Magia e Denaro

Coda di rospo

Pelle di serpente

Avrò tanti soldi anche se non me ne faccio niente!”

Puff!

Perché non entra il denaro nella nostra vita?

Perché non ci pagano, perché c’è la crisi, perché non c’è lavoro, perché apparteniamo ad un determinato ceto sociale, perché siamo sfigati, perché bla, bla, bla… bene ok, le abbiamo dette tutte.

Adesso, visto che le tutte sono state dette, proviamo a dirne altre, senza spocchia e senza idiozia, così, solo per riflettere su altro.

Su queste mi ci soffermerò un po’ di più perché quelle citate adesso sono ovvie e conosciutissime e professate da tutti (attenti alle forme-pensiero! Leggete qui https://prositvita.wordpress.com/2018/03/07/le-pericolosissime-forme-pensiero/ ). Queste che invece sto per elencare, a volte, non vengono in mente.

Perché non entra il denaro nella nostra vita?

perché lo si considera una cosa “sporca”

Ora, non so voi, ma io, se sapessi che una persona mi considera sporca, abietta e magari dice anche che puzzo, io… beh… da quella persona non ci andrei. La nostra cultura, religione compresa, così come l’educazione di mamma e papà operai, ci ha insegnato che il denaro è il male. Gesù era povero e infatti buono (Balle! Ne aveva più di me!), l’imprenditore che ha tanti soldi è un arrivista senza scrupoli, chi ha tanti soldi è vanitoso e arrogante, per i soldi si uccide, il denaro è la tentazione, la felicità non la fanno i soldi… tutte frasi che, giorno dopo giorno, tramutano il denaro in un qualcosa da rifuggire se si vuole rimanere puri e onesti e, nelle nostre memorie, soprattutto nel nostro inconscio, attorno al denaro, prende sempre più concretizzazione la figura di un volto demoniaco che ci vieta di far entrare i soldi in noi, nella nostra vita, con entusiasmo, e considerandoli belli, sani, genuini, incontaminati. Vero o no?

perché il soldo è un valore e noi non valiamo

Il denaro è considerato uno degli strumenti nella nostra esistenza dal valore molto alto. Senza i soldi non si può fare praticamente nulla. Persino la nostra salute è basata su di lui, in quanto, grazie ad esso, possiamo curarci meglio e quindi… vivere (vi sembra poco?). Il denaro quindi acquisisce un merito incredibile, un’importanza non solo notevole ma indispensabile. Grazie a lui si mangia anche e, quindi, si vive (vi sembra poco?). E’ chiaro perciò che è un qualcosa che vale molto e, nella nostra mente, gli si danno forme, lo si visualizza attraverso uno yacht, ville, completi firmati e ventiquattrore, vacanze, benessere, potenza, governo. Tutte cose dal grande valore per la nostra educazione e, se noi non valiamo allo stesso modo, ovviamente non può esserci una connessione tra noi e loro. Perciò, se io mi auto-svaluto, di conseguenza mi ritroverò con soli pochi spiccioli. Un tot di denaro pari a quanto è la valutazione di me stessa. Secondo me regge.

perché gli si da troppa importanza

Lo si considera indispensabile. Nei suoi confronti si hanno molte, troppe aspettative, è vitale, fondamentale, tutto ruota intorno a lui. Pensate forse che chi è ricco pensa al denaro in questo modo? Direte – Certo che no! Lui già ha i soldi perché doversene preoccupare? -. E’ vero ma, al di là del fatto dell’averne o meno, è proprio la preoccupazione che fa attrito. E voi direte ancora – Ma è proprio perché non ne ho che mi preoccupo, altrimenti non mi preoccuperei – ebbene, per non cadere in un circolo vizioso ed evitare di imitare i criceti, vi consiglio di osservare la cosa all’incontrario ossia: “non avete denaro proprio perché vi preoccupate del fatto che non lo avete”. Non vi ricordate più che la realtà è uno specchio? L’ho scritto tante volte. Potrebbe essere un motivo non trovate?

perché ci sembra impossibile averlo

Chi nasce quadrato non può morire tondo. E’ raro che in una famiglia “povera” (oggi la povertà è diversa da quella di un tempo), si possa credere, con fermezza, crederci davvero intendo, sentendolo dentro, che nostro figlio diverrà un riccone. Glielo si augura, si prova ad insegnarli come fare ma è solo la speranza a guidarci e non la sicurezza. Non solo, saranno molte di più le frasi tipo – Per campare dovrai sudare sette camicie – che gli diremo piuttosto che altre, perciò, il possedere tanto denaro, diventa solo un sogno. Un ingrediente della fantasia, sapendo benissimo che mai, potrà essere la realtà. Si utilizza questo metodo del “tarpare le ali” per non illudere, perché è il male ad avere sempre la meglio e, nostro figlio, illudendosi, soffrirebbe. Non si pensa invece che ad avere la meglio potrebbe essere il bene e che, nostro figlio, credendosela, potrebbe davvero un domani diventare ricco solo perché è riuscito, con l’immaginazione, a realizzare la realtà che più desiderava. Lui non darà mai per certa la consapevolezza di averlo e non l’avrà. Vi siete mai chiesti come viene educato il figlio di un riccone? Senza badare a spese. Quello che voglio dire, non è che dovete comprare al vostro erede tutto quello che vuole e di molto costoso ma, semplicemente, provare a cambiare un po’ l’educazione, inerente ai soldi, che ogni giorno gli fornite. Modificare le informazioni che seminate nel suo cervello e che lui nutrirà e coltiverà. Potrebbe essere un’ipotesi.

perché ne abbiamo bisogno

L’Universo, così come la nostra anima, non ci vogliono bisognosi. Ci vogliono Dei. Onnipotenti. Fatta ad immagine e somiglianza di Dio. Un Dio non ha bisogno. E’ solo l’uomo che si rende micragnoso. Finchè si percepisce il soldo come un bisogno quindi, esso non arriverà mai perché occorre capire che, soprattutto nel Qui e Ora, abbiamo esattamente tutto ciò di cui necessitiamo. Se vogliamo avere più denaro, dobbiamo trasformarlo in una logica conseguenza. Io non ho bisogno di soldi, “io voglio più soldi perché così almeno potrei fare anche questo ma vivo bene lo stesso”. Vivo davvero bene lo stesso. Se mi sento appagata interiormente, e nel vero senso della parola, il denaro troverà la porta d’accesso per entrare nella mia vita ma se lo bramo per paura della sofferenza esso non entrerà finchè non imparerò a capire che posso avere tutto ciò che voglio. Starà lì ad aspettare e a dire “Quando capirai e percepirai che posso arrivare in piena fluidità, senza motivi che ti incatenano, arriverò”. Ma ci pensate?

perché lo consideriamo il motivo dei nostri movimenti

Quando facciamo qualcosa, come ad esempio il nostro stesso lavoro, ogni giorno, come bravi soldatini, quando creiamo qualsiasi cosa, lo facciamo solo ed esclusivamente per il denaro e per pagare a fine mese tutte le spese alle quali siamo obbligati. Povero denaro… a lui nessun riconoscimento come essere a sé! E’ solo un mezzo e non una gioia. Ma, detto così, non si capisce. Il fatto è che se io ad esempio scrivo un libro e lo scrivo solo per guadagnare e non per fare innocentemente del bene al mondo, attraverso la mia creazione, non guadagnerò mai. Se invece scrivo solo per passione (facendo del bene pure a me stessa) e davvero per contribuire ad un benessere degli altri, il denaro si sentirebbe ben lusingato di appartenere in cambio alla mia vita. E’ nel momento in cui dono, incondizionatamente, che posso poi godere di tutto ciò che mi fa stare meglio e non quando offro per un tornaconto. Fosse anche solo il tornaconto dell’affetto da parte degli altri. Ci muoviamo solo in base ai soldi, capite che responsabilità, poveretti, gli stiamo dando? Non se la prendono un’incombenza così! Sfido io! Voi vi prendereste una responsabilità del genere? Tipo… far vivere bene o male una persona per mano vostra? Dai… non potete darmi torto!

Per attrarre denaro dall’esterno all’interno verso di noi, dobbiamo modificare il nostro interno verso l’esterno. Solo così potremmo godere una vita appagante in ogni ambito. E’ difficile. Molto. Non lo nego. Io ci scherzo su ma comprendo quanto sia brutto. Ho saputo cosa significa. E oggi voglio vivere diversamente, non più come un tempo. Continuo così ad allenarmi, la strada è lunga ma non mollo, provate anche voi, alla fine… non costa niente. E’ solo un meccanismo della mente che va modificato.

Vi lascio a questo video di Salvatore Brizzi e vi consiglio di acquistare il suo libro “La Via della Ricchezza” nel quale, alcuni concetti, sono spiegati ancora meglio.

Prosit!

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Il Bar della mia Amica M.

La mia amica M., poco tempo fa, ha preso un bar in gestione che stava andando a rotoli e nessuno avrebbe scommesso su quel locale neanche 1 euro. Tranne lei, che lo rese molto più confortevole e piacevole rispetto a com’era prima, attraverso interventi di home staging davvero ammirevoli.

Lo ha ripulito e riempito di tante bevande da scegliere affinché gli avventori potessero soddisfare ognuno la sua voglia.

Lo riempì anche d’amore, conoscendola, ne sono certa.

Forse, grazie a tutte queste nuove situazioni e alla sua grande energia, iniziò a lavorare tanto da essere contenta.

All’inizio, si sa, un cambio di gestione e un rinnovo dei locali incuriosisce sempre parecchio ma, grazie all’essersi inventata: “apericena” stuzzicanti e diversi dal solito, così come tante altre cosine invitanti, ha iniziato a lavorare con piacere e soddisfatta.

Ogni volta che, a fine giornata, contava l’incasso, era lieta di quello che era riuscita a fare e ad ottenere e lo riportava con gioia ad amici e parenti curiosi e sulle spine per far vedere loro che era stata brava e che potevano stare tutti tranquilli. Ce la stava facendo. E anche bene.

Vi racconto questo perché, la mia amica M., smise molto presto di dire ad amici e a parenti quanto quel giorno aveva guadagnato e non perché fosse un segreto, anche se è sempre bene tenersele per sé certe cose. Ella smise perché, ogni volta e da chiunque, riceveva la solita frase – Eeeh… ma non sarà sempre così, ci saranno anche i giorni in cui non guadagnerai niente -.

Con la voglia di tirare una testata in mezzo agli occhi a tale profeta veniva da me con il magone raccontandomi che, chiunque, la spegneva, l’abbatteva, e non le era nessuno complice nel suo entusiasmo. Hanno tutti insistito così tanto che – prima o poi non avrebbe guadagnato -, e che – prima o poi avrebbe avuto più spese che ricavi – che, anche lei, alla fine, si stava demoralizzando del tutto.

Vedete, il gestore precedente, traeva ben poco a fine giornata da quel bar. Di certo non poteva tirare sospiri di sollievo. Non so bene per quali strambe dinamiche ma così era e quindi, alla gente, pareva impossibile che ora M., ogni giorno, si portava a casa il suo bel gruzzoletto.

Ora, molti di voi staranno sicuramente pensando che in effetti bisogna stare con i piedi per terra e che chi cade da troppo alto si fa certamente più male… io invece penso che, dopo aver spiegato una sola volta a M. come fare per essere anche una buona formica risparmiatrice, e averle raccontato di tempi morti e quant’altro, visto che ha ben 42 anni, non ha certo più bisogno di essere messa sempre e costantemente su un “attenti” negativo e demoralizzante.

Mai un sorriso. Mai un – Continua cosi! -. Mai un – E domani saranno il doppio! -. Uff! Che noia. Queste paure, sempre al primo posto, davanti a tutto, anche alla gioia.

Esultare ci spaventa. Siamo terrorizzati dalla mazzata che ci scende poi sulle orecchie. Meglio evitare fin da subito di essere felici così almeno non si deve poi star male. Questo è il senso, e non ci rendiamo conto che facendo così, mai e mai doniamo alla nostra vita un attimo di sollievo, un attimo di serenità e allegria.

Questo, badate bene, non vuol dire andarsele a cercare. Essere contenti per un incasso non significa aver fatto qualche pazzia rischiando chissà che cosa, in quel caso lo capirei di più. Qui significa aver lavorato sodo ma, nonostante tutto, non si deve urlare troppo di gioia o arriva sicuramente il castigo.

Meglio privare al nostro cuore di ridere. Meglio farlo vivere una vita intera nella preoccupazione e nella tristezza.

E’ assurdo… si capisce?

Mi chiedo, se tanto deve arrivare l’angoscia (assolutamente e sicuramente), non sarebbe comunque bene esultare un attimo prima, cosicché almeno per un secondo la nostra psiche, il nostro animo e la nostra esistenza sono stati bene? Tanto… il male deve comunque arrivare a sentire le premonizioni dei più. E allora…

Insomma, so solo che la mia amica M., che aveva iniziato con un sorriso sgargiante sempre dipinto sul volto, ora è un po’ più seria perché tutti questi proiettili che arrivano da ogni dove prima o poi colpiscono e provocano insofferenza.

Ebbene sì, chi ha sempre paura e prova preoccupazione, costantemente, non sta soltanto rovinando la sua vita e la sua salute ma anche quella di chi riceve i suoi dardi.

Non demordere M. Io sono qui!

Prosit!

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La Creazione di Gemma

“E allora mi guardai attorno.

Affianco a me, un uomo seduto per terra, stava chiedendo l’elemosina.

Una donna, vestita poveramente, mi passò davanti trascinando un cagnolino lercio e mezzo spelacchiato.

Un altro cane urinò sul sacchetto della spesa di un tizio che non se ne accorse.

Il pullman sul quale salii era nel degrado più totale: sedili rotti, pareti pasticciate da scritte e scarabocchi, un mucchio di spazzatura sul pavimento.

Molta gente puzzava, aveva sguardi tristi, si lamentava.

L’autista era stanco, svogliato.

Cosa mi stava trasmettendo tutto quello? Dovevo imparare a leggere: decadenza, povertà, angoscia.

E’ così che ti senti Gemma? – chiese una voce dentro di me.

Dovetti ammetterlo. Erano esattamente i sentimenti che nutrivo da quando avevo perso il lavoro. La paura per la mancanza di denaro, il sentirmi una “poverina”, il pensare di non meritare niente. Mi facevo pena da sola.

Guarda… guarda Gemma cosa sei. Guardati attorno, rispecchiati – disse ancora la voce.

Rimasi sbigottita. Non potevo credere di avere quella robaccia dentro. Quello… quello schifo, quella sporcizia, quell’insofferenza, tutta quella miseria mi apparteneva.

In quel modo, non potevo far altro che scendere sempre più nel deterioramento più totale e no… non potevo permettere una cosa così.

Dovevo effettuare la mia ripresa, dovevo modificare e trasmutare le emozioni interne.

Dovevo provare a sentirmi ricca, gioiosa, pulita, sollevata, se volevo cambiare la realtà intorno a me.

Se volevo creare occasioni a me proficue.

Dovevo smetterla di svalutarmi, di svalutare la mia vita, di ritenermi una bisognosa, un’indigente. Una micragnosa.

E allora cambiai. A fatica lo feci. Fu penoso, sfibrante.

I risultati erano così minimi da non recare nemmeno soddisfazione.

Iniziai a concentrarmi su quello che avevo e non su quello che non avevo.

Iniziai a ringraziare incondizionatamente, ossia senza un motivo. Ringraziavo e basta. A quel punto, l’Universo, si sarebbe trovato obbligato a darmi qualcosa che rispondesse al mio ringraziamento se era vero che tutto era uno specchio, un riflesso. Qualcosa per la quale fosse valsa la pena ringraziare.

Iniziai ad immaginare. Diversamente. Nelle mie visualizzazioni non avevo più l’espressione triste e sempre gli stessi vestiti addosso. Sorridevo, ero ben pettinata, vestita in modo classico ma carino.

Le prime volte, la mente, si intrometteva. Mi diceva, sogghignando, “Ma cosa stai facendo? Ah! Ah! Ah! Mi fai ridere. Non hai un soldo, non hai un lavoro, non hai niente e ti credi di essere una principessa! Sii seria ragazza! Seee… sogna sogna!“.

La detestavo ma poi, con il duro allenamento, la feci stare zitta. Non riuscì più ad inquinarmi e potei dare sfogo ai miei desideri. Sognavo sempre più in grande fino ad educare di molto il mio inconscio che ormai mi permetteva di vedermi come immaginavo. E dopo il vedermi ci fu il percepirmi e dopo il percepirmi il vivere. Sempre di più. Sempre di più.

Fino ad arrivare al giorno in cui, alla fermata dell’autobus, accanto a me, vidi persone vestite bene, di tutto punto. Un uomo elegante, con la ventiquattrore, parlava compunto al cellulare. Stava aspettando un collega.

Una mamma molto graziosa mi passò davanti, mi sorrise, e aggiustò un boccolo alla sua bimba che sembrava una bambolina.

Il pullman sul quale salii era nuovo di zecca. Giallo e blu. Quasi vuoto.

L’autista rispose al mio saluto e continuò a fissarmi mentre convalidavo il biglietto dietro di lui.

Ero carina quel giorno con i capelli lunghi, raccolti da una parte, e un trucco leggero.

Mi sedetti accanto ad una signora anziana dalla faccia simpatica nonostante tutti i posti liberi.

Non ci volle molto a prendere confidenza e mai… mai mi sarei aspettata che, quella donna, fosse in realtà la mia nuova datrice di lavoro. Lo sarebbe diventata da lì a poco. Pochissimo. Aveva voglia e bisogno di una “dama di compagnia”. Era molto ricca e non mi trattò mai come una semplice governante. Nella sua villa io mi sentivo una Regina. Potevo fare tutto quello che volevo e potevo anche avere i miei momenti di libertà. Era come stare assieme ad una nonna o una zia.

Il giardiniere, la donna delle pulizie, i suoi parenti, tutti mi volevano bene. Avevo un buon stipendio ed ero felice.

Non le chiesi mai perchè quel giorno prese il pullman avendo a disposizione soldi e persone per farsi accompagnare ovunque, ma così doveva andare.

Non glielo chiesi perchè qualcosa dentro di me già lo sapeva.

Io l’avevo creato. Io, involontariamente, le feci prendere il pullman. Io mi ero creata quella situazione. L’agiatezza che vivevo. La bellezza di quella mia nuova vita.

E, questa volta, il – Grazie – più grande, lo rivolsi a me stessa. Ero una grande Guerriera”.

Prosit!

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Parenti-Serpenti per fortuna Presenti

La Legge della Risonanza o dell’Attrazione dice (e dimostra) che noi otteniamo ciò che sentiamo. Vale a dire che se io mi sento veramente ricco, nella parte più viscerale di me, provo davvero, realisticamente, la sensazione che la ricchezza può donare (cosa veramente difficilissima da sentire), qualche strano meccanismo universale mi darà abbondanza a profusione affinchè, il mio stato d’essere e di percepire, si possa concretizzare divenendo realtà.

Non si otterrà pertanto ciò che si pensa o ciò che si desidera, ma ciò che si prova proprio nel profondo che è, solitamente, molto diverso da quello che la mente vuole farci credere.

Questo è naturalmente un lavoro molto faticoso per noi, sentirsi ricchi intendo, perché se siamo poveri o se ci hanno insegnato che per essere ricchi occorre essere fortunati e nascere in una ricca famiglia, il nostro inconscio risulta inquinato da queste affermazioni e… ciao Pippo!

Sul vero o sul falso di queste teorie e sul come fare per allenarsi in tali dinamiche, ho già scritto diverse volte quindi, oggi, passerò oltre, andando a toccare un altro tasto.

Supponiamo quindi che, dopo varie ed estenuanti esercitazioni, si riesca davvero a credersi così e si possa quindi iniziare a ricevere. Ad un certo punto riusciamo realmente ad avere fiducia nell’Universo e a percepire una sorta di ricchezza in noi comportandoci come se avessimo un mucchio di soldi. Ecco che, a quel punto, dopo tutto il gran lavoro svolto, proprio mentre stiamo mettendo il piede nella casella “arrivo”, giunge il parente di turno e, tutto preoccupato, ci dice: – Guarda che devi cercare di guadagnare di più perché altrimenti così non puoi farcela! -, – Spegnila ‘sta luce in sala se sei in cucina che poi devi pagare una cara bolletta! -, – Ne hai appuntamenti in ‘sti giorni? Riesci ad arrivare a fine mese? -, – Per il bambino hai tutto? Ti serve qualcosa? Dimmelo eh! Che te li do io i soldi -.… Azz…. E si ricade giù, al punto di partenza.

Benedetti parenti!

Ovviamente la loro è pura e sincera preoccupazione, senza colpa alcuna, dettata dall’affetto che provano per noi ma, così facendo, non sanno che stanno alterando il nostro stato d’essere. Lo stanno alterando perché ci intossicano di frequenze negative, perché contribuiscono a formare per noi un futuro povero, perché nutrono verso di noi pre-occupazione anziché abbondanza e armonia, etc, etc…

Ho fatto l’esempio dei soldi ma vale per qualsiasi cosa. Per la salute, per i rapporti sociali, per la vita di coppia, per tutto.

Non mi se ne voglia per il titolo. Anche i miei parenti si comportano in questo modo e li amo sopra ogni cosa, a dismisura, e guai non li avessi nella mia vita.

Il Serpente è stato identificato come simbolo delle tentazioni. Le tentazioni sono maliziose, s’insinuano, nella nostra zona più intrinseca, senza che noi nemmeno ce ne accorgiamo. Strisciano proprio silenti come una serpe. La tentazione del lasciarsi andare, di cadere nel tranello del “Cavoli… non ho abbastanza soldi” oppure “Cavoli, se mia madre è preoccupata forse è bene che inizi a preoccuparmi anch’io” è davvero molto molto inequivocabile.

Posso resistere a tutto tranne che alle tentazioni – (Oscar Wilde)

E’ una tentazione perché tenta di portare ad una tranquillità che, fisicamente ed economicamente, si può anche trovare ma, se si fossero seguiti altri impulsi, forse, si poteva stare ancora meglio. Diecimila volte meglio. Ma la paura a livello generale, e la paura del dolore, sono enormi.

Lo capisco bene. Sono umana anch’io. Dico solo che bisognerebbe difendersi da certe negatività e continuare a pensare positivo.

Sorridi e la vita ti sorriderà – (cit.)

Non si può certo zittirli o maltrattarli. Il loro modo di fare è tanta manna, siamo circondati da persone che ci vogliono bene ed è bene essere grati a loro di conseguenza. Sono le nostre colonne. E saranno loro, sempre ben disposti, a darci una mano qualora gliela dovessimo chiedere. L’unica cosa dunque, che possiamo fare, è proteggerci. Proteggerci dalle loro onde. Sempre che, parlandoci insieme, non capiscano che sarebbe più salutare per noi un altro tipo di comportamento.

Far capire a chi ci sta vicino di non sovraccaricarci di timori e di ridere lietamente e con serenità, immaginando il nostro futuro rosa, non è offensivo, e sicuramente farà bene anche a loro, oltre che a noi, e si acquieteranno i loro animi.

Si può davvero comunque, nell’eventualità, creare una specie di scudo con la nostra immaginazione. Uno scudo “vero” che, come una coperta atta a proteggere, non lascia passare quelle frequenze e, naturalmente, ci si deve allenare in cuor nostro a risalire di frequenze dopo che il parente è andato via.

Ciò che le nostre orecchie ascoltano, o i nostri occhi vedono, viene immagazzinato nel cervello e finisce nell’inconscio. A noi sembra non vederlo più, non percepirne l’esistenza e crediamo sia andato via da noi. Crediamo non ci abbia neanche sfiorato. Ma invece è lì. Latente. Ormai c’è. E inizia lentamente a lavorare come un semino. Attraverso i nostri modi, del vivere la vita, possiamo nutrirlo e farlo crescere oppure, appunto, possiamo ridimensionarlo, facendolo diventare sempre più piccolo, o facendolo scomparire davvero del tutto, prima o poi.

Nel momento quindi in cui qualcuno ci dice – Per il bambino hai tutto? Ti serve qualcosa? Dimmelo eh! Che te li do io i soldi – s’innesca in noi una specie di ordigno che, come la goccia cinese, ogni giorno ci suggerirà “ Sei sicuro che a tuo figlio non manchi nulla? Ce la farai a comprargli sempre tutto quello che gli serve? E un imprevisto? Riusciresti ad affrontarlo?” fino allo scoppiare della bomba che potrà essere anche solo un malessere che percepiamo e che non riusciamo a riconoscere ma che comunque non ci farà vivere bene.

In ultimo, qualche suggerimento ai parenti. Le frasi migliori da dire sono:

– Ah! Che meraviglia! Tutto è perfetto e va’ alla perfezione –

– Se c’è un problema c’è anche una soluzione altrimenti non c’è nessun problema –

– Devo andare al negozio, ti serve qualcosa? –

– Quanti clienti hai questa settimana? Due? Allora non c’è il due senza il tre! –

– Avevo pensato di prendere al bambino un paio di pantaloni blu che mi piacciono molto, secondo te possono piacere anche a lui? –

Insomma, inventate. Inventate sempre al positivo, e senza mai usare termini di negazione o che inducano a pensare alle negatività. E cercate di mantenere sempre un’espressione sorridente e allegra.

Prosit!

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Calcoli Renali – la Paura si è concretizzata

Se si soffre di Calcoli ai Reni il motivo potrebbe essere che nella vita si ha paura di qualcosa e precisamente di perdere qualcosa: soldi, incarichi importanti, persone care…

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Solitamente è un disturbo correlato anche alla responsabilità che l’individuo sente di avere, vista in diversi ambiti, e quando questo status, per un motivo o per l’altro viene meno, possono appunto iniziare a formarsi queste cristallizzazioni all’interno dei Reni o nelle vie urinarie.

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I Calcoli Renali, o meglio la Calcolosi Renale chiamata anche Nefrolitiasi (da Nefrone la parte che governa la funzionalità del Rene) giunge affinchè ci si possa porre la domanda: di cosa ho paura? Cosa ho paura di perdere?

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Per chi sta strabuzzando gli occhi mi affretto a spiegare che, anche questa volta, si parla di psicosomatica e filosofie che osservano altri punti di vista rispetto alla Medicina Tradizionale.

Come ho già detto tante volte i Reni sono proprio la sede dell’emozione “Paura” e anche della “vitalità” e di conseguenza dell’”attività sessuale”, entrambe funzioni che possono essere bloccate, o diminuiscono notevolmente in noi, a causa della Paura così come molte altre. Inoltre, questi importanti organi del nostro sistema urinario sono in forte correlazione con il Cuore (se ci tenete al vostro Cuore mantenete sani i Reni) che a sua volta è la sede della Passione.

La Paura purtroppo riesce a spegnere anche quella.

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I Reni sono organi davvero affascinanti che fanno molto nel nostro corpo, eseguono tante funzioni, e bisognerebbe mantenerli vivi e sani, nel migliore dei modi innanzi tutto con l’alimentazione.

Collegando il cibo a quello che pensiamo si può notare come una dieta prevalentemente proteica, poco idratata e parecchio saporita possa causare la Calcolosi Renale come pensieri troppo “spessi”, troppo “asciutti” e poco fluidi… bloccati appunto dai timori. Stagnanti e non liberati a causa delle nostre stesse preoccupazioni. Rendo l’idea? Non esiste serenità.

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E’ per tanto sbagliato dare sempre la colpa all’ereditarietà. Ho già detto anche questo, lo so, ma voglio ripeterlo. Se nella vostra famiglia si mangia prevalentemente in modo proteico o vi vengono inculcate paure belle toste da vostro padre e da vostro nonno sarà normale che anche voi, come vostro padre o vostro nonno, potreste soffrire di problemi ai Reni.

In questo caso si tratta di grumi di Paura e di Rabbia non dissolti. Certo, forse non ve ne accorgete nemmeno, ma provare paura fa provare anche Rabbia; la Rabbia del non vivere bene in piena serenità. Ma la Rabbia ha principalmente sede nel Fegato (attenzione ai Calcoli Biliari) quindi di lei ho già parlato. Non dimentichiamoci però che i Reni hanno un rapporto molto stretto con il Fegato, sono filtri, entrambi si occupano della rimozione delle tossine dal nostro corpo e, anche se si tratta di sostanze nocive diverse, provengono sempre da ciò che mangiamo e da ciò che sintetizziamo con i nostri pensieri. Elementi di scarto che vanno poi nel sangue e nelle urine.

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Se le sostanze di rifiuto sono troppe i Reni non riescono a filtrare tutto e quindi possono appunto formarsi i Calcoli.

La cosa migliore da fare, dopo aver ascoltato il vostro medico di fiducia (ciò devo dirlo) sarebbe quella di ridurre la quantità di cibo che si ingerisce (potreste concedervi anche un giorno di digiuno, che non farebbe male, salute permettendo) e scegliere meno cibi animali e più vegetali. Più idratanti, meno salati e il più naturale e biologico possibile.

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Allo stesso modo dovreste permettervi di “non pensare” o provare a costruire pensieri belli, cercare di prendervi una pausa proprio per svuotare la mente da tutte le vostre preoccupazioni. Fatele uscire, liberatevene e concentratevi sul fatto che, fondamentalmente, sono solo illusioni.

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Non sono reali, sono vostre pre-occupazioni, esistono solo nella vostra mente ma non nella realtà.

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E’ vero che – prevenire è meglio di curare – ma è anche vero che – fasciarsi la testa prima di rompersela – non è certo il metodo migliore per affrontare la vita.

Prosit!

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Tutti gli Uomini che incontro sono Tirchi

Tutti gli uomini che incontro sono tirchi! -, così mi disse una cara amica qualche giorno fa. Alti, bassi, biondi, mori, simpatici, antipatici… uomini diversi ma con un elemento uguale tra loro: la tirchieria.

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Si, si Meg, so già cosa stai per dirmi – continuò prima ancora di farmi parlare – ma dentro di me non c’è tirchieria, io non sono avara anzi… se lo fossi un po’ di più forse avrei qualche soldo da parte… -.

Ciò che riflette il nostro essere attraverso le altre persone o le situazioni che viviamo, argomento al quale si stava riferendo la mia amica pensando di conoscere già la mia risposta, non è come un’operazione di matematica, ovvia e perfettamente riportata. E’ il senso che si rispecchia e lo fa attraverso differenti modalità.

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La mia amica infatti, è vero, non è una spilorcia. E’ una ragazza di cuore, molto generosa e anche un po’ sbadata. Non è oculata per così dire e, sovente, le capita di faticare ad arrivare a fine mese. Ma allora perché le capita di conoscere solo uomini che le mostrano avarizia?

Di solito è più l’uomo ad essere tirchio rispetto alla donna, ma sono sicura che in realtà anche persone del suo stesso sesso le hanno mostrato questa particolarità tant’è che, proprio sua madre è una signora che su un piccolo quaderno annota ogni entrata e ogni uscita, anche la più piccola, considerando persino i centesimi e, ogni volta che occorre spendere qualche soldo, un profondo dispiacere l’assale rovinandole l’intera giornata. La mia amica però non se ne rende conto, è abituata. Nota questo fenomeno negli uomini perché sono loro che la privano di un qualsiasi bel momento pur di non spendere. O la sfruttano per evitare di sborsare qualche soldo. Ecco perché lei lo vede solo in loro.

I will cook a delicious breakfast for my family

Ma perché questa caratteristica le si presenta davanti?

Quando, ad esempio, un ladro ruba in casa vostra e voi vivete in prima persona questa bruttissima esperienza con tanto di emozioni (negative) a condirla, non significa assolutamente che anche voi siete dei ladri ma tale fatto potrebbe volervi mostrare l’attaccamento alle cose materiali. Il troppo attaccamento. Questo non vuol dire essere tirchi o egoisti. Essere attaccati alle cose materiali può anche voler dire dare solo importanza a ciò che tangibile. Concreto. Senza minimamente tener conto della spiritualità, dell’energia o di ciò che ci circonda di astratto e che non vediamo. La materia non è una cosa brutta.

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I frutti di Madre Terra appartengono alla materia ma quello che bisognerebbe capire è che ci vuole equilibrio. Nella vita si dovrebbe tener conto sia di quello che possiamo toccare con mano, sia di quello che invece non possiamo vedere. Il ladro che ci ruba qualcosa inoltre può anche dimostrarci la paura che abbiamo di perdere quello che possediamo. Magari siamo proprietari di “poco o niente” e quel “poco o niente”, che ci siamo guadagnati con tanta fatica, abbiamo il timore di perderlo. Sembra un brutto tiro mancino da parte del destino, in verità, dal momento che con la nostra immaginazione possiamo creare la realtà, avendo il terrore di venir privati delle nostre cose, disegnamo noi stessi l’avvenimento.

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La vita a volte ci appare proprio crudele. Agisce esattamente dove non dovrebbe. Ma la vita non ne può nulla.

Un’altra situazione che ci riflette il ladro è il nostro agire in modo furtivo e di nascosto. Quindi occorre chiedersi:

Ho mai ingannato qualcuno? Ho mai approfittato di qualcuno? Ho mai agito in modo che nessuno mi vedesse? Ho forse mai rubato qualcosa a qualcuno?… -. …Il parcheggio magari! Il posto in fila alla banca! L’uomo della mia migliore amica! La verginità di quella ragazza al solo scopo di soddisfare il mio piacere personale!

I significati di un’azione sono tanti. Quello che un ladro può mostrarci è molto. Quali sono le emozioni più forti che vi ha fatto provare? Vi siete sentiti defraudati, traditi nella vostra parte più intima? Ora provate insicurezza perché persino il vostro nido è stato violato? Il fatto è che quella insicurezza nei confronti della vita l’avevate già. Il ladro ve l’ha solo chiarificata. Paura di perdere il lavoro, i soldi, la casa, gli affetti e bla… bla… bla… ecco, il ladro ha messo i vostri timori su un vassoio d’argento.

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Ormai quello che vi ha rubato difficilmente lo recupererete ma potrete prendere quel vassoio, con tutto il suo contenuto, e farne buon uso: imparare a fidarvi di più della vita, della grande energia cosmica che ci ha messo al mondo. Imparare a vivere con meno paure e preoccupazioni.

Ok, ma… alla fine, questa mia amica, perché incontra solo uomini tirchi?

Bhè, nel suo caso, visto che la conosco, il discorso è molto semplice. Per lei il denaro è una cosa “sporca”, cattiva, che ha rovinato il mondo e l’umanità. Perché è spendacciona? Perché inconsciamente se ne vuole liberare come se avesse in mano una bomba che potrebbe scoppiare da un momento all’altro. Lei rifiuta il denaro come rifiuterebbe della droga. Vorrebbe averne di più si, perchè sa perfettamente che in questa società se non se ne possiede non si vive, ma fondamentalmente vorrebbe starne senza, come agli albori della creazione dell’uomo quando si viveva del proprio e del baratto.

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Rifiutando dentro di sè i soldi, è normale che gli uomini che incontra non gliene offrono di certo (attraverso avvenimenti intendo). Non le offrono una cena, non le offrono un viaggio, non le fanno un regalo…

Vedere la madre che ad ogni ora del giorno annota sul taccuino spese e ricavi è per la mia amica una fatica. Nota che per sua mamma quella è una fonte di preoccupazione perciò il denaro è una cosa “brutta” che fa del male. Quindi… – Via da me! Non voglio avere niente a che fare con lui! -.

I meccanismi di questi fenomeni non sono naturalmente uguali per tutti. Quello che ho scritto potrebbe non essere valido per voi che leggete ma sono sicura che qualche spunto di riflessione può darlo a molti e soprattutto alla mia amica che ieri mi ha telefonato e mi ha detto – Oh Meg! Io adoro il denaro! Lo amo! E’ meraviglioso! Io ne ho tantissimo e ne avrò sempre di più! -. Brava lei.

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P.S.= La tirchieria è figlia della Paura perciò le persone avare non sono cattive, sono spaventate.

Prosit!

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Chi la fa l’aspetti

Tempo fa ho discusso con un amico che a mio avviso mi ha mancato di rispetto e, quest’ultimo, pur riconoscendo il suo torto, essendo molto orgoglioso, ha chiaramente cercato di evitarmi per un lungo periodo.

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Forse aveva paura che gli trovassi da dire, forse non voleva abbassarsi a venire da me, forse così amico non era… fatto sta che io dopo un po’ iniziai a chiamarlo in quanto avevo bisogno di materiale da parte sua e mi avrebbe anche fatto piacere vederlo ma lui, per una scusa o per l’altra, continuava a rimandare l’appuntamento. Venivo ovviamente a sapere (non abitiamo a New York) che era stato al bar un pomeriggio intero, che era in ferie, che poteva tranquillamente trovare il tempo di incontrarmi ma, come ho detto, non se ne preoccupò.

Sicuramente mi stava insegnando qualcosa attraverso il suo comportamento ma non è questo il tema del mio post.

L’argomento che voglio affrontare in questo articolo nasce grazie ad una delle ultime volte che l’ho sentito (finalmente), pochi giorni fa, abbastanza alterato nei confronti di un suo cliente che da tempo non lo pagava… continuando a rimandare.

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Avete già capito?

Ma tu guarda” pensai “tu fai aspettare me e un tuo cliente fa aspettare te. Che strana coincidenza!

Ebbene si. E’ proprio così. Funziona esattamente in questo modo.

Lui se n’è completamente infischiato delle mie richieste. Prendeva tempo. Mi ha dimostrato menefreghismo. Al di là del motivo che aveva dentro, ai miei occhi è apparso come qualcuno che aveva più tempo per altri che per me. Stessa cosa ha fatto quel cliente con lui. Ha preso tempo, ha dato soldi prima ad un altro che a lui, se n’è fregato di pagarlo.

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Questo perché? Perché la vita è cattiva e vendicativa? No. Perché il suo cliente si è messo d’accordo con me e ha deciso di fargliela pagare al posto mio? Assolutamente no! Lui, il mio amico, ha emesso quelle frequenze. Lui ha emanato quelle sensazioni (verso di me e verso l’energia) e quelle sensazioni gli stavano tornando. Da come si può notare, persino in modo anche più grave, nel senso che io senza il suo materiale vivevo bene lo stesso, ma lui senza quei soldi invece avrebbe dovuto faticare parecchio per pagare le spese.

Il senso della citazione “Chi la fa l’aspetti”, sulla quale ci sarebbero da dire mille cose, in realtà è un po’ questo, ossia ricevere le stesse sensazioni che si sono regalate, anche se attraverso una situazione diversa completamente. Potrei citare anche il famoso detto “Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a teche non è soltanto un valore morale ma molto di più. E’ una questione di fisica.

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Naturalmente, il mio amico, di tutto questo giro di frequenze emesse e di questi riflessi non se n’è nemmeno reso conto, è convinto di essere nella ragione più totale verso il suo cliente, non si pone alcuna domanda a riguardo e, probabilmente, se glielo dicessi, mi prenderebbe anche per stupida ma non fa niente. Io sono convinta che un collegamento c’è eccome.

La cosa buffa risiede anche nelle parole che il mio amico dedicava al suo debitore parlandomi al telefono:

E’ uno stronzo, mi aveva detto che avrebbe pagato ieri invece non l’ha fatto, sono già cinque volte che gli chiedo di farlo e lo sollecito, ma chi si crede di essere?!

Oh! Le stesse parole che io dicevo di lui! Cambiavo solo il verbo pagare con il verbo venire, ma le frasi erano identiche!

Se entro oggi non paga lo mando a quel paese, sai quanti ne trovo come lui più onesti e più puntuali? Hai presente quando vedi la gente che proprio se ne sbatte di te, che nervoso Meg…

Ma pensa… oh, lo so, lo so… capisco perfettamente!

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E allora facciamocele due domande a volte. Perchè mi sta accadendo questo? Quando ho fatto vivere a qualcun altro qualcosa di simile? Perchè sto vivendo questa situazione? Le modalità possono cambiare ma il senso è il medesimo.

Ovviamente la stessa cosa vale per me, ne sono cosciente. E’ un giro continuo, un frenetico rimbalzare di onde energetiche.

E’ difficile a volte riuscire ad individuare quando ci siamo comportati allo stesso modo anche perchè può essere passato diverso tempo, ma solo comprendendo come funziona l’energia si è già fatto un grande passo avanti.

Prosit!

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