Strane coincidenza tra la Carige e i topi d’appartamento

Per chi non lo sapesse sono ligure e vivo in Liguria, in provincia di Imperia precisamente. Nella mia regione, la Carige (Cassa di Risparmio di Genova e Imperia) è la Banca delle banche. Da sempre amata.

Quando ero bambina, la filiale del mio paese era quella più elegante di tutte. Molti miei amici e parenti avevano il conto in quella che era la Banca della loro regione. Oggi sappiamo che è fallita (tecnicamente – praticamente lo Stato gli fa da garante). Abbiamo appreso la notizia a dicembre (2018).

Sapete bene, se mi seguite e mi conoscete, che vivo la mia esistenza in modo un po’ diverso rispetto alla maggior parte delle altre persone sotto tanti punti di vista. In particolar modo nei confronti dei messaggi che l’Universo vuole mandarci. Ossia, da una situazione apparentemente semplice, vedo se riesco a trarne un messaggio in più, ulteriore, criptato. Solitamente è così. Questo fa si ch’io mi ponga sempre delle riflessioni quando accade qualcosa, le quali però possono essere difficili a volte da tradurre. Ma ci provo.

Ebbene, verso ottobre (2018) iniziai in modo significativo, quasi esagerato oserei dire, a leggere notizie di furti e topi di appartamento. Nella zona che vivo, un boom di ladrocini stava piegando in due molti abitanti che si trovavano con l’appartamento sottosopra e la privazione di oggetti o soldi a loro cari. La gente intorno a me iniziava a parlare di questo fenomeno che, solitamente, appartiene alla stagione estiva, a quando si dorme con le finestre aperte facilitando l’azione dei malviventi ma, stranamente, quest’anno, in autunno, le case venivano derubate e saccheggiate oltre misura.

Iniziai a preoccuparmi un po’. Perché l’Universo mi stava dando quelle notizie? Quale era il senso? Cazzarola… dovevo subire forse un furto? Oh cavoli… no…

Ma qualcosa, lo sentivo, non quadrava. Percepivo bene, dentro di me, che un furto non mi apparteneva. Non era una “lezione che dovevo imparare”. Subire un furto può voler significare molte cose inerenti, ad esempio, alla Legge dello Specchio ma che ora, perdonatemi, non ho tempo di spiegare. Vi prometto un articolo solo su questo.

Fatto sta che, vagliando le diverse ipotesi, mi trovavo estranea a tali messaggi.

No, non devo subire nessun furto… ma… allora cosa…?“.

I furti si aggravarono ulteriormente e divennero ancora più numerosi quando, i primi di dicembre (2018), arrivarono i giostrai del Luna Park verso i quali esistono molti pregiudizi, forse perché associati ancora agli zingari. Caspita… proprio in questo periodo ma tu pensa!

La gente aveva paura. Iniziava ad agire allo scopo di difendersi. Proteggeva le sue cose il più possibile. I lucchetti presero vita così come l’aggiunta di serrature e l’affittare magazzini e garage. Non si leggeva e non si parlava d’altro. Che diamine!

Poi… verso metà dicembre (2018) mentre la fase del consumismo toccava il suo picco più alto, visto l’avvicinarsi delle feste natalizie, ecco la notiziona: la Carige è fallita.

No vabbe’ però aspettate, resta ancora in piedi. Cioè, voglio dire, non togliete i vostri soldi dalla Banca, lasciateli lì al sicuro perché se li levate da lì per metterveli in casa… e arrivano i topi d’appartamento che in ‘sto periodo stanno facendo razzia, lo capite o no?

Ohu! Lo capite o no? Ora che le notizie vi hanno fatto spaventare per bene, che vi hanno costretto a difendervi, che vi hanno traumatizzato iniziando due mesi prima… lo capite o no?

Beh, ma allora si potrebbero togliere dalla Carige e mettere in un’altra Banca. Eh ma… la Carige non è la prima che fallisce, e proprio scemi del tutto non lo siamo più, sappiamo bene che altre banche sono sull’orlo del fallimento, è solo questione di tempo… la cosa migliore sarebbe proprio quella di metterli sotto al materasso ‘sti soldi ma… porca la miseria! Poi arrivano i ladri! E’ un dato di fatto!

E poi comunque ci obbligano a non poter pagare sopra una certa cifra se non abbiamo un conto corrente, ci obbligano a non poter riscuotere uno stipendio se non abbiamo un conto corrente, ci obbligano a non poter compiere alcune operazioni in contanti… quindi…

E quindi si continua così. Mi interessava solo mostrare questa strana situazione delle coincidenze, là, dove per alcuni – il caso non esiste – (appunto!) e dove altri parlano di manipolazione che le notizie dei mass media effettuano su di noi.

Fatto sta che ci siamo spaventati. E per quanto riguarda gli immigrati ci siamo incazzati. E per quanto riguarda i vaccini ci siamo persi. E per quanto riguarda… E per quanto riguarda l’informarci ci siamo… Dio quanto siamo pigri!

Ma è così difficile da capire?

Ah! A proposito, dei topi d’appartamento non si è più parlato. Hanno smesso di lavorare. Non stanno più rubando in questo periodo (febbraio 2019) o comunque, notizie su di loro, non se ne leggono più al momento.

Prosit!

photo lariviera.it – bdtorino.eu – it.ejo.ch – julienews.it – benesserepatrimoniale.it – libero quotidiano.it

Buon Natale, Buon Natale e che sia quello buono e poi…

… e poi zucchero e miele!

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Buon Natale, Buon Natale
ma che sia quello buono
che ti porti un sorriso e la gioia di un dono
sotto l’albero stanco di frutta e di mele
è un Natale più bianco se viene la neve
e se brilla una stella cometa lassù vorrei tanto ci fossi anche tu.
Buon Natale, Buon Natale,
ma che sia quello vero
e poi zucchero e miele
e un augurio sincero
per un giorno di festa e di felicità
per ognuno che resta e per chi se ne va
e adesso mi chiedo fra tanti perché
è Natale e non sei qui con me.
Buon Natale, Buon Natale
canterò una canzone
Buon Natale, Buon Natale
qui va tutto benone
specialmente se scrivi due righe per me
e se torni c’è ancora un regalo per te
e chissà se ritorni, se resti, se vai
è Natale se tu tornerai.

Ecco. Questa è la mia canzone del Natale.

E’ la mia canzone del Natale perchè da bambina, ogni anno, a Dicembre, la cantavo assieme ai miei genitori e mi riporta piacevolmente a un tempo che fu. Si tratta di un testo di Paolo Barabani che ascoltavo nel mio vecchio mangiacassette. Quello grigio, rettangolare, con il tasto REC tutto arancione. Giravo per casa con il registratore tra le mani e canticchiavo costantemente questa specie di filastrocca. Riconosco oggi che il testo non è dei più allegri ma ricordo che amavo di lui alcune parole come: zucchero, miele, stella cometa, neve e mele che mi facevano viaggiare con la fantasia in una fiaba fatta di dolci e ambienti surreali.

Era per me serena come una ninna nanna ma anche golosa come le glasse colorate al Luna Park che sempre arrivava in quel periodo. Come accade ancora oggi. Almeno nel mio paese.

Sì, lo so che l’unico passato che fa bene è quello di verdura ma… che volete farci, alcuni ricordi è come se cullassero il cuore.

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Oggi, sugli auto-scontri e nella casa degli specchi ci vanno i miei futuri eredi, ed è ancora tutto così vivo dentro di me.

Quell’aria frizzante che punge il viso scivolando giù dal Toboga con quei tappeti sgualciti e pesanti. Quelle luci accecanti, quella musica che rimbalza nel petto… e, immancabilmente, tutto ciò lo scriveranno in tanti vista l’atmosfera di questi giorni. Non posso fare a meno di rammentare il presepe costruito assieme a papà e la mia trepidazione di quando vedevo mamma arrampicarsi con la scala sul soppalco per tirare giù le tanto attese scatole che sapevo contenere una miriade di meraviglie: ghirlande luccicanti, striscioni luminescenti, palline decorate, statuine, carta, cotone.

E poi eccolo spuntare. Sempreverde, in attesa, volenteroso di sgranchirsi i rami, ai miei occhi. Il piccolo abete da abbellire.

Alcune palline si rompevano col passar degli anni e mamma le riparava con maestria. Papà invece, creava delle finte montagne per i pastorelli che dovevano raggiungere la grotta di Gesù Bambino. Quando ho avuto mio figlio, non avevo più molto di quel materiale e, il voler festeggiare il nostro Natale, ci ha condotto ad acquistare nuove cosine carine per decorare la nostra casa e il nostro albero. Quel gesto, quella situazione, io l’ho tradotta come calore e famiglia e ben poco m’importava, in quel momento, della festa in se’ e del suo significato, dei soldi, della commercializzazione che molti discutono. Era la mia festa, il mio Natale. Il nostro Natale.

Anche per noi sono passati diversi anni e anche le nostre palline, come quelle di mia mamma e di mio papà, sono andate via via rompendosi e danneggiandosi fintanto che, quest’anno, siamo dovuti andare ad acquistarne altre. Oltre a non essere brava come mia mamma, desideravo anche rinnovare il nostro abete. Ero emozionata. Non per gli oggetti ma per noi.

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Quest’anno sono gialle e rosse ma un domani? Chissà? E ancora ricorderò i nostri primi addobbi acquistati così, come ancora ricordo, gli ornamenti di me bambina. E la nostra Vigilia, magica, fantastica, che inizia quando Babbo Natale è ormai di nuovo alto nel cielo e il silenzio ricade sui visi emozionati che tanto hanno atteso.

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Questo è il mio modo, sicuramente strambo, per augurare a tutti voi un periodo natalizio sereno e felice (prosit! sempre!) ma per augurare un Buon Natale soprattutto a quegli occhietti gioiosi che mi fissano vispi pensando ai doni.

Questo era il tempo in cui ancora si viveva un classico Natale. Oggi, il mio Natale è più alchemico. E’ la rinascita di un Sole nuovo, fuori e dentro me, ma per tutto c’è un tempo. Per questo è giusto che i bimbi abbiano la facoltà di vivere ciò che più desiderano.

Prosit!

photo deabyday.tv – lagazzettadisansevero.it