Acufene – un messaggio che devi tradurre

Mi è capitato di scoprire ultimamente che numerose persone soffrono di un disturbo davvero sgradevole all’orecchio chiamato Acufene. Un disturbo conosciuto ma un tempo se ne sentiva parlare di meno.

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Innanzi tutto, in medicina, cos’è l’Acufene (chiamato anche, dal latino, Tinnitus)? Questa disfunzione, se così si può dire, in quanto sarebbe meglio definirla “condizione”, non è propriamente considerata una malattia e si tratta dell’udire, abbastanza costantemente all’interno dell’orecchio, dei rumori come fischi, o ronzii, o brusii che infastidiscono molto e causano una sorta di stress e una conduzione spiacevole della propria quotidianità.

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Le cause possono essere diverse e purtroppo, a volte, non si trova una cura efficace.

Come già sai però, in questo blog, si parla in modo diverso, prettamente psicosomatico, dei disturbi che ci colpiscono e quindi andiamo a capire il significato del messaggio che questa fastidiosa condizione ci vuole comunicare.

Pare infatti essere, per gli esperti di Medicine Alternative, un avvertimento che indica l’essere troppo sotto pressione nei confronti di quello che ci siamo obbligati o ci hanno obbligato a fare.

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Come vedi, si capisce subito che, anche qui dietro, c’è la paura.

La paura di non riuscire a raggiungere gli obiettivi che ti sei prefissato, la paura di non farcela, o di fallire. Il peso della responsabilità che senti. La preoccupazione di non risultare il migliore, di non arrivare a fine mese con lo stipendio, di non sentirti libero. Le motivazioni possono essere infinite. Devi andare avanti, contro tutto e tutti pur di riuscire nella vita, nel lavoro, e spesso ti ritrovi anche a soffocare emozioni e sensazioni pur di non cedere. Ecco che ciò che hai deciso di occultare e reprimere dentro di te, in correlazione con l’inconscio (parte della nostra mente), si immette in un canale interno (quello uditivo) e ci parla con la sua vocina (Acufene) a modo suo.

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Cosa ti sta dicendo la tua vera natura? In quel – bzzzzzz… bzzz… bzzz… fiiii…. fiiii… fiiii…. sshssshsssssh…. –  che percepisci, la traduzione è: – Ehi! Guarda che tu hai provato a sopprimermi ma io ci sono! Esisto! Faccio parte di te! Sono la natura che ti ha creato e alla quale appartieni! – si, perché non sono i soldi, il lavoro, le preoccupazioni familiari, la fama, le responsabilità manageriali che alla nostra natura interessano, a lei non può fregargliene di meno di tutto questo, lei vede solo che ti stai “ammazzando” per un qualcosa che è importante per la società in cui vivi, per una tua dignità, per una tua ambizione, per un tuo dovere morale, ma non per lei, ne’ per il tuo benessere.

E così ti parla, nella sua lingua incomprensibile e tu, non capendo, vai avanti per la tua strada.

I rumori che senti ti impediscono di udire altre cose molto importanti e addirittura, quando l’Acufene si aggrava, può persino portare alla sordità. Quasi come avere la testa nell’ovatta e non sentire più. Dovresti infatti chiederti cosa in realtà non vorresti più sentire, o meglio, cosa il tuo benessere non vorrebbe più sentire e cosa invece non stai ascoltando tu.

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Tu purtroppo, non stai dando ascolto alla tua stanchezza, allo spossamento che hai dentro. Le persone che soffrono di Acufene infatti, difficilmente si sentono l’animo libero e leggero e possono soffrire anche di altri disturbi connessi come: l’insonnia, l’ansia, bruciori di stomaco, mal di gola, respiro irregolare, labirintite. Assieme all’Acufene possono presentarsi anche le vertigini, in casi gravi, e il disturbo prende così il nome di “Sindrome di Ménière”.

Tutto ciò che è collegato al nostro orecchio, inoltre, è collegato al nostro equilibrio, un equilibrio sia fisico che mentale e, se la nostra bilancia pende più da una parte che dall’altra, si vive in assoluto disequilibrio tant’è che si dà importanza più a determinate cose che ad altre a nostro discapito.

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Le orecchie, come ti avevo riferito in questo post qui https://prositvita.wordpress.com/2015/08/10/parliamo-ancora-della-connessione-tra-reni-e-orecchie-ma-oggi-di-mezzo-ce-anche-il-cuore/ (ti chiedo scusa ma wordpress da qualche mese si rifiuta di farmi linkare in modo diverso) sono collegate anche al cuore (sede della Passione e di come si affronta la vita) ma soprattutto sono collegate ai reni sede della nostra vitalità e dell’emozione Paura.

Come afferma la Dott.ssa Claudia Rainville, studiosa di Metamedicina che spesso ti ho nominato, chi soffre di Acufene è però anche molto coraggioso e, attraverso i miei studi, ho potuto appurare che è vero. Ci vuole infatti coraggio per affrontare la vita in questo modo e per trattenere, pur sbagliando, determinate emozioni. Chi soffre di questo disturbo è di solito molto responsabile e si fa carico di pesi insopportabili per molti. Riesce a dirigere grandi aziende, o grandi famiglie, senza chiedere mai aiuto a nessuno anzi, è sempre circondato da persone che si appoggiano molto a lui/lei. Non conosce la pigrizia in certi settori e non manifesta il suo dolore o lo fa molto poco. Autolesionandosi però.

L’Acufene ti sta dicendo tutto questo in quel baccano che senti. L’Acufene ti sta consigliando di lasciar andare, di “sbattertene di più le balle” come si dice.

Di pensare meno all’apparenza o a quello che gli altri possono pensare di te. Fregatene di essere il migliore in quel campo, cerca di essere il migliore per te stesso. Cerca la leggerezza, la beatitudine. Affidati alla vita, all’Universo, con fede. Staccati dalle responsabilità e dalle questioni che ti opprimono e non trattenere ne’ i sentimenti, ne’ le emozioni. Non aver paura di scoprirti, di renderti vulnerabile, abbassa lo scudo.

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Dissetati di serenità e non mentire a te stesso. Se soffri di Acufene, non sei sereno. Non fare il sordo che non vuol sentire!

Ti auguro una buona traduzione.

Prosit!

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La mia amica Vergogna e suo marito Giudizio

Vergogna, spesso confusa con sua cugina Timidezza, mi ha sempre accompagnata come una cara amica durante la mia esistenza. L’aveva mandata accanto a me sua mamma, Signora Paura, madre di così tante figlie da averne perso il conto essa stessa. L’aveva mandata per proteggermi, per farmi evitare di esprimere concetti discutibili o creare situazioni per me imbarazzanti che mi avrebbero poi fatta stare malissimo.

Vergogna non sta vicino a tutti ma a me, e a qualcun altro come me, è sempre stata avvinghiata come l’edera al tronco di un castagno. La cosa bella è che Vergogna non è mai stata da sola bensì accompagnata a sua volta dal gentil consorte Giudizio che non la mollava un attimo ed entrambi se stavano accovacciati sulle mie spalle ogni giorno.

Mi sono sempre considerata una privilegiata nell’avere un’amica così speciale, grazie a lei non rischiavo mai nulla e, di conseguenza, suo marito era sempre dalla mia parte piuttosto che uno scomodo avversario. Un triangolo perfetto che avrebbe fatto invidia persino a Renato Zero.

Abbiamo vissuto una fantastica unione a tre per diversi anni poi sono cresciuta, sono diventata una donna, ho cambiato modo di fare, modo di pensare e ho anche cambiato amici.

Mi sono resa conto di essere arrivata ad un punto della mia vita stimata e ben voluta da tutti, figlia di un’educazione che prevedeva come primo scopo la coscienza pulita e la possibilità di andare a testa sempre alta ma era come se, quella vita, io l’avessi vissuta unicamente a metà. Come un’amputata alla quale manca una parte di sé.

Troppe volte mi ero fatta coccolare dalla mia amica speciale, troppe volte avevo temuto il suo consorte, troppe volte avevo permesso loro di condurre le giornate al posto mio.

Iniziai a riflettere sul perché, inconsapevolmente, avevo sempre optato per questa soluzione e la nascita di tale motivo mi fu ben ovvia (genitori, scuola, amicizia, morale, istituzioni… almeno per me) ma perché proseguirne poi il cammino in modo così deciso, quasi con i paraocchi, cadendo sempre di più nelle sabbie mobili che io stessa avevo creato ai miei piedi?

Fu sconvolgente arrivare a capire che se quei due esistevano e avevano tale potere su di me era “semplicemente” perché IO giudicavo troppo gli altri e consideravo alcune loro azioni vergognose.

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Per uno strano e arcano meccanismo intrinseco Giudizio, e di conseguenza Vergogna, mi appartenevano perché li riservavo per il mio prossimo. Io???!!! Ma come? Proprio io che non mi ero mai permessa di giudicare una persona qualora si fosse tinta i capelli di rosa o fosse andata in giro con vestiti malconci? Io che mai avrei valutato al posto di un altro cos’era giusto o cos’era sbagliato per chi mi stava di fronte. Mai ho deriso qualcuno nella mia vita, mai l’ho preso in giro, mi sono sempre schierata dalla parte del più debole e, hippy fino al midollo, ho sempre proclamato a gran voce la mia anima Peace&Love vivendo e lasciando vivere.

Oh! Si. Ma… per l’appunto… cosa accadeva in me mentre vedevo il più debole venir danneggiato? Cos’accadeva in me mentre sentivo quella donna, dai capelli color salmone, venir presa in giro dalle colleghe di nascosto? Cos’accadeva in me mentre sabotavo il tiro mancino che altri avevano preparato per il poveretto del momento?

Giudicavo, e giudicavo amaramente quelle persone come esseri cattivi, spregevoli, disumani. L’animale picchiato era stato maltrattato da un deficiente, la donna derisa era stata presa in giro da due cretine, il bambino offeso era stato mortificato da un idiota. Deficiente, cretine, idiota… incivile, ignorante, meschino… ognuno aveva la targhetta appesa al collo che io gli forgiavo.

Ognuno, quando si muoveva e non si muoveva come i miei parametri avevano stabilito, era un cafone ignobile da catalogare.

Posso spezzare una lancia a mio favore dicendo che il mio presupposto era un presupposto che il genere umano considera “buono”, persino ogni Governo e ogni Religione, le istituzioni più grandi al vertice dell’umanità lo considerano “buono – ammirevole” ma ciò non significa proprio un bel nulla! Io giudicavo! Era questa la cosa basilare nonché assurda.

Giudicavo forse più di colei che prendeva per il sedere la fanciulla che si era tinta i capelli di un colore inconsueto. Giudicavo con rabbia, con rancore, addirittura con senso della vendetta. Alcune atrocità che vedevo, soprattutto di carattere molto violento, scaturivano in me un senso di rivolta così grande che, lo ammetto, avrei voluto veder soffrire quella persona che aveva compiuto tale crimine. Avrebbe dovuto pagare con l’angoscia per il male che aveva creato ad esseri innocenti.

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Così timorosa e guardinga, nei confronti delle reazioni del mondo, era quindi diventato impossibile per me “muovermi”. Ogni passo poteva essermi fatale, poteva essere giudicato così come giudicavo io perché, si sa, ogni medaglia ha due lati e ogni volta che provavo a fare o a dire qualcosa venivo sempre governata dal senso negativo che si poteva dedicare a tale questione perciò, più nascosta rimanevo, più ero intoccabile.

Tutto questo però ha iniziato a non andarmi più bene, non potevo esprimermi, non potevo agire, ogni volta dovevo trovare una valida giustificazione e vivere era diventata una sorta di fatica. Proprio ora che avevo raggiunto l’età per camminare più “liberamente” mi tenevo legata con le mie stesse mani.

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Decisi di dire basta. Dovevo allenarmi a non giudicare più chi si comportava come io non avrei mai fatto. Dovevo farlo assolutamente per la mia stessa libertà e per un senso di amore incondizionato che, automaticamente, avrebbe preso il posto dentro me lasciato vuoto dalle figlie di Signora Paura.

Fu dura, molto dura, e sarò sincera nel dire che, all’inizio, per rendermi le cose più facili, evitavo certe situazioni che mi avrebbero sicuramente portato al Giudizio. Continuai poi con l’allenamento laddove i sentimenti erano meno coinvolti perché è ovvio, loro hanno una parte fondamentale nelle nostre scelte, comandano più delle nostre intenzioni e dei nostri pensieri cosicché mi allenai davanti alla TV.

Piano piano, l’assassino di turno, non era più ai miei occhi un individuo che meritava il mio disgusto ma, al di là di ogni bene o di ogni male che si poteva pensare, era un’anima, un universo a sé. Dovevo andare oltre, dovevo guardare diversamente.

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Non ero lì in quel momento per giudicare il suo atto, quello avrei potuto farlo in un secondo momento, quando la mia riflessione si sarebbe basata semplicemente sul teorizzare l’accaduto e ciò che ne pensavo senza interferire con il sentimento.

Non si tratta di inaridirsi e non provare più emozioni si tratta di trasformare quelle emozioni ed emanare da noi stessi quelle positive ben differenti dalle negative che fanno un gran male solo ed esclusivamente a chi le porta dentro.

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Oggi, sono molto più viva di prima ad esempio. Oggi che mi vergogno meno di me stessa perché ho imparato a giudicare meno chi vive assieme a me questo pianeta, sento molto di più scorrere la vita nelle vene.

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Le emozioni sono molto più prorompenti e accanto a me c’è più volte Gioia, simpaticissima compagna, al posto di Vergogna.

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Tutto questo mi è servito anche a capire quanto valgo perché se prima vedevo solo il lato sfavorevole della situazione oggi ho potuto notare, mettendomi in gioco, che ciò che dico e ciò che faccio può anche piacere ed essere stimato e condiviso dagli altri.

Ho scoperto di avere doti che prima soffocavo, come ho represso sempre tutto il resto, senza rendermi conto che, allo stesso tempo, opprimevo me stessa anche perché tutto questo faceva si ch’io evitassi persino di comunicare ciò che mi dava fastidio o mi faceva soffrire pur di non apparire sgradevole o maleducata. Contenevo e contenevo riempiendomi di rimpianti, di debiti, di argomentazioni irrisolte che rimanevano lì a fare da immondizia dentro me.

Abbandonare Vergogna e Giudizio, o comunque gran parte di essi, è stato un sollievo e voglio continuare in questo cammino migliorandomi sempre di più e soprattutto osando, nel rispetto del prossimo, maggiormente. Non ho più intenzione di considerare miei fallimenti quello che un altro non approva, né ho intenzione di fare viceversa.

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Perché la stessa libertà che ho sempre cercato di regalare agli altri (nel mio cuore per lo meno credevo che così stessero le cose) voglio regalarla anche a me stessa. Solo così potrò davvero, nel vero senso della parola, donare ad altri la loro sacra libertà.

Osa, senza aver paura di sbagliare. Perché chi non sbaglia mai, non scopre mai nulla di nuovo – (Cit.)

E un consiglio: le persone timide e vergognose, che solitamente fanno molta tenerezza, sono in realtà persone che giudicano molto e sentenziano quindi, non lasciatevi abbindolare da quella veste carina e gnignignì che indossano ma anzi, aiutatele ad apprezzare di più la vita così com’è e soprattutto loro stessi.

Prosit!

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Riflessioni sui Bonsai

Mi sono chiesta molte volte se questi Bonsai, che tanto piacciono, soffrono oppure no restando piccoli e quasi sacrificati nel minuscolo vasetto che li accoglie. Gli esperti assicurano di no ma io ho comunque voluto rifletterci su.

Camelia

Camelia

E’ vero che le piante non sentono il dolore come lo percepiamo noi o gli animali, non hanno il nostro stesso sistema nervoso, né i nostri neuroni, ma possono provare, è stato dimostrato scientificamente, emozioni negative e soprattutto di tristezza.

Olmo

Olmo

Una sorta di dolore anche questo. E’ però anche vero che, le piante, oltre a nutrirsi di acqua, sali minerali e altre sostanze che non devono mancare, si nutrono principalmente d’Amore.

Podocarpus - Pino dei Buddisti

Podocarpus – Pino dei Buddisti

Ebbene, a me è accaduto questo: premetto di essere sempre stata una grande appassionata di piante di qualsiasi tipo ma, ultimamente, mi sono avvicinata molto ai Bonsai e a quella che è definita una vera e propria arte nel mantenerli. Ciò è accaduto a causa di un periodo un po’ stressante che ha colpito la mia famiglia.

Carmona Retusa - Albero del Thè

Carmona Retusa – Albero del Thè

Avete presente quei momenti in cui si desidera staccare, riconnettersi alla natura e scoprire passioni che ti permettono di evadere? Ecco.

Bouganvillea con germogli

Bouganvillea con germogli

Tutte le piante meritano attenzione giornaliera ma il Bonsai, ti obbliga letteralmente, se ben vuoi tenerlo, ad una continua attenzione nei suoi confronti. Controllare l’umidità del terreno, potarlo, concimarlo, osservare le temperature, le foglioline secche da eliminare… Proprio perché è una pianta “innaturale”, anche se molti Bonsai nascono spontaneamente nei boschi, pretende maggiori cure.

Ciliegina di Ciliegio di Nanchino

Ciliegina di Ciliegio di Nanchino

Appassionandomi ad essi mi giunsero quindi le prime domande, le quali trovarono queste risposte che non vedo come banali giustificazioni anche perché il resoconto migliore me lo danno loro stessi, stando bene e mutando la loro beltà di giorno in giorno.

Prunus Tomentosa - Ciliegio di Nanchino

Prunus Tomentosa – Ciliegio di Nanchino

Il fiore, il frutto, il germoglio, tutti segni che affermano l’ottimo mantenimento da parte mia e di mio marito.

Melo con Melette

Melo con Melette

Come vi dicevo, le risposte che mi diedi furono inerenti al fatto che io in quel momento sentivo bisogno di loro. Li stavo praticamente usando, si. Ma la natura, è ben lieta di essere “usata” da noi. Qualsiasi suo frutto nasce per noi e per uno scopo, l’importante è, ringraziare per questi doni e amare questi regali che ci sta concedendo.

Cotoneaster - Cotognastro

Cotoneaster – Cotognastro

Io purtroppo non possiedo un giardino, ho solo un terrazzo che tra poco si trasformerà in una giungla.

Cotoneaster

Cotoneaster

Il Bonsai mi permette di osservare il magnifico mutare di Madre Natura, stagione dopo stagione, giorno dopo giorno. Mi insegna la pazienza, la fretta che non c’è, l’incanto delle piccole cose, il fare ordine, l’attenzione, il vivere il presente. Mi fa provare la pace nell’animo.

Pepe del Giappone - Falso Pepe

Pepe del Giappone – Falso Pepe

Amandoli e ringraziandoli della buona energia che mi danno voglio pensare di non essere arrivista nei loro confronti utilizzandoli solo a scopo estetico per farmi bella davanti alla gente. Mi danno gioia e spero di darne io a loro. Li vivo a 360°.

Falso Pepe

Falso Pepe

Mi sembra che tutto stia funzionando per il meglio, stanno bene e ogni mattina mi mostrano qualcosa di nuovo. Dal canto mio cerco di trattarli nel miglior modo possibile.

Tutti i più grandi esperti di Bonsai, e mi riferisco anche a chi, in antichità, non li creava per la vendita, sono d’accordo nell’affermare che, i Bonsai, non soffrono bensì sono perfettamente equilibrati e lo dimostra il fatto che continuano a fiorire e germogliare.

Ficus Microcarpa Ginseng

Ficus Microcarpa Ginseng

Il fatto di tagliare loro le radici non è differente alla potatura che eseguiamo tutti noi a piante di grandezze normali purchè, dico io, questo gesto venga fatto appunto con tanto amore.

Glicine - Wisteria

Glicine – Wisteria

Nel momento stesso in cui noi vogliamo tagliare una parte di pianta, quest’ultima prova un’emozione, un’eccitazione che può trasformarsi in eccitazione positiva, se il gesto viene eseguito con gratitudine e affetto, oppure in emozione negativa qualora avvenisse come una recisione normalissima e senza il minimo sentimento.

Gli studi di Cleve Backster, ai quali credo, hanno persin stabilito che la pianta è in grado di percepire la nostra intenzione un attimo prima del taglio, vale a dire che già capisce il nostro stato d’animo ancor prima che con le cesoie stacchiamo da lei un ramo e addirittura, riesce a riconoscere attraverso vibrazioni energetiche l’uomo che a fatto a lei del male tra altri.

Glicine - Wisteria

Glicine – Wisteria

Si, hanno un intelligenza. Un’intelligenza e dei sentimenti molto forti. E’ per questo che sono convinta che si possono tenere e accudire tutte le piante che vogliamo purchè ci convinciamo che sarà l’Amore la loro più grande e fondamentale forza di vita.

Concludo l’articolo con un grande GRAZIE verso i miei Bonsai che potete vedere nelle immagini. – Mi fate stare bene – e ve ne sono grata.

Vostra Meg.

Prosit!

Brufoli e Acne – piccole e grandi manifestazioni di Rabbia

E parliamo ancora di brufoli, argomento che interessa a molti.

Tempo fa, in questo post QUI (che vi consiglio di leggere per comprendere meglio questo articolo) vi parlai in modo generico di quello che significa la presenza di un brufolo su una parte ben precisa del nostro viso. Abbiamo visto come esso ci vuole indicare che, nell’organo corrispondente alla zona del volto, ci sia qualcosa che non va.

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Niente di grave magari probabilmente, lo ripeto, dal momento che il nostro organo presenta scompensi sia dal punto di vista fisico che emozionale, un po’ di stress, un po’ di ansia, o di tristezza, lo stanno semplicemente rendendo inquieto. Si, inquieto, perché il nostro organo è vivo, proprio come noi.

Oggi andiamo un po’ più a fondo per imparare, anche se vi sembrerà strano, a ringraziare quel brufolo che vi sta portando un messaggio, bisogna semplicemente imparare a decodificarlo.

Partiamo dal punto di vista che si tratta di infiammazione innanzi tutto. Una piccola infiammazione che ha trovato sfogo sul nostro viso. L’infiammazione, per piccola o grande che sia, è sempre inerente ad uno stato di rabbia che fuoriesce. Infatti, anche se quella pustola pare indicare, come dicevo prima, ansia o tristezza, o paura, o ancora angoscia, dobbiamo capire che, anche se non ce ne accorgiamo, queste sono tutte emozioni che ci fanno arrabbiare.

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E’ una rabbia che probabilmente non riconosciamo, non sappiamo di avere, ma c’è. E’ normale. Mica possiamo essere felici pienamente se qualcosa ci rende tristi o agitati.

I brufoli quindi, che notoriamente vengono anche definiti “sfogo” hanno la stessa equivalenza di uno “sfogo” a livello psicologico (pianto, urla, aggressività…).

Come accennavo l’altra volta, parlando di Acne, per quello che riguarda i giovani o le persone più mature, soprattutto le donne durante la menopausa, capiamo bene come sia più che comprensibile uno sfogo e una sorta di rabbia nei confronti della vita.

L’adolescenza, è per un giovane un periodo abbastanza difficile da vivere anche se molto bello per molti altri punti di vista. E’ il periodo in cui deve farsi riconoscere in questo mondo, deve poter imparare “a dire la sua”, deve iniziare a rendersi una persona a se’, con un suo carattere, un suo cervello e una sua personalità. Quante volte abbiamo sentito di un adolescente che non si sente ascoltato o capito? Quante volte lo abbiamo sentito reagire nei confronti dei genitori o magari dei professori? Quante volte ha pianto, o ha sfogato la sua rabbia in altri modi? Molte. E’ l’età definita – della ribellione – per eccellenza e, guarda caso, è anche l’età che riempie di brufoli quei visi che ancora si stanno definendo.

Non ripeterò pertanto in questo post la responsabilità genetica e fisiologica, e ormonale, e ereditaria, mi limiterò a parlare dal punto di vista psicosomatico perciò, non si avrà appunto un foruncolo soltanto in una determinata zona del viso ma una comparsa generale ovunque. C’è infatti uno stato di inquietudine e irrequietezza che tocca ogni organo interno: la paura di crescere (reni), la tristezza di non essere compresi (polmoni), l’ansia di non riuscire (stomaco) e così via.

La stessa cosa vale per la donna di una certa età. Una donna che sta per perdere la possibilità di procreare, che sta invecchiando, che è arrivata ad una certa fase della sua vita e forse ha dei rimpianti. Pensate che tutto questo non faccia arrabbiare? Certo. Rende tristi anche e impauriti e, proprio perché non ci si può fare nulla contro il processo naturale biologico, ci si arrabbia.

Ecco quindi l’eventuale comparsa di un altro tipo di acne, l’acne rosacea, un acne un po’ particolare che non vi starò a definire dal punto di vista medico ma sappiate che, “rosacea” appunto, perché si manifesta con chiazze rosse (rosso=rabbia) e può avere a che fare anche con gonfiore e calore nonché con teleangectasie (piccoli vasi sanguigni dilatati) e couperose (altro stadio di dilatazione dei vasi sanguigni).

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L’acne, nella psicosomatica, sia giovanile, che rosacea, che conglobata, etc… è sinonimo di : non accettazione di se stessi, avversione e rabbia verso se stessi. Ed è proprio così, sia per chi in questo mondo ci sta entrando, sia per chi da questo mondo sta andando via.

Bisogna anche osservare come l’acne, colpisce di solito anche il petto e la schiena, la zona alta della schiena e sapete il significato di queste due zone del corpo qual è?

Petto – pesantezza della tristezza, mancanza di fluidità con la vita. Intoppi.

Schiena (parte alta) – paura, rabbia, frustrazione.

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Ricordatevi anche che, come vi spiegai in un post sulla pelle, essa è: madre dei reni e figlia dei polmoni. Propone quindi sempre un inestetismo quando sensazioni come paura e tristezza si provano a lungo. Sensazioni che, ripeto, fanno arrabbiare. Ma questo discorso lo approfondiremo in un altro momento.

E’ un bene che questa collera sopita e nascosta esca, ma ovviamente provoca sulla nostra pelle un disturbo non indifferente quanto questo avviene e, molto spesso, creme, lozioni e pomate non regalano risultati soddisfacenti.

Cosa fare quindi?

Allora, la rabbia ha innanzi tutto sede nel fegato.

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Il fegato è una grossa ghiandola che ci permette di digerire (notare come il termine “digerire” equivale anche ad indicare quando una cosa o una situazione, non riusciamo a “mandarla giù”) prevalentemente i grassi. In realtà svolge diversi ruoli ma questo è sicuramente uno dei più importanti così come quello di poter eliminare dal sangue le sostanze tossiche ossia quelle che ci “sporcano”, ci “inquinano”, proprio come i pensieri negativi.

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Da notare come il nome – fegato – derivi dal latino ficatum (iecur ficatum) e pare abbia a che fare con il dare, in antichità agli animali, dei fichi da mangiare affinchè diventassero belli grassi e pasciuti. – Aver fegato – inoltre, sta a significare avere coraggio ma essere anche persone abbastanza sanguigne per così dire.

Se osserviamo questi grassi scomposti dal nostro fegato, o le proteine ch’esso sintetizza, o ancora il glucosio che immagazzina, notiamo che, a livello normale, sono tutti elementi utilissimi per il nostro organismo (soprattutto in fase di crescita in quanto sono risorse energetiche) ma se abbondano, possono creare scompensi.

Grassi, proteine, zuccheri… insomma, cosa mangiano maggiormente i ragazzi d’oggi? Cosa c’è per lo più nelle macchinette degli istituti scolastici? E non avete mai sentito di quelle donne che, durante la menopausa, hanno attacchi incredibili di voglia di dolce o “schifezze” in generale? Oh si!

Questo per spiegarvi come l’alimentazione e le nostre emozioni, se ben equilibrate e sane entrambe, possono venirci molto in aiuto e possono renderci molto più felici. E’ stato constatato che un’alimentazione adeguata regala un benessere psicofisico totale mentre, pensieri positivi ed emozioni buone, non possono che farci del bene.

Piccoli e grandi rimedi per evitare che un brufolo spunti all’improvviso per dirci che c’è qualcosa che non va!

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La dermatologia, che tutti ringraziamo, non può compiere miracoli anche se spesso ci riesce, vi consiglio pertanto di risanare la vostra persona anche con questi mezzi e ponendovi delle domande sul perché quel brufolo o quella miriade di brufoli sono comparsi.

Prosit!

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Prova ad eliminare le tue Paure

Sono convinta che tante nostre paure possiamo eliminarle con un pò d’impegno, coraggio, forza di volontà e analisi.

In questo post QUI avevo accennato che un giorno vi avrei dato un piccolo aiuto su come fare ad eliminare alcune paure, magari anche piccole, che riescono comunque a rovinarci l’esistenza senza che nemmeno ce ne possiamo rendere conto.

Oggi vi propongo il mio aiuto facendovi fare un piccolo gioco perché, innanzi tutto, le proprie paure bisogna riconoscerle e quantificarle. Inizieremo scrivendo, come già vi avevo spiegato nell’ultima parte di quell’articolo, l’elenco delle nostre paure e vediamo che fare dopo.

Esempio di paure (preoccupazioni) quotidiane che può avere e vivere una persona durante l’arco della sua giornata e quindi ogni giorno, tutti i giorni (un peso insopportabile direi):

Elenco

– paura del giudizio degli altri

– paura di arrivare in ritardo

– paura degli insetti

– paura di essere considerato/a basso/a

– paura dei figli che sono usciti

– paura di svolgere bene il proprio lavoro

– paura di ingrassare

– paura che il compagno/a tradisca

– paura di non avere abbastanza soldi

– paura di perdere i propri clienti

– paura di non raggiungere la perfezione

– paura della malattia

– paura della solitudine

– paura di invecchiare

– paura di offendere gli altri

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E possono essercene molte, molte altre.

A leggerle vi sembreranno tante ma, in realtà, si provano davvero quotidianamente anche se ognuno ha le sue. E vi sembrerà assurdo ma chi più, chi meno, ognuno di noi ha delle preoccupazioni con le quali combattere sempre. Per non parlare poi delle paure che sorgono solo in determinati momenti della vita ma vivono comunque in noi per affiorare al momento opportuno. Ad esempio, la paura di volare.

Ora, per svolgere il compito, occorre però dell’altro materiale e ve lo scrivo tutto qui sotto.

Occorrente:

Elenco delle paure quotidiane/giornaliere che è appena stato fatto

Una ciotola capiente tipo un’insalatiera o una bacinella, con dentro dell’acqua fino a metà

2 hg di riso

1 mela

1 mandarino

2 acini d’uva

1 banana

1 cipolla

1 noce

2 foglie di radicchio rosso lungo

1 peperone tagliato a metà, in due parti

Del pongo

 

Spiegazione:

 

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L’insalatiera siete voi. La vostra parte – fisicamente – più grande. Lasciamo perdere quindi gli arti. Prendiamo un tutt’uno tra tronco, dove risiedono gli organi e le emozioni, e la testa dove c’è il cervello cioè anche la nostra mente che, sempre leggendo il vecchio articolo, avete capito come sa raccontare bene tante bugie.

L’acqua che vedete dentro alla ciotola è il vostro sangue ossia la vostra vita. Il sangue è vita. Non è solo un liquido rosso composto da cellule con un suo volume, un suo peso, un suo percorso. Esso è molto di più. Impariamo a vederlo anche astrattamente. Quindi, il vostro soffio vitale, il vostro flusso vitale, la vostra energia, chiamatelo come volete.

La frutta e la verdura, rispettivamente, equivalgono ai vostri organi/ghiandole, non state a misurare il centimetro ma, più o meno, si associano così:

corpo_umano

 

½ peperone = cervello

mela = stomaco

radicchio = polmoni

mandarino = cuore

banana = intestino

uva = reni

noce = pancreas

½ peperone = fegato

cipolla = vescica

I 2 hg di riso sono invece paragonabili al cibo che ogni giorno immettete nel vostro corpo per potervi alimentare. Alimentare prevalentemente dal punto di vista fisico. Ma, come saprete, anche la parte emozionale va alimentata.

Il pongo invece, lo andremo a vedere tra poco.

Bene, ora che avete tutto il necessario, dovete mettere tutto all’interno dell’insalatiera (che non dovrà essere piccola ma nemmeno una piscina gonfiabile! Non fregate!). Dentro dell’acqua. Vedrete che il livello dell’acqua sale ma non preoccupatevi, deve ovviamente salire.

frutta_verdura

Ora, arriviamo al nostro pongo. Con esso, dovrete fare delle palline. Semplicissimo. L’unica regola è la grandezza delle palline nel senso che avete un massimo e un minimo. Il massimo sarà la grandezza di un arancio, il minimo sarà la grandezza di una castagna. Adesso prendete l’elenco delle paure che avete fatto. Per ognuna di esse, a seconda di quanto le considerate grandi per voi, (quando si dice da 1 a 10 ad esempio), fate una pallina di pongo. Trasformate quella paura concretamente in una pallina. Se secondo voi è una paura grande (ipotesi paura della morte) la farete grande come un arancia, se invece è una paura minima (ipotesi che quella maglia non vi sta bene – giudizio degli altri -) la farete grande come una castagna. Oppure, deciderete per una via di mezzo (una noce ad esempio o un’albicocca). Una volta finito di fare tutte le palline mettetele dentro all’insalatiera, nell’acqua, una per volta, assieme a tutte le altre cose. Cosa sta succedendo? L’acqua trasborda? Lasciatela uscire. Mi auguro vi siate messi su un lavandino.

Se tutte le palle di pongo non ci stanno e fuoriescono dalla capienza del contenitore, iniziate a togliere i metaforici organi. Iniziando dallo stomaco, poi l’intestino, poi i reni, il cuore, dopodichè i polmoni, in seguito il fegato, il pancreas e la vescica, tenendo come ultimo il cervello.

Nell’ordine sono gli organi che si ammalano a seconda dell’emozione provata dei quali sono le sedi come la paura, che genera l’ansia, che genera la tristezza, che genera la rabbia e così via… Eliminate i vostri organi in quest’ordine finchè vedete che tutte le palle di pongo stanno comode all’interno dell’insalatiera quindi fermatevi. Se qualche organo ci sta ancora meglio così, vuol dire che almeno quello si salva. Adesso, osservate attentamente quello che avete davanti. In quella coppa ci sono tutte le vostre paure e quasi non c’è più spazio per tutto il resto.

Le palline di pongo sono le vostre paure e quel contenitore siete voi! L’acqua è uscita, vuol dire che è andata via la vostra vita, la vostra linfa vitale! La vostra gioia (il sangue). E forse avete dovuto rinunciare anche a qualche organo o ghiandola che, poverino/a, a causa di quelle paure, sta soffrendo. Guardate, ecco di cosa siete pieni. Ecco da cosa è formato il vostro interno.

Vi sembra giusto? Per che cosa? Per paura del giudizio degli altri? Per paura di non essere perfetti? Per paura di rimanere soli? Per paura di non farcela? Per paura che i soldi non bastano? Per paura di ammalarvi? Vi state già ammalando. Da soli.

State obbligando la vostra anima a vivere soffocata sotto ad un mare di paure e preoccupazioni. L’avete spenta, l’avete mandata via, giù nel tubo del lavandino! … Niente di irreparabile comunque. Volendo, siete molto più forti delle vostre paure. Riprendete il famoso elenco in mano e concentratevi su una paura che avete scelto. In questo caso vi chiedo di scegliere la più blanda, la più facile da superare. Una volta deciso di partire da quella che è solo una piccola preoccupazione provate ad eliminarla. Allenatevi nei giorni a venire e, una volta che ci siete riusciti, e se volete ci riuscite senz’altro, cancellatela con la penna. Via, quella inquietudine non c’è più.

Pongo, plastilina colorata per bambini fatta in casa 6

Togliamo con l’immaginazione una pallina dalla nostra ciotola, in quanto l’insalatiera non sarà più presente essendo ormai trascorsi diversi giorni, e aggiungiamo dell’acqua al posto del volume di quella palla di pongo. Un po’ di vita è rientrata in sede.

Fatelo con tutte le paure che avete segnato. Se non riuscite a farlo con tutte, cercate di eliminarne almeno una buona parte e ogni volta aggiungete acqua. Una volta finito, rimettete gli organi dov’erano, guariti, essi si sono rigenerati e tornano a fare bene il loro lavoro. A quel punto, non fa niente se un po’ di acqua va via, deve solo fare posto agli organi che hanno tutto il diritto di stare lì.

Questo esercizio aiuta a capire, a vedere, a toccare con mano le proprie apprensioni in modo che sia più facile eliminarle. Due sistemi efficaci per combattere le proprie “ansie”, sempre senza sforzarsi eccessivamente mi raccomando o vi farete solo un gran male senza ottenere nulla, sono: abbassare il livello delle aspettative e provare a fare l’esatto contrario di quello che ci chiede la nostra compulsione. Vi farò degli esempi:

  • Questo mese devo ottenere almeno dieci provvigioni – diventerà – Questo mese devo ottenere almeno tre provvigioni -. E piano piano, in futuro, il numero di provvigioni potrà alzarsi con, al di sotto, una base diversa. Non passerete più da 0 a 10 ma da 0 a 3, da 3 a 5, da 5 a 7 e così via…
  • Mi metto le scarpe tacco 12, così sono più alta e vengo apprezzata – diventerà – Mi metto le scarpe tacco 10 tanto sarò apprezzata ugualmente -. E piano piano, nel futuro, abbasserete sempre di più la misura di quel tacco che in realtà è una gabbia, perchè la gente, capirete, che vi apprezza per quello che c’è dentro di voi e non per l’altezza.
  • Devo perdere 20 kg – diventerà – Devo perdere 2 kg -. Sarà più facile da accettare per il vostro inconscio e la mente non vi remerà contro.

Infine, ricordatevi sempre di non vergognarvi mai a chiedere aiuto ad un professionista del campo. Farsi aiutare da chi ne sa più di noi è segno d’intelligenza, umiltà e grande ricchezza d’animo. Così come non provate vergogna a chiamare un dentista se vi fa male un dente, non dovete provare vergogna nemmeno a chiamare un persona capace e disponibile se a farvi male sono emozioni negative che vi logorano l’anima.

Ricordate, il più grande segreto per eliminare molte delle proprie paure è amarvi. Amarvi indiscutibilmente. Amarvi sopra ogni cosa, per quello che siete e per quello che riuscite a fare, migliorandovi ma senza pretendere troppo. Amare la vita che vi circonda e quello che accade. E perdonatevi. Allenatevi a perdonarvi. Attraverso il perdono, nessuna paura ha più modo di esistere. La preoccupazione è come il preludio al castigo, alla punizione. Ma, nel momento in cui io “perdono”, la punizione non ha più da venire. Mi auguro possiate riuscirci.

Prosit!

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Consiglio: Scrivere cosa ci ha fatto stare male

Il consiglio che vorrei darvi oggi probabilmente lo conoscete già ma io posso testimoniare che funziona davvero. E’ una tecnica che uso anche con chi mi chiede aiuto e noto che pure queste persone, eseguendola, trovano un giovamento. Si tratta di scrivere/descrivere, una situazione “brutta” che avete vissuto. d

Ci troviamo a volte a dover affrontare avvenimenti davvero spiacevoli per noi, traumatizzanti, che lasciano ferite aperte per molto, molto tempo, divenendo sovente, persino inguaribili. Questa è in realtà la parte più negativa. Il ricordo. Il ricordo che continua a vivere in noi. Durante il fattaccio, costi quel costi, siamo in grado di affrontare ciò che arriva, siamo in grado di reagire, siamo in grado di pregare per trovare la forza e ovviamente, non possiamo pensare in quel momento o in quel periodo, quanto male quella situazione sta facendo a noi stessi, nella nostra parte più viscerale. Non è un problema, la risaneremo appena riusciremo a tranquillizzarci ma come? Si crede sovente di riuscire a dimenticare. Attenzione, non è sempre così. Purtroppo, i fatti che ci scuotono particolarmente rimangono impressi in un cassettino del nostro cervello senza abbandonarci del tutto. Altre volte invece rimangono letteralmente, ben visibili, e possiamo vederli affacciarsi ogni giorno nella nostra testa. Cerchiamo di sconfiggerli sia che siano piccini, sia che siano enormi. Sono state esperienze della nostra vita che oggi non devono più esistere, non devono più continuare a farci male. Se avevano da insegnarci qualcosa, prendiamo quel qualcosa e abbandoniamo tutto il resto. Ci sforziamo con il pensiero di lasciar andare, proviamo a perdonare chi ci ha fatto questo, a  capire noi stessi, a giustificarci o a coccolarci, pur di “guarire” da quel tarlo che rosicchia ma non ce la facciamo. Dobbiamo allora quel tarlo, prenderlo e darlo a qualcun’altro travestito da foglio bianco o da schermo di pc. Scriviamo bene, per filo e per segno, con molto impegno, quel che ci è successo. Scriviamo con l’anima. Scriviamo il perchè è accaduto secondo noi, cosa abbiamo subito, cosa avremmo voluto fare, cosa abbiamo fatto e non. Chi ha partecipato insieme a noi a quella vicenda, come vorremmo vivere ora, insomma… tutto. Tutto quello che ci viene in mente ma facendo parlare il cuore. Nessuno dovrà leggerlo, per cui potrete davvero mettere nero su bianco ogni cosa. Sfogatevi in tranquillità visto che probabilmente non avete potuto farlo prima. Dovrete scrivere un libro. Ovviamente, più l’evento è stato traumatico e destabilizzante e più sarà lungo da descrivere perciò non abbiate paura di stilare un vero e proprio romanzo se dovesse servire. Nel caso decidiate di buttarlo giù tramite computer, vi consiglio di stamparlo poi e tenerlo in un angolo della vostra libreria. Una volta terminato, rilegatelo magari e catalogatelo bene come se fosse un fascicolo a sè e sistematelo dove meglio credete. Dateci anche un titolo e abbellitelo esteticamente. Quello è il vostro libro, uno dei tanti, un episodio della vostra vita. alai.it

Sono sicura che con il tempo, il ricordo di quella negatività vi abbandonerà e potrete trovare la serenità che meritate. Non è più in voi ora. Sarà solo tra quelle pagine, e siete padroni di tenerle, o buttarle, o bruciarle, come meglio credete, ma sarete voi a comandare, non più loro. Ora, sono “solo dei pezzi di carta“. Vi consiglio di aspettare almeno un anno prima di prendere la decisione di liberarvene perchè sovente ci vuole davvero molto tempo prima di dimenticare ma soprattutto perchè se riteniamo di aver compiuto degli errori che non vorremmo più ripetere, in quei fogli, rileggendoli, riusciremo sicuramente a trovare le giuste soluzioni. Riusciremo inoltre a mettere ben a fuoco cosa davvero di quell’avventura ci ha logorato e spaventato e, in principal modo, riusciremo a leggere il suo insegnamento. Un pezzo della nostra vita ora ben tangibile, palpabile, concreto. E se prima non sapevamo, nei meandri della nostra mente, dove andare a cercarlo, eccolo… sul terzo piano dello scaffale in salotto. E se prima era edulcorato o inquinato da altri mille pensieri, riuscendo a celarsi bene per non essere trovato, adesso eccolo… è lì.

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Grande come un quaderno, ben chiuso dentro ad una cartellina. Completamente inoffensivo. Completamente vostro. Non può più farvi paura. Dovete sapere, che addirittura, ci sono traumi vissuti nell’infanzia che riaffiorando nell’età adulta, mascherati da nuovi avvenimenti, possono provocarci lo stesso dolore di un tempo, trasformato talvolta anche in disturbo fisico. E’ ovviamente un episodio lontano ciò che ci ha causato quel malessere, neanche lo rammentiamo, ma è rimasto lì. Questo per farvi capire che non muoiono mai. Continuano a vivere dentro di noi e si nutrono della nostra quotidianità, saltando fuori all’improvviso, nel momento stesso in cui un minimo campanellino d’allarme trilla nel nostro inconscio mosso dalla nuova situazione simile, appena vissuta. Per simile intendo che riporta allo stesso risultato. Vi faccio un esempio: se un bambino è stato abbandonato dal padre in giovane età, vivrà la sua vita nell’ansia che anche altri possono abbandonarlo. Come l’ha fatto il padre, perchè non potrebbe ora farlo la mamma, l’amico, la fidanzata, il datore di lavoro? Non c’è differenza. Ora, è ovvio che quel bambino, divenuto uomo, non avrà più un padre che lo abbandona, questo è già avvenuto, ma gli basterà sentire una frase tipo – Mi dispiace, non posso aiutarti – per fargli rivivere l’incubo. E’ una frase normalissima ma, per lui, è un punto debole. E’ una ferita aperta. Quando una ferita è aperta, anche solo l’aria che ci passa sopra può far male. Quella frase, viene tradotta come “Non posso starti vicino, devi cavartela da solo, ti abbandono, io non sono lì con te“. Proprio come ha fatto suo padre. Lui non riconoscerà il collegamento con il padre ma, in un modo del tutto inspiegabile, inizierà a star male. Come farà a cavarsela da solo? Inizierà a provare ansia, paura, destabilizzazione, tristezza, inquietudine. Tutte emozioni che logorano, che causano danni. Il consiglio che vi ho dato, potrebbe non essere una risoluzione totale. Non m’innalzo al livello di psicologi e neuropsichiatri ma so che può aiutare. E poi, i medici di questo settore, non vi fanno forse parlare, giustamente, per buttare fuori quel che v’inquieta? Come vi ripeto, date ad altri il vostro problema. Cercate di eliminarlo da voi. E, un primo step, potrebbe proprio essere questo.

Prosit!

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Parliamo ancora della Connessione tra Reni e Orecchie ma oggi di mezzo c’è anche il Cuore

Tempo fa, qui vi parlai di come i nostri Reni e le nostre Orecchie sono strettamente collegate. Vi raccontai di come già in antichità si valutava questa connessione tra le parti e vi parlai dell’Auricoloterapia. Accennai anche a vari disturbi dell’Orecchio che, spesso, indicano anche la salute dei nostri Reni. In quest’altro articolo qui parlando della voce invece, avrete potuto capire come anche il nostro tono e quindi anche il nostro udito sono sempre collegati ai Reni. Chi urla, può avere i Reni intasati, questo è quanto ma, se in questo post sulla voce mi sono limitata a parlare dell’alimentazone, oggi vi svelo come i Reni possono essere anche intasati dalle nostre Paure o dalla nostra mancanza di vitalità. Essi infatti sono la sede della Paura e della vitalità di una persona. Non solo, in essi è governata anche la nostra voglia di attività sessuale. Come vi ho spiegato diverse volte, le nostre emozioni negative intaccano diversi organi: la tristezza i polmoni, l’ansia lo stomaco, la rabbia il fegato… ebbene, la Paura i Reni. Paura intesa anche come semplice Paura di vivere e andare avanti nella vita e credetemi, in molti, anche se solo inconsciamente, la provano. Paura di non avere abbastanza soldi, paura di fare una cosa malfatta, paura di non avere il sostegno di determinate persone a noi vicine, paura di perdere quello che hanno, paura di non essere accettati e potrei andare avanti all’infinito. Senza che noi ce ne accorgiamo, la Paura governa le nostre giornate, i nostri mesi, i nostri anni. Quando questa Paura assume un determinato spessore, ne risentono anche i Reni che si intasano e si affaticano come se fossero carichi di tossine. Quasi si bloccano senza più fare il loro dovere. Sono filtri di pulizia e smettendo di lavorare, tutto il nostro organismo si “sporca”. Da qui ne deriva anche l’eventuale mancanza di vitalità. Sovente capita che una persona molto apatica, svogliata, sempre stanca, abbia, oltre a delle mancanze di sali minerali, i Reni affaticati che la spengono. Se i nostri Reni sono in questo stato, ne risentirà subito anche il Cuore strettamente collegato a loro.

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Questo lo riconoscono anche i nostri medici occidentali che si sono precipitati a dare questa notizia http://www.corriere.it/salute/cardiologia/11_ottobre_19/cuore-reni-legami-sparvoli_8151c6ee-f009-11e0-afdf-a2af759d2c3b.shtml  ma, in Oriente, dove questa teoria è conosciuta da molto tempo, è stato trovato un vero e proprio canale di collegamento tra questi organi chiamato Chong Mài. Sarà così che il vostro Cuore, lo sentirete ribellarsi, scalpitare, soffrire. Attraverso battiti irregolari, palpitazioni, carenze… Perchè se si spengono i Reni, la passione, l’energia, la vita che stanno dentro al Cuore, si spengono anch’esse e il Cuore, giustamente, si ribella. Non gli sta bene! Vi inizierà a comunicare di non vivere immersi nelle paure della vita. Vi chiederà di vivere a giornata! Quella giornata come se fosse l’ultima! Esagerata forse come esclamazione ma rende bene l’idea. Lui vuole emozionarsi, scalpitare, galoppare come un cavallo libero. Gli elementi ai quali diverse filosofie affiancano i nostri organi, e questo è davvero importante, sono: il Fuoco per il Cuore e l’Acqua per i Reni. Notate niente? Se i Reni non stanno bene “piangono” come piangerete anche voi perchè siete tristi. Emanano e producono Acqua nella ricerca di idratarsi, sanarsi da quella durezza nella quale si trovano. Ma così facendo, “allagando il nostro organismo” spegneranno il Fuoco. Il Fuoco del Cuore. Il Fuoco della Vita. E ma allora in tutta questa storia cosa c’entra il nostro amico Orecchio che torna in scena? Il campanello d’allarme dei nostri Reni o delle nostre Paure, dei nostri timori, vi ricordate? Otite, prurito, tappo di cerume, sordità, acufene, vertigini, sono tutti disturbi dei quali spesso siamo vittime. Ne vogliamo analizzare qualcuno?

ACUFENE (un rumore interno prodotto dall’orecchio tipo un sibilo o un ronzio. Un disturbo che si collega molto anche con il nostro equilibrio e, per cui, anche con l’equilibrio vitale): ci stiamo forse rifiutando di ascoltare la sofferenza o lo stress che ci portiamo dentro?

VERTIGINE (la sensazione di cadere, di perdere l’equilibrio. La sensazione che il mondo intorno a noi si muove): stiamo forse cercando di andare avanti nella vita nonostante tutto ciò che ci fa star male?

OTITE (un’infiammazione spesso dolorosa che colpisce il più delle volte l’orecchio interno): abbiamo forse “udito”/vissuto qualcosa che non avremmo voluto sentire e che ci ha spaventato, destabilizzato, regalandoci rabbia o tristezza?

Tutti sintomi che rispecchiano le nostre Paure. Paure che porteranno altre emozioni come l’ira, la frustrazione, l’ansia, il panico, la malinconia. Come avete visto, in questo articolo non si parla di cibo e di coltivare in salute i nostri Reni attraverso un regime alimentare sano bensì, si parla di vivere, o per lo meno provare a vivere, senza farsi attanagliare dai nostri timori spesso inculcati in noi già da quando eravamo bambini da educazioni e moralismi che a volte vanno contro natura. Obbligati a lavorare come schiavi rinunciando a svaghi e famiglia pur di mantenerci, obbligati a soli 6 anni a stare 8 ore seduti composti in un banco di scuola e iniziare a dover dare il meglio di noi. Obbligati a sottostare e subire vere violenze psicologiche il più delle volte prodotte da persone che ci circondano ancora più spaventate di noi fondamentalmente. Proviamo a liberarci da questi schemi, da questi vincoli, da queste imposizioni. Per lo meno dove si può. Cerchiamo di vivere il più liberamente possibile se vogliamo stare bene. la-via-della-gioia

Come il cavallo, a forma di Cuore, che risiede in noi e aspetta solo che gli vengano tolte le briglie. I Reni sono silenziosi. Non vi faranno mai capire che stanno soffrendo finchè non arrivano alla fine della sopportazione quando a volte può essere quindi molto doloroso.

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Prosit!

photo ladialisiperitoneale.it – direzionebenessere.com – vvox.it

I Polmoni e la Tristezza

Come tante volte vi ho spiegato, le nostre emozioni possono diventare vere e proprie manifestazioni fisiche e, nel caso delle emozioni negative, creare seri problemi che poi chiamiamo “malattie”.

Il termine “malattia” porta in sé un grande significato, spesso anche discordante con quello che siamo abituati a identificare noi ma, questo, è un altro discorso che affronteremo in un secondo tempo.

Secondo alcune filosofie, quindi, a seconda della zona nella quale la malattia si manifesta, all’interno o all’esterno del nostro corpo, significa che un’emozione negativa ha colpito nel segno.

Oggi vi parlo della Tristezza, provata da molte persone, e che a lungo andare va a scapito dei Polmoni e di tutto il nostro Sistema Respiratorio. Questa grande emozione ha infatti sede proprio lì.

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Essa può manifestarsi fisicamente in tanti modi. Attraverso l’asma, la bronchite, la pleurite, la polmonite, il raffreddore e molti altri malesseri. Ognuno di questi malanni, ha un suo perché, una sua motivazione per essere giunto in noi ma tutti, alla base, sono nati da un sentimento triste. Potrete notare come persone depresse, o malinconiche, oppure che non riescono a vivere come in realtà vorrebbero, hanno problemi all’Apparato Respiratorio. Nulla è scontato.

Via l’assolutismo quando si parla di un essere speciale come quello – umano – ma, sicuramente, la maggior parte delle volte è così.

Ora, non significa che chi soffre di questi disturbi debba apparire triste per forza ma essi, stanno facendo riaffiorare quello che lo ha reso triste precedentemente e che ancora non è stato mandato via. Il fatto è che la malattia si palesa in base a ciò che abbiamo di più nascosto dentro, non in base a quello che manifestiamo al di fuori e agli altri.

Molto spesso, infatti, il sintomo è una specie di insegnamento. Non una punizione. Un insegnamento. E’ differente.

Sicuramente in molti metteranno questi malanni su un piano prettamente genetico e la biologia, come scienza, non è da eliminare ma non è neanche l’unica protagonista.

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La tristezza che proviamo, deriva soprattutto da un’abitudine di vita che può mentalmente sembrare giusta ma non lo è per il nostro essere più intrinseco e primordiale che, a lungo andare, si ribella.

Se nostro padre era abituato a vivere in un determinato modo, pensando di essere nel bene e nel giusto, e ci ha insegnato la sua stessa educazione ricevuta, sarà ovvio che come avremmo le sue stesse manie comportamentali, ci potremmo ritrovare con le sue stesse malattie.

Parlando nello specifico caso dei Polmoni, mi giunge sempre, da chiunque, la stessa domanda o la stessa affermazione: un mio parente è morto di cancro ai Polmoni. Fumava come un turco.

I turchi. Fumano tanto, sì. Ma non muoiono di cancro ai Polmoni. Muoiono di altre cose. Anche molte persone occidentali, fumano e bevono più ancora dei turchi, ma muoiono per altri motivi. I mass media, i medici e le aziende farmaceutiche, in questa parte di mondo che viviamo noi, ci dicono che se si ha un cancro ai Polmoni il motivo è il fumo. Praticamente solo il fumo.

Altre filosofie invece dicono che il cancro è il risultato del rancore e, i Polmoni appunto, la sede della tristezza. Ricordiamo che il rancore fa star male più a chi lo porta che a chi lo riceve. (Tumore fa rima con rancore).

Per queste dottrine e questi popoli, quello che noi consideriamo veleno, per loro non è minimamente contemplato e considerano invece “tossina” tutt’altro. Perdonatemi ma io non me la sento di dire che lo loro sono in torto e ad avere ragione siamo solo noi.

RosaPolmoniLa medicina orientale dice che una sana alimentazione mantiene sani anche i Polmoni. La stessa dottrina afferma anche che provare gioia intima e profonda, fa essere longevi. Saprete tutti che il DNA modifica la sua forma in base alle emozioni che proviamo. Leggi qui Questo è stato osservato e dimostrato scientificamente e non in Oriente.

Esistono infatti persone molto anziane che fumano ogni giorno e hanno sorpassato i cent’anni. Il fumo fa male. Sia chiaro. Colui che è felice al 100% non dovrebbe aver bisogno di fumare in teoria. Non avrebbe bisogno di questo appagamento. Dicevo quindi che il fumo fa male. Come fanno male tutte le porcherie che ingoiamo o che respiriamo.

Questo articolo non nasce per incitare a fumare, me ne guardo bene. Nasce per far capire la potenza delle nostre emozioni che è così grande da superare nettamente ogni altra forma di negatività-veleno che può colpirci. Questo è il mio umile e personale pensiero.

Questo è ciò che io, che non sono un medico, penso. So di non essere l’unica in questo mondo ma so che, purtroppo, l’informazione è limitata. E’ giusto ascoltare tutte le teorie e seguire quella che più si avvicina al nostro modo di pensare. Perché siamo esseri liberi. E se acquisissimo di più questo regalo che ci è stato fatto, chiamato Libertà, sicuramente saremmo anche più felici. Come anche i nostri Polmoni.

La felicità è la più grande medicina.

p.s. = per un maggior approfondimento ti consiglio anche questo mio articolo https://prositvita.wordpress.com/2018/02/04/il-dolore-e-nei-polmoni/ intitolato “Il Dolore è nei Polmoni” che puoi trovare nella sezione “Cerca”.

Prosit!

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La Fiaba del Padrone del Mondo

Oggi voglio raccontarvi una storia. Il mio intento è quello di spiegarvi perché a volte pare che la tracotanza, la maleducazione e la spocchia abbiano la meglio ed è praticamente inutile farsi troppo nervoso. Tutto parte da una filosofia che sta sempre più divenendo una teoria quasi… approvata. Si tratta della legge che dice come quello che noi emaniamo nell’Universo ci ritorna ma aspettate, non fate conclusioni affrettate. Non voglio innalzarmi a guru solito come quelli che ora tanto van di moda e proclamare che ciò che desiderate, basta crederci e vi arriva. No, è un po’ diverso. E’ uno stato d’animo. Un modo di affrontare la vita giorno per giorno, o meglio, minuto per minuto, in un determinato modo che non potrà che riportare determinate conseguenze. La favola che vi racconto oggi parla di due famiglie: la famiglia Gialla e la famiglia Viola, prendendo in particolar modo come protagonisti i due capofamiglia.

La famiglia Gialla viveva in una bella località marittima, un paese tranquillo, spesso soleggiato, dove tutti si conoscevano e tutti andavano d’accordo. Si era buoni e ci si dava una mano l’un con l’altro. Era una famiglia composta dal papà, la mamma, due figli e la nonna. Una famiglia di operai che viveva con poco ma conduceva una vita dignitosa. Una famiglia che viveva di sani principi e il “quieto vivere” era per loro la regola suprema dell’esistenza. La seconda famiglia invece, la famiglia Viola, era una famiglia che arrivava da fuori, da una grande metropoli e veniva spesso, durante l’anno, a passare le vacanze nel paesello di mare della prima famiglia. La famiglia Viola era composta dal padre, dalla madre, da due figli e da una nonna come la famiglia Gialla ma, al contrario della prima famiglia, questa era molto ricca e anche molto antipatica. Quando arrivavano loro sembrava fossero arrivati i padroni del mondo e calpestavano ogni tipo di buon senso esistente. La loro maleducazione toccava i limiti e nessuno nel paese poteva sopportarli. Loro facevano abbaiare il loro grosso cane al mattino presto della domenica, loro occupavano con la macchina due posti auto, loro cantavano a squarciagola durante le ore notturne, scrollavano la tovaglia sul terrazzo degli altri e si prendevano anche il diritto di sgridare e trovar da dire a chiunque per la minima cosa commessa. La famiglia Gialla, si trovava a condividere la stessa palazzina in quanto, i Viola, avevano comprato proprio lì, il loro appartamento. Ci sarebbe stato spesso da prenderli e dirgliene quattro ma, la famiglia Gialla, era composta da persone timorose, perbene, educate, sempre impaurite dall’andare contro qualcuno e vivevano cercando di evitare scontri e battaglie. Il padre dei Viola usciva da casa come un Sire e, con le sue belle scarpe, si avvicinava alla sua bella macchina e scaricava da lì bella roba. Non si guardava intorno, andava dritto, a testa alta, intoccabile. Incuteva rispetto e antipatia allo stesso tempo ma nessuno osava dirgli nulla. Il padre della famiglia Gialla invece, più buono d’animo e stanco di sopportare, rimaneva in casa imprecando contro il buon Dio affinchè scagliasse su quel tipo borioso tutta la sua ira sotto forma di fulmini e saette.

E qui mi fermo. La favola è, si può dir, terminata. Ma andiamo avanti con il ragionamento. Proprio questa è la parte più importante della storia. Prendendo come esempio i padri delle due famiglie abbiamo esattamente due opposti sullo stesso piano. Analizziamo le loro personalità e riassumiamo le loro principali caratteristiche:

Papà della Famiglia Gialla: educato, timoroso, rispettoso, probo, altruista, non farebbe del male a una mosca, si preoccupa per gli altri e cerca, con il suo comportamento, di essere sempre descritto come una brava persona. Il suoi motti sono “chi più ne ha più ne metta” e “….per il quieto vivere stò zitto”.

blog.girlpower.it

Papà della Famiglia Viola: tracotante, sicuro di sé, padrone, snob, irrispettoso, maleducato, egoista, altezzoso, borioso, ad esso non interessa nulla di quello che la gente pensa di lui soprattutto se in termini negativi. Lui è così, si fa la sua vita, l’importante è che stia bene lui. Il suoi motti sono “prima ci sono io poi tutto il resto” e ” contento io, contenti tutti”.

Rear view of man flexing biceps

Dal punto di vista emozionale e unicamente dal punto di vista emozionale tutto ciò ha un risvolto molto particolare. Tenendo conto che per l’Universo non esistono la maleducazione e l’educazione così come abbiamo creato noi nella nostra società, egli risponde solo attraverso l’emozione. Prendiamo come esempio il cane dei Viola che abbaia alle 7 della mattina di domenica, unico giorno di riposo per la famiglia Gialla ma che nonostante tutto non si osa a dire nulla per paura di litigi e ritorsioni. Quanti ce ne sono ad essere così! Un mucchio. Ora, è vero che il padrone del cane si sta comportando male, è vero che non dovrebbe permettere al suo amico a quattro zampe di fare così, è vero che sta mancando di rispetto al prossimo ma queste sono le nostre leggi non quelle dell’energia. L’energia cosa ne sa che è domenica, che sono le 7 e che voi volete ancora dormire? Con questo non intendo dire che si sta comportando bene ma semplicemente vorrei farvi capire che, a livello intrinseco, lui è comunque sereno. Voi no ma lui si. Lui è il padrone del mondo! E’ un Re! A lui che cavolo gliene frega che voi siete stanchi?! Lui non è stanco, è tranquillo come una lucertola stesa al sole. – Abbaia pure caro Fido, a noi nessuno può dirci nulla, qui comandiamo noi! – pensa. Ora, ditemi, cosa sta mandando quest’uomo che noi detestiamo nell’Universo? Ve lo dico io; sta mandando serenità. Ciò che manderebbe una lucertola mentre si gode i caldi raggi luminosi. Il suo vanto, la sua gloria, gli fanno credere di essere chissa’ chi e lui, quello emana: la potenza, l’onnipotenza. La tranquillità. Cosa gli torna secondo la legge universale? Potenza. Onnipotenza. Tranquillità. Lui si sente un capo supremo? Sarà un capo supremo. Voi, che siete nel letto, incavolati neri ma timorosi nel dirgli qualcosa invece, secondo la vostra morale vi state comportando in modo esemplare ma a livello emozionale, state emanando rabbia e paura. Nervoso e angoscia. Vi torneranno le stesse emozioni. Voi sarete sempre “calpestati” e non rispettati, lui sarà sempre intoccabile. Perché a voi il suo comportamento suscita un’emozione negativa mentre lui non ha emozioni negative che lo disturbano. Ha solo le sue e molto positive per giunta. Quando si spezza questo meccanismo? Quando anche voi farete subire a lui un’emozione. Sarà naturale che la sua reazione, violato per la prima volta nella sua vita probabilmente, potrà sfiorare la violenza e la disapprovazione nei vostri confronti. Sarà esagerata è normale, e lì, entrano in gioco altre emozioni, la sua rabbia e la vostra. A questo punto avete ancora più paura? O stupore? O magari gioia, finalmente, ce l’avete fatta. Ma dopo una vita vissuta nell’umiltà più totale dovrete esercitarvi parecchio per quest’ultima. Quello che è da comprendere è, che è solo per causa suo e causa vostra se a lui nessuno fa mai la multa e a voi si. Avete presente quando vi reputate degli sfigati? Se a lui la macchina funziona sempre e a voi no. Se lui trova parcheggio e voi no. Se il suo cane sta bene e il vostro male. Perché secondo voi, voi siete più bravi e non meritate certe cose, lui che è cattivo le meriterebbe. No. Non è così. L’Universo non ragiona così. Per l’Universo non ci sono i bravi e i cattivi, ci sono solo specchi. E voi farete solo la vita che nasce dalle emozioni che provate e lui….. lui è il padrone del mondo! Ora vi starete dicendo che però è sbagliato comportarsi male nei confronti degli altri. Certo, avete ragione, questo è sicuramente un discorso che va affrontato. Con questo post non voglio assolutamente suggerire di maltrattare il prossimo, il messaggio è completamente un altro. Non dovrete mai nuocere agli altri ma semplicemente credendovi anche voi i: padroni del mondo. Anche perché lo siete. Siete padroni di voi stessi e della vostra vita. Il vostro cane non dovrà abbaiare alle 7 della domenica mattina per dimostrarlo ma quando parcheggiate non ponetevi il problema che forse potrebbero farvi la multa. E’ difficile lo so ma non impossibile. Secondo voi, il papà dei Viola, si pone questa domanda? No. Non esiste neanche nelle sue idee. Altrimenti mica parcheggerebbe occupando due posti oppure in divieto di sosta per intere settimane con l’auto fasciata come un salame. Quando uscite, quando camminate per strada, quando andate a lavorare, sentitevi padroni del mondo. Non occorre la tracotanza per fare ciò ma l’amore per voi stessi. Questa sarà la differenza tra voi e lui. Ma otterrete lo stesso risultato. Se se lo crede lui, che fondamentalmente è un cafone, un maleducato e un borioso non vedo perché non possiate credervelo voi. E non dimenticate una cosa: nel momento in cui una persona, per credersi tale, deve nuocere agli altri, è fondamentalmente una persona triste che compensa. Un infelice. Nonostante la sua spocchia e la sua alterigia è soltanto un pivello che potrete mettere a tacere quando volete. Siete voi che non osate. Perchè permettete alla sua energia di essere più potente. E un domani, lui riceverà comunque ciò che ha seminato nella vita. Senza contare che ha già una grande condanna sulla testa per essere una persona triste e infelice. Io mai mi metterei al suo posto. Penso sia il più grande dazio da dover pagare senza augurare altro. Senza mai far del male agli altri sentitevi di più Onnipotenti. Non associate subito questa parola al “comportarsi male, al vantarsi, all’essere alteri ed egoisti”. Onnipotenti non vuol dire questo. E’ la nostra educazione che avvicina questo termine a tali modi di fare ma non è così. Oscar Wilde diceva: l’egoismo non consiste nel vivere come ci pare ma nell’esigere che gli altri vivano come pare a noi. E’ vero! E’ un filo sottile ma è così. Vivendo come pare a noi può essere che automaticamente obblighiamo gli altri a vivere altri modi e questo è ciò che non dobbiamo fare. Si è Onnipotenti sprigionando amore, essendo felici, sicuri, positivi. Questo significa essere Onnipotenti. Questo significa essere: i padroni del mondo.

Prosit!

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