Come i parenti dovrebbero vivere la fine della nostra storia d’amore

La fine di una storia d’amore importante, è solitamente vissuta come uno dei più grandi drammi che percuotono la nostra esistenza. Lo so che non è sempre così ma, molto spesso, per la famiglia intorno soprattutto, si parla di una vera e propria tragedia. I parenti si preoccupano, si angosciano e, nei loro pensieri, inizia a prendere vita un vero e proprio sfacelo nei confronti dei nipoti, della figlia che magari ha solo un lavoro part-time, o nei confronti di loro stessi e di quello che penserà la gente.

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Figli di un’educazione, secondo me errata, educata molto dalla religione e dal perbenismo, che vede l’essere umano accoppiato con la stessa persona per tutta la vita, quando una storia d’amore arriva al capolinea è come se avvenisse un fallimento, un grande problema, una disgrazia.

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Ad accentuare questo stato delle cose sono i soggetti protagonisti, ossia la coppia che si separa. Se uno dei due era uno scellerato allora, ancora ancora, si può accettare tale separazione ma, quando le persone in ballo sono fondamentalmente due brave persone che avrebbero potuto andare d’amore e d’accordo (come hanno fatto “mamma e papà”), il boccone non si riesce davvero a mandare giù.

Ecco che allora i genitori, magari anzianotti, iniziano a provare più ansia e più tristezza dei due che, incomprensibilmente, hanno deciso di avere due vite diverse.

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La settimana scorsa una mia amica si è separata dal marito, lei parla solo di “un periodo di pausa” ma la madre, non accettando nemmeno questo, incontrandomi per strada e con un bisogno estremo di sfogarsi, ha riversato su di me tutta la sua disperazione. Piangendo continuava a toccare questi punti:

E adesso come farà M. (la mia amica) che è senza lavoro

E i bambini soffriranno

La gente crederà che si sono fatti le corna

Non capisco perché debbano distruggere tutto anziché costruire

Etc… etc….

Senza rendersi conto che, lei per la prima, stava distruggendo il futuro di sua figlia anziché creargliene uno roseo con i propri pensieri.

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Tolto il fatto che comprendevo bene la sua preoccupazione e ha ricevuto da me tutta la consolazione e l’aiuto che potevo darle, non era per niente favorevole ciò che stava creando con la sua mente e la sua immaginazione. Un mare di disgrazie. Un futuro negativo. Ecco quando si dice che si chiude una porta e ci focalizziamo a guardare solo quella porta chiusa anziché il portone di fianco che si è appena aperto.

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Facile! – direte voi. No, non è facile ma non è nemmeno esatto. Ragioniamo in questo modo perché la società in cui viviamo ci ha portato a ragionare in questo modo. Se automaticamente pensi che tua figlia non riuscirà a mantenere lei e i suoi bambini da sola, sarà normale che non riuscirà (!) e la gente continuerà a pensare che se una coppia si separa la donna che faceva solo il part-time non si manterrà da sola. L’immaginazione ha una potenza indescrivibile! Bisogna essere realisti e onesti a mio avviso. Se per voi non è vero o è impossibile che quella donna potrà avere un futuro comunque bello allora posso dire la stessa cosa nei confronti del suo futuro che voi vedete brutto perché entrambe le situazioni sono ancora irreali appartengono appunto al futuro: non esistono ancora! Inizieranno a formarsi concretamente dopo che le abbiamo… immaginate! Ed è proprio in quell’esatto istante che dovremmo immaginarle nel migliore dei modi.

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Uno dei due figli della mia amica, il maggiore, ha detto alla nonna – Ecco, adesso non potrò più andare in piscina perché la mamma non potrà più pagarla –. La nonna ha risposto al nipote di non preoccuparsi ma, in cuor suo, sapeva e credeva che il nipote stava dicendo il vero. Perché è impossibile pensare che la ragazza possa conoscere un altro uomo e il nipote possa andare sia a piscina che a cavallo? Oppure che la ragazza trovi un lavoro così redditizio da permettere ai propri figli due sport anziché uno? L’Universo ha infiniti mezzi per darci ciò che desideriamo, alcuni davvero strambi, ma siamo noi che non li consideriamo perché ci sembrano impossibili. Perché solitamente la realtà è questa, ma è questa perché così la formiamo. E’ un gatto che si morde la coda.

Quello che sarebbe idoneo, secondo me, è pensare che tutto andrà bene, che tutto andrà per il meglio e che le cose cambieranno solo in positivo. L’Universo non ci vuole male, ci vuole bene ma otterremo solo il male se guardiamo esclusivamente verso di lui già convinti di esserne vittime. I cambiamenti di vita che si affacciano nella nostra esistenza in realtà nascondono sempre una soluzione positiva perché sono degli stop che l’Universo non vive come noi. Per lui sono solo modifiche atte al migliorare ma per la nostra parte emozionale diventano incubi e incubi saranno.

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La fine di una storia d’amore è vita! E’ piena di emozioni, è piena di cose nuove, è piena di nuovi progetti, di migliorie. Può insegnare a crescere e, dal momento che non è detto che debba essere finita per sempre perché i periodi di pausa esistono davvero, può solo ampliare un qualcosa di bello che già c’era. Ma noi buttiamo tutto via. Da lì, la tristezza genera tristezza, la paura genera rabbia, la rabbia genera vendetta e così via… e anche quando ci si era promessi che …per i figli si sarebbe andati d’accordo… ecco che poi non si riesce e il rancore supera tutto.

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Quando una storia d’amore finisce si piange, ci si preoccupa, si sente un peso sul petto, si! Ma tutte queste sensazioni ti stanno dicendo che sei vivo! In quel momento di vulnerabilità e sensibilità hai un’energia potentissima che se sfruttassi al meglio non potrà che arrivarti il meglio! Immagina cose belle per te! Tutto il possibile e l’impossibile, nell’Universo c’è tutto in abbondanza! Che siano di nuovo con la stessa persona che ritorna, che siano con un nuovo compagno di vita, l’importante è che siano situazioni gioiose per te e per i tuoi figli (molto più forti di noi e che spesso siamo noi stessi a rendere infelici).

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Il mondo ti sta crollando addosso perché tu vedi così. E’ più che normale vivere la disperazione, fa parte della vita anch’essa, ma a questa disperazione devi dare un colore, e quel colore deve essere allegro, vivace, sgargiante! Il nero non è accettato.

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Come avevo già scritto qui https://prositvita.wordpress.com/2015/05/25/finche-morte-non-vi-separi/ due persone stanno insieme fin tanto che hanno da scambiarsi l’un con l’altro un qualcosa. Ti consiglio di leggerlo. Un insegnare e un imparare a vicenda, dopodiché basta, ci sono altre persone al mondo che hanno quei bisogni e ci stanno aspettando. E tu hai ancora molto da imparare. Ripensa alle tue vecchie storie, ai tuoi/alle tue ex. Cos’hai dato e cos’hai ricevuto da loro anche se le consideri cose sgradevoli?

Se può tornarti utile fai leggere questo articolo ai tuoi preoccupatissimi genitori e fagli leggere anche questo che ti ho appena consigliato, magari ti aiuta e aiuta loro che, in realtà, sono solo vittime di tanta paura e non ne hanno colpa.

E non capiscono che dovrebbero semplicemente pensare “Wow! Che meraviglia! Chissà quante cose belle accadranno ora?! Cos’avrà in serbo di magnifico l’Universo per noi?”. Sembra un’eresia vero? Non è così.

La cosa principale, della quale devono preoccuparsi ora, è solo quella di esserci per te e non farti mancare la loro presenza.

Prosit!

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Per noi

Ecco che vogliono prenderci, piano piano, uno ad uno.
La paura si stà allargando come una macchia d’olio, lenta ma decisa, sicura di sè.
Unge ogni cosa che incontra.
Unge la gioia, unge l’amore.
Li soffoca e li ricopre appannando sguardi e sorrisi.
Per ogni fratello morto, cento persone non ridono più.
No, non deve andare così.
Non bisogna permetterle di regnare.
Non bisogna farsi contagiare dalla malattia di queste cellule impazzite che vagano per il pianeta sterminando i loro stessi simili.
Continuate a sorridere, almeno chi non è stato colpito da vicino da queste atrocità, che continui a sorridere.
Non piangete. Più lacrime scenderanno dai nostri visi e più s’ingrosseranno i fiumi e i mari che ci travolgeranno.
Non mi fermerete, continuerò a parlare di cose belle e a pubblicare notizie positive.
Essere felici non è un’insensibilità, non è mancanza di rispetto. E’ uno stato d’essere animico, intrinseco.
Sforziamoci di esserlo nonostante tutto.
Piangiamo, gridiamo, tiriamo pugni contro i muri ma non facciamoci avviluppare dall’angoscia e dallo sgomento facendoli diventare le guide della nostra personalità. Le guide di questa nostra vita.
Altrimenti davvero, finirà il mondo…
In questo momento ci stanno chiedendo di essere Guerrieri, di osservare cose che non avevamo mai visto e vivere tragedie che ci erano solo state raccontate dai nostri nonni.
E un Guerriero, in tutto il suo dispiacere, è governato dalla fierezza e dal sogno della vittoria. Mai dalla tristezza.
Questo pianeta ha, più che mai, bisogno di emozioni positive ed è proprio nei momenti di difficoltà che i bisogni si sentono ancora di più. Diamogliele.
Diamogliele proprio ora che è dura, che è sempre più dura. Diamogli la medicina di cui ha bisogno.
Non soffermiamoci sull’atrocità. Focalizziamoci sul bene.
Facciamoci forza l’uno con l’altro per illuminare il nostro mondo.
Per aiutare il sole a risplendere ogni giorno.
E amiamoci di più perdio!

Prosit!

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Liberiamoci Dei Rompipalle 5° – IL FALSO

Rieccoci alla rubrica – Liberiamoci dei Rompipalle – (vedi categoria “persone nocive”) quegli individui negativi, per un motivo o per l’altro, che ci troviamo spesso di fronte e che vorremmo davvero evitare. Non sempre però si può e quindi dobbiamo riuscire a “combatterli” nel modo giusto e soprattutto preservando il nostro stesso benessere.

Oggi ti parlerò della PERSONA FALSA.

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Partiamo subito con un’idea ben chiara in testa: tutte le bugie nascono dalla Paura. Tutte. Anche quelle che usiamo definire – esistere per un “buono scopo” –.

Da qui, si capisce subito come il falso sia uno che ha fondamentalmente paura. E più racconta menzogne più, in realtà, è terrorizzato dalla vita stessa.

Il falso, che non solo mente ma omette anche, è quindi un individuo che dovrebbe farci tenerezza più che rabbia ma questo non accade, ovviamente, perché il nostro orgoglio viene intaccato, ci sentiamo traditi, derisi e, per il rispetto della nostra persona, non possiamo permettere a qualcuno di raccontarci frottole o nasconderci la verità.

Anche perché alcune falsità possono recare conseguenze parecchio sgradevoli.

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Dal momento che è davvero dura riuscire a cambiare un falso, (bisognerebbe fargli ripercorrere la vita in tutt’altro modo credo io) penso si possa provare a lavorare su di noi utilizzando diversi metodi che probabilmente possono aiutarci. Per le leggi dell’Universo, che ti ho sempre descritto, la menzogna ricevuta è una menzogna che già vive in noi innanzi tutto. Questo non significa che anche noi l’avremmo raccontata ma giudicata si. Pertanto, affinchè continuiamo a giudicare le bugie o a giudicare colui che le racconta, esse continueranno a venirci a trovare. Perché? Perché non devono essere nostra fonte di preoccupazione.

Ma cosa vuol dire giudicare la menzogna o il menzognero?

Vuol dire offendersi per la balla ricevuta, vuol dire aver paura di sentire un’eventuale falsità, vuol dire temere di essere presi in giro, essere insicuri, guardinghi, sentirsi destabilizzati, essere troppo orgogliosi e, finchè queste preoccupazioni che l’Universo non accetta, faranno parte di noi, l’unico metodo per eliminarle è quello di riceverle. – Prima o poi capirà come affrontarle! – dice l’Universo.

Immagina di essere in una stanza completamente buia, nella quale sai che all’interno c’è un nemico da sconfiggere ma non capisci assolutamente chi sia o cosa sia. Come fai ad eliminarlo se non lo vedi? Come fai a scegliere l’arma più appropriata? Come fai a distinguere il suo attacco? Ecco perchè deve esserti mostrato.

Ma chi è quest’Universo? Sei tu. Siamo noi stessi. Nel nostro inconscio sappiamo bene di temere la bugia o sappiamo bene ch’essa ci infastidisce, ci fa del male, perciò la chiamiamo a noi per imparare ed evolverci. Peccato che la maggior parte delle volte non impariamo, vediamo solo il danno incassato senza chiederci il perché lo abbiamo ricevuto.

A volte, persino noi stessi ci raccontiamo delle bugie. Ci colpiscono come lame affilate.

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Le bugie spezzano i cuori, fanno piangere, attorcigliano lo stomaco, provocano nausea ma credetemi se vi dico che chi soffre davvero è chi la bugia la racconta più di chi la riscuote. E’ egli una persona che non ha pace. Che vive nel totale timore della vita e, per questo, crea una falsa realtà come crede sia meglio per lui aggiungendo infine alle sue già tante disgrazie anche il senso di colpa dell’aver tradito. Affronta inoltre le sue giornata con un scudo davanti formato dai suoi stessi muscoli, i suoi stessi organi, i suoi stessi nervi. Duri, calcarei, granitici che, prima o poi, non ce la faranno più e si spezzeranno. (Vivere nella totale menzogna provoca ansia / l’ansia ci fa consumare il potassio / senza potassio i nostri muscoli, sia volontari che involontari, s’irrigidiscono).

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Vivere in un contesto di illusioni, ben sapendo che non corrispondono al vero, è deleterio, è struggente.

Il meccanismo della bugia, antico quanto noi, è da sempre stato studiato dalla sociologia, la psicologia e tante altre scienze, che si dedicano alla mente umana, come un fenomeno a sé. E’ come un magnifico congegno ideato dalla nostra psiche davvero grande e misterioso pieno di suddivisioni: intenzionale, non intenzionale, premeditato, ossessivo, involontario…

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Quello che però mi preme dire, in questo post, è che dobbiamo cercare di lavorare su noi stessi per “eliminare” il più possibile le balle dalla nostra vita piuttosto che sprecare energie nel tentare di modificare un bugiardo cronico.

La domanda da porsi sempre è – Perché ho ricevuto questo inganno? -. C’è forse inganno dentro di te? Sei tu per primo un bugiardo? Oppure una persona che tenta di mascherare la realtà delle cose? Magari lo fai senza rendertene conto perché, anche per te è solo uno scudo di protezione, oppure, come ti dicevo prima, poni troppo giudizio nei confronti delle bugie.

In sostanza, quella bugia faresti bene a perdonarla ma, attenzione, come ripeto sempre perdonare non vuol dire condonare. Nessuno afferma che devi farti raccontare ulteriori cavolate e porgere la famosa “altra guancia”. Il rispetto che meriti deve essere ben chiaro. Ma devi ottenerlo prima di tutto da te stesso.

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Solitamente le persone tendenzialmente false sono anche quelle che: hanno l’abitudine di lamentarsi, sono svogliate, amano le comodità, hanno una bassa autostima e poca risolutezza, oltre ovviamente a quello che ti ho descritto prima. Immagina quindi come si possa vivere bene in questo modo…

Occorre portare la pace negli animi, nei nostri e nei loro.

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Se hai a che fare quotidianamente con un bugiardo puoi provare a lavorare su questi cardini piuttosto che contrastare la sua bugia. Quello che lui vedrà da parte tua come rabbia, aggressività nei suoi confronti e soprattutto una trappola dalla quale non riuscirebbe a uscirne, non faranno che peggiorare la situazione perchè, ricordalo, è un “debole”. Conducilo invece verso la via del suo benessere olistico e sicuramente la situazione cambierà perché per farlo, dovrai provare amore, agire con amore e questo porterà amore a te da ogni parte e… nell’amore, non sono contemplate le menzogne.

Prosit!

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Esistere o Vivere – questo è il problema

Nonostante lo smisurato ed incolmabile amore che nutro per gli animali non mi considero un’animalista convinta. La vedo un po’ come una citazione estrema al giorno d’oggi e gli estremismi non mi piacciono. Talvolta, gli animalisti convinti cadono nell’ossessione e nemmeno le ossessioni mi piacciono. E’ per questo che non sono una di quelle persone che, sui propri social, si affanna a pubblicizzare video o immagini di animali feriti, massacrati dall’uomo, con la convinzione di donare loro giustizia; ci sono altri siti molto più adatti dei miei e non amo sottolineare sempre le nefandezze che i miei simili compiono.

Un video però, l’altro giorno, un video peraltro che sicuramente avrete già visto tutti, mi ha fatto riflettere su un particolare tema che desideravo già da tempo spiegare in un mio articolo e lo faccio oggi. Il video in questione, che ho potuto notare attraverso diverse pagine di internet, è uno dei tanti di “Striscia la Notizia”, condotto da Edoardo Stoppa – l’amico degli animali – che si preoccupa di portare alla conoscenza degli animi sensibili la violenza verso questi esseri che vengono considerati inferiori.

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In questo particolare filmato, Edoardo racconta di uno Zoo (lo Zoo di Cavriglia in provincia d’Arezzo) chiuso, abbandonato ma… con tanto di animali ancora presenti al suo interno.

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Video che guardo quasi mai, non guardo la televisione a dire il vero ma questo è giunto a me e, in effetti, cercavo la nota adatta per questa riflessione.

Sono infinite le volte in cui un animale con il suo sguardo, con i suoi gesti, le sue movenze, le sue espressioni mi ha colpito particolarmente e, questa volta, ha colpirmi è stato l’Orso. L’Orso che potete vedere qui

http://www.striscialanotizia.mediaset.it/video/zoo-fallito-a-cavriglia-arezzo-_25840.shtml

Ecco, quest’Orso, sul quale non mi dilungherò a descrivere la tristezza che ha suscitato in me in quanto la considero ovvia, mi ha fatto riflettere sul senso di “esistere”, molto diverso dal significato di “vivere”. Appunto, lui esiste, e basta.

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Oscar Wilde diceva – Vivere è la cosa più rara al mondo. La maggior parte della gente esiste e nulla più -.

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A questa affermazione alcune persone rispondono – Io esisto cavoli! E’ ovvio! Respiro, mangio, dormo, ma… non mi sento “vivo” -.

Altri affermano – Ho trascorso molto, molto tempo a esistere, poi… finalmente ho vissuto -.

Quindi la differenza tra esistere e vivere c’è eccome.

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Noi esseri umani, nei casi in cui notiamo una persona esistere e basta, siamo propensi ad usare il verbo – vegetare – come se i vegetali non avessero sentimenti… ma vabbè… per capirci.

Secondo me quest’Orso, spiega bene tale differenza. Guardatelo. Cammina, respira, mangia (un addetto viene a portargli cibo quotidianamente, almeno questo, santo cielo!), respira, fa i suoi bisogni, si guarda attorno. Tutte le sue attività vitali, nonostante la malattia e gli acciacchi della vecchiaia, sono funzionanti.

Ma se chiedessimo all’Orso cosa significhi per lui vivere dite che risponderebbe che gli basta quello che ogni giorno svolge? Io penso proprio di no. Questa che sto trattando sembra una banalità ma ci siamo mai resi conto che “vivere” significa = non avere barriere? Per lui si tratta di barriere concrete, in legno e cemento, per Noi si tratta di barriere morali, astratte: paure, giudizi, preoccupazioni. Ma fondamentalmente non c’è differenza.

Vivere” significa anche poter non avere regole se non quelle infondate della natura. Mangiare quando voglio io, giocare quanto voglio io.

Vivere” significa rispettare gli altri e farsi rispettare potendo esprimere ciò che vogliamo.

Vivere” significa amarsi. Amare la propria vita. Senza amore non si vive, si esiste. E’ amando tutto che si può vivere: il luogo in cui si abita e si lavora, colui che consideriamo il nemico peggiore, le piccole cose che la giornata ci offre.

Mettersi in gioco, avere coraggio e aver voglia di creare, in continuazione. Immaginare e realizzare.

Un Orso, nel suo habitat naturale, di coraggio deve averne molto pur incutendo parecchio timore a diversi altri esseri e può creare, sempre. Strategie, metodi di sopravvivenza, attività ludiche, scelte di fuga e di protezione.

Qui cosa può creare un Orso? Il suo sguardo parla chiaro. Il suo stato d’animo si percepisce. Sta esistendo.

Non può amare, secondo me, quel luogo che gli priva la libertà e la connessione con altre fonti di vita se non qualche pianta nei dintorni.

E noi? Non vogliamo crederci, non vogliamo ammetterlo, ma siamo sinceri, quanti tra di noi vivono come quest’Orso senza nemmeno rendersene conto? Tantissimi. Pieni di barriere, in realtà inesistenti, ma per noi ben tangibili, soffocati da una routine che ci logora e ci ammazza giorno dopo giorno, spenti, senza nessunissima voglia del domani né tanto meno dell’oggi. Del giorno che stiamo vivendo… no, non vivendo… trascorrendo.

Esistendo per dei doveri e non per dei piaceri.

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Chiusi in una relazione scomoda per il bene dei figli o per far star zitta la gente, chiusi a svolgere un mestiere che ci deprime ogni ora che passa sempre di più per poter mangiare, pagare un affitto, chiusi all’interno di uno stato sociale che ci vuole in un certo modo e con determinati requisiti. E che ci ha insegnato a giudicare “negativamente diverso” chi, a questi requisiti, si sottrae o non riesce a sottostare.

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Quello che mi preme è poter guardare in faccia la realtà. Il tempo passato non tornerà ma si può iniziare quando si vuole a vivere. E per Dio! Facciamolo! Facciamolo il più possibile. Non accontentiamoci di strofinare il naso su una pietra come Orso convinti che quello sia già il massimo per noi.

Ma può essere vero che il più grande miracolo tra tutti, la nostra stessa vita, voglia dire sinceramente ciò che passiamo ogni giorno? No, non credo. E’ stato trasformato in questo modo, manipolato, sagomato ma la vita è ben altra.

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E’ per cambiarla ci vuole coraggio.

Tutto quello che vuoi è dall’altra parte della paura (Jack Canfield).

Paura di rimanere soli, di non farcela, di essere giudicati, di morir di fame… ma non sono estremista, lo dicevo prima. E non è sempre possibile sconfiggere determinate paure, così grandi, così opprimenti che quasi addirittura ci fanno da – coperta di Linus – e senza ci sentiremo persi, vulnerabili, attaccabili.

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Ma ci siamo mai allenati a sconfiggerne almeno uno di questi timori per poter “vivere” un po’ di più? Molta gente no. Molta gente è esattamente come quest’Orso. Come il Bisonte vicino. Come lo Struzzo. Come le Scimmie.

La differenza è che questi animali, nelle gabbie, non ci si sono rinchiusi volontariamente ma l’esistenza è la stessa.

Perciò, mentre compiamo l’ammirevole gesto di combattere contro Circhi e Zoo per la libertà di questi animali, quella stessa forza e quello stesso impeto usiamoli per combattere verso la nostra libertà.

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E non parlo di guerre e rivolte, per essere liberi si potrebbe iniziare con il solo sentirlo.

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Sentirsi tali, liberandoci noi stessi da pregiudizi e preconcetti lasciando spazio alla gioia e all’amore. Riempirci d’amore amando noi stessi se vogliamo poter amare la vita. Per essere liberi basterebbe iniziare a vivere.

Prosit!

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Alleniamo l’Inconscio in modo pratico

Facciamo oggi dei pratici esempi su come allenare alla positività il nostro inconscio, ossia quel 95% di noi, di cui parlavo in questo post –l’inconscio si può modificare e migliorare con l’allenamento– che vi consiglio di leggere per capire meglio il tema di adesso.

L’intento è quello di – modificarlo -, uso questo termine azzardato, e voglio spiegarvi un mio sistema. Premetto che le teorie sono infinite e il consiglio di un professionista è sempre utile ma ho potuto notare effetti benefici attraverso questo mezzo e poche controindicazioni che vi spiegherò. Il mezzo è semplicemente quello di parlare a se stessi e soprattutto CONsiderarsi amandosi.

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Abbiamo un inconscio pieno di cose non-sane per noi, e nemmeno per altri in verità, pieno di paure, di preoccupazioni, di ingiustizie, di moralismi inutili e diversa altra “immondizia” che, per il nostro benessere, dovremmo eliminare o trasformare. Come vi dicevo è con l’allenamento che si ottiene questo e, facendo leva sul fatto che l’inconscio è abitudinario, possiamo raffigurarlo come un vaso pieno di acqua blu nel quale noi mettiamo ogni giorno gocce di acqua limpida. Con il passare del tempo quest’acqua diverrà sempre più chiara, fino a diventare tutta trasparente proprio come le stille che noi ci stiamo facendo cadere dentro.

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L’inconscio, in fondo, è davvero come un grande contenitore.

Bene, ma come si mettono queste gocce?

Innanzi tutto ripeto che non ci stiamo rivolgendo ad un nemico bensì a noi stessi, l’inconscio siamo noi e nessuno ha colpa se oggi è pieno di spiacevoli “memorie” che condizionano la nostra vita. Amiamoci dunque e amiamolo. L’ingrediente principale di questo esercizio è tassativamente l’Amore. Queste gocce dovete metterle con il cuore e non con il cervello. Dal momento che dovrete parlare e ripetere diverse citazioni fatelo con le vostre emozioni, con il vostro petto e non con la testa.

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Una delle prime regole è senz’altro quella di volgere al positivo le affermazioni che vogliamo andare a ficcare dentro all’inconscio perciò non dovremmo mai usare termini spiacevoli, negazioni o parole che incutono paura, preoccupazione, rabbia, angoscia, etc.

Il fatto però è che non possiamo modificare tutto in una volta e, affinché si riesca a riconoscere cosa dobbiamo cambiare in quel momento, siamo obbligati a citare la particolare memoria che ci infastidisce. Come un appello in classe. Prima nominiamo distintamente il ricordo antico, osserviamo dov’è e poi decidiamo cosa farne di lui.

Poniamo l’esempio ch’io abbia paura di viaggiare anche se mi piacerebbe, non so nemmeno io perché questa cosa mi spaventa ma non m’interessa in questo momento.

Innanzi tutto chiamerò all’appello questa mia paura che, attenzione – è conscia -; è il motivo ad essere dentro all’inconscio, perciò quasi introvabile.

I primi giorni la dovrò nominare anche se questo può provocarmi momentaneamente dolore, un dolore però subito sostituito e comunque cullato da una prospettiva piacevole.

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Mettendomi nella posizione che preferisco dirò quindi, a voce alta ma con il cuore, concedendomi uno spazio durante la giornata, rilassandomi e concentrandomi allo stesso tempo

Se io non avessi paura di viaggiare conoscerei il mondo – e la ripeterò tre volte.

Subito dopo, dirò invece per altre tre volte una frase molto piacevole come ad esempio

Io sono al sicuro, io sono energia pura, io amo il mondo e il mondo mi ama -.

Queste affermazioni le reciterò per tre giorni, per due volte al giorno almeno.

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Passati i tre giorni modificherò le frasi. Ormai la mia paura di viaggiare è stata riconosciuta e ha risposto – Presente! – perciò posso evitare di nominarla ancora e dire invece l’esatto contrario come se già fosse avvenuto ossia

Io, piena d’amore, esploro la vita che mi circonda e mi riempio di meraviglia ed entusiasmo – sempre per tre volte

e poi di nuovo la frase – Io sono al sicuro, io sono energia pura, io amo il mondo e il mondo mi ama -. Quotidianamente e almeno due volte al giorno anche in questo caso.

Come vedete, ora, parole negative non ce ne sono più.

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Andrò avanti ripetendo le ultime due frasi per una settimana, ci vogliono davvero pochi minuti e non mi aspetterò la risoluzione di quello che io considero un problema. Io sto soltanto prendendo delle gocce di acqua cristallina e le faccio cadere all’interno del vaso. Non mi catapulto nel futuro, rimango nel presente, pian pianino, modificando questo mio “adesso” si trasformerà di conseguenza anche il mio futuro.

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Questo esercizio è possibile farlo con qualsiasi tipo di paura o di preoccupazione ma, come vi dicevo a inizio post, ci possono essere delle controindicazioni. Niente di grave ma è giusto ch’io ve le esponga ugualmente.

Può capitare infatti che risvegliando alcune sensazioni che a noi recano panico, esse, come piccoli demoni, per poter uscire, ci passino davanti spaventandoci (sono solo sensazioni ovviamente). Potrà capitare quindi che un giorno non ci sentiamo al meglio della forma, oppure ci venga da piangere, o ci sentiamo spossati o con un po’ d’inquietudine addosso. In realtà, tutto questo è positivo anche se può non sembrare perché il pianto, la stanchezza, i dolori, sono tutte “tossine” che fuoriescono da noi per lasciare però il posto al bello che vogliamo infilare dentro. Quindi non preoccupatevi. Anche perché, nonostante io sia convinta che si possa trattare ogni forma di sgomento con questo sistema, è naturale che per le fobie gravi o considerate significative esistono persone qualificate e in grado di aiutarvi al meglio.

Dico questo con gioia perché, negli ultimi anni, ho potuto rendermi conto come chi lavora per aiutare la nostra mente ha un concetto molto diverso rispetto ad un tempo. C’è più spiritualità nel loro metodo, più voglia d’insegnare a connettersi con l’energia universale e addirittura con Madre Terra quindi non abbiate timore di rivolgervi a specialisti (se vi duole un dente mica ve lo curate da soli giusto? E la stessa cosa vale per quei mille pensieri che ci aggrovigliano il cervello). A casa però, potrete ampliare il loro lavoro agendo anche voi dal canto vostro senza rimanere impassibili aspettando che solo gli altri facciano.

Non sto esagerando parlandovi di professionisti qualificati a lavorare per il bene della nostra mente e del nostro inconscio. Certi traumi rimossi, magari nella nostra infanzia, anche se piccoli, con l’andare degli anni possono trasformarsi in disturbi molto fastidiosi come l’ansia, la depressione, lo stress. Problematiche che di certo non ci permettono di vivere in serenità facendo fluire la vita felicemente fuori e dentro di noi.

La nostra vita dobbiamo costruircela noi e costruirla al meglio, gli altri al massimo, possono tenderci la mano ma dobbiamo noi muovere i nostri passi. Come dico sempre, il movimento (anche se dell’immaginazione) è vita. E’ la staticità (anche se solo immaginaria) che non va bene.

Detto questo non mi rimane altro che augurarvi…

Prosit!

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Prova ad eliminare le tue Paure

Sono convinta che tante nostre paure possiamo eliminarle con un pò d’impegno, coraggio, forza di volontà e analisi.

In questo post QUI avevo accennato che un giorno vi avrei dato un piccolo aiuto su come fare ad eliminare alcune paure, magari anche piccole, che riescono comunque a rovinarci l’esistenza senza che nemmeno ce ne possiamo rendere conto.

Oggi vi propongo il mio aiuto facendovi fare un piccolo gioco perché, innanzi tutto, le proprie paure bisogna riconoscerle e quantificarle. Inizieremo scrivendo, come già vi avevo spiegato nell’ultima parte di quell’articolo, l’elenco delle nostre paure e vediamo che fare dopo.

Esempio di paure (preoccupazioni) quotidiane che può avere e vivere una persona durante l’arco della sua giornata e quindi ogni giorno, tutti i giorni (un peso insopportabile direi):

Elenco

– paura del giudizio degli altri

– paura di arrivare in ritardo

– paura degli insetti

– paura di essere considerato/a basso/a

– paura dei figli che sono usciti

– paura di svolgere bene il proprio lavoro

– paura di ingrassare

– paura che il compagno/a tradisca

– paura di non avere abbastanza soldi

– paura di perdere i propri clienti

– paura di non raggiungere la perfezione

– paura della malattia

– paura della solitudine

– paura di invecchiare

– paura di offendere gli altri

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E possono essercene molte, molte altre.

A leggerle vi sembreranno tante ma, in realtà, si provano davvero quotidianamente anche se ognuno ha le sue. E vi sembrerà assurdo ma chi più, chi meno, ognuno di noi ha delle preoccupazioni con le quali combattere sempre. Per non parlare poi delle paure che sorgono solo in determinati momenti della vita ma vivono comunque in noi per affiorare al momento opportuno. Ad esempio, la paura di volare.

Ora, per svolgere il compito, occorre però dell’altro materiale e ve lo scrivo tutto qui sotto.

Occorrente:

Elenco delle paure quotidiane/giornaliere che è appena stato fatto

Una ciotola capiente tipo un’insalatiera o una bacinella, con dentro dell’acqua fino a metà

2 hg di riso

1 mela

1 mandarino

2 acini d’uva

1 banana

1 cipolla

1 noce

2 foglie di radicchio rosso lungo

1 peperone tagliato a metà, in due parti

Del pongo

 

Spiegazione:

 

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L’insalatiera siete voi. La vostra parte – fisicamente – più grande. Lasciamo perdere quindi gli arti. Prendiamo un tutt’uno tra tronco, dove risiedono gli organi e le emozioni, e la testa dove c’è il cervello cioè anche la nostra mente che, sempre leggendo il vecchio articolo, avete capito come sa raccontare bene tante bugie.

L’acqua che vedete dentro alla ciotola è il vostro sangue ossia la vostra vita. Il sangue è vita. Non è solo un liquido rosso composto da cellule con un suo volume, un suo peso, un suo percorso. Esso è molto di più. Impariamo a vederlo anche astrattamente. Quindi, il vostro soffio vitale, il vostro flusso vitale, la vostra energia, chiamatelo come volete.

La frutta e la verdura, rispettivamente, equivalgono ai vostri organi/ghiandole, non state a misurare il centimetro ma, più o meno, si associano così:

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½ peperone = cervello

mela = stomaco

radicchio = polmoni

mandarino = cuore

banana = intestino

uva = reni

noce = pancreas

½ peperone = fegato

cipolla = vescica

I 2 hg di riso sono invece paragonabili al cibo che ogni giorno immettete nel vostro corpo per potervi alimentare. Alimentare prevalentemente dal punto di vista fisico. Ma, come saprete, anche la parte emozionale va alimentata.

Il pongo invece, lo andremo a vedere tra poco.

Bene, ora che avete tutto il necessario, dovete mettere tutto all’interno dell’insalatiera (che non dovrà essere piccola ma nemmeno una piscina gonfiabile! Non fregate!). Dentro dell’acqua. Vedrete che il livello dell’acqua sale ma non preoccupatevi, deve ovviamente salire.

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Ora, arriviamo al nostro pongo. Con esso, dovrete fare delle palline. Semplicissimo. L’unica regola è la grandezza delle palline nel senso che avete un massimo e un minimo. Il massimo sarà la grandezza di un arancio, il minimo sarà la grandezza di una castagna. Adesso prendete l’elenco delle paure che avete fatto. Per ognuna di esse, a seconda di quanto le considerate grandi per voi, (quando si dice da 1 a 10 ad esempio), fate una pallina di pongo. Trasformate quella paura concretamente in una pallina. Se secondo voi è una paura grande (ipotesi paura della morte) la farete grande come un arancia, se invece è una paura minima (ipotesi che quella maglia non vi sta bene – giudizio degli altri -) la farete grande come una castagna. Oppure, deciderete per una via di mezzo (una noce ad esempio o un’albicocca). Una volta finito di fare tutte le palline mettetele dentro all’insalatiera, nell’acqua, una per volta, assieme a tutte le altre cose. Cosa sta succedendo? L’acqua trasborda? Lasciatela uscire. Mi auguro vi siate messi su un lavandino.

Se tutte le palle di pongo non ci stanno e fuoriescono dalla capienza del contenitore, iniziate a togliere i metaforici organi. Iniziando dallo stomaco, poi l’intestino, poi i reni, il cuore, dopodichè i polmoni, in seguito il fegato, il pancreas e la vescica, tenendo come ultimo il cervello.

Nell’ordine sono gli organi che si ammalano a seconda dell’emozione provata dei quali sono le sedi come la paura, che genera l’ansia, che genera la tristezza, che genera la rabbia e così via… Eliminate i vostri organi in quest’ordine finchè vedete che tutte le palle di pongo stanno comode all’interno dell’insalatiera quindi fermatevi. Se qualche organo ci sta ancora meglio così, vuol dire che almeno quello si salva. Adesso, osservate attentamente quello che avete davanti. In quella coppa ci sono tutte le vostre paure e quasi non c’è più spazio per tutto il resto.

Le palline di pongo sono le vostre paure e quel contenitore siete voi! L’acqua è uscita, vuol dire che è andata via la vostra vita, la vostra linfa vitale! La vostra gioia (il sangue). E forse avete dovuto rinunciare anche a qualche organo o ghiandola che, poverino/a, a causa di quelle paure, sta soffrendo. Guardate, ecco di cosa siete pieni. Ecco da cosa è formato il vostro interno.

Vi sembra giusto? Per che cosa? Per paura del giudizio degli altri? Per paura di non essere perfetti? Per paura di rimanere soli? Per paura di non farcela? Per paura che i soldi non bastano? Per paura di ammalarvi? Vi state già ammalando. Da soli.

State obbligando la vostra anima a vivere soffocata sotto ad un mare di paure e preoccupazioni. L’avete spenta, l’avete mandata via, giù nel tubo del lavandino! … Niente di irreparabile comunque. Volendo, siete molto più forti delle vostre paure. Riprendete il famoso elenco in mano e concentratevi su una paura che avete scelto. In questo caso vi chiedo di scegliere la più blanda, la più facile da superare. Una volta deciso di partire da quella che è solo una piccola preoccupazione provate ad eliminarla. Allenatevi nei giorni a venire e, una volta che ci siete riusciti, e se volete ci riuscite senz’altro, cancellatela con la penna. Via, quella inquietudine non c’è più.

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Togliamo con l’immaginazione una pallina dalla nostra ciotola, in quanto l’insalatiera non sarà più presente essendo ormai trascorsi diversi giorni, e aggiungiamo dell’acqua al posto del volume di quella palla di pongo. Un po’ di vita è rientrata in sede.

Fatelo con tutte le paure che avete segnato. Se non riuscite a farlo con tutte, cercate di eliminarne almeno una buona parte e ogni volta aggiungete acqua. Una volta finito, rimettete gli organi dov’erano, guariti, essi si sono rigenerati e tornano a fare bene il loro lavoro. A quel punto, non fa niente se un po’ di acqua va via, deve solo fare posto agli organi che hanno tutto il diritto di stare lì.

Questo esercizio aiuta a capire, a vedere, a toccare con mano le proprie apprensioni in modo che sia più facile eliminarle. Due sistemi efficaci per combattere le proprie “ansie”, sempre senza sforzarsi eccessivamente mi raccomando o vi farete solo un gran male senza ottenere nulla, sono: abbassare il livello delle aspettative e provare a fare l’esatto contrario di quello che ci chiede la nostra compulsione. Vi farò degli esempi:

  • Questo mese devo ottenere almeno dieci provvigioni – diventerà – Questo mese devo ottenere almeno tre provvigioni -. E piano piano, in futuro, il numero di provvigioni potrà alzarsi con, al di sotto, una base diversa. Non passerete più da 0 a 10 ma da 0 a 3, da 3 a 5, da 5 a 7 e così via…
  • Mi metto le scarpe tacco 12, così sono più alta e vengo apprezzata – diventerà – Mi metto le scarpe tacco 10 tanto sarò apprezzata ugualmente -. E piano piano, nel futuro, abbasserete sempre di più la misura di quel tacco che in realtà è una gabbia, perchè la gente, capirete, che vi apprezza per quello che c’è dentro di voi e non per l’altezza.
  • Devo perdere 20 kg – diventerà – Devo perdere 2 kg -. Sarà più facile da accettare per il vostro inconscio e la mente non vi remerà contro.

Infine, ricordatevi sempre di non vergognarvi mai a chiedere aiuto ad un professionista del campo. Farsi aiutare da chi ne sa più di noi è segno d’intelligenza, umiltà e grande ricchezza d’animo. Così come non provate vergogna a chiamare un dentista se vi fa male un dente, non dovete provare vergogna nemmeno a chiamare un persona capace e disponibile se a farvi male sono emozioni negative che vi logorano l’anima.

Ricordate, il più grande segreto per eliminare molte delle proprie paure è amarvi. Amarvi indiscutibilmente. Amarvi sopra ogni cosa, per quello che siete e per quello che riuscite a fare, migliorandovi ma senza pretendere troppo. Amare la vita che vi circonda e quello che accade. E perdonatevi. Allenatevi a perdonarvi. Attraverso il perdono, nessuna paura ha più modo di esistere. La preoccupazione è come il preludio al castigo, alla punizione. Ma, nel momento in cui io “perdono”, la punizione non ha più da venire. Mi auguro possiate riuscirci.

Prosit!

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Entusiasmo. Sempre.

Ogni istante della nostra vita realizziamo delle azioni e prima ancora dei pensieri. Fosse anche solo lo stare fermi, immobili. In quel mentre, si respira, si vive, si prova qualcosa, si continuano a mantenere in movimento le rotelle del cervello. In ognuna di queste situazioni, mettiamo un sentimento. Un sentimento talvolta impercettibile, quel sentimento che nel momento in cui qualcuno ci chiede ad esempio: – Cos’hai provato a pulire quel vaso? – rispondiamo – Nulla! – perché così sembra. In realtà, siamo un continuo mutare di sensazioni ed emozioni così come le nostre cellule sono in continuo mutamente durante l’arco della nostra giornata e della nostra vita. Ebbene, ogni pensiero immaginato ha generato un sentimento e quest’ultimo ha segnato una tacca. Una tacca dentro di noi e, in seguito, è stato archiviato in un cassetto e messo lì.

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Non viene perduto. Nulla si perde. Tutto torna, tutto servirà in un futuro. Come accade con le tossine che espelliamo, noi come le piante, come altri animali, sostanze di scarto che sembrano inutili, ma servono in realtà ad altre funzioni e a nutrire anche altre forme di vita. Ogni sentimento provato quindi, anche il più debole, anche il più piccolo, viene accatastato; prima o poi se ne farà qualcosa. Come prima cosa, servirà, assieme agli altri, a formare la nostra vita, così come il banale esempio dei mattoncini che in tanti, tutti insieme, formano una casa.

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Altrettanto banale sarà probabilmente il dire che, se i mattoncini sono di scarsa qualità, quella casa prima o poi risulterà instabile o crollerà addirittura. Ecco che, nel momento in cui provate spesso sentimenti di qualità “non buona” state creando una vita instabile e che crollerà come l’immobile che citavo prima. Sentimenti come il rancore, o il risentimento, o tutte le varie emozioni negative che si possono provare (prodotte da pensieri negativi), non saranno una valida e solida base della vostra vita. Probabilmente, “pulendo quel vaso” che avete deterso quasi meccanicamente, senza neanche porci attenzione, avete sentito in voi stanchezza, noia, magari addirittura stizza. Forse lo avete decodificato come gesto insignificante. Ebbene avete messo questi tasselli nella vostra vita. Avete formato un pezzo della vostra esistenza e, alcune vostre cellule, (quindi sia una parte astratta che una concreta), con della irrilevanza, del tedio, della irritazione, dell’affaticamento. Cosa accadrà a questo punto? A questo punto accadrà che ogni volta che si va ad aprire uno di quei cassettini dell’archivio, sarà possibile ne escano fuori questi termini proprio come vi sono stati riposti. Accadrà che ogni volta che dovrete rifare un’azione, e non per forza la stessa bensì, di qualsiasi genere, essa potrebbe nascere da quel contenitore, da quel sentimento riposto perché tutto è un susseguirsi. E non sarete voi a poter scegliere quale cassetto aprire, o meglio, non sarà la vostra coscienza ma il vostro inconscio. Da un pero nascono pere.

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Così, da emozioni negative, nascono cose negative. Le azioni che compiamo durante una sola giornata, o i pensieri che facciamo vivere, sono milioni. Se poche e rare vengono alimentate e poi messe via gonfie di negatività non ci sarà alcun problema ma, quando i risultati avversi, deleteri, iniziano ad essere tanti, ecco che abbiamo più probabilità di trovarli in ogni cassetto che andiamo ad aprire. E arriverà il momento in cui la casa crollerà. La sola e più importante medicina che può evitare che accada tutto questo è l’entusiasmo.

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L’entusiasmo per la vita, l’entusiasmo per ogni minimo gesto, per ogni più piccola parola, in ogni pensiero, anche per… pulire un vaso, anche se non ne abbiamo voglia o se per noi non sta a significare proprio nulla. Deve significare e deve entusiasmarci. E’ un gesto che noi stiamo compiendo. E’ nostro. Lo stiamo creando noi e deve entusiasmarci. Non permettiamo a degli obblighi di rovinarci il dono più bello che abbiamo ricevuto. Non permettiamo a ciò che non vorremmo nemmeno provare, di governare la nostra esistenza e in malo modo per giunta. Persino durante un’accesa litigata metteteci entusiasmo. Niente odio, niente rancore, niente astio padre della voglia di vendetta. Niente malignità a sobbollire in voi nelle vostre viscere. Urlate, sfogatevi, dite tutto ciò che vi passa nella testa ma è quello che provate dentro che conta. Gridate forte ma con entusiasmo. E l’entusiasmo non è solo sinonimo di gioia. Se siete arrabbiati con qualcuno, capisco bene che in quel momento non vi andrà di farvi vedere allegri e sorridenti ma l’entusiasmo dovrà vivere acceso dentro di voi a prescindere. Il termine “entusiasmo” deriva dal greco antico enthusiasmòs, ed è formato dai due vocaboli: en ossia in e theos ossia Dio (visto come forza universale, come TUTTO). Letteralmente quindi si potrebbe tradurre in “con Dio dentro di sé“.

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Con in voi la divinità che vi appartiene, la forza, la potenza, l’onnipotenza che spesso non riconoscete. La divinità delle forze dell’Universo, della vostra stessa vita. Nulla di religioso ma solo ed esclusivmente… di vitale. “L’entusiasmo è la grandezza dell’uomo, è il passaggio dall’umano al Divino”, affermava Ralph Waldo Emerson. Ciò che vi ritornerà sarà entusiasmo! Ciò che uscirà dai vostri cassetti, sarà entusiasmo. Qualsiasi decida di aprirsi. Avete emanato entusiasmo, vi tornerà entusiasmo, è molto semplice come regola. Può essere dura da mettere in pratica ma sinceramente penso che a volte, ci voglia solo un po’ di allenamento e buona abitudine. Non parliamo poi di quello che l’entusiasmo riesce a farci fare e ottenere. E’ una tale potenza, ha un’influenza così immensa che nemmeno si può capire quanto sia grande. Con l’entusiasmo, ogni cosa che desideriamo avviene. Ferdinand Foch, Generale d’Artiglieria, considerato ancora oggi uno dei teorici più preparati dell’Esercito Francese tra l’800 e il ‘900, lo sottolineo perchè trattasi quindi di un uomo che ben s’intendeva di strategie di guerra e “strumenti bellici” diceva – L’arma più potente sulla terra è l’animo umano in preda all’entusiasmo -. E aveva ragione. Entusiasmatevi. Sempre.

Prosit!

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Perché Pregare non vuol dir Pregare…

…nel senso che pregare non significa solo quello che ci ha insegnato la nostra religione, qualunque essa sia. Se io vi dico di pregare e siete dei cattolici, vi verrà subito in mente il “Padre Nostro” o l’”Ave Maria” o, ancora, “esprimere una specie di desiderio”, ma non è quello che s’intende nel più viscerale termine della parola.

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Con tutto il rispetto per le preghiere inventate nei secoli dei secoli e imparate a memoria, degne di essere nominate poesie, che ci permettono di rivolgerci direttamente a colui in cui poniamo la nostra fede, pregare significa rivolgere un nostro pensiero a qualcosa di più grande di noi che non deve per forza avere un nome. Non deve assolutamente essere una figura immaginaria o appartenere ad una religione. La preghiera è un linguaggio universale ( come l’amore – è amore ) che porta la nostra richiesta dentro alle forze dell’Universo, dentro a delle energie in grado di ascoltarci e aiutarci. Chiunque sa che, per pregare, non è necessario elencare una serie di termini imparati a memoria ma è possibile semplicemente descrivere, con le proprie parole, l’avvenimento che ci imprigiona. Non è solo questo però. Significa credere veramente in ciò che vorremmo, in ciò che ci risanerebbe l’anima. Crederlo dal nostro più profondo. Dalla pancia e non dalla mente. Crederlo e non sperarlo. Credere non Chiedere. Non bisogna avere solo la vaga speranza o, ancor di più, non dobbiamo temere, come ci hanno insegnato, di non meritarci eventualmente l’esaudirsi della nostra richiesta. Fuori da una sala operatoria, il credente si rivolge al suo Signore chiedendo di compiere il miracolo. L’ateo, si rivolge col pensiero al medico, sperando che riesca a fare bene il suo lavoro. Ebbene, ognuno dei due, sta in qualche modo pregando come meglio crede, come sa, verso chi pone la sua fiducia. Ma nessuno dei due sta aprendo la sua energia, nessuno dei due sta divinizzando il suo essere, quello umano. Nessuno dei due si sta “incorporando” in Dio. Salvatore Brizzi, esperto di alchimia trasformativa, nel suo manuale “Risvegliare la macchina biologica per utilizzarla come strumento magico” che consiglio a tutti di leggere, spiega come la preghiera sia un vero mezzo curativo dal potere enorme. Afferma che la preghiera autentica non consiste nel chiedere a Dio ciò di cui crediamo o sappiamo in quel momento di avere bisogno ma, nel trasformarci interiormente, nell’elevare la nostra coscienza fino a identificarci con la coscienza stessa di Dio. Johann Georg Gichtel, mistico tedesco, afferma persino questo – Pregare rettamente non consiste nel pronunciare delle parole ma nell’inabissare lo spirito o la volontà dell’anima in Dio -. 314unicamenteluce.eu

Ora, per comprendere meglio, dobbiamo fare però un passo indietro e capire chi è Dio (così per lo meno lo si chiama) per chi non crede abbia barba bianca e tanti, tanti anni. Dio è il tutto. Non solo perciò un’entità superiore dotata di potenza straordinaria variamente denominata e significata nelle diverse culture religiose. Dio è lo spazio, è un gattino, è un albero, è l’aria, è la galassia, è il ciottolo di fiume, è il caos, è la pace, è un chicco di riso. Ma soprattutto è l’energia. L’insieme di forze energetiche che permettono la vita. Dio è vita. L’uomo è vita. L’uomo è Dio. Una parte di esso. Un Essere Divino. L’essere umano è Dio. Pregare per innalzarsi ad essere Dio a comportarci come tale, con la nostra potenza che hanno per anni inibito e minato. – Mai potersi mettere al cospetto di Dio -. Ci dicevano, ci dicono. Perché invece Dio è, secondo me, anche per gli atei? Perché non è la figura di una religione. L’ateo è Dio. Ma nessuno lo ha mai detto. Siamo un insieme di cellule che formano un’immensa divinità. Noi siamo Dio e abbiamo anche noi un potere immenso, il potere della nostra energia. piazzadellenotizie.it

” Siamo onde dello stesso mare, foglie dello stesso albero, fiori dello stesso giardino ” (Cit.). Così come un corpo è formato da tante cellule, l’universo è formato da tante cellule. Madre Teresa di Calcutta, conosciuta per essere una grande religiosa e soprattutto credente, diceva – …perché io vedo Dio in ogni sua manifestazione -. Si. Anche nelle guerre, negli omicidi, nella morte, c’è Dio. In ciò che alcuni non accettano, in ciò che alcuni invece compiono. Perché noi siamo Dio. La preghiera quindi è una fantastica medicina. È un innalzamento di noi stessi. E’ un riconoscere la nostra divinità, la nostra potenza. Per cui pregate. Senza chiese, senza templi, senza speranze. Senza parole… pregate con l’anima. Pregate e basta. Siate ciò che siete in realtà. Una parte di Dio. Siate ciò che Dio vorrebbe. Fate parte di lui. Questo, per me, significa pregare.

Prosit!

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Ecco perchè alcuni si Rosicchiano le Unghie

Tante persone si rosicchiano le unghie o le cuticole intorno ad esse. Alcuni arrivano persino a mordere la pelle di tutta la punta delle dita e si dice che questo sia uno sfogo inerente ad uno stress trattenuto che fuoriesce in questo sistema. Solitamente infatti, si può riscontrare tale modo di fare nelle persone più nervose e che magari svolgono un lavoro particolarmente snervante ma lo si denota anche nei bambini e negli adolescenti.

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Secondo alcune filosofie, è vero che alla base c’è uno stress di fondo e una sorta di ansia che ci rende vittime del suo logorio ma, subiamo queste emozioni a causa soprattutto di un conflitto nei confronti di uno o ambedue i nostri genitori. Proprio così. In realtà, questa sorta di angoscia, alcune volte è palese, altre volte invece potremmo anche non riconoscerla.

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Noi amiamo i nostri genitori, sono i nostri fari nella nebbia, le nostre colonne portanti ma potrebbe essere che, in cuor nostro, nella parte più profonda di noi stessi, desidereremmo o avremmo desiderato un altro tipo di rapporto. Vi faccio alcuni esempi:

– Amiamo nostro padre. E’ un essere buono, amorevole, sensibile. Vorremmo però che ogni tanto prendesse in casa la sua posizione. Sovente, la mamma che governa la famiglia e ha la situazione in mano, potrebbe punirci o sgridarci anche sbagliando. Il fatto di avere un papà che non assume mai le nostre difese, pur volendoci un gran bene, ci fa arrabbiare.

– Un figlio, ancora bambino, non riesce a concepire che un genitore debba stare tutto il giorno fuori per lavoro. Lo accetta perché prova un grande affetto, perché gli viene spiegato, ma vorrebbe di gran lunga che quel genitore stesse la maggior parte del tempo con lui.

– Capita che, pur provando un gran bene per la nostra mamma o per il nostro papà, ci accorgiamo che da noi pretendono più di quello che gli diamo: nella scuola, nella vita, nelle nostre scelte. Ci amano ma, senza volerlo, ci sottovalutano. Viviamo una vita intera nel cercar di soddisfarli al meglio. Nel far vedere loro che siamo in grado di essere come vorrebbero, ci logoriamo nell’essere i migliori. In realtà però non stiamo vivendo una situazione di pace interiore.

– Quando nasce un fratellino, molto spesso, un bimbo non comprende e non accetta di dover dividere la sua mamma con un qualcuno che prima non c’era. Nonostante l’interessa e la gioia verso il nuovo arrivato, è normale che un po’ d’insoddisfazione possa colpire colui che fino a ieri era il protagonista assoluto. Un protagonista che ora si chiede perché mai, la sua mamma, abbia voluto anche un altro figlio, come se lui non fosse bastato. “E se ora preferirà lui a me? E se ora la mia mamma penserà solo a lui?”. Si chiederà. Tutte paure che con il tempo andranno via ma intanto che prendono consistenza possono far vivere male chi le subisce anche senza andare a toccare il discorso della gelosia tra fratelli che quello è un argomento a se’.

Queste sono solo alcune delle circostanze. Purtroppo ce ne sono addirittura di peggiori ma sono situazioni che si celano dietro a una parvenza di serenità quando così non è. Nessuno è colpevole dove c’è puro amore, però si rischia di infliggerci spesso delle ansie che non dovrebbero appartenerci perché a chiedercelo è la società, è l’educazione che abbiamo ricevuto, è la morale, è il sistema, etc… etc… L’onicofagia viene associata da diverse teorie a tutto questo. Ad una frustrazione. E’ come un corrodere noi stessi nel non riuscire a sollevare ed eliminare il rancore (a volte irriconoscibile) provato verso nostra madre o nostro padre. Le unghie, sono per noi, come per alcuni animali, uno strato di cheratina nate allo scopo di difendere, di proteggere. Ecco perché vengono associate al genitore. Colui che ci fa crescere. Anche il non voler affrontare la crescita, l’aver paura di vivere, può portarci a rosicchiare le nostre unghie, per il semplice fatto che la persona verso la quale noi ponevamo la nostra fiducia più grande, non ha saputo, secondo il nostro pensiero, accoglierci al meglio e proteggerci… proprio come le nostre unghie. amando.it

Subentra così una specie di punizione, verso le stesse, pari al cercar di punire nostro padre o nostra madre che ci ha abbandonato, che ci ha castigato eccessivamente, che ci ha maltrattato, che ci ha offeso, che ci ha inibito, che ha preteso… Questo accade soprattutto nei casi in cui si prova dispiacere per questa situazione vissuta. Succede infatti che ci possiamo trovare davanti ad una madre e una figlia, ad esempio, che neanche si rivolgono la parola, si detestano letteralmente ma, la figlia, ha delle unghie perfette e mani bellissime. Il motivo potrebbe essere che la figlia non prova rancore o non ne prova più. Non prova dolore nell’avere quello che noi definiremmo un “brutto rapporto” con la madre. Se n’è fatta una ragione! Vive bene anche così. Non essendoci l’angoscia, non c’è l’avvilimento. Non c’è l’onicofagia. Altre volte invece, è possibile provare risentimento o uno stato d’ansia verso mamma e/o papà, senza però rosicchiare le nostre unghie. E’ quasi certo che, in questi casi, s’innescano diversi fattori che possono così far nascere altri tipi di “disturbi” o eliminare l’inquietudine di questo. Chiediamoci allora se proviamo risentimento nei confronti dei nostri genitori che avrebbero potuto fare ma non hanno fatto, che avrebbero dovuto darci la giusta protezione e il vero affetto che non ci hanno dato. Convinciamoci che possiamo comunque vivere al meglio, che la vita non fa paura, che siamo circondati comunque da gioia, amore e felicità. Proviamo a pensare che i nostri genitori sono e sono stati esseri umani anche se ai nostri occhi dovevano comportarsi come Supereroi. Che possono compiere cose meravigliose come atti incredibilmente disgustosi. Che credevano di farci del bene comportandosi in quel modo e invece hanno sbagliato. madreterra.myblog.it

Perdoniamoli. Se questa condizione ci sta facendo soffrire soprattutto. Perdoniamoli. Perdoniamo noi stessi, in primis, se ci è stato inculcato che non eravamo abbastanza o che eravamo “sbagliati”. Se siamo stati abbandonati o troppo sgridati. Accettiamoci e amiamoci. Vi sembrerà strano ma il perdono è la miglior cura anche per le unghie!

Prosit!

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I nostri piccoli Pronostici quotidiani

Avviatevi a leggere questo post con la giusta dose di sincerità. Quante volte vi capita di pensare a qualcosa che vorreste fare o che sta per accadere e dargli già un esito negativo o, quantomeno preoccupante? Pare quasi impossibile possa andare tutto semplicemente bene, alla perfezione! Molto spesso, anche se alcuni diranno che non è vero, si tende invece ad infilare dietro ad ogni aspettativa anche un pò di inquietudine. Sarebbe altrimenti come non dare il giusto peso alla situazione e… prendere la vita troppo alla leggera. La preoccupazione fa parte di noi, ce l’hanno insegnata, ce l’hanno inculcata fin da bambini dicendoci, giustamente, di guardare bene prima di attraversare la strada altrimenti un’auto avrebbe potuto ucciderci. Ecco, chiamando all’appello le mie amatissime sfumature di grigio le quali, che E. L. James non me ne voglia ma sono ben più di 50, vi posso assicurare che dalla probabile auto assassina siamo andati un pò troppo oltre molto spesso sobbarcandoci persino la negatività e l’ansia delle altre persone a noi vicine: madre, padre, compagna/o, amica/o, paziente, etc… La televisione insegna a preoccuparci, la scuola, la società. fastweb.itViviamo costantemente in un’atmosfera nella quale vaga una vocina che dice “attento… se non fai così, le cose andranno male! Attento… se fai così, le cose potrebbero andar male comunque!”. Attento! Attento! Attento! Il suono di questa parola è ben diversa da altre. Provate a pronunciare ad alta voce e con il giusto tono questo termine e poi, provate invece ad esclamare “Evviva!”. Notate la differenza? Adesso, sottovoce, quasi cullandovi, provate a sussurrare a voi stessi, dolcemente “Va tutto bene…”. Ancora differenza. Questo per farvi capire come cambiano le nostre sensazioni a seconda di cosa sentiamo, di cosa proviamo. Ma soprattutto di cosa noi stessi pensiamo. Vivendo una vita avvolti da parole che segnalano pericolo, capirete bene come sia impossibile ottenere una serena esistenza. Perciò, dobbiamo fare noi un pò di sforzo. Roberto Benigni una volta disse: – Smettila di pensare a cosa potrebbe andare male, inizia a pensare a cosa potrebbe andare bene – e trovo quest’affermazione esatta. Troppe poche volte immaginiamo il risultato dell’azione che sta avvenendo come positivo. Se aspettiamo un voto dal professore, se aspettiamo una diagnosi dal medico, se aspettiamo una telefonata, se aspettiamo l’ok per un nuovo lavoro, in realtà speriamo. Speriamo di ottenere ciò che ci farebbe piacere. Speranza però non è sinonimo di certezza e, il lasso di tempo che intercorre tra l’azione e la risposta, diventa ansia. Un’ansia che rovina le nostre cellule, le nostre emozioni, il nostro esistere. Tempo fa lessi una bella frase sul web che oggi vorrei analizzare con voi in due punti. La citazione in questione è:

svegliatevi ogni giorno con la speranza che qualcosa di meraviglioso possa accadere (cit.)

Il primo punto da affrontare è quella parolina – speranza – che sta nel mezzo, molto bella ma che io sostituirei con – certezza -. Riprovate a leggerla sostituendo i due termini. Cambia vero?

Il secondo punto è il suo significato. Ora ditemi, quante volte aprite gli occhi al mattino e immaginate, quasi per gioco, a cosa di bellissimo, di stupendo, potrebbe capitarvi durante quella giornata che state per vivere? Oserei dire quasi mai. Non occorrerà capire cosa accadrà ma basterà pensare che qualcosa accadrà.  A volte, siamo talmente condizionati dalla nostra morale che non osiamo nemmeno pensarle certe cose! Nel momento stesso in cui idealizziamo un esito positivo ci saltano subito alcuni famosi proverbi alla mente che ci dicevano da bimbi per insegnarci a vivere nell’umiltà e nell’inibizione:

1- Attento che più cadi dall’alto più ti fai male

2- Ride bene chi ride ultimo

3- Non c’è rosa senza spine

4- Non cantar vittoria troppo presto

5- Rimani con i piedi per terra

6- Chi si loda s’imbroda

Tutti modi di dire giusti e utili ma non facciamone il condimento della nostra vita! Impariamo a osare, ad andare oltre. A credere che è possibile. Altrimenti il messaggio che arriva è “fai attenzione, non illuderti, vacci piano… la vita non è sempre rosa e fiori!”. Nel cercare di essere certi che la risposta sarà positiva e sarà quella che vogliamo, subentra l’angoscia. Stiamo aspettando la risposta da un cliente importante e proviamo a dire: – Sicuramente sarà SI! -. Ecco che all’improvviso iniziano a sorgere i dubbi ai quali ci siamo sempre trattenuti e ci riferiscono di non stare così tranquilli. E, guarda caso… il cliente risponde di NO! Penso che la paura, Jack Fifa, come simpaticamente la chiamava Rocky Balboa, debba essere una nostra cara amica da interpellare solo al momento del bisogno. E’ colei che ci vieta di farci del male, c’impedisce di sbagliare, ci aiuta a provare quantomeno, minor dolore. E’ un’emozione come le altre ma dobbiamo trasformarla in emozione sana. Non deve vivere aggrappata a noi, quotidianamente, avviluppandoci la testa e soprattutto il cuore.ilsoledinverno.altervista.org Lasciatevi andare e pensate positivo, senza timore, senza vergogna. Accadrà in voi stessi, non dovrete rendere conto a nessuno.

Prosit!

photo fastweb.it – ilsoledinverno.altervista.org