L’Ottimismo di Rob

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^Presentazione sul tema: “ROB E’ IL TIPO DI PERSONA CHE TI FA PIACERE ODIARE”

– Rob è sempre di buon umore e ha sempre qualcosa di positivo da dire.

– A Rob, quando gli chiedi come va, lui risponde: “se andasse meglio di così, sarei due persone!”

– Rob è un ottimista riesce sempre a far vedere il lato positivo della situazione.

Un giorno chiesi a Rob: “Io non capisco, non è possibile essere ottimisti ogni giorno, come fai?” 

Rob mi rispose “Ogni giorno mi sveglio e mi dico, oggi avrò due possibilità. Posso scegliere di essere di buon umore o posso scegliere di essere di cattivo umore. E scelgo di essere di buon umore. Quando qualcosa di brutto mi succede io posso scegliere di essere una vittima o di imparare da ciò. Ed io scelgo di imparare. Ogni volta che qualcuno viene da me a lamentarsi per qualcosa, io posso scegliere di accettare le lamentele, o posso scegliere di aiutarlo a vedere il lato positivo della vita. Ed io scelgo il lato positivo della vita. 

“Ma non è sempre così facile Rob!” gli dissi.

“Si, lo è ” disse Rob, “la vita è tutta una questione di scelte. Sta a te scegliere come reagire alle situazioni, sta a te decidere come lasciare che gli altri influenzino il tuo umore. Tu scegli se essere di buon umore o di cattivo umore. Alla fine sei tu a decidere come vivere la tua vita”. 

Dopo quella conversazione ci perdemmo di vista, ma spesso mi ritrovai a pensare alle sue parole quando dovevo fare una scelta nella mia vita. Ho saputo che Rob aveva avuto un brutto incidente sul lavoro, era caduto da 18 metri di altezza, gli misero una piastra d’acciaio nella schiena. Sono andato a trovarlo e gli ho chiesto come si sentisse.

“Se stessi meglio sarei due persone” mi rispose. 

“Ma come fai ad essere così positivo dopo quello che ti è successo?”

“Mentre stavo cadendo, la prima cosa che mi è venuta in mente è stata la mia bimba. Poi mentre giacevo per terra, mi sono detto che potevo scegliere di vivere o di morire. Ed ho scelto di vivere”. 

“Ma non hai mai avuto paura?”

“Si, quando mi hanno portato in ospedale ed ho visto l’espressione sul viso dei medici. Perché era come se guardassero ad un uomo morto. Dissi: operatemi da uomo vivo, non come se fossi già morto! Ho avuto paura, perché era come se guardassero ad un uomo morto.” 

Rob insegna che ogni giorno abbiamo la possibilità di scegliere di vivere la vita pienamente. Quindi è inutile preoccuparsi sempre per il domani, perché ogni giorno ha i suoi problemi su cui scegliere di vivere, dopo tutto, oggi è il domani di cui ti preoccupavi ieri.

Vivi pienamente ogni giorno, ogni respiro, e soprattutto, ogni amico.

Buona Giornata! Suono e “accorgimenti” by Soraya^.

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Ho trovato questo scritto sul Web e nonostante (forse) l’enfatizzazione del contenuto, due frasi che ho sottolineato, mi hanno molto colpito:

– Operatemi da uomo vivo!

– Oggi è il domani di cui ti preoccupavi ieri.

Quando un medico deve operare, difficilmente, secondo me, lo fa senza speranza. Ce la mette tutta e molto spesso è convinto di riuscire utilizzando tutti i mezzi di cui dispone. Ma il discorso non voglio rivolgerlo al medico, voglio rivolgerlo alla sensazione di Rob che sottolinea l’essere vivo. L’essere ancora vivo.

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Non importa cos’ho, non importa quanto grave sia il danno, io ADESSO sono vivo!

E’ strabiliante se si pensa a quante persone si danno per spacciate pur avendo ancora un cuore che batte in quel mentre, dell’aria che entra nelle nari, del sangue che viaggia all’interno dei capillari.

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La condizione. Ciò che ci spaventa è ciò che abbiamo visto e vissuto da altri. E’ normale morire per quella determinata malattia, per quel particolare incidente, in quelle determinate condizioni. E’ successo a tutti. Invece no, non è successo a tutti. C’è chi si è salvato, ma è come se ci venisse comodo pensare che in quel caso si è trattata di straordinaria fortuna o qualche santo che a noi non è concesso avere come amico.

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E’ la paura che ci fa ragionare così, sono le esperienze, i ricordi delle esperienze, ma in realtà è, in quel momento, un qualcosa di ancora finto. E’ finzione. Perché no… non si è ancora morti.

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Vi ricordate quella storiella, non mia, che vi raccontai tempo fa? Ve la ripropongo:

Un giorno un saggio che stava recandosi in pellegrinaggio in un piccolo villaggio dell’India, incontrò sulla sua strada il signor Colera. Il saggio gli chiese dove stesse andando così di buon’ora e il signor Colera gli spiegò di aver ricevuto il mandato di prelevare 500 anime dalla Terra.

– Dal momento che il pellegrinaggio è molto affollato e le condizioni igieniche lasceranno a desiderare è il posto ideale per compiere la mia missione! -.

Quando il saggio fu di ritorno dal pellegrinaggio, pensò tuttavia che il signor Colera gli avesse mentito giacchè invece di 500 anime, come gli aveva detto, ne aveva prelevato 1.500. Pensò – Ah! Se lo rivedo quello là! -.

Fu in quell’istante che incontrò nuovamente il signor Colera. Gli chiese allora – Ebbene, e gli altri 1.000? -. Il signor Colera si affrettò a rispondere – C’era, al pellegrinaggio, anche il signor Paura: gli altri 1.000 se li è portati via lui –“.

tratto da “Metamedicina – Ogni Sintomo è un Messaggio” di Claudia Rainville.

Di colera si muore. Punto. Questo è quanto. Perciò così è.

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Ecco perché tanti filosofi, tanti studiosi di medicine alternative si preoccupano sempre di sottolineare come la paura, la preoccupazione, siano in realtà le nostre più grandi nemiche. Siano in realtà la causa principale di malattie e morti. Ecco perché vogliono convincerci a vivere pensando in modo positivo e vogliono insegnarci che possiamo governare il nostro corpo anche nel senso opposto. All’incontrario.

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E’ un tema sempre molto difficile da comprendere e soprattutto da svolgere, ma penso sia bene piantare dei semini che sicuramente germoglieranno, con il tempo, con la fatica, con la voglia.

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Rob è un altro dei tanti che non si stanca nel dire di essere ottimisti, di emanare frequenze positive per correlarci alle energie buone che ci circondano, per essere protetti, per stare bene. Per essere vivi finchè si è vivi. Per rimanere vivi.

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E’ anche questione di allenamento. Io ci sto provando e devo dire che funziona. La vita la trascorro diversamente. E’ più appagante. Non posso stabilire quando arriverà la mia fine ma quello che mi è dato di vivere ora, lo conduco in modo migliore, in un modo che mi fa stare meglio.

E se sono viva, con tutto quello che può succedermi, voglio comunque sentirmi viva.

Prosit!

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Che cosa sei? Io sono questo Momento.

– Dove sei? –

– Sono qui –

– Che ora è? –

– E’ adesso –

– Che cosa sei? –

– Io sono questo momento –

Questo brevissimo dialogo è tratto dal film “La Forza del Campione” (Peaceful Warrior – Guerriero di Pace) di Victor Salva con Nick Nolte e Scott Mechlowicz. Si tratta di una storia realmente accaduta e scritta proprio dal protagonista Dan Millman, illuminato da giovane, da quello che potremmo definire, un maestro spirituale. Ovviamente, vi consiglio di guardarlo. E’ un film moderno, molto carino, anche divertente sotto certi punti di vista e adatto a tutti. Potete trovarlo anche su Youtube, diviso in due tempi, ma completo e in italiano. Mi è stato consigliato da mia mamma, autrice del blog “L’Universo nel mio Silenzio” nel quale, in un suo post, ha condiviso questo spezzone:

Oggi non racconterò la trama di questa pellicola ma vorrei spiegarvi il famoso – Qui e Ora – che sicuramente avete già sentito nominare e che è anche il discorso clou del film in questione.

Leggiamo di questo – Qui e Ora -, parliamo di questo – Qui e Ora – ma, realmente, che cos’è? Cosa vuol dire?

Come spiega lo stesso Nick Nolte, soprannominato ironicamente “Socrate” dal ragazzo coprotagonista, nonostante il – Qui e Ora – sia comunemente un Lasso di Tempo, significa buttare via la spazzatura. Molte persone lo hanno già spiegato prima di me e probabilmente anche meglio ma, nonostante tutto, c’è chi ancora non lo capisce. Ed è ovvio, perché è praticamente quasi inconcepibile. Inconcepibile per le nostre menti.

Letteralmente significa vivere solo ed esclusivamente il momento Presente.

Stai cucinando un piatto di spaghetti? Tu sei solo ed unicamente lì. Tu sei gli spaghetti, l’acqua che bolle e che evapora via in una nuvola impalpabile, sei quella trasformazione chimica, sei quella pasta ancora dura color paglierino, sei la veemenza di quel fuoco e le sue tinte, sei quel rumore di energia che cuoce, sei il fluttuare in aria di quell’odore, sei il luccicare della pentola che rispecchia buffe e distorte immagini della stanza che ti circonda. Concentrati li. Non è vero che intorno a te non accade nulla. Sta accadendo tutto quello che ti ho appena elencato. Non pensare più a ciò che è accaduto prima, nemmeno ad un attimo prima o ad un giorno prima. Non pensare al dopo, al tuo futuro, sia prossimo che no. Non pensare che ora dovrai apparecchiare la tavola, lo farai a momento debito e, quando lo farai, tu allora sarai la tavola, la tua tovaglia, la posizione dei tuoi cari.

Non pensare che ieri tuo figlio ha preso un brutto voto a scuola. E’ ieri. E’ passato. E’ andato. E’ accaduto. E’ finito! Non esiste più! Ha avuto una fine.

Non pensare che dovrai andare dal dentista domani. E’ domani. E’ futuro. Non esiste ancora. Non c’è. E’ irreale! Esiste solo nella tua mente.

Ora, è irreale. E tu ti stai già facendo invece avvolgere da emozioni reali. Vere.

Oppure, ti stai ancora facendo avvolgere da emozioni tangibili ed esistenti, quando ormai la cosa non esiste più.

Riuscendo invece a vivere unicamente il Presente, cosa accade? Accade che tutte le nostre energie, senza dispersione alcuna, vengono concentrate in quella sola cosa. L’Essere Umano è un costruttore e divulgatore di Energie. Queste energie, sotto la forma di microscopiche molecole, vengono emanate da lui e vanno dove vengono mandate. Nel caso dell’esempio di poc’anzi, il 20% di queste energie, andrà nel brutto voto preso dal figlio il giorno prima con tutte le conseguenze del caso, un altro 20% andrà al dentista con tutte le preoccupazioni del caso, un 20% andrà nel dover preparare la tavola con l’emozione di veder rincasare gli altri componenti della famiglia, un altro 20% andrà alla tua amica che non vedi da tanto, alla bolletta che devi pagare, al ricordarti di fare la lavatrice, al libro che non vedi l’ora di leggere, a quel sugo nuovo che hai scoperto ma che oggi non hai tempo di preparare….

L’ultimo 20%, quando va bene, va agli spaghetti che stai cucinando. Un’azione semplice in questo caso che, secondo noi, non richiede concentrazione ma in realtà, quegli spaghetti, sono il tuo Presente, sono Te. Sei tu.

Al di là del fatto che non hai donato a questo momento tutto il tuo 100% di energia, e quindi potresti scuocerli, scottarti, salarli troppo, etc, etc… quegli spaghetti non conterranno una parte della tua anima ma, soprattutto, hai permesso alla tua mente di riempirsi di spazzatura. Spazzatura perché erano tutte cose che, “in quel momento”, ripeto: in quel momento, non servivano. Anche se belle.

L’immondizia non è schifo. L’immondizia è roba che eliminiamo perché non serve più.

Riuscire a fare questo è difficilissimo. Non per essere drastici e pessimisti, io sono l’esatto contrario, ma mi sento di dire che è davvero d-i-f-f-i-c-i-le. Anche per la sottoscritta.

Pensiamo solo al momento in cui mi devo lavare i denti, alla sera, prima di andare a dormire. So già che mi recherò in bagno, che prenderò il mio spazzolino scegliendolo tra gli altri, che su di esso metterò il dentifricio. Lo so bene, prima ancora di compiere l’azione. Vivo perciò automaticamente nel futuro in quegli istanti. E’ dura concentrarsi sul fatto che “in bagno non ci sono ancora, ci sto andando e sto attraversando la cucina e l’anticamera e ora vedo la mia toilette così bella proprio come piace a me”. E’ quasi come vivere in un continuo stato di nirvana. Ma se si riesce: si libera la mente. Per lo meno il più possibile. Questo è lo scopo. Ci si alleggerisce l’animo. Si vive meglio. Più serenamente e più in salute. Meno malattie o malesseri. Perché si è qui. Solo qui. E Qui, non c’è nient’altro.

A volte ci riesco. E quando ci riesco sento davvero tutta la mia potenza, tutta la mia concentrazione in quella data cosa. E quella cosa diventa magnifica. Letteralmente magnifica. Magnifica non nel senso di bella, nel senso di perfetta, che meglio non poteva venire. E, a sua volta, essa diventa forte e, se caso mai fosse dovuta servire a qualcosa, quel qualcosa arriva, giunge a me perfetto proprio come lo volevo. E’ una sensazione meravigliosa. Si sentono le farfalle nello stomaco come quando ci si innamora di qualcuno. I brividi sulla pelle.

A volte ovviamente non accade. Basta il rientro di mio figlio che ha bisogno della divisa pulita per poter andare a giocare a calcio che… puff! Tutto diventa evanescente e se ne va, e la mia mente inizia a pensare che quando avrò finito di lavorare dovrò preparare quella roba, e che c’è brutto tempo forse non si asciugherà preventivamente e che poteva metterla nel bidone degli indumenti sporchi così l’avrei vista subito invece… non ci ho pensato, e che però ok, vuole andare a giocare a calcio ma non ha ancora fatto i compiti e vuole la roba pulita da me, però ieri, quando gli ho detto di mettere a posto camera sua non l’ha fatto…. E quante volte accade così vero?

Riguardo all’educazione che ho dato a mio figlio non mi dilungo perché la reputo alquanto particolare perciò, tutte queste elucubrazioni in realtà non esistono, ma fanno parte della maggioranza delle persone come hanno fatto anche parte di me, se non in questa, in mille altre circostanze. Ed è comunque vero che a me succede di perdere quell’occasione, quell’occasione per poter vivere solo ed esclusivamente il Presente.

E quando quegli spaghetti sono cotti e pronti, e sono nel nostro piatto, quante volte chiudiamo gli occhi e, lentamente, assaporiamo con immensa gratitudine ciò che stiamo per mettere nella nostra bocca e ci nutrirà? Ci permetterà di vivere. Quasi mai se non… proprio mai. Quegli spaghetti sono un nostro prodotto. Una nostra – creazione -. Ora entreranno nel nostro organismo e permetteranno alle loro sostanze nutritive di appagare il nostro corpo, di renderlo forte, vitale. Di spegnere il nostro senso di fame, una richiesta del nostro fisico che stavamo sentendo. Quegli spaghetti appartengono alla nostra vita. Ma noi li ingoiamo senza nemmeno masticarli, oppure li trituriamo sotto ai denti per ore nella piena svogliatezza. Addirittura magari guardiamo il cellulare o continuamente l’orologio mentre ci nutriamo, quando invece dovremmo ringraziare quel cibo che contiene un po’ di noi e tutte le sue virtù.

– Che ora è? –

– E’ adesso! –

– Che ora è?! –

– E’ ADESSO!! –

Devo fermarmi. Ho già scritto troppo. Rischierei di tediarvi e confondervi soltanto. In fondo, come inizio basta e avanza direi. Concentratevi su ciò che siete in quel momento. Provate. Iniziate così e noterete già grandi cambiamenti nella vostra vita.

Concentratevi.

In futuro approfondirò sicuramente.

Grandi appassionati e professionisti di questa dottrina non troveranno esatte alcune mie spiegazioni (sto vivendo nel futuro) ma ho cercato di rendere semplice un concetto complesso e ostico come primo impatto. Nel momento in cui decidete di analizzare maggiormente l’argomento io ci sono e ci sono anche tanti scritti e tante esaurienti esposizioni in rete o su libri inerenti.

Prosit!

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Ma Tu, chi ti credi di Essere?

Cercando il termine – Onnipotenza – e andando nelle immagini dei risultati inerenti ad esso, ci si imbatte in citazioni come questa che trascrivo in quanto come foto ha una risoluzione bassissima e non riuscireste a vederla:

Definizione

” L’Onnipotenza è una difesa con la quale il soggetto risponde a un conflitto emotivo o a fonti di stress interne o esterne comportandosi come se fosse superiore ad altri, come se possedesse speciali poteri o capacità “. (Cit.)

E’ giusto. Questa conclusione, se vista da un lato, mi permetto di dire clinico e psicologico, è assolutamente esatta. C’è un problema però, ossia che ci hanno insegnato a vederla solamente da questa prospettiva. O per lo meno, al 90%.

Quasi mai ci hanno spiegato che, Onnipotente, equivale a NON sentirsi Impotenti e, per questo, sentire in noi di possedere tutte le capacità per arrivare dove vogliamo e per essere ciò che vogliamo.

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Quando vi dico e vi consiglio di sentirvi tali – Onnipotenti -, e oggi forse annoierò chi ha già capito questo concetto ma, ahimè, c’è ancora qualcuno che non l’ha compreso, intendo semplicemente tradurre quello che in realtà è un essere perfetto e divino come l’Essere Umano. Un essere perfetto e divino come qualsiasi cosa sulla faccia della Terra, così come anche ciò che non possiamo nè vedere, nè toccare. Mi riferisco in principal modo alle opere della Natura ma anche quelle dell’Uomo possono essere tali.

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Non auto-limitatevi, non auto-offendetevi, non auto-amputate le ali che possono condurvi ovunque vogliate.

Siamo figli dell’Universo costituiti dalle stesse sue molecole. Siamo prolungamenti di esso. Della nostra Terra, dell’energia che ci circonda. L’Universo è Onnipotente, la Terra è Onnipotente, il più piccolo insetto del pianeta è Onnipotente, Tu sei Onnipotente.

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Ricordo col sorriso l’avventura e l’entusiasmante iniziativa di un ragazzo danese che girava per le strade di varie città con un cartello in mano sul quale sopra c’era scritto – TU SEI MERAVIGLIOSO! RICORDATELO! – .

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Un messaggio che restituisce la fede nell’essere umano perché qualcosa di più grande di noi, dentro alle nostre viscere, capisce che è vero! Che è proprio così! Si, certo, io sono meravigliosa!

La Tua meraviglia è Onnipotente. E’ intaccabile! Non permettere che venga scalfitta!

Urlalo a squarciagola!

E, senza imbarazzo, evitiamo di pensare “Cavoli… speriamo che nessuno mi abbia sentito”. Siamo alle solite. – Soffochiamo l’esaltazione e l’ambizione delle menti e degli spiriti. Teniamoli bassi per governarli al meglio! -.

Scuole, società, governi, religioni a schiacciarci giù. – Onnipotente? Tu? Di Onnipotente c’è solo un Dio che nessuno però ha mai visto -.

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L’Onnipotenza invece c’è, esiste, è ogni giorno attorno a noi. Siamo noi. Essa si può toccare, si può vedere, si può sentire e percepire. Siamo l’Immensità. I quotidiani miracoli della vita, il nostro corpo che si trasforma ogni giorno in processi biologici perfetti. Le nostre emozioni che arrivano e vanno. Questa è Onnipotenza. Chi l’ha detto che ci è sconosciuta? Colui che si fa chiamare “potente”, dopo aver tolto l’onni per falsa umiltà. Per essere più creduto. Per avere labbra più grandi alle quali tutti ci si sarebbero appesi.

E allora amati per questo Dio che credi esistere. Non umiliare colui che ti ha creato, non offendere la sua più grande realizzazione. Ma in quale controsenso vivi? E se non hai Dio a cui credere forse è perché riconosci che ogni più piccolo atomo esistente è già Divino. E’ già così minuscolo e grande.

E non starò più a ripetere le solite frasi che sentirsi Onnipotente non significa mancare di rispetto agli altri e comportarsi con arroganza e bla, bla, bla…. Spero che questa volta sia chiaro il concetto.

Viviamo in un corpo nato perfetto, dotato di una mente nata perfetta, su un pianeta nato perfetto.

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Perciò, tu chi ti credi di essere? Impariamo a dirlo anche con un altro tono. Più lentamente. E trasformiamolo in – Ma tu, chi sei? -. Traduciamo bene le parole del Vangelo che tanto hanno da insegnarci ma purtroppo sono state riportate in modo un pò… ambiguo… per così dire.

– Ma tu chi sei? -, – Io sono il Figlio di Dio -.

E Dio creò l’uomo a sua immagine e somiglianza.

Questo è il mio concetto di Onnipotenza.

Prosit!

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Le Cellule del mio Grasso vanno fino in Africa

In questo post, se anche le prime righe dovessero sembrarvi parecchio strambe vi consiglio di continuare nella lettura per capire così che non mi sono ammattita del tutto e per comprendere anche un qualcosa che forse avete sempre sottovalutato: la potenza del nostro volere, servita qui, su un piatto d’argento.

Sono sempre stata convinta, e in questo caso l’ho provato sulla mia pelle, che se al FARE aggiungiamo anche un qualcosa in più, attraverso il nostro cervello, otteniamo un risultato molto più grande. Quel qualcosa in più si chiama: ORDINE. Dare un ordine. Un comando. COMANDARE = con + mandare. Ossia mandare attraverso il nostro pensiero.

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Vi spiego subito. Se io vi dicessi che mentre cammino in spiaggia e guardo l’orizzonte le mie cellule di grasso si staccano da me e volano verso chi ne ha bisogno? Oppure, che mentre sto facendo ginnastica nella mia camera esse cadono a terra e io poi le spazzerò via e le butterò nella pattumiera?

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Pensereste che il cervello io, me lo sia bevuto. Vi capisco, ma fatemi continuare. Vedete, il progetto di cui vi sto parlando è quello del dimagrire. Lo prendo come esempio ma il meccanismo può essere applicato ad ogni cosa che noi facciamo nella vita.

Ora, se io vado a camminare in spiaggia per tonificare il mio corpo, per perdere peso, per elasticizzarmi e via discorrendo, naturalmente dimagrirò (accompagnando l’attività ad una dieta equilibrata e una vita sana).

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Però, ipotesi, quanto grasso perderò? Allora… cammino per circa 4 Km, peso per esempio 60 Kg, sono una donna e brucio più o meno 200 Kcal. Ho praticamente perso 7 grammi di grasso (si lo so che vi sembra pochissimo ma il grasso è una cosa, il peso è un’altra). Fin qui, tutto perfetto. Un calcolo matematico praticamente. Io mi sono mossa e automaticamente ho bruciato energia. Quel tot.

Se però io, oltre a camminare per 4 Km, immagino anche letteralmente che le mie molecole di grasso si staccano dal mio corpo e mi abbandonano, quando arriverò a casa e farò i miei calcoli, noterò che grammi di ciccia in realtà ne ho persi 10, o 9, o 12, insomma, di più. Non ci credete? Provate! E’ gratis.

Naturalmente per fare questo ci vuole convinzione e per far nascere la convinzione in noi, edulcorati da mille altri impedimenti che ci sono stati insegnati nella vita, bisogna trovare uno scopo. Un qualcosa che ci interessa particolarmente. Gli esempi possono essere tanti:

– possiamo immaginare che queste molecole vanno a rinvigorire bambini denutriti

– possiamo immaginare che cadono e il vento le spazza via

– possiamo immaginare che di esse se ne nutriranno acari e microorganismi vari

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Ognuno può pensare ciò che più gli sta a cuore, a seconda della sua personalità e del suo carattere, l’importante è idealizzare qualcosa. Qualcosa che davvero ci interessa, al quale crediamo ciecamente e vorremmo si realizzasse. Dovrete vedere con i vostri occhi quelle celluline che vagano, che si distaccano da voi. Dovrete visualizzare seriamente una persona magrissima diventare un poco più robusta e sorridere e ringraziarvi, o pesci contenti per l’alimento sostanzioso ricevuto. Dovrete realizzare con la vostra mente il vostro intento. C’è gente che cura a distanza, solo grazie alla sua concentrazione. E cura realmente. Non accadrà nessuna magia (o forse si potrebbe chiamare così), non arriverete a casa esili come fuscelli ma otterrete un risultato nettamente maggiore. Come già avevo spiegato, immaginare è fondamentale e importantissimo. Il termine Immaginare, rappresentare con la mente un’immagine, deriva dall’insieme delle parole – in me mago agere – che significa in me c’è un mago in grado di agire.

Walt Disney diceva – se lo puoi immaginare lo puoi fare -. E’ molto difficile in realtà. Il signor Disney la faceva facile, ma difficile non dev’essere sinonimo di impossibile ed è per questo che, con l’aiuto di uno scopo ben preciso, possiamo riuscire dove ci sembra completamente irrealizzabile. Alcune filosofie dichiarano che per dimagrire basta la forza del pensiero. Io ci credo fermamente ma non ve lo dirò mai perché chiudereste il mio blog e non lo leggereste più. E non avreste tutti i torti. Purtroppo non ci si riesce, è inutile, non siamo capaci, non siamo mai stati educati, formati ed abituati a farlo. Ma visto che in realtà, queste filosofie, non dicono il falso bisogna, a mio avviso, trovare la via di mezzo che potrà magari abituarci col tempo a rinforzare i nostri meccanismi mentali e diventare sempre più potenti da questo punto di vista.

E’ molto bello fare sport assieme a degli amici o camminare con qualcuno e scambiare quattro chiacchiere ma, per fare questo esercizio bisognerebbe, soprattutto le prime volte, essere da soli e stare in silenzio. Come vi ho detto, dovrete usare molto la mente e l’immaginazione e non avrete possibilità di essere inquinati e scombinati da discorsi e risate o, peggio ancora, disgrazie. La concentrazione è alla base. E dev’essere una concentrazione positiva in quanto, se lo fate solo perché lo avete letto qui ma senza la minima convinzione, non otterrete proprio nulla. Ricordatevi bene che quello che può ottenere qualcuno con la mente lo possono ottenere tutti. Qui non si parla di intelligenza, o istruzione, o fantasia, niente di tutto questo, l’unica cosa è la convinzione:

Ecco i vostri muscoli che lavorano, iniziano a piegarsi e distendersi… sopra di loro, uno spesso strato di grasso si piega e si distende con essi.

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Ecco, a forza di muoversi, questo tessuto adiposo dal colore biancastro, piano piano si sgretola e le sue particelle andranno nel sangue per essere poi espulse attraverso la pipì o le feci o il sudore (che poi è davvero quello che accade).

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Si, eccole fuoriuscire infatti dalla nostra pelle, attraversare i vestiti e…. ffffffffffff…… andare via, col vento, con l’aria che ci accarezza.

Anche le nostre arterie e le nostre vene hanno del grasso dentro, dobbiamo svuotarle, liberarle.

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Immaginiamo questi tubicini muoversi come i nostri muscoli e piccolissimi dischetti di grasso sciogliersi nel sangue che ci passa in mezzo. E andare via. Via da noi. Ok? Questo è quello che dovrete visualizzare. Provateci. E i risultati saranno reali.

Il potere della mente è incredibile.

Prosit!

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Alluce e Melluce – Ragione e Istinto. E quando sono “a Martello”?

Vi sarà sicuramente capitato di notare che alcune persone, soprattutto quelle anziane, hanno l’Alluce del piede che sovrasta il secondo dito, chiamato anche in alcune filosofie Melluce (o illice o billuce). Oppure avrete visto l’esatto contrario, vale a dire il Melluce che sovrasta l’Alluce.

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Ebbene, queste due dita dei nostri piedi equivalgono rispettivamente alla ragione per quanto riguarda l’Alluce e all’istinto per quanto riguarda il Melluce. La ragione, vista anche come rimuginare, pensare molto, ponderare, considerare, mentre con il termine istinto, si identifica anche l’impulso, l’agire senza pensarci su, il fare. Sta di fatto quindi che, se sarà il primo dito a sovrastare l’altro, avremo davanti una persona che prima pensa e poi agisce, all’inverso, una persona che prima agisce e poi pensa a ciò che ha fatto o persino che desidera imparare da (eventualmente) i propri errori. Attenzione, nessun giudizio, ambedue le situazioni hanno i loro lati negativi e positivi, o meglio, le loro caratteristiche. Ma perché queste “deformazioni”, come vengono chiamate in medicina, subentrano soprattutto con l’anzianità?

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Bhè, in realtà, proprio di deformazioni si tratta perché sono comunque (e anche) deformazioni caratteriali quando eccedono o da una parte, o dall’altra. Si manifestano per lo più in età avanzata semplicemente perché si conclamano. Il troppo stroppia in tutto e bisognerebbe avere equilibrio nella vita, ossia, le dita dei nostri piedi alla pari, armoniose e proporzionate come natura vorrebbe. Se ciò non avviene, ecco che, anno dopo anno, esse iniziano ad accennarlo finchè, spesso, possono diventare veri e propri disturbi. Avevo già scritto diverse cose a riguardo come nel mio articolo dedicato all’Alluce Valgo QUI focalizzandomi su di lui ma spiegando molto poco sul secondo dito. L’Alluce equivale proprio alla nostra testa, a come formuliamo i pensieri. Alla salute del nostro cervello e di tutto il capo. Rappresenta il nostro ego e la nostra personalità. Il Melluce invece, indica la strada che noi troviamo giusto seguire nella vita e quando è storto, sia che sia succube del primo, o lo scavalchi, o semplicemente giri per un verso tutto suo, significa che non siamo convinti o abbiamo timore della via intrapresa o da prendere. Quante volte si fanno scelte in base allo scopo, al fine, più che al godimento personale? Ma torniamo all’impulso. A volte muoversi impulsivamente è proprio simbolo di paura, fastidio, inquietudine nonostante possa anche avere aspetti positivi e invidiabili da chi invece non riesce ad agire con prontezza e nonostante si possa far nascere invidia negli altri riuscendo ad “avere sempre una risposta pronta” a tutto. Significa anche che nella vita si è dovuti essere sempre attenti ad eventuali pericoli senza mai poter abbassare la guardia e si è quindi abituati ad avere riflessi di attacco veloci. Ciò comunque non significa vivere sereni in uno stato di completo equilibrio. Questa però non è l’unica caratteristica e il vostro secondo dito potrebbe identificare in realtà mille qualità perchè, dovete credermi, non è sempre a causa delle calzature che si sono indossate per una vita che oggi si possono notare determinati riscontri. Sovente può capitare che queste dita, così come le altre d’altronde, arrivino ad avere una forma detta “a martello”, vale a dire piegate su se stesse a formare un angolo.

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Può trattarsi in questo caso di persone che a causa di una loro insicurezza hanno bisogno di tenere tutto sotto controllo e di appoggiarsi alle cose che già conoscono e infondono loro tranquillità. Sono infatti individui solitamente abitudinari. Se ad essere a martello è soltanto l’Alluce è chiaro quanto questa persona abbia una mente poco propensa al nuovo, a ciò che non si conosce e al lasciarsi andare mentre, se ad essere così ripiegato è il secondo dito, ciò significa che la paura di essere feriti è molto grande, si cerca di trattenere i propri istinti per non scoprirsi troppo rendendosi vulnerabili ma, allo stesso tempo, si vive uno stato di rabbia frustrante in quanto si vorrebbe agire senza filtri. Tant’è che, chi ha il secondo dito più lungo del primo, pur essendo allineato all’Alluce, è solitamente una persona o iperattiva o nervosa, due qualità che conducono verso l’ansia.

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Naturalmente, come dico sempre, un piede deve essere osservato nella sua piena totalità e non si può quindi quasi mai descrivere una caratteristica della personalità solo attraverso la visione di un dito perché l’insieme potrebbe invece rivelare il contrario o rendere ulteriori spiegazioni però, gli indizi sono veritieri e importanti per conoscere chi abbiamo davanti ed essere sensibili nei suoi confronti, regalandogli, il più possibile, ciò di cui ha bisogno. E’ bello poter “saper prendere” le persone per il verso giusto!

Prosit!

p. s. = Mi piace dare al mio blog un’impostazione adatta a chiunque, anche ai bambini quindi e alle persone sensibili, perciò preferisco non postare immagini che possono urtare le emozioni di alcuni ma se andrete in rete, a cercare le varie deformazioni delle dita del piede, potrete notare davvero tanti casi curiosi ahimè fisicamente gravi. Infatti, nel caso decidiate di curiosare, vi consiglio di farlo solo se avete uno stomaco forte anche perché internet è spesso senza filtri e appare di tutto.

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Cervello, Succo di Limone e Ape – gli Ingredienti per potersi preoccupare tanto e bene

Che strano… avete mai notato come la nostra Mente, nel senso di ragione, pensiero, intelligenza, sia un termine uguale al verbo mentire alla terza persona singolare del modo indicativo presente? Un po’ come dire: – la Mente… mente! -, nel senso che racconta (anche) menzogne.

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Vi farò un esempio, l’esempio del succo di limone. Per capirlo al meglio dovete provare a fare ciò che vi scrivo con un po’ di concentrazione. Dovete quindi rilassarvi, respirare lentamente e profondamente e chiudere gli occhi. Una volta giunti alla giusta attenzione che merita il momento, iniziate a immaginare con convinzione il succo del limone. Avete, nella vostra mente, tagliato un limone in due parti e ora lui vi sta presentando i suoi spicchi dorati. Potete già sentirne il profumo. Da quei triangolini semi trasparenti gocciola il succo acre che tutti conosciamo.

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Buono, salutare ma molto aspro. Ora dovete, sempre e solo immaginando, prendere mezzo limone e portarlo alla bocca per poter succhiare quel nettare pungente. Affondante i denti dentro la polpa e il liquido, raccolto dalle vostre labbra, schizzerà sulla vostra lingua con tutto il suo sapore. Potete riaprire gli occhi adesso. Il gioco è finito. Come vedete, in realtà limoni non ce ne sono davanti a voi e, nella vostra bocca, non è entrato proprio niente, ma sono sicura che vi è aumentata la salivazione, avete sentito dei brividi sulla lingua e, anche se leggermente, vi è venuta una lieve pelle d’oca. Questo accade perché inganniamo il nostro cervello e, a sua volta, egli inganna noi. Come spiega Frédéric Saldmann, cardiologo e nutrizionista francese specializzato nella Medicina Preventiva, ci sono gesti e/o pensieri in grado di condizionare il cervello che a sua volta trasmetterà input che noi vivremo e, in alcuni casi, ne diventeremo vittime. Se infatti l’input è positivo e può aiutarci, ben venga, in caso contrario, ci rovina la vita senza alcun motivo fondamentale. Quindi, com’è chiaro, tutto è solo nella nostra mente. Non esiste in realtà. Non sta avvenendo. Una delle principali sensazioni che ogni giorno alimenta questa situazione in noi è la preoccupazione. La pre – occupazione. Ossia, nell’attesa che qualcosa di spiacevole avvenga, iniziamo a vivere la tale circostanza (con angoscia ovviamente) che magari poi… neanche si rivela. Avrete già sentito sicuramente il modo di dire “fasciarsi la testa prima di rompersela”, ebbene, più o meno è proprio quello che accade. Giusto ieri pomeriggio chiacchieravo tranquilla con un’amica sul terrazzo grazie alle splendide giornate che ci sta regalando questo Novembre. All’improvviso, un’ape, dal momento che amo i fiori e ne sono circondata, si è avvicinata a noi ronzando allegramente.

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Premessa: chiunque può aver paura di qualcosa nella vita, ci mancherebbe, io per la prima, ma penso sia giusto cercare di affrontare alcune paure che, come ripeto, possono esistere solo nella nostra mente, nei nostri preconcetti, nell’educazione ricevuta, eccetera, eccettera… Nonostante queste paure siano umane, proviamo ad analizzarle, come ad esempio questa dell’ape. Perciò, dicevo, l’apetta, curiosa e vivace, si è avvicinata a noi e subito la mia amica (che sottolineo, non è allergica alla puntura d’insetto) ha iniziato ad agitarsi e a urlare come… mi verrebbe da dire come se già fosse stata punta ma… non era stata punta assolutamente! Ora, a parte il fatto che tutti sappiamo che quando un’ape viene a ronzarci intorno dovremmo stare fermi, non dovremmo muoverci altrimenti si spaventa e ci punge di sicuro e bla, bla, bla… Uno se ha paura, ha paura, giusto? Ma capiamo il perché. In fondo penso: quante cose potrebbe fare quest’ape? Allora, potrebbe rimanere lì sospesa a mezz’aria ad osservarvi, potrebbe andare su un fiore, potrebbe innalzarsi verso l’alto timorosa, potrebbe volare via, potrebbe posarsi su di voi solo per annusare il vostro profumo, potrebbe richiamare altre amiche, potrebbe non considerarvi neanche di striscio, potrebbe andare nello zucchero rimasto appiccicato alla tazzina del caffè, potrebbe iniziare a sbattere le ali contro il suo corpo per pulirle, potrebbe morire, potrebbe essere disorientata, potrebbe cercare le sue compagne, potrebbe avercela con un altro insetto, potrebbe essere vittima di un predatore, potrebbe valutare un colore che ha visto… continuo? Insomma, quante, quante cose potrebbe fare l’ape! Ma di tutte queste, quella che a noi viene in mente è solo una: ci pungerà! Chi ha creato questa ipotesi? Perchè in quel momento solo di ipotesi si tratta. La nostra mente. Perché l’ha creata? Perché così dice la gente = …ma non è detto che accada a me. Perché così mi è successo anni fa = …ma non è detto che accada ancora. Perché l’ape ha un pungiglione = …ma non è detto che voglia usarlo. Perchè l’ape è un insetto maligno e vendicativo = …ma…. chi l’ha detto???!!! Bhè, l’importante è iniziare a preoccuparsi (basandosi su teorie) poi, quel che succederà, succederà. Ecco. Fermiamoci. E qui inizia il dramma. Il dramma della preoccupazione, figlia prediletta della paura. Il dramma della nostra parte più viva. Le nostre ghiandole endocrine, soprattutto le surrenali (guarda caso i reni sono la sede della paura), inizieranno a secernere determinati ormoni, il battito cardiaco si modificherà, i neuroni inizieranno a trasmettere segnali d’allarme, i polmoni a lavorare più velocemente, il diaframma si contorce, il plesso celiaco s’indurisce, i muscoli si contraggono e via, via discorrendo. Non parliamo poi di quel che accade intanto nel settore psicologico e spirituale. Esattamente come accade per la salivazione maggiore e i brividi sulla lingua pensando al succo di limone. Tutte cose ovviamente poco piacevoli per il nostro organismo, per la nostra serenità e per il nostro benessere generale. Certo, in questi casi tutto accadrà in modo minore rispetto ad un momento in cui si prova vero terrore ma succede ugualmente e si crea l’ANSIA… sempre di più… ogni giorno… provate un po’ a pensare, quante volte vi preoccupate? Per la salute, per il figlio che è uscito, per il giudizio degli altri, per il sovrappeso, per il lavoro, per il riuscire a fare tutto, per il parente, per la situazione coniugale, per quella scolastica della prole, per i soldi, per le notizie sentite in televisione, per la solitudine, per i ladri, per l’agire. Vi rendete conto? Ogni giorno siamo sommersi da tante, piccole, grandi, continue preoccupazioni ma non ce ne accorgiamo nemmeno, siamo abituati, da quando siam bambini.

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La nostra parte più intrinseca invece, se ne accorge eccome. E soffre. E dopo aver sofferto per mesi e per anni, dice “basta!”. Le preoccupazioni fanno parte di noi, fanno parte della vita che conduciamo, del mondo che viviamo. Siamo stati PROGRAMMATI per preoccuparci. Saremmo stati esseri troppo LIBERI senza preoccupazione e, ad una madre, dei figli troppo liberi fanno paura, ad un professore, alunni troppo liberi, fanno paura, al Governo, dei cittadini troppo liberi fanno paura. Ebbene, continuiamo pure a preoccuparci ma cerchiamo almeno, nel possibile, di dimezzare le nostre paure. Prendete un bel foglio di carta ed elencate tutte le vostre quotidiane preoccupazioni, anche quelle piccole.

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Siate sinceri, vedrete quante ne usciranno! Da quando vi alzate al mattino a quando andate a dormire alla sera (tenendo conto che il cervello le elabora anche durante la notte e quindi proprio non vi lasciano quietare). Fatevi aiutare da chi vi conosce bene perché alcune, voi potreste non riuscire ad identificarle. Dopodichè, prendendole una per volta, inizierete pian, pianino a lavorarci sopra e, una volta abbandonata, potrete depennarla dall’elenco. Nei prossimi giorni scriverò un articolo che spiegherà qualche trucchetto su come liberarsi di queste scomode amiche ma potete iniziare a valutarle e a capire che molte, non hanno alcun fondamento reale. Allenatevi, dolcemente, senza sforzarvi troppo, a fare esattamente l’inverso di quello che suggerisce la vostra preoccupazione. Ne sono sicura, ci vorrà molto tempo ma, in futuro, vi sentirete molto meglio senza nemmeno riuscire a capirne il perché.

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Non dovete vivere nel futuro ma nel presente, chiamato – Qui e Ora -. Vi svuoterete un po’ di tutti questi segnali negativi e troverete più serenità.

P.S.= La preoccupazione è da sempre stata una nostra alleata che ci ha permesso di evolverci riuscendo a farci prevenire e combattere eventuali pericoli ma, la vita, il mondo fuori di noi, non è solo un insieme di pericoli e negatività. Esistono anche tante cose belle che solo con il coraggio di cambiare modus operandi possiamo scoprire.

Prosit!

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Manualità e Cognizione – Le strane richieste che non comprendiamo

Come spesso vi ho detto il nostro corpo e la nostra mente sono un tutt’uno assieme alla nostra parte spirituale nella quale risiedono anche emozioni e sensazioni.

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La parola psiche, che oggi intendiamo come l’insieme delle funzioni cerebrali ed emotive dell’individuo, deriva in realtà dal termine greco psyché che sta a significare anima, spirito o, ancor meglio, quel soffio vitale che ci permette di esistere. Teorizzato più avanti da Aristotele, questo termine, prese il senso di “forma” inteso come forma vitale prettamente corporea mentre, più avanti ancora, con Cartesio, assunse il nuovo significato, più ampio, di Divinità all’interno dell’uomo. Parte Divina di esso. Tutto questo per spiegarvi come si è sempre andati alla ricerca di una definizione che illuminasse sulla totalità dell’essere umano, come tale parola sia stata da sempre molto considerata cercando di fornire per essa una valida spiegazione che rappresentasse l’individuo, nel suo più ampio concetto, attraverso mutamenti dello stesso significato, per arrivare comunque ad un’unica conclusione, in un modo o nell’altro, ossia: il tutto. L’uomo. Il suo insieme. Anima – Corpo – Mente. E oggi, questo insieme, lo chiamo all’appello per spiegarvi un criterio che ritengo molto importante. L’ Anima, è la nostra fonte d’energia e, anche se spesso bloccata dal nostro pensiero, sa già, meglio di noi stessi, cosa deve fare, come deve agire, come deve sentire. Percepisce e non sbaglia mai. Parlerò quindi sicuramente di lei in futuro ma, per questo articolo, mi servono gli altri due componenti del triangolo perfetto cioè la Mente e il Corpo. Vi spiego subito il perché. Essi devono andare di pari passo. Costantemente. Mi riferisco al fatto che, se non li facciamo “vivere”, in senso olistico, ambedue alla stessa maniera, con la stessa intensità, potremmo avere scompensi, anche seri, che ci regaleranno malesseri di varia origine. Ci sono due tipologie di persone che ben rappresentano ciò che intendo dire:

quelle che svolgono un mestiere manuale ma in modo contenuto devono utilizzare il loro lato cognitivo

quelle invece che eseguono una professione prevalentemente mentale nella quale non viene mai richiesto uno sforzo fisico

Pare impossibile ma molte persone svolgono la loro esistenza, giorno dopo giorno, solo ed esclusivamente verso uno dei due modelli di vita, senza preoccuparsi assolutamente dell’altro. Conosco individui, bravissimi muratori ad esempio, che finite le loro ore lavorative, come a non essere contenti, si dedicano ulteriormente all’attività fisica. Questo è un bene, fare sport è molto salutare soprattutto se svolto all’aria aperta e, apre le menti. Aggiungerei però a tutto questo anche un po’ di sana e istruttiva teoria. Non perché essi siano ignoranti, intendiamoci subito ma, un passatempo come ad esempio la lettura, o la pittura, o il canto, o la scrittura (lavorando esclusivamente di fantasia), permetterebbe loro di evadere dalla quotidianità e dall’eventuale essere troppo fissati dall’aspetto materiale e concreto.

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Una meccanicità che, andando avanti, chiude le frontiere anziché abbatterle. Soffoca il lato spirituale, creativo, emotivo. Opprime la scintilla della sana follia. Far lavorare anche la mente non potrà che giovare. Al contrario, e questo penso sia ancora peggio, ci sono persone che, dal mattino quando si alzano alla sera quando vanno a dormire, fanno lavorare (e stancare) solo la mente, mentre il fisico, rimane lì, tutto il giorno raggomitolato su se stesso, magari davanti al monitor di un computer, senza mai potersi esibire in tutte le sue performances.

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Sbagliatissimo. Dopo un po’ di tempo inizierà sicuramente a lamentarsi. I vostri organi, i vostri tessuti, i vostri arti, richiederanno ciò che spetta loro di diritto. Tempo fa conobbi un uomo che svolgeva appunto un lavoro completamente sedentario. Essendo in proprio, faceva il massimo per poter rendere la sua professione redditizia e spesso, si ritrovava al telefono con qualche cliente anche a tarda sera. Ad un certo punto della sua vita, il cuore iniziò a presentargli davanti quelli che lui definì “dei problemi”. Secondo quest’uomo, il suo cuore non funzionava più bene. Ogni tanto perdeva un colpo, altre volte invece, batteva acceleratamente causandogli una fastidiosa tachicardia. Spaventato quest’uomo andò immediatamente a fare tutti i controlli necessari ma, ogni medico che lo visitava non riscontrava nulla di anomalo e come terapia si sentiva sempre ripetere la stessa solfa – Si rilassi, si diverta, faccia dello sport -. Visite, prove di sforzo, analisi, esami, tutto diceva che il suo cuore era in perfetta forma. Ma allora perché danzava nel petto in quel modo così sconfusionato? “Come faccio a fare sport se il mio cuore non palpita nel modo giusto! Potrebbe venirmi un infarto! Come faccio a tranquillizzarmi quando forse ho una malformazione al muscolo cardiaco!” si diceva il signore. I medici invece, non avevano per niente sbagliato diagnosi, avevano ragione e quel cuore stava semplicemente implorando a modo suo che avrebbe voluto ballare! Avrebbe voluto muoversi, scoppiare, saltare fuori dal quel petto che lo opprimeva immobile ogni giorno! Quel cuore stava fremendo! Non ce la faceva più a passare le ore seduto ad una scrivania e poi coricato in un letto e poi di nuovo seduto alla stessa scrivania e di nuovo coricato nello stesso letto. Ogni dì. “Io sono il Cuore! Ti rendi conto?! Sono il Re di tutta questa struttura, come puoi permetterti di tenermi imprigionato così! Adesso ti faccio vedere io!” urlava quel magico organo grande quanto un pugno ma, tutto quello che l’uomo sentiva era solo un “Tum, tutum… tu, tu, tum… tuuuuum….” disordinato e fuori tempo.

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Non riusciva a decodificare quel messaggio. E ancor grazie che almeno comunque lo sentiva! Ebbene si cari amici, perché vedete, il cuore palpita ma gli altri organi, non emettono alcun rumore invece. Soffrono in silenzio e, il momento in cui riuscite a “sentirli” e assumono una certa importanza nella vostra vita, è quando il problema è già sorto. Il disturbo principale dell’uomo infatti non era collegato solo al cuore ma anche ai reni che sono strettamente correlati all’organo propulsore come già vi avevo spiegato QUI. Nulla di grave fortunatamente ma, anche i suoi reni, stavano soffrendo. Erano spenti, tristi… sovraccaricati dalla paura della quale ne sono la sede. La paura di non avere abbastanza soldi a fine mese. La paura che lo faceva stare anche dopo cena attaccato al telefono con la speranza di accaparrare qualche nuovo cliente o di soddisfarlo al meglio per non perderlo e regalarlo alla concorrenza. La paura di non riuscire a soddisfare economicamente tutti gli eventuali bisogni. I reni inoltre, sono il contenitore della vitalità che, nel caso di quest’uomo, era pari allo zero. Oggi, questo signore, continua a fare il suo lavoro di sempre avendo ridotto però le ore di attività. Si concede una passeggiata sulla spiaggia all’alba due volte alla settimana assieme ad un cagnetto che è andato a prendersi al canile del suo paese e, ogni tre giorni, in casa, fa esercizio fisico per mezz’ora.

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In più, tutte le mattine e tutte le sere, sul suo terrazzo, esegue una particolare respirazione che è alla base del benessere. Durante il week end infine, mentre prima lavorava, ora si dirige alla scoperta di sentieri montani, camminando per molto tempo a contatto della natura. Il suo cuore non si è più fatto sentire con toni sgradevoli, tranne una volta, quando, a causa di problemi di salute del padre egli non ha potuto svolgere per parecchi giorni le sue nuove attività dinamiche. Il suo cuore, che si era abituato bene, si è subito risentito, ma è bastata una promessa, in seguito mantenuta, a riportare il tutto alla normalità. Ora, quell’uomo è un uomo nuovo. Non possiamo pensare che solo una parte di noi debba lavorare, stancarsi, divertirsi, soffrire ogni giorno. Tutto ciò di cui siamo fatti deve vivere. Deve avere il suo spazio. Così come nutriamo ogni giorno il nostro organismo con alimenti che cuciniamo e poi mangiamo, allo stesso modo dobbiamo saziare la nostra mente, i nostri sentimenti, i nostri pensieri, le nostre emozioni con l’evasione, la creatività, l’attività fisica, la meditazione, la respirazione, il prendersi cura di noi stessi. Persino con lo sforzo, con la fatica, che vengono definiti così solo dalle nostre barriere e dai nostri limiti in realtà inesistenti. Il corpo deve muoversi così come la mente, viaggiando in luoghi sconosciuti e immensi. Lasciamo che ogni tanto, una nostra parte, possa riposare e facciamo lavorare l’altra che non deve intorpidirsi, rattrappirsi, indebolirsi. Se una parte di noi non viene usata, il sangue che passa al suo interno sarà pochissimo e il sangue si sa, è fonte di vita, di nutrimento, di rinnovamento! Solo così ci sarà armonia e benessere in noi.

Prosit!

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