Dimentica i tuoi sogni se vuoi che si avverino

SEMINARE IMPEDIMENTI

Siamo cresciuti con l’idea di usare la determinazione, la costanza e la volontà per avverare i nostri desideri. Siamo cresciuti con l’intento di nutrirli e coltivarli per farli materializzare nella realtà e tutto questo è giusto, un metodo fantastico per poter ottenere quello che si vuole. La nostra mente però lavora in un modo davvero particolare e a noi spesso sconosciuto.

Ci sono dei particolari importantissimi che devi tener da conto.

Molte filosofie spirituali sono le prime a dire di immaginare quella cosa e quella cosa accadrà. Questo mi trova d’accordo ma occorre fare i conti con il nostro inconscio (che non riusciamo a vedere) oltre che con il conscio. Le stesse dottrine indicano infatti che non si otterrà ciò che si vuole ma ciò che si è. Al fine di realizzare un sogno serve pertanto il matrimonio tra il pensiero, cioè l’immaginazione, e l’emozione intrinseca che lo accompagna con la quale non si intende la gioia, che si può provare volando sulla nostra nuvoletta rosa, bensì si intende l’emozione che indica quello che proviamo per noi in base al desiderio. Ad esempio, se io immagino di diventare una star ma nel mio inconscio non mi sento all’altezza, non mi sento degna di tanta fama, ho paura ad affrontare una situazione così, temo il giudizio degli altri, mi spaventa il pubblico, etc… l’emozione che si scaturisce è quella dell’impedimento.

NON TI MOLLO!

Allora cosa succede se continuo a pensare a quel sogno? Succede che per prima cosa lo inquino. Ebbene sì. Senza rendermene conto, lo inquino del timore che non si possa avverare. Lo inquino di preoccupazione. Lo sporco di orpelli sciocchi e mentali, di schemi mentali sbagliati che mi appartengono. Lo sporco di speranza che, anche se può sembrare tanto carina e poetica, la speranza è proprio l’inverso della certezza. Colei che ti tiene in sospeso e non realizzato.

Ma soprattutto lo trattengo. Lo trattengo lì, nell’immaginazione, e non gli permetto di concretizzarsi nel mondo delle forme. Lo trattengo come se dicessi – Prima o poi ti avvererai – e l’Universo risponderà – Si, prima o poi, prima o poi… -. Quando? Boh… prima o poi

Trattenere un sogno e continuare a definirlo “sogno” significa non avere fede. Non darlo per certo, non darlo come già avverato. Se fosse già avverato continueresti a immaginarlo? No! Continueresti a chiamarlo – sogno -? No! Ed é proprio questo che devi fare. Non sognare più, già ce l’hai, che ti sogni ancora? Che ti struggi?

Perché continuare a nutrire aspettative? Così facendo continuerai ad aspettare, come dice la parola stessa.

Immagina di essere alla stazione e stai fremendo perché sei molto in ritardo ma il treno non arriva. Inizi a pregare il treno, speri di vederlo spuntare in fondo al binario, tra te e te pensi alle peggio cose verso le Ferrovie dello Stato e, dentro, lo stomaco vibra, i muscoli sono tesi, la rabbia sale. Ma poi ecco che, finalmente, il treno arriva e tu puoi salire, sbuffando collerico. Ti siedi sul sedile e stop. Il macchinista accelera e riprende il giusto tempo. Se ti osservi noti che non stai più pregando, non stai più immaginando nessun vagone spuntare sui binari, la rabbia si sta dissolvendo e i muscoli si rilassano. Il treno ora c’è. Non hai più bisogno di quelle emozioni che hai provato prima. Perché dovresti desiderare un treno se già ci sei sopra? Bene, per il “sogno” funziona allo stesso modo.

OK, BASTA, NON TI SOGNO PIU’

Lo so che è difficile. Per questo, molti desideri, e soprattutto quelli ai quali teniamo di più, spesso non si avverano. Continuiamo a desiderarli con le unghie e con i denti.

Lascia andare… lascia andare… lascialo andare quel sogno, liberalo, permettigli di trasformarsi in realtà.

Se lo molli, grandi forze energetiche potranno prenderlo, coagulandolo in loro e potranno poi ridartelo sotto forma di materia, nella tua vita.

In pratica, stai facendo tutto tu e se ti rendi conto di questo potrai migliorare la situazione.

Se proprio non riesci a non pensare a questo tuo grande desiderio, almeno immagina di viverlo già e di volerlo migliorare ulteriormente. Se stai pensando al lavoro dei tuoi sogni, fai finta di svolgerlo ma di voler fare di più. Fatti venire un’idea eccezionale, pensa a come ti muoveresti in quel campo, oppure come potresti risultare unico in quella mansione o, ancora, quanto ti ha fruttato la tua ispirazione.

Il tuo grande sogno ormai si è già avverato, rifletti su un altro se proprio non puoi fare a meno di pensare.

Puoi tornare su di lui solo ogni tanto, come per controllare che tutto vada bene. Come a guardare se la sua realizzazione stia procedendo per il meglio ma, poi, levati di nuovo da lì. Vai a farti i cavoli tuoi. L’Universo sa gestire benissimo da solo questa situazione che gli hai donato.

NON DIRLO IN GIRO

Infine, permettimi di darti un ultimo consiglio.

A meno che tu non abbia a che fare con persone veramente capaci nella Legge dell’Attrazione, ti consiglio di non svelare troppo agli altri il tuo desiderio. Nemmeno alle persone che ami. La mia non è scaramanzia ma è qualcosa di più grande e potente. Purtroppo, inconsapevolmente, anche gli altri, pur volendoti bene, possono inquinare il tuo sogno. La loro potrebbe essere una legittima preoccupazione, oppure paura nei tuoi confronti. Per loro questo si chiama amore ma, in realtà, stanno mettendo limiti alla realizzazione del tuo desiderio sporcandolo con le loro emozioni negative. Per questo ti converrebbe tenerlo per te.

Non sei l’unico ad avere potere. Anche gli altri ne hanno. In realtà nessuno potrebbe sporcare il tuo sogno ma il problema risiede nel fatto che tu, non vivendo come spirito e completamente padrone di te stesso, permetti alla tua mente, senza accorgertene, di dar retta e peso alle loro parole. Per evitare tutto questo lavora da solo. Avrai tempo dopo di dire agli altri della tua splendida realizzazione.

Prosit!

ph cocooa.com – superarelatimidezza.it – padovaoggi.it – nospensees.fr – esc-evolvere.it – ilbaracucco.com

Avrei voluto dirti tante cose quando mi chiedesti di Dio

Puoi credere a Dio come meglio credi. Puoi appartenere ad una religione oppure no. Puoi pensare che Dio sia l’Amore o una figura precisa. Puoi pensare che Dio sia nella natura o sopra una nuvoletta. Puoi chiamarlo come vuoi. Sappi solo che sei la sua espressione e la sua manifestazione migliore.

Avrei voluto dirti tante cose quel giorno in cui mi chiedesti di Dio ma non ti dissi niente.

Avrei voluto spiegarti come realmente stavano le cose, per il mio sentire, e invece mi bloccai, sorpresa e preoccupata, nei confronti dell’intricato discorso nel quale mi sarei dovuta cacciare.

Avrei saputo raccontarti molto ma non lo feci, negandoti la possibilità, anche minima e forse impossibile, di poter intravedere uno spiraglio di luce.

Fu per questo che venni a prenderti, dopo tempo, all’improvviso. Non avrei più permesso al mio silenzio l’evitarmi di donare una nuova idea. Una nuova riflessione. Fu per questo che, armata di tanto coraggio, ti obbligai a guardarmi negli occhi pronta a sfidare ogni tua richiesta, ogni tua sarcastica risata, ogni tua incredula frase condita di rabbia e voglia di zittirmi. Fu per questo che venni a chiederti di ascoltarmi, di lasciarmi spiegare.

Eri un uomo grande e grosso, e lo sei ancora, ma fu come vederti ancora più grande… con la tua mente chiusa e la tua giustizia. Un rivoluzionario che non amava i soprusi e si lasciava guidare, convinto, dalla sua onestà.

Ricordo i tuoi cinquant’anni che vedevo come un ostacolo. Ricordo l’impulso d’amore che provai per te in quel momento.

Ricordo il tono della tua voce che mi fece la fatidica domanda trovandomi muta. Ricordo la voglia di sviscerarti addosso tutto ciò che mi apparteneva e la scelta, poi, di mordermi la lingua. Ricordo il tuo sguardo avvilito… – Meg… perché Dio ce l’ha con me? -.

Quel tuo vedere te stesso come un giudice punitore ma non lo comprendevi.

E avrei voluto abbracciarti più forte di come feci e lo faccio ora, perché so che non mi credi ma mi leggi ed è come se la tua lunga barba, morbida, accarezzasse le mie guance. Perchè so che qualcosa ti attira verso le mie parole.

Avrei voluto dirtelo fin da allora.

Non esiste nessun Dio che possa avercela con te. Nessun Dio ti giudica. Nessun Dio ti punisce. Nessun Dio ti premia.

Quando ti feci voltare, obbligandoti a guardarmi, la prima cosa che ti chiesi fu – Quanto tu ce l’hai con te stesso? Quanto ti credi sbagliato e meritevole di punizioni?! Quanto pensi di non essere degno d’amore, d’abbondanza, di compassione?

Io mi muovo sempre per il bene – mi dicesti

Un giustiziere. Perché? Perché tutta questa rettitudine nei confronti degli altri? Quali peccati devi espiare? Quali grandi colpe… o quali grandi bisogni devi soddisfare? – risposi.

Fu in quel momento che vidi un tuo sopracciglio inclinarsi verso il basso. L’attenzione. La concentrazione. Due piccole rughe, nette e stropicciate, presero forma in mezzo ai tuoi occhi. Ti avevo. E non ti avrei più lasciato andare.

Quanta punizione pensi di meritare per uno sgarro?

Tanta – mi rispondesti dopo qualche attimo di silenzio

E quante volte compi errori ai danni degli altri o di te stesso?

Fosti più pronto perché non guardasti oltre il “velo”.

Raramente

Questo è il tuo più grande sbaglio. La tua più grande menomazione. Il non vedere -. I tuoi occhi si fecero a fessura. Continuai. – Non ti rendi conto che, dentro di te, il carburante che ti fa muovere, è l’estremo bisogno di piacere agli altri, di essere apprezzato, di essere accolto e amato. Ogni tua mossa ha questo fine inconsapevolmente -.

Che male c’è?

Il male risiede nel movente. Perché ti adoperi in questo senso? Te lo spiego io. Perché hai paura. Paura di non essere visto. Paura di essere messo in un angolo. E perché sei povero. Povero di amore e rispetto per te stesso. La paura e la povertà sono gli elementi che costituiscono questo tuo stato d’essere. Ne sei permeato. Ne sei pieno dentro quanto fuori, attorno a te. Questa è la tua punizione. La tua crocifissione che tu soltanto ti stai infliggendo. Nessun Dio lo fa al posto tuo. L’unica cosa che potrebbe fare Dio, qualora avesse i nostri sentimenti, sarebbe quella di offendersi. Di dover accettare di malavoglia che una sua creazione, unica e perfetta, sua figlia, non si ama. Non riconosce la sua perfezione e mendica accettazione dagli altri. Una sua scintilla, divina quanto lui, padrona del cosmo, vive nella paura e nella povertà. Vive nella punizione laddove alcuni suoi demoni esistenti, dei quali lei non ha colpa, la fanno sentire una povera esistenza mediocre. Laddove nutri il senso di colpa perché non c’è libertà. Perché sei vittima del giudizio, palese o subdolo che sia, di chi ti sta attorno. E perché tu stesso giudichi. Giudichi il giusto e lo sbagliato, con occhi e sensi fisici, perchè tu stesso sei a favore della punizione dolorosa, senza osservare con lo sguardo dell’anima che vede attraverso il cuore. Il cuore, la sede di Dio. Dove vorresti perdonare ma gli schemi mentali te lo proibiscono. Dove vorresti arrenderti ma la ragione ti convince ad infierire. Dove vorresti accettare ma saresti solo un verme se lo facessi. Dove vorresti coccolarti ma ti hanno insegnato che, in certi casi, non si devono usare le carezze ma le sberle. Chi si sta punendo? Dove si trova un Dio disposto al perdono se il perdono non c’è? Come potresti trovare un cammello nella macchia mediterranea? Guardati… chi si sta punendo? Chi si mette davanti a tali prove?

Dio mi punisce perché non vado verso di lui?

Dio è amore. Non c’è nessun Dio là fuori concepito come ci è stato insegnato. L’amore è la Sorgente. L’energia cosmica. Quella è Dio, ed è ovunque. E’ quando non vai verso l’amore, verso qualsiasi sua forma che incontrerai ciò che stai incontrando. Che incontrerai punizioni al posto di compassione, vendetta al posto del perdono, bastonate al posto della dolcezza. E una delle forme più importanti è quella da rivolgere a te, perchè amando te ami Dio e ami il Tutto. Rispettati se vuoi che tutto l’Universo abbia rispetto di te

L’abbraccio. Il silenzio.

Prosit!

photo coaching-espiritual.com

Storia di un pilota d’aerei… “dirottato”

DONARSI AL MONDO

Questa è la storia di una persona che stimo molto. Un uomo che, generosamente, ha messo il suo sapere e le sue intuizioni al servizio dell’umanità in modo semplice, garbato, umile e senza pretese. Una conoscenza molto utile a mio parere.

Si chiama Pier Giorgio Caselli e chi mi segue avrà letto il suo nome già diverse volte nei miei articoli.

Spesso racconto le sue illuminazioni o il suo modo di vedere le cose e, oggi, intendo narrarvi una storia che lo riguarda personalmente e che lui stesso ha svelato in una conferenza della quale vi mettero’ il video a fine articolo.

Pier Giorgio non è solo una persona spirituale e non si definisce un guru come molti invece credono. È sicuramente un maestro, una buona guida a mio avviso, ha fondato una scuola di meditazione e arti marziali ma è anche un fisico e ama molto la fisica.

QUEL MESTIERE NON S’HA DA FARE 

Quando era un ragazzo, come lui stesso dice, amava studiare, amava la scienza, l’astrofisica ed era anche molto bravo a scuola. Anche lui, come molti ragazzi, aveva un sogno che era quello di diventare pilota d’aerei caccia. Si impegnava moltissimo per avverare il suo desiderio ma, nonostante la sua intelligenza, la sua bravura e i suoi ottimi voti non riusciva mai a superare i test che lo avrebbero fatto diventare un vero pilota. Lui si arrabbiava moltissimo. Non capiva il perché e soprattutto non capiva come fosse possibile che altri ragazzi, assai meno capaci di lui, riuscivano invece a passare promossi quegli esami… che lui, mai superò.

Oggi, Pier Giorgio, insegna a moltissime persone, parla, racconta, illumina ed è luce per una buona parte di umanità. Oggi, infatti, lui stesso comprende come non sarebbe mai potuto diventare pilota perché il mondo aveva bisogno di lui in un altro modo.

Soprattutto lui non sarebbe stato felice, come invece è ora, andando ad appartenere all’Aereonautica.

Oggi, guardandosi indietro, e sentendosi completamente e totalmente realizzato, capisce che non avrebbe avuto nulla a che fare con gli aerei, per come è, e chi lo conosce non può che confermare.

Ho voluto raccontarvi questo perché, molte volte, ci fissiamo su un qualcosa pensando che sia l’unica cosa da fare o che vogliamo fare o che siamo in grado di fare e quando questa cosa non si avvera ci arrabbiamo, ci rattristiamo o consumiamo tutte le nostre energie sgomitando a destra e a manca pur di ottenerla. Non capiamo il linguaggio dell’Universo che magari ci sta dicendo – Ehi! Non è lì che devi andare! Ho progetti per te molto più ambiziosi lo capisci? Fidati di me non crucciarti! Abbi fede! -. Proprio come ha detto a Pier Giorgio.

IL LINGUAGGIO CHE NON COMPRENDIAMO

La vita non ci vuole male e se noi non le mettiamo il bastone tra le ruote essa provvede sempre a farci ottenere il meglio. Nasciamo tutti con una missione nobile che, se con fede l’accogliessimo, ci accorgeremmo come appartiene sempre al nostro talento e quindi non puo’ che essere meravigliosa e idonea per noi.

Purtroppo la società che viviamo ci impedisce di lasciarci andare fluendo nell’energia cosmica coopartecipando al disegno universale perché: ci servono i soldi, perché non dobbiamo passare per degli scansafatiche, perché dobbiamo avere delle responsabilità e tutto ci intralcia. Forzare, però, non porta a nulla di buono. Diverse persone, a causa della grandissima preoccupazione che in loro si è trasformata in una piovra nera, si sono suicidate quando hanno perso il lavoro. Forse, però, dovevano perdere quel lavoro per poter giungere ad altro ma il loro cuore si è chiuso nella morsa dell’angoscia e della paura.

Dobbiamo provare. Dobbiamo aspettare a dire che è finita. A dire che non ci sono altre possibilità. A dire che “se non faccio quello non sarò mai felice”. Non possiamo saperlo. Rimaniamo attaccati a degli schemi e il nuovo ci spaventa perché non lo conosciamo ma potrebbe davvero essere migliore.

IL TALENTO PRIMA DI TUTTO

Pier Giorgio non tornerebbe mai indietro (e meno male!). Non c’entra nulla l’essere laureati, o ricchi, o famosi. L’Universo non guarda queste cose appartenenti alla materia. Lui osserva il talento. Ha bisogno di qualità, di determinate caratteristiche che si preoccupa si intersecare le une con le altre. E se quelle caratteristiche le hai tu, anche se sei povero, o senza titoli di studio, l’Universo vuole te perché tu sei perfetto per il suo disegno divino. Rifletti: se hai una missione da compiere non puoi continuare a fare quello che stai facendo e che, sono certa, neanche ti piace. Cerca solo di tenere la tua luce accesa. L’Universo vuole la semplicità dei bambini. Tutto in lui è meravigliosamente semplice.

Molte volte Pier Giorgio, mentre parla, incespica, o sbaglia un termine, o un verbo (mai quanto me!) eppure le sue parole sono armonia pura. Sono connesse direttamente con l’energia cosmica che non può che aprire i cuori. E, per i nostri cuori, sono un balsamo. Quindi non pensare mai di non essere adatto o di non essere in grado di fare altro rispetto a quello che stavi facendo. Stai giudicando con il tuo metro che è appunto un insieme di giudizi dato da un mucchio di schemi mentali di altre persone. Lascia valutare chi ne sa più di te, come la tua anima ad esempio, lei si che può scegliere al posto tuo. Perché lei non giudica, lei percepisce.

Prosit!

photo sphair.ch – youtube.com – giornalemetropolitano.it – it.freepik.com

Quella Tuta che chiamiamo Corpo

IO E IL CORPO – UNA COSA SOLA

Siamo abituati a pensare di essere un semplice corpo. Crediamo di essere un semplice corpo e viviamo come tale. Ci vediamo fisicamente, muoverci nel mondo, con i nostri limiti segnati dalla pelle che ci riveste e, oltre lei, inizia immediatamente la realtà esterna. Non ci siamo più noi, c’è “il fuori”. Siamo abituati e convinti di questo. Persino la mente la definiamo come una specie di parte del corpo.

Fin da quando eravamo piccoli siamo stati educati a dire – Sto male -, – Ho male -, – Mi fa male – ogni volta che provavamo un qualsiasi tipo di sofferenza fisica. Non abbiamo mai detto – Il mio corpo sta male – o – Il mio corpo si è fatto male – come se fosse un qualcosa di distaccato da noi. Questo avrebbe potuto aiutarci molto anche nei confronti delle angosce emotive che ci impiegano un secondo a diventare fisiche: respirazione affannata, pianto, attacchi di panico, senso di oppressione sul petto, mal di testa, nausea…

Questo non significa non essere sensibili al dolore, al caldo, al solletico, etc… siamo dotati di neuroni, di corpuscoli (Ruffini, Krause…) di cellule apposite atte a proteggerci, ad avvisarci, ma viviamo queste situazioni come se fossero nostre e non di un corpo che dovrebbe essere visto, semplicemente, come una tuta apposita che dobbiamo indossare per trascorrere questo tempo terrestre. Sulla luna abbiamo bisogno di un apposito abbigliamento. Se andiamo sott’acqua abbiamo bisogno di un apposito abbigliamento. Se andiamo sui ghiacciai abbiamo bisogno di un apposito abbigliamento. Ebbene, non ci rendiamo conto che anche per vivere i nostri giorni su questo pianeta abbiamo bisogno di un apposito abbigliamento. Il corpo.

Non ci osserviamo, come se fossimo (anche) un’entità esterna, guardandoci. Guardando quel corpo e dicendo – E’ mio ma non sono io. Io non sono lì -.

PALOMBARI TERRESTRI

Perché noi non siamo il corpo. Per la precisione il corpo è soltanto una parte di noi. Importantissima, ma è solo un equipaggiamento.

In effetti non è separato da noi, siamo un tutt’uno, e con esso compiamo la nostra trasmutazione ma quello che intendo dire è che, all’occorrenza, possiamo uscire da esso. Non mi riferisco a viaggi astrali o cose simili ma semplicemente che se riuscissimo di più ad identificarci con l’anima anziché con il nostro fisico e vivessimo come anima la nostra vita, comprese le emozioni subite, esse apparirebbero nettamente differenti. Innanzi tutto perché “subite” non lo sarebbero più. Saremo noi a governare loro e non loro a governare noi.

A farci soffrire è infatti l’attrito che la mente ci obbliga a compiere davanti agli avvenimenti che ci accadono. L’anima va oltre. Vede con altri occhi e soprattutto riconosce la bellezza dell’insegnamento. A lei, gli schemi mentali non interessano. Non sa nemmeno della loro esistenza.

Non avete occhi per vedere (avete occhi e non vedete, avete orecchi e non udite?) – (Gesù)

Il problema sta nel fatto che ci riconosciamo come corpo ma nei confronti dell’anima pensiamo invece essere una parte in più che abbiamo. Come un accessorio. Il portafoglio. Chi non ha un portafoglio? Tutti ne abbiamo uno. Un qualcosa che un domani ci permette, in qualche modo, di giungere nel tanto ambito Paradiso visto che il corpo andrà sotto terra. Oh! Bene. Ora che sappiamo che un accessorio nostro andrà in cielo siamo molto più sereni. …E se tu sei cattivo e un’anima non ce l’hai, ti consiglio di andare a comprartene una altrimenti non ci vai, lassù, tra le nuvole...

Quello che si sente dire infatti non è – Sono anima – bensì – Ho un’anima – ed è sbagliato.

Pensiamo l’esatto contrario di quello che è, dando posizioni e meriti a cose che dovrebbero stare un passo indietro. Questo accade perché l’essere umano ha sempre e costantemente bisogno di vedere, di toccare, di constatare. La paura della quale è intriso non gli permette di abbandonarsi alla fede/all’amore. L’immagine che abbiamo di noi è quella di una testa, due braccia, due gambe e stop. Non consideriamo minimamente di essere luce, di essere energia, di essere in realtà una nuvola fluttuante e informe, molto grande, che si sposta per il mondo e agisce attraverso un continuo movimento vibrazionale delle molecole. E cos’è l’energia? L’energia è movimento.

Non consideriamo di essere grandi quanto la stanza nella quale siamo, e qui mi fermo per non essere mal compresa, ma… altro che stanza! Un passo alla volta però. Provate ad immaginare quindi come potrebbe essere una vita passata sotto a quest’ottica. Se solo potessimo vederci come l’Universo ci vede, una volta scoperto ciò che realmente siamo, ce ne daremo tante ma tante che Suor Nausicaa a confronto toglieva la polvere dai petali di rosa.

FATTO A SUA IMMAGINE E SOMIGLIANZA

Il corpo è lo strumento principale che possediamo per trasmutarci, ossia per riconoscere che cosa realmente siamo e per mostrarci che, alla fine, ben poco abbiamo a che fare con lui. E’ proprio nel corpo, e attraverso il corpo, che modifichiamo le nostre vibrazioni fino a compiere una vera e propria trasformazione del movimento molecolare potendo così mandare frequenze diverse da quelle che emaniamo e in grado di agganciarsi o incontrarsi con quelle universali.

E’ grazie al corpo che passiamo da uno stato di “sonno permanente” ad un risveglio totale che ci permette una connessione completa con l’energia cosmica, in quanto già siamo energia cosmica ma non lo riconosciamo. E’ ottenere la potenza dell’Universo laddove, l’Universo, vedendo come invece ci comportiamo, si martella esso stesso i gioielli di famiglia gridando nell’atmosfera – Dove ho sbagliatooo???!!! -.

Serve percepire e non capire. La logica e la razionalità appartengono al Tutto ma non sono il Tutto. Serve mettere da parte la mente (che mente) schiava della nostra situazione terrestre e agire d’intenti. Serve non confondere, usare il nostro “sentire”. Comprendere (prendere con – prendere in sé) e quindi accogliere, sentire dentro.

Non finiamo là, dove il nostro strato corneo epiteliale smette d’esistere. Immaginatevi un alone ampio, grande, che ci avvolge e si muove attorno a noi. Immaginate di contenere al vostro interno le altre persone, gli alberi, i luoghi, le sensazioni, le gioie. Questo siete. Scintille luminose. Piccole parti di un’intelligenza senza fine che vi ha portato sin qui dotandovi di un corpo, cioè di qualche atomo, perché in questo particolare ambiente, la condizione obbliga ad averlo.

Prosit!

photo pinterest.com – blog libero.it – ilmondoallarovescia.it – pinterest.com – universo.it – ufoforum.it

A volte guardo le Persone

A volte guardo le persone. Quante sono…! Tutte diverse tra loro eppure tutte così uguali.

Camminano veloci, muovendosi tra loro senza nemmeno osservarsi. Si passano davanti, o accanto, senza notare a chi si sono avvicinate. Tutte così prese dal guerreggiare contro l’uno o contro l’altro, oppure nella totale indifferenza senza comprendere e senza sentire quanto invece si è utili per gli altri. Ognuno di noi.

Non si percepisce l’immenso disegno universale che ci vede tutti uniti a lavorare assieme come le cellule del nostro corpo. Come se fossimo cellule di un grande corpo.

Si sottolinea la differenza tra il mendicante e il riccone e non si nota come collaborano invece le particelle del nostro fegato e quelle dei nostri reni.

A volte guardo le persone. Sono tutte belle. Ognuna di loro ha una particolarità unica, fisica o meno, che la rende irresistibile. Le guardo e ne noto la bellezza. Un duro allenamento, non lo nego, soprattutto per una sociofobica e misantropa come me. Ma da cosa dovevo fuggire in fondo? Come potevo non amare chi è come me e chi mi sta accanto, ogni giorno, anche al supermercato? Di cosa avevo paura in realtà?

La meraviglia del creato sta anche in questo e in tutte loro. Non si manifesta soltanto in un bosco, in un’alba, in un animale dai colori sgargianti.

L’umanità è la creazione più affascinante dell’Universo, dalla bellezza nascosta. La più difficile da vedere. Una bellezza da scorgere con altri occhi, oltre al fastidio, l’offesa, il timore e quant’altro ancora può regalarti.

Le persone sono me, come potrei non piacermi? Sono io. Come potrei non amarmi? Come potrei non perdonarmi? Accompagnarmi una vita intera avendocela con me stessa come se fossi la mia più grande nemica. Giungere qui per trascorrere un’intera esistenza nel rancore e nell’astio.

Io sono la gente e la gente è me. Io sono l’uomo arrabbiato, il bambino capriccioso, la donna innamorata. Io sono il vecchio che soffre, il giovane che ride, la vedova che tace, il medico che cura, lo sportivo che suda.

Io sono le loro espressioni stanche, il loro viso corrucciato, le loro preoccupazioni. Sono la loro voce che canta, le loro labbra che baciano, i loro sorrisi. Le loro ambizioni.

La gente così assente, che cammina dormendo, che se nota qualcosa lo osserva con circospezione. La gente che porta luce, che balla in piazza, che insegna.

Il riconoscersi è la scoperta che più stupisce. Il perdersi, il trovarsi.

A volte penso a cosa accadrebbe se ognuno di noi si mettesse realmente al servizio degli altri offrendo il proprio talento, mostrando la sua parte più irresistibile. Cosa accadrebbe se ogni uomo si rendesse conto che il suo scopo qui è proprio quello. È proprio bello.

A volte guardo le persone e attraverso loro vedo me. Come mi sono comportata? Cosa ho dentro? Di cosa ho bisogno? Quali doti nascondo?

Gli altri… nella magnifica legge dell’Uno.

Gli altri… per leggere le pagine della mia vita.

Prosit!

photo aminoapps.com

Non capisci che mentre desideri ti convinci del contrario

CHI VIVE SPERANDO…

È stato spiegato molte volte come funziona il meccanismo vibrazionale nei confronti di ciò che siamo dentro, emozionalmente, e le risposte dell’Universo. In pratica, non otteniamo ciò che chiediamo ma ciò che proviamo. Ciò che siamo.

Questo fenomeno viene chiamato Legge di Attrazione ed è scientificamente provato che funziona, sempre, ma tante persone non vedono i risultati sperati.

Già sulla parola “sperare” ci sarebbe da scrivere un intero articolo, in quanto, come spesso ho detto: “sperare” significa mettersi in attesa di ricevere qualcosa solo se si è degni di riceverla. Non ha niente a che vedere con l’agire, il credere fermamente, o il dare come già avvenuto quello che abbiamo ordinato. Ordinare, sì. Chiedere non va bene, bisogna ordinare. Cioè non bisogna desiderare (de-sidera al di fuori del disegno stellare – cosmico -) ma considerare (con-sidera dentro al disegno stellare – cosmico -). Hai mai sentito un Mago chiedere – Per favore -?

Ordinare è uguale a Comandare e il termine – comandare – sai cosa significa? Con + mandare cioè mandare con… con il pensiero, con la parola, con l’emozione, etc.

Ma torniamo all’inquinamento emotivo che non ci permette di ottenere neanche quello che ordiniamo.

MENTRE PENSI AD UNA COSA SEI UN’ALTRA

Ebbene, non ci rendiamo conto che mentre vogliamo più soldi è perché sappiamo/pensiamo/crediamo di NON AVERNE. Mentre vogliamo stare bene è perché sappiamo/pensiamo/crediamo di STARE MALE. Mentre vorremmo combattere la nostra solitudine è perché sentiamo/pensiamo/crediamo di ESSERE SOLI. Mentre proviamo a sognare un mondo migliore è perché CONSIDERIAMO BRUTTO quello in cui viviamo.

Le parole che leggi scritte in stampatello sono quelle che appartengono alla nostra parte più intima e vera. Sono quelle appartenenti alle vibrazioni che emani e quindi sono quelle che l’Universo legge e alle quali risponde.

Che delusione vero? Passiamo tutta la vita a sperare di avere più soldi, a chiedere di riuscire a pagare tutto, a comandarci di mettere via un gruzzoletto cospicuo e, ogni volta, ci ritroviamo con l’acqua alla gola. Purtroppo, se mentre proferiamo il nostro decreto o il nostro pensiero intenzionale, stiamo in realtà arrancando, la risposta delle frequenze universali sarà – ARRANCARE -. E possiamo dire tutto quello che vogliamo ma continueremo ad ARRANCARE.

OK, QUINDI?

Quindi cosa bisogna fare? Il metodo per ottenere la realizzazione di quello che pensiamo/vogliamo/immaginiamo esiste, ma a noi esseri umani ci piace “vincere facile” e fare poca fatica. “Butto un desiderio là ed esso si deve avverare”. Poi non si avvera e pensiamo alla sfiga ma iniziare un duro allenamento non fa certo per noi.

Il duro allenamento invece sarebbe davvero ideale per iniziare a vivere la realtà che tanto ambiamo. Per cui, prima di chiedere soldi, cerca di trasmutare le tue emozioni interne che riflettono il famoso ARRANCARE.

Tu puoi anche far finta di essere giallo ma se continui a emanare il grigio sarà il grigio ad essere visto dall’Universo. Allora prima trasforma quel grigio. Aggiungi dei colori. Metti prima del bianco in modo da schiarire cosicché, poi, le altre tinte potranno sembrare ancora più accese e predominanti.

Ma come si fa? È difficile. Ci vuole impegno, coraggio, pazienza e determinazione. E anche un po’ di fantasia.

Riguardo all’esempio dei soldi, inizia scacciando via il pensiero di essere povero. Ogni volta che ti viene in mente che:

– quella cosa non puoi permettertela

– quella cosa è troppo cara

– non riuscirai a pagare la bolletta

– il tuo vicino di casa è più ricco di te

– la tua auto non ne può più

– etc…

Anche se tutte queste cose sono vere, devi distogliere il pensiero. Pensa alla torta che ti faceva tua nonna, al tuo compagno di scuola che da anni non vedi, a chissà cosa sta facendo tuo figlio in questo momento, a chissà se in Cina c’è il sole o sta piovendo. Pensa a quello che vuoi, ma togliti da dov’eri. Non devi ALIMENTARE i pensieri che ti portano verso la povertà. Più ci pensi e più, senza accorgertene, li nutri. Nutrendoli essi si ingrandiscono. Lo so che a te sembrano sempre uguali, gli stessi di ogni giorno, ma non è così. Dentro di te diventano sempre più grandi e soprattutto sempre più consolidati e convincenti. Togli la tua mente da lì. Dribbla questi ostacoli. Crea dei pensieri funzionali.

PER ASPERA AD ASTRA

Dopo che ti sei allenato a fare questo, che è molto difficile, arrivi alla parte ancora più ostica. Esatto. Non sono qui a coccolarti, comportati da Guerriero e affronta le prove con gli strumenti che ti ho elencato prima: impegno, coraggio, pazienza e determinazione. E fantasia.

Ora dovrai fingere. Fingere nel modo più efficace e credibile che ti riesce. Dovrai mentire a te stesso e credere seriamente a quello che stai “facendo finta” di provare. Ossia: dovrai crederti ricco.

Devi convincerti di poter possedere ogni cosa (solo che ora non ne hai voglia), di poter pagare ogni cosa (solo che per scelta procrastini), di avere una bellissima casa, un’auto stupenda. Cerca di sentirti ricco dentro.

Cammina come camminerebbe un ricco, parla come parlerebbe un ricco, pensa come penserebbe un ricco. Ogni tanto permettiti un caffè in un luogo da ricchi. Non dire a tuo figlio – Non possiamo permettercelo – prova a rispondere – Ok, vediamo di fare il possibile, magari ci riusciamo, se non ci riusciamo questa volta sarà per la prossima -.

Sentiti ricco.

MA CHE ME NE FACCIO DI TUTTI QUESTI SOLDI?

Dopo che ti sarai allenato anche in questa prova, devi iniziare a dare un po’ di fiducia a ‘sto benedetto Universo che ti circonda. Inizia con cose piccole. Devi pagare la bolletta e ti sale la paura di non avere i soldi? Bene, prova a dire – Quando sarà il momento, in un modo o nell’altro, avrò il denaro per pagare, ne sono sicuro! Anzi, già ce l’ho! E me ne avanza persino! -.

Molto bene: eccolo qui il vero “desiderio” che devi (e ora puoi) mandare nell’Universo. Il quale, come vedi, è più una considerazione che un desiderio. Noterai la differenza nel dire questa frase al posto di – Io vorrei tanto avere i soldi per pagare la bolletta, per piacere, ti prego, fa ch’io li abbia (visto che NON LI HO) -.

Tu i soldi li hai. Credici. Funziona. All’inizio ti sembrerà tutto assurdo. Ti sentirai un deficiente ma se continuerai funzionerà. Cerca di non sporcare il messaggio con emozioni negative. Cerca di dare per scontato che quella bolletta l’hai già pagata, sei riuscito. VISUALIZZALA già pagata e visualizza te che sorridi.

In base a questo esempio dei soldi ti consiglio di leggere anche questo mio articolo “magia e denaro”  https://prositvita.wordpress.com/2018/03/16/magia-e-denaro/

Tutto ciò che ho scritto, però, come ho detto a inizio post, si deve applicare a qualsiasi tipo di “desiderio”: salute, amore, lavoro, amicizia, oggetti. La prassi è la stessa.

Poni attenzione quindi quando domandi, impara a volere e impara a modificare il tuo interno.

Prosit!

photo anagilemind.net – corriere.it – tpi.it – m.dagospia.com – life-strategies.it – boaterexam.com

Esercizio: adottando il sistema della Cura

DEDIZIONE E PASSIONE SI DANNO LA MANO

In questo post non intendo parlare della – cura – nel senso di – guarigione – ma voglio raccontare un altro tipo di intento che si può utilizzare anche come esercizio quotidiano e che ho scoperto portare numerosi benefici nella mia vita privata e risultati davvero soddisfacenti.

Significa, infatti, con anche un po’ di recitazione, fare le cose – con cura -.

Ad esempio, se invitate a cena i vostri genitori, i quali si fermano spesso a mangiare da voi e quindi è cosa abbastanza consueta, fate finta di avere due ospiti importantissimi e addobbate al meglio la vostra tavola. Non serve esagerare, non vi sto dicendo di mettere un servizio di piatti in oro e argento, ma il tovagliolo piegatelo in un certo modo, ponete un centrotavola, la tovaglia distendetela bene. Insomma metteteci molta cura. Se al mattino preparate il caffè al/la vostro/a compagno/a usate per la tazza anche un bel piattino e magari ponete un fiore su di esso. Un caffè, quindi, preparato con molta cura.

Questa cura che sa di grazia, eleganza e amorevolezza, la si può introdurre come un ingrediente in qualsiasi cosa che facciamo durante la giornata ma è proprio nelle situazioni più abituali e considerate “di poco conto” che andrebbe sottolineata.

OFFRI LA PARTE PIÙ BELLA DI TE

Come dicevo, tutto questo, porta molti benefici e vi spiego il perché.

In questo modo si sta donando una specie di forma di amore a qualcuno ma, fin qui, non c’è niente di originale. La magia avviene quando mettiamo cura anche nel lavare il pavimento di casa nostra e siamo da soli in quel momento. Mettendoci amore, nel fare quel lavoro, si emanano vibrazioni di amore. Ci riempiamo di un motto di cura, formata a sua volta da: gioia, passione, attenzione, contentezza, dedizione, voglia, premura, rispetto, senso dell’accudire, etc… ebbene, tutte queste forme che state elargendo gratuitamente dal vostro cuore, andranno a finire nell’energia cosmica (chiamata anche intelligenza universale o Dio) e vi torneranno indietro. Moltiplicate.

Occupati di Dio e Dio si occuperà di te -.

Offri ogni tuo operato, ogni tua forma artistica, ogni tuo lavoro all’intelligenza cosmica ed essa ricambiera’ con le sue creazioni che… credimi… sono tutte assolutamente meravigliose!

ELIMINARE LA SOFFERENZA DEDICANDOSI AL COSMO

Comportarsi in questo modo risulta benefico anche quando stiamo passando un brutto periodo.

Le nostre intenzioni, i nostri pensieri, le nostre forze, anziché essere impiegate per il dolore (che comunque va prima vissuto fino in fondo) o essere impiegate nel ricordo/ossessione di cosa ci ha fatto male, andranno a finire il quella nostra creazione (lavare il pavimento o altro) e possiamo così trovare sollievo perché, in quel momento, non abbiamo alimentato il nostro stato d’animo negativo.

Inoltre, come ripeto, alimentando l’Universo di buone emozioni, le buone emozioni si svilupperanno automaticamente in noi e quelle negative sono obbligate a lasciare a loro il posto. La nostra sofferenza sarà pertanto più breve.

Si sa inoltre che, la sofferenza, è una questione prettamente mentale, anche se non sembra affatto, e quindi distraendo la mente, visto che dobbiamo pensare a svolgere al meglio quel lavoro, la mente non ci porterà nello stadio del dolore ma usciremo da lì. Questo modo di comportarsi è infatti un bellissimo esercizio di – presenza -, del vivere nel Qui e Ora, senza passato e senza futuro e, nell’esatto presente, sofferenza non ce n’è.

LA RISPOSTA DELL’UNIVERSO

Ma come risponde l’energia cosmica dopo aver ricevuto da noi le espressioni citate prima?

È molto semplice: attorno a noi e per noi, troveremo persone che ci regaleranno gioia, passione, attenzione, dedizione ma non solo. Noi stessi proveremo per ciò che siamo, per il nostro essere, queste sensazioni, ossia ci ameremo e quando ci amiamo non abbiamo più il bisogno estremo dell’amore degli altri. Non dipendiamo più dai sentimenti degli altri nei nostri confronti.

Infine, l’amore, com’è risaputo, è la forza più potente e… tutto può.

Qualsiasi vostra richiesta o qualsiasi vostra voglia di liberazione sarà accontentata e, senza rendervene conto, sarete voi stessi a liberarvi e a regalarvi gioia. Soltanto grazie alla – cura – che, guarda caso, significa anche “guarire”.

Prosit!

photo fotogallery.donnaclick.it – photoeditors.it – artspecialday.com – dermofarma.it – quotestopics.com – muoversinsieme.it

L’Illusione – me lo merito dopo quello che ho passato

ORA MERITO LA FELICITÀ 

Dopo una lunga sofferenza, dopo aver pianto, dopo essersi sentiti lo stomaco attorcigliato nella morsa del dolore per molto tempo, dopo aver imprecato o chiamato in aiuto tutti i santi del paradiso, molte persone sono solite dire: – Ora mi meriterei un po’ di sollievo e un po’ di cose belle dopo quello che ho passato -.

Certo. Sono d’accordo. Capisco perfettamente, non dico di no ma, per come la vedo io, questa è soltanto un’illusione che lascia l’amaro in bocca e potrebbe aggiungere ulteriore sofferenza.

Non è sbagliato aspettarsi cose belle ma è sbagliato il motivo per il quale si attendono e, così facendo, NON arriveranno mai. Non voglio deludere ma aiutare, sia chiaro, vedremo infatti in questo articolo che le cose belle possono arrivare eccome! Basta modificare un po’ i nostri pensieri e i nostri intenti.

Quindi, per prima cosa, non serve soffrire e poi, dopo aver fatto fare tutto il lavoro “al tempo che passa” e aggiusta un po’ le cose, mettersi in attesa di un bel periodo.

IL BAMBINO CHE PIANGE IN CHIESA

Supponiamo che in una chiesa, durante la messa, un bambino inizi a piangere senza avere intenzione di smettere. Tra i credenti ci sarà chi proverà fastidio nei confronti di quella lagna, ci sarà chi proverà compassione o tenerezza, ci sarà chi proverà a capire il motivo di quel pianto e ci sarà anche chi nemmeno sentirà quel bambino, non ci farà neanche caso.

Non dire “mi fai arrabbiare”, prova a dire “scelgo di arrabbiarmi” – (cit.)

Questo per dirvi che ognuno di noi ha una sua reazione, simile ad alcuni o diversa da altri. La stessa cosa vale nei confronti di un furto che subiamo, della perdita di una persona cara, di un incidente.

Reagiamo in base ad un insieme di fattori che ci compongono chiamati – schemi mentali – nutriti negli anni da: educazione, cultura, vicissitudini, memorie, prove, etc… componenti che si intersecano tra loro durante la nostra evoluzione composta a sua volta da: carattere, insegnamenti ricevuti, intelligenza, ambiente familiare, luogo in cui si vive, agiatezza economica, società, etc… e che ci formano, ci rendono da adulti le persone che siamo.

Detto questo, se capita ad uno di noi un fattaccio, egli reagirà in base ai suoi schemi mentali, pertanto, quella sofferenza provata è come se fosse stata “scelta da lui” come strumento migliore per vivere ciò che lui definisce dramma.

Mi spiego meglio, se io non accetto che mio marito vada con altre donne è una mia “scelta”. Una scelta che io ho creato, dentro di me, in base all’educazione che ho ricevuto, in base alla società in cui vivo, in base agli stereotipi che mi girano attorno e bla bla bla. La mia vicina di casa potrebbe essere bigama e, allo stesso tempo, se prendiamo una donna che vive in un altro stato e con altre usanze, ella potrebbe considerare normalissimo che suo marito abbia altre donne. O addirittura mogli.

Se quindi questa sofferenza è ciò che io considero il mezzo più adatto per me, per passare quel periodo, il quale può anche durare anni, non devo pensare che poi mi arriverà un premio in base alla scelta che ho fatto.

So bene che è bruttissimo soffrire ma questa non dev’essere una giustificazione. Non siamo all’asilo nel quale se piangiamo poi ci danno la caramella per farci smettere. Siamo in un altro tipo di scuola, quella della vita, e la nostra vita, in continua e perpetua connessione con l’Universo, non funziona così. L’Universo riflette solo ciò che siamo, dandoci ciò che siamo (non cosa vogliamo), non risponde se stiamo in attesa.

CHE DELUSIONE!

Attenzione però, come ho detto prima, il modo comunque esiste per far giungere a noi le tanto sospirate – cose belle -.

Allora, dobbiamo innanzi tutto sapere che ogni tipo di sofferenza è data ovviamente da pensieri negativi e emozioni negative. Le emozioni negative le chiamiamo demoni. Demone, dal greco Daimon, significa “Essere Divino” e, divino, lo è davvero. Le emozioni negative sono divine proprio perché ci insegnano e ci permettono di trasmutare ed evolvere.

Se io, ad esempio, ho il demone dell’intolleranza e sono quindi una persona con poca pazienza, sempre infastidita e via discorrendo, sarà ovvio che passerò ben poco tempo serena e felice. Spesso sarò arrabbiata, stizzita e molto spesso, a causa di determinati fastidi più gravi, sarò anche sofferente. Finita quella sofferenza me ne arriverà un’altra se io non trasmuto quel demone e qui arriviamo al nocciolo del discorso.

IL PREMIO IN ARRIVO

Le cose belle pertanto non giungeranno a me perché quella cosa ha finito di darmi fastidio e a darmi fastidio ora è un’altra, ma arriveranno perché io ho deciso di lavorare seriamente su quel fastidio, ho deciso di osservarlo ed eliminarlo da me, o meglio, di trasformarlo in gioia o in serenità. Ossia, se a me da fastidio il mio vicino di casa, non dovrò aspettarmi il premio nel momento in cui il mio vicino di casa traslochera’ lontano da me, in un’altra via, ma il premio arriverà quando, con il mio vicino di casa, ad un passo da me, io avrò imparato a non essere schiava delle sue abitudini. A non essere emozionalmente schiava di ciò che lui fa o dice. Ciò significherebbe che, in base al comportamento degli altri, io posso stare bene o male. Sono una dipendente e mi devo augurare, ogni giorno, che il mondo abbia voglia di comportarsi sempre in base al mio “bene” con me. Il mondo mi ha in pugno. Ma se io imparo ad essere indipendente e a stare sempre bene dentro di me, al di là di come gli altri si comportano, allora si che vivrò una vita bella, ricca ed entusiasmante!

Per fare questo, ovviamente, occorre molto molto molto impegno e duro lavoro. Occorre distruggere i vecchi schemi, davvero duri a morire, e costruirne dei nuovi a nostro beneficio. Questo è davvero ostico. Un lavoro incredibilmente difficile. Ma, questa dedizione e questa tenacia, questo coraggio e questa determinazione saranno gli strumenti che ci porteranno UN MUCCHIO DI COSE BELLE!

Eccole qui le – cose belle – tanto attese ed ecco il sistema per ottenerle. Saremo premiati assolutamente e certamente. È una legge universale. Un riflesso naturale dell’Universo che è come uno specchio. Elimineremo da noi il buio, illuminandoci di una luce che automaticamente ci renderà felici e automaticamente attireremo a noi situazioni, persone e cose meravigliose!

Questa è la grande differenza.

Prosit!

photo iltuobambino.net – quieuropa.it – ilgiomba.it – laforzadelbenessere.com – nonsprecare.it – visionealchemica.com – twgram.me

Oh no! Non è vero che l’Esterno è il tuo Interno!

I PICCOLI MACIGNI CHE SCHIACCIANO

Oggi sono stata assieme ad una persona, un amico, e ho proprio voglia di raccontarvi questa giornata. Voglio raccontarvela soprattutto sotto un particolare punto di vista e cioè attraverso uno scambio di opinioni avvenute tra me e lui.

Parlando del più e del meno, siamo finiti a discorrere su come, secondo me, l’esterno che viviamo è in realtà ciò che c’è al nostro interno, cioè quello che siamo, quello che proviamo, ma lui non era assolutamente d’accordo con questa mia filosofia. Cercava persino di farmi cambiare idea. Ovviamente non si discuteva solo di quello, anche se era argomento protagonista, e nel chiacchierare siamo giunti a parlare di lui e di come si sentiva in quel momento. Mi raccontò che stava vivendo un periodo di pesantezza. Si sentiva oppresso. Percepiva un’oppressione però non particolarmente forte ma persistente e continua. La sentiva sul petto e sullo stomaco, nella parte centrale del torace. Evidentemente non era nel massimo della gioia anche se non stava vivendo grossi traumi. Probabilmente una routine lo stava stancando, non riuscendo a cambiare alcune cose della sua vita. Da quello che mi raccontò capii questo ma una sua frase, ben scandita, mi risuona ancora nelle orecchie – Mi sento come se più volte al giorno io ingoiassi delle pietre e, dopo un po’, ovviamente, iniziano a pesare -. Mi dispiaceva sentirlo così ma mi rincuorai quando venni a sapere che, nella sua vita, non stava accadendo nulla di grave. Sono comunque brutti periodi perché possono diventare deleteri, come quando si è aggrediti dalla famosa “goccia cinese”, anche se non sono irruenti ed eclatanti.

LE PRIME PIETRE

Nonostante tutto però si stava bene assieme, ci si divertiva e lui si stava estraniando. Andammo, in tarda mattinata, a prendere le uova fresche da suo zio in vallata. Il mio amico si accorse subito che Rocky, il cane, non ci venne incontro per farci le feste e quando chiese il perché suo zio gli rispose – Sto stupido! Una pietra grossa come un’arancia si è ingoiato! Stava male… stava male… alla fine il veterinario gli ha fatto i raggi e… -. Provai immediatamente un brivido nella pancia, il mio amico invece non bado’ a nulla, si preoccupò soltanto di chiedere informazioni sul cane. So che voi avete già capito ma dovete tener presente che da quando il mio amico mi parlò, a quando venne a sapere del cane, passarono un po’ di ore e quelle ore le vivemmo di varie cose quindi è plausibile il suo – non accorgersi -.

Non dissi niente e, dopo aver salutato quel gentile anziano, decidemmo di salire verso le vette della valle. Con l’auto percorremmo un sentiero panoramico e sterrato a noi noto e caro ma, quel giorno, era davvero quasi impercorribile nonostante la macchina adatta. – Che ca@@@ è successo qui? Sembra sia franato tutto! – esclamò mentre cercava con il volante di scansare i massi per la strada. Tum… tum… ogni due metri, nonostante l’attenzione, non si potevano evitare le pietre che colpivano le gomme dell’auto. Un rallentamento ogni secondo.

Iniziai a ridere mentre il mio amico si stava seriamente arrabbiando ma, allo stesso tempo, era divertito vedendo me che sorridevo. – Che ti ridi?! – mi diceva, ma io non riuscivo a smettere. Dopo aver fatto qualche chilometro, come su una di quelle poltrone che ti massaggiano tremolando, un po’ scombussolati, decidemmo di fermarci e mangiare qualcosa in una radura davvero spettacolare dove tavole e panche in ardesia accolgono gli amanti della montagna che vogliono sostare per pranzare e la pace è assoluta.

LA “PIETRA” FILOSOFALE – LAPIS PHILOSOPHORUM

Avevamo parecchia fame, ormai era pomeriggio, e tirammo fuori dalla sacca due panini che la mamma di lui aveva preparato la sera prima. Iniziammo a mangiare e a parlare della splendida flora di quel luogo, sempre ricca indipendentemente dalla stagione. Entrambi conosciamo bene quella zona e sappiamo cosa offre in ogni periodo dell’anno.

Fu proprio mentre, con la bocca piena, cercava di parlarmi del cardo selvatico che lo vidi bloccarsi all’improvviso in una smorfia di disgusto. Esclamò qualcosa in modo volgare ma non capivo cosa fosse successo. – Ti sei morsicato la lingua? – gli chiesi. Continuava a fare cenno di – No – con la testa e continuava a masticare, anche se molto lentamente, e storcendo gli occhi cercava di guardarsi la bocca. Poi lo vidi muovere guance e lingua in modo strano, alla fine, sputo’ in una mano un qualcosa di grigio e molto piccolo.

Ohmmmadre! Un dente?! – feci io preoccupata.

Non penso – rispose lui mentre con la lingua investigava su tutti i suoi denti osservando che ci fossero ancora. Col dito mosse quel cosino che aveva sputacchiato e che ora stava lì sulla lastra di lavagna. Lo analizzammo attentamente e con gioia scoprimmo che si trattava di un minuscolo sassolino e non di un molare.

Io scoppiai in una fragorosa risata e lui, guardandomi perplesso, mi disse – Ma sei scema? Cosa ridi? Potevo spaccarmi un dente! -. Fu in quel momento che gli dissi con voce da gatta morta – Continua ad “ingoiare pietre” e prima o poi ti spaccherai anche qualcos’altro oltre che i denti! -.

I suoi occhi si spalancarono. Smise di masticare e ingoio’ come ad ingoiare un pollo intero. Aveva capito! Eureka! – Finalmente! – gli dissi. – Non scherzare… – fece lui balbettando. – Non sono mai stata così seria! – risi. Lui aveva un’espressione da tontolone sul viso che è impossibile da descrivere ma, a ricordarla, sorrido ancora. Tentenno’, tartaglio’, esclamo’ qualcosa di incomprensibile poi, facendosi serio, mi chiese – Ma dai… vuoi dire che… -. Io annuii. – Ora comprendi cosa volevo dirti questa mattina? E per te è stato semplice. Di solito queste cose avvengono senza che si dica come ci si sente. Ossia, la maggior parte delle persone non sanno bene come si sentono… non si osservano. Tu sei stato bravo, hai chiaramente definito il tuo malessere collegandolo alle pietre e l’Universo ha prontamente risposto. E sono certa che non è la prima volta -.

Devo essere sincera, in realtà, una risposta così, una Legge dello Specchio (chiamiamola così) funzionare a questa maniera, non l’ho mai vista nemmeno io!

Ecco che infatti il mio amico iniziò a ricordare che il giorno prima, al mare, suo nipote gli tirava dei sassetti sulla pancia mentre lui prendeva il sole ed era infastidito. Dovette spaccare, inaspettatamente, un grosso masso, il giorno prima ancora, a causa di un lavoro che stava facendo in campagna e altri avvenimenti simili. I messaggi gli stavano arrivando da un po’ ma, naturalmente, non ne sapeva leggere il significato. Iniziò così a valutare anche altre situazioni della sua vita.

Il suo viso, a tratti, si illuminava e poi poneva domande su domande… insomma… è stata una giornata esilarante. Rare volte ho visto l’Universo palesarsi in modo così ovvio, solitamente utilizza mezzi più difficili da tradurre per chi è digiuno di certe tematiche. È stata davvero una bella giornata e, alla fine, ho lasciato il mio amico ad arrovellarsi il cervello che stava iniziando a fumargli… so già che in futuro mi tartassera’ di domande quindi è bene che, per il momento, io vi saluti e vada a riposare.

Ciò che come esterno m’appare, è in realtà il succo del mio Cuore – (prima delle sette leggi del Conte di Cagliostro)

Prosit!

photo alexyna.centerblog.net – quantisticamente.it – emadion.it – sten.video – blog.giallozafferano.it – tourisotck.eu

Il Significato delle Punture d’Insetto

ZZZZZZZZZZZ……… ZZZZZZZZZ……..

Quando veniamo punti da un insetto siamo soliti pensare di averlo infastidito o spaventato e lui, per reazione, ci ha punto. C’è poi chi considera quell’esserino un “maledetto disgraziato” e gliene dice di ogni e c’è anche chi invece non se la prende e perdona.

Tutto giusto e ovvio ma, andando oltre, aggiungendo una ulteriore riflessione a questo comportamento degli animali si può notare come il “pungere”, in se’, ci voglia mostrare il nostro “impuntarsi e pungere”, a nostra volta, su determinati fatti della vita che però, in realtà, sono INEZIE.

La puntura d’insetto indica proprio il senso di colpa, la condanna, il fastidio, la preoccupazione che ci infliggiamo per cose fondamentalmente irrisorie.

Vedete… l’Universo guarda la vita in un’altra ottica e quello che per noi è fondamentale e quasi alla base della vita, per lui sono soltanto frivolezze delle quali puoi farne a meno. Litighi con un collega? Tu te ne fai un cruccio, non lo sopporti, non vuoi che sia così ma, l’Universo, ti risponde – Bof! E che sarà mai?! Non dargli peso! Tu sei luce! Di che ti preoccupi! -. Ecco, più o meno funziona così. Molte volte, davvero, ci facciamo il sangue marcio per cose che sono sinceramente poco importanti, se ci riflettiamo sopra, non trovate anche voi?

ESSERINI DI OGNI TIPO

Quando non si tratta di puntura ma di morso (come nel caso di zecche o pulci) significa che, a condire tutto ciò, c’è anche una buona dose di rabbia, magari celata. La cosa curiosa, da notare in quest’ultima tipologia di animali, è il loro essere parassiti e anche dipendenti. Ciò potrebbe mostrarci la nostra dipendenza verso quella determinata cosa che ci infastidisce ossia essere dipendenti e non riuscire ad accettare che quell’evento possa esistere. Si è anche parassiti perché senza agire si è schiavi degli eventi succhiando magari l’energia da altri affinché si trovi la serenità.

Mi spiego meglio. Se io sono dipendente dell’ordine cioè non sopporto lo sporco e il disordine, e me ne faccio un cruccio che mi fa stare male, ne sono schiava. Se inoltre pretendo che gli altri mantengano l’ordine che piace a me, affinché io possa vivere nel pulito oppure semplicemente regalo energia negativa agli altri a causa del caos che vivo, divento una parassita arrabbiata e succhio positività, senza rendermene conto, a chi invece vibra in alte frequenze o può aiutarmi. È tutta una questione emozionale ovviamente. Non vi sto dicendo che non dovete essere ordinati ma è come vivete il fatto che conta. Quale emozione scaturisce.

Mi rendo conto che, a questo punto, dopo aver parlato di pungere e succhiare devo fare un accenno anche alle zanzare che sono un fenomeno, in estate, assai presente. Come dico sempre non bisogna mai essere assolutisti ed estremisti ed è ben ovvio che la natura faccia il suo corso. Com’è ovvio che l’immondizia, l’umido, il territorio, il caldo, etc… attirano più zanzare, ma è anche vero che ci sono persone che vengono punte maggiormente da questi fastidiosi insetti rispetto ad altre e non è solo una questione di sangue “buono” o meno. Non hanno il palato così fine, devono sopravvivere. Oppure ancora, ci sono momenti della nostra vita in cui veniamo punti di più e altri meno. Potrebbero naturalmente esserci meno zanzare, come potrebbe anche essere che abbiamo permesso a meno seghe mentali di ristagnare in noi, sono abitudini inconsce che nemmeno vediamo.

MA PER QUALE MOTIVO?

Detto questo occorre osservare il motivo del perché quell’insetto ci ha punto. La zanzara infatti lo fa a prescindere, per sfamarsi, così come altri e, come dicevo prima, altri ancora invece, molte volte siamo noi, anche involontariamente, a spaventarli e a infastidirli.

Capita però che veniamo punti in modo strano e del tutto inaspettato pur non avendo magari fatto gesti poco simpatici agli animaletti in questione e senza la minima intenzione di recare loro un danno. Eppure, nonostante tutto, ecco che dobbiamo subire una bella e dolorosa puntura. Ma perché? Il perché risiede, oltre a tutte le altre varie motivazioni naturali, proprio in quello che vi ho scritto, quindi, dopo esserci lamentati, disinfettati e arrabbiati proviamo anche a ragionare su cosa, quella creatura, a voluto farci focalizzare l’attenzione. Dove stiamo “battendo” in continuazione? Cosa, in noi, è come una specie di “goccia cinese”?

Il discorso è complicato e non finisce qui. Le cose da osservare sono diverse, ad esempio è utile notare anche dove ci ha punto l’insetto. In testa? Troppi pensieri e rimuginii… In una gamba? Paura del futuro e dell’avanzare… Su un braccio? Non essere sicuri di farcela… Su una mano? Temere che quella situazione ci scappi di mano… È curioso non trovate?

ELENCO CREATURINE

E poi, gli insetti, non sono tutti uguali! Oh no! Che significato portano con sé?

APE: Ti dice che devi avere cura di te, che non stai dando valore alla divinità che risiede in te e che non ascolti la voce della tua anima.

VESPA: Ti mostra la paura che hai nell’essere danneggiato e che non stai facendo divampare il tuo fuoco interiore troppo trattenuto e soffocato.

ZECCA: Ti dice che hai paura che qualcuno possa rovinare i tuoi sogni e i tuoi obiettivi, sei arrabbiato nei confronti di qualcuno o qualcosa che, seconde te, si sta approfittando di te.

PULCE: Ti dice che non hai un buon rapporto con il denaro e ti preoccupi troppo, sei esageratamente guardingo e diffidente, temi la manipolazione.

ZANZARA: Ti mostra il fastidio che serbi al tuo interno e anche un’eventuale inquietudine di fondo. Troppe cose non tolleri dentro di te. Temi gli attacchi improvvisi.

TAFANO: Ti senti minacciato e sei convinto che anche chi ti vuol bene possa farti del male. Non ti fidi mai del tutto degli altri.

Ecco qui, spero possa esservi utile!

Prosit!

photo  hampton.it – pixabay.com – montagnenostre.net – binomania.it – foxlife.it – bouty.it