Foto Animali Maltrattati – come comportarsi

SECONDO ME

Oggi voglio esprimere il mio personale pensiero su come comportarsi davanti alle immagini di violenza e maltrattamento di animali. Sono molte e, i social, pullulano di codeste brutalità. Immagino e spero vivamente sia inutile, da parte mia, dover dichiarare che:

– mi dispiace tantissimo

– amo qualsiasi essere vivente

– sono contro la violenza in ogni sua forma

– etc….

Quindi proseguo andando ad osservare le dinamiche che si sviluppano attorno a tali fotografie.

ALLA VIOLENZA RISPONDE LA VIOLENZA

Alla violenza fisica risponde quella verbale e il brutto di tutto questo è che la maggior parte della gente è convinta che quella verbale sia meno grave di quella fisica in quanto si percepisce un altro tipo di dolore. Questo è un serio errore. Soprattutto, ad esempio, verso l’educazione dei bambini.

Cosa fanno molte persone? Commentano. Commentano quella foto dicendo le peggio cose. Supponiamo che un cucciolo di cane sia stato abbandonato in un tombino. Il commento più gentile che si legge è – Brutto bastar@@ ti farei fare la stessa fine a te e ti infilerei il tombino su per il cu@@ -. Immagino possiate confermare.

Ora, è assolutamente vero che ognuno è libero di esprimersi come meglio crede, proprio come me che in questo blog sono a casa mia e quindi dico anch’io ciò che penso. Senza giudicare tali risposte, mi limito a descrivere quello che faccio io nel momento in cui noto immagini di questo tipo: amo me stessa, mi perdono e mando amore a quella creatura. E adesso vi spiego il perché.

Siamo un Tutto. Ciò che appartiene a me, appartiene anche a te e all’altro così come a quel cane. Siamo un unico Tutto nell’immenso disegno divino. Attraverso la meravigliosa Legge dello Specchio è facile percepire come quella violenza che mi si è mostrata davanti mi appartenga. Palesa la rabbia, la collera, l’indignazione, che io ho dentro, non per la foto che vedo ma che nutro dentro di me da sempre o da diverso tempo. Per questo mi amo e mi perdono, perché amandomi e perdonandomi mi riempiro’ d’amore ed emanero’ amore, la vera e sola cura necessaria a tutto. Anche a quel povero cane! Amor vincit omnia

Che lo vogliamo accettare o meno, viviamo circondati da frequenze e questo non sono io a dirlo ma persone molto più capaci di me. Frequenze e vibrazioni che OVVIAMENTE e AUTOMATICAMENTE possono attirare o agganciarsi soltanto a frequenze a loro simili (questa è fisica). Pertanto non comprendo l’utilità di scrivere un commento come questo  – Brutto bastar@@ ti farei fare la stessa fine a te e ti infilerei il tombino su per il cu@@ – emanando odio, sapendo bene che queste mie emozioni si collegheranno ad altro odio richiamando ulteriore odio. Ampliandolo quindi. E l’indomani vedere così, nuovamente, altre foto di altri cani maltrattati, oppure subire io situazioni o persone che mi fanno provare fastidio. È normale; se provo odio e emano odio, mi arriveranno eventi che mi faranno odiare. Questa è una evidente legge universale. Funziona così il cosmo, non è colpa mia.

FUNZIONA DAVVERO IL TUO SISTEMA?

Allorché, dal momento che peraltro non risolvo assolutamente nulla bestemmiando nei confronti di quel carnefice, forse ottengo molto di più mandando amore alla bestiola e a tutto il creato di conseguenza. In pratica, io non divento schiava dell’azione che un’altra persona ha fatto nei confronti di un animale e soprattutto già, ahimè, avvenuta, non reagirò di conseguenza ma agiro’, invece, nel risollevare le vibrazioni di gioia e entusiasmo. Ci penseranno poi loro, tali emozioni, a fare tutto.

Molte persone non comprendendo questo messaggio, cadono nell’accusare di menefreghismo chi la pensa così. Ebbene vorrei rispondere a loro dicendo che chi opera come me, in realtà, compie un lavoro enorme e un grande sacrificio per il bene di quella bestiola, perché mentre alcuni si fermano ad un insulto, o possono anche piangere e disperarsi e strapparsi i capelli, stanno solo buttando fango e immondizia nella meravigliosa dimensione universale nella quale vivono. Chi invece si preoccupa di amarsi e mandare amore sta compiendo un lavoro eroico perché credetemi è il compito più difficile da svolgere. Davvero pochi e rari individui si amano sinceramente e sono certa che non commenterebbero mai a quel modo.

Naturalmente è giusto che ci sia anche questo rancore. Tutto deve essere un equilibrio anche se questo può sembrare assurdo. Ma ci tenevo ugualmente a fare questa riflessione. Nel momento in cui ti si presenta davanti la violenza in tutta la sua forza… tu crea la meraviglia. Crea lo stupore. Solo così l’annienterai. Non è creando ulteriore ira e mettendoti al suo pari che migliorerai la situazione.

VAI DI MAGIA

Voglio sia chiara una cosa: questo non è un discorso buonista. Questa è una GUERRA ma fatta con gli strumenti, a parer mio, più opportuni. Questa è creazione, è energia, non è passività. Ci vuole fuoco, dedizione, coraggio, centratura per fare ciò che ho detto. Ci vuole fatica. Perché a tutti verrebbe da sfogarsi a quella maniera che, per l’appunto, è solo uno sfogo. Una gettata di sporco.

Operare con la propria magia, verso un’azione tanto ignobile, è un lavoro e uno sforzo sacro. Significa annientare il nemico con la sola forza delle proprie emozioni. Con decisione e potenza. Senza salamelecchi, senza benevolenza, ma con tutta la passione possibile (mi auguro ricordiate cosa si intende in realtà con il termine “Compassione” che più volte vi ho spiegato).

Hai visto quella foto? Bene. Ora trasmuta i tuoi sentimenti, quel piombo fallo diventare oro, non lasciarti prendere da quel mostro che ti fa sprofondare negli abissi delle sue sabbie mobili. Non puoi fare altro. Non sei davanti al fatto che si sta compiendo ed eventualmente puoi fermare. Sei davanti ad una situazione che si è già compiuta. Crea la tua magia. Puoi. Comprendi dentro di te quel cane, fallo tuo e risanalo grazie alle onde energetiche delle quali sei dotato.

Prosit!

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Abbracciare un Albero – Dubbi e Perplessità

CONTROMODA

Premetto che non amo le mode e le tendenze ma amo chi le inventa e si attiene a loro, altrimenti, se tutti fossero come me si sarebbe forse troppo misantropi ma continuo, io personalmente, a non far molto parte della massa. Le mode, oltre a non piacermi molto, riescono anche a volte a preoccuparmi e infastidirmi un po’, non tanto a causa del giudizio ma per puro dispiacere. Nel senso che, quando si insegna un qualcosa, e molti discepoli quel qualcosa iniziano a seguirlo, se le informazioni date sono errate, ci ritroviamo con moltissime persone che non solo non hanno capito nulla, ma indirettamente, viene loro vietato di godere di una meraviglia di bene solo perché gli è stata data un’informazione diversa o addirittura opposta a quella reale. Mi rendo conto che il termine reale sia sbagliato. Di reale c’è davvero poco. Può aver valore sia quello che dico io, sia quello che dice un altro. Nessuno può stabilire cosa sia meglio o peggio, perciò, trovo sia giusto e utile fare ciò che si sente, provando, se si percepisce entusiasmo. Così facendo dovrebbe proprio andar bene.

È esatto però anche passare un’informazione ulteriore, e magari più corretta, in modo che la gente possa scegliere e consiglio sempre, a tutte le genti, di studiare e informarsi anche per conto proprio perché alcune cose non sono e non potranno mai essere delle mode. Sono gesti o riti o modi emozionali, trascendentali e fortemente spirituali. E’ proprio un peccato sminuirli rendendoli semplici attitudini.

UCCELLINI TRADITORI

Insomma, per farla breve, diversi uccellini mi hanno raccontato di questa tendenza uscita fuori da qualche tempo inerente all’abbracciare un albero. Se fino a poco fa chi lo faceva era considerato un pazzo, ora, se si vede uno attaccato a un tronco lo si considera uno spirituale o una persona molto sensibile e questo, per carità, è cosa buona. Praticando anch’io, ma molto privatamente, questa filosofia, sono felice di tale nuova considerazione.

Gli stessi uccellini però mi hanno spifferato anche che questo certo individuo, cioè “lo spirituale sensibile”, dal momento che così gli è stato insegnato, sta appiccicato lì all’albero come un insetto stecco perché…. sta prendendo energia dall’albero. Cioè, praticamente, questo è: stressato, stanco, infastidito dalla sua vita e allora, per trovare pace ed energia, abbraccia un albero affinché, come elemento naturale, ricco di linfa vitale, gli passi energeticamente un po’ della sua energia buona per farlo stare meglio.

A questo punto gli uccellini sapevano che mi sarei infuriata e son volati via. Quindi, rimanendo senza amici volatili mi rivolgo direttamente a te che, la domenica, non sapendo cosa fare, vai in giro ad abbracciare alberi e ti chiedo… se questo è il tuo scopo… la vuoi finire di succhiare energia da chiunque? La vuoi finire di fare il vampiro energetico pure con ‘ste povere creature che non si possono muovere ne’ tirarti una ramata per allontanarti da lì?

L’ALBERO E’ DENTRO DI TE

Conosci il vero significato della parola – Compassione -? Come spesso ho spiegato non significa provare pena o pietà per qualcuno come è divenuto in uso sviando il vero valore di questo bellissimo termine. – Compassione -, che in realtà sarebbe “con-passione” e quindi provare passione o fare con passione qualcosa, significa anche comprendere. Comprendere non come capire ma come prendere in sé, far proprio l’altro. Sentirlo parte di te riuscendo a percepirlo nel suo essere. Se tu riesci così a “comprendere” l’albero, ossia a renderlo parte di te, a sentirlo vibrare dentro di te come vita, non puoi chiedere che ti venga data energia da lui. L’unica cosa che puoi fare, per lo meno questo è il mio credo ed è anche il credo di chi la pensa come me, è dare Amore a quella pianta. Abbracciarla per darle tutto il tuo amore.

Sì, hai capito bene: tu a lei e non lei a te.

Facendo questo crei e nutri amore che, con l’amore incondizionato della pianta stessa, crea ulteriore Amore (l’energia più potente) il quale intacchera’ positivamente te, l’albero e tutta la zona attorno espandendosi per tutto il creato.

Abbraccia per DARE non per PRENDERE, perché solo dando, offrendo di cuore, riceverai qualcosa in cambio. Anche da un albero.

So bene che ci sono persone che sanno tutto questo ma molti, purtroppo, non l’hanno capito e pretendono di ricevere e basta. Questo è ingiusto sotto ogni tipo di legge universale. Senza scambio, senza equilibrio, non si arriva a nulla. Se vuoi godere dei benefici di una pianta, amala. Così vale per ogni settore, ogni persona e ogni evento. Ama la vita se vuoi amore in cambio, ogni giorno e da ogni dove. Apri il tuo cuore, dona i tuoi talenti, regala il tuo entusiasmo. Tutti gli alberi del mondo te ne saranno grati e l’universo intero si muoverà affinché tu sia sempre circondato dalla stessa forza che emani e non potrà essere differente.

Elargisci gratuitamente amore puro. Tornerà a te moltiplicato, e in una quantità tale da stupire, nella quale potrai veder accadere miracoli.

Ora esci, vai in un bosco, e abbraccia un albero se vuoi.

Prosit!

photo il cambiamento.it – meditazionezen.it – angefey.it – notiziescientifiche.it – birradelbosco.it – viverepiùsani.it

Impara la Preziosa Arte dell’Equilibrio

Yin e Yang, il giorno e la notte, il positivo e il negativo, la spiritualità e la materia, ogni cosa ha un suo senso e un suo contrario e tutto occorre.

Per raggiungere la Luce, passando attraverso le ombre, impara l’Equilibrio perché è con il giusto compenso che l’Universo intero va avanti. Un movimento fluido bilanciato.

C. è una donna sulla quarantina che per tre anni circa è stata assieme ad un uomo, che chiamerò F., il quale era sempre molto propenso a criticarla negativamente ma poco incline a complimentarsi con lei. Giorno dopo giorno C. iniziò sempre di più ad auto svalutarsi e a ritenersi una brutta persona.

In questo post non voglio parlare di manipolazione o raggiri ma di un’altra questione perché, quelli che F. chiamava “spunti di riflessione per una crescita evolutiva” nei confronti di C., erano invece esagerati giudizi poco piacevoli, continui e su qualsiasi argomento.

Una cosa della quale C. si lamentava era che F., alle sue proteste, rispondeva – Oh, insomma! Ti ho regalato un anello, vorrà ben dire che comunque mi piaci come persona e non sei così sbagliata! -. Così dicendo, visto il bel gesto del cerchietto al dito, F. era convinto di essere completamente equilibrato e soprattutto nella ragione più totale.

Lao Tzu diceva – Fa più rumore un solo albero che cade di un’intera foresta che cresce – e aveva ragione. Il senso di questa frase è comprensibile ma…. ma la foresta rimane perbacco! Dopo il tonfo assordante del tronco caduto, la foresta continua ad esistere. Reale, concreta, ferma, ancorata alla terra. Proprio come le credenze negative che C. coltivava in se stessa a causa delle valutazioni di F. nei suoi confronti.

Naturalmente C. riceveva tutte quelle disapprovazioni da parte di F. perché lei stessa si svalutava e si disapprovava. F. le mostrava semplicemente, come uno specchio, quello che lei aveva dentro, pertanto C., avrebbe dovuto lavorare su di sé senza lagnarsi nei confronti del suo compagno. Ma, volendo scrivere un articolo sull’Equilibrio, sposto l’attenzione sul meccanismo esterno a C. e non al suo prezioso lavoro interiore da compiere il prima possibile.

Le critiche che riceviamo sono una delle migliori condizioni per imparare a migliorare se stessi. Per questo non bisogna offendersi o arrabbiarsi quando gli altri le muovono verso di noi.

C’è però il modo che va tenuto in considerazione, mentre molti invece se lo fanno sfuggire e, spesso, ci si scontra con un inutile abuso del quale molti approfittano e che, a lungo andare, non porta a niente di buono.

Chi troppo ti critica va allontanato, soprattutto quando non compensa i suoi giudizi negativi con quelli positivi e va allontanato anche chi ti disapprova con toni impertinenti e in modo altero o presuntuoso.

Attenzione, anche se non ricevi offese o anche se non vieni aggredito non accettare questo eccesso. L’umiliazione e la violenza sono già oltre. Sono dei traguardi orribili da non sfiorare nemmeno, quindi, preoccupati di fermare il tuo critico molto prima di arrivare a quei livelli.

La critica costruttiva e buona, fatta con il cuore e l’amore, anche se con un tono irritato, fa bene e quel bene si sente. Ma quando inizi a stare male per ciò che quella determinata persona ti dice ogni santo giorno, è giunto il momento di dire – Basta -. Lì non c’è più crescita. C’è di tutto ma non c’è crescita e non c’è neanche niente di positivo.

Quanto male fai a un bambino se gli tiri una sberla convinto di insegnargli l’educazione? Quanto male gli fai dentro intendo. Bene. Dagli tanti baci poi, tanti quanti sono stati i suoi dolori per quel tuo schiaffo.

Cura. Ripara. Bilancia.

Se rompi, devi poi aggiustare.

Il male ha fatto il suo effetto. Ora tocca al bene.

L’Equilibrio è ciò che più di fondamentale c’è in ogni ambiente del Creato. E’ quell’armonioso via vai che pur non trattandosi di perfezione è la perfezione alla quale tanto si ambisce.

In Natura “è stata messa” la specie giusta, nella quantità giusta, di animali giusti, nel luogo giusto. Un topo capace di sfornare nove cuccioli ogni tre mesi è un animale ben poco longevo, al contrario di un elefante che riesce (forse) a procreare una sola volta nella vita dopo una gravidanza di ben ventidue mesi. Tutto è perfetto!

Non uccidere l’Equilibrio. E’ ciò che fa andare avanti tutto e lo fa andare avanti meravigliosamente bene.

Non essere troppo spirituale, ne’ troppo materiale, tutto ciò che hai è da considerare. Non essere troppo dolce, diventeresti stucchevole, ne’ troppo freddo, t’inaridiresti. Puoi non credermi ma ti assicuro che, mantenere un giusto Equilibrio nella vita, è un lavoro estenuante ed eroico, non per niente, siamo grandi Guerrieri. Dobbiamo modificare completamente il nostro atteggiamento e anche il nostro modo di pensare. Non è affatto semplice.

Spesso ci lamentiamo sul tempo della nostra guarigione. Ossia, se mi ammalo, mi dà poi fastidio doverci mettere giorni, o anche mesi, a ristabilirmi. Ma non ci chiediamo mai quanto tempo ci abbiamo messo ad ammalarci.

Quanto tempo hanno impiegato quei calcoli a formarsi nei Reni? Quanto tempo ha impiegato quell’ulcera a formarsi nell’intestino? Quanto tempo ha impiegato quel catarro a formarsi nei bronchi?

E una volta tolto il problema, attraverso le cure della medicina, pretendiamo di essere tornati nuovi come prima. Non pensiamo che il nostro organismo ha dovuto e deve riparare al danno. Non pensiamo alla sua stanchezza. Alle sue cellule ora minori anche come quantità. Non pensiamo che adesso deve ripulirsi dai medicinali o che deve ricostruire parti. Non pensiamo che è stressato e spaventato quanto noi e ha bisogno di tempo. Lo abbiamo maltrattato per anni, fino al giungere del disturbo e poi pretendiamo, in pochi giorni, di tornare completamente sani. Purtroppo, a discapito della nostra mente, il nostro corpo conosce bene la legge dell’Equilibrio e si prende il tempo necessario. Come la Natura. Come l’Universo intero.

Non focalizziamoci solo sui nostri interessi. Su quello che più ci piace o ci torna comodo. Non focalizziamoci solo sul nostro – star bene -. Creiamo benessere anche per chi ci sta intorno e per il mondo. Trasformiamoci in bilance pronte a gestire la vita. O almeno proviamoci.

Prosit!

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Come trovare sempre Parcheggio

COME UNO SCHIOCCO DELLE DITA

C’è un piccolo trucchetto per trovare sempre parcheggio e funziona anche nelle zone più trafficate.

Praticamente… basta immaginarlo! ….Noooo! Fermi! Non chiudete il blog, non spegnete il pc, lasciatemi spiegare, non siate suscettibili.

Infatti, non è così semplice. Chiarisco meglio.

Per qualche stramba struttura energetica non concreta ma sicuramente esistente (mi sento di dire oggi), che questa benedetta realtà esista o non esista (mille scienziati si stanno strappando capelli l’un l’altro, in ‘sto dibattito, ma noi sorvoliamo che abbiamo problemi più importanti come: quello di parcheggiare) quando immaginiamo una cosa, se la immaginiamo veramente bene e con tutte le nostre forze, essa si avvera. Scusate, ho sbagliato. Non è vero che si avvera se la immaginiamo. Si avvera se la diamo per scontata dopo averla immaginata.

Allo stesso modo, se io visualizzo un parcheggio e credo fermamente al suo esistere… tack! Eccolo lì, bello, libero e pronto ad aspettare proprio me. Eeeeh… lo so, vi vedo che state storcendo il naso ma funziona, che volete che vi dica? Dovevo forse evitare di scrivere questo articolo? Perché? Io ho la vita migliore con la mia auto e ho pensato potreste averla anche voi. Poi comunque è gratis eh? Potete provare, non vi costa nulla, ma ci sono delle regole da rispettare che, nel post, vi spiegherò. E se queste regole non le mettete in pratica non troverete nessun parcheggio quindi non venite poi a lamentarvi con me.

SIM SALA BIM IL PARCHEGGIO ECCOLO LI’

Partiamo in modo facile visualizzando i parcheggi sotto casa nostra che ben conosciamo e possiamo senza fatica renderli vivi nei nostri pensieri. Siamo in auto e stiamo rincasando. Senza rendercene neanche conto ci viene spontaneo pensare “ora dovrò girare un’ora per trovare un buco”. Ecco, questa è la prima cosa da NON fare (1° regola).

Con l’allenamento prima o poi si riuscirà a non far nascere in noi questa riflessione. Dobbiamo invece immaginare un parcheggio libero che sta aspettando proprio noi. Conosciamo bene quella zona. Non sarà difficile. Il difficile è governare al meglio la sensazione che si prova, in quanto, fate molta attenzione, non dev’essere una speranza ma una certezza (2° regola), cioè dare per scontato che realmente ci sia posto. Quel posto. È difficile ma anche per questo basta allenarsi. Ossia, se traducessimo con una frase il pensiero, quello scorretto sarebbe – Spero che quel posto sia libero. Sì sì… fa che lo sia, fa che lo sia, lo vedo… -. Quello corretto invece è – Quel posto è libero -. Come a recitare una sorta di decreto. Nel primo esempio infatti non si ha fede. Non si crede ciecamente. C’é la speranza e sperare vuol dire non darlo per certo. Nel secondo c’è invece una sicurezza piena, senza alcun indugio, senza giri di parole e questo si materializzera’. Lo ripeto, so che non è semplice ma col tempo diverrà un gioco da ragazzi.

Il luogo va immaginato bene, alla perfezione e nei minimi particolari (3° regola). Perché questo? Perché è come se già foste lì e già lo vedeste, questo implica indirettamente la sicurezza di averlo trovato che spiegavo prima.

Sarebbe bene anche aggiungere Gratitudine e Amore (4° regola) in quanto ringraziamo e amiamo la nostra parte superiore che abbiamo riconosciuto e tutte le forze sottili che ci hanno aiutato le quali adorano molto i – Grazie -, cioè la riconoscenza, e i – Ti amo -. In questo modo si riuscirà sempre a trovare parcheggio.

Beh… dai, non è poi così difficile, a livello di regole intendo. Ma, in realtà, è molto più facile a dirsi che a farsi. E’ un processo emozionale per questo molto ostico per noi. Appartiene anche all’inconscio, quella famosa parte di noi stessi che non vediamo e non conosciamo quindi ardua da sviscerare ed esaminare.

Da qui si diventa sempre più bravi e si potrà immaginare il parcheggio anche in un luogo sconosciuto visualizzando quel luogo sconosciuto (anche se non sappiamo com’è) perché a quel punto non conta più la zona in se’, a livello concreto, ma è da considerare la propria INTENZIONE INTERIORE colei che riesce a fare tutto. E’ praticamente la nostra bacchetta magica.

Vi accorgerete però che ci saranno momenti in cui… la bacchetta magica è come se non volesse funzionare. Quindi, quando invece abbiamo intoppi e non possiamo parcheggiare, nonostante il lavoro compiuto alla perfezione, che succede?

PERBACCO DEVO AVER RECITATO MALE IL MIO DECRETO!

Poi beh… poi ci sono le volte in cui parcheggio non se ne trova e basta, nonostante tutti i decreti del mondo e tutta la convinzione del mondo. Ecco, allora vorrei guardaste bene questa immagine che ho scattato io e l’ho scattata sotto casa mia, cioè l’ho scattata dove parcheggio sempre e comodamente la mia auto:

Chi decide che quel giorno il vostro decreto non vale nulla? L’anima? I corpi sottili? I vostri angeli custodi? Poco ci deve importare, l’essenziale è fidarsi e accettare di buonissimo grado! Ehm… ve lo consiglio vivamente! Chiunque sia non opera per il vostro male anzi…! Portate pazienza, non arrabbiatevi, non vi ostentate e andate a posteggiare da un’altra parte con il sorriso. L’indomani mattina eviterete brutte sorprese proprio come è accaduto a me che me la sono scampata per un soffio! Quello che vedete è il parcheggio, lo ripeto, nel quale io metto sempre l’auto. Tutte le sere…. Tutte le sere, tranne una. (Sorrido). E ringraziate! Sempre! Chi? Voi ringraziate! Ringraziate l’Universo!

Altre brevi regolette in pillole da tenere in considerazione prima di concludere del tutto l’argomento:

1- potreste trovare parcheggio nei pressi anche se non proprio nel punto preciso in cui l’avete visualizzato

2- potreste trovarlo dopo un attimo, quindi attendete, può essere che arrivi qualcuno a spostare la sua auto

3- non pensiate di imparare questa tecnica nel giro di una settimana dopo 30, o 40, o 50 anni che vivete con schemi mentali nel cervello che vanno da tutt’altra parte

4- tutto questo lavoro, e mi auguro di non essermi spiegata male, va fatto “di pancia” ossia è da “sentire in noi” anche se la visualizzazione la facciamo con la mente ma non è un lavoro mentale o solo di testa

ROMPERE I DUBBI

5- sappiate che per tanto che ci sforziamo, per tanto che immaginiamo, per tanto che pensiamo, le nostre visualizzazioni sono sempre “sporcate” dall’incredulità ed è proprio lei a remarci contro in questi frangenti; anche se siete certi di aver avuto una valida visualizzazione non si può mai sapere che cosa risiede nell’inconscio e anche se non lo si percepisce qualcosa a adombrato la nostra immagine del parcheggio, pertanto non prendetevela quando non saprete dove mettere la macchina

A me è successo più di una volta che stando in auto assieme ad altre persone completamente contro questa “teoria”, lasciandomi sopraffare dal loro scetticismo e paura di essere considerata idiota non sono riuscita a creare il decreto giusto. Tutta responsabilità mia, non voglio dare colpe a nessuno, voglio solo spiegare com’è semplice essere “inquinati” da sensazioni che ci fanno poi sbagliare. Anche la stanchezza fisica ad esempio, dopo un’estenuante giornata di lavoro, può contribuire alla non riuscita del volere.

Direi di aver detto tutto. Ora potete andare dove volete… tanto parcheggerete (quasi) sempre. Abbiate fede nel vostro potere.

Prosit!

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Mangia bela me Fia – Quando cadi e non lo sai

LA BELLEZZA DEL DIMAGRIRE

Ho perso diversi chili ultimamente. Si sa, qualsiasi donna è ben felice di perdere dei chili soprattutto quando questo non avviene a causa di una malattia o di un grave stress. Io, anche se molti possono non credermi, li ho persi per via di un lungo e faticoso lavoro alchemico di trasmutazione, attraverso il quale ho potuto buttare via molta “spazzatura” che risiedeva in me e dove il mio fuoco interiore, divampando, ha potuto bruciare tutto l’inutile e fondere il piombo trasformandolo in oro. Ricordiamoci che (pur essendo un discorso molto lungo) dimagrire significa – stare bene – mentre ingrassare è un verbo associato – all’insoddisfazione -. Detto questo, ero comunque contenta di rientrare dentro a vecchi jeans che non mettevo da tempo, nonostante un dimagrimento abbastanza repentino.

In pratica, ero molto tranquilla, in fondo mangiavo, e non mi sentivo senza forze, ne’ avevo giramenti di testa. Mi guardavo allo specchio. Vedevo ossa che da anni erano nascoste e mi giravo e rigiravo osservando la mia nuova persona. Ero davvero carina, proprio come la società vuole, correlando la magrezza alla bellezza.

Mhmm… Eeeh… ma la tonicità? E la smagliatura? E la pancia ora incavata? “Meg… sinceramente sembri un po’ un manichino…”. E le tette? Le mie tette! Nooo! Disastro! Ma perché i chili devono sempre sparire prettamente da lì?! Meno male che ho il lavoro a rassodarmi quindi di danni (a parte le tette) pochi o niente in realtà.

Insomma… ero contenta sì ma non sprizzavo gioia da tutti i pori. Comunque sia, come ripeto, stavo bene davvero sia fisicamente che psicologicamente.

L’ARRIVO DEL MESSAGGIO

Un giorno, mentre stavo rincasando e guidavo verso casa, sorpassai una signora anziana che, a piedi, camminava appoggiandosi a delle auto parcheggiate. Era magrissima. Mi colpì molto il suo fisico. Sembrava anoressica e una rigidità strana non le permetteva passi fluidi e sicuri. Andai avanti qualche metro, molto lentamente, finché qualcosa mi suggerì di guardare nello specchietto retrovisore.

Alzai lo sguardo e vidi la donna cadere all’improvviso per terra in un modo surreale. Come un fantoccio privo di vita. Non si inciampo’ e nemmeno sembrò avere un giramento di testa. Sembrava proprio che, di punto in bianco, le sue gambe avessero deciso di non reggerla più. Cadde rimanendo seduta in un’innaturale posizione, io fermai la macchina ma vidi che tre o quattro persone andarono a soccorrerla. La vidi tirarsi su e sorridere come ad essere abituata a questi eventi. Mi tranquillizzai. La signora non era sola e io stavo iniziando a bloccare il traffico quindi ripresi il cammino.

Sono solita osservare gli avvenimenti esterni come fatti riflessi del mio interno e soprattutto del mio inconscio cioè quello che fatico a vedere ma che risiede in me. Esiste. Quale poteva essere il messaggio che l’Universo, attraverso la lettura di quella pagina, voleva darmi?

TRADURRE DA UNA LINGUA SCONOSCIUTA

Ci ragionai un po’ su e poi, senza dubbio, ebbi la mia risposta.

Mantenendo la giusta percentuale di causa, consiglio sempre di evitare l’estremismo e l’assolutismo, quella donna mi aveva mostrato la preoccupazione inerente la mia magrezza raggiunta in poco tempo.

Siamo contenti di dimagrire per via della cultura in cui viviamo ma siamo cresciuti con un’educazione che va contro questi schemi. La maggior parte di noi, infatti, si sarà sentita dire più di una volta nella vita – Mangia! – o – Guarda che devi mangiare altrimenti non ti reggi in piedi! – o – Sacco vuoto non sta in piedi! – o – Chi è grasso è più felice – o ancora, durante la gravidanza – Devi mangiare per due! -. Una continua battaglia interiore tra società e famiglia. Da una parte ci volevano tutti come dei fotomodelli mentre, dall’altra, ci prediligevano pasciuti e robusti.

MANGIA BELA ME FIA

Per le nostre mamme e le nostre nonne non mangiare e dimagrire era fonte di preoccupazione. Guardavano i magri con una sorta di espressione dispiaciuta sul viso e ricordo io stessa che, quando andavo a mangiare da mia zia (una zia che mi ha fatto da nonna), ogni giorno era Natale. Pur di farmi mangiare si alzava alle 5 del mattino per impastare cibi sani, genuini e pieni di energia. Per lei ero sempre deperita. – Mangia bela me fia che ti me stai mà pœi, ti me pai in ratin – (Mangia bella la mia bambina che poi mi stai male, mi sembri un topino) mi diceva. Forse l’aver vissuto la guerra e la fame la portavano a pensare così.

Le nostre memorie cellulari rimangono e perdurano per diverso tempo. Sono tremende. Tutto questo per dirvi come, nonostante io non mi sentissi assolutamente allarmata e mi ritenessi invece in ottima forma, dentro di me, qualcosa aveva risvegliato queste paure con le quali son cresciuta e mi appartenevano. Non l’avrei mai detto.

A VOLTE RITORNANO

Il cambiamento del mio fisico, ben significativo, aveva portato a galla sì un piacere visibile ma anche queste tracce mnestiche arcaiche non rimosse. E non mi riferisco alla guerra vissuta da mia zia ma a tutte le frasi che, negli anni, mi hanno inculcato il messaggio “se sei magra, non ti reggi in piedi“.

Attraverso la caduta della donna le ho potute vedere.

Avevo in realtà una celata preoccupazione di non reggermi in piedi. E come avrei fatto col lavoro? E come avrei fatto con i miei genitori che avrebbero iniziato a “rompermi” pieni di timore per me? E come avrei fatto nei confronti delle mie amate passeggiate dove serve tanta energia? Oh! Bene! Eccole! Ora potevo vedere le mie angosce tutte belle lì davanti a me. Quindi che avrei dovuto fare? Ingrassare di nuovo? Salvo sfiorare l’esagerazione del dimagrimento direi proprio di no.

In realtà la nostra parte intrinseca pretende semplicemente di vivere senza preoccupazioni inutili e deleterie per il nostro stato d’essere. Ma intende anche avvisarci mostrandoci ciò che non vediamo da soli. E qui occorre tradurre. Dovevo imparare ad eliminare quella paura da me e porre attenzione, in modo sereno, al mio peso.

Non è vero che chi è magro è triste e sta male anzi… ovviamente nei limiti. Non è vero che se salti un pasto muori anzi… Non è vero che la ciccia ti rende una persona solare anzi… Dovevo imparare a stare bene del tutto. In ogni mio ambito. Soprattutto emozionale. Dovevo imparare a godere del mio nuovo corpo considerandolo bellissimo e immaginarmi sempre sana e gioiosa se così volevo essere.

Ma quello sul quale volevo porre l’attenzione è: come sono brave, queste memorie, a nascondersi o mimetizzarsi in noi. Io proprio non le vedevo! Attenzione quindi a dire – No, no io non sono per niente preoccupato! -. A livello conscio è vero, ma è l’inconscio che ci frega. E, ahimè, non ci arriva ciò che vogliamo ma ci arriva ciò che siamo.

Vi auguro una buona “lettura” dei vostri eventi. Sempre con leggerezza mi raccomando.

Prosit!

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Non hai bisogno del nostro Aiuto

I MIEI STRANI AMICI

Sono seguita e aiutata costantemente da un branco di… di… beh, ecco, potete chiamarli come volete, non è un discorso religioso il mio: angeli, eggregore, guide spirituali, energie, corpi sottili, forze universali… io li chiamo semplicemente – parti di me – e li considero amici. Sono amici fighi. Potenti, disponibili, generosi e coraggiosi. Avendoli, mi sento sempre nella bambagia. Sono dei duri e io, ovviamente, li adoro.

Con loro parlo, condivido cose e litigo. Sì, ci litigo anche. Ci litigo quando non fanno quello che chiedo. Che supponente che sono vero?

Vedete, il fatto è che da quando ho iniziato a nutrire profondamente il rapporto con loro, essi sono divenuti particolarmente presenti. Così presenti da essere presenti sempre e da concretizzarsi persino. Ad esempio… vi è mai capitato di mettere in dubbio la loro presenza e l’indomani passare una giornata chiusi all’interno di un locale protetti da due Agenti dei Corpi Speciali di Polizia? Ecco a me sì. Per esempio. Solo per fare un esempio eh? Ma non posso dare informazioni. Posso solo dirvi che è stata una giornata surreale e ringraziare con tutto il cuore quei due uomini che mi hanno protetta per dodici ore, costantemente al mio fianco e inaspettatamente. Non per niente, i miei amici fatti di energia sono infatti due. I preferiti diciamo. I più collaboratori. Quelli ai quali mi rivolgo maggiormente e che immagino ne abbiano anche le balle piene di sentirmi.

E insomma che come vi dicevo ci litigo, o meglio, ci litigavo. Ogni tanto mi fanno ancora innervosire ma prendermela seriamente con loro non lo faccio più e, in questo articolo, voglio proprio parlarvi di questo punto. Abituata al loro intervento ad ogni mia richiesta (bisogna pero’ saper chiedere ma non ne parlerò adesso) è capitato che, qualche volta, non hanno esaudito il mio “desiderio”.

NON CAPENDO NON SI ACCETTA

Le prime volte, mi sono sentita tradita e abbandonata. Mi struggevo nei – Perché? -, sapevo che loro valutavano tutto, non solo quello che pensavo e domandavo, ma anche cosa avevo dentro e magari non conoscevo ma finivo sempre con l’arrabbiarmi perché, almeno la loro presenza, in caso di bisogno, avrebbero dovuto farmela percepire. Invece il nulla. Non solo mi stava capitando quel fattaccio ma dovevo anche sbrigarmela da sola nonostante mostrassi a loro, di continuo, amore e gratitudine per quello che erano e facevano.

Fu col passare del tempo e degli eventi che capii meglio.

Un giorno, a causa di una situazione che mi rattristava parecchio cercai dieci minuti di silenzio per sfogarmi e rimanere tra me e me al fine di lavorare sulla sofferenza che provavo e parlare con loro. Venni disturbata da una persona che mai passava di lì, in quel luogo che vivevo quotidianamente e conoscevo bene. Mi girarono le scatole. Quando voglio sfogarmi e non posso farlo mi irrito. Quando non mi viene permesso di svolgere quel tempo, a trasmutare dentro di me, mi infastidisco. Cercai di portare pazienza e, dopo un’ora, decidendo di cambiare posto, mi rimetto alla ricerca dei miei dieci minuti preziosi di solitudine e introspezione. Di nuovo venni disturbata da un’altra persona mai vista prima che, completamente inconsapevole di ciò che stavo provando, iniziò a parlarmi del più e del meno pretendendo da me delle risposte. Che rabbia! “Ma perché non te ne vai?” pensavo.

Meno riuscivo a calarmi in me e più la sofferenza aumentava. Questa cosa mi stava davvero facendo arrabbiare. Non accettavo. E qui viene il bello. Infatti, io avrei invece dovuto accettare senza dubbio e con fede. Partendo dal presupposto che ne’ la vita, ne’ l’Universo e nemmeno questi miei amici vogliono il mio male, bensì desiderano per me soltanto il meglio, perché allora mi stavano impedendo di compiere un’azione che a me avrebbe fatto stare bene?

SE NON ESISTE IL PROBLEMA NON ESISTE NEMMENO LA SUA SOLUZIONE

La risposta è semplice ma ci misi parecchio a comprenderla e dovetti arrabbiarmi diverse volte prima ma poi fu chiara e lampante: non ne avevo bisogno. Non avevo bisogno di togliermi dalla sofferenza perché quella sofferenza in realtà non c’era.

Provo a spiegarmi. Io ero schiava di un’abitudine. Ossia, supponiamo ch’io sia dipendente dai dolci. Inizio a star male, mi viene il diabete, ingrasso, etc… decido allora di combattere la mia dipendenza anche attraverso un duro e faticoso lavoro di introspezione e modifica delle sinapsi. In fondo, siamo tutti schiavi della mente. Bene. Io riesco a guarire ma, sotto un certo punto di vista, non me ne accorgo, o addirittura mi sembra impossibile, oppure ancora non credo sia possibile stare bene. Come se fosse troppo bello per essere vero. Non me lo godo neanche.

E allora cosa succede? Succede che posso credere di riuscire a rinunciare al dolcetto ma se quel dolcetto i miei occhi non lo vedono io automaticamente sono convinta di dover soffrire. È chiaro? In realtà non sto soffrendo per niente per quella mancanza di glucosio, il mio corpo non ne sente più alcun bisogno, ma la mente mi dice – Guarda che se non vedi o non mangi il dolce stai male. È ovvio che stai male. Hai SEMPRE fatto così -.

Ricordate i percorsi facilitati che prendono i nostri pensieri e che vi raccontai in questo articolo https://prositvita.wordpress.com/2018/04/20/erezione-maschile-e-cervello-in-vasca/ ? Ecco. Succede esattamente così.  Siamo vittime dell’abitudine in tutti i sensi. Il nostro cervello va avanti con cose che già conosce. Non è in grado, da solo, di scorgere novità.  Lui non possiede suoi sensori personali. Pertanto, io non ricevetti l’aiuto chiesto perché in realtà non mi serviva e me ne accorsi benissimo alla sera e l’indomani, oppure vissi addirittura quella meraviglia che era già pronta ad apparire nella mia vita ma io non la credevo e continuavo a chiedere aiuto rimanendo aggrappata al vecchio.

SEMPRE AL MIO FIANCO

Se i miei amici mi avessero aiutata non mi avrebbero fatto del bene. Avrebbero solo avvallato il progetto della mente continuando a farmi soffrire in un circolo vizioso e continuando a farmi chiedere aiuto. Dovevo accorgermene. Dovevo accorgermi che qualcosa era drasticamente cambiato. Fu liberatorio e di gran sollievo scoprire e toccare con mano tutto ciò.

Questo per dirvi che occorre sempre “guardare oltre” e tradurre bene i messaggi non solo come viene comodo a noi (alla mente che ci tiene dipendenti). Questo per dirvi anche che ho dovuto ammettere che i miei amici sono sempre ganzi e mi vogliono proprio un gran bene. Se vi va, provate anche voi ad alimentare con queste energie un rapporto amichevole. Sono convinta che non ve ne pentirete ma sappiate anche che: non vi lasciano soli mai; quando non li sentite è solo perché siete riusciti da soli a svolgere un meraviglioso percorso da veri Guerrieri e loro vi stando ammirando sorridendo.

Prosit!

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Una Vita di M….

A COSA TI FA PENSARE QUELLO CHE VEDI O VIVI?

Le filosofie che studio e che seguo m’insegnano come l’Universo, non avendo altri mezzi a sua disposizione per mostrarmi le pagine della mia vita o per darmi suggerimenti, mi mette davanti persone o situazioni in grado di recarmi quel determinato messaggio. Tutto sta nel saperlo tradurre. Ed è difficile. Quello che c’è nel nostro inconscio, ossia la parte sott’acqua del famoso iceberg, non riusciamo a vederlo. Per questo, spesso, ci accadono eventi incomprensibili per noi, ma possiamo osservare quello che viviamo per comprendere cosa si cela in questo grande magazzino degli arcani.

Questa specie di operazione è fattibile in ogni momento della nostra vita. Senza impazzire nell’assolutismo o nell’estremismo, basta cogliere il senso più significativo. Quindi, anche mentre camminiamo per strada, possiamo notare tutto quello che si cela all’interno di noi come se la realtà che viviamo è uno specchio che riflette.

Per questo oggi voglio raccontare la storia di M. prendendola come spunto per riflettere. Per una riflessione atta ad aprire le vedute e poter notare quante cose esistono dietro a quello che consideriamo solitamente un semplicissimo “fatto”.

UN NUOVO TIPO DI “OSSERVAZIONE”

M. é una ragazza sulla quarantina. Oggi fa l’educatrice in un Asilo Nido ma, da giovanissima, per mantenersi, è stata l’addetta alla pulizia dei gabinetti in un grosso Autogrill.

M. ha anche avuto un cane e un figlio. Questi accenni sulla sua vita, che sembrano non avere nulla a che fare l’uno con l’altro, è bene che ve li spieghi così da mostrarne il filo conduttore.

Il filo conduttore in questione tratta di: feci e urina.

Ebbene sì.

Nei bagni dell’Autogrill si può facilmente capire che cosa ogni giorno M. era obbligata a vedere e pulire. E anche adesso, che lavora al Nido, ha sempre a che fare con questi “regalini”, ma non solo. Il cane che aveva, per fortuna di piccola taglia, aveva l’abitudine di sporcare in casa e lo stesso figlio di M. fu un vero disseminatore di pupu’ e pipì una volta raggiunta l’età del – togliamo il pannolino -. Per M. cane e figlio erano una sorta di dramma.

Ora, i significati di tutto questo o delle varie cose prese singolarmente, possono essere molteplici ma, in questo post, le racchiudo assieme e mi riferisco ad M. soltanto, senza soffermarmi sul bimbo o sull’amico a quattrozampe che, anche loro, avevano e hanno il loro percorso.

Vedere, o avere a che fare sovente con feci e urina, cose che non apprezziamo e che indichiamo come qualcosa che – ci fa schifo – può significare lo schifo che proviamo nei confronti della vita. Un qualcosa di disgustoso verso l’esistenza risiede in noi e, lo specchio, ce lo mostra alla sua maniera. Qualcosa proprio non ci piace. Quando vedo quei negozi pieni di escrementi di cane e di gatto davanti alla vetrina, nonostante ci siano anche dinamiche territoriali e abitudinarie da parte dell’animale (tutto è da includere) penso che, probabilmente, il gestore di quell’esercizio reputi poco bella la propria vita e sia fondamentalmente una persona infelice o arrabbiata. Questo ovviamente non vuole essere un giudizio ma solo un punto di vista, forse nuovo, per alcuni. Ebbene sì, anche se di rado, capita anche a me di vedere certi spettacoli e devo ammettere che in quei periodi mi riconosco scontenta o disgustata da diversi eventi che mi sono successi.

LA VITA NON PARLA UNA SOLA LINGUA

Ma cacca e pipì rappresentano schifezza solo per noi umani. In realtà, da altre creature e dalla Terra stessa, sono doni molto apprezzati che, addirittura, in certi casi, vanno a nutrire altre forme di vita perciò risultano indispensabili.

Quindi la loro vista può anche simboleggiare la generosità. Essendo che però, ai nostri occhi, ciò è sempre visto con disprezzo, e l’Universo questo lo sa, perché così è scritto nelle nostre memorie, l’insegnamento suggerisce che, probabilmente, si è poco generosi e quindi si è persone che disprezzano (esagero) chi è bisognoso di aiuto. Cioè persone che, anziché dare, volgono la faccia dall’altra parte.

Un altro significato simpatico da parte degli escrementi parte da quello che essi sono: scorie. Gli escrementi sono parti di cibo e sostanze dell’organismo delle quali l’organismo stesso non ha bisogno e quindi espelle. A volte succede anche che vengono espulse sostanze utili ma parlo per ciò che accade di solito.

Ebbene, si stanno quindi osservando tante scorie e cioè tanta “spazzatura” attorno a noi. Per il nostro corpo quella infatti è proprio immondizia. E allora, forse, la vita ci sta dicendo che ne siamo pieni al nostro interno il che non vuol dire essere pieni di feci o urina, perché non si è andati al bagno, ma significa essere pieni, nell’inconscio appunto, di spazzatura mentale. Schemi sbagliati, pensieri nocivi, emozioni negative, riflessioni stancanti che non servono a nulla e ci impediscono soltanto di giungere alla leggerezza.

LA COSA IMPORTANTE E’: PROVARE

Quando spiegai tutto questo a M. lei, dapprima, mi guardò con ironia e sorpresa ma poi decise di provare a vedere le cose anche da questo nuovo e strambo punto di vista.

Decise di cambiare il suo interno per modificare anche l’esterno ma non sapeva cosa fare.

Io non potevo dirle qual’era, dei tanti, il messaggio adatto a lei. Questo soltanto la persona stessa può comprenderlo e, a volte, non si riesce. Non siamo abituati al silenzio e all’introspezione (panacea di ogni male).

Alla fine però le sembrò che i fatti le parlassero di come lei percepiva la sua esistenza: brutta.

M. non era contenta ne’ soddisfatta della sua vita. Era dovuta andare via di casa giovanissima perché non andava d’accordo con i genitori sposando poi il primo uomo incontrato solo per ottenere la parvenza della famiglia tanto desiderata. Il figlio, in realtà, lei non lo aveva desiderato col cuore e il suo sogno non era quello di fare la maestra in una Scuola dell’Infanzia come invece sua madre l’aveva obbligata facendole fare le Magistrali. M. amava la matematica e i calcoli, adorava contare e ragionare ma dovette cedere al volere dei suoi.

Adesso, guardandosi attorno e ricordando il passato, non era contenta. Non era gioiosa della sua quotidianità… anzi…

Decise quindi di modificare, dopo un lungo e duro lavoro, quello che provava al suo interno nei confronti della vita e di se stessa. Piano piano iniziò ad accettare, senza giudizio e con benevolenza, quello che era e aveva. Poi riuscì ad amarlo (per capire questo consiglio di leggere il mio articolo https://prositvita.wordpress.com/2018/04/23/va-che-me-ne-sono-inventata-unaltra-si-chiama-o-a-p-a/).

Iniziò a stare meglio e ad essere più felice. E persino la sua realtà cambiò. Venne infatti trasferita, all’interno dello stesso Complesso Scolastico, alla Scuola Materna (questo è successo proprio pochi giorni fa), nella quale, i bimbi, più grandicelli, andavano da soli in bagno a fare i loro bisogni e sapevano pulirsi in modo autonomo. Si separò dal marito e incontrò un uomo che probabilmente stava aspettando proprio lei perché la ama e la considera ogni giorno la cosa più importante della sua vita. Il cane, nel frattempo, è passato a miglior vita e il figlio è cresciuto.

Oggi M. ha un Cocker che non si permette di fare nemmeno una goccia di pipì in casa. Sicuramente M. ha anche imparato, dalla lezione precedente, ad educare meglio un cane o può aver avuto aiuto dal nuovo compagno, come dicevo prima le dinamiche e le motivazioni sono sempre tante ma, alla fine, questa è la nuova, serena, appagante… vita di M.

Prosit!

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Le Frequenze dei Miracoli

In questo blog, a sprazzi, ho parlato spesso del fenomeno spettacolare che accade nella vita di ognuno di noi, oggi studiato anche dalla scienza, riguardante il: cambiare se stessi per cambiare la realtà che ci riguarda ma, questa volta, ho intenzione di dedicare a questo incredibile meccanismo un intero articolo. In realtà ci vorrebbe un libro ma iniziamo da questo post e da un’infarinatura generale. Il termine “incredibile”, che ho usato poc’anzi, è adatto in quanto non ci si crede. Non ci sembra possibile, perché credendo fermamente in questa teoria, si potrebbe realizzare la vita che si vuole e questo sembra davvero un’enorme baggianata. Non sono un fisico, ne’ un maestro spirituale. Quello che vi racconterò è semplicemente ciò che accade e ciò che io stessa ho vissuto ma mi si perdoni se sarò meno tecnica rispetto ad un professionista del campo.

Non siamo solo un corpo. Siamo un corpo con una mente. Una mente che sviluppa dei pensieri, i quali, a loro volta, sviluppano emozioni.

Esempio – Arriviamo a fine mese. Penso di dover pagare l’affitto. Penso che ho pochi soldi e ancora non mi hanno pagato al lavoro. Attraverso questo pensiero, nasce la pre-occupazione e, in seguito, l’emozione: paura.

Le emozioni sono un’insieme di vibrazioni. Immaginiamo le famose “farfalle nello stomaco” o la “suspense” provocata dai film horror così capiamo meglio. Quando l’emozione è forte, o immediata, la si percepisce bene fisicamente, come in questi due esempi, mentre, quando è più lieve la sentiamo meno, ma lei c’è comunque ed esegue comunque il suo lavoro. Quale? Quello, tra tanti, di far secernere ormoni da alcune ghiandole del nostro corpo, a seconda dell’emozione provata e della sua natura e, dose ormonale dopo dose ormonale, ecco accadere come una specie di cristallizzazione dell’emozione stessa. Se io provo spesso paura, vivendo una vita in ansia, secerno più Adrenalina e in modo costante. Irrigidisco quindi più volte i miei tessuti, consumo più Potassio, etc… e tutto questo mi porterà ad avere dei disturbi fisici, più o meno gravi, che metteranno in mostra i miei timori un tempo solo emozionali.

Le vibrazioni di cui parlavo prima, formano delle frequenze e, tali frequenze energetiche, perché che si voglia o meno siamo anche Energia, vanno a collegarsi a frequenze uguali a loro. L’esempio delle Onde Radio è il più calzante e noi funzioniamo esattamente allo stesso modo.

Se pensiamo alle onde FM (a modulazione di frequenza), esse si potranno collegare soltanto ad altre onde FM a causa del fatto che l’antenna ricevente deve essere captata dall’emittente o quantomeno riflessa. Le onde AM invece (a modulazione di ampiezza) si collegheranno tra loro senza trovare ostacoli sul loro cammino attraversando qualsiasi tipo di “barriera”.

Non vediamo con gli occhi le nostre frequenze ma esse esistono, così come non possiamo vedere le Onde Radio ma esse esistono, così come non possiamo vedere ultrasuoni, infrarossi, ultravioletti ma essi esistono.

Detto questo possiamo capire come le frequenze della paura si andranno a collegare alle frequenze della paura. Simili con simili.

Così come il segnale radiofonico “torna indietro” e io posso fisicamente ascoltare, con le orecchie, la mia canzone preferita fuoriuscire dalla radio, allo stesso modo se io emano frequenze di paura esse compiranno questo determinato percorso:

– io emano paura

– le mie frequenze di paura andranno a collegarsi alle frequenze di paura attorno a me

– torneranno indietro moltiplicate da tutte le frequenze di paura trovate nel raggio di azione

A questo punto, senza rendermene conto, ho una dose molto grande di paura, dentro e attorno a me, ed ecco… il miracolo (capirete poi perché di miracolo si tratta). Siamo quindi i creatori (non colpevoli ma responsabili) di questa paura.

Siamo cioè anche i creatori della concretizzazione di questa paura che deve manifestarsi proprio come la canzone alla radio. Ecco così che mi ritrovo a vivere una situazione reale che mi spaventa: posso perdere dei soldi o il lavoro, posso trovarmi davanti ad una persona che mi terrorizza, posso rimanere da sola di notte in un luogo isolato, posso iniziare a capire che il mio partner mi tradisce… non c’è modo, non c’è tempo, non c’è nulla ma la mia paura prende forma. Ho creato questo grazie alle mie forze energetiche in connessione con il meccanismo energetico universale del quale ovviamente faccio parte, come chiunque, come qualsiasi cosa. Siamo delle antenne di ricezione e di trasmissione.

L’Universo non ha altri mezzi se non quello di permettermi di creare tale manifestazione realmente per vedere cosa ho dentro, cosa si nasconde dentro al mio inconscio. E, nominando l’inconscio, tocco un tasto dolente. Infatti, io creo gli avvenimenti della mia vita con tutta la mia mente (con le emozioni che sono create dai pensieri che sono creati dalla mente) ma, della mia mente, io conosco in modo conscio solo il 5% circa. Il 95% nascosto (iceberg) esiste e crea anch’esso ma io non lo conosco, così, quando mi capita qualche evento spiacevole trovo davvero difficile poter credere di essere stata io a crearlo (crearmelo).

Ora però arriva il bello perché come riusciamo a creare, anche senza rendercene conto, eventi per noi “brutti”, allo stesso modo possiamo creare quelli belli ecco perché possiamo parlare di miracoli.

La realtà risponde sempre proprio come le onde FM e AM, sta a noi sintonizzarci alle giuste frequenze. Ora è sicuramente più chiara la frase – Non c’è nulla là fuori – proprio perché tutto è dentro di noi e nasce dentro di noi. Se cambiamo noi, cioè se mutiamo le nostre frequenze, cambia tutto il mondo, cioè il mondo risponde in base alle nostre frequenze.

Se emaniamo gioia, risponde la gioia, e può farlo attraverso persone, animali, eventi, manifestazioni di ogni tipo ma, attenzione, deve essere una gioia vera, intrinseca, non solo una facciata. A rispondere è ciò che davvero proviamo. Non possiamo prendere in giro ne’ noi stessi, ne’ l’Universo (è impossibile mentire semplicemente perché riflettiamo ciò che siamo e non qualcos’altro).

Le situazioni incomprensibili dobbiamo capire che, in realtà, portano anch’esse un messaggio come tutte le altre. Ogni cosa che viviamo vuole farci vedere qualcosa ma che, per evolvere, non è importante comprendere. E’ importante invece notarlo e, nel caso, trasmutare le frequenze da negative a positive. Il messaggio c’è sempre però, anche se incomprensibile e anche se quell’avvenimento può sembrarci assurdo, fastidioso, orribile.

Il meccanismo del quale parlo non ha parti emotive (lui no!) per cui non sente dolore, non prova vergogna, non si stupisce, ne’ si infastidisce. E’ la nostra mente che percepisce tutte queste sensazioni ma l’Universo invece rispecchia soltanto.

Quindi è importante trasmutare per poter vedere in quello “specchio” sempre cose piacevoli.

Per comprendere invece il messaggio, anche se non ci si riesce sempre, bisogna andare oltre, guardando con altri occhi, senza soffermarsi a quelle che sono le sensazioni umane di superficie date da abitudini, morale, traumi, educazione, cultura, etc…

Esempio – Se io subisco un furto non significa solo che qualcuno mi ha rubato qualcosa. Potrebbe significare anche che io, a mia volta, rubo cose agli altri (il loro tempo, il loro sapere, il loro affetto…), oppure significa che sono troppo gelosa delle mie cose (sono vittima del demone della possessività), oppure ancora, ho paura di essere derubata e ciò si concretizza.

Per capire qual’è il messaggio giusto serve guardarsi dentro facendo una lunga introspezione e dotarsi di una grandissima dose di umiltà e di sincerità.

Sembra strano ma anche quel furto lo abbiamo creato noi per imparare, per evolverci, per scendere nelle nostre viscere, buie e vischiose, e osservare le nostre ombre e poter un giorno giungere alla luce in connessione con il Divino.

Senza però andare a toccare tasti così dolenti, proviamo a parlare di una persona che conosciamo ma che ci sta antipatica perché magari è troppo aggressiva nei nostri confronti. E’ inutile sprecare energie per cambiare lei. Non serve a nulla. Lei ci sta praticamente mostrando la rabbia che è in noi. Una rabbia celata, repressa o magari evidente ma comunque coltivata in noi. In quel momento, quella persona, è come se fosse per noi un Maestro (se scaturisce un’emozione s’intende) e soltanto trasmutando la nostra collera in gioia, o eliminandola, possiamo far cambiare quell’individuo nei nostri confronti. E succede realmente. Lui è obbligato a comportarsi così perché riflette esattamente ciò che noi siamo dentro come viceversa noi riflettiamo lui. Si diventa spettatori di cose che fino a ieri credevamo impossibili. Per questo, ripeto, si parla di miracoli.

Prosit!

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Empatia o… – Elogio alla Compassione

L’Amore autentico è sempre Compassione e ogni Amore che non sia Compassione è egoismo – (Buddha)

Se per alcuni sono due cose diverse, l’Empatia e la Compassione, per altri sono invece un qualcosa di molto simile ed essendo due sentimenti che mi piacciono tanto ne voglio parlare.

L’Empatia, dal greco empatéia (en + phatos) ossia “sentire dentro un sentimento”, oltre ad essere un sentimento lei stessa, è considerata da molti studiosi anche una forma di intelligenza persino definita “Superiore”. La persona empatica è colei che riesce a mettersi nei panni degli altri e a percepire il loro stato d’animo, di gioia o di tristezza, come se lo stesse provando lei stessa. Si è anche scoperto che, chi è empatico, gode di una salute migliore, è più tollerante nella vita, gli accadono meno situazioni fastidiose da sopportare ed è veramente più felice.

A differenziare l’Empatia dalla Compassione, oltre al fatto che usiamo il termine – compassionevole – per indicare un soggetto che entra in gioco al presentarsi di eventi negativi per altri, c’è l’azione. Infatti, mentre l’Empatia può fermarsi al percepire, avvertire lo stesso stato d’animo dell’altro, la Compassione muove alla ricerca dell’alleviamento della sofferenza o dolore altrui addirittura in totale sintonia con il prossimo.

Da qui si capisce come siano comunque due stati emozionali e come pare strano possa esistere la Compassione senza l’Empatia.

Vedete, la Compassione, va di pari passo con l’Amore.

Compassione significa dal latino cum patior pari a “soffro con” e sym patheya cioè “simpatia – provare con e per qualcuno un’emozione”. Ma sappiamo anche che, all’inizio, era Con – Passione, vivere pertanto con ardente interesse quella determinata situazione/persona. L’emozione che è possibile sentire anche creando un’opera d’arte o nello svolgere una mansione ma, tenendosi per mano con l’Amore, la Compassione, non può ritenersi fuori dall’Uno.

Se vuoi che gli altri siano felici pratica la Compassione, se vuoi essere felice tu pratica la Compassione – (Cit.)

Tutto è Uno. L’altro è me e io sono l’altro. E’ praticamente quasi (metto il quasi perchè l’assolutismo non mi piace) impossibile non percepire lo stato d’animo dell’altro se sono connessa a lui e se sento di vivere nell’Uno. Così come posso sentire il vivere di una pianta, o di un uccello, o di un torrente.

La persona non empatica, la qual cosa non vuole essere vista come un difetto ma semplicemente come una caratteristica (ha sicuramente altre virtù) non si rende conto di quanto male può fare e quando ne fa, quindi, difficilmente sarà propensa a togliere il prossimo da quella situazione di dolore. Non perché non vuole farlo, o è cattiva, o insensibile, semplicemente non se ne rende conto.

Attenzione, molti confondono la Compassione con una miriade di altre cose proprio come accade con l’Amore. Sono linee sottili ed è facile cadere in questi errori. Sappiamo bene che, spesso, scambiamo l’Amore con: bisogno, attaccamento, possessività, dipendenza, sesso, mancanza, paura della solitudine e via discorrendo. La stessa cosa accade con la Compassione.

L’Amore e la Compassione sono necessità, non lussi, senza di loro l’umanità non potrebbe andare avanti – (Cit.)

Anch’essa dovrebbe essere innanzi tutto INCONDIZIONATA ma sovente viene offuscata da diverse… circostanze/condizioni/necessità:

L’educazione ricevuta o la cultura. Ci hanno insegnato (e inculcato) che, se vediamo una persona soffrire, è cosa buona e giusta aiutarla e ci sentiremo così con la coscienza pulita.

Il valore che diamo al giudizio degli altri. Se aiuto una persona verrò giudicata buona ma se non l’aiuto verrò etichettata incivile e crudele.

Il senso d’inferiorità e d’inadeguatezza. Quando ci sentiamo inferiori o inadatti e abbiamo l’autostima sotto alla suola delle scarpe, ci viene spontaneo aiutare l’altro in difficoltà, convinti di sentire ciò che sta provando. In realtà abbiamo bisogno di sentirci utili, di far qualcosa di buono per essere visti, per essere riconosciuti (e ben giudicati), per sentire che valiamo qualcosa anche noi.

Il vanto personale. Poter così dire – è grazie a me se… – una sorta di boria che ci fa sentire veri paladini della benevolenza e questo ci fa stare bene.

Il tornaconto. Ebbene sì, c’è anche questo, e di due tipi persino. C’è quello correlato al senso d’inferiorità e inadeguatezza e quello “a scopo di lucro”. Il primo avviene quando, nella vita, fin da bambini, abbiamo sempre percepito di essere un fastidio o di essere inutili. Poche volte c’è stato fatto un complimento per quello che eravamo e non c’è stato dato Amore. Quindi quel – grazie – che riceviamo in cambio del nostro aiuto offerto diventa fondamentale per noi. Come un elisir quando si sta male. Il secondo, invece, si effettua quando si compie coscientemente un’azione proprio per ricevere in cambio qualcosa: eredità, una somma di denaro, la possibilità di chiedere aiuto a nostra volta, la stima, etc…

Insomma, potrei citare altri mille esempi ma nessuno di questi è Compassione.

Queste memorie inconsce e irriconoscibili dentro di noi, ci portano così a compiere azioni soccorrevoli nei confronti del prossimo ma, ripeto, fino alla nausea, nulla hanno a che vedere con il sentimento di cui stiamo parlando e non è nemmeno altruismo! Non ce ne accorgiamo ma è così. Così come non ci accorgiamo che non è Amore stare con qualcuno ma pretendere al tempo stesso che sia diverso da ciò che è, e giudicare i suoi comportamenti, o stare con qualcuno per non sentirsi soli.

Sono meccanismi veloci, che scattano all’istante, istinti intrinseci, quasi ad essere bisogni viscerali e, se non scendiamo più in profondità, ci sembra di essere stati compassionevoli. Pure la Compassione è un impulso, perciò un ottimo palcoscenico per i moventi che vogliono mimetizzarsi in lei ma lei non ha alcun interesse.

La Compassione si basa sull’Empatia che, a sua volta, richiede l’attenzione agli altri – (Cit.)

Apertura totale del cuore.

La Compassione, e così l’Amore, non è solo un sentimento o un’emozione come molti intendono. E’ uno Stato d’Essere. E’. E, come l’Amore, quando c’è si vede, si sente, si percepisce. Chi la riceve non può non accorgersi dei suoi benefici e così anche chi la prova e la offre.

Il cuore è completamente aperto, totalmente connesso con l’Energia Divina e con l’Entusiasmo perché Entusiasmo significa, formato da en (in) con theos (Dio) “con Dio dentro di sé” ed è unicamente il Dio dentro di noi a muoversi. E’ uno stato difficile da spiegare a parole ma, quando la si prova, è emozionante ed entusiasmante appunto. Si percepisce l’essere un tutt’uno con l’Universo intero e si comprende l’essere creatori e non individui che subiscono ogni scelta dell’andare avanti cosmico. E’ qualcosa di grande, molto grande.

Ed è un qualcosa che ha inizio con l’umiltà, con le semplici parole del – Grazie -, del – Scusa -, del complimentarsi con gli altri, del saper mettere da parte l’orgoglio, la superbia e, soprattutto, imparare a far tacere l’Ego. Questi sono i primi passi verso una sana e completa comunione con l’altro e con ogni cosa.

Coltivare la Compassione.

L’Umiltà è una dote fondamentale (e coltivabile!) perché ci permette di comprendere le nostre insoddisfazioni e le nostre sofferenze. Questo fa si che si possa sviluppare, o comunque allenare, l’Empatia e, a sua volta, questo permetterà di aumentare la capacità di provare Compassione.

Infine, vorrei aggiungere una cosa molto importante. La Compassione non ha niente a che vedere con la pena (pietà) che si prova verso qualcuno e non solo da un punto di vista emotivo. Mentre nel provare pena si cerca inconsciamente e automaticamente il distacco da quell’individuo “…mai vorrei essere nella sua situazione…”, nella Compassione si riflette l’anelito del cuore immedesimandosi nel disagio altrui ossia è più istintiva e di cuore che non mentale.

Dove c’è Compassione si sollevano gli animi.

A livello energetico c’è, tangibile, un miglioramento, anche se minimo, a seconda delle occasioni, verso la serenità e la leggerezza. La Compassione aiuta, sempre, anche se un dolore va vissuto personalmente durante un percorso. La Compassione non si limita ad ascoltare, agisce, ti da’ una mano, è lì con te. Trova la strada, come l’Amore. La senti. E’ un bastone forte al quale puoi aggrapparti. Non dice – Non posso – e non abbandona.

La Compassione non fa figli e figliastri, ti colpisce e ti sposa, chiunque tu sia. Non bada ai tuoi difetti nel momento del bisogno ma anzi esalta le tue virtù perché sarà grazie a queste forze che potrai uscire dal tunnel.

La Compassione è una ricchezza. Enorme. Da nutrire caramente e donare espandendola nel mondo. Almeno questo, tutto questo, è quello che io credo.

Prosit!

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Tratto da una Storia Vera

Siamo tutti Maghi. Nasciamo con la scintilla della Magia dentro noi e abbiamo la possibilità di creare con essa. Nasciamo parte del Creato attraverso le Energie del Cosmo e di quelle stesse Energie siamo formati. Nasciamo in un corpo ma soprattutto siamo Spirito. E lo Spirito non può essere ostacolato da nulla se non dalle nostre stesse emozioni che, se negative, compiono attrito verso l’agire spirituale del Sé Superiore. L’Universo è dentro di noi e noi siamo dentro lui dove il Tutto è Uno ma, in questa vita, essendoci dimenticati tale concetto, viviamo separati da esso. La nostra bacchetta magica si chiama “Intento”. La pozione si chiama “Immaginazione”. La formula “Abrakadabra”.

Intento: lo scopo di una determinata realizzazione

Immaginare: Dal senso esoterico dei latini – In Me Mago Agere ossia In me c’è un Mago in grado di agire

Abrakadabra: Secondo alcune fonti dall’aramaico – Creo quello che dico

Non siamo solo concepiti, a livello chimico, dalle stesse sostanze che formano le piante, gli animali o i minerali. Siamo composti degli stessi elementi, materiali e non, che hanno creato l’intero Universo. Perciò immaginate, come si sono create le stelle, le nebulose, il ruotare dei pianeti e il suo perché, la gravità, lo spazio che siamo abituati a definire “vuoto” ma che vuoto non è.

Dal punto di vista della materia, ogni cosa, dal più piccolo granello di sabbia, alla più grande galassia, è formata da Atomi. Avendo così una massa.

Dal punto di vista dell’immaterialità, spiegando questo in modo semplicistico, ogni cosa, dal più piccolo granello di sabbia, alla più grande galassia, è invece formata da energie (forza gravitazionale, movimento, interazione elettromagnetica, etc…) e da particelle e sub-particelle che gli scienziati chiamano anche Quanti. Godendo così di una potenza energetica.

Il TUTTO. Il concetto dell’UNO.

Era il pomeriggio di un giorno qualsiasi e quel qualsiasi era primaverile.

Forse era più spessa l’angoscia, che rendeva più denso il sentire della solitudine, come una sostanza vischiosa che colava all’interno del mio animo.

Andai per l’ennesima volta Là, in quel luogo così particolare che mi tratteneva sua. Andai perché sola lo ero davvero ma al bordo di quel torrente mi sentivo in compagnia. Sentivo abbracci e carezze impalpabili.

Là era un piccolo Eden, era il mio piccolo Eden, davvero minuscolo, dove il verde accecava, così sgargiante, in quella stagione. Potevo stare assieme agli alberi, ai rovi, al muschio che ricopriva le rocce. Potevo stare assieme all’acqua e ai suoi schizzi esuberanti che, sovente, mi colpivano ma con dolcezza. Potevo sentire il freddo dello scoglio sotto alle natiche e l’umidità bagnarmi i pantaloncini.

Potevo stare assieme al brulichio gradevole della natura.

Stavo ferma, in silenzio. Accarezzavo un filo d’erba, osservavo una pietruzza, ascoltavo i sassi del fiume, acciottolarsi tra loro, emettendo lo stesso suono delle stoviglie che, ogni giorno, quando ero bambina, mia zia, lavava, dopo avermi preparato con infinito amore, qualche deliziosa ricetta. Secondo il parere di quei tempi, era stata l’unica ad avermi voluto bene davvero.

Guardavo un millepiedi affaticarsi tra foglie secche cadute a terra l’autunno precedente. Era lì anche lui, come me. A volte si fermava e forse annusava l’aria, quell’aria bagnata che sapeva di interruzione, di dimenticanza. Di lieta dimenticanza. Quel millepiedi era come me. Sentiva i miei stessi rumori, odorava gli stessi sapori, toccava lo stesso suolo. Forse aveva diverse percezioni ma eravamo la stessa cosa. Come un’unica entità.

Avrei potuto schiacciarlo con un dito ma lui, ignaro di questo, continuava a starmi vicino. Come fidandosi. Era fiducioso o incosciente? Forse semplicemente indifferente. La sua attenzione era attratta, probabilmente, da qualcosa di molto più interessante di me. Potevo scegliere se lasciarlo vivo o porre fine ai suoi giorni ed era bello avere tale grandezza ma, la sensazione che più appagava, era imparare ad usarla al meglio quella potenza. La utilizzai infatti per ben altro scopo. La usai per osservarlo nei suoi minimi particolari, la usai per carpirne le abilità, la usai per sentirmi non solo come lui ma più piccola ancora. Un pelucco di lanugine bruna come quelli che ricoprivano le sue piccole antenne. Fossi lui… come vedrei quei racemi sui quali sembrava volersi arrampicare? Come tasterei quelle chiome morte al suolo?

Solitamente mi fermavo lì, su quella pietra piatta e larga e non andavo oltre. Non andavo oltre nemmeno con i sensi. Mi riferisco ai sensi fisiologici, il gusto, il tatto, l’udito…. Quel giorno invece, non so ben spiegare cosa accadde.

Forse, un mio appello disperato gridò fortissimo nel silenzio più assoluto.

Posso solo dire che lo volevo. Lo volevo con tutta me stessa. Lo volevo con le costole, con i polmoni gonfi e tesi che faticavo a svuotare. Lo volevo protendendo forte la mandibola. Volevo far parte di quella vita perché, quello, era l’unico tipo di vita che conoscevo degna di portare quel nome.

Qualcosa di più sensibile, di più profondo, di più percettivo si sviluppò in me e mi permise di connettermi a quello che mi stava intorno. Un senso nuovo, vibrante, energetico, nacque per diffondersi fino agli ultimi fogli della pelle. La mia capacità cinestetica si moltiplicò potenziandosi.

All’improvviso, ma non di colpo. Piano, piano, sempre di più. Dal mio strato epiteliale andò al di là, mi circondò e si diramò nell’aria risplendendo tutto intorno, ma continuando a pulsare dentro al mio petto assieme al cuore. Sotto ad uno sterno che sentivo rigido. Fu come poter vedere la luce di quello che mi circondava, il battito vitale, l’energia probabilmente. Presumo.

Le foglie sui rami, che tremavano al vento, non erano più le foglie verdi di prima. Erano luminose, brillanti, ancora più tridimensionali, come ad avere un’aura intorno. Avevano  un’aura intorno! Qualcosa di incolore e tremulo accerchiava fremente quella natura. Le cortecce degli alberi si agitavano, tremavano, si moltiplicavano in strati come ologrammi attorno al tronco, l’acqua scintillava lame di madreperla ed io mi sentivo benissimo. Non c’era nessuno vicino a me, ma era come essere circondata da essenze, da fonti riconoscibili. Era come avere una recettività incredibile, sovrumana.

Era come se fossi quella pianta e quella pianta fosse me. Un tutt’uno, senza divisione alcuna. Potevo sentire il vento come lo sentiva lei e guardarmi come lei mi stava guardando.

Sentii nelle viscere movimenti di contorsione e brividi che si possono spiegare nominando lo sbattere delle ali delle farfalle di quando si è innamorati. Sentivo la mia pelle più sensibile, persino i miei capelli lo erano e le sopracciglia. Ero fervida come lo stare del sole sulle mie braccia e tutto… tutto, mi apparteneva. Sentivo il respiro del ramo, il muoversi della piuma dell’uccello, il grattare della foglia secca sul ventre del millepiedi e no, non gli faceva male. La sua corazza la stavo indossando anch’io.

Quello era il Cosmo. Io ero il Cosmo.

Un velo aleggiante e impalpabile mi avvolse. Sentii con il corpo il suo parlare. Mi stava dicendo di non preoccuparmi di nulla, che non ero sola e che nessuno mi avrebbe più fatto del male. Che potevo difendermi, che sapevo proteggermi, dovevo solo imparare ad usare bene, o meglio, i miei strumenti.

I miei occhi si inumidirono e il fiato si fermò in gola. I tendini contratti. La lingua allappata e immobile. Fu bellissimo. E non so quanto durò.

Fu faticoso andarsene ma si stava facendo tardi, sarebbero venuti a cercarmi, prima o poi, mentre quello, doveva essere il mio più intimo e grande segreto.

Eccolo il mio Dio, proprio lì, davanti a me, ovunque. Era il Tutto. Era ogni cosa. Non era il vecchio con la barba bianca che sempre avevo creduto essere. Non era una statua, nè una scrittura. Era la Vita. E da quel momento si sviluppò dentro di me la connessione.

Ok. C’era. Qualcosa esisteva davvero. A me, era stato detto in quel modo perché io avevo voluto saperlo. E mai, per nessuna ragione al mondo, avrei più dubitato.

E mai, per nessuna ragione al mondo, avrei potuto sentirmi sola.

E se tutto questo è stata un’invenzione, allora sono un inventore e mi sono creata la Vita.

Non sono una privilegiata, né una visionaria, non ci sono differenze tra noi per questo Dio. La volontà e l’intento sono i nostri, il cuore è il nostro, e sono loro ad aprire la porta che ci collega direttamente a lui. Un uscio che è sempre esistito ma che abbiamo chiuso, noi stessi, trasformati dai messaggi e dagli input sociali che ci hanno educato (da educere = condurre – tirare fuori – formare la personalità di un individuo).

Ero tutt’uno con il Creato e, se quello era Dio, io ero Dio. Fatta a sua immagine e somiglianza. E, riconoscendolo, lo stavo onorando”.

Prosit!