Liberiamoci Dei Rompipalle 7° – L’INCANTATORE

Bla… bla… bla… tante belle parole a fiumi e, guarda caso, parole fantastiche, proprio quello che si vuole sentir dire, riflessioni e concetti che non fanno una piega o, se la fanno, è una piega intelligente, che porta al ragionamento, che mostra attenzione… Wow! E chi ho di fronte? Un premio Nobel? E gli occhi si trasformano subito a cuoricino e cala un pò di bavetta.

Aspettate prima di adulare qualcuno. Aspettate.

Si, gli Incantatori sono solitamente molto, molto istruiti. E hanno un dono, quello di saper già dove andare a mirare. E quasi sempre hanno almeno una laurea e sono finiti dallo psicologo più di una volta (questo non indica che altri laureati, pazienti di analisti, siano Incantatori eh?). Per carità, non ho niente contro gli psicologi anzi, chi mi segue sa quanto li stimo… e nemmeno contro chi è loro paziente ma, gli Incantatori, hanno dei grandi bisogni e si recano quasi sempre dallo specialista perché sentono mancanze pur non capendo cosa gli manca. Per la serie: – Ma io chi sono veramente? Possibile ch’io sia soltanto un comune essere umano e mortale?

Quasi sicuramente manca l’Amore. Quello con la A maiuscola, l’Amore completo e totale per se stessi e il Cosmo. Tanta buona filosofia ma poca connessione di cuore.

L’Incantatore ha bisogno di apparire, ha bisogno di rapirti con il suo fascino intellettuale, ha bisogno che tu abbia bisogno di lui.

Ma… è un Incantatore e quindi un ILLUSIONISTA.

Si considera solitamente inferiore e usa il suo sapere come arma. Attraverso quello ti mostra i consigli migliori, una risposta sempre valida, ore e ore di ascolto e di conversazioni con te… ti dedica il suo tempo, la cosa più preziosa… adorabile!

Peccato che, appunto, è un bisognoso, pertanto, attenzione, non ci metterà ne’ uno ne’ due a mandarti a spigolare nel momento in cui un’altra persona lo appaga di più, oppure, per non rimanere a mani vuote, si prodigherà con balzi pirotecnici tra te e l’altro. Insomma, tu diventi solo una fetta della torta. Perché l’Incantatore non basa le sue gesta e il suo vivere sull’amore ma sulla necessità di essere approvato. Più persone riesce ad affascinare e più sale la sua autostima, più si riempie il suo sacco vuoto.

Il vero saggio parla pochissimo e ascolta moltissimo. Colui che non ha bisogni, non ha bisogno di dire niente, non ha bisogno di mostrare nulla raccontando meravigliose favole che sembrano realtà. I fatti, contano molto di più per lui e non è retorica.

Diffida da chi parla molto e, attenzione, non mi sto riferendo ai logorroici, loro hanno bisogni diversi, mi riferisco a quelli che ti attraggono. Che ti fanno pendere dalle loro labbra. Ogni volta che innalzi una persona troppo in alto, anche se sei perdutamente innamorato/a fatti semplicemente qualche domanda, rifletti. E soprattutto aspetta, lascia scorrere il tempo. Egli mette davanti tutto prima o poi… “…ogni Regina sul suo trono e ogni Pagliaccio nel suo circo“. Si perchè spesso, l’Incantatore cercherà di conquistarti anche raccontandoti ingiustizie subite, probabilmente durante la sua infanzia, o da parte di altre persone.

Gli Incantatori sono quelli che girano la frittata così tante volte che dall’avere ragione ti convinci tu stesso/a di avere torto. Pensi anche che la maggior parte della gente farebbe quello che hai fatto tu ma… perbacco, all’Incantatore proprio non riesci a dare torto! Il suo ragionamento fila liscio come l’olio. Questo accade soprattutto quando di mezzo, da parte tua, c’è il cuore e, in tale caso, ti consiglio vivamente di chiamare qualche amico, in quel momento più sveglio di te che sembri un pesce lesso, e farti consigliare da lui.

Nonostante questo, l’Incantatore, ti ha talmente rapito che riesci a dare torto persino a quel compagno che conosci dalle elementari, perché inizi a vederlo come – meno intelligente – del tuo Incantatore.

Quando questo inizia a succederti ripetute volte, quasi sicuramente ti stai lasciando manipolare.

Non cadere in questa trappola. Osserva bene la sua vita. Squadralo. E’ una persona fondamentalmente felice e appagata? E’ sposata? E’ single? Come sono i suoi famigliari? Te li ha fatti conoscere o ha qualcosa da nascondere, al di là che sia un amico/a o un fidanzato/a? Condivide la sua vita con te oltre che ai lunghi discorsi? La condivide anche praticamente o solo teoricamente? E’ aperto al mondo? Ha tanti amici? Come trascorre i momenti in cui non lavora? Ha un lavoro?

Inoltre, non sempre, ma la maggior parte delle volte, anche se credono di non piacere, fanno un po’ i fighetti attraverso il loro comportamento e il loro modo di vestire.

E poi, dammi retta, ASCOLTATI.

Il tuo intuito te lo dice chi hai davanti. E’ solo che tu non ci credi perché appena si accende la piccola scintilla che ti dice “ATTENZIONE!”, tu pensi che in realtà è la paura a farti pensare così, è il timore di rivivere quello accaduto nella storia precedente magari. Lo leggi come – Non riesco a fidarmi, non riesco a lasciarmi andare ma lui merita -. Certo, questo può accadere, è umano, ma se ti soffermi ancora di più, alla fine tutto ti sarà chiaro, e riuscirai a distinguere se la tua è paura nel lasciarsi andare o qualcosa, in quel tizio, in realtà, ti puzza.

E non giustificarlo! Pensare “poverino ma ha paura… poverino con quello che ha vissuto… poverino è rimasto scottato….” non aiuterà lui e soprattutto non aiuterà te. Pensando in questo modo gli darai ancora più possibilità di gestire la tua vita. Lo stai giustificando mentre invece, probabilmente, dietro di lui si cela un qualcosa di poco carino. Se sta indossando una maschera è bene che guardi oltre quella maschera.

E’ vero che la gente cambia a seconda di quello che le capita o le è capitato in passato ma, il vero amore (e mi riferisco ad un amore generale non per forza di coppia), butta giù queste barriere o comunque la maggior parte. I freni vengono meno e i muri cadono. Perciò, senza essere assolutisti, controlla, nonostante tutto, quanti muri ci sono ancora da abbattere? Quante cose ancora che non si modificano? Forse ce n’è un’esagerazione? E allora bada bene… può essere che davanti a te hai solo un Incantatore e niente di più.

Ci sono persone che io per prima starei ore ad ascoltare, ma non sono tuttologi. Sono esperti in un campo e, in quel campo, mi affascinano assai. Non ti raccontano le loro performances, non denigrano gli altri in tua presenza, non vogliono la tua ammirazione, non usano paroloni, non senti lo “sgeeeeeeck…!” di quello che si sta arrampicando sui vetri, non la pensano come nessun altro al mondo la pensa. Sono NORMALI. Non sembrano unici e nemmeno rari.

Possiamo avere la fortuna nella vita di incontrare persone molto istruite e illuminate e, da loro, occorre sicuramente apprendere ma, quello che intendo dire, è di andarci con i piedi di piombo. Staccati, provaci. Rifletti. E nel caso torna. Altrimenti scappa, hai una persona “non sana” davanti e tu meriti molto di più. E pur essendo molto più ignorante di lui/lei, vali diecimila volte tanto.

Prosit!

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Il Bullismo non raccontato

“Chi è il BULLO? Colui che si nutre delle NOSTRE paure….”

…questo mi capita, a volte, di leggere e di sentire.

Ebbene… no! Si nutre delle SUE stesse paure. Le alimenta oltre che alimentare se stesso attraverso loro.
Chi ha bisogno di mostrare certi modi di fare come l’arroganza, chi ha bisogno di ostentare prevaricazione, derisione e altri scenari, è perchè è un DEBOLE! Un INSICURO!
Se passassero questo messaggio attraverso i mass-media, forse, a furia di sentirlo dire, chi è vittima del bullismo acquisirebbe la forza di sentirsi migliore e degno di pace e stima anzichè scherno.

Non è grande chi ha BISOGNO di farti sentire piccolo – da questo slogan già si evince come il bullo sia fondamentalmente un BISOGNOSO…

Il bullo è un debole! Il bullo è un debole! Il bullo è un debole!

Come un mantra, giornali e televisioni, dovrebbero inculcare questo messaggio nelle menti della gente, sia per sminuire ancora di più il bullo, che si sente “scoperto”, sia per rinforzare l’oppresso.

Messaggi veloci, lampanti, adatti ai giovani che sono le vere vittime.

Ora, io so bene che è stato fatto molto lavoro sul sensibilizzare la popolazione verso questo fenomeno, so anche che dove c’è un professionista del campo, queste informazioni vengono passate e so anche che è vero che il bullo si nutre, in un certo qual modo, delle paure di chi ha preso di mira. E’ tutto vero. Ma vorrei si premesse di più sul tasto che ho descritto.

Occorre spogliare questi soggetti, renderli vulnerabili molto di più di quello che si fa. Trasformarli in una radiografia. E il potere dei mezzi di comunicazione può farlo. Solitamente viene spiegato il fattore, vengono dati consigli a chi riceve questo trattamento, viene raccomandato loro di comunicare il disagio a scuola o in famiglia… – il non aver paura di parlare -, su questo, si impegna chi vuole aiutare, ed è giustissimo e utile, ma poche volte si intende svestire il carnefice dei panni finti che indossa.

Bisogna togliergli la maschera affinchè l’oppresso possa vederlo bene e capire che, in fondo, è soltanto un individuo con più problemi di lui e persino più fragile di lui.

Sappiamo tutti come la pubblicità e il marketing, per citarne due, riescono a condizionarci inconsciamente mandando messaggi, anche subliminali, alla nostra parte inconsapevole. Avvisi che poi ci governano e ci fanno decidere. Ci trasformano. Le notizie che sentiamo hanno la capacità di infonderci paura ad esempio, come nel caso del Telegiornale, perché si concretizzano e si fossilizzano in noi. Vengono recepite dal nostro cervello e accantonate in un angolino dove formano un mucchietto che cresce sempre di più, fino a diventare grande e a renderci schiavi e servi di un sistema enorme.

Bene, perché allora non fare la stessa cosa con questa informazione? Perché non fissare all’interno delle menti che il bullo è un titubante, un insicuro, un irresoluto? Un poveretto insomma…. Solo un poveretto. Ho molto rispetto anche del bullo, proprio perché lo considero una vittima anch’esso, ma permettetemi il termine “poveretto”, anche se può apparire offensivo, perché questo aggettivo infonde il giusto senso in chi riceve attacchi di bullismo. Diventa uno strumento. Capite?

Le cose iniziano a cambiare se si vede il bullo come un povero “meschin” (si dice nel mio dialetto), che fa tenerezza, anziché un violento e aggressivo personaggio che ha una potenza e una forza e una determinazione in grado di distruggere.

Capisco che è difficile. Che quando l’abuso si presenta è davvero dura pensare che abbiamo un essere in realtà inferiore davanti a noi, ma ci sono professionisti ed esperti in grado di divulgare questa informazione, ne sono certa, educando così, piano piano, ad una visione differente. Persone che studiano da anni la mente umana e la psiche delle persone e che sanno sicuramente come affrontare al meglio questa tematica. Mi piacerebbe avessero la possibilità di esprimerla. Di farla conoscere. Di più.

E ora, prima di concludere l’articolo, vorrei parlare direttamente a chi subisce atti di bullismo:

Il mio pensiero ti potrà sembrare strambo, ma impara a guardarti dentro. Non guardare lui, guarda te. E non guardarti come una vittima. Osserva attentamente, e se lo fai nel modo giusto, noterai che in te esiste la stessa derisione e la stessa considerazione nei confronti di te stesso che il bullo ti sta regalando. Osserva le tue oscurità. Ossia, tu per primo, ti stai sottovalutando e ti stai credendo inferiore. Tu per primo ti snobbi. Pensi di non valere, hai una bassa autostima di te. Questa non è una colpa, non hai colpe di nessun tipo, ma hai delle responsabilità. La responsabilità, ad esempio, di sentirti meno di quello che vali. Il bullo, che tu ci creda o no, è uno specchio, o meglio, è un riflesso, il riflesso di quello che hai dentro e che la tua anima ti sta mostrando attraverso le azioni aggressive di un’altra persona. Se non guarisci da questo che ti porti dentro, se non trasformi queste emozioni che hai tu, continuerai a incontrare nella vita persone che vogliono prevaricarti, o aggredirti, o deriderti. Trasforma la tua svalutazione in stima, trasforma la tua rabbia in serenità, la tua tristezza in gioia, perché le emozioni che il bullo ti mostra sono già tue. Pensa davvero a come ti reputi, a che reputazione hai di te e noterai quello che ti sto dicendo. Non esiste la sfortuna. Non sei un bersaglio qualsiasi, sfigato, c’è sempre un motivo, e questo non vuol dire che lo meriti. Ma per crescere bene, per evolverti, per innalzarti come Essere e in modo spirituale ti è stata data la possibilità di vedere. Soffri, piangi, lamentati dell’ingiustizia, sfogati, fai bene, ma cerca di usare del tempo per percepire questo. Perdonati. E perdona anche lui. Attento, perdonare non significa condonare, non significa permettere all’altro di rifarci lo stesso male, ma perdona, perché perdonando lo stacchi da te, non fa più parte di te. Tu sei tu. Non sei il bullo. Non sei nemmeno il male che ti sta causando. Perdonando concedi a te stesso la serenità. Se vuoi, anche facendoti aiutare, puoi trasformare la tua vita in una meraviglia. E’ così”.

Prosit!

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