forza. E’ per questo che volentieri mi assoggetto ad una data.

InstagramCapture_7b92fcff-4f5c-4acc-bd6b-5fdb5cf8c22f_jpg

Penso che amare la propria Terra equivale ad amare il Tutto. Equivale ad amare tutte le forme viventi, equivale a nutrirsi di energie buone e pure, equivale ad elargire gratitudine. A ringraziare i nostri genitori per essere qui, nonostante siamo stati noi stessi a scegliere di esserci, stupirsi per quelle che definiamo piccole cose e vivere il presente, quello che si chiama Ora.

SONY DSC

La Natura insegna la pazienza, la forza, la volontà. Si possono insegnare queste doti? Sembra impossibile eppure, se si sa essere buoni discepoli, essa ce la fa.

Amare la Terra significa anche amare noi stessi perché siamo i suoi figli e, non amandoci, sarebbe come offenderla. Come vi sentireste voi se qualcuno non rispettasse e sottovalutasse i vostri bambini?

SONY DSC

L’Earth Day, il 22 Aprile, è per me come un giorno di vacanza, è per questo che l’articolo lo posto oggi, e lo passo a contatto di maestri come alberi e animali cercando di avere una sensibilità maggiore che purtroppo, durante il resto dell’anno, ammorbata anch’io spesso da tutto ciò che mi circonda, non riesco a sentire così forte pur riconoscendomi già ad alti livelli.

WP_20150619_003

No, non è un vanto il mio, è un orgoglio. Sono lieta di avere con Madre Terra questo rapporto e mi piace gridarlo senza vergogna.

Le sensazioni di potenza che infonde sono indescrivibili. Quella potenza che ti permette di non aver paura e di affidarti all’Universo.

La Natura mantiene le promesse che fa. E può fare tutto perché è Dio. Per me essa è Dio.

Conobbi la Terra quando avevo circa tredici anni. Si presentò a me dicendo – Non preoccuparti, io non ti abbandonerò mai – e così è stato. Oggi di anni ne ho 37 e lei ancora non mi ha lasciato.

Buona Vita Terra, ti amo infinitamente.

Prosit!

P.S. – Le immagini che ho postato hanno per me il loro particolare significato riguardo la Madre Terra e la Natura: nella prima posso vedere la sua immensità, ero a quasi 2.000 mt s.l.m. e riuscivo ad ammirare la distesa di monti sotto di me fino ad arrivare con lo sguardo al mare, un cielo immenso e il sole suo compagno. Nella seconda la sua protezione data dai rami degli alberi, che mi avvolgevano, attraverso i quali anche i raggi dovevano quasi chiedere il permesso per entrare. Nella terza la sua meraviglia data dai colori, dalla quiete, dalla vastità. Nella quarta la sua bellezza vista appunto nelle piccole cose come questi fiorellini minuscoli di Senecio Rowleyanus grandi come l’unghia di un mignolo. Nella quinta la sua onnipotenza, un’aquila che ho fotografato due anni fa e che ha impresso il mio obiettivo di maestosità e grandezza. Nella sesta infine, la sua tenacia, la forza della vita, un Fico nato sul tetto di una chiesa sullo spigolo di un campanile, senza terra, senza acqua, ma nutrendosi solo con fiducia di ciò che l’energia universale poteva dargli, senza agi né comfort solo forza vitale.

Io Ti Perdono

Solo chi è libero da tutto e perfino da se stesso, possiede la libertà di amare tutti e di perdonare tutto. Per questo la libertà è il più grande traguardo della vita

(E. Caruso)

Ciao Prositiani, avete passato bene queste feste non ancora finite? Tra poco arriverà la cara, simpatica, vecchia Befana che chiuderà in bellezza questi giorni che ci hanno visto arricchire della presenza di parenti e amici, del piacere di fare regali e riceverli, dello stappare bottiglie di Spumante e tirare fuori la Tombola rintanata in un cassetto dall’anno precedente. Diciamo che questo è un po’ il classico. Per quel che riguarda lo scambio dei doni, quest’anno ho dovuto chiedere parecchio aiuto alla mia fantasia che fortunatamente non mi manca. Si perchè, in un’epoca dove alla maggior parte della nostra gente, non manca fortunatamente nulla, si fatica persino a trovare il pensiero più utile e grazioso. Ho lavorato molto quindi con le mani e con la mente. Modellini, foto, scritte sono state le cose che più mi hanno impegnata e, con mia grande gioia, hanno riscontrato molto successo. Mi è capitato però, di pensare tanto ad una persona che stimo particolarmente e che mi ha sempre aiutata negli anni, durante quegli eventuali momenti di avvilimento e oscurità che a volte colpiscono un pò tutti. L’ho pensata per un motivo particolare che ora vi spiegherò.

IMG_5078

Si chiama Louise Hay e di lei vi avevo già parlato in passato. Un’arzilla e spumeggiante signora di 89 anni che pratica il Pensiero Positivo come mezzo di guarigione (e non solo) e che consiglia invece di donare un qualcosa di davvero grande (e non solo per il 25 di Dicembre), per nulla banale, ossia: il Perdono. Il Nostro Perdono. Sento già i sospiri. Perdonare. E’ davvero dura. Forse però a renderla una cosa così granitica può essere il suo non capirne il senso appieno. Perdonare infatti non significa condonare, nonostante dal latino derivi dallo stesso termine, non vuol dire permettere all’altra persona di continuare a fare nei nostri confronti ciò che ci fa male o ci infastidisce. Significa in realtà lasciare andare, liberarsi cioè dell’energia negativa che essa emana, senza accettare nulla, semplicemente rendendosi liberi. Associamo il Perdono all’assoggettarci al volere di altri, ci mette in contatto con la paura di essere rifiutati, di essere umiliati ancora una volta ma non è assolutamente così. Siamo edulcorati dalla famosa frase – porgi l’altra guancia – verso la quale ci siamo sempre posti un mare di interrogativi che non hanno mai trovato limpide risposte. Non è proprio questo il senso. Perdonare non significa farsi fare ancora più male. In realtà è proprio chi perdona che diventa intoccabile, di una grandezza immensa, smisurata. Libero. Il non perdono, il rancore quindi, si dice faccia più male a chi lo porta nel cuore piuttosto che a chi lo riceve e infatti è una catena con la quale ci si lega automaticamente e ci si soffoca.

perdonare

Bisogna cercare di tranciarla per tornare a respirare. Se non respiriamo non possiamo vivere. Perdonare, significa anche perdonare noi stessi. Quanto male abbiamo potuto fare agli altri e soprattutto quanto male possiamo aver fatto a noi. Magari anche involontariamente. Quante volte abbiamo frustrato la nostra anima per compiacere schemi o educazioni. Probabilmente sarebbe assurdo mandare a tutte le persone che abbiamo nella lista, un bigliettino con sopra scritto “Io Ti Perdono”.

maxresdefault (1)

Come minimo penseranno chi mai crediamo di essere, mentre invece sarebbe così bello, così liberatorio. La maggior parte delle persone che riceveranno il nostro foglietto penseranno che siamo convinti di essere Dio in terra (e infatti lo siamo ma quello che non comprendono è che lo siamo tutti, e quindi anche loro, che invece perdono tempo prezioso a risentirsi e giudicarci). In pochi, pochissimi direbbero semplicemente “Grazie”. E mi ripeto, è così bello, così liberatorio! E, sopra ogni cosa, si tratta di una parola che emana energia positiva, buona. Perdono, Perdono, Perdono. Perdonare infatti sa di amore. E’ sicuramente uno degli atti più amorevoli che ci possono essere e ha una potenza incredibile anche sulla nostra salute, sul nostro modo di pensare e di vivere. Vi siete mai guardati allo specchio e detti – Io ti perdono -?

Perdono

Perdonando ci liberiamo di tutte quelle trappole nelle quali esistiamo quotidianamente. E’ come se fossimo circondati da un vischio pesante e colloso che ci impedisce i movimenti. Puliamolo via da noi. Se non perdoniamo, automaticamente vivremmo intrappolati nei sensi di colpa. Per riuscire a farlo, dal momento che non è per nulla semplice, ci sono tanti esercizi che possono aiutare. Io ne conosco due e ve li propongo oggi affinchè non pensiate che questo testo è soltanto un insieme di frasi fatte perchè, credetemi, non è assolutamente così. Ovviamente devono essere eseguiti in un momento di tranquillità, senza nessuno intorno, in quanto bisogna rimanere soli con se stessi e concentrati. Il primo esercizio è quello più breve e più semplice:

dovete pensare al viso della persona che vi ha mancato di rispetto, che vi ha deluso, che vi ha fatto arrabbiare e che merita il vostro perdono. Immaginatela sorridente. Sta sorridendo a voi e continuerà a sorridervi fino alla fine dell’esercizio. Immaginate ora di circondare quel viso di una luce immensa, inondatelo di luce nella vostra mente. Quando lo avrete ben visualizzato, nitidamente, pronunciate la frase “Io Ti Perdono” con tutto il sentimento che potete, dedicandogliela e, lentamente, immaginate il suo viso che fino a poco tempo fa era in primo piano nella vostra visione, allontanarsi sempre di più, diventare sempre più piccolo fino a sparire, come un puntino, entrando in questa luce. Avete lasciato andare. Avete perdonato, vi siete liberati. Avete liberato. Se questo piccolo/grande atto, lo svolgete con passione, vi darà un grande aiuto.

Il secondo esercizio è un po’ più lungo e un pò più impegnativo. Consiglio di sdraiarsi tranquilli e possibilmente al buio o a luci soffuse. Potete anche accendere delle candele, la loro luce calda e fioca aiuta sempre molto.

dopo aver chiuso gli occhi immaginate che si avvicini a voi una persona della quale avete molta fiducia e che vi ha sempre aiutato nella vita quando avevate bisogno. Dev’essere una persona forte, che non si lascia andare alla prima difficoltà. Buona, che in un modo o nell’altro, vi ha sempre dimostrato protezione. Può anche non essere più con voi fisicamente oppure può essere anche una figura inventata purchè in voi istauri coraggio e fiducia. Assieme a lei non potrà accadervi nulla di male. Siete insieme a questa persona in una stanza e, in fondo a questa stanza, c’è una porta chiusa. Voi siete sporchi, malconci, immaginatevi pieni di fango, di melma. Terra viscida che va asciugandosi su di voi inaridendo e, più asciuga, più voi sentite tirare la vostra pelle. Un fastidio. Avete voglia di lavarvi, di pulirvi, di togliervi quella roba di dosso. Quando il vostro “angelo protettore” vi farà cenno, nella vostra immaginazione, che si può iniziare, aprite con fiducia e senza paura quella porta, dalla quale entrerà la persona che abbisogna del vostro perdono. Sarà naturalmente una persona che non sopportate, che vi ha fatto del male e forse vi spaventa persino ma non siete soli e soprattutto, siete forti, siete voi che dovete perdonare e non il contrario. La persona entra, la porta si chiude dietro di lei e ora è da sola, in questa stanza vuota, assieme a voi. Sta soffrendo, è lei ad aver paura, non sa cosa le sta per accadere. Avvicinatevi a lei, il vostro angelo custode è dietro di voi e vi mette una mano sulla spalla per farvi sentire che siete al sicuro. Continuerà a stare con la mano sulla vostra spalla per tutto il tempo dell’esercizio. Se ponete attenzione potrete sentire il suo tatto delicato ma saldo. Dite ora a questa persona che è entrata, tutto quello che vi ha fatto e tutto il dolore che vi ha provocato. Lei vi guarderà e vi chiederà scusa. A questo punto, con amore e compassione, rispondetele “Io Ti Perdono” e vedrete che lei alzerà il viso, vi guarderà sorridendo e vi ringrazierà con sincerità. Se ne andrà via dalla stessa porta dalla quale è entrata e siete di nuovo soli con la figura che vi ha dato forza ed energia. Di colpo, sentite la vostra pelle ripulirsi, liberarsi, respirare. Vi guardate e notate di non aver più quella fanghiglia addosso. Siete lindi, puliti, lucenti. Vi siete illuminati della luce del perdono.

Le sensazioni che si provano dopo essere riusciti nell’intento sono indescrivibili.

frase-sul-perdono (1)

E ci si accorge subito del cambiamento perché ci si sente immediatamente avvolti da un’energia radiosa che scalda e coccola. Ora ci sentiamo al sicuro, ci sentiamo forti e invincibili e pieni d’amore, cioè pieni di quella che è considerata la forza più potente dell’Universo. E sappiate, che sarà proprio lui, l’Universo, a fare il lavoro più duro, il lavoro più “sporco”, quello più faticoso. In realtà voi dovrete solo lanciare in esso il messaggio e poi appunto, lasciar andare. Lui compirà tutto ciò che c’è da compiere. Lui eseguirà tutta la fatica che vede solo come una piccola inezia. Perchè quello che a noi può sembrare sovrumano, per Lui è solo una minuscola gocciolina. Quest’anno, ai miei cari, oltre a cose utili e graziose, ho regalato modellini, foto e scritte e poi ho perdonato, ho perdonato anche me stessa e con tutto il cuore mi auguro che qualcuno lo abbia fatto anche nei miei confronti. Poiché il Perdono è il dono più bello che si possa fare e ricevere.

Il Perdono è la vittoria dei forti – cit.

Buon anno amici.

Prosit!

photo camminanelsole.com – viverepositivo.com – diventarefelici.it – mammaebambini.it – giulianoguzzo.com