Ehi! Bel bambino, lo sai che moriremo tutti?

Tra me e la professoressa di Religione delle superiori c’era probabilmente un odio profondo, in quanto, come metteva piede in classe, iniziavano le feroci discussioni.

Non le perdonavo praticamente nulla di quello che diceva. Sbagliavo lo so. Chi ero poi per accusarla? Ma ero un po’ ribelle, oggi mi sono calmata.

Oggi ho un mio credo, accetto qualsiasi religione e qualsiasi opinione ma, un tempo, quando intuivo che il discorso volgeva al cercar di mettere paura e tenere la gente schiava e succube m’inalberavo.

Le religioni sono nate proprio per questo! – direte voi ma, da brava adolescente, con la voglia di cambiare il mondo, mi focalizzavo solo sull’ingiustizia ricevuta.

Col passar degli anni, modificai il mio atteggiamento ma devo ammettere che ci sono cose che ancora oggi m’infastidiscono; mia personale sensazione.

Tra queste, ce n’è una che, oltre a infastidirmi, mi lascia davvero attonita in quanto sto cercando da tempo una valida motivazione, soprattutto utile, riguardo il suo esistere.

Ripeto: sto cercando una motivazione che sia valida e utile al suo esistere.

Si tratta del dire a bambini, perciò a creature di una certa età, che…. avverrà la fine del mondo.

So che questa frasona va ancora di moda ma non so se ora viene ripetuta con le stesse parole con le quali veniva detta a me e ai miei compagni s’intende. Ognuno la riceveva in qualche ambiente da lui frequentato: a catechismo, a scuola, in famiglia… aleggiava, di tanto in tanto, questa minaccia incredibilmente potente.

Praticamente Dio, che è buono e perdona sempre tutti, un bel giorno ci tradisce, perché fondamentalmente è cattivo. Si arrabbia, distrugge il Pianeta e tutti gli esseri viventi, nessuno avrà scampo, perché i maledetti peccatori, non hanno rispettato la sua parola.

Allora, in pratica, al bambino passava (uso l’imperfetto ma, ahimè, mi sono resa conto essere un tema ancora attuale) il seguente messaggio:

Tu morirai, la tua mamma morirà, il tuo papà pure, forse non sai ancora bene cosa sia la morte ma non è una bella cosa e, comunque, tu non vedrai più nessuna delle persone alle quali vuoi bene -.

E mica si muore così, serenamente, senza rendersene conto! No! Facendo appello al già esistito e famosissimo Diluvio Universale, tra strazi e agonie, si è vittime di maremoti, uragani, terremoti, tifoni, asteroidi che colpiscono Madre Terra, il Pianeta che si spacca in due, quattro, otto parti… vulcani che eruttano l’impossibile, la tua casa, bel bambino, e anche la tua cameretta crolleranno e… insomma, un casino, perché Dio è infuriato (sentiti colpevole) molto, molto infuriato.

Ma io non ho fatto niente! – viene subito da pensare nell’affanno più totale  – non può prendersela solo con chi se lo merita se proprio deve?!

Ecco, se ho capito e tradotto bene (ehm… io c’ero!) la situazione sarebbe questa e vorrei che qualcuno mi delucidasse sulla sua utilità. Chiedo: è cosa buona e giusta (e sana) per la crescita prospera di un individuo?

La sera del giorno in cui sentii, per la prima volta, che il mondo poteva finire, in maniera terribile ovviamente, non chiusi occhio per tutta la notte.

Quel mondo immenso, agli occhi di un bimbo, che lo sorregge, che permette alla sua palla di rimbalzare, che sostiene quei palazzi altissimi… non sarebbe più esistito. Sarebbe sparito nel nulla (che non si sa bene cosa sia ‘sto nulla) portandosi via le persone più amate. Amate avidamente. I pilastri della vita.

Volevo esserci. Volevo avere gli occhi aperti. Avrei potuto schivare i tralicci che volevano rovinarmi addosso e forse una speranza c’era anche se tutti dicevano di no.

Volevo vedere in faccia quel Dio, rappresentato da tutta la sua terribile magnificenza, che stava per togliermi ogni cosa senza nessun diritto (…poi accusiamo certi individui che da adulti diventano possessivi…).

La muscolatura era rigida. Fissavo un punto, tra la finestra e il soffitto della camera da letto, concentrandomi sui rumori della notte al di fuori delle pareti. Il vento, il silenzio, le auto… “come poteva quella gente che guidava essere in giro a quell’ora… non lo sapeva che il mondo stava per finire?”.

Non riuscirono più a farmi credere in un Dio cattivo. Ad essere cattivo era l’uomo. L’uomo era l’unico essere capace di distruggere tutto ciò che non gli andava bene. L’uomo che mi aveva tradito, insozzando l’immensità di un qualcosa che neanche conosceva. L’uomo che si vantava di sapere. L’uomo che voleva Dio a sua immagine e somiglianza e non viceversa. L’uomo pavido, menzognero che non sa guardare oltre. Come poteva Dio amare, nonostante tutto, quell’essere così spregevole? Quell’essere del quale ne esistevano miliardi di copie? Quella creazione che sarebbe dovuta essere invisa ai suoi occhi? Eppure lui riusciva.

Anche l’astio verso l’essere umano terminò con la crescita ma la protezione verso chi è più innocente no. Perciò, magari, evitiamole certe ingiustizie. Certe cose che non servono a niente. Che forse non possiamo nulla contro guerre e carestie ma evitiamo le violenze, almeno tra le quattro mura che frequentiamo, almeno dove possiamo se non possiamo evitare situazioni ben peggiori. I traumi inutili e gratuiti, portatori di dolore e paura, creeranno solo altro dolore e altra paura che si spargeranno ovunque. Seminiamo gioia, buoni propositi, ricche ambizioni.

Nutriamo individui sani, forti, prodigiosi. Mostriamo loro come sentire Dio dentro anziché temere di avere la distruzione in grembo. Diciamo che il mondo lo possono salvare, sempre, e nessuno può permettersi di creare catastrofi al posto loro. Che sono e possono essere potenti proprio come il Dio che nutrono in sé. Creiamo aperture di cuore affinché nella vita si possa incontrare prosperità. Permettiamo di assorbire le sensazioni del benessere. Forse questo vorrebbero i bambini.

Prosit!

P.S.= Questo blog, mi ha permesso di conoscere persone splendide che, lavorando assieme ai bambini, cercano di inculcare in loro la Divinità che gli appartiene andando a disinnescare vecchie credenze passate. Queste persone le adoro, raggiungono ogni giorno ottimi traguardi e fanno capire che il bello c’è. Da qualche parte il bello c’è. Le ringrazio.

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I Tramonti che regala la mia Valle

E’ durante le mie passeggiate, con amici o in solitaria, che mi capita di fotografare i meravigliosi tramonti della mia valle. Sono tramonti che si adagiano sulle montagne belli quanto quelli che regala il mare. Una luce accesa, infuocata, che colora boschi e panorami meravigliosi. A volte la loro luminosità è più fievole ma sempre seducente. Non mi stancherei mai di immortalarli in immagini che mi piace sovente riguardare.

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Salite su una collina al tramonto. Tutti hanno bisogno ogni tanto di una prospettiva e lì la troverete – (Rob Sagendorph).

I tramonti della mia valle sono momento di quiete e di unione con lei. Si percepisce la complicità che ci lega e la fiducia che ci permette di amarci e rispettarci l’una con l’altra.

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Sono momenti di bellezza straordinaria nei quali mi sento cullata come un bambino in fasce tra le braccia di un genitore. Abbandonato e nutrito da quella speciale fiducia, da quell’amore.

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Mi piace soffermarmi a pensare, a riflettere, osservandoli. Mi piace ricordare la meraviglia del Creato, la purezza della sua magia e la sua immensità. Dove sta andando il sole? E cosa andrà ad illuminare ora? Quali magnifici paesaggi? Cosa esiste laggiù, oltre quei monti che per me sono già tutto?

Le falesie splendenti sotto a quella luce dorata e il crepuscolo che arriva a creare un’atmosfera ineguagliabile. La linea tra le ombre e la luminosità. Netta, ben delineata. Il Tutto. Il buio e la luce, il giorno e la notte, il male e il bene, il bianco e il nero. Il Tutto nella sua perfezione. Perché tutto deve esserci affinché possa essere considerato tale.

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Sono bagliori. Preludio di pace e sonno durante i quali la natura va a riposo. Durante i quali il bosco si zittisce e lascia spazio al silenzio. Un silenzio vivo, che palpita, che chiama se si sa ascoltare. Che vuole essere osservato. Perché è in quegli attimi che si può andare oltre e non solo con lo sguardo.

L’energia di Gaia si presenta diversa. E’ come se in quel mentre danzasse con il cielo. E’ come se giocasse con gli altri elementi offrendo spettacoli di rara bellezza.

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Soprattutto qui, nella mia valle, dove ogni giorno questo palcoscenico si trasforma in un tripudio che sottolinea la meraviglia. Dove raggi colorati colpiscono alberi e massi come saette. Dove guizzi di chiarore scintillante fanno socchiudere gli occhi e respirare. Dove l’infinito, cambiando tinta ad ogni minuto, si prepara a lasciar intraveder le stelle. Di lì a poco, nella limpida oscurità.

Dove mi sembra di esserci io soltanto mentre, insieme a me e intorno a me, c’è la vita, quella più piena, quella più intensa, quella da vivere.

Corroborante, appagante, mia.

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I tramonti nella mia valle, che mi fanno rincasare con la gioia di attendere l’aurora. Un nuovo giorno, nuovi istanti, un nuovo evento indescrivibile che aspetta soltanto di essere ammirato. Che ha tanto da dire. Che si rinnova di nuova luce e nuovi suoni. Il risveglio.

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Sono i tramonti a consigliare. Mi rendono completa e piena di felicità. Mi fanno ricordare cosa ho fatto quel giorno e che ora posso soffermarmi. Posso quindi capire se l’indomani sarebbe bene fare di più, ancora meglio, o essere soddisfatta della mia giornata appena vissuta. Splendidi resoconti.

Questo è un altro aspetto rasserenante della natura: la sua immensa bellezza è lì per tutti. Nessuno può pensare di portarsi a casa un’alba o un tramonto – (Tiziano Terzani).

Prosit!

Alcune di queste foto sono state scattate da e con Valerio Vivaldi in vallata.

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Clima, Progetti e Avvenimenti – i Magici Giorni di Gennaio

Per alcuni partono dal 27 di Dicembre e vanno fino al 6 di Gennaio, per altri invece partono dal 1’ di Gennaio sino al 12. Sono i giorni della Calandra, così chiamati, in quanto, strumenti meteorologici dei contadini che ne sapevano sempre una in più.

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Secondo la mia tradizione si parte da inizio anno e si considerano quindi i primi dodici giorni del primo mese. Si considerano per quel che riguarda il clima, il famoso – che tempo che fa? -. Secondo gli agricoltori di un tempo, tra i quali sicuramente parecchi dei nostri nonni, il tempo che si notava durante una di quelle giornate equivaleva al mese corrispondente a quel numero.

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Ad esempio, il giorno 2 Gennaio, da me, in Liguria ha piovuto, e quindi il mese di Febbraio (mese numero 2 del nostro calendario), dovrebbe essere prevalentemente piovoso oppure molto umido.

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Il 3 era invece soleggiato, vale a dire che Marzo sarà soleggiato, e così via. E’ da qualche anno che controllo la Calandra e devo dire che ci azzecca parecchio. Meteorologia di un tempo.

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Non so nemmeno se la tale situazione abbia una spiegazione scientifica (penso proprio di no) in quanto ammetto di essere abbastanza ignorante in campo ma, grosso modo, come dicevo, non sbaglia. Ed è così bello rimanere figli delle nostre tradizioni e di quel tempo ormai sgombrato via dalla modernità. Occupandomi di questa simpatica curiosità della nostra cultura, mi sono imbattuta in un discorso però molto più ampio e questo grazie alla mia amica Milly,  autrice del fantasioso blog “I Colori del Vento” che mi ha messo un’arzilla pulce nell’orecchia. Ebbene ho scoperto che questi particolari giorni, oltre che ad essere unici nel loro genere, sono anche un po’ magici in quanto non trattano solo di clima ma molto di più. I nostri sogni ad esempio. Che sogni abbiamo fatto la notte del 3 Gennaio? E gli avvenimenti; cosa ci è accaduto il giorno 4? E ancora i messaggi.

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Abbiamo ricevuto qualche notizia speciale in questo periodo? Ci siamo sentiti particolarmente felici o particolarmente tristi? Abbiamo vissuto un malessere? Una gioia immensa? Insomma, tutto è come una specie di previsione. E non dobbiamo vivere l’eventuale situazione negativa come un qualcosa di brutto. Si tratta semplicemente di concetti giunti a noi per illuminarci e che ci danno quindi anche la possibilità di cambiare in meglio. Vi racconterò una cosa. E’ dall’inizio dell’anno che mi addormento molto tardi la notte e, al mattino, vorrei dormire tutto il giorno. E’ normale in realtà, viste le feste, Capodanno in primis, ho fatto le ore piccole e adesso ho preso un giro poco consono a me che sono abituata ad alzarmi presto al mattino e godere delle prime ore della giornata. Fin dal secondo giorno ho provato, senza riuscirci, a cambiare le cose, a riprendere il mio tran tran quotidiano. Approfittavo del sonno che percepivo per addormentarmi serenamente ma bastava un nonnulla, fosse anche solo quello di dovermi grattare una gamba, che rieccomi con gli occhi spalancati e la sensazione del sonno svanita in fumo. Desta come se fosse stato mezzodì. Che rabbia! Adoro la notte, la sua tranquillità, la sua pace, la sua Luna e le sue Stelle ma amo molto di più il Sole e quindi mi piace vivere le ore notturne solo raramente.

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Poi però ho capito una cosa, anzi, l’ho intuita. E’ stato proprio verso la fine del 2015 che continuavo a ripetermi nella testa mille e mille buoni propositi per l’anno che stava arrivando. Dovevo fare quello e quell’altro, avrei dovuto compiere e questo, e poi quello, mi sarei per prima cosa occupata di quell’altro ancora e così via. Tutto un insieme di fantastiche idee e grandi progetti che trotterellavano nella mia testa impazienti che giungesse l’atteso 2016. Dalla stessa notte di San Silvestro, ecco spalancarsi finalmente le porte di tutti i miei piani che, naturalmente, agitati e galoppanti, sono usciti tutti assieme. Guarda caso, non dormo. E dopo ore di posizione orizzontale, mi stanco, mi alzo e faccio qualcosa. Faccio, faccio, faccio, faccio. Un pozzo di cose da fare. Sarà bene ch’io mi dia una calmata ma è così grande l’entusiasmo! Perché frenarlo?! Quello che intendo dire è, che ciò che ho letto dapprima come cosa negativa, è in realtà quello che ho voluto io e che, a modo suo, si sta già realizzando dentro di me.

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Di negativo quindi, in realtà, non ha proprio nulla. Avevo anche chiesto all’Universo, il primo giorno dell’anno, di farmi divenire più attiva, ehm… si… sono un po’ pigrotta, lo ammetto, ma cavoli, non intendevo così tanto! Con l’Universo bisogna sempre specificare bene, guai a dimenticarsi anche solo una congiunzione! Ora si fa per ridere ma le cose sono realmente andate così. Sono sicura che, appena pianificherò più ordinatamente il tutto, oppure deciderò di riposare un attimo tranquilla, riuscirò anche a stabilire nuovamente le mie ore di sonno, calmando un po’ l’adrenalina che scorre in me. Vi farò sapere. Ora scusatemi ma… yaownnn! Vado a fare un riposino. Ah! E ovviamente Buona Befana a tutti!

Prosit!