A modo mio: Interpretazione di “Dio caccia via Caino”

Dal Vangelo secondo Meg 6° – niente di religioso ma di molto curioso

Articolo che intitolerei “Nessuno tocchi Caino”.

Non me ne voglia Ruggeri, nell’utilizzo del titolo di una sua nota canzone (Ruggeri – Mirò, Festival di Sanremo 2003) ma calzava a pennello con quello che voglio raccontarvi.

Che hai fatto? La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo! Ora sii maledetto lungi da quel suolo che per opera della tua mano ha bevuto il sangue di tuo fratello. Quando lavorerai il suolo, esso non ti darà più i suoi prodotti: ramingo e fuggiasco sarai sulla terra però…. Chiunque ucciderà Caino subirà la vendetta sette volte! -. Il Signore impose a Caino un segno, perché non lo colpisse chiunque l’avesse incontrato.

Queste sono, secondo la Bibbia, le parole che Dio pronuncia a Caino dopo aver scoperto che quest’ultimo aveva ucciso suo fratello Abele per invidia.

Un segno…. Certo, perché è giusto colpire il male. Ci viene spontaneo eliminare ciò che reca dolore, che è “cattivo”. L’impronta infamante. Una sorta di giustificazione alla vendetta. E così infatti è.

Ora, tolto il fatto che dubito Dio abbia intenzione seriamente di maledire qualcuno, il discorso, a mio avviso, è ben più profondo. In qualche modo occorreva simboleggiare Caino come il male e, per farlo al meglio, si passa attraverso il Giudizio Divino che non lascia dubbi, dimenticandoci però che Dio è in ogni cosa, anche in quello che consideriamo negativo, violento, disagevole, angosciante. Soprattutto per chi crede, come me, che l’Onnipotente non sia un vecchietto con la barba bianca coricato sopra ad una nuvola.

Dio infatti, prima di concludere la sua arringa, ammonisce chiunque a colpire Caino, a ucciderlo, in quanto verrà punito ben sette volte.

Interessante. Cosa vorrà dire? Che non bisogna vendicarsi? Che occorre imparare l’arte del perdono? Che non è con il fuoco che si spegne il fuoco?

Sicuramente si. Tutte queste riflessioni portano a buoni pensieri e ottimi propositi, eliminano i pregiudizi e le conclusioni ma, secondo me, c’è dell’altro andando ancora più in profondità.

Ricorderete, se lo avete letto, il mio articolo intitolato “I Demoni sono dentro di Noi” https://prositvita.wordpress.com/?s=i+demoni+sono+dentro+di+noi dove, senza sentirci colpevoli di nulla, si acquisisce di avere delle responsabilità nei confronti delle emozioni negative che proviamo e che ci fanno del male. I Demoni infatti, come spiego, non sono i diavoli che da sempre ci hanno voluto far credere ma sono semplicemente i sentimenti negativi e deleteri che nutriamo in noi, i quali ci rovinano anche fisicamente a lungo andare, ed è bene quindi liberarsi da essi ma… non UCCIDENDOLI.

Ecco, Caino è un po’ come la rappresentazione di un Demone. Di un qualcosa che consideriamo malevolo. Di un qualcosa che fa del male, senza comprendere che tutto ciò che è in grado di fare del male nasce da noi; da dentro di noi.

La sete di potere, la guerra, l’approfittarsi, l’invidia, il possesso, l’arrivismo, l’attaccamento, l’egoismo e chi più ne ha più ne metta. Ma non è eliminandole queste “voglie”, queste sensazioni, queste che noi crediamo necessità al fine di stare meglio, che si potrà stare bene davvero. Dio infatti chiede di non uccidere Caino, di non uccidere quindi le nostre caratteristiche negative.

E perché mai? Beh, innanzi tutto sono nostre creazioni. Sono anch’esse delle nostre figlie. Ci appartengono. Non serve a nulla ed è sbagliato ammazzarle. Se sono lì c’è un perché e, questo perchè, è sempre un insegnamento. Al contrario occorre, anche se può sembrare assurdo, accettarle, comprenderle e amarle. Solo così si possono trasmutare, come l’Alchimia vuole, quando chiede di trasformare all’interno di noi stessi, il Piombo in Oro. Diventando persone migliori, con il diritto di vivere in piena beatitudine, senza essere schiavi delle nostre stesse emozioni negative. Emozioni che ci fanno reagire, anziché agire (c’è differenza), con coscienza e amore. Ciò non significa dover sopportare chiunque e qualsiasi affronto solo perché si agisce con amore ma si cerca di far capire quanto importante sia non utilizzare il giudizio.

Nel momento stesso in cui io ti offendo, o ti uccido, o ti faccio un torto, come reazione, è perché ti giudico. Ti reputo sbagliato, o inferiore, o malvagio, etc… ma ti sto giudicando e, giudicandoti, sono automaticamente il tuo schiavo. Se ti giudico è perché il tuo comportamento mi tocca, perciò reagisco in base al tuo comportamento. Tu comandi, tu crei e io, DI CONSEGUENZA, eseguo. Penso di essere un “grande” ma, in realtà, sono solo un servo. Il tuo. Vittima del tuo gesto.

Divento così il servo del carnefice, di colui che considero una persona “sbagliata”.

Anche in questo caso non si parla di condonare ma si parla di agire al di fuori del giudizio. Con giustizia e consapevolezza, rimanendo nell’onor proprio. E’ difficile, incredibilmente faticoso, ma è giusto.

Non dimentichiamoci inoltre che, dal male, può nascere il bene ma non voglio che questo passi come una banalità. Il significato ha della ricchezza. Dio è in grado di guardare oltre. Di vedere il bello nascere dal brutto, sottintendendo così, come l’uomo dovrebbe imparare a guardare, ossia, con gli occhi dell’anima.

Quando imparerete a guardare con gli occhi dell’anima anziché con quelli della personalità, coglierete degli aspetti di straordinaria Bellezza proprio nelle persone che adesso vi sembrano più ottuse o “cattive” – (Salvatore Brizzi).

Fintanto che continueremo a guardare e giudicare con la vista continueremo a notare negli altri ciò che siamo. Gli altri rispecchiano esattamente quello che siamo dentro. Se odiamo gli altri è come se odiassimo noi stessi. Ma se impariamo a guardare con l’anima, allora vedremo che non ci sono colpe e possiamo imparare a vedere il bello che è anche dentro di noi. Se tutti facessimo questo, probabilmente il mondo sarebbe un luogo migliore.

Ho acquistato un uomo dal Signore – disse Eva dopo aver partorito Caino. Caino… da Qajn che riporta al verbo Qanah che significa appunto “acquistare”. Le emozioni negative le abbiamo acquistate/acquisite, nel corso degli anni, a causa delle nostre esperienze, dei nostri traumi, dei nostri schemi mentali, di ciò che abbiamo e che ci è stato immesso nell’inconscio. Oggi ci dirigono, governano le nostre azioni ma mai nel bene. Mai facendoci compiere l’operazione giusta. Osserviamo dall’altra parte e agiamo così nell’altro senso. E, come diceva qualcuno, è cosa buona e giusta.

Prosit!

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I Demoni sono dentro di Noi

Mentre dal forno, l’odore del pane, si diffonde per tutta la casa, seduta in sala, davanti al mio pc, penso a quello che nella vita ho superato, alle prove davanti alle quali sono stata messa, o meglio, mi sono messa, e sorrido. Si. Non c’è davvero niente là fuori. Tutto è dentro di noi e tutto quello che ho vissuto, in qualche strano e complessissimo modo, l’ho voluto io.

Spesso anche in modo davvero… ehm… originale! (Mannaggia a me).

Che cos’è un demone?

Un demone è una specie di nuvola che offusca la nostra luce interiore.

Il demone – la tentazione. La tentazione del lasciarsi andare. La tentazione non è una caramella che vogliamo a tutti i costi, bensì è quello che ci fa male e non vogliamo combattere o non ne abbiamo la forza e, appunto per questo, ci indebolisce facendoci fuoriuscire dal nostro stato di potenza e centratura. Perché la tentazione e’ il lasciarsi andare alla paura, alla sofferenza, alla rabbia. Il permettere a queste, ed altre emozioni, di governarci, di renderci schiavi di loro. Perché ad essere forti ci vuole coraggio e troppo impegno.

Nessun Belzebù quindi, o Lucifero, o Satana…

Ho passato molto tempo a ringraziare i miei demoni. E’ stato soltanto grazie a loro se ho potuto vedere quello che mi disturbava, che non mi faceva vivere bene, che mi buttava frustrata in qualche angosciante situazione. Ero una schiava. Schiava degli avvenimenti e sfamavo i miei demoni come ad essere una serva per loro. Non ero padrona della mia vita, del mio essere. Non si può essere padroni di sè stessi finchè a comandare, e a prevalere, sono le nostre emozioni negative, ossia appunto, i demoni.

Era troppo ostico dirgli semplicemente – Non mi occorri, vai via da me, vai da qualche altra parte – perchè lui rimaneva lì, soddisfatto a farmi il verso. Era la TRASMUTAZIONE che doveva avvenire. Un lavoro certosino e meticoloso. Dovevo escludere, piano piano, tutti i tasselli inconsci, dei quali ero composta, dal momento della mia nascita fino ad ora. Uno per volta.

Il demone è la rappresentazione del male, del nostro male, di ciò che ci crea malessere. All’inizio è solo un cucciolo, una specie di piccolo spauracchio nero che potremmo definire un semplice fastidio ma, se lo lasciamo dentro di noi e lo nutriamo, cresce, cresce sempre di più, fino a diventare il nostro Padrone. La sfortuna non esiste, tutto è dentro di noi. I demoni sono come dei Maestri e dobbiamo imparare ad ascoltarli e a osservarli. E’ grazie al loro mostrarsi che possiamo renderci conto di ciò che abbiamo nascosto all’interno delle nostre viscere. Scacciandoli solamente si ottiene il risultato contrario, pesteranno i piedi ancora di più per essere visti. E’ un pò come prendere il sonnifero per dormire. Ora si dorme, ma non si è curato il problema alla radice. Abbiamo solo rimosso il sintomo.

Perché si soffre? Quando il nostro partner ci tradisce? Quando il nostro vicino ci fa arrabbiare? Quando il nostro collega prova a scavalcarci? Quando veniamo derisi?

Forse perché dentro di noi abbiamo il demone della gelosia. E della rabbia. E della prevaricazione. E della derisione o svalutazione. Ecco perché.

Ognuno ha i suoi, ma tutti eseguono lo stesso lavoro, e fintanto che non riusciamo a combatterli ed eliminarli del tutto, assolutamente senza reprimerli, si ripresenteranno. Possiamo cambiare partner ogni mese, trasferisci in mille case, cambiare posto di lavoro o amici ma, i nostri demoni, si ripresenteranno sempre, e sempre saremo traditi, o arrabbiati, o prevaricati, o derisi.

Quando si prova un qualsiasi malessere, quello è un demone. Osserviamolo senza giudicarlo. Il giudizio non porta a nulla, è un demone anch’esso, uno dei più tremendi. Amiamolo e ringraziamolo di essere lì e di essersi mostrato a noi anche se ci sta facendo male. Non cediamo alla sua tentazione. Appare più forte di noi ma siamo noi i suoi creatori, noi lo abbiamo realizzato a causa delle memorie inconsce e quindi siamo noi i suoi “Capi”. E’ inutile odiarlo. E’ come odiare una nostra parte. Noi gli abbiamo donato la vita. E come lo abbiamo fatto nascere, possiamo anche farlo morire. Lentamente, col tempo. Lavoriamo su di noi e dentro di noi per sconfiggerlo, solo allora saremo davvero liberi, ovunque andiamo, davanti a chiunque incontriamo.

Non esiste l’inferno, come antro oscuro nelle viscere della terra, che ci hanno fatto conoscere quando eravamo bambini. L’inferno è qui. E’ ogni giorno davanti a noi. E’ DENTRO di noi. Può essere qui se lo vogliamo. Dipende da noi. Se vogliamo vivere contornati da demoni… ecco, allora si, che viviamo il nostro inferno. L’inferno è nella vita non nella morte. Passiamo gli anni a studiare se c’è vita dopo la morte quando dovremmo preoccuparci molto di più della vita prima della morte, che spesso non esiste perché non viviamo. Conduciamo semplicemente le giornate. Vivremo nell’inferno finchè non decideremo e non capiremo che siamo noi a dover agire. Ci aspettiamo che siano gli altri a cambiare, a non trattarci più male, a non offenderci, a non tradirci senza comprendere che nessuno può darci la gioia o la tristezza, ma solo ed unicamente noi siamo i padroni della nostra vita. Non capiamo che finchè siamo noi per primi a sottovalutarci, a causa di un nostro demone, tutto il mondo si prenderà gioco di noi. E’ l’unico modo che la nostra anima ha per mostrarci il male che ci stiamo facendo. Il demone non è Pincopallino che ci snobba. Il demone è dentro e si chiama auto-Svalutazione.

Ma incolpare gli altri è più comodo. E’ più semplice e meno faticoso. Spaventa di meno. Sono loro gli sporchi, quelli con dentro un fumo nero malvagio. E’ più confortevole dire – Non è colpa mia, è il serpente che mi ha offerto la mela dicendomi che era buona e potevo mangiarla! Mi ha ingannato! Mi ha tentato! Mi ha usato! Mi ha… mi ha… mi ha… -. Nessuna responsabilità noi… tutta agli altri. Cediamo alla tentazione, qualcosa dentro ci dice “non dovevi farlo, ora stai male” ma la colpa non è mai la nostra. Non ci assumiamo la responsabilità di co-operare con l’Universo per il nostro benessere. Ma pretendiamo poi le coccole e le scuse. Ci spaventa vivere come esseri superiori e onnipotenti. Divini, perfetti.

Non capiamo che le persone arrivano a noi e ci trattano come noi ci trattiamo per primi, riuscendo a formulare, a concretizzare avvenimenti addirittura terribili da affrontare a volte. Perché tanto è più grande il nostro demone, tanto è più dura la prova da superare.

Il demone non è la persona che ci insulta, ma la possibilità che noi diamo a noi stessi di essere offesi, in quanto noi, per primi, passiamo la vita ad offenderci e a mancare di rispetto al nostro essere.

Chi sei veramente? Non guardare solo le tue ammirevoli gesta o le belle parole che pronunci. Chi sei in realtà? Come ti valuti? Che valutazione hai di te stesso? Quanta rabbia porti dentro? Quanta tristezza dietro a quel sorriso che mostri? Quanto fastidio nei confronti del tuo vivere quotidiano? Quanta insoddisfazione stai celando?”.

Si definisce demone l’emozione. L’emozione che ci corrode, ci affligge dall’interno. Se emozione non c’è, non c’è neanche lui. Se qualcuno ci offende, ma a noi non ci tocca, non abbiamo quel demone ma, in caso contrario, è bene guardarsi dentro. Ciò che abbiamo ricevuto è solo un messaggio, la rappresentazione di quello che esiste all’interno del nostro inconscio e della nostra parte più intrinseca.

E’ sconfiggendo i demoni che si trova il Paradiso e non facendo buone azioni. Perché sconfiggendo i demoni ci si riempie d’amore e solo così si può emanare vero amore attraverso vibrazioni e frequenze che faranno del bene al prossimo e a tutto il mondo. Qui è il Paradiso. Qui può essere, dipende da noi.

Spesso i demoni si travestono anche. Sì, in belle sensazioni. Il costume che indossano si chiama “appagamento“. Quando pendiamo dalle labbra di qualcuno, ad esempio, e quel qualcuno ci manifesta anche solo un misero accorgimento nei nostri confronti, e noi ci sentiamo felici come se avessimo vinto un premio sostanzioso. In realtà siamo dei bisognosi. Abbiamo solo bisogno di essere notati, di essere considerati, amati.

Lo so. Sono belli questi momenti, gioiosi, ci fanno vibrare lo stomaco, ma dobbiamo renderci conto di quella che è la verità. E dobbiamo ammetterla se vogliamo davvero riuscire a vivere meglio. Che non vuol dire non gioire più per il gesto di un altro a noi dedicato, ma semplicemente saper valutare senza elemosinare nulla.

Prosit!

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