Come i parenti dovrebbero vivere la fine della nostra storia d’amore

La fine di una storia d’amore importante, è solitamente vissuta come uno dei più grandi drammi che percuotono la nostra esistenza. Lo so che non è sempre così ma, molto spesso, per la famiglia intorno soprattutto, si parla di una vera e propria tragedia. I parenti si preoccupano, si angosciano e, nei loro pensieri, inizia a prendere vita un vero e proprio sfacelo nei confronti dei nipoti, della figlia che magari ha solo un lavoro part-time, o nei confronti di loro stessi e di quello che penserà la gente.

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Figli di un’educazione, secondo me errata, educata molto dalla religione e dal perbenismo, che vede l’essere umano accoppiato con la stessa persona per tutta la vita, quando una storia d’amore arriva al capolinea è come se avvenisse un fallimento, un grande problema, una disgrazia.

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Ad accentuare questo stato delle cose sono i soggetti protagonisti, ossia la coppia che si separa. Se uno dei due era uno scellerato allora, ancora ancora, si può accettare tale separazione ma, quando le persone in ballo sono fondamentalmente due brave persone che avrebbero potuto andare d’amore e d’accordo (come hanno fatto “mamma e papà”), il boccone non si riesce davvero a mandare giù.

Ecco che allora i genitori, magari anzianotti, iniziano a provare più ansia e più tristezza dei due che, incomprensibilmente, hanno deciso di avere due vite diverse.

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La settimana scorsa una mia amica si è separata dal marito, lei parla solo di “un periodo di pausa” ma la madre, non accettando nemmeno questo, incontrandomi per strada e con un bisogno estremo di sfogarsi, ha riversato su di me tutta la sua disperazione. Piangendo continuava a toccare questi punti:

E adesso come farà M. (la mia amica) che è senza lavoro

E i bambini soffriranno

La gente crederà che si sono fatti le corna

Non capisco perché debbano distruggere tutto anziché costruire

Etc… etc….

Senza rendersi conto che, lei per la prima, stava distruggendo il futuro di sua figlia anziché creargliene uno roseo con i propri pensieri.

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Tolto il fatto che comprendevo bene la sua preoccupazione e ha ricevuto da me tutta la consolazione e l’aiuto che potevo darle, non era per niente favorevole ciò che stava creando con la sua mente e la sua immaginazione. Un mare di disgrazie. Un futuro negativo. Ecco quando si dice che si chiude una porta e ci focalizziamo a guardare solo quella porta chiusa anziché il portone di fianco che si è appena aperto.

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Facile! – direte voi. No, non è facile ma non è nemmeno esatto. Ragioniamo in questo modo perché la società in cui viviamo ci ha portato a ragionare in questo modo. Se automaticamente pensi che tua figlia non riuscirà a mantenere lei e i suoi bambini da sola, sarà normale che non riuscirà (!) e la gente continuerà a pensare che se una coppia si separa la donna che faceva solo il part-time non si manterrà da sola. L’immaginazione ha una potenza indescrivibile! Bisogna essere realisti e onesti a mio avviso. Se per voi non è vero o è impossibile che quella donna potrà avere un futuro comunque bello allora posso dire la stessa cosa nei confronti del suo futuro che voi vedete brutto perché entrambe le situazioni sono ancora irreali appartengono appunto al futuro: non esistono ancora! Inizieranno a formarsi concretamente dopo che le abbiamo… immaginate! Ed è proprio in quell’esatto istante che dovremmo immaginarle nel migliore dei modi.

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Uno dei due figli della mia amica, il maggiore, ha detto alla nonna – Ecco, adesso non potrò più andare in piscina perché la mamma non potrà più pagarla –. La nonna ha risposto al nipote di non preoccuparsi ma, in cuor suo, sapeva e credeva che il nipote stava dicendo il vero. Perché è impossibile pensare che la ragazza possa conoscere un altro uomo e il nipote possa andare sia a piscina che a cavallo? Oppure che la ragazza trovi un lavoro così redditizio da permettere ai propri figli due sport anziché uno? L’Universo ha infiniti mezzi per darci ciò che desideriamo, alcuni davvero strambi, ma siamo noi che non li consideriamo perché ci sembrano impossibili. Perché solitamente la realtà è questa, ma è questa perché così la formiamo. E’ un gatto che si morde la coda.

Quello che sarebbe idoneo, secondo me, è pensare che tutto andrà bene, che tutto andrà per il meglio e che le cose cambieranno solo in positivo. L’Universo non ci vuole male, ci vuole bene ma otterremo solo il male se guardiamo esclusivamente verso di lui già convinti di esserne vittime. I cambiamenti di vita che si affacciano nella nostra esistenza in realtà nascondono sempre una soluzione positiva perché sono degli stop che l’Universo non vive come noi. Per lui sono solo modifiche atte al migliorare ma per la nostra parte emozionale diventano incubi e incubi saranno.

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La fine di una storia d’amore è vita! E’ piena di emozioni, è piena di cose nuove, è piena di nuovi progetti, di migliorie. Può insegnare a crescere e, dal momento che non è detto che debba essere finita per sempre perché i periodi di pausa esistono davvero, può solo ampliare un qualcosa di bello che già c’era. Ma noi buttiamo tutto via. Da lì, la tristezza genera tristezza, la paura genera rabbia, la rabbia genera vendetta e così via… e anche quando ci si era promessi che …per i figli si sarebbe andati d’accordo… ecco che poi non si riesce e il rancore supera tutto.

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Quando una storia d’amore finisce si piange, ci si preoccupa, si sente un peso sul petto, si! Ma tutte queste sensazioni ti stanno dicendo che sei vivo! In quel momento di vulnerabilità e sensibilità hai un’energia potentissima che se sfruttassi al meglio non potrà che arrivarti il meglio! Immagina cose belle per te! Tutto il possibile e l’impossibile, nell’Universo c’è tutto in abbondanza! Che siano di nuovo con la stessa persona che ritorna, che siano con un nuovo compagno di vita, l’importante è che siano situazioni gioiose per te e per i tuoi figli (molto più forti di noi e che spesso siamo noi stessi a rendere infelici).

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Il mondo ti sta crollando addosso perché tu vedi così. E’ più che normale vivere la disperazione, fa parte della vita anch’essa, ma a questa disperazione devi dare un colore, e quel colore deve essere allegro, vivace, sgargiante! Il nero non è accettato.

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Come avevo già scritto qui https://prositvita.wordpress.com/2015/05/25/finche-morte-non-vi-separi/ due persone stanno insieme fin tanto che hanno da scambiarsi l’un con l’altro un qualcosa. Ti consiglio di leggerlo. Un insegnare e un imparare a vicenda, dopodiché basta, ci sono altre persone al mondo che hanno quei bisogni e ci stanno aspettando. E tu hai ancora molto da imparare. Ripensa alle tue vecchie storie, ai tuoi/alle tue ex. Cos’hai dato e cos’hai ricevuto da loro anche se le consideri cose sgradevoli?

Se può tornarti utile fai leggere questo articolo ai tuoi preoccupatissimi genitori e fagli leggere anche questo che ti ho appena consigliato, magari ti aiuta e aiuta loro che, in realtà, sono solo vittime di tanta paura e non ne hanno colpa.

E non capiscono che dovrebbero semplicemente pensare “Wow! Che meraviglia! Chissà quante cose belle accadranno ora?! Cos’avrà in serbo di magnifico l’Universo per noi?”. Sembra un’eresia vero? Non è così.

La cosa principale, della quale devono preoccuparsi ora, è solo quella di esserci per te e non farti mancare la loro presenza.

Prosit!

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Aspettando la Bronchite

Quando ero bambina, ogni primavera, puntualmente, mi facevo una bella Bronchite.

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Tutti gli anni, la mia famiglia, grazie ad un’anziana zia disponibile, cercava di farmi trascorrere qualche giorno sulla neve e, visto che vivevo e vivo tuttora al mare, anche per il periodo estivo si andava in montagna a respirare “l’aria buona” che mi avrebbe guarita.

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In effetti, così facendo, sono sempre riusciti a tenere sotto controllo la mia amica Bronchitella che però, non mi ha mai abbandonata del tutto. Crescendo, mi accorsi che arrivava sempre a marzo ma mi limitavo a pensare al cambio stagione o a dire – Ho preso dal nonno! – anch’egli sofferente all’apparato respiratorio proprio come me.

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Una decina di anni fa però, le cose iniziarono a peggiorare nel senso che, la Bronchite, non si accontentava più di venire solo una volta all’anno bensì due. Marzo e ottobre erano i suoi mesi preferiti anche se, a volte, poteva sostituirli con aprile e settembre. Che fastidio! A parte la noiosa tosse e gli antibiotici che dovevo assolutamente prendere, era davvero deludente dover andare in giro coprendosi per non prendere aria quando in realtà faceva ancora un caldo incredibile e le mie amiche potevano sfoggiare i loro vestitini leggeri. Senza contare che fuori, il bel sole m’invitava ma io ero davvero mezza moribonda sul divano che nemmeno riuscivo a respirare.

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No, le due volte annuali non mi andarono più bene. La signorina si era presa troppa confidenza, non la volevo più con me.

Grazie agli studi compiuti sapevo che era completamente inutile, e persin deleterio, maltrattarla o cercare di scacciarla. Poveretta, lei stava solo cercando di mandarmi un messaggio, ero io che non lo capivo e nemmeno mi ero mai messa di buzzo buono a cercar di comprenderlo.

Dovetti farlo e mettermi a studiare come una liceale. Bisogna innanzi tutto sapere che ogni affezione che colpisce l’apparato respiratorio è indice di tristezza. Qualsiasi. Poi, ovviamente, ognuna, dipanandola come una matassa di lana, avrà il suo opportuno significato ma, la tristezza, è assolutamente alla base.

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La Bronchite è ovviamente un’infiammazione ai bronchi e alle loro mucose che, se non curata bene, può riportare seri danni ma non era dal punto di vista medico e fisico che volevo osservarla. Secondo le teorie alle quali mi affido la Bronchite è la paura dell’aggressività. E, in effetti, l’aggressività che si riceve e che spaventa rende tristi. Può però anche significare il sentirsi chiusi in un angolo e oppressi.

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Era proprio vero. Io ho sempre temuto l’aggressività nell’altro. Chi urla, chi alza la voce, chi è violento non l’ho mai sopportato più di tanto e, intimorendomi, mi sono sempre allontanata cercando di non incontrarlo mai più. Sarà a causa della mia anima Peace&Love ma, anziché combatterlo ed eventualmente farmi rispettare, con la coda tra le gambe, mi mettevo nel mio angolino senza essere capace di girarmi e attaccare a mia volta.

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Oh! Bene!” pensai. “E quindi? Cosa devo fare? Affrontare un pazzo psicopatico che mi ringhia contro come un leone inferocito e imparare a non temere nulla?”.

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L’Universo non ci permette, sotto un certo senso, di provare delle paure. E’ un po’ come se volesse che non ne provassimo e, inoltre, se si pensa che quell’aggressività era “non meritata”, viene da Lui tollerata ancora meno! Ossia, io, per paura di reagire e per paura di offendere mi facevo maltrattare mancandomi di rispetto io per la prima.

Eppure… “Come ti permetti tu di inveirmi contro a questo modo? Al massimo, se ho sbagliato qualcosa, me lo spieghi con calma e soprattutto rispettandomi!”. Già… la mia parte intrinseca avrebbe voluto proprio questo da me. “Ok“. Promisi per il mio bene, che mi sarei allenata a fare questo. E dovetti andare all’indietro con i miei studi. Esatto.

Perché ricevevo tale aggressività ad esempio? Le persone che ci circondano sono sempre uno specchio per noi e ci mostrano quelle parti nascoste che celiamo anche a noi stessi. Quindi io provavo rabbia dentro? Ebbene si. Una rabbia invisibile, latente, ma che era presente e forse proprio perché non ero in grado di farmi rispettare. Insomma, altro studio duro da compiere e poi cercare di migliorare. Che fatica.

Intanto il tempo passava, passavano i mesi e la mia Bronchite continuava a presentarsi perché mi stavo solo allenando mica ero guarita. Però, fin da subito, notai una netta differenza. Se prima, quando arrivava, mi durava quasi un mese, ora, in una settimana andava via e mi rimaneva solo qualche rimasuglio di tosse molto leggero e sopportabile.

Bene, ero contenta, questa nuova situazione mi dava la forza di andare avanti nel mio operato e mi faceva capire che ero sulla strada buona. Imparai col tempo a liberarmi della rabbia e, a fatica, imparai anche a rispondere a tono a chi lo meritava (perdonare non significa condonare), ad amare di più me stessa, fino ad arrivare ad avere un’energia così potente che, per un qualche magico e inspiegabile meccanismo, quelle persone non si permettevano più di trattarmi come una pezzente bensì avevano addirittura quasi timore di me e quando mi parlavano, abbassavano lo sguardo. Davvero! Vi sto dicendo la verità!

Ero al settimo cielo e il sentirmi così bene e così forte ha contribuito a farmi stare ancora meglio però… nonostante tutto, a marzo e a ottobre…. Eccola, arrivava.

Ma perché?” mi dicevo. “Ho fatto tutto quello che dovevo fare. Ho capito il messaggio e l’ho svolto come andava fatto. Perché continui a infastidirmi, cosa ho sbagliato, cosa ancora non riesco a vedere?!”.

La risposta mi arrivò immediatamente, così chiara e lampante, che mi detti della stupida. Era ovvio che tornasse… io l’aspettavo! Certo! Dopo una vita intera, abituata a ricevere Signora Bronchite tutti gli anni in quei precisi mesi, anche se inconsciamente, io l’aspettavo.

A febbraio sapevo che a marzo sarei stata a letto e mi segnavo già il numero della Dottoressa appeso al frigo! Se mio marito avesse gradito andare in vacanza dopo l’afosa estate, di certo non si programmavano quei giorni in ottobre, sapevo già che avrei avuto la Bronchite, era meglio che me ne stavo a casa buona e saremmo andati a novembre. Capite? Mica lo facevo apposta, tutto arrivava in automatico. Ecco cosa non avevo capito! Ecco il tassello che mi mancava! Con il mio stesso pensiero, quella Bronchite, la stavo sviluppando io stessa. Che ci crediate o no, quando ho smesso di aspettarla, non è più venuta.

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In tre anni, è arrivata solo 2 volte anziché 6. Un bel risultato vero? E’ stata dura ma ce l’ho fatta.

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Il numero della Dottoressa doveva continuare a rimanere nel dimenticatoio, a fine settembre/primi di ottobre sono andata in vacanza, insomma, un passo per volta, ma mi sono forzata di non pensare più a lei. Ora staremo a vedere come andrà quest’anno a inizio autunno ma…. Perbacco, non dovrei neanche dirlo, non devo proprio pensarci. E comunque a marzo non mi è venuta. Potrebbe essere il mio primo intero anno senza. Vabbè, cambiamo discorso che devo distogliere la mente da lei.

Prosit!

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Forse non sei Sfigato, forse “qualcosa” vuole aiutarti

Quel giorno D. andò in Posta per pagare la bolletta della luce già scaduta da parecchi giorni. Sovente le capitava di lasciar scadere le bollette, non navigava nell’oro e ogni più piccola moneta era per lei davvero preziosa. Quando arrivò davanti all’Ufficio Postale però, una lunga coda di gente non le permise di effettuare il pagamento. Non sarebbe mai arrivata in tempo al lavoro, l’avrebbe pagata al ritorno, fermandosi dal Tabaccaio. Fece proprio così, verso sera, parcheggiò l’auto, si recò nel negozio ma mortificato, il venditore, le annunciò che il computer quel giorno non gli funzionava e non poteva quindi farla pagare. D. ringraziò, salì in macchina, guardò la bolletta e disse – Oggi proprio non riesco a pagarti… – ma sapeva che un chilometro dopo circa, c’era un altro Tabaccaio. Mise in moto e si avviò verso il nuovo Sali&Tabacchi prima di rientrare a casa stanca e piena di cose da fare. Purtroppo, non c’era nemmeno un parcheggio e per giunta stavano anche girando due vigili poco simpatici che D. ben conosceva. Si soffermò, aspettò che qualcuno andasse via, ma niente. Automobili in seconda fila, clacson che strombazzavano, quattro frecce accese, persone che litigavano, un vero caos che D. preferì evitare – Mi ci manca anche una multa! – e decise quindi di rincasare un po’ preoccupata per il fatto che quella bolletta avrebbe dovuto attendere ancora. “Speriamo non mi stacchino la luce” pensava tra sé e sé. Aprì il portone e, immediatamente, lo sguardo andò sulla sua cassetta delle lettere. C’era qualcosa dentro. Aprì ed ecco un’altra bolletta della luce. “Che strano” pensò “ho già ricevuto il sollecito! Vuoi vedere che si sono sbagliati e mi hanno mandato un’altra bolletta dello stesso mese? Speriamo, devo ancora pagarne una che ho già l’altra, mamma mia!”. L’aprì e la bolletta nuova riportava un’altra cifra ma il periodo le sembrava praticamente lo stesso di quello che, dalla mattina, stava cercando di pagare. Salì in casa e andò subito a rovistare nel cassetto dove teneva tutte le scartoffie burocratiche che ognuno di noi ha in casa e risolse il mistero. La bolletta che avrebbe dovuto pagare quel giorno ma che, per un insieme di fatti bizzarri e impedimenti, non era riuscita a pagare l’aveva in realtà già pagata e se ne era completamente scordata. Non sarebbero stati soldi persi ma, per lo meno, ora poteva subito pagare un’altra utenza o farsi la spesa il giorno dopo senza dover aspettare un eventuale rimborso. Le banconote che aveva ben ripiegato nel portafogli assieme al bollettino, le prese sospirando e le mise nel taschino del portamonete. Potevano essere usati per altri scopi. Infine ringraziò ”.

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Perché D. quel giorno non era riuscita a pagare? Cosa davvero gliel’aveva impedito? Coincidenze*?

Vi ho raccontato questa storia, realmente accaduta, perché molto spesso, quando non riusciamo a fare ciò che vogliamo e che abbiamo programmato, ci preoccupiamo o addirittura ci arrabbiamo molto mentre, quello che può sembrarci negativo è in realtà qualcosa che ci sta salvando da ulteriori situazioni. Si tratta di una specie di messaggi che arrivano dall’Universo ma che non sappiamo comprendere e li definiamo soltanto intralci nella nostra vita oppure ci definiamo degli sfigati (divenendolo poi realmente).

Conosco D., solo qualche anno fa, anziché dire alla bolletta – Oggi proprio non riesco a pagarti -, avrebbe urlato – Ma porca zozza miseria, ma che sfiga! Eccheccavoli! Ma guarda se oggi che ho deciso di fare questa cosa IO deve succedere di tutto! Ma tutte a me! Ma qui, ma là, ma su, ma giù! – gridando e inveendo contro la vita che le stava mettendo il bastone tra le ruote. Avrebbe reagito come la maggior parte della gente reagisce.

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Ora, prima di continuare nella lettura, vorrei farvi ascoltare questo video, tra l’altro anche molto divertente, che parla delle tanto detestate….. cacche di uccello! Colui che parla è Roy Martina medico, psicologo e molto altro, che a voluto specializzarsi in Medicina Alternativa.

Amici, vi posso assicurare che è vero. A me capita quasi ogni giorno e, ogni giorno, mi emoziona. Bisogna solo farci attenzione. Osservare il dopo e non il mentre. Questa cosa sembra andare in contrasto con il vivere il famoso “Qui e Ora” ma è proprio perché non siamo capaci di vivere il “Qui e Ora” che queste forze ci vengono in aiuto e ci avvisano di non fare determinate cose. Dovremmo quindi addirittura ringraziarle.

Insomma, a me cosa me ne viene in tasca se voi vi arrabbiate o meno? Potete fare ciò che volete ma se imparate a ragionare in questo modo la vita vi sembrerà molto più bella. Credetemi.

Quando qualcosa vi fa arrivare tardi ad un appuntamento, o vi impedisce addirittura di andare dove volevate, non prendetevela. Non potete sapere cosa in realtà avete evitato. Lo so che è difficile, a volte abbiamo incontri davvero importanti per noi da realizzare, ma tanto non è con la rabbia che ci arriveremmo. La rabbia non è un mezzo di trasporto! Sfogatevi sì, arrabbiatevi pure, ma che sia una rabbia esterna, buttata fuori per semplice espressione, non provatela dentro. Non permettetele di contrarre il vostro stomaco. Imprecate, ma solo con la voce. Poi, col tempo, eviterete anche quello.

Non siamo abituati a vivere in concomitanza e circondati da altre forze. Siamo noi e basta. Se dobbiamo andare in Banca, siamo noi che dobbiamo andare in Banca e nessun altro. Teniamo solo conto delle persone fisiche che conosciamo, quelle che possiamo vedere e toccare, non pensiamo minimamente che attorno a noi può esserci anche del resto. Delle forze molto più grandi e potenti, delle frequenze, delle onde elettromagnetiche. Particelle microscopiche e invisibili. Così le chiamano gli scienziati. Angeli le chiamano alcuni, energie le chiamo io. C’è energia assieme a noi e questa energia è viva.

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– … quello che abbiamo chiamato “materia” altro non è che energia, la cui vibrazione è stata abbassata in modo da essere percepibile ai sensi, la materia in sè non esisteTutto è energia e questo è tutto quello che esiste. Sintonizzati alla frequenza della realtà che desideri e non potrai fare a meno di ottenere quella realtà. Non c’è altra via. Questa non è Filosofia, questa è Fisica – Albert Einstein.

Come esistono il suono, la luce e altri tipi di vibrazioni, esistono anche quei movimenti che emozionano e si sentono nella pancia. Sono la stessa cosa.

Prosit!

* termine solitamente utilizzato quando non riusciamo a dare una spiegazione per noi valida all’avvenimento.

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Tu sei un peccatore

Tempo fa un amico che si era da poco convertito al Buddhismo mi espresse questa riflessione

– Io non ho nulla contro le altre religioni, ognuno è libero di pensarla come vuole, io mi sono rivolto al Buddhismo perché contiene una forma a me più consona ma ogni dottrina ha le sue costrizioni, le sue sane filosofie e i suoi principi, c’è una cosa però che non capisco e poco accetto della Religione Cattolica ed è quella che definisce i Cristiani come Peccatori. Prima di tutto sei un Peccatore, nato attraverso sofferenza dopo il Peccato Originale. Lo trovo un termine distruttivo -.

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Capendo il senso che il mio amico dava a quelle parole non potei dargli torto e ho voluto utilizzare questa sua riflessione come introduzione di questo articolo. Non sono qui oggi a parlare di una religione piuttosto che un’altra ma, diciamolo, questa parola fa nascere un profondo stato di malessere, un senso di colpa e un giudicarsi negativamente. Quello che credo però è che ci sia stata una traduzione sbagliata verso di essa.

Quando, chi esercita il Cattolicesimo, prega e dice frasi come – abbi pietà di me peccatore – s’immagina inconsciamente di aver combinato qualcosa di brutto e offensivo nei confronti del Dio al quale rivolge la sua preghiera.

Se posso permettermi, l’unico peccato che abbiamo commesso è stato quello di allontanarci dal senso cosmico dell’Uno. Uno come Universo. Universo (Universus) come Univertere*  – essere rivolti all’Uno – cioè a Dio (questo Dio) che non dev’essere per forza Buddha, o un animale, o un vecchietto con la barba bianca, o un talismano. Può anche essere, “semplicemente”, il Tutto. E per giunta e soprattutto anche noi stessi.

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Inquinati probabilmente dal preferire la forma piuttosto che il contenuto, l’aspetto estetico piuttosto che la spiritualità, il soldo piuttosto che la ricchezza d’animo, la tranquillità piuttosto che il coraggio e via discorrendo, è come se, col passare degli anni, ci fossimo allontanati dal disegno cosmico che ci era stato regalato. Noi siamo Figli di Dio (Universo – ossia composti dalle stesse sue molecole) ma, questa visione, sembra appartenere solo ad un concetto prettamente Cattolico o comunque Religioso quando, a mio avviso, la forma più completa e unica di religione dovrebbe chiamarsi semplicemente Amore.

Il peccatore dunque è colui che si è allontanato da questo Dio, colui che ha, in pratica, mutato la sua vera natura, vale a dire quella di essere vivente perfetto e libero.

E’ diverso dal pensare di aver mancato di rispetto a quello che consideriamo nostro Giudice e nostro Mentore. Al massimo abbiamo mancato di rispetto a noi stessi, offendendo sì il potente miracolo che ci ha creato, che se potesse parlare ne direbbe di ogni, ma non dice nulla in realtà, perché fondamentalmente non giudica.

Il termine peccatore si è poi fatto strada nella comunità trovando diverse postazioni a lui congeniali: se fai del male a qualcuno sei un peccatore, se non paghi le tasse sei un peccatore, se tradisci sei un peccatore, se invidi altri sei un peccatore, se non frequenti il Tempio del tuo Dio sei un peccatore, ma mai è stato considerato peccatore colui che ha fatto del male a se stesso. Colui che non si è rispettato e considerato parte integrante del Cosmo. Colui che per la felicità di altri si è rovinato la propria vita. Lui non è un peccatore, è un Santo. Il martire che cammina a testa bassa e tanto piace, soprattutto a chi preferisce mantenerci nell’ignoranza piuttosto che nella saggezza in modo da governarci al meglio.

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Ma l’Universo non vuole questo. Non ci ha messo al mondo per sacrificarci. Non ha bisogno di sacrificare nessuno. Se sei figlio di Dio (Universo) sei Dio. Dio non può provare ansia perché convinto che altri bisogni arrivino prima dei suoi. Dio non può deprimersi per il giudizio altrui. Dio non può nemmeno peccare. E allora perché si diventa peccatori? Perché non ci siamo più riconosciuti come Dio. E non uso il termine Dei perché non lo trovo appropriato, userei Dii potessi. Mi piace di più.

Tu sei un peccatore, pur non avendo mai commesso peccato. Gran parte della “Parola del Signore”, così la chiamo per essere compresa, è stata mal tradotta. Ovunque, persino dai Sacri Libri. Il suo senso però non è sbagliato. Il germoglio che l’ha fatta nascere è esatto. Coloro che l’hanno concepita in realtà dicevano cose – buone e giuste -. L’importante è capirlo.

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Se proprio abbisogna addossarsi un senso di colpa che sia nei nostri confronti. Ma il senso di colpa è la sensazione più maligna che può vivere in noi, perché nutrirla? Perché istillarla quotidianamente dentro al nostro inconscio?

– Ah! Padre (Dio mio)! Perché mi hai abbandonato? -. No, non ti ha abbandonato, sei Tu che hai lasciato Lui. Ma di Lui fai parte e puoi tornare quando vuoi tra le Sue braccia.

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Studiare, istruirsi, o anche solo seguire quello che ci suggerisce il cuore, in questi casi, penso sia la cosa migliore. Provare a far davvero nostra quella – Parola del Signore – che tanto recitiamo a memoria credendo che il suo significato sia solo quello che appare. Andare a fondo. Aver voglia di tradurre certi testi considerando il loro significato più intrinseco senza accontentarsi di chi la interpreta al posto nostro.

Un significato che, in verità, reca gioia, entusiasmo, benessere. L’esatto contrario di quello che abbiamo percepito finora.

Prosit!

*termine citato da Luigi Castaldi e Salvatore Brizzi i quali espongono come il nome “Università” si dichiara – Universo del Sapere –

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Il mio Amore per la Terra

Potevo secondo voi non festeggiare io la Giornata della Terra? Sia mai.

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Oggi come oggi, ogni giorno si festeggia qualcosa: c’è la Giornata Mondiale del Gatto, quella dell’Acqua, quella dell’Alimentazione e molte altre ma, quella della Terra, è per me come sacra.

Non mi considero un’ambientalista, non mi considero un’animalista e nemmeno nessun altro tipo di “ista”. Amo e basta e non penso di aver bisogno di una definizione.

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Riconosco la Terra, e la Natura in generale, come Madre e come Dio perciò questo per me è un giorno importante. La amo quotidianamente è ovvio ma il fatto di poterla celebrare in un giorno ben specifico nel quale anche altri esseri umani, in altre parti del mondo, lo fanno mi da un senso di unione e di forza. E’ per questo che volentieri mi assoggetto ad una data.

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Penso che amare la propria Terra equivale ad amare il Tutto. Equivale ad amare tutte le forme viventi, equivale a nutrirsi di energie buone e pure, equivale ad elargire gratitudine. A ringraziare i nostri genitori per essere qui, nonostante siamo stati noi stessi a scegliere di esserci, stupirsi per quelle che definiamo piccole cose e vivere il presente, quello che si chiama Ora.

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La Natura insegna la pazienza, la forza, la volontà. Si possono insegnare queste doti? Sembra impossibile eppure, se si sa essere buoni discepoli, essa ce la fa.

Amare la Terra significa anche amare noi stessi perché siamo i suoi figli e, non amandoci, sarebbe come offenderla. Come vi sentireste voi se qualcuno non rispettasse e sottovalutasse i vostri bambini?

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L’Earth Day, il 22 Aprile, è per me come un giorno di vacanza, è per questo che l’articolo lo posto oggi, e lo passo a contatto di maestri come alberi e animali cercando di avere una sensibilità maggiore che purtroppo, durante il resto dell’anno, ammorbata anch’io spesso da tutto ciò che mi circonda, non riesco a sentire così forte pur riconoscendomi già ad alti livelli.

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No, non è un vanto il mio, è un orgoglio. Sono lieta di avere con Madre Terra questo rapporto e mi piace gridarlo senza vergogna.

Le sensazioni di potenza che infonde sono indescrivibili. Quella potenza che ti permette di non aver paura e di affidarti all’Universo.

La Natura mantiene le promesse che fa. E può fare tutto perché è Dio. Per me essa è Dio.

Conobbi la Terra quando avevo circa tredici anni. Si presentò a me dicendo – Non preoccuparti, io non ti abbandonerò mai – e così è stato. Oggi di anni ne ho 37 e lei ancora non mi ha lasciato.

Buona Vita Terra, ti amo infinitamente.

Prosit!

P.S. – Le immagini che ho postato hanno per me il loro particolare significato riguardo la Madre Terra e la Natura: nella prima posso vedere la sua immensità, ero a quasi 2.000 mt s.l.m. e riuscivo ad ammirare la distesa di monti sotto di me fino ad arrivare con lo sguardo al mare, un cielo immenso e il sole suo compagno. Nella seconda la sua protezione data dai rami degli alberi, che mi avvolgevano, attraverso i quali anche i raggi dovevano quasi chiedere il permesso per entrare. Nella terza la sua meraviglia data dai colori, dalla quiete, dalla vastità. Nella quarta la sua bellezza vista appunto nelle piccole cose come questi fiorellini minuscoli di Senecio Rowleyanus grandi come l’unghia di un mignolo. Nella quinta la sua onnipotenza, un’aquila che ho fotografato due anni fa e che ha impresso il mio obiettivo di maestosità e grandezza. Nella sesta infine, la sua tenacia, la forza della vita, un Fico nato sul tetto di una chiesa sullo spigolo di un campanile, senza terra, senza acqua, ma nutrendosi solo con fiducia di ciò che l’energia universale poteva dargli, senza agi né comfort solo forza vitale.

Il Creatore è Vivo

Ieri sera una persona a me vicina ha deciso di affidarmi un lavoro da fare. E’ un lavoro molto bello, si tratta di scrivere (anche) e a me scrivere piace parecchio.

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Questa persona ha affidato a me il compito perché, in questo momento, è impegnato nella realizzazione di diversi progetti e non vuole venir meno a nessuno dei suoi impegni. Quando mi ha consegnato il lavoro da fare, correlato di tutta la documentazione necessaria, lo ha fatto con un certo senso liberatorio non perché quel lavoro gli desse fastidio ma perché fortunatamente aveva trovato quello di cui aveva bisogno; un cooperatore. Aveva si la serenità, ma cosa trapelava da lui era quel sospiro come chi corre a cercare riparo e, finalmente, lo trova dietro ad un angolo. Il tanto sperato nascondiglio. Aveva si la tranquillità, di aver trovato qualcuno di cui fidarsi, ben disposto a fare le sue veci ma, ciò che stava emanando nell’Universo, se potessimo tradurlo sotto forma di frasi, potrebbe essere – Ah! Meno male! Finalmente ti ho trovata! -, – Oh! Che fortuna, grazie al cielo! Così almeno riesco… -.

Sono frasi gentili queste, piene di gratitudine e speranza ma… sono sbagliate. No, non dico che sono sbagliate la gratitudine e la speranza come emozioni provate ma, queste possiamo dedicarle, a chi merita, in altri modi. E’ sbagliato il messaggio che viene tirato fuori. E’ come dire “sono stato fortunato, dal cielo mi è capitata questa grazia!”. No, non è così.

Colui che mi ha assegnato questo lavoro è (pur non sapendolo) un Creatore. E’ un Creatore perché crea.

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E’ partito da dei sogni e oggi è un realizzatore di questi sogni. Naturalmente, essendo che nell’Universo c’è in realtà ricchezza e abbondanza per tutti, questo dicono le filosofie alle quali io credo, è ovvio che le sue creazioni si moltiplicano sempre di più. Ora, dobbiamo imparare a vedere questo Creatore come una pianta. La Pianta Madre.

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Essa può dare dei frutti e può dare anche delle talee. Da esse si svilupperanno i suoi figli. E’ una cosa ovvia. Normale.

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Il Creatore è come una pianta e non deve ritenersi fortunato perché grazie a chissacchè, ha trovato chi prende il suo posto, e fa ciò che dovrebbe fare lui. Deve trasformare questo input in – Bello! Io creo, realizzo sogni, realizzo aiutanti che mi stanno vicino, che a loro volta realizzeranno altri aiutanti e così via! -, – Sono stato bravo! Grazie alla mia creazione, al mio edificare, ho permesso ad altri di creare a loro volta! -.

Vedete, chi non crea, e chi ancor prima non sogna, è un po’ come se fosse destinato ad essere un servo. Non vedete il termine come offensivo. Servo, vale a dire servire (ed è il più nobile dei mestieri ma, in questo caso, si decodifica in modo diverso). Serve altri perché non ha progetti suoi da realizzare nemmeno metaforicamente. Il sogno tiene vivi. Attraverso esso si possono pianificare mille e ancora mille cose e plasmarle poi, fosse anche solo con la mente.

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Il mio Creatore è riuscito a farlo anche dal punto di vista fisico e concreto e oggi, sta dando vita ad altri lavori e quindi ad altri figli che un domani saranno come lui. Perché la Creatività è il sale della vita. Senza di essa non si può vivere. E non è retorica.

Creare permette di creare! Permette un movimento e il movimento è vita! Sempre!

Mandando nell’Universo le prime frasi che ho scritto come esempio, si manda un messaggio o un’emozione come di umile risorsa. Il ringraziamento di illusione che illusione più non è. E’ buono, sono sentimenti validi, lo ripeto, ma li completeremo più decisivi in un secondo momento. Nelle frasi successive invece, quello che si emana è un sentimento di piena soddisfazione, di complimento nei propri confronti, di ammirazione verso se stessi ed essendo ciò che trapelerà da noi, automaticamente ce ne circonderemo.

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Questo significa che riceveremo nei momenti futuri altrettanta soddisfazione, altri complimenti e tanta ammirazione per molte cose diverse.

Ritornando al discorso della gratitudine che non deve mai mancare e della speranza, la situazione è molto più comprensibile di quello che crediamo. Basterà semplicemente ringraziare. Ringraziare, ringraziare, ringraziare.

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Quante volte ringraziate durante la vostra giornata? No, non dico persone. Quante volte ringraziate la vita, le forze universali, le energie che ci circondano e persino voi stessi? Io non posso saperlo ma sono quasi certa che la maggior parte di voi lo fa poche volte. Fatelo sempre, fatelo di più, non sapete che potenza che ha la parola – Grazie! – e l’emozione che da lei ne scaturisce.

E la speranza. Ve l’ho già detto in passato. E’ bellissima. E’ un sentimento peraltro così poetico. Ma la speranza dev’essere condita! Non potete emanare solo speranza altrimenti riceverete solo… speranza! Cioè il nulla. Un miraggio. Arricchitela di certezza. E’ un controsenso non vi pare? Il fatto è che, la speranza, si sposa bene con l’educazione ma non ha nulla a che vedere con le famosi, ormai così si chiamano – Leggi dell’Attrazione – che esigono “pretese”. Chiedi e ti sarà dato… diceva qualcuno…

E’ difficile da rendere concreto ma è molto semplice dal punto di vista teorico. L’importante è che s’impari a capire che non è solo fortuna quella che ci gira attorno. Noi siamo gli artefici del nostro vivere. E quando ci capita qualcosa di bello e appagante come nel caso del mio Creatore, non resta che complimentarsi tra sé e sé. Questo significa amarsi. E amare se stessi è alla base del nostro benessere.

Prosit!

p.s.= Ringrazio per lo spunto di questo articolo Salvatore Brizzi esperto di Alchimia Trasformativa e il suo libro – Alchimia Contemporanea -, mia mamma e naturalmente il mio Creatore che si è sentito decisamente bene quando abbiamo affrontato questo discorso, gli si è persino stappato il naso e ora non ha più il raffreddore.

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Febbraio: Mese della purificazione e di un Amore che non poteva esistere

Siamo a Febbraio, il mese considerato più pazzerello dell’anno ma in realtà più tranquillo. Già. Mentre noi infatti ci prepariamo e ci affrettiamo ad organizzare il nostro Carnevale ricco di coriandoli, costumi, dolcetti e stelle cadenti, la Natura quieta in un dolce riposo e il tempo sembra essersi fermato.

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Mentre compriamo cioccolato e cuoricini per il nostro grande amore, durante la festa di San Valentino, alberi e animali godono sonnecchiando la pace. Il clima di Febbraio è a volte un po’ strambo. Ci porta la neve, che con ansia aspettavamo a Dicembre per festeggiare il bianco Natale, ci porta le piogge anticipate di marzo, le giornate uggiose, oppure un sole primaverile. Ma, nonostante tutto, Febbraio è il momento della serenità e del sonno prima del dolce risveglio. Un risveglio che non dovrebbe fare solo la Natura ma anche noi. Essendo figli di Madre Terra, come qualsiasi altro essere vivente, dovremmo lasciarci andare alle forze universali, unendoci a quelle del nostro pianeta e vivere come Gaia vorrebbe.

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Purtroppo però, bisogna lavorare, bisogna andare a scuola, bisogna compiere tutte quelle attività che non si possono tralasciare pur andando contro Natura. Ma c’è un modo per non stonare completamente con il comportamento del nostro Universo e sarebbe quello del “purificarsi” per riemergere ancor meglio di prima. Come? Con un’alimentazione sana ad esempio, oppure compiendo anche solo piccoli riti per il nostro benessere. Prendersi cura di sé, programmare degli esercizi fisici, ricercare nuove passioni. Febbraio è il mese adatto che permette a queste novità di accrescere il loro risultato in noi colmo di soddisfazione, gioia e uno star bene a livello olistico.

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Tutto sarà come moltiplicato. Tempo fa vi avevo elencato i giorni più adatti per depurarsi in questo post QUI e, come potete vedere, una delle quattro fasi, va proprio dal 17 di Gennaio al 5 di Febbraio. – E’ quasi finita quindi! – direte voi, ma vi rassicuro dicendo che in realtà, per quel che riguarda questo mese, la purificazione continua perchè la sua particolare atmosfera lo permette. Questo è il periodo dell’anno che precede la primavera, ossia la rinascita della vita.

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Depurarsi è propiziatorio e necessario per il nuovo che arriva e che dobbiamo accogliere al meglio. Il nome Febbraio deriva dal latino februare che significava appunto “guarire – eliminare da se stessi il nocivo” e prepararsi quindi candidi, al nuovo che giunge trepidante. Gli antichi lo sapevano bene. Tanti erano i loro riti cerimoniali atti proprio alla purificazione. Una purificazione di fine anno. Si, un tempo infatti, Febbraio non esisteva, è stato aggiunto dopo come mese ed era considerato l’ultimo. Questo accadde perché per i Romani, il periodo invernale era un periodo senza mesi. Senza tempo. Il periodo dello stop. Il corpo e la mente dovevano solo pensare a prendersi la loro pausa e rigenerarsi.

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Da notare che, la parola Febbre, deriva dalla stessa radice latina e come saprete non è da considerarsi propriamente una malattia per alcune filosofie bensì, attraverso essa, il corpo espelle il male. Il danno c’è già stato, non è la Febbre il nostro malessere. La Febbre è un avvisaglia, è un meccanismo che nasce per avvertire e per curare. La Febbre infatti può arrivare per infiniti motivi: un’infezione, uno sviluppo nella crescita, un colpo di freddo, troppa stanchezza e ci costringe quindi… al riposo. Quando si ha la temperatura alta infatti, non si ha proprio voglia di fare nulla e si tende a dormire. Possiamo essere pieni di dolori o sentirci spossati, fatto è che desideriamo solo il letto o il divano.

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Tanti anni fa, prima che venisse sostituita dal Santo degli Innamorati, era Santa Febronia di Nisibis la Regina di questo mese. E il suo nome lo dice chiaro. Si trattava di una giovane ragazza che, non avendo ceduto alle lusinghe di Lisimaco, nipote del giudice Seleno, venne sottoposto a quello che si dice essere stato uno dei martiri più lunghi e atroci della storia. Era il 305, Diocleziano era l’Imperatore e, a quei tempi, i Cristiani subivano frequenti persecuzioni. Venivano rapiti e spesso barbaramente uccisi ma lei, così bella, così acculturata, intelligente e dal forte carattere trainante, avrebbe potuto salvarsi. Non lo fece, preferì morire piuttosto che vendere se stessa alle voglie di un bruto.

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Era convinta che comunque, sarebbe rinata. Il suo culto è conosciuto a Roma, a Milano, a Trani ma anche in Francia, in Turchia, in Iran. Ovunque, il suo nome ha lasciato un ricordo di se’. Santa Febronia, oltre ad essere venerata per la protezione nei confronti delle calamità naturali, è spesso chiamata dai credenti a mandare pioggia soprattutto durante i periodi di siccità. E si sa, la pioggia, oltre a bagnare e inumidire il terreno, lava e purifica. Anche gli Indiani d’America, non esitavano mai a fare danze in onore della pioggia per poter ottenere, oltre all’acqua in sé, anche un lavaggio del proprio corpo e quindi del loro spirito.

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Per loro la pioggia era un alimento indispensabile e sacro anche per la loro cucina. Per i Nativi Americani tutta la Natura era fondamentale. Era la loro Madre, una loro sorella. Era parte di loro e hanno sempre chiesto, soprattutto ai nati in Febbraio, di avvicinarsi ad essa e viverla il più possibile. Questo nasce dal fatto che solitamente, i nati a Febbraio, per gli Indiani, tendono a sentire poco il bisogno della potenza di Madre Terra e vedono invece spesso il mondo quasi come un nemico, artefice per essi, di diverse esperienze negative che li hanno colpiti.

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Ecco come il mese più corto e considerato bonariamente scapestrato, come un tenero e simpatico scugnizzo napoletano, diventa invece un periodo importantissimo per noi e preludio, se ben vissuto, di una nuova, fantastica vita.

Prosit!

p. s.= Nelle immagini potete vedere la mia valle – Valle Argentina -, dai monti al mare, durante questo periodo. Così pacifica, così viva.

Il mio Senso della Vita

lauracarpi.wordpress.com

– Questo testo viene quasi sempre presentato come “Manoscritto del 1692 trovato a Baltimora nell’antica chiesa di San Paolo”.

baltimora.it

Invece nel 1959, il reverendo Frederick Kates, rettore della chiesa di St. Paul, a Baltimore, nel Maryland, incluse questo pensiero in una raccolta di materiale devozionale. In cima alla raccolta, c’era l’annotazione “Old St. Paul’s Church, Baltimore, A.C. 1692”, che è l’anno di fondazione della chiesa… da qui l’equivoco. In realtà, l’autore di questi versi è Max Ehrmann, un poeta di Terre Haute, Indiana, vissuto dal 1872 al 1945, e scrisse “Desiderata” intorno al 1927. Narra la leggenda che ci sono nel mondo nove “Desiderata”. Al momento ne sono state ritrovate tre: la prima (la più antica) scritta in sanscrito ritrovata in India, la seconda ritrovata nella vecchia chiesa di Saint Paul a Baltimora nel 1962, la terza ritrovata in Bretagna nel 1998, sull’isola di Groix, in una casupola in pietra di pescatori a picco su un promontorio chiamato “Trou de L’enfer” -.

Queste parole sono state scritte da Laura Carpi nel suo blog lauracarpi.wordpress.com e le ho prese in prestito, grazie al suo gentile permesso, perché le ho trovate capaci di spiegare bene cosa si cela dietro ad un particolare ritrovamento che ho avuto il piacere di scoprire e conoscere qualche anno fa. Mi aveva colpito così tanto che non l’ho più dimenticato e oggi, rispolverandolo da dei file nei quali l’avevo salvato, ve lo propongo. Questa è la traduzione del famoso Manoscritto di cui si parla:

Procedi con calma tra il frastuono e la fretta e ricorda quale pace possa esservi nel silenzio. Per quanto puoi, senza cedimenti, mantieniti in buoni rapporti con tutti. Esponi la tua opinione con tranquilla chiarezza e ascolta gli altri: pur se noiosi e incolti, hanno anch’essi una loro storia. Evita le persone volgari e prepotenti: costituiscono un tormento per lo spirito. Se insisti nel confrontarti con gli altri rischi di diventare borioso e amaro, perchè sempre esisteranno individui migliori e peggiori di te. Godi dei tuoi successi e anche dei tuoi progetti. Mantieni interesse per la tua professione, per quanto umile: essa costituisce un vero patrimonio nella mutevole fortuna del tempo. Usa prudenza nei tuoi affari, perchè il mondo è pieno d’inganno. Ma questo non ti renda cieco a quanto vi è di virtù: molti sono coloro che perseguono alti ideali ed ovunque la vita è colma di eroismo. Sii te stesso. Soprattutto non fingere negli affetti. Non ostentare cinismo verso l’amore, perchè, pur di fronte a qualsiasi delusione, e aridità, esso non resta perenne come il sempreverde. Accetta docile la saggezza dell’età, lasciando con serenità le cose della giovinezza. Coltiva la forza d’animo, per difenderti nelle calamità improvvise. Ma non tormentarti con delle fantasie: molte paure nascono da stanchezza e solitudine. Al di là d’una sana disciplina, sii tollerante con te stesso. Tu sei figlio dell’universo non meno degli alberi e delle stelle, ed hai pieno diritto d’esistere. E, convinto o non convinto che tu ne sia, non v’è dubbio che l’universo si stia evolvendo a dovere. Perciò stai in pace con Dio, qualunque sia il concetto che hai di lui. E quali che siano i tuoi affanni e aspirazioni, nella chiassosa confusione dell’esistenza, mantieniti in pace con il tuo spirito. Nonostante i suoi inganni, travagli e sogni infranti, questo è pur sempre un mondo meraviglioso. Sii prudente. Sforzati d’essere felice”.

Può essere quindi questo il senso di una vita? Della nostra vita? Ho sempre creduto di sì e mi faceva piacere condividere con voi questo pensiero.

biellaclub.it

Questo scritto rasserena ma, allo stesso tempo, rincuora e permette d’indossare voglia di vivere. Ogni sua singola frase porta in sé un meraviglioso messaggio. Un messaggio adatto a tutti. Porta un’emozione che non dovrebbe mai venir meno. Bisognerebbe trascriverlo su un foglio di carta e appenderlo in camera da letto, sopra al comodino, così da poterlo notare ogni mattina nel momento stesso in cui apriamo gli occhi, non trovate? …Tu sei figlio dell’Universo non meno degli alberi e delle stelle…. E chi mi conosce sa quante volte ho ripetuto questa frase. E poco importano i vari misteri, seppur affascinanti, che si nascondono intorno alla sua esistenza. Queste parole sono ricchezza pura e vale la pena trascriverle. In ogni lingua del mondo.

antoniocivetta.it

Forse, dovrebbero esserci insegnate dal momento stesso in cui veniamo al mondo, anche se quando veniamo al mondo già lo sappiamo di nostro senza essere ancora edulcorati dalla vita alla quale poi partecipiamo. Perchè dopo, non si salta più nelle pozzanghere come bambini.

mamma.pourfemme.it

Non si rimane un solo giorno senza pre-occuparci. Poi, basta un semplice orologio a distoglierci dal nostro senso della vita. E in questa nostra vita non si riesce ad attendere di essere prima boccioli, per poi dischiudersi e infine fiorire.

flaviamile.wordpress.com

No. Perchè saremo boccioli guardando chi ci ha fatto nascere, ci dischiuderemo notando solo noi stessi e fioriremo osservando gli altri e chi lo fa meglio di noi. Può essere questo un senso di vita? No. Ritorno alle parole del Manoscritto e le faccio mie. Perchè questo è ciò che voglio. Perchè nonostante i suoi inganni, travagli e sogni infranti, questo è pur sempre un mondo meraviglioso. Perchè è il nostro mondo. Il nostro momentoPerchè quanto ci sforziamo e tanto ci proviamo ad esser tristi e trovare la magagna, tanto dovremmo sforzarci, si, d’essere felici.  Con amore. Cantando un inno alla vita. Potendo scegliere in che direzione andare.

wikipedia.org

Albert Einstein diceva – Ci sono due modi di vivere la vita. Uno è pensare che niente è un miracolo. L’altro è pensare che ogni cosa è un miracolo -. Noi stessi siamo un miracolo. Condividete? E per voi, ditemi, qual è il vostro senso della vita?

Prosit!

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Clima, Progetti e Avvenimenti – i Magici Giorni di Gennaio

Per alcuni partono dal 27 di Dicembre e vanno fino al 6 di Gennaio, per altri invece partono dal 1’ di Gennaio sino al 12. Sono i giorni della Calandra, così chiamati, in quanto, strumenti meteorologici dei contadini che ne sapevano sempre una in più.

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Secondo la mia tradizione si parte da inizio anno e si considerano quindi i primi dodici giorni del primo mese. Si considerano per quel che riguarda il clima, il famoso – che tempo che fa? -. Secondo gli agricoltori di un tempo, tra i quali sicuramente parecchi dei nostri nonni, il tempo che si notava durante una di quelle giornate equivaleva al mese corrispondente a quel numero.

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Ad esempio, il giorno 2 Gennaio, da me, in Liguria ha piovuto, e quindi il mese di Febbraio (mese numero 2 del nostro calendario), dovrebbe essere prevalentemente piovoso oppure molto umido.

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Il 3 era invece soleggiato, vale a dire che Marzo sarà soleggiato, e così via. E’ da qualche anno che controllo la Calandra e devo dire che ci azzecca parecchio. Meteorologia di un tempo.

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Non so nemmeno se la tale situazione abbia una spiegazione scientifica (penso proprio di no) in quanto ammetto di essere abbastanza ignorante in campo ma, grosso modo, come dicevo, non sbaglia. Ed è così bello rimanere figli delle nostre tradizioni e di quel tempo ormai sgombrato via dalla modernità. Occupandomi di questa simpatica curiosità della nostra cultura, mi sono imbattuta in un discorso però molto più ampio e questo grazie alla mia amica Milly,  autrice del fantasioso blog “I Colori del Vento” che mi ha messo un’arzilla pulce nell’orecchia. Ebbene ho scoperto che questi particolari giorni, oltre che ad essere unici nel loro genere, sono anche un po’ magici in quanto non trattano solo di clima ma molto di più. I nostri sogni ad esempio. Che sogni abbiamo fatto la notte del 3 Gennaio? E gli avvenimenti; cosa ci è accaduto il giorno 4? E ancora i messaggi.

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Abbiamo ricevuto qualche notizia speciale in questo periodo? Ci siamo sentiti particolarmente felici o particolarmente tristi? Abbiamo vissuto un malessere? Una gioia immensa? Insomma, tutto è come una specie di previsione. E non dobbiamo vivere l’eventuale situazione negativa come un qualcosa di brutto. Si tratta semplicemente di concetti giunti a noi per illuminarci e che ci danno quindi anche la possibilità di cambiare in meglio. Vi racconterò una cosa. E’ dall’inizio dell’anno che mi addormento molto tardi la notte e, al mattino, vorrei dormire tutto il giorno. E’ normale in realtà, viste le feste, Capodanno in primis, ho fatto le ore piccole e adesso ho preso un giro poco consono a me che sono abituata ad alzarmi presto al mattino e godere delle prime ore della giornata. Fin dal secondo giorno ho provato, senza riuscirci, a cambiare le cose, a riprendere il mio tran tran quotidiano. Approfittavo del sonno che percepivo per addormentarmi serenamente ma bastava un nonnulla, fosse anche solo quello di dovermi grattare una gamba, che rieccomi con gli occhi spalancati e la sensazione del sonno svanita in fumo. Desta come se fosse stato mezzodì. Che rabbia! Adoro la notte, la sua tranquillità, la sua pace, la sua Luna e le sue Stelle ma amo molto di più il Sole e quindi mi piace vivere le ore notturne solo raramente.

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Poi però ho capito una cosa, anzi, l’ho intuita. E’ stato proprio verso la fine del 2015 che continuavo a ripetermi nella testa mille e mille buoni propositi per l’anno che stava arrivando. Dovevo fare quello e quell’altro, avrei dovuto compiere e questo, e poi quello, mi sarei per prima cosa occupata di quell’altro ancora e così via. Tutto un insieme di fantastiche idee e grandi progetti che trotterellavano nella mia testa impazienti che giungesse l’atteso 2016. Dalla stessa notte di San Silvestro, ecco spalancarsi finalmente le porte di tutti i miei piani che, naturalmente, agitati e galoppanti, sono usciti tutti assieme. Guarda caso, non dormo. E dopo ore di posizione orizzontale, mi stanco, mi alzo e faccio qualcosa. Faccio, faccio, faccio, faccio. Un pozzo di cose da fare. Sarà bene ch’io mi dia una calmata ma è così grande l’entusiasmo! Perché frenarlo?! Quello che intendo dire è, che ciò che ho letto dapprima come cosa negativa, è in realtà quello che ho voluto io e che, a modo suo, si sta già realizzando dentro di me.

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Di negativo quindi, in realtà, non ha proprio nulla. Avevo anche chiesto all’Universo, il primo giorno dell’anno, di farmi divenire più attiva, ehm… si… sono un po’ pigrotta, lo ammetto, ma cavoli, non intendevo così tanto! Con l’Universo bisogna sempre specificare bene, guai a dimenticarsi anche solo una congiunzione! Ora si fa per ridere ma le cose sono realmente andate così. Sono sicura che, appena pianificherò più ordinatamente il tutto, oppure deciderò di riposare un attimo tranquilla, riuscirò anche a stabilire nuovamente le mie ore di sonno, calmando un po’ l’adrenalina che scorre in me. Vi farò sapere. Ora scusatemi ma… yaownnn! Vado a fare un riposino. Ah! E ovviamente Buona Befana a tutti!

Prosit!